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UNISU - Facoltà di Giurisprudenza

DIRITTO PRIVATO
Docente: Alessandro Martini

15° MODULO DIDATTICO


L’inadempimento delle obbligazioni

Sommario: a) La nozione e la disciplina dell’inadempimento. – b) La mora


del debitore. - c) I rimedi contro l’inadempimento. Il risarcimento del danno. –
c) La clausola penale. La caparra.

a) La nozione e la disciplina dell’inadempimento

L’inadempimento è la mancata o inesatta esecuzione della prestazione dovuta.

Il mancato od inesatto adempimento può dipendere:

- da cause non imputabili al debitore: in tal caso l’obbligazione si estingue per


impossibilità sopravvenuta (art. 1256 c.c.) e non si ha un inadempimento imputabile al
debitore; perché si abbia estinzione dell’obbligazione e conseguente liberazione del debitore
deve trattarsi di impossibilità:

- oggettiva deve riguardare la prestazione in sé e per sé e non le vicende


soggettive del debitore;

- assoluta: l’impossibilità deve essere tale da non consentire in alcun modo di


adempiere; es.: caso fortuito o forza maggiore;

-totale l’impossibilità deve riguardare tutta la prestazione; se la prestazione è


divenuta impossibile solo in parte, il debitore si libera dall’obbligazione eseguendo la
prestazione per la parte che è rimasta possibile (art. 1258 c.c.);

-definitiva: solo l’impossibilità definitiva e non temporanea determina l’estinzione


dell’obbligazione.

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- da cause imputabili al debitore: in tal caso l’inadempimento è imputabile al debitore
e da ciò deriva la sua responsabilità.

Al riguardo il Codice civile dispone che «il debitore che non esegue esattamente la
prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l'inadempimento o il
ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non
imputabile» (art. 1218 c.c.).

L’art. 1218 c.c. prevede la responsabilità contrattuale del debitore che è la soggezione
del debitore alle sanzioni per l’inadempimento.

Si discute se tale responsabilità sia:

- soggettiva: l’inadempimento deve essere imputabile a titolo di dolo o di colpa al


comportamento del debitore, come ritiene la dottrina tradizionale e prevalente; il debitore
non è responsabile, e quindi colpevole, se prova che la mancata esecuzione della prestazione
non è dovuta a dolo o colpa;

- oggettiva: è sufficiente il solo fatto che la prestazione non è eseguita, e non si deve
tener conto degli elementi soggettivi del dolo o colpa del debitore; il debitore può solo provare
che l’obbligazione si è estinta per oggettiva impossibilità della prestazione.

Presupposti dell’inadempimento sono:

- l’esistenza di una obbligazione valida; non si ha inadempimento quando manca


l’esecuzione di una obbligazione naturale, o l'inosservanza di un semplice onere;

- la certezza dell’obbligazione: l’obbligazione non deve essere sottoposta a condizione


sospensiva perché in pendenza di tale condizione il debitore non è tenuto ad adempiere;

- l’attualità del tempo della prestazione: l’obbligazione non deve essere soggetta a
termine iniziale, ma deve essere adempiuta senza dilazione di tempo dal debitore.

Principio fondamentale in tema di responsabilità è l’imputabilità del soggetto


inadempiente.

L’inadempimento è imputabile quando:

- il soggetto abbia la capacità di intendere e di volere;

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- il soggetto sia

- in dolo perché non vuole intenzionalmente eseguire la prestazione

- o in colpa perché per negligenza o trascuratezza non adempie


all’obbligo;

- tra comportamento del debitore e inadempimento dell’obbligazione si ha un nesso o


rapporto di causalità: il primo è causa dell’effetto del secondo.

L’inadempimento imputabile può essere:

- assoluto (o definitivo): la prestazione non è stata ancora adempiuta, ma ormai


l'adempimento non potrà più verificarsi; in tal caso alla prestazione originariamente dovuta si
sostituisce la prestazione consistente nel risarcimento del danno sofferto dal creditore;

- inesatto: la prestazione eseguita differisce quantitativamente o qualitativamente da


quella dovuta;

- relativo: il debitore non ha ancora eseguito la prestazione dovuta, ma l'adempimento,


sebbene in ritardo, può ancora avvenire; in tal caso l’obbligo di risarcire il danno al creditore si
aggiunge alla prestazione originaria, che continua però ad essere dovuta.

b) La mora del debitore

La mora del debitore (mora debendi) è il ritardo nell’adempimento dell’obbligazione


imputabile al debitore.

Presupposti della mora sono:

- la scadenza del termine per l’esecuzione delle prestazione;

- l’imputabilità del ritardo a dolo o colpa del debitore,

- la richiesta del creditore (costituzione in mora), salvo che tale richiesta non è
necessaria.

In base alla richiesta del creditore si distingue:

- la mora per intimazione (mora ex persona): si ha con un atto di costituzione in mora


che deve essere compiuto mediante intimazione per mezzo di ufficiale giudiziario o richiesta
fatta per iscritto (art. 1219, 1 ° comma c.c.) quando:

- il debito è pagabile presso il debitore (obbligazione querable);

- manca il termine per l'adempimento ed il creditore non l’ha fatto fissare dal
giudice;

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- la mora di diritto (mora ex re): si ha automaticamente senza una richiesta formale da
parte del creditore quando (art. 1219, 2° comma, c.c.):

- il debito deriva da fatto illecito;

- il debitore ha dichiarato per iscritto di non volere eseguire l'obbligazione;


- è scaduto il termine, se la prestazione deve essere eseguita al domicilio del creditore.

Gli effetti della mora debendi sono:

- la perpetuatio obligationis: il debitore che è in mora non è liberato per la


sopravvenuta impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile, se non
prova che l'oggetto della prestazione sarebbe ugualmente perito presso il creditore (art. 1221,
1° comma, c.c.);

- l’obbligo di pagamento degli interessi moratori sulle somme dovute anche se non
erano dovuti precedentemente e anche se il creditore prova di non aver sofferto alcun danno
(art. 1224, 1° comma, c.c.);

- l’interruzione della prescrizione del diritto del creditore (art. 2943,4° comma,
c.c.);

- il risarcimento del danno che deve pagare il debitore a favore del creditore
danneggiato dal ritardo.

c) I rimedi contro l’inadempimento. Il risarcimento del danno

In linea generale i rimedi sono i mezzi di tutela delle posizioni giuridiche.

I rimedi contro l’inadempimento sono generali e specifici.

Rimedi generali sono:

- l’esecuzione coattiva, mediante la quale il creditore può ottenere l’attuazione coattiva


del suo diritto;

- l’azione di adempimento, mediante la quale il creditore può ottenere la condanna del


debitore ad adempiere;

- il risarcimento del danno, mediante il quale il creditore chiede la compensazione


pecuniaria del danno (risarcimento per equivalente) o la sua rimozione diretta (risarcimento in
forma specifica).

Rimedi specifici sono quelli previsti in materia di contratto e che tutelano la parte nei
contratti a prestazioni corrispettive e sono:

- la risoluzione del contratto (art. 1453 c.c.);

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- la sospensione dell’adempimento in via cautelare (art. 1461 c.c.);

- l’eccezione di inadempimento (art. 1460 c.c.).

L’obbligo di risarcire il danno è sancito dal Codice civile a carico del debitore che non
prova che l'inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione
derivante da causa a lui non imputabile (art. 1218 c.c.).

L’obbligazione risarcitoria deriva dall’inadempimento imputabile e

- si sostituisce all’obbligazione originaria, se l’inadempimento è assoluto e


definitivo;

- si aggiunge all’obbligazione originaria, nell’ipotesi di mora del debitore o di


adempimento inesatto.

Il risarcimento del danno, consiste

- nella compensazione pecuniaria del danno: risarcimento per equivalente;

- o nella sua rimozione diretta: risarcimento in forma specifica.

Il risarcimento del danno deve comprendere (art. 1223 c.c.):

- il danno emergente: è la perdita effettiva subita per la mancata prestazione;

- il lucro cessante: è il mancato guadagno che il creditore avrebbe realizzato se avesse


utilizzato la prestazione ottenuta.

Il danno è risarcibile se è conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento o del


ritardo: deve sussistere un nesso di casualità tra inadempimento e danno risarcibile.

Ne deriva che:

- in caso di concorso del fatto colposo del creditore nella causazione del danno il
risarcimento è diminuito in proporzione della gravità della colpa e dell’entità delle conseguenze
che ne sono derivate (art. 1227, 1° comma, c.c.);

- in caso in cui il danno è stato comunque causato dal debitore, ma il creditore


avrebbe potuto evitarlo usando l’ordinaria diligenza, il risarcimento non sarà dovuto
(art. 1227, 2° comma, c.c.).

Se l'inadempimento o il ritardo è colposo e non dipende dal dolo del debitore i danni
risarcibili sono limitati a quelli prevedibili nel tempo in cui è sorta l'obbligazione (art. 1225
c.c.).

La prevedibilità del danno si ha quando nel momento in cui è sorta l’obbligazione, era
possibile prevedere che l’inadempimento o il ritardo avrebbe comportato, sotto il profilo
quantitativo e qualitativo, quel pregiudizio lamentato dal creditore.

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Se tale valutazione non era possibile il danno sarà considerato imprevedibile.

Se l'inadempimento o il ritardo è stato doloso cioè con l’intenzione di ledere il diritto del
creditore, il debitore è tenuto a risarcire anche i danni imprevisti e imprevedibili.

Il risarcimento del danno presuppone la determinazione del suo ammontare ossia la


liquidazione del danno.

Il creditore deve provare l’esistenza e l’ammontare del danno.

La liquidazione può essere:

- legale: quando è stabilita dalla legge; es. in caso l’inadempimento delle obbligazioni
pecuniarie il danno è liquidato nella misura degli interessi al tasso legale;

- convenzionale: quando è stabilita con una clausola penale, o successivamente,


mediante accordo tra le parti successivamente all’adempimento;

- giudiziale: quando mancano elementi per provare il danno nel suo preciso
ammontare; in tal caso il giudice procede con valutazione equitativa (art. 1226 c.c.).

E’ nullo qualsiasi patto che esclude o limita preventivamente la responsabilità del debitore
per dolo o per colpa grave (clausole di esonero della responsabilità art. 1229 c.c.).

c) La clausola penale. La caparra

Il vincolo obbligatorio può essere rafforzato con una clausola penale e con una caparra
confirmatoria.
Questi sono istituti che hanno la funzione di esercitare una coazione nei confronti del
debitore, il quale viene spinto ad adempiere per evitare conseguenze dannose.

La clausola penale è quella con cui si conviene che in caso di inadempimento o ritardo
nell’adempimento, uno dei contraenti è tenuto ad una determinata prestazione (art. 1382, 1°
comma, c.c.), di solito il pagamento di una somma di denaro.

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Tale clausola ha una funzione:

- coercitiva: nel senso di indurre il debitore ad adempiere al fine di evitare il


pagamento della prestazione promessa;

- risarcitoria: realizza una liquidazione preventiva, convenzionale e forfettaria dei


danni derivanti dall’inadempimento,

- punitiva: il debitore inadempiente deve pagare la penale indipendentemente


dalla prova del danno (art. 1382, 2° comma, c.c.); il debitore deve pagare la penale non
perché ha procurato un certo danno, ma perché così è stato convenzionalmente stabilito.

Per quanto attiene alla disciplina della clausola penale il Codice civile prevede:

- la risarcibilità del danno ulteriore: le parti possono convenire che il danno


ulteriore dovrà essere risarcito (art. 1282, 2° comma, c.c.);

- il divieto di cumulo: il creditore può scegliere tra il pagamento della penale e la


prestazione principale, ma non può domandare entrambe (art. 1383 c.c.);

- la riduzione della penale: la penale può essere diminuita equamente dal giudice se
l’obbligazione principale è stata eseguita in parte ovvero se l’ammontare della penale è
manifestamente eccessivo avuto riguardo all’interesse che il creditore aveva
all’adempimento (art. 1384 c.c.).

La caparra confirmatoria è una clausola in forza della quale una parte dà all’altra una
somma di denaro o una quantità di altre cose fungibili al momento della conclusione del
contratto.

La caparra confirmatoria ha una funzione:

- confirmatoria: conferma l’esistenza di un contratto, perché fa presumere l’esistenza


di un contratto al quale essa è collegata;

- di acconto: consiste in un anticipo della prestazione dovuta;

- di indennizzo: rafforza il diritto del creditore al risarcimento e determina


preventivamente l’ammontare dei danni conseguenti all’adempimento dell’obbligazione
principale.

In particolare:

- se il contratto viene adempiuto la caparra deve essere restituita o imputata alla


prestazione dovuta;

- in caso di inadempimento (art. 1385, 2° comma, c.c.):

- se inadempiente è la parte che ha dato la caparra l’altra può recedere dal


contratto e ritenere la caparra;

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- se inadempiente è la parte che l’ha ricevuta, l’altra può recedere dal contratto
ed esigere il doppio della caparra;

in entrambi i casi la parte non inadempiente può agire in via ordinaria per
ottenere l’esecuzione o la risoluzione del contratto, oltre il risarcimento del danno (art. 1385,
3° comma, c.c.).

La caparra confirmatoria non va confusa e va distinta dalla:

- caparra penitenziale: è la clausola in forza della quale, al momento della


conclusione del contratto, una parte dà all’altra una somma di denaro (o una quantità di
altre cose fungibili) che non rappresenta una cautela contro l’inadempimento, ma ha la sola
funzione di corrispettivo del recesso dal contratto; in questo caso, il recedente perde la
caparra data o deve restituire il doppio di quella che ha ricevuta (art. 1386 c.c.);

- multa penitenziale: è la clausola in forza della quale una parte promette all’altra
una somma di denaro (o una quantità di altre cose fungibili) in corrispettivo dell’attribuzione
della facoltà di recesso dal contratto; la multa ha effetti obbligatori perché la prestazione
promessa sarà eseguita solo al momento del recesso dal contratto (art. 1373, 3° comma,
c.c.).