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ART. 13 c.

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La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

Il comma 5 dell’articolo 13 della Costituzione stabilisce che è la


legge a definire i limiti massimi della carcerazione preventiva:
evolutasi con il termine di custodia cautelare, è il periodo di
restrizione della libertà di un individuo in attesa di un processo.

Si tratta di un provvedimento provvisorio e può essere richiesto solo


da un magistrato prima della sentenza definitiva, sia durante le
indagini che nel corso del processo; viene applicato solo se
sussistono particolari esigenze:
● esistenza di gravi indizi di colpevolezza;
● rischio concreto di reiterazione del reato;
● pericolo di fuga;
● possibile inquinamento delle prove.

Nell’applicare la custodia cautelare il giudice deve rispettare due


principi molto importanti:

● principio di adeguatezza: per il quale la misura cautelare deve


essere adeguata alla condizione da tutelare;
● principio di proporzionalità: la misura deve essere
proporzionata all’entità del fatto, alla sanzione che è già stata
inflitta e quella che si ritiene irrogabile.

Questo comma è fondamentale in un paese come l’Italia, in cui


possono passare molti anni tra i diversi gradi di un processo e
quindi si rischierebbe di trattenere in carcere per un’eccessiva
quantità di tempo un indiziato; al tempo stesso numerose volte
porta a scarcerazioni impensabili date appunto dalla lentezza del
sistema penale italiano.
In Italia ad oggi vi è un abuso della custodia cautelare: l’Italia è il
quinto paese dell’Unione Europea con il più alto tasso di detenuti in
custodia cautelare, con una percentuale di detenuti non definitivi
pari al 40%, rispetto ad una media europea pari al 20%

Per fare chiarezza su quali sono i termini della custodia cautelare,


bisogna analizzare quanto indicato dall’articolo 303 del Codice di
procedura penale, che ne stabilisce la durata massima a seconda
della fase processuale nella quale viene disposta.

ART. 27
In questo articolo sono contenuti i principi più importanti del sistema
penale italiano, frutto di scelte democratiche e liberali
all’avanguardia, almeno sul piano formale, rispetto a molti altri
Paesi civili.

- COMMA 1

La responsabilità penale è personale.

Principio di personalità della responsabilità penale: ognuno è


responsabile solo delle proprie azioni e nessuno può essere punito
per un fatto commesso da altri. Sono quindi vietate le pene
trasmissibili e quelle collettive.

La responsabilità penale si distingue dalla responsabilità civile, le


cui conseguenze possono invece trasmettersi anche agli eredi del
responsabile.

Esempio: se viene commesso un reato che genera anche il diritto ad un risarcimento


e, una volta condannato, l'autore muore, si trasmette agli eredi il solo obbligo
risarcitorio, non la responsabilità penale.
- COMMA 2

L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna


definitiva.

Principio di non colpevolezza fino a condanna definitiva: finché non


sia stata accertata la responsabilità penale di un soggetto, questo
non può essere considerato colpevole.

In Italia il principio che emerge da questo comma ha avuto piena


attuazione solo con il nuovo Codice di Procedura Penale del 1989,
che ha ampliato le garanzie delle persone sottoposte a processo.

L'invio di un avviso di garanzia non equivale a condanna, poiché la


persona avvisata è sottoposta alle indagini di polizia e magistratura ma
ciò non corrisponde al riconoscimento automatico della sua
colpevolezza. Negli ultimi tempi, la funzione dell'avviso di garanzia è
stata completamente travisata dalla stampa e dalla televisione, che lo
hanno trasformato in una condanna anticipata, prima ancora del rinvio a
giudizio e quindi dell’inizio del processo vero e proprio.

Esempio: se è stato commesso un delitto grave e un determinato individuo è


indagato per questo, non può essere considerato colpevole fino a condanna
definitiva.

- COMMA 3

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di


umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

La Costituzione vieta di adottare pene disumane, come pene


corporali o la tortura, e obbliga a garantire Il rispetto della persona
umana (come già esposto nell’articolo 2 della costituzione).
La pena che segue alla violazione di una norma penale può
consistere invece nella restrizione della libertà personale, come la
reclusione, il pagamento di una somma di denaro, l’interdizione ad
esercitare determinate funzioni o professioni.

I criteri utilizzati per individuare e applicare le pene devono


rispondere al senso di umanità e tendere alla rieducazione del
condannato. Infatti, i costituenti non intendevano solo punire
comportamenti criminosi e evitare la commissione di nuovi reati, ma
anche favorire il reinserimento e il recupero sociale del contattato.

Purtroppo però in Italia il tasso di recidiva dei detenuti è del 68%, quindi
quasi il 70% di tutti i detenuti una volta rilasciato viene nuovamente
arrestato per lo stesso reato per cui era stato arrestato in precedenza.
Questo dato mette in evidenza l’inefficienza del sistema penitenziario
italiano dal punto di vista del reinserimento nella società dei detenuti.

Esempio: se un individuo viene incarcerato perchè ha commesso un reato, questo


non dovrà subire pene corporali e gli si dovrà dare una pena attua al suo
reinserimento nella società.

- COMMA 4

Non è ammessa la pena di morte.

In sintonia con il principio di umanità e rieducatività delle pene, i costituenti hanno


abolito la pena di morte tranne che per reati di guerra, ma è stata abolita in modo
definitivo nel 1994.

La pena capitale era già stata bandita nel 1889 e ripristinata con una legge del 1926.
Dopo la caduta del fascismo venne abolita, tranne che per i reati fascisti e di
collaborazione. Nel 1945 si ammise nuovamente come misura temporanea per gravi
reati. Fra il 1945 e il 1947 vennero giustiziate 90 persone per avere collaborato con i
tedeschi. Furono le ultime esecuzioni effettuate in Italia.

Esempio: se un individuo viene arrestato per vari omicidi a suo carico, non potrà in
alcun modo essere punito con la pena di morte.