Sei sulla pagina 1di 7

Il Principe: la prima menzione di questa opera si ha nella lettera a Francesco Vettori in risposta a

una lettera di questi che raccontava la sua vita a Roma e che chiedeva notizie sulla vita che
conduceva Machiavelli a Sant’Andrea. Machiavelli risponde raccontandogli gli aspetti rozzi della
vita in campagna e dichiara di aver composto un opuscolo intitolato “De Principatibus”.

La Dedica: indirizzata a Lorenzo (figlio di Piero) salito al potere nel 1513. Dionisotti afferma che la
dedica fu rivolta a Lorenzo non dopo la morte di Giuliano ma quando papa Leone X vietò a
Giuliano di assumere Machiavelli. Attraverso questa lettura il lettore avrà la possibilità di venire a
conoscenza del sapere di Machiavelli, frutto di una grande esperienza. Come il principe è a
conoscenza della natura dei popoli, conviene essere popolare per conoscere la natura del principe,
perché solo da lontano è possibile avere una visuale oggettiva del principe.

Capitolo I (I diversi tipi di principato e i modi per conquistarli): tutti gli stati, tutti i governi sono
stati e sono o repubbliche o principati. I principati sono: ereditari se la famiglia del Principe è stata
da lungo tempo al potere o nuovi. Questi o sono completamente nuovi, come fu Milano per
Francesco Sforza, o sono territori aggiunti allo stato ereditario del Principe, come il regno di Napoli
conquistato dal re di Spagna. Questi territori conquistati sono abituati a vivere sotto un Principe o a
essere liberi e sono conquistati con le armi o per fortuna o per virtù.

Capitolo II (i principati ereditari): si ottiene attraverso l’ereditarietà ed è il più facile da governare


poiché basta continuare a seguire il tipo di governo che si è tramandato nel corso dei secoli nella
famiglia. Il principe potrà essere usurpato solo da una potenza ma in un momento di debolezza
dell’usurpatore potrà riprendere il controllo del proprio principato. Un principe ereditario è anche
ben voluto dal popolo. Il duca di Ferrara (Ercole I) non riuscì a contrastare i veneziani, mentre il
duca Alfonso privato di buona parte del suo dominio da Giulio II, poi lo riconquistò.

Capitolo III (i principati misti): colui che conquista un nuovo territorio o lo aggiunge a un
principato preesistente deve affrontare il fatto che il territorio conquistato possa avere lingua e
costumi uguali a quello preesistente oppure no. Nel primo caso i due territori diverranno un unico
stato in breve tempo e con minori difficoltà; è importante però eliminare la precedente dinastia e
non cambiare leggi ne tasse. Nel secondo caso è necessario che il Principe si trasferisca ad abitare
nel nuovo territorio in modo tale da porre rimedio ai disordini che nascono. Ciò permette al popolo
di conoscere il nuovo principe che può conquistarsi la loro fiducia e benevolenza. In questo modo
sarà difficile che il principe perda il territorio. Il principe può decidere se mandare colonie o
esercito nel nuovo territorio. Il primo caso è quello più conveniente perché le colonie costano poco.
Mentre nel secondo caso la spesa diventa grande a causa del mantenimento e inoltre l’esercito può
creare nemici al principe. È importante farsi amici i vicini deboli e indebolire quelli più forti.
Machiavelli riporta l’esempio dei romani che hanno seguito queste regole. Invece un principe che
non ha seguito queste regole ed è stato condannato alla rovina è Luigi XII che giunse in Italia con
l’aiuto dei veneziani per conquistare la Milano di Ludovico Sforza ma aveva commesso degli errori:
eliminare i meno potenti; accrescere la potenza di uno Stato già potente; fare arrivare in Italia uno
straniero potente; non è venuto ad abitarvi ne ha mandato colonie. In questo modo perse la
Lombardia e creò la potenza della Spagna e della Chiesa.
Capitolo IV (per quale ragione il regno di Dario, conquistato da Alessandro, non si ribellò dopo
la morte di Alessandro): Machiavelli affronta due tipi di governo. La monarchia turca (= dispotica)
caratterizzata da un unico principe, dotato di servitori, alcuni dei quali sono suoi consiglieri e
ministri; e il regno francese (= monarchia civile) dove vi è un principe con i suoi signori feudali che
hanno ottenuto il loro posto grazie all’ereditarietà e sono riconosciuti e rispettati dai sudditi. Mentre
il primo sarà difficile da conquistare ma facile da mantenere, il secondo si dimostrerà facile da
conquistare ma difficile da mantenere. Alessandro aveva conquistato il regno di Dario, simile a
quello Turco, e dopo i suoi successori poterono governarlo tranquillamente se non si fossero creati
problemi per via dell’ambizione (Alessandro Magno conquista in pochi anni l’Asia).

Capitolo V (In che modo si debbano governare le città e i principati i quali, prima di essere
conquistati, vivevano secondo le loro leggi): nel caso in cui si conquisti uno stato abituato a vivere
in libertà e secondo le proprie leggi, ci sono tre modi per procedere: si distrugge lo stato, ci si
trasferisce oppure si lasciano vivere secondo le loro leggi, cercando di ottenere un tributo e creando
un governo di pochi in modo tale da mantenerselo amico. Gli spartani tennero Atene e Tebe
creando un governo di pochi, mentre i romani distrussero Capua, Cartagine e Numanzia. Il modo
più sicuro per controllarla è distruggere la città perché altrimenti sarà la città a distruggere il
principe rivendicando la propria libertà come fece Pisa con i fiorentini.

Capitolo VI (I principati nuovi conquistati con le proprie armi e virtù): il principe deve prendere
esempio dalle azioni degli antichi. Il suo governo e la durata di questo così come il suo acquisto
dipendono dalla virtù e dalla fortuna. Il Principato durerà di più se ottenuto e mantenuto con la
virtù. Machiavelli riporta quattro esempi: Mosè, Ciro, Romolo e Teseo. Questi ebbero un’occasione
che sfruttarono mediante la loro virtù. Era necessario che Mosè trovasse in Egitto il popolo d’Israele
schiavo e oppresso dagli Egiziani, perché, per liberarsi dalla schiavitù, si disponesse a seguirlo. Era
necessario che Romolo non fosse accolto in Alba e fosse stato abbandonato alla nascita, perché
diventasse re di Roma e fondatore di quello stato. Bisognava che Ciro trovasse i Persiani
malcontenti dei Medi e che i Medi fossero diventati deboli a causa della lunga pace. Non avrebbe
potuto Teseo dimostrare la sua virtù se non avesse trovato disuniti gli Ateniesi. Secondo
Machiavelli è meglio conquistare uno stato con la propria forza che con l’aiuto altrui ed è
importante essere adoperati di istituzioni con le quali poter imporre il proprio potere. Machiavelli
riporta l’esempio del Savonarola che non possedendo armi non è stato in grado di mantenere il
potere.

Capitolo VII (I principati nuovi conquistati con le armi e la fortuna altrui): Machiavelli riporta
due esempi: Francesco Sforza, duca di Milano arrivò al potere e lo mantenne con virtù e forza
d’animo e Cesare Borgia, il duca Valentino, ottenne il potere grazie alla fortuna ovvero grazie al
padre, papa Alessandro VI, e grazie all’appoggio del regno di Francia. Egli riuscì a creare delle
solide basi per il suo regno attraverso le sue virtù e il suo ingegno. Inizialmente Machiavelli
individua la caduta del Duca per via della fortuna avversa poiché portò alla morte il padre e poi lui a
causa di una malattia, ma in seguito individuò la causa della sua caduta nell’appoggio che aveva
dato a Giulio II per diventare papa.

Capitolo VIII (la conquista del principato per mezzo del delitto): Machiavelli parla di coloro che si
impadroniscono del potere attraverso i delitti e si interroga fino a che punto un principe possa
ricorrere all’uso del male per mantenere il potere. Utilizza come esempi un personaggio antico
(Agatocle) e uno moderno (Oliverotto). Il primo era un tiranno e svolse azioni spregevoli. Il
secondo svolse una serie di azioni crudeli e poi fu finito dal duca Valentino. Secondo Machiavelli
un principe deve imparare ad adoperare il male quando risulta necessario. Se è costretto per
mantenere il governo il male deve essere adoperato subito e in maniera decisa in modo tale da
ottenere effetti immediati; mentre bisogna adoperare il bene in maniera graduale. Il principe deve
saper utilizzare la violenza quando è necessario e non esitare nel farlo.

Capitolo IX (Il Principato civile): il principato si può ottenere anche per consenso del popolo o per
consenso dei potenti. Nel primo caso il popolo cerca di far divenire una persona principe per potersi
difendere dai potenti; nel secondo caso i potenti per accrescere il loro potere cercheranno di far
diventare una persona principe, il quale si troverà in difficoltà a gestire e governare lo stato perché
subirà l’influenza dei potenti. È meglio che il principe giunga al potere con l’appoggio del popolo
perché gli sarà più facile governare. Inoltre è meglio avere il favore del popolo che è la
maggioranza. Il principe deve proteggersi da quei potenti che agiscono solo per ottenere più potere,
poiché questi appoggeranno sempre la sua rovina. Dunque nel caso in cui un principe salga al
potere per via dei potenti deve fare in modo di ottenere la stima e la fiducia del popolo ed evitare
qualsiasi azione che glielo possa rendere nemico perché senza l’appoggio del popolo il Principe non
può sperare in nessun successo.

Capitolo X (Come valutare la forze di un principato): in questo capitolo Machiavelli affronta la


situazione in cui un principe si trova a gestire uno stato molto grande in una situazione critica e se è
il caso di chiedere aiuto a qualcuno. Machiavelli sostiene che se il Principe avrà dalla sua parte il
popolo, nessuno vorrà attaccarlo perché ogni uomo evita le imprese di grande difficoltà. Viene
riportato l’esempio della Germania: regno caratterizzato da grandi mura e fossati con un popolo
forte e unito; raramente avrebbe trovato qualcuno disposto ad attaccarlo. Dunque se un principe è a
capo di uno stato forte e unito non avrà nessuno da temere e non avrà bisogno di chiedere aiuto.

Capitolo XI (I principati ecclesiastici): Il principato ecclesiastico è retto prima di tutto dalla


volontà di Dio. Machiavelli svolge una breve storia dello stato pontificio. Prima di Alessandro VI
non era uno stato temuto o visto come una minaccia, ma con Rodrigo Borgia la situazione cambia:
usufruisce del potere per elevare la potenza del duca. Alla sua morte Giulio II si ritrova un
pontificato potente e continua l’opera di Alessandro VI per aumentare la grandezza della Chiesa e
non per interessi personali. Il capitolo termina con un omaggio a papa Leone X.

Capitolo XII (I vari tipi di eserciti e le milizie mercenarie): Ogni principato deve fondarsi su buone
leggi e buone armi. Machiavelli individua i vari tipi di armi: proprie, mercenarie, ausiliari e miste.
Considera quelle ausiliari e mercenarie inutili e pericolose. Quelle mercenarie sono infedeli,
ambiziose e senza disciplina; sono solo mosse dallo stipendio e non dall’amore per la patria, quindi
non sono devote nei confronti del principe perché non sono disposte a perdere la loro vita.
Machiavelli individua come una delle cause della caduta dell’Italia proprio i soldati mercenari. Ad
esempio i Cartaginesi dopo la guerra contro i romani si trovarono oppressi dai loro stessi soldati. I
veneziani e i fiorentini hanno accresciuto il loro potere grazie ai soldati mercenari e non hanno
avuto problemi solo per fortuna. L’Italia a causa della mancanza di un esercito proprio è stata
portata alla rovina, ad essere disonorata e preda.
Capitolo XIII (Eserciti ausiliari, misti e propri): Secondo Machiavelli con l’utilizzo delle armi
ausiliari si rischia di divenire prigionieri di queste stesse. Nelle milizie mercenarie è più pericolosa
la pigrizia, nelle ausiliarie il valore. Il principe saggio è colui che decide di formare un proprio
esercito. Cesare Borgia inizialmente usufruì di milizie ausiliarie e ritenendo queste troppo
pericolose, si volse ad adoperare quelle mercenarie, con le quali attaccò gli Orsini e i Vitelli. Ma
ancor una volta si rese conto della poca fedeltà e sicurezza che si poteva ottenere da queste, perciò
creò un esercito proprio. Gli eserciti di Francia invece sono misti, parte mercenaria e parte propri.
Questo tipo di milizie sono migliori di quelle ausiliarie e mercenarie. Il principato senza le armi
proprie non si trova in una condizione di sicurezza perché non vi è nulla che possa difenderlo e da
cui poter ottenere fedeltà.

Capitolo XIV (Quel che conviene a un Principe rispetto alla milizia): l’arte militare deve essere di
competenza del Principe; non deve essere trascurata. Una grande competenza in questo ambito
permette di mantenere il principato, aumentare la forza del principe e in alcuni casi consente ad
alcuni cittadini di aumentare di grado (ad es. Francesco Sforza, possedeva uno stato e da privato
cittadino divenne duca di Milano). Il principe non deve mai abbandonare l’arte della guerra e in
tempo di pace deve occuparsene con le azioni e lo studio. Oltre a mantenere esercitato e ordinato il
proprio esercito deve dedicarsi alla caccia così abitua il corpo ai disagi e stando a contatto con la
natura impara a conoscerla. Imparando a conoscere il proprio territorio si riescono a individuare le
difese naturali di cui è dotato. Il principe deve basarsi anche sull’imitazione degli antichi degni di
gloria e onore; egli non deve mai oziare e studiare il proprio esercito e la natura in modo tale da non
trovarsi mai impreparato di fronte agli imprevisti della fortuna.

Capitolo XV (Le cose per le quali gli uomini e soprattutto i principi sono lodati o disprezzati):
Machiavelli affronta l’argomento riguardante il comportamento di un principe con i sudditi e con gli
amici. Il Principe deve essere in grado di comportarsi in maniera buona o no in base alla necessità.

Capitolo XVI (La liberalità e la parsimonia): Il principe non deve cadere nel vizio e deve saper
essere parsimonioso e prodigo in base alla situazione. Il principe saggio deve essere moderato e
deve saper adattarsi alla mutevolezza della realtà.

Capitolo XVII (La crudeltà e la clemenza, se sia meglio esser più temuti che amati o più amati
che temuti): Secondo Machiavelli è meglio essere ritenuto clemente che crudele, ma il principe
deve saper applicare bene la sua clemenza. Il duca Valentino attraverso la crudeltà riuscì a tenere
unita e fedele la Romagna. È meglio essere crudeli in qualche occasione per ottenere la fedeltà e
l’ordine da parte dei sudditi, che far regnare il disordine attraverso la troppa clemenza: se questa
risulta eccessiva si rischia di rimetterci l’intero stato. Secondo Machiavelli sarebbe necessario sia
essere temuti che amati, ma questo risulta difficile. Perciò è molto più sicuro essere temuti che
amati. Ma non bisogna essere odiati. Il principe non deve avere paura della fama di crudele
soprattutto in tempi di guerra perché è anche grazie a questa che riesce a tenere unito l’esercito.
Annibale si trovò a gestire un grande esercito e la crudeltà gli permise di renderlo forte, unito e
fedele.

Capitolo XVIII (Come la parola data deve essere mantenuta dai principi): Secondo Machiavelli ci
sono due modi per combattere, uno con le armi e l’altro con la forza. Il primo è tipico dell’uomo, il
secondo della bestia. Il principe saggio deve essere in grado di adoperare entrambe queste nature.
Machiavelli riporta l’esempio di Chirone, un centauro, mezzo uomo e mezzo animale. È necessario
saper essere allo stesso tempo volpe e leone: bisogna essere astuti per riconoscere gli inganni e forte
per impaurire i lupi violenti. Il principe non deve essere mai fedele alla parola data se non ci sono
valide ragioni e se questo gli comporta danni. Il principe deve contare sulle proprie forze dal
momento che l’uomo è dominato da una natura maligna. È necessario che il principe sia allo stesso
tempo dissimulatore e simulatore. Alessandro VI attraverso l’inganno ha saputo soddisfare sempre i
suoi desideri. Il principe anche se non possiede tutte le capacità citate deve mostrarsi sicuro di se.
Secondo Machiavelli è più utile dissimulare certe qualità piuttosto che averle. Un principe può
trovarsi in difficoltà nel capire la natura umana e proprio per questo motivo deve saper volgersi
verso la fortuna e saper usare il male quando risulta necessario. È importante ricordare che spesso
un uomo viene giudicato dalle apparenze e non dai fatti perciò un principe deve sempre mostrare
fede, integrità, umanità, pietà e religione, in modo tale che pochi sapranno chi realmente sia e la
plebe vedrà ciò che il principe vuole far apparire in modo tale che tutti i mezzi da lui adoperati per
mantenere il potere possano essere in ogni caso degni di lode.

Capitolo XIX (Come evitare il disprezzo e l’odio): il principe deve fare in modo da non rendersi
odiabile e detestabile quindi non deve appropriarsi dei beni e delle donne altrui; è importante che si
crei una figura degna di rispetto in modo tale che nessuno osi aggirarlo e ingannarlo. Deve
guadagnarsi il rispetto del popolo. Il principe deve difendersi da due pericoli: i sudditi e gli stranieri
dai quali si ci può difendere con buone armi e buoni alleati. Il primo pericolo, a meno che non ci sia
una congiura, resta tranquillo se anche la situazione esterna è serena. Bisogna sperare che in
situazioni di pace il popolo non faccia una congiura segretamente; per evitare ciò bisogna cercare di
soddisfare il popolo e di non essere odiato e disprezzato. Annibale Bentivoglio, principe di
Bologna, fu ucciso insieme a tutta la sua famiglia dai Canneschi, i quali vennero uccisi dal popolo. I
Bentivoglio aveva ottenuto la benevolenza del popolo. Machiavelli riporta alcuni esempi di
imperatori romani: Severo riuscì a ottenere il rispetto da parte dell’esercito e attraverso la sua
reputazione riuscì a ottenere l’appoggio del popolo.

Capitolo XX (Utilità o inutilità delle fortezze e di molte altre cose fatte ogni giorno dai principi):
Alcuni principi, per conservare il potere, hanno disarmato i loro sudditi; altri hanno tenuto divise in
fazioni le città sottomesse; altri hanno alimentato inimicizie contro se stessi; altri ancora hanno
cercato di procurarsi l’appoggio di coloro che erano sospetti quando avevano conquistato il potere;
altri hanno edificato fortezze o le hanno diroccate e distrutte. Machiavelli critica tutti coloro che
tolgono le armi ai propri sudditi poiché questo può generare odio e diffidenza; se il principe li
spoglia delle armi mostra una mancanza di fiducia. Nel caso in cui venga aggiunto uno stato a
quello già esistente è necessario disarmarlo poiché potrebbe non risultare fedele; bisogna però
lasciare armati i partigiani che hanno aiutato il principe durante la conquista. Machiavelli critica i
principi che suddividono le città in fazioni, questo può risultare sconveniente in tempi di guerra ed è
probabile che le parti più deboli decidano di sostenere i nemici. Molti principi cercano di crearsi
delle inimicizie per aumentare la loro grandezza e crearsi una buona reputazione. Machiavelli
afferma che spesso quando il principe è nuovo può trovare fedeltà e sostegno da parte di coloro che
all’inizio erano ritenuti sospetti, perché questi devono attraverso le azioni cercare di eliminare la
cattiva reputazione, a differenza di quelli che sin da subito gli hanno garantito l’appoggio. Per
quanto riguarda le fortezze le ritiene utili in base alle circostanze: se si è odiati dal popolo non
possono avere nessuna utilità.
Capitolo XXI (Quel che deve fare un Principe per farsi stimare): Secondo Machiavelli per
ottenere onore e crearsi una buona reputazione non c’è cosa migliore di compiere azioni
magnanime, liberali e grandi imprese guerresche. Ferdinando d’Aragona, re di Spagna, si creò una
buona reputazione attraverso azioni militari che gli permisero di essere nominato primo re dei
cristiani. Egli attraverso il pretesto della religione compì numerose azioni guerresche, come quella
di attaccare Granada che gli permise di mettere solide fondamenta per il suo stato. In questo modo
ottenne la devozione e l’ammirazione del suo popolo: svolse un gran numero di imprese una vicina
all’altra e nessuno gli tramò contro. È importante che il principe ottenga successo anche attraverso
azioni interne che possano far parlare in maniera lodevole di lui e in modo tale che si diffonda la
fama di grande uomo e dal grande intelletto. Un principe ottiene stima anche quando si pone come
amico o come nemico. Nel caso in cui due vicini giungano alla guerra è sempre meglio intervenire
con coraggio che rimanere neutrale. Anche nel caso di sconfitta colui che hai soccorso ti rimane
amico e cercherà di aiutarti. Un principe però deve stare attento a non allearsi con qualcuno più
forte di lui, perché sennò c’è il rischio di rimanere suo prigioniero. Il principe deve dimostrare
attenzione e interesse per le arti e i mestieri: deve consentire ai suoi cittadini di sviluppare le proprie
attività commerciali e agricole e in tempi di pace deve organizzare feste e divertimenti per il
popolo.

Capitolo XXII (I ministri del Principe): spesso il principe viene giudicato in base alle persone di
cui si circonda: se nomina buoni ministri farà buona impressione altrimenti no. Un principe per
essere sicuro che quello eletto sia un buon ministro deve accertarsi che questi non agisca solo per il
proprio interesse. Se il ministro si dimostra fedele e agisce per il meglio il principe deve cercare di
mantenere la sua fedeltà con riconoscimenti, onorificenze. Se il ministro non se ne approfitterà e
non pretenderà sempre più ricchezza si potrà creare un rapporto di fiducia.

Capitolo XXIII (Come evitare gli adulatori): un problema da cui il principe deve difendersi è la
presenza di adulatori. Il principe deve circondarsi di persone sagge sulle quali possa fare
affidamento e che possano servirgli come consiglieri. È importante che il principe si rivolga egli
stesso per dei consigli e non deve permettere che siano gli altri a rivolgersi a lui per consigliarlo.

Capitolo XXIV (Perché i Principi d’Italia persero il potere): l’Italia ha perso molti stati o per via
dei soldati o perché molti principi avevano come nemico il popolo o perché non sono stati in grado
di difendersi da potenze straniere. I principi italiani hanno accusato la fortuna avversa ma in realtà
non si sono resi conto che non sono stati in grado di agire in base ai cambiamenti.

Capitolo XXV (Il potere della fortuna nelle cose umane e il modo di resisterle): molto diffusa era
l’idea che tutto fosse governato dalla fortuna e da Dio e che non si potesse agire contro di essa. Ma
la fortuna in parte agisce sulla vita dell’uomo e in parte lascia alla virtù lo spazio per intervenire.
Machiavelli fa l’esempio del fiume che straripa: l’uomo per evitare la rovina deve approfittare dei
momenti di pace per agire ed evitare ulteriori danni. Secondo Machiavelli in Italia non c’è nessuno
che contrasti la fortuna con le azioni. Colui che si affida alla fortuna è destinato alla rovina. Un
principe saggio per mantenere il proprio potere deve essere in grado di mutare il proprio governo in
base ai tempi e ai cambiamenti della fortuna.

XXVI (Esortazione a prendere l’Italia e a liberarla dalle mani dei barbari): Machiavelli fa
un’esortazione all’Italia e rivolgendosi ai Medici afferma che avendo loro ottenuto forza attraverso
le loro virtù devono agire utilizzando come esempi i modelli di storia che egli stesso ha riportato.
Machiavelli attribuisce la colpa della presente rovina dell’Italia ai cattivi capi che non sono stati in
grado di adattarsi al cambiamento degli eventi. Ora spetta ai Medici questo compito ma è necessario
creare un esercito unito, forte e pronto a difendere lo stato dai nemici.