Sei sulla pagina 1di 36

1

È Natale!
Ancora una voce della nostra terra per
ricordare la magia di una festa grande,
anche nelle ore tristi del tempo presente.
Auguri a tutti, di cuore!

Ninna nanna di la notti di Natali


Maria Vergini annacannu Chi su’ beddi ’sti masciddi,
a Gesù ch’é figghiu sò, ch’é amurusa ’sta vuccuzza,
ci dicia accussì cantannu: chi su’ duci ’sti capiddi,
“Fai la ninna, fai la vo’, quantu é duci ’sta facciuzza!

bedda rosa, biancu gigghiu, Lu me cori pi tia spinna,


fai la vo’, Gesuzzu figghiu! fai la vo’, fai la ninna.

Figghiu beddu e picciriddu,


di ’stu cori ardenti ciamma,
veramenti senti friddu,
veni, abbrazzati a la mamma.

Iu ti scrafu a lu me pettu,
fai la vo’, figghiu dilettu.

Quantu t’áppiru a purtari


di rigali li pasturi,
tutti a tia li vogghiu dari
cu chiù affettu e cu chiù amuri.

Ora fatti un sunniceddu,


fai la vo’, Gesuzzu beddu”.
2

editoriale
di Rosario Musmeci

Cronache
Si fanno scoperte interessanti, spesso, su internet. Trovato e acquistato, il
volumetto stampato nel 1901: solenne celebrazione delle “nozze d’argento”
del San Michele. Sfoglio. Mi attira il discorso pronunciato nell’occasione dal
sindaco di Acireale, il cav. Uff. Giuseppe Coco. Ecco, ne riporto uno stralcio.
Non vi formalizzate sulla formula dell’espressione, degna di “prosa ornata
ottocentesca”. Meglio soffermarsi sull’elogio di mons. Arista, allora direttore
dell’Istituto. E sull’augurio che conclude le parole di circostanza.
…come dal numero e dalla qualità degli opifici; dalle macchine e congegni di nuovi
trovati, si determina la efficacia commerciale e industriale delle città che li posseggono;
così del pari si misura il progresso intellettuale e la civiltà di un popolo, dal numero e
rilevanza degl’istituti d’educazione e istruzione di che non difetta… E, quantunque
qualche lieve nube di vieti ed antichi pregiudizi possa per avventura qui far capolino,
pure con matematica certezza svanirà, dileguandosi del tutto qual fumo al vento, perché
i tempi sono maestri dei tempi, nella selezione generale del comune immegliamento.E
questo Istituto San Michele ha segnato sempre un progredinento costante, dalla sua
fondazione sin ora, e così a certo procederà sempre nello avvenire. I suoi Maestri e
Professori non han mancato il loro compito; e i Fondatori, fratelli sacerdoti Licciardello,
con zelo, accorgimento e liberalità ne prepararono il suo maggiore sviluppo. Oggi può
questo educatorio esser più lieto, avendo al suo governo un uomo, giovane ancora, di
tanti numeri locupletato, e per intelletto, intelligenza, educazione, prudenza e dottrina;
ed è guarentigia sicura del presente e del futuro, dappoiché con tale palladio può la
gioventù baldanzosa e contenta ivi correre il difficile e nobile arringo assegnatole. E i
giovanetti per tanto qui affluiranno dalle città delle quali si abbella questo tricuspide
suolo, sventurato ma grande per le sue memorie, di che s’infiorano le pagine d’oro della
sua storia. E io in questo giorno solenne, nel quale si distribuiscono ai giovanetti i
premi meritati, e si festeggiano le sue nozze d’argento, a nome di questa cittadinanza,
gli auguro quel progredimento e splendore, che a sua importanza si addicono. Questo
è il mio voto intimo e sincero, nella fiducia, anzi certezza che si abbia pieno, pienissimo
conseguimento.

Adesso la situazione dell’Istituto appare complessa; una battaglia, una guer-


ra difficile da vincere. Chissà se ci saremo, quando scoccherà l’ora dei cento-
cinquant’anni... “Per sempre!” era l’augurio.
3

3
4
Giovanni
Battista
Arista
un centenario
in riferimento al sito www.oratoriosanfilippo.org
e dal racconto di mons. Edoardo Aldo Cerrato, vescovo di Ivrea

La comunità della diocesi di Acireale ha vissuto quest’anno con partecipazione


intensa e commossa il primo centenario della morte del Servo di Dio mons.
Giovanni Battista Arista, II vescovo di Acireale. Le disposizioni in materia di
pandemia da coronavirus Covid-19 non hanno permesso manifestazioni di folla,
che pur sarebbero state la dimostrazione di un profondo, affettuoso legane .. Due
sono stati gli appuntamenti che hanno celebrato il venerabile vescovo: la sera
di venerdì 25 settembre presso la Chiesa dell’Oratorio in Acireale si è vissuta
la veglia dei giovani I Giovani: mia gioia e mia corona, animata dal Servizio
di Pastorale Giovanile della Diocesi di Acireale, presieduta da mons. Giovanni
Mammino, Vicario Generale; è stato possibile seguirne la diretta streaming sulle
pagine facebook della Diocesi di Acireale e dell’Oratorio. La successiva domenica
27 settembre è stato possibile visitare, presso la chiesa dell’Oratorio, la Tomba
del Venerabile e la Casa da Lui voluta e abitata; nel pomeriggio all’Oratorio
si è svolta l’annuale assemblea degli ex-Alunni dell’Istituto San Michele
soci dell’associazione no-profit; infine a sera presso la Basilica Cattedrale di
Acireale c’è stata la solenne celebrazione Eucaristica presieduta dal vescovo di
Acireale, Mons. Antonino Raspanti.
È giusto, nella fausta ricorrenza, ripercorrere la storia della vita del Venerabile.
Ci rifacciamo al sito www.oratoriosanfilippo.org e al racconto di mons. Edoardo
Aldo Cerrato, vescovo di Ivrea.
Tutto il ministero sacerdotale ed episcopale di Giovanni Battista Arista fu
speso con zelo e generosità a servizio del gregge affidatogli, e in particolare dei
giovani che lo riamarono con la freschezza e la filialità di cui sono capaci quando
sentono che un adulto è padre e li ama con tutto se stesso.
Il Servo di Dio Giovanni Battista Arista nacque a Palermo il 2 aprile 1862
5
dall’avv. Domenico e da Francesca Vigo, i quali si trasferirono ad Acireale quando
il figlio aveva otto mesi. Tutta l’infanzia e la giovinezza di Giambattista si svolse
in questa città, illustre centro di studi e sede di una Congregazione dell’Oratorio
umiliata da quelle leggi eversive che riuscirono in tante altre città d’Italia a
rendere impossibile la vita alle Comunità oratoriane giuridicamente soppresse.
Il bimbo crebbe forte nella volontà e dotato di robusta pietà a contatto con i suoi
genitori e con i Padri dell’Oratorio che, tra mille difficoltà, vivendo privatamente,
continuavano nella chiesa della Congregazione ad esercitare il ministero, con
una particolare attenzione all’educazione dei giovani nel Collegio San Michele.
La spiritualità fortemente eucaristica e la tenera devozione verso la Vergine
Immacolata nutrirono la formazione di Giambattista e lo portarono ad accogliere la
vocazione al sacerdozio. Ordinato il 25 giugno del 1888, affascinato dall’esempio di
San Filippo Neri, sentì profondamente la chiamata a ricomporre quella benemerita
Congregazione, e nella vigilia della festa del Santo, nel 1895, terzo centenario
della sua morte, riuscì ad iniziare la vita comune con due Padri e due fratelli.
“Finalmente ci siamo uniti in comunità! - scrisse a P. Giulio Castelli il 6 giugno -

Qual sia il contento dell’anima mia non so esprimere, e tanto meno so


esprimere la gratitudine che sento per il Buon Dio, che certo per l’intercessione
della Madonna e del nostro S. Filippo, in bonum Congregationis nos congregavit”.
Eletto Preposito nel 1896 e Direttore del Collegio, con possenti fiotti di vita
nuova P. Arista animò la Congregazione con le parole, ma soprattutto con gli
esempi di tenace fedeltà ai doveri della vita fraterna. Il suo cuore - preziose le
testimonianze dei Processi - splendeva di sconfinata bontà: la sua dolcezza, che
leniva tanti dolori, e la sua forza, che infondeva coraggio, sostennero i passi della
6

Il terremoto dell’8-9 maggio 1914 danneggiò il territorio di Acireale e Zafferana


Etnea; nella fotografia (del giorno 9) il vescovo Arista, a Linera, percorre la strada
provinciale dando conforto e sostegno ai terremotati. L’intervento del vescovo e del
clero diocesano fu senza risparmio di energie; l’11 giugno del 1920 il Ministro degli
Interni conferì al vescovo la medaglia d’oro al valor civile.

rinata Congregazione; ma attiravano, al tempo stesso, alla “scuola” di P. Arista


tante persone affascinate dal suo spirito sacerdotale.
Non aveva nulla di suo che non desse con generosità: per i confratelli costruì
la casa dove ancor oggi vive la Congregazione Acese, in sostituzione di quella
che le leggi avevano confiscato; nutrito alla tradizione filippina, per Dio e per il
popolo cristiano abbellì la chiesa.
Il campo del suo apostolato fu soprattutto la gioventù, per la quale divideva
la sua giornata tra l’Oratorio, il Collegio San Michele e la Villa Filippina: una
presenza intensa e paterna, lieta come quella di Padre Filippo ed altrettanto
feconda. “I giovani sono la mia passione ed il mio sogno. - scriverà nel 1910,
ormai vescovo di Acireale - Amando i giovani miei sento che per essi andrei
incontro a sacrifici maggiori pur di far loro del bene. Ed il bene che vorrei far
loro è il vero bene che ha principio in Dio, anzi, che non è diverso da Dio”. Ed i
giovani lo hanno amato con la freschezza e la filialità di cui sono capaci quando
sentono che un adulto li ama con tutto se stesso.
Il vescovo di Acireale, Mons. Gerlando Genuardi, non faticò certamente a
vedere nel giovane seminarista e poi nel Padre filippino la figura più alta della
sua diocesi e pensò a lui come successore. L’umiltà di P. Arista aveva ottenuto
7
da Papa Leone XIII, che nel 1901 lo aveva nominato vescovo di Sebaste con
incarico di Prelato nullius di S. Lucia del Mela, di poter rifiutare la nomina già
comunicata con biglietto della Segreteria di Stato; la stessa umiltà non ottenne
invece, nel 1904, di eludere la nomina ad Ausiliare di Acireale. P. Arista si recò
a Roma in quella circostanza, e le sue preghiere presso l’altare di S. Filippo
rimasero impresse nella mente di chi lo vide. P. Timpanaro ricorda d’averlo visto
in estasi, sollevato da terra, durante la celebrazione della S. Messa.
Continuò a vivere umilmente in Congregazione e a dirigere il Collegio,
impegnando parte del suo tempo a servizio della diocesi e del Vescovo, già anziano
e malato, e tre anni dopo, alla morte di Mons. Genuardi, Pio X personalmente
lo volle vescovo della diocesi: “Vorrei poterLa accontentare - scrisse il Papa di
suo pugno a Mons. Arista che lo supplicava di pensare ad altri - ma come posso
resistere alla manifesta volontà del Signore che La vuole vescovo di Acireale?”.
“Omnia in caritate” è il motto episcopale scelto dall’Arista: fu il programma
attuato giorno per giorno tra le enormi difficoltà
causate da calamità naturali, dall’incomprensione
di politici, da problemi in Seminario, dalle
infermità che lo portarono a morire di cancro
allo stomaco. “Oh dolore, dolore! - scriveva
nella Lettera Pastorale del 1918 - Vieni e lavora
le nostre anime; vieni e consuma in esse gli amori
perversi che tentano di spegnere la sacra fiamma
della carità; vieni e stabilisci in esse della carità
il regno. Così piaceremo a Dio; così compiremo
la legge di Dio!”.
“Ci voglio stare sulla croce - ripeteva - Gesù
mio, ci voglio stare. Dalla croce si sale, non si
scende… Ad ogni costo sulla croce”. Fu il ve-
scovo dell’Eucarestia, e dall’Eucarestia trasse la forza di servire con amore
senza misura ogni fedele della sua Chiesa, prete o laico. Spirò il 27 settembre
1920, consumato dalla malattia ed ancor più da un dono incessante che gli fece
spendere la vita stilla a stilla. Volle riposare nella chiesa dell’Oratorio, accanto al
tabernacolo, amore della sua vita, e sotto lo sguardo della Madonna della Purità,
alla quale disse, tra le ultime parole pronunciate su questa terra: “Mia Signora e
Madre mia, ricordatevi che io sono vostro”.
Il 1 giugno 2007 Sua Santità Benedetto XVI lo ha proclamato Venerabile.
Chi vuol approfondire può fare riferimento a: Edoardo Aldo Cerrato -
Venerabile Giovanni Battista Arista dell’Oratorio - Ed. Velar ElleDiCi
8

“Sacro Cuore di Gesù”, Santa Venerina (CT): trionfo della Croce e Ascensione
9
PRIMO PANCIROLI (1875-1946)
un bravo pittore romano, acese di adozione,
da riscoprire e valorizzare
di Giovanni Vecchio, già dirigente scolastico
del Liceo Scientifico “San Michele”

Si è scritto poco sul bravo pittore Primo Panciroli, nato a


Roma il 2 giugno 1875 e deceduto ad Acireale il 13 settembre
1946. Soltanto recentemente, per iniziativa di due associazioni
culturali “Storia, Cultura e Sviluppo Territoriale” di Santa
Venerina con due eventi nel 2015 e nel 2020 e il “Circolo
Bohemien” di Acireale nell'annuario del 2020, finalmente nel
nostro territorio l'attenzione è stata focalizzata su questo artista
che merita di essere annoverato certamente tra i migliori del
secolo scorso. Post mortem se ne occupò il medico e giornalista
acese Alfio Fichera con un profilo umano e artistico in “Libera
parola” il 21 giugmo 1947. A livello nazionale l'iniziativa più
importante è stata la mostra retrospettiva a Roma, a cura di
Corrado Mezzana, dal 13 al 30 giugno 1947 dell'Istituto “Beato Angelico” di Studi
per l'Arte Sacra e di cui riferisce la “Gazzetta delle Arti” del 6 luglio 1947. Un cenno
soltanto si trova nel volume alfabetico di Castelletto Saleggio “Un secolo di pittura dal
1848 al 1948 (ed. Successo, Milano) a pagina 236. Da allora rari e scarni riferimenti
a Panciroli. Intanto, poco si era scavato sugli anni della sua formazione, ma oggi, nel
2020, grazie a un pittore e studioso attento quale è Antonino Pasquale Calabrò di
Roma, ne sappiamo molto di più. Da citare per completezza di informazione che
nel 2019 don Giambattista Rapisarda ha pubblicato in proprio un volumetto sulle
ultime opere del Panciroli nella cappella dell'Immacolata della chiesa “Maria SS.
Immacolata” di Fiumefreddo di Sicilia. Ci interessiamo di lui soprattutto perchè, pur
avendo operato in Italia, a San Pietroburgo in Russia e al Cairo in Egitto, ha lasciato
alcune delle sue opere più pregevoli ad Acireale, Santa Venerina e Fiumefreddo
di Sicilia, ma anche perchè sposò il 12 luglio 1912 Maria (La) Spina, nipote del
famoso scultore e pittore Michele La Spina (Acireale 1849-Roma 1943) Il nipote
prof. Salvatore Spina di Acireale conserva e custodisce con cura le memorie e tanti
bozzetti delle opere dello zio. Ma andiamo per ordine. Primo Panciroli nasce a Roma
da genitori emiliani Andrea e Carolina Poli. Il padre “fervente e valoroso garibaldino
con decorazione, si trasferisce a Roma ed ottiene il Riconoscimento e l'iscrizione nella
'Società Reduci Italia e Casa Savoia'”. Primo, rimasto orfano della madre nel 1882,
a soli sette anni, ed essendo stato figlio di combattente delle guerre di indipendenza,
viene iscritto all'Istituto San Michele di Roma” (A.P. Calabrò). In questo istituto trova
oltre all'assistenza, l'opportunità di seguire la scuola di arti e mestieri e viene guidato
dallo scultore e pittore Alessandro Ceccarini. Negli esami finali vince tutti i premi in
10
concorso “e ventenne andò a cercare il suo pane lavorando come decoratore e studiando con
passione e tenacia, sicchè la sua cultura artistica e letteraria diventò profonda” (A. Fichera).
Panciroli viene presentato dal suo maestro Ceccarini al famoso Cesare Maccari che nel
1896 lo assume come aiuto. “Con il Maccari acquisisce una straordinaria padronanza nella
tecnica dell'affresco, della tempera, dell'encausto, del pastello e dell'acquerello” (G. Rapisarda).
Ma prima di questa opportunità, per sopravvivere a Roma in una fase di crisi
economica, si presta per qualsiasi lavoro. Maccari lo conduce come suo aiuto a Nardò
in Puglia per affrescare una chiesa e poi, per ben dieci anni, lo tiene con sé a Loreto
per gli affreschi della cupola della grande basilica, e infine a Roma per i lavori pittorici
del Palazzo di Giustizia. Dal 1901 al 1905, cominciando a diffondersi la fama della
sua bravura, viene chiamato in Trentino dall'ing. Paor per i progetti dei suoi lavori e
lì esegue pitture alla Sala Dante del Circolo Militare di Trento, e, sempre a Trento,
affresca la Società Operaia a Santa Maria Maggiore. A Livorno arricchisce con i
suoi affreschi l'albergo “Acqua della Salute” ed esegue dei lavori ancora a Torino,
nel Tolentino, a Sanremo, a Reggio Emilia. Il Maccari mentre era impegnato con
importanti lavori nel Palazzo di Giustizia di Roma, dovette abbandonare la sua attività
perchè fu colpito da una paralisi. Così fu il suo allievo Primo Panciroli a terminare
l'opera. Di natura schiva, non amava parlare dei suoi lavori e molte sue opere rimasero
nell'anonimato; per questo motivo ne ricavò poco profitto. Ora ci avviciniamo al nostro

Sala Consiliare del Municipio di Acireale: affresco


11
territorio e torniamo indietro al 1907 quando Panciroli fu chiamato ad Acireale per
completare la decorazione della volta della navata centrale della Basilica Cattedrale
“Maria SS. Annunziata”, cominciata dal pittore zafferanese Giuseppe Sciuti, che per
una grave malattia non potè completare gli affreschi avviati sin dal 1902. Fu Michele
La Spina a suggerire il nome di Panciroli per portare a termine la decorazione, molto
impegnativa anche sul piano fisico perchè bisognava lavorare guardando in alto (G.
Contarino). Così Panciroli, con l'apprezzamento del primo vescovo Mons. Gerlando
M. Genuardi, completa la parte relativa all'Eterno Padre, seguendo il bozzetto di
Sciuti. Sparsasi la voce della sua bravura, lo contatta il sacerdote Antonino Lanza,
parroco della “Chiesa Sacro Cuore di Gesù” di Santa Venerina. Questa chiesa. di
proporzioni inusuali per la zona dove si trova e la cui apertura al culto era avvenuta il
29 giugno 1888, si voleva rendere ancora più bella con degli affreschi e delle tempere
aventi per oggetto la vita di Gesù e le virtù teologali. Panciroli accetta con entusiasmo
anche perchè così poteva restare ancora per un po' di tempo ad Acireale, dove si era
fidanzato con Maria (La) Spina a cui abbiamo accennato sopra. Egli esegue in tre
periodi di tempo (per impegni dell'autore o anche per mancanza di risorse finanziarie
del committente) le seguenti opere “L'Ascensione di Gesù Cristo” e il “Trionfo della
Croce” nel 1907/08 rispettivamente nella calotta e nell'arcone del coro maggiore; con
lettera personale datata 22 settembre 1911 lo stesso pittore si impegna a decorare le
due absidi laterali del transetto, gli arconi che li precedono e le due pareti laterali del

Sala Consiliare del Municipio di Acireale: affreschi


12
coro maggiore. Egli quindi dipinge in un'abside “L'Adorazione del Divino Agnello”
e nell'altra abside “La Gloria del SS. Sacramento dell'Eucaristia”. Nel 1920, dopo
aver vinto il Premio Reale di pittura di cui diremo dopo, dipinge nelle lunette della
cupola le quattroVirtù : Fede, Speranza, Giustizia, Carità , e nelle pareti laterali “La
moltiplicazione dei pani e dei pesci” sulla destra e “L'Ultima Cena di Nostro Signore
Gesù Cristo” a sinistra. Però, nel frattempo, accresciutasi ancora di più la sua fama,
affresca la villa Zalun di Livorno (1910), nel 1912 l'esterno della palazzina Paor a
Lèvico (Val Sugana), l'esterno della Banca Cooperativa e gli affreschi della Cappellina
in Val di Non. Nel 1913 riceve la commessa per affrescare a Roma il soffitto del
Ministero Agricoltura Industria e Commercio. Torna ad Acireale nel 1914 dove
decora il soffitto delle case Musumeci e Nicolosi. Il principe Abamelèk lo conosce
e gli commissiona due grandi tele ad encausto per il suo palazzo a San Pietroburgo.
La sua ascesa è continua e nel 1919 vince il Premio Reale dell'Accademia San
Luca per la decorazione dell'aula consiliare in Campidoglio e a questa fase della sua
attività artistica vanno ascritte delle opere in Vaticano (Sala Ducale) e gli affreschi e
le tempere nella Chiesa del Rosario a Bagnara Calabra. Grande periodo quello tra il
1924 e il 1932 quando vince a Roma il concorso per gli affreschi della Chiesa Copta al
Cairo e realizza 24 grandi tele ad encausto per la hall del Palazzo Reale di Alessandria
d'Egitto e la Cappella Ruston nel cimitero latino del Cairo. Sugli affreschi della chiesa
votiva copta la “Gazzetta delle arti” sopra citata scrisse: “Grandiosità di concezione,
fedeltà al soggetto e all'ambiente, spiritualità altissima, profonda ispirazione religiosa,
caratterizzano quest'opera, che rimane tra i migliori esempi moderni di un'arte nella quale
l'Italia vantò per secoli un primato ambito”. In un intervallo di questi impegnativi lavori,
rientra per eseguire gli affreschi nella chiesa di San Giovanni Battista a Ragusa. Dal
1937 al 1940 lo ritroviamo a Bagnara Calabra, dove decora con splendidi affreschi e
tempere la chiesa madre “Santa Maria e i dodici apostoli”, sui quali trovò parole di
elogio il critico Angelo Lipinski. Finalmente nel 1942 ritorna ad Acireale dove gli
viene commissionata la decorazione del soffitto della Sala Consiliare del Palazzo di
Città con un tema patriottico sull'Italia. Gli ultimi affreschi e le tempere nel 1943-
44 li esegue nella Cappella dell'Immacolata nella chiesa “Maria SS. Immacolata”
di Fiumefreddo di Sicilia per illustrare il mistero della Verginae Maria, su richiesta
dell'arciprete don Antonino Catalano. Su quest'ultima opera, quasi un suo testamento
artistico e spirituale, oltre a don Giambattista Rapisarda già citato (“Gli ultimi bagliori
di luce di Primo Panciroli”) si è soffermato recentemente anche l'avv. Felice Saporita
(“La memoria di Primo Panciroli illustre pittore 'viaggiatore'” “La Sicilia” del 6 luglio
2020, p. 11). Gli ultimi anni li trascorre ad Acireale dedicandosi con accuratezza al
riordinamento e alla collocazione dei quadri della Pinacoteca dell'Accademia Zelantea.
Muore ad Acireale per tubercolosi il 13 settembre 1946 lasciando nello sconforto la
moglie Maria, “instancabile collaboratrice nell'arte e nella vita” (G. Rapisarda), con la
quale visse ad Acireale in via Scinà n. 8. La sua tomba si trova nel cimitero di Acireale
assieme a quella di Michele La Spina. Il dr. Calabrò ha cominciato a pubblicare dei
libri illustrativi delle opere di singoli siti, a cominciare da Bagnara Calabra (cfr. A.P.
Calabrò “Primo Panciroli”, ed. GK 2020), e si propone di inserire in un volume
13
di grande formato la descrizione di tutte le opere del Panciroli, operazione molto
complessa che richiede ricerche analitiche e i tempi necessari.
A conclusione di questo excursus riportiamo alcuni giudizi sull'uomo e sull'artista.
Corrado Mezzana nell'introduzione alla Mostra Retrospettiva del 1947 scrive: “Nella
giovinezza penosa e nella operosa maturità egli ebbe sempre vivo il culto della patria e della
famiglia e obbedì costantemente a un senso religioso della vita e del lavoro”. Alfio Fichera,
a poco meno di un anno dalla morte del nostro pittore, così si espresse: “In quei
cieli di un azzurro fondo, in quell'accordo tonale, in quei trapassi di colore, in quell'unità
stilistica impeccabile, si intuiva come il pittore sentisse più che mai la poesia dell'arte, ultimo
rifugio al suo dolore di figlio devoto di una Patria sconvolta” (“Libera parola”, 21 giugno
1947). A poco più di trent'anni dalla sua morte il prof. Salvatore Finocchiaro così
volle ricordare il Panciroli: “Morì ad Acireale, nel cono d'ombra di una modestia da lui
religiosamente amata e gelosamente custodita per tutta la vita. E forse (fu) tale modestia,
che era dignitosa consapevolezza del suo valore di artista, e sdegnoso rifiuto verso ogni
compromesso utilitaristico, e verso ogni forma avvilente cortigianeria, che gli alienò molti
animi, nella città da lui tanto amata e che non gli fece raggiungere quella popolarità che ben
meritava” (“La Sicilia”, 20 dicembre 1977). Ci auguriamo che finalmente si riesca a
far conoscere adeguatamente la vita e soprattutto le opere di Primo Panciroli perchè
venga inserito, come merita, tra gli artisti italiani più importanti del secolo scorso.

Cappella dell’Immacolata a Fiumefreddo di Sicilia: particolare


14
Uno scrigno
son-oro di Giovanni R. Patti

Costituiscono un vero patrimonio aureo culturale gli archivi


dell’Audioteca della RAI.
In un’indagine effettuata nel 1995 (v. Annalisa Ferrante, Gli archivi
dell’Audioteca RAI tra memoria storica e informatizzazione, JCOM 3 (1), Marzo
2004) “analizzato il contenuto della nastroteca RAI con lo scopo di effettuare
uno studio per la conversione di tutti i supporti in via di deterioramento
in un supporto nuovo e meno degradabile [è risultato] che la nastroteca
conteneva circa 180.000 ore di programmi su un totale di 240.000 supporti.
La nastroteca dei Giornali Radio a sua volta conteneva circa 30.000 ore di
servizi giornalistici ed interviste. In aggiunta esistono 108.000 dischi a 33
giri e 50000 CD”.
Da quel momento è iniziato un processo di digitalizzazione che ha la
finalità di preservare questi contenuti e soprattutto di renderli accessibili
a mezzo degli attuali strumenti di consultazione digitale.

Si sono (ri)scoperti così frammenti della nostra storia culturale che,


magari un tempo legati a quella che era l’allora attualità, sono invece divenuti
a tutti gli effetti dei veri e propri reperti che ci rendono vivi anche importanti
15
personaggi perché il loro interloquire ha travalicato il momento e l’occasione
di quanto è stato fissato su nastro.
Solo per fare qualche esempio (sempre tratto da Ferrante) della ricchezza
contenutistica di questi archivi, si possono citare (limitandoci a cenni) tre tipi
di programmazione in materia scientifica (di cui si è avuta notizia anche per
via di qualche riferimento cartaceo, e cioè su riviste e pubblicazioni d’epoca).
1 - Dalla rivista Terzo programma, relativa al programma radiofonico
omonimo, in cui, a partire dagli anni ’50, si fa riferimento a tante rubriche
e trasmissioni a carattere generalista, monografico e storico, ricordiamo
L’osservatore delle scienze, che era una rubrica settimanale di attualità con
lo scopo “di tenere informati gli ascoltatori sui progressi che si vanno
compiendo nei vari campi di indagine” (e che quindi possiamo considerare
antesignana delle trasmissioni di divulgazione scientifica).
2 - Da un Radiocorriere dell’epoca abbiamo anche notizia (in un articolo a
tutta pagina di Carlo Emilio Gadda sul Radiocorriere) di trasmissioni costituite
da monografie dei personaggi che hanno fatto la storia della scienza; come
quella dedicata, ad esempio, a Galileo Ferraris e gli scienziati piemontesi.
3 - Dagli agili volumetti sui temi trattati dalla programmazione, ed
editi dalla ERI, possiamo ricordare una serie chiamata Classe Unica. Ora
che si è parlato parecchio di insegnamento a distanza (per le, ahinoi!, ben
note vicende della pandemia), di DAD (Didattica a distanza), è parecchio
significativo ricordare questo programma, nato nel 1954 e proseguito
per circa vent’anni, in cui noti docenti e intellettuali provavano via radio a
sintetizzare il contenuto di un argomento della loro materia e a proporlo
con linguaggio comprensibile agli ascoltatori, realizzando proprio gli scopi
della trasmissione, e cioè una specie “di scuola volontaria aperta…base per
un’istruzione comune”.
Per capire meglio l’importanza di questo ciclo di trasmissioni, si può
citare anzi direttamente la Ferrante: “Siamo in presenza, infatti, di corsi
settimanali o bisettimanali, vere e proprie lezioni universitarie tenute da
intellettuali e docenti molto noti nel loro campo, dedicati ad una varietà di
temi molto ampia che andava dalla letteratura alla fisica, dalla sociologia
alla biologia, e così via.
Leggendo la prima settimana di programmazione c’è solo l’imbarazzo
della scelta: la fisica atomica (10 lezioni) prof. Ginestra Amaldi (bisettimanale);
corso di biologia (20 lezioni) prof. Giuseppe Montalenti (bisettimanale); il
progresso della tecnica (20 lezioni) Autori vari (bisettimanale), etc..”.
[Queste sono le origini di iniziative proseguite anche ai nostri tempi con
la realizzazione di programmi in collaborazione con Radio1 Rai International,
16
Isoradio, anche a seguito di rapporti con l’Università (ad es. con Scienze della
Comunicazione).]
In generale il Progetto Radioscrigno dell’Audioteca e della Divisione
radiofonia RAI, e quindi quello della digitalizzazione di cui stiamo dicendo, si

è impegnato proprio a recuperare e valorizzare tutto un patrimonio sonoro


in modo da permettere anche di capire l’evoluzione della comunicazione e
il suo rapporto con la società.
Il testo della Ferrante citato è del 2004. Nel frattempo grandi passi in
avanti ha compiuto il progetto nei sedici anni trascorsi.
Ci si può sincerare di tanto facendo ora visita nell’ambito del sito delle
Teche Rai proprio alla sezione Radioscrigno, a questo indirizzo web: http://
www.teche.rai.it/programmi/radioscrigno/
Si potrà constatare l’alta levatura della programmazione degli anni
passati, in una radio che tendeva a coadiuvare un processo di miglioramento
personale e culturale dell’ascoltatore, con l’offerta di contenuti di gran
pregio.
17
Tommaso Becket
Arcivescovo di Canterbury e Martire,
amico della Sicilia di Nando Costarelli

Sicilia ed Inghilterra intrecciarono nel


XII secolo dopo Cristo importanti relazioni
sociali che, dal punto di vista politico e
culturale, culminarono, il 13 febbraio 1177,
nella cerimonia che, nella Cattedrale di
Palermo, unì nel sacro vincolo sponsale
l’allora Re di Sicilia Guglielmo II d’Altavilla,
detto ‘il Buono’, con la principessa Giovanna
d’Inghilterra, sorella di Re Riccardo III ‘Cuor
di Leone’ e figlia di Re Enrico II, entrambi
esponenti della regnante dinastia dei
Plantageneti, denominazione che derivava
da Goffredo V ‘il Bello’, conte d’Angiò, il cui stemma raffigurava un ramo
di una pianta di ginestra. Non a caso, dal punto di vista etimologico, il
termine ‘ginestra’ deriva dal francese ‘genet’ e, a sua volta, dal latino
‘genista’. I Plantageneti inglesi vantavano, infatti, anche possedimenti
in terra francese, nei territori di Normandia, Guascogna ed Aquitania.
All’epoca, il capoluogo di regione siciliano ospitava una cospicua schiera
di studiosi, ecclesiastici ed uomini politici inglesi i quali costituivano,
insieme con i greci, con gli arabi ed i francesi, parte integrante di una corte
raffinata e cosmopolita; a quel tempo, infatti, Palermo era uno dei poli
fondamentali per la politica europea ed era, altresì, considerata crocevia
di contatto tra le culture e civiltà occidentale ed orientale.
Tra i personaggi inglesi allora presenti a Palermo, Walterius Offamilius
fu precettore del futuro Re Guglielmo II ed in seguito vi assurse a dignità di
Arcivescovo. A lui si deve, soprattutto, l’edificazione della locale maestosa
Basilica Cattedrale Maria Ss. Assunta nonché anche della chiesa di
‘Santo Spirito’, in seguito denominata “dei Vespri”, della stessa città.
Il fratello Bartolomeo fu vescovo di Agrigento, mentre un altro insigne
esponente inglese, Riccardo Palmer, amico del sovrano inglese, fu vescovo
di Siracusa. Persino scienziati e letterati, come ad esempio Abelardo di
Bath, soggiornarono a Palermo e vi si dedicarono allo studio delle opere
dei filosofi greci, tradotte dagli studiosi arabi.
La Sicilia divenne per gli inglesi terra leggendaria, tanto che Gervasio
di Tillbury, che soggiornò a Palermo nel 1183, ambientò sull’Etna le fasi
18
conclusive della leggenda di “Re Artù ed i Cavalieri della Tavola Rotonda”;
Re Artù, infatti, mortalmente ferito, fu trasportato dalla sorella Morgana
in mezzo alle selve etnee, ove attenderebbe di rivivere e di poter, così,
ritornare tra i suoi ‘Cavalieri’.
Tra gli eventi politici che in quegli anni coinvolsero reciprocamente le
corti inglese e palermitana, il più eclatante fu senza dubbio la disputa tra
il sovrano inglese Enrico II Plantageneto ed il suo fidato amico Thomas
Becket. Questi, nominato dal suo sovrano Arcivescovo di Canterbury
al fine di ingraziarsene i favori nella querelle sull’esercizio del potere
temporale sulla Chiesa inglese, allora ancora di rito Cattolico Romano, si
rifiutò di assecondare i desideri del sovrano, manifestandogli, anzi, aperto
dissenso avverso i propositi di ridimensionamento dei poteri ecclesiastici.
Sia il sovrano sia lo stesso Becket si appellarono alla corte palermitana:
il primo chiese appoggio politico per affermare quelli che riteneva propri
diritti, l’altro, invece, chiese ed ottenne protezione per i propri familiari i
quali, perseguitati in patria, trovarono l’appoggio della Regina Margherita
di Navarra, madre di Re Guglielmo II.
L’opinione pubblica palermitana esprimeva pareri contrastanti: da un
lato, appoggiava apertamente Becket, ma dall’altro non poteva ignorare
che il sovrano inglese chiedeva solo che il Papa gli accordasse alcuni
privilegi che alcuni decenni prima aveva riconosciuto ai sovrani normanni
di Sicilia.
Anche la Regina Margherita di Navarra, dal canto suo, dovette
ricorrere al sostegno di Becket quando, deceduto il consorte Re Guglielmo
I, ella dovette assumere la reggenza provvisoria del regno siculo, in quanto
il figlio Guglielmo II era ancora minorenne (nel 1166, alla morte del
padre, egli non aveva ancora compiuto 13 anni) e solo una volta divenuto
maggiorenne avrebbe potuto essere incoronato sovrano.
Congiure e disordini, fomentati dai baroni normanni contro i funzionari
arabi che reggevano le fila del Regno di Sicilia, indussero la Regina
Margherita a ricorrere all’aiuto del cugino Stefano di Perche, legato da
fraterna amicizia a Becket. Stefano, uomo determinato ma onesto, riuscì
ben presto ad assumere il controllo del Regno di Sicilia, ricoprendo la
carica di cancelliere. Successivamente, egli divenne Arcivescovo di Palermo
ma, a motivo della propria ferma intransigenza, si attirò l’inimicizia dei
poteri occulti della corte palermitana e, al culmine di una sommossa, fu
costretto all’esilio sicché, conseguentemente, Walterius Offamilius divenne
Arcivescovo di Palermo. La Regina Margherita perorò per iscritto la causa
del reintegro del proprio cugino Stefano alla carica di Arcivescovo e si
rivolse a Becket, affinchè questi intervenisse presso il Re di Francia ed il
Papa, al fine di invalidare l’elezione di Offamilius.
Frattanto si deterioravano sempre più i rapporti tra Becket ed il
19
sovrano inglese, tanto che il 29 dicembre 1170, nonostante una presunta
riappacificazione tra i due contendenti, due sicari, cavalieri del sovrano,
nella piena convinzione di eseguirne il volere, perpetrarono il vile omicidio
di Becket nella Cattedrale di Canterbury, al termine di un’omelia, nel
corso della quale l’Arcivescovo aveva ribadito, dinanzi a numerosi fedeli,
la propria posizione di contrasto con il sovrano, in nome della libertà della
Chiesa, istituzione che rischiava di ritrovati totalmente asservita ai poteri
monarchici.
L’efferato crimine suscitò profondo unanime sdegno e ferma condanna
in tutto il mondo, con l’effetto di allontanare l’ipotesi delle nozze tra
Re Guglielmo II di Sicilia e la principessa Giovanna Plantageneta
d’Inghilterra. La crisi, tuttavìa, fortunatamente presto rientrò ed il
matrimonio fu celebrato nella Cattedrale palermitana.

La nuova Regina si attirò subito le simpatie e fu contagiata dal grande


entusiasmo da parte dei sudditi palermitani e, nonostante fosse figlia del
Re ormai acerrimo nemico di Becket, rimase a quest’ultimo fortemente
legata da quella stessa profonda devozione che il consorte Re Guglielmo II
manifestò nei confronti del Santo Martire canonizzato da Papa Alessandro
III nel 1173, a soli tre anni dalla morte. Non a caso, Re Guglielmo, infatti,
volle che tra le immagini di santi martiri scolpite a mosaico nell’abside del
duomo di Monreale, nella parete sottostante il grande ‘Cristo Pantocratore’
fosse presente anche quella del Santo Arcivescovo inglese. Tra le immagini
20
a mosaico di Santi martiri ivi scolpite, spicca anche quella di Santa Venera,
Patrona di Acireale.
La presenza dell’immagine di alto profilo storico di Becket nell’abside
del duomo monrealese non fu, comunque, l’unico omaggio che Palermo
riservò al Santo Arcivescovo inglese; infatti, il pavimento a mosaico della
Cappella della Trinità che, nella Cattedrale di Canterbury, ospitò dal
1220 al 1538 il reliquiario di Becket, manifesta l’inconfondibile impronta
stilistica di artigiani palermitani. Ed ancora, al Santo martire inglese è
intitolata anche la chiesa madre di Marsala, cui è attribuito il titolo di
‘Duomo’ in quanto già chiesa principale dell’antica diocesi di Lilybaeum
(nome latino della città, già denominata Lilìbeo).

La città di Canterbury costituì anche la destinazione finale del


pellegrinaggio descritto da Geoffrey Chaucer (padre della letteratura
inglese) nei ‘Canterbury Tales’. I pellegrini, diretti a visitare il sacello
funebre di Becket, simboleggiano l’umanità intera in cammino verso
la Gerusalemme Celeste. Ancor oggi, Canterbury continua ad essere
meta incessante di pellegrinaggi ed è, inoltre, dal gennaio 1531 (anno
dello scisma della Chiesa inglese da Roma, provocato da Re Enrico VIII
Tudor, con il suo divorzio dalla prima consorte, Caterina d’Aragona) sede
dell’Arcivescovo Primate della Chiesa Anglicana, colui, cioè, che su quella
istituzione esercità in virtù dell’Ordine Sacro il potere spirituale, non
potendo, invece, esercitarvi quello temporale, che rimane prerogativa dei
sovrani britannici.
21
Il carisma di Filippo Neri,
aspetti personologici e relazionali
di una leadership carismatica
dal recente volume “State buoni se potete”, ed. Maimone,
studio sviluppato da un’équipe coordinata dalla prof. Marinella Coco

“Se le tue azioni ispirano gli altri a sognare di più, imparare di più, fare di più
e diventare di più, sei un leader”: questo pensiero di John Quincy Adams introduce
il quarto capitolo del libro dedicato all’analisi della “personalità carismatica”;
lo stralcio riportato è alla base di una significativa disamina del concetto di
leadership; nel volume è corredato di una ricca serie di note e riferimenti.

“Santo della gioia” o “giullare di Dio”, così viene tuttora chiamato


Filippo Neri, la cui simpatia e il carisma caratterizzarono il suo operato.
È stato uno dei protagonisti più bizzarri e alternativi della storia della
Chiesa16. Il suo modo di agire era contraddistinto da uno spirito di
festosità, di allegria e da una limpidezza così spontanea da attirare a sé
ricchi e popolani, preti e autorità, artigiani, credenti, curiosi. Non badando
alle differenze anagrafiche o di ceto sociale, egli si rivolgeva alla gente
con bontà e tenerezza, divulgando l’esempio di umanità, positività e
ottimismo. A tal riguardo, una delle sue massime lo conferma: “Figliuoli,
state allegri, state allegri. Voglio che non facciate peccati, ma che siate allegri”.
Attraverso la sua personalità eclettica e divergente, Filippo Neri seppe
rivolgersi soprattutto ai giovani più vulnerabili, con pazienza e forza di
persuasione, tramite il canto, il gioco e il divertimento. Diede loro modo
di essere spontanei e sinceri, avendo così la possibilità di conoscerli ed
esserne una guida e un punto di riferimento. Discostandosi dallo stile
autoritario e intransigente che la stessa pedagogia adottava a quel tempo,
egli rifuggiva dai toni minacciosi e arcigni nei loro confronti. Per cogliere
l’essenza di questo suo modus operandi, si potrebbe fare riferimento al
concetto di ‘paternità spirituale’. La varietà espressiva di essa Filippo
esercitò durante la maggior parte del suo apostolato.
Egli amava la genuinità delle relazioni interpersonali, rivolgendosi
alla comunità tutta con generosità e letizia, prediligendo i mezzi più
divertenti ma concreti per educare all’etica e alla disciplina. In altre parole,
la spontaneità e la simpatia di Padre Filippo sono dovute al fatto che egli
22
fu promotore della riscoperta di princìpi e valori da vivere con uno stile
che doveva essere assunto da tutti nella gioia e nella semplicità.
I greci definivano col termine ‘cardiognosi’ (dal greco cardìa, cuore,
e gnòsis, conoscenza) il dono della conoscenza del cuore. Si tratta,
esattamente, della facoltà di cogliere intuitivamente le profondità nascoste
di cui l’altro è inconsapevole. Questa dimensione era ritenuta più di natura
spirituale che psicologica. A tal proposito, è noto che Filippo, detto anche il
buono, spiccava per le sue doti empatiche, basate sull’autoconsapevolezza:
quanto più si è aperti verso le proprie emozioni, tanto più si è abili
a comprendere anche i sentimenti altrui. Il suo intento era quello di
adottare un comportamento umile e alla pari, allo scopo di rivolgere
attenzioni a tutti, magari con un sorriso, con uno sguardo, con un semplice
incoraggiamento o una chiacchierata confidenziale. Vi è un emblematico
aneddoto che narra di un certo Prospero Crivelli, cassiere di alcuni fra i
banchi più ricchi, che divenne poi usuraio, vizioso e impenitente. Quando
Padre Polanco, il gesuita da cui era solito andare per confessarsi, gli negò
l’assoluzione a causa del suo persistente peccare, il Crivelli si ritrovò senza
sostegno e senza supporto contro il rimorso che lo divorava. Fu allora
che si rivolse per essere aiutato a Filippo Neri, il quale, vedendo in quel
peccatore un avvilimento disperato più che la colpa, gli manifestò ascolto
e compassione.

Da questo esempio, si dimostra anche la lotta di Filippo Neri contro


l’afflizione, l’isolamento, così come la promozione di un atteggiamento
umano e indulgente, finalizzato a restituire forza e a dare gli strumenti
necessari per risollevarsi. Evitando lunghe orazioni, egli esortava il
prossimo a dubitare delle sue certezze, inducendolo ad auto-analizzarsi
e a riconoscere i propri limiti. Per questo motivo, in particolare, Padre
Filippo è stato definito un vero e proprio Socrate cristiano.
Ciò in riferimento al metodo da lui praticato che richiamava molto lo
stile maieutico del filosofo ateniese.

Nonostante un’insufficiente istruzione in ambito psicologico, egli era


in grado di cogliere la personalità, il temperamento o le qualità caratteriali
dei suoi interlocutori, attraverso indizi esterni anche minimi. E ancora,
possedeva la capacità di interpretare il linguaggio non verbale della
comunicazione: il tono di voce, i gesti, i tratti, l’espressione del volto,
astenendosi dal generalizzarne l’individuale specificità.
È indubbio che Padre Filippo fosse una persona simpatica e brillante
che richiamava la stima e la fiducia delle persone. Pertanto, sulla base
delle testimonianze che i suoi contemporanei ci forniscono, è possibile
riassumere l’insegnamento di Filippo Neri in quattro punti:
23
1. l’importanza dell’affabilità verso il prossimo,
2. la promozione della “meta riflessione” spirituale,
3. la divulgazione dell’ilarità e del buon umore per potenziare le
energie spirituali e psichiche; infine,
4. la semplicità e la potenza dei suoi messaggi comunicativi.
(….)

(Leadership e spiritualità) Solitamente, le moltitudini di teorie che


tentano o hanno tentato di dare una caratterizzazione allo sviluppo di una
leadership efficace non hanno incluso esplicitamente la spiritualità tra le
qualità che un leader dovrebbe possedere. Questa assenza in parte è dovuta
alla difficoltà di definire concretamente cosa si intende per spiritualità.
Sono state poste innumerevoli idee, concetti, opinioni e definizioni di
spiritualità, ma nessuna definizione è stata mai generalmente accettata.

Ad esempio, Reave, dopo aver studiato approfonditamente i valori e


le pratiche spirituali legate all’efficacia della leadership, ha scoperto che
“la spiritualità si esprime non tanto nelle parole o nella predicazione, ma
nell’incarnazione di valori spirituali come l’integrità e la dimostrazione di
cura e preoccupazione verso gli altri”. E ancora, una delle molte definizioni
di spiritualità, o spirito, trovate in letteratura era quella offerta da Conger:
“Lo spirito è definito come ciò che tradizionalmente si crede sia il principio
vitale o forza animatrice all’interno degli esseri viventi; ciò che costituisce il
proprio essere intangibile non visto; il vero significato o senso di qualcosa”.

Oltre a ciò, diversi autori hanno suggerito a tal proposito una


connessione tra il ruolo di leader e la spiritualità. Gli studi sull’identità
sociale e sulla responsabilità sociale hanno dimostrato che la spiritualità
individuale è un aspetto di autocoscienza, a lungo dormiente e ignorata.
Un’esperienza personale: la partecipazione, durante le riunioni di
preparazione alla Cresima, ad una discussione su che cosa fosse per noi
il senso di spiritualità fece affiorare una serie di definizioni e spunti di
riflessione brevemente qui di seguito elencati:

• «la spiritualità rappresenta un modo per ritornare a scoprire il nostro sé


naturale»;
• «la spiritualità è l’attività, o insieme di attività attraverso le quali esploriamo
la natura essenziale di noi stessi.»;
• «spiritualità è un nome. Non è sinonimo di religione, anche se per alcuni
la religione può essere una componente della spiritualità.»;
• «la spiritualità implica intraprendere attività per aumentare la consapevolezza
di sé, la coscienza, la presenza, l’empatia e la compassione per gli altri».
24
Didattica a distanza (dad) al tempo del covid-19

CALORE – TEMPERATURA
esperimento online delle classi 3’ e 4’
del liceo scientifico paritario San Michele
prof.ssa Maria Grazia Leonardi

Il giorno 12 novembre 2020 le classi terza e quarta hanno eseguito un


esperimento online sul calore.
Lo scopo dell’esperimento è di studiare il concetto di calore e di temperatura,
attraverso una prima fase in cui viene analizzato il comportamento dell’acqua
facendone variare la quantità. Fornendo la stessa quantità di calore il volume
minore si riscalderà prima del volume maggiore.
Nella seconda fase dell’esperimento si è pensato di mantenere costante il
volume ed utilizzare due liquidi diversi, acqua e olio. In questo caso fornendo la
stessa quantità di calore e mantenendo i due volumi invariati, l’olio si riscalderà
prima dell’acqua.
Materiale:

I FASE
Foto n. 1-2: materiale necessario per l’esperimento;

Foto n. 3: si versa l’acqua nei due bicchieri;

Foto n. 5: si versa il contenuto del bicchiere nel pentolino

Si procede allo stesso modo per il secondo bicchiere.


Foto n. 8: si accende la fiamma, trascorsi 10 s la temperatura raggiunge i

Foto n. 9: la classe segue i passaggi online, li esegue a casa e confronta i risultati


ottenuti.
25

si evince che la temperatura è inversamente al volume del liquido, i due bicchieri


hanno ricevuto la stessa quantità di calore ma hanno temperature diverse.
26
II FASE
Foto n. 10: materiale necessario per l’esperimento:

Si esegue lo stesso esperimento utilizzando due liquidi diversi ma questa volta


con volume uguale
Foto n. 11: si versa il contenuto della prima tazzina nel pentolino;

Foto n. 12: si accende la fiamma, trascorsi 10 secondi la temperatura raggiunge

Si versa il contenuto della seconda tazzina nel pentolino, si misura la

Foto n. 13: la classe segue i passaggi online, li esegue a casa e confronta i


risultati ottenuti.

si evince che l’olio raggiunge una temperatura maggiore nello stesso intervallo
di tempo rispetto all’acqua.
27
VERSO UNA PIENA LIBERTÀ
DI SCELTA EDUCATIVA DELLE FAMIGLIE.
SECONDA PARTE: I PRINCIPI GIURIDICI
di Salvatore Garozzo
“La scuola intesa quale elaborazione critica delle conoscenze inscritte dentro un
orizzonte di valore (la vera cultura non è mai né dogmatica né agnostica) trae giovamento
da un «sistema scolastico pubblico integrato» ove, nella logica dell’autonomia, alla scuola
statale si affianchi una scuola non statale, paritaria, libera: entrambe di sicura qualità. I
Paesi europei sempre più si vanno convincendo che il pluralismo culturale ed educativo
fa ricca una comunità che può proficuamente attingere sia alle scuole statutariamente
segnate dalla compresenza plurale delle famiglie culturali, sia alle scuole che, assicurati gli
standard di qualità e il lealismo verso il patto costituzionale, impartiscono una formazione
programmaticamente ispirata a una precisa visione del mondo. Dunque, pluralismo nella
scuola e pluralismo della scuola concorrono a fare più ricca e vivace la cultura di una
comunità.” Cardinale Carlo Maria Martini (Riferimento 1)
La libertà di educazione è un valore fondamentale e non negoziabile, perché
costitutivo della natura umana; un diritto umano inviolabile sancito chiaramente
dalle seguenti leggi fondamentali sia dello Stato italiano sia del diritto internazionale:

* l'Art. 2 della Costituzione Italiana (1946) afferma che la Repubblica riconosce e


garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali
ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di
solidarietà politica, economica e sociale; (Riferimento 2)
28
* l'Art. 3 della Costituzione Italiana (1946) riconosce a tutti pari dignità sociale,
senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche,
di condizioni personali e sociali e afferma altresì che è compito della Repubblica
rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà
e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana
e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori
all’organizzazione politica, economica e sociale
del Paese;
* l'Art. 30 della Costituzione Italiana (1946)
afferma che è dovere e diritto dei genitori
mantenere, istruire ed educare i figli;
* l'Art. 33 della Costituzione Italiana (1946)
stabilisce che “La Repubblica detta le norme
generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali
per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il
diritto di istituire scuole ed istituti di educazione,
senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i
diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare
ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello
degli alunni di scuole statali”;
* l'Art. 26 della Dichiarazione Universale dei diritti dell'Uomo al comma 3
stabilisce che “I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione
da impartire ai loro figli”; (Riferimento 3)
*il patto Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 19.12.1966,
nell'art. 13 al punto 3 sancisce che: Gli Stati Parti del presente Patto si impegnano
a rispettare la libertà dei genitori e, ove del caso, dei tutori legali, di scegliere per i
figli scuole diverse da quelle istituite dalle autorità pubbliche, purché conformi ai
requisiti fondamentali che possono essere prescritti o approvati dallo Stato in materia
di istruzione, e di curare l'educazione religiosa e morale dei figli in conformità alle
proprie convinzioni. (Riferimento 4)
*gli articoli 4 e 5 della Convenzione Internazionale contro la discriminazione nel
campo dell'educazione, adottata dalla undicesima Conferenza Generale dell'UNESCO
riunitasi a Parigi dal 14 novembre al 15 dicembre 1960, affermano il principio della
non-discriminazione e proclamano il diritto di ogni persona
all'educazione; (Riferimento 5)
*la Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti
dell'uomo e delle libertà fondamentali del 04.11.1950
nell'art. 9 stabilisce che: “Ogni persona ha diritto alla
libertà di pensiero, di coscienza e di religione; e tale diritto
include la libertà di cambiare religione o credo, così come la
libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo
individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato,
mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza
dei riti...” (Riferimento 6)
29
*la giurisprudenza della Corte-Europea dei diritti dell'uomo in materia di diritto
all'istruzione e di diritto dei genitori a decidere in merito all'istruzione dei figli
conferma il diritto inalienabile dei genitori alla libera scelta educativa per i propri
figli nella sentenza del 7.12.1996, serie A, n. 26; (Riferimento 7)
*la dichiarazione comune del Parlamento Europeo sulla Libertà d'insegnamento
nella comunità Europea approvata il 13.03.1984 così recita: “in virtù del diritto che è
stato loro riconosciuto, spetta ai genitori decidere in merito alla scelta della scuola per
i loro figli fino a quando questi ultimi non abbiano la capacità di fare autonomamente
tale scelta. Compito dello Stato è di consentire la
presenza degli istituti di insegnamento pubblico o
privato all'uopo necessari”; (Riferimento 8 )
*la Legge 10 Marzo 2000, n. 62 definita “ per la
parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio
e all'istruzione”; (Riferimento 9)
* Risoluzione dell'Assemblea parlamentare del
Parlamento europeo n. 1904, F-67075, Strasburgo,
4 ottobre 2012 raccomanda, al 6.1., “di procedere
rapidamente alla analisi richiesta per identificare le
riforme necessarie a garantire in maniera effettiva il
diritto alla libertà di scelta educativa”; (Riferimento 10)
*idocumento pubblicato dalla Commissione
europea/ EACEA/ Eurydice, 2014: “ Il finanziamento delle scuole in Europa:
meccanismi, metodi e criteri nei finanziamenti pubblici” (Riferimento 11)

Riferimento testi:
1: “http://lnx.usminazionale.it/educare/?paged=4”
2: https://www.mondadorieducation.it/media/contenuti/canali/economico/
aggiornamenti/ costituzionecommentata/index.html#”
3:“https://unipd-centrodirittiumani.it/it/schede/Articolo-26-LOnda-ha-il-suo-
diritto/30”
4:“https://unipd-entrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Patto-internazionale-
sui-diritti- economici-sociali-e-culturali-1966/12 )”
5: “http://www.unionecatechisti.it/Evangelizza/Documenti/Conv_Insegnamento.htm”
6: “https://www.echr.coe.int/Documents/Convention_ITA.pdf "
7 a pag. 153: “https://www.echr.coe.int/Documents/Handbook_rights_child_ITA.pdf "
8:“http://www.amamarcelline.it/imu-e-parita-scolastica.html"
9: “https://www.camera.it/parlam/leggi/00062l.htm"
“https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2000-03-10;62”
10:“http://www.ildirittodiapprendere.it/docs/dossiers/risoluzione-parlamento-eu-
041012_59c76fce1d439.pdf “
11:“http://eurydice.indire.it/wp-content/uploads/2016/06/Finanziamento_scuole_UE_
IT1.pdf “
30
Significato dell’educazione
Dal videomessaggio del Santo Padre Francesco
ai partecipanti al "Global Compact on Education",
il 15 ottobre 2020
(…) Noi riteniamo che l'educazione è una delle vie più efficaci per umanizzare
il mondoe la storia. L'educazione è soprattutto una questione di amore e di
responsabilità che si trasmette nel tempo di generazione in generazione.

L'educazione, quindi, si propone come il naturale antidoto alla cultura


individualistica, che a volte degenera in vero e proprio culto dell'io e nel primato
dell'indifferenza. Il nostro futuro non può essere la divisione, l'impoverimento
delle facoltà di pensiero e d'immaginazione, di ascolto, di dialogo e di mutua
comprensione. Il nostro futuro non può essere questo.
Oggi c'è bisogno di una rinnovata stagione di impegno educativo, che
coinvolga tutte le componenti della società. Ascoltiamo il grido delle nuove
generazioni, che mette in luce l'esigenza e, al tempo stesso, 1a stimolante
opportunità di un rinnovato cammino educativo, che non giri lo sguardo dall'altra
parte favorendo pesanti ingiustizie sociali, violazioni dei diritti, profonde povertà
e scarti umani. (…)
Facciamo appello in modo particolare, in ogni parte del mondo, agli
uomini e alle donne della cultura, della scienza e dello sport, agli artisti, agli
31
operatori dei media, affinché anch'essi sottoscrivano questo patto e, con la loro
testimonianza e il loro lavoro, si facciano promotori dei valori di cura, di pace,
di giustizia, di bene, di bellezza, di
accoglienza dell'altro e di fratellanza.
«Non dobbiamo aspettare tutto da
coloro che ci governano, sarebbe
infantile. Godiamo di uno spazio di
corresponsabilità capace di avviare
e generare nuovi processi e nuove
trasformazioni. Dobbiamo essere
parte attiva nella riabilitazione e nel
sostegno delle società ferite. Oggi siamo di fronte alla grande occasione di
esprimere il nostro essere fratelli, di essere altri buoni samaritani che prendono
su di sé il dolore dei fallimenti, invece di fomentare odi e risentimenti» (Enc.
Fratelli tutti, 77). Un processo plurale e poliedrico capace di coinvolgerci tutti
in risposte significative, dove le diversità e gli approcci sappiano armonizzarsi
per la ricerca del bene comune. Capacità di fare armonia: ci vuole questo, oggi.

Per questi motivi ci impegniamo personalmente e insieme:


Primo: a mettere al centro di ogni processo educativo formale e informale la
persona, il suo valore, la sua dignità, per far emergere la sua propria specificità,
la sua bellezza, la sua unicità e, al tempo stesso, la sua capacità di essere in
relazione con gli altri e con la realtà che la circonda, respingendo quegli stili di
vita che favoriscono la diffusione della cultura dello scarto.
Secondo: ad ascoltare la voce dei bambini, dei ragazzi e dei giovani a cui
trasmettiamo valori e conoscenze, per costruire insieme un futuro di giustizia
e di pace, una vita degna per ogni persona.
Terzo: a favorire la piena partecipazione delle bambine e delle ragazze
all'istruzione.
Quarto: a vedere nella famiglia il primo e indispensabile soggetto educatore.
Quinto: a educare ed educarci all'accoglienza, aprendoci ai più vulnerabili
ed emarginati.
Sesto: a impegnarci a studiare per trovare altri modi di intendere l'economia,
di intendere la politica, di intendere la crescita e il progresso, perché siano
davvero al servizio dell'uomo e dell'intera famiglia umana nella prospettiva di
un'ecologia integrale.
Settimo: a custodire e coltivare la nostra casa comune, proteggendola dallo
sfruttamento delle sue risorse, adottando stili di vita più sobri e puntando al
completo utilizzo di energie rinnovabili e rispettose dell'ambiente umano e
naturale secondo i principi di sussidiarietà e solidarietà e dell'economia circolare.
32
Vita dell'Istituto
Per la prima volta, da quando leggiamo IN AEVUM, non troviamo la
“cronaca” descritta per giornate. La realtà “delle azioni” si è frazionata in mille
rivoli (adesso si dice “parcellizzare”) difficili da coordinare.
L’epidemia ha costretto alla “didattica a distanza” (e ne diamo un brillante
esempio alle pagg. 24-27); il Collegio dei Docenti si muove spesso per gruppi
di lavoro, anch’essi “a distanza”; gli incontri con i genitori sono stati individuali;
sono mancate le assemblee; sono mancate, per gli studenti, le uscite culturali,
delle quali queste pagine hanno dato spesso notizia ricca di foto; è mancato
anche l’annuale incontro degli ex-allievi, la festa di primavera che riuniva vecchie
e nuove generazioni di amici; e non c’è stato l’appuntamento estivo nella casa
di Cassone.
Si potevano indicare come “date certe” solo i giorni dal 17 al 19 giugno,
quando si sono svolti gli esami di maturità; e le date di fine settembre, quando in
Acireale hanno avuto luogo le cerimonie religiose collegate al primo centenario
dal ritorno alla “casa del Padre” dell’amatissimo Venerabile Giovanni Battista
Arista, che del “San Michele” fu prima allievo e poi Direttore (ne parliamo a
pag. 4 ss.).
Sempre a fine settembre ha avuto luogo l’assemblea “di legge” dei soci
dell’associazione no-profit: come ormai è noto, all’interno dell’associazione ex-
Vita dell'Istituto

Allievi, della quale tutti gli “ex” fanno parte, un gruppo è costituito in organismo
no-profit con specifici doveri di fronte allo Stato; l’assemblea avrebbe dovuto
svolgersi per termine di legge nel mese di aprile, il rinvio è stato determinato
dalle successive decretazioni sui contrasti alla pandemia.
Purtroppo è stata sospesa anche l’attività al servizio del territorio, i corsi
di informatica curati dall’associazione ex-allievi in coordinamento con la STM
Microelectronics di Catania (i primi due corsi avevano avuto buon successo,
ben documentato nelle pagine di IN AEVUM).
Accanto a tutto ciò, problemi non lievi hanno tormentato la vita del liceo:
il progressivo calo delle iscrizioni, le difficoltà finanziarie per tenere didattica
e formazione su livelli standard elevati nella tradizione dell’istituto. L’anno
scolastico è iniziato regolarmente, ma la “vita insieme”, indispensabile momento
dell’azione educativa, è stata nuovamente interrotta .
Attendiamo tempi migliori. Intanto IN AEVUM continua a presentarsi
come il fil rouge della realtà sammichelina. Sfogliatelo, commentatelo, criticatelo
se volete; e scriveteci. E collaborate, se volete: perché non è soltanto documento
di vita, ma incontro di amici che si scambiano “pensieri di varia umanità”.

Per rinnovare l’iscrizione all’associazione ex-alunni: quota ¤ 15,00;


porre il bonifico al nome del presidente pro-tempore Rosario Musmeci;
iban IT35A3608105138251223751224 (carta PostePay Evolution);
causale “iscrizione all’Associazione Ex-Alunni 2021”

Potrebbero piacerti anche