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Riassunti

Farfadette
i
The SeBookLine by Simonelli Editore

di

UN ABISSO
CHIAMATO
AMORE
di
Liala
SeBook
UN ABISSO CHIAMATO AMORE
di
Liala (Amelia Cambiasi Negretti)
(Carate Lario 1897 Varese 1995: vedi curiosità)

Anno di pubblicazione: 1963.

Epoca: dall’autunno 1962 alla primavera


1963.

Ambientazione: Milano e la Sicilia orientale.

Al posto dell’Incipit:
Altera: era stupenda… con quel suo viso dal-
l’ovale puro, con quei suoi occhi azzurri dove il bianco
ricordava l’incorruttibile smalto di certi gioielli anti-
chi. Ella indossava un abito di cuoio, color viola, a
giacca. Aveva scarpe uguali all’abito, non portava cap-
pello ma al collo aveva un fazzoletto viola a enormi
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punti bianchi. Bianchi erano anche i guanti spor-
tivi…aveva i capelli fulvi, di un fulvo cheto, uniforme,
raro e stupendo…alla mano destra portava un’enorme
ametista viola.
Luciano: Era gioia vedere quel suo sorriso stu-
pendo nel volto abbronzato, quei suoi occhi grigi con
cigli feminei e ricurvi: ed era gioia vedere come egli por-
tava attorno quella sua atletica figura elegantissima,
agile, anche se forte e con ampie spalle.
Giulio: era alto e forte, con i capelli tagliati a
spazzola decisamente e certo precocemente imbiancati
alle tempie…aveva circa quarant’anni, forse meno, ma
la serietà del suo viso,quel colore fra il bruno e l’oliva-
stro e quella sua specie di cipiglio gli aggiungevano si-
curamente qualche anno.

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Altera Willing e Luciano Traldi si incon-
trano casualmente nella campagna pavese
quando il giovane soccorre la ragazza la cui
automobile è rimasta in panne. Durante la ri-
parazione la ospita nella sua villetta, modesta
ma piacevole, con un bel giardino e il Naviglio
che scorre bisbigliando alle spalle.Lì i due gio-
vani, nessuno dei quali ha una vita felice,si
scambiano confidenze.
Altera, figlia di padre inglese e madre fran-
cese, ha sempre vissuto in Italia e si considera
italiana. Il padre, ritenuto ricchissimo, mo-
rendo, tre anni prima, ha invece lasciato un
capitale relativamente modesto che è stato di-
viso fra la moglie Videlma, Altera e la sorella
minore, Armida detta Lella. Le tre donne vi-
vono a Milano, in un palazzo di diciotto stanze
il cui mantenimento aggrava i loro problemi
economici. Non vanno d’accordo: la madre,
una bellissima quarantacinquenne molto one-
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sta – non le si conoscono avventure – tutta-
via spreca tutto il danaro di cui dispone per
fare del lusso: Lella al contrario è avara ed
egoista: spera di sposare un uomo ricco e per
questo custodisce la sua verginità come un
tesoro. Così l’onere maggiore di quello scom-
binato ménage ricade sulla più generosa Al-
tera la quale, tuttavia, spende anche lei
vertiginosamente per vestirsi. Tutte le eroine
di Liala, che ama indulgere alla descrizione mi-
nuziosa delle loro toilettes, sono molto ele-
ganti ma forse nessuna supera Altera: adopera
per i vestiti oltre alle stoffe pregiate, il cuoio,
l’antilope, la renna – del resto in quel periodo
non si aveva neppure idea di cosa fosse l’eco-
logia - porta giacche di castoro e di visone,
sfoggia gioielli sempre intonati agli abiti: si
cambia per il pranzo, il tè, la cena e natural-
mente per le soirées:nel corso della narrazione
il suo gusto sicuro viene meno soltanto una
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volta quando, oppressa dalle preoccupazioni,
indossa di mattina un abito da pomeriggio.
Anche i suoi accessori e la sua biancheria sono
raffinatissimi.
Ma Altera non è ricca o meglio non è quasi
più ricca: ha intaccato il capitale lasciato dal
padre. Tuttavia la ragazza riconosce che non
sarà mai capace di rinunciare al suo stile di
vita: per questo sa che prima o poi diventerà
la moglie o l’amante di Godma. La cosa ha per
lei un gusto amarognolo…
Godma è un re del petrolio, persiano (non
c’è verso che Liala adoperi i termini più mo-
derni di “iraniano” o “ Iran” invece che “per-
siano” e “Persia”) . Da parecchi anni è sposato
con un’italiana per la quale, a suo tempo, ha la-
sciato la religione islamica facendosi cattolico.
Attualmente questa moglie sta morendo di tu-
more. Il miliardario è perdutamente innamo-
rato di Altera nei cui confronti si mostra
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sempre delicato, quasi paterno. Ma la ragazza
sente per lui quasi una ripugnanza fisica: l’uomo
è ultracinquantenne e molto brutto. Lo tratta
da amico, e soprattutto sta bene attenta a non
accettare nessuno dei regali di cui Godma vor-
rebbe ricoprirla. Altera infatti è molto seria: bel-
lissima e ultraventenne, tuttavia non ha mai
avuto un uomo perché non si è mai veramente
innamorata…fino all’arrivo di Luciano.
Sebbene giovane ancora e anche lui bellis-
simo, Luciano Traldi ha una carriera di attore
cinematografico ormai alle spalle. E’ stato un
divo famoso ma ad un certo punto il cinema
non l’ha più voluto: forse perché era solo
bello? Ad ogni modo Luciano è passato dal-
l’essere l’idolo della società e delle donne al-
l’oscurità. Allora si è ritirato nella sua villetta
pavese. Vive modestamente del capitale che gli
è rimasto, accudito dalla signora Antonia, la
sua anziana e decorosa governante.
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Ad ogni modo, Altera decide che Luciano è
l’uomo giusto per lei e dopo una breve fre-
quentazione ne diventa l’amante. Le piace tutto
di lui,anche lo stile di vita così sommesso, in
quella villetta tanto tranquilla. Dal canto suo, il
giovane, pazzo di lei, vorrebbe subito sposarla.
Ma Altera rifiuta con decisione e per il solito
motivo: sa di non essere fatta per una vita mo-
desta e in questo senso Luciano non ha nulla da
offrirle.
Frattanto la sorella Lella ha agganciato il ric-
chissimo Edoardo (Edo) Gaudenzi e spera di
farsi sposare: ma l’uomo ha una sorella, Pinuccia,
precocemente zitella, viperina e perbenista, che
ha una grande influenza su di lui. Così Lella
trema al pensiero che il comportamento di Altera
possa, dispiacendo a Pinuccia, infrangere le sue
speranze e minaccia la sorella addirittura di
morte, se questo avverrà. Altera non la prende
sul serio ma prova un grande avvilimento.
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A questo punto arriva dalla Sicilia la let-
tera di un notaio di Siracusa, destinata a
stravolgere tutto. Il notaio scrive a nome del
suo cliente, Giulio Breda, il quale vorrebbe
comprare da Videlma un bosco, nei pressi di
Lentini, che la donna non sapeva neppure di
possedere… allora Altera decide di recarsi in
Sicilia a vedere come stanno le cose e pro-
pone a Luciano di accompagnarla. An-
dranno in macchina e sarà il loro viaggio di
nozze…
Scendendo per la penisola, i due giovani
innamorati passano dei giorni bellissimi e
alla fine Altera, lasciato Luciano in un al-
bergo di Taormina, si reca a Siracusa dal no-
taio. Qui conosce Giulio Breda e viene a
sapere che si tratta di uno degli uomini più
ricchi della Sicilia, proprietario di agrumeti
ed esportatore in tutto il mondo di essenza
di bergamotto. La trattativa per il bosco
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viene subito conclusa con un suo generoso
assegno: Videlma poi dilapiderà la somma a
velocità vertiginosa.
Comprenderemo poi che Giulio, scapolo
trentottenne, si è innamorato di Altera a
prima vista: ma con il suo comportamento in
apparenza distaccato non lo dà a vedere. Al-
tera capisce subito di avere davanti uomo
estremamente serio, ancorato a valori tradi-
zionali: se avesse saputo che lei è scesa in Si-
cilia con un amante, pensa la ragazza, si
sarebbe rifiutato di riceverla. Invece subito la
invita nella sua villa, fuori Lentini, per farle
conoscere la sorella Francesca.
La villa dei Breda sorge in mezzo a un
mare di giardini e di agrumeti ed è favolosa:
mobili antichi, lusso discreto, servitù impec-
cabile. Immersa in quella pace e in quel be-
nessere, Altera misura la distanza con casa sua
e, benchè ancora innamoratissima di Luciano,
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in un certo modo si pente di averlo preso per
amante: senza la storia con lui avrebbe potuto
avere qualche chance di diventare la signora
del luogo…ma subito scaccia questi pensieri
che giudica indegni del suo grande amore per
Traldi.
Francesca è una deliziosa diciassettenne alla
quale, morti i genitori, il fratello tanto più
grande ha fatto da padre. E’ fidanzata con il
ventitreenne conte Liberatore Piccolomini,
pure lui ricchissimo. La ragazzina è una bella
bruna molto ben fatta ma, constata Altera, si
veste malissimo con gonne troppo lunghe e
colori che non le si addicono. Francesca di-
mostra subito una grande, affettuosa ammira-
zione per l’ospite, che deve invece constatare
di non piacere a Liberatore.
Tornata a Milano con Traldi, Altera ritrova
la solita routine familiare intessuta di litigi: ma
pochi giorni dopo Francesca le telefona per
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invitarla di nuovo in Sicilia: la ragazza infatti
vuole consigli per il corredo e per l’arreda-
mento di una villa appena acquistata da Libe-
ratore. E Altera va…
Ospitata regalmente a villa Breda, la gio-
vane donna trascorre un periodo magnifico.
Tutti, da Giulio alla sorella e alla servitù, sono
affettuosissimi con lei. Francesca, che sempre
più le si affeziona, sogna addirittura di diven-
tare sua cognata. Di nuovo Altera prova quel
sentimento di amarezza... come se, accettando
l’amore di Traldi, si fosse esclusa da qualcosa
di più bello. La ragazza non si accorge ancora
che il suo sentimento sta scivolando pian
piano da Luciano a Giulio ma una cosa le ap-
pare ben chiara: Giulio perderebbe ogni pos-
sibile affetto e ogni rispetto per lei se sapesse
che ha un amante.
A contrappuntare il generale consenso per
Altera, rimane sempre l’ ostilità di Liberatore.
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Ed alla fine il giovane, pressato da Francesca,
le rivela il perché di quell’astio: durante la
prima visita di Altera, l’ha vista all’albergo di
Taormina in compagnia di un giovane certa-
mente innamorato di lei e teme che una donna
del genere possa irretire Giulio.
Intanto Altera si trova nella condizione di
dover tranquillizzare Luciano, che si è fatto la-
mentoso ed insistente, e accetta che lui scenda
in Sicilia ad incontrarla:la cosa la costringe ad
umilianti sotterfugi nei confonti dei Breda.
Inoltre la ragazza comincia a capire di non es-
sere più tanto innamorata dell’ex attore. E
qualche giorno dopo, quando Giulio le rivela
finalmente di amarla, Altera, non sapendo
mettere ordine nei propri sentimenti, gli
chiede tempo per riflettere. Tornata poi a Mi-
lano per il fidanzamento ufficiale di Lella con
Gaudenzi e rivedendo Luciano nella sua vil-
letta, che ora le appare misera e trascurata, si
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accorge che il suo amore per lui è definitiva-
mente morto. Se ne accorge anche Traldi, che
però, amandola ancora moltissimo,non è di-
sposto a farsi da parte. Ma quando torna per
la terza volta in Sicilia, Altera finalmente si
arrende al nuovo sentimento: sposerà Giulio,
perché si è accorta di amarlo.
Di nuovo a Milano, la giovane donna ha
il problema di lasciare l’amante. Ricorre a un
sotterfugio: gli comunica che sposerà Breda,
facendogli però intendere che non c’entra
l’amore ma solo il desiderio di una sistema-
zione. Lei e sua madre sono infatti rovinate
– cosa vera – e non sarà certo Lella, che pur
si appresta a diventare miliardaria, ad aiutarle.
L’ alternativa è quindi sposare Breda o
Godma. Luciano di fronte a tanto sembra
rassegnarsi…
Arrivano intanto a Milano Giulio, Fran-
cesca e Liberatore, per provvedere al cor-
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redo della ragazza e presenziare al matrimo-
nio di Lella. Sempre corretto, Breda chiede
formalmente la mano della figlia alla svam-
pita Videlma, che ne è ben felice. Tuttavia Al-
tera deve presto rendersi conto che Luciano
non si è affatto rassegnato e pedina lei e
Giulio. Esasperata, la ragazza affronta
l’amante ancora una volta: Traldi, sma-
grito,allucinato, di fronte agli aspri rimpro-
veri di lei le butta in faccia di aver appena
spedito a Giulio Breda le tre lettere che essa
gli aveva scritto ultimamente dalla Sicilia: let-
tere che rivelano la tresca svoltasi alle spalle
dell’ignaro Giulio e nelle quali, per di più, la
ragazza aveva calcato la mano con profferte
d’amore a Traldi: insincere ormai e destinate
solo a tenerlo buono. Ma ci avrebbe mai cre-
duto, Giulio?
Quella stessa notte, Luciano si uccide spa-
randosi una revolverata: Altera lo apprenderà
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dai giornali che titolano impietosamente:
SUICIDA L’EX FUSTO.
Ma la ragazza non spreca pietà per l’uomo
che pure ha amato: la sua angoscia e il suo ri-
morso sono tutti per Giulio, che sa di aver per-
duto. Perlomeno vorrebbe lasciarlo con un
minimo di decoro e per questo si rivolge al suo
“nemico”, Liberatore. Gli confessa tutto e lo
prega di intercettare le lettere di Traldi prima
che cadano nelle mani di Giulio: poi lei lo la-
scerà, con una scusa, in modo che lui possa
serbare il ricordo di una donna soltanto ca-
pricciosa e non infida. Liberatore,che vede
confermati i suoi sospetti sull’onestà di Altera,
dapprima si dimostra ostile ma alla fine, ren-
dendosi conto della sua evidente e genuina
sofferenza, si commuove e decide di aiutarla.
Niente da fare, purtroppo: il plico mandato da
Luciano arriva all’albergo di Giulio ma il por-
tiere si rifiuta di consegnarlo ad altri che non
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sia il destinatario. E così Giulio viene a sapere
tutto.
Il colpo per lui è tremendo dato che aveva
posto Altera su un piedistallo ed ora deve ac-
cettare che lei sia stata, fino a pochi giorni
prima e tra mille sotterfugi, l’amante di un
altro. Invano Altera, difesa proprio da Libera-
tore, ribadisce di amarlo disperatamente: Giu-
lio è convinto che lei lo abbia accettato solo
per calcolo. Straziata, la ragazza si rifugia da
Godma il quale dimostra in questa occasione
tutta la sua nobiltà d’animo, comportandosi
con lei come un padre. Rivela ad Altera che
ha sempre saputo tutto di Traldi e di Giulio
ma che, amandola moltissimo, vuole solo ve-
derla felice.Ed è per perorare la causa di lei che
sollecita un colloquio con Breda.
Giulio accetta perché intanto ha capito che
non può fare a meno di Altera. Infatti in pre-
senza di Godma, le comunica che è sempre
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disposto a sposarla. Cercherà di dimenticare
quello che è stato anche se la cosa non gli riu-
scirà facile e se per un pezzo l’ombra di Traldi
si frapporrà fra di loro. A questo punto però
è Altera che rifiuta. Comprende che il colpo
subito da Giulio è stato troppo forte e che in
realtà lui non riuscirà mai a perdonarla vera-
mente: è troppo onesto per dimenticare la di-
sonestà altrui. A questo punto, a cosa si
ridurrà la loro vita? A un rapporto malato di
sospetti e di rinfacci: per lei la villa favolosa
dove aveva sognato di vivere felice e in pace,
diventerà un luogo dove dovrà muoversi con
mille cautele: una prigione.
Giulio se ne va, angosciato e Altera si ri-
volge impetuosamente a Godma, prometten-
dogli finalmente il suo amore. Godma è stato
l’unico ad accettarla per quella che era, con
tutti i suoi errori, e sarebbe stato disposto a
vederla moglie di un altro, purchè fosse felice.
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A quest’uomo superiore, la giovane donna, in
mancanza di un grande amore, promette af-
fetto e fedeltà.
Godma si sente in paradiso. Ma ha pur
sempre una moglie che sta morendo a New
York e vuole starle vicino nelle sue ultime ore.
Partendo, porta con sé Altera per sottrarla ai
suoi tristi ricordi: delicato com’è,però, non ne
fa la sua amante. Ma presto la povera malata
muore, consolata dalla presenza costante del
marito. Ora sì che il favoloso brillante regala-
tole da Godma può passare dalla mano de-
stra alla sinistra di Altera. E con un po’ di
malinconia ma sostanzialmente in pace con se
stessa, la giovane donna si prepara alla nuova
vita.

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Curiosità.

Liala è lo pseudonimo scelto da d’Annunzio


(avrai sempre un’ala nel nome) per Amelia Liana Ne-
gretti, sposata con il marchese Pompeo Cambiasi.
La sua carriera letteraria va dal 1931 (“Signorsì”)
al 1986 (“Frammenti di arcobaleno”) ma recente-
mente è stato scoperto e “restaurato” un inedito.

Sulle ristampe recenti di questo libro si trova


come data di pubblicazione il 1976. Non è vero:
esso fu composto nei primi anni sessanta come è
dimostrato da una data e dall’allusione alla morte
di Marylin Monroe (agosto 1962), che la scrittrice
chiama Marilina, nonché dalle toilettes e dalle ac-
conciature delle protagoniste e da tutto il contesto.
Del resto Liala, abituata a collocare l’azione dei
suoi libri nella più stretta contemporaneità, non
ne avrebbe mai scritto uno relativo a fatti – e
mode - di quattordici anni prima.
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Liala ebbe sempre il gusto di mettere nomi
insoliti alle sue eroine: Altera non è neppure quella
che ha il più strano. Citiamo a caso: ci sono Er-
mellina, Idilia, Ariela, Doranna, Ermengarda, Do-
miziana, Yvelise, Abigaille, Fulgenzia, Parva
(brutto scherzo di suo padre che di cognome fa-
ceva Favilla e voleva riprendere un verso di
Dante), Anzia, Olesia, Sisinnia: è c’è perfino una
Bambina. Fede non sembrerebbe un nome tanto
impegnativo come i precedenti ma il bello è che la
proprietaria si chiama così anche di cognome:
Fede Fede.

I R ia s s unti d i Fa r fa d ette - Se Bo ok 21
SeBook
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Riassunto di
UN ABISSO CHIAMATO AMORE
di Liala
di Farfadette
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