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INDICE

1.
LA VITA E’ BELLA
(di Michele Quoist con rielaborazione dei ragazzi di classe I A)

2.
IL TEMPO
(di Michel Quoist con richiami biblici e aforismi sul tempo )

3.
APRO LA FINESTRA E OSSERVO...
(Rielaborazioni classe I A)

4.
APRO LA FINESTRA E FERMO LO SGUARDO
SU ANCONA...
(Ricerche ed interviste classe IIIA)

5.
APRO LA FINESTRA E GUARDO PIÙ
LONTANO
(Analisi di testimonianza, sintesi e rielaborazioni classe II e III A)

6.
APRO LA FINESTRA E MI VEDO GIÀ
SALPARE...
2
(... ma mi volto indietro e ricordo ... classe III A)

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LA VITA È BELLA, SIGNORE
(Michel Quoist)

La vita è bella Signore,


e voglio coglierla
come si colgono i fiori in un
mattino di primavera.
Ma so, mio Signore,
che il fiore nasce
solo alla fine di un lungo inverno,
in cui la morte ha infierito.

Perdonami Signore, se a volte,


non credo abbastanza nella
primavera della vita,
perché, troppo spesso,
mi sembra un lungo inverno
che non finisce mai di rimpiangere
le sue foglie morte
o i suoi fiori scomparsi.

Eppure con tutte le mie forze


credo in Te, Signore,
ma urto contro il tuo sepolcro e lo scorgo vuoto.

E quando gli apostoli d'oggi mi e di una gioia eterna.


dicono
che ti hanno visto vivente Era Pasqua ieri, Signore,
sono come San Tommaso, ma è Pasqua anche oggi
ho bisogno di vedere e di toccare. ogni volta che accettando di morire
Dammi abbastanza fede, in noi stessi,
ti supplico, Signore, con Te apriamo una breccia
per aspettare la Primavera, nella tomba dei nostri cuori,
e nel momento più duro dell'inverno, perché zampilli la Fonte
per credere alla Pasqua trionfante e scorra la Tua Vita.
oltre il Venerdì di passione. (...)
E se tanti uomini,
Signore tu sei risorto! nel loro sforzo umano
Dal sepolcro, grazie a Te, purtroppo, non sanno che sei già lì,
la Vita è uscita trionfante. lo scopriranno più tardi
alla tua luce.
La sorgente d'ora in poi non si Era Pasqua ieri,
prosciugherà mai, ma è Pasqua anche oggi,
Vita nuova, offerta a tutti, quando un bambino divide le sue
per ricrearci per sempre caramelle,
figli di un Dio che ci attende, dopo avere in segreto lottato
per le Pasque di ogni giorno per non tenersele tutte lui.

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Quando marito e moglie si Quando i ricercatori scoprono
abbracciano di nuovo il rimedio che guarisce
dopo una discussione o una penosa e il medico riaccende la vita
rottura. che senza di lui si spegneva.

Quando la porte della prigione si


aprono,
perché la pena è terminata,
e quando già nella sua cella
il carcerato divide le sigarette con i
compagni.
Quando l'uomo dopo un lungo sforzo
trova lavoro
e porta a casa un po' di denaro guadagnato. (...)

Sì, Signore, la vita è bella,


poiché è tuo Padre che l'ha donata.

La vita è bella,
poiché sei Tu che ce l'hai ridata
quando l'avevamo perduta.
La vita è bella,
perché è la tua stessa Vita offerta per noi...
ma dobbiamo farla fiorire.
E per offrirtela ogni sera
devo raccoglierla
sulle strade degli uomini
come quel bimbo che passeggiando,
raccoglie i fiori dei campi
per farne un mazzo
da offrire ai suoi genitori.
Oh sì Signore,
fammi scoprire ogni giorno, sempre di più,
che la vita è bella!

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La vita è un grande prato verde punteggiato di fiori di mille colori: i fiori siamo noi, ridenti
e splendenti come il sole. I fiori possono appassire o essere rovinati, noi non lo dobbiamo
permettere, perché la vita è un dono bello e significativo e va vissuto bene.
Pietro Domenico Martorano

L’autore della poesia legge la vita come un continuo rifiorire in forza di Gesù che Risorto
ieri, ma risorge anche oggi in e per ciascuno di noi e vuole che nel nostro cuore sia
sempre Pasqua: un raggio di sole che dona vitalità.
Alessio Pignocchi

La vita è un diario con un numero di pagine infinito… Ogni giorno della nostra vita è una
pagina, dove sono riportati tutti i nostri pensieri e le nostre azioni. E’ necessario essere
responsabili, perché ogni pagina rovinata è qualcosa che non fa risplendere la nostra vita.
Marco Tansella

La vita è un fiore che dona gioia, ma bisogna far in modo di non sciupare questo suo
candore e bellezza.
Sandro Ludioni

Quando un carcerato divide le sue sigarette con i suoi compagni tocca profondamente il
cuore e commuove. Assomiglia ad un bambino che raccoglie dei fiori, non per lui, ma per i
suoi genitori. La vita è bella semplicemente perché è un dono, di cui dobbiamo essere
grati, come si fa quando si riceve un regalo. Ricordiamoci, però, che questo non è un
regalo qualunque, è un dono prezioso.
Sara Piersigilli

La vita è un dono di Gesù Risorto, infatti è Lui che ha trasformato i nostri egoismi in gesti
di amore e di altruismo.
Emilio Galletti

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Questa poesia di Quoist mi ha fatto capire che quando ci ripieghiamo in noi stessi e ci
chiudiamo agli altri, è come se dentro di noi fosse inverno, quando invece siamo gioiosi ed
altruisti è primavera piena di luce e di fiori profumati.
Maria Florinbell Castro Alfonso

Questa poesia è meravigliosa perché ci insegna che la Pasqua non si festeggia solo un
giorno, ma sempre: basta imparare ad uscire da situazioni difficili, oscure o tristi, così
come ha fatto Gesù, risorgendo a nuova vita.
Anastasia Carlotta Pesce

La vita è bella, ma bisogna saperla vivere, non sciuparla. A volte siamo presi da momenti
di sfiducia, di sconforto, dobbiamo imparare a superarli e a lasciarci prendere per mano da
Gesù, che come obiettivo ci pone davanti la sua Risurrezione.
Vitalik Pannelli

La vita è come una foglia, nasce, cresce e muore. La vita è bella se sai accoglierla dalle
mani del Signore e vivere i momenti difficili alla sua luce. Credere in Gesù non è facile, ma
provarci e mettercela tutta non è impossibile.
Sarah Olimpia Sardone

La vita è un fiore, che sboccia cresce, diffonde il suo profumo, appassisce e muore. La vita
è un dono fantastico, non bisogna né buttarlo, né sciuparlo. Senza la vita tu non potresti
provare le sue sensazioni che sono meravigliose, come l’amore, la felicità, la pace…
Giovanni Bono

La vita per me è felicità, senza questa sensazione bellissima, essa sarebbe vuota. Può
capitare anche la brutta giornata, in cui sei triste e un po’ delusa, ma basta un sorriso o un
gesto gentile per ridarti vigore e gioia.
Laura Leporoni

Dio ci ha dato tutti gli strumenti per vivere la vita in modo felice, molto dipende da noi. E’
vero, la vita riserva tante sorprese, belle e brutte, ma un giusto equilibrio ci aiuterà
superare le une e a gustare a pieni polmoni le altre.
Giovanna Bello

La vita è bellissima, basta saperla gestire in modo giusto. A me colpisce molto la gente che
soffre, ma con il sorriso sulle labbra. Dobbiamo imparare da loro a vivere ogni giorno
senza farci sopraffare dagli elementi negativi.
Christian Barone

La vita è un bene prezioso: per ridarle bellezza e splendore, Gesù si è lasciato crocifiggere,
risorgendo però a vita nuova il terzo giorno: Gesù vuole la nostra gioia e il nostro bene più
grande, a volte noi siamo un po’ miopi e non lo vediamo.
Samuele Gatto

La vita per me è molto preziosa, è un regalo che Dio ci ha fatto gratuitamente. Il nostro
esistere dovrebbe essere un continuo inno di ringraziamento al Signore perché non solo ce
l’ha donata, ma addirittura ce l’ha recuperata quando l’avevamo perduta. Grazie, Signore
Gesù!
Federica Giovagnoni

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Dio ci ama e ci chiede di ricambiare il suo amore intorno a noi, se vogliamo che la nostra
vita sia un fiore profumato e luminoso. Spesso siamo ciechi e non vediamo Gesù
attraverso le persone che incontriamo e le cose che facciamo, tutto questo perché siamo
egoisti. La vita è bella se è altruista, generosa, servizievole.
Gianni Battista Sardone

Gesù ci ha fatto un dono molto importante: la vita e con essa la gioia, l’amicizia, l’amore,
la sincerità. Certe persone non danno molta importanza alla vita, non la valorizzano.
Cristina Leporoni
Per me la vita è gioia, felicità, amore, tenerezza, ma anche tristezza e delusione. Mi è
piaciuta la poesia di Michel Quoist perché paragona la vita a dei fiori. Ci ha anche ricordato
che Pasqua è anche oggi e sempre.
Diego Rosi

La poesia vuole far capire che la vita è felicità, è vita nuova, è risurrezione. Di fronte al
dolore e alla sofferenza ci invita a reagire e a vivere da risorti.
Claudio Orciani

La vita è una partita in cui ci sono momenti di sconfitta e momenti gioiosi di vittoria. La
cosa importante è giocare bene la partita e non sprecare inutilmente il tempo che Dio,
giorno dopo giorno, ci dona.
Alberto Lucchetti

La vita è come un fiore: sboccia gioioso, si mostra sempre più bello e rigoglioso, poi
appassisce e secca. Nella vita, come nella natura, ci sono le stagioni: le più gradite sono la
primavera e l’estate, ma non dobbiamo dimenticare che sopraggiungono anche l’inverno e
l’autunno.
Lucia Romani

La vita è fatta di alti e di bassi, di gioia e di sofferenza, di tenerezza e di noncuranza, di


amicizia e di bisticci. Questo è un miscuglio prezioso, perché ci fa crescere.
Diletta Perilli

La vita è tutto ciò che ci circonda, è il dono più bello che abbiamo ricevuto. Essa è un
tesoro prezioso e ti chiede di vivere bene ogni suo attimo.
Benedetta Schiavoni

La vita ha molteplici risvolti: essa ti offre momenti gioiosi e ti fa incontrare persone


squisite, ma capitano anche situazioni difficili e persone che ti fanno soffrire. Io la
paragonerei ad un grande albero, come simbolo di fortezza e di protezione, ma per farlo
crescere ha bisogno di amore, cure, attenzioni. Mettiamoci all’opera.
Olimpia Zeiler

La vita è meravigliosa, perché ogni giorno si arricchisce di esperienze nuove ed originali.


Talvolta, come ha scritto Michelle Quoist, possiamo paragonarci a dei fiori, che sono
rigogliosi e belli, ma rischiano di appassire. La luce e il sole, come per noi, sono il loro
nutrimento e la forza per sfoggiare il meglio di sé.
Elena Tricoli

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La vita per me è saper sorridere e gioire sempre. Il sorriso ti rende solare e bene accolta
da tutti.
Gaia Vignoni

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IL TEMPO
(di Michele Quoist)
Sono uscito, o Signore
fuori la gente usciva.
Andavano,
venivano,
camminavano,
correvano.

Correvano le bici, correvano tutti.


correvano le macchine, Correvano per non perdere tempo,
correvano i camion, correvano dietro al tempo,
correva la strada, per riprendere il tempo,
correva la città, per guadagnare tempo

Arrivederci, signore, scusi, non ho il tempo,


ripasserò, non posso attendere, non ho il tempo.
Termino questa lettera, perché, non ho il tempo.
Avrei voluto aiutarla, ma non ho il tempo.
Non posso accettare, per mancanza di tempo.
Non posso riflettere, leggere, sono sovraccarico, non ho il tempo.
Vorrei pregare, ma non ho il tempo.

Tu comprendi, o Signore, non hanno il tempo.


Il bambino, gioca, non ha tempo subito… più tardi...
Lo scolaro, deve fare i compiti, non ha tempo… più tardi…
Il liceista, ha i suoi corsi e tanto lavoro, non ha tempo… più tardi…
Il giovane, fa dello sport, non ha tempo… più tardi…
Lo sposo novello, ha la casa, deve arredarla, non ha tempo… più tardi…
Il padre di famiglia, ha i bambini, non ha tempo… più tardi...
I nonni, hanno i nipotini, non hanno tempo… più tardi…
Sono malati! Hanno le loro cure, non hanno tempo… più tardi…

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Sono moribondi, non hanno…
Troppo tardi!… non hanno più tempo.

Così gli uomini corrono tutti dietro al tempo, o Signore.


Passano sulla terra correndo,
.. frettolosi, .. impetuosi,
.. precipitosi, .. avventati
.. sovraccarichi,

E non arrivano mai a tutto, manca loro il tempo,


nonostante ogni sforzo, manca loro il tempo,
anzi manca loro molto tempo.
Signore, Tu hai dovuto fare un errore di calcolo.
V’è un errore generale;
le ore sono troppo brevi,
i giorni sono troppo brevi,
le vite sono troppo brevi.

Tu, che sei fuori dal tempo, sorridi, o Signore, nel vederci
lottare con esso e Tu sai quello che fai.
E non ti sbagli quando distribuisci il tempo agli uomini,
tu doni a ciascuno il tempo di fare quello che Tu vuoi che
egli faccia.
Ma non bisogna perdere tempo,
sprecare tempo,
ammazzare tempo.
Poiché il tempo è un regalo che Tu ci fai,
ma regalo deteriorabile,
un regalo che non si conserva.

Signore, ho tempo,
ho tutto il tempo mio,
tutto il tempo che Tu mi dai,
gli anni della mia vita,
le giornate dei miei anni,
le ore delle mie giornate;
sono tutti miei.
A me spetta riempirli, serenamente, con calma,
ma riempirli tutti, fino all’orlo,
per offrirteli, in modo che della loro acqua insipida
Tu faccia un vino generoso,
come facesti un tempo a Cana per le nozze umane.

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Non ti chiedo questa sera, o Signore,
il tempo di fare questo e poi ancora quello,
Ti chiedo la grazia di fare coscienziosamente
nel tempo che Tu mi dai
quello che Tu vuoi ch’io faccia.

Dal libro sapienziale - il Qoelet (3,1-15)


Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo
tempo per ogni faccenda sotto il cielo.2C'è un
tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per
sradicare le piante.
3
Un tempo per uccidere e un tempo per
guarire,
un tempo per demolire e un tempo per
costruire.
4
Un tempo per piangere e un tempo per
ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
5
Un tempo per gettare sassi e un tempo per
raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
6
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
7
Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
8
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.9
Che vantaggio ha chi si dà da fare con fatica?
10
Ho considerato l'occupazione che Dio ha dato agli uomini, perché si occupino in
essa. 11Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo, ma egli ha messo la nozione
dell'eternità nel loro cuore, senza però che gli uomini possano capire l'opera compiuta
da Dio dal principio alla fine. 12Ho concluso che non c'è nulla di meglio per essi, che
godere e agire bene nella loro vita; 13ma che un uomo mangi, beva e goda del suo
lavoro è un dono di Dio. 14Riconosco che qualunque cosa Dio fa è immutabile; non
c'è nulla da aggiungere, nulla da togliere. Dio agisce così perché si abbia timore di
lui. 15Ciò che è, già è stato; ciò che sarà, già è…
Poesia Cinese

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C’è un tempo per stare davanti,
un tempo per stare dietro,
un tempo per agire,
un tempo per riposare;
un tempo per essere forte,
un tempo per essere stanco;
un tempo per stare in salvo,
un tempo per stare in pericolo.

Gaia Vignoni classe I A

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Una domenica mattina mi sono affacciata alla finestra per vedere cosa
succedesse lungo la strada.
Ho visto molte persone che attraversavano la strada, vestite con maglietta e
pantaloni coti, che passeggiavano sul marciapiede, che chiacchieravano e
che entravano nei negozi.
Davanti alla mia casa c’è la stazione, anche quella mattina era colma di gente
che partiva per andare in vacanza visto che era bel tempo.
Era una bella giornata e vedevo che gli alberelli nelle terrazze vicine stavano
germogliando e colorando tutta la strada.
Davanti all’edicola c’erano già persone che compravano il giornale e
andavano al bar vicino per fare colazione.
Osservavo i gruppi di ciclisti che percorrevano la strada e si sentiva il rumore
di tutte le auto e di quelle persone che parlottavano tra loro.
Dietro la stazione c’è il mare e proprio oggi molte navi da crociera stavano
rientrando nel porto insieme ai pescherecci. Quella domenica mattina intorno
alla mia casa c’era molto traffico.
Olimpia Zeiler

Se guardo dalla finestra vedo molte piante in fiore da cui nascerà un frutto,
vedo un signore cieco che cammina con il suo cane fino ad arrivare alla
pensilina dell’autobus per andare in Ancona. Vedo il mio giardiniere che taglia
la siepe, il bagliore del sole riflette la luce dell’acqua sui miei vetri. Sull’albero
sono sbocciati fiori rosa che cadono formando un manto che fa pensare alla
primavera ormai finita. Nei numerosi campi di grano ci sono i primi getti verdi
che indicano che serve ancora tempo per l’arrivo della spiga dorata. Vedo
anche una farmacia con l’orario e la temperatura, sento l’odore fresco del
pane appena sfornato, così pure l’odore dei fiori appena sbocciati.
Tutto ciò mi fa pensare alla quiete del mio piccolo paese che sta in cima ad
una collina da cui vedo anche Ancona, ma in lontananza. M’immagino i pesci
felici che si divertono ad essere tutti amici nel grande mare azzurro.
Alessio Pignocchi
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Affacciandomi alla finestra vedo il viale della Vittoria e a poca distanza piazza
Diaz. Lungo il viale non mancano mai le persone, dalle sette del mattino in
poi, con qualsiasi clima e temperatura, essa è gremita di gente. Ci sono
persone che vanno a correre, chi si dirige verso il bar per prendere un caffè,
chi fa semplicemente una passeggiata… Nelle giornate di sole, come oggi
intorno a tutto volteggia e riluce una polverina dorata, che avvolge qualsiasi
cosa e tira su il morale della gente.
È curioso e divertente scrutare tra i vetri ed osservare le varie scene che si
ripetono ogni giorno. È magnifico anche vedere il viale cambiare: le chiome
verde smeraldo, in estate toccate dai mille raggi del sole che si specchiano in
quelle foglie lucide, quasi ammirandosi, piano piano cambiando colore
prendendo le sfumature del fuoco; giallo, arancio, rosso….
I fiori che prima si facevano spazio tra le fessure delle mattonelle lasciano il
posto, anche se di malavoglia, alle foglie che cadendo vanno a formare un
morbido e “croccante” tappeto. Poi un giorno, ti svegli con una fitta
nebbiolina che appanna i vetri della tua camera e, posandosi sul mondo come
un candido, enorme piumone, ti invita a dormire…. È inverno…
Improvvisamente gli alberi restano nudi, le foglie vengono spazzate via in
vortici di vento e gli impotenti palazzi grigi, che prima facevano da cornice
alle bellezze naturali, ora contribuiscono a quel clima di devastazione con i
muri cadenti che si affacciano sulle strade. Infine arriva la primavera e tutto
si risveglia! Le gemme si aprono in mille turbinii di colore e portano la vita!!
Sara Piersigilli

Io abito al terzo piano di una casa in campagna perciò, guardando fuori dalla
mia finestra posso osservare numerosi particolari del mondo che mi circonda.
In questo periodo la natura è molto rigogliosa e piena di colori vivaci che
trasmettono allegria, gli alberi sono in fiore e le distese dei prati iniziano a
fiorire. Il mio risveglio è piacevole, perché accompagnato dalla melodia degli
uccellini che cinguettano felicemente sui loro nidi.
Posso osservare Dante, un anziano signore che, con tanta passione alleva
galline e conigli. Tornando a casa talvolta mi è capitato di incontrare degli
animali che non si vedono in città come il furetto, la volpe, l’istrice e la lepre.
Con l’arrivo delle belle giornate spesso le persone passeggiano per la
campagna, raccogliendo fiori e asparagi.
Quasi tutte le case del mio paese hanno il giardino con molte piante e giochi
per bambini.
Ogni giovedì mattina passa l’arrotino che, con il megafono, annuncia il suo
arrivo e aspetta che gli portino i coltelli da affilare.

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Il venerdì, quando arriva il pescivendolo, le donne corrono per acquistare i
prodotti prima che finiscano.
Sotto la finestra della mia cucina c’è un campetto dove spesso i bambini
giocano con la palla, mentre gli adulti si sfidano a tennis.
Vivere nel mio piccolo paese è affascinate, perché tutti si conoscono e sono
solidali fra loro. In esso si possono osservare particolari che in città non
accadono.
Elena Tricoli

Io non abito in città, ma in una frazione in campagna, quando mi affaccio alla


finestra non c’è confusione, non si sentono i rumori del traffico, i clacson
delle automobili, le grida dei bambini e delle persone che vanno al lavoro, c’è
tanta tranquillità. Spesso guardo dalla finestra della mia camera, osservo la
natura del mio giardino e di quelli vicini.
In questo periodo gli alberi sono tutti fioriti, spuntano i primi fiori e nel cielo
volano e cinguettano felici gli uccellini che preparano i loro nidi sugli alberi.
È primavera, è bello vedere i raggi del sole che illuminano la mia stanza,
sentire i profumo dei fiori e dell’erba. In lontananza sento le grida dei bambini
che giocano nel parco, dei ragazzi che vanno in bicicletta. Dopo tanto freddo
c’è voglia di uscire all’aria aperta. Spesso vedo le persone che fanno footing,
o che portano a spasso i cani o che passeggiano.
Da quando vivo in campagna c’è molta più tranquillità, le persone vanno
meno in fretta e c’è molto meno traffico. A me piace vivere in campagna,
immersa nella natura, giocare con i miei animali, uscire con le mie amiche e
andare in bici senza correre pericoli.
Diletta Perilli

Abito in via Donato Bramante 2, in un condominio un po’ vecchio, sto al terzo


piano con un balcone bello lungo. Quando ci s’affaccia alla finestra, si nota un
edificio alto, con una terrazzina, che, il giorno di capodanno, coloro che ci
abitano, fanno partire numerosi e costosi fuochi d’artificio, poi ci sono alberi,
che fungono da recinsione e in questo mese ne stanno crescendo di diversi
tipi. Poi, quando si fa all’altra sponda del balcone, ci stanno tanti alberi dove
si nascondono i gatti, che ogni tanto si fanno accarezzare, ma non troppo. Il
tempo varia dalla posizione, se si sta sul davanti dell’edificio, il tempo è
instabile, ma prevale il sole, dall’altra parte è sempre buio e freddo.
Nella casa a fianco ci sta il mio vicino, è arrivato da poco, frequenta la
seconda della scuola secondaria di I Grado, non ho ancora parlato con lui,
perché mi vergogno ad attaccare discorso. Ancora più a sinistra, ci sta un
altro mio amico, è un po’ triste perché i suoi genitori si sono divisi e c’è un
bambino che lo prende sempre in giro per questo motivo.
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È per me, un edificio speciale, se non fosse per mia zia che ci da sempre
fastidio, per il resto è fantastico!
Gianni Sardone

Quando mi affaccio dalla mia finestra osservo la natura. Ci sono molti alberi,
fiori e siepi. La cosa più bella che mi incanta è vedere il mare blu con tante
barche e navi. Riesco a vedere anche molti cani a causa del parco che ho
davanti a casa e molti ciclisti. Osservo anche le nuvole, perché assomigliano a
disegni astratti, il sole perché mi illumina e la pioggia perché mi piace il suo
rumore quando batte sulle finestre. Io vedo pochi edifici e quei pochi sono di
colore gialli, verdi, blu e rossi, colori accesi. Poi vedo anche molti uccelli
(gabbiani) che fanno rotta sugli scogli del mare. Vedo aerei che lanciano le
loro scie e si incrociano. A volte vedo signore e signori anziani che
passeggiano, altri che vanno in bicicletta e perfino che vanno al supermercato
e ritornano con cinque - sei buste pesanti. Gli alberi sono verdi, con tronchi
grandissimi e alti più o meno sui ventitre metri; le siepi vengono tagliate ogni
due settimane, i fiori sono di tutti i colori, ad esempio viola (il mio preferito),
gialli, bianchi, rosa, rossi, blu, arancioni e celesti. Vedo anche molti insetti,
soprattutto api e vespe a causa dei fiori che ho nel mio giardino e sul
balcone.
Giovanni Bono

E’ primavera, dalla mia finestra vedo un giardino in fiore, con erba alta,
margherite e rose. Il cielo è celeste con poche nuvole e molte persone
passeggiano, ci sono ragazzi, signori e anziani all’aria aperta. Gli edifici sono
tutti puliti, con alcuni fiori dai colori accesi che scendono dalle grondaie. Le
finestre sono aperte e si vedono signore che cucinano torte o dolci,
diffondendo un dolce odore. Molti animali si risvegliano dal letargo, gli
uccellini, all’ombra, iniziano a cinguettare, i cani sono in festa. Ora molte
famiglie cercano una meta per l’estate, in cui faccia caldo, cercano tutti di
uscire di casa perché c’è bel tempo. Molti ragazzini cercano di migliorare i
loro voti per non essere bocciati, si cerca anche di trovare la felicità in sé
stessi per essere in armonia di rilassarsi, di più facendo shopping e stando
sereni al parco. Quest’anno i miei vicini, hanno organizzato una festa di
primavera, l’arrivo della stagione un po’ più calda.
L’altro giorno osservando dalla finestra ho visto le altalene che fanno sognare
solo a vederle, intorno avevano dei fiori dai colori vivaci, gli scivoli erano
ancora immersi nel terriccio e la fontana non lasciava ancora sprizzare la sua
limpida acqua per il muschio che aveva ostruito i vari passaggi.
Il centro città è pieno di gente. La primavera in poche parole è “lo sbocciare
di un fiore che inonda la vita”
Sarah Sardone
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Mi affaccio alla finestra di Cortina e vedo una montagna con poca neve, un
albero con un piccolo scoiattolo e tante persone che parlano. C’è un sole che
illumina tutto il paese e un cielo azzurro come l’Oceano, neanche una piccola
nuvola. Vedo le bambine che giocano, scherzano e si divertono, le ragazzine
più grandi che entrano nei negozi ed escono con tante buste, i genitori che
parlano in continuazione al telefono e infine gli animali che giocano con i loro
padroni. Da casa vedo anche delle persone che sciano e salgono sulle funivie
con i propri amici. Vedo addirittura le persone che mangiano e le ragazzine
che si provano tanti vestiti. Poi osservo anche un piccolo scoiattolo con la sua
noce nelle zampette, va da una parte all’altra dell’albero; con la sua lunga
coda. A me questo testo è piaciuto molto, ho notato molte cose e mi sono
accorta che tante persone parlano, ma osservano poco. Mi ha insegnato che
devo vivere un po’ di più a contatto con la natura per conoscerla meglio ed
esplorarla con più attenzione, scoprendone tante meravigliose ricchezze.
Gaia Vignoni

Affacciandomi alla mia finestra il sabato, vedo le strade molto affollate. Il


maggior numero di persone sono coppie giovani, ci sono anche i bambini che
si identificano per le loro grida argentine. Il cielo è azzurrognolo, d’altronde è
pomeriggio. Ci sono in giro molti piccioni e i bambini danno loro le molliche di
pane. Molta gente si è fermata a chiacchierare dalla giornalaia e sento le loro
voci e i loro discorsi anche dalla mia finestra. Mi colpisce la tranquillità fra
tutti, questo modo di sentirsi in città, come fosse la loro casa. Credo che le
persone che si sentono più a loro agio siano proprio gli anziani perché ci
abitano da tanto tempo. Vedo ora un gatto sopra una macchina adiacente
alla grossa antenna posta in cima. Ne arrivano altre due con una calma
immensa e si appoggiano alle ruote della stessa macchina. Ora una nuvola si
avvicina al sole che abbaglia le strade. Le lunghe ombre della gente e degli
edifici offuscano le vie!
Marco Tansella

Quando mi affaccio alla finestra di casa mia, dalla parte della strada, ho un
palazzo che hanno appena finito di ristrutturare; prima era tutto grigio e cupo
ora l’hanno fatto di color rosso mattone e grigio chiaro. In primavera,
qualche volta, nel cortile, ci sono dei ragazzini che giocano, vanno in
bicicletta e fanno molto chiasso. Nella strada passano veloci macchine e
autobus che portano al centro di Fabriano e ad Ancona. Però tutto cambia se
mi affaccio alla finestra dall’altra parte della casa: vedo il mare. Purtroppo ora
è cresciuto un albero che ci copre, in gran parte la vista del meraviglioso
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spettacolo del mare e dei suoi cambiamenti a seconda del tempo e del vento.
Quando mi sveglio la mattina e vado a fare colazione, vedo il sorgere del sole
dietro Ancona. La ragione per cui mi affaccio tutti i giorni, a questa finestra di
casa, è perché mi piace vedere il mare, sentire il suo rumore quando è
agitato, d’estate si sentono da lontano le voci delle persone che stanno in
spiaggia e spesso si sente il rumore che fa il treno mentre passa. Quando c’è
il vento si sente il fruscio delle foglie degli alberi e il cinguettio degli uccelli.
Qualche volta gli uccellini vengono nella mia terrazza e con il becco levano la
terra da dentro i vasi di fiori, alla ricerca di cibo. Ogni anno mi colpisce molto
un uccello simile ad una colomba con un suono molto strano, ma molto
affascinante. Dove abito c’è molto verde, abbiamo dei vicino simpatici e
gentili, abbiamo tutta la bellezza della natura davanti: il mare, gli alberi, gli
uccelli che cinguettano, e , a volte, si sente la musica dei vicini che esagerano
con il volume, ma fa allegria.
Federica Giovagnoni

Affacciandomi alla finestra di casa mia mi accorgo che il piccolo giardinetto di


nostra proprietà sta cambiando aspetto. Si vede che la primavera sta
arrivando. La siepe di gelsomino è piena di germogli. L’albero di corbezzoli è
ora frequentato dagli uccellini. In un angolino vi sono cresciute tante piantine
di menta che stanno invadendo tutto lo spazio. Dalla finestra vedo anche le
piante di begonie con i fiori di color arancio che ha piantato mia madre. Con i
fiori purtroppo arrivano anche le api e le vespe. Le finestre di fronte si aprono
più spesso e le persone stanno all’aperto. A sera, se è una giornata di sole,
dalla finestra si vedono i bambini che giocano nel cortile. Altri preparano il
barbecue. La sera con il caldo arrivano le zanzare.

Claudio Orciani

Guardando fuori dalla finestra della mia camera, la prima cosa che mi salta
agli occhi, è la distesa d’acqua del Mare Adriatico. Al mattino si vedono i
pescherecci che con il loro borbottio tipico rientrano in porto dopo una
nottata di pesca. Si riesce anche a sentire il rumore delle onde che si
infrangono sugli scogli. Guardando sempre verso il mare si vedono i giardini
pubblici, piccolissimi ma abbastanza curati, dove sono presenti giochi per i
bambini e delle panchine per sedersi. D’inverno questi piccoli giardinetti
hanno gli alberi spogli, mentre in primavera ed in estate sono pieni di foglie,
e nell’erba cominciano a spuntare le margherite. Spostando lo sguardo più
all’interno si vedono i vari palazzi che circondano il mio, con varie forme e
colori. Si notano i palazzi con i lavori in corso, ricoperti da impalcature e
materiali vari. Si vedono anche delle persone che lavorano andando avanti e
20
indietro. Verso la strada si vedono poche auto che circolano, essendo una
strada secondaria, comunque servita da autobus che passano ad orari
regolari con il loro rumore inconfondibile. Si vedono transitare pochissime
persone in inverno, mentre nei mesi estivi la strada si riempie di gruppi di
amici, di ragazzi o adulti che parlano tra loro, facendo un po’ di confusione.
Peccato che non esista sempre la primavera e l’estate, perché la natura è
molto più bella e ricca di colori e profumi di fiori.
Diego Rosi

Affacciandomi ora alla finestra il clima è più mite, rispetto all’inverno, infatti
oggi c’è il sole, l’aria è calda e le persone si vestono in modo leggero, invece
in inverno la gente andava vestita più pesante con maglioni di lana e cappelli.
Osservando attentamente noto tra gli edifici un signore intento a coltivare il
suo orticello, tutto affannato, perché con la bella stagione il terreno comincia
a fruttare. Dopo un po’ si affacciano da uno scatolone due gatti che
cominciano a giocare. La natura in questo periodo è rigogliosa, gli alberi sono
alti, verdi e carichi di foglie. Soffermandomi sulle persone vedo un ragazzo
con il suo cane bianco e grande, alto più o meno come un vitello, se potesse
forse riuscirebbe a portare a spasso lui il suo padrone.
Anastasia Pesce

Quando ero piccolo oltre che guardare la TV mi piaceva affacciarmi alla


finestra. Col passare degli anni si è ridotto sempre di più questo gioco.
Adesso che ho 12 anni mi piace comunque vedere cosa mi circonda al di fuori
delle quattro mura. Da poco è iniziata la primavera e l’atmosfera è molto
cambiata. Gli alberi che prima erano spogli, ora sono ricchi di fiori, la luce del
sole colpisce la terra più a lungo e la città sembra essersi svegliata dal
letargo. Per me la primavera è come una sveglia, ma è anche come una
vitamina che ci ricarica di energia. Come al solito c’è una signora che sgrida
suo figlio che non ha mai voglia di fare i compiti. Urla così forte che si può
udire tutto il suo discorso da lontano. Secondo me le grida della madre non
sono per cattiveria, ma per aiutarlo. Dalla finestra della cucina ogni giorno
vedo una signora che fuma sul balcone; non si preoccupa del tempo: sia
quando piove che quando c’è il sole è sempre lì a fumare con un viso
pensieroso come se avesse un problema da risolvere. Al pianterreno c’è
Angò, un cane lupo molto bello, che abbaia la maggior parte delle volte per
difendere la sua proprietà e in questo periodo è molto vivace e si diverte
molto a giocare con la palla con il suo padrone. C’è anche Serena, una
collega di mia madre, che da poco ha comprato un cane di nome Vosco. È un
cane grosso e peloso e quando lo vedo, mi piacerebbe subito giocare con lui.
21
Dalla finestra vedo fiori sbocciati, uccelli che con il loro canto trasformano
l’atmosfera. Ci sono persone che camminano, si fermano a parlare con i loro
amici, bambini che corrono gioiosi senza pensieri. Penso all’estate che si
avvicina e alle giornate di sole che mi aspettano. La cosa più bella da
guardare dalla mia finestra è che tutte queste cose riempiono la mia giornata.
Vitalik Pannelli

Personalmente essendo in campagna, non vedo le macchine che sfrecciano


oppure gente che corre perché in ritardo, ma riesco a vedere la natura e
come gli animali possono cambiare sia fisicamente sia caratteristicamente
secondo le stagioni. Durante le mattine in cui sono in vacanza vedo, come
colore essenziale, il verde perché ormai gli alberi si sono ricoperti di foglie,
l’erba sta crescendo sempre di più e i cespugli si stanno ingrandendo molto.
Quando torno da scuola, se non piove e se non fa freddo, vado a giocare a
palla perché se mi è andata male la giornata posso sfogarmi liberamente.
Quando ho finito di studiare, solitamente mi metto a guardare il tramonto e
mi accorgo quando il passaggio è stato cambiato dalle piogge e non solo
anche dal vento e dalla neve. In fondo ai campi di grano che germogliano, c’è
un fosso che si è creato nel tempo grazie ad un piccolo ruscello che ormai si
è prosciugato ed ora è rimasto soltanto il suo letto umido. Verso il tramonto
sento sempre il cinguettare del pettirosso insieme alla sua famiglia, ciò
significa che vanno a dormire e questo dimostra che quegli uccelli sono
molto simili a noi. Durante le vacanze di Pasqua ho capito che anche se non
vivo in città ho tante cose belle e significative da osservare e posso respirare
a pieni polmoni.
Alberto Lucchetti

La mia casa si trova in un punto piuttosto alto e ho finestre su tutti i quattro


lati. Dalla mia stanza vedo via Goito: è una salita molto ripida dove le
persone più anziane faticano a camminare e se hanno la borsa della spesa, si
devono fermare più volte per riposarsi. Quasi tutte le case della via sono
state ristrutturate e la parte più alta della strada, dove mi affaccio io, ha
assunto un aspetto curato ed elegante. Ci sono balconcini con piante fiorite e
in inverno quando gli alberi sono spogli riesco a vedere fino al vecchio
cinema Goldoni. Quando è buio, se guardo in alto, posso vedere il fascio di
luce del faro che si trova proprio sopra casa mia. Purtroppo i marciapiedi
sono spesso un po' sporchi a causa degli escrementi dei cani perché i padroni
non puliscono come dovrebbero. C'è anche un vigile di quartiere che
dovrebbe far rispettare la legge, ma siccome la salita è ripida non viene quasi
mai. All'angolo c'è un tabaccaio che conosce i fatti di tutto il quartiere e noi
del palazzo, scherzando, diciamo che è la spia del governo. Da quando è
partita la raccolta differenziata, la strada sembra più sporca di prima perché
nessuno rispetta le regole.
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Io non passo molto tempo alla finestra, sono quasi tutti i giorni da nonna
perché mamma e papà lavorano e quando sono a casa preferisco giocare. A
volte però quando il tempo è brutto mi piace stare alla finestra a vedere la
pioggia che bagna le strade e le fa diventare tutte lucide e la città sembra
improvvisamente più pulita. Allora mi sento fortunato perché ho una casa
calduccia e confortevole che mi protegge anche se subito dopo mi viene da
pensare a tutte quelle persone che vivono in strada o che comunque devono
lavorare nel freddo, nel vento e nella pioggia.
Pietro Domenico Martorano

E’ domenica mattina: mi sono tranquillamente svegliato con il dolce canto


degli uccellini e del gallo; mi alzo e, poiché non devo correre per andare a
scuola, ho il tempo per affacciarmi alla finestra della mia cameretta. E’ con un
po’ di tristezza che mi accorgo che il cielo azzurro e soleggiato di ieri ha
lasciato il posto a grossi nuvoloni grigi, da cui cade una fitta pioggerellina che
rimbalza sul grande giardino verde di casa mia, dove fanno timidamente
capolino le primule dai colori vivaci che la mamma ha piantato nell’aiuola,
attorno alla vasca dei pesci rossi. Fra i rami del pitosforo, vedo un merlo nero
con il becco arancio che fa la spola tra il nido che ha costruito proprio di
fronte ai miei vetri e il castagno ancora spoglio che si trova nell’attiguo
terreno del contadino.
Oltre la siepe del giardino vedo il marciapiede e, dall’altra parte della strada,
la centrale di controllo dell’elettricità, chiusa da grandi sportelli di plastica
color latte. Nella piccola strada privata che si incrocia con la via principale
sono parcheggiate silenziosamente le macchine dei residenti. Se allungo lo
sguardo, vedo la strada ancora semideserta, con i lampioni accesi e
pochissime macchine in circolazione. Il vicino di casa infreddolito dentro il suo
giaccone marrone esce dal portone, per la quotidiana passeggiata con il suo
amatissimo cane. Intanto il giornalaio apre l’edicola ed espone le locandine
del giorno. Dietro la vetrina del bar “Luna” intravedo la barista che prepara il
caffè per i primi clienti, che si tuffano nel bancone carico di brioches. Ad un
tratta la mia attenzione è attirata dal vociare di tre anziane signore che,
strette sotto i loro ombrelli per ripararsi dalla pioggia, si stanno dirigendo in
Chiesa, proprio dietro casa mia, per la S. Messa delle 08.00. Intanto mia
madre mi chiama: finalmente è
pronta la colazione!
Christian Barone

Non voglio fare


belle comparse,

23
ma procurare
con il divino aiuto
buona sostanza
e frutti di eternità
(Santa Rosa Venerini)

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PICCOLI FLASH SU ANCONA
Ancona è capoluogo di regione perché oltre ad essere da sempre il centro più importante, ha
nella sua storia l'esempio più evidente dello spirito di autonomia e di indipendenza tipico di
tutte le città delle Marche... All'arrivo dei Romani nelle Marche, Ancona attraversò un periodo
di transizione tra la civiltà greca e quella romana e dal 113 a.C. può considerarsi città romana.
I Romani consideravano Ancona l'accesso d'Italia da Oriente e quindi la sede naturale dei
commerci con la Dalmazia, l'Egitto e l'Asia. Comprendendo l'importanza strategica e
commerciale che aveva Ancona, l'imperatore Traiano ne ampliò il porto. Alla caduta
dell'Impero Romano d'Occidente (476) Ancona, come tutta la penisola, fu soggetta prima al
dominio di Odoacre (476-493) e poi degli Ostrogoti (493-553). Dopo la guerra gotico-bizantina
fu tra i possessi dell'Impero Romano d'Oriente e dopo l'arrivo in Italia dei Longobardi rimase
ancora bizantina e fece parte della Pentapoli marittima assieme alle città di Senigallia, Fano,
Pesaro e Rimini. Nel 774 la città passò allo Stato della Chiesa. Alla fine del XII secolo Ancona
iniziò a reggersi come libero comune e repubblica marinara…

Il Barbarossa quindi per ristabilire la propria autorità su Ancona inviò le truppe imperiali e
l’assedio durò ben sei anni.

Di questo assedio si ricorda l'eroico gesto di una donna, la vedova Stamira, che, uscendo
arditamente dalle mura e dando fuoco ad una botte carica di materiale infiammabile, riuscì a
danneggiare un accampamento nemico. Ciò rese possibile, nella confusione in cui si trovarono
le truppe imperiali, anche il rifornimento di una certa quantità di cibo. Stamira è pertanto
considerata una delle maggiori figure storiche della città. Grazie ad una pericolosa spedizione
oltre le fila nemiche, gli Anconetani riuscirono a chiedere soccorso agli alleati emiliani e
romagnoli. Con l'arrivo di tali truppe si riuscì a rompere l'assedio e a cacciare la flotta
veneziana e le truppe imperiali. L'Imperatore di Bisanzio, per ricompensare Ancona della
fedeltà a lui dimostrata, inviò ingenti somme di denaro e, secondo la tradizione, le donò in
segno di riconoscenza la bandiera rossa con una croce d'oro che è ancora oggi il vessillo della
città, a ricordo degli ideali che ispirarono tali avvenimenti. Il risultato più importante della
vittoria fu il permesso, concesso dall'Imperatore d'Oriente, di praticare il commercio marittimo
in tutti i suoi porti, con la possibilità anche di costruire abitazioni. Ancona si avviava
nuovamente ad essere per l'Italia una delle porte d'Oriente. A partire dal pontificato di
Innocenzo III, lo Stato della Chiesa iniziò una lenta opera di integrazione della marca di

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Ancona nella quale molte città continuavano tuttavia a godere di un regime di indipendenza di
fatto, con ampie libertà civiche. Anche Ancona continuò a reggersi come libero comune.

Il 19 settembre 1532 papa Clemente VII vincolò Ancona alla Santa Sede, nel quadro di un
processo di accentramento amministrativo. La perdita della libertà fu segnata dalla costruzione
della Cittadella progettata da Antonio da Sangallo il giovane con il pretesto di offrire difesa da
un imminente attacco da parte dei Turchi, ma in realtà realizzata per mantenere la città
strettamente sotto il dominio papale. Oltre a dare alla città questo nuovo status, Clemente VII
incaricò l'architetto Luigi Vanvitelli di ampliare il porto. Grazie a queste misure, la città visse un
nuovo momento di benessere, legato alla ripresa della grande navigazione. Nel 1797
Napoleone occupò la città e dopo poco venne proclamata la Repubblica Anconitana, che nel
1798 venne annessa alla Repubblica Romana. Dopo alterne vicende ed assedi che la videro
passare in mano francese ed austriaca, fu annessa nel 1808 al Regno Italico napoleonico e
divenne capoluogo del Dipartimento del Metauro.

Alla fine dell'epoca napoleonica tornò a far parte dello Stato Pontificio, nel 1815, ma il dominio
francese aveva lasciato nella città le idee rivoluzionarie di libertà, che permisero la diffusione
della Carboneria.

Nel 1860, dopo la sconfitta di Castelfidardo, le truppe pontificie si rifugiarono in Ancona per
tentare l'ultima difesa dei territori pontifici: Ancona era ormai per loro l'ultimo baluardo. Il 29
settembre le truppe dei generali Enrico Cialdini e Manfredo Fanti entrarono vittoriose in
Ancona. Nel novembre dello stesso anno un plebiscito ufficializzò l'ingresso di Ancona,
Marche ed Umbria nel Regno d'Italia. Subito Ancona assunse un ruolo militare notevole nella
compagine difensiva del giovane regno.

Nel 1922, quasi come prova generale della Marcia su Roma, le Camicie Nere provenienti dal
centro Italia occuparono la città. Durante il ventennio fascista la città di Ancona ebbe un
notevole sviluppo urbanistico, con l'apertura del viale della Vittoria e la costruzione del
quartiere Adriatico. Negli ultimi anni della seconda guerra mondiale Ancona, a causa della sua
importanza strategica, subì numerosissimi bombardamenti da parte delle forze alleate, che
dovevano preparare il passaggio del fronte.

Il 18 luglio 1944 il generale Władysław Anders a capo del Secondo Corpo Polacco entrò in
Ancona e la liberò dai tedeschi. A seguito degli ingenti danni bellici subiti e dei numerosissimi
lutti, il 9 ottobre 1960, alla città di Ancona venne conferita la medaglia d'oro al valore civile. Nel
secondo dopoguerra Ancona si riprese velocemente dalle pur gravi ferite della guerra.Tale
ripresa fu rapida.

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IL DUOMO
DI ANCONA
Il Duomo di Ancona è dedicato a
San Ciriaco e sede
dell'Arcidiocesi di Ancona-Osimo.
Dal colle Guasco domina tutta la
città di Ancona ed è una delle
chiese del periodo medioevale
più interessanti delle Marche.
Il 30 maggio 1999 si è festeggiato il
millenario della cattedrale con la
visita, nel capoluogo dorico, di papa Giovanni Paolo II. Già dal III secolo a.C. Era
presente nella zona un tempio italico probabilmente dedicato ad Afrodite. Sopra
questo tempio è stata costruita, nel VI secolo una basilica dedicata a San Lorenzo.
Era formata da tre navate con ingresso verso sud-est, alcune parti sono rimaste
nel pavimento in mosaico e nelle mura perimetrali. Tra il 996 e il 1017 si provvede
alla ricostruzione della nuova chiesa, ampliando l'edificio, ma mantenendo le tre
navate. Nel 1017 i corpi di San Marcellino di Ancona e di San Ciriaco vengono
trasferiti all'interno della basilica. Tra l' XI secolo e il XII secolo la pianta viene resa
a croce greca e l'ingresso spostato verso ovest. Tra il XIII e il XIV secolo la basilica
viene dedicata a San Ciriaco patrono di Ancona, martire e, secondo la tradizione,
vescovo della città. Il 24 maggio 1915 gravi danni furono inflitti alla chiesa dalla
flotta austro-ungarica. Si tentò un restauro nel 1920, ma i bombardamenti aerei
della seconda guerra mondiale mutilarono il Duomo del transetto destro
provocando la distruzione della sottostante Cripta delle Lacrime e dei tesori

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artistici lì collocati. Nel 1972 ci furono altri danni a causa del terremoto. Grazie a
nuovi lavori di restauro, la chiesa fu riaperta ai fedeli nell'autunno del 1977.
Il Duomo rappresenta un alto esempio di arte romanica a cui si mescolano
elementi bizantini e gotici. Insieme al Duomo di Modena e San Zeno costituisce uno
dei più importanti esempi di questo stile in Italia.
Il quadro della Madonna è stato donato al Duomo di Ancona
nel 1615 da un marinaio veneziano, come ringraziamento
per aver salvato suo figlio dal mare in tempesta. Da allora il
quadro della vergine è oggetto di profonda devozione da
parte di molti fedeli anconetani.
Alcuni parlano di un miracolo avvenuto la sera del 25
giugno 1796: davanti ai fedeli in preghiera, il quadro
avrebbe aperto gli occhi e sorriso. In quel periodo si era diffusa in città la notizia
della vittoria di Napoleone Bonaparte e la firma dell'armistizio che prevedeva la
cessione di Bologna, Ferrara ed Ancona e la possibilità, da parte dei francesi, di
confiscare i beni della chiesa.
La Chiesa cattolica, sotto minaccia napoleonica, decise di interpretare il prodigio
come una protezione dal cielo sulla città. L' 11 gennaio 1797 Napoleone
Bonaparte, arrivato ad Ancona, decise di non confiscare i gioielli e gli ornamenti
del Duomo. Secondo alcuni storici ciò fu dovuto solo ad un calcolo politico, per
altri questa decisione fu presa per un intervento divino. Il 13 maggio 1814 papa
Pio VII incorona il prodigioso quadro. Il vero simbolo di Ancona guarda il mare
dall'alto e protegge gli anconetani. Attraverso i secoli sfida il tempo e gli eventi,
tempio pagano prima, cattedrale cristiana poi, questo è il Duomo.

L’ARCO

DI TRAIANO:

L'arco di Traiano di
Ancona rappresenta
certamente una delle
testimonianze
monumentali più preziose
delle Marche romane.

Elegantissimo, venne eretto dal Senato e dal popolo di Roma nel 100-116 d.C. ad opera
dell'architetto siriano Apollodoro di Damasco in marmo turco (proveniente dalle cave
dell'isola di Marmara) in onore dell'imperatore che aveva fatto ampliare, a proprie spese, il

28
porto della città migliorando le banchine e le fortificazioni. Da qui lo stesso Traiano partì
per la vittoriosa guerra contro i Daci, episodio riportato sui bassorilievi della colonna
omonima a Roma.
Sull'attico era, secondo la lunga e costante tradizione, la statua equestre di Traiano. A
sinistra di Traiano le statue di Plotina, sua moglie; a destra quella di Ulpia Marciana, sua
sorella. Le iscrizioni, che tuttora si leggono, erano in bronzo dorato e così i fregi e le statue
di cui si impadronirono i saraceni nel 848. A ridosso dell'arco e dalla parte dei Cantieri
sorse, nel 950 circa, l'alta torre di Gamba, demolita per utilizzare il materiale nella
costruzione della Cittadella (1532). Costruirono la scalinata nel 1859; i cancelli qualche
anno appresso.
Tuttavia l'opera mantiene ancora oggi lo slancio e l'eleganza di un tempo ed è stata
recentemente restaurata, resa pienamente fruibile con l'eliminazione dei sopracitati
cancelli, e sottoposta ad interventi di illuminazione che ne hanno esaltato il profilo e
valorizzato la particolare posizione rispetto al nucleo storico della città e al colle Guasco
ove si erge il Duomo di Ancona. Di questo arco di trionfo snello, armonioso, evanescente,
che è il meglio conservato dei tanti che esistono ed il più elegante, può riferirsi ciò che
Plutarco scriveva del Partenone, e cioè che il tempo non lo ha toccato, ma un'aura di
freschezza alita ancora intorno ad esso, come se in lui fosse stata infusa una vita
eternamente fiorente, e un'anima che giammai
s'invecchia.

L’ARCO
CLEMENTINO:

L'Arco Clementino di Ancona rappresenta una delle


testimonianze del periodo dorico del Vanvitelli.
Fu eretto su volere di papa Clemente XII, vero e
proprio mecenate di Ancona che, dopo la concessione del porto franco, incaricò il famoso
architetto di ridisegnare il porto della città (Mole Vanvitelliana) ed abbellire il suo centro
storico (chiesa del Gesù).
L’arco, costruito lungo le antiche mura romane come normale prolungamento del molo su
cui già si ergeva l’arco di Traiano, è con questo stilisticamente coerente. Dal punto di vista
estetico notevoli risultano gli effetti soprattutto dalla parte rivolta verso il mare. La statua
di papa Clemente XII, nella progettazione iniziale del Vanvitelli, doveva essere contenuta
sopra l'attico del neoclassico arco, ma fu poi collocata in piazza del Plebiscito per volontà
degli anconetani, che ancora oggi chiamano "il salotto buono della città" o "piazza del
Papa".
A causa della morte del Vanvitelli l’arco rimase incompleto; successivamente l'opera fu
ripresa per volere di papa Benedetto XIV e venne affidata all'architetto Filippo Marchionni
(architetto di Porta Pia) che completò anche il molo omonimo. Da notare la scelta

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singolare di lasciare la facciata verso la città è in semplice laterizio, analoga a quella di
trattare a semplice bugnato la facciata nello stesso verso della successiva Porta Pia.

IL LAZZARETTO:
Il Lazzaretto era un luogo di confine e d'isolamento per portatori di malattie contagiose, in
particolar modo di lebbra e di peste. Nelle città di mare era anche un luogo chiuso in cui merci
e persone provenienti da paesi di possibile contagio dovevano trascorrere un soggiorno di
determinata durata, spesso di quaranta giorni. Sull'origine del nome "lazzaretto" ci sono due
ipotesi: la prima viene ricondotta a quella del lebbroso Lazzaro, protagonista della parabola
evangelica, venerato come protettore delle persone affette da lebbra, la seconda invece
richiama il primo lazzaretto, quello di Santa Maria di Nazareth a Venezia. La loro fama deriva
però dal fatto di essere stati così chiamati gli ospedali temporanei che venivano allestiti
durante un'epidemia di peste. Nel lazzaretto, che nelle città più grandi potevano essere anche
più di uno, venivano tenuti in quarantena i malati e durante epidemie con un alto tasso di
mortalità, nei periodi di parossismo del contagio, essi si riempivano di ammalati che con alte
percentuali diventavano cadaveri nel giro di pochi giorni. Le condizioni igieniche precarie dei
lazzeretti a volte invece che arginare un contagio, lo favorivano.... Per esempio si sapeva bene
che quando un malato appestato moriva si sarebbe dovuto bruciare tutte le sue cose, come gli
abiti e il giaciglio: ma in condizioni di estrema urgenza come durante un'epidemia era
impossibile procurarsi anche solo la paglia fresca giornaliera dove far stendere i malati.

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Nel 1733 Luigi Vanvitelli arrivò ad
Ancona; papa Clemente XII lo aveva
incaricato di adattare il porto alle
esigenze dell'epoca. Vanvitelli
realizzò all'interno dello scalo
adriatico un'isola artificiale di forma
pentagonale, sulla quale fece erigere
una colossale struttura costituita da
pentagoni concentrici allo scopo di
farne il nuovo lazzaretto della città, ma destinata anche a diventare un grande magazzino per
le merci ed una fortezza. Uno degli angoli del pentagono è rinforzato infatti da un rivellino
militare. All'interno dell'isola c'è un grande cortile con un tempietto al centro dedicato a San
Rocco, protettore degli appestati. Il lazzaretto di Ancona è un monumento notevole dal punto
di vista architettonico, in quanto edificio di transizione tra neoclassicismo e barocco; è
interessante anche per i suoi aspetti tecnologici (a partire dalla sua costruzione in un luogo
ove era solo mare), prova della formazione illuministica del suo progettista. Ciò che rende
questo lazzaretto suggestivo è però la sua posizione insulare e la forma geometrica perfetta, il
cui significato va ricercato nella scienza della numerologia.

MONUMENTO AI CADUTI

IL Monumento ai Caduti della prima guerra mondiale di


Ancona si trova in piazza IV novembre, nel quartiere del
Passetto; è infatti comunemente conosciuto come il
Monumento del Passetto. È posto al termine del lungo viale
della Vittoria ed è collegato con il mare attraverso due ampie
scalinate.

Fu disegnato da Guido Cirilli nel 1932, in piena epoca fascista


come si può facilmente notare dai fasci che adornano il fregio della struttura. Oltre a
questi troviamo, in basso, elmi e spade, simboli rispettivamente di difesa ed attacco nel
combattimento. Diffusa è la credenza che, vista dal mare, l'intera struttura, comprese le
scalinate, sembri un'aquila in volo, con le rampe che simboleggiano le ali aperte, ed il

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monumento che fa da testa. Se questa è l'impressione che si può avere, sicuramente
l'effetto non era stato previsto dall'architetto che progettò il monumento.
La costruzione, realizzata interamente in Pietra d'Istria, è posta al di sopra di una
scalinata, di forma circolare e costituita da otto colonne scanalate che terminano su
capitelli dorici. Al centro si trova un piccolo altare. Nel fastigio sono riportati i versi del
grande poeta italiano nato a pochi chilometri da Ancona, a Recanati:
« Beatissimi voi,
Ch'offriste il petto alle nemiche lance
Per amor di costei ch'al Sol vi diede »
(All'Italia, dai Canti di Giacomo Leopardi; vv. 84-86

Qui si festeggiano le più importanti ricorrenze nazionali come l'anniversario della vittoria
nella prima guerra mondiale, il 25 aprile (nonostante ci sia in città un monumento alla
Resistenza) e la Festa della Repubblica. Nella pineta che cresce nelle sue vicinanze si
trovano giochi per ragazzi, un ascensore che porta alla spiaggia sottostante e un capolinea
della linea filoviaria. È sede anche di alcuni mercatini che si tengono durante la
tradizionale fiera di San Ciriaco dal 1° al 4 maggio.

RICERCHE REALIZZATE DA

Elena Campagnoli classe III A


Elena Romani Classe III A
Lavinia Straniero Classe III A

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Cristina Leporoni

INTERVISTA ALLA DOTT.SSA GIOVANNA CIPOLLARI


SULL’INTERCULTURA
eseguita dagli alunni di Classe III
Scuola Secondaria I Grado

1. Ci può dare un’esatta definizione del termine intercultura?


L’intercultura è un modo di affrontare la questione della convivenza
tra soggetti di diverse etnie che oggi si trovano a condividere spazi
comuni La pedagogia interculturale rifiuta espressamente la
gerarchizzazione di gruppi sociali e può essere intesa come
possibilità di dialogo, di confronto paritetico, senza la costrizione
per i soggetti coinvolti di dover rinunciare a priori a parti
significative della propria identità. La pedagogia interculturale si
fonda sul confronto del pensiero, dei concetti e dei preconcetti,
divenendo una pedagogia dell’essere, dove al centro è posto il
soggetto nella propria interezza, a prescindere dalla cultura di
provenienza. Attuare i principi della pedagogia interculturale
significa, quindi, valorizzare tutte le manifestazioni culturali,
tenendo anche conto del bisogno umano d’interazione e di
convivialità. Muovendo dal rispetto dell’identità culturale altrui
(strategia multiculturale), si passa alla valorizzazione delle
differenze, alla convivialità, all’interazione (strategia
interculturale).Per la pedagogia interculturale, l’alterità,
l’emigrazione, la vita in una società complessa e multiculturale non
sono più associate solamente ai rischi di disagio o di malattie, ma
vanno considerate come delle opportunità d’arricchimento e di
crescita individuale e collettiva. L’incontro con lo straniero, con il
soggetto etnicamente e culturalmente differente, rappresenta una
sfida, una possibilità di confronto e di riflessione sul piano dei
valori, delle regole e dei comportamenti.

2. Nella nostra città qualcuno si sta muovendo per favorire


scambi interculturali?
Forse dovremmo ragionare per comprendere insieme che cosa
significa “uno scambio culturale”. Per arrivare a un confronto
occorre attivare contestualmente una serie di servizi che rendano
possibile il dialogo e l’incontro.
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Molti sono i Soggetti impegnati su questo fronte e ognuno presenta
la sua originalità.
L’Ufficio Scolastico Regionale ha predisposto il progetto
“Agora” con cui si cerca di favorire l’insegnamento della L2 (lingua
italiana agli stranieri) e l’accoglienza nelle scuole.
CVM (Comunità Volontari per il Mondo) insieme all’ANSAS
(Agenzia Nazionale a Sostegno dell’Autonomia Scolastica) e a
Ricercatori Universitari ha costituito una rete di scuole in cui
diffondere una cultura della pace attraverso la revisione dei curricoli
scolastici, troppo etnocentrici e non adeguati alla cultura del
dialogo, della relazione e della corresponsabilità. Il Progetto CVM si
titola “ La revisione dei curricoli in chiave interculturale a sostegno
dell’Autonomia Scolastica”.
I Servizi Sociali del Comune forniscono prestazioni di mediazione
culturale e di assistenza per allievi non italofoni in difficoltà e per
immigrati tramite il Centro Servizi Immigrati.
Diverse associazioni di volontariato e cooperative insieme alla
Caritas cercano di rispondere ai bisogni dei nuovi arrivati, secondo
un principio di sussidiarietà per cui laddove non arriva l’ente
pubblico, si attivano una serie di soggetti privati disposti a colmare
le lacune dei servizi.
Una particolare cura è riservata agli adulti non italofoni dal
Centro Territoriale Permanente per l'EDA che ha sede presso l’ITIS
Volterra (Torrette di Ancona).

3. Secondo lei l’intercultura è sentita adeguatamente in Ancona?


Quali le iniziative più significative? E quali le ragioni per cui si
sente sempre maggiormente la necessità di questo approccio
interculturale?
In questo periodo la città di Ancona è più impegnata sul fronte
dell’emergenza e quindi nell’erogazione di servizi d’immediata
sussistenza da considerare come servizi speciali riservati a soggetti
immigrati quali fasce socialmente deboli più che a costruire una
cultura del dialogo.
Questa scelta, non affiancata contestualmente a una rivisitazione
dell’assetto sociale cittadino è estremamente fragile. L’Educazione
Interculturale riguarda tutti perché tutti stiamo vivendo una realtà
nuova, diversa rispetto al passato e quindi una vera democrazia
non si limita all’assistenza ma lavora per un’inclusione reale in cui,
pur riconoscendo le differenze, si garantiscono a tutti pari diritti e,
ovviamente, doveri.

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4. Ieri mentre mio padre leggeva il quotidiano, ho notato un
articolo su un’iniziativa, quella di creare in Ancona un porto di
scambi con l’Oriente... Cosa ne pensa?
Ancona è stata sempre una porta verso l’EST. Nel cinquecento la
nostra città, considerata la quinta repubblica marinara, viveva una
dimensione cosmopolita che si è ristretta con l’affermazione dello
stato nazione. Il nostro porto, in quel lontano passato, era
frequentato da armatori greci e levantini e tutta la zona adiacente
al porto risentiva della prosperità dei commerci con l’oriente come
attestano i ricchi palazzi che affiancano la Loggia dei Mercanti.
Speriamo di tornare ad attivare scambi che sicuramente saranno
portatori di nuove idee e nuove prospettive.

5. E’ importante, secondo lei, allargare gli scambi culturali per


una città come Ancona?
Sicuramente sì; del resto la nuova società è per definizione globale,
ovvero attraversata da una serie di relazioni e d’interdipendenze
che legano il locale alle dimensioni planetarie aperte da internet e
dai voli intercontinentali dei nostri giorni.

6. Quali caratteristiche e doti


dovrebbe avere una
persona per poter operare
in questo settore
costruttivamente?
Ognuno di noi è chiamato a
operare per la costruzione della nuova società interculturale; in
particolare per chi, educato dai valori dell’amore cristiano, riconosce
nell’altro suo fratello.
“Ama il prossimo tuo come te stesso” e la parabola del Samaritano
hanno in sé un messaggio interculturale dal quale non ci si può
sottrarre. Del resto amare gli altri è in completa armonia con la
natura umana che di per sé è sempre relazionale e sociale e solo
un’errata educazione, può disumanizzare il giovane facendolo
cadere nelle trappole delle false ideologie legate al denaro e
all’egoismo che inevitabilmente tolgono pace e felicità. Si può
aiutare l’altro in tanti modi: da quello dell’ascolto a quello di
prenderne le difese contro la miopia di altri coetanei. Secondo l’età
e il proprio ruolo si può sempre fare qualcosa: anche una goccia
serve per fare grande il mare dell’umanità. Le caratteristiche e doti
legate alla capacità d’amare sono in tutti perché sono insite
nell’animo umano.

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7. Potrebbe essere fattivo per un ragazzo della nostra età
lavorare positivamente in questo ambito interculturale?
Certo; come ho già sostenuto, nessuno può sottrarsi dalle proprie
responsabilità. Il non condividere certi pregiudizi; il difendere il
diverso offeso perché tale; il cercare di uscire dai propri schemi per
cercare di capire l’altro che viene da un’altra cultura; leggere e
studiare le problematiche interculturali; aprire dibattiti e discussioni
a favore di una nuova società in cui ci sia posto per tutti
riconoscendo la dignità incondizionata di ogni uomo; aiutare un
compagno in difficoltà perché apprenda meglio la lingua della
comunicazione e dello studio; uscire con lui; fare i compiti con lui;
denunciare i soprusi di cui può essere vittima, sono tutte forme per
avviare la costruzione di una società nuova, multi-colorata, più
giusta e più democratica.

8. L’inserimento nelle scuole di ragazzi o bambini stranieri è un


grosso problema... Come si cerca di superare tutte le difficoltà
che queste situazioni comportano?
Per ora si sono avviate delle soluzioni di prima emergenza come:
¾ la formazione degli insegnanti in L2 (lingua italiana per
stranieri);
¾ l’erogazione di servizi come quella degli insegnanti di
sostegno;
¾ l’attivazione di protocolli di accoglienza con commissioni
scolastiche che si prodigano per accompagnare
l’inserimento dell’allievo non italofono in classe anche con
il ricorso dei mediatori linguistici e culturali e con la
messa a disposizione di schede plurilingue per permettere
ai genitori di comprendere il sistema scolastico italiano.
Tuttavia c’è ancora molto da fare: occorre investire sulla risoluzione
del problema garantendo laboratori linguistici permanenti,
specializzando il personale, evitando concentrazioni di bambini non
italofoni in poche classi o in qualche scuola, favorendo sempre di
più legami tra scuola e territorio per evitare che gli immigrati siano
relegati in comunità chiuse e non partecipative della vita sociale
cittadina.

9. Noi ragazzi, con quali iniziative, potremmo essere parte viva e


costruttiva, in questo ambito operativo così allettante, ma
nello stesso tempo così enigmatico ai nostri occhi inesperti?

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Per avviarvi ad affrontare la questione, oltre alcune attività cui ho
già fatto riferimento, potreste cercare di formare dei gruppi di
appoggio agli Organismi di Volontariato già esistenti e contribuire a
rafforzarli sia nelle campagne culturali per la diffusione dei diritti e
dell’uguaglianza sociale degli immigrati sia operativamente quando
s’istituiscono banchetti per recuperare fondi con cui aiutare non
solo gli immigrati che sono qui, ma anche le popolazioni di Paesi
terzi che oggi sono di fronte a problemi di grossa portata come la
guerra, la povertà, la fame e le malattie.

10. Con quale spirito e con quale passione svolge questa


missione in questo ambito interculturale? Quali elementi ha
giocato in lei e l’ha portata a dare tutta se stessa in questo
settore?
Penso che a determinare in me questo desiderio di operare nel
Volontariato sia stata una formazione profondamente Cristiana, in
cui ci sono le chiavi per una crescita umana in armonia con ciò che
è già dentro di noi. Noi abbiamo in noi stesso il desiderio di stare
bene con l’altro quale condizione della nostra stessa felicità. Solo un
cieco egoismo può farci credere che si può star bene curando il
proprio tornaconto personale. Non è così e lo posso testimoniare
perché la mia è stata ed è tuttora una vita interessante, la migliore
che potessi vivere. Il volontario non è un essere masochista, ma è
qualcuno che agisce seguendo la propria volontà. Al contrario di
quanto comunemente si pensa, il Volontario è un uomo libero, non
condizionato dai miti di un falso benessere materiale basato sui
consumi di pochi ai danni della miseria di tanti altri. Un uomo che
non si prende cura dell’altro cade –come dice Anna Arendt – nella
“banalità del male” e in una sorta di “noia” perché non ha ideali nei
quali credere e per cui vivere. Io mi ritengo una persona fortunata
e devo dire che in tutto questo hanno inciso anche dei grandi
maestri come Padre Ernesto Balducci, Danilo Dolci, Don Milani.
A voi auguro la fortuna di trovarne altrettanti per strada così da
poter avviare un cammino verso una società nuova, migliore, più
giusta. Un altro maestro della mia vita è stato mio fratello, Pino
Cipollari, che nella sua stanza aveva un poster gigante in cui era
scritto “Alla fine della vita ciò che conta è aver amato”.

TESTIMONIANZA

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PER DUE SETTIMANE SIAMO STATI IL 歐洲人 (papà) E
LA 媽媽 (mamma) DI DIJAN SU

Un giorno nostro figlio Edoardo torna da scuola e a bruciapelo chiede:


“Possiamo ospitare uno studente cinese in visita nella nostra scuola con i
suoi compagni e professori per quindici giorni? Posso? Devo dare la risposta
entro domani !”. Che dire … certamente siamo stati colti di sorpresa, ma
l’occasione ci è apparsa subito preziosa: una vera opportunità per tutti noi, e
così svelti svelti abbiamo firmato il fatidico modulo.
Di Dijan Su non sapevamo proprio nulla: avevamo la fotocopia sbiadita
di una foto tessera, ed il fatto che venisse da Nanchino. Una breve riunione a
scuola per le poche istruzioni del tipo “trattateli come trattate i vostri figli …
non amano essere abbracciati e le manifestazioni d’affetto troppo esplicite …
non amano il prosciutto crudo …” e poco di più.
Poi finalmente il grande giorno: il 15 marzo ci siamo recati all’aeroporto
di Falconara per accogliere il “nostro figlio cinese”. Eravamo molto emozionati
e pieni di interrogativi … Conoscerà l’inglese? Riusciremo a comunicare? Si
troverà bene con noi? Quali saranno le sue aspettative? Gli piacerà il nostro
cibo? Riuscirà ad inserirsi nella nostra famiglia in così pochi giorni?
Non dimenticheremo mai l’emozione in aeroporto quando si sono
aperte quelle porte scorrevoli e dietro i quindici ragazzi della delegazione del
Liceo d’Arte di Nanchino: gli occhi sgranati e puntati su di noi, sicuramente
più preoccupati e spauriti dei nostri. Il sorriso e lo sguardo aperto e simpatico
di Dijan Su, Dino il nome italiano che si è scelto, ha subito spazzato ogni
reticenza. Dino si è subito inserito ed adattato allo stile e alle abitudini della
nostra famiglia. Nonostante tutte le difficoltà del caso, in pochi giorni in casa
nostra l’inglese è diventata la lingua ufficiale, integrata nei momenti più
cruciali da disegni scarabocchiati ovunque: quante risate e quanti buffi
fraintendimenti!
Noi davamo per scontate tantissime cose, come utilizzare un ampio
accappatoio dopo la doccia, o semplicemente utilizzare le posate per
mangiare … Beh, abbiamo dovuto tarare tutto il nostro modo di pensare
anche nelle cose più ovvie: Dino per la doccia usava un semplice
asciugamano; l’accappatoio? Tutt’al più un kimono che ha provato per ben
due minuti e poi lasciato ripiegato ordinatamente per tutto il resto della
settimana. Non sapeva usare le posate; tagliare la carne con coltello e
forchetta? Una vera sfida. Ma che ridere quando è toccato a noi cimentarci
con le bacchette!
Noi genitori siamo rimasti stupefatti nel constatare che i ragazzi, benché
diversi per cultura e provenienza, sono tutti uguali, nel senso che hanno gli
stessi atteggiamenti, apprezzano lo stesso taglio di capelli (ovvero lunghi,
incolti); hanno la stessa camminata dinoccolata, gli stessi gusti: ascoltano
musica simile, apprezzano gli stessi video clips … Dino chattava con i suoi
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amici con un programma del tutto simile al nostro MSN, aveva nel telefonino
le sue canzoni preferite, le foto dei suoi compagni di scuola … Insomma un
adolescente del tutto simile ai nostri figli.
Per tutti noi è stata una bella esperienza di condivisione e di
conoscenza, ma anche l’occasione per apprezzare e comprendere il valore di
crescere in un paese libero. Dino in Cina va a scuola tutti i giorni, inizia le
lezioni alle sette del mattino e finisce alle sei del pomeriggio; era molto
contento di avere ben tre fratelli con cui condividere le sue giornate: ci
spiegava infatti che in Cina sono tutti figli unici e che solo chi può permettersi
di pagare le pesanti sanzioni può avere più di un figlio; sapeva che dall’Italia
non avrebbe potuto portare via né riviste né giornali. Questo programma
prevede che i nostri ragazzi italiani ricambieranno la visita il prossimo ottobre.
Tuttavia non abbiamo la certezza che nostro figlio Edoardo venga ospitato
dalla famiglia di Dino, perché - ci spiegavano - tendono a troncare questo tipo
di relazioni, proprio per non consolidare amicizie che potrebbero incoraggiare
la partenza dei ragazzi cinesi verso l’occidente.
Per ora noi apprezziamo il fatto di riuscire a chattare con lui. Il legame
in queste settimane dalla sua partenza si è in effetti consolidato grazie a
questo contatto quotidiano: Internet, lo ammettiamo nostro malgrado, in
queste circostanze, si rivela uno strumento utile ed efficace. Siamo
consapevoli che le nostre mails potrebbero essere oggetto di controlli e forse
di censura, ma noi perseveriamo: l’amicizia e l’affetto che stiamo costruendo
è preziosa, e speriamo vivamente di riuscire a coltivarla nel tempo.
L’esperienza è stata breve, ma intensa, ci siamo affezionati a Dino e lui
a noi. Sicuramente ora la Cina non è più così lontana, né estranea e tanto
meno ostile: ha il volto ed il sorriso dei ragazzi che abbiamo conosciuto … e
di nostro figlio Dijan Su!

Fabio e Lucia Carletti

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INTERVISTA A DON FAUSTO FOCOSI
DA PARTE DEI RAGAZZI
SCUOLA SECONDARIA I GRADO PARITARIA “Rosa Venerini”
Classe III

1. Come hai fatto per capire che Gesù ti chiamava a diventare Sacerdote?
Il termine “vocazione” che cosa significa? Come si avverte?
Per me è stata fondamentale l’esperienza di adolescente e giovane nella mia
comunità parrocchiale con gli altri miei amici, partecipando ad incontri, attività
e iniziative educative e di carità. Nel tempo della mia vita in cui tanti interessi
crescevano, mi chiedevo che cosa fare davvero. Pregando, pian piano si è
fatta chiarezza.

2. Come hanno reagito gli altri (amici, parenti...) alla tua decisione? Ti
hanno criticato?
Come mi potevo immaginare, molti degli amici sono rimasti sorpresi dalla
scelta. Alcuni non hanno creduto che la cosa andasse avanti, ma soprattutto
per gli amici della mia parrocchia fu un momento molto bello, perché “partivo”
come uno di loro e anche a nome loro.
Avevo rivelato se non a pochi le mie riflessioni e le mie intenzioni. Quando si
pensa ad intraprendere un percorso così delicato è sempre difficile e delicato
parlarne con qualcuno. Lo si può fare solo con gli amici veri. Forse questo
aspetto potrebbe essere utile anche a ragazzi come voi: è facile farsi gli
“amici” su Facebook, ma non con tutti ci si confida; succede anche di
raccontare cose molto personali su Messenger e poi vederle banalizzate,
restando feriti. Le amicizie vere, che durano per la vita, di possono costruire
solo giorno per giorno e faccia a faccia.
3. I tuoi genitori ti hanno sostenuto ed accompagnato in questa tua scelta
o ti hanno lasciato solo?
All’inizio ovviamente si sono meravigliati, poi per loro, come credo per ogni
buon genitore, ha contato soltanto accompagnarmi sulla strada, che
sembrava più giusta per la vita.

4. Hai dovuto rinunciare a molte cose per seguire questo cammino? E


quante altre hanno riempito la tua vita di dono e di servizio?
A tutti può sembrare che siano molte le rinunce, prima fra tutte quella di non
avere famiglia, in realtà il Signore non chiede rinunce, ma scelte. E a chi
chiede molto, restituisce “cento volte tanto” e questo posso assicurare di
averlo verificato molte volte. Sono fermamente convinto però che ogni
“scelta” o “chiamata” per la vita comporti delle “rinunce”, come quelle di chi si
sposa e mette al mondo figli. Se no, sono chiacchiere o amore?

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5. Il tuo impegno pastorale è volto in modo particolare verso i giovani...
Quali le iniziative più significative? Quali le soddisfazioni? E quali le
delusioni?
In tanti anni (più di venti!) abbiamo fatto tante iniziative diverse e all’ultimo
incontro mi sono ritrovato i figli dei giovani che avevo accompagnato alle
prime giornate mondiali della gioventù e ai campi-scuola dell’Azione
Cattolica. Questa è stata una soddisfazione molto umana, ma le più
significative e belle sono state quelle di vedere tanti giovani crescere e
costruire la propria vita sul vangelo di Gesù. E questa è la vera novità per il
mondo e la vera gioia per la vita.

6. Quali momenti di fede forti e coinvolgenti la Chiesa di Ancona offre agli


adolescenti e ai giovani?
Credo che la più importante iniziativa offerta nei vari anni fu quella degli
esercizi spirituali di quaresima ai quali partecipavano ogni anno più di 200
giovani e adolescenti. Oggi ci sono le catechesi col Vescovo e
l’appuntamento della Giornata della Gioventù diocesana alle palme.

7. Hai sicuramente conosciuto Giovanni Paolo II. Quali ricordi belli e


significativi hai di Lui?
Con Giovanni Paolo II penso di essere cresciuto sia come giovane, sia come
prete, sentendo che lui capiva e amava i giovani e sentendo di condividere
l’impegno al servizio dei giovani. Per questo anche se accompagnare i
giovani ai raduni mondiali costava fatica, è sempre stata un’esperienza molto
intensa.

8. Che cosa pensi della “Gioventù” di questa nuova generazione che


viene spesso criticata, condannata, non capita?
Sono convinto che i ragazzi e i giovani oggi abbiamo davanti grandi sfide:
guadagnare la propria vita giocandola su valori alti, come la conquista dei
traguardi, l’onestà, l’impegno, la condivisione oppure perderla dietro alle
tante, troppe banalità insegnate da molti. Volete sapere quali? Basta
guardare con un po’ di spirito critico le trasmissioni del pomeriggio nelle quali
si vede il peggio, tra cagnare e volgarità, sospetti e bellezze di plastica. In
mezzo a queste sfide credo che spesso oggi i ragazzi siano lasciati soli e
senza gli “strumenti” (i valori) necessari a scegliere ciò che davvero vale.

9. Cosa significa per te credere, in una realtà con tanti input diversi e
provocatori?
Per me credere è ripensare la vita a partire da quanto mi appare di Dio. E più
lo cerchi, più lo trovi, più ascolti, più senti. Sembra difficile, ma talvolta basta
guardarsi attorno. Credere è come una gemma che non smette di
germogliare e può portare sempre rinnovamento e frutti nuovi nella vita.
Buoni e belli.

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10. Oggi la fede che vediamo intorno e dentro di noi è traballante... Quale il
problema? Quali i suggerimenti per poter uscire da questo senso di apatia?
Credo che in molti oggi pensano di essere cristiani, ma in realtà non
conoscono davvero Cristo. Non basta avere “fatto” i sacramenti. Come tra
amici non si smette di conoscersi e condividere, così con Cristo. Ma penso
anche che oggi ci manchi molto il senso delle scelte forti e serie per la vita. E
siccome la fede è la scelta delle scelte, su questo il nostro mondo è davvero
fragile e puerile.

11. E’ importante intraprendere un cammino di fede serio fin dalla nostra


età?
È importante non per un domani lontano e sconosciuto, ma per vivere bene
come ragazzi e ragazze cristiani oggi. Una dimostrazione semplice è che
esistono anche ragazzi santi, che la Chiesa prega come san Domenico
Savio, santa Maria Goretti e la Beata Laura Vicuña. Sono diventati santi,
perché hanno saputo mettere in pratica il comandamento di Gesù di amare
Dio e il prossimo nella loro vita quotidiana, anche se fu breve agli occhi nostri.

12. Cosa ne pensi degli scandali di cui oggi si parla tanto, legati alla
Chiesa, al Papa, ai Sacerdoti? Ti senti umiliato, deluso o arrabbiato?
Veramente, mi ha fatto un po’ rabbia tutto il rumore e anche certe
superficialità. Il crimine è gravissimo, inaudito, ma esiste tutto un mondo,
neppure più sotterraneo, che non censura e non affronta questi problemi.
Certo bisogna riconoscere che anche la Chiesa fa i suoi errori, qualche volta
gravi, ma è l’unica realtà che chiede perdono e ammette le sue colpe
pubblicamente. Ve lo immaginate un politico, un allenatore, un economista
che chiede scusa? E poi devo dire che tutto questo condiziona e “blocca”
spesso la spontaneità negli incontri, perché devi sempre pensare che chi ti
vede possa immaginare cose strane sotto la pressione dei media.

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(hanno lavorato: Caterina, Luca, Francesco, Giorgia, Alessio, Maria Evelina)
Classe II A

È nato in Italia in una famiglia tradizionalmente religiosa. La madre, sorella di Papa Paolo VI,
era una devota cattolica ed aveva molto a cuore la formazione religiosa dei suoi figli. Fin dalla
tenera infanzia, Giovanni Battista Treccani avvertì il desiderio di vivere vicino a Dio. La
testimonianza della sua conversione a Gesù Cristo è preziosa.
Giovanni Battista Treccani fin dalla tenera infanzia avvertì il desiderio di vivere vicino a Dio.
Successivamente servì la Chiesa Parrocchiale come membro del coro e compì i suoi doveri
con grande dignità e profondo rispetto. Spesso si prostrava in ginocchio davanti alle statue
della Vergine Maria e dei santi nell'avida ricerca di qualche grazia.

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All'età dell'adolescenza, si sentì chiamato a consacrare la sua vita al servizio di Dio. Suo padre
si opponeva. Ciò nonostante, il giovane non si lasciò stornare da ciò che egli considerava il
piano di Dio per la sua vita. Trovò piena comprensione nella madre e mentre egli lavorava
nelle masserie della contrada per guadagnare il denaro necessario agli studi, ella
economizzava quanto più poteva per aiutare il figlio a divenire un uomo di Chiesa. Finalmente,
un giorno egli poté entrare nel seminario per iniziare i suoi studi. Spirito aperto, sinceramente
sottomesso. Il tempo trascorso nel seminario non gli diede ciò ch'egli aveva sperato; al
contrario, gli sembrava che fosse aumentata l'inquietudine della sua anima.
Allorché il padre, che col tempo aveva accettato la scelta fatta dal figlio, cadde gravemente
malato, questi richiese presso di sé la presenza del figlio, nella speranza che costui, quale
servitore della Chiesa, potesse aiutarlo a morire in pace. I superiori glielo negarono... Con
profondo dolore nel cuore, egli s'inchinò di fronte a queste esigenze. Questo rifiuto lasciò una
ferita profonda nell'anima del giovane prete.
Giovanni Battista Treccani desiderava servire Dio nelle circostanze che richiedono sacrificio.
Suo zio, Papa Paolo VI, al tempo arcivescovo di Milano, a cui egli rivelò il suo desiderio,
intervenne per appoggiarlo. Fu così che egli fu mandato a servire, come coadiutore di un
vescovo, nella regione montagnosa delle Ande, nell'America del Sud. Fu tra quella povera
popolazione ch'egli svolse un'attività molto meritoria e, nonostante il suo cuore fosse sempre
così vuoto ed inquieto, egli consacrò tutto se stesso a questo nuovo incarico, in cui i rischi
erano numerosi ed il lavoro penoso… Un giorno, uscendo da una cappella dove aveva sostato
qualche tempo in preghiera davanti alla Vergine Maria, incontrò un indiano che gli chiese che
cosa avesse fatto in quella cappella… cedendo ad un impulso del cuore, si umiliò davanti a
quell'uomo che non conosceva e rispose che aveva pregato per avere la pace nella sua
anima. "Non è questo il luogo giusto per fare questa preghiera", gli disse l'indiano. "La pace
non la potrete trovare se non presso Gesù". Quel fratello indiano, che aveva fatto l'esperienza
della salvezza, diede con semplicità la sua testimonianza a quel giovane prete, parlandogli di
quella pace e di quella gioia che aveva trovato per la fede in Gesù Cristo, il suo Salvatore…
Treccani comprese subito che lì era ciò che aveva invano cercato altrove durante i lunghi anni
trascorsi. Tutto rispondeva a quel messaggio così preciso concernente la via della salvezza…

Egli successivamente riprese la sua attività in mezzo alla povera popolazione delle Ande, alle
dipendenze del Suo Salvatore e Maestro, che provvede ai suoi bisogni. Una profonda
trasformazione è avvenuta in lui e la sua opera come missionario è animata da una fede
immovibile nelle promesse di Dio ed illuminata da un raggio d'amore e di gioia. Una tale
testimonianza doveva anche esercitare un'influenza salutare sulla madre. Poco alla volta, la
luce del Vangelo ha trovato il cammino del suo cuore.

Lasciamoci illuminare dal suo esempio:


1. Il Signore mi portò così lontano, per rompere le catene che legavano la mia vita, per
farmi conoscere la verità, e concedermi la pace nel profondo del cuore. Alleluia.
2. Molte volte non riceviamo la risposta dal cielo, perché noi non siamo disponibili a Lui.
Abbiamo il novantanove per cento tutto a nostra disposizione, però per il Signore solo
l'uno per cento. Che il Signore ci aiuti in questo.
3. La risposta in Dio l'abbiamo solamente quando abbiamo una relazione diretta con Lui.

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4. Il Signore vuole cambiare totalmente la tua vita. Ci sono cose ancora che legano la
tua vita, benché sei religioso, protestante o cattolico, però hai bisogno della persona
di Cristo.
5. Quando Lui è al primo posto, allora abbiamo la certezza che quando noi eleviamo la
nostra preghiera a Lui, Lui certamente ci ascolta.

Che è significata questa testimonianza per noi, ragazzi di 12


anni…
1.
È stato molto interessante conoscere la vita di quest’ uomo, perché è una figura importante
per il nostro cammino di fede. E’ incredibile come un uomo possa essere così fedele alla sua
religione anche dopo le torture vissute in passato.
Abbiamo anche provato pena per le sofferenze che da ragazzo questo personaggio così forte
e significativo ha dovuto subire.
Per noi un testimone è chi sa portare la parola di Dio senza vergognarsi di nulla, soprattutto di
essere cristiano.

Cara Sofia,
in questa lettera voglio parlarti dell’argomento che ho approfondito con i miei compagni di
gruppo sul nipote del Papa Paolo VI, Giovanni Battista Treccani. Egli fin dall’infanzia si sentì
vicino a Dio. Cominciò la sua vita da vero cristiano andando in vari monasteri in cui si
svolgevano delle pratiche penitenziali, in cui si usava anche il cilicio. Giovanni Battista ci ha
presentato un episodio della sua vita molto forte: quando soggiornò in un monastero, nella sua
stanza da letto non c’era molta luce, su un comò c’era la testa di un teschio che rendeva
ancora più tenebrosa la stanza. Giovanni Battista aveva molta fede, questo lo aiutava a
superare tutto, a leggere positivamente anche i segni negativi.
Baci ed abbracci da

Zeiler Maria Evelina classe II A

2.
È molto interessante conoscere la vita di un uomo molto generoso, perché è una figura
importante per il nostro cammino di crescita nella fede.
E’ una testimonianza straordinaria.
Ci ha fatto capire che delle volte, quando ci sentiamo vuoti e non siamo del tutto completi, di
che pane e di che vino ci dobbiamo nutrire, del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo, è lui la
nostra completezza, il riempimento del cuore e dell’anima.
Non abbiamo mai approfondito la vita di un uomo di Dio come abbiamo fatto con questa
testimonianza.
Un testimone è colui che sa donare la parola di Dio senza vergognarsi.

Caro Giovanni Battista Treccani,


riconosco il tuo coraggio ad affrontare il tuo Cammino di fede.

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Tu non ti vergognavi di essere un cattolico, di professare la tua fede. Invece delle volte noi ci
vergogniamo di dire che seguiamo il Signore a causa di compagnie che frequentiamo.
Io ti vorrei chiedere di darci la forza di affermare con decisione e non con debolezza il fatto di
essere cristiani, inoltre ti vorrei chiedere di trasmettere in noi la pace interiore che spesso
cerchiamo e che però purtroppo non sempre troviamo anche all’interno di famiglie più
sfortunate non più unite nell’amore che tu hai vissuto da bambino.

Sabbatini Caterina classe II A

3.
Caro Riccardo, come stai? Io più che bene.
Ti volevo raccontare un ultimo fatto che mi è accaduto questa settimana. A scuola ci è stato
affidato un compito di approfondimento sul nipote del Papa Pio VI, Giovanni Battista Treccani.
Sono rimasto molto affascinato dalla sua vita e dalla sua testimonianza, perchè mi ha fatto
capire come un uomo possa dedicare completamente la sua esistenza alla ricerca di
qualcuno. Dopo tutti i disagi e le tristezze vissute, Treccani è riuscito a dare un senso alla sua
vita.
Devi sapere, che egli ha dovuto addirittura sopportare torture per soggiornare in un monastero
(quali il cilicio). Di ciò ne abbiamo ampiamente discusso nel nostro gruppo ed ognuno di noi ha
espresso la sua opinione. Il punto che mi ha più colpito è il seguente: quando Lui, Dio, è al
primo posto in noi, abbiamo la certezza che quando noi eleviamo la nostra preghiera, Lui
certamente ci ascolta. Forse è anche il più grande e significativo insegnamento che ne ho
colto. Al primo posto della nostra vita ci deve sempre essere la ricerca di Cristo, per capire per
cosa siamo stati concepiti e messi al mondo. Trovo in Treccani un esempio da considerare
fortemente per la nostra vita morale e spirituale.
Francesco Tansella classe II A

4.
Secondo noi questa testimonianza è molto bella e significativa perché racconta la vita di un
laico che vuole diventare un sacerdote con un lungo cammino di preparazione e vuole essere
il più possibile vicino a Dio, sopportando ogni tortura e ogni passo della sua vita sempre più
difficile per avvicinarsi a Dio alla fine il traguardo è attraente.
Credere nel Signore è difficile ed il cammino spirituale per mettersi al Suo servizio è molto
arduo però alla fine salva l’anima dell’uomo, gratifica e dà pienezza di gioia e amore.
“IL SIGNORE VUOLE CAMBIARE COMPLETAMENTE LA TUA VITA IN MEGLIO” è la frase
che ci ha colpito a tutti e ci rimarrà nel cuore.

Alessio Vinci classe II A

Questa famiglia ha vissuto tante emozioni e quattro avvenimenti molto belli:


Amore tra Umberto e Mariarosa;
46
La nascita di Mir;
L’adozione di Serena in Costa d’Avorio;
L’adozione di Adaman sempre in Costa d’Avorio.
Dopo Suor Maria ha letto una frase di Schweitzer molto bella: “Quello che tu puoi fare è solo
una goccia nell’Oceano, ma è ciò che dà significato alla tua vita”.
Successivamente ha letto una metafora citata da Mariarosa su un albero di prugne si possono
innestare prugne con frutti di colore diversi per aiutare i figli ad accogliere tutti.
In seguito ha letto i sogni di Mariarosa: voleva fare l’insegnante o l’artista.
L’ultima frase è la più significativa: “ Dio è dove spalanchi il cuore”.

Secondo me, questo brano è breve ma significativo perché questi genitori hanno un cuore
molto grande in quanto adottare un figlio è un enorme passo, ma adottarne due è stupendo.
Queste persone sono da ammirare! Amare ben tre figli di cui due adottati è un esempio
formidabile.
E’ un gran gesto per quegli orfanelli dare loro una casa, una famiglia ma soprattutto tantissimo
amore.
Una frase di Mariarosa mi è rimasta nel cuore: “non importa dove siamo, basta che siamo
insieme”. Questa frase è la frase che ogni giorno mi fa andare avanti, io ringrazio Dio perché
ho una famiglia, la quale mi dà tanto amore.
In quarta elementare a Marina di Montemarciano venne nella mia classe un alunno di colore
che era stato adottato da una coppia che non poteva avere figli. Tutti lo isolavano; un giorno,
mentre stava tirando i sassi fuori dal cancello della scuola, mi avvicinai e gli chiesi cosa stava
facendo; lui mi rispose: “Voglio diventare un campione di lancio del peso”, infatti lanciava delle
pietre abbastanza grandi e le tirava lontano! Iniziai a giocare con lui, però ad un certo punto
tirò con il massimo della forza e colpì una panchina dove c’era una signora che stava
leggendo. Corremmo subito dall’altra parte del giardino prima che ci adocchiasse. Ci
divertimmo molto e lui mi disse che non si era mai divertito così tanto. Gli chiesi se giocasse
con suo padre, ma lui non mi rispose. Gli ribadii che doveva essere lui a fare la prima mossa e
da quel giorno ogni volta che andavo al parco, lo vedevo giocare con il padre.
Questo piccolo articolo è carinissimo, perché fa capire quanto alcuni genitori vogliono bene ai
propri figli che siano naturali od adottati, non importa.
Alessio Vinci classe II A

2.
La famiglia Gamba è un perfetto esempio di amore, fratellanza e coerenza al Cristianesimo.
Trovo in Umberto e Mariarosa (cioè il padre e la madre) una vera e propria testimonianza di
vita. Il primo punto da loro sottolineato è accogliere la vita, cioè accettarla per quello che di
fatto è, con tutti i pro e i contro. In particolare ricordano una frase di Albert Schueitzer:"Quello
che tu puoi fare è solo una goccia nell'oceano, ma è ciò che da senso alla tua vita." In effetti è
verissimo, perchè ognuno di noi, nel nostro piccolo, può fare qualcosa per migliorare la
situazione del mondo, anche se è solo una goccia. Forse non aiuterà tutti, forse non aiuterà
nessuno, ma di sicuro sarà importante per la nostra vita. Un altro argomento che mi ha colpito
è stato il progetto pace di Mariarosa, cioè "sognare ad occhi aperti", perchè se nel profondo
del nostro cuore c'è il bisogno di pace bisogna annunciarlo: grandi uomini come Ghandi,
47
Martin Luter King, Kennedy e tanti altri lo hanno fatto, allora anche noi possiamo provarci.
Infatti una persona APPARENTEMENTE "insignificante" come Mariarosa con il suo progetto
aiuta un sacco di ragazzi della mia età. A questo punto, mi viene una domanda: dove trova
una famiglia così comune la forza per diventare così tanto importante?
Trovo la risposta in quest'ultima frase: "Dio è dove tu lasci che sia". Umberto, Mariarosa, Mir,
Serena e Iolana hanno lasciato che Dio entrasse nei loro cuori. Ciò ha reso questa famiglia
felice, perciò credo che sia un esempio da seguire per tutti noi.

Francesco Tansella classe II A

1.
Beppe è nato in una famiglia di sani principi, dove veniva educato a frequentare buoni amici.
Ascoltava sempre i consigli dei suoi genitori. A 14 anni con alcuni “amici”, cominciò ad andare
in discoteca, a bere e a fumare marijuana. I suoi genitori non sapevano nulla perché il ragazzo
si nascondeva. Successivamente cominciò a fare uso di eroina. Iniziò a rubare soldi in casa
per procurarsi la droga e la prima volta che la usò, aveva meno di 17 anni.
Suo padre si accorse della situazione e disse che se non smetteva di bucarsi sarebbe dovuto
andare via di casa.
Infatti scappò andando a casa di un amico che spacciava droga.
Dopo 10 anni finì anche in carcere perché continuava a rubare per procurarsi la droga. Beppe
arrivò a raccogliere siringhe per terra e un giorno si trovò moribondo sul marciapiede. Fu
portato in ospedale e rimesso in sesto, ma scappò. Tornò in cerca di droga e ogni giorno
doveva recuperare dei soldi per la sua dose giornaliera. Suo padre cercò di aiutarlo diverse
volte. Un giorno, sempre mezzo morto su una panchina, vide due ragazzi che lo
accompagnarono in una comunità. Conobbe altre persone che avevano fatto la sua stessa
esperienza che Gesù aveva perdonato. Essi gli dissero che anche per lui c’era speranza e fu
così. Riuscì a uscire da quell’incubo e si convertì.
Egli afferma che Dio è potente e che può veramente cambiare il cuore dell’uomo.
2.
Questo è l’ultimo di 8 fratelli. Sua madre aveva un esaurimento nervoso e non poté prendersi
cura del bambino. Egli si sentiva solo e insicuro. Così nacque dentro di lui un senso di
ribellione verso il mondo, non dava più ascolto a nessuno e aveva un risentimento che gli
faceva fare il contrario di ogni cosa giusta.
A 15 anni era a capo di una banda del suo quartiere e facevano molte bravate. Poi cominciò
ad andare in discoteca, ubriacarsi, drogarsi. L’odio verso il mondo divenne verso se stesso. La
cocaina distrusse quello che gli rimaneva di integrità di uomo.
La droga lo rendeva incapace di rendersi conto di cosa era diventato. Suo padre lo portava
continuamente in comunità terapeutiche, ma lui scappava. Non sapeva più gioire o piangere.

48
Ha tentato il suicidio diverse volte. Dentro di lui c’era una voce che chiedeva aiuto a Dio. Dio
rispose attraverso suo padre che lo portò in una comunità cristiana. Lì vi erano persone che
credevano fortemente in Dio che parlarono al ragazzo con semplicità, dicendogli che ciò che
lui non poteva fare, Gesù l’avrebbe fatto. Il ragazzo cominciò a pregare rendendosi conto che
Dio gli voleva bene. Così guarì da quella malattia.

3.
Questa ragazza, influenzata dall’hard rock, a 12 anni si era unita a un gruppo chiamato
“Hoods” e tra i 12 e i 21 anni era perennemente in viaggio grazie all’alcool e alla droga. Un
giorno, a casa dei suoi amici stava per morire, così essi la lasciarono in una casa
abbandonata. Una donna la vide e chiamò la polizia che la salvò, aveva sfiorato la morte. I
genitori, la misero in una comunità di recupero poi iniziò a lavorare in un bar. Successivamente
si iscrisse all’università dove le diedero un Nuovo Testamento, ma lei non lo guardò neppure.
Poi si accorse di essere incinta. Cercando di uscire dall’incubo della droga, iniziò a leggere il
Nuovo Testamento. Gesù man mano conquistava il suo cuore. Si laureò in informatica e le
nacque una bambina. Un giorno mentre la portava a spasso, vide una piccola chiesa e ci volle
entrare. Si sentì bene accolta e decise di tornarvi ogni domenica. Lì uscì dall’incubo della
droga e si convertì. Presto si sposò ed ebbe altri due figli. Ella dice che quel testamento fu un
bel dono perché l’ha guidata alla salvezza e il suo passato è morto e in Cristo è una nuova
creatura.

4.
Armando ha avuto un’infanzia difficile per i litigi dei genitori e quando i suoi decisero di
separarsi per lui fu un duro colpo. Era invidioso dei suoi amici perché avevano famiglie unite.
Sua madre ebbe poi un guaio giudiziario e suo padre cominciò a bere. In lui cresceva un
senso di ribellione verso la vita. In seguito cominciò a fumare spinelli, prendere cocaina,
allucinogeni, extasy e ,infine, l’eroina, che lo distrusse totalmente. Per 10 anni, quello fu il suo
incubo. Un giorno, la mamma lo invitò ad andare a casa della zia nella quale vi erano persone
che pregavano. Ebbene gli raccontarono di Gesù che poteva liberarlo dal suo stato. Pregarono
insieme e gli regalarono una Bibbia. Quando tornò a casa buttò la droga rimasta dalla finestra,
poi chiese a Dio di liberarlo dal suo stato e Dio lo fece. Ora frequenta una chiesa cristiana e
aiuta gli emarginati. Egli è grato a Dio per averlo liberato.

5.
Era un ragazzo come tanti altri che pensava che nella vita bisogna fare esperienze nuove. Gli
piaceva andare in discoteca ascoltare musica, andare a concerti rock e così iniziò a fumare la
prima sigaretta, poi marijuana, hashish. In seguito provò l’eroina e iniziò a bucarsi, a drogarsi.
Prima pensava che fosse bello, poi si rese conto che se non la prendeva stava male. Per molti
anni ha provato ad uscire dalla droga, ma non ci riusciva. Un giorno, un suo amico gli parlò di
Gesù che lo aveva liberato dalla droga. Ma il ragazzo non ci credeva e lo prendeva in giro, ma
una volta il suo amico lo invitò in chiesa. Il ragazzo non sentiva la presenza di Dio perché non
lo vedeva, ma comprese quando vide il suo amico pregare per lui. Poi fu liberato dalla droga,
Dio aveva fatto ciò che gli uomini non potevano fare, lo aveva reso libero.

49
Quale valore e significato hanno per noi ragazzi di 12 anni
queste testimonianze?

Per noi sono state sicuramente esempi di persone che per qualche motivo hanno commesso
brutte azioni, hanno fatto del male a loro stessi e anche agli altri. Però grazie a brave persone
che hanno raccontato loro di Gesù e di quello che poteva fare, sono riuscite ad uscire da
quell’incubo e sono stati perdonati da Dio. Questa gente è riuscita a raccontarci le loro brutte
esperienze per fare in modo che anche noi non commettiamo gli stessi errori che hanno fatto
loro.

Quali sensazioni, emozioni, sentimenti ha suscitato in noi questa


lettura?

Queste testimonianze, ci hanno fatto capire come


sia facile prendere una brutta strada oggi, anche a
causa di “amici” che credono di essere simpatici,
ma fanno solo del male e ti distruggono. Bisogna
scegliere gli amici con cautela e essere sempre
attenti alle persone che si conoscono.
Comunque, tutte le persone che hanno preso le
brutte strade sono state liberate da Gesù e questo
ha suscitato in noi una emozione molto bella, un
senso di felicità perché quelle storie che
sembravano senza fine, ne hanno avuta una lieta. Ma purtroppo ci sono ancora dei ragazzi in
quelle situazioni, perché è la realtà di oggi. Infatti la TV parla spesso di ragazzi messi in
situazioni come questa che non riescono a uscire dalla droga o che muoiono a causa di essa.
Sicuramente bisogna fare qualcosa per aiutare i vivi e cercare di stare attenti a non finire male
nemmeno noi.

Chi è per noi un testimone?


Per noi è una persona che ha vissuto queste esperienze e che quindi le può raccontare agli
altri, ma che può anche raccontare la sua guarigione da questa malattia. Infatti la cosa più
significativa di queste letture è stata proprio la guarigione di queste persone, che hanno
chiesto perdono a Dio che li ha salvati.

Rielaborazioni personali
Caro amico,
abbiamo letto alcune testimonianze di gente come te, che in passato era tossicodipendente.
Queste storie mi hanno fatto capire qualcosa di grande e prezioso. Credo, infatti, che una cosa
come quella che è successa a te, non è affatto bella perchè quando uno è così, fa male a se
stesso e agli altri, però tu, come altri, hai saputo chiedere perdono al Signore, che ti ha liberato
dal tuo stato. Questo è importante. Non tutti sono capaci di chiederlo, infatti, è molto difficile,
ma il Signore sa anche venire incontro. Condivido pienamente il fatto che chiedere perdono è

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difficile, ma ti ammiro perché tu sei stato capace di farlo. Sei riuscito ad uscire da quell’abisso
che ti trascinava giù, sempre più giù e ti corrodeva piano piano e ti toglieva la lucidità e i
sentimenti.
È stato molto bello fare questo lavoro su un argomento molto delicato e toccante. Tu, amico,
credevi che ormai tutto fosse perduto perché pensavi di averle provate tutte, ma quello che gli
uomini non possono fare, lo può fare solo Dio che ti ha liberato.
Grazie amico per aver raccontato la tua esperienza a noi ragazzi.
Mi ha colpito molto.
Ti saluto,
Benedetta Bruni classe II A
Caro amico,
ti volevo dire che noi stiamo facendo un lavoro di gruppo che ci aiuta a capire due cose: come
cominciano male le persone che si drogano e, soprattutto, aiutano a capire come si diventa, se
ci si droga, cosa che dopo questo lavoro, non farò mai.
Questi brani mi fanno capire come la gente si riduce solo per un paio di sostanze che si inietta.
Tante volte la droga non fa solo del male, ma, siccome è costosa, fa spendere molti soldi e
manda in rovina.
La droga rovina il cervello e quasi sempre non fa rendere conto delle cose.
Il cervello, dopo essere stato drogato, non recepisce più alcuno stimolo.
Ciao, amico, ti auguro buona fortuna.
Simone Gambini classe II A

Caro amico,
ho letto la tua vita ed è stato triste vedere le sofferenze che hai vissuto, le pene che hai
provato a causa delle orribili sostanze che prendevi. Mi dispiace davvero perché è brutto
vedere un uomo ridursi così soltanto perché, in fondo, non ha avuto le parole giuste al
momento giusto. Eppure anche se sono triste per le tue brutte esperienze, che non augurerei
neppure al mio peggior nemico, se ne ho, sono anche gioiosa perché la tua mente si è
rischiarata e aperta alla bontà di Dio. Sono contenta che la tua anima abbia trovato la pace
che solo la potenza di Dio può infondere. Infine voglio dire che è veramente orribile pensare
che delle persone distribuiscano consapevolmente queste droghe che distruggeranno la vita
dei consumatori. Ti saluto,
Maddalena D’Amico classe II A

Caro amico,
sì, ti chiamo amico, perché ti ammiro, ammiro il tuo coraggio, la tua forza di andare avanti, di
rialzarsi dopo una caduta, di riuscire a vedere la luce anche nel buio in cui ti trovavi. Penso
che al giorno d’oggi sia molto difficile uscire fuori da questi problemi, è quasi impossibile.
Penso che voi siate importanti per tutti quelli che stanno come stavate, voi prima vivevate nel
buio e avendo trovato la luce che vi ha salvato, ora dovete essere voi la luce e dovete
illuminare il buio e salvare chi sta nelle stesse condizioni in cui stavate prima. Penso che solo
la fede può riuscire a salvare tutti coloro che sono ormai dipendenti da queste sostanze, basta
solo far capire che aldilà delle siringhe c’è un mondo migliore. Per alcuni, la droga è come un
biglietto per un viaggio fantastico, ma il prezzo di quel biglietto è la vita.
Ti saluto,
51
Sofia Fioranelli classe II A

Caro amico,
la mia classe ed io, ha compiuto un compito con uno scopo molto importante. La classe è stata
divisa in gruppi, il gruppo cui appartengo tratta un argomento molto delicato. Noi abbiamo letto
testimonianze di ex tossicodipendenti, che hanno risolto i loro problemi, grazie ad alcuni
cristiani, dall’animo puro.
Leggendo queste testimonianze, ho avuto la conferma, che la droga è bruttissima, che riduce il
cervello in nulla, che non pensa e non reagisce agli stimoli. L’uomo diventa schiavo di
qualsiasi stupefacente, non ne può più fare a meno, è “il suo pane quotidiano”, ma ogni
ragazzo riesce a capire che il suo vero pane quotidiano è il corpo di Cristo. Se tu ancora non
sei riuscito a superare questo problema, ti consiglio di provare ad iscriverti in alcune comunità,
in cui potrai trovare anime deviate come la tua, ma che stanno provando a ricuperare la vita.
Non arrivare fino disperarti e cerca la salvezza proprio in queste comunità o in Chiesa perché
quest’ultima risolve qualsiasi problema, la fede riporta chiunque sulla retta via perché Gesù ha
un animo enormemente grande e generoso e può aiutare chiunque a risolvere qualsiasi
problema.
Quindi questi sono i miei consigli. Ti auguro una buona ripresa di vita,

Joshua Epstein classe II A

Caro amico,
anch’io ti dico grazie per la bella lezione di vita che mi hai dato. Sei stato bravo, forte e
coraggioso a lasciare la vecchia strada e ad iniziarne una nuova, contrassegnata dalle orme
della vita. Il tuo esempio guiderà il mio cammino e mi aiuterà a stare lontano da tutto ciò che
rovina la bellezza della vita, dono prezioso di Dio.
Lorenzo Bontempi classe II A

Nelle testimonianze che


abbiamo letto a scuola, si
osserva la profonda
trasformazione degli autori
delle storie. Mi ha colpito, ad
esempio, la storia di un ex-
omosessuale.
Racconta che, da ragazzo,
aveva rivelato ai suoi genitori
di sentirsi ed essere ”diverso”,
purtroppo però invece di
aiutarlo e comprenderlo, i

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genitori non lo accettarono così lui, fingendo una normalità che non gli
apparteneva, era arrivato nel corso degli anni addirittura a prostituirsi.
Un giorno, però, venendo a contatto con gruppo di volontari cristiani cattolici
riesce a trovare la comprensione, l’aiuto ed il sostegno che non aveva mai
trovato altrove, neppure nei propri cari. Il giovane entra in questo nuovo
gruppo e grazie alle certezze ed ai valori che riescono a trasmettergli i suoi
nuovi amici, riesce a ritrovare se stesso, ma soprattutto la forza di iniziare
una nuova vita.

RIELABORAZIONE PERSONALE:

Le testimonianze che abbiamo letto sono state molto commoventi perché ci


hanno fatto capire come si può cambiare e migliorare nella vita. Questi due
ragazzi inizialmente si credevano diversi dagli altri perché non si
comportavano come tutti i loro amici e questa diversità li rendeva agli occhi
indiscreti “oscuri”, “persone da evitare” e da non avvicinare... Questi
omosessuali hanno potuto vivere una nuova esperienza grazie alla loro forza
di volontà, alla fine, dopo un lungo e faticoso cammino, sono riusciti a
superare le loro difficoltà. Ognuno è unico e non si deve vergognare di quello
che è perché ognuno è e deve essere se stesso. Non bisogna mai
abbandonare la propria vita e camuffare la propria immagine ed identità. Per
noi un testimone è una persona che vive delle esperienze e le racconta a
altra gente. il testimone è colui che racconta la propria storia e cerca di farsi
accettare per ciò che è e far capire agli altri che anche se ha avuto qualcosa
di diverso dalla realtà comune, è una persona normale. Un testimone
racconta tutte le difficoltà superate durante questa vita, questa è significativa
perché c’è stato chi l’ha aiutato a ritrovare Cristo e a lasciarsi illuminare e
guidare da Lui.

Benedetta Bruni

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Carissimo testimone,
le cose che hai scritto nella testimonianza mi hanno fatto capire che nella vita si può sempre
cambiare.
Ho recepito il messaggio: non sempre nella vita si è come uno vuole o come qualcun altro,
vuole ma come te stesso ti senti di essere.
Mi sono anche accorta che parlando con qualcuno che ti capisce è più facile superare le
difficoltà che si incontrano nella vita e confidarsi ti fa sentire più libero. Ognuno nella vita è
speciale.
Marta Renzi classe IIA

Caro testimone,
ti vorrei scrivere una lettera per dirti che io ti comprendo.
Leggendo la tua testimonianza ho capito che la tua vita non deve essere sempre stata facile,
non è una cosa da niente nascondere la propria personalità e il proprio essere diversi. Quando
ho letto l’esperienza della tua vita mi sono commossa.

Seiana Daloisia Priante classe II A


Carissimo testimone,
le parole che hai scritto mi sono sembrate molto commuoventi, mi hanno veramente toccato il
cuore. Mi ha molto colpito che tu da omosessuale ha cambiato idea e sei diventato una
persona di fede. Un cambiamento coraggioso e molto bello.
Comunicare i tuoi sentimenti così profondi agli altri, ai lettori penso che non sia stato semplice,
io ti ringrazio perché per me sei stato molto importante.
Angelica Petrolini classe II A

Caro testimone
con questa lettera vorrei ringraziati della testimonianza che ci hai dato, l'esempio di una
persona che, riscoprendo la sua fede, ha capito dove sbagliava, ha ritrovato se stesso e
soprattutto il Signore, tutta la sua vita. Hai avuto il coraggio di raccontare agli altri la tua storia
senza vergognarti e questo ti fa onore e ti rende grande
agli occhi di Dio e nostri. Mi hai fatto capire l'importanza di
essere me stessa.
Camilla Ippoliti II A

Caro testimone,

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ho letto la tu testimonianza e ho pensato che hai superato un periodo molto difficile della tua
vita, hai vinto e ti sono grato.

Riccardo Ioannacci classe II A

Sabato 17/04/2010 siamo andati con la nostra insegnante di mimo espressione corporea al
teatro “ Delle Muse” a vedere lo spettacolo che riguardava Carla Fracci…. Appena arrivati ci
hanno fatto sedere negli appositi posti e subito dopo è entrata in scena la protagonista in
questione… dopo una breve presentazione è iniziato un balletto classico di alcune allieve che
studiano danza in Ancona: è stato molto interessante e particolarmente coinvolgente
guardarlo.

In seguito ci hanno mostrato dei filmati riguardanti la sua vita... in questi, scorrevano delle
immagini che rappresentavano lei durante la sua carriera da ballerina…

Figlia di un tranviere, studia alla Scuola di danza del Teatro alla Scala, sin dal 1946, con la
famosissima Vera Volkova ed altri coreografi diplomandosi nel 1954. Solo dopo due anni,
precisamente nel 1956 diviene solista ed ancora dopo due anni diviene prima ballerina. Dal
1958 le sue apparizioni sono state numerosissime. Tra la fine degli anni cinquanta e durante
gli anni settanta danza con alcune compagnie straniere quali il London Festival Ballet, il Royal
Ballet, lo Stuttgart Ballet e il Royal Swedish Ballet nel 1969. Dal 1967 diviene artista ospite
dell'American Ballet Theatre.
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La sua fama si lega alle interpretazioni di ruoli romantici quali Giulietta, Swanilda, Francesca
da Rimini. Ha danzato con Rudolf Nureyev,
Vladimir Vasiliev, Henning Kronstam, Mikhail
Baryshnikov e, più d'ogni altro, Erik Bruhn.
La Giselle danzata con Bruhn fu, infatti,
indimenticabile e ne venne tratto un film nel
1969.
Altrettanta fama le venne dalle interpretazioni
di opere contemporanee quali Romeo e
Giulietta di Prokofiev, Concerto barocco, Les
demoiselles de la nuit, Il gabbiano, Pelléas et
Mélisande, Il fiore di pietra. Il marito e regista
Beppe Menegatti ha curato la regia di quasi
tutte le creazioni da lei interpretate.
Alla fine degli anni ottanta dirige il corpo di
ballo del Teatro San Carlo di Napoli. Il suo
partner era Gheorghe Lancu .
Molte restano negli anni successivi le sue
interpretazioni: L'après-midi d'un faune,
Eugenio Onieghin, La vita di Maria, La bambola di Kokoschka per citare solo alcune delle
principali.
Dal 1996 al 1997 dirige il corpo di ballo dell'Arena di Verona
Dal 1994 è membro dell'Accademia di Belle Arti di Brera. Dal 1995 è anche presidente di
Altritalia Ambiente, associazione ambientalista. Nel 2004 viene nominata Ambasciatrice di
buona volontà della FAO.
È attualmente la direttrice del corpo di ballo del Teatro dell'Opera di Roma.
Nel giugno 2009 è stata nominata assessore alla Cultura della Provincia di Firenze
Il 7 febbraio 2010 è riapparsa in TV a Verissimo dove è stata intervistata da Silvia Toffanin e
dove ha raccontato la sua brillante carriera.
Carla Fracci è stata in anni recenti oggetto di critiche, anche aspre, legate al prolungarsi della
sua carriera sulla scena. In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera nel 2006, Roberto
Bolle ha parlato di "egoismo" della Fracci, vista come una delle responsabili del mancato
rinnovamento della danza in Italia .
In seguito ai filmati, la signora Carla Fracci ha proposto a noi ragazzi di farle delle domande:
alcuni hanno chiesto le sue emozioni, altri invece i dati personali della sua vita.
Ci ha colpito molto il modo in cui lei riusciva a trovare il tempo sia per la sua vita, per lo studio
e per il ballo perché quando si è piccoli non si riesce ad organizzare la propria vita, a quell’età
si pensa solo al divertimento. Infatti non riusciamo ad immaginare la vita di un bambino
rinchiuso fin da piccolo in una sala da ballo… Come pensare un adolescente o un bambino
vivere delle esperienze così impegnative e saper sognare?…
Alla fine delle sue riflessioni, la meravigliosa ballerina, ci ha salutato con grande affetto e ci ha
ringraziato per esserla stata ad ascoltare.
Crediamo che in realtà dovremmo essere noi a ringraziarla per essere stata a nostra
disposizione e per averci fatto capire che se abbiamo un sogno bisogna lottare fino in fondo
per realizzarlo!!!
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Camilla Ciffo - Nikita Badaloni - Luca Bartoletti - classe 3^ a

Carla Fracci è una danzatrice classica e professionista della danza classica italiana e
internazionale, è già prima
ballerina nel 1958 alla scuola di
balletto del Teatro “La Scala” di
Milano. Prosegue la sua
formazione artistica
partecipando a stage avanzati
a Londra, Parigi e New York.
Abbiamo visto dei video
riguardanti la sua carriera: la
sua preparazione fisica e
psicologica per gli spettacoli, le
sue emozioni mentre balla, la
continua presenza della
tensione, la sua grazia nei
movimenti ...
Uno dei punti fondamentali della sua vita e della sua visita era il fatto che, nonostante fosse in
stato interessante, abbia continuato ad esibirsi sul palcoscenico.
Abbiamo riportato qui in seguito la poesia che Eugenio Montale ha dedicato a Carla Fracci:

LA DANZATRICE STANCA:
Torna a fiorir la rosa dulcamara.
che pur dianzi languia… A te bastano i piedi sulla bilancia
Dianzi? Vuol dire dapprima, poco fa. per misurare i pochi milligrammi
E quando mai può dirsi per stagioni che i già defunti turni stagionali
che s’incastrano l’una nell’altra, non seppero sottrarti. Poi potrai
amorfe? rimettere le ali non più nubecola
Ma si parla della rifioritura celeste ma terrestre e non è detto
d’una convalescente, di una guancia che il cielo se ne accorga.
meno pallente ove non sia muffito Basta che uno
l’aggettivo, del più vivido accendersi stupisca che il tuo fiore si rincarna
dell’occhio, anzi del guardo. si meraviglia. Non è di tutti i giorni
È questo il solo fiore che rimane in questi nivei défilés di morte.
con qualche merto d’un tuo
“Eugenio Montale”

È una poesia molto bella e significativa, fa da ottimo sottofondo al video ed erano i suoi versi
ad accompagnare i duri allenamenti della Fracci. È stata un’esperienza poco interessante e
sinceramente è stata una delusione; questo perché non ci ha trasmesso né messaggi di vita
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né insegnamenti sul valore artistico della danza. Forse, l’unico insegnamento che abbiamo
ricavato da questa esperienza è di “non appendere mai la scarpette” se coltivi davvero una
passione che ti rende speciale. Verso la fine della rappresentazione, alcuni dei nostri
compagni sono saliti sul palco per rivolgerle delle domande.

Lavinia Straniero, Lucrezia Spaziani ed Elena Campagnoli - classe 3^A.

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La vita è fatta di alcuni momenti in cui ognuno di noi è chiamato a cambiare radicalmente le
proprie abitudini, i propri modi di essere.
Alcune circostanze speciali ci costringono a maturare e a crescere: una persona cara che ci
viene a mancare, un evento straordinario che ci capita, ma anche, più semplicemente, un
esame o una prova.
Personalmente, sto sperimentando una certa emozione e sicuramente un brivido nel pensare
che fra pochi mesi dovrò sostenere una verifica dei miei studi così importante.
Non solo il prossimo esame conclusivo del I ciclo d’istruzione mi impegnerà nella preparazione
e nello studio, non solo mi preoccupa il risultato della valutazione, ma sicuramente mi rende
tesa e nervosa il pensiero di stare per compiere una tappa importante della mia vita e di
aprirmi poi verso orizzonti più ampi, novità sconosciute e momenti più difficili.
Per essere sincera il pensiero di quello che mi attende nel futuro prossimo mi affascina e mi
attrae: apro veramente una finestra verso un cielo diverso e più ampio, mi vedo davvero già in
partenza verso stazioni che mi vedranno più grande e più matura.
Proprio in questi istanti non posso però fare a meno di guardarmi indietro e di riflettere su tante
scene passate che mi hanno formata e di cui non potrò più fare esperienza.
Ricordo che in questa scuola sono arrivata in prima elementare, ero molto piccola e non
conoscevo nessuno. La prima nuova compagna conosciuta è stata Virginia Diamanti e la
ricordo ancora in portineria vicino a Suor Lina.
Suor Lina è stata la mia prima maestra e ricordo il grande dispiacere quando è andata a
Roma! L’anno successivo ci aspettava la maestra Sara, che ci ha insegnato a studiare… ci
“caricava” di compiti!!

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Lo stesso anno è arrivata Lavinia, trasferita da un’altra scuola che sarebbe diventata una mia
grandissima amica.
Il passaggio alla scuola secondaria di I grado è stato una di quelle circostanze di cui parlavo
sopra: una svolta e un cambiamento. Nuovi amici, nuovi insegnanti che già dal primo giorno di
scuola ci parlavano di esame! E adesso l’esame è arrivato…
Tutto il periodo delle medie pieno di tappe da ricordare, la tensione dei compiti in classe e
delle interrogazioni, la preparazione dei saggi di fine anno, il divertimento dei giochi della
gioventù, la fatica e la gioia delle gite e soprattutto del “Venerini day”; non posso dimenticare
quando siamo stati a Roma per la santificazione di Santa Rosa e quando, lo scorso anno,
abbiamo vinto il primo premio per la coreografia preparata dalla prof.ssa Simona… Ogni
insegnante mi ha lasciato e insegnato qualcosa e non solo delle nozioni scolastiche.
Sono contenta della scuola che ho frequentato, speriamo di non rovinare tutto con l’esame!
Elena Campagnoli - Classe 3^A

Ormai siamo agli sgoccioli, un mese e poco più manca alla fine della scuola… Solo ora
capisco quanto sia stata importante per me questa scuola, sia dal punto di vista culturale che
da quello affettivo.
Non so se riuscirò l’ultimo giorno della mia permanenza qui, a varcare quella porta, così odiata
e disprezzata da tutti, anche da me, ma che adesso non vorrei mai oltrepassare perché mi
mancherebbe troppo..
Da una parte sono contenta che fra poco arriverà l’estate, ma dall’altra ho paura: mi dispiace
molto abbandonare tutti miei compagni e ho anche un po’ di timore perché non so cosa mi
riservi il futuro; una nuova scuola mi aspetta, nuovi amici da conoscere, altre persone, non
sarò più nel mio “ambiente”, tanto caloroso e conosciuto…
In questo momento, sono un po’ sotto pressione per l’esame e per tutte le cose che ho da
studiare, ma sono sicura che riuscirò ad affrontare tutto con l’aiuto degli amici e dei familiari.
Ora, mi sto immaginando sotto la porta della mia classe: la sto per varcare, ma mi giro per
darle un ultimo sguardo e in un secondo affiorano in me una scia di ricordi e sensazioni unici…
Una lacrima mi sfiora il viso e penso che porterò sempre nel cuore questi anni meravigliosi!!!
Non so cosa pensano i miei compagni riguardo a questo, ma intuisco che anche a loro
dispiace molto lasciare tutto questo; spero che nessuno di noi si scordi mai, i bei momenti
trascorsi insieme...
Un senso di vuoto mi uccide, ho paura di andare avanti… C’è qualcosa che mi blocca solo al
pensiero di crescere, cambiare scuola, le amicizie, gli ambienti; però questa è la vita!
Tutti ci dicono che bisogna saper affrontare ogni difficoltà ed essere forti, ma gli altri non
possono neanche immaginare quanto mi mancherà tutto questo… Ho tanti ricordi in mente, ad
esempio: mentre frequentavo la seconda siamo andati in pullman al 2° Venerini Day a Roma e
mi sono divertita moltissimo e vorrei tornare indietro solo per rivivere quella giornata e
riassaporare quelle sensazioni. Oppure tutte le birichinate che facciamo ogni giorno e le facce
indimenticabili dei professori arrabbiati!! Anche il primo giorno di scuola di ogni anno: mi
ricordo ogni singola faccia di ognuno di noi… E chi se le scorda più??!! Facce imbarazzate,
felici, impazienti, stanche!! Come questi momenti, ce ne sono altri mille che non dimenticherò
mai e che porterò sempre con me… Spero che anche io per gli altri sia stata una compagna

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molto importante e che come io farò con loro, mi porteranno sempre nel cuore!! Con affetto un
bacio,
Camilla Ciffo - Classe 3^A

In questi anni, ho avuto dei bei ricordi … soprattutto negli ultimi tre anni. Le sgridate che ci
siamo presi, da Suor Maria … hanno voluto dire molto. Gli anni, però, sono volati, ma sono
stati anche i più belli, fino a questo momento della mia vita. Ogni giorno che vado via da
scuola, vado in portineria e mi ricordo tanto tempo fa, quando frequentavo la Scuola d’Infanzia,
mentre aspettavo in portineria per andare a casa, parlavo con Suor Gina. Ho trascorso in
questa scuola nove anni e questi sono stati anni speciali, perché mi hanno fatto crescere, mi
hanno responsabilizzato. La cosa più significativa che mi poteva capitare è che i compagni
sono rimasti sempre gli stessi, a parte sette alunni che sono venuti nuovi in prima, iniziando la
scuola Secondaria di I grado, dove ho scoperto che la scuola non era più uno scherzo, ma un
impegno continuo. È stato bellissimo perché ci siamo ritrovati tutti insieme e con certe persone
sono insieme fin dalla scuola dell’Infanzia. Quando andrò alle superiori tutti i professori di
questa scuola mi mancheranno, soprattutto Suor Maria, le Professoresse Valeria e Patrizia
perché hanno saputo sempre credere in me.
Luca Bartoletti - classe 3^A

Apro una finestra qualsiasi e mi vedo già salpare da un altra parte, in un posto diverso.
Appena mi volto indietro inizio a ricordare tutto quello che lascio alle spalle, da lì riparte la mia
vita. Ogni volta che apro una finestra vedo un paesaggio diverso che mi aiuta a capire la realtà
o i giusti fatti del mondo e della vita. Appena rientro da questa dimensione parallela ricordo a
mala pena quello che ho visto.
Anche l'autore di queste due poesie Edgar Lee Masters racconta la sua vita dolorosa e come
è cambiato grazie all'affetto della sua maestra Emily Sparks. L'insegnante è disposta a riaprire
un dialogo aperto fra lei e il suo alunno. Ognuno di noi può vedere la sua realtà attraverso un
punto oppure anche una finestra.
Il futuro che affiora nella mente ti invita a ricordare gli avvenimenti passati, le cose belle
vissute insieme. Tutti possono immaginare i sogni più strani dopo aver varcato la porta di un
tempo realmente vissuto che ha in qualche modo segnato la tua vita ed ha inciso in te segni
indelebili.
Virginia Diamanti - classe 3^A

Io sto affrontando quest’ultimo anno scolastico della scuola secondaria di I grado, spero di
trovarmi altrettanto bene in un’altra scuola, ma percepisco fin da adesso, che potrò trovare
insegnanti ugualmente validi e un ambiente pulito, ma penso di rimpiangere lasciando
quest’atmosfera, sì formativa, ma anche educativa nei principi cristiani che ti vengono
insegnati giorno dopo giorno. All’interno di questo Istituto, che frequento ormai dall’infanzia, mi
sono sempre sentito accolto e accettato sotto ogni punto di vista e anche qualche volta

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rimproverato, ma mi sono accorto nel tempo che ogni rimprovero era a scopo educativo e
formativo. Io sono stato molto fortunato nella scelta di questa scuola perché ho sentito che
nelle altre scuole pubbliche non c’è mai molta attenzione per la persona che invece io qui ho
trovato e negli anni mi ha permesso più o meno di acquisire le conoscenze basilari per poter
superare l’ostacolo della scuola superiore. Sono già bene a conoscenza delle difficoltà nel
nuovo mondo: sarò meno seguito e meno tutelato. Riflettendo sull’argomento mi sono accorto
che affrontando questa scuola, non sempre assistendo alle lezioni con il cento per cento
dell’attenzione sono riuscito ad ottenere un metodo e una tecnica di studio abbastanza solidi.
Penso di essere ormai quasi consapevole dei pericoli che riguardano la società di oggi e spero
di riuscire poi a rinunciare alle varie attrazioni che ormai ci contraddistinguono negativamente
e ci deviano dal nostro cammino scolastico. Per adesso non riesco ad immaginare nulla del
mio futuro nella scuola superiore, ma mi auguro di trovare la stessa splendida accoglienza
trovata qui. In un certo senso, però, mi accorgo che in futuro troverò tantissime buone e cattive
esperienze, ma avrò di certo un ricordo bello e significativo di questa scuola che mi ha sempre
aiutato a crescere bene.
Giacomo Giacchetti - classe 3^A

Se mi metto a pensare e a ricordare, la prima cosa che mi viene in mente sono gli anni passati
a scuola. Quello che mi porterò dietro dei tre anni trascorsi alla scuola secondaria di I grado,
sono solo bei ricordi di episodi divertenti passati con i miei amici.
In questi tre anni sono accadute molte cose, cose belle, ma anche qualche piccola
incomprensione, che però preferisco non ricordare; anche se a dir la verità questi fatti,
fortunatamente non mi riguardano da vicino perché io ho cercato di essere sempre un ragazzo
calmo, diligente e rispettoso nei confronti dei compagni e dei professori.
La cosa che mi dispiace di più della fine di questa esperienza è dover lasciare tutti i miei
compagni di classe e i miei insegnanti, con i quali finalmente, dopo tanto tempo, avevo iniziato
ad aver confidenza. Per me questa è una cosa molto difficile perché sono un ragazzo piuttosto
timido e mi serve tempo per prendere confidenza con qualcuno.
Il prossimo anno spero tanto di trovare dei professori bravi e competenti come quelli che ho
sempre avuto sin dalle scuole elementari. Infatti, in questi sette anni passati dentro questo
istituto mi sono sempre trovato bene anche perché le persone che ci lavorano hanno saputo
creare un ambiente amichevole e familiare, perciò per me sarà ancora più dura salutare tutti.
Ma ora mi aspetta un grande passo, cambiare scuola e cambiare abitudini, visto che la scuola,
che ho scelto, si trova in una città molto diversa da Ancona.
Marco Santoni - classe 3^A

Ho passato moltissimi anni in questa scuola … Qui ho imparato tante cose come leggere e
scrivere, ho conosciuto molta gente nuova, ma soprattutto mi ha aperto una finestra su quella
che è la vita, sulla realtà e sul mondo degli adulti. Ho vissuto momenti tristi, felici, confusi, forti
emozioni, che fanno parte della mia crescita; posso dire di essere cresciuto qui, dove ho
superato passaggi molto importanti e credo che mi rimarranno sempre nel cuore tutte le
persone che hanno trascorso questa avventura con me. In fondo mi dispiace lasciare questa

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scuola, dove ho trascorso gli anni più spensierati della mia vita, da adesso in poi sarà tutto più
duro e difficile. Ci dovremmo dividere, sarà necessario lasciare i compagni di una vita, per
trovarne altri che ci accompagneranno per un altro lungo periodo.
E’ come un grande libro, dobbiamo finire un capitolo per poi iniziarne un altro. Devo tanto a
questa scuola mi ha fatto vivere giorni bellissimi …. E’ vero non si vuole mai venire a scuola;
però, adesso che la mia salita in questo luogo sta per finire, mi dispiace e mi rendo conto di
molti sbagli che ho fatto e di cose che avrei potuto far meglio. Questa scuola mi ha fatto
conoscere persone con cui spero di rimanere in contatto anche se andremo in scuole diverse.
Mi ha fatto anche avvicinare a Gesù, cosa per me molto importante e significativa. Mi ha
sviluppato un senso critico e mi ha fatto capire che non bisogna coprirsi con una maschera,
ma bisogna essere sempre se stessi. Mi ha trasmesso valori importanti come l’amicizia, la
religione e mi ha fatto soprattutto capire che la vita è una e bisogna farla fruttare al massimo.
Mi ha fatto riflettere su temi molto importanti che mi hanno aiutato a capire perché e come
siamo qui.
L’unica cosa che rimpiango sono le gite che forse in questi anni della scuola secondaria sono
un po’ mancate o comunque sono state poco consistenti. Mi sono avvicinato anche a un
personaggio a me sconosciuto prima della mia entrata in questa scuola, cioè S. Rosa Venerini,
un gran nome, una grande donna che ha fatto dell’istruzione femminile il suo alfa ed omega. A
questa scuola devo dire Grazie di tutto e spero che di qui passeranno tante altre persone felici
di aver fatto questo cammino speciale.
Matteo Polonara - classe 3^A

Mi ricordo ancora la prima volta che sono entrata in questa scuola. Ero molto piccola e mi
dispiaceva tanto lasciare i miei compagni di Agugliano.
Quando sono venuta qua, ho incontrato una maestra molto speciale, che mi ha fatto subito
piacere la scuola… Sr Lina. Per me è stato un esempio fin da quando era piccola. Lei era
dolce con tutti e non si arrabbiava mai. Poi, andando avanti, Sr. Lina è andata via ed è venuta
al suo posto una giovane ragazza di nome Sara. Ora sono in terza media, i professori sono
cambiati, non sono più come alle elementari. Superato l’esame mi aspettano le superiori, lì i
professori cambiano completamente.
La 3°, una classe in cui da piccola desideravo tanto andare, perché mi sembrava una classe
dei grandi! Ora, invece, che ci sono, vorrei tornare bambina, era bello non avere tanti pensieri
in testa!! Di questa classe non scorderò sicuramente i miei compagni, spero che continueremo
a frequentarci anche fuori della scuola.
Non scorderò mai le risate fatte, i momenti significativi e quelli di tensione prima di una
verifica… C’era sempre chi sapeva sdrammatizzare con una battuta e noi, con una risata
liberante, ci sentivamo meglio. Ah! Che bello ricordare..
Margherita Caprari - classe 3^A

Mi ha fatto rientrare in me stesso e riflettere molto la poesia “Il ragazzo ... e la maestra “ di
Edgar Lee Masters e mi sono ritrovato dentro le parole del ragazzo. Nella prima parte della
poesia la maestra, pensa a Reuben. Era l’alunno che lei amava di più per la sua singolarità e
nel quale confidava, lo credeva pieno di aspirazioni e si chiede se ha saputo conoscere

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veramente la sua indole. Nella seconda parte la poesia sottolinea che Reuben crescendo ha
avuto problemi con una ragazza del paese ed è stato costretto a girovagare per il mondo. Lei
ricorda quante preghiere e veglie notturne ha fatto perché lui rientrasse in se stesso,
abbandonasse la vita dissoluta, recuperasse il tempo perduto. Gli scrisse una lettera, nella
quale lo raccomandava al grande amore che Cristo ha per tutti. Sperava che questa lettera gli
toccasse il cuore e l’anima, in modo che tutte le scorie del male che erano in lui a causa della
sua vita sbagliata, si sgretolassero e lo liberassero facendolo tornare il ragazzo pieno di vita,
attivo, con il suo spirito ardente.
Delle due parti della poesia, preferisco senz’altro quella di Emily, la dolce tenera maestra che
amava tanto i suoi alunni in particolare Reuben. Non rinunciava mai a pregare per lui, pur
sapendo che all’estero il ragazzo conduceva un vita dissoluta. Sperava sempre con le sue
preghiere di riportarlo sulla giusta strada. Lo raccomandava al Signore perché con il suo
amore infinito lo illuminasse a ritrovare se stesso. Infatti una sera accadde quasi il miracolo:
Reuben pensando alla sua maestra, ormai morta, guardando dentro se stesso, cambiò il suo
atteggiamento verso la vita. Emily mi piace per la sua tenacia e la sua fermezza nel voler
aiutare anche a distanza il giovane. Questi sono anche stati gli insegnamenti che ho dedotto
dai miei insegnanti, anche loro sono stati per me un esempio e modelli di vita. Li porterò nel
cuore e ricorderò sempre quanto hanno fatto per me.
Valerio Romagnoli - classe 3^A

Siamo già a Maggio del 2010, sto frequentando la terza media … anzi è già finita. Eh sì, sono
sei anni che sto in questa scuola, tanti anni passati così velocemente che ancora mi devo
render conto. È difficile pensare che l’anno prossimo non ci saranno più gli stessi compagni o
che non conoscerò tutti come è stato fino ad ora. Di sicuro sentirò molto la mancanza di tutto
ciò che mi ha sempre fatto sentire a casa mia, come in una grande famiglia. Questi ultimi mesi
saranno i più difficili, ma anche quelli più belli da vivere al meglio dando un senso vero a quello
che ho visto e fatto in tutti questi meravigliosi anni. Ho capito solo ora che sto per salpare,
l’importanza del ricordo. Per me è molto importante perché ogni minima parte della memoria
compone ed evidenzia la persona che eri e che sei diventata, le tue maturazioni e il cammino
svolto. Ci sarebbero molti momenti da raccontare vissuti insieme a tutto l’istituto, ma il primo
che mi è venuto in mente è il cammino con la croce di Santa Rosa Venerini la nostra
fondatrice e protettrice. Questa croce ha un ruolo molto importante perché è sempre stata con
Rosa e l’accompagnava ad ogni apertura di tutte le nuove scuole. Un anno fa, questa è
ritornata nel nostro istituto e abbiamo avuto il piacere di tenerla con noi per due settimane. È
stata un’emozione unica e irripetibile poterla toccare, sapendo che apparteneva a Santa Rosa
una vera Santa umile e generosa con tutti e pregare davanti a questa pensando che
custodisce le numerose preghiere della fondatrice per creare una scuola formativa per noi tutti,
suoi allievi. La mia scuola non smette mai di colpirmi con dei gesti commoventi e significativi.
Infatti quest’anno è stato bellissimo il mio ultimo ritiro di Pasqua, sono stati tutti fantastici, ma
questo particolarmente, non saprei dire perché, forse per il semplice motivo che ero andata
con il desiderio di apprendere il più possibile il significato di Pasqua perché non avrei più
potuto vivere un’esperienza così piena di significato. Mi colpisce sempre la gran forza che ci
mettono i nostri insegnanti a trasmetterci tutto il loro sapere non solo culturale,ma anche
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umano, soprattutto in questi momenti “raccolti”, dove si ha uno scopo preciso. Come si può
vedere leggendo questo tema ho molti ricordi nella mia memoria e sono sicura che non me li
dimenticherò mai e che quando sarò grande potrò imparare sempre qualcosa da ogni gesto
che ho vissuto in questi sei anni. Di sicuro mi aiuteranno per tutta la vita da oggi a un domani
futuro, soprattutto con questi insegnamenti potrò sempre crescere umanamente senza
perdermi per strada, ma continuare il mio cammino che sicuramente non sarà facile per
nessuno di noi.
Lavinia Straniero - classe 3^A

Ormai sono arrivata ad una tappa molto significativa della mia vita, fatta di speranze,
aspirazioni, nostalgie e … ricordi. Sono tanti i ricordi che mi passano per la mente e che so per
certo non scorderò mai. Il potere del ricordo è indistruttibile e ci rende più sensibili e
consapevoli delle nostre azioni. Da quando ho iniziato a frequentare la scuola media ne sono
davvero successe tante di esperienze e giorno dopo giorno il mio bagaglio di memorie si è
arricchito sempre di più. Innanzitutto, ho conosciuto molte persone nuove e ho approfondito
vecchie amicizie; certo, non si può dire che sia stato tutto un andare d’amore e d’accordo, ma i
momenti di gioia non sono mai mancati. Spesso penso che i miei compagni non mi
mancheranno affatto l’anno prossimo e che preferisco non rivederli più, ma poi me ne pento,
perché è con loro che ho scoperto e appreso tante cose nuove, è con loro che ho avuto
battibecchi e litigi, perché è con loro che ho imparato ad accettarmi per quella che sono.
Inoltre, ho cominciato ad affrontare nuove materie e nuove tematiche a me inizialmente
sconosciute, addirittura scoprendo nuove doti che non sapevo neanche di avere; questa è una
delle cose che preferisco della scuola, la possibilità di mettersi in gioco per progredire con
risultati sempre migliori. A questo proposito, penso che sia importante sottolineare che in
questi ultimi anni le mie responsabilità sono aumentate e di conseguenza anche la mia
autonomia e il mio senso del dovere sono cresciuti; per questo cerco sempre di sfruttare al
massimo la mia libertà di adolescente, di restare sempre fedele alla mia persona e alla realtà
che mi circonda, rispettando i miei ideali e gli impegni presi. Un’altra cosa che mi colpisce
particolarmente della scuola è il fatto che ogni giorno è caratterizzato da un particolare, che lo
rende diverso dagli altri; non ho mai pensato che l’anno scolastico sia monotono, al contrario,
ogni più piccolo minuto che ci trascorro, è speciale.
Spero che l’anno prossimo io possa sfruttare tutto ciò che ho immagazzinato in questo lungo e
interessante percorso delle scuole medie, sorridendo ad un passato a cui sarò eternamente
grata.
Lucrezia Spaziani - classe 3^A

Mi ricordo ancora il primo giorno delle elementari; ero emozionatissimo. Mia madre mi aveva
accompagnato insieme a mio padre, subito si misero a parlare con Suor Lina. Io me ne stavo
all’entrata e vedevo i miei compagni felici e sicuri, pronti a scegliere il loro compagno. In un
attimo tutti erano seduti e rimanevo solo io in piedi, così mia madre mi venne incontro e io
iniziai a piangere. Lei mi tranquillizzò e chiese a una mia compagna se potevo sedermi vicino
a lei. La ragazzina accettò un po’ scocciata e io lo notai. Fu da lì che tutto cambiò, scoprii un
lato di me molto agitato,timido e simpatico. Durante le elementari la maestra mi rimproverava
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di continuo, spesso mi mandava fuori dall’aula e io in pochi minuti scoppiavo a piangere. Non
mi interessavo dello studio, preferivo fantasticare con i miei giochi; soprattutto non conoscevo
bene la religione, in chiesa mi addormentavo sempre.
Le mie giornate erano insipide e noiose, mia madre lavorava e la mia unica compagna era la
fantasia. Si può dire che sono stato sempre autonomo, attivo, ma durante la mia infanzia il mio
carattere doveva ancora venire fuori. In quinta elementare ci fu una svolta, iniziai a essere più
responsabile e a dedicarmi di più allo studio. Diventai un po’ più calmo, cominciai a pensare di
più al reale, stavo crescendo. Me ne accorsi quando iniziai a pregare, a considerare Dio un
vero amico con cui parlare e confidarsi.
Ciò che mi fece maturare molto furono le riflessione che ci faceva fare la maestra in quinta
elementare: attraverso di esse riuscivo a confidarmi, a scoprire lati di me, prima non
considerati. In quei tempi arrivò un colpo grosso per me, la morte di mio nonno: in quei giorni
ero molto triste pensavo ai miei errori passati con lui. Passavo tutto il giorno a “rimpiangermi”,
a cercare ossessivamente di sfogarmi; prima di quel giorno non avevo mai pensato a quanto
fosse importante mio nonno per me.
Era la mia figura paterna, mi amava infinitamente, ma spesso non me ne accorgevo e
sbagliavo.
Con quella vicenda mi affidai molto a Dio e fu così che lo sognai subito e fui felicissimo.
Arrivarono le medie, ero emozionatissimo, ma non mi misi a piangere come alle elementari,
ero cresciuto e sapevo cosa mi aspettava: ero maturato, più serio ma sempre attivo e agitato.
In prima media sviluppai il mio lato riflessivo, che mi servì e mi serve tuttora per non
arrendermi agli ostacoli più grandi. Scoprii l’amicizia, per me molto importante e a distinguere
quelle giuste da quelle sbagliate.
Non mi sono mai fatto condizionare dalle persone che frequento e non lo farò mai, il mio
carattere è qualcosa di sacro e deve restare mio. In seconda media ero ancora più serio, mi
concentrai soprattutto nell’approfondire le mie conoscenze e mi dedicai molto agli amici. Fu un
periodo molto tranquillo della mia vita, in cui ci furono poche distrazioni.
Ed eccomi in terza, il periodo più confuso in cui mi trovo. Sono molto agitato, a volte serio, a
volte scherzoso, molto lunatico. Mi accorgo che sto cambiando un po’ in meglio e un po’ in
peggio. Sto maturando in fretta: il mio rapporto con i miei genitori, amici è incostante e sto
scoprendo cose del mio carattere che vogliono venire fuori al più presto. La mia mente mi
porta, spesso, agli esami dopo di che dovrò lasciare questa scuola, dove sono cresciuto e mi
butterò nel mondo delle Scuole Superiori.
Devo ringraziare questa scuola per ‘insegnamento della religione che mi ha donato, perché
grazie ad esso so a chi rivolgermi, a cosa pensare nei momenti più difficili della mia storia.
Grazie a Dio ho riscoperto la parte più bella della vita, la sorgente della felicità e dell’amore.
I rimproveri mi hanno aiutato a crescere e a capire la vera realtà; ma anche i consigli perché
grazie a essi il mio carattere si è arricchito di amore e di saggezza. Sono sicuro che proprio
questi non andranno mai via.
Ringrazio, infine, per le conoscenze, la cultura che mi hanno dato, a volte, insistendo sulla mia
attenzione, con esse mi hanno dato anche l’opportunità di diventare una persona giusta, leale
e acculturata. Uscirò da questa scuola pieno di tante altre qualità che non tutti sanno dare, tra
cui amore per gli altri e per Dio, rispetto e coraggio di affrontare le difficoltà della vita. Uscirò
nuovo, con migliaia di cose da raccontare, da ricevere e da completare; sono pronto per un
nuovo viaggio poiché attraverso quello che ho imparato in questi anni, so cosa mi aspetta e
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non mi dispiace affatto. Ringrazio tutti quelli che mi hanno aiutato, un giorno li ricorderò e
seguirò il loro passo.
Gianluca Lemme - classe 3^A

E’ bello ripensare ai vecchi amici, ai vecchi insegnanti, alla vecchia scuola e alle gite, fatte con
i tuoi compagni d’infanzia. Ho nostalgia delle elementari, ancora ricordo il primo giorno: le
maestre per ricordare il nostro nome, ce lo facevano scrivere su un cartoncino e quando
dovevamo andare in bagno, dovevamo alzare la mano facendo vedere il cartoncino. Ricordo
ancora la mia disciplina preferita: era la musica perché ci divertivamo a cantare e a suonare il
flauto e quando facevamo i saggi era meraviglioso. Alcune canzoni dovevamo scriverle noi.
Non mi piaceva la storia perché non riuscivo a ricordare tutte le date. Un’attività che mi
piaceva molto era quando la maestra di un’altra classe ci veniva a leggere dei libri e noi
dovevamo stare attenti perché ci faceva riassumere il contenuto. Quando tornavo a casa
volevo giocare con le bambole o volevo costruire le capanne, non mi piaceva fare i compiti.
Ripensando a questi momenti, sento fortemente che mi mancano… Vorrei tornare di nuovo
bambina per riviverli ancora. In quel periodo i miei unici pensieri erano le bambole e i cartoni.
Ormai sono grande e sono arrivata agli esami conclusivi del I ciclo di istruzione, la mia vita è
passata in un soffio… Tutte le risate fatte quando ero piccola e quelle che farò ancora, non me
le potrò mai dimenticare… Quando finì la 5^ elementare avevo paura di andare alle medie
perché non potevo andare più a scuola nella mia città, dove conoscevo tutti… Tutto questo mi
spaventava, ma mi sbagliavo.
Adesso che sono arrivata agli esami capisco che sono maturata molto e che posso migliorare
andando avanti… Posso capire anche molte cose che prima non capivo. Questo tema mi ha
fatto ragionare molto sul perché della mia vita, sul mio cammino ... Tutto aiuta ad essere
migliori per sé e per gli altri e a crescere non fisicamente ma nel cervello e nell’anima.
Nikita Badaloni - classe 3^A

Ricordo la mia vita, la mia scuola, i miei compagni, le mie insegnanti... Credo che nonostante
tutto, mi dispiace molto lasciare la scuola, perché è dall’Infanzia che sono in questa scuola ed
ho amici che conosco da circa dodici anni. L’ambiente delle superiori sarà molto diverso da
quello delle medie: dovrò innanzitutto stare attento alle compagnie che mi capiteranno, perché
io con il mio carattere “debole” sicuramente cadrò in qualche pasticcio. Poi dovrò studiare
molto di più, se vorrò diventare qualcuno nella vita. Inoltre ricordo la mia spensieratezza, non
avevo nessun tipo di problema e appena avevo una difficoltà, c’erano i miei genitori che me lo
risolvevano; ora mi aiutano ugualmente, però a volte mi dicono che devo cavarmela da solo.
Inoltre ricordo alcuni dei miei vecchi amici, che ora per motivi di famiglia, sono dovuti emigrare
in altri paesi dell’Italia e li sento solamente ogni tanto tramite Internet o lettera. Io spero che
alle superiori riuscirò a fare amicizia come alle elementari e alle medie, senza essere mai
escluso o preso in giro. Credo che, grazie al mio carattere, riuscirò ad avere molti coetanei che
mi vorranno bene. Poi, nella scuola dove andrò, ci sono già diverse persone che conosco.
Questo mi rallegra, con loro sono al sicuro. Spero soltanto che quando gli esami saranno
terminati, saprò reagire bene, senza soffrire molto per la mancanza dei miei attuali compagni

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ed inoltre spero che alle superiori riesca a fare amicizia il più presto possibile con le persone
nuove.
Edoardo Violet - classe 3^A

Sono arrivato! Sto per varcare la soglia che mi permetterà di uscire dal mio mondo di bambino
e di ragazzo per entrare in uno completamente nuovo. Prima di partire, voglio voltarmi e dare
uno sguardo a quello che è stato il mio percorso nella scuola dove ho passato i miei primi 12
anni di vita!! Tutto è partito dall’Infanzia, dove mi sono fatto degli amici, uno dei quali
Tommaso, seguito da Matteo ... Per quanto mi ricordi, ho passato bellissimi momenti. Come
maestre avevo Sr Paola, Mara e, successivamente, Simona. Mi è rimasto molto impresso il
fatto che quando facevamo macello Sr Paola mi metteva seduto sopra l’armadietto e lei si
metteva davanti così non potevo scendere, qualunque movimento facessi, lei riusciva ad
afferrarmi. Ricordo un particolare quando ognuno di noi doveva disegnare sulla prima pagina
del quaderno il ritratto di se stesso ed il mio, come tutti, era venuto letteralmente “obbrobrioso”
e Suor Paola li fece vedere uno per uno a tutta la classe, facendoci vergognare terribilmente.
Mi piaceva molto anche quando ci facevano ritagliare delle figure con dei “punteruoli” che non
erano altro che bastoncini di plastica che avevano all’apice una punta di metallo.
Poi sono arrivato alle elementari e con Sr Lina ho passato altri due anni, in seguito è stata
sostituita da Sara, una bravissima insegnante. Credo che ci abbia preparati bene per la scuola
secondaria di I grado, anche se (come tutti i professori) aveva modi che suscitavano rabbia nei
confronti di noi alunni, come dare troppi compiti per casa.
Il suo modo di insegnare era assai diverso da quello di Suor Lina, questo è dato anche dal
fatto che mi hanno seguito in momenti molto diversi della mia crescita. Per esempio Suor Lina
ci portava sempre a vedere “Mr. Help”, un programma tv che faceva conoscere ai bambini
alcune problematiche, invece Sara ci faceva vedere i “Promessi Sposi”.
Quando c’era ancora Suor Lina io scrissi un libretto dal titolo “Pinco Pallino” e mi ricordo il suo
viso ed il suo splendido sorriso che sembrava dicesse: “Sono fiera di te”.
In quinta elementare c’è stata la santificazione di Rosa Venerini, la nostra amata Fondatrice ed
è stata strepitosa sia dal punto di vista religioso (anche se quella messa è stata dura da
reggere con la vescica piena!), sia dal punto di vista del divertimento. Io stavo in camera con
Tommy, mio fratello e Federico De Stefano e ci siamo divertiti molto.
Ho fatto un altro passo molto grande andando in prima media ed uno dei ricordi più brutti è
stato uno dei primi giorni, quando all’ora di geografia la nuova prof.ssa mi chiese una cosa che
non sapevo e feci fin da subito una brutta figura. La stessa cosa accadde con la prof.ssa di
Matematica il giorno del test d’ingresso, quando mi “beccò” a mandare bigliettini per sapere le
risposte.
Sia in prima che in seconda media non ho mai dato il meglio di me e prendevo voti che non
erano alla mia altezza (anche se erano comunque buoni). La cosa strana è che ho iniziato a
prendere voti veramente belli ed alla mia altezza dal 12 febbraio 2010 in terza media, quando
Christian mi ha scaraventato sulla panca del corridoio, facendomi sbattere fortemente la testa!
Il colpo alla testa mi ha fatto capire che era importante studiare bene per superare al meglio
l’esame conclusivo del I ciclo di istruzione. Esame che mi permetterà poi di cambiare stile di
vita, aprendomi la strada alle superiori.

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Devo molto a questa scuola perché mi ha fatto crescere, non solo di mente ma anche di fede;
mi ha dato solide fondamenta che mi serviranno nella vita e gliene sono grato. Vorrei
ringraziare anche i professori che hanno sempre puntato molto su di me e vorrei citare al
primo posto la prof.ssa Annalisa Appiotti che ha sempre creduto in me e mi ha sempre
incoraggiato. Un po’ mi dispiace lasciare questa scuola, perché in essa ho un mucchio di
ricordi. Essa mi ha permesso di conoscere persone nuove, di scoprire cose che altre scuole
non avrebbero saputo farmi apprendere, come la fede Cristiana.
In conclusione, ma forse la più importante è che mi mancheranno gli amici perché la scuola
era l’unico modo per stare insieme; adesso tutte le marachelle e le birichinate che abbiamo
combinato (tralasciando i particolari…) non saranno più possibili perché ci separeremo e
andremo quasi tutti in scuole diverse. E’ ora di andare, issiamo le vele e prepariamoci per
andare nei grandi oceani, lasciando il piccolo mare.
Umberto Carletti - classe 3^A

Prima di trovarmi faccia a faccia con il liceo e l’imminente futuro ho avuto molto di superare,
scolasticamente parlando, diversi ostacoli nell’imparare, fin da piccolo, come prepararmi al
selvaggio mondo, in cui mi troverò, soprattutto nel conoscere nuovi compagni e socializzare
con loro. Fra tutte le differenze tra ieri e oggi, ricordo le materie che prima affrontavo con la
mente da bambino ed oggi con pensiero di adolescente. Dopo ben otto anni di studi si
imparano parecchie cose, sia di storia o di matematica che di altre discipline…Questi sono i
“pezzi” di un uomo da costruire con il tempo, maturando insieme al corpo. Nel lungo cammino
dell’apprendimento che conduco da parecchio, non avrei potuto fare a meno di amici che mi
supportassero moralmente, equilibrando il tempo, fra studio e gioco insieme. Vedendomi già
salpare, posso solo ripensare ad eventi futili o seri che, insieme, mi hanno formato col passare
del tempo e che ancora appariranno nella vita. Per citarne alcuni futili, ad esempio, c’era un
periodo in cui io e i miei amici facevamo cavolate insieme, tutti i giorni, girando per Ancona.
Ricordandone alcuni seri, penso a quando, d’estate, dormivamo insieme e facevamo discorsi
complessi con tematiche antiche riguardanti noi, l’universo e la vita. Quei precisi momenti mi
hanno portato, in qualche strano modo, ad oggi. Nel corso della vita scolastica molti professori
mi hanno dato conoscenze sempre maggiori e mi hanno accompagnato nel percorso di
maturazione.
Le persone che in assoluto mi hanno dato di più di tutti sono sicuramente i miei genitori, che
mi hanno cresciuto, educato, portato avanti nello studio e nella vita, facendo per me solamente
cose che mi avrebbero portato a risultati migliori, dandomi dei freni inibitori quando mangiavo
troppo, oppure rispondendo alle mie continue e pressanti domande, mantenendo sempre la
calma. Praticamente tutti quelli che ho conosciuto nella mia vita sono stati di basilare
importanza per una formazione adeguata, ma è finito il tempo di guardarmi indietro, perché
adesso bisogna cominciare a guardare avanti con fermezza e pienezza di sé.
Tommaso D’Alfonso - classe 3^A

Pochi giorni fa ho fatto un sogno che mi fa pensare proprio all’argomento del tema che sto per
scrivere... Erano finite le vacanze estive e si doveva tornare a scuola… Era il primo giorno
delle superiori ed ero spaventatissima ed agitata... Ero entrata in classe, avevo conosciuto i
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nuovi compagni ed i nuovi professori... Dopo un po’, però, mi sono messa a piangere ed un
professore mi ha chiesto con molta gentilezza il motivo del mio pianto. Io ho cominciato a
spiegargli quanto “MI MANCAVA LA SCUOLA PRECEDENTE.… I PROFESSORI E I
COMPAGNI. Piangendo gli ho raccontato tutti i miei ricordi… la nostalgia che mi assaliva, la
paura della nuova realtà. Tutto mi sembrava difficile ed era come vivere un brutto incubo...
Mentre raccontavo stavo sempre più male, ma ad un tratto è successo qualcosa di strano
come se il sogno e la realtà si confondessero, mi sentivo già proiettata nel futuro e l’incubo del
cambiamento si faceva sempre più brutto e così di colpo ho realizzato che presto tutto ciò
accadrà davvero...
Dopo questo sogno ho capito che se uno piange, vuol dire che è stato bene.
Quindi, quando lascerò la scuola media, guarderò indietro e sicuramente rivedrò tutte le cose
belle e brutte passate: interrogazioni, gite, feste e soprattutto quando sono arrivata in prima
media e non conoscevo nessuno, poi l’anno successivo: la seconda media quando già
conoscevo tutti e mi sentivo più sicura e la terza media, l'ultimo anno, difficile ma triste perché
dovevo lasciare tutto…
Mia madre per rassicurarmi su questa preoccupazione, dice che passerà, io invece sono
convinta che tutti i momenti sia belli che brutti, compagni, professori e la scuola rimarranno
per sempre nel mio cuore e segneranno la mia vita futura, mi seguiranno dando un grande
significato alla mia esistenza. Grazie scuola, grazie vita, che mi regali grandi emozioni per
farmi crescere.
Sofia Giannini - classe 3^A

L’argomento di questo tema mi coinvolge in prima persona. Il giorno degli esami è, infatti,
quasi alle porte e, preparati o no, ci preoccupa un po’. È la prima prova impegnativa che noi
affrontiamo senza che ci venga dato alcun aiuto e per questo l’atmosfera che si crea è
pesante e colma di suspense. Nel momento in cui “Apro la finestra e mi vedo già salpare”
siamo appena usciti da questa prova difficile verso una nuova scuola. Le novità che si
apriranno davanti sono tante e ci impegneranno sicuramente. Si tratterà di entrare nei ritmi di
un lavoro nuovo, si dovranno ricreare i nostri legami con nuove persone che non conosciamo.
Inoltre, la perdita della propria sicurezza, di fronte a situazioni nuove, diventerà sicuramente
pesante e questo non giova affatto alla persona. Questi saranno i principali pensieri di coloro
che avranno superato l’esame. I bocciati si dovranno solamente rassegnare a restare nella
vecchia scuola o cambiare.
Per i premiati rimarrà il ricordo soprattutto della fatica e dell’impegno per il passaggio, ai puniti
rimarrà lo sconforto di non aver vinto una battaglia, pur non avendo perso la guerra della vita.
Quelli dalla parte dei ricompensati dal proprio lavoro, di cui spero far parte, avranno comunque
davanti a sé delle riposanti vacanze.
Saremo in seguito felici se ritroveremo nella futura classe qualche nostro vecchio compagno
della scuola precedente… Resteranno contatti telefonici anche o qualche appuntamento al
centro storico o al cinema. L’amicizia ci terrà uniti anche a distanza e così pure la memoria.
Personalmente, i miei primi ricordi che affioreranno saranno quelli vissuti, entrando nella
Scuola Secondaria di I grado, era strano quel nuovo ambiente e facevo fatica a memorizzare i
nomi dei nuovi compagni. Erano persone completamente sconosciute per me e questo ha
causato dei problemi. Dal secondo anno le cose sono andate meglio e ho cominciato ad avere
più chiarezza sugli alunni delle varie classi. Ho fatto anche delle amicizie con ragazzi più
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grandi di me. E’ stato l’anno in cui tutto mi è sembrato più bello, perché ormai mi ero
ambientato.
Sarà naturale ricordare i professori, alcuni amati e altri meno, che si sono prodigati in pazienza
e sapere per insegnarci le varie discipline e allargare la nostra mente su nuovi argomenti.
Ebbene, io credo che attraverso il loro lavoro, essi ci hanno dato un importante aiuto per il
futuro. È ciò che spesso ci viene ribadito proprio da loro. Inoltre, sanno anche di essere fin
troppo benevoli con noi, poiché i professori che li seguiranno, nelle scuole dove andremo,
saranno molto più freddi e severi.
Ognuno porta con sé non solo i lati belli, ma anche quelli oscuri.
Il senso di fraternità e di amore è ciò che dobbiamo conservare come eredità della nostra
vecchia scuola. E’ nelle vacanze, quando vieni separato dai ritmi frenetici della scuola e dalla
confusione della marmaglia scolastica, che ti rendi conto del valore di quei ragazzi, che a volte
ti hanno annoiato o disturbato con la loro esplosività e incostanza, ma essi rappresentano la
vera gioia del vivere quotidiano.
Carlo Camangi - classe 3^A

“Apro la finestra e mi vedo salpare”… questa espressione mi ha fatto molto riflettere ed è


stata molto importante per me. Mi ha fatto venire in mente un’immagine di un cielo blu senza
nuvole. Rivedendo la mia vita, mi sembrava di nuotare in questo stupendo cielo.
“Ma mi volto indietro e ricordo” questa è la parte che mi ha fatto pensare di più e sono scorsi
nella mia mente, come le immagini di un film, gli anni vissuti in questa scuola: i momenti belli
ed anche quelli meno fruttuosi. E’ giunto il momento di salpare per altri lidi, speriamo di trovare
sempre tanto amore e tanta comprensione. I sogni sono sempre fantastici, mi bisogna aprire
gli occhi e vivere passo dopo passo la realtà.
Gabriele Rossi - classe 3^A

Il titolo scelto per questo tema , svolto da noi ragazzi di terza media, mi sembra molto bello
poiché nella sua semplicità raccoglie un po’ tutte quelle riflessioni che soprattutto in questo
periodo siamo indotti a fare. L’anno prossimo passeremo , si spera tutti, alla scuola superiore e
i cambiamenti in diversi aspetti non saranno indifferenti. Da un lato tutti cerchiamo di crescere
il più in fretta possibile e non vediamo l’ora di diventare “grandi”, di affrontare nuove
esperienze ma in fondo in fondo c’è sempre il timore di ritrovarsi in situazioni sconosciute e per
questo si preferisce “voltarsi e tornare indietro”. Per me, questa espressione, significa non
voler dimenticare; significa ricordare tutti i bei momenti passati e perciò in qualche modo “non
voler andare avanti”, ma piuttosto rimanere dove si sa di stare bene. Anche se frequento
questa scuola solo da tre anni, ricordo anche io tanti bei momenti passati qui, insieme a tutti i
miei amici; spero di ritrovare questo clima familiare anche nei prossimi anni e sono sicura che
non dimenticherò le tante belle esperienze vissute in questa scuola.
Martina Santilli - classe 3^A

L’addio alle medie e l’addio a questa scuola che mi ha accompagnato per circa otto anni della
mia vita mi rattrista un po’. Se penso a tutti i professori, a tutti i ragazzi e a tutte le conoscenze
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che ho fatto grazie a questa scuola l’idea di lasciarla mi fa stare un po’ male. Sono sicuro che
in nessun altra scuola troverò l’ambiente che ho trovato qui in questi stupendi anni.
Personalmente in questa scuola mi sono sempre trovato bene forse anche perché qui è tutto
molto tranquillo e se succede qualcosa, si riesce a risolverla in un batter d’occhio.
Ormai sono affezionato a questa scuola e a tutto quello che c’è qui dentro. Essa mi ha
insegnato molte cose, non solo studiare, mi ha fatto anche capire molte cose importanti per la
vita di tutti i giorni…per questo la devo ringraziare.
Voltandomi indietro ricordo anche il mio primo giorno di scuola media: ero molto emozionato e
non vedevo l’ora di iniziare il mio cammino. Da quel momento il tempo è passato velocissimo
ed oggi mi ritrovo alla fine di questo ciclo scolastico. Devo ringraziare tutti i professori e le
professoresse di questa scuola per tutto quello che hanno fatto per me. Sono sicuro che mi
mancherà tutto di questa scuola dallo studio alle risate fatte con gli amici. Già sento che una
volta fuori proverò una grande nostalgia per queste aule con tutto ciò che contengono e
prometto che tornerò per rivederla e salutare le persone che mi hanno accompagnato in questi
anni. Se mi guardo indietro penso che mi dispiace lasciare questa scuola per tanti motivi, ma
so che per continuare il mio cammino di studente e di “futuro uomo” devo farlo.
Voltandomi indietro e ripensando al passato, mi vengono in mente anche tutte le sgridate
prese dai vari professori e di quanto, in quel momento li abbiamo odiati noi ragazzi, gli stessi
che oggi non vorremmo mollare. Mi piacerebbe che tutte le scuole fossero come questa, per
trovare lo stesso stupendo ambiente.
Spero che il prossimo anno faccia buone conoscenze e che il mio rapporto con i professori sia
come quello che ho avuto fino ad ora. Devo anche ringraziare tutte le suore perché ci hanno
accolto con un calore straordinario… Insomma che questa è una scuola fantastica lo sapevo
già, ma non sapevo ancora che mi sarebbe dispiaciuto così tanto lasciarla.
Alessandro Sacchi - classe 3^A

RICORDI

...Ricordo i giorni in quella prima, ...Vedo i giorni in quella seconda,


siamo tanti, ma c’è spazio, siam di mezzo, ma esaltati,
quando, da giù in fondo ai primi da una vita ancora lunga
banchi, che apre gli occhi di incoscienza.
si volava di fantasia.
Frutti a metà stagione,
Sulle sedie stavano, ancora aspri ed amari,
circuiti laboriosi, i vermi ci son sempre,
alla fine si vedrà, rifugiamo nei nostri cari.
quali macchine saranno.
Vivo i giorni in questa terza,

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fra dolori ed amicizie ma ora ha inizio..
mi consolo in quel che resta... la mia festa!!!

Sergio Andreucci - classe 3^A

MAESTRE PIE VENERINI


Scuole Infanzia – Primaria e Secondaria I Grado Paritarie
Via Matteotti, 21 - 60121 ANCONA
Tel. 071.200519 - Fax 071.2076462
info@scuolavenerini.an.it

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