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Calendario vaccinale

“… Ogni cosa al suo tempo…”

La somministrazione del vaccino è una pratica ormai consueta nella vita di ogni
giorno e ha permesso di prevenire l’insorgere di malattie e, quindi, il raggiungimento
di uno stato di immunità contro determinati patogeni.
Scaturisce da ciò che tale somministrazione deve avvenire in tempi utili e adeguati (di
qui la scelta del sottotitolo “Ogni cosa al momento giusto”).
Lo strumento con cui sono disegnate e rese operative le strategie per ogni vaccino è
rappresentato dal calendario vaccinale per la cui formazione occorre tener conto di
esigenze di ordine epidemiologico, immunologico e pratico.
I caratteri di ordine epidemiologico prevedono che l’immunizzazione avvenga
prima dell’esposizione al rischio, tengono conto degli eventuali effetti collaterali del
vaccino e delle eventuali complicazioni della malattia secondo l’età.
I caratteri di ordine immunologico prevedono il controllo delle interferenze con gli
anticorpi di origine materna, tengono conto del numero di dosi e dei relativi intervalli
richiesti per ottenere una risposta protettiva, dell’interferenza tra antigeni vaccinali
somministrati contemporaneamente e della durata della copertura vaccinale.
I caratteri di ordine pratico tengono conto del numero di vaccini da inserire nel
calendario, della disponibilità dei vaccinati «combinati», del numero di richiami e
dell’organizzazione della somministrazione.
Tale calendario, per quanto possa apparire rigido, deve essere uno strumento
flessibile e aggiornato sulla base sia della disponibilità di nuovi vaccini che
sull’evoluzione della situazione epidemiologica (un esempio, può essere la
vaccinazione contro il Variola virus, che causava nell’uomo vaiolo, eradicato nel
1980, che è stata abrogata nel 1981, nonostante le ultime vaccinazioni risalgano al
1977) [1].
Al fine di ottenere una memoria immunologica all’interno dell’organismo (essa
consiste nel fatto che l’organismo è in grado di “ricordare” un precedente contatto
con un antigene o di reagire ad un secondo contatto con esso più prontamente e con
maggiore intensità), alcuni vaccini sono somministrati con richiami a distanza
variabile.
È emerso che intervalli superiori a quelli stabiliti dal calendario non modificano la
risposta immunitaria sia verso i vaccini vivi attenuati che i vaccini inattivati, che
richiedono più di una dose per completare l’immunizzazione primaria.
Giorgio Zucaro Classe: IIB Liceo Classico “A. Oriani” Pagina 1
Analogamente, un ritardo nell’esecuzione dei richiami non sembra modificare la
risposta anticorpale. Sulla base delle conoscenze attuali (Atkinson WL et al, 2004) e
dell’esperienza di altre Amministrazioni Sanitarie (statunitensi e inglesi in primo
luogo) (CDC, 1994 e 2002; American Academy of Pediatrics, 1994), l’interruzione
anche prolungata della serie d’inoculazioni della vaccinazione primaria, come un
ritardo nell’esecuzione di un richiamo, non comporta la necessità di ricominciare da
capo la schedala vaccinale.
Un opportuno calendario vaccinale ha due effetti: innanzitutto, uno diretto, in cui una
frazione della popolazione ospite viene inserita direttamente nella classe immune, e
una indiretta, in cui un minor numero dei casi di infezione implica una forza
dell’infezione più debole (Herd immunity).
Normalmente, il calendario è lo stesso in tutto il pianeta. Tuttavia, in alcune parti le
tempistiche di somministrazione variano a causa delle differenze di diffusione dei
patogeni.

SITOGRAFIA:
[1]
 https://www.epicentro.iss.it/vaiolo/
 http://www.unife.it/medicina/lm.medicina/studiare/minisiti/igiene-e-statistica-
medica/modulo-di-igiene-generale-ed-applicata/2017-18/lez-8-definizione-
calendario-vaccinale.pdf

Giorgio Zucaro Classe: IIB Liceo Classico “A. Oriani” Pagina 2

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