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L’etica nelle organizzazioni:

é solo uno slogan


o dietro c’è qualcosa di più ?

«Ogni tecnica e ogni ricerca, come pure ogni azione e ogni


scelta, tendono a un qualche bene, come sembra; perciò il
bene è stato giustamente definito come ciò a cui tutto tende.»
(Aristotele, Etica Nicomachea, Libro I, 1094

Passiamo almeno un terzo della nostra giornata lavorando.

Durante questo tempo siamo in contatto con colleghi, clienti, superiori e dobbiamo anche fare i conti con noi stessi, le nostre paure, le
nostre solitudini ed i nostri problemi, sia quelli familiari che quelli personali.

Il lavoro può essere l’ambiente dove ci possiamo affermare, fare carriera, grazie al quale diventare ricchi oppure é il luogo che di più di
ogni altro può assomigliare all’inferno.

Raramente regna la serenità e l’armonia tra colleghi, il più delle volte ci sono attriti, aggressività, invidia, ansia per il futuro dell’azienda
e della salvaguardia del proprio posto di lavoro. Non mancano le prepotenze inflitte gli uni agli altri, anche da parte dei dirigenti.

Per non parlare del fatto che nei luoghi migliori, l’organizzazione é quel teatro dove si inscena uno spettacolo simile a quello delle
rappresentazioni teatrali dell’antica Grecia. Persone che recitano una parte, spersonalizzano se stesse nel nome del gruppo e quando
si percepisce un certo senso di comunità é più di facciata che di sostanza.
E si percepisce così bene, che solitamente ci si fida molto poco dei compagni di lavoro tanto che si creano “correnti” o “cordate”.

E’ da almeno una ventina di anni che alcuni studi di management e di organizzazione aziendale si sono accorti che il dolore che
pervade le organizzazioni non può essere ignorato, in quanto esso influenza in maniera determinante proprio quelle prestazioni che
con tanta determinazione l’efficientismo razionale vuole perseguire.

In particolare a partire dagli anni ’90 fioriscono una serie di studi che sottolineano l’importanza di fare gruppo, che la leadership deve
rispettare il collaboratore e che bisogna creare un ambiente positivo per fare il salto di qualità.

Nasce anche una riflessione intorno a tematiche come i valori, la missione aziendale e l’etica al lavoro.

Qui ci occuperemo di quest’ultima.

Viviamo in un mondo evoluto in cui al collaboratore non si può più dire come una volta “fai il tuo lavoro, ti pago per farlo”, “questo é
un’ordine, eseguilo e basta”, oppure “se ti dico che devi farlo, devi farlo e basta”.

Oggi il collaboratore ed anche noi stessi, siamo consapevoli di essere individui, sentiamo di possedere una dignità e per prima cosa,
pretendiamo di essere riconosciuti.

Ma per creare un ambiente di lavoro sereno, dove vige il rispetto per la persona non bastano più le leggi. Occorre altro.

Qual’é allora la fonte che ci ispira ad andare oltre i regolamenti vigenti ?

Essa é l’etica.

Si parla tanto di etica nel lavoro, negli affari, nell’economia e anche di etica professionale.

Ma cos’é in fondo quest’etica di cui si sente tanto parlare ?

Cominciamo dall’etimologia.

Etica deriva dalla parola greca ἠθική (ethiké) che ha altri significati oltre a quello più scontato.
Come ἠθικός (ethikos) esprime “ciò che individua il carattere di qualcuno”, “ciò che lo rende distintivo” ma anche, la “morale” che lo
supporta, mentre nell’accezione di ἦθος (ethos) vuol dire “consuetudine”, “modo di parlare e di agire”.

ἦθος (ethos) a sua volta, ci richiama alla mente la parola αἰθήρ (aither) un sostantivo dal quale proviene il termine italiano “etere”, il
quale significa “l’aria pura - quella più elevata”, “il cielo degli dei”.

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Ma qual’é la divinità greca che é il prototipo, la fonte simbolica, quella che fornisce gli archetipi alla morale? [Vedi Nota 0]

Ebbene ce ne sono due.

La prima é Δίκη (dike), la dea della giustizia, delle leggi umane, ovvero di quell’insieme di precetti che uno stato si impone per
garantire ordine e giustizia.

Ma se osserviamo la storia delle divinità greche [Nota 1] - osserviamo che Δίκη (dike) é la figlia di Θέμις (Temi), che significa anche
“legge divina”.
Infatti il sostantivo che deriva dal nome proprio, ovvero θέμις, significa “legge”, “diritto”, “giudizio”, “pena”, ma anche “oracoli”.
[Nota 2].

Ma “Temi” ci ricorda anche il sostantivo θεσμός (tesmos) il quale ci aiuta a comprende meglio le sue qualità ed attitudini.

θεσμός (tesmos) significa infatti “rito”, “legge“, “prescrizione”, “precetto“, “istituzione”, “ordinamento” e “canto” [Nota 3].

Riassumendo, mentre Δίκη (diche) é la legge dell’uomo, fornisce gli archetipi delle norme che regolano la convivenza civile, Θέμις
(temi) é la legge divina, quella che viene dall’alto, direttamente dagli Dei, la legge eterna, la legge morale o di natura, quella che se
“percepita” o “ascoltata”, dall’uomo lo conduce all’armonia del creato. [Nota 4].

Tornando a noi, viviamo grazie al cielo in un mondo dove le aziende sono “discepoli” nella stragrande maggioranza dei casi di Δίκη,
cioè il diritto del lavoro, del pagamento degli stipendi e dei contributi dovuti, delle normative riguardanti la sicurezza sul lavoro.

Il problema é che “onorare” la dea Δίκη (diche) non é sufficiente.


Non basta seguire le leggi per eliminare dalle aziende l’invidia, l’ingiustizia, la prevaricazione e per portarvi armonia e serenità.

Ecco che c’è bisogno di un’altra legge, di una legge “divina”, di una legge che “risuoni all’interno degli individui” una legge che
faccia riconoscere agli uomini che in ciascuno di essi brilla “la scintilla divina” ovvero, che ogni individuo é dotato di dignità.

Non c’è norma o legge che ce lo possa spiegare.


Stiamo parlando di idee che si attivano solo grazie “all’intuizione che proviene dall’alto”, quando non addirittura ad un’
“illuminazione” vera e propria [nota 5] .

L’etica, la legge morale, é una “epifania”, cioè una manifestazione che viene dall’alto, che non si può insegnare a nessuno ne’
tantomeno imporre per legge.

L’etica nel lavoro é qualcosa di più di non rubare, di pagare regolarmente le tasse, di riconoscere i diritti sindacali dei lavoratori.
Queste sono proprietà che discendono da Δίκη (diche).
Etica nel lavoro vuol dire consapevolezza interiore dell’esistenza di un’anima e di una coscienza divina presenti in ciascun individuo,
dove ognuno possiede una propria missione da compiere su questa terra.

Dietro ad un collaboratore c’è una persona con la sua dignità perché é una creatura creata ad immagine e somiglianza del Demiurgo e
dentro a ciascun individuo brilla la scintilla divina.

Ecco perché il rispetto per l’individuo é un insegnamento che ci proviene dall’alto, da “Themis” appunto.

L’elaborazione e la messa per iscritto della cosiddetta “missione aziendale” appesa nelle bacheche relegata talvolta all’ingresso dei
bagni o delle mense aziendali é, ribadiamo qui, un ottimo punto di partenza.
E’ necessario avere a mente ogni giorno il motivo perché una data azienda é nata, con quale scopo, per fare cosa, per soddisfare
quale bisogno e verso quale direzione si deve andare.
E non solo per fare soldi, ovviamente..

Purtroppo nella quasi totalità dei casi diventa un esercizio sterile fine a se stesso, resta nient’altro che una descrizione molto ambiziosa
e piena di buoni propositi, ma di valori che platealmente restano disattesi.

Quante volte abbiamo letto nella "mission aziendale" (ebbene sì, si usa mescolare inglese ed italiano) che i collaboratori sono la
risorsa più importante dell'azienda ma poi i comportamenti prevalenti contraddicevano palesemente questo assunto?

Ma allora, che cosa manca alla missione aziendale perché non resti lettera morta ?

E’ qui, secondo noi, che nel mondo del lavoro manca la consapevolezza che l’etica é qualcosa che é al di là dei principi, é qualcosa
che é ben di più di una lista compilata diligentemente e come talvolta ci é capitato di leggere, un esibizionistico inventario dei buoni
propositi.

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L’etica pertanto dovrebbe essere qualcosa in più, dovrebbe essere come un faro nella notte che “guida”, che “illumina” quello che é il
rapporto tra le persone all’interno dell’organizzazione, che suggerisce il senso più profondo del fare business, che é in grado di far
decifrare come al di là di quello che appare un banale atto di trasformazione della materia o di idee, ma che in realtà sia anche
un’esperienza spirituale.

Ora et labora.
Regola benedettina.

Questa illuminazione non può che venire “dall’alto” (ricordiamo qui che l’etica-ἦθος (etos) ha una certa assonanza con la parola etere-
αἰθήρ (aither) che ha tra i suoi significati “il cielo degli dei”), altrimenti essa é destinata a rimanere l’ennesimo slogan efficace dal
punto di vista comunicativo, ma incapace di essere efficace sul piano pratico.

L’organizzazione “impregnata” da questa presa di coscienza, non é più un luogo spersonalizzante, dove le persone indossano una
maschera vuoi per essere accettate, vuoi per mimetizzarsi, per fare carriera o per non perdere il proprio lavoro, ma il luogo dove
conoscere veramente se stessi, quindi dove si compie anche un missione spirituale.

“Γνῶθι σεαυτόν” - Conosci te stesso


Iscrizione ritrovata presso il tempio di Apollo a Delfi

Il lavoro assume così un’altro significato poiché diventa il luogo della crescita morale e spirituale e dello sviluppo personale al di là del
valore economico che esso banalmente crea.

L’etica ha poco a che fare con la cultura, con il mondo ideologico od il pensiero razionale.

L’etica infatti non si impara nelle accademie dove si coltiva il sapere razionale, quello dell’emisfero destro del cervello , quello della
logica.
E’ vero, l’accademia é indispensabile per conoscere le leggi della fisica e creare strumenti che sfruttandoli ci aiutano nel lavoro
rendendolo meno faticoso, più efficiente o meno incerto dal punto di vista del ritorno dell’investimento economico.

L’etica invece, ha a che fare con l’emisfero destro del cervello, quello che prima di tutto ascolta il mondo interiore, quello delle proprie
emozioni prima e poi quelle degli altri, ma apre anche il cuore ad una visione che va ben al di là del mondo immanente o fenomenico.

L’etica agisce come uno spirito vivificatore.

"tutto ciò che è razionale è reale; e ciò che è reale è


razionale”
Hegel

Ed il suo é anche il compito di rinnovamento e vivificazione, superando la ragione kantiana, quella alla quale siamo infinitamente
debitori perché ci ha portato sia la civiltà tecnologica moderna ma anche fuori da una religiosità dogmatica e superstiziosa.
Ma senza “gettare via il bambino assieme all’acqua sporca”.

Essa porta al risveglio, all’emersione prima ed all’integrazione poi, di quella parte irrazionale ed inconscia di ciascun individuo, quella
parte che cela il vero tesoro che é dentro di noi, per metterlo al servizio anche del lavoro.

Etica é soprattutto imparare a riconoscere la scintilla divina che é in ognuno, cosa che é possibile solo mediante un cammino di
ricerca spirituale e non certo mediante lo studio accademico.

E’ anche conoscere l’animo dell’uomo, cioè apprendere come opera la psiche e le leggi che la governano.
E chi opera in un organizzazione non può ignorare i meccanismi che la regolano, altrimenti finisce per stupirsi di quei comportamenti
apparentemente irrazionali che decine di corsi di formazione per manager catalogano sbrigativamente come “sfida all’autorità” o che
per esempio, non sanno spiegarsi il perché, pur decantando l’arte motivazione per raggiungere gli obiettivi, si ritrovino invece
collaboratori stressati e demotivati.

Oppure come coloro che non intravedendo il nesso causa/effetto tra le sfuriate fatte di impulso per redarguire i collaboratori con frasi
del tipo “ma chi ti ha detto di fare così..” “prima di fare mi devi chiedere.. “, “non ti devi permettere di prendere iniziative senza il mio
permesso” [vedi Nota 6] e strani episodi che avvengono dopo breve tempo come di guasti, rotture, ed aumento dei casi di malattia.
Essi sono i cosiddetti sabotaggi consci od inconsci [Vedi Nota 7]

L’Etica richiede quindi di muoversi in direzione di un percorso di ricerca del proprio mondo interiore che vuol dire abbandonarsi,
lasciarsi andare, sviluppare l’intuito, perché l’organizzazione etica sa che l’individuo che conosce se stesso é più equilibrato ed in pace
con sé e con gli altri.

Etica é anche mettersi in sintonia con gli altri, sviluppando quella dote che si richiama empatia.

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Ascoltare infatti é una qualità tipica del buon imprenditore o dirigente. Ma non solo ascoltare le esigenze del mercato studiando le
ricerche fatte, ma applicando il cosiddetto “sesto senso” che intuisce le tendenze ben prima che esse si manifestino.

“Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello,


mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? ”.  
Vangelo di Matteo [7,3]

L’etica é la pratica del non giudizio, del non criticare, ma del rispettare ogni scelta o decisione fatta dall’altro, altrimenti egli finisce
per rinchiudersi sempre di più in sé, sotterrando alla vista propria e degli altri il proprio talento. Questo é il modo che abbiamo per
tenere quel fuoco che arde nei nostri cuori.
La critica non dovrebbe mai esistere.
Se c’è stato un errore bisognerebbe domandarci perché c’è stato, se dietro di esso c’è un “non detto” oppure indagare se si tratta del
sintomo di un disagio o di un malessere inespresso.
O, più banalmente, significa che c’è qualcosa da insegnare e da migliorare.

E’ anche non avere più paura di sbagliare perché come dice Jung “il rischio dell’errore ed il timore dell’incomprensione con il
prossimo,  ci può abbandonare alla solitudine. Tuttavia esso è un dovere irrinunciabile poiché si tratta di un valore interiore, la
violazione del quale non è uno scherzo e ha, alle volte, gravi conseguenze psichiche”.
Per Jung quindi decidere, agire, prendere posizione con coraggio, vuol dire essere in sintonia con le proprie idee e pulsioni, quindi
non rinnegare se stessi.

Etica vuol dire permettere a se’ ed ai collaboratori che il mondo delle emozioni, dei sentimenti e della creatività possano venir fuori.
Cioè che avvenga la scoperta del nostro mondo interiore, che secondo la psicoanalisi junghiana, si chiama “Ombra”, ovvero la parte
più nascosta e sconosciuta dentro di noi.

Generalmente le organizzazioni, con l’eccezione di quelle che fanno della creatività il “core business”, fanno di tutto per tenere
lontano questo mondo.
Mondo che in alcuni casi fa così paura, che si cerca di esorcizzarla profondendo grandi energie ed investimenti nel perseguimento
dell’efficienza, e che a detta di molti studiosi [vedi Nota 8] in realtà maschererebbe lo sforzo di “imbrigliare”, “tenere sotto controllo”,
di “condizionare” i comportamenti dei dipendenti, in modo da tenere a bada quel mondo che tanto fa paura perché ritenuto
destabilizzante.
Purtroppo reprimere quel mondo, tentare di soffocare le emozioni ha sempre effetti “collaterali” imprevedibili e dannosi per
l’individuo. [vedi Nota 9]

L’azienda, il lavoro, l’organizzazione é il luogo dove delle persone si incontrano non solo per trasformare un manufatto od un’idea in
qualcosa di più complesso, ma é un luogo dove gli individui si incontrano per relazionarsi l’uno con l’altro.
E’ una vera “palestra” per le anime delle persone che a causa di queste interazioni, possono così elevarsi spiritualmente.

"Ho imparato che le grandi aziende hanno a cuore l'estetica


perché trasmette un messaggio su come l'azienda percepisce
se stessa, sul senso di disciplina dei suoi progetti e su come è
gestita".
Steve Jobs

Ma dove all’etica viene permesso di agire, essa ha un influenza anche sul come all’interno di esse avviene il progresso culturale e
tecnologico

Non a caso facciamo notare che il lavoro del piccolo imprenditore é detto “artigianato”, il che lascia intendere che il lavoro sia
un’espressione assimilabile all’opera d’arte.

Se andiamo indietro nel tempo, al mondo dell’antica Grecia, l’arte si chiamava “τέχνη” - techné - proprio il termine da cui poi é
derivata la parola “tecnica” e quindi “tecnologia”.

Pertanto, se il lavoro é una forma di arte, esso va affrontato con le categorie dell’estetica, quindi avendo come fulcro il tema del bello,
della qualità che da esso traspare e dell’emozione che esso dà quando viene preso in mano od osservato.

La Qualità... Sappiamo cos'è, eppure non lo sappiamo. Questo


è contraddittorio. Alcune cose sono meglio di altre, cioè
hanno più Qualità. Ma quando provi a dire in che cosa
consiste la Qualità astraendo dalle cose che la posseggono,
paff .. , le parole ti sfuggono.
Robert Pirsig - lo Zen e l’arte della manutenzione della
motocicletta

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E per fare bene il lavoro l’attenzione va posata sulla qualità del lavoro, sulla qualità dell’ambiente del lavoro e quindi anche sulla
qualità della vita di coloro che partecipano all’opera di trasformazione materiale od intellettuale.

Etica vuol dire passare dal paradigma dell’efficienza a quello dell’efficacia.

“… le vostre aziende sono gestite secondo il modello di


Taylor, ma - cosa ancora peggiore - lo sono anche le vostre
menti. Siete profondamente convinti che la strada giusta per
condurre un'impresa sia che i vostri collaboratori si
preoccupino semplicemente di muovere gli attrezzi. Per VOI
gestione significa trasferire le idee dei manager in quelle dei
dipendenti ! […] NOI, invece, intendiamo la gestione come
l'arte di saper mobilitare il potenziale intellettivo di tutti i
collaboratori di un'impresa ed unificarlo."
Konosuke Matsushita nel 1989 (Fondatore della Panasonic)

L'efficienza é implacabile, non guarda in faccia a nessuno, essa é come la falciatrice che brutalmente taglia l’erba.
L’efficacia, invece, é come l'arte della potatura del bonsai: immagina la futura direzione della crescita del fusto ed opera in funzione
dell'obiettivo rispettando i tempi di crescita della pianta.

A nostro avviso, di questo spirito dovrebbero essere permeate le organizzazioni, ovvero di creare luoghi il cui fine é quello di crescere
non solo materialmente ma anche di portare armonia tra cielo e terra.

>>>Massimo Biecher - massimo.biecher@icloud.com

NOTE:

[Nota 0] facciamo incidentalmente notare come “morale” deriva etimologicamente dal latino “Mos - moris” ma la cui radice sarebbe
proprio “moves” e cioè “muovere”, “mettere in movimento”, sottintendendo che la morale é qualcosa che mette in movimento gli
uomini.

[Nota 1] Δίκη figlia di Zeus (Ζεύς) e di Temi (Θέμις) é la personificazione della legge naturale ed é la divinità che i romani chiamavano
“Iustitia”.

[Nota 2] A proposito degli oracoli, ricordiamo che fu Themi ad insegnare ad Apollo i procedimenti della divinazione e che prima di
esso, era lei che presiedeva il santuario pitico a Delfi. Temi é quindi una sorta di tramite tra dio e gli uomini, così come poi lo diventò
Apollo.

[Nota 3] osserviamo che anche qui c’è un passaggio di consegne avvenuto proprio a Delphi secondo il quale Apollo é anche il dio
della musica e del canto.

[Nota 4] proprio Pitagora - osserviamo come in greco il nome Πυθαγόρας (pitagoras) deriva da Πύθιος (pithios) cioé “colui che viene
da Pitia” (ovvero Delfi, il luogo del santuario di Apollo) ed inoltre che uno dei soprannomi di Apollo era proprio πυθικός (pitikos) -
riteneva che lo scopo della musica era riportare armonia sulla terra (da αρμονια - che vuol dire “collegamento”, “unione”,
“concordia”), tanto che si afferma che i pitagorici suonavano alcune melodie che erano in grado di far guarire gli ammalati ovvero, di
indurre mediante vibrazioni musicali, l’equilibrio interiore.

[Nota 5] Osservare come Apollo era il dio del sole di cui trainava il carro. Ma non era il dio del sole del cielo ( quello era Ἥλιος -
Elios ) ma il dio del sole che illumina le menti.

[Nota 6] si sta mandando un messaggio sottinteso: “io non mi fido di te”

[Vedi Nota 7] riguardo questi temi ne abbiamo specificatamente trattato all’interno dell’articolo pubblicato sulla Rivista Nuova
Atletica intitolato “Leadership ed obiettivi” e ripubblicato qui https://www.linkedin.com/pulse/questa-quarta-parte-osserveremo-come-
gli-obiettivi-non-biecher/)

[Nota 8] a tal proposito consigliamo la lettura del testo di Gian Piero Quaglino - Psicodinamica della vita organizzativa Raffaello
Cortina Editore

[Nota 9] di emozioni nel mondo del lavoro vedi l’articolo pubblicato sul numero 249 della rivista "Nuova Atletica” -
www.nuovatletica.it/rivista/news.php e scaricabile in formato pdf dal sito https://www.academia.edu/24254000/04_-
_Leadership_ed_emozioni

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