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UNISU - Facoltà di Giurisprudenza

DIRITTO PRIVATO
Docente: Alessandro Martini

16° MODULO DIDATTICO


I modi di estinzione delle obbligazioni diversi dall’adempimento

Sommario: a) Generalità. - b) La novazione. - c) La remissione del


debito. - d) La compensazione. – e) La confusione. - f) L’impossibilità
sopravvenuta della prestazione.

a) Generalità

L’obbligazione si estingue con l’adempimento del debitore che esegue la prestazione, ma


può anche estinguersi in altri modi.

I modi di estinzione delle obbligazioni diversi dall’adempimento si distinguono in:

- modi satisfattivi (o satisfattori): quando estinguono l’obbligazione e soddisfano


l’interesse del creditore; sono la compensazione e la confusione;

- modi non satisfattivi (o non satisfattori): quando estinguono l’obbligazione senza


soddisfare l’interesse del creditore; sono la novazione oggettiva, la remissione del debito e
l’impossibilità sopravvenuta della prestazione.

b) La novazione

La novazione oggettiva è il contratto con il quale i soggetti di un rapporto obbligatorio


sostituiscono all’obbligazione originaria, che si estingue, una nuova obbligazione con oggetto o
titolo diverso.

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La novazione è uno dei modi di estinzione dell’obbligazione non satisfattivo in quanto
estingue l’obbligazione, ma non soddisfa l’interesse del creditore.

In generale si hanno due tipi di novazione:

- la novazione oggettiva: è il modo di estinzione dell’obbligazione non satisfattivo qui in


esame;

- la novazione soggettiva: si ha quando la sostituzione riguarda esclusivamente uno dei


soggetti del rapporto, mentre restano inalterati gli elementi oggettivi; può essere

- attiva se muta il creditore;

- passiva se muta il debitore.

Il legislatore ha regolato solo la novazione oggettiva ed ha invece ignorato la


novazione soggettiva per la cui disciplina ha rinviando alle norme sulla delegazione,
espromissione, accollo (artt. 1235, 1268 ss. c.c.), che sono ipotesi di successione nel debito.

In conclusione deve dirsi che la novazione soggettiva non realizza la sostituzione di


una obbligazione ad un'altra perché i soggetti dell’obbligazione non sono elementi della stessa,
ma termini esterni dell’obbligazione e se questi mutano non muta l’obbligazione.

Gli elementi della novazione oggettiva sono:

- l’obligatio novanda: l’obbligazione originaria da sostituire;

- l’aliquid novi: indica il mutamento dell’oggetto (novazione reale) o del titolo


dell’obbligazione (novazione causale);

- l’oggetto è diverso quando muta la natura della prestazione; o anche la


qualità dell’oggetto della prestazione;

- il titolo è diverso quando muta la ragione giustificatrice


dell’obbligazione;

- l’animus novandi: è l’elemento soggettivo e consiste nella volontà di estinguere


l’obbligazione precedente; tale volontà non si presume, ma deve risultare in modo non
equivoco (art. 1230, 2° comma, c.c.) altrimenti si avrà assunzione di un nuovo rapporto
obbligatorio che si aggiunge a quello già esistente; può risultare, come ogni dichiarazione di
volontà, anche attraverso un comportamento concludente (novazione tacita).

Non produce novazione il mutamento di un elemento accessorio dell’obbligazione, né il


rilascio o la rinnovazione di un documento, né l’eliminazione o l’apposizione di un termine (art.
1231 c.c.).

Gli effetti della novazione sono:

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- l’estinzione dell’obbligazione originaria;

- la costituzione di una obbligazione nuova.

Se:

- non esisteva l’obbligazione originaria, la novazione è senza effetto (art 1234, 1°


comma, c.c.);

- l’obbligazione originaria deriva da un titolo annullabile, la novazione è valida se il


debitore ha assunto validamente il nuovo debito conoscendo il vizio del titolo originario (art.
1234, 2° comma, c.c); se il debitore conosce il vizio si ha una convalida mediante esecuzione;
se invece il debitore non conosce il vizio si ha invalidità, che è un caso di nullità sopravvenuta
del negozio giuridico.

c) La remissione del debito

La remissione del debito è il negozio unilaterale mediante il quale il creditore rinunzia


gratuitamente al diritto di credito.

La remissione è un modo di estinzione dell’obbligazione non satisfattivo, in quanto


estingue l’obbligazione senza soddisfare l’interesse del creditore.

La remissione del debito:

- consiste nella rinunzia del creditore, in tutto o in parte, al suo diritto;

- ha natura di negozio unilaterale recettizio, che produce effetto quando la


dichiarazione è comunicata al debitore il quale può dichiarare, entro un congruo termine, di
non volerne profittare.

La remissione del debito può essere:

- espressa: quando il creditore dichiara al debitore di rimettere il suo debito;

- tacita: quando il comportamento del creditore sia incompatibile con la volontà di far
valere il suo diritto; a riguardo il Codice civile prevede ipotesi di remissione tacita:

- la restituzione volontaria del titolo originale del credito, fatta dal creditore al
debitore, costituisce prova della liberazione anche rispetto ai condebitori in solido; è una
presunzione assoluta (art. 1237, 1° comma, c.c.);

- se il titolo del credito è in forma pubblica la consegna volontaria della copia


spedita in forma esecutiva fa presumere la liberazione, salva la prova contraria (art. 1237,
2° comma, c.c.); è una presunzione relativa.

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In entrambi i casi la consegna deve essere volontaria, quindi l’effetto liberatorio
non si verifica se il creditore eccepisca in giudizio che egli abbia subito violenza o dolo o era
incapace.

La remissione del debito:

- comporta la perdita del diritto di credito e l’estinzione della corrispondente


obbligazione;

- perde l’efficacia estintiva del debito in caso di opposizione da parte del debitore, ossia
quando questi dichiara in un congruo termine di non voler profittare della remissione del
debito (art. 1236 c.c.).

d) La compensazione

La compensazione in generale è l’elisione di due reciproche obbligazioni fino al limite della


loro concorrenza.

Al fine di evitare due adempimenti separati e il rischio di adempiere senza ricevere la


prestazione, il Codice civile prevede che quando due persone sono obbligate l’una verso l’altra,
i due debiti si estinguono per le quantità corrispondenti (art. 1241 c.c.).

La compensazione è un modo di estinzione dell’obbligazione satisfattivo in quanto


estingue le obbligazioni e realizza i crediti.

La legge prevede tre tipi di compensazione: legale, giudiziale e volontaria.

La compensazione legale ha luogo di diritto quando tra due persone intercorrono l’una
verso l’altro debiti pecuniari od omogenei, certi, liquidi ed esigibili (art. 1243 c.c.).

Si richiede:

- l’omogeneità delle prestazioni: i debiti devono avere per oggetto entrambi una somma
di denaro o una quantità di cose fungibili dello stesso genere;

- la liquidità di entrambi i crediti: il credito è liquido quando l’ammontare del credito sia
determinato o determinabile mediante operazioni di mero conteggio aritmetico;

- l’esigibilità dei crediti: non è esigibile il credito sottoposto a condizione sospensiva


prima che questa si sia verificata o a termine prima che il termine sia scaduto.

Per quanto attiene gli effetti della compensazione, l’estinzione dei due debiti opera sin dal
giorno della loro coesistenza automaticamente per effetto della legge, ma il giudice non può

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rilevare d’ufficio la compensazione e spetta alla parte che vuole farla valere l’onere di
sollevare in giudizio l’eccezione di compensazione, opponendo in compensazione il proprio
credito (art. 1242, 1° comma, c.c.).

La compensazione giudiziale è quella pronunciata dal giudice su richiesta di parte


quando il debito della controparte opposto in compensazione non è liquido, ma di pronta e
facile liquidazione (art. 1243, 2° comma, c.c.).

Qualora nel corso di un giudizio sia invocato un credito liquido ed esigibile, e l’altra parte
opponga in compensazione un suo credito omogeneo ed esigibile, ma non ancora liquido, il
giudice può dichiarare l’estinzione dei due debiti fino alla quantità corrispondente a condizione
che il credito opposto sia di facile e pronta liquidazione.

La compensazione opera per effetto della sentenza che ha carattere costitutivo.

La compensazione volontaria è quella negoziale che ha titolo nella volontà delle parti a
prescindere dai requisiti della compensazione legale o giudiziale (art. 1252 c.c.).

Essa:

- può essere diretta ad estinguere determinati rapporti obbligatori;

- ovvero può fissare le condizioni necessarie e sufficienti per il prodursi dell’effetto


compensativo tra le parti (patto di compensazione futura).

Esistono crediti che non ammettono compensazione (art. 1246 c.c.):

- i crediti per la restituzione di cose di cui il proprietario sia stato ingiustamente spogliato;

- i crediti per la restituzione di cose depositate o date in comodato;

- i crediti dichiarati impignorabili;

- i crediti per i quali vi è stata rinuncia preventiva alla compensazione del debitore;

- i crediti per i quali è stabilito un divieto di compensazione dalla legge (es. i crediti
alimentari art. 447 c.c.).

La compensazione non è ammessa tra una obbligazione civile ed una obbligazione naturale.

e) La confusione

La confusione estingue l’obbligazione quando le posizioni di debitore e di creditore si


riuniscono definitivamente nella stessa persona (art. 1253 c.c.).

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La confusione è un modo di estinzione dell’obbligazione satisfattivo in quanto, quando
le qualità di creditore e debitore si riuniscono nella stessa persona, il creditore non riceve al
prestazione che non può pretendere da se stesso, ma comunque è liberato dall’obbligo di
adempiere e tale liberazione comporta che la prestazione dovuta rimane nel suo patrimonio.

Le ipotesi in cui ha luogo la riunione nella stessa persona della qualità di debitore e di
creditore possono verificarsi:

- per successione mortis causa: quando il creditore diviene erede del debitore o
viceversa;

- per successione a titolo particolare nel credito e nel debito: es.: cessione di
azienda e cessione di credito.

Gli effetti della confusione sono:

- l’ estinzione dell’obbligazione;

- l’estinzione delle garanzie;

- la non operatività in pregiudizio dei terzi che hanno acquistato diritti di usufrutto e di
pegno sul credito (art. 1254 c.c.).

Deve precisarsi che in riferimento a diritti reali limitati (superficie, enfiteusi, usufrutto, uso,
abitazione, servitù), la confusione si dice consolidazione: è la riunione nella stessa persona
del diritto di proprietà e del diritto reale limitato che si estingue; es. l’usufruttuario diventa
proprietario del bene che prima aveva in usufrutto; l’usufrutto si estingue (art. 1014, n. 2
c.c.).

f) L’impossibilità sopravvenuta della prestazione

L’impossibilità sopravvenuta è la situazione impeditiva dell’adempimento che il debitore


non è in grado di superare né di prevenire con l’ordinaria diligenza richiestagli.
Il Codice civile prevede che l'obbligazione si estingue quando, per causa non imputabile al
debitore, la prestazione diventa impossibile (art. 1256, 1° comma, c.c.).

L’impossibilità sopravvenuta è un modo di estinzione dell’obbligazione non satisfattivo,


in quanto si estingue l’obbligazione, ma non viene soddisfatto l’interesse del creditore.

Perché si abbia estinzione dell’obbligazione e conseguente liberazione del debitore


l’impossibilità deve essere:

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- oggettiva: l’impedimento deve riguardare la prestazione in sè e per sè e non le vicende
soggettive del debitore; impossibile oggettivamente è la prestazione che nessun debitore
potrebbe eseguire. Non costituiscono impossibilità fatti che rendono difficile per il debitore
l‘adempimento dell’obbligo; es. la mancanza dei mezzi finanziari per realizzare la prestazione
promessa. Pertanto l’impossibilità non può aversi nelle :

- obbligazioni pecuniarie: tale prestazione è sempre possibile;

- obbligazioni generiche: il debitore avrà sempre la possibilità di adempiere


cose dello stesso genere; es.: il debitore anche se la merce che aveva nei
suoi magazzini è perita, può sempre procurarsene dell’altra;

- obbligazioni negative: la prestazione consiste in un non fare che per sua


natura non è suscettibile di impossibilità sopravvenuta;

- sopravvenuta: l’impossibilità deve essere sopravvenuta, ossia verificarsi dopo la


conclusione del negozio; una prestazione impossibile sin dall’origine rende impossibile il
sorgere del rapporto obbligatorio perché il negozio da cui deriva è nullo (art. 1346 c.c.);

- assoluta: l’impossibilità consiste in un impedimento che non è superabile in alcun modo,


come avviene per caso fortuito o forza maggiore, ossia quando si verifica una fatto
accidentale e non prevedibile o si compie un atto anche umano che impedisca al debitore di
adempiere; es. il perimento della cosa dovuta rende impossibile la consegna di quella cosa;

- totale: l’impossibilità deve riguardare tutta la prestazione e rendere completamente


irrealizzabile l’interesse creditorio; se la prestazione è divenuta impossibile solo in parte il
debitore si libera dall’obbligazione eseguendo la prestazione per la parte che è rimasta
possibile (art. 1258, 1° comma, c.c.);

- definitiva: l’impossibilità è definitiva quando l’impedimento è irreversibile o si ignora se


possa venire meno; se l’impossibilità ha carattere temporaneo, perché l’impedimento deriva
da una causa prevedibilmente transitoria, il debitore è esonerato dalla responsabilità per il
ritardo nell’adempimento; es. impossibilità temporanea per uno sciopero; tuttavia
l'obbligazione si estingue se l'impossibilità perdura fino a quando, in relazione al titolo
dell'obbligazione o alla natura dell'oggetto, il debitore non può più essere ritenuto obbligato a
eseguire la prestazione ovvero il creditore non ha più interesse a conseguirla (art. 1256, 2°
comma, c.c.).

All’impossibilità sopravvenuta, il legislatore equipara lo smarrimento di una cosa


determinata, oggetto della prestazione dovuta, anche quando non possa esserne provato il
perimento e sempre che lo smarrimento non sia imputabile al debitore (art. 1257 c.c.).

Se la prestazione ha per oggetto una cosa determinata e questa diviene impossibile par
causa imputabile ad un terzo, il debitore non incorre in responsabilità, ma è tenuto a dare al
creditore quanto abbia conseguita dal terzo a titolo di risarcimento, ed al creditore è concesso

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di far valere direttamente contro il terzo i diritti che nei confronti di questo spettano al debitore
(art. 1259 c.c.).

Il creditore, quindi, subentra nel diritto di risarcimento o di indennizzo verso il terzo in


modo che il debitore non si arricchisca del risarcimento che gli spetta, senza adempiere
l’obbligazione che è diventata impossibile; es. il creditore potrà agire contro colui che,
distruggendo la cosa, ha causato l’impossibilità della prestazione del debitore.

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