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L'ingegnoso cittadino don Chisciotte della Mancia

Miguel de Cervantes

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L’ingegnoso Cittadino

DON CHISCIOTTE
D E L L A MA N C I A .

Composto da MICHEL di CERVANTES SAAVEDRA

Et hora nuovamente tradotto con fedeltà,


e chiarezza , di Spagnuolo, in Italiano.

DA LORENZO FRANCIOSINI FIORENTINO.

Opera gustosissima, e di grandissimo trattenimento à chi è


vago d’impiegar l’ozio in legger battaglie, disfide, incontri,
amorosi biglietti, & inaudite prodezze di Cavalieri erranti.

Con una Tavola ordinatissima per trovar facil-


mente à ogni Capitolo gli stravaganti suc-
cessi, e l’heroiche bravure di questo
gran Cavaliero.

Aggiuntevi in questa nona impressione otto figure


di Rame, & il Principio.

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IN ROMA, Nella Stamperia di Giuseppe Corvo,
e Bartolomeo Lupardi Impres. Camer. 1677.

Con Licenze de’ Superiori.

Indice
Dediche
Prologo
Tavola de' capitoli
Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3
Capitolo 4
Capitolo 5
Capitolo 6
Capitolo 7
Capitolo 8
Capitolo 9
Capitolo 10
Capitolo 11
Capitolo 12
Capitolo 13
Capitolo 14
Capitolo 15
Capitolo 16
Capitolo 17
Capitolo 18
Capitolo 19
Capitolo 20
Capitolo 21

3
Capitolo 22
Capitolo 23
Capitolo 24
Capitolo 25
Capitolo 26
Capitolo 27
Capitolo 28
Capitolo 29
Capitolo 30
Capitolo 31
Capitolo 32
Capitolo 33
Capitolo 34
Capitolo 35
Capitolo 36
Capitolo 37
Capitolo 38
Capitolo 39
Capitolo 40
Capitolo 41
Capitolo 42
Capitolo 43
Capitolo 44
Capitolo 45
Capitolo 46
Capitolo 47
Capitolo 48
Capitolo 49
Capitolo 50
Capitolo 51
Capitolo 52

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Giuseppe Corvo, e Bartolomeo Lupardi
Stampatori Camerali.
All’Erudito, e curioso Lettore.

Cco ò Lettore erudito, che per appagare la tua curiosità (con la


quale avidamente attendevi quest’Opera, che spacciata à grido
ne’ tempi passati, veniva hora impatientemente desiderata da i
virtuosi) esce nuovamente in campo nel gran Teatro del Mondo à
far prove del suo insuperabil valor il famoso Campione Don
Chisciotte della Mancia; le di cui heroiche imprese, degne di
scolpirsi in Marmi, et in Bronzi à memoria eterna de’ Posteri, noi ti
rappresentiamo con le nostre stampe, che per renderle più gradite senza riguardo
ad alcuna spesa, e col solo oggetto di servirti, habbiamo in questa nuova
impressione nobilmente arricchite di vaghissime figure, incise con diligenza in
rame, acciò tu possa comprendere da questi delineamenti apparenti, che non
furono ordinarie l’attioni, che egli con la sua invincibil bravura egregiamente
intraprese. Che non fece? Che non tentò? trà l’horride pugne di Marte, trà i
bellicosi spettacoli de suoi furibondi cimenti, trà i barbari scempi della sua destra
formidabile tutto ti commoverai al pianto, & alle lagrime; mà à quelle però, che
seco porta inseparabili l’estrema vehemenza del riso. Leggi, e lo vedrai, e vivi
sempre felice.

A ’ C U R I O S I
L E T T O R I .

L principale intento, che hò havuto (Signor lettore) in questa mia Traduzione, non

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è stat’altro, che di lasciarm’intendere; e per conseguirlo
facilmente, mi son’alle volte allontanato dal senso letterale,
Spagnuolo, per avvicinarmi più al corrente Italiano: che oltre
all’esser ciò, molto conforme a’ precetti d’Horazio nella Poetica:
pare à me, che chiunque traducendo desidera, che alla sua fatica li
si soggetti agevolmente il gusto, e l’orecchio di chi la legge, sia
dalla necessità forzato à non far’altrimenti: poiche, se puntualmente s’havess’à
dichiarar la forza del Vocabolo, e dell’istessa frase, ò metafora, si doverebbe
quas’ògni libro volgarizzato, chiamar più tosto tradito, che tradotto, essendo che
ogni linguaggio hà licenza d’usar alcuni detti, e parole, che ad un’altro, non solo
non è concessa, ma assolutamente negata; di maniera che, questa mia ragione mi
servirà di discolpa, se cercando la proprietà d’una voce, non la troverai dichiarata
con la sua propria significazione. I versi non gl’hò tradotti, perche oltre all’esser
difficile à chi non è Poeta; non mi son parsi tanto essentiali alla dichiarazion della
prosa, che questa non si sia senz’essi potuta volgarizzare; ma se vorrai sodisfare
alla tua curiosità, degnati di pigliare il mio Vocabolario, che in esso troverai,
senon tutti, la maggior parte almeno de’ vocaboli, che ti parrann’oscuri. Tieni
dunque (ti prego) lettor carissimo, questa Traduzion per buona, fin tanto che non
n’esce un’altra, che sia migliore, e Dio ti guardi.

LORENZO FRANCIOSINI.

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P R O L O G O

CIOPERATO Lettore, mi potrai credere, senza che io te lo giuri,


che io vorrei, che questo mio libro, come figlio del giudizio, fusse
il più bello, il più galante, & il più discreto, che mai si potesse
desiderare; ma io non hò potuto fare, contra l’ordine della natura,
che produce il suo simile in ogni cosa. Et stante questo, che poteva
generar mai il mio sterile, & mal coltivato ingegno, se non
l’historia d’un figliuolo secco, grossolano, capriccioso, & pieno di varij, & da
nissun’nltro, mai più immaginati pensieri? come quello appunto, che è stato
generato in una carcere, priva d’ogni comodità, & piena d’ogni malinconia. Il
riposo, il luogo dilettevole, l’amenità de campi, la serenità de Cieli, il mormorio
de fonti, la quiete dello spirito, sono gran parte, perche le Muse più sterili, si
mostrino feconde, & offerischino parti al mondo, che lo colmino di maraviglia, &
di contento. Tal volta vediamo in un Padre, che ha un figlio brutto, & senza
grazia alcuna, & l’amore, che gli porta, gli mette una benda a gli occhi, che non
gli lascia vedere i suoi diffetti, anzi gli tiene per accortezze, & grazie; ma io che
se bene paio Padre sono patrigno di D. Chisciotte, non mi voglio lasciare
trasportare dalla corrente dell’uso, ne supplicarti quasi piangendo, come altri
fanno, lettore carissimo, che mi vogli perdonare, & dissimulare i mancamenti, che
in questo mio figliuolo vedrai; perche nè sei suo parente, nè su’ amico, & tu
ancora hai l’anima in corpo, & il tuo libero arbitrio, come ogni altro, che se
l’allacci, & stai in casa tua, dove ne sei padrone come un Principe delle sue
gabelle, & fai quello, che comunemente si suole dire, che il tutto fà, chi puole.
Tutte le quali cose ti fanno esente, & libero d’ogni rispetto, & obligo, & così puoi
dire dell’historia, quanto ti piace, senza haver paura d’esser calunniato per il
male, ne premiato per il bene, che ne dirai. Vorrei solamente, dartala monda, &

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ignuda, senza il fregio del Prologo, & dell’innumerabilità, & catalogo de soliti
Sonetti, Epigrammi, & Elogij, che al principio de libri, sogliono porsi, perche
voglio, che tu sappia, che se bene hò durato qualche fatica in comporla; nissuna
mi è parsa maggiore, che havere à fare questa prefazione, che stai leggendo. Ho
pigliato molte volte la penna, per scriverla, & molte volte l’ho messa da canto;
per non sapere quello, che dovessi scrivermi, & stando una volta sospiso, con il
foglio innanzi, con la penna all’orecchio, col gombito sopra il tavolino, & la
mano su la guancia, pensando a quello, che potessi dire, entrò improvisamente
un’amico mio, garbato, & intelligente, il quale vedendomi stare cosi pensieroso,
mi domandò la cagione, & palesandogliela, gli dissi, che stavo pensando al
Prologo, che dovevo fare all’historia di Don Chisciotte, & che mi dava tanto
fastidio, che non volevo, ne farlo, ne anco dare in luce le prodezze d’un sì nobil
Cavaliere; perche, come volete voi, che non mi ponga in confusione quello, che
mi dirà l’antico legislatore, che chiamano volgo, vedendo, che al capo di tanti
anni, che sono stato dormendo nel silenzio della dimenticanza, esco adesso, così
vecchio, com’io sono, con una lettura secca come un giunco marino, priva
d’invenzione, povera di stilo, scarsa di concetti, senza erudizione, & dottrina,
senza postille in margine, & senza annotazioni al fine del libro, come veggo ne gli
altri, ancorche favolosi, & profani, tanto pieni di sentenze d’Aristotele, di
Platone, & di tutto lo stuolo de Filosofi, che fanno maravigliare i lettori, &
tengono i suoi autori per huomini pratichi, eruditi, & eloquenti? poiche quando
citano la Divina Scrittura, diranno propriamente, che siano San Tommasi, & altri
Dottori della Chiesa, guardando in questo, un sì ingegnoso decoro, che in una
sola riga vi dipingono un’amante svagolato, & in un’altra fanno un sermoncino
Christiano, che è un piacere il sentirlo, ò il leggerlo. Nissuna di queste cose ha da
essere nel mio libro, perche, ne hò da postillare nella margine, ne che annotare al
fine, ne tampoco sò, che autori in esso mi seguiti, per mettergli al principio, come
ogn’un fa, per le lettere dell’A, b, c, cominciando da Aristotele, & finendo in
Xenofonte, & in Zoilo, ò Zeusi, se bene l’uno fù maledico, & l’altro pittore. Non ci
si hanno manco à vedere al principio del mio libro, Sonetti, almanco di quelli, che
siano stati composti da Duchi Marchesi, Conti, Vescovi, Dame, o Poeti segnalati;
ancorche, se io gli domandassi a certi bottegai, amici miei, sò certo, che me gli
darebbero, & tali, che non fussero da più, quelli, che sono più celebrati nella
nostra Spagna.

Finalmente Signore, & amico mio gli dissi. Io mi risolvo, che il Signor Don
Chisciotte resti sepolto ne’ suoi archivi della Mancia, fintanto che al Cielo
piaccia di far trovare chi l’adorni di tante cose, che gli mancano: perche io mi
sento incapace à rimediarle, per la mia insufficienza, & poche lettere, & perche
naturalmente sono poltrone, & infingardo; massime se io ho à andar cercando

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autori, che dichino quell’istesso, che io mi sò dire senza loro. Da questo nasce la
sospensione, & il pensiero, nel quale m’havete trovato; bastante causa à darmelo,
quella che io vi ho detto.

Sentendo questo il mio amico, dandosi una palmata nella fronte, & facendo
una grande risata, mi disse. Hora si fratello, che io mi chiarisco d’una cosa, che
non ho mai saputo intendere in tutto il tempo ch’io vi conosco, nel quale vi ho
tenuto per accorto, & prudente in tutte le vostre azioni: ma per quello che hora
veggo, ne state si lontano, come il Cielo, dalla terra. E egli possibile, che cose di
sì poco momento, & sì facili a rimediarsi, possino haver forza da tenere sospeso,
& absorto un ingegno sì maturo come il vostro, & tanto avvezzo a vincere, &
sbarattare altre difficultà maggiori? Per vita mia, che questo non procede da non
havere ingegno, ma dall’essere troppo infingardo, & dal non havere discorso;
volete voi vedere, se gl’è vero quello che io dico? State dunque a sentirmi, &
vedrete, come in un subito, & in un batter di occhio confondo tutte le vostre
difficultà, & pongo rimedio a tutti i mancamenti, che dite vi tengono sospeso, &
avvilito; per non publicare al mondo, l’historia del vostro gran D. Chisciotte,
luce, & specchio di tutta l’errante Cavalleria. Dite gli replicai, sentendo quello,
che egli mi diceva. In che modo pensate voi, riempire il vacuo di questa mia
paura, & ridurre a chiarezza il caos della mia confusione? Al che egli rispose.
Primieramente in quanto al pensiero, che vi danno i Sonetti, Epigrammi, o Elogij,
che vi mancano, per il principio, & che siano di persone gravi, & titolate, si può
rimediare con questo, che voi vi pigliate un poco di fatica a comporgli, & poi gli
potete battezzare, & porgli il nome che più vi piace, appadrinandogli al Prete
Gianni dell’Indie, ò all’Imperadore di Trabisonda, li quali, dicono essere stati,
eccellenti Poeti & quando non siano stati tali, & si trovi qualche pedante, o
Baccelliere, che vi mordino le calcagna, & dichino, che ciò non è vero, non ve ne
pigliate fastidio, perche, se bene vi convincessero di bugia, non per questo vi
taglieranno la mano, col la quale l’havete scritto.

In quanto al citare, nella margine i libri, & gli Autori, da’ quali caverete le
sentenzie, & i detti, che porrete nella vostra Historia, non occorre fare altro, che
procurare, che venghino à pelo alcune sentenzie, o Latine, che voi sappiate à
mente, ò almanco, che haviate durato poca fatica a cercarle, come sarà porre,
trattando di libertà, & schiavitudine. Non bene pro toto libertas venditur auro, &
poi nella margine, citare Horazio, o chi l’ha letto. Se trattate della potenza della
morte, mettere subito. Pallida mors, aequo pulsat pede, pauperum tabernas,
Regumque turres. Se dell’amicizia, & dell’amore, che Iddio comanda, si porti al
nimico, mettetevi subito nella Divina Scrittura, che lo potete fare con ogni poco di
diligenzia, che usiate, & dire almanco le parole dell’istesso Dio. Ego autem dico
vobis, diligite inimicos vestros. Se trattate de cattivi pensieri, apportate l’autorità

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dell’Evangelio. De corde exeunt cogitationes malae. Se della instabilità degli
amici, andate a trovare Catone, che vi darà il suo distico. Donec eris foelix,
multos numerabis amicos. Tempora si fuerint nubila solus eris. Et con questi
latinucci, & simili altri sarete tenuto, non ch’altro, per Grammatico, che
l’esserlo, non è poco honore, & utile a tempi d’hoggi. In quanto poi al porre
l’annotazioni al fine del libro lo potete fare sicuramente in questo modo. Se
nominate in esso, qualche Gigante, fate che sia, il Gigante Golia, & solamente
con questo (che vi costerà quasi niènte) farete una grande annotazione; poiche
potete mettere. Il Gigante Golia, ò Goliatte fù un Filisteo, che il Pastore David
ammazzò con una pietrata nella valle di Terebinto, come si racconta nel libro de’
Rè, nel capitolo, che voi troverete, essere scritto.

Doppo questo, per mostrarmi persona erudita in belle lettere, & in


Consmografia, fate, che nella vostra historia si nomini il fiume Tascio, & subito vi
si farà innanzi, un’altra bella annotazione, dicendo così. Il fiume Tascio fù così
chiamato da un Rè di Spagna; piglia la sua origine in tal luogo, & muove nel
Mare Oceano; baciando le mura della famosa Città di Lisbona, & è opinione, che
gl’habbia l’arme d’oro. Se trattate di ladri, io vi dirò l’historia di Cacco, che la
sò a mente. Se di donne meretrici, vi metterò innanzi, il Vescovo di Mondognedo,
che vi presterà Lamia, Laida, & Flora la cui annotazione vi darà gran credito. Se
di crudeli, Ovidio vi darà Medea. Se d’Incantatori, & maliardi, in Homero
troverete Calipso, & in Virgilio, Circe. Se di Capitani valorosi, il medesimo Giulio
Cesare vi presterà se stesso ne’ suoi Commentarij, & Plutarco vi darà mille
Alessandri. Se trattate d’innamoramenti, con due oncie, che sappiate di lingua
Toscana, troverete Leone Hebreo, che ve ne dirà quanti ne vorrete; & se non vi
piace andar vagando per i paesi stranieri, in casa vostra havete il Fonseca, che
tratta dell’amore d’Iddio, & discorre di questa materia quanto voi, & l’huomo più
ingegnoso del mondo, possa desiderare. In risoluzione, non occorre fare altro, se
non che voi procuriate di citare questi nomi, & toccare queste historie nella
vostra, che quì hò detto, & lasciate la cura à me, di mettere l’annotazioni, & le
postille, ch’io vi prometto da quello che sono, di riempirvi la margine, & di
consumare quattro fogli intieri nel fine del libro.

Venghiamo adesso alla citazione degli Autori, che hanno gl’altri libri, che al
vostro mancano. il rimedio di questo è facilissimo, perche non vi bisogna fare
altro, che cercarne uno, che gli citi tutti, dall’A fino al zeta, come voi dite: &
quest’istesso alfabeto porrete voi nel vostro, che se bene scopertamente si vede la
bugia, per la poca necessità, che havevi di servirvene, non importa niente, & ci
sarà forse qualche semplice, che creda, che ve ne siate servito nella vostra
semplice, & sincera historia, & quando pure serva d’altro, servirà almeno a
qualche cosa, quel lungo Catalogo d’Autori, per dare improvisamente autorità al

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libro. Et dico di più, che non ci sarà nissuno, che si voglia mettere a ricercare, se
gl’havete seguitati, o nò, non gl’importando questo niente; quanto più, che se io
non m’inganno, questo vostro libro, non ha bisogno di nissuna di queste cose, che
voi dite mancargli, perche gli è tutto una invettiva contro a libri di Cavalleria, de
quali, mai ha fatto menzione Aristotele; nè Cicerone seppe mai che cosa fussero,
nè cade sotto al conto de suoi favolosi spropositi la puntualità del vero, nè
l’osservazione dell’Astrologia, nè gl’importano le misure Geometriche, nè la
confutazione degli argumenti, usati dalla Rettorica, nè ha necessità di predicare a
nissuno, mescolando le cose humane, con le divine, che è una sorte di mischio,
che non se n’ha a vostro e nissun Christiano intelletto; solo bisogna che si serva
dell’imitazione in quello, che anderà scrivendo, che quanto questa sarà più
perfetta, tanto meglio sarà quello, che si scriverà. Et gia che questa vostra
scrittura, non ha altro fine, che di disfare l’autorità, & l’applauso, che hanno nel
mondo, & appresso al volgo, i libri di Cavalleria, non occorre, che andiate
mendicando sentenze di Filosofi, consigli della Divina Scrittura, favole di Poeti,
orazioni di Rettorici, & miracoli di Santi, ma procurare, che semplicemente, con
parole significanti, honeste, & ben poste, riesca la vostra orazione, o periodo,
sonoro, & festivo; dipignendo quanto vi sarà possibile la vostra intenzione, dando
ad intendere i vostri concetti senza oscurargli, & intrigargli. Procurate finalmente
che leggendosi la vostra historia, il malinconico si muova al riso, l’allegro
l’accresca, al semplice non venga a noia, il santo si maravigli dell’invenzione, il
grave non la disprezzi, & il prudente l’accompagni con le sue lodi. Havete
finalmente la mira di mandare a terra la mal fondata macchina di questi libri
Cavallereschi, odiati da tanti, & lodati da molti più; che se ciò, voi conseguisti,
non haveresti fatto poco. Stetti con gran silenzio, ascoltando, quello, che il mio
amico mi diceva, & in tal modo s’impressero in me le sue ragioni, che senza fare
altre dispute, l’ammessi per buone, & di quelle istesse volsi fare questo Prologo,
nel quale vedrai Lettor galante la discrezione del mio amico, la mia buona
ventura in trovare in tempi sì bisognosi, un tale consigliero, & la tua
consolazione, in abbatterti nella sì pura, & chiara historia del famoso Don
Chisciotte della Mancia, il quale, è opinione di tutti gl’habitatori del distretto del
Campo di Montiello, che sia stato il più casto innamorato, & il più bravo
Cavaliero, che da molti anni in quà si sia visto in que’ contorni, & non voglio
esagerarti il servizio, che io ti fò in darti a conoscere un sì famoso, & honorato
Cavaliero; voglio bene, che tu mi resti obligato per la notizia, che haverai del
gran Sancio Panza, suo scudiero, nel quale (per quanto credo) troverai cifrate
tutte le grazie scudierili, che nella moltitudine de libri di Cavalleria, sono sparse.
Et con questo, Iddio ti conceda sanità, & di me non si scordi. Vale

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