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Inflazione, disinflazione Capitolo 16

e disoccupazione

Nell'ottobre del 1979 la Fed decise di ridurre la crescita della moneta e di di-
minuire l'inflazione, che era ormai vicina al 14% all'anno . Cinque anni più tardi,
• dopo una profonda recessione, l'inflazione era scesa a meno del 4% all'anno .
Questo capitolo è dedicato alla relazione tra crescita della moneta, inflazione
• attività economica . I paragrafi 1 e 2 sviluppano un modello che lega inflazione,
produzione e disoccupazione . II paragrafo 3 discute strategie di disinflazione al-
ternative, in linea con il dibattito avvenuto negli Stati Uniti alla fine degli anni
Settanta . Ora però abbiamo un vantaggio rispetto ai macroeconomisti di quel
tempo : il senno di poi . Possiamo osservare le politiche che sono state attuate e gli
effetti che hanno prodotto . A questo è dedicato l'ultimo paragrafo .

Inflazione, produzione e disoccupazione


Per analizzare le interazioni tra inflazione, produzione e disoccupazione, si
devono tenere a mente tre relazioni .
• La prima, che abbiamo presentato nel capitolo 15, è la curva di Phillips,
la relazione tra disoccupazione e variazione dell'inflazione .
• La seconda, la legge di Okun, è la relazione tra crescita della produzione e
variazione della disoccupazione .
• La terza, che riflette il comportamento della domanda aggregata, è la rela-
zione tra crescita della produzione, crescita della moneta e inflazione .
In questo paragrafo analizziamo singolarmente ciascuna relazione . Nel para-
grafo 2 vedremo le loro implicazioni congiunte .

1 .1 . La curva di Phillips : disoccupazione e variazione dell'infla-


zione

Una maggiore disoccupazione porta ad una minore inflazione . Più specifica-


mente, nel capitolo 15 abbiamo visto che la relazione tra inflazione, inflazione at-
tesa e disoccupazione può essere scritta come segue (equazione [15 .7]) :

[16 .1] Tt = 7 ', - a(u, - u„)

L'inflazione dipende dall'inflazione attesa e dalla deviazione della disoccupazione


dal suo tasso naturale .

394 CAPITOLO 16

Abbiamo anche visto che oggi negli Stati Uniti l'inflazione attesa sembra esse-
re ben approssimata dall'inflazione dell'anno precedente, per cui possiamo sosti-
tuire 7-, con ,, _ . Quindi, la relazione tra inflazione e disoccupazione prende la
f orma :

[16 .2] vr; - T. _ 1 = - a(u; - u„)

Una disoccupazione superiore al tasso naturale provoca una riduzione dell'infla-


zione ; una disoccupazione inferiore al tasso naturale invece fa aumentare l'infla-
zione . Il parametro a descrive l'effetto della disoccupazione sulla variazione del-
l'inflazione . (_)ggi, negli Stati Uniti, a è più o meno uguale a 1 (1,15 per la preci-
sione) . Questo significa che un tasso di disoccupazione superiore dell'1 % rispetto
al tasso naturale per un anno, provoca una riduzione del tasso di inflazione di
circa 1'1 % . Ci riferiremo a questa relazione come alla curva di Phillips 1 .

1 .2 . La legge di Okun : crescita della produzione e variazione del-


la disoccupazione
Nel capitolo 13, quando abbiamo scritto la relazione tra disoccupazione e
produzione, abbiamo introdotto due ipotesi utili ma molto restrittive, Abbiamo
assunto che la produzione e l'occupazione si muovessero insieme, in particolare .
che Y fosse semplicemente uguale a N . Abbiamo anche assunto che la forza lavo-
ro L fosse costante, per cui variazioni dell'occupazione si riflettevano in variazio-
ni della disoccupazione di egual misura ma di segno opposto .
Dobbiamo ora rimuovere queste ipotesi, dopo averne analizzato le conse-
guenze per la relazione tra tasso di crescita della produzione e tasso di disoccu-
pazione . Poiché produzione e occupazione si muovono insieme, un aumento
dell'1 % della produzione produce un aumento dell'1 % dell'occupazione . E poi-
ché le variazioni dell'occupazione si riflettono in variazioni opposte della disoccu-
pazione, un aumento dell'i% dell'occupazione produce una riduzione dell'1%
del tasso di disoccupazione' . Se indichiamo con g,, il tasso di crescita della pro-
duzione, allora, sotto le nostre due ipotesi, vale la seguente relazione :

[16 .3] ur - III - t = -& :

La variazione del tasso di disoccupazione dovrebbe essere uguale all'opposto del


tasso di crescita della produzione . Se la crescita della produzione è, ad esempio,
del 4%, allora il tasso di disoccupazione dovrebbe diminuire del 4% .
Confrontiamo questa relazione con la relazione effettiva tra crescita della pro-
duzione e variazione del tasso di disoccupazione, nota come legge di Okun . La

1 Sarebbe più logico chiamarla «relazione di Phillips» e riservare il termine «curva di Phil-
lips» alla curva che la rappresenta . Ma è tradizione usare «curva di Phillips» per indicare
l'equazione [16 .21, per cui in seguito faremo lo stesso .
2 Approfondimento . Quest'ultimo passaggio è corretto solo approssimativamente . Ricor-
diamo che la definizione di tasso di disoccupazione è tr 1-N%L . Quindi, se la forza lavoro è
fissa, ;1u=-=-(-5N/NI(N/L), dove l'ultima uguaglianza si ottiene moltiplicando e divi-
dendo per N. Se N/L è uguale, ad esempio, a 0,95, un aumento dell'1% dell'occupazione ridu-
ce il tasso di disoccupazione dello 0 .95% . Il risultato del testo è costruito approssimando N/L
con I . per cui un aumento dell'1 %, della disoccupazione riduce il tasso di disoccupazione
dell' 1 % .

INFLAZIONE E DISOCCUPAZIONE 395

3 FIG. 16 .1 . Variazione
del tasso didingccu-
pazione e della cresca_
2
ta della produzione
negli Stai Uniti

Un'alta crescita della


produzione è associa-
ta a una riduzione del
tasso di disoccupazio-
ne ; viceversa, una
c bassa crescita della
produzione è associa-
ta a un aumento del
tasso di disoccupa-
zione.

Forth Us Department
of Labor, Bureau
of Labor Statistics ;
1 1 Natio :,al Income and
0,0 25 5 .0 Product - ccour.t .

Crescita della produzione `% .i

figura 16 .1 mostra la variazione del tasso di disoccupazione in funzione del tasso


di crescita della produzione negli Stati Uniti per ogni anno a partire dal 1960 .
Essa riporta anche la retta di regressione che meglio approssima la nuvola di
punti . L'equazione della retta è :

[16 .4] ti. - ti,- i = -0,4(g.;, - 3'%)

L'equazione [16 .4] presenta due differenze rispetto alla [16 .3] .
In primo luogo, la crescita annua della produzione deve essere almeno del
3 % per evitare un aumento del tasso di disoccupazione . La ragione di tale diffe-
renza risiede nei due fattori che finora abbiamo tralasciato, la crescita della forza
lavoro e la crescita della produttività del lavoro .
Supponiamo che la forza lavoro aumenti dell'1% all'anno . Per mantenere co-
stante il tasso di disoccupazione, l'occupazione deve crescere allo stesso tasso del-
la forza lavoro, cioè dell'1 % all'anno .- Supponiamo inoltre che la produttività del
lavoro - la produzione per occupato - aumenti del 2% all'anno . Quindi un tasso
di crescita dell'occupazione dell'1°r0 comporta un tasso annuo di crescita della
produzione di 1 % + 2 % = 3% . In altre parole, per mantenere costante la disoc-
cupazione, la crescita della produzione deve essere uguale al 3% .
Negli Stati Uniti, in effetti, la somma dei tassi di crescita della forza lavoro e
della produttività del lavoro è stata pari al 3 % in inedia dal 1960, ed è per que-
sto motivo che sul lato destro dell'equazione [16 .4] appare quel 30'0 . In seguito
chiameremo tasso normale di crescita della produzione il tasso di crescita neces-
sario a mantenere un tasso di disoccupazione costante .
In secondo luogo, il coefficiente della deviazione della crescita della produ-
zione dal suo tasso normale è uguale a -0,4, invece che -1 come nell'equazione
[16 .3]. In altre parole, una crescita della produzione superiore dell'1% al tasso
normale produce una riduzione del tasso di disoccupazione solo dello 0,4% e
non dell' 1 % . Le ragioni che spiegano questo fatto sono due .
1) A seguito di deviazioni della crescita della produzione dal suo tasso nor-
male, le imprese aggiustano l'occupazione in misura meno che proporzionale . Più
396 CAPITOLO 16

precisamente, un aumento dell'1% della produzione al di sopra del normale pro-


duce un aumento solo dello 0,6% del tasso di occupazione . Una ragione è che
alcuni lavoratori sono necessari a prescindere dal livello di produzione . Ad esem-
pio, il reparto contabilità di un'impresa richiede più o meno lo stesso numero di
dipendenti, indipendentemente dal fatto che l'impresa stia vendendo più o meno
del normale . Un'altra ragione è che l'addestramento di nuovi lavoratori è costoso,
per cui le imprese preferiscono, in periodi di elevata domanda, chiedere ai propri
impiegati del lavoro straordinario piuttosto che assumerne altri e, in periodi di
crisi, tenere i propri dipendenti piuttosto che licenziarli . Tale risposta delle im-
prese in periodi di crisi viene indicata con il termine inglese labor hoarding (che
significa accaparramento di manodopera) .
2) Un aumento del tasso di occupazione non produce una riduzione uno a
uno del tasso di disoccupazione . Più specificamente, un aumento dello 0,6% del
tasso di occupazione comporta una riduzione solo dello 0,4% del tasso di disoc-
cupazione . La ragione risiede nell'aumento della partecipazione al lavoro . Quan-
do l'occupazione aumenta, non tutti i nuovi posti sono occupati dai disoccupati .
Alcuni posti vanno a chi era classificato fiori della forza lavoro, in quanto non uf-
ficialmente in cerca di un impiego . Quando le prospettive di trovare lavoro mi-
gliorano, alcuni lavoratori scoraggiati - classificati fuori della forza lavoro - riac-
quistano coraggio : iniziano a cercare attivamente un impiego e diventano ufficial-
mente disoccupati .
Usando lettere piuttosto che numeri, possiamo scrivere la relazione tra cresci-
ta della produzione e variazione del tasso di disoccupazione come :

16 .51 u,
- u,_1 = -l3(gyr -g y.)

dove g .; è il tasso normale di crescita dell'economia (circa il 3 % per gli Stati Uniti)
e il parametro /3 ci dice di quanto una crescita oltre il normale si rifletta in una ri-
duzione del tasso di disoccupazione . Negli Stati Uniti, (3 è uguale a 0,4 . I dati di al-
tri paesi sono contenuti nel quadro La legge di Dura in diversi paesi .

FOCUS

La legge di Okun in diversi paesi cenziamenti . Ci si dovrebbe quindi aspettare


che il coefficiente sia diverso tra paesi, e infat-
Il coefficiente /3 della legge di Okun de- ti lo è . La tabella 1 mostra la stima del coeffi-
scrive l'effetto sul tasso di disoccupazione di ciente J3 per alcuni paesi OCSE . La prima co-
deviazioni della crescita della produzione dal lonna dà le stime di (3 basate sui dati dal 1960
tasso normale . Un valore di 0,4, ad esempio, al 1980 . Gli Stati Uniti hanno il coefficiente
ci dice che una crescita della produzione più alto, seguiti dalla Germania, dal Regno
dell'l% superiore al normale per un anno ri- Unito e dal Giappone .
duce il tasso di disoccupazione di 0,4 punti L'ordine dei paesi nella prima colonna è
percentuali . coerente con quanto sappiamo circa il compor-
Il coefficiente [3 dipende in parte dalle de- tamento delle imprese e la struttura della rego-
cisioni delle imprese riguardo alle modalità di lamentazione di assunzioni e licenziamenti in
aggiustamento dell'occupazione in seguito a questi paesi . Il coefficiente /3 in Giappone è
deviazioni temporanee della produzione . Que- più piccolo che negli altri paesi considerati . In-
ste decisioni dipendono a loro volta da fattori fatti, dal capitolo 15 sappiamo che le imprese
quali l'organizzazione interna dell'impresa e i giapponesi offrono tiri alto grado di sicurezza
vincoli legali e sociali alle assunzioni e ai li- dell'impiego, per cui le variazioni della produ-

INFLAZIONE E DISOCCUPAZIONE 397

TAB . 1 . Coefficienti della legge di Okun in di- governo per la rescissione del contratto di la-
versi paesi nel corso del tempo voro - spiegano perché i coefficienti stimati
per i due paesi europei siano compresi tra
Paese 1960-80 1981-94
quelli del Giappone e degli Stati Uniti .
Stati Uniti 0,40 0,47
La seconda colonna dà le stime basate sui
Germania 0,27 0.42 dati dal 1981 al 1994 . Il coefficiente è ovun-
Regno Unito 0,17 0,49 que più elevato e ciò è di nuovo coerente con
Giappone 0,15 0,23
quanto sappiamo circa il comportamento del-
Fonte : Nostre stinte . le imprese e la legislazione sul lavoro . La
maggior concorrenza sui mercati reali registra-
ta sin dai primi anni Ottanta ha indotto le im-
zione hanno poco impatto sull'occupazione e prese, in gran parte dei paesi, a ridurre il loro
quindi sulla disoccupazione . Il coefficiente più impegno alla sicurezza dell'impiego . Inoltre,
elevato, invece, si registra negli Stati Uniti, le restrizioni legali ad assunzioni e licenzia-
dove ci sono pochi vincoli legali e sociali all'ag- menti sono state notevolmente allentate . En-
giustamento dell'occupazione da parte delle trambi questi fattori hanno provocato un au-
imprese . Sempre le restrizioni legali ai licenzia- mento della risposta della disoccupazione alle
menti - dall'indennità di licenziamento alla ne- fluttuazioni della produzione, e quindi un
cessità di ottenere l'autorizzazione legale dal maggior valore di /3 .

1 .3 . La domanda aggregata : crescita della produzione, crescita


della moneta e inflazione
Finora ci siamo concentrati sul lato dell'offerta aggregata, su come la disoccu-
pazione influenzi l'inflazione, e su come le variazioni della produzione influenzi-
no a loro volta la disoccupazione . Ora ci chiediamo cosa determini queste varia-
zioni della produzione e, in particolare, come esse dipendano dall'inflazione .
Questo richiede un'analisi del lato della domanda aggregata dell'economia .
Il legame cruciale qui è l'effetto dei saldi monetari reali stalla produzione .
Uno dei temi ricorrenti in questo libro è stato che le variazioni dell'offerta reale
di moneta influenzano la domanda, che a sua volta influisce sulla produzione . I
canali sono di volta in volta diversi e dipendono dal fatto che l'economia sia
aperta o chiusa al resto del mondo . In un'economía chiusa, un aumento dei saldi
monetari reali provoca una riduzione del tasso di interesse e un aumento della
domanda e della produzione . In un'economia aperta con tassi di cambio flessibili,
un aumento dei saldi monetari reali provoca sia una riduzione del tasso di inte-
resse, sia un deprezzamento, che portano entrambi ad un aumento della doman-
da e della produzione .
Nel capitolo 14 abbiamo scritto la domanda aggregata come una relazione tra
produzione, offerta reale di moneta, spesa pubblica e imposte (equazione [14 .2]) .
Per concentrarci sulla relazione tra offerta reale di moneta e produzione, ignore-
remo le variazioni di tutti i fattori diversi dai saldi monetari reali, e scriveremo
l'equazione di domanda aggregata semplicemente come :

M
y,
- y P,

dove y è un parametro positivo . Questa equazione assume che la domanda di


beni, e quindi la produzione, sia proporzionale all'offerta reale di moneta . Questa

398 CAPITOLO 16

semplificazione ci facilita il compito. i n quanto coglie proprio quello che qui ci


interessa, cioè che aumenti dei saldi monetari reali fanno aumentare la domanda
e la produzione, e viceversa, riduzioni dei saldi monetari reali fanno diminuire la
domanda e la produzione .
Sarà più utile lavorare con questa stessa relazione espressa in termini di tassi
di crescita . Come prima, indichiamo con g ;. il tasso di crescita della produzione .
Sia g,,,,, il tasso di crescita dello stock nominale di moneta e r, il tasso di crescita
dei prezzi - il tasso di inflazione . Dall'equazione precedente segue che :

[16.61 g v, _ 9,,;. -

Il tasso di crescita della produzione è uguale al tasso di crescita dello stock nomi-
nale di moneta meno il tasso di inflazione' . Quando l'inflazione è uguale al tasso
di crescita della moneta, i saldi monetari reali sono costanti e così pure la do-
manda e quindi la produzione (ricordiamo che manteniamo costanti tutti gli altri
fattori diversi dai saldi monetari reali) : la crescita della produzione è uguale a
zero . Supponiamo, tuttavia, che l'inflazione sia molto maggiore rispetto al tasso
di crescita nominale della moneta . Allora, i saldi monetari reali diminuiscono sta-
bilmente, provocando una riduzione della domanda di beni e quindi una costante
riduzione della produzione : la crescita della produzione è negativa .
In sintesi, l'equazione di domanda aggregata comporta che, data la crescita
della moneta, quanto maggiore è il tasso di inflazione, tanto minore sarà il tasso
di crescita della produzione .

® Il lungo periodo
Cerchiamo ora di mettere insieme le tre relazioni tra inflazione, disoccupazio-
ne e crescita della produzione che abbiamo derivato nel paragrafo 1 .
La prima è la curva di Phillips, che mette in relazione la variazione dell'infla-
zione con la deviazione del tasso di disoccupazione dal suo tasso naturale (equa-
zione [16 .2]) :
7r, - ;~_ , = - a(u, - u,;)

La seconda è la legge di Okun, che mette in relazione la variazione del tasso di


disoccupazione con la deviazione della crescita della produzione dal suo tasso
normale (equazione [16.51) :
-(3(g,1 -, }

La terza è l'equazione della domanda aggregata, che mette in relazione la crescita


della produzione con la differenza tra crescita dello stock nominale di moneta e
inflazione (equazione [16 .61) :

gs, = g,n, - ?i..

Il nostro compito per il resto del capitolo sarà di trarre le conseguenze di queste
tre relazioni per il comportamento di inflazione, produzione e disoccupazione . L-

, 3 fornisce un ripasso su come passare dai livelli ai tassi di crescita . L'equa-


zione [16 .6] è derivata come applicazione della Proposizione 8 dell'appendice .

INFLAZIONE E DISOCCUPAZIONI . 399

più facile lavorare a ritroso nel tempo, iniziando con l'analisi del lungo periodo,
per passare poi alla descrizione del processo di aggiustamento e della dinamica .
In questo paragrafo ci occupiamo del lungo periodo . Ci chiediamo : cosa determi-
na l'inflazione, la produzione e la disoccupazione nel lungo periodo? E come
queste tre variabili dipendono dal tasso di crescita della moneta? Supponiamo,
ad esempio, che la banca centrale decida di ridurre il tasso annuo di crescita del-
la moneta dal 10 al 3% . Quali saranno gli effetti di lungo periodo di questa ridu-
zione della crescita della moneta sull'inflazione, sulla crescita della produzione e
sulla disoccupazione?
Ipotizziamo che nel lungo periodo la banca centrale mantenga un tasso di
crescita della moneta costante e chiamiamolo g,, , . Possiamo quindi procedere in
tre passaggi .
1) Nel lungo periodo, il tasso di disoccupazione deve tornare a un qualche
valore costante : non può aumentare o diminuire per sempre . Quindi, dalla legge
di Okun, e dalla condizione secondo la quale la variazione del tasso di disoccu-
pazione è uguale a zero, segue che nel luneeo pcrloJo la produzione deve crescere
al suo tasso n nireale, k . . . Solo quando g ., allora ii, = ti,_ .
2) Se la produzione cresce al suo tasso normale, l'equazione di domanda ag-
gregata comporta che :
= -„

o, equivalentemente :
=g,, -7
er

Nel lungo periodo, l'inflazione è uguale alla crescita dello stock nominale idi mone-
. meno Ll crescit a normale della produzione . Sarà utile chiamare la crescita dello
H

stock nominale di moneta meno la crescita normale della produzione crescita ag-
giustata dello stock nominale di moneta, per cui il nostro risultato può essere
espresso come segue : nel lungo periodo, l'inflazione deve essere uguale alla cresci-
ta aggiustata dello stock nominale di moneta . Supponiamo, ad esempio, che la cre-
scita dello stock nominale di moneta sia uguale al 10% e che la crescita normale
della produzione sia il 3% . Allora l'inflazione sarà uguale al 10% -3% =7% .
Un modo per pensare a questo risultato è il seguente : un livello di produzione
maggiore comporta un maggior livello di transazioni e quindi una domanda reale
di moneta più elevata . Se la produzione cresce al 3 % all'anno, allora per soddisfa-
re la maggior domanda, l'offerta reale di moneta dovrà crescere anch'essa del 3
all'anno . Se lo stock nominale di moneta cresce a tiri tasso diverso dal 3 % all'an-
no, la differenza deve riflettersi in inflazione (o deflazione) . Ad esempio, se la mo-
neta nominale cresce del 10%, allora l'inflazione deve essere uguale al 7% .
Ne segue che, nel lungo periodo, l'inflazione si muove uno a uno con la cre-
scita della moneta : se la crescita della moneta aumenta dell'1%, la crescita aggiu-
stata della moneta sale anch'essa dell'1 %, e quindi anche l'inflazione cresce
dell'1% . Citando Milton Friedman (nel lungo periodo) liullazíoiie è sembro e eo-
unc,ue nn fieno„ nc, tn n cne io . In altre parole, fattori quali il potere monopoli-
stico delle imprese, la forza dei sindacati, i disavanzi di bilancio, il prezzo del pe-
trolio, e così via, non hanno alcun effetto sull'inflazione nel lungo periodo, a meno
che non provochino una maggiore crescita dello stock nominale di moneta'.

} La specificazione «a meno che» è importante . Quando nel capitolo 24 studieremo gli


episodi di iperinflazione, vedremo che il disavanzo fiscale spesso conduce alla creazione di mo-
neta, e quindi a una maggior crescita della moneta nominale .

400 CAPITOLO 16

Ft 1(, .2 . Inflazione e
I l '1T1M7iOnCn,-1

Nel lungo periodo, la


disoccupazione è c
uguale al tasso natu-
rale, e l'inflazione è
B
uguale alla crescita Sm - 8,

aggiustata della mo-


neta .

Tasso di disoccupazione . u

3) Arriviamo infine alle conseguenze della curva di Phillips . Abbiamo appena


visto che se la crescita della moneta è costante, l'inflazione è anch'essa costante .
Ma come ci dice la curva di Phillips, perché l'inflazione sia costante, il tasso di
disoccupazione deve essere uguale al suo tasso naturale . Questo è il nostro terzo
i
risultato : n,1 11! Il . ;t~ ~~ J1~0ii'.lli~ ;l/1~ - I1 li`.1Ltl' ai O 1_ 1ILI1'a~t_
C'a

Come abbiamo visto nel capitolo 13, questo tasso naturale dipende dalla struttu-
ra degli accordi salariali, dal grado di concorrenza sui mercati dei beni, dal siste-
ma di sussidi alla disoccupazione, dal prezzo del petrolio, e così via . Ma esso non
dipende dalla crescita della moneta .
Riassumiamo i nostri risultati con l'aiuto di una figura . La figura 16 .2 riporta
il tasso di disoccupazione sull'asse orizzontale e il tasso di inflazione sull'asse ver-
ticale . Nel lungo periodo, il tasso di disoccupazione è uguale al suo tasso natura-
le . L'economia deve quindi trovarsi in qualche punto sull'asse verticale con
u = tt,; . L'inflazione è uguale alla crescita aggiustata della moneta - il tasso di cre-
scita dello stock nominale di moneta meno il tasso normale di crescita della pro-
duzione . Questo è rappresentato dalla retta orizzontale in corrispondenza di
IT=g»: - g, .
Una riduzione della crescita dello stock nominale di moneta da g„J a g;, spo-
sta la retta orizzontale verso il basso, muovendo l'equilibrio dal punto A al punto
B . Il tasso di inflazione diminuisce nella stessa misura della riduzione della cresci-
ta della moneta . Non c'è alcuna variazione del tasso di disoccupazione, né della
crescita della produzione . Nel capitolo 14 abbiamo visto che variazioni del livello
dello stock nominale di moneta erano neutrali : esse non avevano alcun effetto
sulla produzione nel lungo periodo, ma provocavano una variazione uno a uno
del livello dei prezzi . Questo risultato si estende qui alle variazioni del tasso di
crescita dello stock nominale di moneta . Nel lungo periodo, le variazioni del tasso
nominale di crescita della moneta sono anch'esse neutrali : esse non influenzano
né la crescita della produzione, né il tasso di disoccupazione, ma producono una
variazione proporzionale del tasso di inflazione .
Dopo aver analizzato il lungo periodo, possiamo ora occuparci della dinamica
dell'aggiustamento . I prossimi due paragrafi sono dedicati all'aggiustamento del-
l'inflazione, della produzione e della disoccupazione a seguito di una riduzione
della crescita della moneta .

INFLAZIONI : I : DISOCCUPAZION I 401

® Un'analisi della disinflazione


Supponiamo che l'economia sia nel suo equilibrio di lungo periodo : la disoc-
cupazione è al suo livello naturale, e la crescita della produzione è sufficiente a
mantenere stabile la disoccupazione . Il tasso di inflazione però è elevato, e c'è un
consenso crescente circa la necessità di una sua riduzione .
Questa è più o meno la situazione che gli Stati Uniti dovettero affrontare nel
1979 . II tasso di disoccupazione era del 5,8% . La crescita del PuL era del 2,5% .
Ma l'inflazione (misurata dal CPi) era arrivata al 13,3% . Il problema che la banca
centrale si poneva non era più l'opportunità di ridurre l'inflazione, ma quanto ve-
loce avrebbe dovuto essere il ritmo del rientro . La riduzione dell'inflazione dove-
va essere graduale - pochi punti percentuali all'anno per un certo numero di
anni - o immmediata? Questo è il problema di cui ci occuperemo tra poco .

3 .1 . Un primo passo
Iniziamo introducendo la seguente ipotesi : dopo la variazione della politica
monetaria, chi fissa i salari continua a formare le proprie aspettative nello stesso
modo di prima, per cui la relazione tra tasso di inflazione e tasso di disoccupa-
zione è sempre data dall'equazione [16 .21 :

Ir,,- 17,_ t = -a(u,-u„)

Questa equazione chiarisce che la disinflazione - cioè una riduzione dell'inflazio-


ne - può essere ottenuta solo al costo di una disoccupazione più elevata . Affin-
ché il lato sinistro dell'equazione sia negativo - cioè, affinché l'inflazione diminui-
sca - il termine (u, - u„) deve essere positivo : il tasso di disoccupazione deve ec-
cedere il suo tasso naturale .
L'equazione in realtà ha un'implicazione molto più forte e piuttosto sorpren-
dente . Definiamo punto annuale di eccesso di disoccupazione la differenza di un
punto percentuale tra il tasso effettivo e il tasso naturale di disoccupazione per
un anno . Ad esempio, se il tasso naturale è uguale al 6%, un tasso effettivo di di-
soccupazione del 9% per quattro anni consecutivi corrisponde a 12 [= 4 (9 - X

6)1 punti annuali di eccesso di disoccupazione .


Supponiamo ora che la banca centrale voglia ridurre l'inflazione di x punti
percentuali . Per semplificare le cose, usiamo i numeri . Supponiamo che la banca
centrale voglia ridurre l'inflazione dal 1 .4 al 4%, per cui x è uguale a 10 . Assu-
miamo anche che a sia uguale a 1 .
L'equazione [16.21 ci dice che la banca centrale può raggiungere il suo obiet-
tivo tollerando, ad esempio, un anno di disoccupazione superiore del 10% rispet-
to al suo tasso naturale . In questo caso, il lato destro dell'equazione è uguale a
-10%, e quindi il tasso di inflazione diminuisce del 10%, in un anno . Oppure
essa può raggiungere lo stesso obiettivo tollerando due anni di disoccupazione
del 5%> superiore al suo tasso naturale . Durante ciascuno di questi due anni, il
lato destro dell'equazione è uguale a -5%,, per cui il tasso di inflazione diminui-

5 Questo solleva la questione dell'origine di questa avversione all'inflazione, quando la

crescita è pari al tasso naturale e la disoccupazione pure . Prima di discutere a fondo i costi
dell'inflazione e di capire perché le autorità di politica economica tentino di ridurre l'inflazione
a tutti i costi, dobbiamo fare qualche altro passaggio . Lo faremo nel capitolo 19 .


402 CAPITOLO 16

sce del 5% all'anno, cioè del 10% in due anni . Analogamente, essa può tollerare
cinque suini di disoccupazione del 2% superiore al tasso naturale, o dieci anni di
disoccupazione dell'1% superiore al tasso naturale .
Si noti che in ciascuno di questi casi il numero di punti annuali di eccesso di
disoccupazione è lo stesso . cioè 10 : 1 X 10 nel primo scenario, 2 x 5 nel secon-
do, 10 x 1 nell'ultimo . La conclusione che ne deriva è immediata : la banca cen-
trale può scegliere la distribuzione dell'eccesso di disoccupazione nel corso del
tempo . m a non può variare il numero di punti annuali di eccesso di disoccupa-
zione che sono necessari per raggiungere l'obiettivo prefissato . Possiamo formula-
re questa conclusione in un altro modo . Definiamo il sacrifice ratio (termine in-
glese che significa tasso di sacrificio) come il numero di punti annuali di eccesso
di disoccupazione necessari a ottenere una riduzione dell'1% dell'inflazione .
L'equazione 116 .2] comporta quindi che questo tasso è indipendente dalla politi-
ca economica ed è semplicemente pari a 1/a . Se a è approssimativamente vicino
a 1, come suggerisce la curva di Phillips stimata, allora il sacrifice ratio è anch'es-
so più o meno uguale a 1 .
Il fatto che il numero di punti annuali di eccesso di disoccupazione necessari
a ridurre il tasso di inflazione sia fisso non significa però che la velocità della di-
sinflazione sia irrilevante . Supponiamo che il tasso naturale di disoccupazione sia
del 6% e che a sia uguale a 1 . Se l'obiettivo è una riduzione dell'inflazione del
10%, raggiungerlo in un solo anno significa che la disoccupazione deve salire al
16% per un anno :
T. - T, _ t = -a(u. - u„)
-10% = -1(ii, - 6%%)
16% = u,

Data la legge di Okun (equazione 116 .5]), e prendendo un valore di 0,4 per P e
un tasso normale di crescita della produzione del 3%, significa che la crescita
della produzione in quell'anno deve essere uguale a -22% :

ii, -11, t = -/3(g, ., - 9 1. )

16%-6% =-0,4(g,,,-3%)
10`% =-0,4(g,.,-3%)
-22%) - 9 VI

Ci sembra giusto sottolineare che i macrocconomisti non sono affatto sicuri di


cosa succederebbe se la politica monetaria provocasse una riduzione tanto estre-
ma della produzione, e siamo sicuri che gran parte di loro non sarebbero disposti
a provare . L'aumento del tasso aggregato di disoccupazione indurrebbe, come ab-
biamo visto nel capitolo 13, tassi di disoccupazione estremamente elevati in alcu-
ni gruppi della popolazione - soprattutto giovani e lavoratori non qualificati . Un
elevato tasso di disoccupazione tra questi gruppi non causerebbe solo perdite di
benessere enormi, ma anche cicatrici permanenti nella società° . Il brusco crollo
della produzione provocherebbe probabilmente anche un certo numero di banca-
rotte, con cileni negativi duraturi sull'attività economica .

a Approfondimento . Questo suggerisce che una disoccupazione molto elevata può avere
elletti duraturi sul tasso naturale . Questa sarà proprio una delle questioni che esamineremo
trattando la disoccupazione europea nel capitolo 23 .
INFLAZIONE E DISOCCUPAZIONE 403

TAB . 16 .1 . Progettare la dismfazaone (%)


:Anno

Prima Disínllazionc Dopo

0 1 3 4 5 6 5 S

Inflazione 14 12 10 6 4 4 4 4
Tasso di disoccupazione 6 8 8 8 8 8 6 6 6
Crescita della ;jroduzione 3 -2 3 3 > 3 8 3
Crescita della moneta no:ruia_e 17 10 13 11 9 1 12 î

Un approccio più ragionevole sembra essere quello di ottenere una disinfla-


zione nel corso di un certo numero di anni . ivla in che modo dovrebbe essere
congegnata questa disíntlazíone? Chiaramente, la banca centrale non controlla di-
rettamente né l'inflazione né la disoccupazione . Quello che controlla è la crescita
della moneta' . Vediamo allora quale dovrebbe essere il sentiero di crescita della
moneta che permette di raggiungere la disinflazione desiderata .
Supponiamo che la banca centrale decida di ridurre l'inflazione dal 14 al 4%
in cinque anni . Seguiamo lo stesso esempio numerico di prima . La crescita nor-
male della produzione è del 3% . Il tasso naturale di disoccupazione è del 6% . Il
parametro a nella curva di Phillips è uguale a 1 ; il parametro /3 nella legge di
Okun è uguale a 0,4. La tabella 16 .1 mostra come derivare il sentiero di crescita
della moneta necessario a ottenere questa disinflazione .
Nell'anno 0, prima della disinflazione, la crescita della produzione è pari al
suo tasso normale del 3% e la disoccupazione è al suo tasso naturale, 6% . L'in-
flazione è al 14% . La crescita dello stock nominale di moneta è pari al 17% .
Quindi, i saldi monetari reali crescono a un tasso pari a 17 % - 14% = 3%, ugua-
le alla crescita della produzione . La decisione è di ridurre l'inflazione al 4% in
cinque anni, iniziando dall'anno 1 .
11 modo più semplice per trovare il sentiero di crescita della moneta necessa-
rio a ottenere questa disinflazione, è iniziare dal sentiero di inflazione desiderato,
trovare i sentieri di disoccupazione e di crescita della produzione e, infine, deri-
vare il sentiero di crescita della moneta .
La prima riga della tabella 16 .1 dà il sentiero di inflazione desiderato . L'infla-
zione parte dal 14% prima del cambiamento di politica monetaria, si riduce del
2% all'anno dall'anno 1 all'anno 5 e poi rimane al 4% .
La seconda riga da il sentiero di disoccupazione derivato dalla curva di Phillips .
Se l'inflazione deve diminuire del 2% all'arido e a = 1, l'economia deve accettare
cinque anni di disoccupazione superiore del 2% al suo tasso naturale
(5 x 2% = 10%, la riduzione desiderata dell'inflazione) . Quindi, dall'anno 1 al-
l'anno 5, il tasso di disoccupazione deve essere uguale a 6% + 2% = 8% .
La terza riga dà il sentiero di crescita della produzione . Dalla legge di Okun
sappiamo che l'aumento iniziale della disoccupazione richiede una minor crescita
della produzione . Sotto l'ipotesi che /3 sia uguale a 0,4, un aumento iniziale del
2% della disoccupazione richiede che la crescita della produzione sia inferiore
del 2/c)/0,4 = 5 rispetto al normale . Dato un tasso normale dí crescita del 3 %>,
nell'anno i l'economia deve quindi presentare un tasso di crescita di 3 -5 % =
-2%. Dall'anno 2 all'anno 5, la crescita deve procedere a un tasso sufficiente a

Anche in questo caso, come abbiamo visto nel capitolo 4, ciò che controlla non è lo
stock di moneta rna la base monetaria . Qui ignoriamo questa complicazione .
404 CAPITOLO 16

mantenere il tasso di disoccupazione costante all'8% . Quindi, la produzione deve


crescere al suo tasso normale del 3% . In altre parole, dall'anno 2 all'anno 5,
l'economia cresce a un tasso normale, ma ha un tasso di disoccupazione che ec-
cede il tasso normale del 2% . Poi, una volta ottenuta la disinflazione, nell'anno 6
servirà un boom per riportare la disoccupazione al suo livello normale . Per ridur-
re il tasso di disoccupazione del 2% in un anno, la crescita deve eccedere il suo
tasso normale del 2%/0,4=5% . L'economia deve quindi crescere a un tasso del
3 % +5% =8 0,o per un anno .
La quarta riga d à il sentiero di crescita della moneta . Dall'equazione di do-
manda aggregata (equazione [16 .6]) sappiamo che la crescita della produzione è
uguale alla crescita nominale della moneta meno l'inflazione o, equivalentemente,
che la crescita nominale della moneta è uguale alla crescita della produzione più
l'inflazione . Quindi, sommando i valori dell'inflazione nella prima riga ai valori
della crescita della produzione nella terza riga, otteniamo il sentiero richiesto per
il tasso di crescita nominale della moneta . A prima vista esso sembra sorprenden-
te : la crescita della moneta scende rapidamente nell'anno 1, poi sale ( :li nuovo,
poi diminuisce ancora lentamente per tre anni e infine risale nell'anno successivo
alla disinflazione . Nonostante queste strane sembianze, la sua spiegazione è facile .
Per iniziare la disinflazione, la banca centrale deve indurre un aumento della
disoccupazione . Questo richiede una brusca contrazione della crescita della mo-
neta nell'anno 1 . La riduzione della crescita nominale della moneta - dal *17 al
10% - è molto maggiore della riduzione dell'inflazione dal 14 al 12% . Il risultato
è quindi un crollo del tasso di crescita dei saldi monetari reali, quindi una dimi-
nuzione della domanda e della produzione, che a sua volta fa aumentare il tasso
di disoccupazione .
Nei quattro anni successivi, la politica monetaria è volta a mantenere la di-
soccupazione all'8%, senza aumentarla ulteriormente . La crescita nominale della
moneta, quindi, deve consentire alla domanda e alla produzione di crescere al
loro tasso normale . In altre parole, la crescita nominale della moneta è fissata
pari all'inflazione più il tasso normale di crescita del 3% . Poiché l'inflazione di-
minuisce - a causa dell'elevata disoccupazione - lo stesso accade allo stock nomi-
nale di moneta.
Alla fine della disinflazione, la banca centrale deve lasciare che la disoccupa-
zione torni al suo tasso naturale . Nell'anno 6 genera quindi un aumento isolato
della crescita della moneta per poi tornare, dall'anno 7 in poi, ad un tasso infe-
riore di crescita della moneta .
La figura 16 .3 mostra il sentiero della disoccupazione e dell'inflazione compa-
tibile con questo sentiero di disinflazione . Nell'anno 0, l'economia si trova nel
punto /l : il tasso di disoccupazione è del 6% e il tasso di inflazione del 14% . Gli
anni da 1 a 5 sono gli anni della disinflazione, durante i quali l'economia si muo-
ve da A a B . La disoccupazione è più elevata del tasso naturale, causando una
costante riduzione dell'inflazione . Quest'ultima diminuisce fino al 4% . Dall'anno
6 in poi, l'economia rimane nel punto C, con una disoccupazione pari di nuovo
al tasso naturale e con un tasso di inflazione del 4% . Nel lunooo ocriodo,h ;.re-
;citadella moneta c l intlazi u e sono minori,e il tasso di disoccupazione elacre-
scita della produzionnc sono_turnati al tasso normale ; questo è il risultato di neu-
tralità che abbiamo ottenuto nel paragrafo 2 . Tuttavia, la transizione a una cresci-
tainteriore della moneta eann,i minor inflazioned isso>ciata aun periodo di
nìig~gi0r soecL Vizio 1 ..
Il sentiero di disinflazione disegnato nella figura 16 .3 è solo uno dei tanti
possibili . Avremmo anche potuto osservare un sentiero con un aumento della di-
soccupazione solo all'inizio e poi una costante riduzione verso il tasso naturale .


INFLAZIONE E DISOCCUPAZIONE 405

16 FIG. 16 .3 . 5cntic ::o ili


Anno 0 :~Ìn :1 ;tZ i !iC .

14 A Cinque anni di disoc-


cupazione superiore
12 Anno 1 al tasso naturale con-
sentono un calo per-
c
.1n
4
lo • Anno 2 manente dell'infla-
C
v zIone .
8 • Anno 3
.
-

6 • Anno 4

4 (: •Anno 6lo+ • Anno 5


13
2 I I I I
2 4 6 8 ut
Tasso di disoccupazione

In questo caso non ci sarebbe stato quell'aumento isolato della crescita della mo-
neta che si verifica alla fine del nostro scenario (l'anno 6 nella tabella 16 .1) . Op-
pure avremmo potuto osservare un sentiero in cui la banca centrale riduce il tas-
so di crescita della moneta dal 14 al 4% in una volta sola, lasciando che l'infla-
zione e la disoccupazione si aggiustino nel tempo',
Tutti i sentieri possibili condividono però una stessa caratteristica : il costo
della disoccupazione - cioè, il numero di punti annuali di eccesso di disoccupa-
zione - è lo stesso in tutti gli scenari . In altre parole, lt disoccupazione deve ri-
mancre al ili sopra del suo livello naruraiv per un .ammontarc complessivo
C1C111,, o12-, ' I' U :ì l iaii oo ji ìi1111 11 i 1 Il I1 . a i 1 L;itlîl IC:-i 11 liìaa ;'li'i

La nostra analisi è molto simile a quella effettuata dagli economisti della FFed
alla fine degli anni Settanta . Il modello econometrico che utilizzarono, al pari di
molti modelli econometrici in uso a quel tempo, condivideva la nostra stessa ipo-
tesi che la politica economica potesse scegliere la distribuzione temporale, ma
non il numero di punti annuali di eccesso di disoccupazione . In seguito, chiame-
remo questo modo di procedere approccio tradizionale . Questo approccio è stato
messo in discussione da due gruppi di economisti dell'accademia . Vediamo quali
sono state le loro argomentazioni .

3 .2. Aspettative e credibilità : la critica di Lucas


Le conclusioni del primo gruppo erano basate sul lavoro di Robert Lucas e
Thomas Sargent dell'Università di Chicago . In quella che è ormai nota come cri-
tica di Lucas, egli faceva notare che, nel tentativo di prevedere gli effetti di un
forte cambiamento di politica economica, potrebbe essere molto fuorviante pren-
dere come date le relazioni stimate sulla base di dati passati .
Nel caso della curva di Phillips, prendere l'equazione [16 .2] come data equi-
vale ad assumere che chi fissa i salari continui ad aspettarsi che l'inflazione futura
sia uguale a quella passata, cioè che il meccanismo di formazione delle aspettative

8 Approfondimento . Se disegnate gli effetti di una diminuzione istantanea dei tasso di cre-
scita della moneta dal 14 al troverete che esso comporta un sentiero complesso di inflazio-
ne e disoccupazione, con l'inflazione che scende al di sotto del suo nuovo livello di lungo pe-
riodo per un certo periodo di tempo .
406 CAPITOLO tc

non si modifichi in seguito al cambiamento di politica economica . Secondo Lucas


questa è un'ipotesi del tutto arbitraria : perché mai chi fissa i salari non dovrebbe
tener conto del cambiamento di politica economica? Se essi credono che la banca
centrale si sia impegnata a ridurre l'inflazione, si aspetteranno un'inflazione mi-
nore rispetto al passato . Se riducono le loro aspettative di inflazione, a sua volta
questo farà diminuire l'inflazione effettiva senza dover incorrere in una prolunga-
ta recessione .
La logica dell'argomentazione eli l .ucas è evidente dall'equazione [16 .1] :

iT r = ~`- a(trr -ti e )

Se chi fissa i salari continuasse a formare le aspettative di inflazione sulla base


dell'inflazione passata ( T, _ -w, 1 ), allora l'unico modo per ridurre l'inflazione sa-
rebbe attraverso una disoccupazione più elevata per un certo periodo di tempo ;
questo è il meccanismo che abbiamo illustrato prima . Ma se invece chi fissa i sa-
lari si convincesse che l'inflazione sarà più bassa di prima, ridurrebbe le sue
aspettative di inflazione . Questo a sua volta ridurrebbe l'inflazione effettiva. senza
richiedere necessariamente una variazione del tasso di disoccupazione . Ad esem-
pio, se chi fissa i salari fosse convinto che l'inflazione scenderà al 4%, dopo esse-
re stata al 14%, per lungo tempo, le aspettative si aggiusterebbero di conseguen-
za, e l'inflazione scenderebbe al 4%> anch e in presenza di una disoccu Azione co-
stante al suo lasso n .nurale

7r , = ir -a(tr .-U,:)
4 %U = 4% - 0%

In altre parole, la crescita della moneta, l'inflazione e l'inflazione attesa potrebbe-


ro essere tutte ridotte senza bisogno di incorrere in una recessione .
In realtà, Lucas e Sargent non credevano che la disinllazione potesse davvero
avvenire senza alcun aumento della disoccupazione . Tuttavia, Sargent, osservando
l'evidenza storica sul costo in termini di disoccupazione associato alla fine di nu-
merosi episodi di inflazione molto elevata, concludeva che l'aumento della disoc-
cupazione potesse essere piuttosto contenuto . L'ingrediente essenziale per il suc-
cesso di una disinflazione, egli sosteneva, è la credibilità della politica monetaria
- la convinzione da parte di chi fissa i salari che la banca centrale stia davvero
impegnandosi a ridurre l'inflazione . Solo la credibilità può indurre un cambia-
mento nel meccanismo di formazione delle aspettative di chi fissa i salari . Inoltre,
egli affermava, è probabile che un programma cli disinflazione chiaro e rapido sia
più credibile di un programma protratto nel tempo, che offre molte opportunità
di capovolgimenti e di scontri politici lungo la strada .

3 .3 . Rigidità nominali e contratti


Una visione diversa è stata portata avanti da Stanley Fischer del Mrr, e da
John Taylor, allora alla Columbia University. Entrambi enfatizzavano la presenza
di rigidità nominali - il fatto che, nelle economie moderne, molti prezzi e salari
sono fissati in termini nominali per un certo periodo di tempo , e di solito non
vengono corretti in seguito a un cambiamento di politica economica .
Fischer affermava che, anche in presenza di credibilità, una riduzione troppo
rapida della crescita della moneta avrebbe aumentato la disoccupazione . Anche

INFLAZIONE F DISOCCUPAZIONE 40

15,0 FIG. 16 .4 . Disintlazio-


ne senza disoccupa-
12 .5
zione nel m(,dello.ii
Taylor.
In presenza di con
trattazioni salariali
scaglionate nel tempo,
la disintlazione deve
essere attuata lenta-
50
niente per evitare un
aumento della disoc-
cupazione .
2,5
Fo%tte : l . '1'avlor,
0,0 1
1 1 1 1 1 ' 1 1 i i i i i : 1 i i' 1 1
Umori tX'ate Settle-
-5 -4 -3 -2 -1 0 1 2 3 4 5 6
nrerrts D o iog a Dis-
8 9 10 11 ! 2 13 14 15 16 17 18
<flatior,•• . in «Amer-
Trimestri ican Economic Re-
vie«-», dicembre
1983, pp . 981-993 .

se la banca centrale convincesse i lavoratori e le imprese che la crescita della mo-


neta sarà inferiore, i salari fissati prima del cambiamento di politica rifletterebbe-
ro aspettative eli inflazione formatesi prima di quel momento . L'inflazione sareb-
be già stata inserita negli accordi salariali esistenti e non potrebbe essere ridotta
istantaneamente e senza costi . Perlomeno, sosteneva Fischer, una politica disinfla-
zionistica dovrebbe essere annunciata con sufficiente anticipo rispetto alla sua ef-
fettiva realizzazione, affinché il nuovo scenario sia considerato in sede di determi-
nazione dei salari .
L'argomentazione di Taylor andava oltre . Una caratteristica importante dei
contratti salariali è che essi non sono conclusi tutti allo stesso tempo, ma sono
scaglionati nel tempo . Taylor ha mostrato che, anche se l'impegno della banca
centrale è pienamente credibile, questo scaglionamento degli accordi salariali im-
pone forti limiti al ritmo della disinflazione, quando si voglia evitare una disoccu-
pazione elevata . Perché Se i lavoratori sono interessati al loro salario relativo -
cioè al livello del loro salario rispetto a quello degli altri lavoratori - ogni con-
tratto fisserà un salario in linea con gli altri salari in vigore a quel tempo . Una ri-
duzione troppo rapida della crescita nominale della moneta non porterebbe a
una riduzione proporzionale dell'inflazione . Piuttosto, i saldi monetari reali dimi-
nuirebbero, causando una recessione e un aumento del tasso di disoccupazione .
Prendendo in considerazione la distribuzione temporale dei contratti salariali
noli Stati Uniti, Taylor ha poi mostrato che, in presenza di una politica moneta-
ria pienamente credibile, c'era in effetti un sentiero di disinflazione compatibile
con una disoccupazione costante . Questo sentiero è riportato nella figura 16 .4 .
La disinflazione inizia nel primo trimestre e dura per 16 trimestri . Una volta
ra giunta, il tasso di inflazione, che prima era al 10%, è al 3% . La caratteristica
più sorprendente è la lentezza iniziale della disinflazione . Un anno (quattro tri-
mestri) dopo l'annuncio del cambiamento di politica, l'inflazione è ancora al
9,9% . Poi il processo diventa più rapido . Alla fine del terzo anno l'inflazione è
scesa al 4%, e alla fine del quarto anno la disinflazione desiderata è raggiunta .
La ragione della lentezza iniziale della disinflazione - e quindi della lenta ri-
duzione della crescita nominale della moneta - è immediata . I salari in vigore al
tempo dell'annuncio sono il risultato di decisioni prese prima del cambiamento
di politica, per cui il sentiero di inflazione dell'immediato futuro è in gran parte
predeterminato . Se la crescita nominale della moneta dovesse dimint .tire brusca-
mente, l'inflazione non potrebbe ridursi alla stessa velocità, e il risultato sarebbe
408 CAPITOLO 16

una riduzione dell'offerta reale di moneta e una recessione . Quindi, la politica


migliore per la banca centrale è di procedere lentamente all'inizio e annunciare
che il processo sarà più rapido in futuro . Questo annuncio induce a tener conto
del nuovo scenario nei nuovi accordi salariali . Quando la maggior parte dei salari
in vigore nell'economia è ormai frutto di decisioni prese dopo il cambiamento eli
politica economica, la disinflazione può procedere a un ritmo più veloce . Questo
è quello che succede nel terzo anno dopo l'annuncio .
Come Lucas e Sargent, Taylor non credeva che la disinflazione potesse davve-
ro essere ottenuta senza aumentare la disoccupazione . Egli si rendeva conto, in-
fatti, che il sentiero di disinflazione disegnato nella figura 16 .4 poteva non essere
credibile . L'annuncio che la crescita della moneta diminuirà dopo due anni può
infatti generare un grave problema di credibilità . Chi fissa i salari sarà infatti in-
dotto a chiedersi : se la banca centrale ha deciso di disinflazionare, perché aspet-
tare due anni? Senza credibilità, le aspettative potrebbero non cambiare, delu-
dendo la speranza di ottenere la disinflazione senza aumentare il tasso eli disoccu-
pazione . L'analisi di Taylor dà comunque due chiari messaggi : in primo luogo, le
aspettative sono potenzialmente importanti ; in secondo luogo, una disinflazione
lenta, ma credibile, potrebbe presentare costi inferiori a quelli derivanti dall'ap-
proccio tradizionale .
Tenendo a mente questa discussione, vedremo nel paragrafo 4 che cosa è suc-
cesso negli Stati Uniti dal 1979 al 1985 .

UN PASSO IN PIÙ

La curva di offerta di Lucas reali anche in un'economia in cui prezzi e sa-


lari siano perfettamente flessibili, cioè possano
Sinora abbiamo studiato gli effetti «reali» essere rivisti ogniqualvolta si verifica un muta-
della politica monetaria ponendoci dal punto mento di politica monetaria.
di vista di una banca centrale che voglia ri- Per dimostrarlo, presentiamo un modello
durre l'inflazione mediante una contrazione - noto come modello di Lucas - che descrive
dell'offerta di moneta evitando una recessio- un'economia in cui i prezzi e i salari sono per-
ne . Ma vi sono, evidentemente, altri casi in fettamente flessibili, ma gli individui che la
cui la banca centrale può voler usare la politi- abitano sono eterogenei, cioè sono diversi
ca monetaria per produrre effetti reali ; ad l'uno dall'altro . Il motivo della loro diversità
esempio quando l'economia è in recessione e sta nelle informazioni di cui dispongono, che
la banca centrale desidera accelerare il ritorno sono diverse dall'uno all'altro .
a condizioni di piena occupazione .
Il punto di partenza è comprendere per-
ché una variazione nell'offerta di moneta pos- Il modello delle isole di Lucas
sa modificare il livello di produzione e di oc-
cupazione nell'economia . Nel paragrafo pre- Considerate un'economia in cui vi è una
cedente abbiamo visto che un motivo per cui pluralità di produttori che producono beni si-
la politica monetaria può avere effetti reali è mili in mercati diversi . Ciascun produttore os-
la presenza di rigidità nominali . Un caso tipi- serva il prezzo nel proprio mercato, ma non
co si verifica nel mercato del lavoro, dove i negli altri, ignorando quindi il livello generale
salari nominali sono fissati per periodi di tem- dei prezzi . Potete pensare che produttori e
po relativamente lunghi e non vengono rivisti mercati siano localizzati su «isole» diverse e
ogni volta che cambia la politica monetaria . non comunicanti - per questo motivo il mo-
Ma questa non è la sola spiegazione possibile . dello è chiamato «modello delle isole di Lu-
La politica monetaria può produrre effetti cas» . Quindi se, ad esempio, un produttore

INFLAZIONE E DISOCCUPAZIONI : 409

osserva che il prezzo nel proprio mercato è scente del prezzo relativo p, - E(plp,,ì, come
aumentato, egli non comprende se è aumenta- indicato nell'equazione [l]°:
to soltanto il suo prezzo, oppure se sta cre-
scendo il livello generale dci prezzi . [1] t' ; = y[p i - E(plp,)1 con y > 0

dove E(plp ;)'' indica la stima del livello genera-


I prezzi le dei prezzi formulata dall'i-esimo produttore
quando dispone soltanto di informazioni rela-
In questa economia i prezzi (sia i prezzi tive a p, ma non a p . Se il produttore i-esimo,
nei singoli mercati sia il livello generale dei in base alla sua stima del livello generale dei
prezzi) sono variabili aleatorie", ciascuna con prezzi, ritiene che il prezzo relativo del bene
una media e una varianza . Il prezzo che si for- che egli produce sia aumentato, cioè se p i -
ma su ciascuna isola p, è, in media, uguale al E(pip i ) > 0, produrrà di più per approfittare
livello generale dei prezzi, p . La varianza dei del momento particolarmente favorevole .
prezzi nelle singole isole, che chiameremo u2, Nla come fa il produttore i-esimo a stimare
descrive quanto sono diversi i prezzi nell'eco- il livello generale dei prezzi? Egli osserva pi , e
nomia, cioè quanto grande è l'incertezza . Se per ipotesi conosce p e le due varianze o e
(r? è molto piccola, i prezzi non sono molto U2 . Con queste informazioni si può usare una
diversi da un'isola all'altra : il prezzo nell'isola regola statistica per costruire la stima di p':
i-esima è quindi una buona approssimazione
del livello generale dei prezzi . (T 2
CT
p+ P p.
Se invece cr-' è molto grande, osservare il E(p ~ i ) =
0,`pp+ 0-i cr 2 + cr'
prezzo nell'isola i-esima non dà pressoché alcu-
na informazione sul livello generale dei prezzi .
Anche il livello generale dei prezzi, p, è Se ora definiamo 0 o / ( u1 + 0.2) , possiamo
una variabile aleatoria che fluttua nel tempo . riscrivere la media condizionale di p come :
Indicheremo con p la sua media e con o la
sua varianza . La ragione per cui anche il livel- [2] E(plp,) = Op+(1-0)p i
lo generale dei prezzi è una variabile aleatoria
è ovvia . Se infatti fosse costante non vi sareb- Il parametro 0 ci dice quanto ciascun produt-
be più incertezza : prima o poi tutti conosce- tore si può fidare del prezzo che osserva nel
rebbero il livello generale dei prezzi, e i pro- proprio mercato per stimare il livello generale
duttori situati sulle singole isole non potreb- dei prezzi . Più piccolo è il valore di 0, più af-
bero confondere variazioni nel livello generale fidabile è il prezzo osservato nel singolo mer-
dei prezzi con variazioni nei prezzi relativi . cato . Vi sono due casi in cui 0 ---> 0 . In en-
Insomma, non vi sarebbe più alcuna incertez- trambi i casi, osservare il prezzo in una singo-
za rilevante . la isola è sufficiente per costruire una buona
stima del livello generale dei prezzi . Il primo
caso si verifica quando cr - -> 0 :, ossia, vi è
I_a funzione di produzione della singola impresa poca variabilità dei prezzi nell'economia, e os-
servare il prezzo in un singolo mercato dà
Supponiamo che la funzione di offerta molta informazione sul livello generale dei
dell'i-esimo produttore sia una funzione ere- prezzi . Chiameremo questo il caso di una pie-

Certamente avrete già incontrato le variabili aleatorie nel corso di statistica .


I' In questo modello tutte le variabili sono espresse in logaritmi per avere espressioni lineari . E per questo
motivo che il prezzo relativo è indicato da una differenza, anziché da un rapporto .
Chi ha già studiato statistica riconoscerà che questa espressione è la media condizionale di p, cioè la me-
dia di p condizionata all'ínfo rni azione di cui dispone l'/-esimo produttore .
<i Anche qui chi conosce un po' di statistica riconoscerà che quella che scriveremo è l'espressione per calco-
lare la media condizionale di p, cioè la media di p costruita utilizzando, oltre al prezzo osservato, pi, altre tre infor-
mazioni : la media del livello generale dei prezzi p, la stia varianza c 2 e la varianza dei prezzo osservato, rr2 .

410 CAPITOLO 16

cola varianza microeconomica . ll secondo caso La regola monetaria


si verifica quando o-2,--> 00 : anche in questo
caso è una buona idea usare il prezzo osserva- Poiché siamo interessati a comprendere se
to nel proprio mercato come stima del livello in questa economia la politica monetaria abbia
generale dei prezzi, ma per un motivo diver- effetti reali, introduciamo una regola monetaria,
so . Se o- - 00, il livello generale dei prezzi è cioè un'equazione che descrive in che modo la
molto volatile, e quindi difficilmente prevedi- banca centrale regola l'offerta di moneta :
bile . Ogni stima è altrettanto buona - o al-
trettanto cattiva : tanto vale fidarsi del prezzo In =nz,+t
che si osserva nel proprio mercato . Chiamere-
mo questo il caso di una grande varianza ma- In base all'espressione precedente, la banca
CroeConO772Zca . centrale mantiene l a quantità eli moneta costan-
Infine, notate che se u?---> oc, cioè la va- te nel tempo (cioè pari al livello del periodo
rianza microeconomica è molto grande, allora precedente, m_,), ma, in ogni periodo, devia
e ---> 0 . Quindi, osservare il prezzo in un parti- dalla regola in modo imprevedibile : questo è il
colare mercato non serve per stimare il livello significato del termine e, variabile aleatoria di
generale dei prezzi : c'è troppa variabilità da media nulla . Come possiamo interpretare eco-
un'isola all'altra . nomicamente questo termine? e potrebbe rap-
A questo punto possiamo riscrivere la presentare shock non prevedibili nella politica
funzione di offerta del singolo produttore, so- monetaria, cioè deviazioni della banca centrale
stituendo l'equazione [2] nell'equazione [11 : dalla regola m = m_, : oppure potrebbe descri-
vere la difficoltà che la banca centrale incontra
rt = yO(p . - p) nel mantenere l'offerta di moneta costante .

Prezzi, produzione e politica monetaria

La prodzr iorze aggregata


Siamo così arrivati all'ultimo passo : la re-
lazione tra moneta e livello della produzione .
Per calcolare la produzione aggregata, os- Per costruire questa relazione dobbiamo pri-
sia la produzione media di tutte le imprese ma calcolare il livello di equilibrio dei prezzi
nell'economia, dobbiamo invece calcolare la nell'economia : lo facciamo calcolando l'equili-
media di _v; . Poiché già sappiano che la media brio nel mercato dei beni e cioè eguagliando
dei p : è p, possiamo scrivere : domanda e offerta aggregate :

y=YO(p - P) [3] ?n-p=yelp-c!

ove y indica la produzione aggregata . ossia :

I YO
[41 m+
1+ye l + ye p
La domanda aggregata

Per completare la descrizione di questa


economia, introduciamo la domanda aggrega- Rimane adesso da calcolare la media dei livello
ta. Lo facciamo seguendo quanto abbiamo vi- generale dei prezzi p . Per farlo usiamo l'ipote-
sto nel capitolo 14, con una semplificazione : si (íi aspettative razionali che abbiamo studiato
assumiamo che la domanda di moneta non di- nel quadro del capitolo 9 . Se i) i produttori co-
penda dal tasso di interesse, cioè che la curva noscono la regola monetaria - tranne, evi-
LAI sia verticale : dentemente, il termine non prevedibile t. ; ii)
conoscono le equazioni che determinano do-
y = m -p nanda e offerta ; e iii) si comportano razional-

INFLAZIONE E DISOCCUPAZIONE 411

mente, allora essi useranno tutte queste infor- mica . Se nell'economia vi è perfetta informa-
mazioni per calcolare 3 . ricavando': zione (0- 0), 1 produttori, pur potendo os-
servare solo il prezzo nella propria «isola»,
T) ='n_, conoscono perfettamente il livello generale dei
prezzi . Non confondono quindi quelle che in
Sostituendo questa espressione nell'equazione realtà sono variazioni nel livello generale dei
[4], che descrive l'equilibrio tra domanda e prezzi con variazioni nei prezzi relativi . Al
offerta, otteniamo : crescere di 0, cioè al crescere dell'incertezza
nell'economia, un aumento imprevedibile nel-
l'offerta di moneta, che fa aumentare il livello
[51 P =in_i+l+ generale dei prezzi, trae in inganno i produt-
1 YO E tori, i quali interpretano l'aumento dei prezzi
in ciascuna isola non come l'effetto locale del-
infine, sostituendo il valore trovato per p nella l'aumento del livello generale dei prezzi, ma
domanda aggregata si ha : coree una variazione nei prezzi relativi, e
quindi aumentano il livello di produzione . La
pendenza della curva di offerta aggregata di-
+0 0 £
[6] ti'= pende quindi da 0 : se 0 = 0 la curva di offerta
1y aggregata è verticale ; al crescere di (9 diventa
via via più orizzontale . Al limite, quando l'in-
Quest'ultima espressione mette chiaramente in certezza è molto grande la pendenza della
luce gli effetti della politica monetaria sul li- curva di offerta tende a y/(i + y) .
vello di equilibrio di produzione . L'equazione Questo modello ha due conseguenze im-
[6] ci dice che solo la componente imprevedi- portanti :
bile della politica monetaria, e, può influenza- 1) Solo variazioni inattese nell'offerta di
re il livello di produzione, mentre la compo- moneta possono avere effetti reali . In questa
nente perfettamente prevedibile, m_,, non ha economia, se la banca centrale annuncia che
alcun effetto reale . Come risulta dall'equazio- modificherà la regola monetaria e l'annuncio è
ne [5], un aumento della quantità di moneta creduto da tutti, il cambiamento di regola mo-
che i produttori sono in grado di prevedere - dificherà il livello dei prezzi, ma non avrà al-
in base alle informazioni di cui dispongono - cun effetto sul livello di produzione . Affinché
si trasmette per intero sul livello dei prezzi la politica monetaria abbia effetti reali è neces-
senza far variare il livello di produzione . Vice- sario non solo che essa sia inattesa, eia che
versa, una variazione dell'offerta di moneta nell'economia vi sia informazione imperfetta ;
che «sorprende» il settore privato si trasmette 2) Il modello offre un semplice esempio
in parte ai prezzi - nella misura di 1/(1 + y0) della Critica di Lucas che abbiano già incon-
(equazione [5]) - e in parte al livello di pro- trato in questo capitolo . Osservate l'espressio-
duzione - nella misura di vo/(1 + y0) (equa- ne che determina l'effetto, sul livello di pro-
zione [61) - facendo crescere entrambi . duzione, di una variazione inattesa nell'offerta
Gli effetti «reali» della politica monetaria di moneta : yO/(1 + y0)F . Il coefficiente che
sono quindi tanto maggiori quanto maggiore determina quanto sia grande questo effetto di-
è il valore del parametro y0/(1 + y0) . In altri pende da 0 . A sua volta, 0 dipende negativa-
termini, gli effetti «reali» della politica mone- mente da (r , la varianza del livello generale
taria dipendono dal valore di 0, ossia, per dei prezzi . Considerate ora la seguente situa-
quanto abbiamo detto prima, dalla varianza zione . Supponete che sino ad oggi la banca
microeconomics e dalla varianza macroccono- centrale abbia condotto una politica moneta-

Notate che in questo passaggio utilizzeremo due ipotesi relative alle informazioni di cui dispongono i
produttori : i) essi non conoscono e. ma sanno che questa variabile ha inedia nulla ; ii) essi sanno anche che la
media di p è. T) . Usando l'equazione '-31 otteniamo : p = ut , - f - y0( p - p» da cui, calcolandone la m edia. si
ha p=ì : +0-yM.p-p) e quindi p=ut_ ; .
4 12 CAPITOLO 16

ria molto stabile, rinunciando ad usare l'offer- livello generale dei prezzi aumenta quando la
ta di moneta per influenzare il livello di pro- banca centrale inizia a comportarsi con più
duzione: o ; sarà quindi piccolo e y0/1
.1 + yH) attivismo . Non è quindi possibile utilizzare
relativamente elevato . Da oggi, invece, la ban- l'esperienza passata, accumulata in un periodo
ca centrale decide di comportarsi in modo in cui la politica monetaria era stabile, per
più attivo, sorprendendo intenzionalmente il prevedere quale sarà l'effetto del passaggio ad
settore privato - e cioè producendo frequenti un maggior attivismo . Questa è l'intuizione
valori non nulli di e - nel tentativo di influen- importante di Robert Lucas . In altre parole,
zare il livello di produzione . Quale sarà l'ef- l'inclinazione della curva di offerta aggregata
fetto di queste sorprese? La risposta è un au- non è costante, ma dipende dal grado di attivi-
mento di cr i . Il valore di yO/ i 1 + y9) non è smo della politica monetaria . Se questo au-
quindi costante : si riduce quando la politica menta, la curva di offerta diventa più verticale
monetaria diventa più attiva - perché 6 è una e gli effetti reali della politica monetaria più
funzione decrescente di o , e la varianza del piccoli .

4. La disinflazione statunitense, 1979-85


Nell'agosto del 1979, il Presidente Carter nominò Paul Volcker a capo della
Fed . Volcker, che aveva lavorato nell'amministrazione Nixon, era considerato un
uomo estremamente qualificato per condurre una lotta efficace contro l'inflazione .
Nell'ottobre dello stesso anno, la Fed annunciò una serie di cambiamenti nel-
le sue procedure operative . In particolare, essa indicò che avrebbe avuto come
obiettivo il tasso di crescita della moneta, e non più il tasso di interesse a breve
termine .
Questo cambiamento potrebbe sembrare non degno di menzione nemmeno
nei libri di storia . La Fed non fece alcun annuncio di una futura lotta all'inflazio-
ne, di un sentiero desiderato di disinflazione o di altri programmi altisonanti . Ep-
pure i mercati finanziari interpretarono questa modifica tecnica come il segnale
di un cambiamento radicale di politica monetaria. In particolare, essa fu vista
come un segno che la Fed si stava impegnando a ridurre l'inflazione e che, se ne-
cessario, sarebbe stata disposta a lasciare che i tassi di interesse aumentassero, an-
che a livelli molto elevati .
In effetti, nel corso dei sette mesi successivi, il tasso sui federai funds aumen-
tò più del 6%, passando dall'11,4% nel settembre 1979 al 17,6% nell'aprile del
1980 . Poi però ci fu un arresto, seguito da un rapido rientro . Nel luglio del 1980,
il tasso era tornato al 9%, facendo registrare una caduta dell'8,6% in soli quattro
mesi . Questo andamento del tasso sui federal funds è riportato nella figura 16 .5,
insieme al tasso di inflazione, misurato come tasso di variazione del CPi nei 12
mesi precedenti, per il periodo dal gennaio 1979 al dicembre 1984 .
La ragione della riduzione del tasso di interesse alla metà del 1980 fu una se-
rie di elementi che segnalavano che l'economia era in una profonda recessione .
Nel marzo del 1980, credendo che l'elevata spesa per consumi fosse una delle
cause dell'inflazione, l'amministrazione Carter aveva imposto restrizioni al credito
al consumo - limiti ai prestiti concedibili ai consumatori per l'acquisto di beni
durevoli . L'effetto di queste restrizioni fu molto maggiore di quanto l'amministra-
zione non avesse anticipato . Così, la combinazione del timore di una grave reces-
sione e della pressione politica derivante dalle imminenti elezioni presidenziali
bastò a indurre la Fed a ridurre bruscamente i tassi di interesse .
Alla fine del 1980, con un'economia apparentemente in ripresa, il tasso sui

INFLAZIONE E DISOCCUPAZIONE 413

FIG. 16 .5 . Tasso sui


feder-n1 fundse infla-
ztcIix ne,lt Stati Uni-
t ;
ll brusco aumento del
tasso di interesse ira il
settembre del 1979 e
l'aprile del 1980 è sta-
Tasso di interesse to seguito da un calo
sui federal Junds
altrettanto brusco alla
metà del 1980 e poi
da un secondo aumen-
to dal gennaio del
1981 in poi, durato
Tasso di inflazione per gran parte del
Í 1981 e del 1982 .

Fonli: Us Department
of Labor, Bureau of
Ilttt I ttttulrtI I I I I I I I 1,IIttIIIIIIIIII[I t I I I I I I I Labor Statistics :
i L) 9 :'tv 1~ 2 1983 1984 1985 Board of Governors .
I1nfO

federal funds aumentò di nuovo bruscamente . Aumenti cumulati del 3% proprio


prima delle elezioni certo non giovarono alle prospettive di rielezione di Carter .
Nel gennaio del 1981, il tasso sui federal funds era tornato al 19% .
Alla fine del 1981, era evidente che gli elevati tassi di interesse reali avevano
innescato una seconda recessione . La Fed decise di non ripetere l'errore commes-
so nel 1980 : l'abbandono dell'obiettivo della disintlazione in presenza di una re-
cessione . Quindi, al contrario di quanto aveva fatto nel 1980, tenne alti i tassi di
interesse . Il tasso sui federal funds diminuì al 12,4% nel dicembre 1981, ma poi
tornò al 14,9% nell'aprile del 1982 .
Abbiamo descritto in dettaglio gli eventi degli anni 1979-82 per mostrare la
difficoltà pratica di ottenere «credibilità» . Quando fu nominato, Paul Volcker era
credibile . Tuttavia, la credibilità del programma disinflazionistico della Fed fu mi-
nata dal comportamento della banca stessa nel 1980 . La credibilità fu progressi-
vamente ristabilita nel 1981 e nel 1982, specialmente quando, nella primavera del
1982 - nonostante le evidenti indicazioni che l'economia si trovava in recessione -
la Fed aumentò il tasso sui federal funds .
Ma questa credibilità - ammesso che fosse davvero presente - alleggerì il
problema del trade off tra disoccupazione e disinflazione rispetto a quanto indi-
cato dall'approccio tradizionale? La tabella 16 .2 riporta i dati rilevanti . La parte
superiore della tabella chiarisce che non c'è stato alcun miracolo delle aspettative :
la disinflazione è stata associata a una disoccupazione tutt'altro che trascurabile .
II tasso medio di disoccupazione è stato superiore al 9% sia nel 1982 sia nel
1983, raggiungendo un massimo del 10,8% nel dicembre del 1982 .
La parte inferiore della tabella ci può aiutare a chiarire se il costo della disoc-
cupazione sia stato davvero minore rispetto a quanto previsto dall'approccio tra-
dizionale . In quest'ultimo caso, per ogni punto percentuale di inflazione ci si
aspetta circa un punto annuale di eccesso di disoccupazione . La riga 4 calcola il
numero cumulato di punti annuali di eccesso di disoccupazione dal 1980 in poi,
assumendo un tasso naturale del 6% . La riga 5 calcola la disinflazione cumulata
- cioè la riduzione dell'inflazione a partire dal suo livello del 1979 . La riga 6 dà il
sacrifice ratio, cioè il rapporto tra i punti annuali cumulati di disoccupazione al di
sopra del suo livello naturale, e la disinf azione cumulata .

414 CAPITOLO 16

TAB . 1.6 .2 . Inflazione e disoccupazione negli S tali Uniti, 1979-85


i L)"( : 11, 1 1'),` 2 195 3 1984 1985

1 . crescita dei PIL t'' : 2,5 -0,5 1 .8 -2,2 3,9 6,2 3,2
2 . Tasso di disoccupazione l ,) 5,8 1,1 7,6 9,7 9,6 7,5 7,2
3 . Inflazione del C>'1 í"f,) 13,3 12,5 8,9 3,8 3,8 3,9 3,8
4 . Disoccupazione cumulata 1,1 2,7 6,4 10 .0 11 .5 12,7
5 . Disintlazione cwnulata 0,8 4 .4 95 9 .5 9 .4 9 .5
6. Sacr •ifia • ratio 1 .37 0 .61 0,67 1,05 1,22 1,33

Nota: La drsoccup zione cu»li(tate è la somma dei punti annuali di eccesso di disoccupazione ([al 1980 in
poi, assumendo tm tasso naturale del 6"'0 .
La disirrflazione czrmrdata è la differenza tra l'inflazione in un dato anno e l'inflazione del 1979 .
Il sacrifice ratio è il rapporto tra la disoccupazione cumulata e la disintazionc cumulata .

Fonte per le• righe 1-3 : «Economic Report ol che President» .

La tabella mostra che non c'è stato un «guadagno di credibilità» evidente .


Fino al 1982, il sacrifice ratio sembrava abbastanza soddisfacente : la riduzione cu-
mulata dell'inflazione dal 1979 era del 9,5`%, circa, a un costo di 6,4 punti annua-
li di disoccupazione . Ma nel 1982, la disoccupazione era ancora molto elevata .
Nel 1983, con una disoccupazione non ancora tornata al suo tasso naturale del
6%, il sacrifice ratio era quasi uguale a l . Nel 1985 esso aveva raggiunto quota
1,33 . Lira stata ottenuta una disinflazione del 10% con quasi 13 punti annuali di
eccesso di disoccupazione, un risultato leggermente meno soddisfacente rispetto
alla previsione fatta dall'approccio tradizionale (10 punti annuali) .
In sintesi, la disinflazíone statunitense dei primi anni Ottanta è stata associata
a un considerevole aumento della disoccupazione . La curva di Phillips, che nette
in relazione la variazione dell'inflazione e la deviazione della disoccupazione dal
suo tasso naturale, si è dimostrata molto più robusta di quanto previsto da molti
economisti . Ma questa stretta relazione è stata causata dalla mancanza di credibi-
lità del cambiamento di politica monetaria, o dal fatto che la credibilità non è
sufficiente a ridurre in misura rilevante il costo della disinflazione? Un modo per
saperne di più è osservare altri episodi di disinflazione . Questo è l'approccio se-
guito in un recente articolo da Laurence Ball della Johns Hopkins . Ball ha stima-
to il sacrifice ratio per 65 episodi di disinfazione in 19 paesi OCsr . negli ultimi
trent'anni' . Egli arriva a tre conclusioni principali . In primo luogo, la disinflazio-
ne produce nella quasi totalità dei casi una maggior disoccupazione per un certo
periodo di tempo . In altre parole, anche se è neutrale nel lungo periodo, una ri-
duzione della crescita della moneta fa aumentare la disoccupazione nel breve e
medio periodo . In secondo luogo, le disinflazioni più veloci sono associate ad un
sacrifice ratio inferiore . Questa conclusione costituisce evidenza a favore degli ef-
fetti delle aspettative e della credibilità enfatizzati da Lucas e Sargent . In terzo
l uogo . i l sacrifice ratio è minore nei paesi con accordi salariali più brevi . Questo
fornisce una certa evidenza a favore dell'enfasi di I'ischer e Tavlor sull'importan-
za della struttura temporale dei contratti di lavoro .

9 L . Ball . What Determines the Sacrifice Ratio?, in Monetari, Policv , a cura di N . hlankity .
NBLR and the University of Chicago, 1994, pp . 155-194 .

INFLAZIONE E DISOCCUPAZIONE 41 5

RIEPILOGO

• Ci sono tre relazioni importanti che le- solo al costo di un aumento della disoccupa-
gano inflazione, produzione e disoccupazione . zione . Quanto sia grande questo aumento è
La prima è la curva eli Phillips . che nette tuttora controverso .
in relazione la variazione dell'inflazione con la • L'approccio tradizionale alla disinfla-
deviazione della disoccupazione dal suo tasso zione assume che le persone non cambino il
naturale . Oggi, negli Stati Uniti, un tasso di loro meccanismo di formazione delle aspetta-
disoccupazione inferiore dell'1% rispetto al tive in seguito a una variazione di politica mo-
tasso naturale per un anno provoca una ridu- netaria, per cui la relazione tra inflazione e di-
zione dell'inflazione di circa 1'i% . soccupazione non è influenzata da variazioni
La seconda è la legge di Okun, che mette di politica economica . Questo approccio im-
in relazione la variazione della disoccupazione plica che la disinflazione possa essere ottenuta
con la deviazione della crescita della produ- con un breve, ma forte aumento della disoc-
zione dalla crescita norrnale . Oggi, negli Stati cupazione, oppure con un prolungato, ma
Uniti, una crescita della produzione superiore modesto aumento della disoccupazione . Esso
dell'1" % rispetto al normale per un anno pro- sostiene anche che la politica economica non
voca una riduzione del tasso di disoccupazio- possa influenzare il numero totale di punti
ne di circa lo 0,4" ~ . annuali di eccesso di disoccupazione .
La terza è l'equazione di domanda aggre- • Una visione alternativa della disinfla-
gata, che mette in relazione la crescita della zione è la seguente : se il cambiamento di poli-
produzione con il tasso di crescita dell'offerta tica monetaria è credibile, il meccanismo di
reale di moneta . Il tasso di crescita della pro- formazione delle aspettative può cambiare,
duzione è uguale al tasso di crescita dello provocando un minore aumento della disoc-
stock nominale di moneta meno il tasso di in- cupazione rispetto a quanto previsto dall'ap-
flazione . Data la crescita nominale della mo- proccio tradizionale . Nella sua versione estre-
neta, un'inflazione più elevata provoca una ri- ma, questa visione alternativa comporta che se
duzione della crescita della produzione . la variazione della politica economica è piena-
• Nel lungo periodo, la disoccupazione è niente credibile, essa può ottenere la disínfla-
uguale al suo tasso naturale e la produzione zione senza costi in termini di maggior disoc-
cresce al suo tasso normale . La crescita della cupazione . Una visione meno estrema ricono-
moneta determina il tasso di inflazione : un sce che, mentre le aspettative possono cam-
aumento dell' 1 % della crescita della moneta biare istantaneamente, la presenza di rigidità
provoca un aumento dell'i% dell'inflazione . nominali comporta un certo aumento della di-
Nel lungo periodo l'inflazione è sempre e co- soccupazione, anche se inferiore a quanto
munque un fenomeno monetario . previsto dall'approccio tradizionale .
• Nel breve periodo, tuttavia, una ridu- • La disinflazione statunitense dei primi
zione della crescita della moneta produce un anni Ottanta, durante la quale l'inflazione è
rallentamento della crescita e un aumento del- diminuita di circa il 10%, è stata associata a
la disoccupazione per un certo periodo di una forte recessione, e il suo costo in termini
tempo, Quindi, la disinflazione (una riduzione di disoccupazione è stato vicino a quello pre-
del tasso di inflazione) può essere ottenuta visto dall'approccio tradizionale .

Termini chiave

legge di Okun punto annuale di eccesso di disoccupazione


tasso normale di crescita sacnfice natio
•n
1(7/201 boan liuag critica di Lucas
crescita aggiustata dello stock nominale di credibilità
moneta rigidità nominali
disinfazione scaglionamento degli accordi salariali

4 16 CAPITOLO 16

PER. .METTERSI ALLA PROVA

1 . Usando l'edizione più recente del- ridurre il tasso di inflazione al 5% e mante-


l'«Economic Report of the President», trovate nerlo costante a quel livello . Cosa succederà
la variazione del tasso di inflazione e la devia- al tasso di disoccupazione e alla crescita della
zione del tasso medio di disoccupazione dal produzione negli anni t, t + 1 e t + 2? Quale
tasso naturale negli ultimi 12 mesi (usate il tasso di crescita dello stock di moneta negli
CPl per calcolare l'inflazione e assumete un anni t, t + 1 e t + 2 permetterà di raggiungere
tasso naturale di disoccupazione del 6%) . T l'obiettivo?
dati sono compatibili con la curva di Phillips
[16 .2], assumendo a = 1? Se non lo sono, 4. Supponete che dobbiate consigliare un
quali eventi particolari potrebbero aver causa- governo che voglia ridurre il tasso annuo di
to tale differenza nel periodo considerato? inflazione dal 20 al 10% . Le politiche alterna-
tive sono i) una riduzione immediata (in un
2 . Usate l'equazione [16 .4] per risponde- anno) al 10%, o ii) una riduzione graduale in
re alle seguenti domande . un certo numero di anni . Nessuna delle due
a) Quale tasso di crescita della produzio- alternative è quella ideale . Quali sono gli ar-
ne ridurrà il tasso di disoccupazione di un gomenti principali a sfavore dell'opzione 1?
punto percentuale in un anno? E dell'opzione 2?
b) Se il tasso corrente di disoccupazione è
del 10%, quale tasso annuo di crescita della 5. «Dall'inizio del 1979 la Fed ha perse-
produzione lo ridurrà al 6% in due anni? guito una politica credibile di riduzione del-
(Assumete che u diminuisca del 2% in ciascu- l'inflazione . ma i mercati non le hanno credu-
no di questi due anni .) to . Questo mostra che le aspettative inflazio-
e) Come cambierebbero le vostre prece- nistiche non sono influenzate da cambiamenti
denti risposte se la produttività del lavoro ini- credibili della politica economica» . Commen-
ziasse a crescere più rapidamente? Spiegate . tate .

3 . Supponete che l'economia sia descritta 6. Supponete che un'economia sia de-
dalle tre seguenti equazioni: scritta dalle seguenti tre. equazioni :

u, - u, _ 1 = -0,4 (g,, ; - 0,03) (legge di Okun) u, - u, _ 1 = -0,4 (g.,,, - 0,03) (legge di Okun)
r, - r, _ 1 = -( u, - 0,06) (curva di Phillips) r. - r. _, = -(u, - 0,06) (curva di Phillips)
g,,,= g,,, - r, (domanda aggregata) g, t = g,,,, - r, (domanda aggregata)

a) Qual è il tasso naturale di disoccupa- a) Riducete le tre equazioni a due, sosti-


zione di questa economia? tuendo la domanda aggregata nella legge di
b) Supponete che l'inflazione sia al 10% Okun .
annuo e che l'economia stia operando al suo b) Assumete che inizialmente u, = u,_ 1 =
tasso naturale di disoccupazione . Per mante- 0,06, g,,,, = 0,10 e r, = 0,07, e che quest'anno
nere la disoccupazione al suo tasso naturale, la crescita della moneta sia ridotta in modo
quali valori debbono assumere : permanente dal 10 allo 0% .
i) il tasso di crescita della produzione? i) Determinate l'impatto sulla disoccu-
ii) il tasso di crescita dello stock di pazione e sull'inflazione quest'anno .
moneta? ii) Determinate l'impatto sulla disoccu-
c) Supponete che l'economia si trovi nella pazione e sull'inflazione l'anno prossimo .
situazione descritta al punto b, e che nell'an- iii) Determinate l'impatto di lungo
no t le autorità usino la politica monetaria per periodo sulla disoccupazione e sull'inflazione .
INFLAZIONE E DISOCCUPAZIONE 4 17

Per saperne di più

La critica di Lucas in origine fu presenta- Taylor, Union Wage Settlements During a Dis-
ta da R. Lucas, Econometric Policy Evaluation : inflation, in «American Economic Review»,
A Critique, in The Phillips Curve and Labor dicembre 1983, pp . 981-993 .
Markets, Carnegie Rochester Conference, vol . (Tutti e tre gli articoli sono piuttosto
1, 1976, pp . 19-46 . tecnici .)
L'articolo di S . Fischer dove si afferma che Una descrizione della politica monetaria
la credibilità non sarebbe sufficiente a ottene- statunitense negli anni Ottanta è data da M .
re una disinflazione senza costi è Long-lean Mussa, American Economic Policy in the
Contracts, Rational Expectations, and the Opt- 1980s, a cura di M . Feldstein, Chicago, Uni-
imal Money Supply Rule, in «Journal of Political versity of Chicago Press e NBER, 1994, cap . 2,
Economv», vol . 85, 1977, pp . 163-190 . pp . 81-164 . Uno dei commenti al capitolo è
L'articolo che deriva il sentiero di disinfla- di Paul <olcker, presidente della Fed dal 1979
zione riprodotto nella figura 16 .4 è di j . al 1987 .

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