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CANTO VII

Dove: 4° cerchio, poi nella palude Stigia del 5° cerchio


Personaggi: Dante, Virgilio, Pluto
Peccatori: avari, prodighi, iracondi
Pena: Divisi in due schiere opposte, gli avari e i prodighi girano a semicerchio ruotando con il petto enormi
macigni, fino a scontrarsi; quindi si rimproverano a vicenda la propria colpa e ricominciano a girare nel
senso opposto, così per l'eternità. Gli iracondi sono immersi nella palude Stigia e si percuotono e mordono
con rabbia. Gli accidiosi, sommersi anch'essi nella palude, sospirano facendo pullulare l'acqua in superficie.
Contrappasso: Per analogia, come in vita per amore del denaro e dei lussi si affaticarono ad accumulare o a
sperperare ricchezze, così ora si affanneranno per l'eternità a spingere con il petto massi di dimensioni
diverse. Per analogia, come in vita gli iracondi percossero gli altri infangandosi di questa infamia, ora si
percuotono e si mordono nella Stigia.

RIASSUNTO DEL CANTO


1-15: PLUTO

All'ingresso del 4° cerchio, Dante e Virgilio incontrano Pluto, un demone dalle sembianze di lupo che svolge
la funzione di custode del 4° cerchio. Pluto si scaglia contro Dante e Virgilio, pronunciando delle parole
incomprensibili, che sono probabilmente una bizzarra invocazione a Satana. Virgilio rassicura Dante e poi
zittisce il demone ricordandogli la sconfitta di Lucifero da parte dell'arcangelo Michele. A sentire queste
parole, Pluto cade a terra e Dante e Virgilio possono proseguire il loro cammino.

16-66: GLI AVARI E I PRODIGHI

I due poeti, entrano così nel 4° cerchio. Si ritrovano davanti a tantissime anime, che spingono con il petto
degli enormi macigni. Queste anime sono divise in due schiere e si muovono lungo il cerchio in direzione
opposta. Quando arrivano, si scontrano, si urlano reciprocamente queste due frasi “perché tieni stretto il
masso?” “perché lo fa il rotolare?”. Dopodiché si voltano e spingono il masso nell'altra direzione,
scontrandosi nuovamente nell'altro lato e ripetendo nuovamente le stesse frasi. Dante, di fronte a questa
scena, prova una profonda angoscia e chiede a Virgilio chi siano queste anime. Ha anche notato che
tantissime di queste anime hanno il capo tonso. Dante chiede se le anime con la tonsura siano clerici.
Virgilio spiega che queste anime in vita hanno commesso il peccato di amministrare male il denaro o
peccando di avarizia o cercando di prodigalità. Poi Virgilio spiega che si tutte le anime con la tonsura sono
dei chierici e tra esse vi sono tantissimi papi e cardinali. Dante a questa notizia è stupito, in quanto tra le
anime non riconosce nessun papa e nessun cardinale. Virgilio allora gli spiega che il peccato commesso da
queste anime, è così immondo da averle rese irriconoscibili. Poi Virgilio spiega che queste schiere di anime
continueranno a scontrarsi per l'eternità, fino al giorno del giudizio, quando gli avari resusciteranno con il
pugno chiuso e i prodighi con i capelli tagliati. Poi Virgilio conclude che i beni materiali, affidati alla fortuna,
sono effimeri e che non basterebbe tutto l’oro del mondo per bloccare la sofferenza di queste anime.

67-99: LA TEORIA DELLA FORTUNA

A questo punto, Dante chiede a Virgilio che cosa sia questa fortuna che appare tra le sue mani in tutti in
beni materiali del mondo. Virgilio biasima l'ignoranza del mondo. Poi Virgilio spiega che Dio ha disposto
varie intelligenze angeliche a governare i cieli e ha creato anche un'intelligenza per amministrare i beni
materiali la fortuna. Dunque decide quando le ricchezze devono passare da un proprietario a un altro
proprietario. Decide chi debba diventare ricco e chi povero, secondo il giudizio divino. I mutamenti disposti
dalla fortuna avvengono rapidamente e l'uomo è impotente davanti ad essi. Gli sciocchi maledicono la
fortuna, ma lei non se ne cura, in quanto gira la ruota ed opera serenamente insieme agli altri intelligenze
angeliche. A questo punto, Virgilio invita Dante a proseguire poiché sono già trascorse 12 ore da quando lui
ha lasciato il limbo su invito di Beatrice.

100-130: IL V CERCHIO: GLI AVARI E GLI IRACONDI

I due poeti attraversano il cerchio, fino all'estremità opposta e arrivano in un punto dove da una roccia
sgorga una l'acqua di colore scuro e si getta in un fossato. Dante e Virgilio ne seguono il corso verso il basso
e arrivano in un punto dove il ruscello termina nella palude dello Stige. Qui Dante vede tantissime anime
dall'aspetto bruciato che si colpiscono reciprocamente fra loro, con schiaffi, pugni e morsi, arrivando
addirittura a sbranarsi. Virgilio spiega che si tratta degli iracondi, ma che sotto la superficie della palude vi
sono sommerse tantissime altre anime. Queste anime, che non si vedono, sono quelle degli accidiosi, ossia
di quelle persone che in vita hanno avuto un atteggiamento malinconico, hanno covato al loro interno
un’ira. Gli accidiosi sono sommersi sotto alla superficie della palude dello Stige, sospirano sott'acqua,
facendola gorgogliare in superficie. Dante e Virgilio costeggiano la palude camminando sull’argine roccioso
finché giungono ai piedi di una torre.

PARAFRASI

“Oh, Satana, oh, Satana, re dell'Inferno!”,


cominciò a dire Pluto con la voce roca;
e quel nobile saggio, che seppe ogni cosa,
per confortarmi disse: “Non farti sopraffare
dalla paura; poiché, per potere che abbia
questo demone, non ci impedirà di scendere questa roccia”.
Poi si rivolse a quel volto gonfio d'ira
e disse: “Taci, maledetto lupo!
consuma dentro di te con la tua rabbia.
Non è senza ragione il nostro viaggio verso il fondo dell'Inferno:
si vuole così in Cielo, dove l'arcangelo Michele
vendicò il supremo peccato di Lucifero”.

Come le vele gonfiate dal vento


cadono ravvolte, se l'albero della nave si spezza,
così cadde a terra la belva crudele.
Allora scendemmo nel IV Cerchio,
procedendo più in basso in quella dolorosa voragine
che contiene tutto il male del mondo.
Ahimè, giustizia divina! Chi mai ammassa
tante pene e tormenti quanti ne vidi io in quel luogo?
e perché la nostra colpa ci strazia in tal modo?
Come fa l'onda presso Cariddi,
quando si infrange con quella che proviene da Scilla,
così quei dannati devono danzare la ridda.
Qui vidi più dannati che in qualunque altro luogo d'Inferno,
che da una parte e da quella opposta, urlando,
facevano rotolare massi con la forza del petto.
Andavano a cozzare gli uni contro gli altri,
quindi ciascuna schiera, si voltava indietro,
e gridavano reciprocamente: “Perché tieni stretto il masso?” e “Perché lo fai rotolare?”

Così tornavano indietro nel Cerchio buio


da ogni lato al punto opposto,
continuando a gridare le parole ingiuriose;
poi, una volta arrivati dall'altra parte,
tornavano a voltarsi e ricominciavano la giostra.
E io, che avevo il cuore gonfio di angoscia,
dissi: “Maestro mio, mostrami
che dannati sono questi, e se questi alla nostra sinistra
che hanno la tonsura furono tutti chierici”.
E lui a me: “Tutti quanti in vita
ebbero la mente ottenebrata,
così che non fecero alcuna spesa con misura.
La loro voce lo esprime chiaramente,
quando giungono ai due punti del Cerchio
dove la loro colpa opposta li separa in due schiere distinte.
Questi, che non hanno i
capelli sul capo, furono chierici, e papi e cardinali,
in cui l'avarizia esercita il suo eccesso”.
E io: “Maestro, io dovrei certo
riconoscere alcuni fra questi dannati,
che si macchiarono di queste colpe”.
E lui a me: “Il tuo pensiero è vano:
la vita dissennata che li fece peccare,
ora li rende del tutto irriconoscibili.
Verranno a cozzare in eterno:
gli avari risorgeranno dalla tomba
col pugno chiuso, i prodighi coi capelli tagliati.

Il troppo spendere e il troppo risparmio


ha tolto loro il Paradiso, e li ha posti a questa contesa:
qualunque sia, non uso altre parole per descrivere la loro pena.
Ora, figliuolo, puoi vedere la corta durata dei beni
che sono affidati alla fortuna,
per cui l'umanità si affanna tanto;
infatti, tutto l'oro del mondo
e che già fu in passato, non potrebbe far acquietare
neppure una di queste anime”.
“Maestro mio”, Io dissi: “ora spiegami:
questa fortuna di cui tu mi parli,
e che ha i beni del mondo tra i suoi artigli, che cos'è?”
E lui mi rispose: “O uomini sciocchi,
quanta ignoranza vi danneggia!
Ora voglio che ascolti attentamente le mie parole.

Colui la cui sapienza supera tutto (Dio) creò i cieli,


e dispose delle intelligenze angeliche per governarli,
così che la sua luce si rifletta di cielo in cielo
e si distribuisca egualmente nell'Universo.
Allo stesso modo dispose un'intelligenza
per governare e amministrare i beni terreni,
che li trasmutasse al momento opportuno tra le varie famiglie e le varie stirpi,
al di là dell'opposizione del senno degli uomini;
perciò una famiglia prospera e un'altra decade,
in base al giudizio della fortuna che è nascosto,
come il serpente che si annida tra l'erba.
La vostra sapienza non la può contrastare:
essa provvede, giudica e attua i suoi decreti,
proprio come le altre intelligenze angeliche.
Le sue trasmutazioni non hanno tregua;
deve essere veloce per ottemperare il volere divino;
così succede spesso che vi siano mutamenti di condizione.
La fortuna è colei che è tanto criticata
anche da coloro che dovrebbero elogiarla,
e che invece la biasimano e insultano a torto;
ma lei è felice e non sente tutto ciò:

lieta, insieme agli altri angeli, fa girare la sua ruota


e gode la sua serenità.
Ora è tempo di scendere a una angoscia maggiore;
ormai sta tramontando ogni stella che sorgeva
quando lasciai il Limbo (sono passate dodici ore) e non possiamo perdere troppo tempo”.
Noi attraversammo il Cerchio fino all'argine opposto,
sopra una sorgente che ribolle e si riversa
lungo un fossato che inizia da essa.

L'acqua era molto scura;


e noi, seguendo le onde nere,
scendemmo lungo una via malagevole.
Questo triste ruscello va nella palude chiamata Stige,
una volta che è sceso
ai piedi di quel tetro pendio infernale.
E io, che guardavo attentamente,
vidi dei dannati immersi in quel pantano fangoso,
tutti nudi, e con aspetto crucciato.
Essi si colpivano non solo con le mani,
ma con la testa, il petto, i piedi,
strappandosi la carne a morsi.
Il buon maestro disse: “Figlio, ora vedi
le anime che furono sopraffatte dall'ira;
e voglio anche che tu creda per certo
che sotto l'acqua ci sono anime che sospirano,
e fanno gorgogliare la superficie dell'acqua,
come puoi vedere ovunque volgi lo sguardo.
Coperti dal fango dicono: "Noi fummo tristi nell'aria dolce
che trae allegria dal sole,
covando dentro l'animo un'ira inespressa:
ora ci rattristiamo nel fango nero.
Fanno gorgogliare queste parole in gola,
poiché non possono pronunciarle con voce chiara”.
Così costeggiammo quella sozza palude
per un grande arco, tra l'argine roccioso e l'acqua,
con gli occhi rivolti alle anime immerse nel fango.
Alla fine giungemmo ai piedi di una torre.

ANALISI
1) PLUTO

E nel primo commento la prima cosa da dire riguarda Pluto e la creatura infernale posta a guardia del
quarto cerchio e il suo aspetto animalesco richiama la Lupa che abbiamo incontrato nel primo canto. Infatti
la Lupa era allegoria dell'avarizia che è appunto punita nel quarto cerchio. Dante da di Pluto una
rappresentazione diversa da quella che la creatura infernale aveva nella mitologia classica esattamente
come avvenuto per la figura di minosse. Tuttavia gli studiosi non riescono a capire se si tratti del Dio greco
delle ricchezze Pluto o di Ade Plutone, sposo di Proserpina. Pluto dice una frase strana nel momento in cui
vede Virgilio e Dante: pape satan pape satan aleppe. Tale frase però ha un significato e sono dunque da
rifiutare tutte quell'ipotesi che vogliono che queste parole siano prive di senso. Infatti tali parole hanno un
senso in quanto si tratta di una bizzarra e strana invocazione a Satana Luciano ferro di cui Pluto è allegoria.
Tale frase ha numerose analogie con il francese, il greco, l'ebraico e l'arabo e più o meno significa o Satana
o Satana me degli inferno. Tuttavia Virgilio mette immediatamente a tacere Pluto con una formula già usata
nei confronti di Caronte e di minosse. Dunque Pluto secondo uno schema narrativo ricorrente come tutte le
altre creature infernali cerca inutilmente di impedire il viaggio di Dante

2) GLI AVARI E I PRODIGHI

La seconda cosa da dire riguarda gli avari e prodighi che sono puniti nel quarto cerchio dell'inferno. Queste
anime dannate sono costrette a spingere un'enorme masso con il loro petto e sono divise in due schiere:
una schiera e quella degli avari l'altra quella dei Prodi. Le schiere si muovono in direzioni opposte spingendo
appunto questo masso e giunti alla metà del cerchio si scontrano fra loro e si rinfacciano a vicenda gridando
il proprio peccato poi si voltano e riprendono a muoversi nell'altra direzione per giungere nuovamente
nell'altra metà del cerchio scontrarsi e insultarsi nuovamente. La pena degli avari EI prodighi segue la legge
del contrappasso che funziona per analogia ma anche per contrasto per analogia in quanto gli avari e
prodighi fecero durante alla loro vita un'azione inutile ossia quella di accumulare e sperperare ricchezze e
adesso all'inferno compiono un gesto inutile di spingere un masso. Sempre per analogia gli avari e prodighi
durante la loro vita furono privi di conoscenza a causa del loro eccessivo amore per la ricchezza e adesso
nell'inferno il loro aspetto è irriconoscibile. Per contrasto invece gli avari EI prodighi quando erano in vita
mantennero segreta la loro colpa e invece adesso nell'inferno si rinfacciano reciprocamente gridando il loro
peccato. Nel quarto cerchio sono puniti dunque due peccati opposti: l'avarizia e la prodigalità ed entrambi
questi peccati vengono meno al principio aristotelico in medio status Virtus, in quanto sia gli avari che
prodighi non ebbero la giusta misura nei confronti del denaro. Gli avari furono troppo stretti e Prodi di
troppo larghi ed è bene precisare che i prodigi non devono essere confusi con gli scialacquatori che sono
puniti nel secondo girone del settimo cerchio infatti il peccato di prodigalità consiste nello spendere troppo
generosamente il proprio denaro. I scialacquatori invece hanno commesso il peccato di sperperare fino ad
esaurirlo tutto il loro patrimonio. In questo canto condanna soprattutto l'avarizia E porta avanti un'aspra
critica contro la corruzione diffusa tra le gerarchie ecclesiastiche infatti nel quarto cerchio tra gli avari Dante
vede un grandissimo numero di anime che portano la tonsura e che dunque le caratterizza come chierici. E’
Virgilio stesso dice a Dante che tra le anime degli avari ci sono tantissimi Papi e cardinali. Tuttavia Dante per
la prima volta non nomina nessuna di queste anime a livello narrativo. Il fatto che non le nomini può essere
legato al fatto che tali anime hanno l'aspetto irriconoscibile ma secondo alcuni studiosi potrebbe essere
anche dovuto alla necessità e alla volontà di Dante di mantenere una condotta prudente in modo tale da
non inimicarsi. Le alte gerarchie della chiesa tuttavia tale ipotesi non regge in quanto nei diciannovesimo
canto Dante cita esplicitamente il simoniaco Papa Nicolò III il quale a sua volta profetizza la futura
dannazione di Bonifacio ottavo e Clemente quinto. Inoltre Dante in altre parti del poema si slancia in aspri
invettive e critiche contro Papa Bonifacio ottavo e Papa Giovanni 22 esimo. In questo canto Virgilio
condanna la Ceca cupidigia di queste anime che dopo il giudizio universale resusciteranno gli avari con il
pugno stretto e prodighi con i capelli tagliati a simboleggiare per l'eternità il loro peccato. Virgilio spiega che
l'attaccamento alle ricchezze che ha condotto queste anime alla dannazione e adesso non basterebbe tutto
l’oro del mondo per poterle salvare.

3) LA TEORIA DELLA FORTUNA

La terza cosa da dire riguarda la teoria della fortuna. Nell'antichità la fortuna era considerata una dea
capricciosa e volubile che teneva tra i propri artigli tutti beni terreni simile a una creatura animalesca e tale
idea distribuiva e toglieva ricchezze senza alcuna razionalità semplicemente secondo il suo desiderio. Dante
conosce bene questa concezione e allora chiede spiegazioni a Virgilio il quale dà una risposta che demolisce
questa concezione della fortuna che era ancora diffusa nel medioevo. Virgilio spiega che la fortuna è
un'intelligenza Angelica ministra ed esecutrice della volontà divina la fortuna toglie e distribuisce ricchezze
secondo un preciso disegno divino che però risulta sconosciuto agli uomini. Questa concezione della
fortuna rientra pienamente nella visione medievale e contrasta con la visione che ne aveva la cultura
classica e umanistica. Secondo la cultura classica e umanistica infatti la fortuna coincideva con il caso ma
poteva essere sottomessa alla virtù. L'uomo virtuoso riusciva con la sua virtù, le sue capacità, la sua
intelligenza a fronteggiare i ribaltamenti della fortuna. Secondo Virgilio invece e secondo la cultura
medievale gli uomini non potevano fare nulla contro la fortuna. Dal discorso di Virgilio emerge che la
ricchezza o la povertà non sono frutto del caso bensì seguono un disegno provvidenziale. Tutto ha senso e
nulla è lasciato al caso. Sebbene ciò possa non risultare immediatamente comprensibile per gli uomini in
quanto l'uomo non può capire l'infinita saggezza divina In conclusione le ricchezze materiali hanno poca
importanza sia a causa della loro transitorietà sia perché hanno poco peso nelle vicende umane sia perché
soprattutto non permettono di raggiungere la salvezza eterna anzi l' eccessivo attaccamento alle ricchezze
materiali porta alla dannazione esattamente come avvenuto per le anime che sono punte nel quarto
cerchio.

4) GLI IRACONDI E GLI ACCIDIOSI

La quarta cosa da dire riguarda gli iracondi e accidiosi. Nell'ultima parte del canto vengono introdotti gli
iracondi e gli accidiosi che sono puniti nel quinto cerchio più precisamente nella palude stigia che circonda
la città di Dite. Gli accidiosi sono quei racconti che quando erano in vita meditarono vendetta e covare
risentimento e si sono sommersi nell'acqua della palude stigia e pronunciano delle parole con cui ricordano
il loro peccato che consiste soprattutto nell’esser stati infelici quando avrebbero potuto essere felici. Nel
pronunciare sott'acqua queste parole gli accidiosi fanno ribollire l'acqua in superficie è bene notare che gli
accidiosi non sono da identificare con i peccatori di accidia ossia del quarto peccato capitale ed è anche
bene rifiutare quella teoria secondo cui nella palude stigia si troverebbero anche i superbi e gli invidiosi in
modo tale da completare quel quadro dei peccati di accesso che sarebbero puliti nei primi sei cerchi degli
inferno. Questa teoria è da rifiutare in quanto nella palude stigia si trovano esclusivamente iracondi ed
accidiosi.

5) CONCLUSIONE IN SOSPESO

La quinta cosa da dire riguarda la conclusione in sospeso tra il settimo canto dell'inferno e il primo canto in
cui la conclusione non coincide con la visione di un determinato luogo. Il canto infatti si conclude con Dante
e Virgilio che giungono ai piedi di una torre creando così un'atmosfera di sospensione che verrà sciolta solo
nel canto successivo dove si daranno ulteriori dettagli sulla pena dei racconti e si spiegherà in parte la
funzione di questa misteriosa torre ti ricordo.