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Niklas Luhmann - La realtà

dei mass media


Sociologia Dei Processi Culturali
Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
18 pag.

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Niklas Luhmann
La realtà dei mass media

Capitolo 1: La differenza come raddoppiamento della realtà


«Ciò che sappiamo della nostra società, e in generale del mondo in cui viviamo, lo sappiamo dai
mass media. Questo non vale solo per la nostra conoscenza della società e della storia, ma anche per
la nostra conoscenza della natura».
Questo vale anche per i sociologi, che non possono più acquisire le loro conoscenze andando a
zonzo, e nemmeno utilizzando solo gli occhi e le orecchie. Perché quando utilizzano i metodi
empirici, essi sanno in anticipo quello che sanno e che non sanno dai mass media.
Nel concetto di mass media, che andremo tra poco ad analizzare, intenderemo tutti gli apparati che
si serve la società per riprodurre e diffondere la comunicazione, come ad esempio libri, giornali,
riviste, ma anche radio, tv, cinema…
Spiega Luhmann che la linea di confine che c’è fra strumento massmediale e non è la realizzazione
via macchina della comunicazione. Quindi non viene presa in considerazione la semplice scrittura.
La tecnologia ricopre lo stesso ruolo che ha avuto il denaro per la differenziazione dell’economia:
costituisce di per sé soltanto un medium che consente la costituzione di forme. Sono poi tali forme,
e non il medium, a costituire le operazioni comunicative che consentono la differenziazione e la
chiusura operativa del sistema («non può avere luogo nessuna interazione faccia a faccia tra gli
emittenti e i riceventi»). Il mass media per essere tale annulla ogni forma di interazione, è lo
spettatore che riceve l’informazione ma non ha possibilità di trasmettere un’informazione di
risposta, di comunicare. Nonostante ciò per molti versi può sembrare un limite alla comunicatività
umana, per altri versi, invece, assicura tanti gradi di libertà di comunicazione. Questo perché si crea
un eccesso di possibilità di comunicazione, che può poi essere controllato solo internamente al
sistema tramite l’auto-organizzazione e con costruzioni di realtà proprie.
Il processo di auto-organizzazione e di costruzione delle realtà proprie si ha attraverso due tipi di
selettori, che sono: la disponibilità a trasmettere e l’interesse a connettersi. Le organizzazioni che
produrranno la comunicazione dei mass media si baseranno, quindi, su quali info produrre in
relazione a quanto verranno ascoltate/accettate. Ciò porta alla standardizzazione, ma anche alla
differenziazione dei programmi: in ogni caso ad un’unificazione che non tiene conto degli
individui.
Il titolo del libro “La realtà dei mass media” in realtà racchiude un duplice significato: il primo può
essere spiegato dalla domanda cosa si intende e come operano i mass media?, mentre il secondo
risponde alle domande quale è la realtà dei mass media? e quale realtà costruiscono?.

• Quale è la realtà dei mass media?

La realtà dei mass media sta nelle loro operazioni. Si stampa e si trasmette; si legge; e le
trasmissioni vengono ricevute. Il processo di diffusione però è possibile soltanto sulla base di
tecnologie. Ha quindi senso considerare come realtà dei mass media le comunicazioni che si
svolgono al loro interno e che li attraversano. Vengono esclusi dalla comunicazione gli
apparati tecnici (la “materialità della comunicazione”), perché non sono essi stessi oggetti di
comunicazione, non avendo la capacità di ricezione (comprendere o fraintere l’informazione).
Una comunicazione, quindi, si realizza soltanto quando qualcuno sente, vede, legge o ascolta
e comprende abbastanza perché si possa generare una comunicazione (esempio prof
occhiolino).

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• quale realtà costruiscono i mass media?

In termini kantiani, si può dire che i mass media generano un’illusione trascendentale. In
questa accezione l’attività dei mass media non viene considerata semplicemente una sequenza
di operazioni ma una sequenza di osservazioni, o più precisamente di operazioni che
osservano. Per fissare questa distinzione possiamo parlare di prima e di seconda realtà (realtà
osservata). Osserviamo un raddoppiamento della realtà che ha luogo nel sistema dei mass
media (che stiamo osservando). La realtà trasmessa dai media è sempre una “costruzione” e
può apparire più o meno costruita, o distaccata dalla realtà (es: cinema). Essendo tutto
costruito, tutto ciò che viene trasmesso dai mass media è la loro realtà. Si tratta quindi di un
sistema che è in grado di distinguere tra autoreferenza ed eteroreferenza.

Autoreferenza ed eteroreferenza: i mass media non possono semplicemente affermare di essere essi
stessi la verità. Le informazioni che producono sono sii loro, ma i media non possono creare
informazioni, possono solo costruirle. Tuttavia, per poterle costruire, i mass media devono recepirle
da altri sistemi. Per questo motivo i Mass media sono sia auto-referenti che etero-referenti. Perché
la realtà che producono è loro ed è costruita, ma le informazioni base vengono reperite da altri
sistemi. (es: AIDS da notizia medico-scientifica diventa una notizia scandalistica negli anni ’80).

Problema della conoscenza: questa differenza tra autoreferenza ed eteroreferenza, però, non può
essere nell’ambiente del sistema ma solo nel sistema stesso. Come nella teoria della conoscenza,
optiamo perciò anche qui per un costruttivismo operativo. Le teorie costruttiviste sostengono che i
sistemi cognitivi non sono in grado di distinguere le condizioni dell’esistenza degli oggetti reali
dalle condizioni della loro conoscenza, perché non hanno nessun accesso a questi oggetti reali
indipendentemente dalla conoscenza. Questo difetto può peraltro essere corretto al livello
dell’osservazione di secondo ordine. Il problema è che anche gli osservatori di altri osservatori non
possono distinguere le condizioni di esistenza di tali osservatori dalle condizioni che consentono di
sapere che si tratta di osservatori determinati che osservano se stessi. In definitiva, tutto quello che
noi sappiamo, tutta la nostra cultura, è mediato dai mass media, tanto da non poter più
comprendere dove inizia e dove termina la nostra conoscenza. Tuttavia, la tesi del costruttivismo
operativo non conduce quindi ad una “perdita del mondo” e non mette in dubbio che ci sia la realtà.
Essa però presuppone il mondo non come oggetto ma piuttosto come orizzonte nel senso della
fenomenologia: come irraggiungibile. Per questo non resta nessun’altra possibilità se non costruire
la realtà.
La realtà viene elaborata all’interno del sistema attraverso l’attribuzione del senso (sensemaking),
attraverso ad esempio, la costruzione dello spazio e del tempo come dimensioni.
Ci sono diversi tipi di sistemi che producono realtà e sono:

• sistema organico: che è quello della vita, la natura

• sistema psichico: ogni singola persona e funziona attraverso il pensiero

• sistema sociale: è la società e non è fatta di uomini o di corpi e funziona attraverso la


comunicazione. «solo la comunicazione comunica».

Il sistema sociale è la sintesi di tre selezioni:

• Emissione: (atto del comunicare) il fatto che qualcosa agisca/operi orientativamente per
comunicare (es: “tic” non è comunicazione, ma solo atto del comunicare)

• Informazione: Soprattutto la distinzione tra atto del comunicare e informazione. (es:


chiudere l’occhio - fare l’occhiolino).

• Comprensione: la capacità di distinguere fra l’atto del comunicare e l’informazione.

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Secondo Luhmann non ci si deve porre il problema se i mass media distorcano la realtà attraverso il
loro modo di rappresentazione, perché questo presupporrebbe infatti una realtà ontologica, presente,
accessibile oggettivamente, che può essere conosciuta senza costruzioni. Lo si può fare,
incoraggiati da una società che considera le descrizioni scientifiche la conoscenza autentica della
realtà. Ma questo non incide affatto sulla possibilità di chiedersi innanzitutto come i mass media
costruiscano la realtà. I mass media non ragionano su vero o falso ma su notiziabile e non
notiziabile.

Capitolo 2: Autoreferenza ed etero referenza

Prima di spiegare in maniera approfondita i concetti di auto e di etero referenza, bisogna spiegare
bene il funzionamento del sistema.
Il sistema deve innanzitutto poter operare, ovvero deve poter comunicare, prima di poter utilizzare
internamente la differenza (semplice diversità fra elementi) così generata come distinzione (è
un’osservazione e consiste nel notare una differenza tenendo conto delle info iniziali). Per far si chè
si passi ad una distinzione è necessario che si fissi una referenza di sistema, cioè che si osservi un
osservatore in grado di distinguere se stesso da ciò che osserva.

Re-entry ?

L’indeterminazione creata internamente viene quindi risolta in una successione di operazioni che
possono realizzare cose diverse in successione. Il sistema prende tempo e forma tutte le operazioni
nell’aspettative che le altre le seguiranno. Anche il sistema dei mass media, quindi, lavora sulla
base della supposizione che le proprie operazioni proseguiranno l’ora seguente o il giorno seguente.
Ogni trasmissione promette un’ulteriore trasmissione.
Altro elemento importante è la necessità di un imaginary state.
Nella realtà operativa non si possono distinguere il mondo così com’è e il mondo come lo si osserva
nel presente, ma lo si può fare solo a posteriori grazie agli intellettuali “critici”. La cultura
garantisce la possibilità di correggere gli errori e, grazie a Marx e a Freud, anche di auto-sospettare
il sapere.
Per risolvere il paradosso della confusione tra due mondi occorrono l’immaginazione o degli
stimoli creativi. Il sistema presuppone se stesso, quindi, come “irritazione”, nel senso che genera
novità e sorpresa nelle comunicazioni successive. Proprio per questo la realtà di un sistema è
sempre un correlato delle proprie operazioni: è sempre una costruzione propria.
I temi sono un’esigenza imprescindibile della comunicazione. Secondo Luhmann fanno da collante
fra la realtà e quella costruita. Rappresentano l’eteroreferenza della comunicazione e ne
organizzano la memoria (es: AIDS tema prodotto dai mass media ma deriva da temi scientifici).
I temi servono quindi all’accoppiamento strutturale dei mass media con altri ambiti della società.
Il successo dei mass media si basa sulla loro capacità di imporre l’accettazione dei temi, e questa è
indipendente dal fatto che si assuma un atteggiamento positivo o negativo verso le informazioni, le
proposte di senso, le valutazioni trasmesse. Spesso, anzi, l’interesse per il tema dipende proprio dal
fatto che sono possibili entrambi gli atteggiamenti (es: programmi che volontariamente polarizzano
gli interessi per creare un attaccamento al programma, tipo master chef).
Un osservatore può distinguere temi e funzioni della comunicazione. Ad esempio può dire che se
non si dà una data notizia, tipo quelle meterologiche, i lettori si allontanano. Per fare ciò però si
deve riflettere sulla comunicazione in quanto comunicazione, cioè attuare l’autoreferenza. La
distinzione temi/funzioni corrisponde alla coppia eteroreferenza/autoreferenza. Grazie ad essa
l’osservatore riesce ad avere una certa libertà nella scelta dei temi e soprattutto delle informazioni
da tralasciare.

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Capitolo 3: la codificazione

La scoperta decisiva per la formazione e la differenziazione dei mass media è stata probabilmente la
scoperta di tecnologie di diffusione che non solo prescindono da un’interazione tra i presenti, ma la
escludono efficacemente per la comunicazione propria dei mass media. La sola scrittura non aveva
ancora questo effetto, poiché era stata concepita inizialmente soltanto come supporto mnemonico
per una comunicazione primariamente orale. È soltanto con la stampa che gli scritti si moltiplicano
al punto che si arriva ad escludere in modo visibile un’interazione orale di tutti coloro che
partecipano alla comunicazione. Ma il successo della comunicazione pianificata non dipende più da
essa. In questo modo può sorgere nell’ambito dei mass media un sistema auto poietico che si
autoriproduce e che non ha più bisogno dell’interazione tra presenti. Solo allora si arriva ad una
chiusura operativa, con la conseguenza che il sistema riproduce da sé le proprie operazioni; non le
utilizza più per stabilire dei contatti interattivi con l’ambiente interno della società ma si orienta
invece alla distinzione tra autoreferenza ed eteroreferenza propria del sistema. Nonostante le sue
enormi capacità di immagazzinamento, il sistema tende a ricordare e a dimenticare rapidamente.
Nel caso dei sistemi di mass media, i codici possono avere due particolari valori e dipendono dal
sistema che giudica e possono essere: positivo e negativo.
Il valore positivo indica la capacità di “collegamento” delle operazioni nel sistema: ciò con cui si
può intraprendere qualcosa.
Il valore negativo serve solo a “riflettere” le condizioni alle quali si può impiegare il valore
positivo.
Il codice è quindi una forma-a-due-lati, una distinzione il cui lato interno presuppone che ci sia un
lato esterno. E il confine interno del codice, che separa il valore negativo da quello positivo, non
deve essere confuso con il confine esterno, che differenzia il sistema dal suo ambiente. Quindi, la
differenza del codice serve all’autodeterminazione del sistema e utilizza per farlo una distinzione
(cioè una differenza-guida che indichi la propria identità).
Il codice è quindi una distinzione che consente l’auto-osservazione sulla base della distinzione tra
sistema e ambiente.
Per risolvere il problema di ciò che è informativo e ciò che non lo è nascono i programmi. I
programmi infatti aiutano a decidere se qualcosa all’interno del sistema può essere informativo o
meno. Tutte le informazioni hanno bisogno di essere categorizzate ed il semplice codice
informazione/non-informazione non basta, così i programmi suddividono ciò che si può attendere
come informazione in ambiti selettivi come: lo sport, l’astrofisica, la politica, l’arte, gli incidenti…
Ci sono tre grandi famiglie di programmi :

• Notizie reportage
• Pubblicità
• Intrattenimento

L’unità del concetto di informazione viene spezzata in due differenze abbinate causalmente l’una
all’altra. Questo consente di tener conto della circostanza che non è affatto vero che ogni differenza
fa la differenza.
(l’antropologo Malinowski spiegò che nelle società tribali, a differenza della nostra che vi è il
simbolico e possiamo quindi non interagire per apprendere info, vi era il costante di bisogno di
comunicare anche quando non si aveva nulla da dire, perché partecipando alla comunicazione si
possono mostrare buona volontà e senso di appartenenza).
L’unità dell’informazione è il prodotto di un sistema sia che si tratti di percezioni di un sistema
psichico, sia che si tratti di comunicazione di un sistema sociale. Le informazioni devono realizzarsi
all’interno degli stessi confini di sistema, e entrambe le differenze su cui si basa la definizione di
Bateson devono essere distinzioni del medesimo sistema.

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Un’altra importante caratteristica del codice informazione/non-informazione è il tempo. Le
informazioni non si possono ripetere: non appena diventano degli eventi, si trasformano in non-
informazioni. Una notizia ripetuta perde il suo valore informativo.
La possibilità di ripetersi può essere usata dalla pubblicità, a patto che utilizzi la figura riflessiva del
valore informativo della non-informazione, ad esempio come indicatore di ciò che è importante e
degno di essere ricordato (la stessa inserzione viene ripetuta più volte per informare).
I mass media producono, però, ridondanza sociale in tutta la società, e quindi un bisogno immediato
di nuove informazioni. I mass media creano il bisogno continuo di dover rimpiazzare le
informazioni appena date per delle nuove. Il fatto che noi sentiamo sempre il bisogno di dover
avere un giudizion complesso e completo su un dato fenomeno che sta accadendo è dato dal fatto
che siamo costantemente bombardati di informazioni.
I mass media allora servono alla produzione e all’elaborazione delle irritazioni (prima dei mass
media si parlava di admiratio = stupore, ammirazione verso le deviazioni. Questo presuppone che
ci siano eventi esterni e che appaiono come eccezioni. Con i mass media vi è una normalizzazione
delle novità, tanto da portare lo stupore al suo concetto opposto). Il concetto di irritazione rientra
nella teoria dei sistemi chiusi operativamente e indica la forma con cui un sistema può creare
risonanza agli eventi ambientali, anche se le sue operazioni circolano solo internamente e non sono
in grado di creare un contatto con l’ambiente.
L’irritazione è quindi composta da due componenti:
• Una componente è libera di registrare una distinzione che si delinea come deviazione da ciò
che è già noto.
• La seconda componente indica la conseguente modifica delle strutture del sistema, cioè
l’inserimento in ciò che può essere presupposto dalle ulteriori operazioni in quanto stato del
sistema. Si tratta di una differenza che fa la differenza.

Capitolo 4: l’universalismo specifico del sistema


Con “differenziazione” intendiamo l’emergenza di un particolare sistema parziale della società, che
realizza da solo le caratteristiche della costituzione di sistema: soprattutto la riproduzione, l’auto-
organizzazione, la determinatezza strutturale e quindi la chiusura operativa. Il codice specifico,
ovvero la differenziazione di uno specifico sistema di funzione della società, è il primo passo per la
differenziazione.
Una delle più importanti conseguenze della differenzazione è il rapporto tra universalismo e
specificazione (concetti di Parsons). Il sistema può presupporre se stesso, la propria funzione e la
propria prassi come punto di riferimento. Prorpio in questo modo si crea però anche il presupposto
perché il sistema si possa occupare di tutto ciò che può essere tematizzato nella sua comunicazione.
Da ciò ne risulta una competenza universale per la propria funzione. Nel controllo della propria
selettività i mass media sono autonomi, e questo aumenta ulteriormente il peso di tale selettività e
accresce il suo valore di attenzione.

Capitolo 5: le notizie e i reportage


I reportage e i notiziari sono i programmi dove appare più chiaro l’elaborazione/acquisizione delle
informazioni. In questo ambito i mass media diffondono l’ignoranza sotto forma di dati che, devono
essere rinnovati di continuo. Proprio perché la notizia deve essere sempre nuova e sorprendente
deve essere costantemente elaborata dai mass media. Ben Johnson, nella commedia The Staples of
News spiegava che la produzione in serie delle novità dimostrava che si doveva trattare di un
inganno.
Gli eventi devono essere drammatizzati e trasformati in informazioni notiziabili. Oggi, attraverso la
globalizzazione, le notizie possono essere recepite da tutti in contemporanea con l’evento stesso. Se
si riflette su questa trasformazione evolutiva di improbabilità in probabilità, si può vedere con

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chiarezza che proprio in questo settore, con i mass media, si arriva ad una sua
professionalizzazione, chiamata in seguito giornalismo.
Tutti noi presupponiamo e diamo per scontato che le notizie che riceviamo dai mass media siano
corrette e veritiere, anche se questo non è affatto così. Possono verificarsi degli errori nella
costruzione della notizia oppure possono essere falsificate volontariamente. Dato che per credito i
giornalisti sono tenuti a verificare ogni informazione, possiamo affermare che le notizie false
vengono quindi dall’esterno.
Ma la verità interessa ai mass media solo in condizioni molto limitate. Il problema non sta quindi
nella verità ma nella selettività, che è inevitabile ma anche voluta e regolamentata. I programmi
reportage lavorano sulla manipolazione, non sulla verità, in maniera molto trasparente (tutti noi
sappiamo che i reportage non hanno valenza scientifica).
Il rapporto che ha il sistema dei reportage con il suo ambiente non è però semplicemente un
rapporto unilaterale di riduzione della complessità. Con la differenziazione e la rottura della
determinazione si aprono eccessi di possibilità di comunicazione. Ovvero di grandi libertà di
comunicazione, tanto che si devono imporre delle limitazioni. Il raddoppiamento produce, quindi,
autonomia nel suo ambiente e contrappone al suo ambiente la libertà di selezionare, cioè di
introdurre in un mondo determinato un ambito di autodeterminazione che il sistema può poi trattare
come determinato dalle proprie strutture. Con “selezione”,tuttavia, non intendiamo la libertà di
scelta, ma alla funzione propria dei mass media (da non scambiarle con le redazioni, ma il sistema
proprio).
Analizzando le notizie (distinguendole dai reportage), possiamo trovare alcuni selettori tipici:
1. La sorpresa viene rafforzata accentuando le discontinuità. L’informazione deve essere
nuova. Deve contraddire le aspettative correnti o determinare uno spazio di possibilità
limitate che vengono lasciate aperte (ad esempio gli eventi sportivi).
2. Si privilegiano i conflitti. In quanto temi, i conflitti presentano il vantaggio di alludere ad
una incertezza autogenerata. Rinviano al futuro l’informazione risolutiva su chi vince e chi
perde.
3. Particolarmente efficaci nel catturare l’attenzione sono le quantità. Le quantità sono sempre
informative perché un dato numero è solo quel numero. Con la quantificazione, quindi, si
può dare l’impressione di fare delle rivelazioni, e nello stesso tempo si possono produrre più
informazioni per coloro che se ne intendono. Tuttavia, anche le quantità possono creare dei
problemi a causa dell’effetto doppia serie, nel senso che quando qualcosa aumenta, nello
stesso tempo diminuisce (se viene riportata una notizia di una strage la prossima dovrà avere
un numero superiore di morti per fare più presa).
4. Anche il riferimento locale aumenta il peso di un’informazione, presumibilmente perché nel
luogo di appartenenza si sa di essere così ben informati che si apprezza ogni ulteriore
informazione. La distanza deve essere quindi compensata con il peso dell’informazione o
con la sia stranezza e con il carattere esotico.
5. Anche l’infrazione alle norme riceve particolare attenzione. Questo vale per l’infrazione alle
leggi, ma soprattutto per l’infrazione alle regole della morale e negli ultimi tempi anche per
le infrazioni alla political correctness, ad esempio gli scandali. In questo caso i mass media
possono generare più che in ogni altro modo un sentimento di coinvolgimento comune e di
indignazione.
Quando però si dà notizia di infrazioni come casi singoli questo rafforza da un lato
l’indignazione e quindi indirettamente la norma stessa, e dall’altro anche ciò che è stato
chiamato pluralistic ignorance, cioè l’ignoranza della normalità della devianza (secondo il
sociologo Popitz, questa teoria spiega che i mass media, creando scandali parlando di casi
singoli, inducono a sottovalutare la diffusione di questi comportamenti e a rivolgere
l’attenzione piuttosto alla norma in questione)(ad esempio: dato l’aumento della criminalità

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giovanile, molti reati non vengono più visti come tali perché legati alla giovinezza, una sorta
di pedagogizzazione della criminalità).
6. Le informazioni alle norme vengono scelte come notizie soprattutto quando possono essere
introdotte anche delle valutazioni morali, quando cioè possono offrire lo spunto per stimare
o disprezzare delle persone. Da questo punto di vista i mass media hanno un importante
funzione per il mantenimento e la riproduzione della morale. Non bisogna pensare però che
essi siano in grado di fissare dei principi etici o anche soltanto di innalzare il livello morale
della società. Ciò che si riproduce è solo il codice della morale, cioè la distinzione tra agire
buono e agire cattivo. I mass media riproducono semplicemente una costante auto-
irritazione e riproducono la sensibilità morale (rischio di disembedding della morale).
7. Per rendere riconoscibili le infrazioni alle norme, ma anche per aiutare il lettore/spettatore a
formarsi una propria opinione, i media privilegiano l’attribuzione ad azioni, cioè ad attori.
8. L’esigenza di essere attuali porta a concentrare le notizie su casi singoli: eventi, incidenti,
disturbi, idee. L’esigenza di ricorsività porta a riferirsi a questi eventi nelle successive
notizie. A volte gli eventi riportati offrono l’occasione per parlare di altri eventi simili, e
quindi per dare notizia di “serie” di eventi. Kepplinger e Hartung chiamano questi eventi
“eventi chiave”.
9. Anche l’espressione di opinioni può essere diffusa come notizia. A volte si chiedono alle
persone le loro opinioni, a volte sono esse stesse a proporsi. Si tratta però sempre di eventi
che non esisterebbero se non ci fossero i media. Il mondo viene per così dire riempito di
rumore aggiuntivo, di iniziative e di critiche. L’opinione delle notizie ha una duplice
funzione: da un lato sottolinea ciò che è oggetto dell’opinione, dall’altro rafforza la
reputazione della fonte poiché si ricorre ripetutamente alle sue opinioni.
10. Tutti questi selettori vengono rafforzati ed integrati da altri, dovuti al fatto che la selezione
viene operata da organizzazioni che sviluppano per questo le proprie routine. Il lavoro
consiste nel montare le informazioni già esistenti, in rubriche e modelli.
Ultimamente, spiega Luhmann, si sta fluidificando la differenza tra notizie e reportage, perché le
notizie pubblicate vengono immagazzinate elettronicamente e tenute disponibili per poterle
richiamare. Questo accade in misura enorme, di modo che se occorre si possono trasformare in
reportage quello che originariamente erano delle notizie. Il sistema produce allora di nuovo delle
informazioni a partire da informazioni, in quanto genera dei contesti (i reportage) in cui novità
abbandonate da tempo e già dimenticate ottengono ancora un valore informativo. In definitiva,
l’identità viene conferita solo quando si vuol ritornare su qualcosa. Questo però significa nello
stesso tempo che si conferma e che si generalizza. Proprio con questo modo particolare di generare
delle identià si costituisce una forma, il cui lato interno ha la caratteristica della riutilizzabilità e il
cui lato esterno si sottrae alla vista. Con questo tipo di identità rinnovate di continuo si riempie la
memoria sociale. La memoria in questa accezione non deve essere intesa come un magazzino di
stati o eventi passati. I media non potrebbero assumersi un onore del genere. Si tratta piuttosto di
una costante discriminazione tra ricordare e dimenticare.
Ma se esiste la codificazione e la programmazione del sistema, allora c’è da chiedersi perché
esistono e quali sono i motivi che hanno portato l’uomo a creare il segno?
Dall’invenzione della stampa in poi ci sono state due tipi di risposte a questo quesito:
• La teoria dell’arte: riferita alla comprensione, è che si può godere solo di ciò che è nuovo,
sorprendente ed artificiale, dal momento che tutto il resto rimane così com’è.
• La teoria politica: si riferisce al lato dell’emissione della comunicazione, e si aspetta di
trovare qui un qualche interesse. La teoria politica, intesa come comportamento pubblico in
generale, porta alla distinzione tra scopi e motivi, tra i motivi manifesti e quelli latenti per
comunicare. Secondo Baltasar Graciàn la comunicazione è la produzione di una bella
apparenza con cui l’individuo si nasconde agli altri, e in ultima istanza anche a se stesso.

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Per quanto concerne la manipolazione è importante intendere sia la manipolazione che il sospetto di
manipolazione come una problematica interna al sistema, e non come un effetto che i mass media
producono nell’ambiente. Il sistema può raggiungere al massimo le singole operazioni, ma non può
raggiungere se stesso. Deve convivere con il sospetto di manipolazione, perché in questo modo
dispiega e restituisce a se stesso il proprio paradosso: l’unità della differenza di informazione e
non-informazione. Nessun sistema autopoietico può superare se stesso.

Capitolo 6: Ricùpero

Leggere sul libro il caso dell’intervista trasmessa nel 1994 del ministro delle finanze brasiliano
Rubens Ricùpero.

Capitolo 7: la pubblicità

La pubblicità è uno dei fenomeni più enigmatici di tutto l’ambito dei mass media.
Tutto ciò che si era sempre pensato, qui diventa improvvisamente vero. La pubblicità cerca di
manipolare, lavora in modo insincero, e presuppone che lo si presupponga. Prende per così dire su
di sé il peccato mortale dei mass media, come se in questo modo si potessero salvare tutte le altre
trasmissioni. La pubblicità dichiara le sue motivazioni, gioca a carte scoperte.
Gli spot pubblicitari cambiano inoltre temi e rappresentazioni di momento in momento, senza il
minimo riguardo per l’”intertestualità” (questo è tra l’altro uno degli aspetti in cui la pubblicità si
distingue dall’arte). Vale la legge dell’interruzione, con la speranza di attivare proprio in questo
modo un ricordo immediato di ciò che si è appena visto.
La pubblicità, come detto prima, è molto enigmatica perché riesce ad essere molto trasparente
(l’osservatore sa che lo spot ha come obbiettivo quello di ingannarlo e di spingerlo a desiderare
qualcosa) ma allo stesso tempo ha la funzione di rendere irriconoscibili le motivazioni di coloro ai
quali ci si rivolge. Vengono usate “belle forme” che nelle pubblicità di oggi è dominante sia per le
immagini che per i testi. La buona forma annienta l’informazione e permette di aggirare la sfera
cognitiva, oltre all’orientamento alla critica.
Un’altra diffusa tecnica di “opacizzazione” consiste nell’uso paradossale del linguaggio. Ad
esempio dicendo che si potrebbe “risparmiare” spendendo soldi, oppure definendo “esclusivi” degli
articoli che in realtà sono destinati a tutti. Oppure si finisce col nascondere l’oggetto per il quale si
dovrebbe pagare. Spesso nella sistemazione delle immagini si sposta sullo sfondo ciò che viene
pubblicizzato, di modo che bisogna per così dire rigirare l’immagine su se stessa prima di scoprire
di che cosa si tratta.
Una delle più importanti funzioni latenti della pubblicità è quella di fornire il gusto alla gente priva
di gusto. Ormai si è dimostrato che è impossibile convertire la cultura in denaro, ma la possibilità
contraria ha forse tuttora qualche possibilità di successo nel loro prezzo. Questa funzione di
sostituzione del gusto è necessaria perché nel passaggio da società stratificate, dove vigevano il
collettivismo e le identità comuni, a società moderne, basate sul culto della personalità, il concetto
di gusto si è sgretolato rendendo necessario la formazioni di leader portatori di nuovi valori estetici
pronti a guidare la massa sempre più differenziata.
Il gusto serve a strutturare il desiderio. Il consumatore, che compri o meno, reagisce come gli altri,
senza che occorra per questo un’imitazione diretta. A questo proposito potrebbe valer la pena di
approfondire la connessione tra la pubblicità e la moda. Qui la pubblicità può limitarsi soprattutto
ad informare. Per una cerchia abbastanza ampia di persone la moda si motiva da sola. Essere alla
moda è quasi un obbligo. La differenza che intercorre tra pubblicità e moda è che quest’ultima deve
essere pianificata con molti anni di anticipo e la si può vedere solo quando si applica ai suoi oggetti,
e allora si ha solo poco tempo per informarsi. La pubblicità, invece, deve solamente presupporre le

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motivazioni e limitarsi, sotto forma di informazione, a metterle in moto. La pubblicità può essere
considerata quindi anche come un fattore che contribuisce a produrre cambiamenti rapidi.
L’idea di fondo di questa forma di comunicazione di massa può essere rintracciata nel XVII secolo,
cioè nel periodo della cultura di corte, in cui questa prima realtà operativa dell’autopresentazione
era ancora riservata all’interazione. Da allora l’alleanza tra belle apparenze e breve durata è un tema
di discussione in tutta Europa. La pubblicità richiede continuamente qualcosa di nuovo, e su questo
si basa anche il potere della moda.
Tuttavia la pubblicità non può determinare ciò che pensano o provano le persone alle quali si
rivolge. Può calcolare le sue prospettive di successo e farsi pagare per questo. Nel sistema dei mass
media segue delle leggi differenti. Occupa la superficie del suo design e a partire da essa rimanda
ad una profondità, che rimane inaccessibile a lei stessa. Esistono i trendscouts che spiano cosa sarà
di moda, ad esempio tra i giovani, per poter creare nuovi oggetti, forniti di design e di nomi. Questi
oggetti di culto producono essi stessi la differenza necessaria per l’identificazione.
Possiamo dire che il successo della pubblicità non risiede solo nella sfera economica. Il sistema dei
mass media possiede anche la funzione di stabilizzare un rapporto tra ridondanza e varietà nella
cultura di tutti i giorni. La ridondanza si crea con il fatto che qualcosa viene comprato; la varietà
con il fatto che si devono poter distinguere i propri prodotti sul mercato. La pubblicità coglie nel
segno non solo quando vende un prodotto, ma anche quando crea l’illusione che quella cosa che stai
comprando non è la stessa delle altre, ma qualcosa di nuovo. (es: nuova BMW – vecchia BMW).

Capitolo 8: L’intrattenimento

L’intrattenimento è certamente una componente della cultura moderna del tempo libero, alla quale
è affidata la funzione di annientare il tempo superfluo. Nel contesto di una teoria dei mass media,
continuiamo però a riferirci ai problemi della costruzione della realtà e alla questione degli effetti
che ha in questo caso la codificazione informazione/non-informazione.
Anche un gioco è una specie di raddoppiamento della realtà, in cui la realtà concepita come gioco,
viene scorporata dalla realtà normale. Senza che ci sia bisogno di negarla. Viene creata una seconda
realtà che obbedisce a determinate condizioni, dal cui punto di vista la comune condotta di vita
appare allora come la realtà reale. I giochi sono degli episodi. Non si tratta di passare ad un’altra
condotta di vita. I giochi tengono occupati solo temporaneamente, senza rinunciare ad altre
opportunità.
L’intrattenimento però è un gioco di un altro genere. Non presuppone un comportamento
complementare del partner né delle regole concordate in precedenza. Al loro posto si marca
otticamente ed acusticamente il settore di realtà in cui si costituisce il secondo mondo: come libro,
come schermo, come sequenza appariscente di rumori preparati appositamente.
Questa differenza rispetto ai giochi sociali ci riporta al sistema dei media. Come nel caso del gioco,
l’intrattenimento può presupporre che lo spettatore, diversamente che nella vita propria, possa
osservare l’inizio e la fine, perché è già vissuto prima e vivrà ancora in seguito.
Altra caratteristica è che nell’intrattenimento non c’è bisogno che la comunicazione continui, non
c’è bisogno, ad esempio, di parlare con i protagonisti della serie tv per sapere come va a finire.
Osservando “dall’interno” questi giochi possiamo trovare il mondo dell’immaginazione, invisibile
nella realtà reale. Dal momento che non deve coordinare comportamenti sociali, questo mondo
dell’immaginazione non ha bisogno di regole, bensì di informazioni. E proprio questo consente ai
mass media di costruire un ambito di programmazione dell’intrattenimento sulla base del loro
codice informazione/non-informazione.
Nell’intrattenimento non tutto può essere fittizio. Ci devono essere legami con la realtà per poter
permettere all’osservatore di ricreare nella sua immaginazione un nuovo mondo plausibile. Da un
punto di vista storico, una tale capacità di distinzione è un risultato dell’evoluzione, che oggi viene
ricondotto alla nascita del teatro nella seconda metà del XVI secolo.
Il singolo viene così lasciato libero di interpretare nello stesso modo la propria situazione di vita.
Soprattutto, però, lo schema secondo cui in tutte le relazioni sociali si tiene conto della distinzione

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tra apparenza e realtà diventa una costante della cultura, che può allora contare sul fatto che la si
comprenda, e sfruttarlo.
Il modello più seguito è stato il romanzo, anch’esso prodotto dei mass media in quanto si orienta
sugli effetti del pubblico. Una figura chiave è stata Daniel Defoe che seppe mostrare che il romanzo
moderno sorge dal giornalismo moderno, proprio in base alla necessità di distinguere tra dati e
finzioni nelle pubblicazioni a stampa. La stampa cambia il modo in cui il mondo può essere
presentato al pubblico in modo credibile; prima lo si fa sostenendo di disporre di dati o di
testimonianze scritte che sono stati effettivamente ritrovati e poi si arriva a racconti scopertamente
fittizi, che contengono però abbastanza elementi riconoscibili per poter valere da realtà immaginata.
L’intrattenimento, come per le notizie, vuole essere sempre nuovo. Per questo motivo ogni
intrattenimento deve avere una fine e deve procurarsela da solo. L’unità dell’opera è la sua specifica
versione dell’unità della differenza tra futuro e passato. Si può dire che un’opera ha intrattenuto
bene quando si conosce il finale. Come spiegava Fraser in The war against the poetry, la sensazione
di aver perso il tempo con l’intrattenimento proviene da un altro mondo: da quello delle
preoccupazioni per la salvezza dell’anima e del senso degli affari dei puritani.
Verso metà del XIX secolo il romanzo abbandona anche come forma artistica l’ambito
dell’intrattenimento e lo lascia ai mass media. L’arte del XX secolo, infine, non può più essere
descritta come finzione, perché la finzione presuppone che si possa sapere come dovrebbe apparire
il mondo perché la finzione potesse valere da descrizione corretta.
La funzione dell’intrattenimento, in definitiva, è quella di lasciare delle informazioni allo
spettatore, in modo che possa riflettere su quelle info e trarre delle nozioni per se stesso.
L’intrattenimento ha così l’effetto di rafforzare le conoscenze già disponibili. Non è però orientato
a istruire, come l’ambito delle notizie e reportage, ma utilizza piuttosto il sapere disponibile per
distinguersi da esso. Lo spettatore viene condotto quasi inavvertitamente a vedersi come
osservatore di osservatori, per poi scoprire in se stesso degli atteggiamenti analoghi (o anche
differenti). Il nostro desiderio di sperimentare e di comprendere noi stessi attraverso l’osservazione
ci porta ad assumere atteggiamenti voyueristici verso il corpo altrui. Per questo le trasmissioni
sportive sono le basi dell’intrattenimento, perché stabilizzano la tensione tra corporeità controllata
e quella incontrollata.
L’interesse per le trasmissioni, afferma Luhmann, sta nel farsi una realtà credibile, ma senza
obbligo di consenso. Allo spettatore non gli si chiede di essere d’accordo, anzi più si polarizza un
programma e più quel programma avrà successo (es: grande fratello). In questa maniere si riesce ad
includere gli spettatori come terzi esclusi.
L’intrattenimento, attraverso l’osservazione e l’introiezione di comportamenti osservati nella realtà
fittizia, permette all’individuo di sviluppare una propria identità nella realtà reale.
Risonanza: che cosa di quello spettacolo che si vede cattura? (cosa risuona in noi)
Risoluzione: ciò che noi abbiamo portato dentro di ciò che guardiamo? Su cosa riflettiamo? (come
ci porremo noi in quella situazione?).
Risonanza e risoluzione permettono all’osservatore di creare la sua identità.

Capitolo 9: Unità e accoppiamenti strutturali

I tre ambiti di programmi, che noi abbiamo trattato separatamente, sono chiaramente differenti
l’uno dall’altro. Questo non esclude dei prestiti reciproci. È soprattutto la pubblicità che deve
escogitare qualcosa e riprende l’intrattenimento e i reportage su eventi già noti (es: XIX secolo il
giornalismo americano aveva garantito l’assenza di inserzioni e ha scoperto in seguito le notizie e
l’intrattenimento). Proprio la pubblicità divertente gioca con le conoscenze implicite del
destinatario senza richiamarle in modo diretto e banale. Anche i reportage, per non annoiare,
vengono arricchiti nello stile o nella sequenza delle immagini con dei momenti di intrattenimento.
Quel che salta all’occhio è che i tre tipi di programmi sono molto diversi tra di loro e ce ne
possiamo accorgere facendo zapping, dove basta un attimo per riconoscere una pubblicità da un
reportage o da un programma d’intrattenimento. Nel complesso possiamo dire che le tre forme di

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comunicazione dei mass media servono per poter creare ulteriori presupposti di comunicazione (es:
chi vede i reportage lo fa per informarsi e per parlarne poi con altri).
La funzione dei mass media per la società non sta nella totalità delle informazioni che vengono
attualizzate di volta in volta, bensì nella memoria che producono. Per il sistema della società la
memoria consiste nel fatto che in ogni comunicazione si può presupporre che determinati assunti
sulla realtà siano noti, senza doverli introdurre e motivare espressamente. Naturalmente per
memoria non si intende quella dei sistemi psichici, ma quella dei sistemi sociali. Questa realtà di
fondo di informazioni, che viene creata mediante la memoria, ha come assunto quella di essere data
per scontata anche quando non si comunica (es: parlando di Shoah si dà per scontato che tutti
sappiano cosa sia successo durante la seconda guerra mondiale).
I mass media non sono quindi dei media nel senso che trasportano delle informazioni da chi sa a chi
non sa. Sono dei media in quanto predispongono e portano avanti di volta in volta un sapere di
fondo dal quale si può partire nella comunicazione.
Un altro motivo per riprodurre la differenza tra notizie/reportage, pubblicità e intrattenimento
consiste probabilmente nel fatto che i mass media mantengono in questi ambiti dei differenti
accoppiamenti strutturali e riproducono quindi anche dei collegamenti differenti con altri sistemi di
funzione.

• Pubblicità: è senza dubbio legata al mercato dell’economia, con proprie organizzazioni


orientate a mercati specifici. Ma la pubblicità deve anche realizzare il proprio prodotto
tramite la dinamica propria del sistema sociale dei mass media, oltre a quella chimico-
biologica nel soddisfare un desiderio.

• Intrattenimento: qui la situazione è un po' meno chiara. Si è portati ad intendere


l’intrattenimento come arte banale. Ma cosa vuol dire allora la distinzione banale/non
banale? La differenza sta forse nella problematizzazione dell’informazione oppure se viene
osservata o meno l’autoreferenza dell’informazione. Si può osservare però che
l’intrattenimento è legato al sistema dell’arte, individuando così una zona più o meno ampia
in cui l’attribuzione all’arte o all’intrattenimento rimane ambigua e viene affidata alle
categorie dell’osservatore.

• Notizie/reportage: qui gli accoppiamenti strutturali sono tra il sistema dei media ed il
sistema politico. La politica approfitta delle “menzioni” nei media e nel contempo si irrita
(come le caricature di Andreotti di Forattini). Gli annunci dei media richiedono di solito una
reazione da parte del sistema politico.

Analoghi accoppiamenti strutturali si possono riscontrare nel rapporto tra i media e lo sport.
Altra cosa importante è che sembra che in tutti i programmi i mass media non puntino a creare una
costruzione di realtà consensuale. Il loro mondo contiene differenze di opinione a bizzeffe. Questo
accade non solo quando si dà notizia di conflitti, quando sorge un sospetto di manipolazione o
quando si trasmettono life delle visioni delle realtà del tutto private. I mass media contribuiscono
sempre a discreditare se stessi. Commentano, mettono in dubbio, correggono se stessi. Quanto più
aumenta l’informazione, tanto più cresce l’insicurezza e con essa anche la tentazione di sostenere
un’opinione propria, identificarsi con essa e lasciar perdere il resto.
Ne risulta l’idea, da sviluppare, che il sistema usa i suoi programmi per diversificare i rapporti con
altri sistemi di funzione della società; e questo avviene sul piano strutturale, perché sul piano
operativo non ci possono essere contatti.

Capitolo 10: gli individui

Dopo aver visto i tre programmi separati nei loro sottosistemi, ora proveremo a vedere se è
possibile avere tutti i tre programmi in un unico sistema di funzione. Ma se il sistema è chiuso come
fa ad aprirsi cognitivamente?

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Se si cerca una spiegazione più concreta si nota che la differenziazione ricalca le forme in cui la
società moderna rende disponibili alla comunicazione le situazioni motivazionali degli individui.
Questa spiegazione presuppone che con “motivazione” non si intendano dei fattori causali che
agiscano sul piano psichico, ma che si tratti esclusivamente di rappresentazioni comunicative
(Luhmann per “motivazione” si riferisce all’opera La grammatica dei motivi di Burke). Luhmann
spiega che non può dire quello che la gente ha effettivamente in testa, ma parla di una
rappresentazione che ognuno di noi vive. Si tratta quindi soltanto di “motivi” dell’agire che
vengono riferiti esplicitamente o implicitamente agli individui, ma che dal punto di vista operativo
sono degli artefatti della comunicazione della società e possono contribuire solo in quanto tali alla
produzione di ulteriori comunicazioni, a prescindere da quel che gli individui ne pensano.
Secondo Luhmann è inutile provare a trovare le cause della comunicazione sulle motivazioni,
perché i risultati saranno sempre fallaci. Questo perché per qualsiasi causa trovata, per essere
provata scientificamente, bisognerebbe trovare la causa della causa e così via facendo e ciò è
impossibile.
Dato che non si possono comprendere le motivazioni della comunicazione è la memoria del sistema
che trova la sua coerenza interna per poter far funzionare tutto.

• Notizie e reportage: presuppongono gli individui come osservatori interessati


cognitivamente, che si limitano a prendere atto di ciò che viene presentato. Per il settore
delle news tutti agiscono (es: Obama ora che non è più presidente degli Stati Uniti non parla
più). Agiscono quelli che sono rappresentativi di qualcosa (es: il discorso del presidente vale
per tutti i cittadini).

• Pubblicità: presuppone l’individuo come essere che calcola i suoi vantaggi. Parte da un
modello di motivazione unitario che descrive tutti gli individui. Anche qui le teorie devono
essere astratte, perché per spiegare l’economia hanno bisogno di concetti di motivazione che
siano in grado di descrivere gli atteggiamenti molto diversificati degli individui rispetto alla
transazione. La supposizione che abbia una situazione motivazionale lusinga l’individuo
nonostante la sua uniformità, poiché lo descrive come signore delle proprie decisioni,
guidato solo dai propri interessi. Le pubblicità servono a creare gusti alle persone che non ce
l’hanno.

• Intrattenimento: qui viene scelto il medium della finzione narrativa per individualizzare le
situazioni motivazionali individuali. Qui compaiono individui con una biografia, con dei
problemi e con esigenze. Il medium della finzione ha il vantaggio di poter realizzare delle
concretizzazioni, ma nello stesso tempo di lasciare al lettore o allo spettatore la libertà di
decidere se trarne o meno delle conclusioni per se stesso o per le persone che conosce.

Non abbiamo ancora spiegato perché nei vari ambiti di programmi si sono sviluppati storicamente
questi modi differenti di prendere in considerazione i motivi individuali, ma possiamo già
riconoscere una struttura comune. Si tratta di “interpenetrazione”, cioè della possibilità di tener
conto della complessità della formazione individuale della coscienza all’interno della
comunicazione della società. In altre parole, sono due sistemi che si agganciano per far funzionare
un altro sistema attraverso la condivisione di info.
Potrebbero sorgere dei dubbi sulle differenze tra “accoppiamento strutturale” e “interpenetrazione”.
Le differenze sono che l’accoppiamento strutturale è un’unione di sistemi, mentre
l’interpenetrazione è un’unione tra il sistema psichico ed il sistema sociale. Nel caso
dell’interpenetrazione però i sistemi sono chiusi (Quello che dico può essere diverso da quello che
penso oppure recepito in maniera diversa).
L’individuo che partecipa alla comunicazione, in un modo o nell’altro viene individualizzato e de-
individualizzato a un tempo (non possono i media riferirsi direttamente a me), cioè uniformato o
“fizionalizzato”, perché la comunicazione possa continuare a far riferimento agli individui senza
dover includere le operazioni che fanno sì di volta in volta che ogni individuo si realizzi per se
stesso come sistema singolo chiuso operativamente. I media non hanno bisogno di superare né la

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personalizzazione dei sistemi delle famiglie né l’anomizzazione del sistema dell’economia. Sono
sufficienti delle standardizzazioni scelte in modo tale da consentire all’individuo partecipante di
determinare e di scegliere egli stesso il senso della sua partecipazione oppure di spegnere
l’apparecchio.
In tutti gli ambiti di programmi dei mass media è implicato “l’uomo” (l’uomo è il modello di
riferimento) come costrutto sociale. I media danno per scontato che l’individuo sia più o meno
informato e capace di decidere in generale, per poterlo “irritare” costantemente, così da poter
andare avanti il sistema dei media. L’ambiente del sistema, comunque, diventa irraggiungibile
operativamente, non può essere incorporato da un individuo, ma “letto” costantemente (per
Luhmann non è possibile un passaggio di info da un sistema sociale ad un sistema psichico, ma
ogni sistema può captare, in base alle proprie caratteristiche, un’informazione. Quello che passa è
rumore. Ad esempio il “ti amo” per me vuol dire una cosa ma non per tutti). La descrizione fatta
prima degli uomini, indica dal lato interno dei confini del sistema dei mass media i punti in cui
diventano efficaci gli accoppiamenti strutturali con l’ambiente umano.
Ovviamente i rapporti di causalità fra sistemi psichici e sistemi sociali non possono essere spiegati,
come già detto prima, data la loro complessità e dinamica propria. Comunque restano aperti ad
ulteriori evoluzioni.

Capitolo 11: la costruzione della realtà

Torniamo ora al problema di fondo di questo lavoro: la costruzione della realtà. Nella vita
quotidiana la realtà non viene messa in crisi (altrimenti impazziremo), ma si presuppone solamente
che vi siano diversi punti di vista. La scienza moderna ha già presupposto il problema della realtà,
mentre le scienze sociali sono ancora alla “ricerca” della realtà ed ammettono solo un relativismo
condizionato storicamente, etnicamente o culturalmente. Per poter fare una ricerca bisogna avere un
“oggetto”, così si passa all’analisi dei mass media e alla realtà che essi producono (il sistema della
scienza si fonda sui mass media perché senza di loro le informazioni non circolerebbero).
In generale si può constatare che l’economia e la velocità della comunicazione richiedono sempre
un riferimento a complessi di senso, e che la comunicazione non può mai tornare a riprendersi il
senso che viene compreso, così che di solito non si può nemmeno distinguere ciò che va sul conto
dell’informazione da ciò che va sul conto dell’emissione. E questo vuol dire in fondo che il sospetto
di pregiudizi o di manipolazioni viene riprodotto di continuo, ma non può mai essere risolto nella
comunicazione con una distinzione corrispondente. Quindi, noi non possiamo controllare quello che
passa nei mass media, è il sistema mass media che controlla le informazioni. Le informazioni che ci
vengono date sono fondamentali per la comunicazione e producono il senso della realtà. La capacità
delle informazioni di essere autodescrittive per la società crea dei “problemi” che richiedono altre
“soluzioni”. Proprio in questo modo la società crea dei temi, che i mass media possono cogliere e
trasformare in informazioni.
Questa unilateralità dei mass media porta allo stesso sistema ad adottare dei selettori, ovvero degli
strumenti per poter comprendere il sistema stesso e permettono quindi di avere uno sfondo di
conoscenze (non è vero che i mass media hanno un’influenza determinante, anzi lo stesso sistema
dei mass media può darci le nozioni per criticarlo).

• Primo selettore: è il modello valutativo o normativo. Divide il mondo in ciò che è di valore
e ciò che non è di valore. Consenso, solidarietà, valori, nascono solo nella seconda metà del
XIX secolo, il un periodo di stampa di massa e di piena inclusione degli strati inferiori nella
letterarietà. In condizioni normali la morale non è affatto necessaria. La morale funziona
allora come una specie di supplemento di selettività che viene offerto in modo
compensatorio, cioè “invece di altro”. Per questo la morale appare come un qualcosa di
vecchio ed ha bisogno di ringiovanirsi attraverso gli scandali. Ma i deficit si realtà, anche
quelli immaginari, non possono essere compensati normativamente. Quando il tema viene
moralizzato, si ha l’impressione che ne abbia bisogno perché la realtà reale è diversa.

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• Secondo selettore: è il modello causale. Viene utilizzato ad esempio nelle notizie per trovare
i colpevoli (politica).

• Terzo selettore: è il modello della discontinuità. All’aumentare delle informazioni si inizia a


rifiutare di essere mediati. La pluralizzazione di informazioni ci porta a credere che l’unica
realtà possibile è quella che possiamo toccare. Vi è un ritorno, quindi, ai fondamentalismi
(alimentare-vegano; sanitario-no ai vaccini; verità-non credo più a niente).

Comunque questi selettori non agiscono solamente sul programma delle notizie, ma anche, in
maniera diversa, su gli altri due programmi.
La pubblicità distribuisce la sua comunicazione su tanti oggetti e su tanti destinatari, creando un
alone di potere attorno agli oggetti. Le limitazioni date dalla mancanza di potere di acquisto
generano un irritazione nei sistemi sociali individuali, che viene elaborata al loro interno in maniere
differenti. Producendo, la pubblicità, effetti massicci e standardizzati si può supporre che influenzi
anche la comunicazione sociale.
Anche l’intrattenimento tramite i mass media incide in maniera indiretta su ciò che si costruisce
come realtà. Con il cinema e la televisione, oltre ai romanzi, si possono presentare al lettore delle
esperienze come se fossero le sue. Chi lo accetta può poi comunicare come se lo sapesse. Quanto
più cresce il ruolo di “ciò che viene percepito”, cioè dalla televisione, tanto più la comunicazione si
basa anche su un sapere implicito, che non può essere comunicato. Sembra che oggi la
comunicazione si faccia guidare da un sapere non più controllabile, il cui aspetto comune è dovuto
ai mass media e viene trainato dalle loro mode.
Il fatto che i mass media realizzino contemporaneamente questi tre ambiti di programmi, rende
difficile riconoscere un effetto complessivo e ricondurlo al sistema dei mass media. la più
importante caratteristica comune è che nel processo di elaborazione elle informazioni i mass media
aprono un orizzonte di insicurezza autoprodotta che deve essere continuamente rifornito di ulteriori
informazioni.
Il tempo diventa così la dimensione dominante del senso, e al suo interno la distinzione tra futuro e
passato diventa la distinzione che definisce il tempo a partire dalla distinzione prima/dopo. Il
presente diventa il luogo in cui si fissano le informazioni e in cui bisogna prendere le decisioni. È
solo la posizione dell’osservatore che distingue passato e futuro.
Non si tratta più della vecchia dualità ontologica di essere e apparire. Si tratta di una concezione
della realtà come forma-a-due-lati del “cosa” e del “come”: del “cosa viene osservato” e del “come
lo si osserva”. E questo corrisponde esattamente all’osservazione della comunicazione dal punto di
vista della differenza tra informazione ed emissione.
Come trasformazione di tutto e di tutti in un senso della cultura, la cultura è un prodotto dei mass
media e nello stesso tempo il loro alibi (es: turismo rovina cultura). Con questo non vogliamo
affatto sostenere che la cultura, sotto forma di segno, è diventata una merce. È ovvio che si debba
pagare per i giornali, il cinema, il turismo, ecc, tuttavia rimangono operazioni di mercato.
Noi non possiamo sapere chi siamo e quello che sappiamo di noi stessi lo conosciamo tramite lo
sguardo degli altri. Così anche la cultura non possiamo solo darla per scontato perché un domani
sarà diversa. L’unica via di uscita da questa iperpluralizzazione della realtà si ha attraverso la
consapevolezza che non esistono valori o verità fisse e che possiamo solo avere delle nostre idee e
tollerare quelle degli altri.

Capitolo 12: la realtà della costruzione

Ogni teoria della conoscenza costruttivista non prende in seria considerazione la realtà. Nello
schema tradizionale delle facoltà umane si distingueva la conoscenza dalla volontà e si concedeva
solamente alla volontà la libertà di autodeterminazione (arbitrio). Questa concezione però non regge
perché l’arbitrio non esiste, e perché l’autodeterminazione (autonomia) è possibile soltanto in un
sistema che si distingue dall’ambiente e si fa irritare dall’ambiente. I mass media costruisce la realtà

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anche da eventi come le opinioni trasformandole in fatti. Il sistema stesso può così opporre
resistenza alle proprie abitudini. Può produrre “cambiamenti di valore” e privilegiare delle opinioni
di minoranza particolarmente invadenti.
Un'altra possibilità di verificare le costruzioni di realtà dei mass media consiste nella ricerca sociale
empirica. Il marchio di “realtà” può essere concesso solo nel sistema, che prima genera delle
incoerenze e poi costruisce ciò che si deve considerare realtà.
Diversamente dalle teorie della conoscenza riferite al soggetto (mondo esterno inaccessibile, ma
senza trattare il problema della pluralità dei soggetti), il costruttivismo operativo si basa sulla
ricorsività delle operazioni proprie del sistema e quindi sulla sua memoria, che accompagna
continuamente tutte le operazioni del sistema e delle verifiche di coerenza (es: quando ci sono ospiti
si versa il vino non ci si chiede se i bicchieri sono delle cose in se inconoscibili).
Il punto debole dei continuum percettivo mondo è indubbiamente il pensiero, così come il punto
debole del continuum comunicativo mondo è la teoria. Bisogna accettare l’idea di sistemi chiusi
operativamente, cioè il costruttivismo operativo. L’io si nutre ancora del riferimento al corpo di
tutte le percezioni, ma viene anche arricchito e reso insicuro da ciò che viene a sapere attraverso i
mass media. tutto ciò vale anche per i mass media, dato che non è possibile operativamente
includere nella ricorsività della comunicazione della società la selettività delle informazioni che
vengono comunicate.
La sociologia e la teoria della società ne ricavano il vantaggio di non dipendere più dai dogmi delle
teorie della conoscenza classiche, e di poter cogliere il modo in cui la realtà viene costruita e
strutturata come esperienza di resistenza in tutti i luoghi in cui si costituiscono dei sistemi auto
poietici chiusi operativamente. I mass media producono sì la realtà, ma una realtà senza costrizione
al consenso. Ogni sistema si basa su autoreferenza ed eteroreferenza. Ogni sistema ha le sue
strutture e che in parte sono compatibili con l’ambiente (es: noi continuiamo a distruggere il sistema
ambiente, siamo irrazionali verso l’inquinamento). Il sistema dei mass media fornisce un insieme di
conoscenze che vanno a costituire uno sfondo, per far credere alla società di vivere nello stesso
mondo. Questo sapere di sfondo che noi diamo per scontato su cui viene creato il nostro presente
noto è fondamentale per riconoscere il mondo. La funzione della società è, quindi, la produzione di
oggetti che presuppongono la comunicazione. Fondamentale è la memoria del sistema, se c’è la
memoria c’è la realtà. La memoria ha bisogno di una sua coerenza (es: notizia che il re d’Italia ha
detto di non fumare). Ma questa memoria non ha la funzione di ricordare, ma di dimenticare per
poter stoccare l’informazione.

Capitolo 13: la funzione dei mass media

Per conoscere la funzione dei mass media bisogna tornare alla distinzione tra operazione e
osservazione. L’operazione è l’effettivo realizzarsi degli eventi la cui riproduzione porta avanti
l’autopoiesi del sistema, cioè la riproduzione della differenza tra sistema e ambiente. Le
osservazioni usano delle distinzioni per indicare qualcosa. Anche l’osservare è ovviamente un
operazione, ma altamente complessa che con una distinzione separa ciò che osserva da ciò che non
osserva.
La distinzione tra operazione e osservazione ci serve per mettere alla prova nella teoria della società
una concezione che si sta diffondendo nella teoria biologica dell’evoluzione, la teoria
dell’adattamento. L’adattamento degli esseri vivente all’ambiente non può essere ricondotto a
capacità e a prestazioni cognitive ( la vita è già adattamento che può sviluppare capacità cognitive).
Quindi la questione deve essere: che ruolo svolge la cognizione in un ambiente quando vi sono
possibilità evolutive.
Questo ci riporta alla questione di fondo di come deve essere fatta la comunicazione per poter sia
riprodurre se stessa che assumersi funzioni cognitive, separando le componenti riproduttive da
quelle informazionali. La risposta è che la comunicazione si forma solo se può distinguere
emissione e informazione nell’auto-osservazione (comprensione). Solo se c’è questa differenza
primaria, la comunicazione può codificare se stessa in maniera binaria (es: accettabile/non

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accettabile, corretta/non corretta) ed esplorare cosi il mondo. Se questa distinzione non fosse
inserita nelle sue operazioni il sistema non potrebbe costituire delle identità riconoscibili e non
potrebbe sviluppare una memoria.
Secondo la nostra impostazione la funzione dei mass media non starebbe nel dirigere l’auto-
osservazione del sistema della società, che per noi è un modo di dividere la società e l’ambiente. Si
tratta di un’osservazione universale, e non di un’osservazione che riguarda alcuni oggetti specifici.
I mass media realizzano nella società la struttura doppia di riproduzione e di informazione, di
proseguimento di un autopoiesi che è sempre già adattata e di disponibilità cognitiva all’irritazione.
La loro preferenza per l’informazione rende evidente che la funzione dei mass media sta in una
continua produzione ed elaborazione di irritazione. L’irritazione non compare solo nel sistema dei
mass media ma in tutti i tipi di interazione, come ad esempio nei matrimonio o nelle lezioni.
A differenza del sistema dei mass media, la scienza si può specializzare nell’acquisizione di
conoscenze, mentre il sistema giuridico si assume il compito di dare un ordine alle aspettative
normative.
I mass media garantiscono a tutti i sistemi di funzione un presente accettato in tutta la società e noto
anche agli individui, da cui possono partire quando si tratta di selezionare un passato specifico del
sistema e di fissare le aspettative per il futuro più rilevanti. Da un lato i mass media assorbono
comunicazione, dall’altro stimolano ulteriore comunicazione.
Da molti secoli siamo stati abituati a mettere in cattiva luce i mass media. la tradizione afferma che
la stabilità del sistema della società si basa sul consenso. Se le cose stessero così, i mass media
sarebbero un fattore destabilizzante, che si impegna a distruggere questi presupposti e che si
impegna a sostituirli con il potere simbolico (citazione Baudrillard).
Il problema è come si passa da una comunicazione a quella successiva? Ogni comunicazione
esplicita pone di nuovo la questione dell’accettazione o del rifiuto, sapendo bene che anche e
proprio in caso di dissenso si può continuare a comunicare.
La memoria realizza una continua discriminazione tra dimenticare e ricordare, che accompagna
tutte le osservazioni la funzione principale sta qui nel dimenticare, e solo eccezionalmente si ricorda
qualcosa. Se non dimenticasse il sistema non avrebbe futuro.

Capitolo 14: la sfera pubblica

La partecipazione dei mass media è irrinunciabile quando si tratta della diffusione estesa, della
possibilità di una conoscenza anonima e quindi imprevedibile. Ciò significa che la loro
partecipazione è irrinunciabile quando si tratta di produrre intrasparenza nelle reazioni alla
conoscenza. L’effetto sembra allora consistere nella riproduzione di intrasparenza per mezzo della
trasparenza, quindi della riproduzione del futuro.

Per poter comprendere la differenza tra mass media e la sfera pubblica, bisogna prima spiegare il
concetto di quest’ultima.
All’interno del concetto di “sfera pubblica” vi è anche quello di pubblico. Per pubblico intendiamo
un’area accessibile a chiunque. Quindi le trasmissioni televisive o i prodotti della stampa sono
pubblici. Ma questa concezione è solo una parte della sfera pubblica. Possiamo definire la sfera
pubblica, secondo Dirk Baecker, come riflessione di tutti i confini di sistema all’interno della
società. Cioè tutte le interazione e le organizzazioni riguardanti un’area. Il “mercato” sarebbe allora
l’ambiente, interno al sistema dell’economia, di tutte le organizzazioni e interazioni economiche;
l’”opinione pubblica” sarebbe l’ambiente, interno al sistema della politica, delle organizzazioni e
interazioni politiche.
La sfera pubblica è quindi un medium di riflessione della società in generale, che registra
l’impossibilità di superare i confini e l’osservazione delle osservazioni (es: in Inghilterra nel XVII
secolo sono state stampate delle petizioni rivolte alla corona e al parlamento; in Francia le corti di
giustizia nel XVIII secolo iniziarono a far stampare le loro dimostranze rivolte al re, si servirono
della sfera pubblica contro la sola “persona pubblica”).

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L’accessibilità pubblica delle comunicazioni nell’apparato di dominio della politica viene cosi
allargata con l’aiuto della stampa, e solo in conseguenza di ciò si arriva all’idea di opinione
pubblica come ultima istanza di giudizio delle questioni politiche.
La funzione dei mass media non deve allora essere vista nella produzione ma nella
rappresentazione della sfera pubblica. La rappresentazione della sfera pubblica tramite i mass media
garantisce così agli eventi in corso trasparenza e intrasparenza a un tempo, cioè un determinato
sapere tematico nella forma di oggetti che vengono concretizzati di volta in volta, e incertezza su
chi reagisce ad essi e in che modo.

Capitolo 15: la costituzione di schemi

Dell’accoppiamento società individui si è poco parlato. C’è da dire che tale accoppiamento dipende
dalla percezione di altri, poiché altrimenti nessun individuo potrebbe generare qualcosa destinato
alla percezione altrui. Altrettanto indiscutibile è che ci deve essere un linguaggio, sia per la
percezione che per la comunicazione, questo perché ogni individuo è un sistema chiuso.
Gli schemi non costringono alla ripetizione e non determinano nemmeno l’agire; la loro funzione
sta proprio nel generare uno spazio d’azione per un comportamento scelto liberamente in un
sistema che con il proprio passato si è messo nello stato in cui si trova al momento. Le astrazioni (i
concetti) possono modificare lo schema. Lo schema è quindi flessibile perche consente integrazioni
e complementi.
Come ci ha insegnato Kant, gli schemi non sono immagini, ma regole per compiere delle
operazioni: lo schema del cerchio, non è l’immagine del cerchio, ma la regola per tracciarlo. La
memoria non consiste così in un repertorio di immagini, piuttosto in forme che consentono delle
recursioni nel corso incessante dell’autopoiesi, cioè il ritorno a cose già note e la ripetizione delle
operazioni che le attualizzano. Gli schemi si possono riferire a cose o a persone.
Supponiamo ora che l’accoppiamento strutturale della comunicazione dei mass media e delle
semplificazioni psichicamente accettabili utilizzi questo genere di schemi. Ma la comprensibilità
viene garantita al meglio dagli schemi che sono stati prodotti dagli stessi mass media. I mass media
utilizzano un ancoraggio psichico, che può essere presupposto come risultato del consumo delle
rappresentazioni dei mass media.
Si tratta in altri termini di schemi di variazioni che corrispondono a criteri di selezioni delle notizie
e dei reportage (come nuovo, azione, drammaticità, morale). Gli schemi non sono per forza legati
ad eventi esperienziali, ad esempio se vi dovesse essere un problema ecologico, un probabile
schema non riguarda la memoria o l’esperienza degli individui, tuttavia si attivano delle esperienze
adeguate (un giorno non ci sarà più ossigeno, ma smog). Non si tratta di “rieducare gli individui”.
Si parla di “cambiamento di valori”. Dal punto di vista della società, l’accoppiamento strutturale
tramite schemi ha il vantaggio di accelerare i cambiamenti strutturali, e di accelerarli in modo che,
se riesce, non rompe l’accoppiamento strutturale tra media e individui ma si limita a trasferirlo a
schemi differenti. Dal punto di vista dell’individuo, gli schemi hanno il vantaggio di strutturare la
memoria senza determinare l’agire. Il singolo rimane allora libero di impegnarsi o di lasciare
perdere. Può suscitare dei sentimenti ed identificarsi oppure no.
Ma se gli schemi ci permettono di comprendere il mondo esterno, perché allora abbiamo bisogno di
un auto-schematizzazione? Probabilmente ciò è legato ai mass media. Questo nuovo sviluppo è
stato introdotto inizialmente dal teatro della prima modernità, che offriva sul palcoscenico la
possibilità di mostrare linguisticamente al pubblico i processi interni di costituzione delle opinioni,
i conflitti e le insicurezze degli attori (monologhi o soliloqui). Una volta che però che questa
formula specifica di osservazione di secondo ordine con i sui schemi di motivazione (amore,
crimine, giustizia…) è stata allenata e può essere presupposta con modo di osservazione, la si può
utilizzare anche in altri contesti, ad esempio nel romanzo e alla fine addirittura in filosofia. Infatti
verso la fine del XIX secolo William James e Georg Simmel iniziarono a parlare della necessità di
un “sé sociale” o di un “identità”. Tutto ciò non sarebbe possibile senza il teatro ei mass media.
Questi infatti relegano l’individuo in una scena al di fuori della messa in scena. Da un lato non sono

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essi stessi il testo che viene loro presentato; dall’altro lato i mass media producono il mondo in cui
gli individui trovano se stessi. Questo vale per tutti i settori di programmi: notizie, pubblicità e
intrattenimento. Quando gli individui guardano i media come testo o come immagine, sono fuori;
quando fanno in sè stessi l’esperienza dei loro risultati, sono dentro. La conseguenza è che
l’individuo deve risolvere da sé questo paradosso e costruire da sé la sua identità o il suo “sé”. Non
c’è nessuna possibilità di adottare un “io” esterno.

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