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Processo romano

Il processo civile romano conosce 3 fasi storiche, seppur ci sia una sovrapposizione
1. Processo per legis actiones: nascono dai mores (consuetudini) e dalle leggi,
La più antica e più importante legis actio è la LEGIS ACTIO SACRAMENTO, distinta in rem e in
personam. La caratteristica più importante è la presenza del sacramentum, un giuramento sotto
forma processuale, momento storico in cui la religione aveva un'impronta pesante, le parti che si
trovano nel processo, attore e convenuto, sono tenuti a giurare sulla fondatezza della loro pretesa o
sula giustizia della loro posizione. In origine, veniva invocata anche la divinità per il giuramento.
Ne consegue che colui che soccombe, non solo ha perduto nel processo, ma è uno spergiuro, ha
giurato il falso in processo e sotto giuramento. I giuristi romani interverranno inserendo la FINZIONE
PER SOSTITUZIONE, in molti istituti entra la fictio, si trasforma il giuramento in una scommessa di
denaro, per una ragione sociale, in quanto sacramentum significava anche scommessa, perciò chi
perdeva non veniva ucciso ma doveva pagare una somma di denaro.
Non comportava solo il dolo, ma anche una serie di conseguenze gravi per cui gli stessi giuristi hanno
utilizzato il concetto di fictio. Fictio non significa mentire sulla realtà, corrisponde a un raffinato
strumento tecnico processuale, con cui il magistrato dà il potere al giudice di decidere la controversia
come si fosse verificato un elemento della fattispecie necessario per ottenere quel risultato, ovvero di
ritenere come non avverato un certo elemento. Es. nell'usucapione, modo di acquisto a titolo
originario, è necessario il decorso di un certo periodo di tempo, dunque si ricorre alla FICTIO
TEMPORIS, si finge che sia decorso il tempo necessario. La fictio permette di limitare alcuni effetti, per
considerare come non avverato un effetto che avrebbe causato conseguenze negative. Il
sacramentum dunque viene anche identificato come scommessa, ricorrendo alla fictio, senza
diventare spergiuro il soccombente doveva solo pagare. Era anche una paralisi alla tutela
processuale.
Esistono 5 legis actiones:
A. Actio sacramento:
1- in rem, si hanno 2 contendenti sullo stesso piano, dunque due attori, uno instaura il
procedimento. Esistevano 2 tipi di vendetta: la vindicatio e la contravindicatio.
2-in personam: tutela dei diritti soggettivi relativi, abbiamo un rapporto obbligatorio, dedotto
in via generale laddove non ci sia un'altra specifica.
B. Azioni dichiarative/di cognizione : che constano di 3 modelli che servono ad accertare
processualmente come si sono svolti i fatti. Afferma in forma vincolante per entrambe le parti come
sono andate le cose. A seguito della condanna, il convenuto condannato non agisce, lascia che la
controparte decida sulla sua sorte. Il processo romano non prevede mai l'ESECUZIONE IN FORMA
SPECIFICA, il giudice non può condannare a restituire uno schiavo (ad es.), il giudice è un cittadino
investito del potere di dichiarare una sentenza esclusivamente per quella lite, non è un magistrato
con poteri particolari e incisivi sulle parti. La condanna dunque è sempre una estimatio economicas,
perché si valuta economicamente l'interesse leso alla parte vincitrice. Dunque, in quanto non
esistono esecuzioni specifiche, il convenuto potrebbe non adeguarsi all'ordine della sentenza, ma
invece, per evitare ciò, l'ordinamento prevede un'ulteriore fase esecutiva, una serie ti atti che
giungano a costringere il convenuto ad adeguarsi alle sentenze.
-Legis actio per conditionem, mentre la legis actio sacramento ha un carattere generale, la legis
actio per conditionem ha carattere speciale, quindi è relativa a particolari rapporti in virtù della
lex Sillia e della lex Calcurnia, va esperita laddove la pretesa riguardi una somma certa di
denaro o una res certa.
Nel processo aureo e classico, per formulas, non si parla di actio di mutuo, ma di conditio
certae creditae pecuniem e conditio certae creditae rei -> conditio che riguarda una quantità di
denaro o di cose fungibili. All'epoca dei romani il mutuo era senza interessi, in quanto
altrimenti non sarebbe stato un mutuo, ma una locazione di denaro dietro una pagamento di
un canone.
-Legis actio per iudicis arbritive postulationem, si richiede al magistrato la nomina di un iudice
o di un arbiter a seconda dei due rapporti: il giudice è nominato per la tutela della stipulatio, se
la necessità è di porre in essere un giudizio divisorio si chiede l'intervento di un arbitro, quando
ci sia una comproprietà pro indiviso. Anticamente, quando si ereditava dal paterfamilias si
creava un consorzio, una comproprietà pro indiviso per non smembrare il patrimonio.
-> L'efficacia della decisione dell'arbitro non è meramente dichiarativa, ma ha valore
COSTITUTIVO. Nel momento in cui vengono costituite le quote, il diritto esclusivo sorge in quel
momento in virtù della decisione dell'arbitro.
La funzione del giudice privato cessa nel momento in cui esprime la sentenza, in quando non ha
gli ufficiali giudiziari e per la struttura stessa del processo romano.
Il processo (sia per legis actiones che per formulas) passa per due momenti interni al processo:
-IN IURE: comparizione delle parti davanti al magistrato, il PRAETOR, che svolge una sommaria
cognizione, per valutare che la pretesa avanzata dall'attore non sia infondata. Concede alle
parti la formula necessario, nomina il giudice privato e invia le parti alla decisione davanti al
giudice privato, un comune cittadino dotato di BUON SENSO, ONORABILITA' e che abbia il
minimo di conoscenza del diritto privato per decidere.
-APUD IUDICEM: l'alternativa è l'assoluzione del convenuto chiudendo il caso, o la condanna
del convenuto che dovrebbe adeguarsi al pagamento della litis estimatio, che corrisponde al
valore dell'interesse leso. Anche oggi una volta emessa la sentenza il giudice finisce il suo ruolo,
l'attore vittorioso deve muoversi se il convenuto non adempie al pagamento.
C. Azioni esecutive: per fare in modo che il convenuto condannato paghi la somma stabilita dalla
sentenza. Terminata la fase cognitionem, se manca l'adempimento spontaneo del debitore, l'attore
si muove con un'azione esecutiva.
-Legis actio per manus iniectionem: l'impossessamento di un bene, forma esecutiva sulla
persona del debitore insolvente.
-Legis actio per pignoris capionem: quasi uno strumento extra-processuale di garanzia. Per
certi rapporti era consentito al creditore impossessarsi di beni di proprietà del debitore -> il
PIGNUS, il pegno e l'ipoteca di oggi che sono garanzie reali del diritto privato. Si usava per il
pagamento del soldo militare, per transazioni di tipo religioso-rituale, per l'attività dei banchieri
(gli argentari).
Le azioni esecutive in generale accettano la libertà del convenuto di non adeguarsi all'ordine del
giudice di merito, ma non facendolo si instaurerà un sistema esecutivo le cui conseguenze
saranno negative. Il GARANTE dell'intangibilità della MANUS sarà il PRAETOR, che legittima il
creditore ad incatenare il debitore, che diventerà uno schiavo da poter vendere --> SALVO CHE
si presenti un VINDEX, un garante che sostituisce la persona del debitore che diventa libero, è
un uomo libero che libera lo schiavo e ha a suo carico il procedimento attraverso cui può
dimostrare che la pretesa dell'attore non era legittima, se vince la causa si chiude il tutto. Se il
vindex soccombe, sarà condannato al doppio. Alla base vi era un forte rapporto politico,
affettivo, di stirpe, tale per cui, ritenendo di dover salvare il convenuto, si presentava come
garante --> forme di solidarietà della Roma arcaica, perché le gentes nascevano come difesa
della stirpe.
Erano caratterizzate da un rigido formalismo, per questo successivamente si cercò di evitare il
formalismo. Nel processo per legis actiones le formule processuali erano tali e dovevano essere citate
in tal modo, qualora fossero state modificate, la causa poteva essere persa. Una delle azioni era
contro colui che avesse tagliato alberi dei fondi altrui, actio de arboribus succidis. A Roma vige il
principio cardine delle istituzioni di diritto processuale, il principio NE BIS IN IDEM = non è possibile
agire contro la stessa parte per lo stesso oggetto due volte di seguito. Se il convenuto viene assolto
una volta, l'attore non può ripresentarsi per fargli causa. I gradi del processo moderno sono una
rivisitazione del ne bis in idem. Il popolo romano comincia a non tollerare il formalismo. Si sarebbe
dovuto abolire il sistema processuale o trovare un nuovo sistema per svincolarsi dal formalismo.
2. Processo per formulas (formulare), nasce dalla collaborazione tra giuristi e magistrati, la migliore
struttura del diritto romano. Nel III sec a.C., il praetor (non urbano, che aveva potere solo su un
territorio) peregrinus (CHE AMMINISTRA LA GIUSTIZIA LADDOVE UNA PARTE SIA STRANIERA E UNA
PARTE ROMANA) trovò una soluzione per ovviare al formalismo delle legis actiones, era un
magistrato con cittadinanza romana che amministrava fuori dal territorio urbano la iurisdictio dei
romani e degli stranieri, dunque non poteva usare il ius civile, ma il ius gentium -> patrimonio
comune a tutti i popoli usato anche per i romani. Il praetor peregrinus non applica le legis actiones
perché di ius civile, dunque solo per i romani. Si elabora un sistema delle formule, da applicare
nella:
 fase in iure
 fase apud iudicem
Il pretore peregrino comincia a creare le formule processuali sulla base del suo imperium (un
frammento del potere assoluto suddiviso tra le personalità più affluenti della Roma antica, per cui i
pretori usavano il loro imperium per la iurisdictio del processo civile) specializzato nella iurisdictio,
non potendo concedere le legis actiones. Le formule sono documenti scritti che contengono gli
elementi e l'attribuzione dei poteri , in modo da poter stabilire il verdetto della sentenza.
Se la causa fosse stata ritenuta meritevole di tutela, l'azione è tutelata e caratteristica di una specifica
FORMULA, contenente le PARTES FORMULARUM, identificate da Gaio. Il sistema autoritativo
formalistico (basato sul ius civile immodificabile) viene sostituito da un sistema meno formalistico e
più funzionale. Il documento viene consegnato alle parti, definisce la controversia, attribuisce il
potere al giudice e le parti si presenteranno ab iudice per la decisione.
La formula è un atto scritto attraverso cui le parti possono recarsi dal giudice privato e far decidere
nel merito.
Le parti della formula per Gaio(IMPO PER ESAME, stanno sotto):
 La nomina del giudice, è importante che l'imperatore individui il giusto giudice.
 Intentio, cioè la pretesa (petitum) dell'attore, che può essere certa o incerta, se incerta l'intentio è
anticipata da una demonstratio -> causa petendi. Esiste una variazione delle modalità di
procedimento
 la condemnàtio, potere di condannare, ma anche di assolvere il condannato
Queste sono le parti comuni della formula di Gaio, alle quali si aggiungono:
 l’adiudicàtio, clausola propria dei giudizi divisori
 La exceptio, che è onere del convenuto che ha gli elementi che servono per ribaltare la pretesa
dell'attore
 La transatio
 La prescritio
Accade che i romani si chiedono perché utilizzare un diritto diverso per i romani, il pretore urbano
adotta lo stesso sistema per abbandonare le legis actiones. Il diritto del processo per formulas diventa
ORDO IUDICIORUM PRIVATORUM, l'ordine dei giudizi tra privati, malleabile in base al pretore che dà
vita all'editto del pretore, che con Adriano diventerà editto perpetuo (provinciale o urbano).
3. Processo di cognitio extra ordinem, perché al di fuori dell'ordine delle norme, nasce
dall'organizzazione assunta con il principato.
 
Nel 27-23 a.C. si stabilizza il potere di Ottavio, poi Ottaviano, che diventa poi AUGUSTO, in quanto
nessuno si era mai chiamato Augusto, che evoca:
o Auctoritas
o Augurium (potere religioso)
o Augere (comando dell'esercito)
Con lui si modifica l'impero, dunque la RES PUBLICA cede il passo al PRINCIPATO (ultima parte del I
sec a.C.)-> TRASFORMAZIONE BUROCRATICA DELL'IMPERO, dunque il diritto del processo formulare
continua ad esistere, ma si pone il problema di potersi dirigere dal governatore del luogo in cui si
abita -> il governatore della provincia aveva allo stesso modo una parte dell'imperium per poter
amministrare il proprio territorio. Dall'imperium derivava la iurisdictio, perciò diventa semplice
rivolgersi al governatore provinciale, con riferimento alla cognitio extra ordinem, chiedendo che la
causa si risolvesse per mano del governatore che faceva riferimento sempre all'imperatore. La
cognitio extra ordinem ottiene una cristallizzazione con l'impero di Diocleziano, per cui anche il
sistema processuale risponde alla struttura amministrativa dell'impero.
L'impero di Diocleziano era così diviso (PARTIRE DAL BASSO):
A. PROVINCE con il magistrato che era il GOVERNATORE, il quale delegato dell'imperium
dall'imperatore aveva la iurisdictio. Corrisponde al giudizio di primo grado del processo moderno.
Egli decide in I GRADO. Varie province dell'impero hanno un superiore gerarchico.
B. Più governatori provinciali sono soggetti al potere gerarchico di un VICARIO, con direzione
amministrativa della DIOCESI. Il vicario può rivedere le decisioni giurisdizionali del governatore,
promuovendo una sorta di appello, che corrisponde ad un II GRADO.
C. Più diocesi sono soggette al PRETORIO dei 4 PREFETTI, 4 collaboratori più stretti dell'imperatore,
decidono anche della vita dell'imperatore stesso. (Ulpiano venne ammazzato dai suoi pretoriani,
seppur fosse uno dei 4 prefetti.) la decisione del vicario può essere impugnata dal prefetto (III
GRADO) o dal tribunale dell'imperatore. Appellandosi al prefetto del pretorio, non si può rifare
causa appellandosi al tribunale dell'imperatore, perché le decisioni dei prefetti erano VICE SACRA
(decisioni come se fossero prese dall'imperatore stesso).
Particolarità di tale giurisdizione:
1. La prima eccezione fondamentale di tale giurisdizione rispetto alle legis actiones e alle formulas era
l'APPELLABILITA', dunque la nascita degli appelli. Si tratta di un sistema gerarchico e semplificato,
perché permette di risolvere la causa appellandosi al governatore di provincia, con la possibilità di
far rivedere 3 volte la decisione presa laddove non fosse di proprio gradimento.
2. Un'altra caratteristica della cognitio extra ordinem era la POSSIBILITA' DELL'ESECUZIONE FORZATA,
le fonti dicono la MANU MILITARI.
3. Un'altra novità era l'ESECUZIONE IN FORMA SPECIFICA.
4. SPESE, si poteva condannare alle spese, perché l'amministrazione pubblica si muove in tal senso e
valuta a quanto ammontano le spese del processo.
5. INSTAURAZIONE, le modalità d'instaurazione del processo per conditio extra ordinem varia rispetto
alle altre due modalità.
 
Processo per formulas
SINGOLE PARTI DELLA FORMULA
Gaio ne cita alcune, dava per presupposte alcune di esse che emergono in maniera sistematica.
Parti "naturali"/"ordinarie" della formula (risenti minuto 21)
 Nomina del giudice (non affermata da Gaio) → DATIO IUDICIS (es. Aulio Gellio)
Se il magistrato concedesse una formula senza nominare il giudice non ci sarebbe il soggetto per
giudicare la causa.
 INTENTIO / petitum / pretesa dell'attore A.A. (Aulio Agerio = attore tipo usato dal diritto romano):
ciò che l'autore pretende secondo l'onere della prova che incombe sull'attore, è un principio di
civiltà. Nel vecchio diritto fallimentare, si affermava che il creditore procedente che deve
dimostrare che il debitore è decotto -> nell'attuale diritto, il debitore deve dimostrare di avere delle
attività e che non ci sono presupposti del processo esecutivo in via fallimentare.
 Intentio certa: laddove la pretesa sia sufficiente per la valutazione del giudice, che decide se
accogliere la pretesa o respingerla. Es. mutuum da cui deriva la conditio certae creditae
pecuniae. Nel mutuo l'intentio è certa perché il rapporto ha per oggetto solo la somma data
a mutuo e non può prevedere interessi (usure).
Anche la parte finale, cioè la CONDEMNATIO è certa (potere di condannare o di assolvere il
convenuto)
 Intentio incerta: emptio-venditio (= compravendita, i romani prevedevano l'azione per l'acquirente
e l'azione per ilvenditore) applica la norma e la regola.
 In caso di INTENTIO INCERTA non è sufficiente la pretesa dell'attore, si ha bisogno di una
DEMOSTRATIO (causa) da inserire nella formula prima dell'intentio, descrizione degli elementi
costitutivi della fattispecie. Si valuta l'interesse ed entrerà in gioco l'ID QUOD INTEREST, in quel
caso il giudice avrà valutazione discrezionale nei termini di valutazione di eventuale condemnatio.
Nell'id quod interest si inserivano gli elementi di DANNO EMERGENTE e LUCRO CESSANTE.
 CONDEMNATIO, potere di condannare o di assolvere il convenuto. È sempre una estimatio
pecuniam, non è mai un'esecuzione in forma specifica.
Alternative
Ci sono processi in cui manca la demostratio e la condemnatio. Come si possono immaginare processi con
la sola pretesa e la sola condanna?
AZIONI DI MERO ACCERTAMENTO i cosiddetti PRAEIUDICIA, giudizio anteriore. Si ha l'intentio laddove
l'azione sia esperita con lo scopo di accertare una situazione di fatto o di diritto per vedere se attuare
un'azione completa o meno. Dal mero accertamento si accerta poi se passare al giudizio, perciò non c'è
bisogno della condemnatio in quanto ci si accerta della situazione.
Parti eventuali della formula (libro)
1. Praescritio (scritto prima di tutto il resto della formula).
A. Pro actore, a vantaggio processuale dell'attore. Non ha uno sviluppo storico.
Si richiede al praetor l'inserimento della praescritio pro actore quando: AMBITO DEI RAPPORTI
CON PAGAMENTO LATERALE O CON PRESTAZIONE PERIODICA/CONTINUATIVA, ad esempio
nella locatio-conducto (contratto di locazione), se il convenuto non paga un mese, l'attore
conviene in giudizio (azione 1) con l'actio locati, si viene condannati dopo aver accertato il
mancato pagamento -> condemnatio. Poi il locatore accerta che non sono stati pagati anche il
quarto e il quinto, dunque si agirebbe nuovamente (azione 2) = NON E' POSSIBILE.
Nel momento in cui si passa dalla fase in iure (davanti al magistrato, normalmente il pretore),
alla fase apud iudicem (FASI ENDOPROCESSUALI), scatta la LITIS CONTESTATIO = CADE SOLO
SULLA TUTELA DEI DIRITTI RELATIVI, DUNQUE RAPPORTI OBBLIGATORI. (perciò considerata
uno dei modi di estinzione di un'obbligazione):
→ comporta l'accettazione del giudice
→ descrive la formula e limita i poteri del giudice
→ determina i limiti oggettivi del giudicato = RES DE QUA AGITUR
EFFETTO RECLUSIVO della litis contestatio: non si può presentare una seconda volta (agire) in
giudizio la stessa azione dopo averlo già fatto. Ciò risolve i limiti oggettivi dei vari gradi di
giudizio.
Essa cristallizza i poteri del giudice e la controversia, fissa gli elementi della formula. Il giudice
non ha il potere di accettare ciò che non sia stato inserito nella formula della fase in iure.
Un altro effetto della litis contestatio è l'effetto ESTINTIVO: nei rapporti obbligatori, la litis
contestatio è una delle cause di estinzione dell'obbligazione originari. Con questa non solo si
passa dal magistrato al giudice, ma si estingue il rapporto originario e si trasforma nel rapporto
processuale (se il convenuto viene assolto non dovrà nulla, se verrò condannato dovrà dare
l'estimatio).
Non si può agire una seconda volta per un contratto già estinto, trasformato in un rapporto
contrattuale, a causa del mancato pagamento di un solo mese, non si ha più azione perché la si
è consumata, anche per una sola azione. -> NON E' GIUSTO, è onere dell'attore che dica di
inserire nella formula la specifica azione a cui si va in giudizio === PRAESCRITIO PRO ACTORE,
dunque la litis contestatio si concentrerà su una parte del rapporto, solo quello verrà estinto.
Nei rapporti di durata o prestazione periodica, per evitare l'effetto estintivo della litis
contestatio (uno dei modi di estinzione delle obbligazioni, il cui metodo classico è la solutio)
B. Pro reo, a vantaggio processuale del convenuto. Ha uno sviluppo storico che la porta a diventare la
EXCEPTIO, eccezione processuale (fatto che il convenuto oppone alla pretesa dell'attore).
2. Nei GIUDIZI DIVISORI (nelle legis actiones), si richiede la ADIUDICATIO, divisione della cosa comune
che prima era divisa pro indiviso, ora si divide completamente, ciò ha efficacia COSTITUTIVA.
Nell'AZIONE PRO SOCIO, i soci conferivano tutto il patrimonio nella società.
C’è un patrimonio societario, la caratteristica della società romana era la SOCIETAS OMNIUM
BONORUM -> i soci conferivano tutto il patrimonio all’interno della società presente e futura.
Quest’azione fa venire meno la società, se un socio ritiene di aver ottenuto meno utili di quanto
gli sarebbe stato dovuto e esperisce l’actio pro socio, si scioglie automaticamente la società
perché la litis contestatio ha effetto estintivo del rapporto.
ACTIO FAMILIAE ERCISCÙNDÆ, azione di divisione del patrimonio ereditario, con l’esistenza di
un consortium pensato nell’ottica di non dividere le proprietà, ma ciò creava conflitti
ACTIO FINIUM REGUNDORUM, azione di regolamento dei confini (=fines). Se i confini non sono
ben delimitati, con l’actio si può chiedere di stabilirli.
3. È possibile che il pretore di sua iniziativa decida la TAXATIO, una parte eventuale della formula.
Esistono:
o rapporti tutelati da AZIONI (giudizi) DI STRETTO DIRITTO, i poteri del giudice sono cristallizzati dalla
formula. Tra due cittadini romani è sufficiente l'azione di stretto diritto,
o Rapporti tutelati da AZIONI DI BUONA FEDE, che corrispondono di fatto ai rapporti che derivano dal
ius gentium (compravendita, mandato, societas). Ius gentium regola relazioni giuridiche tra un
romano e un peregrinus (principalmente), ma il punto di congiunzione per i romani è la BONA
FIDEI, nell'ambito dei rapporti significa che non importa la mancanza di comprensione, ma è
importante che entrambe le parti si attendano ciò che si sono promessi l'un l'altro. Ciò collegava
persone di culture diverse.
La ricaduta di ciò la si ha a livello processuale → per consentire al giudice di accertarsi che le
parti si siano comportate secondo la correttezza, il giudice inserisce il principio della buona
fede, per cui l'intentio è INCERTA, valutazione discrezionale del giudice.
Il pretore cerca di regolare le situazioni seguendo il principio dell'equità.
MA c'è un LIMITE DI RAGIONEVOLEZZA → IL PRETORE PUO' INSERIRE LA TAXACTIO, ma non
oltre una determinata somma prestabilita, che è regolata dal principio di equità. La taxatio è
quindi un azione di limite ai poteri del giudice. Nei giudizi di buona fede la condemnatio non è
certa, perché attribuisce al giudice un potere discrezionale, con la conseguenza che il pretore
onde evitare che la condemnatio sia ingiusta può imporre una TAXATIO.
 
Eccezioni
ECCEZIONI = CONDIZIONI NEGATIVE DELLA CONDANNA. A LIVELLO DI FORMULA, SE IL CONVENUTO CHIEDE
UNA CONDIZIONE DI ECCEZIONE QUESTA VIENE INTERPOSTA TRA L'INTENTIO E LA CONDEMNATIO.
LE ECCEZIONI devono essere inserite nel documento scritto della formula, su richiesta dell'attore o del
convenuto, ma vi è un'eccezione: alcuni eccezioni si possono far valere solo davanti al giudice privato nel
caso dei giudizi di buona fede. Nei giudizi di buona fede è consentito che alcune eccezioni siano fatte valere
dal giudice.
Buona fede si usa sotto il comportamento delle parti, ricadendo nella formula e l'equità viene utilizzata in
relazione al comportamento del giudice.
In linea ordinaria devono essere inserita su richiesta del convenuto nella formula, solo alcune eccezioni
possono essere presentate a giudizio seppur non siano presenti nella formula e solo per i giudizi di buona
fede.
È una condizione negativa della condanna, perché il giudice dovrà valutare che:
 L'intentio sia fondata
 Il fatto opposta dal convenuto risulti infondata
Esistono:
 ECCEZIONI PERENTORIE: si possono far valere in qualsiasi tempo e contro chiunque (es. remissione
del debito)
 ECCEZIONI DILATORIE: hanno o un'efficacia limitata nel tempo o possono farsi valere solo contro
determinati soggetti
Si poteva ricorrere alla duplicatio: aggiunta di elementi al giudizio da parte del convenuto. Era un elemento
accidentale della formula inserito dal convenuto per resistere alla replicàtio dell’attore. 
 
Il giudice però non può tenere conto di elementi nuovi solitamente, ma nei giudizi di buona fede alcune
eccezioni possono essere oggetto dell'obiezione come elementi nuovi:
 Eccezione di dolo: (dolo: secondo l'intenzione; colpa: contro l'intenzione)
Più complessa.
I giuristi romani consideravano il dolo da un duplice punto di vista, con una tutela che prevedeva un
actio dolo:
 Dolo speciale o preterito: è ogni macchinazione organizzata (perciò preterito) da una parte a
danno dell'altra allo scopo di indurlo in errore. Tutto ciò che si sia volontariamente architettato per
trarre in inganno l'altra persona. Avviene quando si induce il debitore ad accettare la proposta
negoziale come conseguenza diretta della macchinazione, deve esserci una situazione tale secondo
cui chiunque sarebbe caduto nell'inganno.
 Dolo generale o dolo presente:
→ abbiamo detto che il ius civile nascendo dai mores e dalle antiche consuetudini è
immodificabile e inabrogabile. Ciò ricade sulla possibilità che il soggetto si serva di uno
strumento del ius civile, che è legittimo ma iniquo. = differenza tra legittimità formale e
ingiustizia sostanziale.
Si approfitta di un vizio del sistema, di un diritto che si modifica a seconda delle esigenze del
dato momento storico = viene considerato come una FORMA DI DOLO.
Sotto questo profilo i giuristi romani definirono il concetto di ABUSO DEL DIRITTO, contro il
quale i giuristi romani lottarono.
Dunque vengono concesse o:
 l'AZIONE DI DOLO esperita da colui che ha subito il dolo, è un'azione di natura sussidiaria o
residuale. È pretoria, inserita dal pretore, si prescrive entro il termine di un anno, è annuale, e ha
carattere sussidiario o residuale perché si può esperire solo a condizione che sia l'estrema ratio
processuale, per cui non esiste una tutela specifica per quel particolare rapporto
 l'ECCEZIONE DI DOLO, quella dei giudizi di buona fede
 Eccezione di fatto: es. pactum de non petendo, accordo con cui ci si accorda a non richiedere una
determinata prestazione.
 Eccezione di violenza: es. exceptio metus, Exceptio opponibile al soggetto che pretendesse
l’esecuzione di un negozio giuridico il cui consenso era stato estorto (da una delle parti all’altra) con
violenza. Deve trattarsi di una violenza attuale, che costituisca un male grave.
 Eccezione di compensazione: aveva luogo qualora tra le medesime persone intercorressero
rapporti reciproci di debito e di credito, ricorrendo a 3 condizioni:
 che siano 3 crediti omogenei
 Che i crediti siano liquidi, determinati con precisione
 Che il debito fosse già scaduto
Si possono compensare i crediti, laddove tra attore e convenuto sia presente una situazione di debito
e credito effettivo, omogenei, liquidi ed esigibili.
 Interessi moratori: tra il momento in cui il credito è diventato esigibile e l'emanazione della
sentenza intercorre del tempo, si chiede al giudice di tener conto nel credito anche degli interessi
del capitale (non nel mutuo, il mutuo non ha interessi).
Le eccezioni costituiscono una delle modalità di operazione del giudice. Pur essendo una forma elastica,
come istituto generale è rigida nelle singole espressioni. (L'eccezione è un elemento della condemnatio).
 

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