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GZ CAPITOLO 1 – Metodi

1. PSICOLOGIA E SCIENZA
PSICOLOGIA= studio scientifico del comportamento e dei processi mentali dell'essere umano e degli animali

WUNT (1832-1920)
SCIENTIFICA * NASCITA > 1879 Università di Lipsia (DE) da Wihlem Wunt = primo laboratorio -psicologo, fisiologo, filosofo
-tedesco
-padre della psicologia scientifica
-ha definito la psicologia disciplina
pensava che psicologia=tutte le scienze autonoma per teoria e metodologia
-rigoroso metodo sperimentale
> 1880 ca Harvard da William James = altro laboratorio

JAMES (1842-1910)
fare scienza = risolvere problemi attraverso raccolta e analisi sistematica dei dati -psicologo, filosofo
-statunitense
-”Principi di Psicologia” 1890

si formulano TEORIE = spiegazione dei fatti non direttamente osservabili


Differiscono per costruzione e collocazione

TEORIA INGENUA
Non fondata su controlli TEORIA SCIENTIFICA
scientifici, ma Utilizza il metodo scientifico
sull'esperienza personale

2. IL METODO SPERIMENTALE
Obiettivo: applicazioni del metodo sperimentale e spiegazione del funzionamento dei principali metodi di ricerca utilizzati dalla psicologia
scientifica
> si basa su OSSERVAZIONI OGGETTIVE Ottenute attraverso uno strumento di misura
È replicabile
> COMPORTAMENTISMO = bisogno di applicare il metodo in modo molto rigoroso, rifiutando lo studio di
comportamenti non direttamente osservabili

Forte influenza sullo sviluppo della psicologia scientifica

Psicologia moderna = studia i comportamenti osservabili per inferire quali processi avvengono nella mente
2.1. Gli scopi della ricerca scientifica
> SCOPERTA DI REGOLARITA' – descrizione del comportamento
Definizione delle VARIABILI utilizzando la classificazione
(es p.15)
Eventi e entità coinvolte

– scoperta di relazioni sistematiche tra i vari aspetti del comportamento

REGOLARITA' >>> LEGGI DEL COMPORTAMENTO

Individuare una relazione tra eventi non significa individuare automaticamente un rapporto di CAUSA-EFFETTO
> SVILUPPO DI TEORIE SCIENTIFICHE - insieme di asserzioni che collega tra loro varie leggi
- include almeno un concetto che non deriva direttamente dalle osservazioni, ma è
necessario per spiegare le relazioni
- servono a sistematizzare le conoscenze e a spiegare le leggi
- permettono di prevedere nuove leggi, cioè nuove relazioni
- guidano la ricerca scientifica
gli esperimenti si basano su IPOTESI cioè una previsione sui fatti nuovi formulata in base a una teoria
il metodo sperimentale rende un'ipotesi una teoria scientifica stabilendo una reazione
sistematica tra variabili
2.2. Gli studi sperimentali
ESPERIMENTO = studio delle relazioni tra variabili, cioè tra entità che variano

VARIABILE = una proprietà di un evento reale che può essere misurata


Permette lo sviluppo di teorie
scientifiche
MISURAZIONE = sistema per assegnare un valore numerico alle variabili

1. situazioni IDEALI
2. situazioni REALI Scopo: individuare il segnale della variabile di interesse tra le tante
variabili del fenomeno
+ si considera una sola variabile di un fenomeno per ridurre la complessità
+ in psicologia = una delle variabili è la misura del comportamento osservato su gruppi di soggetti sperimentali
+ VARIABILE DIPENDENTE = dipende dal valore di un'altra variabile manipolata
(accuratezza nel risolvere problemi matematici)
+ VARIABILE INDIPENDENTE = fattore che influenza la variabile dipendente
(sesso dei soggetti)
= essa è manipolata dallo sperimentatore

Manipolabili: causano l'altra Non manipolabili: variabili soggettive >>


variabile >> rapporto di solo osservabili
CAUSA-EFFETTO Possibili solo gli studi correlazionali
Possibili studi scientifici

Esperimento = procedura con cui lo sperimentatore manipola una o più variabili indipendenti per osservare come esse
influenzano la variabile dipendente

Come si può stabilire se la manipolazione della VI ha avuto un effetto sulla VD?


METODI STATISTICI
• la prestazione di un gruppo si esprime con la media

non si può considerare solo la differenza tra le medie


non si sa se il risultato è - CAUSALE
- SISTEMATICO

Differenza tra le due


Considerando i risultati = DUE FONTI DI VARIABILI medie
1. Variabile tra un gruppo e l'altro = VARIABILE INDIPENDENTE
2. variabile entro ciascun gruppo = DIFFERENZE CASUALI Variazione entro i gruppi
uguali differenze tra medie = Possibile in situazioni molto diverse a causa della diversa variabilità intra-gruppo

! a parità di variabilità intra-gruppo più è grande la


Per determinare l'effettiva differenza tra gruppi variabilità inter-gruppo più sarà alta la possibilità di
avere un effetto significativo dalla manipolazione
• variabilità tra gruppi
effettuata
• variabilità nel gruppo >>> più è bassa più è alta la probabilità che la differenza sia sistematica

Differenze tra condizioni sperimentali (somma differenze inter-gruppo)


RAPPORTO CRITICO
Variazione causale tra punteggi (differenze individuali itra-gruppo)

• più è alto più è alta la probabilità di una differenza tra gruppi causata dalla VI
• più è basso più è alta la possibilità che la differenza sia causata dalle differenze individuali dei soggetti
• procedimento alla base della procedura statistica
• permette di stabilire se la differenza tra medie è significativa
Differenza STATISTICAMENTE SIGNIFICATIVA= non
prodotta dal caso
2.3. Gli studi correlazionali
RICERCHE CORRELAZIONALI = i ricercatori non manipolano sistematicamente le variabili studiate
(autostima e studi = scopo è di scoprire se esistono relazioni tra variabili (variabili correlate)
universitari)

• correlazioni positive = all'aumentare di x aumenta y


• correlazioni negative = all'aumentare di x diminuisce y
direzione e forza di una correlazione sono espresse dal COEFFICIENTE DI CORRELAZIONE
– varia da -1 a +1
– 0 = assenza di correlazione
> LIMITI *non garantisce una correlazione tra variabili Può essere: - SIGNIFICATIVA
- NON SIGNIFICATIVA (Tyler Vigen)
- RELAZIONATA DA UN ALTRO ELEMENTO
attraverso la procedura statistica = valore significativo o dovuto al caso
*non danno alcuna indicazione sull'esistenza di una relazione CAUSA-EFFETTO tra le due variabili
> VANTAGGI *più semplici da realizzare = ecologici
*esplorano le relazioni tra variabili
A STUDIO SPERIMENTALE : forte correlazione >> controllare se esiste una relazione causale
B NO STUDIO SPERIMENTALE : solo studio correlazionale perché certe variabili non possono essere manipolate per
ragioni etiche o pratiche

3. METODI PER LO STUDIO DEL COMPORTAMENTO E DEI PROCESSI COGNITIVI


3.1. La Psicofisica
= studia le conseguenze sensoriali della stimolazione fisica controllata
• per misurare il comportamento in modo oggettivo = quantificare l'intensità delle sensazioni suscitate da uno stimolo

= esperienza consapevole associata con uno stimolo


• nasce nel XIX secolo con Ernst HeinrichWeber fisico semplice

• permette di - determinare la minima quantità di stimolazione WEBER (1795-1878)


-fisiologo
- rilevare un cambiamento d'intensità -tedesco
-vuole stabilire la minima quantità di stimolazione
necessaria a evocare una sensazione

3.2. I metodi cronometrici


CRONOMETRIA MENTALE = misurare la durate di esecuzione dei processi mentali attraverso la misura dei tempi di
reazione (TR)
TR= tempo che intercorre tra la comparsa dello stimolo e la risposta
È anche detto tempo di latenza
Franciscus Cornelis DONDERS (1818-1889)
1. METODO SOTTRATTIVO DI DONDERS -fisiologo
-danese
è chiesta la pressione di un tasto alla comparsa di uno stimolo -studi dell'arco riflesso sulla velocità del segnale
lungo il sistemanervoso in psicologia
1. DETENZIONE = rilevare la comparsa dello stimolo
2. DISCIMINAZIONE= riconoscere lo stimolo dagli stimoli distrattori
3. COMPITO DI SCELTA = selezione di una risposta
Pensava di misurare la durata di un'operazione mentale sottraendo al tempo totale il tempo impiegato
per le altre operazioni

>LIMITI: l'aggiunta di un grado di sperimentazione può variare i tempi di risposta delle altre operazioni
2. EFFETTO STROOP
è chiesto di denominare il colore dell'inchiostro ignorando la parola scritta
il significato della parola scritta può essere *CONGRUENTE ROSSO
*INCONGRUENTE VERDE
*NEUTRO XXX
SCOPO: stabilire se il TR varia in funzione del tipo di condizione sperimentale (congruente/incongruente/neutro)
RISULTATI: – i TR sono maggiori in caso di INCONGRUENZA
– i TR sono minori in caso di CONGUENZA
J. Ridley STROOP (1897-1973)
– in caso di NEUTRALITA' i TR si posizionano nel centro -psicologo
-americano
– l'interferenza varia in base al valore della parola -studio anni '30
-studia il costrutto della memoria a
INFERENZE: * incapacità di focalizzarsi su un'informazione ignorando le altre breve termine

* la lettura è un'operazione automatica


L'esperimento si basa sui tempi di reazione, ma non misura la durata di ogni operazione mentale
3. ESPERIMENTO DI STENBERG SULLA MEMORIA A BREVE TERMINE 1966
è chiesto di individuare in una serie di numeri la presenza di una SONDA
Necessario prendere in esame dati semplici per avere risultati
esaustivi
VARIABILE INDIPENDENTE – la grandezza della serie è variabile Paul STENBERG
- psicologo
– presenza o meno della sonda - americano
- studio del 1966
VARIABILE DIPENDENTE – tempo di reazione
OBIETTIVO: studiare i processi della ricerca di un elemento all'interno della memoria a breve termine
SCOPO: stabilire se la ricerca è seriale (esplorazione degli elementi uno a uno) o in parallelo (tutti insieme)
RISULTATI – i TR aumentano all'aumentare del numero di elementi presenti nella serie
– i TR per le risposte positive sono uguali ai TR per le risposte negative
INFERENZE – la ricerca è seriale per ogni elemento della serie
– confronto in modo esaustivo = dal primo all'ultimo elemento senza decidere a ogni singolo passo
3.3. La Neuropsicologia
= studia le basi neurali delle funzioni mentali
• Localizzazione celebrale delle facoltà mentali
– Franz Joseph Gall (1758-1828) filosofo tedesco
– identificazione di 37 facoltà mentali
– credevano nella loro rappresentazione sulla superficie esterna del cranio= mappa senza fondamento scientifico
• Metodo neuropsicologico classico
– seconda metà del XIX secolo
– nasce dallo studio dei disturbi del linguaggio prodotti da una lesione celebrale
– francese Paul Broca (1824-1880) Connessione tra lesioni di aree specifiche dei cervello e disturbi
tedesco Carl Wernicke (1848-1904) afasici

– prime proposte di modelli anatomo funzionali in cui il linguaggio veniva suddiviso in componenti separate
con correlati anatomici distinti Metodo per studiare le altre funzioni mentali
– ruolo di individuare la posizione di lesioni e studiare il funzionamento dei processi mentali normali
• Neuropsicologia cognitiva
– studiare il comportamento di pazienti con disturbi neuropsicogici per capire il funzionamento dei processi
mentali normali
– strumento d'indagine = DISSOCIAZIONE
=paziente con un danno selettivo ad una componente del sistema cognitivo
Libro: “L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello”
>> è la dimostrazione dell'esistenza di un MODULO

= sistema specifico che risponde solo a


Agnosia: no a oggetti stimoli di una particolare classe
Proposoagnosia: no a facce
Eminegligenza spaziale unilaterale: no a Obiezione: più difficoltà nel compito implica più capacità
parte del campo visivo cognitive
Afasia: no al linguaggio
Dislessia aquisita Risoluzione con la DOPPIA DISSOCIAZIONE

INFERENZA: non riguarda la difficoltà nel compito, ma i


Disturbi che implicano una lesione celebrale a seguito di diversi moduli
un trauma
3.4. La Neuroimmagine funzionale
=studia le funzioni neurali del cervello umano
Utilizza *le tecniche di scansione computerizzata
* visualizzazione dell'attività celebrale
1. PET = tomografia a emissione di positroni (Position Emission Topography)
*Permette di seguire i processi cognitivi del cervello mentre esso è
Metodo invasivo stimolato
*necessario iniettare un liquido radioattivo per rendere visibili le zone allo
schermo
*METODO SOTTRATTIVO DI DONDERS per determinare le zone attive
per quel compito dato che tuto il cervello richiede continuamente sangue Basano sul maggior
>>> LIMITE: bisogna determinare bene la condizione di controllo afflusso di sangue
nei neuroni in azione
2. fMRI = risonanza magnetica funzionale (Functional Magnetic Resonance Imaging)
*si basa sull'emoglobina che contiene ferro = risponde al campo
Metodo non magnetico
invasivo > si allinea se sottoposta a campo magnetico
> dopo il rilascio di ossigeno è più magnetica
*Area Fusiforme (riconoscimento facciale) = localizzata grazie al
fMRI
*l'entità del flusso sanguigno riflette l'entità dell'attività neurale
*è possibile determinare quale parte del cervello sia più attiva

per farlo è necessario confrontare la condizione sperimentale con una condizione di controllo attraverso
procedure STATISTICHE.
LIMITI: >esiste un gap temporale di 4 secondi tra l'azione e la risposta sanguigna
con questi metodi = no funzionamento, cause e andamento dell'azione
3. ERPS = Event Related Potential
*registrazione della risposta elettrica del cervello in tempo reale
*registrazione avviene prima, durante e dopo
*registrazione delle diverse risposte attraverso i picchi
LIMITI: >non identifica la localizzazione dell'attività
>registra ogni tipo di attività = possibili perturbazioni
Basano su potenziali elettrici o
4. EEG = elettroencefalogia magnetici misurabili al di
fuori del cranio
Utilizzata per misurare i potenziali
evento-correlati
risposte elettrofisiologiche associate ad
un particolare stimolo

5. MEG = magnetoencefalogia

3.5. La Simulazione
* in psicologia è possibile utilizzare soltanto metodi di studio INDIRETTI
METODO SIMULATIVO = sviluppare un modello esplicito dal punto di vista computazionale

Programma per computer che riproduce in modo fedele il comportamento umano

– valuta in modo puntuale l'adeguatezza di una teoria


– permette nuove previsioni verificabili attraverso nuovi esperimenti
metodo basato sulle reti neurali artificiali = sistemi di elaborazione ispirati al funzionamento del cervello
PARTE PRIMA: Percezione e Azione
> spiegazione delle funzioni dei processi di acquisizione delle informazioni ambientali
1. ESPERIENZA DIRETTA = tutto ciò che l'osservatore vive come un dato
= il mondo percepito è fenomenicamente oggettivo >> si presenta per ciò che non è

Vedere e sentire qualcosa sono dati e non prodotti di


atti osservativi come vedere e toccare
= è geneticamente soggettiva perché generata da processi interni
contrapposizione tra MONDO FISICO e MONDO PERCEPITO permette di
1. superare il REALISMO INGENUO: le cose sono sempre come appaiono
2. comporre il REALISMO CRITICO: lo stimolo esterno provoca una sensazione
interna
l'indagine scientifica indaga come il sistema mente/cervello fa si che le cose appaiano
come appaiono
Kurt KOFFKA (1886-1941) “ le cose appaiono come appaiono grazie
all'organizzazione che il sistema impone agli stimoli prossimali” >> Esperienza
diretta = equilibrio tra forze esterne e froze interne

2. CONTROLLO DELL'AZIONE MOTORIA

due insieme di processi A) percezione consapevole


Due possibili rappresentazioni dello spazio
B) azione

GZ CAPITOLO 2 – Sensazione LA PSICOFISICA

1. I SENSI COME STRUMENTI DI MISURA


STORIA: 1. Germania = Johann Fredrich Herbart >> filosofia della restaurazione
* psicologia = scienza metafisica autonoma e non subordinata a filosofia e fisiologia
basa su principi matematici >> SCIENZA QUANTITATIVA

*la forza delle idee = le idee diventano consce solo se hanno una certa forza
2. Germania = Willelm Wunt (1832-1920)
* primo laboratorio di psicologia sperimentale a Lipsia 1879
* codifica il METODO SPERIMENTALE
Quando lo stimolo varia lungo una sola dimensione i sistemi sensoriali funzionano come STRUMENTI DI MISURA delle grandezze
fisiche fondamentali
= si basa sull'isolamento delle variabili e sulla spiegazioni dei sistemi complessi in
PSICOFISICA base alle proprietà dei loro costituenti elementari
= ponte tra corpo e spirito e determina una relazione matematica tra i due

Mondo fisico Sensazione

PARALLELISMO PSICOFISICO
Due realtà diverse, ma parallele >> si influenzano a vicenda

METODI DELLA PSICOFISICA CLASSICA


1. Metodo dell'aggiustamento >>> Lo sperimentatore modifica continuamente lo stimolo fino a quando l'osservatore lo
giudica identico allo stimolo standard
Lo sperimentatore predispone degli stimoli più grandi e più piccoli di quello standard in
2. Metodo dei limiti >>> ordine prima crescente e poi decrescente e sottopone l'osservatore a osservazioni ripetute così
da poter annotare il momento in cui avviene il passaggio da stimolo più grande a più piccolo
di quello standard
Lo sperimentatore sceglie un numero di stimoli di confronto che poi presenta
3. Metodo degli stimoli costanti >>> uno alla volta all'osservatore con lo stimolo standard
2. LEGGE DI WEBER
Domanda: Quali sono le somiglianze e le differenze tra le varie modalità sensoriali?
• DISCRIMINAZIONE D'INTENSITA' > compito adatto a tutte le modalità e che fornisce una buona definizione
operazionale di sensibilità
> Capacità di discriminare l'intensità di due sensazioni potrebbe dipendere dal
funzionamento di ciascun senso o da una modalità centrale sovraordinata

per ogni senso è possibile determinare


• SOGLIA DIFFERENZIALE = minima differenza tra due stimoli sufficiente per la loro discriminazione
= minima quantità di cambiamento nell'intensità di uno stimolo necessaria
affinché lo stimolo stesso sia percepito come diverso dallo stimolo di
riferimento >> la più piccola differenza percepita
* l'incremento che innalza la percentuale di risposte dal 50% al 75%
* è soggettiva, ma è alla base di tutti
• SOGLIA ASSOLUTA = minima intensità discriminabile dalla condizione in cui lo stimolo è assente
= valore dello stimolo che rende equiprobabili le risposte
* cambia per ogni persona

2.1. Misurare una soglia differenziale (JND)


* utilizzato il metodo degli stimoli costanti
> confronto in una serie di prove di uno stimolo STANDARD con uno stimolo di CONFRONTO di diversa intensità

Curva psicometrica

75 % JND = differenza tra il punto corrispondente al


75% e il punto del 50% (PES)
50%
PES = 50% dei casi in cui è stato rilevato lo
JND stimolo

PES
Misurare una soglia assoluta (PES)
*metodo è lo studio della soglia percepita per metà delle volte 50%
> si sottopone il soggetto a vari stimoli di diversa intensità, ripetendo più volte stimoli di uguale intensità e se ne registra la
percezione
STIMOLO MINIMO = indica la sensibilità dei nostri sensi
x vista: fiamma di una candela a 45 km in una notte senza luna
x udito: ticchettio di un orologio a 6 m in ambiente silenzioso
x gusto: un cucchiaino di zucchero in 9 l di acqua
x olfatto: una goccia di profumo diffusa in 6 stanze
x tatto: un ala di mosca che cade sulla guancia da 1 cm

2.2. La JND è proporzionale all'intensità di riferimento


L'incremento ΔI cresce al crescere dell'intensità I dello stimolo standard mantenendo con essa una relazione di
proporzionalità, quindi costante è il rapporto ΔI/I = FRAZIONE DI WEBER >> valida per tutte le modalità sensoriali

COSTANTE DI WEBER = la discriminazione tra due intensità dipende dal loro rapporto
ΔI= incremento necessario a produrre una differenza
ΔI =k percepibile (JND) tra lo stimolo standard e quello di
I confronto
I = intensità dello stimolo standard
Questa relazione ha un antecedente in ambito economico (Daniel Bernoulli) K = costante di Weber
= non è un valore costante la minima differenza d'intensità che può essere rilevata, è invece costante e direttamente
proporzionale la minima differenza di intensità in una modalità sensoriale
• la JND non è costante, ma è proporzionale all'intensità di riferimento
• permette di definire la JND di ogni intensità
• la legge è GENERALE = vale in tutte le modalità sensoriali
MINIME DIFFERENZE PERCEPIBILI
– luce 8%
– suono 5%
– frequenza del suono 1%
– concentrazione di odore 15%
– concentrazione di sale 20%
– pesi sollevati 2%
– scarica elettrica 1%
2.3. Generalità e limiti della legge di Weber
> capacità discriminativa varia molto a seconda della proprietà considerata
la sensibilità è definita come l'inverso della soglia k *se il valore di k è piccolo = sensibilità elevata
*se il valore di k è grande = la sensibilità è scarsa
> idealizzazione = la sensibilità umana alla luce copre una gamma amplissima si intensità, ai cui estremi il valore della
frazione di Weber è più elevato (sensibilità minore)

3. LEGGE DI FECHNER
> riconobbe nella proporzionalità delle JND un fondamentale invariante sensoriale
Gustav Theodor FECHNER (1801-1887)
> come cresce la sensazione al crescere dello stimolo?
- fisico,filosofo, psicologo
-tedesco
PARALLELISMO PSICOFISICO = il mondo fisico e il mondo fenomenico sono diversi ma paragonabili
*il valore delle JND non è sempre uguale, ma aumenta continuamente
3.1. La funzione logaritmica
Il parallelismo psicofisico è regolato da una legge matematica
I = variabile indipendente (intensità dello stimolo)
S = c log(I) S = variabile dipendente (intensità della sensazione)
C = costante specifica per la modalità sensoriale >
pari a 1/log(1+k) dove k è la frazione di Weber
Le sensazioni agli stimoli crescono in proporzione LOGARITMICA e non lineare

* una modalità è molto sensibile se due intensità-stimolo sono divise da molte JND
* ASSUNTI
1. esiste una soglia assoluta sotto la quale uno stimolo fisico esiste ma è così debole da risultare privo di
corrispettivo psicologico nella sensazione
il parallelismo si attua tra due semirette con origini sfasate

2. tutte le JND sono soggettivamente uguali

– aumenti costanti della sensazione corrispondono ad aumenti proporzionalmente crescenti dell'intensità di stimolo
– intervalli uguali sulla scala delle sensazioni corrispondono a intervalli proporzionalmente crescenti sulla scala
delle intensità fisiche
* unità di misura = decibel

4. LEGGE DI STEVENS
> Fechner = psicofisica indiretta perché basata sulle misure della soglia assoluta
> Stevens = psicofisica diretta perché utilizza i giudizi quantitativi espressi dagli osservatori
mette direttamente in relazione stimoli e sensazioni utilizzando i giudizi quantitativi espressi dagli
osservatori (associare un numero a una sensazione)
METODI UTILIZZATI
4.1. “Magnitude estimation” > l'osservatore attribuisce un numero a ciascuna intensità sopra soglia.
> per facilitare il confronto = stesso MODULO (intensità di riferimento)
4.2. “Magnitude production” > dato un numero assegnato l'osservatore deve aggiustare il valore dello stimolo che meglio lo
rappresenta
> variante: BISEZIONE > l'osservatore deve generare lo stimolo che gli appare intermedio tra
due stimoli dati
4.3. “Cross-modal matching” > l'osservatore regola l'intensità di uno stimolo in una modalità rendendola uguale all'intensità di
uno presentato in un'altra modalità

4.4. La funzione di potenza


I metodi della psicofisica diretta producono dati interpolabili tramite una funzione di accrescimento della sensazione

FUNZIONE DI POTENZA

S = mIᵑ S = intensità della sensazione


I = intensità dello stimolo valutato
m = coefficiente che dipende dalle unità di misura
n = esponente caratteristico della specifica
# La funzione potenza genera una famiglia che include curve modalità
* compressive (n<1) il più frequente ᵑ
* espansive (n>1)
* singolarità (n=1)
# l'intensità della sensazione è proporzionale all'intensità fisica elevata a esponenti caratteristici della modalità sensoriale
# l'aumento non è logaritmico, ma ESPONENZIALE
# in base allo stimolo e alla sua costante varia la sensazione

5. PSICOFISICA ESTERNA E INTERNA *


> PSICOFISICA ESTERNA = relazione tra sensazioni e stimoli
> PSICOFISICA INTERNA = relazione tra le sensazioni e gli eventi neurali
5.1. Valore adattivo della sensibilità ai rapporti
* i rapporti tra le grandezze retiniche rimangono invariati e riproducono fedelmente i rapporti fra le grandezze distali
* questo è il fondamento ecologico della legge di Weber
* per sviluppare una relazione efficiente con l'ambiente l'osservatore deve poter percepire le proprietà dello stimolo distale e
non quello prossimale
5.2. Il caso dell'acuità
* rilevare stimoli distribuiti nello spazio ha una sua acuità = capacità di risolvere i dettagli discriminando un elemento da
due elementi separati da un elemento vuoto
* Illusione di Weber = l'illusione ha un corrispettivo statico nel diverso valore in varie parti del corpo ed è spiegabile
attraverso la densità dei recettori tattili
* Discriminazione di Verneir
* acuità visiva è influenzata dalla zona stimolata. Verso la periferia del campo visivo l'acuità peggiora come conseguenza di
una minore densità dei recettori retinici e delle cellule corticali

6. SENSIBILITA' ALLA FREQUENZA *


6.1. Sensibilità acustica alla frequenza temporale
* stimolo prossimale per il suono è la variazione periodica di pressione di un mezzo provocata da un evento meccanico
* lo stimolo più semplice = onda sinusoidale variabile per ampiezza e frequenza
6.2. Sensibilità alla luce
* teoria tricromatica (Young Helmholtz) = principio dell'univarianza della risposta di ciascuna classe di fotorecettori

Cellule della retina in grado in grado di tradurre l'energia luminosa in


Anche quando lo stimolo è multidirezionale la segnale nervoso
risposta del singolo neurone è unidirezionale > bastoncelli (visone notturna) = unica funzione spettrale
> coni (visione diurna) = tre classi con picchi di sensibilità in zone
diverse dello spettro di lunghezza d'onda. Codificano ogni miscela di
Risponde di più o di meno ma la quantità di
colore con la combinazione di tre valori
attivazione dipende sia dall'intensità dello
stimolo sia alla sua prossimità al picco
* la sensibilità di una singola classe di recettori varia in funzione della lunghezza d'onda >> la quantità di attivazione rimane
uguale quando l'intensità della radiazione compensa la minore sensibilità
* un osservatore con una sola classe di recettori viene chiamato univariante perché può eguagliare l'attivazione >> tutti lo sono
alla luce delle stelle
* osservatore bivariante >> l'attivazione prodotta da una radiazione è equivalente a quella prodotta da una miscela matematica
contenente almeno due radiazioni di intensità ben scelta
* osservatore trivariante >> l'attivazione prodotta da una radiazione è eguagliabile miscelando almeno tre radiazioni di intensità
ben scelta
* triangolo di Marxwell = prototipo di altri spazi di colori
6.3. Sensibilità visiva alla frequenza spaziale
* discriminare la composizione spettrale è utile
* in molti casi forme e movimenti sono veicolati da immagini composte da zone diverse solo per intensità
* lo stimolo elementare è variabile per contrasto e frequenza

7. ADATTAMENTO SENSORIALE E CODIFICA NEURALE *


ADATTAMENTO SENSORIALE = perdita di sensibilità conseguente all'esposizione prolungata a una stimolazione costante >>
fenomeno cruciale per la scoperta del codice di registrazione degli stimoli
= conseguenze >> immagini consecutive negative
Zona retinica è affaticata dall'esposizione prolungata la sua sensibilità a
quelle radiazioni sarà indebolita mentre resterà integra la capacità di
rispondere alle altre radiazioni
• la registrazione sensoriale delle proprietà degli stimoli dipende dal contesto spaziale
• i sistemi sensoriali sembrano influenzati dal valore relativo della stimolazione cioè dal rapporto tra lo stimolo e il suo contesto
adiacente nello spazio o nel tempo

PB INTRODUZIONE
L'attività elettrica nella corteccia visiva è trasformata nell'esperienza del vedere, ma nessuno sa come questo avvenga.

Si pensa che l'immagine retinica = fedele rappresentazione del mondo e che al cervello siano inviate istruzioni su come riprodurlo
MA, non è così

di ogni fatto della visione possiamo chiederci – cosa lo causa (COME)


– come mai esiste (PERCHE')

PB CAPITOLO 1 – La luce

1.1 Che cos'è la luce

= la luce è una forma di energia elettromagnetica


come le onde radio, le microonde, i raggi infrarossi e ultra violetti, i raggi x

* bisogna considerare la luce sia come onda che come particella


* unica differenza tra le varie forme di energia elettromagnetica è la LUNGHEZZA D'ONDA

= esprime la distanza percorsa dall'onda fra un'oscillazione e l'altra


SPETTRO ELETTROMAGNETICO = tutte le forme di energia che viaggiano alla velocità della luce

Raggi x infrarosso microonde


Raggi gamma Onde radio

Luce visibile = modo per generare energia elettrica > calore


Violetto – blu – vere – giallo – arancio – rosso (più calore, più le LD sono corte)
> onde radio = tra un'oscillazione e l'altra si spostano di chilometri
> microonde = tra un'oscillazione e l'altra si spostano di centimetri (radar)
> infrarosso = tra un'oscillazione e l'altra si spostano di una capocchia di spillo
* non li vediamo, ma ne percepiamo il calore
* ogni oggetto che abbia una temperatura emette radiazione infrarossa
* la porzione più corta dell'infrarosso, più vicina al visibile, non è percepibile (telecomando)
> luce = compresa tra i 380 e i 700 nanometri
* unica visibile perché sono le sole radiazioni in grado di penetrare l'acqua
Primi occhi = evoluti in animali che vivevano in
acque melmose
* alle sue diverse lunghezze d'onda corrispondono i colori

dal rosso all'ultravioletto


Dannoso per certi aspetti
- abbronzatura (strato di melanina) ci difende
- altera i legami molecolari dei pigmenti (oggetti al
sole sbiadiscono)
* l'energia della radiazione elettromagnetica aumenta man mano che la lunghezza d'onda diminuisce
– raggi x : attraversano legno, metallo, tessuti
: capacità di assorbimento di questi da parte delle sostanze è utilizzata per fratture e dipinti
– raggi gamma : generati da esplosioni nucleari e materiale radioattivo
: sono assorbiti completamente dall'atmosfera senza attraversarla
: isotopi emessi dai raggi gamma sono usati per marcare oggetti e documenti

! Colore della pelle


– pelli scure = proteggono dalla luce ultravioletta che distrugge l' acido folico, vitamina cruciale per la fertilità e lo
sviluppo fetale
– pelli chiare = facilita la sintesi di vitamine D che necessita della luce solare
>> colore della pelle è quello che in quell'ambiente
1. permette la sintesi della vitamina D
2. protegge le riserve di acido folico nel sangue

1.2. Come si propaga la luce


> Considerare la luce come composta di raggi che vengono emessi da una luce luminosa e tendono a viaggiare in linea retta
1.2.1. Diffusione
= i raggi vengono rinviati in tutte le direzioni quando colpiscono le fini particelle di materia che l'aria contiene
> la diffusione della luce solare per opera dell'atmosfera è la ragione per cui il cielo è azzurro
le lunghezze d'onda più corte (blu) sono diffuse in misura maggiore delle altre
le lunghezze d'onda meno corte vengono diffuse meno e ci giungono direttamente > vediamo il sole giallo
> al tramonto la quantità di lunghezze d'onda corte e medie diffusa è maggiore perché la luce deve fare più strada e urtare più
particelle = uniche particelle che giungono indisturbate sono le rosse
> nuvole = particelle di dimensioni maggiori, quindi diffondono le varie lunghezze d'onda nella stessa misura > sono bianche
> quanto una lunghezza d'onda viene diffusa dipende dal suo rapporto con la grandezza della particella colpita
1.2.2. Rifrazione
= quando passano da un mezzo di una certa densità ad uno di diversa intensità i raggi luminosi che non giungono
perpendicolarmente cambiano direzione.
* avviene anche quando si passa da uno strato di aria meno calda ad uno strato più caldo (meno denso)
* MIRAGGIO = i raggi provenienti dagli oggetti circostanti nell'avvicinarsi al suolo vengono rifratti dall'aria calda e curvati
verso l'alto nella nostra direzione
immagine ricevuta : indistinguibile da quella di fronte a una superficie riflettente
causati dal fatto che la luce non viaggia sempre in linea retta, mentre il nostro sistema visivo assume che lo
faccia
1.2.3. Assorbimento
= quando attraversa un mezzo qualsiasi la luce viene assorbita : i fotoni collidono con particelle di materia, cedono la loro
energia e scompaiono
> nell'acqua l'assorbimento è molto maggiore. >>> le lunghezze d'onda lunghe vengono assorbite più di quelle corte, quindi
il mare appare blu e sotto il suo livello l'illuminazione è molto scarsa
> una volta assorbita la luce non può più essere vista
1.2.4. Riflessione
= la luce riflessa dall'oggetto colpito ci permette di vedere l'oggetto stesso
* superfici di vario tipo riflettono una percentuale di luce che le illumina in modo diverso apparendo più o meno chiare
* superfici diverse riflettono le varie lunghezze d'onda in misura diversa apparendo colorate
* il modo in cui la luce è riflessa dipende anche dalla grana della superficie che la riflette
– superficie ruvida : riflessione irregolare, cioè in più direzioni - OPACO -
– superficie liscia : riflessione omogenea dei raggi in un'unica direzione (specchio) - LUCIDO -
* la quantità di luce riflessa da una superficie dipende anche dalla sua orientazione
In base al tipo di materia questa ASSORBE o RIFLTTE maggiormente

1.3. Perché siamo sensibili alla luce


> l'evoluzione di occhi in grado di formare immagini oltre che a rispondere ad uno stimolo luminosi è avvenuta almeno 40 volte
> circa la metà dell'energia irradiata dal sole che penetra l'atmosfera consiste in luce visibile (l'altra metà infrarosso, onde radio e
microonde)
> essa cammina ad alta velocità, quindi informazioni provenienti da fonti anche molto distanti possono essere raccolte
istantaneamente
> luce tende a spostarsi in linea retta = le immagini sul fondo dell'occhio dai raggi luminosi conservano importanti proprietà
geometriche
> quando urta gli oggetti la luce non torna indietro allo stesso modo
Trasporta informazioni su
- presenza degli oggetti
- aspetti della loro superficie
Le informazioni trasportate dalla luce sono tali solo perché siamo provvisti di un SISTEMA VISIVO
– la luce è importante perché il nostro occhio contiene cellule che rispondono proprio a quelle lunghezze d'onda
– INDETERMINAZIONE OTTICA = limiti della luce come veicolo d'informazione
1. geometrica (distanza,forma) >> indeterminazione radiale: no distanza della causa del raggio
2. fotometrica (colore) >> percezione di colori diversi anche quando la luminanza è uguale

PB CAPITOLO 2 – Il sistema visivo


• il sistema visivo = trasforma la luce in messaggi interpretabili
• è composto da: 1. occhio > cattura la luce e la converte in messaggi
2. vie visive > trasportano questi messaggi
3. aree visive del cervello > interpretano le informazioni
La natura del rapporto fra l'attività nervosa e il mondo ci sfugge

2.1. L'occhio
= un po' più piccolo di una pallina da ping pong
= posto nell'ORBITA >> può muoversi grazie a tre coppie di muscoli
Movimento, che è studiabili (VD)
1. fissare > far cadere l'immagine d'interesse sulla fovea
2. inseguire > mantenere l'immagine sullla fovea quando l'oggetto si muove
= una sfera rivestita da tre membrane
1. SCLERA *bianco dell'occhio >> ben visibile
*strato più esterno
*mostra la direzione in cui si sta guardando >> aiuta la cooperazione e la comunicazione
*è composta da fibre strettamente intrecciate >> pressione interna dell'occhio è doppia di quella esterna
*zona frontale dell'occhio la sclera diventa trasparente >> CORNEA
Ha densità diversa da quella dell'aria =
rifrazione dei raggi in arrivo
2. COROIDE *strato intermedio
* fitta rete di vasi sanguigni
* funzione di ossigenazione e nutrimento
* funzione di assorbire la luce che la colpisce eliminando i riverberi interni >> contiene pigmenti neri
3. RETINA * strato interno
* sensibile alla luce
= suddiviso in due parti che permettono la forma sferica dell'occhio
a) UMOR ACQUEO = spazio anteriore (tra cornea e cristallino)
= soluzione salina diluita
= fornisce ossigeno, nutrimento e depurazione alle strutture che bagna
= prodotto continuamente
= se si rompe l'equilibrio e si accumula>> pressione interna sale, vasi sanguigni si comprimono e
si arriva alla degenerazione di retina, fibre nervose e nevo ottico
Impulsi nervosi non arrivano più al cervello> cecità
GLAUCOMA
b) UMOR VITREO = spazio posteriore (tra cristallino e retina)
= fluido (albume)
= non è continuamente rinnovato >> sostanze di scarto si accumulano
= cristallino e cornea sono isolati dal sistema sanguigno >> facile sostituzione senza possibilità di rigetto
= occhi sono importantissimi nella comunicazione sociale >> sensibilità umana alla direzione dello sguardo
ESPERIMENTO: * occhi che dall'osservatore si muovono verso la periferia = meno interesse
* occhi che dalla periferia si muovono verso l'osservatore = mostrano interesse

Sguardo diretto di un individuo attraente attiva le aree legate alla ricompensa >> contatto
sociale con qualcuno di attraente ha valore di ricompensa

2.1.1. L'iride
= parte colorata dei nostri occhi
* il suo colore naturale è azzurro >> diffonde la luce e la rinvia in tutte le direzioni
* contiene melanina >> assorbe varie lunghezze d'onda
>> se è abbondante la maggior parte della luce è assorbita = occhio marrone (come per la pelle)

Nostra specie in origine = occhi e capelli scuri


> non è chiaro il motivo dell'evoluzione di una gamma ampia di colori

Un'ipotesi = variabilità incoraggiata dalla preferenza per il colore più raro > vantaggio per la selezione sessuale
(donne del nord)
* tessitura dell'iride = irregolare, causale e unica per ogni individuo
2.1.2. La pupilla
= apertura centrale dell'iride
= la funzione non è di regolare la luce, ma di migliorare la mesa a fuoco restringendosi quando la luminosità è sufficiente
= la coroide assorbe tutta la luce, quindi non c'è luce che torna indietro > pupilla nera
albini = non sintetizzano la melanina, la coroide non assorbe molta luce > cecità in caso di luce intensa
> pupilla piccola = aumenta il numero di oggetti posti a distanze diverse che appaiono a fuoco
> pupilla dilatata = capacità dell'occhio di discriminare dettagli diminuisce
* si può contrarre fino a 2 mm (molta luce) o dilatare fino a 8mm (poca luce)
* la quantità di luce che attraversa la pupilla è proporzionale alla sua area (proporzionale al quadrato del diametro)
* la grandezza della pupilla dipende anche da fattori EMOZIONALI (interesse, attrazione, repulsione)
x l'entità della dilatazione è proporzionale alla difficoltà del compito
x ricerche di Eckhard Hess (1960) università di Chicago = presenta agli osservatori immagini a alto
contenuto emotivo e registra le risposte (neonato)
– donna : si dilata sempre
– uomo : di dilata solo se è già padre
x dilatazione in caso di elevato interesse >> le pupille dilatate appaiono più attraenti (Hess)
2.1.3. Il cristallino
= lente posta dietro la pupilla
* funzione di deviare i raggi luminosi per farli convergere esattamente sulla retina = ruolo di MESSA A FUOCO
1. rifrazione eccessiva = convergere la luce davanti alla retina > no visione a distanza
2. rifrazione insufficiente = convergere la luce dietro la retina > no visione da vicino
* tende ad una forma sferica
* tenuto sospeso da filamenti dei muscoli ciliari
a) RILASSATO = diametro massimo e tensione dei filamenti >> cristallino piatto mette a fuoco gli oggetti LONTANI
b) ACCOMODAZIONE = contrazione dei muscoli e no filamenti tesi >> cristallino sferico mette a fuoco il VICINO
è assente alla nascita > neonati ha un'immagine sfocata di ciò che è vicino
meccanismo sviluppatosi quando gli oggetti più fissati erano lontani >> oggi è il contrario = miopia
* unico organo che cresce in continuazione = strati più interni sono più vecchi e perdono elasticità
Capacità di mettere a fuoco ciò che
è vicino diminuisce con il tempo
* unico tessuto trasparente >> programma di autodistruzione che si interrompe lasciando cellule vive, ma vuote
distruzione anche dei programmi di sintetizzazione = no
rigenerazione o riparazione
* vulnerabile allo stress >> possibile formazione di una cataratta per la sovraesposizione agli infrarossi
2.1.4. La retina (rappresentazione pag 33)
= superficie che ricopre interamente il fondo dell'occhio (nome dato per il fitto intrico di vasi sanguigni che la riveste)
= il luogo dove l'energia luminosa viene convertita in segnali nervosi
* è sottilissima, ma a strati
1. FOTORECETTORI (130 milioni) = cellule sensibili alla luce
= convertono gli stimoli luminosi in segnali elettrici
2. CELLULE BIPOLARI = raccolgono i segnali dei fotorecettori e li trasmettono allo strato successivo
3. CELLULE GANGLIARI (1milione) = le code costituiscono il nervo ottico
= 15 tipi > riceve, elabora e invia il messaggio in modo diverso
> ogni zona del cervello = rappresentazioni pre-elaborate
4. cellule di connessione che collegano orizzontalmente le aree della retina
i 130 milioni di messaggi dei fotorecettori sono condensati e trasformati in 1 milione diretti al cervello
* i fotorecettori sono posti in fondo alla retina = la luce deve attraversare tutti gli strati per giungervi

perché il primo occhio collocato sotto la pelle trasparente e guardava nella direzione opposta alla nostra
a) il nervo ottico per uscire dall'occhio deve bucare il tappeto dei fotorecettori formano la MACCHIA CIECA

– La luce che la colpisce non è percepita per l'assenza dei recettori


– Non ce ne accorgiamo > meccanismi che la riempiono
b) vasi sanguigni gettano le loro ombre sulla retina
SOLUZIONE = la macchia cieca di un occhio non è la stessa dell'altro occhio
= muoversi costantemente e involontariamente > immagine proiettata è in costante cambiamento
> ciò che rimane immobile sbiadisce e scompare

I vasi sanguigni si spostano con l'occhio, le ombre cadono sempre negli


stessi punti > invisibili dopo poco
2.1.5. I fotorecettori
* regione più importante è la FOVEA = piccola depressione in corrispondenza del fuoco del cristallino

È gialla a causa dei carotenoidi (pigmenti = fissando un oggetto gli occhi ruotano in modo che l'immagine dell'oggetto cada
antiossidanti) esattamente sulla fovea
= ruolo protettivo = zona della retina molto sottile
= filtrano le lunghezze d'onda non spettrali Qui le cellule di connessione sono spostate lateralmente così da
circondare la fovea, altrimenti questa zona sarebbe molto più spessa e
assorbirebbe tutta la luce prima che essa arrivi ai numerosi fotorecettori
* non sono uniformemente distribuiti sulla retina > scoperto da Ostenberg nel 1935
* due tipi che permettono di operare in una vasta gamma di condizioni luminose
1. BASTONCELLI – attivi di notte Prove della suddivisione dei
– assenti nella fovea e numerosi in periferia compiti = studi su individui
-alta sensibilità – a più bastoncelli corrisponde una cellula di connessione senza coni o bastoncelli
-poca acuità visiva – non permettono la visione né di dettagli che di colori
– sensibili a livelli molto bassi di intensità luminosa
Conseguenza della loro
2. CONI – mediano la visione in condizioni di luce elevata (giorno) distribuzione
– concentrati soprattutto nella fovea e poco in periferia - punto centrale è nitido
- poca sensibilità – a un cono corrisponde una cellula di connessione
- alta acuità visiva - periferia sfocata
– permettono la visione di colori e dettagli
3. CLASSE SPECIALE DI GANGLIARI – sensibili al livello generale di luce
– inviano le info necessarie per la costrizione della pupilla
– inviano le info necessarie per la regolazione dell'orologio circadiano
* alternanza di luce e buio = mantiene un a normale funzione visiva
* per poter reagire alla luce contengono un PIGMENTO VISIVO
Quando è colpito dalla luce cambia forma liberando energia che
innesca un segnale elettrico
– Non è sensibile a tutte le lunghezze d'onda allo
stesso modo Dopo la rottura il pigmento si rigenera e richiede
– per produrre una sensazione visiva è necessario – 10 minuti per i coni
colpire un certo numero di fotorecettori – mezz'ora per i bastoncelli

Varia a seconda della lunghezza d'onda della luce


> bastoncelli = massimamente sensibili a 500 nm
> coni = tre tipi diversi ciascuno massimante sensibile a una certa LD
= loro attività combinata permette la sensibilità a luce di 550 nm (giallo-verde)

2.1.6. La formazione dell'immagine sulla retina


* struttura dell'occhio = camera oscura (camera buia con un piccolo foro)
* idea di Keplero '600 = il mondo esterno va a proiettarsi sulla retina
= l'immagine retinica è capovolta perché i raggi si incrociano nel cristallino
Vediamo il mondo diritto perché il nostro cervello interpreta cosi la
stimolazione retinica
1. sulla retina l'energia luminosa è convertita in segnale nervoso
2. oggetti e eventi sono rappresentati come sequenze di impulsi nel nervo ottico

2.2. Dall'occhio al cervello (schema pag 42)


1. segnale elettrico generato dai fotorecettori è trasmesso alle cellule gangliari attraverso le cellule di connessione
Qui incrocio completo negli animali i cui
2. le cellule gangliari trasmettono il messaggio al nervo ottico occhi vedono are diverse
3.a. Fibre provenienti dalle metà nasali di ciascuna retina si incrociano nel CHIASMA, passano al CORPO GENICOLATO
LATERANLE e poi alla CORTECCIA CELEBRALE.
Le parti dei due occhi che vedono la stessa
– fibre occhio DX vanno nell'emisfero SX area mandano le proprie fibre nello stesso
– fibre occhio SX vanno nell'emisfero DX emisfero celebrale
3.b. Fibre provenienti dalle metà temporali si dirigono nel corpo genicolato laterale e poi nella corteccia celebrale SENZA
INCROCIO

RISULTATO = quando si fissa un punto un oggetto alla sua sinistra è rappresentato interamente nell'emisfero destro anche se è
proiettata su entrambe le retine
* il sistema visivo consiste in due vie
a) VIA VENTRALE = capacità di riconoscere gli oggetti (più recente)
= responsabile della visione per le percezione
b) VIA DORSALE = capacità di distinguere le figure dagli sfondi (più antica)
= rilevare posizione, profondità e movimento
= più sensibile al contrasto e più veloce
= cieca al colore e ai dettagli
= responsabile della visione per l'azione
* una parte delle fibre invece di dirigersi al corpo genicolato si dirige al COLLICOLO SUPERIORE
Prima analisi del
Compito di rielaborare e Localizzazione degli oggetti e
colore e del contrasto
raffigurare l'informazione controllo dei movimenti oculari

2.3. Il cervello: la corteccia visiva


= si trova nella parte posteriore del cervello (LOBO OCCIPITALE) Cervello è visivo perché contiene neuroni che
rispondono solo o anche a stimoli visivi (schema
= è una lamina di centinaia di milioni di cellule nervose pag 45)
* regioni della retina sono rappresentate in precise regioni della corteccia
la distruzione di una specifica regione corticale comporta una cecità limitata a parte del campo visivo
* vastissima porzione della corteccia è dedicata alla fovea (oggetti più importanti sono quelli guardati direttamente)
* area che riceve informazioni dal corpo genicolato = CORTECCIA VISIVA PRIMARIA
1. combina le informazioni provenienti dai due occhi, anche se uno ha una risposta maggiore
2. estrae informazioni sulle caratteristiche dello stimolo (orientazione, direzione) > cellule rispondono a linee di orrientazione
* i segnali sono poi inviati ad altre aree che elaborano separatamente colore, profondità e movimento
* ogni cellula è sensibile a ciò che accade in un area relativamente piccola della retina e ignora il resto
* NON sappiamo come le attività di tutte queste aree siano infine combinate per dare origine alla percezione
* il cervello risponde a certe proprietà del mondo e le rappresenta sotto forma di eventi nervosi,ma questo non è vedere. Gli
oggetti appaiono nel nostro cervello nonostante essi siano fuori di noi e questa è un'illusione
> sindrome acromatopsia celebrale = perdita della percezione del colore e del ricordo del colore
= se riguarda un solo emisfero il mondo appare diviso a metà
> sindrome acinetopsia = percezione del movimento a sparire, cioè il mondo si ferma
> sindrome agnosia = incapacità di riconoscere gli oggetti nonostante la capacità di descriverli
[FRENOLOGIA = pseudoscienza. Il medico Gall propose che il cervello fosse composto da tante regioni quanti sono i tratti
psicologici e che lo sviluppo fosse fosse riflesso da protuberanze e avvallamenti nel cranio]

PB CAPITOLO 3 – Come vediamo i colori

3.1. Perché vediamo i colori


◦ Un apparato in grado di vedere i colori è costoso perché richiede che LD diverse siano tradotte in risposte neurali diverse
1. Monocromatico = uguale risposta a tutte le LD (bianco-nero)
2. Dicromatico = risposta differenziata di molti mammiferi (bianco-nero e giallo-blu)
3. Tricromatico = risposta differenziata dell'uomo (bianco-nero, giallo-blu e rosso-verde)
4. Tetracromatico = risposta differenziata del pesce rosso (quattro coppie di colori)
◦ primati = visione tricromatica per la necessità di individuare facilmente bacche e frutti e soprattutto le foglie nuove (rosse e
non verdi) non visibili, a differenza dei frutti, con una visione dicromatica >> vantaggio

3.2. Che cos'è il colore


• Lo stesso mondo appare in tinte diverse a creature diverse
GLI OGGETTI NON SONO COLORATI
Il colore è un'esperienza SOGGETTIVA che dipende da – luce riflessa dagli oggetti
– proprietà del sistema visivo
problema = tradurre lunghezze d'onda diverse in risposte neurali diverse
• Newton = primo a intuire che i colori non fossero una proprietà indissolubile
* fa attraversare un prisma di vetro da un sottile fascio di luce >> la luce che ne esce si scompone nello SPETTRO
* un secondo prisma > i colori scomposti dal primo prisma si ricomponevano in luce nel secondo prisma capovolto
* collocando un schermo tra i prismi = far passare solo la luce verde > fascio del secondo prima è verde
> la luce bianca non è pura, ma composta da sette colori non ulteriormente scomponibili
il prisma scompone la luce perché i raggi a onda corta subiscono una deviazione maggiore
• Quando la luce del sole illumina un oggetto
1. tutto lo spettro viene riflesso in modo eguale = bianco
2. quasi tutto lo spettro viene assorbito in modo eguale = nero (se è tutto assorbito = TRASPARENZA)
3. lo spettro è in parte assorbito e in parte riflesso in modo diseguale = colore della luce riflessa
• Il colore è legato alla capacità di certi raggi di produrre risposte nel nostro sistema nervoso > i raggi non sono colorati
• Gli oggetti appaiono colorati perché la luce che riflettono è catturata da un occhio fatto in un certo modo
• la percentuale di luce riflessa ci permette di vedere i diversi colori
> risposta al colore è sofisticata negli uccelli (per lo più ciechi al blu, attratti dal rosso e disinteressati al verde)
> assenza di visione cromatica non significa assenza di reazioni biologiche al colore (topi generano maschi e femmine in funzione
al colore della luce a cui sono esposti)
> fiori rossi sono molto rari = hanno spesso una componente blu perché le api (giallo, blu, ultravioletto, blu-verde) non vedono il
rosso
3.2.1. Come si differenziano tra loro i colori
= si differenziano sulla base di tre caratteristiche
1) TINTA = qualità che permette di distinguere il verde dal rosso, giallo,blu
> grandezza fisica = LUNGHEZZA D'ONDA
> colori che possiedono una tinta = CROMATICI
> colori senza tinta = ACROMATICI (bianco, nero, grigio)
2) CHIAREZZA = quantità di luce riflessa fisicamente dalla superficie
> quanta più luce un oggetto riflette tanto più appare chiaro
> grandezza fisica = QUANTITA' DI LUCE RIFLESSA
3) SATURAZIONE = quanto il colore è vivido o pallido > quanto il colore si differenzia dal bianco
> dipende dalle particelle di quel colore > tante particele=tanta saturazione
> rosa e rosso hanno la stessa tinta ma saturazione diversa
3.2.2. Quanti colori possiamo vedere
= nella banda visibile sono stati discriminati circa 150 tinte diverse e ciascuna può avere diversa chiarezza e saturazione
3.2.3. A quanti colori possiamo dare un nome
* 2 termini = tribù dei Dani delle Nuove Guinea > MOLA (chiari e caldi) MILI (scuri e freddi)
* 3 termini > BIANCO, CALDO, SCURO-FREDDO
* 4 termini > BIANO, NERO, CALDO, FREDDO
* 5 termini > BIANCO, NERO, ROSSO, GIALLO, FREDDO
* 6 termini > BIANO, NERO, ROSSO, GIALLO, VERDE, BLU
• ESCHIMESI = molte parole per indicare la neve > stretto rapporto tra il modo in cui parliamo e l'ambiente
ciò non cambia il modo in cui la neve è percepita

il numero di nomi di colori a disposizione non influenza il modo in cui vediamo i colori o la capacità di discriminarli
IL LINGUAGGIO NON PLASMA LA NOSTRA REALTA', MA SOLTANTO IL MODO IN CUI LA SUDDIVIDIAMO IN CATEGORIE
E LA ETICHETTIAMO
• Il numero dei nomi dei colori è legato all'utilità di scambiarsi informazioni sui colori delle cose

3.3. Come vediamo i colori: i fatti da spiegare


3.3.1. Mescolanza dei colori
▪ mescolanza sottrattiva = mescolare vari pigmenti di colori diversi
= giallo + blu = verde perché
> luce naturale contiene tutte le LD
> giallo riflette le LD del giallo e in parte del verde
> blu riflette le LD del blu e in parte del verde
Quindi mescolati ogni pigmento continuerà ad assorbire le stesse LD di prima e le uniche a non
essere assorbite né da giallo né da blu sono le LD del verde che continueranno a essere riflesse e
dunque visibili

• mescolanza additiva = mescolare luci diverse


> le LD raggiungono tutte l'occhio e si sovrappongono quando sono talmente vicine da non poter
pointillisme essere distinte tra loro
> poiché l'intensità dei colori varia a seconda dell'illuminazione, la mescolanza cambia in base alla
proporzione nella quale i colori sono illuminati
> le proprietà del nostro sistema nervoso generano la percezione di una moltitudine di colori secondo
le leggi della mescolanza additiva mescolando solo i tre COLORI PRMIARI (rosso, verde, blu)

• colori complementari = due colori che che producono un colore acromatico quando vengono mescolati assieme
> rosso – ciano o turchese
> verde – rosso magenta
> blu – giallo
Ogni colore insieme al complementare da origine a una miscela proporzionala dei tre colori primari
= bianco
3.3.2. Contrasto simultaneo di colore
* Chevreuil = principi dell'armonia e del contrasto fra colori e l'applicazione alle arti
Perché ogni colore acquista una componente complementare al colore adiacente
– due colori complementari diventano più saturi
– due colori non complementari assumono una tinta leggermente diversa = CONTRASTO
CROMATICO >> permette di discriminare un oggetto dal suo sfondo

Quando un colore è immerso in un altro colore = esaltazione della differenza fra il colore di due superfici adiacenti
aumenta il contrasto tra i due colori
(due anelli dello stesso viola variano in A volte, però, l'adiacenza fa diminuire le differenze (Von Bezold)
base allo sfondo : blu su sfondo rosso e > regione omogenea contiene molte linee sottili e vicine tra loro. Il
rosso su sfondo blu. Questo è rafforzato colore della regione tende a spostarsi nella direzione del colore delle
dal gradiente= transazione graduale tra il linee = ASSIMILAZIONE CROMATICA>> avvicinando porzioni
blu e il rosso che testimonia una (non oggetti) di colori molto piccole essi non creano contrasto, ma si
variazione di illuminazione) assimilano
(segmenti rossi tutti uguali. Rosso nella spira gialla contrasta con il
blu e quindi appare arancio, il rosso nella spira blu contrasta con il
giallo e appare viola)
Mattonelle sono
un esempio
anche di * CONTRASTO CROMATICO = mattonelle grigie sono percepite blu dove lo sfondo è giallo e gialle dove lo sfondo è blu
costanza del * COSTANZA CROMATICA = mattonelle rosse appaiono uguali quando invece sono arancioni sotto al giallo e viola sotto
colore al blu
* effetti di contrasto si hanno anche quando ciò che varia non è l'illuminazione, ma l'intensità
* questi fenomeni fanno si che la capacità di ricordare i colori è pessima = colori variano in funzione all'illuminazione e ai
colori circostanti >> IL COLORE DIPENDE DAL CONTESTO IN CUI ESSO E' INSERITO
> oggi la scienza del colore = problemi di visibilità e affaticamento oculare (verde delle sale operatorie per ridurre il
riverbero delle luci a neon e il contrasto del rosso sangue che è il suo colore complementare)
3.3.3. Adattamento cromatico
= variazione della sensibilità a un dato stimolo in seguito a un'esposizione prolungata a quello stimolo
> in seguito all'adattamento a due dischi 1. verde giallo appare arancione
2. arancio giallo appare verde
• molto evidente quando nell'intero campo visivo è presente per lungo tempo un colore omogeneo (Ganzfeld = campo
totale o uniforme)
– esempio : esploratori polari > suolo innevato e cielo l'illuminazione è così diffusa da non essere gettate ombre
– indipendentemente dal suo colore iniziale qualsiasi Ganzfeld è destinato a diventare acromatico
• è alla base del fenomeno delle immagini consecutive
3.3.4. Immagini consecutive
* l'esposizione prolungata a uno stimolo intenso causa adattamento
= diminuzione selettiva e temporanea della sensibilità visiva a quello stimolo
= durante questo periodo di abbassata sensibilità in risposta a uno stimolo neutro si tenderà a percepire
l'opposto dello stimolo di adattamento
* LEGGE DI EMMERT= la grandezza dell'immagine consecutiva e la distanza si osservazione sono tra esse
direttamente proporzionali >> invarianza grandezza-distanza
> stesso angolo ottico può appartenere a un oggetto piccolo-vicino o grande-lontano
* IMMAGINI CONSECUTIVE NEGATIVE > quando si fissa un colore saturo e si sposta poi lo sguardo su un foglio
bianco di vede una debole immagine del colore complementare a quello fissato
> in seguito all'adattamento i due dischi 1. verde sfondo neutro appare rosino Colori complementari di
2. rosso sfondo neutro appare azzurrino verde e rosso
* IMMAGINI CONSECUTIVE POSITIVE > esposizione a una luce molto intensa genera invece un'immagine dello
stesso colore

3.4. Come vediamo i colori: le basi fisiologiche


* problema dell'occhio = tradurre lunghezze d'onda diverse in risposte neurali diverse
* moderna ricerca microspettrofonometrica (colpire un singolo recettore con una piccola quantità di luce così da determinare quanta
ne viene assorbita) = retina umana contiene 3 tipi di coni che rispondono vivacemente a un'ampia gamma di lunghezze d'onda
1. risposta massima alle lunghezze d'onda CORTE (440nm blu-viola) >> molto pochi
2. risposta massima alle lunghezze d'onda MEDIE (530 nm verde)
3. risposta massima alle lunghezze d'onda LUNGHE (560 nm giallo-verde e rosso)
* ciascun recettore è insensibile al colore perché incapace di distinguere tra lunghezze d'onda diverse (ne riconosce solo una)
* una luce che provoca una risposta massima in tutti i sistemi appare BIANCA
* a ogni colore corrisponde una miscela additiva dei segnali provenienti dai tre sistemi
* a livelli successivi del sistema visivo
– cellule che aumentano la loro attività in presenza di alcune lunghezze d'onda e la diminuiscono con altre
* cellule della corteccia visiva = risponde vigorosamente a uno stimolo e aumenta ancora la sua attività se esso è circondato dal
colore complementare allo stimolo, ma la diminuisce se lo stimolo è circondato da un colore simile al suo
rosso + verde = aumento rosso + altro rosso = diminuzione
funziona molto bene con rosso-verde > bisogno di vedere i frutti rossi tra le foglie
* CELLULE ANTAGNOISTICHE spiegano Osservare a lungo una superficie rossa = affaticare le cellule che aumentano la
loro attività con il rosso e la inibiscono con il verde.
1. adattamento cromatico
> sguardo su stimolo neutro = attività di queste sarà più basso e questo segnala
2. immagini consecutive
uno stimolo verde che è ciò che vediamo
= percezione dei colori è il risultato di due operazioni
1. fotorecettori = tre tipi di coni con sensibilità diverse
2. ai livelli successivi = organizzazione antagonistica delle risposte alle lunghezze d'onda

è possibile distinguere i colori in modo ancora più selettivo ed efficiente

3.5. Le anomalie nella visione dei colori


* DISCROMATOPSIA = incapacità di distinguere fra loro certi colori, ma maggiore visione in trasparenza (pesca)
> incidenza varia per razza, sesso
> geni responsabili sono localizzati nel cromosoma sessuale X
> l'occhio contiene un numero di coni normali ma si comportano come se solo due tipologie funzionassero
= di norma i non attivi sono quelli sensibili al rosso o al verde
sistema antagonistico rosso-verde non funziona = percepiti entrambi come gialli poco saturi
> mondo appare grigio, giallo e blu
> detto daltonismo grazie a John Dalton che dedusse che l'umor vitreo dei daltonici fosse del colore
sbagliato mostrandogli il mondo dietro a un filtro
> insensibilità al blu è molto rara e non è legata al sesso
capacità di distinguere gli oggetti rossi dai verdi basandosi sulla chiarezza
per discriminare il daltonismo sono necessari numeri formati da punti di una certa tinta circondati di
tinta diversa, ma uguale chiarezza
* MIOPIA = maggiore sensibilità all'estremità rossa
* PRESBITE = maggiore sensibilità all'estremità blu
* con il tempo il cristallino ingiallisce mostrando tutto sotto un filtro giallo
* ACROMATOPSIA = cecità totale ai colori >> particolare tra gli abitanti di Pingelap

3.6. La costanza di colore


= fenomeno per cui il colore di un oggetto tende a rimanere costante nonostante cambi la composizione spettrale della luce che lo
illumina
altrimenti il colore non sarebbe un meccanismo di segnalazione utile
> il colore di un oggetto dipende dalla gamma di lunghezze d'onda riflesse dall'oggetto
dipende – dalla gamma delle lunghezze d'onda che illuminano l'oggetto
– dalla gamma di lunghezze d'onda riflesse dalle superfici adiacenti
> composizione spettrale della luce dipende dallo spessore dell'atmosfera che la luce deve attraversare
– alba e tramonto = lunghezze d'onda lunghe
in ore diverse e sotto luci diverse gli oggetti restano dello stesso colore
sotto illuminazioni diverse le pareti di una stanza cambiano colore
> il sapere che colore hanno le cose ha un ruolo = mela appare più rossa di un quadrato dello stesso rosso
> adattamento cromatico contribuisce = quando si accende una luce l'occhio deve abituarsi alle lunghezze d'onda predominanti
rispetto all'illuminazione – – – > a queste lunghezze d'onda si è ora meno sensibili
Risposta dei fotorecettori rimane invariata
– adattamento all'illuminazione = qualche secondo
– costanza cromatica = 25 millisecondi > istantaneo
> fenomeno relazionale = oggetti sono inseriti in un contesto (sfondo, altri oggetti)
RAPPORTO SPETTRALE = relazione tra lo spettro riflesso dall'oggetto e quello riflesso dal suo sfondo
L'ILLUMINAZIONE CAMBIA, MA IL RAPPORTO SPETTRALE RIMANE INVARIATO
> costanza di colore mediata dal contrasto locale e dal contrasto globale (intera scena)
> meccanismo evoluto per compensare le variazioni naturali nella composizione della luce solare, non artificiale

3.7. Gli effetti psicologici del colore


• i colori influenzano moltissimi aspetti della nostra vita
– alterare il sapore di cibi e bevande = repulsione per i cibi del colore sbagliato
– associazione tra cibo e colore inizia nell'infanzia e ha un valore di sopravvivenza
– colore modifica la concentrazione alla quale vengono percepiti i sapori di base
x giallo – – > no dolce x rosso – – > no amaro, ma dolce
– effetti diretti su sensazioni, stati d'animo e comportamenti
x valigia nera – – > più pesante x rosa – – > tranquillità x rosso – – > aggressività
x sfumature giallo-verde – – > nausea x azzurro – – > quiete
PB CAPITOLO 4 – Come vediamo i grigi
Acromatico = riflette le varie lunghezze d'onda in modo
> un oggetto assorbe parte della luce e ne riflette il resto ugluale
= molto pigmentato >> assorbe la maggior parte di luce (NERO – riflettanza del 10%)
= poco pigmentato >> riflette quasi tutta la luce (BIANCO – riflettanza del 80%)
differenza tra i colori acromatici (biano-grigio-nero) è la percentuale di luce riflessa e il modo in cui essa è riflessa
> RIFLETTANZA = la percentuale di luce incidente che l'oggetto riflette [PROPRIETA' FISICA]
* grandezza relativa (percentuale) >> il suo gradi differenzia i vari tipi di grigio
* proprietà della superficie = indipendente dall'intensità dell'illuminazione
– > assorbe e riflette la luce in determinate proporzioni
> CHIAREZZA = riflettanza apparente di una superficie > suo colore acromatico così come ci appare [SENSAZIONE]
* correlato sensitivo della riflettanza = resta costante al variare dell'intensità luminosa
corrispondenza tra riflettanza e chiarezza = riusciamo a vedere sotto forma di chiarezza la riflettanza degli oggetti
> LUMINANZA = intensità della luce che gli oggetti riflettono > i fotorecettori possono rispondere a questa quantità
* grandezza assoluta
* dipende da quanta luce lo colpisce
– – > nessun dispositivo è in grado di misurare le riflettanze direttamente = misurare prima 1. quantità di luce che colpisce l'oggetto
2. quantità di luce riflessa dall'oggetto
LUCE RIFLESSA DALL'OGGETTO
RIFLETTANZA =
LUCE CHE COLPISCE L'OGGETTO – incidente
I nostri occhi però hanno informazioni solo sulla luce riflessa dall'oggetto e non su quella incidente

4.1. La costanza di chiarezza e i suoi (istruttivi) fallimenti


> il bianco rifletta quasi tutta la luce incidente, ma se questa è scarsa sarà scarsa anche la quantità di luce riflessa
> COSTANZA DI CHIAREZZA = fenomeno per cui la chiarezza di un oggetto tende a rimanere costante benché cambi l'intensità
della luce che lo illumina e quindi quella riflessa
– scena illuminata in modo non omogeneo = oggetti appaiono uniformi
colore percepito rimane costante benché vari l'intensità della luce riflessa dall'oggetto
* caso cromatico = l'intensità varia per ogni lunghezza d'onda in modo diverso
* caso acromatico = l'intensità varia per ogni lunghezza d'onda in modo identico

Come è possibile? Non abbiamo risposte, ma solo teorie


+ ESPERIMENTO di Adhémar GELB (1929) - riproduce la situazione lunare-
– disco nero sospeso in una stanza semibuia
– faro nascosto all'osservatore proietta il suo fascio di luce sul disco
– resto della stanza resta in ombra
1. disco appare bianco
2. ponendo un pezzetto di carta bianca vicino al disco esso diventava nero
3. togliendo il pezzetto di carta bianca il disco tornava nero >> esperienza passata non ha effetto
* allo stesso modo la luna appare bianca
* perfino un oggetto nero più apparire bianco quando rappresenta la più alta luminanza del campo visivo
la costanza cessa di funzionare >> conoscenza del reale colore non ha importanza
LE BASI RISIEDONO NELLE CARATTERISTICHE DELLA SCENA OSSERVATA, NON IN CIO' CHE SAPPIAMO

4.2. Il posto del bianco in un mondo di grigi


> esperienza di bianchi, neri e grigi è collegata alla proprietà fisica dell'intensità
ma non dipende solo dalla quantità di luce riflessa = altrimenti intensità luminosa non servirebbe ad identificare
> sistema visivo “ripulisce” la luce proveniente da un oggetto dalla componente dell'illuminazione (troppo varia per classificarla)
luminanza = riflettanza x luce incidente
impossibile scomporre correttamente un prodotto quando nessun fattore è noto
ciò che serve è la RIFLETTANZA dell'oggetto
– – > sistema indiretto = basare le stime non sui valori, ma sui rapporti tra i valori di luminanza > COSTANZA DI CHIAREZZA
– neve appare sempre più chiara della cornacchia perché il rapporto tra le luminanze non cambia
CAMBIAMENTI DEL LIVELLO DI ILLUMINAZIONE MODIFICANO I VALORI DI LUMINANZA DEGLI OGGETTI,
MA LASCIANO INALTERATI I LORO RAPPORTI
4.2.1. L'ancoraggio alla massima luminanza
* i rapporti di luminanza sono ambigui >> tantissime coppie di colori con lo stesso rapporto
* REGOLA DELL'ANCORAGGIO > per trasformare i rapporti di luminanza in specifici valori di bianco, nero o grigio
= stabilisce un punto di contatto tra i valori di luminanza e quelli della scala dei grigi
> la più alta luminanza del campo visivo è etichettata come bianca
rappresenta la massima luminanza nella scena
+ ESPERIMENTO
– inserire il capo in un casco illuminato da dentro
– superficie del casco è colorata per metà di nero e per metà di grigio
– tutti riferivano che il grigio appariva bianco e il nero grigio
> fenomeno sufficiente a produrre una rappresentazione della scena che rimane
stabile nonostante le variazioni dell'illuminazione nel tempo
* l'illuminazione varia anche nello spazio >> calcolare la chiarezza finale come una media di due chiarezze
1. quella giudicata in base alla massima luminanza LOCALE (sottosistema ombra)
2. quella giudicata in base alla massima luminanza PERIFERICA (sottosistema luce)
sottoinsiemi si formano secondo i PRINCIPI DI RAGRUPPAMENTO PERCETTIVO
(la luminanza di tutti i dischi è la stessa, la riflettanza di quelli meno illuminati deve essere superiore e
perciò li percepiamo di grigi diversi)
* più due regioni condividono queste proprietà più è probabile che ricevano la stessa quantità di luce e
facciano parte dello stesso sottoinsieme
Accade quando vediamo lo stesso
oggetto su fondi di luminanza diversa
questo meccanismo da origine a illusioni percettive ma non a causa di una diversa
illuminazione
* CONTRASTO DI CHIAREZZA = il colore cromatico di un oggetto dipende necessariamente dalla luminanza del suo
sfondo (sfondi scuri rendono gli oggetti più chiari)
– – > per avere la costanza di chiarezza dobbiamo pagare il costo dl contrasto di chiarezza
4.2.2. L'ancoraggio allo sfondo
* se esistesse solo l'ancoraggio alla massima luminanza
1. Nessun oggetto potrebbe apparire più bianco del bianco (luna fluorescente o luminosa)
2. Due superfici identiche che rappresentano la massima luminanza dovrebbero apparire uguali
+ ESPERIMENTO – tutti i rombi sono identici e dello stesso bianco
MA – prima e terza fila = più bianchi
> rombi più bianchi sono all'estremità più scura di un gradiente di luminanza
> rombi meno bianchi non all'estremità più chiara dello stesso gradiente
Illusioni pecettive + ESPERIMENTO : ILLUSIONE DI CORNSWEET (CONTRASTO SIMUNLANEO)
– due regioni identiche separate da due gradienti adiacenti
– regione che confina con il gradiente scuro = più scura
doppio margine utilizzato in natura per spezzare le continuità del corpo
svela l'organizzazione centro-periferica delle cellule del sistema visivo
= nostra consapevolezza dei GRADIENTI è molto scarsa
>> li interpretiamo come variazione d'illuminazione (ombreggiatura) e non di colore
* sistema visivo deriva il colore acromatico di ogni superficie ancorandola due volte
a) Alla massima luminanza
b) Alla luminanza dello sfondo
DOPPIO ANCORAGGIO = spiega > bianco della luna dipende dalla luminanza del cielo (sfondo)
> bianco dei rombi dipende dalla luminanza delle regioni adiacenti (sfondo)
* l'ancora unica sarebbe sufficiente a risolvere il problema della costanza di chiarezza
MA solo il doppio ancoraggio permette di individuare regioni di luminanza straordinaria – emettono luce
– riflettono specularmente
* SFONDO = a un sistema che etichettasse come bianco unicamente lo sfondo tutte le regioni di luminanza superiore
apparirebbero luminose
* LUMINANZA = a un sistema che etichettasse come bianco unicamente la massima luminanza nessuna regione
apparirebbe mai luminosa
la combinazione dei due meccanismi = distinzione di fonti di luce e riflessi speculari da superfici chiare
CONTRASTO SIMULTANEO >Illusione di Cornsweet >> sistema percettivo è sensibile ai valori di luminanza e non a quelli
assoluti.
E' più cruciale il rapporto tra la luminanza di superfici adiacenti che non di quelle singole
4.3. Come vediamo i grigi : le basi fisiologiche
• A ogni stadio del sistema visivo = neuroni fanno calcoli sui segnali che arrivano >> risultato è un pacchetto di informazioni
si è scoperto negli anni '50 con Stephen Kuffer = ha registrato l'attività delle cellule gangliari che rispondono
meglio a macchie luminose piccole e non grandi
ogni cellula è – attivata dalla luce che cade in una certa zona della retina (centro campo recettivo)
– inibita dalla luce che cade nella regione immediatamente circostante (periferia campo)
• questa organizzazione ha molti vantaggi
1. rende le cellule sensibili alle variazioni d'intensità della luce che le colpisce e non ai valori assoluti (inutili)
2. permette che le cellule rispondano meglio a variazioni brusche anziché graduali dell'intensità luminosa
3. le informazioni vengono compresse in modo efficiente perché sono codificate solo le discontinuità
ciò che cambia nell'immagine
• svantaggio = ILLUSIONI VISIVE
+ LE BANDE DI MACH (pag 96 + slide)
– bande di colore diverso = dal più chiaro al più scuro >> GRADIENTE
– la stessa banda è tutta uguale
> sembra + scura sul bordo vicino alla banda + chiara
> sembra + chiara sul bordo vicino alla banda + scura
= le cellule il cui campo recettivo cade nella zona chiara sono inibite solo dalle loro vicine intensamente
illuminate
= le cellule il cui campo recettivo è vicino alla banda più scura sono inibite da cellule molto illuminate e da
cellule scarsamente illuminate – – > Risposta delle cellule della zona illuminata > superiore a quella delle
cellule dell'area illuminata = sottile banda chiara
Risposta delle cellule della zona scura > inferiore a quelle delle cellule
lontane = sottile banda scura

luminanza

REALTA' FISICA

luminanza

REALTA'
FENOMENICA
cosa accade?
Connessione eccitatoria +1 Ogni stimolo
attiva una
10 10 10 10 5 5 5 5 cellula
recettori
Connessione inibitoria – 0,2 gangliare e ne
inibisce un'altra
6 6 6 7 2 3 3 3

1x10 – (10x0,2 + 10x0,2) 1x5 – (5x0,2 + 5x0,2)


10-4= 6 5-2 = 3
Modo plausibile per spiegare la
1x10 – (10x0,2 + 5x0,2) 1x5 – (10x0,2 + 5x0,2) PERCEZIONE DEL CONTRASTO
10 – 2 – 1 = 7 5–2–1=2

+ GRIGLIA DI HERMANN
1 – all'interazione delle bande = deboli macchie scure >> quando si cerca di guardarle direttamente svaniscono
– macchie = conseguenza dei processi di inibizione laterale
– cellule sulle bande bianche lontano dalle intersezioni = inibite da cellule intensamente illuminate ai lati e
poca inibizione dai lati neri
– cellule in prossimità dell'incrocio sono inibite da cellule molto illuminate su tutti i lati
> risposta delle cellule sulle intersezioni è inferiore a quelle collocate nelle zone delle bande bianche
2 – versione scintillante
– le macchioline nere alle intersezioni lampeggiano
> piccola sfasatura temporale tra le risposte del centro (attivazione) e della periferia (inibizione)
risposte eccitatorie sono più rapide delle inibitorie
= le cellule che segnalano bianco in corrispondenza delle intersezioni generano una risosta vigorosa che è
ridotta bruscamente non appena si attiva l'inibizione delle cellule vicine
+ ESPERIMENTO
– un fotometro (converte l'intensità della luce in numeri)
1. valori elevati nelle aree bianche
2. valori bassi nelle aree nere
3. valori intermedi nelle aree grigie
– percezione dei grigi non corrisponde al livello dei fotorecettori (basata sull'intensità luminosa)
– luminanza delle due strisce grigie sulla superficie superiore = a quelle delle strisce della superficie inferiore
fotorecettori generano risposte identiche a questi grigi
MA i neuroni della corteccia rispondono alle aree bianche più vigorosamente che per le grigie
tra retina e corteccia la chiarezza è aggiustata in base alle informazioni di tridimensionalità
> doppio ancoraggio = risultato sia il frutto di operazioni di – raggruppamento percettivo
– ancoraggio al bianco di ciascun gruppo
• processi di inibizione laterale > molto importanti
> non spiegano completamente la percezione della chiarezza
– rombi grigi ricevono dallo sfondo nero meno inibizione dei rombi su sfondo grigio
MA appaiono più scuri e non più chiari
le risposte dei neuroni della retina e del corpo genicolato laterale dipendono da
a) intensità luminosa
b) non sono in relazione diretta con la chiarezza percepita
compito di codificare informazioni sulla posizione dei contorni nella scena
cellule della corteccia visiva primaria
a) rispecchiano fedelmente la chiarezza percepita
b) indifferente a cambiamenti nel livello globale dell'illuminazione
le informazioni necessarie a valutare la chiarezza degli oggetti sono elaborate progressivamente in più aree
visive e poi rappresentate per la prima volta nella corteccia
la chiarezza delle superfici è influenzata radicalmente da
1. interpretazione della scena
2. informazioni sulla struttura tridimensionale degli oggetti
3. presunta illuminazione degli oggetti

STORIA DELLA PSICOLOGIA


E. B. TITCHNER (1867-1927)
LO STRUTTURALISMO
– allievo di Wundt
Eduard Bradford TITCHNER – direttore del laboratorio di
psicologia nella Cornwell
> PSICOLOGIA= si concentra sulle sensazioni dei soggetti
University negli Stati Uniti
= studia l'ESPERIENZA
= SCOPO >> descrivere i contenuti elementari della coscienza e le sue leggi
= tre elementi basilari a) SENSAZIONE
b) IMMAGINI MENTALI
c) STATO AFFETTIVO
* hanno specifici attributi 1. Qualità
2. Intensità
3. Durata
4. Chiarezza >> non è propria degli stati affettivi
= riflettendo su un'emozione questa svanisce
* metodo d'indagine = INTROSPEZIONE
a) METODO ELEMENTISTICO = una sensazione è il risultato della somma delle sensazioni di base
b) salvaguardarsi dall'ERRORE DELLO STIMOLO = descrivere le sensazioni senza essere influenzati
da ciò che si conosce di quell'elemento
(essenzialità)
L'ANTIELEMENTISMO
GESTALT = forma bella e simmetrica
> il tutto è più delle parti, esse si organizzano per formare il tutto attraverso determinate leggi
> nasce in Germania
> influenzata da Kant = la conoscenza è un'attività unitaria in cui la materia fornita dai sensi è organizzata secondo
principi mentali
Max WERTEIMER (1880-1843)
• MOVIMENTO STROBOSCOPICO = vediamo la realtà in modo diverso da come in realtà è
> l'esperienza non può spiegare la realtà fisica
• PSICOLOGIA FENOMENOLOGICA = prendere in considerazione la realtà così come appare
> negazione dell'INTROSPEZIONISMO
> le parti interagiscono attraverso le LEGGI DI UNIFICAZIONE PERCETTIVA
Wolfgang KOËLER (1886-1941)
• ATTEGGIAMENTO FENOMENOLOGICO E IL PESO DELL'ESPERIENZA PASSATA
> l'esperienza percettiva va oltre l'esperienza passata – – > Il passato non è l'unico fattore che determina
PSICOLOGIA DELLA GESTALT l'organizzazione percettiva

• POSTULATO DELL'ISOMORFISMO = ogni esperienza fenomenica ha una corrispondenza nei processi


fenomenologici
> studiando il fenomeno di comprendono i processi mentali
> l'esperienza ha un corrispettivo nei processi mentali che presentano le stesse
caratteristiche
CRITICHE * Minimizzazione dei processi mentali a ciò che è visibile
* Creazione di un mondo in miniatura nella mente
• IL CONCETTO DI INSIGHT – Thorndike = riorganizzazione del campo percettivo
> si rivaluta l'utilizzo degli oggetti in vista di uno scopo
> è la base del PROBLEM SOLVING
– > scimpanzé con il casco di banane
• LA PSICOLOGIA DELLA MOTIVAZIONE E LA TEORIA DEL CAMPO – Lewin (1890-1947)
= le situazioni psicologiche sono regioni delimitate da – americano
barriere con determinate valenze – psicologia dei gruppi e sociale

B––>M bambino vuole la marmellata


<––B L– bambino non vuole lavarsi le mani
<––B––> se si lava le mani può mangiare la marmellata
situazione complessa = deve decidere >> decisione avviene a seconda della vicinanza delle parti
persone = insieme di regioni che possono essere connesse o indipendenti
mutuano nel tempo in base allo sviluppo
* ciò che distingue un bambino da un adulto è la COMPLESSITA' > struttura solida e flessibile

Adulto Bambino

• PRINCIPIO DI MINIMO = l'organizzazione percettiva tende all'uso della minima quantità di risorse mentali
> approccio ecologico alla percezione – James J Gibson (1904-1979)
GESTALT – – > FORTE CONTRASTO CON IL COMPORTAMETISMO

PB CAPITOLO 5 – Come vediamo gli oggetti


• per vedere un oggetto non basta guardare nella sua direzione > la comparsa di oggetti salienti può inaspettata se non si è attenti
(Gorillas in our midst)
• l'attenzione ha una portata limitata > aggiungerne da una parte comporta il sottrarne dall'altra
> quando è deviata verso un altro compito è possibili non vedere un altro oggetto anche se
compare nella direzione in cui stiamo guardando
• per vedere gli oggetti è necessario prestarvi attenzione

• ciò che vediamo è una ricostruzione dell'oggetto stesso in base ai sui elementi, forma, grandezza, orientazione, posizione
Percepiscono colori e forme , ma non riescono a
dimostrato dagli studi di casi di AGNOSIA =
combinarli in oggetti

§ L'aggiunta di una caratteristica elementare è più facilmente rilevabile l'eliminazione di una caratteristica, a parità di differenza locale
> facilità nel trovare un uomo con il cappello tra uomini senza e la difficoltà nel trovare un uomo senza cappello tra uomini con.
§ L'asimmetria permette una maggiore individualità dell'elemento atipico, deviante dalla norma
§ L'ancoramento agli assi cardinali, che fungono da schema di riferimento menale, influenza la percezione degli angoli
> forma geometrica ≠ forma percepita
– – > Le leggi di organizzazione visiva agiscono in ambito relativamente locale
5.1. Il raggruppamento percettivo (A)
• Max WERTHEIMER negli anni '20
> regole base di organizzazione degli elementi del campo percettivo
> riconducibile al principio di minimo= minor dispendio di energie La grandezza dell'immagine che cade sul
fondo dell'occhio non può dire nulla
> usati dagli esseri viventi per raggiungere due obiettivi primari sull'effettiva grandezza dell'oggetto che l'ha
1. farsi vedere 2. non farsi vedere determinata, se non si conosce la sua distanza
5.1.1. Vicinanza
= cose vicine tra loro sono raggruppate insieme
> natura : animali che si aggregano in forme di mimesi collettiva per rendersi più o meno visibili
5.1.2. Somiglianza
= cose che appaiono simili sono raggruppate insieme
> può riguardare : 1. COLORE
2. FORMA
3. GRANDEZZA
4. ORIENTAZIONE
> natura : MIMETIZZAZIONE = assumere il colore simile all'ambiente, anche rompendo la coesione percettiva della
superficie del corpo alternando i colori, o cambiali in base ad esso
(una piccola somiglianza casuale che salva un animale su 10mila è conservata)
METTERSI IN MOSTRA = segnali di avvertimento, corteggiamento o richiamo sessuale (rossetto, ombretto)
> il raggruppamento per somiglianza (corpo-ambiente) ha la meglio sul raggruppamento per vicinanza (parti del corpo)
5.1.3. Buona continuazione
= elementi allineati che possono essere visti come continuazione uno dell'altro sono raggruppati insieme
> natura : Animali che per mimetizzarsi alterano l'aspetto del proprio sfondo e non del corpo
Mantelli di zebre, tigri, leopardi – > difficile individuare e unificare le sue parti del corpo
Scorretta unificazione delle regioni del corpo di un individuo con regioni simili dei corpi altrui (pesci = +grandi)
Continuità fasulla tra l'ambiente e il loro corpo
5.1.4. Chiusura
= elementi che danno origine a una figura chiusa sono raggruppati insieme
5.1.5. Destino comune
= cose che si muovono insieme sono raggruppati insieme
> il movimento è un rivelatore di presenza infallibile
unifica le parti del corpo dell'animale e le segrega dallo sfondo = oggetto separato e identificabile
5.1.6. Esperienza passata
= elementi che danno origine a una figura famigliare o dotata di significato vengono raggruppati insieme
> il raggruppamento più aver luogo anche dopo aver riconosciuto gli oggetti in quanto tali
raggruppare gli elementi di una scena tra loro è indispensabile per creare gli oggetti
le nostre conoscenze su questi oggetti possono tornare indietro e ricreare la scena iniziale
5.1.7. Buona forma
=elementi che danno origine a una figura semplice, regolare, simmetrica sono raggruppati insieme
> le figure regolari e simmetriche risaltano più facilmente contro lo sfondo
> grado di simmetria rappresenta un indicatore della capacità di resistere agli effetti dannosi delle perturbazioni che si
verificano durante lo sviluppo intra e extra uterino – – > esprime la qualità genetica di un individuo
> volti resi simmetrici sono considerati più sani e attraenti
CI SIAMO EVOLUTI IN MODO DA UTILIZZARE QUESTI PRINCIPI PER ORGANIZZARE LE INFORMAZIONI PERCHE'
RISPECCHIANO LE COMUNI PROPIRETA' DEL MONDO FISICO

5.2. Figura e sfondo (B)


• differenza tra FIGURA e SFONDO è molto chiara
Il contorno che li separa
Forma ben definita Informe appartiene alla figura
Appare davanti allo sfondo Si estende dietro la figura

• nel separare figure da sfondi = principi che rispecchiano le proprietà fisiche che distinguono oggetti e spazi
* è più facile vedere una regione piccola come una figura e una grande come lo sfondo
* è più facile vedere una regione inclusa come figura e una includente come sfondo
* è più facile vedere una regione orientata secondo le direzioni privilegiate dello spazio come figura e una obliqua come sfondo
* è più facile vedere una regione convessa come figura e una concava come sfondo
* è più facile vedere una regione chiusa come figura e una aperta come sfondo
* è più facile vedere una regione simmetrica come figura e una asimmetrica come sfondo >> LARGHEZZA COSTANTE
• l'utilizzo innaturale di questi principi = FIGURE IMPOSSIBILI
• a parità di tutte le altre condizioni riusciamo a distinguere meglio i dettagli quando appartengono a una figura che come sfondo
• l'organizzazione figura-sfondo non è determinata solo da ciò a cui prestiamo attenzione = sono le figure a attirare l'attenzione
• il ruolo dell'organizzazione figura-sfondo è determinare quali regioni corrispondono agli oggetti e quali agli spazi intorno
• percezione delle figure al di là dello sfondo è data da una discontinuità luminosa sulla retina
5.2.1. Il completamento amodale (B1)
= il completamento di oggetti o sfondi dietro a oggetti che li celano parzialmente > la posizione nascosta e completata non è
presente in alcuna modalità percettiva
* gli oggetti sono generalmente opachi = nascondono parti di altri oggetti e superfici
* la regola percettiva della buona continuazione spesso implica il completamento amodale
> frammenti grigi 1. frammenti chiusi e completi senza relazioni tra di essi
2. i frammenti formano delle B = posta su di essi una macchia nera
= i contorni in comune appartengono alla regione nera
> triangolo di Kanizsa (pag 81 manuale)
Le figure reversibili (B2)
= l'organizzazione figura-sfondo è così debole da invertirsi spontaneamente
> coppa di Rubin
> non si riesce a vedere le due immagini simultaneamente come figure = dobbiamo associare i bordi a una o all'altra figura

5.3. Gli oggetti che vediamo sono costruzioni del nostro cervello
• l'esperienza degli oggetti è creata per intero dal cervello
• malfunzionamento delle aree celebrali destinate a questa attività
1. AGNOSIA VISIVA = il sistema non funziona più
> si percepiscono linee, colori, movimenti, ma non si riesce più a combinarli in modo da creare

gli oggetti corrispondenti


> capacità di copiare le singole parti di un oggetto senza però le relazioni spaziali
> incapacità di riconoscere come uguali oggetti visti da prospettive diverse
> incapacità di riconoscere oggetti di uso comune
> può riguardare anche solo alcune classi di oggetti (esseri viventi o volti)
2. SINDROME DI CHARLES BONNET = il sistema funziona troppo
> vedere oggetti che non ci sono in modo realistico e completo di dettagli
> allucinazioni visive e tattili
> accade a tutti nei sogni = cervello costruisce in modo convincente
rivela che il mondo che vediamo fuori di noi è in realtà dentro di noi
• sistema di creazione del mondo è guidato dalla stimolazione sensoriale proveniente dagli oggetti fisici e produce oggetti percepiti
che sono collegati agli oggetti fisici

5.4. La costanza di forma (C)


=quando guardiamo un oggetto da punti di vista diversi ne percepiamo la forma come sempre uguale nonostante la forma della sua
immagine retinica possa cambiare
• per organismi che si muovono è indispensabile che la rappresentazione visiva rimanga accurata nonostante gli spostamenti
• INTERPRETAZIONE AUTOMATICA
• permette di vedere come sempre uguali oggetti che cambiano orientazione nello spazio
• COSTO = incapacità di percepire correttamente ellissi, trapezi e parallelogrammi
• vediamo le forme come se si trovassero non sul piano del foglio, ma in profondità e ne aggiustiamo le proporzioni di conseguenza
• disegni dei bambini = gli oggetti sono rappresentati nell'orientazione più riconoscibile anche se in contraddizione con la struttura
scenica > alto grado di costanza di forma
prospettiva = riprodurre la proiezione bidimensionale della scena ignorando la costanza di forma
• scarsa per oggetti non famigliari o posti in posizioni inconsuete (visi capovolti)
L'identità di un volto è codificata soprattutto dalle
relazioni spaziali tra i suoi tratti
• dipende da una corretta percezione dell'inclinazione dell'oggetto
• le relazioni geometriche disponibili nell'immagine pittorica e nell'immagine retinica risultano inaccessibili
> illusione dei parallelogrammi di Shepard
Costanza di grandezza (D)
= la percezione di uno stimolo dipende dalla sua grandezza
• un oggetto proietta un'immagine retinica in base alla sua distanza
se non ci fosse altro le dimensioni di un oggetto dovrebbero mutare in funzione alla loro distanza
MA le caratteristiche di un oggetto NON dipendono dai valori assoluti di tali caratteristiche, ma dal loro
rapporto con il resto dell'ambiente
– – >> la grandezza percepita resta costante
x ESPERIMENTO di Holway e Boring
B = disco regolato dall'osservatore
> capire la relazione tra l'effettiva grandezza dell'oggetto O = osservatore
e la sua percezione A = disco regolato dallo sperimetatore
B
– osservatore è posto in un corridoio molto lungo
– deve osservare un disco che si allarga costantemente
allontanandosi così che l'immagine retinica sia sempre uguale O A
– deve stimare la grandezza del disco
X se avviene la COSTANZA DI GRNDEZZA = il disco dovrebbe aumentare continuamente
X se l'osservatore si basa sull'immagine retinica che resta costante il diametro del disco dovrebbe essere sempre
uguale = avviene nel caso del TUNNEL DI RIDUZIONE (si vede solo il disco e non il contesto)
Visione binoculare
Dd
i i Visione monoculare
a s
mc
e o
t Tunnel di riduzione
r
o
Distanza disco

5.5. Oggetti molto speciali: le facce


* la capacità di discernere le facce non è innata, ma è innata la capacità di imparare a farlo
* ci specializziamo nel riconoscimento di facce umane perché le vediamo più spesso
*le differenze fisiche tra i volti sono minime ma ne siamo molto sensibili
ci permette di essere rapidi e competenti nel valutare caratteristiche base (sesso,età, espressione, identità)
* la percezione di un volto dipende dai volti che abbiamo visto in precedenza > stato di adattamento
* classifichiamo i volti per – sesso
– gruppo etnico
– espressione
* la percezione delle facce è calibrata sull'ambiente in cui viviamo
> l'adattamento agli stimoli più frequenti nel nostro ambiente amplifica le possibili differenze
> un ,mulatto appare nero tra bianchi e bianco tra neri
> il favoritismo verso il proprio gruppo e indifferenza e ostilità verso gli altri è proprio di tutte le culture da sempre
* siccome lo stato di adattamento non è lo stesso ciascuno percepisce una stessa faccia in modo diverso
* una stessa faccia tende a cambiare mano a mano che diventa famigliare
* per percepire le facce abbiamo sviluppato meccanismi neurali specializzati > riconoscere volti di molte centinaia di individui
> alleviare 'ansia da separazione = fotografie

PB CAPITOLO 6 -Come vediamo la profondità


* le forme di ciò che ci circonda sono segnalate unicamente dalla luce che riflettono che cade sulla retina = superficie piana
* come può il cervello da una proiezioni in 2D generare l'esperienza della realtà in 3D?
Il nostro sistema visivo ricostruisce la tridimensionalità utilizzando degli indizi
– in modo AUTOAMTICO e INCONSAPEVOLE
– si impara a farlo nell'infanzia per semplice immersione nel mondo visivo

6.1. Gli indizi fisiologici di profondità


= derivano dal modo in cui è strutturato il nostro sistema visivo
6.1.1. Accomodazione
= il cristallino mette a fuoco la luce riflessa dagli oggetti modificando la propria curvatura
* indicatore di profondità perché la curvatura dipende dalla distanza dell'oggetto fissato
1. oggetto lontano = no accomodazione
2. oggetto vicino = accomodazione (dai 6 metri ai 6 centimetri = raggio d'azione)

> punto di massima curvatura possibile (dipende dall'età)


> PRESBIOPIA=diminuzione della capacità di messa a fuoco di ciò che è vicino
=data da – perdita di elasticità del cristallino
– indebolimento dei muscoli ciliari
* la distanza è calcolata in base al grado di tensione dei muscoli ciliari che fissano il cristallino
INFORMAZIONE PROPOCETTIVA = indica quanto un oggetto è lontano in base alla quantità di contrazione
* processo automatico e inconsapevole
* cose vicine e cose lontane non possono essere a fuoco allo stesso tempo
6.1.2. Convergenza
= quando fissiamo un oggetto gli occhi convergono di modo che l'immagine dell'oggetto cada sulla fovea di entrambi gli
occhi
* indizio di profondità perché l'angolo in cui gli occhi devono convergere dipende dalla distanza dell'oggetto fissato
> tanta più convergenza tanto più l'oggetto si trova vicino
* sistema visivo calcola la distanza basandosi sul grado di tensione dei muscoli oculomotori
* il raggio d'azione = limitato a 6 metri – > ad una distanza superiore l'angolo formato dai due occhi è pari a zero
6.1.3. Disparità binoculare
= è la differenza tra le due immagini dei due diversi occhi
> vedono il mondo da due punti di vista lievemente diversi
> il cervello combina le informazioni dei due occhi
* la percezione delle distanze dipende in modo particolare da questo
* indizio di profondità perché dipende dalla distanza dell'oggetto
> tanto più è grande tanto più l'oggetto è vicino
* STEREOPSI = capacità di calcolare la distanza tra gli oggetti basandosi sulla disparità binoculare
> richiede un perfetto allineamento dei due occhi – – > il 10% delle perone non ce l'ha (strabismo)
+ rende impossibile la normale visione della profondità
+ rende maggiormente evidenti gli indizi pittorici di profondità (pittore)
> disallineamento minimo la impedisce perché rende impossibile fissare un oggetto con entrambi gli occhi
contemporaneamente >> non c'è corrispondenza tra le due immagini retiniche
il cervello deve sopprimere una delle due immagini
> richiede che gli occhi siano posti frontalmente = immagine leggermente diversa dello stesso oggetto
= combinare le immagini in un'immagine tridimensionale
+ migliora la percezione delle distanze e la possibilità di individuare animali mimetizzati
+ uomo ha occhi frontali per spostarsi sugli alberi, prendere insetti e individuare serpenti
* STEREOSCOPIO = dispositivo che permette di presentare separatamente ai due occhi immagini diverse
> se le immagini dei due occhi vengono disallineate sin dalla nascita in meno di due mesi l'animale
Inventato da Sir Charles perde irreparabilmente la capacità di usare la disparità binoculare per percepire le distanze
Wheatsone nel 1838 > la capacità di far convergere perfettamente gli occhi durante l'infanzia è indispensabile affinché i
neuroni binoculari della corteccia visiva vengano correttamente stimolati da entrambi gli occhi

6.2. Gli indizi cinetici della profondità


6.2.1. Parallasse di movimento
* entra in azione quando ci muoviamo
1. gli oggetti vicini sembrano muoversi rapidamente
2. gli oggetti lontani sembrano muoversi lentamente, sembrano quasi fermi
3. gli oggetti sotto il punto di fissazioni si muovono in direzione opposta al soggetto in movimento
4. gli oggetti sopra il punto di fissazione si muovo nella stessa direzione del soggetto
= è il gradiente cinetico generato dalla differenza di velocità nel movimento apparente di oggetti posti a distanze diverse
* indizio di profondità perché il sistema visivo è in grado di calcolare le distanze in base alla rapidità con cui sembrano
spostarsi mentre il soggetto si muove
* può avvenire in tre casi:
1. movimenti degli oggetti quando il soggetto è fermo
2. movimento del soggetto rispetto agli oggetti
3. solo movimento della testa
* non richiede collaborazione tra i due occhi
> la luna appare seguirci perché è così lontana da non generare parallasse di movimento = sempre alla stessa distanza

6.3. Gli indizi pittorici di profondità


• indizi fisiologici o cinetici non agiscono quando si osserva una fotografia o un dipinto = oggetti tutti alla stessa distanza
danno impressione di tridimensionalità
6.3.1. Interposizione
= un oggetto che nasconda parte di un altro oggetto è visto come più vicino
6.3.2. Grandezza
= cose più grandi sembrano più vicine
* l'immagine retinica si un oggetto diminuisce mano a mano che l'oggetto si allontana
> COSTANZA DI GRANDEZZA = sistema visivo aggiusta la grandezza di un oggetto sulla base della distanza alla quale
l'oggetto si trova >> possibile grazie al CONTESTO
= assicura che gli oggetti appaiano della stessa grandezza indipendentemente dalla distanza
= dipende dalla corretta percezione della distanza alla quale l'oggetto di trova
= se gli indizi di distanza sono eliminarti essa si indebolisce fino a scomparire
x luna all'orizzonte è più grande perché paragonabile a agli indizi di profondità
> sole e la luna = appaiono della stessa grandezza > sottendono lo stesso angolo visivo
= non abbiamo modo di giudicare le loro distanze
= viene meno in caso di distanze abnormi o assenza di illuminazione continua
oggetto osservato sotto un'illuminazione stroboscopica > stesso oggetto di ingrandisce o rimpicciolisce
> GRNDEZZA FAMIGLIARE = la conoscenza delle dimensioni normali di un oggetto influenza la distanza a cui appare
= in assenza di altri indizi di profondità la distanza di un oggetto famigliare è determinata solo
dalla grandezza della sua immagine sulla retina
6.3.3. Ombreggiatura
= quando la luce colpisce un oggetto solido alcune parti dell'oggetto risultano più illuminate >> GRADIENTI
* il rapporto tra luce e ombre dipende dalla struttura tridimensionale dell'oggetto > crea impressione di profondità
* sistema visivo assume che luce provenga dall'alto > caratteristica che permette l'interpretazione di luci e ombre
* la posizione dell'ombra è sufficiente a determinare la profondità percepita
+ cavità = luce in alto + protuberanza = luce in basso
> problema per chi si mimetizza = differenze di chiarezza creata dalla luce che le illumina
soluzione : diventare il più piatti possibile
: compensare il gradiente di chiarezza con un contro-gradiente (colorazione o trasparenza)
> non è possibile vedere le facce convesse
6.3.4. Indizi prospettici
• PROSPETTIVA LINEARE
= le linee che sulla scena sono fisicamente parallele convergono verso un punto situato all'orizzonte
* la vera prospettiva geometrica tende ad apparire innaturale
nei quadri appare realistica perché gli artisti la modificano = via di mezzo tra la corretta
proiezione bidimensionale e ciò che i loro occhi vedono (meccanismi di costanza visiva)
> prospettiva invertita per eliminare gli errori di compensazione visiva
• GRADIENTE DI TESSITURA
= le superfici dell'ambiente possiedono una grana o tessitura > colore non uniforme
> sono irregolari (tanti elementi messi insieme)
> tessitura regolare con una densità uniforme in tutte le sue parti = superficie davanti a noi su un piano FRONTALE
> quanto più gli elementi sono piccoli e fitti = maggiore distanza di percezione
> progressivo infittirsi in una direzione = la superficie si allontana da noi in quella direzione
* indizio di profondità = la rapidità del gradiente è legata al grado di inclinazione della superficie
* informazioni di distanza sono costanti al variare della posizione dell'osservatore
• PROSPETTIVA AEREA
= i contorni di cose molto distanti appaiono meno nitidi di quelli di cose vicine
* l'aria contiene particelle di polvere e umidità che fanno deviare i raggi luminosi se urtate
QUINDI la luce riflessa da oggetti molto lontani deve attraversare una maggiore quantità d'aria
* le cose lontane appaiono anche più azzurrine > lunghezze d'onda corte sono maggiormente diffuse
• POSIZIONE RISPETTO ALL'ORIZZONTE
= gli oggetti che si trovano vicino all'orizzonte tendono ad apparire più lontani
* indizi di posizione rispetto all'orizzonte vincono sulla grandezza famigliare
6.3.5. Efficacia degli indizi pittorici
* tridimensionalità di dipinti e fotografie è diversa da quella sperimentata in presenza di veri corpi solidi
> specifiche indicazioni di piattezza
– cornice
– uniformità della grana della superficie
– tutti gli oggetti sono alla stessa distanza dagli occhi (accomodazione, convergenza, disparità
binoculare restano gli stessi e la parallasse di movimento è assente)
– gli oggetti non cambiano posizione anche se l'osservatore si muove

6.4. L'integrazione degli indizi


* percezione della profondità è così accurata da permetterci di afferrare gli oggetti al primo colpo e di non sbattere alle cose
* i tanti indizi di natura diversa devono essere integrati tra loro
* quasi tutti gli indizi di profondità forniscono informazioni sulle distanze relative fra gli oggetti e non sulla distanza assoluta
LA PROFONDITA' PERCEPITA NON E' ALTRO CHE LA MEDIA PONDERATA Gli unici sono
TRA GLI INDIZI, DOVE ALCUNI HANNO PIU' PESO IN BASE AL CONTESTO – accomodazione
disparità = molto importante > precede evolutivamente gli altri – convergenza
– grandezza famigliare
PB CAPITOLO 7 – Come vediamo il movimento

7.1. Perché il mondo non si muove quando muoviamo gli occhi


* Quando l'immagine di un oggetto si sposta sulla retina esso si sta muovendo
* Quando noi ci muoviamo, muoviamo la testa o spostiamo lo sguardo le immagini degli oggetti si spostano sulla retina
il mondo appare comunque stabile
* Automaticamente e inconsapevolmente interpretiamo il movimento dell'immagine retinica tenendo conto del movimento
oculare
un segnale è sottratto all'altro e percepiamo movimento solo se i due segnali sono differenti
1. se inseguiamo un oggetto in movimento con lo sguardo così da mantenere fissa l'immagine sulla retina l'oggetto sembrerà
comunque in movimento
2. in assenza di ordini dal cervello lo spostamento oculare non è registrato, quindi non è cancellato lo spostamento
dell'immagine retinica
* Sappiamo ciò che i nostri occhi stanno facendo non in virtù di ciò che fanno, ma di quello che gli è stato ordinato di fare
segnale retinico deve fare più strada rispetto all'ordine = per sincronizzarli l'ordine è leggermente differito

7.2. Come vediamo il movimento: le basi fisiologiche


* Compito di analizzare il movimento = cervello
* La periferia della retina è sensibile solo a ciò che si muove
* Estrema periferia non percepisce nulla >> un riflesso fa ruotare l'occhio = la cosa che si muove sia portata in visione centrale
* Margini della retina = dispositivo di allarme
* Le cellule della retina non codificano informazioni sulla direzione o la velocità del movimento
* Analisi del movimento = CORTECCIA VISIVA >> AREA V1 – > cellule sensibili alla direzione che sono in grado di rispondere
ad un oggetto solo quando si muove in una direzione specifica
– > possono reagire solo a ciò che accade nel loro campo recettivo

INCONVENIENTE = contorno allungato si muove entro il campo recettivo di una cellula ma le


estremità dell'oggetto sono fuori da esso la cellula non sa la direzione del movimento
* I segnali di queste cellule devono essere integrati dall'AREA MT (mediotemporale) = rispondono alla direzione nella quale un
contorno si muove indipendentemente dalla
sua orientazione
* Intervallo che intercorre tra la stimolazione dei fotorecettori e l'MT è di 20 millesimi di secondo
* Area MT è attivata per – osservazione degli oggetti in movimento
– ispezione di fotografie che rappresentano il movimento
– immaginare qualcosa in movimento >> questo risveglia il movimento in se (AZIONI IDEOMOTORIE)

7.3 Illusioni di movimento


= conseguenze inevitabili e biologicamente innocue di limitazioni del sistema o strategie per porvi rimedio
* Non sempre vediamo in movimento ciò che si muove o immobile ciò che è immobile
7.3.1. Movimento indotto
= un oggetto immobile sembra muoversi quando a muoversi è un oggetto vicino
* due oggetti cambiano posizione uno rispetto all'altro ma non si sa quale sia in movimento (luna - nuvole)
* regola prefissata = l'oggetto fermo è il più grande o quello che circonda l'altro
> le cose che si muovono sono normalmente più piccole dell'ambiente
* l'oggetto del movimento indotto può essere il corpo = se si è ermi e l'ambiente intorno si muove si ha l'impressione di
muoversi (Altalena Stregata)
* le informazioni visive sono fondamentali anche solo per mantenere l'equilibrio

gli occhi forniscono informazioni sottili e precise sui piccoli cambiamenti di postura permettendo ai muscoli i giusti movimenti
7.3.2. Effetto autocinetico
* fissando una stella solitaria nel cielo essa pare muoversi
x ESPERIMENTO
– test della personalità
– è detto agli osservatori che la luce avrebbe tracciato delle parole nel buio e che avrebbero dovuto leggerle
– osservatori leggono frasi relativi alla loro vita personale
– la luce era in realtà IMMOBILE
* nello spiegare questo effetto si ipotizza un coinvolgimento dei movimenti oculari
7.3.3. Adattamento al movimento
= se guardiamo a lungo qualcosa che si muove in una certa direzione si diventa meno sensibili a quella direzione
* mano a mano che ci si adatta ad un movimento questo sembra rallentare
* flusso ottico = incessante scorrimento di immagini
7.3.4. Effetti consecutivi
= dopo aver fissato per un po' qualcosa che si muove e si sposta lo sguardo su qualcosa di immobile questo apparirà muoversi in
direzione opposta a quella di adattamento
*l'impressione di movimento è netta , ma gli oggetti che appaiono muoversi non sembrano cambiare posizione
= movimento e posizione sono analizzati da meccanismi neurali separati
* l'effetto consecutivo non è legato alla percezione vera e propria del movimento , ma al semplice spostamento dell'oggetto
sulla retina
* sono una conseguenza ineliminabile del funzionamento delle cellule selettive alla direzione

– In assenza di movimento queste cellule non tacciono del tutto, ma hanno un livello di attività spontanea
– In seguito al superlavoro determinato dall'esposizione prolungata al movimento le cellule specializzate per quel
movimento diventano meno sensibili e quando lo sguardo è spostato su un'immagine immobile esso sembrerà muoversi
nella direzione opposta
* percezione di eventi molto lenti = percezione di eventi molto rapidi >> la percezione è diretta e non richiede operazioni
cognitive di confronto tra stimoli temporalmente successivi

7.4.Il movimento apparente


= avviene quando la distanza e l'intervallo temporale tra l'apparizione di uno stimolo in una determinata posizione e l'apparizione di un
secondo stimolo in un'altra posizione sono appropriati. In questo caso si vede un unico oggetto che si sposta
* sembra derivare dalla proprietà dei neuroni sensibili alla direzione >> la stimolazione successiva di cellule retiniche adiacenti attiva i
neuroni, quindi anche la stimolazione di cellule un po' più lontane porta all'attivazione di neuroni simili dotati di campi recettivi più
ampi
* nella nostra specie possiamo vedere un movimento apparente anche quando la distanza è molto grande
> primo stimolo proiettato nell'emisfero DX e il secondo nell'emisfero SX
* movimento reale e apparente sono molto simili ad alte velocità
* le condizioni per la percezione di oggetti in movimento rapido si riconducono a quelle del movimento apparente
7.4.1. Perché talvolta le ruote sembrano girare all'indietro
* movimento apparente implica l'aver deciso che l'oggetto che compare all'improvviso è lo stesso oggetto sparito in precedenza
* PROBLEMA DELLA CORRISPONDENZA
– scegliere l'oggetto più simile
– scegliere l'oggetto più vicino a quello scomparso
* sistema visivo usa la vicinanza tra elementi successivi come criterio di corrispondenza
> ciascun raggio occupa in ogni fotogramma una posizione diversa da quella del fotogramma successivo rispetto alla
velocità = ruota va avanti
> si arriva ad un certo punto dove la distanza tra i raggi del primo fotogramma e quelli del secondo è la stessa = ruota
immobile
> aumento della velocità comporta che la distanza tra i raggi del primo fotogramma e quelli del secondo diventa più
grande se misurata in senso orario, piccola in senso antiorario, quindi ogni raggio è fatto corrispondere a quello che
lo precede = ruota va indietro
* le informazioni ci arrivano in blocchi successivi non in un flusso continuo
7.4.2. Perché non ci accorgiamo che la televisione lampeggia
* affinché il lampeggiare sia percepibile la frequenza non deve essere troppo lenta e non troppo rapida
* la luce che lampeggia a frequenza superiore a 60 lampi al secondo appare continua
* la nostra frequenza critica di funzione è più alta di quella utilizzata nel movimento al cinema e alla televisione
> soluzione = presentare la stessa immagine più volte

7.5. Come percepiamo la velocità


• bambini piccoli sono sensibili soprattutto alle alte velocità = fatto di sopravvivenza
* percezione della velocità apparente dipende da
– grandezza dell'oggetto >> relazione inversa
– dal contrasto = differenza di luminanza con lo sfondo
* illusione di Ouchi > discordanza nelle velocità apparenti di parti diversi dell'immagine dipende da dove si trova nel campo visivo
– centro della retina = alta risoluzione > ogni cono un collegamento
– periferia della retina = bassa risoluzione > messaggio più raro e condiviso tra bastoncelli

7.6. Come facciamo a non sbattere addosso alle cose


1. calcolare la posizione dell'oggetto e spostarsi di conseguenza (in un ambiente spoglio)
2. tener conto dello spostamento apparente degli altri oggetti cercando di mantenere l'oggetto di interesse al centro del flusso ottico
* nel controllo della locomozione utilizziamo in modo competente e flessibile strategie diverse in situazioni diverse

Percezione della causalità


• strettamente connessa al movimento = il fattore più importante nel determinare relazioni causa-effetto è quanto tempo intercorre
tra il primo evento e il secondo
GZ CAPITOLO 4 – Riconoscimento e categorizzazione

1. UN CONCETTO ETEROGENEO
• Riconoscere un oggetto = inserirlo in una categoria
CATEGORIZZARE = stabilire una funzione univoca tra elementi diversi in
un determinato piano e un elemento condiviso in un altro piano
• Categorie hanno una STRUTTURA GERARCHICA
1. CATEGOSIA BASE = generalmente il nome generico dell'esemplare
2. CATEGORIA SUBORDINATA E SOVRAORDINTA Il livello di riconoscimento dipende dalla
3. CATEGORIA D'ENTRATA = permette il riconoscimento spontaneo famigliarità che si ha con l'oggetto in questione

1.1. “Vedere come”


* l'osservatore è portato a distinguere tra i dati che arrivano agli occhi e le possibili interpretazioni
* il riconoscimento di oggetti in raffigurazioni mai viste prima avviene in modo spontaneo
x Esperimento di Hochberg e Brooks sulla procedura di deprivazione
* PAREIDOLIA = i meccanismi di riconoscimento producono un esito positivo in circostanze inappropriate
(riconoscimento di oggetti quando questi non ci sono >> in particolare le facce)
* percezione pittorica = doppia consapevolezza a) superficie materiale percepita nel mondo reale
b) oggetto raffigurato percepito come virtualmente presente
1.2. Ritrovare il già noto
* PARADIGMA OLD/NEW = prevede due fasi separate da un intervallo temporale variabile
1. apprendimento > partecipante deve ricordare una serie di immagini o parole
2. test > partecipante deve indicare quale tra i due stimoli presentati è old
* conclusione : la capacità di riconoscere immagini pittoriche è praticamente illimitata è migliore di quella verbale
1.3. Illusioni di riconoscimento
* PADADIGMA DRM = prevede di – apprendere una lista di parole associate
– dire se la parola presentata era inclusa nella lista appresa precedentemente
> risultati : frequenti falsi riconoscimenti
*conclusione : problema dei processi sottostanti al riconoscimento
a) deriva dal confronto tra l'informazione disponibile al momento e qualcosa che abbiamo in memoria
MA – Come avviene l'operazione di confronto?
– Qual è il formato dei due insiemi di dati da confrontare?
• Costanza d'identità e unicità di un oggetto
> l'invarianza avviene rispetto a – DIMENSIONE
– ROTAZIONE
– POSIZIONE
> PROBLEMA = riconoscere un oggetto a prescindere dalle differenze a livello di proiezioni retinica
risolto dal sistema visivo – – > come?
2 APPROCCI

2. MODELLI DEL RICONOSCIMENTO


• Un buon sistema di riconoscimento come quello umano ha diverse proprietà
1. SELETTIVITA' > buona discriminazione per evitare di rendere uguali stimoli diversi
2. INVARIANZA > buona generalizzazione per evitare di rendere diversi stimoli uguali
3. VELOCITA' > la risposta deve essere molto rapida
2.1. Confronto si sagome = TEMPLATES 1
* Template matching = utilizza per il riconoscimento la sovrapposizione diretta tra una sagoma depositaria in memoria e
l'immagine input
= sagoma
>è utilizzabile in due operazioni base
1. rilevazione di un oggetto di interesse > identificare la posizione spaziale per la quale la corrispondenza di valori di
intensità del template e quelli dell'immagine è massima
2. riconoscimento dell'oggetto maggiormente corrispondente al template
TEORIA FORTE DEI TEMPLATE
* è la fotografia di un oggetto così come esso appare in un determinato punto di vista
* il riconoscimento si basa sul confronto tra una sagoma di quell'oggetto (rappresentazione template) e l'oggetto osservato
di ogni oggetto si hanno tante rappresentazioni templates rispetto ai vari punti di vista
il riconoscimento avviene quando quando gli oggetti da identificare sono già stati appresi nelle varie configurazioni
* LIMITE = variabilità infinita degli oggetti da identificare e classificare > tanti template da memorizzare
SOLUZIONE = numero limitato di templates che rappresentano l'oggetto solo nei punti di vista critici

> la ROTAZIONE MENTALE ricostruisce la rappresentazione intermedia tra punti di vista


> le OPERAZIONI DI NORMALIZZAZIONE identificano come uguali stimoli che differiscono
solo per grandezza o orientazione
x PROVA EMPIRICA > ESPERIEMNTO di Shepard e Metizen del 1971
– osservatore deve dire se coppie di figure tridimensionali appartengono allo stesso oggetto
– la rapidità nella risposta dipende dal grado di rotazione di un oggetto rispetto ad un altro
x ESPERIEMNTO di BÜLTHOFF
– soggetti addestrati a riconoscere oggetti che ruotano su un medesimo asse
– gli oggetti sono poi presentati da punti di vista diversi
> è studiata la capacità di riconoscere un oggetto in un'angolazione diversa da quella appresa
a) INTER : visione compresa tra i due stimoli appresi
b) EXTRA : rotazione esterna all'allenamento, ma sullo stesso asse
c) ORTHO : rotazione su un asse di rotazione diverso da quello appreso
> risultati : il tempo di risposta aumenta in funzione alla rotazione mentale necessaria a riconoscere l'oggetto
: c'è apprendimento >> il punto di addestramento permette di riconoscere bene l'oggetto
TEORIA DEBOLE DEI TEMPLATE
2.2. Reti di caratteristiche (feature nets)
* l'input ottico è confrontato con una o più forme conservate in memoria dopo le operazioni di normalizzazione che coinvolgono
l'intera immagine
* i modelli a rete basati sull'analisi delle caratteristiche = elaborazione più efficiente sfruttando la divisione del lavoro fra più
rilevatori ognuno dei quali lavora in base al modello del template (pandemonium)
> questo meccanismo funziona bene in domini limitati (caratteri alfabetici)
2.3. Descrizioni strutturali (structural descriptions) 2
* obiettivo = evidenziare le relazioni tra le parti
* hanno tre fasi
1. riconoscimento di una descrizione della struttura tridimensionale dell'oggetto
2. la descrizione è confrontata con le unità base possedute
3. la descrizione interna che corrisponde meglio a quella corrente è scelta per il riconoscimento
la nostra memoria contiene tante descrizioni strutturali indipendenti dal punto di vista dell'osservatore
* Funzione concettuale della rete neurale di Poggio
Input image (stimolo)

view-turned units (unità base stabili nel tempo)

view invariant output unit


(versione invariante nel tempo)
> quando lo stimolo fisico – corrisponde ad un'unità si attiva solo quest'ultima
– non corrisponde si attivano parzialmente più unità e la somma di queste permettono di
riconoscere lo stimolo nella visione generale e invariante di quell'oggetto
la velocità di risposta è data dal tempo di attivazione o inibizione delle unità base
* due modelli
MODELLO DI MARR David MARR (1945-1980)
= spiegazione dei processi mentali attraverso la descrizione strutturale – psicologo
– neuroscienziato
– tre livelli di analisi dell'elaborazione delle informazioni – cognitivista
1. problema computazionale = esplicitazione del significato adattivo – inglese
2. algoritmo = modo di rappresentazione delle informazioni oggetto del problema – “Vision” 1982
3. implementazione fisica = dell'algoritmo individuato dalla teoria
> teoria completa = collega tutti i livelli
– PRINCIPIO DEL MINIMO IMPEGNO = distinzione in stadi di elaborazione dell'input ottico
a) ABBOZZO PRIMARIO o PRIMAL SKETCH – – > 2D
+ caratteristiche rappresentate si basano sulle proprietà fisiologiche del sistema
+ computa discontinuità luminose = traiettoria rettilinea
+ rappresentazione dei contorni ai diversi livelli di dettaglio
+ dipendente dal punto di vista dell'osservatore
b) ABBOZZO 2,5D o 2,5D SKETCH
+ integrazione dei contorni con le informazioni fornite dalla stereosi, dal movimento e dalle ombre
+ rappresentazione completa dei margini e delle superfici
+ catturati tutti gli indici di profondità rispetto a quel determinato punto di vista
+ dipendente dal punto di vista dell'osservatore
c) ABBOZZO 3D o MODELLO 3D
+ descrizione completa della struttura tridimensionale dell'oggetto
+ la costruzione passa attraverso l'individuazione degli ASSI DI SIMMETRIA
+ rappresentazione indipendente rispetto all'osservatore > superfici legate tra loro e indipendenti dal soggetto
+ struttura gerarchica dei dettagli
in uno schema è concentrato un altro schema indipendente da quello precedente
ci si può concentrare su un singolo livello o su quello generale
cilindro generalizzato = primitiva volumetrica
– elementi fondamentali > asse di allungamento di ciascun cilindro
> rappresentazioni a più livelli di risoluzione
MODELLO DI BIEDERMAN
= modello di riconoscimento degli oggetti basato su una trentina di primitive volumetriche chiamate GEONI
= costituenti elementari delle rappresentazioni degli oggetti
– 36 volumi
– unendo i geoni si può ricostruire qualsiasi oggetto
– sono individuati grazie alle proprietà non accidentali (caratteristiche con elevato valore
diagnostico)
> non sono necessari processi mentali nel riconoscerli perché i volumi sono presenti nella realtà
= conoscenza innata
* entrambi i modelli hanno come caratteristica principale gli ASSI DI SIMMETRIA

≠ da BLUM – – > dalla figura sono estratti gli ASSI MEDIALI = punti interni alla figura equidistanti dal perimetro
= descrivono la struttura (skeletron) dell'immagine

x ESPERIMENTO di Firestone e Sholl


– partecipanti devono toccare una figura
– è misurata la frequenza statica del punto in cui è toccata la figura
Nelle giunzioni pochi tocchi,
perché?
1. le persone toccano poco i
punti di giunzione tra gli assi
2. il centro è molto toccato,
quindi si trascurano le parti
adiacenti ad esso
Per capire quale ipotesi sia giusta è costruita una
figura dove il centro e i punti di giunzione degli
assi siano lontani

– i punti di giuntura sono toccati

– zone vicino al centro non sono


toccate

Anche in caso di figure irregolari il tocco è sempre sugli assi mediali – Quando si formano e che funzioni hanno?

x ESPERIMENTO sul completamento amodale indotto

1. solo trapezio = assi del trapezio


2. solo triangolo = assi del triangolo
3. triangolo superiore nascosto da uno scotch rosso = assi del triangolo

RISULTATI = l'estrazione degli assi avviene sulla rappresentazione mentale della


figura completa amodalmente
– prima avviene il completamento amodale
– poi si estraggono gli assi medali

Quanto siamo consapevoli degli assi mediali?


> richiesta ai partecipanti la percentuale della distribuzione dei tocchi sulla figura secondo loro
– casuale – centrale

RISULTATO = non si è consapevoli degli assi mediali


2.4. Quale modello per il riconoscimento umano?
* il riconoscimento umano non è del tutto indifferente al punto di vista
x ESPERIEMNTO di Bülthoff
(inter – extra – ortho)
3. EFFETTO INVERSIONE
a) I modelli basati sull'immagine di confronto avviene punto a punto
b) Nei modelli basati sulle descrizioni strutturali contano le relazioni tra le parti
* per valutare l'importanza delle relazioni tra le parti si utilizza l'inversione sul piano frontale > parametri locali restano inalterati
> incide sulla descrizione strutturale
* i volti non seguono le normali regole = no regole di ombreggiatura
* capacità di discriminare i volti
> proposoagnosia= perdita di questa capacità >> si vedono le parti del volto, ma non si riesce a metterle tutte insieme
> bambino a poche ore di vita sa discriminare un volto
* EFFETTO DELL'INVERSIONE – Può essere appreso
– Molto più difficile riconoscere un volto rovesciato di un normale oggetto rovesciato
x ESPERIEMNTO di Yin del 1969
– calcola le risposte corrette nel riconoscimento old/new di immagini di facce, case e aeroplani diritte e al rovescio
– risultati: a) apprendere e riconoscere forme mono-orientate (con una polarità alto-basso) è più difficile se invertite
b) il deterioramento della prestazione è massimo per le facce e si riduce per materiale poco famigliare
x ILLUSIONE DELLA TATCHER
– volto modificato non è percepito in modo strano se capovolto
– non si percepiscono le proporzioni tra le varie parti del volto
* nel riconoscere i volti >> MECCANISMI INCONSAPEVOLI
– si riconosce un volto di una persona senza essere consapevoli della forma di naso o fronte
– riflettendo poi sulle caratteristiche si vedono le particolarità >> MECCANISMI CONSAPEVOLI
>> è necessario calcolare quanto quel volto è lontano dalla media

4. PERCEZIONE CATEGORIALE
* Azione top-down della familiarità > conseguenza sulla somiglianza percepita e sulla discriminabilità
– stimoli dello stesso continuum sono percepiti in modo categoriale
a) ASSIMILAZIONE INTERNA = elementi della stessa categoria appaiono più simili
b) CONTRASTO ESTERNO = elementi di categorie diverse appaiono più diversi
x ESPERIEMNTO SULLA PERCEZIONE CATEGORIALE di Beale e Keil del 1995
– tecnica del morphing sui volti di Kennedy e Clinton
– sono avvertite come più diverse tra loro le facce centrali appartenenti a categorie diverse
– il partecipante deve decidere a quale personaggio è più simile la coppia di immagine intermedie presentatagli
a) percentuale di accuratezza alta per la coppia centrale a cavallo del confine categoriale
b) discriminazione più difficile quando le facce appartenevano alla stessa categoria
> la posizione del confine categoriale lungo il continuum è influenzata da vari fattori che tendono a accentuare le
differenze tra gli stimoli separati dal confine categoriale e a ridurre le differenze tra gli stimoli inclusi nella stessa
categoria

RICONOSCIMENTO DI OGGETTI SCONOSCIUTI


* oggetti nuovi presuppongono una forma di riconoscimento che non comporti conoscenze prerequisite
* APPROCCIO ECOLOGICO DI GIBSON
> nell'ambiente sono presenti tutte le informazioni necessarie per riconoscere gli oggetti = AFFORDANCES
> ogni oggetto contiene informazioni utili a comprendere l'utilizzo dell'oggetto
raccolte direttamente senza bisogno di attingere a rappresentazioni interne

GZ CAPITOLO 5 – Spazio e azione

1. PERCEPIRE PER AGIRE


• Funzioni della percezione
1- garantire la conoscenza del mondo > le informazioni che giungono ai sensi sono elaborate e sintetizzate dal cervello per
PERCEZIONE PER IL creare un modello interno o una rappresentazioni del mondo esterno
RICONOSCIMENTO
2- guidare le molteplici azioni motorie che un organismo compie sugli oggetti che lo circondano
PERCEZIONE PER
L'AZIONE
• Uomo ha un sistema molto preciso per vedere, percepire la grandezza e la proporzione e riconoscere un oggetto su cui agire
Per programmare un'azione bisogna capire – punto di vista
Informazioni non necessarie per il
– prospettiva
riconoscimento, ma l'azione
– distanza

1. CONCEZIONE TRADIZIONALE
> Una singola rappresentazione usata per il riconoscimento e per l'azione
2. CONCEZIONE DELLE NEUROSCIENZE MODERNE
> Due percezioni indipendenti che derivano da due vie nervose diverse e da meccanismi funzionali diversi
partono entrambe dal lobo occipitale, ma attivano vie diverse VIA = insieme di regioni celebrali disposte in
successione e connesse tra loro
2. DUE SISTEMI VISIVI
• Le aree corticali sembrano essere organizzate in due sistemi visivi distinti
1. VIA VISIVA DORSALE
* collega l'area visiva del lobo occipitale con il lobo parietale
* attiva le zone motorie
* avviene n modo INCONSAPEVOLE
2. VIA VISIVA VENTRALE
* collega l'area visiva del lobo occipitale con il lobo temporale
* attiva le zone del riconoscimento
* avviene in modo CONSAPEVOLE
* crea una rappresentazione del mondo accessibile alla coscienza e in continua interazione con la memoria

• IPOTESI DI UNGERLEIDER E MISHKIN


> via dorsale = percezione della posizione degli oggetti nello spazio
> via ventrale = analisi degli attributi visivi intrinsechi di un oggetto utili per il suo riconoscimento
* I due sistemi visivi analizzano caratteristiche diverse dello stimolo visivo determinando dove e cosa sono gli oggetti
* Svolgono ruoli indipendenti, ma complementari nella costruzione di una rappresentazione percettiva del mondo esterno
corrispondente a ciò che un individuo consapevole vede
VIA DORALE
Analisi dello spazio
V1 PERCORSO CONSAPEVOLE AZIONE
VIA VENTRALE
Analisi del soggetto

• IPOTESI DI GOODALE E MILNER


> via dorsale = analizza le informazioni visive per guidare in modo inconsapevole le interazioni motorie con gli oggetti
>> controlla il movimento
> via ventrale = genera una rappresentazione visiva su cui si fonda l'esperienza consapevole del mondo visivo
* i due sistemi visivi analizzano i medesimi attributi visivi degli oggetti, ma con scopi diversi
* le due vie differiscono per la natura e la finalità dell'analisi che ciascuna via compie sull'input visivo
VIA DORSALE
AZIONE
Analisi di spazio e oggetto
V1
VIA VENTRALE PERCORSO CONSAPEVOLE
Analisi di spazio e oggetto
– – > per capire quale delle due sia effettivamente corretta = studi di soggetti con un danno celebrale che ha prodotto un deficit all'uno
o all'altro sistema visivo

2.1. La via ventrale: studi neuropsicologici


AGNOSIA VISIVA – Video sul paziente agnostico –
* lesione della via visiva ventrale
* incapacità di riconoscere i volti di famigliari e amici, di discriminare forme, dimensioni e orientamento di semplici figure
* normale capacità di azioni sugli oggetti = elabora l'oggetto e programma un movimento su di esso
> il sistema visivo dispone di precise informazioni relative alle caratteristiche dell'oggetto e grazie a queste controlla in modo
normale le azioni dei suoi organi effettori
* risultati – non conciliabili con la tesi di Ungerleider e Mishkin
– corroborano la teoria di Goodale e Milner = via ventrale svolge un ruolo chiave nella percezione consapevole
dell'identità degli oggetti e della loro configurazione spaziale, mentre
Possibile compensazioni con gli altri sensi la via dorsale media il controllo visivo senza coscienza

2.2. La via dorsale: studi neuropsicologici


ATASSIA OTTICA – Video sulla paziente atassica –
* lesione della porzione superiore della corteccia parietale
* errori di direzione nel muovere il corpo verso un oggetto
* non hanno difficoltà nel raggiungere gli oggetti su base di informazioni uditive o propriocettive
* deficit visuo-motorio che emerge quando l'informazione visiva deve essere trasformata per il diretto controllo dell'azione
* incapacità di usare attributi intrinseci degli oggetti per la giuda dei movimenti
* descrivono normalmente l'identità e la posizione relativa degli oggetti

2.3. Via dorsale e via ventrale: studi sperimentali


* esperimenti con partecipanti normali
x ILLUSIONE DI TITCHENER
– partecipante è posto di fronte a due cerchi identici
1. deve confrontare le due grandezze
l'immagine circondata dai cerchi piccoli appare più grande perché è percepita come più lontana
= COSTANZA DI GRANDEZZA > un oggetto che si allontana è percepito della stessa grandezza nonostante
l'immagine che esso proietta diventi più piccola
2. deve prendere con la mano i due dischi centrali
la distanza massima tra pollice e indice misurata durante la prensione non è influenzata dall'illusione di Titchener.
I meccanismi visivi che mediano il gesto di prensione non misurano le dimensioni dell'oggetto in relazione al suo
contesto, ma computano la reale dimensione e distanza dell'oggetto
x ESPERIEMTNO SULLA VEOLOCITA' DI ATTIVAZIONE DELLE VIE
– 3 oggetti equidistanti
– partecipante deve toccare l'oggetto che si illumina
– a volte l'oggetto illuminato cambia quando l'azione è già iniziata
in questo caso il partecipante deve cambiare la direzione del movimento e dite TAH quando si rendevano
conto del movimento
– è misurato a) tempo necessario per correggere il movimento = 100 ms
b) tempo necessario per emetter il segnale verbale = 300 ms
> risultati – risposta motoria e consapevolezza percettiva di uno stesso evento dipendono da processi indipendenti che hanno
diversa durata
– le azioni di risposta a eventi visivi e la percezione consapevole dei medesimi eventi sono dissociate nel tempo

2.4. Via dorsale: proprietà funzionali


* regioni del sistema visivo ventrale = specializzate nella codifica di specifici attributi e categorie di oggetti
> aree distinte che si attivano separatamente se presentate specifiche classi di stimoli
* regioni del sistema visivo dorsale = analizzano le informazioni sensoriali per il controllo motorio e la coordinazione
* analisi dell'informazione visiva
> riconoscere un oggetto = trasformare lo stimolo per creare rappresentazioni più stabili, astratte, indipendenti dalla posizione
nello spazio, dall'illuminazione, dagli ostacoli
queste entrano in contatto con le rappresentazioni conservate nella memoria
>l'interazione con un oggetto= informazione visiva deve essere trasformata in comandi motori
>> rappresentazioni pragmatiche

3. TRASFORMAZIONE DI COORDINATE
• Lo spazio esterno non è rappresentato come unitario, ma come una MOLTEPLICITA' DI MAPPE SPAZIALI che utilizzano
sistemi di COORDINATE e sono specializzate nella guida di azioni motorie (hanno sede nel sistema dorsale)
• Per raggiungere un oggetto a) determinare ampiezza e direzione
b) conoscere la posizione spaziale dell'oggetto e la posizione di partenza dell'effettore
necessarie più mappe spaziali
> interazione delle informazioni visive con le informazioni propriocettive generate nell'organismo

PROPRIOCETTORI= recettori sensoriali presenti nei muscoli e nelle articolazioni che informano
continuamente sulla postura o posizione degli arti e delle parti del corpo
> il cervello codifica la posizione della mano in una serie di sistemi di coordinate centrate su diverse parti del corpo
* in caso di deficit le informazioni propriocettive devono essere supportate da quelle visive (guardare la mano)
• Codifica della posizione dell'oggetto nel movimento di raggiungimento
1. informazioni sulla posizione dello stimolo sono riferite ad un sistema di coordinate centrate sulla retina
> coordinate RETINOCENTRICHE
2. molteplicità di rappresentazioni della posizione dell'oggetto progressivamente più stabili e centrate sul corpo
3. rappresentazioni codificano lo spazio esterno in funzione dell'effettore motorio che controllano
• I sistemi di coordinate usati per descrivere la posizione dell'oggetto nello spazio sono sistemi EGOCENTRICI o centrati
sull'osservatore >> rappresentano l'oggetto dal punto di vista dell'osservatore
• I sistemi di coordinate ALLOCENTRICI o centrati sull'oggetto sono utili per il riconoscimenti degli oggetti e sono indipendenti
dalla posizione dell'osservatore
4. RAPPRESENTAZIONI SPAZIALI MULTIPLE
• Lo spazio che ci circonda è analizzato separatamente da una varietà di moduli funzionali che interagiscono
per comprenderlo = studi su pazienti con negligenza spaziale unilaterali (NEGLECT)

= disturbo dell'attenzione e rappresentazione dello spazio opposto alla sede della lesione parietale (spazio sinistro per una
lesione a destra)

* non opera puramente in coordinate retiniche >> è relativamente indipendente dai movimenti oculari
* ha permesso la distinzione tra due tipi di spazio
1. SPAZIO PERIPERSONALE (VICINO) = spazio entro cui agisce il nostro corpo
2. SPAZIO EZTRAPERSONALE (LONTANO) = regione al di là della distanza di raggiungimento
> il neglect è un deficit che riguarda solo lo spazio peripersonale (non si considera una parte di spazio)
* colpisce diversi sistemi di riferimento
a) Deficit rispetto a tutto ciò che si trova a sinistra dello sguardo

visto DEFICIT
non visto CENTRATO SULLA
RETINA

b) Deficit respetto a ciò che sta a sinistra quando lo sguardo è a sinistra

CENTRATO
SULL'OCCHIO

c) Deficit per cui si è incapaci di registrare le informazioni di metà campo visivo

CENTRATO SUL
CORPO

* Attenzione e azione operano separatamente nello spazio vicino e lontano


• Interazione tra azione e visione nello spazio peripersonale
studiata con vari esperimenti
x ESPERIMENTO
– i partecipanti devono raggiungere con una mano un bersaglio visivo detto TARGET
– sono posti altri stimoli visivi irrilevanti per il compito chiamati DISTRATTORI (lontani L o vicini V)
– due diverse situazioni
A B

L L L L
T
T

V V
V V

> I distrattori producono maggiore interferenza quando erano vicini alla posizione di partenza della mano; anche se
questa era lontana dal corpo
> Oggetti irrilevanti evocano automaticamente una risposta motoria che interferisce con la risposta diretta
• Lo spazio peripersonle è uno spazio sensomotorio in cui gli oggetti sensoriali sono convertiti automaticamente in programmi
motori
• Il confine tra spazio vicino e spazio lontano non è rigido, ma cambia dinamicamente con 'uso di attrezzi
• La rappresentazione dello spazio esterno ha un'organizzazione modulare
5. OGGETTI E CODIFICA AUTOMATICA DELLE AZIONI
• La rappresentazione mentale dell'oggetto include
1. descrizione delle proprietà visive
2. informazioni relative all'uso degli oggetti >> tipo di azioni appropriate per interagire in modo efficace con essi
tipi di informazioni analizzate parallelamente in sistemi funzionali separati
• La semplice visione dell'oggetto attiva simultaneamente e automaticamente i due sistemi visivi indipendentemente dal compito
> via ventrale = PRIMING SEMANTICO > attivazione della rappresentazione motoria non comporta necessariamente
l'esecuzione della risposta motoria
> via dorsale = PRIMING VISUO-MOTORIO > accesso automatico a schemi motori
x ESPERIEMNTO
– partecipanti vedono immagini di oggetti afferrabili
– la parte afferrabile (manico) può essere
* COMPATIBILE con il movimento di afferramento Rivolto a destra o sinistra
* INCOMPATIBILE con il movimento di afferramento
– immagini degli oggetti potevano essere al diritto o al rovescio
– compito di premere con la mano DX o con le mano SX i pulsanti rispetto all'orientamento diritto o rovescio
– RISULTATI * le risposte erano sempre corrette
* il tempo di risposta era minore nel caso in cui il manico dell'oggetto fosse rivolto dalla parte del
pulsante con la risposta corretta
la direzione del manico influenza la rapidità della risposta
• La visione degli oggetti potenzia automaticamente le azioni appropriate anche in assenza di esplicite intenzioni d'azione

ATTENZIONE E PERCEZIONE – GZ Cap 6, DAT Cap 1


• Diverse definizioni di ATTENZIONE
> SFORZO = quantità di energia utilizzata
> SPAZIALE = seguire un bersaglio così da rendere consapevole l'attenzione su un oggetto
= si può scindere l'attenzione dallo sguardo
= l'attenzione scansiona gli oggetti distribuiti in uno spazio visivo statico alla ricerca di segnali rilevanti
> SOSTENUTA = sforzo cognitivo
> TEMPORALE = capacità di compiere più compiti insieme >> coordinazione
= rapidità nel porre attenzione a segnali del flusso visivo
• Funzione dell'attenzione = selezionare una parte delle informazioni in entrata
legame stretto tra attenzione e coscienza = per prestare attenzione ad un oggetto bisogna
renderne consapevole la visione
• Concentrare l'attenzione su qualcosa che proviene dagli organi sensoriali richiede un grande dispendio di energie, perciò questa
funzione ha grandi limitazioni

IL PROBLEMA DELLA SELEZIONE


• Quando avviene la selezione?
• SELEZIONE DELL'INFORMAZIONE RILEVANTE
1. ANALISI VISIVA 2. ASSEMBLAGGIO 3. ELABORAZIONE
PRIMARIA ORTOGRAFICO SEMANTICA

si vedono le intensità luminose assemblano le varie componenti costruzione del messaggio

TEMPO

Filtro attentivo operante su Filtro attentivo operante su


CARATTERISTICHE SENSORIALI CARATTERISTICHE SEMANTICHE

1. SELEZIONARE INFORMAZIONI ACUSTICHE


PARADIGMA = Ascolto dicotico
* la selezione può essere Mr Mi
x PRECOCE = Mi ignorato Messaggio messaggio
x TARDIVA = entrambi i messaggi sono elaborati rilevante da ignorare
Misurando quanto Mi interagisce con Mr si comprende il tipo di selezione
1. PRECOCE = il messaggio atteso è l'unico ad essere elaborato a un livello sufficientemente profondo per essere compreso
2. TERDIVO = conflitto nella comprensione del messaggio atteso perché interferito dall'altro messaggio
a) IPOTESI DI UN'ELABORAZIONE A LIVELLO PRECOCE
x Cherry 1953
– sono presentati due messaggi, uno a cui prestare attenzione e uno da ignorare
1. Il messaggio da ignorare inizia nella lingua madre e termina in una lingua straniera
i partecipanti NON SE NE ACCROGONO CAMBIAMENTI
2. Il messaggio da ignorare da una notizia allarmante utile alla sopravvivenza del partecipante SEMANTICI
i partecipanti NON SE NE ACCORGONO
3. Il messaggio da ignorare è prima letto da una voce maschile e poi da una voce femminile
i partecipanti SE NE ACCORGONO CAMBIAMENTI
4. Il messaggio da ignorare è un messaggio verbale che diventa poi un tono acustico SENSORIALI
i partecipanti SE NE ACCORGONO
b) IPOTESI DI UN'ELABORAZIONE A LIVELLO TARDIVO
x Moray 1959
– compito di SHADOWING = ripetizione immediata
– il partecipante deve ripetere il messaggio a cui ha prestato attenzione
– in un orecchio = messaggio da ascoltare
– altro orecchio = a) “fermati adesso!” >> il 6% ferma lo shadowing
b) “fermati adesso Nome Cognome!” >> il 33% ferma lo shadowing
quando sentono b) fermano lo shadowing >> sentono e elaborano il loro nome
x Corteen e Wood 1972
– il partecipante sente una lista di parole
– in corrispondenza di nomi di città assiste ad una leggera scossa elettrica da cui consegue l'aumento di sudorazione
– condizionamento = la sudorazione avviene anche in assenza della scossa
– partecipante deve poi ascoltare un messaggio a cui prestare attenzione
– nel messaggio da ignorare sono saltuariamente pronunciati nomi di città
in corrispondenza di questi avviene la sudorazione >> RISPOSTA GSR (Galvinc Skin Response)
x MacKay 1973
– in un orecchio = messaggio ambiguo con due possibili accezioni (massa) a cui prestare attenzione
– altro orecchio = una parole collegata alla parola ambigua (folla o peso) nel messaggio da ignorare
– è chiesta l'interpretazione del messaggio
è condizionata dal messaggio da ignorare
RISULTATO = esiste qualcosa nel messaggio da ignorare che attira l'attenzione tanto da elaborare anche quella parte di messaggio
per questo LIMITE è difficile definire come veritiera l'ipotesi dell'ELABORAZIONE TARDIVA
c) IPOTESI DELLA SELEZIONE PRECOCE GRADUATA
x Anne Treisman
* le informazioni sono selezionate a livello PRECOCE ma a LIVELLI DIVERSI
>> alcune informazioni sono comunque elaborate
>> l'attenzione rallenta la velocità di elaborazione di qualche materiale in ingresso senza precludere che questo
possa raggiungere uno stadio di elaborazione semantica
2. SELEZIONE DELLE INFORMAZIONI VISIVE
PARADIGMA = confronto tra resoconto parziale e resoconto totale
a) PROBLEMA DELLA SELEZIONE >> ELABORZIONE PRECOCE
x Sperling 1960
– matrice di tre righe con quattro lettere su ogni riga
1. – mostrata per 50ms
– partecipante deve dire quante lettere ricorda
2. – dopo la presentazione delle lettere è presentato per altri 50 ms un suono che in base all'altezza indica la riga da
presentare
– RISULTATI = Resoconto TOTALE > riportate 4 lettere su 12 – – > 33%
Resoconto PARZIALE > riportate 3 lettere su 4
varia in base al tempo che intercorre tra la scomparse della matrice e il suono
QUINDI = in un tempo breve tutte le informazioni sono impresse sulla retina
x quando bisogna riportare tutto il messaggio = questo si perde in fretta
x quando bisogna concentrare l'attenzione su una piccola porzione è possibile farlo efficacemente
NON AVVIENE IL VANTAGGIO se 1. la selezione di informazioni è su base più astratta (vocali - consonanti)
2. la selezione è su base cromatica

la selezione avviene su base SENSORIALE >> quindi PRECOCE


x Neisser 1976
1. – mostro un brano composto da righe scritte alternativamente di due colori diversi
– è chiesto di leggere solo quelle di un determinato colore
– compito ben svolto e nessuna memoria sull'altro testo
2. costruzione di due immagini sovrapposte
> difficoltoso ricostruire a posteriori il senso di entrambe le scene quando potevano guardare in generale
> quando dovevano prestare attenzione a una scena soltanto non sapevano cosa rappresentasse l'altra
b) L'INFORMAZIONE NON ATTESA NON E' ELABORATA SOLO A LIVELLO DELLE CARATTTERISTICHE FISICHE
>> ELABORAZIONE TARDIVA
x Effetto Stroop – MacLeod 1991
– parola colorata
– partecipante deve denominare il colore dell'inchiostro con cui la parola è scritta ignorando il significato di questa
> il TR per pronunciare il colore della parola varia a seconda del significato della parola
* leggere e estrarre il significato è AUTOMATICO
* l'attivazione del significato è un processo che non richiede sforzi attentivi di rilievo
x Effetto masked priming – Greenwald, Sean, Abrams 1996
– presentata una parola PRIME che facilita la lettura della parola seguente
* una parola bersaglio può essere modulata dal significato di una parola precedente e il tempo di lettura diminuito
* questo avviene anche quando la parola prime è mascherata al punto da non essere vista dal partecipante
x Effetto del priming negativo - Driver e Tipper 1985-1989
– partecipante deve dire quante lettere o numeri hanno un colore diverso
– primo stimolo = lettere e numeri

H 4 2
H C Y 4 M M
C H 4 4 2 2
H H Y Y 2 2
C 4 M

a b c
– secondo stimolo = lettere

A RISULTATI :
A A – secondo stimolo presentato dopo a o b = tempo di reazione è uguale
– secondo stimolo presentato dopo c = tempo di reazione è superiore
D D Perché la risposta corretta 2 era presente nello stimolo precedente
A A interferenza >> informazione inibita
A
* dovendo denominare un oggetto precedentemente ignorato il tempo per la sua denominazione è generalmente più lungo
rispetto al tempo impiegato per denominare un oggetto presentato per la prima volta
x Effetto flanker – Erikson e Hoffman
– sono presentate tre lettere dove le due esterne sono uguali, ma diverse da quella centrale
– il partecipante deve indicare la lettera centrale, scegliendola tra due alternative, senza considerare i flanker

X A X

Tempo
AoE MoN

MAM NEN EAE AEA


– RISULTATI = I flanker influenzano la risposta
sono elaborati e filtrati anche questi
c)MUOVERE L'ATTENZIONE VISIVA
x Spostare l'attenzione nello spazio – Posner e Jonides
ORIENTAMENTO VOLONTARIO DELL'ATTENZIONE (ENDOGENO)
– PARADIGMA DEL SUGGERIMENTO (SPATIAL CUEING)
– posti due quadrati al cui centro c'è il punto di fissazione che il partecipante deve costantemente guardare (!!!)
– vicino al punto di fissazione appare il CUE > piccola freccia che indica il quadrato in cui potrebbe apparire lo stimolo
– appare lo stimolo e il partecipante deve indicare con dei pulsanti dove è apparso
– le prove possono essere: 1. VALIDE = lo stimolo appare nel quadrato indicato dal cue
2. INVALIDE = lo stimolo appare nel quadrato opposto a quello indicato dal cue
3. NEUTRE = il cue appare da entrambi i lati

– RISULTATI > Tempi di reazione più brevi in caso di prove valide


> Quando lo sguardo è posto nel centro le aree dei due quadrati cadono in porzioni della retina ugualmente
lontane dalla fovea
> Nell'esperimento non si sposta lo sguardo, ma l'ATTENZIONE
la differenza dei tempi di reazione tra prove valide e invalide è data dal costo e dal tempo usato per
spostare l'attenzione sullo stimolo che appare
> Si rileva la comparse dello stimolo, ma si può rispondere solo quando si sposta su di esso l'attenzione
uno stimolo bersaglio in posizioni disattese sarebbe rilevato ma non potrebbe editare una risposta se
non ad attenzione riorientata in corrispondenza della sua posizione spaziale
– – > l'attenzione funziona come una lente d'ingrandimento = ciò che è al centro è ben visto, il resto è sfumato
– – > simile alla feature integration theory di Treisman
– > gli effetti dell'attenzione sono evidenziati con tecniche di neuroimmagine visualizzandone l'attività nel sistema nervoso
– > l'attenzione sembra muoversi a velocità costante
ORIENTAMENTO AUTOMATICO DELL'ATTENZIONE (ESOGENO)
– PARADIGMA = VISUAL SEARCH (RICERCA VISIVA)
– In questo caso non appare il cue, ma la casella LAMPEGGIA prima della comparsa dello stimolo
– Non è possibile non spostare l'attenzione sul lampeggio >> CATTURA L'ATTENZIONE IN MODO AUTOMATICO E
NON PUO' ESSERE INTERROTTO
– nonostante debba essere ignoralo il lampeggio in quanto non determinante per il compito orienta automaticamente
l'attenzione
– l'effetto persiste quando l'SOA è compreso tra 0 ms e 300 ms, quando l'SOA diminuisce ulteriormente l'effetto quando
l'attenzione è automatica svanisce >> INIBIZIONE DI RITORNO
* RISULTATI – Tempo necessario per spostare l'attenzione
1. volontariamente = 400 ms
2. automaticamente = 200 ms
x Paradigma della ricerca visiva classica
RICERCA INEFFICIENTE = necessario che l'attenzione sia su ogni elemento per vedere il target
– ricerca nel campo visivo di un TARGET

– presenti anche dei DISTRATTORI

– il partecipante deve premere SI o NO a seconda della presenza del target


– RISULTATI = I TR aumentano in modo lineare rispetto al numero di
distrattori
Y= ax + b
TR a sonda
= I TR aumentano aumentando il numero di distrattori,
ma con un coefficiente che è la metà di prima
Y= a/2 x + b
Distrattori La metà perché la ricerca avviene casualmente

quindi = la ricerca del target è – SERIALE= si analizzano uno alla volta


– NON ESAUSTIVA = quando si trova il target si da la risposta senza analizzare gli altri
stimoli
RICERCA EFFICIENTE = la ricerca avviene in parallelo e su tutti gli elementi contemporaneamente
fenomeno POP-OUT
– TARGET RISULTATI = i tempi di reazione sono uguali indipendentemente dal
numero di elementi
– DISTRATTORE
x Feature Integration Theory – Anne Treisman
– PARADIGMA = RICERCA VISIVA >> dipende da salienza del target e omogeneità dei distrattori
– ha individuato quando una ricerca è efficiente o inefficiente
– ATTENZIONE = unifica un elemento singolo in unità più complesse
> fino a quando l'attenzione non è portata sull'elemento questo non è un oggetto unico, ma un insieme di
caratteristiche
1. RICERCA INEFFICIENTE = è necessario l'intervento dell'attenzione per unire le caratteristiche e riconoscere
l'oggetto
2. RICERCA EFFICIENTE = non è necessaria l'unione delle caratteristiche perché l'attenzione è catturata
automaticamente sull'elemento diverso > si differenzia per una sola caratteristica base
FENOMENO DEL POP-OUT = il target esce dalla scena > cattura l'attenzione senza che essa sia posta
coscientemente in quel punto del campo visivo
QUANDO L'ATTENZIONE E' ALLOCATA SU UNA PARTICOLARE PORZIONE SPAZIALE LE INFORMAZIONI DI
QUELLA PORZIONE DI SPAZIO SONO ELABORATE IN MODO PIU' EFFICACE RISPETTO ALLE
INFORMAZIONI CHE SONO IN POOSIZIONI SPAZIALI DIVERSE
3. DISTRIBUIRE ATTENZIONE TRA I DIVERSI COMPITI >> FUNZIONI ESECUTIVE
* LIMITI ATTENTIVI DEL SISTEMA COGNITIVO
> Selezionare risposte in contesti multi-compito
– situazioni in cui è possibile compiere molti compiti insieme
– situazioni in cui non è possibile farlo
capacità di spostare l'attenzione su compiti diversi
x ESPERIMENTO SULL'EFFETTO PRP
– comparsa di stimoli diversi
1. suono alto o basso da discriminare con le mani (UDITO – MANI) Modalità sensoriali e effettori diversi per
2. lettere da discriminare con i piedi (VISTA – PIEDI) minimizzare le interferenze sensoriali
Sistemi di input e output non interferenti
– manipolazione = varia il tempo che intercorre tre la scomparsa dello stimolo 1 e la comparsa dello stimolo 2 (SOA)
> 1 secondo = molto tempo > efficacia di entrambi i compiti
> 100 ms = poco tempo > inefficacia del secondo compito
RISULTATI:
– I TR dello stimolo 2 aumentano con il diminuire dell'SOA
TR
– In principio i compiti sono eseguibili indipendentemente l'uno
dall'altro
– le capacità attentive sono limitate e l'attenzione serve per
100 SOA 1000 > percepire e riconoscere entrambi gli stimoli
> dare la risposta motoria ad entrambi gli stimoli

– – > EFFETTO PRP (Psychological Refractory Period)


TR 1 EP = elaborazione percettiva
SR = selezione della risposta (ATTENZIONE)
Udito EP 1 SR 1 EM1 Mano EM = emissione del messaggio

Vista EP 2 SR 2 EM 2 Piede
1000 ms TR 1

E' possibile condurre contemporaneamente entrambi i compiti fino a quando le due fasi SR non si sovrappongono

TR 1 Richiedono l'attenzione e questa non più


dividersi nei due stimoli
Udito EP 1 SR 1 EM 1 Mano

Vista EP 2 SR 2 EM 2 Piede

100 ms TR 2

PERIODI REFRATTARIO (PRP)


Lo stimolo 2 è messo in pausa fino a quando la fare SR
1 è conclusa e l'attenzione può spostarsi su SR 2
RELAZIONE TRA ATTENZIONE E MEMORIA
* vari tipi di memoria a) SENSORIALE = durata brevissima
b) A BREVE TERMINE = di nostro interesse
= capacità limitata a 4-5 elementi
c) A LUNGO TERMINE = dura tutta la vita
* l'attenzione è il processo che permette di far entrare alcune informazioni nella memoria visiva a breve termine
* la memoria gioca un ruolo cruciale nei compiti di ricerca visiva (mantenimento delle informazioni del target)
* l'informazione contenuta in memoria più influenzare la distribuzione dell'attenzione sulla scena
x ESPERIEMENTO
– presentata una faccia che doveva essere memorizzata dal partecipante
– comparsa di un punto di fissazione con due facce ai lati, di cui una uguale a quella memorizzata, che dovevano essere
ignorate perché irrilevanti per il compito
– in seguito alla scomparsa dei volti, o a desta o a sinistra del punto sorgeva una U (target)
– il partecipante doveva discriminare l'orientamento (diritto o rovescio) del target
– ripresentata la faccia e il partecipante deve confermare se si tratta della faccia memorizzata
> osservata la velocità con la quale i partecipanti rispondevano alla discriminazione del target
> RISULTATI: – la velocità di discriminazione della U risulta più elevata quando questa appare nella posizione
precedentemente occupata dalla faccia memorizzata
vedere un oggetto memorizzato provoca uno spostamento dell'attenzione verso tale oggetto
velocizzandone la percezione

IDENTIFICAZIONE E CONSAPEVOLEZZA – GZ 6 e DAT 4


• Identifichiamo gli stimoli, ma non ne siamo consapevoli?
• Perché non si risponde ad uno stimolo prima di porvi attenzione?

1. Grande differenza tra GUARDARE e VEDERE


* Le nuove apparecchiature permettono di osservare ciò che avviene in assenza di un vero comportamento registrando l'attività
elettrica risposta elettrica del cervello ad un evento = ERP (potenziale evento relato)
strumento che permette di localizzare l'attenzione quando
questa si sposta nello spazio
ELETTROENCEFALOGRAFO = amplifica le variazioni di corrente sullo scalpo che si verificano in concomitanza a una
variazione dell'attività celebrale dei partecipanti a un esperimento
x Elettrofisiologia di un movimento dell'attenzione nello spazio
– osservatore deve individuare lo stimolo che può apparire a destra o a sinistra
– sono posti sul capo degli elettrodi nelle zone che si occupano della misurazione
zona dello scalpo coincidente con l'interazione tra il lobo occipitale e il
lobo temporale= AREE VISIVE che svolgono l'analisi più precoce degli
stimoli visivi
a DX e a SX >> in entrambi i casi gli stimoli sono presentati da entrambi
i lati e in base a questi cambia l'attività

– quando si sposta l'attenzione, l'attività dei due emisferi è diversa


– movimento dell'attenzione lungo l'asse latitudinale ha come riflesso uno sbilanciamento di
carica elettrica
Maggiore elettronegatività nella zona CONTRO-LATERALE allo stimolo bersaglio

negativo
N2pc controlaterale
Si genera quando l'attenzione è rivolta a
Secondo picco Parte posteriore dello uno stimolo bersaglio preventivamente
negativo scalpo identificato (guardato)

Nell'intervallo 180-300 ms la risposta ERP registrata nella zona temporo-occipitale contro-laterale allo stimolo bersaglio tende a essere
più negativa della risposta ERP registrata nella zona temporo-occipitale ipsi-laterale allo stimolo bersaglio
= MAGGIORE NEGATIVITA' – – > N2pc = elemento utile nel capire lo spostamento dell'attenzione
= alla comparsa dello stimolo si sposta l'attenzione e questo spostamento causa una
diversa attività dei sue emisferi (N2pc) >> DENUNCIA LO SHIFT
DELL'ATTENZIONE
2. Strumenti per capire il concetto di identificazione
* Flusso di informazioni = VERSO e DIREZIONE
> selezione precoce – filtro vicino all'origine
– opera sulle caratteristiche fisiche
> selezione tardiva – filtro lontano dall'origine
– caratteristiche astratte
= organizzazione delle vie nervose celebrali prevede circolarità > caratteristica del cervello
1. analisi sensoriale
Effetto LOOP 2. centri di elaborazione che si attivano tardivamente (analisi astratta)
3. l'informazione rientra nei centri precoci influenzando l'attività in modo sostanziale
x EFFETTO DI MASKED PRIMING
x MASCHERAMENTO PER QUATTRO PUNTI
blocca l'informazione vecchia con quella nuova >> se non c'è mascheramento riusciamo a muovere l'attenzione nella
memoria sensoriale e recuperare le info di interesse
– appare un punto di fissazione
– appaiono figure geometriche
– una di queste è circondata da quattro punti
– compito = dire quale figura è contornata di punti
> PERCEZIONE MINIMA = non si sa identificare la figura
x QUATTRO PUNTI di Di Lollo, Enns, Rensik (2000)
– appare il punto di fissazione
– appaiono i quattro punti
– appaiono e figure
> si sa quale figura è contenuta nei puntini
= LIMITAZIONI non sono * TEMPORALI = non è il tempo di esposizione dello stimolo a mascherare la figura
* PERCETTIVI = bersaglio e puntini non interferiscono
INTERFERENZA avviene a un livello successivo ordine di presentazione di figure e puntini
* TEORIA COGNITIVO-NEURALE > il cervello consolida le informazioni con un meccanismo di continua verifica tra livelli alti
e bassi di elaborazione
> si vede uno stimolo che passa da uno stadio post retinico alle aree visive primarie per
essere elaborate, poi con in meccanismo di LOOP seguono il processo inverso per essere
confermate e consolidate >> l'N2pc verifica lo spostamento dell'attenzione nella zona in
cui prima c'era il triangolo e poi solo i puntini.
STADIO POST RETINICO – – > AREE ISIVE PRIMARIE – – > AREE PARIETALI – – > AREE FRONTALI
processo circolare
* TEORIA DEI CIRCUITI RIENTRANTI

ELABORAZIONE
ASSEMBLAGGIO/ SEMANTICA
IDENTIFICAZIONE
PROCESSI
SENSORIALI
TESI
ERIFICA DI IPO
OP PE R LA V
SO A LO
PROCES
Quando il flusso di informazioni RIENTRA non trova più la forma geometrica ma solo i
4 punti generando un conflitto tra la seconda tornata di informazioni che diparte dai
centri nervosi è quella già elaborata nei centri di attivazione tardiva

nel conflitto l'informazione più vecchia è eliminata. Essa è stata vista inconsciamente ma
non effettivamente
verificabile con l'N2pc che dimostra lo spostamento dell'attenzione

3. Differenza tra guardare e vedere


x STUDIO di Woodman e Luck 2003
– soggetti esposti per un breve intervallo di tempo a una configurazione di oggetti e figure diverse
– due di queste figure sono contornate da puntini
– si chiede ai partecipanti se una delle figure era un triangolo
> RISULTATI * 50% giuste Risposte totalmente CASUALI
* 50% sbagliate

Incapacità di compiere il compito sul piano cosciente


> posizionando gli elettrodi si nota che il cervello ha visto il triangolo

potenziale evento relato (ERP) è caratterizzato da una N2pc contro-laterale al triangolo


l'identità del triangolo è presente a qualche livello del sistema cognitivo, ma non nei precetti coscienti
ORIENTAMENTO DELL'ATTENZIONE NELLA DIREZIONE DI UNO STIMOLO RILEVANTE E' NECESSARIO, MA NON
SUFFICIENTE PERCHE' SE NE DIA ANCHE LA PERCEZIONE CONSAPEVOLE

4. Come opera l'attenzione?


1. Stato rappresentazionale pre-attentivo K > identità delle cose a cui guardiamo
> oggetto presente nel campo visivo è elaborato, ma non produce una traccia
cosciente
> identità generata in modo spontaneo senza l'intervento dell'attenzione
> identità K fornisce indizi sulla posizione spaziale degli oggetti di interesse
2. Stato rappresentazionale attentivo N > identità delle cose che vediamo
> abilità l'esecuzione di compiti cognitivi che si basano sull'identificazione dello
stimolo
> oggetti N è un contenuto immediato della coscienza percettiva
Passaggio da identità K a identità N non garantisce la permanenza dell'oggetto
– Necessario che un'altra famiglia di meccanismi attentivi di prenda cura dell'oggetto N selezionato per
stabilizzarne e consolidarne l'identità
– Deve attivarsi il LOOP circolare di elaborazione
– N torna ad essere K se si sposta l'attenzione = AMNESIA INATTENTIVA
3. Stato rappresentazionale post-consolidamento NC > stato ottimizzato per il ricordo dell'identità di un oggetto
> può durare anche per periodi lunghi se si decide di reiterare la
traccia mnestica per una codifica profonda a livello della memoria a
lungo termine

GZ CAPITOLO 7 – I sistemi di memoria


• Per comprendere una frase sono necessari molti aspetti recuperabili nella MEMORIA
• Vari tipi di memoria: 1. SEMANTICA = conoscenza concettuale del significato delle parole
2. VISIVA = come sono fatte le cose >> sensoriale
3. EPISODICA = recuperare gli episodi collegati all'evento collocandolo in spazio e tempo
4. PROCEDURALE = riguarda il modo di fare le cose >> SCRIPT = guida il comportamento
5. AUTOBIOGRAFICA = esperienze personali
6. VERBALE = tradurre i pensieri in parole
SISTEMI = insieme di elementi in stretto rapporto destinati a determinare funzioni mnestiche
RICORDO = risultato di insiemi di sistemi di memoria in interazioni
• Concetto complesso: MULTICOMPONENZIALE
> sovraccaricare un sistema lascia intatti gli altri
> lesione celebrali = può danneggiare un sistema e non gli altri
> corretta capacità di gestire le informazioni di un sistema, ma non quelle dell'altro
certi effetti hanno conseguenze diverse su uno o sull'altro
> certe variabili sperimentali hanno effetto sul funzionamento di un sistema, ma non su quello di
funzionamenti diversi

1. LE FASI DEL RICORDO


1. LA CODIFICA
= acquisire informazioni
– la nuova informazione entra ed è inserita in un contesto di conoscenze precedenti
– CODICE = insieme di regole e operazioni con cui la nostra mente trasforma l'informazione proveniente dall'esterno in una
forma in cui può essere conservata
– una buona codifica non garantisce che tutto ciò che è codificato sarà ricordato CUE
– elabora l'informazione a livello > visivo
> fonologico
> semantico
– per ricordare è necessario dare un senso ai dati >> organizzare il materiale in CHUNK = unità base
– Miller 1956
Idea che la codifica sia facilitata da
strategie di ORGANIZZAZIONE del
materiale
2. LA RITENZIONE
= mantenere l'informazione nella memoria
– TEORIA DEI LIVELLI DI ELABORAZIONE = più l'elaborazione è profonda più è probabile che la traccia sia duratura
= la forza della traccia di memoria dipende dalla profondità della codifica
– PROFONDITA' delle parole è data dal modo in cui sono state elaborate (rima, maiuscolo, categoria)
– DIVERSA CODIFICA = DIVERA RITENZIONE
– diversi metodi che influenzano la ritenzione > semantica: sulla base del significato > CODIFICA PROFONDA
> ripetizione > CODIFICA SUPERFICIALE
3. IL RECUPERO – Tulvin
= ritrovare l'informazione portandola ad uno stato attivo
– dipende dalle proprietà della TRACCIA DI MEMORIA
* è una disposizione o una potenzialità efficace al recupero
* per poter recuperare è necessario un suggerimento (CUE) appropriato che attivi la traccia
* la compatibilità tra la traccia quale è stata codificata e le caratteristiche delle informazioni
presentate al recupero determina il ricordo >> PRINCIPIO DI PECIFICITA' DI CODIFICA
* le caratteristiche del contesto e la natura dei suggerimenti ambientali influenzano il ricordo
– nella mente sono presenti tutte le informazioni >> per ricordare è necessario avere un suggerimento
– il suggerimento è determinato dal grado di specificità con cui quell'informazione è stata codificata
1. per trovare le informazioni = avere un buon grado di specificità >> traccia e cue collegati affinché la potenzialità
della traccia sia convertita i ricordo
2. uscire dalla specificità = rispetto ad un'informazione di attivano anche quelle ad essa collegate
THE ENCODING SPECIFICITY PRINCIPLE
= qualità e quantità di informazione recuperata dipendono in modo cruciale dall'esistenza di connessioni
tra le tracce di memoria

2. MODELLO PER LA MEMORIA


– Atkinson e Shiffrin 1968
• Memoria = composta da vari sistemi >> 3 MAGAZZINI DI MEMORIA

MEMORIA SENSORIALE MEMORIA ABREVE TERMINE MEMORIA A LUNGO TERMINE

> molto breve > breve > non breve


> le informazioni sono mantenute > concetti sono elaborati da > elaborazione può essere attiva o
molto brevemente un'identità N a un'identità NC passiva
> trasforma l'identità K in identità > l'informazione può già essere > concetti astratti
N utilizzata
> molto legata all'attenzione – visiva
– memoria ICONICA = visiva – uditiva
– memoria ECONICA = uditiva – linguistica

TERMINI DI DESCRIZIONE
– TEMPO > quanto le info sono conservate
– QUANTITA' > dipende dal livello di elaborazione
– QUALITA' > natura percettiva o astratta delle informazioni
= embodied cognition: livello di astrazione

• MODELLO PER LA MEMORIA DI LAVORO


= mantiene e elabora le informazioni durante l'esecuzione di compiti cognitivi
– trasformare il passato in presente
– integrare il vecchio con il nuovo
= riguarda la memoria a breve termine

MEMORIA SENSORIALE MBT DI LAVORO MLT

– Sperling – – Atkinson, Shiffrin – Tulvin –


e Baddeley –
> magazzino sensoriale per
ogni modalità sensoriale > sistemi specifici per modalità
> selezione su base sensoriale
3. METODI PER STUDIARE LA MEMORIA
• SELF-REPORT = chiedere alle persone come ricordano >> il loro metodo di apprendimento
> rende consapevole il soggetto del suo metodo
> poco utile per studiare la memoria
– processi mentali sono rapidi >> difficile da applicare
– difficile decifrare ciò che accade nella mente
– riflettono l'immagine che si ha di se
• RIEVOCAZIONE = si chiede di rievocare
> LIBERA: senza condizioni (parole gialle)
> SERIALE: in ordine di presentazione
> GUIDATA: al rovescio, solo alcune categorie...
• RICONOSCIMENTO = si conosce già, bisogna ricordare l'elemento giusto
> scelta binaria
> multiple choice 1 item tra pochi distrattori o tutti gli item tra tanti distrattori
*Gli effetti seriali della RIEVOCAZIONE LIBERA nella MBT e nella MLT – Glanzer e Cunitz 1966

RECENCY
PRIMACY – Watkins 1974
Grado di
rievocazione La RECENCY scompare se dopo la
presentazione della sequenza di parole e
prima della richiesta di rievocazione è
necessario fare un compito diverso
Numero della serie

– – > avviene perché


* le prime parole sono ripetute tanto da essere immagazzinate nella memoria a lungo termine
* l'effetto recency scompare perché le informazioni restano nella MBT che dura poco
eliminate e bisogna eseguire un altro compito

4. LA MEMORIA A BREVE TERMINE (MBT)


 Breve
 Limitata
 Codifica acustica e visiva
A) Quanto è breve?
x PARADIGMA di Brown e Peterson (1958-1959)
– mostrano tre consonanti da ricordare
– VI = devono contare all'indietro per un tempo variabile
– VD = ricordare quanto più possibile le triplette
> RISULTATI

> varia in funzione del trascorrere del tempo


OBLIO PER le informazioni della MBT decadono
DECADIMENTO DELLA rapidamente con il trascorrere del tempo
TRACCIA > “oblio è dovuto al decadimento della traccia”
– Bjork 1992

CRITICATO

DECADIMENTO DATO DAL'INTERFERENZA – Keppel e Underwood 1962


= se l'oblio fosse dovuto solo dal tempo le triplette dovrebbero decadere tutte allo stesso modo, comprese le prime
> MA, le prime sono ricordate meglio
> QUINDI, l'oblio è dato dall'interferenza di altre informazioni = ciò che avviene tra codifica e recupero elimina la
traccia
> il continuo memorizzare di informazioni produce un'interferenza con le informazioni in entrata
> tanto più simile è il materiale da ricordare tento più è grande l'interferenza
1. INTERFERENZA RETROATTIVA >> Nuova informazione interferisce con le vecchie che sono dimenticate
2. INTERFERENZA PROATTIVA >> Vecchia informazione interferisce con la nuova che non è ricordata
DURATA dell'informazione nella MBT
* componente di decadimento
* oblio per interferenza
B) Quanta informazione contiene la MBT?
x SPAN DI MEMORIA
– si chiede alle persone di ricordare una sequenza di item appena presentata
– partecipante deve ripetere le tre cifre pronunciate dallo sperimentatore
– de la ripetizione è corretta di procede con sequenze sempre più grandi
– se si sbaglia è riproposta una sequenza con lo spesso numero di cifre
> il numero massimo di unità ricordate nell'ordine di presentazione = CAPIENZA o SPAN DI MEMORIA
1. SPAN DIRETTO = ripetizione seriale della sequenza proposta
2. SPAN INVERSO = ripetizione della sequenza al contrario
C) Range in funzione della quantità di materiale da ricordare
* il sistema cognitivo è limitato – – > limitata possibilità di ricordare
* la differenza di range dipende dal tipo di codifica
– span visivo è più basso di quello verbale
x PARADIGMA di Miller
> 5 +/ – 2 elementi verbali ricordabili
> i chunks di memoria in MBT per la codifica verbale variano da 3 a 7
x PARADIGMA di Cowan 2001
> 4 +/ – 1 elementi visivi ricordabili
> i chunks di memoria in MBT per la codifica visiva variano da 3 a 5
x PARADIGMA di Vogel e Lunck 1997 e di Vogel e Machizawa 2004
– punto di fissazione
– una freccia indica il lato su cui porre l'attenzione
– appaiono degli elementi a destra e sinistra
– nuovo punto di fissazione
– nuovi elementi a destra e a sinistra
– osservatore deve rilevare le differenze tra i primi elementi e i secondi apparsi
> le differenze sono viste solo nel lato di interesse quando gli elementi erano non più di 5
> RISULTATI: – l'attività neurale aumenta in ampiezza con l'aumentare del numero di stimoli MA dopo un certo numero di
stimoli non di osservano più differenze
– c'è un vantaggio nella codifica quando il materiale è verbale e non visivo = IPERMNESIA
D) L'architettura della MBT
* è composta da uno o più sistemi
x PARADIGMA DEL DOPPIO COMPITO – Baddley e Hitch 1974-1977
> se c'è un solo sistema di MBT quando questo è impegnato non sarà possibile fare un altro compito che coinvolga
l'MBT
– ricordare 4 punti presentati uditivamente
– leggere una lista di parole presentate visivamente
– riportare i numeri uditi
> i numeri sono ricordati
> RISULTATI: – esistono magazzini MBT diversi per i due compiti Spiegabile pensando alla MBT come
1. processi dinamici durante la comprensione linguistica un sistema dinamico composto da
2. i compiti possono essere svolti contemporaneamente componenti indipendenti tra loro

x MODELLO DELA MEMORIA DI LAVORO di Baddley

BLOCCO CICLO
VISUO-SPAZIALE FONOLOGICO

ELABORAZIONE
CENTRALE

Informazione spaziale Informazione verbale e


visiva uditiva
Responsabile dello span di
memoria
Non è tanto il modo in cui codifichiamo, ma i funzione di cosa codifichiamo le informazioni che ci permette di ricordare
* CIRCOLO FONOLOGICO= magazzino particolare per il linguaggio
1. SOMIGLIANZA FONOLOGICA = difficili da ricordare parole simili per suono > si codifica con un sistema
fonologico
2. EFFETTO DELLA LUNGHEZZA DELLE PAROLE = più le parole sono lunghe meno quantità di parole si
possono ricordare
3. SOPPRESSIONE ARTICOLATORIA = memorizzare semplicemente le parole è più semplice si non si deve
svolgere un altro compito verbale in contemporanea
= se il sistema articolatorio è occupato nel secondo compito c'è interferenza
con il loop fonologico necessario per il primo compito
idea dell'esistenza di un NASTRO che elabora un certo numero di informazioni
* informazioni continuamente ripetute fino a quando non vengono utilizzate
* le informazioni che non rientrano nel nastro non sono codificate
* SISTEMA CENTRALE = sistema attenzionale di funzioni esecutive
– seleziona strategie
– integra informazioni
– compito nuovo
> è LIMITATO
* BLOCCO VISUO-SPAZIALE
– riguarda la vista
– è limitato a 4 +/ – 1 elementi
* LIMITAZIONI DELL'ATTENZIONE E DELLA MEMORIA DI LAVORO
1. CHANGE BLINDNESS = siamo ciechi a ciò a cui non prestiamo attenzione
> il CAMBIAMNTO è rilevato quando rompe la regolarità della struttura scenica
ricostruita dalla statistica d'insieme = ricostruita attraverso un algoritmo che in base
alla media di poche informazioni ricostruisce la scena
> si verifica perché il cambiamento critico preserva la statistica riassuntiva della scena, se
questa è violata i cambiamenti si vedono facilmente

CHANGE BLINDNESS FORTE CHANGE BLINDNESS DEBOLE


Proprietà mantenute Proprietà strutturali violate

2. ATTENTIONAL BLINDNESS = se non si presta attenzione a qualcosa, anche se esso si trova davanti a noi, non
lo vediamo
PERCHE' ABBIAMO L'IMPRESSIONE DI VEDERE MOLTO DI PIU'?
>> Se è vero che possiamo elaborare solo 3 o 4 elementi dovremmo vedere solo questi e il resto apparirci nero
Tendenza a sovrastimare le proprie capacità di attenzione e di memoria di lavoro = ci sembra di vedere non solo il
punto di fissazione ma anche quanto lo circonda (carta da gioco che si avvicina)
>> IPOTESI DELLA STATISTICA D'INSIEME (ENSEMBLE STATISTICS)
= il mondo visivo non contiene elementi casuali di informazioni non correlate
– struttura Il sistema visivo si avvantaggia di queste proprietà rappresentando gruppi di elementi
– regolarità attraverso una statistica che riassume varie informazioni
– ridondanza
L'osservatore ricostruisce attraverso la STATISTICA D'INSIEME ciò che circonda il punto
di fissazione
> elementi fissati = alto livello di risoluzione
> elementi in periferia = un insieme offuscato
> separazione tra – CAMPO DI ATTENZIONE = ciò che vediamo
– COSCIENZA = ciò che percepiamo
>> PERCEZIONE DI SCENE NATURALI IN SOTTOFONDO
– caratteristiche sensoriali di BASSO LIVELLO (luminosità, orientazione) sono combinate in rapporti di ALTO
LIVELLO sufficienti per classificare una scena
– elaborazione molto rapida

5. MEMORIA A LUNGO TERMINE (MLT)


• MBT e MLT sono separate = la dissociazione tra i due sistemi è comprensibile tramite la DOPPIA DISSOCIAZIONE descritta negli
studi neuropsicologici – si MBT, no MLT
– no MBT, si MLT
• DISSOCIAZIONE TRA EVENTI E SIGNIFICATI
1) MEMORIA EPISODICA = eventi avvenuti, organizzati nella mente >> RICORDARE
> contiene informazioni spazio-temporali sull'evento
> organizzata cronologicamente
> si riferisce a specifici eventi
2) MEMORIA SEMANTICA = recupero della conoscenza delle cose >> SAPERE
> accesso alle conoscenze immagazzinate
> informazioni generali e astratte sul mondo > no esperienza personale
> organizzata in modo – tassonomico = diverse categorie
– associativo = agisce per associazioni
> abbiamo accesso ai concetti senza sapere dove e come li abbiamo appresi= trascende le condizioni
temporali e spaziali in cui la traccia si è formata
> supporta il sistema linguistico
• DISSOCIAZIONE DELLA CONSAPEVOLEZZA
1) MEMORIA DICHIARATIVA > comprende la m. EPISODICA e la m. SEMANTICA
– sapere cosa – = conoscenza dei concetti
> cosciente
> aree coinvolte – lobo medio temporale Memoria semantica
– diencefalo > lesioni = amnesia
– ippocampo
– talamo Memoria episodica
– corpo mamellare > aree più antiche
Short 2014 = dimostrato i neuroni generati nell'ippocampo sono mantenuti in vita dall'apprendimento attivo di
nuove informazioni
2) MEMORIA PROCEDURALE = saper fare e sapere come fare
– sapere come – > memoria per il compito = SKILL MEMORY
> generalmente non consapevole
> comprende azione motoria e la risoluzione di problemi
> comporta la formazione di SCHEMI utili nell'azione = SCRIPT
> aree coinvolte = gangli della base – nucleo caudato
– putamen
• DISSOCIAZIONE SUL MODO DI VERIFICA
* riguarda sia la memorizzazione che il recupero
1) TEST ESPLICITI > le istruzioni fanno riferimento al recupero cosciente di informazioni (memorizzare una lista di parole)
2) TEST IMPLICITI > la memoria è uno strumento per lo svolgimento del compito non direttamente connesso al recupero di
informazioni (parole gialle)
x ESPERIEMENTO
A) – memorizzare la lista di parole
– individuare se la parola presentata era presente nella lista precedente
> STUDIA LA MEMORIA ESPLICITAMENTE
B) – dire se nella lista le parole presentate hanno una T
– compito lessicale = dire se quella sullo schermo è una parola o una non parola
se questo processo è più veloce nelle parole presenti nella lista significa che sono state immagazzinate
>> EFFETTO PRIMING

EFFETTO PRIMING
TR

Studio Nuove
= esperienza di aver incontrato prima alcune parole è sufficiente a influenzare il comportamento successivo
indipendentemente dal tentativo di recuperare consapevolmente quella informazione
• NATURA COSTRUTTIVA – RICOSTRUTTIVA DELLA MLT
> riportare alla memoria = mettere insieme vari tipi di informazione distribuiti in luoghi diversi del cervello
> memoria è un atto RICOSTRUTTIVO = non ci fa rivivere esattamente un evento
> i ricordi sembrano cambiare in funzione del contesto in cui lo si recupera
> TUTTA LA MEMORIA E' UNA RICOSTRIZIONE E QUESTA PUO' ESSERE PIU' O MENO CORRETTA
> recuperare le informazioni permette di solidificare le conoscenze – Tulvin
– suggerimenti e indicazioni permettono il recupero
– il recupero rinforza la memoria
ECCEZIONI
* EFFETTO RETRIVED INDUCED FORGETTING – Anderson e Bijork 1994
= oblio indotto dal recupero
– FASE 1 = ricordare 48 parole appartenenti a 12 categorie presentate in coppia
– FASE 2 = training > si allenano su alcuni stimoli (2 parole su 4 di 6 categorie su 12)
– FASE 3 = chiesto di ricordare tutte le coppie
> RISULTATI: * 73,6% si ricordano gli stimoli allenati
* 48,5% si ricordano gli stimoli non allenati
* 37,5% si ricordano le parole non allenate appartenenti a categorie allenate
il recupero di alcune parole di una categoria, associate quindi ad un dato cue di suggerimento, ha inibito il
recupero di altre parole appartenenti alla stessa categoria, associate allo stesso cue
conseguenze positive e negative?
• LA MEMORIA DIPENDE DAL CONTESTO AMBIENTALE – Godden e Baddley 1975
– un gruppo di sub memorizza una lista di parole sulla spiaggia
– un gruppo di sub memorizza una lista di parole sotto l'acqua
– prove di memoria per entrambi nei vari ambienti
> RISULTATI: * è più facile memorizzare sulla spiaggia
* a parità di difficoltà ci sono netti vantaggi nello stesso contesto ambientale dell'apprendimento
>> la memorizzazione e l'apprendimento dipendono anche dallo STATO EMOTIVO – Bower 1978-1981
• NATURA COSTRUTTIVA – RICOSTRUTTIVA DELLA MLT > DIMENTICARE
> la memoria ricostruisce e organizza gli eventi e le informazioni così da ricordare solo il significato più generale
> conseguenza = il passare del tempo altera i ricordi, la natura dell'informazione modella continuamente i ricordi
• INTEGRAZIONE E DISTORSIONE DELLA MEMORIA – Bransfort e Frank 1971
> la memoria non mantiene separate le informazioni
> le informazioni interferiscono, si modificano in vista di un significato
x ESPERIMENTO
– mostrate 4 frasi separate
– dopo un certo lasso di tempo gli osservatori dicono di aver visto una sola frase che comprende più proposizioni
> RISULTATO: – la memoria integra le rappresentazioni in un'unità significativa
– i ricordi sono spesso sovrapposti o confusi pur rimanendo vividi
• DISTORSIONI DELLA MEMORIA : IL RUOLO ELLE INFORMAZIONI FUORVIANTI – Lofrusa Coll 1974-1978
– mostrate a due gruppi una uguale serie di diapositive che mostrano un incidente
– al gruppo A si chiede di stimare la velocità delle auto nel momento dello schianto
– al gruppo B si chiede di stimare la velocità delle auto nel momento in cui di sono colpite
> RISULTATI – Gruppo A = 41 miglia/h e dopo una settimana il 32% afferma di aver visto dei vetri rotti
– Gruppo B = 34 miglia/h e dopo una settimana il 14% afferma di aver visto dei vetri rotti
* è difficile distinguere tra la realtà e le cose immaginate
* i bambini sono maggiormente sensibili alle informazioni fallaci
* le testimonianze possono essere influenzate dalle informazioni fallaci
il riconoscimento della scena a cui si è assistito è frutto di processi di ricostruzione

6. LA MEMORIA AUTOBIOGRAFICA
• 3 livelli 1) Periodi di vita lunghi > livello astratto (conoscenze di persone significative, stati d'animo, scopi)
2) Eventi generali > episodi ampi e eterogenei misurati in giorni e settimane
3) Eventi specifici > conoscenza percettiva e sensoriale di un eventi che dure minuti o poche ore = livello specifico
• la si ritiene accurata e affidabile = è accurato il senso generale del ricordo, i dettagli sono distorti
• NATURA RICOSTRUTTIVA = naturale tendenza delle persone a riempire i buchi del ricordo con dettagli ritenuti verificati su
plausibili inferenze
• MEMORIA RIEPISODICA = in molti casi nella rievocazione degli eventi avviene un'integrazione di dettagli estratti da episodi
simili
• MEMORIA RETROSPETTIVA = recuperare dalla memoria fatti e episodi del passato
• MEMORIA PROSPETTIVA = ricordare piani, azioni, interazioni che si svolgeranno in futuro
= insieme dei meccanismi che permettono il recupero di un'azione intenzionale, pianificata
precedentemente, che potrà essere svolta solo al momento opportuno
> ci sono 5 FASI che caratterizzano il processo che pota al ricordo di un'intenzione – Brandimonte 1991
1. Formazione e codifica dell'intenzione = ricordo di cosa fare, intenzione e quando agire
2. Intervallo di ritenzione = tra la codifica dell'intenzione e l'inizio dell'intervallo potenziale di prestazione
3. Intervallo di prestazione = periodo di tempo in cui l'intenzione deve essere recuperata
4. Inizio e esecuzione dell'azione (compilance o no-compilance)
5. Valutazione del risultato

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