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Pietro Bolognini

29 settembre 2019

Canto Gregoriano
Il canto gregoriano fu elaborato in Occidente a partire dall'VIII secolo. È
riconosciuto dalla chiesa cattolica come il canto proprio della liturgia romana.
Secondo l’opinione di alcuni studiosi autorevoli è probabile che il canto
gregoriano sia nato nei territori dell’Impero Franco nei secoli VIII-IX
dall’incontro del canto romano con le tradizioni del repertorio gallicano. Ciò
avvenne a mezzo dello scambio di cantori tra Roma e le città franche, anzitutto
sotto il regno (751-768) di Pipino il Breve e poi del suo successore Carlo
Magno (742-814, re dal 768). È stato quindi smentito il fatto secondo il quale il
Canto Gregoriano fu inventato dal papa Gregorio I magno, una leggenda
comune divenuta storia per ragioni politiche del tempo. La leggenda, sorta
proprio nel periodo carolingio, narra di una colomba, incarnazione dello
Spirito Santo, in procinto di dettare il canto liturgico a papa Gregorio, che a
sua volta, ma opportunamente coperto dietro una tenda onde non svelare la
divina dettatura, lo riferisce a un monaco intento a trascriverlo. Si può dunque
affermare che il fatto di far risalire il nome del canto liturgico della chiesa
romana alla figura di papa Gregorio non ebbe altra funzione, in una lettura
moderna e attualizzata, che quella del migliore degli spot possibili: il
riferimento alla personalità del pontefice san Gregorio Magno riflette la
vocazione del canto gregoriano all’univocità: ne sottolinea l’appartenenza ad
una liturgia universale, cattolica appunto. La figura di san Gregorio Magno
è puramente simbolica.
Parlando di scrittura, tra il V e il VI secolo i repertori locali migliorano la
propria struttura, sviluppando progressivamente l'impegno delle scholae a
livello compositivo e nella prassi esecutiva. Alcuni canti solistici divengono
patrimonio di un piccolo gruppo specializzato; altri canti ancora, come certi
versetti offertoriali, sono riservati a un unico solista. È ipotizzabile che, in
questo primo periodo, il cantore disponesse al massimo di un repertorio con
l'indicazione dei brani propri di ogni azione liturgica, indicati con l'inizio del
solo testo. In base poi alle analisi comparative di repertori (romano, romano-
franco e ambrosiano) che tramandano le medesime melodie, si pensa che i
cantori disponessero anche di agili sussidi con la segnalazione di altri elementi
essenziali all'esecuzione del canto

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