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BOCCACCIO

Decameron
Novelle di 10 giornate, 10 novelle a giornata. Ogni giornata ha un tema e due sono a tema libero. Decameron
strutturato con ordine ma anche con libertà. Tutte le novelle sono accumunate da un tema amoroso, ma nella VI
giornata vi sono amori tragici, mentre nella V sono a lieto fine. Boccaccio alterna con questa grande abilità.
Come nel Canzoniere, le novelle hanno una loro autonomia ma entrano nella struttura, nella cornice che le
incastona, ovvero la storia di 10 giovani che sfuggono dalla peste andando in campagna 10 giorni raccontandosi
novelle per passare il tempo. Decidono di raccontare una novella ciascuno, secondo precisi rituali: per
esempio, l'elezione quotidiana di un re che fisserà il tema della giornata a cui tutti gli altri narratori dovranno
ispirarsi nei loro racconti. Entrando in questa struttura le novelle assumono una macrostruttura, un ruolo nella
struttura centrale. I temi creano una rete di corrispondenze interne, come il tema della selva, che ha un ruolo
importante in due novelle della stessa giornata, quella degli amori a lieto fine. Lo scenario della selva
rappresenta il percorso da attraversare con insidie che possono portare alla salvezza. Vi è quindi l’idea di una
possibile uscita dalla selva.

Le foreste non entrano solo a far parte della letteratura, ma anche della pittura. Il pittore non si ispira più solo
alla natura, ma anche a testi letterari e così anche Boccaccio e Ariosto diventano fonte di ispirazione per gli
artisti. Questo aspetto di rapporto tra le arti è una questione su cui gli studiosi si sono sempre interrogati. Ogni
arte si serve di propri strumenti ma entra anche in rapporto con le altre: la poesia può allora essere icastica,
ovvero che ha valenza di immagine. Il pittore, con la sua arte, riesce poi allora a far emergere altro partendo dal
testo. È lo spettatore che deve poi inserire i riferimenti temporali nel dipinto, soprattutto col Botticelli, che fa
immagini in serie. La scrittura, il testo contiene immagini nel momento della mimesi nella quale vengono
descritti i luoghi, evento che si contrappone al racconto nella diegesi.
In poesia si può parlare di locus amoenus, un’idealizzazione del piacere che suscita un luogo, una
rappresentazione non realistica. Si può parlare di locus amoenus anche in pittura, dove tutto viene reso perfetto
da calcoli matematici, come gli alberi, che sembrano colonne e che ci riportano quindi ad un’altra arte:
l’architettura (vedi la rappresentazione della strage degli onesti si Botticelli). Idea del teatro, inoltre, ci consente
di ampliare questo discorso di rete comunicativa tra le arti. Anche in questo caso abbiamo la parola, ovvero il
testo recitato, il copione, e la scenografia, che rappresenta lo spazio nel quale si svolge la scena. Dentro al
racconto si introduce allora l’idea di una rappresentazione interna. Il teatro nasce inoltre legandosi a riti pagani.
Harrison, L’ombra della civiltà
L’ombra della civiltà ci riporta ad uno psicoanalista, allievo di Freud, Hung, che rifiuta la visione del suo maestro
che metteva al centro della vita psichica la libido, il desiderio sessuale. Hung ha una visione più mistica rispetto a
Freud che è più razionale e da più importanza alla visione corporea.
Hung elabora così la visione dell’inconscio collettivo, che è fatto di archetipi, di immagini, che poi noi possiamo
riconoscere grazie al nostro bagaglio culturale. Anche il bosco è un archetipo, e anche l’ombra, ovvero tutto ciò
che appartiene a questa visione dell’inconscio, sia individuale che collettivo. Un archetipo stabilisce una
relazione tra la dimensione personale e quella più ampia. Si parte a costruire la propria identità partendo da
queste dimensioni, tra cui, appunto, l’ombra. Tanto più il nostro inconscio è censurato, infatti, quanto più
riemerge in altri modi. Hung arriva a definire il negativo dell’ombra come il male di cui tutti abbiamo conoscenza
perché parte di questa visione collettiva. L’ombra, però, è un concetto complementare a quello della luce:
l’ombra è assenza di luce e anche prodotto di questa, senza luce non c’è ombra. Quest’ultima è quindi sempre
con noi, non si stacca mai e nel bosco trova il suo ambiente più propizio.

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