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Il libro

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imprevisti perdi lucidità? Le tue giornate sono logorate dai dubbi? Avere un
atteggiamento impulsivo ed essere tormentati dall’indecisione non è certo il
miglior modo di vivere, ma cambiare si può. Ogni giorno, ci spiega l’autore, dentro di
noi si confrontano due parti spesso in lotta fra loro: lo Scimpanzé che è il
responsabile delle risposte emotive e l’Umano che analizza i fatti utilizzando il
pensiero logico. Per evitare che il lato «bestiale» prenda il sopravvento, è necessario
arginare le performance dello Scimpanzé che, questo è il paradosso, può essere il
miglior amico o il peggior nemico dell’Umano. Il metodo di gestione della mente
messo a punto dal dottor Peters si basa su precisi studi scienti ci e ha già aiutato
studenti, manager, campioni olimpici di varie specialità e calciatori professionisti a
raggiungere l’eccellenza. Anche tu potrai capire e bloccare gli automatismi, gestire
emozioni e pensieri negativi in modo semplice e naturale, presentarti con sicurezza e
comprendere gli altri. E, soprattutto, sarai in grado di iniziare il più interessante dei
percorsi: quello per diventare la persona felice che vorresti essere.
L’autore

Steve Peters è laureato in psichiatria e matematica con numerose specializzazioni


tra cui quella in medicina sportiva. Ha lavorato per oltre vent’anni nell’ambito
psichiatrico e si è perfezionato nello sviluppo dei meccanismi della mente. È
Undergraduate Dean presso la Medical School della Sheffield University e Resident
Consultant Psychiatrist di Sky ProCycling e Consultant Psychiatrist per il Liverpool
Football Club. Ha seguito i migliori ciclisti britannici, aiutando gli atleti a
conquistare alle Olimpiadi di Londra dodici medaglie, di cui otto d’oro. Tiene
conferenze e svolge seminari sul miglioramento della performance presso
numerose aziende.
L’autore

Massimo Picozzi, psichiatra e criminologo, è consulente per la gestione delle


emozioni in ambito manageriale e sportivo. Perito psichiatra, si è
professionalmente occupato dei maggiori casi di violenza estrema registrati in
Italia negli ultimi anni. È consulente della Polizia di Stato e docente nei corsi
dell’Arma dei Carabinieri per negoziatori di ostaggi. Ha scritto numerosi bestseller
ed è autore e opinionista di diverse trasmissioni televisive.
STEVE PETERS

IL PARADOSSO
DELLO SCIMPANZÉ
Edizione italiana a cura di Massimo Picozzi
Premessa
all’edizione italiana

A pensarci bene, tutto è cominciato un freddo pomeriggio, il 10 gennaio del


1971, nello stadio di San Siro, a Milano. Ero certo che quella con il Bologna
sarebbe stata una partita indimenticabile, e mio padre non aveva opposto
grande resistenza ad accompagnarmi. Anche se, a dire il vero, la sua fede
calcistica muoveva in ben altra direzione.
Scomodamente seduti su fogli di giornale, che nulla riparavano dal gelo
dei gradoni, commentavamo formazioni e classi che, presi nei soliti e
affettuosi battibecchi su chi fosse il miglior regista o il centravanti più
spietato.
Al quindicesimo del primo tempo, il mediano degli emiliani Franco
Liguori, ventiquattro anni, tentava un affondo sulla fascia; in opposizione,
ecco arrivare Romeo Benetti.
Ma era chiaro che non ce l’avrebbe fatta a intervenire sulla palla.
Ancora ho nelle orecchie il risultato del suo intervento sul ginocchio
destro dell’avversario; le urla, i compagni con le mani nei capelli, la barella.
Ricordo d’aver chiesto a mio padre di tornare subito a casa.
Da quel momento, e per qualche anno, la mia passione per lo sport l’ho
rivolta al basket, agli scontri tra Simmenthal Milano e Ignis Varese, ai «last
three seconds» delle Olimpiadi di Monaco, con Alexander Belov capace di
piegare gli imbattibili americani.
Ma non ho mai smesso di chiedermi cosa distinguesse la determinazione
agonistica, la grinta, dall’aggressione cattiva e gratuita. Perché – pensavo –
un atleta anche famoso perde il controllo, oppure cade nella trappola di una
provocazione e si fa espellere per una reazione spropositata?
Poi ho cominciato a guardarmi intorno, a osservare come un tranquillo e
rispettabile cittadino, afferrato il volante della sua auto, si trasformasse in un
essere primordiale pronto a difendere il proprio territorio.
Per non parlare delle dispute tra vicini di casa per il volume della
televisione troppo alto, o dei litigi tra marito e moglie, dove una piccola
concessione appariva l’anticamera della disfatta.
Mentre la passione per il calcio tornava a far breccia, complice il lento
declino della Pallacanestro Olimpia e i crescenti successi mondiali di Arrigo
Sacchi e dei suoi olandesi, mi prendevo una laurea in medicina, una
specializzazione in psichiatria, e una in criminologia, scoprendo giorno per
giorno quanto le emozioni in uenzassero ogni aspetto della vita, dalle
relazioni intime ai rapporti sociali, dalla scuola al lavoro.
Se vi trovate a chiedervi che cosa c’entri tutto questo con il manuale di
Steve Peters, abbiate ancora un attimo di pazienza.
Dai primi anni Novanta, sempre più spesso mi è capitato di frequentare le
aule dei Tribunali, chiamato in veste di perito a stabilire se un imputato fosse
stato capace d’intendere e di volere al momento del delitto che gli veniva
attribuito. E la domanda che il giudice mi poneva era sempre la stessa: il
gesto criminale è stato il risultato di una scelta, di una malattia, o di uno
stato emotivo, magari importante, ma temporaneo e irrilevante per il nostro
codice?
Se i casi di Novi Ligure e Cogne mi fornivano ottimi spunti di studio, lo
sport non era da meno: a dimostrarlo la mossa di taekwondo con cui Eric
Cantona cercava di decapitare un tifoso a bordo campo, e il morso di Mike
Tyson all’orecchio di Evander Holy eld, tanto per citare un paio di episodi.
E in tempi più recenti, la testata di Zidane a Materazzi, durante la
semi nale dei mondiali del 2006, con la voce dei commentatori a chiedersi
perché un campione rischiasse di rovinarsi una carriera eccezionale per un
attimo di follia.
A dire la verità, non sempre erano le emozioni negative a conquistare la
scena, e l’esempio più chiaro mi arrivava dalle Olimpiadi di Londra, e in
particolare dalle gare di nuoto.
Mentre la nostra nazionale si perdeva tra primedonne, sterili rivalità e
accuse pretestuose, ecco la nale dei 200 stile libero: a contendersi la
medaglia d’oro Michael Phelps e Ryan Lochte.
Anni di lavoro bruciati in meno di due minuti, e un solo vincitore!
Vinceva Phelps, ma Lochte non aveva perso, e il merito andava tutto a
una straordinaria cultura dello sport, che mostrava al mondo due atleti
abbracciati, a ridere e scherzare con ancora in corpo litri di adrenalina.
Sollecitato su alcuni episodi d’incontinenza emotiva nel calcio, primo fra
tutti il morso di Luis Suárez al nostro Chiellini, durante gli ultimi
campionati nel mondo in Brasile, non mi era difficile rispondere: «i
campioni si dimostrano tali non solo per tecnica e tattica, ma per la capacità
d’essere aggressivi e determinati senza mai diventare violenti». E gli esempi
che mi sono ritrovato a fare sono stati molti, pur nella convinzione di non
rammentarli tutti, vere e proprie «bandiere» della propria squadra come
Paolo Maldini, Xavier Zanetti, Francesco Totti. Ho anche ripensato a un
articolo letto online su e Indipendent in cui Raheem Sterling, il giovane
centrocampista offensivo del Liverpool parla del «lato emotivo del gioco» e
dell’importanza che hanno avuto, nella sua più recente carriera, la presenza e
le indicazioni di Steve Peters.
Peters non era per nulla uno sconosciuto, anzi. Molti atleti britannici,
soprattutto nel ciclismo, gli erano debitori di successi straordinari.
Ma a colpirmi è stata l’affinità del percorso professionale del mio collega:
una rigorosa formazione medica, una lunghissima pratica clinica, un
incarico universitario e, sorprendentemente, una profonda esperienza nel
campo forense.
Arrivati a questo punto, è però il caso che vi riveli un piccolo inganno: ho
utilizzato lo sport e alcuni cenni autobiogra ci solo per catturare la vostra
attenzione.
Perché Il Paradosso dello Scimpanzé non è un libro sul calcio, non
racconta storie di atleti: è molto di più.
Profondamente debitore delle neuroscienze, delle ricerche di Damásio e
di Kahneman, Peters offre a tutti uno strumento per capire, e soprattutto per
migliorare, imparando a gestire la nostra parte più emotiva.
La scelta di rappresentare il nostro cervello come diviso in tre entità,
autonome ma correlate, è del tutto efficace. Lo Scimpanzé, l’Umano e il
Computer, vale a dire la nostra macchina emozionale, la ragione e l’archivio
dei dati e delle esperienze, hanno bisogno d’essere conosciuti, nella loro
forza e nelle loro debolezze.
Certo, il modello di Steve Peters può essere applicato in ambito sportivo,
ma ancor più in ogni contesto aziendale, in famiglia, nelle relazioni
interpersonali, nel nostro percorso di realizzazione e di ricerca della felicità.
Conoscete il vostro Scimpanzé, fate lavorare al meglio il vostro
Computer, e vi ritroverete un cervello «umano» che vi darà soddisfazioni e
successo.

MASSIMO PICOZZI
Introduzione
Scegliere il Sole

Il libro
Ho scritto questo libro per aiutarvi a comprendere come funziona la
vostra mente e offrirvi un modello che vi permetterà di sviluppare la vostra
identità e migliorare tutte le aree della vostra vita.
Nel mio lavoro come psichiatra e docente, molte persone mi espongono
dubbi e mi chiedono chiarimenti su problemi personali che non sanno
risolvere. Ecco alcuni esempi.

Come faccio a…
• diventare la persona che vorrei essere?
• nutrire più ducia in me stesso?
• essere felice?
• far funzionare la mia relazione?
• imparare a organizzarmi meglio e avere più successo in quello che faccio?
• motivarmi?
• essere più efficiente sul lavoro?
Perché…
• mi preoccupo così tanto?
• ho così poca autostima?
• mi sento sempre sotto giudizio?
• agisco spesso in modo illogico?
• a volte mi vengono pensieri del tutto irrazionali?
• ho terribili sbalzi d’umore?
• lascio che le emozioni mi impediscano di dare il meglio nella mia
professione?

Come posso…
• smettere di preoccuparmi di quello che gli altri pensano di me?
• prendere decisioni?
• tenere sotto controllo la rabbia?
• confrontarmi con persone spiacevoli?
• smettere di mangiare compulsivamente?
• restare fedele?
• smettere di bere troppo?

E la lista continua!

Che cosa può offrirvi questo libro


Questo libro può aiutarvi a:
• capire come funziona la vostra mente,
• comprendere voi stessi e gli altri,
• gestire le vostre emozioni e i vostri pensieri,
• migliorare la qualità della vostra vita,
• diventare più felici e affermati,
• acquisire sicurezza e ducia in voi stessi,
• diagnosticare che cosa vi ostacola o vi impedisce di godere di una vita più
felice e di successo.

Il viaggio alla scoperta di se stessi e dello


sviluppo personale
Il viaggio che iniziamo con questo libro tratterà le sette aree principali
della mente e vi aiuterà a comprendere meglio voi stessi e gli altri.
1. La vostra mente interiore
2. Gli altri
3. La comunicazione
4. Il mondo in cui vivete
5. La salute
6. Il successo
7. La felicità
Il modo più semplice per comprendere queste sette aree è quello di
visualizzarle come sette diversi pianeti nell’«Universo Psicologico» che state
per attraversare. Così potrete visitare e lavorare sui singoli pianeti per
migliorare il vostro Universo. In senso stretto, è un sistema solare, ma
de nirlo Universo suona meglio!

Il Sole nel sistema solare rappresenta il posto perfetto dove vorreste essere.
Chiaramente quando riusciremo ad allineare tutti i pianeti, allora il Sole
brillerà!
Come potete notare, il primo pianeta rappresenta la vostra mente interiore
ed è quello più importante da allineare. Il funzionamento della vostra mente
interiore è complesso ed è spiegato da un semplice modello chiamato il
«Modello dello Scimpanzé».

Il Modello dello Scimpanzé

• è costruito per aiutarvi a capire e gestire la vostra mente


• è basato su una scienza complessa
• non propone una teoria né rigidi dati scienti ci, è uno strumento di facile
applicazione
• rende semplice da capire e da applicare la scienza comportamentale
• espone sia concetti, sia fatti concreti
• è divertente, pur essendo impegnativo.

Prepararsi al viaggio

Per prepararsi al viaggio, consideriamo innanzitutto alcuni punti


fondamentali:

Desiderare e accettare il cambiamento


Per cambiare o migliorare dovete accettare il fatto che non sempre agite
nel modo in cui vorreste perché non siete sempre la persona che vorreste
essere o a volte non sembrate agire con il pieno controllo delle vostre
emozioni, pensieri o azioni. Dovete essere decisi nel voler cambiare le cose e
nel desiderare il cambiamento.

Fondamentale è sapere ciò che può essere


cambiato o meno
Ci sono cose che dovete accettare di voi stessi e altre che non dovete
accettare. È quindi basilare saper discernere le prime dalle seconde. Per
citare qualche esempio: non potete abolire lo stimolo della fame, le pulsioni
sessuali oppure la risposta automatica di panico o ansietà che si genera in
situazioni di pericolo o di stress. Tuttavia, si possono gestire. Invece, ciò che
può essere rimosso include i pensieri negativi, inutili o irrazionali e i
comportamenti distruttivi come le esagerate colpevolizzazioni di sé o gli
scoppi d’ira.

Riconoscere la differenza tra sogni realizzabili


e irrealizzabili
Dovete saper distinguere tra ciò che è possibile e ciò che non lo è. Per
esempio, è possibile raggiungere la forma sica e curare la propria salute,
accrescere l’autostima e migliorare le relazioni personali. Invece non è
possibile essere felici sempre e comunque o aspettarsi di piacere a tutti.

Questo libro vi aiuta a raggiungere un’abilità


Saper gestire le proprie emozioni e pensieri è un’abilità. Dovete
impegnarvi a dedicare del tempo sia all’acquisizione sia al mantenimento
delle abilità nella sfera emozionale.

A voi la scelta
Avrete sempre la possibilità di scegliere nella vita. Riconoscere questo
fatto e operare la vostra scelta è fondamentale.

Iniziare il viaggio
Mentre date il via al vostro viaggio, potreste accorgervi che alcune sezioni
di questo libro vi toccheranno più profondamente di altre: scegliete le parti
che vi sembrano più utili e lavorate su quelle.
E ora iniziamo il viaggio.
Parte 1

Alla scoperta
della mente
Capitolo 1
La Mente Psicologica

Per iniziare l’esplorazione dell’Universo, dobbiamo anzitutto capire che cosa


contiene e come funziona la nostra testa. Il cervello umano è una struttura
molto complessa, quindi ne esamineremo una versione sempli cata: un
sistema composto da sette cervelli che interagiscono.
Nel modello della Gestione dello Scimpanzé, tre di questi cervelli –
frontale, limbico e parietale – si uniscono a formare la «Mente Psicologica»,
e noi ci occuperemo solo di essi. Tenete presente che dal punto di vista
scienti co questo schema è tutt’altro che accurato, ma ci offre un modello
facile da utilizzare. Gli altri cervelli contribuiscono signi cativamente alle
emozioni, al pensiero e alla memoria, ma per i nostri scopi sempli cheremo
estremamente le cose (vedi Appendice A per approfondimenti).
I tre cervelli psicologici, il frontale, il limbico e il parietale, nel nostro
modello sono chiamati l’Umano, lo Scimpanzé e il Computer. Per comodità,
e per sempli care il nostro schema di riferimento, ipotizziamo che il lobo
parietale rappresenti varie aree del cervello. Questi tre cervelli si sforzano di
collaborare, ma spesso entrano in con itto e si contendono il predominio: e
a vincere più spesso è lo Scimpanzé (il cervello limbico).

Vi presento lo Scimpanzé
Prima che nasceste, quando eravate nel grembo di vostra madre, si sono
sviluppati in modo indipendente due diversi cervelli, il frontale (l’Umano) e
il limbico (lo Scimpanzé: una macchina emotiva), che poi si sono correlati
formando connessioni. Il problema è che hanno scoperto di essere in
disaccordo su quasi tutto. Ciascuno dei due è in grado di condurre la vita;
ma cercano di collaborare, e proprio qui sta il problema. L’Umano e lo
Scimpanzé hanno personalità indipendenti: hanno progetti diversi, pensano
e agiscono in modo differente. È come se nella vostra testa abitassero due
esseri viventi: ma è importante capire che solo uno di essi siete voi, l’Umano.
Lo Scimpanzé è la macchina emotiva che tutti possediamo: pensa
indipendentemente da noi e può prendere decisioni. Ci offre pensieri e
sensazioni di natura emotiva, che possono essere sia costruttivi sia
distruttivi; non è né buono né cattivo, è solo uno Scimpanzé. Il «Paradosso
dello Scimpanzé» consiste nel fatto che può essere allo stesso tempo il vostro
miglior amico e il vostro peggior nemico. L’obiettivo principale di questo
libro è aiutarvi a gestire il vostro Scimpanzé: a sfruttarne la forza quando
lavora per voi e a neutralizzarlo quando decide di remare contro.

Punto chiave
Lo Scimpanzé è una macchina emotiva che pensa in modo indipendente
da noi. Non è buono o cattivo, è solo uno Scimpanzé.

Quando una persona resta vittima di un incidente o di una malattia che


danneggiano il lobo frontale, la sua psiche viene alterata: la parte umana del
cervello smette di funzionare e la nuova personalità che emerge è lo
Scimpanzé. Molto spesso queste persone perdono i freni inibitori e la
capacità di giudizio, oppure possono diventare apatiche o andare soggette a
scatti d’ira e manifestazioni di aggressività.

Il caso di Phineas Gage


Uno dei primi casi clinici che ha dimostrato l’esistenza di due distinte personalità in una sola
testa – simboleggiate dall’Umano e dallo Scimpanzé – è stato quello di Phineas Gage. Alla ne
dell’Ottocento Gage lavorava per un’azienda ferroviaria, spianando la strada su cui sarebbero
state posate le rotaie e facendo saltare in aria i massi troppo grandi per essere spostati a mano.
Piazzava cariche esplosive sotto di essi e poi le comprimeva con una spessa spranga di ferro
prima di accendere la miccia. Gage era stato scelto per quel lavoro pericoloso perché era
considerato una persona responsabile, con la testa sulle spalle ed equilibrata. Ma un giorno si
distrasse nel momento sbagliato e la spranga colpì il masso, sprigionando una scintilla: la carica
esplose e la barra di ferro gli si con ccò nell’orbita oculare, attraversò il cranio e fuoriuscì dalla
sommità del capo portandosi dietro un perfetto cilindro di tessuto cerebrale del lobo frontale
(Umano).
Gage perse un occhio, ma per il resto si ristabilì completamente. Tuttavia, la sua personalità
era profondamente cambiata: era diventato aggressivo, impulsivo e sboccato. Insomma: il suo
Umano era sparito e gli restava solo lo Scimpanzé!

Anche se non ve ne intendete di scienza, potete riconoscere la differenza


tra il modo di pensare dello Scimpanzé e quello dell’Umano. Quante volte
avete parlato a voi stessi, per rassicurarvi, o avete ingaggiato una battaglia
nella vostra testa? Spesso vi capita di avere pensieri ed emozioni
indesiderate, e vi comportate diversamente da come vorreste. Perché lo fate?
Com’è possibile che non esercitiate il controllo sui vostri pensieri, emozioni
e comportamenti? Com’è possibile che siate due persone molto diverse in
momenti differenti?
La tecnologia può rispondere in parte a questa domanda. Gli apparecchi
per il neuroimaging funzionale ci permettono di vedere in che modo il
sangue uisce nel cervello verso l’area di volta in volta utilizzata. Quando
pensate in modo calmo e razionale vediamo il sangue affluire nell’area
frontale (l’Umano) e voi diventate la persona che volete essere e che siete
realmente. Se invece siete emotivi e un po’ irrazionali, se per esempio vi
sentite arrabbiati o ansiosi, allora vediamo il sangue affluire verso lo
Scimpanzé, e vi comportate diversamente da come volete. In quel momento
il vostro Scimpanzé, una macchina emotiva, ha la meglio sulla vostra mente
Umana.
Iniziamo già a spiegarci molte cose: per esempio perché vi preoccupate
inutilmente, o perché dite certe cose nella foga del momento e poi ve ne
pentite; o perché non riuscite a smettere di mangiare; o perché non fate
esercizio sico, benché lo vogliate. L’elenco potrebbe proseguire all’in nito.
Non stupitevi più: non siete voi a fare quelle cose, è il vostro Scimpanzé che
vi dirotta. Avere uno Scimpanzé è come possedere un cane: non siete
responsabili della natura del cane, ma dovete tenerlo al guinzaglio e
assicurarvi che si comporti bene. È un punto molto importante, sul quale
fareste bene a ri ettere perché è cruciale per ottenere la felicità e il successo.

Punto chiave
Non siete responsabili della natura del vostro Scimpanzé, ma avete la
responsabilità di gestirlo.

Lo Scimpanzé dentro

Ripetiamo: lo Scimpanzé che avete in testa è un’entità distinta da voi. È nato


insieme a voi, ma non ha nulla a che fare con voi in quanto esseri umani. È
semplicemente un ingranaggio della vostra dotazione meccanica. Per
esempio, n dalla nascita avete gli occhi di un certo colore: non l’avete scelto
voi, dipende dalla genetica. Non potete farci granché, quindi lo accettate e
andate avanti. Allo stesso modo non potete scegliere il vostro Scimpanzé:
dovete accettarlo. È dotato di una mente propria e ha pensieri autonomi, che
non sono i vostri. È una macchina vivente costruita per assolvere uno scopo,
ovvero assicurare la perpetuazione della specie. Ha una personalità tutta sua,
e può gestire la vita al posto vostro: solitamente non ci riesce molto bene, ma
è in grado di farlo! È una macchina emotiva estremamente potente.
Tanto vale che diate un nome al vostro Scimpanzé e vi presentiate a lui,
perché svolge uno dei ruoli più importanti nella vostra vita: per tutto il corso
della vostra esistenza, voi (l’Umano) e il vostro Scimpanzé (la macchina
pensante emotiva che vive in voi) vi scontrerete spesso.
Punto chiave
Uno dei segreti del successo e della felicità è imparare a convivere con il
vostro Scimpanzé, a non farvi mordere o aggredire. Per riuscirci, dovete
capire come funziona lo Scimpanzé: scoprire perché pensa e agisce in un
certo modo e non in un altro. Inoltre, dovete capire il vostro Umano, e
non fare confusione tra l’Umano e lo Scimpanzé.

Riassumendo: la Mente Psicologica contiene due macchine pensanti,


l’una indipendente dall’altra, che interpretano diversamente le nostre
esperienze.

• L’Umano siete voi, e vivete nel lobo frontale.


• Lo Scimpanzé è la vostra macchina emotiva, che vi è stata assegnata alla
nascita, e vive nel sistema limbico.

La terza parte della Mente Psicologica

La Mente Psicologica contiene anche un’area in cui vengono immagazzinati


pensieri e comportamenti, chiamata il Computer, che è sparpagliata in tutto
il cervello.
Il Computer è un deposito di informazioni, inserite dallo Scimpanzé o
dall’Umano. Agisce in modo automatico per conto loro, sulla base di esse,
oppure le conserva per futura consultazione.

Ora che avete le idee più chiare su cosa c’è nella vostra testa, iniziamo a
esplorare l’Universo Psicologico. Scopriremo in che modo agite tramite il
vostro Umano, lo Scimpanzé e il Computer nelle diverse circostanze, e come
potete sfruttarli a vostro vantaggio e per conoscervi meglio.

Riassunto dei punti chiave

• La Mente Psicologica è composta da tre cervelli separati: Umano,


Scimpanzé e Computer.
• Voi siete l’Umano.
• Il vostro Scimpanzé è una macchina pensante emotiva.
• Il vostro Computer è un archivio e una macchina che funziona in modalità
automatica.
• Ciascuno di essi può esercitare il controllo sugli altri, ma di solito
collaborano.

Proposta di esercizio
Il tempo di sviluppo
Che cos’è il «tempo di sviluppo» e a che cosa serve?
In poche parole, il «tempo di sviluppo» è un periodo dedicato a
ri ettere sui vostri comportamenti. Trarrete il massimo bene cio dal
modello dello Scimpanzé, dell’Umano e del Computer se dedicate un
po’ di tempo a meditare su di esso e poi a implementarlo. Il modo
migliore per accertarvi di disporre del «tempo di sviluppo» è farne
un’abitudine: le azioni diventano abituali quando sono facili da
svolgere, quindi dedicare un certo lasso di tempo ogni giorno alla
ri essione sullo sviluppo aumenterà le probabilità che diventi una
consuetudine. Dev’essere un esercizio facile, altrimenti il vostro
Scimpanzé si ribellerà e non lo farete! Quindi è meglio dedicare a
questa attività dieci minuti al giorno piuttosto che un’ora. Provate con
dieci minuti di ri essione: l’Umano passa in rassegna il contenuto del
Computer e lo modi ca. Come vedremo nei prossimi capitoli, questa
operazione è cruciale per gestire lo Scimpanzé.

Che cosa fare


L’esercizio consiste nel prendere in esame le ultime ventiquattr’ore e
ri ettere su come avete gestito il vostro Scimpanzé. Tenete un diario,
scrivendo solo una o due righe al giorno: vi aiuterà a capire come
migliorare il vostro modo di pensare e di comportarvi, e a mettere in
pratica i suggerimenti proposti in questo libro.

Un esempio
Ecco un consiglio per le prime esercitazioni. Provate ad allenare la
vostra capacità di accorgervi quando lo Scimpanzé vi dirotta
proponendovi pensieri, emozioni e comportamenti indesiderati. In
questo modo imparerete a riconoscere la differenza tra voi e il vostro
Scimpanzé, e capirete chi comanda in ogni momento. Così sarà più
facile ricordare che nella vostra testa ci sono due cervelli, e solo uno di
essi siete voi.
Capitolo 2
Il Pianeta Diviso
 (Parte 1) 
Come capire voi stessi e il vostro Scimpanzé

Il primo dei sette sistemi planetari è composto dal Pianeta Diviso e dalla
Luna Guida. Rappresenta la vostra mente interiore e la battaglia che si
combatte nella vostra testa. È il sistema planetario più importante del vostro
Universo, perché se non è lui a comandare è improbabile che gli altri pianeti
possano funzionare a dovere.
Sul Pianeta Diviso abitano l’Umano e lo Scimpanzé. Voi e il vostro
Scimpanzé tendete ad avere una relazione difficile, con frequenti con itti e
compromessi. Le battaglie sono all’ordine del giorno. Poiché lo Scimpanzé è
molto più forte di voi, la cosa migliore da fare è conoscerlo a fondo e poi
allevarlo e gestirlo.
Per capire in che senso voi e lo Scimpanzé funzionate in modo diverso,
adotteremo un approccio sistematico centrato su quattro aspetti:
• modi di pensare;
• programmi;
• modi di agire;
• personalità.

Due diversi modi di pensare

Voi e il vostro Scimpanzé pensate in modi molto diversi. Nel corso della
giornata riceviamo continuamente informazioni dal mondo che ci circonda,
e l’Umano e lo Scimpanzé le interpretano.
Lo Scimpanzé lo fa tramite emozioni e impressioni. Dopo aver acquisito
un’impressione di ciò che succede, usa il pensiero emotivo per collegare le
informazioni, capire la situazione ed elaborare un piano d’azione. Tutto
questo processo si basa sulle emozioni. Pensiero emotivo signi ca che lo
Scimpanzé tira a indovinare e colma le lacune informative solitamente
ricorrendo all’intuito, alle interpretazioni paranoidi o ad atteggiamenti
difensivi. Dunque ci sono scarse possibilità che lo Scimpanzé interpreti
correttamente ciò che succede; ma a volte l’intuito ci azzecca. Lo Scimpanzé
è capace di pensare e agire solo attraverso le emozioni.
L’Umano, invece, interpreta le informazioni andando alla ricerca dei
fatti e accertando la verità. In seguito raccorda le informazioni in maniera
coerente, usando il pensiero logico, e su quella base elabora un piano
d’azione. Quindi la logica è il fondamento del pensiero e dell’azione
dell’Umano.
Entrambi i processi possono essere pro cui, ma conducono a
interpretazioni diverse della situazione e di come affrontarla.

Perciò, in qualunque momento, dentro di voi ci sono due entità che


interpretano i fatti e si formano un’opinione su che cosa dovreste fare. A
volte i due sono d’accordo, e allora non sorgono problemi; ma spesso sono in
disaccordo, e in questo caso lo Scimpanzé è più forte e quindi assume il
controllo dei vostri pensieri e azioni. Ma se avete gli strumenti per
accorgervene, e se disponete di strategie per contrastarlo, vi riapproprierete
dei vostri pensieri e riuscirete ad agire in maniera razionale.

Giovanni e il parcheggio
Iniziamo con un esempio semplice che illustra i diversi modi di pensare
di Umano e Scimpanzé nella testa di una persona di nome Giovanni.
Giovanni sta dicendo a sua moglie Paola che il vicino di casa ha
parcheggiato nel vialetto d’accesso, sbarrando il passo alla sua auto, e che è
dovuto andare a dirgli di spostare la macchina. Giovanni (l’Umano) sta
raccontando la storia in maniera oggettiva e il suo Scimpanzé interiore lo
ascolta con calma.
Paola ribatte: «Non capisco perché ne fai un problema: l’hai già risolto,
no?»
Sia Giovanni sia il suo Scimpanzé sentono la risposta, ma le loro
interpretazioni delle parole di Paola sono molto diverse, e differenti saranno
le rispettive reazioni. L’Umano che è in Giovanni, essendo ragionevole, forse
penserà: «Non ne stavo facendo un problema, ma evidentemente Paola non
vuole ascoltarmi, quindi lascerò perdere»; oppure: «Il problema è risolto,
quindi forse ha ragione lei e non c’è bisogno di arrabbiarsi». L’Umano è
rimasto calmo ed è già passato oltre.
Lo Scimpanzé che è in Giovanni, invece, ha preso sul personale quelle
parole e si è irritato. Può interpretarle come una critica diretta, e in tal caso
si metterà sulla difensiva oppure passerà all’attacco. Probabilmente alzerà la
voce e dirà qualcosa del tipo: «Perché non stai mai dalla mia parte?» o:
«Come sarebbe a dire che ne sto facendo un problema?» oppure: «Ti ho solo
detto una cosa che pensavo potesse interessarti, essendo tu mia moglie».
Potete immaginare come da questo punto in poi la conversazione
degeneri. Se avessimo fermato la scena dopo la frase di Paola e avessimo
chiesto a Giovanni come pensava di rispondere, è probabile che avrebbe
scelto di far parlare l’Umano e di lasciar correre. Ma poiché lo Scimpanzé è
molto più forte dell’Umano, è probabile che inizi a parlare prima che
quest’ultimo possa impedirglielo, e Giovanni nirà per domandarsi perché
non ha lasciato perdere.

Il commento di Sara
Vediamo un altro esempio delle diverse modalità di pensiero proprie
dell’Umano e dello Scimpanzé. Rachele arriva in ufficio e Sara le dice che ha
l’aria stanca.
Il messaggio, come sempre, arriva prima allo Scimpanzé (è così che
funziona il cervello). Lo Scimpanzé reagisce in modo emotivo e solitamente
interpreta il messaggio come una critica: quindi si indispone, magari si irrita
o ci resta male (dipende tutto dalla natura di quel particolare Scimpanzé e
dal suo umore del momento). Lo Scimpanzé impiega costrutti emotivi per
interpretare la frase; quindi può comunicare qualcosa del tipo: «In realtà ti
sta dicendo che sembri invecchiata» oppure: «Sta insinuando che non lavori
abbastanza», o qualche altra spiegazione inutile o negativa. Oppure lo
Scimpanzé può avere una reazione positiva, per esempio: «È preoccupata
per me» oppure: «Probabilmente ha ragione, devo rallentare un po’», o
qualche altro pensiero costruttivo.
L’Umano, invece, in caso di incertezza sulle intenzioni di Sara, le avrebbe
pacatamente chiesto delucidazioni. In questo modo avrebbe accertato i fatti.
Una volta chiarita l’intenzione di Sara, avrebbe reagito in modo razionale.
Ora siamo in grado di rispondere a una delle domande poste all’inizio del
libro.

Perché a volte mi vengono pensieri del tutto


irrazionali?
Una delle domande elencate all’inizio era: «Perché a volte mi vengono
pensieri del tutto irrazionali?» Forse ora la risposta apparirà chiara: non
siete voi a pensare, ma è il vostro Scimpanzé che assume il comando e pensa
al posto vostro. La soluzione quindi è capire in che modo ragiona, accorgersi
che sta avendo la meglio su di voi e intervenire.
Una reazione emotiva intensa è un’esperienza del tutto naturale,
testimonianza di una mente sana. Ma le emozioni possono degenerare
facilmente, perciò il modo di pensare dello Scimpanzé è relativamente
instabile e incoerente. Quindi è meno prevedibile dell’Umano nei processi
decisionali ed è spesso irrazionale. A causa di questa imprevedibilità,
solitamente non è utile lasciare che lo Scimpanzé pensi al posto nostro:
quindi dobbiamo imparare a reagire. Anzitutto scopriamo come ragiona
uno Scimpanzé interiore sano.
Capire lo Scimpanzé: il pensiero emotivo

Le basi del pensiero emotivo sono le impressioni


e le sensazioni
Lo Scimpanzé non si basa necessariamente sui fatti, ma su quella che
ritiene essere la verità, o su un’interpretazione di essa, o – peggio ancora –
sulla proiezione di una verità plausibile. Si forma rapidamente
un’impressione sulla base di pochissime prove (o nessuna), e di solito resta
irremovibile. Ovviamente alcune delle impressioni corrispondono alla realtà
e quindi sono utili, ma è altrettanto probabile che siano sbagliate.
Mettendoci alla ricerca della verità giungeremmo a una conclusione più
ragionevole.
Di solito, quando conoscete persone nuove, lo Scimpanzé si forma una
prima impressione interpretando il linguaggio del corpo. Se sapete che si
sbaglia spesso, può essere utile rivolgervi a un amico il cui Scimpanzé è più
abile e fare affidamento su di lui: alcuni sono più bravi di altri a giudicare il
carattere delle persone.
Agli Scimpanzé piace basarsi sulle sensazioni; spesso iniziano le frasi con:
«Ma io mi sento…» oppure «Non mi va di…». Di solito però non si rendono
conto che tutte le sensazioni sono transitorie. Ovviamente è utile percepirle
attraverso lo Scimpanzé: possono essere informazioni preziose che ci
aiutano a decidere che cosa fare. Ma non sempre sono attendibili, e possono
cambiare rapidamente. Perciò basarsi sulle sensazioni può essere utile
oppure no. A volte l’Umano deve dire allo Scimpanzé: «Non mi importa
cosa ti senti che dobbiamo fare» oppure: «Non mi importa se ne hai voglia o
no, perché non è questione di voglia».

Alcuni tratti del pensiero emotivo


• Salta a conclusioni affrettate
• Pensa in bianco e nero
• È paranoico
• È catastro sta
• È irrazionale
• Dà giudizi emotivi
Salta a conclusioni affrettate
Lo Scimpanzé si fa rapidamente un’opinione senza aspettare di possedere
tutte le informazioni. Si forma un convincimento sulla base delle sue
emozioni e impressioni e si ri uta di cambiare idea. Poi va alla ricerca di
prove che confortino il suo punto di vista e dimostrino che ha ragione. A
questo scopo solitamente distorce i fatti per adattarli all’opinione, ed è molto
irragionevole e irrazionale con chi mette in dubbio il suo parere.

Pensa in bianco e nero


Gli Scimpanzé interiori sono molto simili ai bambini: pensano per
opposti. Non sempre sono pronti al perdono e non si curano delle sfumature
di grigio. Gli Umani adulti, invece, sono consapevoli che ben poco nella vita
è bianco o nero. Poiché gli Scimpanzé pensano in termini dualistici, sono
sempre pronti a giudicare e a reagire; quando pensate con lo Scimpanzé
tendete a vedere una sola via d’uscita. Di solito essi non prendono neppure
in considerazione interpretazioni alternative della situazione.

È paranoico
Lo Scimpanzé ha bisogno di sentirsi sicuro, quindi è sempre vigile e
all’erta per individuare i pericoli: per questo è incline alla paranoia. Ritiene
che sia molto meglio essere diffidente nei riguardi di una persona o una
situazione, piuttosto che rilassarsi e rischiare la vita. Dunque non è raro che i
nostri Scimpanzé siano sospettosi e nutrano s ducia nel prossimo. Più si
sentono vulnerabili e più diventano paranoici.
Gli Scimpanzé insicuri possono leggere sottotesti inesistenti in situazioni
perfettamente innocue; possono vedere intrigo e malizia in frasi o
dichiarazioni altrui e lasciare briglia sciolta all’immaginazione. Quando lo
Scimpanzé si è formato un’opinione, la difende no all’ossessione: spesso
decontestualizza e si mette sulla difensiva. Per tenere a freno la paranoia del
vostro Scimpanzé dovete acquisire alcune competenze: ne parleremo nella
sezione sulla Gestione dello Scimpanzé.

È catastrofista
Poiché gli Scimpanzé stanno perennemente in guardia contro i pericoli,
sono naturalmente portati al catastro smo: reagiscono in modo eccessivo
alle situazioni e le caricano di emozioni intense. Ogni volta che
percepiscono qualcosa che non va, tendono a preoccuparsi di cosa potrebbe
succedere e a perdere completamente il senso della prospettiva. A quel
punto ci viene un nodo in gola e ci sentiamo sull’orlo di una tragedia. Queste
sensazioni sono spesso legate al pensiero in bianco e nero, ovvero ci
spingono a pensare che non esista via d’uscita dalla situazione in cui ci
troviamo.
In questi casi lo Scimpanzé trasmette all’Umano un’emozione
estremamente spiacevole e dolorosa: pensate a quante volte vi siete sentiti
profondamente turbati per colpa del vostro Scimpanzé, e poi vi siete chiesti
chi ve l’ha fatto fare di angosciarvi tanto.

È irrazionale
Lo Scimpanzé non ragiona: non cerca di decidere se una cosa è probabile
o fattibile, ma salta a conclusioni affrettate e colma a suo piacimento le
lacune informative. Può quindi diventare molto irragionevole e fare la gura
dello sciocco. Se riesce a impadronirsi della vostra mente e a interpretare la
situazione, probabilmente la spiegherà in modo assurdo e infondato, o del
tutto illogico. Purtroppo questo approccio irrazionale ci induce a cacciarci
in situazioni davvero spiacevoli, e quando scopriamo come stanno davvero
le cose ci sentiamo morti cati. Vediamo un esempio.

Roberto aspetta la sua danzata Anna davanti al cinema: avevano


appuntamento per le otto e mezza, sono già le nove e di Anna non c’è
traccia. Lo Scimpanzé di Roberto ha assunto il controllo della sua mente ed
è sul piede di guerra: pensa in modo emotivo. «È tardi; Anna non mi ha
fatto sapere niente; sto sprecando tempo; tanto vale entrare al cinema; quella
donna non merita il mio tempo, mi ha deluso; non può trattarmi così; mi ha
umiliato; sono offeso; sono avvilito» e così via. All’improvviso arriva Anna,
ma prima che possa dire una parola lo Scimpanzé di Roberto parte
all’attacco: «Perché sei arrivata in ritardo? Mi hai fatto fare la gura del
cretino; che senso ha entrare ora, così tardi?» Al termine dell’invettiva, Anna
prende la parola.
«Ero qui dietro e ho assistito a un incidente. Mi sono fermata per aiutare;
hanno usato il mio cellulare per chiamare l’ambulanza e la polizia. Ho tenuto
la mano della signora sdraiata a terra, per confortarla. Appena è arrivata
l’ambulanza sono corsa qui. Mi dispiace di non averti avvertito, ma stavano
usando il mio telefono per chiamare aiuto.» Ora Roberto si sente molto in
colpa, e il suo Scimpanzé inizia a provare rimorso. Ma ormai il danno è
fatto.

Questo semplice aneddoto illustra come lo Scimpanzé faccia affidamento


sulle emozioni: non ha aspettato di sentire i fatti ma si è basato su ipotesi e si
è offeso subito. In questo caso lo Scimpanzé si è arrabbiato, ma avrebbe
potuto reagire in molti altri modi inappropriati. Può succedere a tutti noi, se
non impariamo a gestirlo. Se sapessimo gestire i nostri Scimpanzé,
vivremmo in un mondo molto diverso.

Dà giudizi emotivi
Gli Scimpanzé sono rapidi e spietati nel giudicare il prossimo. Il giudizio
si basa su tutti i criteri che lo Scimpanzé usa per pensare: le emozioni, le
impressioni, la paranoia. Questi giudizi sono impermeabili al ragionamento,
perciò è impossibile persuadere lo Scimpanzé che ha torto. Inoltre gli
Scimpanzé possono giudicare il prossimo per realizzare i propri programmi,
per esempio vendicarsi o esercitare potere su qualcuno.

Lo Scimpanzé basa le proprie decisioni


sul «pensiero emotivo»
Quando pensiamo con lo Scimpanzé, usiamo il «pensiero emotivo» per
raccordare le nostre idee su quanto sta accadendo. Non facciamo appello alla
logica, ma soltanto all’energia emotiva. Lo Scimpanzé non usa la razionalità,
ma si affida a impressioni irrazionali, catastro ste e in bianco e nero, alle
emozioni e alla paranoia per giungere a conclusioni e formulare un piano
d’azione. Non ci vuole un genio per capire che non è una buona base di
partenza. Per fortuna esiste una modalità di pensiero alternativa, e possiamo
imparare a reindirizzare l’afflusso del sangue nel nostro cervello per
impiegarla. La modalità alternativa è quella dell’Umano.

Capire l’Umano: il pensiero logico

Il pensiero logico si basa sui fatti e sulla verità


Gli Umani iniziano a esaminare una situazione accertando i fatti.
Raccolgono tutte le informazioni disponibili prima di iniziare a formulare
un piano d’azione. Quando dispongono di tutti i fatti, tentano di arrivare alla
verità e su quella basano le proprie convinzioni.
Nella nostra società sprechiamo molte energie per scoprire la verità, sia
su questioni serie sia su altre più banali. C’è in noi un desiderio innato di
arrivare alla verità in tutte le situazioni, e quando questa non emerge sia lo
Scimpanzé sia l’Umano può soffrirne. Essere fraintesi è un’esperienza
particolarmente spiacevole, a cui gli Umani cercano di porre rimedio; e se
non ci riescono uniscono le forze con lo Scimpanzé per esprimere il proprio
disagio.

Alcuni tratti del pensiero logico


• È basato sull’evidenza
• È razionale
• Contestualizza e mette in prospettiva
• Impiega sfumature di grigio e dà giudizi equilibrati

È basato sull’evidenza
Gli Umani si basano sull’evidenza e cercano prove. Tengono la mente
aperta e sanno cambiare idea e capire il punto di vista altrui. Non
personalizzano le loro convinzioni, e quindi non si mettono sulla difensiva
quando vengono contraddetti.

È razionale
Il pensiero razionale è quello che, basandosi sul buonsenso, stabilisce se
qualcosa è fattibile e realistico. Paradossalmente, spesso il pensiero razionale
è stimolato dallo Scimpanzé, che esorta l’Umano attraverso l’intuito: ci
suona in testa un campanello d’allarme e ci diciamo che una certa cosa non
sembra plausibile. Ma l’Umano deve restare al comando e cercare prove per
dimostrare la verità dello stimolo offerto dallo Scimpanzé. Se permettiamo a
quest’ultimo di prevalere, il buonsenso si eclissa e l’impulso dello Scimpanzé
potrebbe ritorcersi contro di noi. E allora ci guarderemo indietro e diremo:
«Ma cosa mi è passato per la testa?»
Contestualizza e mette in prospettiva
Contestualizzare le situazioni e mantenerle nella giusta prospettiva è un
tratto caratteristico del pensiero umano. Voler capire come una situazione si
è creata, e quali condizioni hanno contribuito a determinarla, è un impulso
tipico della nostra specie. Gli umani capiscono che tutti gli eventi sono
transitori, e quindi riescono a vederli nel contesto e a valutarne l’importanza
relativa.

Impiega sfumature di grigio e dà giudizi equilibrati


Solitamente, nella prima parte della vita operiamo tramite lo Scimpanzé e
vediamo le cose quasi sempre in bianco e nero: i bambini tendono a dare
giudizi molto netti.
Gli Umani adulti, invece, pensano in sfumature di grigio. Crescendo
impariamo che alcuni aspetti di una situazione possono sfuggirci, quindi è
meno probabile che enunciamo giudizi perentori ed è più probabile che
vediamo il mondo in sfumature di grigio o che scegliamo di non giudicare
affatto. Inoltre le esperienze accumulate negli anni ci inducono a modi care
il nostro modo di pensare.
Gli Umani accettano di essere fallibili, e ri ettendo sulla loro fallibilità
diventano più inclini ad accogliere i suggerimenti. Inoltre comprendono che
a volte la verità non è raggiungibile, che può non esserci una risposta o che
in certi casi è questione di opinioni.

L’Umano prende decisioni sulla base


del «pensiero logico»
Il pensiero logico consiste nel collegare le idee tra di loro in modo
sensato e dedurne conclusioni sulla cui base orientare l’azione. Se per
esempio vediamo che una persona è turbata, immaginiamo che debba
esserci una ragione. È vero anche il contrario: se una persona vive
un’esperienza spiacevole è probabile che si senta sconvolta. Possiamo usare
varie forme di logica, per esempio:

• dedurre per gradi;


• basarsi sui fatti per arrivare a una conclusione;
• seguire un’argomentazione correlando informazioni;
• impiegare il ragionamento per comprendere una situazione.

Riassunto: i due diversi modi di pensare

Due diversi programmi

Lo Scimpanzé si pre gge la sopravvivenza.


L’Umano invece ricerca l’autorealizzazione, che solitamente signi ca:
diventare la persona che vogliamo essere e raggiungere i traguardi che ci
siamo pre ssati. L’Umano cerca spesso il signi cato della vita. Si può
immaginare che rappresenti l’anima o lo spirito della persona. Esaminando
le differenze tra il programma dello Scimpanzé e quello dell’Umano
vedremo perché questi due esseri si scontrano spesso.

Capire i programmi dello Scimpanzé

• Perpetuazione della specie e sopravvivenza


• Altri obiettivi

Perpetuazione della specie e sopravvivenza


Lo Scimpanzé può avere molti obiettivi, che possono variare nel tempo,
ma il principale è produrre la generazione successiva. È il modo in cui la
natura perpetua la specie.
Per portare a termine quel programma lo Scimpanzé usa le pulsioni, tra
cui quella sessuale. Per lui il sesso è una priorità! Un desiderio sessuale
elevato indica uno Scimpanzé sano.
L’obiettivo immediatamente successivo è la sopravvivenza: proteggere se
stesso.
Questi due programmi in uenzano il suo agire. Ogni Scimpanzé è
diverso dagli altri e può avere programmi diversi, ma prenderemo in esame
lo Scimpanzé tipico.
Queste due pulsioni, estremamente forti, sono comuni a tutte le specie
animali superiori, non solo a noi esseri umani; e sono necessari per la
sopravvivenza della specie. Dunque gli individui devono tendere a produrre
la generazione successiva, o quantomeno possedere alcune pulsioni (come
quella sessuale o quella parentale) che consentano la nascita della prole. A
questo scopo è necessario inoltre la volontà di sopravvivere.
Messo di fronte a una scelta, è molto probabile che lo Scimpanzé decida
di proteggere la specie a scapito di se stesso. La vedova nera ne offre una
dimostrazione: in questo ragno osserviamo un con itto tra la pulsione di
produrre la generazione successiva e quella di sopravvivenza. Nel maschio,
la pulsione sessuale che spinge a riprodursi ha la priorità sulla sopravvivenza
dell’individuo: il maschio si accoppia con la femmina pur sapendo che ha
un’elevata probabilità di essere divorato se non riesce a mettersi in fuga.
Assistiamo a questo scontro fra pulsioni anche negli esseri umani, benché
auspicabilmente in modo meno tragico. Per esempio, alcune persone hanno
rapporti sessuali non protetti pur sapendo che corrono il rischio di contrarre
il virus dell’HIV. Per fortuna, grazie ai nuovi farmaci, oggi questo virus
uccide meno di un tempo; ma in passato quelle persone si esponevano a
enormi pericoli, consapevoli di rischiare conseguenze orribili.
Per molti di noi la pulsione sessuale non deve essere sottostimata:
d’altronde è il modo in cui la natura si assicura la sopravvivenza della specie.
Per questo motivo alcune persone vorrebbero praticare la monogamia ma
non riescono a restare fedeli al partner. L’Umano dice e vuole una cosa, lo
Scimpanzé ne dice e ne vuole un’altra.

Altri obiettivi
Chiaramente lo Scimpanzé avrà altri obiettivi che sostengono la
sopravvivenza della specie o dell’individuo, e che possono variare nel tempo.
Per esempio: attrarre un partner, marcare un territorio, cercare cibo e riparo.
Ci occuperemo delle pulsioni alla base di questi programmi nella seconda
parte di questo capitolo, dedicata al «Centro della Giungla».

Capire i programmi dell’Umano

• Programmi personali
• Programmi sociali
• Altri obiettivi

Programmi personali
Ciascun essere umano ha le sue idee sullo scopo della vita. Alcuni si
limitano alla soddisfazione dei bisogni primari; altri perseguono
l’autorealizzazione e l’appagamento esistenziale, per esempio aiutando il
prossimo.
L’autorealizzazione si può raggiungere per varie strade, e ognuno di noi
deve capire che cosa vuol fare della sua vita. Ciascuno di noi è unico e
irripetibile, e non esiste una risposta giusta e una sbagliata. Molte persone
cercano di migliorarsi e realizzare appieno il loro potenziale, e a quanto pare
hanno maggiori probabilità di sentirsi soddisfatte. Una cosa è chiara: agli
umani fa bene avere uno scopo nella vita.

Programmi sociali
Gli Umani sono per natura animali sociali, pur con vistose eccezioni.
Uno dei principali programmi dell’Umano è vivere in pace e in armonia con
i propri simili: lo riscontriamo in tutte le società umane. Dunque gli Umani,
per indole, cercano costantemente di stabilire regole per la convivenza
sociale, basate sull’eguaglianza e sulle opportunità, che servono in realtà a
limitare il raggio d’azione dello Scimpanzé entro la mente. Gli Umani
desiderano giustizia e ordine, e operano in base a principi etici e morali per
promuovere i diritti umani e i valori che orientano la condotta. Diritti e
valori dipendono da un giudizio sul bene e il male e sulle relative
conseguenze.

Altri obiettivi
Gli altri obiettivi umani variano molto da persona a persona, ma si
incentrano per lo più sulla felicità e il successo, comunque li si de nisca. Il
problema di questi programmi è che, se non facciamo attenzione, lo
Scimpanzé può appropriarsene e impiegare le «leggi della giungla» per
conseguirli. Per esempio, l’Umano vorrebbe che le aziende agissero in base a
principi etici e si ponessero l’obiettivo di avere successo: ma spesso si
generano soprusi e prevaricazione, perché lo Scimpanzé si appropria del
programma umano del successo e lo mescola con i suoi programmi, come la
grati cazione dell’ego e la demarcazione del territorio.

Due diverse modalità d’azione

Scimpanzé e Umano hanno programmi differenti, che perseguono facendo


appello a due principi diversi. Lo Scimpanzé adotta la legge della giungla e
agisce attraverso potenti motivazioni istintuali e impulsive. L’Umano segue
le leggi della società e si muove secondo regole etiche e morali, solitamente
per il tramite di una coscienza.
La cosa più difficile per l’essere umano è convivere con l’animale che
ha dentro di sé, e che vuole seguire la legge della giungla e usare i suoi
potentissimi istinti e le sue pulsioni per portare a termine i propri
programmi.

Capire lo Scimpanzé: il Centro della Giungla


Lo Scimpanzé agisce attraverso un «Centro della Giungla» basato su
istinti e impulsi. Si tratta di un’area del cervello che fornisce allo Scimpanzé
le caratteristiche e gli atteggiamenti necessari per sopravvivere nella giungla;
perciò si tratta di convinzioni e comportamenti che funzionano bene nella
giungla, ma non altrettanto nella società.
Quando lo Scimpanzé applica l’istinto della giungla in una società
umana, sorgono problemi.

Alcune funzionalità operative


del Centro della Giungla
• Istinti
• Pulsioni
• Atteggiamento vulnerabile
• Scimpanzé maschi e femmine
• Linguaggio del corpo

Istinti
Un istinto è una risposta o una reazione, solitamente innata, a un certo
stimolo. Gli istinti servono ad assicurare la nostra sopravvivenza: sono
comportamenti pre-programmati e automatici nei quali non interviene la
nostra volontà perché si attivano autonomamente in risposta a uno stimolo.
Per esempio, n dalla nascita il bambino ha una risposta automatica
(istintiva) quando si sente toccare sulla guancia: si gira verso il dito e inizia a
succhiarlo. Questa reazione assicura che quando il bambino si trova vicino a
un capezzolo lo succhi. I cuccioli di tutte le specie hanno una gamma di
istinti che li aiutano a sopravvivere. Il vostro Scimpanzé usa istinti molto
sviluppati per tenere al sicuro se stesso e voi.
La reazione FFF (Fight «lotta», Flight «fuga» o Freeze «immobilità») è
forse l’istinto più usato e più importante tra quelli posseduti dai nostri
Scimpanzé. L’intero regno animale ne è dotato, e tutte le specie, umani
compresi, lo usano ogni giorno. L’istinto FFF è la risposta automatica della
natura alla minaccia di un pericolo, reale o percepito. La risposta è
istantanea e ha lo scopo di proteggervi. È una reazione molto potente e
provoca emozioni intense per spronarvi ad agire subito. È tesa a evocare
un’emozione forte perché serve ad assicurare la sopravvivenza in situazioni
che possono metterla a rischio. Nella nostra Mente Psicologica è lo
Scimpanzé a usare la reazione FFF e a offrirla all’Umano.

Scegliere rapidamente la reazione giusta è cruciale per la sopravvivenza.


Se decidete di attaccare quando avreste fatto meglio a fuggire, non
sopravviverete. L’istinto di lotta spinge ad affrontare la minaccia; l’istinto di
fuga induce ad allontanarsi dalla minaccia; l’istinto di immobilità porta a
restare fermi e sperare che la minaccia si allontani e non si accorga di noi.
Quest’ultimo istinto può essere interpretato anche nel senso di schivare la
minaccia, collaborare con essa o arrendersi a essa nella speranza che non ci
danneggi troppo.
Quale reazione sceglierà lo Scimpanzé dipende da quanto si sente
vulnerabile. Perciò la maggior parte degli Scimpanzé sceglie la fuga, se è
possibile, o resta immobile per evitare ogni con itto.
Nella giungla, l’istinto FFF è una reazione utile ai ni della sopravvivenza;
il problema per noi umani è che il nostro Scimpanzé interiore è ancora
convinto di essere nella giungla e prova a usare queste reazioni nella vita
quotidiana. Ma l’impiego del meccanismo FFF non è sempre appropriato
nella società moderna.
Se per esempio dobbiamo entrare in una stanza piena di estranei, molti
dei nostri Scimpanzé lo fanno in modalità Fuga e vorrebbero andarsene.
Altri restano immobili e cercano di passare inosservati, mentre altri ancora
possono scegliere la lotta e cercare di imporsi. Queste reazioni si veri cano
perché il nostro Scimpanzé ha inviato un messaggio che dice: «Mi sento
minacciato e devo fare qualcosa». Occasionalmente queste reazioni
diventano intense e ci provocano una forte ansia. Per calmare lo Scimpanzé,
l’Umano deve rassicurarlo ricorrendo alle armi della logica. Gli Scimpanzé
di certe persone non percepiscono alcuna minaccia e quindi non reagiscono,
o lo fanno in modo blando.
Se il vostro Scimpanzé cerca di dirvi che dovete reagire a una situazione,
e voi non rispondete scegliendo una delle tre opzioni FFF, il vostro corpo
rilascerà adrenalina. L’associazione di quest’ultima a pensieri negativi
scatenerà l’ansia nel vostro Scimpanzé. L’ansia, in questo esempio, è il modo
in cui la natura ci spinge a prendere una decisione quando siamo minacciati:
tipicamente si manifesta quando non riusciamo a decidere il da farsi. È una
reazione assolutamente naturale da parte del vostro Scimpanzé, e testimonia
che è sano. La soluzione consiste dunque nel prendere una decisione o
rassicurare lo Scimpanzé.

Poiché dalla reazione FFF dipende la sopravvivenza, l’intensità


dell’emozione è elevatissima e solitamente sproporzionata all’evento. Per
esempio, se dovete parlare in pubblico potreste provare molta ansia e
sentirvi torcere lo stomaco: è perché lo Scimpanzé ha percepito un pericolo
e ha attivato la reazione FFF, e vi sta dicendo che è una questione di vita o di
morte e che dovete fuggire. Insomma, pensando in modo emotivo lo
Scimpanzé innesca una reazione catastro ca per tenervi al sicuro; in realtà,
non è affatto questione di vita o di morte, ma questo lui non lo sa. Perciò,
quando state per rivolgervi al pubblico, lo Scimpanzé diventerà isterico e vi
dirà: «Che stai facendo? Ti stai tuffando a capo tto in un pericolo terribile.
Rischi di morire». Se voi, l’Umano, cercate di rassicurarlo, lui ribatte: «E se
faccio la gura dello stupido?», «E se commetto un errore?», «Se va a nire
male?» e così via. L’Umano, invece, dice: «È solo un discorso», «So accettare
le critiche», «Devo solo fare del mio meglio», «Smettila di agitarti e rimetti le
cose in prospettiva» e così via. Con questi esempi possiamo iniziare a
comprendere il divario tra i pensieri dello Scimpanzé e quelli dell’Umano.

Pulsioni
Oltre agli istinti, lo Scimpanzé è dotato di pulsioni profonde, che sono la
spinta che ci impone di attivarci e compiere un’azione. Se non le avessimo
staremmo tutto il giorno con le mani in mano. Le pulsioni rispondono alle
nostre esigenze siche ed emotive.
Lo Scimpanzé ha pulsioni potenti, tra cui il sesso, il predominio, il cibo,
la sicurezza, la cura della prole, la difesa del territorio e la ricerca di un
gruppo. Il loro scopo è la perpetuazione della specie. Come gli istinti, anche
le pulsioni sono innate, ma a differenza dei primi non richiedono uno
stimolo. Essendo necessari per la sopravvivenza, è difficile resistervi: per
esempio il desiderio di nutrirsi è estremamente potente, e quando il vostro
Scimpanzé ha cibo a disposizione tenderà a rimpinzarsi perché non sa
quando arriverà il prossimo pasto. Anche in questo caso l’Umano che è in
voi gli dice che una ciambella basta e avanza, mentre lo Scimpanzé ne vorrà
mangiare no a saziarsi; e lascerà all’Umano l’onere di sentirsi in colpa!
C’è chi sostiene che le femmine dello scimpanzé siano più inclini alle
pulsioni relative al cibo, forse perché per la maggior parte del tempo sono
gravide o allattano e quindi devono nutrirsi di più. Un cucciolo nell’utero
può prosciugare le energie della madre, che perciò deve reintegrarle
rapidamente. In natura lo stato normale di una femmina è la gravidanza o
l’allattamento, quindi non c’è da stupirsi che il desiderio di mangiare sia
forte. Da parte dello Scimpanzé interiore ciò è sano e normale; ma poiché
non viviamo nella giungla bensì in società, la forza del desiderio di mangiare
diventa inadeguata, quindi va gestita. Tante persone, uomini e donne,
faticano molto a gestire i desideri dei loro Scimpanzé e a non ingrassare. Se
l’Umano conosce le conseguenze del sovrappeso ma non le considera un
problema, allora Umano e Scimpanzé convivono tranquillamente. Quando
invece i due si trovano in disaccordo, scoppiano violente battaglie interiori.
Le pulsioni devono essere intense per garantire la sopravvivenza della
specie e dell’individuo, quindi sono legate a potenti sequenze di reazioni
metaboliche che hanno luogo nel cervello, con il rilascio di sostanze
chimiche che generano una sensazione gradevole e quindi inducono
l’individuo a reiterare il comportamento. Per questo motivo mangiare è
un’esperienza piacevole, che non solo fa parte di una pulsione primitiva alla
sopravvivenza ma è anche un’abitudine che dà dipendenza.

Osservando in che modo le pulsioni in uenzano la nostra vita


quotidiana, capiremo perché si veri ca uno scontro di potere tra l’Umano e
lo Scimpanzé.
Atteggiamento vulnerabile
Nella giungla lo scimpanzé non si trova in vetta alla catena alimentare,
quindi deve restare perennemente all’erta: c’è sempre un leopardo pronto a
divorarlo. Sa di essere potenzialmente in pericolo in ogni momento, quindi
si rilassa solo quando è abbastanza certo di essere al sicuro; cioè, quasi
sempre, quando si trova in gruppo. Essendo costantemente alla ricerca di
pericoli, vive in uno stato di tensione perenne: si arrabbia facilmente, tende
all’aggressività e all’instabilità emotiva.
Questo ci aiuta a capire perché molti Scimpanzé interiori diventano
ansiosi quando si sentono insicuri o si trovano in un ambiente non
familiare. È una reazione naturale con cui ci avvertono di un possibile
pericolo, ma quasi sempre è inappropriata e dannosa. Contribuisce inoltre a
spiegare come mai molte persone ricercano signi cati nascosti nelle parole
altrui: i loro Scimpanzé tendono l’orecchio per udire potenziali minacce. Lo
Scimpanzé è insicuro per natura.

Il linguaggio del corpo


Il linguaggio del corpo è qualcosa che usiamo nella comunicazione
quotidiana, non è un mistero. Tutti ci serviamo della mimica facciale o dei
gesti delle mani per esprimere meglio ciò che proviamo e, inoltre,
assumiamo anche posture che servono a indicare le nostre intenzioni.
Quando mettiamo in atto simili comportamenti, gli altri leggono questo
linguaggio e rispondono adeguatamente. Questo modo intuitivo e spesso
inconscio di esprimere sentimenti o intenzioni e la relativa capacità di
interpretarlo sono abilità di cui lo Scimpanzé è dotato. Alcuni Scimpanzé
sono molto bravi a comunicare attraverso il linguaggio del corpo, altri meno.
Il processo intuitivo mediante il quale leggiamo e interpretiamo il linguaggio
corporeo degli altri è un fattore decisivo nel farci sentire a nostro agio o al
contrario a disagio con una persona. Proprio questa sorta di voce interiore,
o sensazione, ci guida a formulare un’opinione nei riguardi di un’altra
persona.

Scimpanzé maschi e femmine


Esistono due tipi distinti di Scimpanzé, maschio e femmina. Entrambe
queste macchine emotive che vivono dentro di noi hanno istinti e pulsioni,
che però assolvono funzioni diverse nel maschio e nella femmina: quindi
l’importanza relativa delle varie pulsioni è differente e le due macchine non
funzionano esattamente allo stesso modo dal punto di vista sico e
psicologico. Ogni Scimpanzé è diverso dagli altri, ma opereremo una
generalizzazione e parleremo dei tipici Scimpanzé maschio e femmina.

È importante osservare che gli Scimpanzé maschi e femmine sono


molto diversi tra loro, ma gli Umani maschi e femmine NON sono molto
differenti. D’altronde, anche gli Scimpanzé maschi e femmine hanno
molti tratti in comune.

La trattazione che segue non vuole offendere nessuno: si basa sulle


differenze siche e siologiche che si riscontrano nel cervello degli uomini e
delle donne. Per esempio, negli uomini la parte destra dell’amigdala (un
centro emotivo del cervello) ha più connessioni con l’emisfero destro del
cervello, mentre nelle donne l’amigdala sinistra ha più connessioni con
quello sinistro. Questo ci aiuta a capire da dove provengono molte delle
nostre emozioni, e che parecchie reazioni emotive spiacevoli non derivano
da noi ma ci sono imposte dallo Scimpanzé.
Se pensiamo alla funzione svolta dal maschio e dalla femmina nella
giungla, capiremo perché i vari istinti e pulsioni hanno bisogno di un’enfasi
diversa.
In natura, lo scimpanzé maschio dev’essere forte e muscoloso per attrarre
la femmina e guadagnarsi il rispetto del branco, per farli sentire al sicuro.
Ogni giorno, in compagnia degli altri maschi, perlustra i con ni del
territorio che deve difendere.
La femmina è grande la metà del maschio ed è molto meno forte, ma sa
essere aggressiva quando ce n’è bisogno. Quindi deve fare attenzione al
maschio ed essere molto brava a valutare il suo umore e a prevedere le sue
azioni. Ecco perché sa leggere estremamente bene il linguaggio del corpo: le
serve per difendersi. Lo scimpanzé maschio dev’essere mosso da pulsioni
sessuali, altrimenti non si riprodurrà. Può essere più o meno bravo come
padre, ma in ogni caso vedrà la femmina come una sua proprietà e scaccerà
gli altri maschi.
La femmina deve avere una forte pulsione materna e restare vicina al
maschio se vuole ottenere i suoi geni e soddisfare il suo istinto parentale.
Restando al anco del maschio sarà più al sicuro dai predatori, perché lui è
sicamente più forte. Dal canto suo, il maschio resterà con lei per ricevere
grati cazione sessuale.
Per garantire la sopravvivenza dei cuccioli, che protegge anche a costo
della vita, lo scimpanzé femmina deve possedere un profondo senso
materno. Inoltre ha l’istinto del nido, cioè l’impulso a offrire riparo ai piccoli.
A ben pensarci, uno scimpanzé femmina molto insicuro è quello che ha più
probabilità di sopravvivere e di far sopravvivere la prole. Uno sicuro di sé
rischia di non vivere a lungo!
Sembra quindi ragionevole che gli Scimpanzé interiori femmine siano
spesso diffidenti e insicuri, inclini all’ansia e quindi a non prendere decisioni
per paura di sbagliare.
Alcune donne si lamentano di trovare difficili i processi decisionali,
anche solo al momento di scegliere come vestirsi; e si rimproverano perché
trovano insopportabile questa loro caratteristica. In realtà non sono loro a
essere indecise: il loro Scimpanzé è fuori controllo, ma possono imparare a
gestirlo. La donna è perfettamente in grado di prendere decisioni; ma il suo
Scimpanzé emotivo la conduce fuori rotta.
Il motivo per cui affronto questo argomento è che negli anni ho
conosciuto molte donne che si rammaricavano dei propri tentennamenti o
non capivano perché si biasimassero in continuazione. Mi auguro che,
imparando a conoscere il loro Scimpanzé interiore, si renderanno conto che
quei tratti non appartengono a loro, ma allo Scimpanzé. È naturale che
quest’ultimo si senta insicuro, ma ciò è devastante per la donna; e
naturalmente ci sono anche uomini che soffrono dello stesso problema. Lo
Scimpanzé dev’essere tenuto a freno se l’individuo vuole liberarsi da quelle
in uenze.

Punto chiave
Il maschio e la femmina dell’Umano sono molto simili, ma vengono
in uenzati dallo Scimpanzé interiore, che ha tratti caratteriali più
marcatamente maschili o femminili.

Gli ormoni acuiscono la differenza tra i ruoli in uenzando l’attività del


cervello. Donne e uomini hanno entrambi estrogeno e testosterone. Il
principale ormone femminile, l’estrogeno, serve a stimolare le pulsioni
materne, l’istinto del nido e la passività. Il principale ormone maschile, il
testosterone, stimola un elevato desiderio sessuale, promuove l’aggressività e
lo sviluppo dei muscoli. Molti anni fa, prima che la pratica diventasse
illegale, ai detenuti maschi venivano somministrati estrogeni per calmarli e
renderli più passivi. Ma questo ormone aveva strani effetti collaterali:
comprensibilmente, nei maschi lo sviluppo del seno non è gradito!

Un’enfasi diversa, anziché una differenza di genere?


Come abbiamo visto, le differenze tra gli Scimpanzé interiori maschio e
femmina si basano sui ruoli che svolgono nella perpetuazione della specie e
nell’autodifesa, oltre che sugli ormoni che stimolano le pulsioni. Le pulsioni
e gli istinti ricevono un’enfasi diversa, ma ci sono molti punti in comune:
sarebbe sbagliato dire che certe caratteristiche sono maschili e altre
femminili; piuttosto alcune si riscontrano più spesso in un sesso che
nell’altro. Perciò non esistono tratti puramente maschili o puramente
femminili, e di conseguenza non esiste un lato femminile degli uomini o un
lato mascolino delle donne: esistono solo caratteristiche.

Capire l’Umano: il Centro di Umanità


Il Centro di Umanità si basa sull’etica e la morale, ed è la parte del
cervello che si attiva durante una scansione cerebrale quando vengono
mostrate al soggetto le abilità necessarie per vivere in società: vedere
qualcuno che dimostra empatia o senso di colpa fa attivare quest’area, che
riceve un maggiore afflusso di sangue e consuma più ossigeno. Questo
Centro contiene le regole non scritte della convivenza tra esseri umani.

Alcune funzionalità operative del


Centro di Umanità
• Sincerità
• Empatia
• Coscienza
• Rispetto della legge
• Autocontrollo
• Fermezza nei propositi
• Successo e soddisfazione

Va detto che non tutti gli Umani possiedono queste qualità, come si
evince dal fatto che alcuni di noi sono intrinsecamente antipatici e disonesti.
Ma in generale il Centro di Umanità offre a queste doti il potenziale per
emergere.

Sincerità
Integrità e schiettezza sono necessarie al funzionamento della società. Gli
umani le possiedono in vario grado, così come la lealtà e l’affidabilità.

Empatia
L’empatia è alla base del vivere sociale. Insieme alla comprensione dei
sentimenti altrui, all’altruismo e alla generosità, sono i tratti peculiari di una
società sviluppata. Il modo in cui la nostra collettività tratta i suoi membri
più vulnerabili ci distingue dalla maggior parte delle società animali.

Coscienza
La coscienza è un elemento indispensabile della natura umana, perché
permette di provare rimorso e di crescere come individui. La coscienza
genera sensi di colpa e vergogna, che possono portare al pentimento e al
desiderio di comportarsi diversamente o di espiare. È interessante osservare
che, numerosi studi scienti ci condotti sulla cosiddetta personalità
psicopatica, hanno posto in evidenza che nell’individuo psicopatico il
Centro di Umanità non si attiva, o forse è del tutto assente. Lo psicopatico,
di fatto, è privo di coscienza.

Rispetto della legge


Ogni società ha le sue leggi, scritte o non scritte. Gli Umani si attengono
alle norme della convivenza e si accollano la responsabilità delle proprie
azioni, ma in grado variabile. Non possiamo incolpare lo Scimpanzé di tutti
i nostri problemi: a volte è l’Umano a decidere razionalmente di
contravvenire alle regole e di mettere a tacere la coscienza.

Autocontrollo
L’autocontrollo è forse l’elemento principale che ci distingue dallo
scimpanzé, quello vero, che agisce in base agli impulsi e non ha il controllo
delle emozioni. Forse è per questo che lo scimpanzé vive ancora nella
giungla. Gli umani sono in grado di controllare gli impulsi e le emozioni che
lo Scimpanzé interiore presenta loro. Lo Scimpanzé ha scarso autocontrollo
e richiede una grati cazione immediata, mentre gli Umani possono
posticipare l’appagamento e scegliere di non agire in base agli impulsi e alle
emozioni.
Lo dimostra in modo efficace il famoso «esperimento dei marshmallow»
eseguito a Stanford. Questo test, somministrato a bambini di età prescolare,
è stato replicato in varie forme ottenendo gli stessi risultati. Ai piccoli veniva
offerta una caramella, dicendo loro che, se avessero aspettato a mangiarla,
in seguito ne avrebbero ricevuto un numero maggiore. Quelli che
sceglievano di aspettare riscuotevano più successo da adulti, mentre quelli
che non riuscivano a controllare l’impulso della grati cazione immediata
diventavano adulti meno affermati.

Punto chiave
La capacità di gestire in modo adulto il nostro Scimpanzé, che è
impulsivo ed emotivo, è uno dei fattori principali che determinano il
successo nella vita.

Fermezza nei propositi


Gli esseri umani lavorano meglio quando hanno un obiettivo chiaro. Non
importa quale sia, purché ce ne sia uno. Senza un traguardo da raggiungere,
l’Umano non sa dare una direzione e un signi cato alla vita.

Successo e soddisfazione
Sono due attributi che sembrano aiutare l’Umano a sentirsi appagato.
Solitamente dipendono dalla fermezza nei propositi; possono provenire dal
lavoro o da attività svolte nel tempo libero.

Due personalità diverse

Nei capitoli successivi, una volta esaminata nel suo insieme la Mente
Psicologica, analizzeremo più nel dettaglio la vostra personalità e come
potete modi carla. Per il momento voglio solo ricordarvi che nella vostra
testa convivono due personalità distinte, voi e il vostro Scimpanzé, che
operano attraverso due cervelli differenti e cercano di cooperare. Possono
avere personalità simili o molto diverse tra loro. Se uno dei due assume il
controllo dei processi decisionali diventerà la personalità dominante, quella
che presentate al mondo esterno.
Riconoscere le due diverse personalità vi aiuterà a capire meglio voi stessi
e anche a gestirle entrambe per trarre il meglio da ciascuna. Non è difficile
capire che se restiamo calmi, anziché abbandonarci alle emozioni, pensiamo
e ci comportiamo molto diversamente da quando siamo nervosi e sotto
stress.

Riassunto dei punti chiave

• Voi, l’Umano, avete una personalità, dei programmi e un Centro di


Umanità. Pensate in modo logico e vi basate sui fatti e sulla verità.
• Il vostro Scimpanzé ha una personalità, dei programmi e un Centro della
Giungla. Pensa in modo emotivo e si basa su impressioni e sensazioni.
• Lo Scimpanzé è una macchina emotiva che vi dirotterà se glielo
permettete. Non è né buono né cattivo: è solo uno Scimpanzé. Può essere il
vostro miglior amico o il vostro peggior nemico. Questo è il Paradosso
dello Scimpanzé.
Proposta di esercizio
Capire voi stessi e il vostro Scimpanzé
Scegliere lo Scimpanzé o l’Umano
Per trasformare la vostra vita è importante riconoscere la differenza tra
lo Scimpanzé e l’Umano in termini di programmi, modo di pensare e
comportamenti. Ripensate alle situazioni che si sono presentate nel
corso della giornata e ri ettete sui modi diversi in cui lo Scimpanzé e
l’Umano avrebbero potuto affrontarle.

Pensiero emotivo o logico?


Per esempio, immaginiamo che qualcuno vi abbia turbati o infastiditi
con le sue parole, e qual è stata la vostra reazione. Se in seguito vi siete
detti che avevate agito in modo sbagliato, ri ettete sulla reazione dello
Scimpanzé e chiedetevi come si sarebbe comportato l’Umano.
Ricordate che quest’ultimo tende a veri care i fatti e a mettere le cose in
prospettiva prima di reagire. Paragonate la reazione del vostro
Scimpanzé al tipico comportamento degli Scimpanzé, e poi
domandatevi: quella dell’Umano sarebbe stata più appropriata? Usate le
informazioni presentate in questo capitolo per confrontare le due
modalità di pensiero.

Tempo per riflettere


Più tempo dedicate alla ri essione sull’operato della vostra mente, più è
probabile che ne miglioriate il funzionamento futuro.
Capitolo 3
Il Pianeta Diviso 
 (Parte 2)
Come gestire lo Scimpanzé

Ora che conoscete le due creature diverse che vivono nella vostra testa, e
sapete su quali basi operano, potete iniziare a interagire con loro. Si può
partire da un processo in tre fasi.

1. Capire chi comanda: l’Umano o lo Scimpanzé.


2. Comprendere le regole del funzionamento del cervello e ACCETTARLE.
3. Allevare e gestire il vostro Scimpanzé affinché ottenga per voi i risultati
migliori.

Passo 1. Capire chi comanda

Il primo passo consiste nel saper riconoscere chi comanda: lo Scimpanzé o


l’Umano. Per scoprirlo potete formulare una domanda molto semplice.

Punto chiave
La regola fondamentale è: ogni volta che avete sensazioni, pensieri o
comportamenti indesiderati o sgraditi, vuol dire che il vostro Scimpanzé
vi sta dirottando.

La domanda molto semplice, dunque, inizia con: «Voglio…?» Per esempio:


«Voglio provare queste emozioni?», o: «Voglio avere questi pensieri?»,
oppure: «Voglio comportarmi in questo modo?» Se la risposta è «no», allora
siete in modalità Scimpanzé; se la risposta è «sì», siete in modalità Umano.
Ecco alcuni esempi.
• Siete preoccupati per qualcosa. Vi chiedete: «Voglio essere preoccupato?»
Se la risposta è «no», allora non siete voi a preoccuparvi ma lo Scimpanzé.
Ora avete la possibilità di gestirlo e impedirgli di dirottarvi.
• Qualcosa vi ha fatto arrabbiare. Pensate che sia stata commessa
un’ingiustizia, quindi il vostro Umano è d’accordo con lo Scimpanzé.
Volete reagire all’ingiustizia, ma non volete essere arrabbiati perché è
un’emozione negativa e spiacevole. Quindi domandatevi: «Voglio provare
questa rabbia?» Se la risposta è «no», vuol dire che è il vostro Scimpanzé a
sentirsi arrabbiato. Ora potete ringraziarlo per l’emozione ma dirgli che
non volete provarla. Agirete per risolvere la situazione che ha fatto
arrabbiare lo Scimpanzé, ma lo farete in maniera calma, tramite l’Umano.
• Volete fare una cosa, ma le emozioni vi frenano. Il problema potrebbe
essere che lo Scimpanzé si ri uta di collaborare. Per esempio, volete
leggere le email o lavorare, ma lo Scimpanzé vi trasmette emozioni o
pensieri negativi che vi demotivano. Chiedetevi: «Voglio queste emozioni
indifferenti e negative?» La risposta è «no», quindi riconoscete che quelle
emozioni non appartengono a voi, l’Umano, e così potete liberarvene
gestendo lo Scimpanzé.

Ogni persona è unica e ha esigenze diverse. Non esistono risposte giuste e


sbagliate; solo voi potete imparare a riconoscere la differenza tra il vostro
Scimpanzé e voi stessi, ma dovete imparare a farlo, perché è essenziale per
gestire il vostro Scimpanzé.

Alcuni pensieri tipici dello Scimpanzé


Ecco alcune frasi tipiche dello Scimpanzé, che vi aiuteranno ad
accorgervi che sta pensando al posto vostro.

«Ma che cosa succede se…?»


Questo è il modo preferito dello Scimpanzé per iniziare una domanda.
«Ma che cosa succede se va tutto storto?»
«Ma che cosa succede se non ci riesco?»
«Ma che cosa succede se arriva la ne del mondo?»
Molto spesso lo Scimpanzé vi scombussola con questo genere di quesiti.
Ogni tanto anche l’Umano si pone domande che iniziano con «Che cosa
succede se…»; di solito sono costruttive, servono a piani care l’azione e non
a preoccuparsi inutilmente di eventi che non possiamo prevenire o che
potrebbero non accadere mai.

«Ma mi sento…» o «Ma non mi sento…»


«Ma sono stanco, quindi non lavorerò.»
«Ma non sono motivato, quindi non posso iniziare.»
«Ma ho paura che succeda qualcosa di brutto.»
La lista potrebbe proseguire all’in nito. In sostanza lo Scimpanzé vi
espone le sue emozioni e poi vi consiglia su come agire o vi dice cosa
succederà a causa di quelle sensazioni. Anche in questo caso l’Umano può
condividere le emozioni dello Scimpanzé, quando sono sensate. Per
esempio, se avete l’in uenza è saggio dire: «Ma non mi sento bene, quindi
farò meglio a non dedicarmi al giardinaggio».

Punto chiave
Ricordate che agli Scimpanzé piace basarsi sulle proprie sensazioni per
decidere come agire, mentre gli Umani tendono a basarsi sui doveri da
compiere, e su come si sentiranno a ne giornata quando penseranno a
come hanno impiegato il loro tempo. Sono due approcci molto diversi.

Passo 2. In che modo il cervello riceve


le informazioni

Tutte le informazioni passano prima dallo


Scimpanzé
Il processo si svolge sempre allo stesso modo, nella vita quotidiana: tutti
gli input provenienti dall’esterno passano prima dallo Scimpanzé. A quel
punto lo Scimpanzé decide se c’è da preoccuparsi. Se la risposta è no, allora
si addormenta e lascia campo libero all’Umano. Se invece lo Scimpanzé è
preoccupato, dirotterà verso di sé l’afflusso di sangue nel cervello e prenderà
decisioni autonome.
Umano e Scimpanzé sono immersi nel momento presente; entrambi
interpretano le situazioni man mano che si veri cano. L’Umano lo fa in
modo logico e calmo; lo Scimpanzé in maniera emotiva.
Umano e Scimpanzé possono collaborare pro cuamente. Lo Scimpanzé,
con i suoi istinti e pulsioni, può tenerci al sicuro e in salute: può dirci
quando è ora di mangiare e dormire, avvertirci dei pericoli e spiegarci come
evitarli, o chiederci di esaudire i suoi desideri. La maggior parte di noi si
affida alle emozioni per gran parte della giornata, e in questo non c’è nulla di
sbagliato. I problemi sorgono quando lo Scimpanzé ci dà un suggerimento
inappropriato e noi non sappiamo impedirgli di dominarci.

Perché non possiamo averla vinta sullo Scimpanzé


e prendere decisioni per conto nostro?
La risposta è semplice: lo Scimpanzé è più forte dell’Umano e ha i ri essi
più pronti. Un vero scimpanzé ha cinque volte la forza di un uomo: allo
stesso modo, potete pensare al vostro Scimpanzé interiore come a un essere
animato dalle emozioni e che è cinque volte più forte di voi. Dunque dovete
imparare a gestirlo, se intendete diventare la persona che volete essere.
Non serve a nulla cercare di controllare uno Scimpanzé con la forza di
volontà. Io lo chiamo «giocare a braccio di ferro con lo Scimpanzé». Tutti
impariamo, verso i tre anni di età, che la forza di volontà non è il modo
migliore di ottenere risultati: funziona solo quando lo Scimpanzé è
addormentato, è indifferente o è d’accordo con noi. Quando invece ha
programmi diversi dai nostri, allora la forza di volontà è inutile. Quindi
dobbiamo trovare altri metodi per interagire con lui.
Punto chiave
La forza di volontà non è un sistema efficace per gestire il vostro
Scimpanzé: non s datelo a braccio di ferro!

Nella vita quotidiana lo Scimpanzé è sempre alla ricerca di pericoli: e se


percepisce una minaccia, o se si preoccupa, si ri uta di lasciarvi il controllo
dei pensieri. Affronta la situazione attraverso le emozioni. Voi, l’Umano,
potete accorgervene, ma spesso non potete farci niente perché lo Scimpanzé
vi ha dirottati e vi ha fatto provare emozioni spiacevoli. Lo vediamo
succedere in diretta in una scansione cerebrale: l’afflusso di sangue viene
dirottato dallo Scimpanzé mentre l’Umano cerca invano di riprendere il
controllo. La battaglia interiore è iniziata! Lo Scimpanzé è cinque volte più
forte dell’Umano, che quindi non ha speranze di vittoria in uno scontro
basato sulla forza pura.
Punto chiave
Uno scimpanzé è cinque volte più forte di un essere umano.
Analogamente, il vostro Scimpanzé emotivo è cinque volte più forte di
voi. Non provate a dominarlo: imparate a gestirlo. Vi serve un piano di
gestione!

La rabbia di Rosa l’automobilista


Vediamo ora un esempio frequente in cui lo Scimpanzé ha la meglio
sull’Umano, anche quando quest’ultimo è vigile e cerca di imporsi. L’esempio
riguarda la rabbia al volante.
Rosa sta andando al lavoro in macchina, quando un altro veicolo le taglia
la strada. I suoi due cervelli (Umano e Scimpanzé) passano all’azione.
L’Umano dice: «È ridicolo! Mi fanno pena le persone che si comportano
così; io non farei mai una cosa del genere. Sarà meglio non pensarci più,
tanto non è importante».
Nel frattempo, però, lo Scimpanzé dentro di lei esclama: «È uno
scandalo! Quell’uomo mi ha umiliata! Sono furiosa. Devo dargli una
lezione: si crede più furbo di me, ma vincerò io questa battaglia, non gliela
farò passare liscia! Si accorgerà di quanto sono arrabbiata, mi vendicherò».
Se l’Umano non sa gestire lo Scimpanzé, quest’ultimo prende il comando,
preme l’acceleratore e si avvicina il più possibile al paraurti dello Scimpanzé
nemico, per intimidirlo. Quest’ultimo capisce che cosa succede e fa un
gestaccio. La battaglia degli Scimpanzé è in pieno svolgimento. E prosegue
per vari chilometri, nché lo Scimpanzé nemico svolta in una traversa e
«saluta» con la mano. Quando Rosa arriva al lavoro, il suo Scimpanzé è
ancora più agitato: le ci vogliono diverse ore per calmarsi. Lo Scimpanzé
continua a rimuginare e a provare rabbia. Sulla strada di casa, non vede l’ora
che qualcun altro provi a tagliargli la strada, così gliela farà vedere!
Quella sera Rosa esce con un’amica e le racconta l’accaduto. L’amica dice:
«Perché non ci metti una pietra sopra?»
Ora che lo Scimpanzé è esausto, l’Umano di Rosa può nalmente
assumere il controllo della situazione. Lo Scimpanzé si addormenta, Rosa
reagisce in maniera più logica e il suo Umano dice: «Mi rendo conto che è
una stupidaggine; non so perché me la prendo tanto. Certe volte mi detesto
perché mi consento di perdere il controllo».

Se Rosa non capisce come funziona la sua mente nirà per rimproverarsi
e sentirsi in colpa. Se invece lo capisce, la situazione cambia. Ecco cos’è
successo davvero, e l’interpretazione più esatta che se ne sarebbe potuta
dare.

La rabbia di Rosa: versione alternativa


Rosa e il suo Scimpanzé stanno guidando. Lo Scimpanzé nemico taglia
loro la strada. Rosa resta calma e capisce che non è un problema grave, per
quanto sia irritante. Dice a se stessa: «Lo ignorerò, perché non serve a niente
arrabbiarsi con uno Scimpanzé». Ma come abbiamo visto, lo Scimpanzé che
vive in Rosa si sveglia di soprassalto e passa all’attacco.
Che cosa avrebbe potuto fare Rosa a questo punto? Parlare al suo
Scimpanzé, calmarlo e passare oltre. Ma non sapeva come farlo. (Vedremo
tra poco come si gestisce lo Scimpanzé.) Se l’avesse saputo, lo avrebbe potuto
affrontare in ufficio e poi con l’amica. Quando nalmente lo Scimpanzé si è
placato, perché era esausto, l’afflusso di sangue al cervello si è spostato
all’Umano.
A quel punto Rosa avrebbe potuto interpretare diversamente la situazione
e spiegare com’è frustrante cercare di gestire uno Scimpanzé maleducato che
continua a dirottarla verso luoghi in cui non vuole andare. Potrebbe anche
dire che è molto irritante provare le emozioni che il suo Scimpanzé le ha
propinato per tutta la mattinata, dopo quell’episodio. Allora Rosa potrebbe
dire: «Devo esercitarmi ad addestrare lo Scimpanzé». Potrebbe sorridere e
non rimproverarsi, anche se lo Scimpanzé le sussurra all’orecchio: «Non sai
controllare i tuoi impulsi, lo sanno tutti». Rosa direbbe invece: «Mi dispiace
che lo Scimpanzé abbia prevalso su di me, ma imparerò a gestirlo sempre
meglio e le cose miglioreranno; di sicuro non intendo sentirmi in colpa».

La battaglia interiore: la lotta per il potere


tra Umano e Scimpanzé
A prendere le decisioni, nella vostra vita, siete voi o il vostro Scimpanzé.
Se c’è accordo tra voi, convivete in pace. Quando però siete in disaccordo,
solitamente lo Scimpanzé vi aggredisce; e l’aggressione può essere molto
dolorosa dal punto di vista emotivo. Saper governare questa lotta è
essenziale per garantirsi la felicità e il successo.
Il modo più elementare in cui funzionano le vostre emozioni è il
seguente: lo Scimpanzé interpreta la situazione e poi offre all’Umano
un’emozione e gli suggerisce come reagire. A quel punto l’Umano decide se
accogliere o ri utare la sua offerta.
Se l’Umano l’accetta, allora non ci sono problemi e possiamo agire sulla
base delle nostre emozioni. Ma se decide di ri utare l’offerta dello
Scimpanzé, allora sorge un problema: perché è molto probabile che lo
Scimpanzé gli provochi una sofferenza emotiva, nché ottiene ciò che vuole
e lo dirotta, oppure nché l’Umano non impara a gestire l’emozione senza
lasciarsene in uenzare.
È importante capire che lo Scimpanzé sta semplicemente facendo
un’offerta, non sta impartendo un ordine. Non siete tenuti a seguire le
emozioni: avete una possibilità di scelta.
Il tassista e lo Scimpanzé
Immaginate di essere usciti di casa in ritardo e di dover correre alla
stazione per non perdere il treno. Per fare prima, avete preso un taxi.
L’autista guida con prudenza e rallenta a ogni incrocio. Voi lo osservate dal
sedile posteriore. L’Umano che è in voi dirà: «Il tassista guida con prudenza,
se non arrivo in tempo sarà solo colpa mia. Sono io quello che è uscito in
ritardo e dovrò affrontare le conseguenze». Quindi si rilassa e dice: «Non è
certo la ne del mondo».
Ma lo Scimpanzé non vuole saperne: si arrabbia a morte quando il taxi
rallenta agli incroci, e può esprimere la sua rabbia. Potrebbe persino
prendersela con il tassista.
Nella vostra testa si sta svolgendo una battaglia. Sarà l’Umano a decidere
chi vince, ma solo se sa cosa deve fare. Se ha acquisito le abilità necessarie,
riuscirà a calmare lo Scimpanzé e ad affrontare la situazione. Se non le ha
acquisite, lo Scimpanzé assumerà il comando e l’Umano sarà vittima delle
sue emozioni negative.

Caffè e torta
Immaginate di andare a prendere un caffè con un amico che vi chiede:
«Vuoi anche una fetta di torta?» Se devi fare attenzione alla linea, l’Umano
risponderà: «No, grazie». Ma se la torta ti va, lo Scimpanzé risponderà: «Sì,
grazie». Chi sarà a rispondere, l’Umano o lo Scimpanzé?
Solitamente risponde lo Scimpanzé, che poi cercherà di razionalizzare la
sua decisione attraverso il pensiero emotivo. «È solo una fetta di torta», dirà,
e «Voglio essere felice», e «È ridicolo non mangiare quello che ti va». Può
accampare un milione di scuse. Quel che succede a questo punto è che voi
mangiate la torta, e poi cercate di mettere a tacere la coscienza; oppure
mezz’ora dopo vi sentite terribilmente in colpa e vi chiedete perché l’avete
fatto. Il vostro Scimpanzé vi ha dirottati. Non siete stati voi a dire: «Sì, voglio
la torta», l’ha detto lui. Lui la passa liscia, ed è l’Umano a dover affrontare il
senso di colpa e la frustrazione. Naturalmente potreste voler davvero
mangiare la torta, e in quel caso voi e lo Scimpanzé sarete in sintonia e tutto
lerà liscio. Ma se siete stati dirottati, allora sorge un problema, che riguarda
la Gestione dello Scimpanzé.

Il sesso e lo Scimpanzé vagabondo


A volte le pulsioni dello Scimpanzé ci cacciano nei guai no al collo.
Mangiare una fetta di torta è un conto, ma una relazione clandestina è un
problema molto più serio, che rischia di far soffrire parecchie persone.
Molti di noi hanno Umani determinati a essere fedeli e monogami, ma
hanno anche Scimpanzé con programmi diversi e con una potente pulsione
sessuale, che li porta spesso in cerca di incontri. Riconoscere e opporsi a
pulsioni potenti come questa è un’abilità che richiede un certo impegno. Ce
ne occuperemo parlando della Gestione dello Scimpanzé.

Ricordate: non potete usare lo Scimpanzé come scusa. Se avete un cane e


morde qualcuno, non potete dire: «Scusi, ma è stato il cane, non io». Siete
responsabili per il vostro animale e per le sue azioni. Allo stesso modo, avete
la piena responsabilità del vostro Scimpanzé e delle sue azioni. Quindi
niente scuse! Non potete dire: «Be’, mi spiace, ma è stato il mio Scimpanzé:
come fa a essere colpa mia?» oppure: «Oh be’, ho detto e fatto cose orribili,
ma è stato il mio Scimpanzé, perciò non dare la colpa a me». Siete
responsabili della gestione del vostro Scimpanzé. Se imparate a gestirlo
potrete smettere di sentirvi in colpa e di far del male agli altri. La Gestione
dello Scimpanzé è un’abilità che va appresa: richiede del tempo, e potreste
dovervi rivolgere a qualcuno che sappia insegnarvi a controllare le emozioni
e gli impulsi. Dovete assumervi questa responsabilità: non ci sono scusanti.
Potete farlo impegnandovi per conto vostro o chiedendo aiuto.

Punto chiave
Non potete cambiare la natura del vostro Scimpanzé, MA siete
responsabili della sua gestione.

Passo 3. Come gestire lo Scimpanzé


e sviluppare l’Umano

Le pulsioni dello Scimpanzé sono immutabili,


ma i suoi comportamenti possono cambiare
Un passo cruciale nella Gestione della Mente consiste nell’accettare che le
pulsioni fondamentali del vostro Scimpanzé sono immutabili. Non potete
cambiare la natura dello Scimpanzé con cui avete a che fare: è una macchina
emotiva che non può essere riprogrammata, e agirà sempre sulla base delle
pulsioni e assecondando la propria natura, attraverso manifestazioni come
l’aggressività, la nevrosi o l’impulsività.
Per quanto riguarda il desiderio di mangiare, per esempio, dovete
accettare che lo Scimpanzé vuole nutrirsi, perciò avrete sempre quel
desiderio e le emozioni a esso associate. Il punto non è tentare di rimuoverlo
o di opporsi a esso con la forza di volontà; si tratta di accettarlo e lavorarci
sopra. Lo si può fare sorridendo, rilassandosi e mettendo in pratica la
Gestione dello Scimpanzé. In questo modo potete usare il desiderio come
volete voi, e non come vuole lo Scimpanzé.
Perciò, anziché sforzarvi di cambiare lo Scimpanzé, dovete imparare a
gestire le sue emozioni e i suoi impulsi, scoprendo di cosa ha bisogno e
come funziona. Non per questo smetterete di provare emozioni e pensieri
sgraditi: lo Scimpanzé maturerà e apprenderà alcuni comportamenti di base,
ma le sue pulsioni resteranno le stesse.

Allevare prima di gestire


Il lavoro con lo Scimpanzé si svolge in due fasi, allevarlo e gestirlo, che
vanno affrontate in quest’ordine.
Questo è un punto molto importante, quindi vi prego di ri etterci
attentamente. Se avete uno Scimpanzé ben allevato, sazio e in pace con se
stesso, è molto probabile che questo animaletto felice non vi provochi alcun
problema. Gestirlo diventa molto facile. Se invece non vi prendete cura di
lui, è quasi certo che faccia i capricci e vi faccia soffrire molto. Allevare e
gestire lo Scimpanzé è un’abilità emotiva, che richiede tempo e impegno per
essere acquisita.

Allevare lo Scimpanzé
Se prima avete risposto alle sue esigenze, lo Scimpanzé sarà più disposto
a prestarvi ascolto. Per esempio, se il vostro Scimpanzé si sente insicuro
dovete infondergli un senso di sicurezza prima di poterlo gestire. Se avete
uno Scimpanzé aggressivo e dominante, un’attività semplice come praticare
uno sport può essere un modo socialmente accettabile per incanalare questa
pulsione primordiale.
Le principali pulsioni ed esigenze dello Scimpanzé dipendono dal vostro
singolo esemplare, ma nella maggior parte dei casi si tratta di una
combinazione di: potere, territorio, ego, dominio, sesso, cibo, branco,
sicurezza, curiosità e pulsione parentale. Vediamone un paio più nel
dettaglio.

Pulsioni territoriali
Agli scimpanzé piace avere un territorio dai con ni ben delimitati,
perché in questo modo sanno dove procurarsi il cibo e conoscono l’area
abbastanza bene da ridurre il rischio di predatori nascosti. Perciò gli
scimpanzé che dispongono di un proprio territorio si sentiranno più sicuri e
rilassati.
Il nostro Scimpanzé interiore non ha più una giungla in cui vivere, ma
ricercherà un’area equivalente nella società. Il nostro istinto territoriale può
riguardare la casa o il giardino: i litigi tra vicini sugli alberi che sporgono
dalle staccionate o le dispute sulla proprietà di mezzo metro di vialetto
possono essere violentissimi, e in certi casi conducono alla morte di uno dei
contendenti. La pulsione a demarcare il territorio è così forte che i nostri
Scimpanzé si attivano subito per difendere i con ni stabiliti, e se lasciata a se
stessa questa pulsione può provocare disastri.
La pulsione territoriale può avere anche natura psicologica, oltre che
sica, e può manifestarsi sul posto di lavoro. Gli Scimpanzé si sentono
frustrati se pensano che altre persone invadano la loro area di responsabilità,
per esempio una mansione lavorativa. Al livello più basilare, alcuni
esperimenti hanno mostrato che possiamo turbarci o sentirci violati anche
solo da una persona che si siede a tavola accanto a noi. In uno di questi, due
persone sono state fatte sedere ai due lati di un tavolo; una delle due
spostava deliberatamente i suoi effetti personali oltre l’invisibile linea di
demarcazione al centro del tavolo. La seconda persona, che non sapeva in
che cosa consistesse l’esperimento, mostrava sintomi di nervosismo perché
l’altro stava invadendo la sua area. Sul tavolo, ovviamente, non era segnata
nessuna linea: ma i nostri Scimpanzé tracciano i con ni in modo istintivo.
Inoltre lo Scimpanzé riceve sostegno dall’Umano tramite le regole della
convivenza civile: una legge non scritta afferma che a ciascuno spetta una
parte uguale del tavolo. Quindi lo Scimpanzé, forse con l’aiuto dell’Umano,
si innervosisce e a volte reagisce.
La pulsione territoriale è spiccata sia negli Scimpanzé maschi sia nelle
femmine, ma i primi tendono a difendere i con ni con la forza mentre le
seconde tendono a proteggere il «nido». Questi istinti sono molto accentuati
perché servono a perpetuare la specie, quindi non stupisce che dobbiamo
affrontarli ogni giorno. Possono essere mascherati, ma con un po’ di
ri essione possiamo imparare a riconoscerli.
L’istinto territoriale esiste anche nel mondo di oggi, e di per sé non è
buono o cattivo. Dovete però decidere quando c’è bisogno di applicarlo e
quando invece è inappropriato alla situazione. Una volta riconosciuto il
bisogno dello Scimpanzé di difendere il suo territorio, lo possiamo aiutare
tracciando i con ni in modo civile. Così lui sarà felice e vi lascerà in pace.
L’importante è riconoscere le sue esigenze e prendersi cura di lui. Perciò è
necessario demarcare un territorio in grado di rassicurare lo Scimpanzé e
che sia compatibile con la società in cui viviamo: la nostra casa e il posto di
lavoro.
Questo è il metodo con cui possiamo assecondare molte delle pulsioni
dello Scimpanzé: anzitutto riconoscere che la pulsione è presente, e poi
trovare una soluzione che soddis lo Scimpanzé in maniera accettabile nel
mondo in cui viviamo.
Quindi, se vi accorgete che il vostro Scimpanzé ha pulsioni territoriali,
dovete allevarlo fornendogli un territorio e uno spazio di manovra. Può
trattarsi di una stanza, un appartamento, una casa, un posto di lavoro con
mansioni chiaramente de nite, o anche solo uno spazio psicologico in cui
allontanarsi dal mondo immergendosi nella lettura di un libro. Qualsiasi
cosa scegliate dovrà soddisfare il vostro Scimpanzé, e dovrete essere voi a
incaricarvene: è l’Umano che compie le azioni, non lo Scimpanzé!
Per un esempio di come gestire i territori, pensiamo alle vostre mansioni
lavorative. Se lo Scimpanzé vi dice che si sente insicuro perché non sa qual è
il suo ruolo, allora siete tenuti a chiarire la mansione che vi compete con il
vostro diretto superiore, per fare in modo che voi e lo Scimpanzé siate a
vostro agio. Altrimenti lo Scimpanzé diventerà insicuro e inizierà a fare i
capricci, perché non vi siete presi cura di lui. Una volta demarcato il vostro
territorio al lavoro, lui si calmerà e si sentirà al sicuro nel suo angolo di
giungla.

Pulsioni parentali
Le pulsioni parentali sono una miscela di pulsioni e istinti. Possiamo
de nirli come il desiderio e il bisogno di diventare genitori e l’istinto di
proteggere la prole.
Che cosa si fa se queste pulsioni non sono soddisfatte? Le si può
sublimare, cioè dirottare in modo costruttivo l’energia e l’impulso in un’altra
direzione. Alcune persone la sublimano scegliendo professioni in cui si
prendono cura degli altri, soprattutto dei bambini. Altri possono adottare un
animale domestico: il cane è un classico sostituto per un glio. Ma per
alcuni il cane può rappresentare un’altra pulsione sublimata, uno status
symbol; per altri ancora può essere un compagno di vita. L’importante è
riconoscere le pulsioni del vostro Scimpanzé e accertarvi che siano
soddisfatte nel modo in cui volete, e che la sublimazione sia appropriata e
non vi porti a oltrepassare il limite.

Elogi e riconoscimenti per nutrire lo Scimpanzé


Un elemento importante per nutrire lo Scimpanzé consiste nel rendersi
conto che pensa in modo diverso rispetto all’Umano riguardo a
riconoscimenti ed elogi. Gli Scimpanzé, come i bambini, ricercano lodi
esterne, mentre gli Umani valutano ed elogiano se stessi, come gli adulti.
Naturalmente gli Umani possono apprezzare le lodi, ma di solito non le
vanno a cercare.
Agli Scimpanzé piace ricevere apprezzamenti dallo Scimpanzé Alfa (cioè
da persone che ritengono importanti). Non c’è nulla di male in questo; anche
se il vostro Umano non ha bisogno di conferme dall’esterno, probabilmente
al vostro Scimpanzé servono: perciò non deludetelo. Per placarlo dovete
ricercare gli attestati di stima da parte di persone che rispettate. Se non
chiedete educatamente lodi e riconoscimenti (quando ne vale la pena,
naturalmente!), il vostro Scimpanzé proverà rancore e si sentirà
sottovalutato. Ne conseguiranno, con tutta probabilità, alcune interazioni
emotive spiacevoli. Meglio allora allevarlo e dargli il riconoscimento di cui
ha bisogno chiedendo un feedback costruttivo a qualcuno della cui opinione
vi date.

Gestire lo Scimpanzé
Far fare ginnastica allo Scimpanzé
Se il vostro Scimpanzé è agitato o si sente a disagio, la prima cosa che
deve fare è sfogare le emozioni. Se volete che vi dia retta, dovete fargli «fare
ginnastica». Permettergli di esprimere le emozioni lo calmerà e lo renderà
più incline a prestarvi ascolto, o semplicemente ad addormentarsi.
Esprimere le emozioni signi ca dire esattamente quel che vi passa per la
testa, per quanto sia irrazionale, e per tutto il tempo necessario. Ricordate
che lo Scimpanzé è irrazionale, quindi lasciatelo sfogare. Poi, quando avrà
nito, fate in modo che l’Umano selezioni le cose ragionevoli che sono state
dette e ignori quelle insensate. La maggior parte degli Scimpanzé
impiegherà meno di dieci minuti a esprimere tutte le sue paure o emozioni,
e poi tacerà e si metterà in ascolto. Ogni tanto potrà avere bisogno di un
secondo esercizio.
Se voleste far fare ginnastica a un vero scimpanzé, lo portereste in un’area
recintata e lo liberereste. Non lo lascereste scorrazzare in un supermercato!
Non togliete il guinzaglio al vostro Scimpanzé quando siete al supermercato!
Esprimere le emozioni in modo inappropriato, in un luogo pubblico, nel
momento meno opportuno o davanti alla persona sbagliata è come lasciar
libero lo Scimpanzé in un supermercato. Farlo scorrazzare in un recinto
chiuso, invece, è l’equivalente di esprimere le emozioni in privato e con la
persona giusta, che è quella in grado di capire che è lo Scimpanzé a sfogarsi,
e non voi. Quindi potete dirle quel che volete e quella persona non reagirà,
non si preoccuperà e non riferirà ad altri le vostre parole. Capirà che è il
vostro Scimpanzé a parlare, non voi. La persona sbagliata è quella che ribatte
a tono alle parole del vostro Scimpanzé, rischiando di peggiorare le cose.
Quando lo Scimpanzé avrà nito di sfogarsi vi sentirete meglio e potrete
lasciarlo addormentare mentre, con tutta calma, intavolate una
conversazione tra Umani. Se lo Scimpanzé viene interrotto mentre si sta
sfogando, non farà che agitarsi di più. Quindi, se siete voi ad ascoltare lo
Scimpanzé di qualcun altro, aspettate che abbia nito di far ginnastica!
Alcune persone faticano a esprimere le emozioni, e le si può aiutare
lasciandole sole quando devono sfogarsi; oppure possono trovare utile
metterle per iscritto. Lo Scimpanzé può far ginnastica da solo, ma la
maggioranza degli Scimpanzé preferisce avere qualcuno che li ascolti, li
consoli e li capisca, o che concordi con la loro opinione. Esprimere le
emozioni non vuol dire per forza strillare: lo si può fare efficacemente
restando calmi. L’importante è togliersi un peso dallo stomaco, e poi riuscire
a ri ettere sulle parti ragionevoli di ciò che si è detto e ad agire di
conseguenza. Ricordate che lo Scimpanzé può avere ragione in alcune delle
sue lagnanze, e l’Umano deve tenerne conto.

Mettere a cuccia lo Scimpanzé


Una volta che lo Scimpanzé ha nito di far ginnastica, avrete la possibilità
di interagire con lui in modo più misurato. Se riteniamo che si sia sfogato a
sufficienza, e sia pronto a ricevere informazioni, possiamo parlargli delle sue
paure e preoccupazioni.
Usando i fatti, la verità e la logica possiamo continuare a placare lo
Scimpanzé e ragionare con lui. Questo dialogo è de nito «mettere a cuccia
lo Scimpanzé».

Giacomo e l’ingiustizia
Esaminiamo uno scenario che riguarda un’ingiustizia, una situazione che
quasi sempre fa saltare i nervi allo Scimpanzé.
Giacomo è il caposquadra in un cantiere stradale e ha due uomini alle sue
dipendenze. Spiega loro chiaramente cosa devono fare e chiede di rivolgersi
a lui in caso di problemi, perché il lavoro dev’essere terminato in giornata.
Poi deve assentarsi per supervisionare un altro progetto. Quando torna,
qualche ora dopo, scopre che i due uomini non hanno portato a termine il
lavoro, sono rimasti ad aspettare il suo ritorno e non lo hanno chiamato.
Giacomo è molto irritato, ma dice che riferirà il problema al suo superiore.
Quando telefona, viene a sapere che il capo ha già visitato il cantiere, ha
visto i due uomini e ha parlato con loro: gli hanno detto che Giacomo non
aveva lasciato istruzioni né un numero al quale contattarlo, e che quindi loro
due erano innocenti e la colpa era di Giacomo. Il capo si ri uta di ascoltare
le sue rimostranze e lo licenzia. In seguito Giacomo scopre che uno dei due
dipendenti è il nipote del capo.
Esaminando la reazione di Giacomo e del suo Scimpanzé possiamo
scoprire qual è il modo migliore di affrontare questo scenario. Non c’è
dubbio che Giacomo sia vittima di un’ingiustizia: il suo Scimpanzé
interpreterà correttamente la situazione e possiamo aspettarci che reagisca
con rabbia e disagio. Sarebbe comprensibile. Giacomo deve anzitutto lasciar
sfogare lo Scimpanzé. Ha provato a parlare con il suo superiore, che però
non era disposto ad ascoltarlo. Può decidere di andare in arbitrato e lottare
per conservare il posto di lavoro oppure ottenere un risarcimento
economico. Le strade che può intraprendere devono essere valutate tutte, ma
non dallo Scimpanzé! Giacomo deve liberarsi delle emozioni portando lo
Scimpanzé a scorrazzare in un posto sicuro: per esempio con un parente o
un amico che lo ascolti e riconosca che c’è stata un’ingiustizia. A quel punto
lo Scimpanzé sarà già più calmo, ma vorrà comunque vendicarsi con i due
uomini e vorrà essere risarcito. Anche questa è una richiesta ragionevole, ma
potrebbe non essere esaudita. Lo Scimpanzé ha bisogno di andare a cuccia,
perché è il turno dell’Umano di ri ettere e piani care.

Giacomo mette a cuccia lo Scimpanzé


L’Umano di Giacomo avrà bisogno di alcuni fatti e verità che soddis no
lo Scimpanzé, se vuole metterlo a cuccia. L’Umano riconoscerà che
purtroppo le ingiustizie accadono e spesso non vengono sanate. Può valere
la pena di lottare, ma a un certo punto dobbiamo ammettere a noi stessi che
le cose non andranno a nire come volevamo, e che possiamo solo limitare
le perdite. La vita è ingiusta: è un dato di fatto.
Giacomo deve parlare con il suo Scimpanzé e ssare limiti all’energia e al
tempo che dedicherà alla ricerca di giustizia. Lo metterà di fronte alle
scomode verità della vita. I progetti razionali elaborati da Giacomo
aiuteranno lo Scimpanzé ad accettare la situazione e ad arrendersi al
momento giusto.
Se Giacomo non gli offre una risposta sincera e coerente, basata sui fatti,
lo Scimpanzé non troverà pace. Per esempio, se lo Scimpanzé vuole
vendicarsi dei due uomini, Giacomo non può dirgli: «Mettiti l’animo in
pace, molte persone soffrono quanto noi». Non è una risposta utile, perché è
basata in parte sulla verità e in parte su un comando o una richiesta di
Giacomo allo Scimpanzé: «Mettiti l’animo in pace». Una risposta migliore e
più logica sarebbe: «C’è stata un’ingiustizia, ma potrebbe non risolversi mai e
dobbiamo porre un limite ai nostri sforzi per sistemarla». Può aggiungere
altre verità, per esempio: «Non sarà la ne del mondo se non viene fatta
giustizia»; «Sono un adulto, posso affrontare questo problema»; «Non devo
restare arrabbiato, se scelgo di non esserlo»; «Mi lascerò alle spalle questo
episodio e mi rifarò una vita».
Chiaramente Giacomo deve trovare risposte che soddis no il suo
Scimpanzé, e nessuna di quelle appena enunciate può bastare. Quel che è
certo è che, se lo vuole mettere a cuccia e passare oltre, deve dargli delle
risposte: altrimenti agirà sulla base delle emozioni dello Scimpanzé, e non
solo non arriverà da nessuna parte, ma soffrirà ancora di più.
A volte non si può vincere; l’importante è rendersene conto e accettarlo.
Poi potete rammentarlo allo Scimpanzé. Ricordate che lui vi sta facendo
un’OFFERTA: voi, l’Umano, potete SCEGLIERE. Potete accettare le
emozioni, oppure ri utarle e far sapere allo Scimpanzé che volete sentirvi
offrire emozioni più utili. Non è facile, ma nella vita non sempre le cose
vanno come vogliamo. Mettere a cuccia lo Scimpanzé signi ca quindi
calmarlo dicendogli una verità che sarà in grado di accettare.

Andrea va dal dentista


Un altro esempio in cui lo Scimpanzé viene messo a cuccia può aiutarvi a
capire come calmarlo. Immaginiamo che Andrea debba andare dal dentista
per un’otturazione e sia così ansioso da sentirsi male. Sa che è una reazione
sciocca, ma questo non lo aiuta.
Prima di tutto Andrea deve riconoscere che è il suo Scimpanzé a
preoccuparsi, e non lui. È naturale che lo Scimpanzé si senta ansioso.
Andrea sa che la preoccupazione proviene dallo Scimpanzé perché si è posto
la domanda: «Voglio provare ansia?» e ha risposto con un semplice «no».
Quindi abbiamo a che fare con uno Scimpanzé molto ansioso. Che cosa
vuole Andrea? Dice di voler mettere le cose in prospettiva e andare dal
dentista sentendosi calmo e ottimista. Quindi l’Umano sta dicendo: «Voglio
stare calmo, è solo un’otturazione». Lo Scimpanzé invece dice: «Non ce la
faccio, sono terrorizzato e non ci voglio andare».
Si sta svolgendo una battaglia tra l’Umano e lo Scimpanzé.

Andrea porta lo Scimpanzé a fare ginnastica


Per conseguire i suoi obiettivi l’Umano deve seguire la procedura
nell’ordine corretto. Iniziamo portando lo Scimpanzé a far ginnastica.
Lo Scimpanzé di Andrea inizia a scorrazzare. Dice:
«Sono uno stupido, e questa situazione è patetica. Non mi capacito di
avere così tanta paura di un dentista. So che mi renderò ridicolo. Perché mi
sono lasciato venire la carie? Se solo non l’avessi! A cosa servono i denti, se si
ammalano così facilmente?»
Lo sproloquio si fa sempre più irrazionale ma sempre meno efficace.
Dopo una decina di minuti lo Scimpanzé si interrompe, e a quel punto
sentiamo dire all’Umano: «Ne ho abbastanza di questi piagnistei». Lo
Scimpanzé è stanco, se non esausto. Vi prego di notare che quella lunga
tirata era molto importante perché serviva a stancarlo: se non gli
permettiamo di sfogarsi, è meno probabile che poi riusciremo a ragionare
con lui. Quindi non trattenetevi!

Andrea mette a cuccia lo Scimpanzé


Ora Andrea può ingabbiare lo Scimpanzé presentandogli la logica e la
verità. Può dirgli così:
«Se davvero non ci vuoi andare, non ci andiamo: possiamo restare con un
buco nel dente e affrontare le inevitabili conseguenze. Se ci andiamo,
potrebbe essere un po’ doloroso: su questo sono d’accordo con te».
(A volte è consigliabile essere d’accordo con lo Scimpanzé, se dice la
verità. Non ha senso usare il «pensiero positivo» se ci richiede di ignorare i
fatti. Meglio essere realistici!)
«Se andiamo a farci curare il dente, ci vorrà mezz’ora e ne trarremo
enormi vantaggi. Quando usciremo di lì saremo di nuovo felici. Il dolore
non durerà per sempre. Mettiamo le cose in prospettiva: dobbiamo farci
otturare un dente, non è la ne del mondo. Anzi, voglio proprio farmi
curare.»
Come vedete, Andrea ha molte risposte e molte verità da comunicare allo
Scimpanzé, ma saranno utili a calmarlo solo se signi cano qualcosa per lui.
Tutti abbiamo bisogno di trovare le verità che possano far presa sul nostro
Scimpanzé. Alcune verità tranquillizzano lo Scimpanzé di una persona ma
non quello di un’altra. L’importante è scoprire quali verità riescono a placare
il vostro e mandarlo a dormire nel suo box. Se lo fate nel modo giusto lo
addestrerete a capire che deve attenersi alle regole e che siete voi, l’Umano, a
stabilirle. Prima o poi lo Scimpanzé comincerà a reagire in modo
prevedibile. All’inizio potrebbe ri utarsi di cooperare, e possono volerci
diverse sessioni di ginnastica per lo stesso problema prima che lo
Scimpanzé sia pronto ad andare a cuccia. Potreste anche dover rimetterlo a
cuccia più volte per lo stesso problema, ma con un po’ di pratica lo
Scimpanzé imparerà il modo giusto di reagire e nalmente l’Umano potrà
gestire la situazione.
Andrea potrebbe accorgersi che il suo Scimpanzé è uscito dal box:
dev’essere paziente e ripetere la procedura per farcelo rientrare.
Non possiamo controllare lo Scimpanzé: possiamo solo gestirlo. C’è
differenza. Ricordate che lo Scimpanzé è cinque volte più forte di voi; quindi
non cercate di controllarlo con la forza di volontà, perché nel lungo periodo
vincerebbe lui. Invece gestitelo, facendogli fare ginnastica e mettendolo a
cuccia.

Punto chiave
Possono essere necessarie varie sessioni di ginnastica per lo stesso
problema, prima di poter mettere a cuccia lo Scimpanzé. Per lo stesso
problema potreste doverlo rimettere in varie volte.

Devo sempre far fare ginnastica al mio Scimpanzé?


A volte lo Scimpanzé non ha bisogno di ginnastica e può essere messo
direttamente a cuccia usando la logica e la verità. Quindi non provocatelo
inutilmente chiedendogli di sfogarsi. Inoltre ricordate che lo Scimpanzé è
irrazionale, quindi può essere imprevedibile e talvolta può sentirsi molto
ansioso senza un motivo preciso, mentre in altri momenti può essere molto
calmo senza una ragione particolare. Non provate a capire perché: lo
Scimpanzé non è razionale e in molti casi resta incomprensibile. Affrontate
le emozioni, anziché cercare sempre di capirle.

Come affrontare il pensiero emotivo


dello Scimpanzé
Lo Scimpanzé usa il pensiero emotivo: salta a conclusioni affrettate,
pensa in bianco e nero e sviluppa idee paranoiche. È importante accorgerci
che gli stiamo permettendo di pensare al posto nostro e sapervi porre
rimedio.
Il modo più semplice per riconoscere che lo Scimpanzé sta pensando al
posto vostro è quando diventate emotivi, oppure siete calmi ma provate un
senso di disagio. Ricordate che lui vi presenta le sue sensazioni e voi dovete
decidere cosa farne. Se riuscite a riconoscere quando usa il pensiero
emotivo, potete reagire impiegando alcune tecniche speci che. Per esempio,
se lo Scimpanzé pensa in bianco e nero, fermatevi e chiedetevi quali sono le
alternative, o se esiste una via di mezzo. Magari siete coinvolti in una
relazione difficile e non riuscite a decidere se portarla avanti o no: non è mai
una situazione piacevole, e può devastarvi emotivamente. Lo Scimpanzé si
convince di dover compiere una scelta, e le opzioni sono chiare: o lascio
questa persona e chiudo de nitivamente, oppure resto con lei e cerco di far
funzionare le cose. Questo dilemma viene presentato all’Umano, il quale
deve riconoscere che si tratta di un ragionamento in bianco e nero. A questo
punto lui può cercare una terza opzione. Chiedetevi se esistono alternative.
Una possibilità consiste nel decidere che la situazione non richiede una
risposta de nitiva e immediata: potreste separarvi temporaneamente
dall’altra persona per ri ettere sul vostro futuro. Una pausa di ri essione è
un compromesso: permette all’Umano di parlare con lo Scimpanzé e
calmarlo, e permette a quest’ultimo di esprimersi e sfogarsi.
I pensieri paranoici possono essere affrontati anzitutto riconoscendo che
il vostro Scimpanzé sta reagendo in modo eccessivo, che vi presenta idee
troppo fantasiose o irrealistiche. Spesso questo accade perché lui si sente
insicuro, non ha a disposizione tutti i fatti e colma le lacune con
l’immaginazione. Per iniziare, potete consentire allo Scimpanzé di esprimere
i pensieri paranoici e vedere se li percepite ancora come reali. Se sì, allora
l’Umano può andare alla ricerca di fatti e prove non solo per sostenere l’idea
(e lo Scimpanzé sarà d’accordo) ma anche per smentirla. Presentare le prove
a un amico, o parlarne con qualcuno per un certo numero di volte, può
aiutare a chiarirsi le idee. La cosa più importante è appurare i fatti, il che di
solito signi ca rivolgersi alla persona o alle persone coinvolte per accertare
la verità in modo costruttivo. Spesso le idee di persecuzione e la paranoia
svaniscono rapidamente quando formuliamo le domande giuste in modo
neutrale e ascoltiamo le risposte.

Le banane
Un terzo sistema per gestire lo Scimpanzé consiste nel dargli da mangiare
una banana. Le banane sono cose che lui desidera e che possono servire a
distoglierlo da un pensiero o a premiarlo. Esistono quindi due tipi di
banana: distrazioni e ricompense. Elargire banane allo Scimpanzé non è un
modo molto efficace per risolvere i problemi, ma in certi casi può rivelarsi
molto utile per gestirlo.

La banana della distrazione


Ecco un esempio di banana della distrazione. La mattina faticate ad
alzarvi dal letto. Appena vi svegliate, lo Scimpanzé inizia a dire: «Non ce la
faccio ad alzarmi, si sta così al calduccio qui sotto, sono ancora stanco, ho
sonno, altri cinque minuti…»
Il problema, in questo caso, è che permettete allo Scimpanzé di pensare e
lui vi mette i bastoni tra le ruote. Per distrarlo potete prevenirlo dicendo:
«Non iniziamo a pensare prima di esserci alzati in piedi». Quando suona la
sveglia, ditegli subito e con fermezza: «Non pensiamo, ci alziamo e basta:
cinque, quattro, tre, due, uno e piedi a terra». Se vi preparate la sera prima e
partite subito con questo conto alla rovescia, vi ritroverete in piedi prima
che lo Scimpanzé abbia la possibilità di obiettare. Perché il sistema funzioni,
dovete fare in modo che lui non abbia il tempo di pensare. La distrazione
consiste quindi nel contare e nel muoversi allo stesso tempo. Per esempio, al
numero cinque potete scostare le coperte (senza pensare), al quattro vi alzate
sul bordo del letto (sempre senza consentirvi alcun pensiero), al tre vi tirate
in piedi, al due andate verso il bagno e all’uno vi congratulate con voi stessi
per aver fatto quel che volevate e aver distratto lo Scimpanzé. Questa banana
(che consiste in una rapida serie di azioni che impediscono di pensare)
riesce a bloccarlo, ma solo se viene attivata rapidamente. Molte persone la
usano con successo per alzarsi al mattino. Ragionare con lo Scimpanzé
solitamente non funziona; impedirgli di pensare può essere utile in molte
situazioni.
La banana della distrazione può servire anche a tenere occupato uno
Scimpanzé agitato o impaziente quando dovete far passare il tempo in attesa
di qualcosa. I diversivi più semplici, come leggere un libro o ascoltare
musica, sono spesso i più efficaci.

La banana della ricompensa


Elargire ricompense al vostro Scimpanzé può essere sorprendentemente
efficace. Per esempio, immaginate di dover scrivere dieci email, ma non
riuscite a iniziare e volete un caffè. Se dite allo Scimpanzé: «Quando avrai
scritto le prime cinque potrai avere un caffè», non è raro che lui vi sproni
improvvisamente a farlo. Questa «banana», consistente in una tazza di caffè
al termine delle prime cinque email, darà allo Scimpanzé l’energia necessaria
per farvi mettere al lavoro. Lui vi spingerà a concentrarvi, vi aiuterà anziché
mettervi i bastoni tra le ruote. Potrà sembrare bizzarro e irrazionale, ma
d’altronde lo Scimpanzé è irrazionale per natura; e questa tecnica
solitamente funziona.
Per molti Scimpanzé le banane assumono la forma di elogi e
approvazione da parte di altre persone. La maggior parte ricerca la stima
degli altri, e quindi usarla come ricompensa può essere molto efficace. Per
esempio, se dovete imbiancare la vostra stanza e sapete di volerlo fare, ma
non trovate lo stimolo per iniziare, potete ricompensare lo Scimpanzé
telefonando a un amico e invitandolo a casa vostra per mostrargli il nuovo
colore delle pareti. Naturalmente lo Scimpanzé vi spronerà a mettervi al
lavoro, perché vuole ricevere gli elogi (e anche perché non vuole fare brutta
gura con l’amico).
Le banane sono un sistema utile per gestire lo Scimpanzé nel breve
periodo e portare a termine un lavoro, o distrarsi da una preoccupazione, o
prendersi del tempo libero. Di solito non sono altrettanto potenti del box,
perché non raggiungono la causa di fondo del problema.

Far sviluppare l’umano


Nella battaglia per il predominio tra Umano e Scimpanzé che infuria sul
Pianeta Diviso, non dovete dimenticare voi stessi. Voi siete un’entità separata
dal vostro Scimpanzé: in quanto Umano avete esigenze speci che, come le
ha lo Scimpanzé dentro di voi. Le esigenze umane si possono individuare
osservando i tratti caratteristici dell’Umano dentro di noi: si può dare
appagamento a quest’ultimo attraverso successi costruttivi, come hobby e
interessi che non sono essenziali per la sopravvivenza ma che ci danno
soddisfazione e arricchiscono la vita.

Punto chiave
Agli Scimpanzé piace sopravvivere; agli Umani piace pre ggersi un
obiettivo.

Quando abbiamo un traguardo da raggiungere diamo anche un senso


alla vita, e questo a sua volta conduce all’appagamento, alla soddisfazione e
al benessere. Parleremo più approfonditamente del successo e della felicità
nei capitoli seguenti; ma per ora il messaggio è che, per prendervi cura della
vostra macchina, dovete considerare le esigenze dello Scimpanzé e quelle
dell’Umano. Troppo spesso pensiamo solo allo Scimpanzé, perché ci fa
perdere tempo e strilla più forte di noi.
Riassunto dei punti chiave

• «Voglio…?» è la domanda che dobbiamo porci per scoprire se lo


Scimpanzé ci sta dirottando. Se la risposta è no, vuol dire che siamo
dirottati.
• Siete sempre responsabili per il vostro Scimpanzé.
• Lo Scimpanzé è cinque volte più forte di voi.
• Allevare il vostro Scimpanzé prima di provare a gestirlo.
• Gestite lo Scimpanzé, non provate a dominarlo.
• Ci sono tre metodi per gestire lo Scimpanzé: ginnastica, box e banana.

Proposta di esercizio
Il NEAT
• Normal – normale
• Expected – atteso
• Accepted – accettato
• Taken care of – risolto

Imparare il NEAT
È normale che lo Scimpanzé abbia scatti d’ira e comportamenti
indesiderati. Quindi dovete attendervi che succeda, di tanto in tanto.
Accettate che non siete perfetti e che questo animale è molto forte.
Risolvete il problema con i mezzi appropriati, per esempio chiedere
scusa se avete infastidito altre persone o perdonarvi se avete deluso voi
stessi.
Usare il NEAT signi ca essere ragionevoli con noi stessi. Ogni volta che
non riuscite a gestire bene un’attività dello Scimpanzé, fermatevi a
ri ettere sul NEAT. Venite a patti con l’idea che la macchina funziona
in questo modo, e poi risolvete il problema senza deprimervi. Senso di
colpa, vergogna, frustrazione e altre emozioni negative servono ad
aiutarci a porre rimedio, non a distruggerci. Nessuno è infallibile, e
molti di noi sbagliano n troppo spesso.
Imparate a usare il NEAT per risolvere gli errori nella Gestione dello
Scimpanzé. Se provate emozioni negative, utilizzatele per spronarvi ad
andare avanti; anziché rimuginarci sopra, pensate a come affrontarle
nel modo giusto.
Capitolo 4
La Luna Guida 
 (Parte 1)
Com’è fatto il Computer nella mente

La Luna Guida è il Computer del vostro cervello. Nell’Universo, tutte le lune


agiscono da stabilizzatori per i pianeti intorno ai quali orbitano; la Luna
Guida stabilizza il Pianeta Diviso. Signi ca che, se riuscite a far funzionare
correttamente il Computer, la vostra mente resterà stabile e tenere a freno lo
Scimpanzé diventerà molto più facile.

Il Computer: alcune nozioni basilari

A che cosa serve il Computer?


Il vostro Computer assolve due funzioni:
• è in grado di pensare e agire in modalità automatica per conto vostro,
usando pensieri e comportamenti preimpostati;
• è una fonte di informazioni, credenze e valori disponibile per la
consultazione.

Come fanno le informazioni a entrare


nel Computer?
Al momento della nascita, il Computer è un hard disk vuoto: un semplice
contenitore di comportamenti e convinzioni che l’Umano o lo Scimpanzé vi
inseriranno. Non è in grado di formulare pensieri originali o di elaborare
interpretazioni, ma agisce sulla base delle informazioni immagazzinate al
proprio interno. Spesso l’Umano o lo Scimpanzé non si rendono neanche
conto di aver inserito nel Computer quei pensieri o comportamenti,
coscienti o inconsci che siano. L’efficacia del suo funzionamento dipende
dall’utilità e dalla verità delle informazioni in esso inserite.

Teoricamente, il Computer è più potente dello Scimpanzé e


dell’Umano perché è lo strumento di consultazione al quale entrambi
fanno riferimento per ricevere aiuto e guida.

Perciò è consigliabile conoscerne il funzionamento e curarne la


manutenzione, in modo che la direzione da esso indicata conduca al
successo e alla felicità.

I Computer dell’uomo e della donna sono uguali?


Praticamente sì. Funzionano in modo molto simile, ma con alcune
differenze. Il tipico Computer femminile è più abile nella gestione del
linguaggio rispetto a quello maschile, perché il cervello femminile ha molti
più «centri di associazione», aree deputate a lavorare con il linguaggio. Al
contrario, il cervello maschile possiede un’area dedicata alla matematica e
alla lettura delle mappe grande circa quattro volte l’area equivalente di quello
femminile (che poi funzioni meglio o no è un’altra questione!). Dal
momento che tipicamente i due cervelli presentano differenze siche e
siologiche, è probabile che funzionino diversamente e siano più o meno
adatti a speci che attività o modalità di apprendimento.
La discussione su questo tema evoca spesso emozioni accese, perché le
persone si sentono giudicate o categorizzate; ed è un peccato, dal momento
che gli scienziati cercano solo di aiutarci a capire meglio noi stessi.
Naturalmente esistono eccezioni alla regola in ambo i sessi, e la scienza
continua a gettare nuova luce su questi aspetti. Perciò, dal punto di vista
anatomico e siologico, esistono differenze tra il Computer maschile e
quello femminile. Sono diverse anche le risposte ad alcuni
neurotrasmettitori (sostanze chimiche che inviano messaggi) in differenti
parti del cervello.

Quant’è veloce il Computer?


Possiamo immaginare che il Computer lavori a una velocità pari a circa
quattro volte quella dello Scimpanzé, e venti volte quella dell’Umano.
Dunque, se funziona a dovere, può eseguire i comandi con straordinaria
rapidità e precisione assoluta, prima ancora che lo Scimpanzé o l’Umano
abbiano il tempo di formulare un pensiero.
Questi valori ri ettono le diverse velocità di alcune aree del cervello
umano.

Che cosa c’è nel Computer?


• Il Pilota Automatico è una convinzione o un comportamento costruttivo o
utile.
• Il Gremlin è una convinzione o un comportamento distruttivo o inutile,
che può essere rimosso.
• Il Goblin è una convinzione o un comportamento distruttivo o inutile, che
è radicato in profondità ed estremamente difficile da rimuovere.
• La Pietra della Vita contiene i valori e le convinzioni su cui basiamo la
nostra vita.

Le funzioni del Computer nel dettaglio

• Funzionamento automatico
• Strumento di consultazione

Funzionamento automatico
Il funzionamento automatico, che è esattamente ciò che dice il nome, è
basato su comportamenti appresi, convinzioni imparate e programmi
preimpostati. È ciò che avviene quando agiamo sulla base di modelli di
comportamento o pensieri che abbiamo già elaborato in precedenza, azioni
che potremmo svolgere anche dormendo e in cui l’Umano non compie quasi
alcuno sforzo di ri essione. Legando tra loro diverse azioni possiamo
formare programmi complessi, per esempio preparare una tazza di caffè o
andare in bicicletta, attività che impariamo a svolgere in modo automatico e
spontaneo.
Lo Scimpanzé e l’Umano programmano il Computer inserendovi le
informazioni. Una volta che quest’ultimo dispone di programmi da usare,
prenderà il sopravvento e permetterà a Scimpanzé e Umano di concedersi
una pausa dal duro lavoro di ri ettere e interpretare. Il Computer è
programmato per pensare e agire al posto nostro, ma solo con le
informazioni che gli abbiamo detto di usare. Queste credenze e
comportamenti vengono perciò appresi dall’Umano e dallo Scimpanzé e
immagazzinati nel Computer; a differenza degli istinti dello Scimpanzé, che
sono ereditati geneticamente e stimolano le sue reazioni immediate.
Nel corso della nostra giornata il Computer svolge la maggior parte del
lavoro, e l’efficacia con cui lo fa dipende dalle informazioni che ha ricevuto.
Ovviamente possiamo aggiungere e sottrarre informazioni dal Computer, se
ci prendiamo il tempo necessario per svolgere la dovuta manutenzione. Il
problema è che molti di noi non lo fanno.

Pilota Automatico

Piloti Automatici sono tutte le convinzioni, comportamenti e


atteggiamenti automatici che hanno natura positiva e costruttiva, e che ci
aiutano ad avere successo e a essere felici nella vita. Possono essere inseriti
nel Computer a qualsiasi età. Includono per esempio: la capacità di andare
in bicicletta; di restare calmi quando qualcosa va storto; di concentrarsi sulle
soluzioni anziché sui problemi; di allacciarsi le scarpe; di essere
abitualmente organizzati e disciplinati; di avere un’immagine positiva di sé.

Goblin e Gremlin

Goblin e Gremlin sono più o meno il contrario del Pilota Automatico.


Sono comportamenti, convinzioni o programmi automatici, archiviati nel
Computer, inutili e distruttivi.
Il Goblin è solitamente inserito nel Computer in età molto precoce. Nei
primi anni dell’infanzia il Computer tende a stabilire collegamenti diretti tra
le informazioni che riceve: quindi i Goblin sono più o meno direttamente
collegati al Computer e sono molto difficili da rimuovere, perciò dobbiamo
imparare a tenerli a freno. Di norma i Goblin si manifestano prima degli
otto anni circa e i Gremlin negli anni successivi. Poiché i Gremlin sono
collegati indirettamente al Computer, quando ne incontrate uno potete
rimuoverlo. La distinzione tra Goblin e Gremlin serve solo a riconoscere i
comportamenti che possiamo cambiare e quelli che probabilmente sono
destinati a restare dove sono. In questo modo possiamo risparmiarci di
tentare l’impossibile. In ogni caso possiamo affrontare queste creature
dannose una volta che le abbiamo individuate.
Un esempio di Goblin
La Sindrome dello Sportello del Frigo illustra l’esempio più comune di
Goblin, che affligge la maggior parte delle persone in Occidente.
È il primo giorno di scuola, e il bambino è emozionato. L’insegnante gli
dice: «Facciamo un disegno per i tuoi genitori». Dopo aver completato il
disegno, il piccolo corre a casa per mostrarlo al genitore, e questi dice: «Che
cosa mi hai portato?» Il bambino gli consegna il disegno. Il genitore
risponde: «È un disegno bellissimo, sei molto intelligente, sono orgoglioso di
te, voglio che tutti sappiano quanto sei bravo», e attacca il disegno alla porta
del frigorifero per mostrarlo a tutti.
Il problema è che ora il bambino ha un enorme Goblin con cui convivere!
Vediamo ora lo stesso scenario con un approccio diverso. Il bambino
torna da scuola con il disegno e corre dal genitore, che risponde: «Aspetta»,
mette da parte il disegno e lo abbraccia. Poi gli dice: «Sono molto orgoglioso
di te, sei molto intelligente e voglio che il mondo intero lo sappia. Ora, cosa
mi hai portato?» A questo punto il bambino e il genitore parlano del
disegno; il genitore fa i complimenti al disegno e al glio, e gli chiede se lo
vuole appendere al frigo perché è bello.
Nel primo scenario, il genitore ha detto al bambino che è intelligente e
che era ero di ciò che aveva ottenuto. In altri termini, sottintendeva che il
valore del bambino dipendeva dal disegno. Poi il genitore ha detto al glio
che voleva mostrare il disegno a tutti appendendolo al frigo. Il messaggio
inviato al bambino era: «A determinare il tuo valore è ciò che riesci a ottenere
nella vita. Saranno le tue azioni a metterti in buona luce agli occhi degli
altri».
Il messaggio comunicato al secondo bambino era: «Hai valore così come
sei. È la persona che sei a essere amata e rispettata, e per ricevere questo amore
e questo rispetto non devi fare niente». Poi il genitore aggiunge che ottenere
successi è una bella cosa, ma non va confusa con l’autostima. Ovviamente è
sempre positivo elogiare un bambino se ha fatto del suo meglio, qualsiasi
livello abbia raggiunto.
Naturalmente occorre trovare un equilibrio, e in questi due scenari ho
presentato situazioni estreme per agevolare la comprensione; ma troppi di
noi hanno paura di non ottenere risultati abbastanza buoni e del giudizio
altrui.
Molti studenti provano ansia e paura per gli esami. Se chiedeste loro
come si sentirebbero se i risultati degli esami fossero segreti e noti solo a
loro, e diceste loro che in caso di bocciatura potrebbero sostenere di nuovo
l’esame, in segreto, nché non venissero promossi, probabilmente vi
risponderebbero: «Non avrei paura e non sarei preoccupato». È chiaro che
per quegli studenti il problema non è l’esame, ma la paura che altri vengano
a sapere il risultato e le relative conseguenze.
Se sapessimo che nessuno pensa male di noi non avremmo paura: una
bocciatura sarebbe solo un fastidio e riusciremmo a gestirne le conseguenze.
Inoltre, non baseremmo la nostra autostima sul risultato dell’esame. Questo
è il Goblin dello Sportello del Frigo in azione!
È una sindrome molto diffusa, e la maggioranza della popolazione
sembra esserne affetta. Ma possiamo gestirla e aggirarla, impedire che ci
controlli. Una parte del problema è che lo Scimpanzé aiuta il Goblin. Lo
Scimpanzé è dotato di un potente senso del branco, che promuove la
sopravvivenza. Per appartenere a un branco dobbiamo essere accettati. Per
essere accettati dobbiamo essere forti e renderci utili. Quindi, a causa
dell’istinto primordiale che anima lo Scimpanzé, vogliamo fare buona
impressione sugli altri. Chiaramente, se leghiamo questa pulsione al Goblin,
diventa ancora più forte. Perciò molte persone soffrono perché si
preoccupano in continuazione di ciò che gli altri pensano di loro;
preferirebbero vivere in pace, ma lo Scimpanzé e il Goblin non glielo
permettono.

Un esempio di Gremlin
Due Gremlin molto comuni che parecchi di noi hanno nei loro
Computer e di cui sperimentiamo gli effetti sono le aspettative irrealistiche e
quelle dannose.
Vale sempre la pena di accertarvi che le vostre aspettative siano
realistiche e ragionevoli. Se sono irrealistiche o dannose, è quasi garantito
che proverete emozioni negative: frustrazione, rabbia o delusione.
Immaginate un Gremlin che dice: «Sono convinto di dover essere sempre
puntuale». Se arrivate in ritardo, per qualunque motivo, probabilmente vi
sentirete stressati: perché vi basate sulla convinzione di dover essere sempre
puntuali. Potete sostituire il Gremlin con un Pilota Automatico che dica:
«Mi piacerebbe arrivare puntuale ogni volta che posso, ma a volte è
impossibile; non è la ne del mondo, riuscirò a sopportarlo». Questa è una
convinzione più realistica, che probabilmente vi farà sentire rilassati e vi
aiuterà a comportarvi più come adulti che come bambini quando le cose
non vanno secondo i piani.
Un altro esempio di aspettativa irrealistica è la determinazione a vincere
sempre, per dimostrare quanto valete. Giocare a tennis può essere
divertente, se siete convinti che sia solo un gioco e che il risultato non
importi davvero. Non vuol dire che non proverete a vincere, ma signi ca che
sapete mettere le cose in prospettiva. Se invece siete convinti di dover
vincere perché ne va del vostro valore come persona, allora il gioco si farà
intenso e probabilmente spiacevole. Le vostre convinzioni in uenzano il
modo in cui gestite i risultati o reagite a essi, qualunque questi siano. È
meglio nutrire aspettative realistiche o, in certi casi, non nutrirne affatto.
Altri esempi di Gremlin.

• Reagire in modo eccessivo alle situazioni.


• Mangiare ogni volta che ne avete voglia, anche se non ne avete bisogno.
• Rimproverarvi troppo.
• Preoccuparvi per le decisioni e non prenderle.
• Arrabbiarvi quando non volete.

Il Computer come strumento di consultazione

Il Computer agisce come strumento di consultazione in tre modi:

• consultazione generale, con Piloti Automatici e Gremlin;


• la Pietra della Vita, con le «Verità sulla Vita», i «Valori» e la «Forza Vitale»;
• l’Atteggiamento Mentale.

Consultazione generale, con Piloti Automatici


e Gremlin
Umano e Scimpanzé usano il Computer come una banca dati cui
attingere nei processi decisionali. Quando vivono un’esperienza, Umano e
Scimpanzé interpretano la situazione e poi consultano il Computer per
passare in rassegna le esperienze, convinzioni o ricordi che vi hanno
immagazzinato. La decisione che prenderanno o il piano d’azione che
formuleranno possono essere in uenzati da quelle informazioni.
Ecco un esempio di come funziona in concreto. Adamo lavora per un
direttore molto esigente che lo convoca nel suo ufficio solo per criticarlo e
minacciare di licenziarlo. L’Umano di Adamo è messo a disagio dal
comportamento del principale e inserisce nel Computer l’informazione:
«Quando vedi il capo, aspettati di essere criticato e tieniti emotivamente
pronto». Questa convinzione sembra confermata dall’esperienza. È
un’interpretazione utile della situazione, da inserire nel Computer, e quindi
sarebbe un Pilota Automatico (una convinzione utile e rispondente a verità
su cui basare il comportamento futuro).
Lo Scimpanzé di Adamo, comprensibilmente, è molto a disagio di fronte
al direttore, e può inserire nel Computer questa convinzione: «Ogni volta
che incontri una persona che è il tuo capo, aspettati un profondo disagio e
cattive notizie». Questa è una generalizzazione, perché non tutti i capi
saranno uguali, e anche lo stesso può comportarsi diversamente a seconda
dell’occasione. Quindi lo Scimpanzé inserisce nel Computer una
convinzione non troppo utile: «TUTTI i capi ti criticano e ti fanno stare
male».
Questa interpretazione da parte dello Scimpanzé non è utile e anzi in
futuro potrebbe rivelarsi molto dannosa. Non è la verità, e quindi è un
Gremlin (una convinzione errata che può condurre a comportamenti
dannosi in futuro).
Ora abbiamo nel Computer due messaggi molto diversi, che verranno
consultati in futuro.

Finché Adamo conserva il posto di lavoro con lo stesso direttore,


entrambi i messaggi resteranno validi, perché è molto probabile che anche in
futuro il capo continui a comportarsi in modo irragionevole. Ma
ipotizziamo che Adamo cambi lavoro e si ritrovi con un nuovo capo, una
persona ragionevole e comprensiva che ama complimentarsi con i
dipendenti. Adamo viene convocato nel suo ufficio. Lo Scimpanzé che è in
lui percepisce immediatamente un pericolo e va a consultare il Computer
per vedere se trova informazioni utili. Lo Scimpanzé parla con il Gremlin,
che dice: «TUTTI i capi ti criticheranno e ti faranno soffrire». A questo
punto lo Scimpanzé dice ad Adamo: «Pessime notizie: tutti i capi ti criticano
e rischi di perdere il lavoro». L’Umano non riesce neanche ad aprire bocca,
perché lo Scimpanzé e il Gremlin sono più potenti di lui. Quindi Adamo
entra nell’ufficio in preda alla paura e sarà improbabile che abbia una
conversazione piacevole con il nuovo direttore, perché è troppo ansioso e
crede di sapere già come andrà a nire. Oppure, l’Umano di Adamo consulta
il Pilota Automatico e poi rassicura lo Scimpanzé dicendo: «Darò una
possibilità a questo nuovo capo, perché potrebbe essere diverso dal vecchio».
Questo è uno dei modi in cui nascono Gremlin e Piloti Automatici:
attraverso l’esperienza. O lo Scimpanzé o l’Umano li ha inseriti nel
Computer per consultarli in seguito. Da questo esempio vediamo anche
come lo Scimpanzé lavori a contatto ravvicinato con i Gremlin. Altri
Gremlin e Piloti possono formarsi tramite l’istruzione o le conversazioni con
altre persone sulle loro esperienze.
Lo Scimpanzé e l’Umano, quindi, utilizzano convinzioni immagazzinate
nel Computer come punto di riferimento per prendere decisioni. Se il
Computer contiene molti Piloti Automatici, riuscirà a frenare o rallentare lo
Scimpanzé e tranquillizzarlo: l’Umano potrà allora usare i Piloti Automatici
per stabilizzare l’intero sistema, dando alla persona una sensazione di calma.
Lo si può vedere all’opera in una scansione del cervello in cui vediamo
affluire il sangue verso diverse parti dell’encefalo, man mano che vengono
usate. Avere molti Gremlin nel Computer è destabilizzante sia per l’Umano
sia per lo Scimpanzé.

La Pietra della Vita con le «Verità sulla Vita»,


i «Valori» e la «Forza Vitale»
La Pietra della Vita è il vostro punto di riferimento ultimo. Su di essa sono
incise le «Verità sulla Vita», i «Valori» e la «Forza Vitale». Scimpanzé e
Umano valutano ogni cosa sulla base della Pietra, quindi analizziamo nel
dettaglio questi tre contenuti.

Le Verità sulla Vita


Le Verità sulla Vita sono il modo in cui credete che il mondo funzioni, e
potete «dimostrarle» attraverso gli esempi e l’esperienza. Le avete elaborate
da soli o le avete ricevute da qualcuno (genitori, istruzione, esperienze e così
via).
Ciascuno di noi ha verità diverse, ma molti di noi ne hanno qualcuna in
comune. Le verità possono coincidere con alcuni Piloti Automatici o persino
con alcuni Gremlin, ma sono le idee in base alle quali avete scelto di vivere.
Sono una serie di convinzioni nella cui verità nutrite ducia.
Per esempio, immaginiamo che una delle vostre regole sia: «La vita è
ingiusta». Sembra una «Verità sulla Vita» ragionevole, perché sappiamo che
è «vera». Se ci atteniamo a essa, non soffriremo troppo se restiamo vittima di
un’ingiustizia, perché è così che funziona la vita secondo noi. Non signi ca
che non cerchiamo di comportarci in modo equo, ma signi ca che quando
la vita è ingiusta lo accettiamo e ce ne facciamo una ragione.
Se una persona è convinta, al contrario, che la vita sia giusta, e cerca di
vivere in base a questa «verità», è chiaro che probabilmente resterà delusa
con una certa frequenza, quando cioè la vita si dimostra ingiusta. Per
esempio, se compra un mazzo di carte e scopre che ne manca una,
esclamerà: «È un’ingiustizia!» e tornerà al negozio a pretenderne uno nuovo.
È un’aspettativa ragionevole. Ma la commessa gli dice che non può sostituire
il mazzo, perché il cliente avrebbe dovuto controllarlo prima di uscire dal
negozio. Potete immaginare le proteste che seguono. Ma le rimostranze non
ottengono nessun risultato, se non quello di farci arrabbiare ancora di più. A
volte è meglio sospirare e dirsi: «La vita è ingiusta, e lo è stata in questa
occasione, quindi lo accetterò perché non posso far altro». La scelta è vostra:
potete lottare e sperare di vincere, oppure accettare che avete accumulato
una nuova esperienza e risparmiarvi lagnanze indecorose e inutili.
Le mie prime tre Verità sulla Vita sono:

1. La vita è ingiusta.
2. Le regole del gioco cambiano.
3. Non ci sono garanzie.

Se riesco a vivere in base a queste «verità» o regole, ben poco può


turbarmi. Quando non mi attengo a queste «verità», e mi capita di dirmi che
«la vita è giusta», incontro problemi e devo rammentarmi la realtà dei fatti.
Ovviamente queste verità non mi rendono incline alla passività, tutt’altro;
ma signi cano che alla ne dei conti, se sono proprio costretto ad accettare
un’ingiustizia, lo faccio e vado avanti senza soffrire troppo.
Da dove proviene l’idea che la vita debba essere giusta? Probabilmente
dall’infanzia, quando vi è stato lavato il cervello! Da bambini ascoltavate
abe in cui il principe sposava sempre la principessa, la strega cattiva moriva
e tutti vivevano per sempre felici e contenti (tranne la strega, che però
pagava per le sue malefatte). Insomma, alla ne vinceva sempre il bene. Ma
quelle erano abe: vi è stato fatto credere che le cose vanno davvero così, ma
non è vero. Anzi, forse faremmo un favore ai nostri gli se cambiassimo il
nale, raccontando che la strega uccide la principessa e sposa il principe. E
poi, dopo vari anni di sofferenza, divorziano e il principe resta in lutto per il
resto della vita mentre la strega ghigna soddisfatta. È un nale un po’ più
realistico. Ma attenzione, se raccontate questa storia a bambini già convinti
che il bene debba trionfare potrebbero aggredirvi!
Nella vita reale non sempre i problemi si risolvono. Penso che valga la
pena di sforzarsi di far trionfare il bene e di essere equi, ma è poco saggio
credere che debba succedere a tutti i costi, e che ci sia qualcosa di sbagliato
se non succede. Di qui la mia prima verità sulla vita: «La vita è ingiusta».

I Valori
Il vostro Computer contiene dei valori, regole non scritte che ritenete
importanti per voi. Come per le Verità sulla Vita, è molto utile capire quali
sono i vostri Valori, perché sono la guida per l’agire dell’Umano e dello
Scimpanzé: sono un monito costante per il cuore e l’anima, e tranquillizzano
l’Umano e lo Scimpanzé nei momenti difficili. I Valori sono giudizi che avete
formulato e che ri ettono principi morali ed etici cui intendete attenervi.
Per esempio, uno dei vostri valori può essere: «Mentire è sbagliato». Questa
non è una verità sulla vita, perché non potete dimostrarla, ma è un giudizio
di valore. Alcuni valori comuni a molte persone sono:

• tradire è sbagliato;
• la famiglia è più importante del lavoro;
• essere altruisti è una virtù.

Quindi la differenza tra «Verità» e «Valori» è che le Verità si basano


sull’evidenza, mentre i Valori sono giudizi personali.

La Forza Vitale
Per scoprire qual è la Forza Vitale che risiede nella vostra Pietra della
Vita, immaginate di avere cent’anni e di essere sul letto di morte, e che vi
resti un solo minuto da vivere. La vostra pronipote vi chiede: «Prima di
morire, dimmi: cosa devo fare della mia vita?»
Fermatevi per un momento e cercate di rispondere sinceramente alla
domanda, entro un minuto. Avete un solo minuto: iniziate subito e al
termine, quando avrete stabilito cosa direste alla pronipote, continuate a
leggere.
La risposta che date a questa domanda rivelerà che cosa è importante per
voi, qual è l’essenza del Sole nel vostro Universo. È ciò che la vita signi ca
per voi. È la vostra «Forza Vitale».
Molti di voi daranno risposte del tipo: «Non importa ciò che fai», «Sii
felice», «Non preoccuparti» e «Fanne buon uso».
Qualsiasi risposta abbiate trovato per la vostra pronipote è in realtà un
consiglio che date a voi stessi. Se non seguite questo consiglio, che è l’essenza
della vostra esistenza, vivrete una bugia. Sforzatevi di non vivere una bugia:
vi turberebbe più di ogni altra cosa.

Riassunto della Pietra della Vita

• Le Verità sulla Vita sono affermazioni che ritenete vere in base al modo in
cui funziona il mondo.
• I Valori sono i principi e gli ideali in cui credete.
• La Forza Vitale è il signi cato che date alla vita e il modo in cui credete che
debba essere vissuta.
L’Atteggiamento Mentale

L’ultimo aspetto del Computer come strumento di consultazione è


l’Atteggiamento Mentale.
Per comprendere di cosa si tratta, è utile porre tre domande:

• Come vedete voi stessi?


• Come vedete gli altri?
• Come vedete il mondo?

Il modo in cui affrontiamo la vita è profondamente in uenzato da quello


in cui vediamo noi stessi, gli altri e il mondo in cui viviamo. Questi tre punti
di vista compongono il nostro Atteggiamento Mentale, perciò essa è la base
da cui partiamo per interagire con noi stessi, gli altri e il mondo.
Queste convinzioni tendono a manifestarsi in raggruppamenti (di Piloti
Automatici e Gremlin) che si uniscono a formare una presentazione
caratteristica. È importante notare che questa non è la vostra personalità,
benché la in uenzi. È una modalità di funzionamento del Computer basata
su convinzioni che possiamo modi care.
Per esempio, immaginate di considerarvi una persona molto intelligente
e amata da tutti, e di pensare che il mondo sia pieno di gioia e belle
occasioni: il vostro Atteggiamento Mentale vi farà svegliare di buonumore
ogni mattina, traboccanti di ottimismo. E se incontrate qualcuno che vi
trova antipatici, penserete che sia lui ad avere un problema, e che quando lo
risolverà gli starete simpatici. Come potete immaginare, questo particolare
Atteggiamento Mentale si dimostrerà spesso vantaggioso per voi, e vi
metterà in difficoltà molto raramente. È probabile che siate una persona
felice.
Ora ribaltiamo la situazione. Supponiamo che riteniate di non essere
intelligenti e di dover nascondere questo difetto affinché nessuno se ne
accorga. Inoltre credete che gli altri siano migliori di voi e che si sforzino di
smascherare le vostre inadeguatezze. In ne, pensate che il mondo sia un
luogo ostile in cui ogni giorno si svolge una lotta per la sopravvivenza. Non
ci vuole molta immaginazione per capire quanto questo Atteggiamento
Mentale possa essere dannoso. Non vorrete fare nuove esperienze per paura
di coprirvi di ridicolo e manifestare la vostra idiozia. Ci andrete con i piedi
di piombo con gli altri, troverete difetti in chiunque e proverete rancore
perché vi sentirete trattati con condiscendenza. È probabile che abbiate
pochi amici e che viviate in solitudine perché non sentite di appartenere al
mondo, o che al contrario diventiate una persona molto aggressiva perché
credete di dover continuamente dimostrare quanto valete o difendervi dagli
altri.
Questi due Atteggiamenti Mentali sono estremi, ma rappresentano i due
capi di uno spettro in cui ricadiamo tutti. Vale la pena di dedicare un po’ di
tempo a ri ettere sul vostro Atteggiamento Mentale, perché esso in uenza lo
Scimpanzé, l’Umano e le informazioni inserite nel Computer distorcendo la
vostra percezione degli eventi e della realtà.
Osserviamo un altro esempio estremo per chiarire meglio questo punto.
Ritenete di essere Miss Mondo o Mister Universo, e andate in una discoteca:
probabilmente vi sentirete ottimisti e sicuri di voi, ed entrerete a testa alta e
impazienti di conoscere gente nuova. Ora immaginate invece di considerarvi
il Gobbo di Notre Dame: non vi sentirete troppo sicuri di voi e
probabilmente entrerete cercando di non dare nell’occhio. Il vostro
Atteggiamento Mentale in uenza profondamente il modo in cui agite e vi
presentate al mondo.

Riassunto dei punti chiave

• Il Computer ha due funzioni principali: eseguire programmi preimpostati


e agire da strumento di consultazione per l’Umano e lo Scimpanzé.
• Il Computer può essere considerato venti volte più veloce dell’Umano e
quattro volte più veloce dello Scimpanzé.
• I Piloti Automatici sono comportamenti e convinzioni automatici,
costruttivi e utili.
• I Gremlin sono comportamenti e convinzioni automatici, distruttivi e
dannosi, che si possono rimuovere.
• I Goblin sono comportamenti e convinzioni automatici, distruttivi e
dannosi, che sono profondamente radicati.
• La Pietra della Vita contiene le vostre Verità sulla Vita, i Valori e la Forza
Vitale.
• L’Atteggiamento Mentale si basa sulla percezione della realtà e quindi
in uenza il vostro approccio alla vita.

Proposta di esercizio
Revisione del Computer e della Pietra della Vita
Poiché il Computer è l’in uenza stabilizzante che agisce sia sull’Umano
sia sullo Scimpanzé, è importante esaminare regolarmente il suo
contenuto. Cercate nella vita quotidiana i Gremlin gemelli: aspettative
irrealistiche e aspettative dannose. Potreste scoprire che spesso sono
alla base di molte emozioni sgradite. Se qualcosa vi turba, andate a
controllare se le vostre aspettative erano realistiche e utili riguardo alla
situazione o alle altre persone coinvolte. È probabile che il vostro
Scimpanzé nutra aspettative molto alte nei riguardi degli altri.
Accorgetevene e sostituitele con quelle dell’Umano. Per esempio,
aspettarsi che gli amici siano sempre d’accordo con voi è Scimpanzé;
aspettarsi che gli amici abbiano un’opinione e sperare che coincida con
la vostra è Umano.

Rendere visibile la Pietra della Vita


Prendetevi il tempo di leggere molto attentamente che cosa c’è scritto
sulla vostra Pietra della Vita. Accertatevi di avere Verità e Valori ben
de niti su cui basarvi. Scrivete su un foglio di carta l’affermazione che
rappresenta la vostra Forza Vitale. Fatto ciò, disegnate la Pietra della
Vita e appendetela alla parete, per rammentarvi i valori in cui credete e
in base ai quali volete vivere.
Capitolo 5
La Luna Guida 
 (Parte 2)
Come gestire il Computer

Gestire il Computer signi ca anzitutto generare pensieri e comportamenti


costruttivi. Studieremo tale procedura sotto i seguenti quattro pro li:

• identi care i Gremlin e sostituirli con Piloti Automatici;


• impedire che altri Gremlin entrino nel Computer;
• perfezionare la Pietra della Vita;
• ssare un Atteggiamento Mentale e attenervisi.

Identificare i Gremlin e sostituirli


con Piloti Automatici

Il funzionamento automatico si basa su convinzioni e comportamenti


archiviati in precedenza nel Computer. Affinché voi e lo Scimpanzé possiate
addormentarvi e lasciare che il Computer prenda il sopravvento, dovete
prima averlo programmato nel modo giusto: se non funziona bene, o se non
sa cosa fare, voi e lo Scimpanzé resterete svegli e interferirete.
I Piloti Automatici sono comportamenti e convinzioni utili e costruttivi; i
Gremlin sono comportamenti e convinzioni inutili e dannosi. Quindi dovete
anzitutto identi care i Gremlin nel vostro Computer e sostituirli con Piloti
Automatici. Ricordate che il motivo per cui quest’operazione è così
importante è che, ogni volta che l’Umano o lo Scimpanzé ricevono
informazioni, anzitutto vanno a consultare il Computer per vedere se c’è
qualcosa da sapere o ricordare prima di agire. Se ricevono consigli utili e
costruttivi da un Pilota Automatico, si tranquillizzeranno e si
comporteranno nel modo giusto; se invece trovano un Gremlin distruttivo è
probabile che agiscano di conseguenza. Il Gremlin può suscitare emozioni
sgradite nello Scimpanzé e turbare l’Umano, e ne seguiranno
comportamenti di cui ci si potrà pentire.

I Gremlin si nascondono: bisogna andarli a cercare. Per esempio potreste


essere segretamente convinti, senza neppure saperlo, di non essere all’altezza
delle altre persone. Immaginiamo che siate in la al bar e che qualcuno vi
passi avanti. Voi, l’Umano, vorreste dire educatamente: «Mi scusi, c’è la la»;
il vostro Scimpanzé vorrebbe comunicare lo stesso messaggio in modo
molto più aggressivo. Ma prima di aprire bocca, entrambi consultate il
Computer, dove troverete un Gremlin che dice: «Non sei all’altezza delle
altre persone». Ecco il punto di riferimento su cui l’Umano e lo Scimpanzé
basano le proprie azioni. Questo Gremlin vi impedisce di parlare perché vi
fa credere di non averne il diritto, o perché vi spinge a temere la reazione
dell’altra persona.
Questo Gremlin è molto dannoso, perché compromette la vostra abilità
di comportarvi in modo adulto. Se ne aveste uno che dice: «Sei meglio degli
altri», che cosa succederebbe? Nutrireste molta ducia in voi stessi, ma
potreste anche apparire arroganti e prepotenti, che alla lunga è dannoso
tanto quanto il primo Gremlin.

I Gremlin vanno sostituiti con i Piloti Automatici


Se riuscite a riconoscere questi Gremlin potete rimuoverli. Per fare ciò
occorre introdurre un Pilota Automatico: sostituire una convinzione
dannosa con una utile. In questo caso, la convinzione utile sarà
probabilmente che «tutti gli esseri umani sono uguali e tutti meritano
rispetto». Se questo Pilota Automatico fosse nella vostra testa nel momento
in cui qualcuno vi passa avanti in coda, allora quando Umano e Scimpanzé
vanno a cercare consigli nel Computer troverebbero un Pilota Automatico
che dice loro: «Siamo tutti degni di rispetto», e uno dei due potrebbe parlare.
(Auspicabilmente sarà l’Umano a parlare, e in modo beneducato!)

Trovare i Gremlin
Quando un Gremlin si mette all’opera tende a produrre un’esperienza
spiacevole, che può essere un’emozione sgradita o un risultato negativo; la
crea impedendovi di fare qualcosa che volete fare o spingendovi a fare ciò
che non volete. Solo voi potete stabilire se una convinzione vi è utile o no, a
seconda di ciò che vi rende felici e di come avete deciso di vivere.
Per individuare i vostri Gremlin, ripensate a un momento del passato in
cui avete provato un’emozione sgradita. Di solito sono sensazioni negative:
sono in pochi a lamentarsi di essere troppo felici! Si tratterà piuttosto di
rabbia, frustrazione, turbamento o delusione. A questo punto, ricordate la
situazione. Che cos’era successo? Che cosa stavate facendo? Che cosa
stavano facendo gli altri? Che cosa stavate pensando? Erano pensieri utili o
no? Ed erano veri? Se vi provoca un’emozione negativa è probabile che si
tratti di un Gremlin dannoso, che si può rimuovere. A volte è difficile
distinguere i Gremlin dallo Scimpanzé, se dicono la stessa cosa. Non c’è da
stupirsi, dal momento che è stato lo Scimpanzé a inserire il Gremlin nel
Computer! Lo Scimpanzé è immerso nel momento presente; il Gremlin
ricorda ciò che lo Scimpanzé ha detto in passato e ve lo ripropone sotto
forma di una convinzione.
Per esempio, immaginiamo che qualcuno vi chieda di aiutarlo: il vostro
Scimpanzé potrà avere una reazione immediata negativa, oppure un
Gremlin ricorderà che ogni volta che dovete aiutare qualcuno fate una gran
fatica, e quindi produrrà un’emozione negativa derivata da quella
convinzione.

Rimuovere i Gremlin
Vediamo un tipico esempio di un Gremlin da rimuovere trasformandolo
in Pilota Automatico.
Vi lamentate perché non riuscite a dire di no alle altre persone, e perciò vi
assumete troppe responsabilità e avete troppo lavoro da fare, e vi sentite a
disagio o un po’ arrabbiati. Il Gremlin è il comportamento inappropriato che
consiste nel dire di sì a tutte le richieste. Altri Gremlin, o convinzioni
dannose, si annidano dietro al primo: dobbiamo stanarli.
Per trovare i Gremlin che vi spingono a dire di sì ogni volta che vi viene
chiesto di fare qualcosa, provate a porvi due domande:

• Che cosa penseranno di voi se ri utate?


• Che conseguenze ci saranno se ri utate?

Se le vostre risposte sono qualcosa del tipo: «Se ri uto penseranno che
sono egoista, e la conseguenza è che sembrerò pigro», signi ca che due
Gremlin inducono l’Umano che è in voi a prendere decisioni sbagliate.
Provate a sostituire i Gremlin con alcune verità.
Per esempio:

• Dire di no è la risposta appropriata da parte di un adulto consapevole dei


limiti delle proprie forze.
• Dire di no è un atto importante compiuto da una persona equilibrata.
• Le persone realiste sanno accettare un ri uto e capiscono che avete il
diritto di dire di no.
• Le persone rispettano chi sa dire di no.

Un modo utile per non dire di sì a tutti consiste nel riuscire a spezzare il
circolo prima possibile. Quando vi chiedono di fare qualcosa, lasciate al
vostro Umano il tempo per ri ettere, rispondendo: «Dammi un momento
per capire se ci riesco», o «Devo pensarci per capire se è il caso di dirti di sì».
Quando vi sarete abituati a chiedere più tempo per pensare, gli altri vi
rispetteranno e avrete la possibilità di prendere decisioni sagge.
Per rimuovere un Gremlin ci vuole tempo e impegno, ma prima o poi se
ne andrà. Avrete bisogno di un gran numero di «verità», o Piloti Automatici.
Dovete trovare queste verità e ribadirle in continuazione nché non si
radicano in profondità nel Computer e non diventano una seconda natura.
Tornando all’esempio precedente, quasi chiunque vi capirà se dite che non
potete aiutarlo. Non ci sono medaglie per chi dice sempre di sì e poi ne paga
le conseguenze. Se capite che non riuscite mai a dire di no, signi ca che è
ora di cambiare.

Dovete decidere qual è la vostra «verità»


Pensiamo a una madre che si arrabbia in continuazione con la glia per il
disordine nella sua stanza, ma che non desidera questa emozione. La rabbia
e il disordine in uenzano negativamente la loro relazione. La madre può
chiedersi: «Quali sono le convinzioni che mi provocano questa rabbia?»
Potrebbero essere:

• Mia glia è pigra se non mette in ordine la stanza.


• Se la stanza resta in disordine ci saranno germi, e i germi sono una brutta
cosa.
• È casa mia e queste sono le regole.

A questo punto la madre può esaminare le sue convinzioni per scoprire


se sono vere o no. Anche se pensa che siano vere, può domandarsi:

• Che cos’è più importante, una battaglia sul disordine o una buona relazione
con mia glia?
• C’è un altro modo di affrontare questo problema?
La donna non può aspettarsi che la sua rabbia non evochi una reazione
da parte della glia, e che potrebbe non essere quella desiderata. La madre
può modi care le convinzioni elencate qui sopra sostituendole con altre più
utili, per esempio:

• Avere la stanza in disordine non equivale a essere una persona pigra; è solo
una persona disordinata, che è anche un’adolescente.
• Mia glia sta imparando a comportarsi da adulta, e il modo migliore per
imparare è scoprire le cose per conto proprio.
• Se le spiego che il disordine mi dà fastidio, forse metterà in ordine per me.
• Sarà anche casa mia, ma è la stanza di mia glia.

Ovviamente la madre può ancora scegliere di arrabbiarsi e di imporre le


sue regole, e tutto potrebbe lare liscio. Ma non può lamentarsi se la
relazione va a rotoli perché lei ha deciso che le regole sono più importanti
della relazione.
Questo esempio mostra che ciascuno di noi deve decidere cosa vuole
ottenere, come vuole agire e in cosa vuole credere. È una scelta, e tutte le
scelte hanno conseguenze. Solo voi potete stabilire come volete agire nel
vostro mondo: se volete che le cose cambino, dovete guardarle in modo
diverso. Se non siete disposti a mettere in dubbio le vostre convinzioni,
allora il Gremlin resterà al suo posto e dovrete accettarne le conseguenze.
Ricordate che, dopo aver identi cato la convinzione alla base
dell’emozione negativa che provate, dovete sostituirla con qualcos’altro:
creare un nuovo pensiero automatico, un Pilota, ovvero una particolare
sequenza di reazioni metaboliche nel cervello. Dovete sostituire il Gremlin
con un’affermazione positiva del Pilota Automatico e dovete ri etterci con
regolarità, allenarvi a usarla nché non diventa la vostra risposta
automatica.

Anche le madri hanno bisogno di una vita


Un Gremlin inserito nel Computer da molti Scimpanzé femmina deriva dall’istinto materno: è
la convinzione che l’unico ruolo di propria competenza sia prendersi cura dei gli e della
famiglia. Lo Scimpanzé ha programmato il Computer con un Gremlin che dice: «Devi dare
sempre la priorità alla famiglia, altrimenti sei una cattiva madre». La conseguenza è che la
donna non fa che prendersi cura della famiglia e non le resta tempo per sé. Ogni cosa che fa per
sé la fa sentire in colpa. Questa non è una convinzione utile né sana, e fa sorgere la domanda:
quale modello offre questa donna a sua glia, per quando sarà madre a sua volta?

Rimpiazzare i Gremlin
State andando al lavoro in macchina. Siete partiti da casa in orario e tutto
va bene. All’improvviso un’auto esce in retromarcia da un vialetto, si ferma
in mezzo alla strada e resta in panne, bloccando la circolazione. Vi ritrovate
in coda, fermi. Il tempo passa, e la macchina non viene rimossa. Il traffico
sull’altra corsia non vi lascia passare, perciò siete bloccati. Passano dieci
minuti e vi accorgete di essere in ritardo. Sapete anche che il vostro capo
non tollera i ritardatari. Come reagite?
La persona media potrebbe reagire così:
Anzitutto lo Scimpanzé perde la calma: «Che cosa sta facendo
quell’idiota?» «Perché non sposta la macchina?» «Si renderà conto che ci
farà arrivare tutti in ritardo al lavoro!» «Ah, bene, proprio quello che ci
voleva» e così via.
L’Umano cerca di tranquillizzare lo Scimpanzé con pensieri del tipo: «Be’,
lui non può farci niente», «Non l’ha fatto apposta», «Si risolverà tutto».
Con il passare del tempo, lo Scimpanzé si agita sempre di più e l’Umano
perde il controllo. Entrambi vanno a consultare il Computer per vedere
quali convinzioni contiene. Conterrà Gremlin o Piloti Automatici?
I Gremlin saranno convinzioni del tipo:

• Pretendo di andare al lavoro senza incontrare ostacoli.


• Sono uscito di casa in anticipo, quindi è inaccettabile.
• Niente dovrebbe andare storto nel mio mondo.
• Se qualcosa va storto nel mio mondo per colpa di qualcun altro, mi devo
arrabbiare.
• Devo poter esercitare il controllo sul tragitto che compio per andare al
lavoro.
• Anche se il conducente non può farci nulla, è comunque colpa sua.

Sono convinzioni ridicole, a ben pensarci; ma se sono nascoste nella


vostra testa, non c’è da stupirsi che lo Scimpanzé si arrabbi ancora di più
sentendosi dire cose così assurde dai Gremlin.
Invertiamo queste convinzioni e sostituiamole con alcuni Piloti
Automatici corrispondenti a verità:

• Spero di poter arrivare in ufficio senza incontrare ostacoli, ma non posso


averne la certezza.
• Sono uscito in anticipo, ma non è detto che arrivi in orario.
• Non posso aspettarmi che nel mio mondo li sempre tutto liscio.
• Se qualcuno nel mio mondo mi crea un problema, non devo arrabbiarmi
per forza: posso anche reagire con calma.
• Non esercito il controllo sul tragitto che mi porta al lavoro.
• Se succede qualcosa al di fuori del mio controllo, non sarà certo colpa mia.
• Se il capo si arrabbia per il ritardo, affronterò la situazione.

Se nel Computer ci fossero questi Piloti Automatici, quando lo


Scimpanzé inizia ad arrabbiarsi consulterebbe il Computer e si accorgerebbe
che la sua risposta è inappropriata, e si calmerebbe. Ma questo processo
dev’essere rinforzato allenandosi a dare quelle risposte in modo che le nuove
modalità di pensiero acquistino la priorità su quelle vecchie e dannose e le
rimuovano.

Un enorme Gremlin di nome «DEVO»


Un Gremlin molto diffuso e dannoso ha a che fare con la parola «devo». I
Gremlin assumono spesso la forma di affermazioni categoriche, come
«devo» e «sono tenuto a». Fate molta attenzione quando usate queste
espressioni, perché spesso sono inappropriate e possono rivelarsi dannose.
«Tutti devono essere cortesi con me, se io lo sono con loro.» Se questa
convinzione è contenuta nel Computer e lo Scimpanzé lo consulta quando
qualcuno è scortese con voi, probabilmente vi arrabbierete o vi sentirete
feriti. In realtà non è detto che le altre persone condividano i vostri valori o
vivano in base alle vostre convinzioni.
Se accettate questa verità, potrete rimpiazzare il Gremlin con un Pilota
Automatico. Sostituendo alla parola «devo» la parola «posso», avrete una
verità con cui è più facile convivere. Il nuovo Pilota Automatico dice: «Tutti
possono essere cortesi con me, se io lo sono con loro». Ora, se le cose non
vanno così, non resterete delusi o sorpresi.
Ecco alcuni esempi su cui ri ettere. Notate come cambiano le emozioni
modi cando una sola parola.

DEVO   POSSO
Devo mangiare sano ogni giorno. Posso mangiare sano ogni giorno.
Devo organizzarmi meglio. Posso organizzarmi meglio.
Devo gestire meglio il mio Scimpanzé. Posso gestire meglio il mio Scimpanzé.

Le differenze tra le due serie di affermazioni dipendono dal fatto che il


verbo «dovere» evoca un giudizio, un comando, un senso di colpa o di
inferiorità, mentre «potere» evoca di solito possibilità, speranza, un’opzione,
una scelta, un’idea di autonomia e il potenziale di cambiare le cose. Provate a
formulare alcune frasi di questo tipo.
È ragionevole nutrire aspettative su cosa può succedere, ma è
irragionevole pretendere che succeda. È chiaro tuttavia che in alcune
occasioni il verbo «dovere» è quello giusto da usare, quindi non propongo di
eliminarlo dal vocabolario!

Ballare con i Gremlin

Quando un certo numero di Gremlin si raduna può essere difficile


separarli, perché sembrano rafforzarsi reciprocamente. Passando dall’una
all’altra di queste convinzioni dannose, ci ritroviamo a «ballare con i
Gremlin».
Facciamo un esempio: state per conoscere alcuni parenti del vostro
partner. I Gremlin che vivono nel vostro Computer si svegliano e iniziano a
parlarvi. Lo Scimpanzé si agita. I Gremlin possono essere i seguenti:

• Devo fare una buona impressione.


• Sto per essere giudicato.
• È improbabile che io e queste persone abbiamo qualcosa in comune.
• Se mi rendo ridicolo mi crederanno stupido.

È possibile che siano tutte convinzioni vere, benché dannose, e collegate


tra loro.
Per riconoscere ciascuno dei Gremlin e il legame tra loro è utile metterli
per iscritto man mano che appaiono: così potete dedicarvi a rimuoverli uno
dopo l’altro. Cercare di eliminarli tutti insieme non funzionerà, perché
ciascuno di essi ha bisogno di una risposta speci ca, che sia basata sulla
verità e sulla logica, se vogliamo rimpiazzarlo con un Pilota Automatico (la
verità accettabile).
Vediamo come applicare questo metodo nel nostro esempio.
Le risposte che date devono suonarvi vere, altrimenti non rimuoveranno
i Gremlin. Quindi le dovete basare sulla verità in cui credete. Una volta
trovate le risposte, dovete scriverle e rammentarle a voi stessi nché non vi
vengono spontanee. Non cercate di farvi il lavaggio del cervello da soli, o di
costringervi a pensare qualcosa in cui non credete, perché non è questo il
modo per fermare i Gremlin.
Possono volerci settimane o mesi per installare un Pilota Automatico e
rimuovere un Gremlin. I Gremlin hanno la brutta abitudine di ripresentarsi,
quindi fate attenzione: dovete restare all’erta e affrontarli ogni volta che li
individuate.

GREMLIN SOSTITUIRE CON PILOTA AUTOMATICO

Devo fare una buona Posso solo essere me stesso, e quel che ne pensano gli
impressione. altri è un problema loro.
Sto per essere giudicato. Non posso farci niente se mi giudicano, ma posso essere
me stesso e apprezzarmi.

È improbabile che io e Non importa se abbiamo qualcosa in comune o no:


queste persone abbiamo posso sempre ascoltare ciò che mi dicono e fare
qualcosa in comune. domande sul loro conto.

Se mi rendo ridicolo mi Se mi rendo ridicolo non l’avrò fatto apposta: posso solo
crederanno stupido. fare del mio meglio, e il resto dipende da loro.

Impedire che altri Gremlin entrino nel Computer

Piloti Automatici e Gremlin vengono inseriti nel Computer in seguito a


esperienze, a conversazioni e all’istruzione ricevuta. Ogni volta che fate
un’esperienza la interpretate: se lo fate in modo negativo, nel vostro
Computer appariranno nuovi Gremlin da immagazzinare per futura
consultazione; se lo fate in modo positivo o costruttivo, nel Computer
appariranno Piloti Automatici. Quindi è importante riflettere
attentamente sull’esperienza e interpretarla correttamente, al momento
di inserirla nel Computer.
Per esempio, se qualcuno si comporta in modo brusco e freddo con voi, è
facile per lo Scimpanzé dare un’interpretazione emotiva della situazione e
saltare a conclusioni come: «A questa persona non sto simpatico»; «Ha
qualcosa che non va»; «Io ho qualcosa che non va»; «Lo sapevo che stavo
antipatico a tutti». Le possibilità di interpretazione sono in nite.
L’Umano, essendo dotato di logica, probabilmente ragionerà in modo
diverso, per esempio: «Non so bene perché quella persona mi tratti con
freddezza; devo scoprirlo»; oppure: «Non fa differenza, purché sia cortese
io»; oppure: «Forse non si sente bene o è preoccupato per qualcosa»; oppure:
«Forse l’ho offeso e devo chiedergli scusa». Anche qui la lista è
interminabile.
Il punto è che, se ascoltiamo lo Scimpanzé, inevitabilmente nuovi
Gremlin saranno inseriti nel Computer e i vecchi verranno rinforzati. Se
invece seguiamo l’Umano e zittiamo lo Scimpanzé, cercheremo dapprima di
stabilire la verità e poi lasceremo entrare nel Computer i Piloti Automatici. Il
segreto è non prestare ascolto allo Scimpanzé ma all’Umano e stabilire
anzitutto i fatti. In questo modo i Piloti Automatici verranno archiviati nel
Computer e potranno essere consultati in seguito.
Nell’esempio di poco fa, quando parlate con quella persona potreste
scoprire che ha un gran mal di testa, e si scuserà con voi per avervi dato
un’impressione di freddezza. Ora potete inserire nel Computer un Pilota
sano, che dice: «Quando una persona ti appare fredda, stabilisci i fatti prima
di saltare a conclusioni».
Se invece (estremizzando) la persona vi dice chiaro e tondo che le state
antipatici e che è maleducata con voi per scelta, se non altro ora potete
inserire nel Computer un nuovo Pilota che dice: «Non posso stare simpatico
a tutti e devo farmene una ragione».
In ogni caso, l’importante è riconoscere le interpretazioni e il modo di
pensare dello Scimpanzé e dell’Umano.

Punto chiave
L’Umano non ha sempre ragione e lo Scimpanzé non ha sempre torto.

Umano e Scimpanzé inseriscono nel Computer informazioni che


possono essere utili o dannose. Di solito il primo inserisce Piloti Automatici
e il secondo inserisce Gremlin, ma sono possibili eccezioni. Se l’Umano
riceve informazioni che non capisce, può analizzarle con una logica erronea
e inserire involontariamente un Gremlin nel Computer. Per esempio, il
vostro medico di famiglia vi rimprovera perché gli state facendo sprecare il
suo tempo; qualche mese dopo andate da un altro medico che vi dice la
stessa cosa. La logica dell’Umano interpreta la situazione così: «Spreco il
tempo dei miei medici, perché mi hanno detto entrambi la stessa cosa e non
possono sbagliarsi tutti e due». Ma in realtà potreste aver conosciuto due
cattivi medici, e forse non gli stavate affatto facendo sprecare il loro tempo.
Ma l’Umano ha usato la logica per interpretare erroneamente la situazione e
ha inserito un Gremlin nel Computer: «Quando vado da un medico spreco
il suo tempo».
Analogamente, il pensiero emotivo dello Scimpanzé può giungere a una
conclusione vera e inserire un Pilota Automatico. Per esempio: incontrate
una persona, il vostro Scimpanzé analizza il suo linguaggio non verbale e vi
dice che non si da di lei. Può benissimo avere ragione, e inserirà nel
Computer l’informazione: «Di questa persona non c’è da darsi, sta’ attento».
Se ha interpretato correttamente i fatti, questo è un Pilota Automatico: farete
bene a prestargli ascolto.

Perfezionare la Pietra della Vita


Per mettere ordine nel vostro Universo dovete far sì che il Sole, che si trova
al centro, diventi il punto focale dell’intero sistema. Il Sole rappresenta il
signi cato che attribuite alla vita, e ha a che fare con l’autorealizzazione.
Molte persone sono religiose, e per loro il signi cato della vita coinciderà
con la fede e su di essa baseranno gran parte dei valori. Ma anche se nutrite
forti convinzioni religiose, vale la pena di chiarire a voi stessi quali sono, e
poi accertarvi di essere in sintonia con esse e di vivere di conseguenza.
Se non avete forti convinzioni religiose, dovete stabilire qual è l’obiettivo
ultimo che cercate di ottenere, perché sarà quello a determinare la vostra
Forza Vitale. Molte persone, credenti e non, concordano sul fatto che
l’importante nella vita è realizzare se stessi ed essere felici. Solo voi potete
decidere cos’è importante per voi.

Punto chiave
È la Pietra della Vita a determinare la stabilità dell’intero Universo.

Fissare un Atteggiamento Mentale e attenervisi

Gli esperimenti ci aiutano a mettere alla prova il nostro Atteggiamento


Mentale. Ho condotto un test in un ospedale con un gruppo di studenti di
medicina: ad alcuni di loro abbiamo chiesto di immaginare di essere il
direttore clinico dell’ospedale, e poi abbiamo osservato il loro
comportamento. La maggior parte camminava al centro del corridoio,
salutava personale e pazienti cortesemente e dava inizio alle interazioni.
Poi abbiamo chiesto loro di percorrere nuovamente il corridoio, ma
stavolta immedesimandosi nell’addetto alle pulizie con un contratto
temporaneo, che rischiava di perdere il lavoro da un giorno all’altro. Stavolta
gran parte degli studenti camminava rasente i muri del corridoio e non
interagiva con le persone che incrociava. Gli studenti non sapevano di essere
osservati mentre camminavano. Quando abbiamo mostrato loro la
differenza di comportamento basata sulla percezione di sé sono rimasti
sorpresi.
Un modo per scoprire come gli altri ci considerano è osservare l’effetto
che facciamo su di loro. Gli altri ci trovano di buona compagnia? Si sentono
energizzati dopo averci conosciuti? Decidete quali pensieri su voi stessi sono
costruttivi e quali sono distruttivi. Assicuratevi di nutrire aspettative
realistiche sul vostro conto.
Ricordate: i valori in cui credete sono probabilmente molto più
importanti del vostro aspetto sico o di ciò che sapete fare.

Punto chiave
I veri amici sono quelli ai quali piacciamo per i nostri valori e la nostra
personalità, non per i successi, la posizione sociale o le cose che
possediamo.

Se ritenete che valori e atteggiamenti siano le cose che più contano nella
vita, allora scoprite quali sono i vostri e usateli per crearvi un’immagine di
voi stessi, perché sono gli aspetti che vi de niscono. Non sto dicendo che
non dovremmo cercare di ottenere il successo, o che non dovremmo
acquisire beni ed essere felici di averli ottenuti; sto dicendo che queste
attività devono essere in sintonia con i vostri valori. Se essi si basano su
speci ci tratti di personalità e atteggiamenti, dedicate del tempo allo
sviluppo di tali caratteristiche.
Potete sempre appurare i progressi fatti chiedendo agli amici; ma
preparatevi a sentire alcune verità scomode. Se ricevete critiche,
quantomeno avrete un punto da cui partire per modi care la percezione che
gli altri hanno di voi.
L’Atteggiamento Mentale non è solo il modo in cui percepiamo noi stessi,
ma anche gli altri e il mondo. Per illustrarlo meglio porterò due esempi
estremi.
Iniziamo con la persona che si crede padrona della realtà in cui vive: è
sicura di sé e assertiva, perché sa che il mondo le appartiene. Nessuno è
proprietario del pianeta Terra, ma ciascuno di noi possiede il suo mondo:
siamo noi a deciderne le leggi e, quasi sempre, a stabilire chi può entrarvi e
chi no.
Ora osserviamo una persona che pensa di trovarsi nel mondo di qualcun
altro: questa persona non sarà assertiva e riterrà di non avere il diritto di
trovarsi lì. Perciò è probabile che si senta infelice e stia sulla difensiva, che
veda il mondo come un luogo pericoloso e minaccioso in cui vivere. Forse
sente addirittura di dover combattere contro l’oppressione esercitata dagli
altri. Potete immaginare molte altre convinzioni che potrebbero derivare dal
pensare che il mondo appartenga agli altri. Quasi tutti rientriamo in un
terreno intermedio fra questi due atteggiamenti estremi, ma se non stiamo
attenti rischiamo la deriva verso l’uno o l’altro estremo.

Riassunto dei punti chiave

• È essenziale che il Computer funzioni correttamente.


• Potete individuare i Gremlin e sostituirli con Piloti Automatici.
• La Pietra della Vita è la parte più potente della vostra psiche.
• La Pietra della Vita è modi cabile.
• Consolidare la Pietra della Vita, rendendola visibile ogni giorno, ha una
potente in uenza stabilizzante.
• Potete scegliere l’Atteggiamento Mentale giusto per affrontare la vita.

Proposta di esercizio
Gestire il Computer
Sostituire i Gremlin del «devo» con i Piloti Automatici del «posso»
Se siete sotto pressione o vi sentite stressati, provate a controllare se è
colpa del Gremlin del «devo», e se la sua presenza è inappropriata.
Sostituitelo con un Pilota automatico del «posso» e ri ettete sulle
emozioni diverse che vi fa provare. Questo esercizio va svolto
ripetutamente, se volete installare il Pilota Automatico nel Computer
perché possa funzionare senza il vostro intervento.

Lo stabilizzatore principale
Non ve lo ripeterò mai abbastanza: fate riferimento alla vostra Pietra
della Vita e, se necessario, perfezionate e modi cate il disegno che avete
appeso al muro. Chiarire a voi stessi questo punto eserciterà una
profonda in uenza stabilizzante sul vostro Scimpanzé, il vostro Umano
e la vostra stessa esistenza. Ricordate: La Pietra della Vita è di gran
lunga il più potente stabilizzatore della Mente Psicologica e dell’intero
Universo.
Capitolo 6
La personalità e la mente
Come funziona la mente
e in che modo influenza la personalità

Ormai conoscete i tre cervelli che vivono nella vostra testa: l’Umano, lo
Scimpanzé e il Computer. Ora possiamo scoprire in che modo la Luna
Guida (il Computer) stabilizza il Pianeta Diviso (la lotta tra Umano e
Scimpanzé). Per ottimizzare il sistema, potete imparare a orientare l’afflusso
di sangue nella testa in modo da attivare lo Scimpanzé, l’Umano o il
Computer a seconda delle vostre necessità. Esamineremo anche la vostra
personalità, scopriremo come si forma e in che modo si può sviluppare.

Come il Computer interagisce con Scimpanzé


e Umano

Quando lo Scimpanzé e l’Umano sono rilassati e liberi da preoccupazioni, il


nostro cervello funziona in modalità automatica con il Computer: cioè
possiamo svolgere attività quotidiane senza uno sforzo cosciente perché il
Computer esegue un programma prede nito. Se però si manifesta un
pericolo o una circostanza insolita, lo Scimpanzé o l’Umano si sveglierà e
prenderà il comando.

Come lo Scimpanzé, l’Umano e il Computer


reagiscono agli stimoli
L’illustrazione mostra che a innescare il processo è la percezione, da parte
dello Scimpanzé, della presenza di un pericolo. Quale parte del cervello
reagisce alla situazione dipende da due fattori principali:
• se lo Scimpanzé percepisce un pericolo o una minaccia;
• se l’Umano ha familiarità con la situazione.

Il risultato nale mostra che, in caso di estremo pericolo, lo Scimpanzé


prende il sopravvento. In presenza di una minaccia meno grave, va anzitutto
a consultare le informazioni immagazzinate nel Computer. Se questo non lo
rassicura, lo Scimpanzé si metterà al timone; se si sente rassicurato, allora ad
agire saranno l’Umano o il Computer. Per spiegare l’interazione dei tre
cervelli esamineremo il caso di una persona che suona il pianoforte.

Il pianista
Ipotizziamo che il pianista stia suonando il suo brano preferito, che
conosce bene e ha già eseguito molte volte. Questa attività è saldamente
programmata nel Computer, che può far muovere le dita sui tasti senza
bisogno di pensare. Immaginiamo anche che l’Umano sia rilassato e si senta
bene, che lo Scimpanzé sia un animale di indole nervosa e che il Computer
si limiti a fare il suo lavoro. Possiamo assistere a tre scenari.

Primo scenario
Entro nella stanza e non rappresento una minaccia per il pianista, che
continua a suonare. Gli chiedo se gradisce un caffè, e l’Umano in lui
risponde con un sì o un no. Il Computer continua a suonare senza errori. Lo
Scimpanzé è addormentato perché non ci sono minacce. L’Umano è rilassato
e delega il lavoro al Computer.

Secondo scenario
Entro nella stanza e dico al pianista: «Puoi spiegarmi in che modo le tue
dita si muovono sui tasti?» Stavolta, poiché non rappresento una minaccia e
quindi lo Scimpanzé è ancora a riposo, ho chiesto all’Umano di pensare.
Quindi, quest’ultimo si sveglia e il sangue nel cervello affluisce nella sua
direzione.
L’Umano pensa molto lentamente (è venti volte più lento del Computer),
e inoltre deve ragionare partendo da zero: quindi inizia a commettere errori.
Il pianista smette di suonare e dice: «Non riesco a pensare così in fretta, ma
se soltanto mi guardi riesco a suonare facilmente». Ricomincia l’esecuzione
senza commettere errori. (L’Umano non è la parte giusta del cervello verso
cui indirizzare il sangue, se dovete pensare in fretta o svolgere un’attività che
vi è familiare!)

Terzo scenario
Entro nella stanza insieme ad alcuni pianisti famosi e dico al suonatore:
«Vogliamo sentire quanto sei bravo», lo sso e mi appoggio al pianoforte.
Stavolta lo Scimpanzé del pianista si sveglia e si fa prendere dal panico,
perché percepisce un pericolo. Quindi il sangue affluisce allo Scimpanzé, che
è emotivo e imprevedibile e tenderà a mettersi sulla difensiva e ad avere la
meglio sull’Umano. «Oggi non sono in piena forma» sarà la sua risposta
tipica; la musica si fermerà, oppure lo Scimpanzé proverà a suonare e lo farà
male!

La sfida matematica
Ecco un altro esempio in cui i tre cervelli cercano di collaborare. Il
Computer pensa più velocemente degli altri perché ha già immagazzinato le
informazioni. Se qualcuno vi chiede di fare una semplice moltiplicazione,
per esempio «tre per tre», darete immediatamente la risposta perché è
immagazzinata nel Computer. Lo Scimpanzé non si sente minacciato perché
l’operazione da svolgere è facile.
Ma se vi chiedessero di moltiplicare «13 per 17», e voi non sapeste la
risposta, dovreste soffermarvi a pensare, usando l’Umano e con l’aiuto del
Computer. Se svolgeste quella moltiplicazione ogni giorno, ben presto la
imparereste a memoria e diventerebbe automatica. Più vi esercitate in
un’attività e più diventa spontanea e rapida.
Se ora vi chiediamo di fare un’altra moltiplicazione complessa davanti a
un gruppo di estranei, è molto probabile che il sangue nel vostro cervello si
riversi in direzione dello Scimpanzé, perché vi sentirete minacciati. Chissà
che cosa combinerà lo Scimpanzé! Potrebbe gridare, ridere o ri utarsi di
rispondere. Quel che sappiamo è che, se vi sentite minacciati, il sangue
affluisce prima allo Scimpanzé e poi all’Umano o al Computer. Perciò, in
questo esempio, se volete cavarvela bene con le moltiplicazioni, dovete
prima gestire lo Scimpanzé, e poi chiedere all’Umano di inserire le
informazioni corrette nel Computer e far sì che questo le impari a dovere.

Come si può modificare questo programma


predefinito?

Ora che sappiamo come lavora la macchina, possiamo personalizzarne il


funzionamento.
Ci sono tre metodi principali per alterare il funzionamento della
macchina e il modo in cui usa le informazioni. Il primo è l’intervento
dell’Umano, che mette al guinzaglio lo Scimpanzé per impedirgli di tradurre
in realtà i suoi pensieri; il secondo consiste nel chiedere aiuto agli altri; il
terzo è usare il Computer per gestire lo Scimpanzé.

L’Umano interviene
Ecco il disegno che abbiamo visto nel capitolo sull’Umano e lo
Scimpanzé: stavolta abbiamo aggiunto una fase di intervento. Non potete
impedire allo Scimpanzé di reagire a ciò che succede (la prima fase di
entrambi i percorsi), ma potete impedirgli di agire sulla base di quella
reazione.
Perciò, quando lo Scimpanzé reagisce a un’esperienza e si accinge a usare
il pensiero emotivo per interpretare la situazione, l’Umano deve intervenire.
Deve usare i «fatti» e la «verità», impiegando il pensiero logico, per impedire
allo Scimpanzé di continuare a pensare in modo emotivo.

La gamba rotta e la vacanza perduta


Ecco un esempio pratico. Antonio ha prenotato una vacanza all’estero con
gli amici e non vede l’ora di partire. Ma una settimana prima del viaggio
cade e si rompe una gamba.
Questa informazione raggiungerà subito lo Scimpanzé. Antonio non gli
può impedire di ricevere per primo l’informazione e di reagire, quindi deve
accettare che questo accada. Inevitabilmente, e ragionevolmente, il suo
Scimpanzé reagisce strillando: «Non è giusto!», «Non ci posso credere!»,
«Proprio l’ultima cosa che mi ci voleva!» e così via.
A questo punto Antonio ha una possibilità di scelta. Può lasciare che lo
Scimpanzé prenda il sopravvento con il pensiero emotivo, e dipinga un
quadro ancora più cupo della situazione continuando a lamentarsi e ad
arrabbiarsi senza fare alcunché di costruttivo, oppure può far intervenire il
suo Umano, che fornirà allo Scimpanzé alcuni fatti e verità per impedirgli di
reagire, prenderà il sopravvento con il pensiero logico ed elaborerà progetti
costruttivi. I fatti che l’Umano presenta allo Scimpanzé potrebbero essere:
«Ormai è successo, e non c’è niente da fare»; «Posso farmene una ragione, e
cercare di godermi le prossime settimane, oppure posso continuare a
lamentarmi e a soffrire»; «Non è una situazione ideale, ma troverò
ugualmente qualcosa di interessante da fare nelle prossime settimane».
Ora Antonio deve piani care qualcosa di costruttivo e trovare delle
attività piacevoli da svolgere.
Ciò che solitamente accade è che lo Scimpanzé viene lasciato libero di
lamentarsi, perde ulteriormente il senso della prospettiva e fa piombare
Antonio in uno stato di prostrazione e pessimismo. Se l’Umano di Antonio
non riesce a gestire lo Scimpanzé, può sempre chiedere aiuto a qualcuno: un
amico meno emotivamente coinvolto di lui potrà ascoltare il suo Scimpanzé
e poi aiutarlo, con i fatti e la verità, a interpretare la situazione in modo
logico e a elaborare un piano d’azione.
Per l’Umano, continuare a parlare con lo Scimpanzé per tranquillizzarlo è
un’attività molto stancante dal punto di vista emotivo. Va fatto, ma è
estenuante. C’è un modo più semplice per tenere a freno lo Scimpanzé: usare
il Computer.

Il Computer come promemoria e strumento


di consultazione
Il problema, quando usiamo l’Umano per impedire allo Scimpanzé di
agire sulla base delle emozioni, è che il primo è lento ad agire. Inoltre serve
molta energia per intervenire con i fatti e la verità, e quando il secondo
reagisce potremmo non avere il tempo di ri ettere sui fatti per riuscire a
tranquillizzarlo. Se ricordiamo che lo Scimpanzé pensa in fretta ed è cinque
volte più veloce dell’Umano, non c’è da stupirsi del fatto che l’Umano sia
perennemente all’inseguimento dello Scimpanzé.
Ma c’è un modo più semplice per gestire le reazioni emotive dello
Scimpanzé a qualsiasi situazione, un metodo che non coinvolge l’Umano.
Come abbiamo visto, il Computer pensa venti volte più in fretta dell’Umano
e quattro volte più in fretta dello Scimpanzé: se quindi riusciamo a mettere
in azione il Computer prima che lo Scimpanzé inizi a pensare,
scongiureremo la battaglia tra Umano e Scimpanzé. A questo scopo
dobbiamo prima aver ri ettuto sulle situazioni che possono manifestarsi e
aver programmato una risposta che il Computer possa attivare all’istante.
Torniamo all’esempio dell’automobilista arrabbiata. Immaginate di essere
alla guida quando qualcuno vi taglia la strada.
Lo Scimpanzé dice: «Questa è una deliberata invasione del mio territorio
e rappresenta una s da. Devo reagire e vincere».
L’Umano dice: «Ho di fronte una persona maleducata o una persona che
non sa quello che fa. In entrambi i casi, non voglio lasciarmi distrarre da
cose poco importanti».
Se il Computer riceve questi due input si atterrà a quello dello
Scimpanzé, dato che quest’ultimo è più forte dell’Umano: quindi la persona
inizierà a dare battaglia. Solitamente questa non conduce a risultati
apprezzabili e genera solo frustrazione. Il Computer ne prende atto.
La volta successiva che qualcuno ci taglia la strada, il Computer
rammenta allo Scimpanzé che combattere non serve a granché; ma lui non
gli presta ascolto e reagisce di nuovo in modo aggressivo. Se nel corso della
battaglia lo Scimpanzé si fa male, il Computer ne prende atto. La volta
successiva, lo Scimpanzé può arrabbiarsi di nuovo; ma quando va a
consultare il Computer gli viene ricordato che reagire aggressivamente non è
una buona idea, quindi si trattiene dall’agire; rimane però arrabbiato e
frustrato.
A questo punto può presentarsi un’alternativa. Stavolta l’Umano si
sofferma a ri ettere sulle arrabbiature al volante, e con l’aiuto della logica
decide che non vuole agire come uno Scimpanzé ma come una persona
civile, e accettare che al mondo ci sono persone poco simpatiche ma che non
vale la pena di litigare con loro per delle sciocchezze.
Ora l’Umano inserisce questo Pilota Automatico nel Computer, che d’ora
in poi sarà pronto a rammentarlo all’Umano ma anche allo Scimpanzé. La
volta successiva che si veri ca la stessa situazione, lo Scimpanzé reagisce
immediatamente; ma stavolta, quando consulta il Computer, sente dire al
Pilota Automatico che è inutile agire in base a pulsioni primordiali, perché
non garantiscono la vittoria e perché non sono appropriate. A questo punto
lo Scimpanzé può ascoltare il Pilota oppure può fermarsi, lasciando tempo
all’Umano per rinforzare questo messaggio e assumere il comando dei
pensieri. Ora lo Scimpanzé si rilassa e l’Umano continua a guidare la
macchina.
Nel caso di Antonio, la frattura alla gamba ha determinato una reazione
immediata. Tuttavia, ipotizziamo che Antonio abbia una Pietra della Vita,
che contiene alcune verità su cui ha deciso di basare la sua esistenza. Tra di
esse:

• Sono un adulto e sono in grado di reagire a qualsiasi situazione.


• La vita è ingiusta.
• Ogni evento è transitorio.
• Le delusioni fanno male, ma vanno messe in prospettiva.
• La felicità si può trovare in molti modi.
• È il modo in cui reagisci alle cose a darti la pace mentale, non le cose in sé.
• Ogni giorno è prezioso.

Se Antonio crede davvero a queste verità, quando lo Scimpanzé riceve la


brutta notizia andrà subito a consultare il Computer e le troverà. Ricordate
che, ogni volta che Umano e Scimpanzé ricevono un’informazione, la prima
cosa che fanno è consultare il Computer, e solo dopo reagiscono. Questa
operazione si svolgerà così rapidamente che Antonio potrebbe non
accorgersene neppure: potrebbe semplicemente provare un senso di calma.
Per effettuare la scansione del cervello, un tomografo impiega due centesimi
di secondo! Se teniamo sempre presenti le nostre convinzioni e le verità in
cui crediamo, il Computer riuscirà a impedire la reazione dello Scimpanzé
impiegando poca energia: è il modo migliore di fronteggiare lo Scimpanzé.
La Pietra della Vita è la fonte principale di forza nella nostra Mente
Psicologica.
La vostra personalità

De nire la personalità non è mai facile: abbiamo tutti un’idea chiara di cosa
sia, ma è difficile esprimerla a parole. Possiamo de nirla in senso ampio
come un insieme di comportamenti e reazioni radicate e prevedibili. Quindi,
se una persona si fa prendere dall’ansia ogni volta che si trova di fronte
qualcosa di nuovo, possiamo dire che ha una personalità ansiosa, perché è
ciò che mostra al mondo. Se una persona ci appare sempre calma diremo
che ha un’indole tranquilla. Ma che cosa accade davvero in queste persone?
La scienza dà molte risposte e il dibattito è aperto, ma noi applicheremo il
nostro modello.
La personalità che mostriamo al mondo è una miscela di Umano,
Scimpanzé e Computer. Umani e Scimpanzé hanno personalità distinte, che
possono essere costruttive o distruttive, piacevoli o spiacevoli. Non
necessariamente gli Umani sono buoni e gli Scimpanzé cattivi, ma di solito
questi ultimi sono meno utili! Si possono trovare Scimpanzé
compassionevoli e Umani molto freddi. In entrambi coesiste una miscela di
caratteristiche disparate, ciascuno dei due può essere costruttivo o
distruttivo ed entrambi possono manifestare una personalità diversa di
giorno in giorno.
È importante capire che la personalità del vostro Scimpanzé non ha nulla
a che fare con voi: è una macchina che vi è stata assegnata e con cui dovete
lavorare. La vostra personalità può essere molto diversa da quella del vostro
Scimpanzé. Il Computer si limita a modi care ciò che l’Umano e lo
Scimpanzé presentano, e a seconda di come l’avete programmato può essere
un’in uenza positiva o negativa.

Lo sviluppo della personalità nel corso degli anni


Durante la crescita, al variare dei livelli ormonali, il vostro cervello ha
attraversato molti cambiamenti strutturali e molte fasi di sviluppo. Diversi
ormoni in uenzano le varie parti della vostra macchina, spingendole ad
attivarsi in diversi momenti della vita, e lo Scimpanzé e l’Umano iniziano a
cambiare e a percepire le cose in modo diverso. Forse l’esempio più
riconoscibile è la differenza tra un bambino che accetta le idee dei genitori e
un adolescente il cui cervello inizia naturalmente a mettere in questione
quelle idee.
Ovviamente i fattori sociali svolgono un ruolo importante nello sviluppo
della personalità. Per esempio, se vi assumete responsabilità o diventate più
indipendenti può mutare il modo in cui vi presentate al mondo, e può
sembrare che la vostra personalità cambi all’improvviso. A causa dei vari
fattori che in uenzano la nostra vita, tra cui il fatto che il cervello invecchia
continuamente, la personalità continua a modi carsi, anche se la struttura
portante tende a restare la stessa! Sia lo Scimpanzé sia l’Umano continuano
incessantemente a crescere e a svilupparsi.

Natura ed educazione
Scimpanzé, Umani e Computer sono una miscela di doti naturali e doti
acquisite. Possiamo de nire la natura come il pacchetto genetico che
ciascuno di noi riceve alla nascita, ereditato dai genitori, e che farà il suo
corso se non viene interrotto. Possiamo descrivere l’educazione come
l’insieme delle esperienze che la vita ci offre e la nostra reazione e
interpretazione di quelle esperienze, e il modo in cui ci in uenzano.

Natura
Umano, Scimpanzé e Computer ereditano alcune caratteristiche. Per
esempio lo Scimpanzé eredita vari tratti emotivi, l’Umano la capacità di
pensare in modo logico o artistico, il Computer l’abilità di eseguire
programmi relativi al linguaggio o alla musica. Questi tratti hanno
un’intensità diversa in ciascuna persona: quindi, per esempio, chi eredita i
tratti legati all’ansia faticherà di più a restare calmo rispetto a coloro che
ereditano una maggiore serenità.

Educazione
Le esperienze che facciamo nella vita e il modo in cui reagiamo a esse e
veniamo educati costituiscono un processo di apprendimento. I nostri
genitori e la società, com’è ovvio, esercitano una grande in uenza su questo.
Le esperienze che facciamo possono condizionarci molto, oppure rivelarsi
insigni canti. Molto spesso, il modo in cui le interpretiamo è più importante
delle esperienze in sé.
La maggior parte degli Scimpanzé è dominata dalla natura, con alcune
direttive indotte dall’educazione, mentre la maggior parte degli Umani è
dominata dall’educazione con alcuni tratti derivanti dalla natura. Il
Computer è una miscela abbastanza equilibrata dei due fattori. Ciascuno dei
tre è diverso, e la loro interazione determina la personalità che presentiamo
al mondo: a volte ci mostriamo sotto forma del nostro Scimpanzé, a volte
dell’Umano. Non c’è da stupirsi se talvolta ci sembra di avere due
personalità! Quella vera, la vostra autentica identità, è l’Umano. Lo
Scimpanzé è solo una forza che vi dirotta e presenta al mondo un’immagine
che forse non volete e che non corrisponde davvero a voi.

Altri fattori che contribuiscono alla personalità


A parte i geni e le esperienze che viviamo, altri fattori relativi all’Umano e
allo Scimpanzé in uenzano il nostro modo di agire. Per esempio la tenacia
con cui perseguiamo le nostre ambizioni e seguiamo le nostre pulsioni è un
fattore importante per il successo e fa parte della personalità. La flessibilità
e la capacità di adattarsi a situazioni diverse sono altri elementi che
determinano il successo delle nostre iniziative. Le abitudini, comportamenti
ripetuti e radicati, sono considerate da molti una manifestazione della
personalità: quindi può valere la pena di cambiare certi comportamenti se si
rivelano dannosi.
Abbiamo parlato dell’Atteggiamento Mentale nel capitolo dedicato al
Computer. Chiaramente il vostro Atteggiamento Mentale, radicato nel
Computer, contribuirà anche alla vostra personalità e in uenzerà il modo di
pensare e agire dell’Umano e dello Scimpanzé. Le persone che hanno
un’immagine positiva di se stesse e degli altri, e che vivono in un mondo che
percepiscono come piacevole, avranno probabilmente lo stesso tipo di
personalità.

Allora, chi siete?


Dal momento che tutti questi fattori esercitano un’in uenza variabile
sulla personalità complessiva, come fate a capire chi siete davvero? È facile.
Se doveste elencare le caratteristiche che vorreste avere, potreste scrivere per
esempio: calmo, empatico, ragionevole, ottimista, sicuro di me, felice
eccetera; allora questa è la persona che siete davvero. Qualsiasi deviazione
da ciò è l’esito di un dirottamento operato dallo Scimpanzé. Questo è un
punto molto importante.

Punto chiave
Ricordate: la persona che volete essere è la persona che siete realmente.

Dovete comprendere che venite semplicemente dirottati, e dovete porvi


ne. Ecco cosa succede: cercate di essere voi stessi, ma lo Scimpanzé
continua a interferire o a dirottarvi con sensazioni e pensieri emotivi e vi
spinge a presentarvi al mondo in un modo che non vi piace. Se il Computer
contiene dei Gremlin, anch’esso può in uenzarvi trasformandovi in una
persona che non volete essere. Se non vi accorgete di questo dirottamento,
potreste restare delusi da voi stessi, avere l’impressione di sbagliare in
continuazione. Questo, a sua volta, può indurvi a essere troppo severi con
voi stessi. Rimproverarsi o detestare se stessi per un fallimento percepito è
uno spreco di tempo e di emozioni: un’attività distruttiva e inutile.
Vorrei che vi vedeste come la persona che volete essere, ma lo Scimpanzé
e alcuni Gremlin ve lo impediscono. Se riuscite a capirlo, imparerete ad
arrabbiarvi con loro anziché con voi stessi, e poi a impegnarvi per tenere a
freno lo Scimpanzé e rimuovere i Gremlin. Questa è un’attività molto più
costruttiva.
Passiamo oltre per un momento, dimentichiamoci del dirottamento da
parte dello Scimpanzé e occupiamoci piuttosto di voi. Mettiamo che nella
vostra lista abbiate elencato di voler essere: sinceri, felici, sicuri di voi,
affidabili, cordiali e così via. È improbabile che ci riusciate, anche senza
mettere in conto le interferenze dello Scimpanzé, se non vi impegnate per
raggiungere l’obiettivo. Quasi tutti abbiamo la capacità di essere felici e
calmi, ma non abbiamo sviluppato questo lato della nostra personalità. Per
trasformare la vostra vera identità ci vorrà tempo e impegno. Le
caratteristiche che volete far prosperare in voi hanno bisogno di piani
d’azione per uscire allo scoperto. Sono già dentro di voi, ma probabilmente
escono solo in alcune occasioni. È tempo di mostrarle più spesso. Ora
scopriremo come fare.

Cambiare e sviluppare la personalità

La domanda che quasi tutti si fanno è: «Posso cambiare la mia personalità, e


gli altri possono cambiare la loro?»
Una volta un collega mi ha chiesto: «Come si fa a cambiare le persone?»
La risposta è che non si può. Si possono aiutare le persone a gestire il loro
Scimpanzé e a fare manutenzione al loro Computer. Non ho mai cambiato
uno Scimpanzé in vita mia: non saprei farlo e non ci provo neppure. Ma
quando si impara a gestire lo Scimpanzé e ad amministrare il Computer,
emerge la vera persona che c’è dentro.
Immaginiamo che sia accaduto un miracolo e che lo Scimpanzé si sia
addormentato per sempre, o che ora vi offra solo emozioni utili.
Supponiamo anche di aver rimosso dal Computer tutti i Gremlin. Ci
troveremmo di fronte a un individuo più rilassato, che esibisce le
caratteristiche tipiche dell’Umano. Ma per essere felici occorre coltivare
questo stato d’animo, e per coltivarlo bisogna stabilire come faremo a
renderci felici. Analogamente, per essere calmi dobbiamo avere strategie di
gestione dello stress e saperle mettere in pratica. Ci vuole tempo per
sviluppare i diversi aspetti della personalità. È più facile lavorare su un
aspetto alla volta e monitorare i progressi.
Per sviluppare l’Umano, e tirar fuori il meglio che è in voi, occorre:

• sviluppare voi stessi;


• tenere a freno lo Scimpanzé e rimuovere i Gremlin;
• comunicare con efficacia;
• circondarsi delle persone giuste;
• creare un proprio mondo in cui vivere;
• prendersi cura di sé;
• migliorare la qualità della vita.

Se considerate attentamente queste aree, vedrete che corrispondono ai


pianeti dell’Universo Psicologico. Dunque, per far emergere la vostra vera
personalità dovete analizzare ciascuno dei pianeti e assicurarvi che
funzionino correttamente. L’Universo Psicologico rappresenta l’insieme delle
aree della vostra vita su cui potete lavorare per conseguire l’autorealizzazione
e liberare l’Umano che è in voi.

Riassunto dei punti chiave

• Lo Scimpanzé interpreta sempre per primo la situazione, prima


dell’Umano.
• Lo Scimpanzé delega il lavoro all’Umano solo se non percepisce minacce o
pericoli.
• L’Umano può intervenire per impedire che lo Scimpanzé reagisca, usando i
fatti e la verità.
• Il Computer si può programmare in modo che tranquillizzi lo Scimpanzé
impedendogli di agire.
• La personalità è una miscela di Umano, Scimpanzé e Computer.
• Natura ed educazione in uenzano la personalità.
• L’Atteggiamento Mentale in uenza il modo in cui gli altri vi vedono.
• Per modi care la personalità potete lavorare sull’Umano, sullo Scimpanzé
e sul Computer.
• Voi siete la persona che volete essere, ma lo Scimpanzé vi dirotta facendovi
essere qualcun altro.

Proposta di esercizio
Conoscere la vostra vera identità
Elencate per iscritto le caratteristiche della persona che idealmente
vorreste essere. Poi scrivete come pensate di essere in realtà. Chiedete a
un amico stretto di stendere una descrizione della vostra personalità.
Ora confrontate i tre elenchi. Scoprite quali Gremlin potete iniziare a
rimuovere e quali comportamenti dello Scimpanzé potete gestire per
far sì che smettano di interferire e vi consentano di diventare la persona
ideale che volete essere.
Parte 2

Le attività quotidiane
Capitolo 7
Il Pianeta degli Altri
Comprendere l’altro e relazionarsi

Capire gli altri


• Capire la mente e la personalità degli altri
• Cervelli sicamente diversi
• Diversi Atteggiamenti Mentali
• L’incontro con gli altri
• Prime impressioni
• Perché volete comprendere gli altri?
• Nutrire aspettative realistiche
Il Pianeta degli Altri contiene le relazioni e le interazioni che abbiamo
con le altre persone nelle diverse circostanze della vita. Mostra alcuni aspetti
fondamentali delle persone per permetterci di capirle meglio e di stringere
con loro relazioni signi cative e utili.
Tempo fa avevo un paziente che capiva il modello dello Scimpanzé ma
aveva ancora problemi con sua moglie, che a volte si comportava male, gli
diceva cose spiacevoli e poi chiedeva scusa. Un giorno l’uomo si è reso conto
che anche lei aveva uno Scimpanzé, capace di sfuggire al suo controllo, che
prendeva improvvisamente il sopravvento e faceva affermazioni di cui in
seguito la donna si pentiva. A quel punto il marito reagiva alle affermazioni
dello Scimpanzé della moglie, e anche dentro di lui si scatenava lo
Scimpanzé. A parlare tra di loro erano i due Scimpanzé, non i due Umani.
Una volta compreso questo punto, i due hanno imparato ad aiutarsi a
vicenda per gestire i rispettivi Scimpanzé e i due Umani hanno iniziato a
collaborare.

Comprendere la mente e la personalità


degli altri nel vostro mondo

Dipende da voi sforzarvi di capire gli altri, ma in ultima analisi vi conviene


farlo. Pensateci: se aveste un gatto, non gli tirereste un bastoncino per poi
arrabbiarvi perché non ve lo riporta. Chi è lo sciocco in questa situazione? E
se aveste un cane, non vi aspettereste di poterlo tenere in casa tutto il giorno
senza mai uscire per una passeggiata: dovete comprendere che questo
animale ha esigenze speci che. Perciò capire la persona che avete davanti, e
nutrire aspettative realistiche, vi servirà ad aiutarla e vi impedirà di sentirvi
frustrati.
Non vi sto proponendo di giusti care chi non si prende le proprie
responsabilità, ma dobbiamo vivere nel mondo reale. Non possiamo
cambiare il modo in cui gli altri si presentano a noi, perché devono volerlo
loro; ma possiamo decidere se vogliamo scoprire come trarre il meglio dagli
altri e accettare i loro limiti. Naturalmente l’alternativa è non frequentare più
una persona, se non tolleriamo il suo comportamento o non riusciamo
proprio ad andarci d’accordo. Chi nutre aspettative irrealistiche nei
confronti degli altri e grida, si arrabbia e si lascia turbare probabilmente non
otterrà nulla e farà anche la gura dello sciocco. A volte siamo costretti a
collaborare con altre persone, quindi ecco qualche idea per riuscirci. Molto
semplicemente, dovete scoprire chi è la persona che avete davanti. Potete
decidere se aiutarla a gestire il suo Scimpanzé e a riconoscere i Gremlin,
oppure potete giudicarla per come si presenta. La scelta spetta a voi.

Cervelli fisicamente diversi


Spesso diamo per scontato che la persona davanti a noi abbia un cervello
che funziona esattamente come il nostro. Quasi tutti abbiamo cervelli
sicamente simili, ma alcune persone sono fatte in modo diverso. Vediamo
due esempi di cervelli che funzionano diversamente. Il primo è quello di una
persona alla quale è stato diagnosticato un disturbo dello spettro autistico.
Nell’autismo, alcune aree del cervello non funzionano a dovere e altre sono
ipersensibili. Per esempio, un bambino o un adulto con un disturbo dello
spettro autistico ha molta difficoltà a interpretare le espressioni del viso o il
linguaggio del corpo. Fatica a comprendere le emozioni altrui, e quindi può
dire o fare cose che alla maggior parte di noi appaiono inappropriate. Se
capiamo che queste persone non intendono offenderci, possiamo iniziare a
collaborare con loro. Possiamo aiutarle a tirar fuori il meglio di sé per
stringere con loro una relazione positiva. Le manifestazioni dell’autismo si
dispongono lungo uno spettro, in cui le forme più gravi sono facili da
riconoscere e quelle più leggere sono quasi impercettibili.

Il padre frustrato
Alcuni anni fa, quando lavoravo in una clinica, venne a trovarmi un
padre con il glio diciottenne. Mi spiegò di amarlo molto, ma che non
riusciva più a tollerare i suoi strani comportamenti. Il ragazzo sembrava
privo di buonsenso: quando si lavava i capelli usava una bottiglia intera di
shampoo. Per quante volte il padre gli ripetesse che era una cosa
inappropriata da fare, lui continuava a farla.
L’uomo mi raccontò anche che, quando tornava dal lavoro, il glio lo
bombardava di domande. Dopo aver risposto al massimo numero di
domande che riusciva a tollerare, il padre si irritava molto e niva per alzare
la voce e dirgli di smetterla.
Mi fu presto chiaro che il ragazzo soffriva di una forma di autismo.
Spiegai al padre che il modo in cui era costruito il cervello di suo glio gli
impediva in certi casi di capire quando smettere di eseguire un’azione:
perciò lui andava avanti per inerzia, per esempio lavandosi i capelli nché
non niva lo shampoo o snocciolando una domanda dopo l’altra. Quando
ebbi spiegato all’uomo il motivo del comportamento del ragazzo, ci
accordammo su un piano d’azione semplice e pratico per aiutarli entrambi.
Decidemmo che il padre avrebbe messo nella bottiglia la quantità di
shampoo necessaria per lavarsi i capelli una volta sola. E che quando tornava
a casa, il glio aveva il permesso di fargli solo tre domande, poi doveva
tornare in camera sua a giocare con il computer. Il sistema funzionò alla
perfezione: il ragazzo era in grado di accettare le regole purché fossero
espresse in termini molto chiari, e il padre non si arrabbiò più.

La lezione importante che possiamo trarre da questo caso è che


dobbiamo capire la persona che abbiamo davanti, il suo modo di pensare e
di funzionare: solo così potremo collaborare efficacemente. Ma per riuscirci
dobbiamo essere disposti a tenere la mente aperta. Le nostre relazioni con
gli altri sono spesso dettate dalle nostre aspettative e dalle nostre reazioni.
L’autismo è un esempio estremo che ho usato per rimarcare questo punto.

Un pericolo da evitare
Il secondo esempio di cervello diverso dalla media è quello dello
psicopatico (chiamato anche sociopatico). Sfatiamo subito un mito: non tutti
gli psicopatici sono persone violente o assassini. Possono diventarlo, ma si
tratta di casi eccezionali; la maggior parte vive nella società con un certo
successo, ma causa molti danni alle persone che ha intorno. Spesso, ma non
sempre, sono coinvolti in attività criminali, perché sono privi di coscienza. È
interessante notare che ci sono psicopatici in quasi ogni professione – per
esempio medici, avvocati, infermieri, insegnanti – ma queste persone
imparano a contenere gli istinti e non infrangono leggi. Le stime sono
variabili, ma si può affermare che circa una persona su centocinquanta abbia
questo tipo di cervello.
In parole povere, il cervello di uno psicopatico è privo del Centro di
Umanità che il resto di noi possiede, ovvero la parte della mente che è di
competenza dell’Umano. Il Centro di Umanità contiene aree che evocano
sentimenti come il senso di colpa, il rimorso, la compassione, l’empatia e la
coscienza. Gli psicopatici tendono a essere individui freddi e calcolatori, che
usano gli altri a proprio vantaggio. Dunque, uno psicopatico è responsabile
delle sue azioni? Su questo punto le opinioni divergono ma, comunque la
pensiamo, sembra proprio che quest’area del cervello sia assente o inattiva. È
utile saper riconoscere gli psicopatici, perché tendono a rivelarsi distruttivi.
Imparare a interagire con loro ci aiuta a evitare di restare feriti o
danneggiati.
Se vi trovate in presenza di una persona che sospettate sia psicopatica,
domandate sempre consiglio: chiedete le opinioni di altre persone e indagate
sul suo passato. Se vi trovate a subire le sue azioni, non sentitevi in colpa:
limitate le perdite e condividete le vostre esperienze con un amico dato.
Non siete i primi a essere ingannati o maltrattati. Non aspettatevi che lo
psicopatico possa cambiare: il suo cervello è fatto così.

Che cosa si intende per «disturbo della personalità»?


In psichiatria, se diagnostichiamo a un paziente un disturbo della
personalità, in sostanza intendiamo che quella persona ha comportamenti e
convinzioni profondamente radicate, impossibili da cambiare e dannose per
il paziente stesso, oppure nocive per le persone con cui lui viene in contatto.
Si tratta dunque di una forma estrema e non modi cabile di un
comportamento normale.
Ci sono molte tipologie di disturbi di personalità. Queste persone hanno
tratti di personalità – per esempio comportamenti ossessivi o impulsivi –
più estremi di quelli della maggior parte di noi. Molti studi scienti ci
confermano che il loro cervello è differente o funziona diversamente.

Atteggiamenti Mentali diversi


Abbiamo già parlato degli Atteggiamenti Mentali, ed ecco due esempi
piuttosto frequenti che dimostreranno come le persone possano restare
imprigionate in comportamenti e convinzioni errate a causa del proprio
Atteggiamento Mentale. È utile saper riconoscere i diversi Atteggiamenti
Mentali (e ce ne sono molti). Una persona può manifestare alcune
caratteristiche di un Atteggiamento Mentale ma non altre.
L’Atteggiamento Mentale di Biancaneve
È più frequente nelle donne. Biancaneve è una vittima innocente e
passiva degli altri e delle circostanze, e completamente priva di
responsabilità e del potere di cambiare le cose.

Che cos’è accaduto? Alcuni Gremlin hanno unito le forze e hanno


imprigionato la mente della persona in una visione immutabile della vita e
di se stessa.
Scopriamo chi sono questi Gremlin, e poi analizziamo l’Atteggiamento
Mentale, e in ne troviamo il modo di uscirne. I Gremlin sono una miscela
di comportamenti e convinzioni, tra cui tutti o alcuni dei seguenti.

• Non sono responsabile delle mie decisioni.


• Non sono responsabile della mia felicità.
• La vita è molto difficile e lo è sempre stata.
• Sono vittima delle circostanze.
• Non posso fare nulla per cambiare le cose: «Le cose stanno così».
• Gli altri non mi aiutano.
• Gli altri dovrebbero capirmi.
• Andare in crisi ed essere inerme fa parte della mia vita.
• Il mondo è crudele.

Chi ha l’Atteggiamento Mentale di Biancaneve vi comunica spesso


l’esistenza di questi Gremlin attraverso sospiri e piccoli gesti. Di solito queste
persone cercano di farvi sentire in debito con loro, e di farvi pensare che,
nonostante le loro terribili sofferenze, se la caveranno anche se voi siete
egoisti e non vi curate di loro. Si assicurano che notiate l’eroismo con cui
fronteggiano situazioni quasi insostenibili. Se li s date diventano aggressivi
e vi accusano, oppure si deprimono e scoppiano a piangere (una forma di
aggressione passiva: perché ovviamente diranno che è colpa vostra se sono
depressi).
I comportamenti tipici di questo Atteggiamento Mentale si manifestano
allorché Biancaneve non l’ha avuta vinta su qualcosa che probabilmente non
vi aveva mai neppure detto di volere. Quando il partner chiede «Cos’hai?»,
di solito Biancaneve risponde: «Niente!» oppure: «Dovresti capirlo da solo».
Biancaneve ha frequenti crisi di pianto, tiene il broncio, e nel frattempo si
assolve da ogni responsabilità e afferma di non avere alcun potere sulla
propria vita. L’impressione di essere vittima di un’ingiustizia, e che qualcun
altro le sia debitore, determina spesso comportamenti passivo-aggressivi,
come il silenzio ostinato e il ri uto di comunicare.
Come si può aiutare una persona con l’Atteggiamento Mentale di
Biancaneve a riacquistare un’ottica più sana sulla vita? È difficile per lei, e lo
è ancora di più per chi la deve sopportare, perché per uscirne occorre
cambiare radicalmente il proprio approccio alla vita. Ma è necessario, se si
vuole sfuggire a questo Atteggiamento Mentale.
La persona dev’essere aiutata a vedere esattamente in che modo si
presenta agli occhi degli altri. È chiaro che per ottenere il meglio dalla vita
bisogna essere proattivi e imparare a convivere con la realtà; ma questo non
vuol dire rassegnarsi a soffrire. Signi ca assicurarsi di aver cambiato tutto
ciò che può essere cambiato. Vuol dire accertarsi di aver CERCATO e
ACCETTATO la collaborazione delle persone in grado di aiutarvi ad
apportare i cambiamenti che VOI avete deciso di apportare. Nella vita potete
essere vittime o affrontare la realtà con un sorriso SINCERO. La scelta spetta
solo a voi. Molti di noi possono sviluppare alcuni tratti dell’Atteggiamento
Mentale di Biancaneve, quando permettiamo ai Gremlin di piantare le tende
nel nostro cervello: perciò attenzione!
Ecco alcuni pensieri che possono essere utili per impedire che si sviluppi
l’Atteggiamento Mentale di Biancaneve.

• A nessuno piacciono le vittime.


• Nessuno ti deve niente.
• A tutti piacciono le persone che agiscono in maniera positiva.
• Non devi sentirti in colpa perché sei felice.
• La felicità è una nostra scelta.
• Ricercare la felicità non è un comportamento egoista.
• La vita è ciò che ne fai, non ciò che ti succede.
• Ciascuno è responsabile delle proprie azioni e dei propri atteggiamenti.
• L’assertività è naturale ed è tipica delle persone adulte.

È importante che le persone con l’Atteggiamento Mentale di Biancaneve


chiedano aiuto, anche medico, perché spesso ci sono problemi soggiacenti
che devono essere affrontati. Se non sapete bene cosa state facendo, è
rischioso provare a cambiare l’Atteggiamento Mentale di un amico o del
partner. Ma se siete bravi a scegliere le parole giuste e a mostrarvi
comprensivi, allora potreste sbloccare l’Atteggiamento Mentale e
interrompere la danza dei Gremlin.

L’Atteggiamento Mentale del Capobranco


È un Atteggiamento Mentale dominante, ed è più diffuso negli uomini
che nelle donne.

Le caratteristiche di questo Atteggiamento Mentale sono una miscela


delle seguenti:

• Il mondo appartiene a lui e gli altri lo abitano come ospiti.


• Dà valore alle persone in base a come può usarle per perseguire le proprie
ambizioni.
• Ha una personalità dominante perché ritiene che per ottenere il meglio da
una situazione occorra applicare il principio della «tolleranza zero».
• La compassione è vista come una debolezza.
• Le opinioni altrui sono quasi sempre irrilevanti, perché l’individuo ritiene
di avere ragione.
• Il modo migliore di trattare una persona di scarso valore è ignorarla.
• A ogni s da risponde con aggressione e ostilità.
• Ogni ammissione di colpa è puramente di facciata e viene liquidata
rapidamente.

Il Capobranco può essere, in vario grado, un dittatore o un maniaco del


controllo, ed è sinceramente convinto che questo sia il modo migliore di
comportarsi, perché si ritiene il più bravo a prendere decisioni e ad agire. Le
persone cui fa del male lungo la strada sono ritenute deboli. Essere popolare
o meno non gli interessa, perché importanti sono il successo e l’ego.
Questo Atteggiamento Mentale si riscontra spesso nei dirigenti d’azienda,
soprattutto ai livelli più alti dell’organigramma. Se alcuni manager sono
inclini a elogiare e aiutare gli altri affinché sviluppino appieno il loro
potenziale (e quindi l’azienda abbia successo), i Capibranco «mordono» i
sottoposti, usando l’aggressione per difendere e sfruttare il proprio status. I
buoni manager si avvalgono dei collaboratori, mentre il Capobranco ri uta
di delegare e si irrita quando le scadenze non vengono rispettate (di solito
sono scadenze che ha ssato lui, senza ammettere discussioni).
In natura, il potere del maschio alfa in un branco di lupi è rispettato e
temuto, ma il maschio alfa di per sé non è rispettato. Analogamente,
l’Atteggiamento Mentale del Capobranco è impopolare e c’è sempre un altro
Lupo che attende di spodestarlo. Fate attenzione a questo Atteggiamento
Mentale: rende molto infelici le persone intorno a sé, ed è solo questione di
tempo prima che un’aggressione spodesti il Lupo Alfa.
Le probabilità di modi care questo Atteggiamento Mentale sono scarse!
Il Capobranco deve riconoscere che ha un problema a relazionarsi con gli
altri, cosa che non riesce facile a chi ha questo Atteggiamento Mentale.
Avere a che fare con loro è questione di pragmatismo: o accettate il loro
modo di fare o vi allontanate da loro.
Accettare il loro modo di fare non signi ca però subire passivamente le
loro angherie. Vuol dire imparare a non prendere gli attacchi sul personale,
capire che è molto improbabile che quella persona cambi, essere assertivi
(perché il Capobranco, di solito, rispetta tali persone), evitare lo scontro
diretto (perché è improbabile che vinciate voi), trovare la pace in voi stessi e,
in ne, saper riconoscere quand’è il momento di allontanarsi.

Ci sono molti Atteggiamenti Mentali diversi, e questi sono solo due


esempi per dimostrare come le persone possono restare imprigionate tra i
Gremlin e costrette a ballare con loro. Comprendere gli Atteggiamenti
Mentali ci aiuta a capire gli altri e a interagire con loro.

L’incontro con gli altri

Quando incontriamo altre persone, tre approcci possono aiutarci a


conoscerle meglio:

• cercare di non dare nulla per scontato a proposito degli altri;


• cercare di non nutrire aspettative preconcette nei riguardi degli altri;
• fare attenzione ai pregiudizi.

Per esempio, se incontro una persona per la prima volta e la trovo


taciturna e apparentemente disinteressata alla conversazione, posso pensare
che sia maleducata e decidere che non la voglio più rivedere. Tuttavia,
questo signi ca fare molte congetture e giudicare senza conoscere tutti i fatti
e senza dedicare del tempo a scoprire la verità. Per esempio, ho dato per
scontato che quella persona non abbia motivi di distrazione, che non ci sia
ragione per cui non debba interagire con me, e ho dato per scontato che
sappia quanto mi irrita la sua scarsa partecipazione. Sono certo che potrete
aggiungere a questa lista molti altri giudizi avventati!
Ma quella persona potrebbe aver appena ricevuto una brutta notizia,
potrebbe essere afflitta da un dolore sico, o potrebbe apparire distante per
altri motivi che non hanno niente a che fare con me o con la conversazione.
Se avessi trovato il tempo di accertare i fatti, non avrei giudicato la persona
allo stesso modo.
È sempre utile ricordare che ogni persona vive nel proprio mondo, che a
volte non è un mondo piacevole. Se scopriamo qualcosa sul mondo in cui
vive, o se accettiamo che quella persona può essere in uenzata da fattori a
noi sconosciuti, possiamo smettere di dare le cose per scontate.

Punto chiave
Una regola fondamentale per capire le persone e le situazioni è cercare
SEMPRE di accertare I FATTI prima di dare una valutazione.

Attenzione: non basate «i fatti» su dicerie o pettegolezzi. Una diceria


nasce quando qualcuno vi racconta cos’ha detto o fatto qualcun altro, e in
questo modo in uenza la vostra opinione di quella persona. Ove possibile,
mettetevi in contatto diretto con la persona in questione e chiedetele cos’ha
detto davvero. Non accettate informazioni sull’opinione di qualcuno se non
vengono direttamente da quel qualcuno.
Nutrire aspettative preconcette su un individuo può essere ragionevole:
per esempio sarebbe ragionevole aspettarsi che una persona sia civile con
voi, ma non potete darlo per scontato! Sarebbe irragionevole, invece,
aspettarsi che una persona non commetta mai uno sbaglio. Ci capita spesso
di nutrire aspettative su qualcuno e poi restare amareggiati. Per esempio
aspettarci che un amico non ci deluda mai, e che tra amici non si litighi mai
è ridicolo. Chi nutre un’aspettativa del genere non avrà molti amici e non li
conserverà a lungo.
A volte le aspettative possono essere legate ai pregiudizi. Il pregiudizio
non è per forza una convinzione negativa: per esempio potete pensare che le
persone anziane siano sagge, e quindi nutrire un pregiudizio positivo nei
riguardi degli anziani quando avete bisogno di un consiglio. Purtroppo
questo pregiudizio può causare problemi, perché alcune persone anziane
sono sagge ma molte altre no. Se incontrate una persona e non avete idee
preconcette sul suo conto, né pregiudizi o aspettative, è più probabile che
interagiate con lei in maniera costruttiva e scopriate chi è davvero.

Le prime impressioni
Le prime impressioni risentono del cosiddetto «effetto di priorità»:
quando incontriamo una persona per la prima volta notiamo molte cose,
come il suo comportamento, il modo di vestire, l’atteggiamento,
l’intonazione della voce, ciò che dice. In situazioni nuove l’afflusso di sangue
al cervello viene diretto verso lo Scimpanzé, perché c’è un potenziale
pericolo. Quando lo Scimpanzé vede qualcuno per la prima volta, interpreta
quegli indizi per capire che tipo di persona abbiamo davanti. Le ricerche
scienti che mostrano che, se lo Scimpanzé si forma una prima impressione
sbagliata, prima che cambi idea ci vorranno circa sette altri incontri con la
stessa persona!
Se il vostro Scimpanzé è in essibile o nutre un pregiudizio può volerci
ancora più tempo, perché restate aggrappati a Gremlin che spingono lo
Scimpanzé a conservare quella convinzione. È per questo che alcune
persone non cambiano mai la loro prima impressione, anche quand’è
sbagliata. Per esempio, supponiamo che siate convinti che le persone bionde
non siano molto intelligenti. Incontrate un uomo biondo che non capisce un
orario degli autobus che a voi sembra molto chiaro. La vostra prima
impressione potrebbe essere che quell’uomo non sia molto intelligente, e la
vostra convinzione sarà rafforzata dalla sua incapacità di leggere l’orario. La
seconda volta che lo incontrate si dimostra molto brillante e vi dice che è un
avvocato. Poiché la vostra prima impressione era di scarsa intelligenza, e
poiché l’uomo è biondo, vi stupite che sia un avvocato e giungete alla
conclusione che ora conoscete un avvocato «non molto intelligente»!
Dovrete passare parecchio tempo con lui prima di convincervi che è
intelligente, benché il giorno in cui l’avete conosciuto faticasse a capire
quell’orario (tutti abbiamo i nostri momenti!). Tuttavia, poiché credete
ancora che le persone bionde siano meno intelligenti, è probabile che
impiegherete molto tempo per convincervi di aver sbagliato a proposito dei
biondi. Oppure, naturalmente, potreste pensare che quell’uomo sia
l’eccezione che conferma la vostra regola!

La differenza tra Umano e Scimpanzé nell’uso delle prove


Gli Umani cercano prove concrete e da esse traggono conclusioni. Gli
Scimpanzé giungono a conclusioni e poi vanno a cercare prove che le
confermino. L’errore dello Scimpanzé consiste quindi nel prendere una
decisione a proposito di qualcuno e poi cercare le prove. Si tratta di profezie
autoavveranti, ed è una modalità di pensiero puramente emotiva.
Perché volete capire gli altri?
Prima di sforzarvi di capire gli altri, chiedetevi perché volete farlo e cosa
volete ottenere.
Do per scontato che il vostro Umano voglia capire gli altri per instaurare
con loro relazioni migliori, il che signi ca che sarete tolleranti e
probabilmente accetterete compromessi, no a un certo punto, sui requisiti e
le pretese che avanzate nei loro confronti. Rileggete quest’ultima frase! Sarete
tolleranti e accetterete alcuni compromessi. È improbabile che riusciate a
capire un’altra persona se permettete allo Scimpanzé di seguire il suo
programma. Lui, probabilmente, vuole giudicare l’altra persona ed essere
intollerante nei confronti di tutto ciò che non corrisponde alle vostre
convinzioni. È tipico degli Scimpanzé essere in essibili e molto intolleranti.
Gli Umani, invece, sono tipicamente tolleranti e essibili, e comprensivi
nei riguardi degli altri. Allora, voi da che parte state? E soprattutto, da che
parte volete stare?
Per capire meglio gli altri dovrete anche tenere la mente aperta ed essere
pronti a guardarli in modo diverso, altrimenti non cambierà nulla.
Arriviamo così a un punto molto importante. Se volete legarvi a
qualcuno, siete voi a dover costruire un ponte. Non aspettatevi che l’altro lo
costruisca con voi, perché se vi rivolgete a qualcuno con quell’atteggiamento
è molto probabile che l’incontro dia scarsi frutti. La scelta è vostra e la
decisione spetta a voi. Ri ettete su quanto vi sto dicendo: se pretendete o vi
aspettate che l’altra persona faccia qualcosa per costruire la relazione, è
probabile che restiate delusi. Sembrerebbe ragionevole aspettarsi una
relazione biunivoca, ma non contateci.
Non sto dicendo che dobbiate fare voi tutto il lavoro e arrendervi. Sto
dicendo invece che, se vi aspettate qualcosa in cambio, non è detto che lo
otteniate. La maggior parte delle persone ricambierà i vostri sforzi di
instaurare una relazione, dopo che voi avrete dato avvio al processo. Se non
lo fa, potete rinunciare oppure continuare a provarci, senza aspettative o
pretese, nché non deciderete di averne abbastanza. Dovete essere voi a
stabilire se vale la pena di investire in una relazione.
Punto chiave
Le persone di successo non avanzano pretese ma fanno sì che l’Umano
dell’altra persona, e non lo Scimpanzé, possa reagire.

Ci vuole impegno e pazienza per costruire la relazione che volete, e non


potete essere certi che funzionerà perché dipende dall’altra persona oltre che
da voi. Ricordate che il modo in cui trattiamo gli altri in uenza il modo in
cui verremo trattati.

Nutrire aspettative realistiche sugli altri


Una delle cose peggiori che possiamo fare in una relazione è nutrire
aspettative irrealistiche sul conto dell’altra persona. Per esempio, sarebbe
giusto attendersi che una persona appena conosciuta ci mostri rispetto, ci
ascolti, sia cordiale e cooperativa. Ma sarebbe ingiusto aspettarsi che sia
interessata a noi e a ciò che abbiamo da dire, che mostri entusiasmo, che
faccia molte domande e ci incoraggi. Se succede, tanto meglio! Assicuratevi
che le persone che vivono nel vostro mondo possano essere se stesse e che
voi glielo permettiate senza giudicarle in base ad aspettative irrealistiche.
Ecco un esempio. Di recente un amico mi ha chiesto aiuto: il problema,
mi ha spiegato, era che la danzata arrivava sempre in ritardo. Ovunque
andassero, o a qualunque ora si dessero appuntamento, lei arrivava sempre
venti minuti dopo. Il mio amico non ne poteva più, e mi ha chiesto come
aiutare la danzata a organizzarsi meglio e diventare puntuale. Gli ho
chiesto cosa ne pensasse la danzata, e lui mi ha risposto che sembrava
contenta così; ma ha aggiunto di pensare che lei dovesse «risolvere il
problema».
Le aspettative di quell’uomo erano davvero inappropriate! Il problema
non riguarda la danzata, che ha tutto il diritto di vivere come le pare; se
vuole arrivare sempre in ritardo ne ha piena facoltà. L’uomo non è tenuto a
restare con lei; è una sua decisione. Quello che non possiamo fare è imporre
a qualcuno le nostre aspettative e prescrivergli condizioni e poi, se quel
qualcuno non le rispetta, dire che ha un problema. Naturalmente possiamo
spiegargli che il suo comportamento ci dà fastidio, e persino dire che non
siamo più disposti a tollerarlo; ma non abbiamo il diritto di imporre a un
partner di essere la persona che vogliamo. Il punto è che spetta a noi
decidere di restare con quella persona e di accettarla per quello che è,
oppure di lasciarla; e lei ha il diritto di agire come vuole.
Pensate alle persone più vicine a voi e cercate di capire se anche voi vi
comportate nello stesso modo. Se provate irritazione nei confronti di quelle
persone, esaminate le aspettative che nutrite verso di loro e cercate di
stabilire se sono ragionevoli. Non misurate la «ragionevolezza» in base ai
vostri standard per poi imporli agli altri, perché ognuno ne ha di diversi.
Misurate la «ragionevolezza» in base a criteri oggettivi, per esempio:
«Questa persona mi maltratta?» Se la risposta è sì, allora è un
comportamento irragionevole. I maltrattamenti, le intimidazioni e
l’umiliazione sono comportamenti inaccettabili. Tuttavia, il modo in cui una
persona sceglie di usare il suo tempo o di comportarsi con voi è una scelta
che dipende da lei. Voi avete sempre il diritto di andarvene.

Se volete un quadro, cercate un artista


Quando nutriamo aspettative sugli altri, dobbiamo tener conto dei loro
limiti. Molto spesso chiediamo alle persone di essere qualcosa che non
possono essere o di fare qualcosa che non possono fare. Se volete un quadro
da appendere al muro farete bene a rivolgervi a un artista, o ad accettare
l’idea che il quadro potrebbe non essere molto bello. Se scegliete una
persona a caso e le chiedete di dipingervi un quadro, non è colpa sua se non
viene bene. È un problema vostro, perché avete chiesto a quella persona
qualcosa che non poteva darvi.
Un esempio frequente è il fatto che molti uomini non sanno leggere il
linguaggio del corpo, e quindi non riescono a cogliere l’umore o l’infelicità
delle altre persone. Se nella vostra vita c’è una persona così, allora è molto
irragionevole da parte vostra attendervi che costui sviluppi improvvisamente
quella capacità. È improbabile che accada. Non è lui ad avere un problema, è
semplicemente fatto così; il problema l’avete voi se non riuscite ad accettare
la cosa. Ovviamente quell’uomo si sforza di leggere il vostro linguaggio del
corpo, ma ha bisogno che voi gli spieghiate a parole i vostri sentimenti
perché possa capirli. Non lo aiutate se vi aspettate che vi legga nel pensiero!
Ricordate: se volete un quadro, trovate un artista. Se volete davvero un
partner che sappia leggere il linguaggio del corpo e sia sensibile alle vostre
esigenze inespresse, andatene a cercare uno; ma se scegliete di restare con
quello che non lo sa fare, o che magari non vuole, allora non lamentatevi. Sta
a voi scegliere se accettare un quadro dipinto da un dilettante!
Essere tolleranti signi ca capire che siamo tutti diversi, e il modo più
semplice per essere tolleranti è nutrire poche o nessuna aspettativa nei
riguardi delle persone che incontriamo, accettarle per quello che sono.
Ripeto: non siete tenuti a restare con una persona che non vuole neppure
provare a rispondere alle vostre aspettative, o che non ci riesce. Potete
scegliere di restare, ma a quel punto siete irragionevoli se vi lamentate o
avanzate pretese.

I gatti non parlano


Immaginate che un amico vi chiami una sera per dirvi che il suo gatto sta
morendo di fame. Chiedete perché. L’amico risponde: «Be’, ogni sera chiedo
al gatto se vuole pollo o pesce, e lui non risponde. Quindi non gli do niente
da mangiare». Non è il gatto quello a corto di intelligenza! A volte le persone
non sono in grado di fare ciò che chiedete loro, e infuriarsi non serve a
niente. Se siete arrabbiati con qualcuno, domandatevi se per caso non state
chiedendo a un gatto di parlare.
A questo punto è saggio rammentare a noi stessi alcune ovvie verità sulle
aspettative nei confronti delle persone. Per esempio:
• Non tutte le persone sono cordiali.
• Alcune persone non cambiano mai.
• Alcune persone non capiscono mai.
• Ad alcune persone non starete mai simpatici.
• Persone e Scimpanzé cambiano di giorno in giorno.
• Nessuno è completamente cattivo.
• Nessuno è completamente buono.
• Nessuno sarà d’accordo con tutto ciò che gli dite.

La regola dell’«uno su cinque»

A nessuno piace essere impopolari o venire fraintesi, ma nel mondo reale


succede. Se prendete cinque persone a caso e chiedete loro se vi trovano
simpatici o vi capiscono, è probabile che riceviate le seguenti risposte.
Uno di loro vi adorerà e vi comprenderà qualsiasi cosa diciate o facciate.
Resterà sempre al vostro anco.
Uno di loro vi troverà antipatici e non vi comprenderà, qualsiasi cosa
facciate.
Tre di loro saranno più equilibrati e vi valuteranno obiettivamente.
Milioni di persone appartengono a ciascuna di queste categorie, e non c’è
nulla da fare: perciò dovete accettare l’idea di avere dei nemici, che vi
criticheranno qualsiasi cosa facciate. Spesso queste persone sono molto
irragionevoli e sempre pronte a esprimere la propria opinione, e voi non
potete far nulla per cambiarle. Cercate di ignorare le critiche mosse
dall’astio, e ascoltate piuttosto la maggioranza equilibrata che vi sostiene e fa
commenti costruttivi, anche se a volte esprime qualche critica.
Riassunto dei punti chiave

• Riuscire a trarre il meglio dalle persone dipende dal modo in cui interagite
con loro e da quanto le capite.
• Nutrire idee preconcette o aspettative nei riguardi delle persone può
in uenzare il modo in cui vi relazionate a loro.
• Le relazioni migliori sono quelle in cui accettiamo l’altra persona per
quello che è e lavoriamo a partire da questa accettazione.
• Allontanatevi dalle persone i cui comportamenti e convinzioni non riuscite
ad accettare.
• Investite molto nelle persone cui tenete.
• La regola dell’uno su cinque signi ca che dovete accettare che alcune
persone non saranno mai contente di voi, non vi troveranno mai simpatici,
e non è detto che sia colpa vostra.

Proposta di esercizio
Valutare il nostro impatto sugli altri
Chiedetevi quale effetto sortite sulle altre persone dopo aver interagito
con loro. Le confortate o le criticate? Emanate energia o risucchiate
quella altrui? Scoprite quale effetto volete avere, e poi sforzatevi di
averlo in ogni interazione della giornata. Monitorate i progressi ogni
sera, attraverso la ri essione. Ricordate che a volte le persone non
cooperano malgrado tutti i vostri sforzi, ma rallegratevi dei successi che
riuscite a riscuotere.
Capitolo 8
La Luna del Branco
Come scegliere la rete di sostegno

• L’obiettivo del branco


• Selezionare il branco
• Tenere unito il branco
• I partner e il branco

La Luna del Branco rappresenta le persone che vi sostengono. È cruciale


avere le persone giuste nel vostro branco e capire quali sono i problemi
provocati dalla presenza di persone sbagliate. Un branco che vi sostenga
stabilizzerà le relazioni tra voi e tutti coloro che sono fuori dal branco.

L’obiettivo del branco


Che cos’è un branco?
Il branco è un gruppo ristretto di persone che vi sostengono, vi
arricchiscono e vi aiutano a sviluppare voi stessi; ma soprattutto potete star
certi che vi difenderanno e vi proteggeranno. Non vuol dire che ci
riusciranno sempre e che non vi deluderanno mai, ma quando vi ritrovate
con le spalle al muro potrete contare sul loro aiuto.

Perché abbiamo bisogno di un branco?


A parte il desiderio di avere compagnia, sia l’Umano sia lo Scimpanzé
sono felici di far parte di un branco, ma per motivi diversi. Quasi tutti gli
Scimpanzé hanno bisogno di un branco, e quasi tutti gli Umani lo
desiderano.
Perciò c’è una differenza. È importante, perché Scimpanzé e Umano
selezionano i membri del branco per ragioni differenti. E siccome è possibile
che scelgano persone diverse, le conseguenze possono essere drammatiche.
Oltre ad aiutarvi a radunare il branco, questo capitolo risponderà ad
alcune domande frequenti.

• Perché sento sempre il bisogno di compiacere gli altri?


• Perché mi preoccupo tanto di cosa pensano gli altri?
• Perché avverto sempre l’esigenza di fare buona impressione sugli altri?

Perché lo Scimpanzé ha bisogno di un branco


Iniziamo dallo Scimpanzé. In natura gli scimpanzé vivono in branco;
altrimenti è difficile che uno di essi sopravviva, perché un predatore o un
branco rivale può catturarlo facilmente. Se invece appartiene a un branco, ci
sono molti occhi ben aperti e molte orecchie vigili a proteggerlo. Quindi
nello scimpanzé l’istinto di appartenere a un branco è molto spiccato: è una
delle pulsioni più potenti che possieda.
La pulsione analoga nel vostro Scimpanzé interiore è altrettanto potente,
e lo spinge a cercare persone che lo proteggano. Il bisogno di appartenere a
un gruppo è così forte che spesso scendiamo a compromessi, anche nello
stile di vita, pur di continuare a farne parte. Pensate a come si comportano
gli adolescenti quando arrivano alla fase in cui si convincono di non aver
bisogno degli adulti. Solitamente si riuniscono in gruppi caratterizzati da
certi codici di condotta e stili di abbigliamento. Se il leader del gruppo porta
i calzini arancione, tutti li considerano «alla moda» e li indossano. Se di
punto in bianco il leader decide che vanno di moda i calzini verdi, tutti gli
altri passano al verde. Nel gruppo può esserci una lotta per il comando e il
gruppo può dissolversi e riformarsi spesso. Chiunque resti escluso dal
gruppo tende a soffrirne moltissimo. Una persona che crea problemi in
questo «branco» solitamente ne verrà esclusa, quindi è importante
conformarsi per essere accettati. Gli Scimpanzé interiori perciò si spulciano
a vicenda e fanno amicizia, soprattutto con gli Scimpanzé di rango più
elevato, per tutelarsi. Per farsi nuovi amici devono mostrarsi forti, quindi
fare buona impressione è molto importante. Essere esclusi dal branco
signi cherebbe quasi certamente la morte per lo Scimpanzé interiore.
Ecco perché il desiderio di essere accettati e approvati dal branco è così
forte. Il vostro Scimpanzé interiore vi sta dicendo che ci sono pericoli
ovunque e che dovete far parte di un branco. Per restare nel branco dovete
mostrarvi forti (e impressionare gli altri ogni giorno), essere popolari
(soddisfare tutti) e soprattutto assicurarvi che gli altri nutrano una buona
opinione di voi (deve importarvi di cosa pensano). Ecco la risposta alle tre
domande di poco fa; il risultato di questo istinto del branco è che lo
Scimpanzé inserisce alcuni Gremlin nel Computer, per esempio: «Devo
compiacere tutti», «Devo dimostrare continuamente quanto valgo», «Non
devo mai sbagliare», «Ogni piccola cosa è importante» e così via.
Inconsciamente ci convinciamo che le cose stiano proprio così e cerchiamo
di attenerci a quelle regole. L’istinto del branco è il fattore principale che
soggiace a queste convinzioni, che però possono essere apprese e consolidate
diventando un’abitudine dannosa.

Perché l’Umano vuole un branco


L’Umano basa le sue convinzioni sui valori della società. Ci piace
condividere esperienze e collaborare con gli altri, e quasi tutti gli Umani
vogliono costruire una società che si prenda cura di tutti i suoi membri,
soprattutto quelli vulnerabili. All’Umano piace la compagnia degli amici,
prova per loro rispetto e comprensione. L’Umano vorrebbe essere popolare e
riscuotere l’approvazione degli altri, ma capisce che non è il caso di
preoccuparsi di ciò che pensano gli altri, né di preoccuparsi se gli altri sono
infelici, perché spetta a loro rendersi felici, e non a noi. Dunque l’Umano ha
molti desideri in comune con lo Scimpanzé, ma per motivi assai diversi.

Colpo di scena!
Ma sorge un problema. Il colpo di scena è che l’Umano ha dirottato lo
Scimpanzé. Quest’ultimo sa che quasi tutte le persone che incontra nel
mondo si comportano come Scimpanzé, e che quando le persone sono in
tale modalità possono essere molto pericolose. Sa che per schivare i pericoli
deve diffidare degli estranei. Sa che non tutto il mondo può far parte del
vostro branco, e che non potete fare buona impressione o compiacere le
persone esterne al branco che vi criticano.
Ma l’Umano, convinto di vivere tra gli Umani e non tra gli Scimpanzé,
presenta a quest’ultimo i valori e le convinzioni della società: lo rassicura per
mezzo della logica, dicendogli che non viviamo in una giungla ma in una
società, e pertanto dobbiamo prenderci cura di tutti e compiacere tutti,
perché tutti appartengono al nostro branco. Lo Scimpanzé gli presta ascolto
e inizia a considerare ogni persona come un membro del suo branco. Il che
ha conseguenze disastrose, perché purtroppo non viviamo in un mondo
perfetto e molto spesso le persone non si comportano come Umani ma
come Scimpanzé.
Ora lo Scimpanzé è molto vulnerabile, perché non ha un branco
attentamente selezionato. Verrà attaccato e morso di frequente da Scimpanzé
che non appartengono al suo branco, ma che lui si sente tenuto a includervi
lo stesso. È chiaro che abbiamo un problema da risolvere. Lo Scimpanzé è
stato fuorviato dall’Umano e si è convinto di dover accettare tutti nel suo
branco. Ma in origine aveva ragione lui, e noi dobbiamo ascoltarlo. Il vostro
vero branco è composto da pochi Scimpanzé (poche persone che sono
davvero al vostro anco). Tutti gli altri (persone) non fanno parte del vostro
branco e possono aggredirvi. Quindi ciò che il resto del mondo (gli altri
branchi di Scimpanzé) pensa di noi non è importante.
Tuttavia abbiamo bisogno di equilibrio perché viviamo in società,
dopotutto, e sarebbe irragionevole non trattare tutti con il rispetto e la
cordialità tipici dell’Umano. Questo equilibrio si può raggiungere facendo sì
che il nostro Umano si imponga la regola di essere cordiale e affabile con
tutti. Ma dovete anche accettare la regola del vostro Scimpanzé, cioè che non
tutti fanno parte del vostro branco: per tutelarvi dai danni emotivi, non date
troppa confidenza in maniera indiscriminata. Per una volta prestate ascolto
allo Scimpanzé!

Tenere a freno l’istinto del branco


Controllate perciò che il vostro istinto del branco non sia fuori controllo.
Lo Scimpanzé ha la necessità di essere rassicurato e allevato. Ha bisogno di
un branco da compiacere e ha bisogno che il branco lo rassicuri e lo approvi.
Ma se lo Scimpanzé non capisce quali persone fanno parte del branco, e
cerca di compiacere e farsi approvare da tutti, vuol dire che la pulsione è
fuori controllo. Se perciò sentite la necessità di rendere tutti felici, di fare
sempre buona impressione, di ricevere approvazione, e se vi preoccupate di
ciò che gli altri pensano di voi, allora è probabile che il vostro istinto del
branco sia fuori controllo. Sedetevi e ride nite i con ni del vostro branco
(con l’esercizio presentato alla ne del capitolo). Decidete chi ne fa parte e
poi sforzatevi di compiacere quelle persone e di ricevere rassicurazioni da
loro. È improbabile che altri branchi vi accolgano a braccia aperte!
Ovviamente è utile essere cordiali e civili con tutti, ma tenete presente il
pericolo rappresentato da una pulsione del branco fuori controllo.

Selezionare il branco

La scelta dello Scimpanzé: le persone


di cui ha bisogno
Il vostro Scimpanzé è alla ricerca di individui forti che sappiano tenere al
sicuro il branco. Se il vostro Scimpanzé è un leader naturale (e le ricerche
suggeriscono che una persona su quattro ne abbia uno così) cercherà
seguaci forti. Se non lo è cercherà il leader naturale o una gura genitoriale.
Non stupisce perciò che la maggioranza degli Scimpanzé cerchi gli eroi o le
persone popolari.
Il vostro Scimpanzé interiore, probabilmente, cercherà anche gli
Scimpanzé in uenti e agiati, perché sono quelli che possono incrementare la
forza del branco e offrirci sicurezza. Anche l’Umano potrebbe voler
conoscere persone ricche, ma per motivi diversi!
Lo Scimpanzé quindi seleziona i membri del branco sulla base di ciò che
possono offrirgli, o di ciò che lui può offrire loro per sentirsi realizzato.
Sceglie sulla base dell’aspetto sico e di altre qualità super ciali, ma ricerca
anche la familiarità, che infonde un senso di sicurezza e conforto. Per
esempio, se incontrate qualcuno che è originario della vostra stessa città, o
che ha avuto esperienze di vita simili alle vostre, il vostro Scimpanzé vi
spingerà verso di loro. Il vostro Umano può avere molto poco in comune
con loro, ma se lo Scimpanzé si sente sicuro, trova un terreno comune e
familiare, le accetterà. I nostri Scimpanzé sono restii a darsi di persone
diverse da noi o con origini differenti. Le esperienze condivise e il passato
comune sono fattori che ci aiutano a formare un branco, ma possono
condurci a formarne uno difettoso.
Se incontriamo una persona che ammiriamo, o che gli altri stimano
molto, i nostri Scimpanzé tendono a ignorare la sua personalità e a lasciarla
entrare nel branco. Quando poi la conosciamo meglio, il nostro Umano può
pensare: «Ammiro la sua bravura, ma non è una persona piacevole», quindi
cambiamo idea e la estromettiamo dal branco.
Non dovete lasciare che sia lo Scimpanzé a scegliere le persone da
inserire nel branco. Solo perché una persona viene dalla vostra città, ha
avuto un’esperienza simile, è talentuosa e ricca, non vuol dire che si troverà
bene nel vostro branco. Lo Scimpanzé si basa sulle emozioni per selezionare
i membri del branco, e le emozioni possono essere inattendibili. Perciò è
importante capire chi accogliamo nel branco e perché – quale ruolo
svolgono? Ricordate che le prime impressioni sono opera dello Scimpanzé e
possono essere sbagliate (ma possono anche essere giuste). Rischiamo di
escludere membri validi dal branco o di includervi membri dannosi e
inappropriati.

La scelta dell’Umano: le persone che vuole


L’Umano ha programmi molto diversi: vuole circondarsi di persone che
la pensano come lui, che possano offrirgli amicizia e compagnia. Le sceglie
in base alle qualità signi cative che possiedono, e che hanno sede nel Centro
di Umanità: l’integrità, la sincerità, l’altruismo, la capacità di provare
rimorso, l’ottimismo, il senso dell’umorismo e così via.
Queste persone ci alleveranno e ci aiuteranno a svilupparci perché ci
comprendono, si prendono cura di noi e a volte ci mettono di fronte alla
realtà e ci dicono dove sbagliamo. Andiamo anche in cerca di Umani
affidabili e prevedibili. Prevedibili signi ca capaci di gestire il loro
Scimpanzé, in modo che non esca allo scoperto troppo spesso. E anche se lo
fa, il rischio di attacco è basso. L’Umano cerca dunque anime gemelle,
persone spiritualmente affini e amici.

Riuscire e sbagliare!
Come possiamo vedere, siete in due a selezionare i membri del vostro
branco: l’Umano e lo Scimpanzé. Il primo si basa sulla logica, cerca persone
dotate di Umanità e seleziona i membri del branco sulla base delle qualità
signi cative che possiedono. Al contrario lo Scimpanzé usa emozioni e
sensazioni e cerca persone in possesso di qualità piuttosto super ciali, come
bellezza e potere. Trovare il giusto equilibrio non è semplice.
Far entrare nel vostro branco persone destinate a farvi soffrire non è una
cosa saggia da fare, quindi è bene dedicare un po’ di tempo alla
composizione del branco. Le dimensioni del branco dipenderanno dal
numero di persone disponibili e in possesso dei requisiti giusti. Alcune
persone sono a proprio agio in un branco composto solo da sé e dal partner;
altri hanno branchi molto numerosi. La scelta è vostra, non ci sono regole.
Il problema sorge quando lo Scimpanzé sceglie una persona da inserire
nel branco e l’Umano non è d’accordo. Per esempio, una persona
inattendibile ed egoista non verrà scelta dall’Umano, ma se è simpatica ed
estroversa lo Scimpanzé può affezionarsi a lei. Un altro problema che sorge
spesso quando è lo Scimpanzé a selezionare il branco è che una persona può
tentare di conquistarci con l’adulazione. I nostri Scimpanzé si lasciano
ingannare dalle lusinghe e dalle parole gentili, e permettono a chi le usa di
entrare nel branco. Nella sua forma più grave, questo fenomeno si riscontra
spesso quando una persona ha un’autostima così bassa che il suo Scimpanzé
permette al partner di maltrattarla, sicamente o psicologicamente.
Accampa scuse: «Ma è una persona buona», «Non lo conosci come lo
conosco io» (e meno male!). Una donna o un uomo che subisce questi
maltrattamenti può imparare a riconoscere cosa succede, affrontare le
emozioni del suo Scimpanzé e imparare a costruire l’autostima e il rispetto
di sé per rimpiazzare l’insicurezza. Non è facile, e spesso serve l’aiuto di un
professionista.
Possiamo avere amici che appartengono ad altri branchi, che non ci sono
ostili, ma che non fanno parte della nostra cerchia ristretta. I tipici membri
del branco sono il partner, alcuni famigliari e gli amici stretti. Solitamente
decidiamo in modo istintivo la composizione del nostro branco, ma con un
po’ di attenzione possiamo risparmiarci molte sofferenze, riconoscendo e
differenziando tra un membro del nostro branco e una persona amichevole
ma estranea. Se sbagliamo, siamo come uno scimpanzé che va nel branco
sbagliato e viene aggredito, e magari anche ucciso. Forse sapete già per
esperienza cosa succede quando si accoglie l’amico sbagliato in un circolo
ristretto, e si nisce per esserne aggrediti; per questo è importante formare il
branco nel modo giusto.
I branchi non hanno una struttura ssa: i membri possono entrare e
uscire senza il vostro controllo. Aggrapparsi agli amici usciti dal branco è
spesso doloroso; occorre lasciarli andare e sapere sempre chi fa parte del
proprio branco e chi no.

Custodire il branco e i ruoli al suo interno

Il branco ha bisogno di cure: è importante che vi occupiate dei suoi membri.


Per farlo dovete riconoscere le loro esigenze e cercare di esaudirle. Ogni
membro del branco svolgerà un ruolo ai vostri occhi, e anche a quelli del
vostro Scimpanzé. È importante accertarsi di non imporre un ruolo a
qualcuno che non è in grado di sostenerlo. Per esempio, quasi tutti abbiamo
bisogno di una gura paterna o materna e solitamente sono i genitori a
svolgere questo ruolo. Ma in assenza dei genitori lo affidiamo a qualcun
altro: può trattarsi di un datore di lavoro dall’indole premurosa, o di una
gura professionale come un medico o un’infermiera. Imporre il ruolo
sbagliato e nutrire le relative aspettative nei confronti di una persona che
non è in grado di svolgerlo non può funzionare! Quando imponiamo un
ruolo a qualcuno e ci aspettiamo che lo assolva, e quel qualcuno non lo fa,
possiamo sentirci frustrati e arrabbiati, o si rischia che le persone
oltrepassino i con ni della correttezza professionale. Allo stesso modo, altri
possono imporre a noi un ruolo che non vogliamo svolgere. È importante
che, quando si stabiliscono i ruoli, le persone siano in sintonia tra loro.
Questo è vero soprattutto in un rapporto di coppia: cercare di trasformare il
partner in qualcun altro – in un genitore, o in un glio – per rispondere alle
nostre esigenze può essere disastroso.
Quando si crea una confusione di ruoli tendono a sorgere con itti. Un
esempio frequente è lo scontro tra suocera e nuora, che competono per le
attenzioni del glio/marito. La madre e la moglie hanno relazioni totalmente
diverse con l’uomo e svolgono ruoli differenti. Se si sfumano i con ni si crea
una competizione inutile tra i ruoli. Se riuscite a capire il ruolo svolto dagli
altri e quello che voi svolgete per gli altri, è molto più probabile che le
relazioni, le famiglie e i rapporti di lavoro funzionino armoniosamente.
Un ruolo molto importante nel branco è quello del leader. Sia lo
Scimpanzé sia l’Umano vogliono e hanno bisogno di un leader, ma per
motivi diversi. L’Umano può volere qualcuno che lo sostenga, un mentore o
un facilitatore, mentre lo Scimpanzé ha bisogno di un leader forte e
dominante per sentirsi protetto e condotto in battaglia. Chiarite il ruolo del
vostro leader!

I partner e il branco

In una coppia, uno dei partner può aspettarsi che l’altro svolga tutti i ruoli
importanti nella sua vita. È assai improbabile che la cosa funzioni: è difficile
che un partner possa rispondere da solo a tutte le nostre esigenze. Ci sono
alcune pulsioni, come la solidarietà femminile o maschile, che il nostro
partner non può esaudire (a meno che non sia del nostro stesso sesso).
Tentare di costringere una persona a rispondere a ogni nostra esigenza e a
svolgere tutti i ruoli può essere molto pericoloso, perché se la relazione va in
crisi restiamo senza più nessuno.
Ma questa è una decisione individuale e in certi casi può funzionare.

Riassunto dei punti chiave

• Comporre il branco è cruciale per rassicurare lo Scimpanzé.


• Riconoscete i diversi modi in cui Umano e Scimpanzé selezionano i
membri del branco.
• Le opinioni provenienti dall’esterno del branco non sono importanti.
• Chiarire i ruoli dei membri aiuta il branco a funzionare bene.
• Il branco ha bisogno di impegno per funzionare.

Proposta di esercizio
Creare il branco
Comporre il branco
Ride nite il vostro branco. Pensate attentamente a chi davvero ne fa
parte, e accertatevi che sia stato l’Umano a scegliere quelle persone.
Elencate i membri del vostro branco. Soprattutto scoprite chi non
appartiene al branco, con quali persone è poco saggio con darsi e su
chi è meglio non fare affidamento.

Chiarire i ruoli dei membri del branco


Pensate a cosa vi offre ogni componente del branco e a cosa voi offrite a
loro. Cercate di accorgervi quando chiedete a un membro del branco di
svolgere un ruolo inadatto a lui, e trovate una persona più appropriata
per rispondere a quelle esigenze. Mettere per iscritto le vostre esigenze
è un buon punto di partenza.

Investire nel branco


Una volta appurato chi sono i membri del branco, ritagliatevi del tempo
per interagire con loro. Prendetevi cura del branco, perché se una
persona si sente trascurata può decidere di andarsene. Chiedetevi che
cosa avete fatto di recente per ciascun membro.
Capitolo 9
Il Pianeta Connesso
La comunicazione efficace

La comunicazione
• Quattro modi per comunicare
• Il Quadrato della Comunicazione
• Prepararci a conversazioni importanti
• Gestire i con itti irrisolti

Ora che abbiamo scoperto come funzionano la Mente Psicologica e il


Pianeta degli Altri, possiamo vedere in che modo interagiscono due menti.
L’incapacità di comunicare efficacemente conduce spesso a frustrazioni e
con itti; quindi vale la pena di dedicare un po’ di tempo a migliorare le
nostre capacità comunicative. Lasciatemi dire una cosa ovvia: se non ci
impegniamo per imparare a comunicare meglio, non possiamo lamentarci
se non vediamo progressi.

Quattro modi per comunicare

Ci sono quattro modi in cui due persone possono comunicare. Ciascuna


delle due persone può essere in modalità Scimpanzé o in modalità Umana.
Nel primo caso la conversazione sarà emotivamente carica e non
necessariamente improntata alla logica. Nel secondo la conversazione sarà
logica e non emotivamente carica. Ciascuna persona può spostarsi molto
rapidamente dall’una all’altra modalità.
La conversazione ideale tra due individui è quella tra i due Umani, perché
sarà improntata alla logica e alla calma. Lo scenario da incubo sarebbe una
conversazione tra due Scimpanzé: uno scambio saturo di emozioni che
potrebbe comportare molti attacchi e contrattacchi. E se una delle persone è
in modalità Umana e l’altra è in modalità Scimpanzé? Anche in questo caso,
è improbabile che la conversazione sia molto costruttiva.

Il segreto per comunicare bene è essere preparati. Quindi osserviamo


anzitutto le basi della comunicazione e poi stiliamo una checklist per
preparare una conversazione signi cativa. In ne vedremo in breve come
affrontare i con itti irrisolti.

Il Quadrato della Comunicazione

Il Quadrato è la base della comunicazione e ha quattro angoli e un centro.


Per promuovere una comunicazione efficace è utile ricordare questa
rappresentazione schematica.

Il «sentiero infinito della persona sbagliata»


Se non azzeccate il centro del Quadrato, probabilmente sprecherete il
vostro tempo. Il «sentiero in nito della persona sbagliata» è un fenomeno
molto comune. È incredibile come, quando abbiamo un problema con
qualcuno, per risolverlo tendiamo a rivolgerci a chiunque tranne che alla
persona in questione. E così ci smarriamo lungo un sentiero popolato da
persone sbagliate che non sono mai in grado di soddisfarci o di risolvere la
situazione. Quindi ci lamentiamo e ci sfoghiamo con chiunque ci capiti a
tiro. Forse ora siamo diventati noi il problema; e possiamo legittimamente
esporci a critiche.
Parlare con la persona giusta ci farebbe risparmiare molto tempo, fatica e
stress emotivo. Il motivo per cui solitamente non parliamo con la persona
giusta è la mancanza di assertività, quindi mi occuperò subito di questo
tema.

Assertività o aggressività?
Essere assertivi signi ca spiegare a una persona cosa è accettabile nel
nostro mondo e cosa no, e perché; e farlo in modo calmo e senza esprimere
emozioni. Al contrario, essere aggressivi signi ca esprimere emozioni e
comportamenti in maniera irruente per far passare il nostro messaggio.

COMUNICATORE COMUNICATORE
ASSERTIVO AGGRESSIVO

Rimuove le emozioni dalla Trabocca


conversazione. di emozioni.

Sceglie attentamente Evoca emozioni nell’altra


le parole. persona.

Se vi soffermate a pensare allo Scimpanzé che vive dentro l’altra persona,


capirete facilmente quale sarà la sua reazione emotiva a queste due diverse
modalità di presentazione. Un approccio aggressivo farà sicuramente
svegliare lo Scimpanzé, che a quel punto potrà fare due cose: reagire
all’attacco o battere in ritirata. In entrambi i casi, è improbabile che la
persona ascolti il vostro messaggio, perché le sue emozioni hanno preso il
sopravvento e il suo Scimpanzé persegue programmi propri. Se invece siete
assertivi è molto più improbabile che lo Scimpanzé dell’altra persona esca
allo scoperto, ed è molto più probabile che la persona vi ascolti e reagisca in
modo appropriato.
Allora, quali sono le semplici regole dell’assertività? Sono tre, e vanno
applicate tutte e tre per garantire l’efficacia della comunicazione.

1. Dite alla persona cosa non volete, usando la parola «io».


2. Ditele come vi fa sentire.
3. Ditele ciò che volete, usando la parola «io».

Per far passare meglio il messaggio potete anche dire che vorreste essere
ascoltati senza interruzioni, e potete enunciare i fatti per come li vedete. È
sempre utile ringraziare l’altro per avervi ascoltati.
Ecco un esempio di come funziona.
Immaginiamo che siate arrivati in ritardo a un appuntamento, per
qualsiasi motivo. La persona che dovevate incontrare è molto arrabbiata, e
quando arrivate inizia ad alzare la voce: vi accusa di maleducazione.
Ricordate di non esprimere emozioni attraverso la voce, altrimenti
evocherete una reazione emotiva nell’altra persona e la situazione non farà
che peggiorare. È meglio aspettare che l’altro abbia smesso di gridare, perché
anche interromperlo potrebbe aggravare le cose. Quindi, lasciate che il suo
Scimpanzé si sfoghi, ma non reagite!

1. Dite: «Io vorrei che tu ascoltassi che cos’ho da dire, senza interrompermi.
Grazie».
2. Dite: «I fatti, per come li vedo io, sono i seguenti: io sono arrivato in
ritardo perché io ho calcolato male i tempi, e per questo ti chiedo scusa».
3. Dite: «Io non voglio che tu mi strilli in faccia».
4. Dite: «Quando gridi io mi sento minacciato».
5. Dite: «Io vorrei che tu mi parlassi con un tono di voce pacato. Grazie».

Notate l’uso del pronome «io». È molto importante dire «io» anziché
qualcosa del tipo: «Per favore non strillarmi in faccia». A prima vista,
sembra non esserci niente di male nel dire così: potrebbe funzionare. Ma
l’assertività trasmessa con l’uso della parola «io» dice chiaramente
all’interlocutore che voi non siete soddisfatti della situazione e che avete
un’opinione in proposito. «Per favore non strillarmi in faccia» è una
richiesta, non un’affermazione.
Se rileggete le tre affermazioni assertive elencate poco sopra, e le
pronunciate a voce alta in tono pacato ma fermo, imparerete a usarle. Ora
riprovate a dirle, ma stavolta con molta emozione: così capirete la differenza
tra aggressione e assertività. La differenza non è nel contenuto, ma nel modo
in cui viene espresso. Pensate inoltre a come vi sentireste nei panni della
persona che riceve l’approccio aggressivo, e quali emozioni evocherebbe nel
vostro Scimpanzé.
Allora, perché tante persone non sono abbastanza assertive? Di solito è
colpa dei Gremlin. Le convinzioni più diffuse sono basate su idee come:
«Non sono all’altezza degli altri» o «Non ho ducia in me stesso» o «I miei
sentimenti non contano». Molto spesso la pulsione del branco, che ci fa
desiderare di essere accettati, si trasforma in un Gremlin fatto di convinzioni
e comportamenti. «Devo piacere a tutti», «Devo sempre accontentare gli
altri» e quindi «Non ho diritti». Questa è una carenza di autostima, e
occorre porvi rimedio. Se non siete assertivi ma vorreste esserlo, dovete
cercare di capire cosa ve lo impedisce. Altri pensieri distruttivi: «Questo non
è il mio mondo, vivo in un mondo che appartiene ad altri», «Non ho il
permesso di esprimere le mie emozioni», «Non so dire di no alle persone
(perché devo accertarmi che siano soddisfatte di me)».

Gli angoli
Ora torniamo al Quadrato della Comunicazione e mettiamo al loro posto
gli angoli.

• Il momento giusto
• Il posto giusto
• Il programma giusto
• Il modo giusto

Il momento giusto
Se scegliete il momento sbagliato, per esempio quando la persona non
può ascoltarvi o la conversazione deve svolgersi in fretta, è meno probabile
che la comunicazione riesca. C’è bisogno di tempo per spiegarsi bene. Un
errore su questo punto non fa che peggiorare la situazione, perché ci
sentiremo frustrati per aver affrontato il problema solo in parte. Accertatevi
di avere a disposizione il tempo necessario per ascoltare l’altra persona e per
enunciare ciò che volete, perché potrebbe essere difficile riprendere una
conversazione interrotta. Il momento deve inoltre essere giusto nel contesto
degli eventi. A volte può essere molto utile restare in silenzio nché la
situazione si calma.

Il posto giusto
Se sbagliamo il luogo (troppo rumoroso o affollato) sarà difficile
concentrarci sul messaggio. Inoltre i due Scimpanzé si agiteranno, e questo
non va bene! Assicuratevi di essere in un luogo abbastanza riservato se
dovete avviare una conversazione difficile. Se dobbiamo parlare di questioni
personali non vogliamo che qualcuno origli le nostre parole. Un luogo
neutrale, fuori dal territorio di entrambi gli interlocutori, è spesso il posto
migliore.

Il programma giusto
Il raggiungimento di un programma è di frequente ostacolato da due
potenziali insidie: avviare la conversazione con uno scopo personale
implicito e lasciarsi distrarre da programmi sbagliati allontanandosi dal vero
argomento della conversazione. Questo può incrementare la frustrazione e il
nervosismo.
Chiarire a voi stessi gli obiettivi è molto importante perché, se non siete
certissimi dell’argomento di cui volete discutere, le probabilità di successo
diminuiscono. Inoltre, è molto facile lasciarsi distrarre e trascinare verso
altri programmi. Cercate di accorgervene e di attenervi a quelli originari. È
utile enunciarli subito, all’inizio della conversazione, o addirittura metterli
per iscritto. (Non dimenticate che anche l’altra persona può avere dei
programmi, ed è utile chiederglielo prima di iniziare.) Assicuratevi di non
deviare dai programmi che avete in mente perché sono troppo difficili da
affrontare: è chiaro che, a lungo andare, questo errore genererebbe
confusione e frustrazione.
La cosa più importante, per ssare i programmi, è riconoscere che siete in
due ad avviare la conversazione con l’altro: voi e il vostro Scimpanzé.

I programmi dello Scimpanzé


I programmi dello Scimpanzé si basano sulle emozioni e solitamente su
una mentalità dualistica: «vittoria o scon tta». Sono le regole che vigono
nella giungla, che è un mondo in bianco e nero nel quale non esistono vie di
mezzo. Quindi, al termine della conversazione, lo Scimpanzé valuterà di
aver vinto o perso. Vorrà esprimere le sue emozioni e si lancerà all’attacco di
qualsiasi difetto dell’altra persona e si difenderà da ogni possibile critica,
reale o percepita. Inoltre vorrà fare buona impressione e apparire innocente.
Se non è innocente, si giusti cherà dicendo che è stato provocato o messo in
una situazione insostenibile.

Franco e Pietro e i quattro programmi


Franco e Pietro sono vicini di casa, e si incontrano per parlare di una
siepe di Franco che toglie luce al giardino di Pietro.
Iniziamo da Franco, e dividiamo la sua mente in Umano e Scimpanzé.
L’Umano vorrà una risoluzione paci ca e che l’esito della conversazione
soddis entrambi gli interlocutori: capirà che può essere necessario un
compromesso, e che è importante mantenere il senso della prospettiva.
Perciò, benché Franco possa adorare la sua alta siepe, ragionevolmente
capirà che al suo vicino dà fastidio.
Ma lo Scimpanzé di Franco non vuole saperne. Se è uno Scimpanzé tipico
avrà già deciso che la siepe rappresenta il suo territorio, e non avrà
intenzione di cedere. La richiesta di Pietro gli sembrerà una s da al suo
potere, al suo ego e alla sua posizione dominante. Quindi lo Scimpanzé vede
solo due esiti possibili: vittoria o scon tta.
Ci sarà poco spazio per i compromessi e cedere alle richieste dell’altro
sarà impossibile. Si tratterà solo di scegliere i fatti giusti per sostenere le
convinzioni dello Scimpanzé e attenersi a essi. Se necessario, lo Scimpanzé
potrà usare minacce emotive o posture del corpo per rivendicare il
predominio.

Anche Pietro entrerà nella conversazione con due menti. L’Umano


probabilmente avrà programmi simili a quelli dell’Umano di Franco: vorrà
un compromesso e una discussione civile. Vorrà ascoltare il punto di vista
dell’altro, cercare di capirlo e poi, se necessario, cambiare opinione.
Ma lo Scimpanzé sarà pronto a dare battaglia, vedrà la siepe come un
affronto ai suoi diritti e penserà che un altro Scimpanzé voglia invadere il
suo territorio. È chiaro che, se queste due persone non riconoscono i
reciproci programmi, gli Scimpanzé possono dirottarli con conseguenze
orribili.

PROGRAMMI FREQUENTI DEGLI SCIMPANZÉ


Uno Scimpanzé vuole probabilmente:
• Vincere
• Esprimere emozioni
• Attaccare l’altra persona
• Difendersi
• Far passare la sua idea
• Non cedere e non cambiare opinione
• Uscirne bene e apparire innocente
• Se colpevole, giusti carsi perché provocato e vittima di sopraffazioni

Il modo in cui lo Scimpanzé cercherà di assicurarsi questi obiettivi è


tentare di imporre il suo dominio sull’altra persona parlando per primo e
gridando più forte. Non ascolterà l’altra persona ma aspetterà di poter
ribadire il suo punto di vista; non cambierà opinione ma insisterà sulle
verità in cui crede. Sarà restio a cambiare idea perché ai suoi occhi
equivarrebbe a perdere la battaglia, e lui non ha alcuna intenzione di
perdere! Quindi non cederà di un millimetro. Si concentrerà sul problema e
su come lo fa sentire, e non sulla soluzione.

Il metodo dello Scimpanzé


In una situazione con ittuale, lo Scimpanzé:

• Grida ed è emotivo
• Interrompe l’interlocutore inappropriatamente
• Usa parole emotivamente cariche
• Domina con la velocità e il volume della voce
• Domina e intimidisce con il linguaggio del corpo
• Si concentra sul problema
• Si basa sulle emozioni
• È subdolo se necessario

I programmi dell’Umano
Al contrario, l’Umano non si pre gge di «vincere o perdere» ma di
raggiungere un esito ragionevole in grado di soddisfare entrambi gli
interlocutori. L’Umano non ragiona in bianco e nero, ma in sfumature di
grigio. Accetta l’idea che può sbagliarsi o che possa esserci una spiegazione
diversa. Quindi può cambiare opinione ed è disposto ad ascoltare l’altro per
accertarsi di aver compreso la situazione. Perciò l’Umano guarda fuori da se
stesso, alle altre persone o alla legge, per scoprire cosa è corretto, reale e
accettabile. Non necessariamente sarà d’accordo, ma può accettarlo. Può
rendersi conto che un’opinione è solo un’opinione, e non signi ca che
qualcuno ha vinto e qualcuno ha perso. Sa tenere a freno le emozioni e
ascoltare PRIMA l’altra persona e il suo punto di vista. Si concentra sulla
soluzione e non sul problema. Parla lentamente e in tono calmo, cerca di
capire l’altro prestandogli ascolto.

PROGRAMMI FREQUENTI DELL’UMANO


L’Umano cercherà di:
• Capire dapprima l’altra persona
• Permettere all’altra persona di esprimersi
• Raccogliere tutte le informazioni ascoltando
• Cercare una soluzione
• Usare i fatti anziché le emozioni e le impressioni

Il metodo dell’Umano
In uno scontro, l’Umano cerca di:

• Restare calmo
• Usare parole «cordiali», non cariche di emozioni
• Ascoltare prima di tutto
• Capire il punto di vista dell’altro
• Essere aperto alla possibilità di cambiare opinione
• Riconoscere che le opinioni non sono fatti
• Ragionare e discutere
• Trovare un terreno comune
• Usare il ragionamento per tentare di raggiungere un accordo
• Scendere a compromessi per provare ad accontentare tutti
• Accettare le differenze

La scelta è vostra
Solitamente, se lasciamo che la natura faccia il suo corso, i due Scimpanzé
si danno battaglia e ha luogo uno scontro molto spiacevole. Poi, quando si
sono calmati e se non sono stati inferti troppi danni, la palla passa ai due
Umani, che cercano di raggiungere una soluzione di compromesso. Mentre i
due Umani hanno una conversazione costruttiva, uno o entrambi gli
Scimpanzé possono risvegliarsi e tornare all’attacco, interrompendola.
Il modo più costruttivo per affrontare la conversazione è che ciascun
Umano discuta prima con il suo Scimpanzé e scopra cosa vuol dire e perché.
Poi ciascun Umano dirà al relativo Scimpanzé che una parte di ciò che vuole
è distruttiva e non si potrà ottenere, e un’altra parte è ragionevole. L’Umano
a questo punto parlerà anche a nome dello Scimpanzé, per le sue
rivendicazioni più ragionevoli, e lo farà in maniera costruttiva per ottenere
un esito positivo. Questo è il primo passo ideale per affrontare una
conversazione difficile; ma è improbabile che vada così, perché la maggior
parte delle persone non sa neppure di possedere uno Scimpanzé, o se lo sa
sceglie di lasciarlo parlare liberamente, anziché far parlare l’Umano a suo
nome.

Il modo giusto
Prima di avviare una conversazione, chiedetevi se non sia meglio
comunicare per lettera o per email. Questi metodi possono comportare
alcuni svantaggi, ma ci sono due evidenti bene ci. Il primo è che vi danno il
tempo di pensare attentamente a che cosa volete dire e a come volete dirlo; il
secondo è che l’altra persona avrà tempo di ri ettere sulle vostre parole
prima di rispondere. In alcune occasioni potrebbe essere appropriato
comunicare tramite una terza persona.
Ipotizzando però che abbiate deciso di avere una conversazione faccia a
faccia, vediamo come potete farlo nel modo giusto. Pensate a come
esordirete e a come andrete avanti. Prima di iniziare dovete trovare lo stato
mentale appropriato, accertandovi che il «modo giusto» di condurre la
conversazione equivalga al «modo Umano».

Punto chiave
Prepararvi è la cosa migliore che possiate fare per aumentare le
probabilità di successo in una conversazione importante.

La presentazione e il «confezionamento»
della comunicazione
Il modo in cui presentiamo il nostro messaggio è cruciale se vogliamo
ottenere un esito positivo. È un po’ come vendere un prodotto o offrire un
regalo: molto dipende dalla presentazione e dal confezionamento. È un
aspetto così importante che gli dedicheremo un po’ di spazio.
Ogni volta che comunichiamo, il nostro messaggio viene confezionato in
un certo modo. Per esempio: avete preso un caffè al bar, vi siete seduti al
tavolo e poi siete andati al bancone a prendere un cucchiaino con cui
mescolare lo zucchero; tornando vi accorgete che qualcuno si è seduto al
vostro posto. Volete farglielo presente: questo è il semplice messaggio. C’è
un’in nità di modi in cui potete «confezionarlo»: potete gridare e alzare la
voce; sorridere e parlare piano; torreggiare sopra l’altra persona per fare
sfoggio di potere; farle gli occhi dolci o incenerirla con lo sguardo; chiedere
per favore oppure aggredirla e iniziare dicendo: «Questa è la mia sedia». In
tutti questi casi avrete scelto certe modalità di confezionamento. Per
sempli care le suddividerò in quattro gruppi:

• Linguaggio del corpo


• Intonazione
• Uso delle parole
• Atmosfera

Il linguaggio del corpo


Il linguaggio del corpo non è un mistero: ciascuno di noi lo interpreta
ogni giorno. La scienza ci dice che le donne sono molto più brave degli
uomini a leggere una situazione attraverso gli indizi non verbali. Come
abbiamo visto nei capitoli precedenti, sono i nostri Scimpanzé a leggere il
linguaggio del corpo degli altri, e spesso lo fanno senza che l’Umano se ne
accorga.
Il linguaggio del corpo è semplicemente il nome che diamo ai messaggi
che inviamo senza parlare, usando le espressioni del viso, la postura e i
movimenti. Un esempio semplice è quando una persona vuole smettere di
comunicare con noi: distoglie lo sguardo, incrocia le braccia e sospira.
Questi tre gesti sono segnali molto chiari.
Il linguaggio del corpo deve sempre essere contestualizzato, e anche le
differenze culturali svolgono un ruolo molto importante nel nostro modo di
agire. Questo argomento è stato oggetto di approfondite ricerche, e qui non
lo affronteremo nel dettaglio. Ma è importante accorgerci dei segnali che
inviamo con il corpo, perché in uenzano le nostre interazioni con gli altri.

Esempi di linguaggio del corpo


Se incombiamo sull’interlocutore questi si sentirà intimidito e
minacciato, e il nostro messaggio potrebbe essere frainteso e associato a
emozioni negative. Equivale a un’invasione dello spazio personale. Tutti
abbiamo uno spazio intorno a noi che crediamo ci appartenga, e quando
qualcuno si avvicina troppo ci sentiamo subito a disagio. L’estensione di
questo spazio varia da cultura a cultura e da persona a persona, ma la regola
generale è che siamo programmati per sentirci a nostro agio a un braccio di
distanza dall’altra persona. Se qualcuno si avvicina più di così ci sentiamo
infastiditi, a meno che non siamo noi ad accogliere l’altro.
Le braccia conserte di solito signi cano che ci sentiamo attaccati e ci
siamo messi sulla difensiva. Può anche signi care che percepiamo un
sovraccarico di informazioni o non siamo sicuri di volerle ricevere.
D’altronde può anche darsi che sentiamo freddo, o che facciamo questo
gesto per abitudine! Il punto è che se incrociamo le braccia è probabile che
l’interlocutore ne ricavi un’impressione negativa.
Quando parliamo con le persone di solito le guardiamo in faccia, e la loro
espressione ci dice cosa provano. Quando incontriamo una persona che ci
piace, le nostre pupille si dilatano e gli altri se ne accorgono e si sentono più
a loro agio con noi. Se una persona non ci sta simpatica le pupille tendono a
contrarsi, e lei può accorgersene e sentirsi a disagio.
Sui nostri volti appaiono anche le cosiddette microespressioni:
espressioni che caratterizzano stati emotivi molto acuti e durano meno di un
quarto di secondo.
C’è chi afferma che alcune persone sanno leggere le microespressioni e
sanno riconoscere quando gli altri mentono. In realtà la scienza ci dice che
pochissimi ne sono capaci. Ma poiché le microespressioni sono involontarie,
se lmiamo una persona che parla e poi la riguardiamo al rallentatore
possiamo cogliere certi segnali, che possono essere indizi di una bugia,
esaminando tutte le parti del viso, dalle labbra agli occhi, dalle sopracciglia
al naso e ai muscoli della bocca.
Il cervello della persona media sa riconoscere quando l’interlocutore
mostra emozioni intense come la rabbia, la noia o lo stress. Secondo alcuni
ricercatori il linguaggio del corpo costituisce oltre la metà del messaggio
trasmesso: e lo sappiamo leggere naturalmente, senza bisogno di imparare
nulla! L’importante è non sopravvalutarlo, benché valga comunque la pena
di ri ettere su come usiamo il corpo quando interagiamo con gli altri.
Poiché la comunicazione non verbale si svolge solitamente tra i due
Scimpanzé, è importante evitare errori comunicativi con lo Scimpanzé
dell’altra persona.

L’intonazione
Circa un terzo della comunicazione dipende dall’intonazione della voce,
che si può suddividere in tre aspetti: velocità, volume ed enfasi.

Velocità
La velocità con cui parliamo può trasmettere molte emozioni: fretta,
irritazione, entusiasmo, incertezza… Quando una persona parla
velocemente mette all’erta lo Scimpanzé dell’interlocutore, che interpreterà
questa rapidità a seconda del contesto in cui appare. Al contrario, se
parliamo lentamente lo Scimpanzé si rilassa e quindi l’Umano
dell’interlocutore può rispondere più facilmente. È anche vero che imitiamo
ciò che vediamo e sentiamo: se qualcuno parla in fretta è più probabile che
anche noi lo facciamo, e così pure se l’interlocutore ci parla lentamente.

Punto chiave
Parlare in modo equilibrato ci aiuta a trasmettere i messaggi nel modo
che intendiamo, e aiuta l’altro ad ascoltarci.
Volume
Il volume a cui parliamo sortisce lo stesso effetto della velocità sullo
Scimpanzé, perché anche lui tende a imitare il volume e il tono di voce del
suo interlocutore.
Ho preso in prestito per qualche minuto il glio di tre anni di un amico
per dare ai miei studenti una dimostrazione pratica di come le persone
tendano a imitare il volume dell’interlocutore. Ho chiesto al bambino dove
fosse stato quel giorno. Abbiamo parlato della sua visita allo zoo e io ho
iniziato intenzionalmente ad alzare la voce. Il bambino mi ha imitato e
abbiamo nito per strillarci praticamente in faccia. A quel punto si è
veri cato un altro fenomeno interessante: il piccolo ha invaso il mio spazio
personale e mi si è avvicinato per assicurarsi che lo sentissi bene! Dopo
essere rimasto quasi sordo, ho abbassato il volume della voce n quasi a un
sussurro, nel giro di poche frasi. Come per magia il bambino mi ha imitato,
ha abbassato la voce ed è indietreggiato da me. Ma quando siamo arrivati a
bisbigliare, si è avvicinato di nuovo per essere sicuro che lo sentissi. Alla ne
siamo tornati al volume normale e lui non si era reso conto di niente.
Pensateci, quando parlate con qualcuno. Forse non vedrete una reazione
così netta, ma pensate all’effetto che potete fare sullo Scimpanzé del vostro
interlocutore.
Dunque, il modo migliore per tranquillizzare lo Scimpanzé di un’altra
persona e far sì che l’Umano ci presti ascolto è parlare lentamente e a volume
normale o basso. Come con il linguaggio del corpo, anche qui è importante
contestualizzare: a volte quando una persona parla lentamente e a bassa voce
in modo non appropriato alla situazione, può essere molto irritante e
rappresentare una forma passiva di controllo sugli altri. In questi casi è quasi
certo che lo Scimpanzé si risveglierà.

Enfasi
L’enfasi è un aspetto molto interessante. Enfatizzare una parola piuttosto
che un’altra in una frase può cambiarne completamente il signi cato. Per
esempio, prendiamo la frase «Io penso che tu abbia una voce molto bella». Il
signi cato cambia a seconda della parola su cui poniamo l’accento. Ecco
quattro versioni:
Quando enfatizziamo… Può significare
Io penso che tu abbia una voce molto Lo penso solo io.
bella.

Io penso che tu abbia una voce molto Non ne sono sicuro.


bella.

Io penso che tu abbia una voce molto La tua voce è migliore di quella degli altri.
bella.

Io penso che tu abbia una voce molto È la tua dote più spiccata.
bella.

Ci basta alzare o abbassare la voce all’inizio o alla ne di queste frasi e il


signi cato cambia ancora. Di solito, la voce che si alza al termine di una
frase implica una domanda, o una s da; ma in alcune lingue è semplice
abitudine. Questo dimostra che l’enfasi che diamo alle nostre frasi dev’essere
contestualizzata.

L’uso delle parole


Lo scimpanzé nella giungla usa rami, denti e pugni come armi per
aggredire i suoi simili. Se vuole inviare un messaggio di amicizia, può offrire
cibo o spulciare un altro scimpanzé.
Noi umani usiamo soprattutto il linguaggio per comunicare: le parole
possono essere un’offerta di amicizia o gentilezza ma possono essere anche la
più letale delle armi. Attenzione: un attacco verbale sferrato da una
persona nei confronti di un’altra equivale esattamente a un attacco
sferrato da uno scimpanzé a un altro, con i denti e i pugni, e i danni
inferti possono essere altrettanto gravi.
Vediamo due usi molto diversi che possiamo fare delle parole: come
strumento comunicativo o come arma.
Il primo utilizzo richiede una certa dose di ri essione. Se volete tagliare
un pezzo di legno, non userete un cacciavite. Allo stesso modo, scegliere la
parola sbagliata in una conversazione può avere conseguenze gravi. Uno dei
motivi è che quella parola viene udita sia dall’Umano sia dallo Scimpanzé
dell’altra persona. L’Umano ne percepisce l’aspetto logico, lo Scimpanzé
quello emotivo. Tutte le parole che usiamo hanno un contenuto emotivo:
quando le sentiamo vi associamo emozioni e rilasciamo sostanze chimiche
nel cervello che in uenzano il nostro stato d’animo. Alcune parole, come
«morte» e «amore», sono molto cariche di emozioni, mentre altre, come
«mela» o «tavolo», hanno uno scarso contenuto emotivo. Ovviamente si
tratta di un fenomeno molto soggettivo, perché la stessa parola può suscitare
una reazione diversa in persone diverse. Perciò, se dite a qualcuno: «Odio il
mio vicino di casa», l’uso del verbo «odiare» provocherà una certa reazione
nell’interlocutore e anche in voi stessi, a causa del rilascio di sostanze
chimiche nei rispettivi cervelli. Se invece aveste detto: «Il mio vicino non mi
sta molto simpatico», avreste suscitato una reazione molto diversa nel vostro
cervello e in quello dell’interlocutore, e ne sarebbero seguite sensazioni
differenti per entrambi. Le parole che scegliete evocano reazioni emotive in
voi e negli altri. Se allo Scimpanzé non piacciono le parole che sente, esce
subito dal suo box per esprimere un’opinione.
Con le parole possiamo aggredire anche noi stessi. Se vi dite: «Sono una
persona inutile», aspettatevi che le reazioni chimiche nel vostro cervello
siano negative! La scelta spetta a voi.
Vediamo alcuni esempi di come la semplice sostituzione di una parola
possa in uenzare il vostro Scimpanzé.
Ricorderete, da un capitolo precedente, che «devo» e «posso» sortiscono
effetti molto diversi sul signi cato di una frase ed evocano emozioni
differenti. Il verbo «dovere» implica un’aspettativa o una previsione cui
attenersi: se non la rispettiamo, abbiamo fallito nel nostro mondo. La parola
«dovere» è solitamente associata a sensazioni come la colpa, l’insuccesso, la
minaccia e il senso di inadeguatezza. E tutto ciò solo perché abbiamo scelto
quel verbo. «Posso», invece, non evoca fallimenti o aspettative da rispettare,
ma un senso di possibilità, la libertà di scelta, le opportunità e la speranza.

POSSO DEVO

«Avrei potuto vincere quella gara.» «Avrei dovuto vincere quella gara.»
Lascia spazio per l’analisi della situazione, Mette sotto pressione e dichiara
per ri ettere e riprovarci, più preparati, la l’insuccesso.
volta successiva.

«Posso dimagrire.» «Devo dimagrire e vivere sano.»


Dà speranza e schiude possibilità. Evoca pressione, senso del dovere e forse
giudizi.

«Potresti chiederle scusa.» «Devi chiederle scusa.»


Spinge a ri ettere e a scegliere, senza Evoca nello Scimpanzé sensazioni di
ostilità. resistenza e colpa.

Naturalmente a volte è necessario il verbo «dovere», e a volte il verbo


«potere» è inappropriato, ma al momento di scegliere è bene aver presente la
differenza.
Provate a leggere queste due frasi e a ri etterci per conto vostro.

• «Voglio che tu mi prepari un caffè.»


• «Vorrei che tu mi preparassi un caffè.»
Il primo è un ordine, il secondo è un suggerimento e una richiesta, che vi
lascia liberi di scegliere.
Sono molto pochi gli Scimpanzé a cui piace sentirsi dare ordini: quasi
tutti preferiscono poter scegliere da soli. Dire «Voglio che tu…» solitamente
implica potere e autorità esercitati da una persona su un’altra, e può generare
nello Scimpanzé risentimento o aggressività.
Pensate attentamente alle parole che scegliete e all’effetto che faranno
sugli altri. Trovando il tempo per ri ettere sulle parole che usiamo, e a volte
per usarne di diverse, possiamo cambiare il modo in cui gli altri reagiscono
a noi e le sensazioni che proviamo in certe situazioni.

Un avvertimento
A volte è corretto usare la parola «voglio». Per esempio, è la parola giusta quando vogliamo
essere assertivi.
L’assertività talvolta è necessaria. Se per esempio volete porre ne a una relazione, e dite:
«Voglio chiudere questa relazione perché non la desidero più», non c’è niente da discutere,
perché avete dichiarato un fatto.
Se invece cercate di essere cortesi, e dite: «Vorrei chiudere questa relazione perché non credo
che funzioni», lasciate spazio alla discussione.
Il punto è che non ci sono regole universalmente valide; provate a ri ettere un po’ più a fondo
sull’effetto che le vostre parole avranno su di voi, sul messaggio che veicolate e sulle persone
intorno a voi.

Il secondo uso delle parole, come arma pericolosa, si spiega da solo: le


parole possono fare molto male, e usarle per far soffrire gli altri è una forma
di attacco. È bene ri etterci, prima di ferire involontariamente qualcuno. Le
parole sono armi!

L’atmosfera
Si può parlare dell’«atmosfera» di una persona: una miscela di
atteggiamento, opinioni, umore e modo di interagire con gli altri. Lo
Scimpanzé se ne accorge per conto nostro. Se ci rivolgiamo nel modo
sbagliato a una persona poco amichevole o di cattivo umore, le conseguenze
possono essere gravi. Saper leggere l’atmosfera è molto utile, ma a volte non
ci pensiamo in modo cosciente nché non suona un campanello d’allarme.
L’atmosfera di una persona è determinata dal suo Umano e dal suo
Scimpanzé, e può cambiare con una certa rapidità.
Riconoscerla è facile nei bambini e nei cani, che non indossano la
maschera tipica degli adulti: sono aperti e trasparenti, non hanno niente da
nascondere. Un cane ci fa sapere subito di che umore è, ed emana un’«aura»
che può essere rilassata e cordiale oppure ostile e nervosa. Anche con i
bambini è facile capire come si sentono.
Quando ci accorgiamo dell’atmosfera che un adulto crea intorno a sé, e
del modo in cui interagisce (o non interagisce) con noi, il nostro Scimpanzé
reagisce subito. Gli Scimpanzé devono sapere quando possono avvicinarsi
agli altri Scimpanzé e quando invece è bene tenersi alla larga.
Vale la pena di ri ettere sulla nostra atmosfera, perché può corrompere
ogni messaggio che cerchiamo di inviare.
Fatevi due semplici domande.

• Che tipo di atmosfera vorreste trovare in una persona con cui siete tenuti a
interagire?
• Che tipo di atmosfera, in quella persona, ha la maggiore probabilità di
farvi sentire a vostro agio e aiutarvi ad ascoltarla?

Sono due domande quasi retoriche: è chiaro che tutti preferiamo avere a
che fare con persone felici, rilassate e piacevoli, che interagiscono con noi e
sanno ascoltare.
L’atmosfera si può scegliere. Lavorare sulla nostra atmosfera signi ca
sforzarci di controllare noi stessi ed eliminare ogni ostacolo che ci impedisce
di essere come vogliamo. Spesso signi ca impegnarsi per tenere a freno lo
Scimpanzé. Pensate a quale atmosfera presentate agli altri e assicuratevi che
diventi quella che volete.

Punto chiave
Lavorare sul linguaggio del corpo, l’intonazione, l’uso delle parole e
l’atmosfera vi aiuterà a comunicare con più efficacia.

Prepararsi alle conversazioni importanti


Ora possiamo riassumere il contenuto di questo capitolo vedendo come
applicare i concetti presentati al momento di prepararsi per una
conversazione importante. Ecco alcuni suggerimenti, in forma di una
checklist per punti.

Checklist
Passo 1: Assicuratevi di star parlando con la persona giusta per i
programmi che vi prefiggete.
Passo 2: Assicuratevi che sia il momento adatto per fare quella
conversazione.
Passo 3: Assicuratevi che il luogo sia appropriato.
Passo 4: Stabilite i programmi che si prefiggono il vostro Scimpanzé e il
vostro Umano.
Dovete iniziare de nendo chiaramente che cosa volete dalla
conversazione. In altri termini: quali sono i vostri programmi, che cosa
volete ottenere al termine della conversazione?
La cosa più importante da tenere a mente è che sarete in due a voler
parlare, voi e il vostro Scimpanzé, e potreste avere programmi molto diversi.
Il vostro Umano probabilmente vorrà trovare soluzioni, mentre il vostro
Scimpanzé vorrà esprimersi. Quindi, iniziate stabilendo i programmi di
ciascuno dei due.
Passo 5: Rimuovete le parti irragionevoli dei programmi del vostro
Scimpanzé.
Spiegategli che è comprensibile e ragionevole essere emotivi o turbati, ma
esprimerlo in modo inappropriato non sarà d’aiuto nel lungo periodo. Le
emozioni dello Scimpanzé sono molto ragionevoli PER UNO SCIMPANZÉ,
ma non è detto che siano utili. Perciò accettate l’idea che le sensazioni del
vostro Scimpanzé sono normali, ma riconoscete e rimuovete quei
programmi che risultano inaccettabili al vostro Umano, per esempio: «Devo
vincere a tutti i costi» o «Devo vendicarmi».
Passo 6: Avviate la conversazione in modalità Umana.
Se necessario, fate fare ginnastica allo Scimpanzé prima di iniziare la
conversazione. Assicuratevi di essere in modalità Umana e di impiegare il
metodo comunicativo umano.
Passo 7: Ricordatevi di confezionare la conversazione nel modo giusto.
Prima di avviare la conversazione pensate al vostro linguaggio del corpo,
all’intonazione, all’uso delle parole e all’atmosfera.
Passo 8: Aiutate l’altra persona a gestire il suo Scimpanzé.
Se è lo Scimpanzé dell’altra persona ad avviare l’interazione, cercate di
lasciargli fare ginnastica e ascoltatelo, senza ribattere. Qualche minuto di
pazienza da parte vostra lo aiuterà a calmarsi. Ascoltandolo potreste
cambiare idea sul modo in cui vedete le cose e capire che lo Scimpanzé ha
qualcosa di sensato da dire. Cercate di ricordare che la maggior parte degli
Scimpanzé non è molto piacevole. Spesso ci pentiamo delle nostre parole o
azioni, e vorremmo rimangiarcele. Se qualcuno si rammarica delle azioni del
suo Scimpanzé, fargliene una colpa può essere crudele e dannoso. A un
certo punto dovete perdonare le persone che perdono il controllo del loro
Scimpanzé e dar loro una possibilità di tornare Umani, se volete lavorare
con loro. Ripeto: SE volete lavorare con loro.
Passo 9: Scoprite i programmi dell’Umano e dello Scimpanzé
dell’interlocutore. Quando lo Scimpanzé dell’altra persona si è placato, il suo
Umano può iniziare a lavorare con voi. È a questo punto che potete tentare
di capire cosa vogliono davvero.
Passo 10: Chiarite i vostri programmi.
Ora potete spiegare che cosa vorreste ottenere dalla conversazione.
Ricordate: è importante che il vostro Scimpanzé resti in silenzio, se volete le
migliori possibilità di successo.
Passo 11: Trovate un accordo sul terreno comune e sugli esiti sperati.
È utile iniziare dai punti su cui siete d’accordo; e anche enunciare i
risultati che vi pre ggete prima di iniziare.
Passo 12: Provate a realizzare i programmi dell’altra persona prima dei
vostri.
Lasciare che l’altro porti a termine i suoi programmi lo aiuterà ad
ascoltarvi quando sarà il vostro turno di parlare. Altrimenti vi interromperà
e cercherà di far sentire le sue ragioni.
Passo 13: Provate a realizzare i vostri programmi.
Passo 14: Riassumete i punti su cui avete trovato un accordo.
È meglio chiedere all’altro di dirvi cosa ha capito e su cosa è d’accordo.
Quando avete una conversazione importante o passate un messaggio a
qualcun altro è sempre il caso di accertarsi che sia stato ricevuto
correttamente e compreso. Questo controllo va svolto al termine di ogni
conversazione importante. Il modo migliore per controllare è chiedere alla
persona che cos’ha capito delle vostre parole. Chiunque può fraintendere o
non sentire alcune parti di un messaggio, e molto spesso bisogna ripeterle.
Se il messaggio è molto importante, potete anche svolgere il controllo
chiedendo alla persona di spiegarvi perché glielo avete comunicato e perché
è importante. In questo modo avrete la possibilità di appianare eventuali
piccole differenze ancora presenti.

Punto chiave
Se dite qualcosa a qualcuno, non date mai per scontato che abbia sentito
o che abbia capito.

Passo 15: Sorridete e ringraziate l’altro.


Far sapere all’interlocutore che siete grati della conversazione, e del
tempo che vi ha dedicato, non è solo beneducato ma serve anche a
testimoniare rispetto per l’altra persona. Le persone non sanno leggere nel
pensiero, e spesso si provocano danni non con ciò che si dice ma con ciò che
non si dice.
Gestire i conflitti irrisolti
Anche impiegando i metodi più efficaci, possono permanere con itti e
differenze d’opinione. A volte, quando le emozioni sono molto accese, è utile
coinvolgere una terza persona: qualcuno di neutrale che possa appianare la
disputa. Quando due persone entrano in con itto per una divergenza
d’opinione, si può affrontare il problema su tre livelli: il negoziato, la
mediazione e l’arbitrato. Gli ultimi due coinvolgono una terza persona.

Il negoziato
È il primo passo per risolvere un problema. Rivolgetevi personalmente
all’interlocutore e cercate un terreno comune ascoltandovi a vicenda,
rispettando le rispettive opinioni e accettando la possibilità che non si riesca
a trovare un accordo.

La mediazione
Se non riuscite a trovare un accordo ma volete lo stesso risolvere il
problema, o se la convivenza è insostenibile, allora il passo successivo è la
mediazione: una persona indipendente, scelta da entrambi, interviene per
aiutarvi ad appianare le divergenze. Il mediatore non prende decisioni, si
limita a facilitare la conversazione e fornisce il contesto migliore per
raggiungere gli obiettivi di entrambi. Il mediatore rappresenta un’in uenza
rasserenante che gestisce la conversazione ed entrambi gli Scimpanzé.

L’arbitrato
È il passo successivo quando volete prendere una decisione ma non
riuscite a trovare un accordo. L’arbitro è una persona, scelta da entrambi, che
ascolta e poi giudica e determina in via de nitiva cosa succederà. Dovete
accettare entrambi la decisione dell’arbitro, che siate d’accordo o no.

Riassunto dei punti chiave

• La comunicazione efficace è cruciale per il corretto funzionamento delle


relazioni interpersonali.
• Esistono tecniche per migliorare le capacità comunicative, ma occorre
imparare a usarle.
• L’abilità di comunicare non è diversa da ogni altra abilità e richiede tempo
e impegno per svilupparsi e conservarsi.
• Il Quadrato della Comunicazione mette al centro la persona giusta e ai
quattro angoli il tempo, il luogo, i programmi e il modo giusto.
• Il modo in cui confezionate un messaggio è cruciale per il successo della
sua ricezione.

Proposta di esercizio
Esercizi per una comunicazione e un negoziato
efficaci
Scegliete le parole giuste
Sforzatevi di scegliere le parole giuste per descrivere ciò che volete dire.
Ricordate che il vostro Scimpanzé tenderà a usare parole emotive ed
enfatiche. Tentate di moderare il linguaggio che usate, anziché portarlo
all’estremo. Per esempio: «Non sopporto questa musica» potrebbe
diventare «Non mi piace molto questa musica», che evocherà
un’emozione meno accesa nell’ascoltatore e anche nell’atmosfera della
conversazione.

Preparatevi per una conversazione importante


Provate a seguire la struttura indicata qui sotto, e tratta dal presente
capitolo, per affrontare una conversazione importante o difficile.
Ricordate di scegliere attentamente le parole!

Riassunto della checklist


1. Assicuratevi di parlare con la persona giusta per i vostri programmi.
2. Assicuratevi che sia il momento adatto per avviare la conversazione.
3. Assicuratevi che il luogo in cui si terrà la conversazione sia
appropriato.
4. Stabilite i programmi del vostro Scimpanzé e del vostro Umano.
5. Rimuovete le parti irragionevoli dei programmi del vostro
Scimpanzé.
6. Avviate la conversazione in modalità Umana.
7. Ricordate di presentare la conversazione con il confezionamento
giusto.
8. Aiutate l’altra persona a gestire il suo Scimpanzé.
9. Scoprite i programmi dell’Umano e dello Scimpanzé dell’altra
persona.
10. Chiarite i vostri programmi.
11. Accordatevi sul terreno comune e sui risultati sperati.
12. Cercate di raggiungere i programmi dell’altro prima dei vostri.
13. Cercate di raggiungere i vostri programmi.
14. Riassumete i punti su cui siete d’accordo.
15. Sorridete e ringraziate l’altro.
Capitolo 10
Il Pianeta del Mondo Reale
Come creare l’ambiente giusto

• Il mondo dello Scimpanzé


• Il mondo dell’Umano
• Il mondo del Computer

Ormai sappiamo bene che la nostra mente è composta da tre diverse parti
operative: lo Scimpanzé, l’Umano e il Computer. Ciascuno dei tre cervelli
percepisce un mondo diverso, ed è importante comprendere le differenze tra
di loro e saperle gestire. È molto importante anche far sì che questi mondi, o
ambienti, siano giusti per noi, perché da questo dipende la nostra capacità di
funzionare correttamente e di essere felici.
La vita quotidiana si svolge in tre mondi molto diversi.
• Lo Scimpanzé vive in una giungla. Vede ovunque pericoli e con ni e segue
le regole della giungla.
• L’Umano esiste in una società abitata da persone e si attiene a leggi.
• Il Computer interpreta le percezioni dello Scimpanzé e dell’Umano ed
elabora il mondo reale in cui viviamo: una miscela di società e giungla che
si alternano in continuazione.

Per vivere bene nel Mondo Reale ci sono tre aspetti che dovete
considerare: il primo consiste nel riconoscere la differenza tra i mondi in cui
vivono lo Scimpanzé e l’Umano; il secondo è trasformare questi due mondi
in ambienti accoglienti e appropriati in cui entrambi possano vivere,
tenendo conto delle loro esigenze. E, in ne, il terzo aspetto consiste nel
fondere i due mondi in modo che siano compatibili tra di loro, creando il
mondo del Computer.

Il mondo dello Scimpanzé

Il vostro Scimpanzé affronta ogni giorno la sua giungla con la relativa


mentalità. Sappiamo che gli Scimpanzé hanno uno spiccato senso del
territorio e dell’appartenenza a un branco: perciò, quando inizia il suo
viaggio nella giungla, cercherà elementi familiari che lo facciano sentire al
sicuro. Andrà alla ricerca del suo branco e sarà abitudinario. Difenderà con
ferocia il suo territorio e il suo branco, considererà ogni approccio da parte
di Scimpanzé esterni al branco come un potenziale pericolo e li attaccherà o
fuggirà.

Dispute territoriali
Dunque lo Scimpanzé ha bisogno di conoscere la sua parte di giungla e i
suoi con ni. Quindi dobbiamo prenderci cura di lui riconoscendo il suo
bisogno di regolarità, familiarità e rassicurazione. Tuttavia, se lo Scimpanzé
appartiene a un branco forte, diventerà sicuro di sé, avventuroso e curioso e
si preoccuperà meno dell’ambiente che lo circonda.
Il pericolo legato al fatto che lo Scimpanzé crede di trovarsi in una
giungla e non in una società è che può usare in modo inappropriato le sue
pulsioni. Per questo motivo le dispute territoriali sulle siepi che separano i
giardini possono letteralmente condurre all’omicidio. Provate a capire che il
vostro Scimpanzé interpreta il mondo in cui vive come una giungla e agisce
in base alle leggi della giungla.
Dispute sciocche, come quella sul parcheggio rubato, possono far nascere
con itti gravi se lo Scimpanzé opera in base all’assunto che il suo territorio
viene invaso.
Per risolvere una disputa territoriale, lasciate che l’Umano parli anche a
nome dello Scimpanzé. La mentalità di quest’ultimo riguardo i con ni si
evidenzia anche nelle mansioni lavorative: se il vostro Scimpanzé è convinto
che lo Scimpanzé di qualcun altro abbia invaso il suo territorio, lasciate che
il vostro Umano prenda il comando per risolvere il problema. Se è lo
Scimpanzé a mettersi al timone, si lascerà guidare da emozioni forti e a volte
irragionevoli.

La parte giusta della giungla


Ci sono regole da seguire se volete che il vostro Scimpanzé si trovi bene
nell’ambiente in cui vive. Non potete avere la meglio su di lui se non riesce a
vivere in una parte non accogliente della giungla. Se provate a costringerlo,
dovrete accettare le conseguenze. In questi casi è molto probabile che lo
Scimpanzé diventi ansioso e vi offra sensazioni di infelicità e disagio. La
giungla è un posto spaventoso, ma se posizionate lo Scimpanzé nella parte
giusta della giungla si calmerà. Questo signi ca che lo Scimpanzé deve saper
gestire l’ambiente emotivo in cui vive.
Per esempio, qualche tempo fa un’amica mi ha chiamato per chiedermi
aiuto. Le era stata offerta una promozione, e ne era orgogliosa ed entusiasta.
Ma se l’avesse accettata avrebbe passato molto meno tempo a casa e avrebbe
avuto nuove responsabilità sul lavoro. Non ho potuto far altro che farle
qualche domanda e lasciare che fosse lei a decidere. Ciò che le ho chiesto,
relativamente all’argomento dello Scimpanzé nella giungla, è stato: «Quanto
stress emotivo si creerebbe, sul lavoro e a casa, se tu accettassi la
promozione? Sei in grado di gestirlo?»
La mia amica si è presa un po’ di tempo per ri ettere e ha deciso che non
sarebbe riuscita a gestire lo stress. Riconosceva che il suo Scimpanzé non si
sarebbe mai trovato a suo agio nella nuova situazione, e che la promozione
era un onore, ma non era ragionevole accettarla. Perciò l’ha ri utata. Un
giorno, anni dopo, le ho chiesto se si era pentita di quella decisione. Mi ha
risposto che era molto felice perché non aveva voluto a tutti i costi un
incarico che non avrebbe saputo gestire emotivamente. Certo, avrebbe
potuto accettare la promozione e imparato a gestire il suo Scimpanzé nel
nuovo ambiente; ma a volte dobbiamo accettare che lo Scimpanzé ha i suoi
limiti e solo noi possiamo decidere quali sono, e come trovare un equilibrio
nella vita.
Un secondo esempio, molto diverso. Un collega mi ha chiamato un
giorno per dirmi che si trovava malissimo nella sua condizione attuale: il suo
Scimpanzé voleva decisamente ricoprire un ruolo di autorità ma aveva
molta paura di non riuscirci. Quando ne abbiamo parlato è apparso chiaro
che lo Scimpanzé aveva bisogno di aiuto per gestire le sue insicurezze, e che
l’Umano aveva bisogno di aiuto per presentare un’argomentazione razionale
allo Scimpanzé e per sopportare le conseguenze generate dal nuovo lavoro.
Dopo alcune conversazioni lo Scimpanzé ha placato le sue paure e ha
iniziato ad attendersi con gioia le nuove s de. Il collega ha cambiato lavoro e
il suo Scimpanzé ne è stato molto felice, e la sua qualità della vita è
migliorata.
Alcune persone trascorrono tutta la vita nel posto «sbagliato». Capire che
il vostro stile di vita non risponde alle esigenze del vostro Scimpanzé, e
prendere provvedimenti, è uno dei segreti per trovare la pace interiore. La
parte giusta della giungla è quella in cui il posto di lavoro e la casa sono
ambienti sereni.

Il territorio
Dopo aver stabilito qual è la parte giusta della giungla in cui far vivere il
vostro Scimpanzé, dovete chiedervi cosa vuole in quell’area. Ecco alcuni
consigli per tenerlo felice nel suo territorio e impedirgli di vagare o di
agitarsi.

Denaro e beni
Imparare a vivere secondo i propri mezzi è un ottimo modo per impedire
che lo Scimpanzé si agiti. Chiedere soldi in prestito è una decisione che
dovete prendere insieme con lui: alcune persone possono prendere grandi
somme in prestito senza far innervosire il loro Scimpanzé, altre no. Quindi,
se pensate che vi preoccuperete continuamente perché siete in debito, non
contraetene. Lo Scimpanzé vi sta dicendo cosa può sopportare e cosa no;
lasciate che sia lui a spiegarvi cosa potete e non potete gestire emotivamente.

Amici
Il vostro Scimpanzé si troverà bene con alcune persone e non con altre,
quindi dovete circondarvi delle persone giuste il più spesso possibile.

Lavoro
Anche se fate il lavoro adatto a voi, accertatevi che lo Scimpanzé sia
continuamente rassicurato sul suo ruolo esatto e sulle sue responsabilità. Per
fare il proprio lavoro deve sentirsi competente e sicuro di sé.

Cibo
Il cibo giusto per lo Scimpanzé è quello emotivo: è una creatura che ha
bisogno di pace mentale e di sentirsi soddisfatta. Non provocategli
un’indigestione chiedendogli di convivere con emozioni inappropriate, per
esempio lo stress e l’infelicità.

Tempo libero
Se non lo lasciate riposare a sufficienza, lo Scimpanzé non sarà felice nel
suo mondo. Le vostre emozioni non sono diverse da altre parti del vostro
corpo sico: hanno bisogno di tempo per ritrovare le forze. Concedervi
questo riposo emotivo è molto importante per il vostro Scimpanzé. Al
termine del periodo di riposo vi sentirete meglio.

Riassumendo: dovete mettere lo Scimpanzé nella parte giusta della


giungla e dargli ciò di cui ha bisogno per essere felice. Se manca qualcosa,
lui sarà a disagio e vi creerà problemi.

Il mondo dell’Umano

Il vostro Umano vive in una società e quindi ritiene che il mondo sia basato
soprattutto sulla logica e l’empatia. Questo mondo aiuta le persone più
deboli e vulnerabili e offre a tutti pari opportunità. In questo mondo abitano
Umani rispettosi delle leggi che vivono in modo equo e morale. Provano
senso di colpa, rimorso e desiderio di espiazione.
Sulla base di questi assunti, non stupisce che l’Umano sperimenti
frustrazione e delusioni. Quel che gli Umani non capiscono è che nel loro
mondo vivono anche un mucchio di Scimpanzé, che non hanno alcuna
intenzione di attenersi alle regole. L’Umano deve venire a patti con l’idea e
deve farla entrare nel suo mondo senza che lo Scimpanzé esca allo scoperto
e assuma il comando.

Le esigenze ambientali dell’Umano


Una delle differenze tra Scimpanzé e Umano è che quest’ultimo è
solitamente incline a svilupparsi e a imparare, e ad avere occasioni di essere
creativo. Gli Umani hanno bisogno di stimoli sociali e s de intellettuali più
dello Scimpanzé, che si preoccupa anzitutto di sopravvivere. Quindi,
l’Umano non va tanto nutrito ma fatto sviluppare. Dobbiamo lasciargli il
tempo per avere una buona qualità della vita. Possiamo quindi esaminare le
stesse aree che abbiamo analizzato per lo Scimpanzé e capire cosa si addice
all’Umano che è in noi. Qual è il posto giusto in cui vivere? Quali quantità di
denaro, beni, amici, lavoro, cibo e tempo libero servono per sviluppare il
vostro Umano? Ma soprattutto, quali stimoli sociali e s de intellettuali gli
avete proposto? Per un Umano, non avere un obiettivo è la sofferenza più
grande.

Il mondo del Computer

Il Computer riceve informazioni sia dall’Umano sia dallo Scimpanzé. È


chiaro che c’è un con itto tra i due mondi che lo Scimpanzé e l’Umano
vogliono abitare e credono di abitare: valori e atteggiamenti sono molto
diversi. Non possono essere entrambi soddisfatti e avere sempre ragione allo
stesso tempo. Se vivessimo in uno di questi mondi, potremmo adattarci; il
problema è che viviamo a cavallo tra i due. Da qualche parte, lì in mezzo, c’è
il Mondo Reale.
Il Computer registra le opinioni dello Scimpanzé e dell’Umano su quanto
accade e poi raccorda queste due fonti di informazioni. Un Computer
efficace riesce a fondere questi due mondi e aiuta la persona a spostarsi
costantemente dall’Umano allo Scimpanzé e viceversa nel corso della
giornata, secondo necessità. Quindi il Computer aiuta la persona a vivere
nel Mondo Reale, un mondo caratterizzato dalla uttuazione.

Riassunto dei punti chiave

• Lo Scimpanzé vive in una giungla e bisogna prendersi cura di lui.


• L’Umano vive in una società e bisogna prendersi cura di lui.
• Il Computer raccorda i due mondi e crea il Mondo Reale.
• Il Mondo Reale è un’esistenza che uttua tra i due mondi paralleli in rapido
mutamento.
• Vivere nel Mondo Reale signi ca imparare a sopravvivere ed essere felici.

Proposta di esercizio
Un obiettivo chiaro
Assicuratevi che il vostro Umano si pre gga ogni giorno un obiettivo
ben chiaro. Non dev’essere un obiettivo profondo; può essere anche un
progetto a breve termine. L’importante è che il vostro Umano sia
consapevole della direzione che deve assumere la giornata. Quindi al
mattino chiedetevi cosa vorreste ottenere entro la ne della giornata. Il
vostro obiettivo potrebbe essere quello di portare a termine un incarico
lavorativo, oppure qualche faccenda di casa. Non dev’essere per forza
legato al lavoro: l’obiettivo può essere semplicemente quello di passare
una giornata fuori casa o di socializzare. L’Umano trae energia dagli
obiettivi che si pre gge, a breve o a lungo termine che siano.
Capitolo 11
La Luna dello Stress
Improvviso
Come gestire lo stress acuto

Gestire lo stress improvviso


• A che cosa serve lo stress e quali reazioni scatena
• Un Pilota Automatico per gestire lo stress improvviso: «Cambiare»
• Come alleviare lo stress
• Alcune cause dello stress

Questa luna stabilizza il Pianeta del Mondo Reale reagendo allo stress
momentaneo o improvviso.

A che cosa serve lo stress e quali reazioni


scatena
Lo stress è una reazione sana che ha l’obiettivo di farci sentire a disagio: è il
modo in cui la natura ci avverte che qualcosa non va e che dobbiamo
intervenire. Lo stress può manifestarsi con molti sintomi: aggressività,
impazienza, malumore, ansia e così via. Il primo passo per alleviare questa
condizione consiste nel capire che i sintomi derivano da una causa
scatenante, qualunque essa sia.
Nei momenti di stress l’organismo rilascia molte sostanze chimiche per
metterci all’erta: due delle più importanti sono l’adrenalina e il cortisolo. Lo
stress può avere origine sica o psicologica. Un esempio di quello sico è la
disidratazione, a cui il corpo reagisce facendoci sentire stanchi e assetati;
quando beviamo, la causa viene rimossa e lo stress si allevia. Quello
psicologico andrebbe affrontato in modo analogo, ovvero cercando una
soluzione costruttiva. La scelta spetta a voi: potete reagire allo stress oppure
potete alleviarlo. Per qualunque stress improvviso esiste una soluzione.

Punto chiave
Non limitatevi a reagire allo stress: alleviatelo in maniera costruttiva.

Quando siamo sotto stress, il primo a intervenire è sempre lo Scimpanzé,


perché ogni informazione passa prima da lui. Non c’è modo di impedirlo, e
in alcune circostanze potrebbe addirittura salvarvi la vita! Perciò la prima
reazione che avvertirete sarà la sua. È molto importante saperla riconoscere
e accettare che è normale e sana, anche se a volte non è d’aiuto. Se
riconoscete che la reazione proviene dallo Scimpanzé riuscirete, si spera, a
non criticare voi stessi.
Sotto stress, lo Scimpanzé entra in una delle modalità FFF (lotta, fuga o
immobilità), a seconda di quella che ritiene più utile. Dovete imparare a
riconoscere la reazione allo stress manifestata dal vostro Scimpanzé, perché
cambia da persona a persona. Uno Scimpanzé aggressivo che entra in
modalità lotta può riversare l’irascibilità generata dallo stress sulle persone
che ha accanto. Uno che sotto stress si paralizza nega l’esistenza dello stress e
spera che il problema si risolva da solo. Lo Scimpanzé che sceglie la fuga
ri uta di affrontare il problema, spesso perché spera che qualcun altro lo
risolva al posto suo. Nessuna di queste è la risposta ideale allo stress, benché
occasionalmente possano funzionare.
Quel che ci serve è un sistema per impedire allo Scimpanzé di prendere il
sopravvento. Dobbiamo far sì che, quando lui consulta il Computer prima di
agire, ci trovi dentro un Pilota Automatico: un programma efficace, ben
collaudato e pronto per essere eseguito. Ricordate, il Computer è quattro
volte più veloce dello Scimpanzé: quindi se nel Computer c’è un Pilota
Automatico pronto a scattare, lo Scimpanzé non avrà il tempo di agire.

Punto chiave
Un Pilota Automatico è il modo migliore per gestire lo stress acuto.

Per frenare lo Scimpanzé quando si trova improvvisamente sotto stress


dovete:

• accorgervi che lo Scimpanzé sta reagendo;


• rallentare i pensieri (per consentire all’Umano di partecipare);
• prendere le distanze dalla situazione;
• mettere le cose in prospettiva;
• avere un piano.

Un Pilota Automatico basato su questi punti vi aiuterà a gestire lo stress.


Uno stress improvviso genera sempre una reazione emotiva; a volte abbiamo
il tempo di ragionare e a volte no. Lo schema che sto per illustrarvi andrà
modi cato per adattarlo alla vostra situazione, ma i principi restano gli stessi
per ogni genere di stress.

Un piano per gestire lo stress improvviso,


basato su un Pilota Automatico

Ecco un piano in sette fasi che vi aiuterà a tenere a freno lo stress. Le


esamineremo una per una, ma eccole nell’ordine in cui le affronteremo.

1.    Riconoscere e «cambiare»


2.    Il pulsante di pausa
3.    La fuga
4.    L’elicottero e il senso della prospettiva
5.    Il piano
6.    Ri essione e attivazione
7.    Sorridere

Passo 1: Riconoscere e «cambiare»


Anzitutto dovete accorgervi che vi sentite improvvisamente stressati, e
ciò non è sempre facile. L’indizio più chiaro è rendervi conto che lo
Scimpanzé vi presenta emozioni sgradevoli: rabbia, disagio, una stretta allo
stomaco, apprensione e così via. Appena vi accorgete di essere stressati,
dovete attivare il Computer.
Il modo migliore di innescare un Pilota Automatico è disporre di una
parola o un’azione che facciano risvegliare il Computer. Per esempio, se
pronunciamo la parola «cambiare» appena proviamo quelle emozioni, il
Computer si sveglierà e attiverà il Pilota Automatico, che afferma: «Intendo
CAMBIARE la mia reazione immediata allo stress». Quindi la parola
«cambiare» ci ricorda che stavolta vogliamo reagire in modo diverso: non
cadere preda dello Scimpanzé e dei Gremlin ma scegliere di seguire l’Umano
e i Piloti Automatici.
Passo 2: Il pulsante di pausa
Dopo aver risvegliato il Computer usando la parola «cambiare», dovete
impedire allo Scimpanzé di pensare e concedervi un momento per calmarvi.
Uno dei metodi più semplici è immaginare che sul Computer ci sia un
grande pulsante capace di «mettere in pausa» lo Scimpanzé, e premerlo
quando ci rendiamo conto che quest’ultimo sta reagendo. In questo modo il
vostro Umano avrà un po’ di tempo per intervenire nel processo decisionale
che permetterà di alleviare lo stress.

Punto chiave
Ogni volta che volete fermare lo Scimpanzé, sforzatevi di rallentare i
pensieri. Funziona in TUTTE le situazioni. È un’altra tecnica molto
efficace di Gestione dello Scimpanzé.

Passo 3: La fuga
Cercate di prendere le distanze dalla situazione e ritagliarvi spazio. Se
possibile, allontanatevi sicamente; altrimenti provate a rilassarvi e a
rifugiarvi nel vostro mondo interiore. Per esempio, se le parole di una
persona vi hanno messo a disagio, spiegatele che vorreste ri etterci prima di
rispondere. Non abbiate paura di essere assertivi, se avete bisogno di tempo.
Passo 4: L’elicottero e il senso della prospettiva
Ipotizzate di essere su un elicottero sospeso in aria sopra la situazione.
Vedendola dall’alto potete metterla in prospettiva. Immaginate tutta la vostra
vita come una linea con un inizio e una ne, e scoprite a quale altezza della
linea vi trovate. Chiedetevi: «Che in uenza avrà questo evento sul resto della
mia vita?»; «Questa situazione durerà per sempre, oppure passerà?»; «Quali
sono le cose davvero importanti nella mia vita, e questa è una di esse? O le
ha fatte cambiare?»
Rammentatevi che, nella vita, tutto scorre: ben presto il momento che ora
vivete vi apparirà come un lontano ricordo. Sono davvero pochi gli eventi
che rimangono importanti a lungo.
Passo 5: Il piano
Ora passate a elaborare un piano per eliminare lo stress. Ricordate che vi
conviene pensare attraverso l’Umano, quindi iniziate sempre da voi stessi!
Chiedetevi se e come potreste reagire in modo diverso, e se vi sarebbe
d’aiuto. Se vedeste la situazione in modo diverso, questa cambierebbe? Poi
osservate le circostanze e scoprite se si possono modi care. Che cosa potete
fare, all’atto pratico, per modi care la situazione, e che cosa invece dovete
accettare?
Aspettate sempre a rivolgervi alle altre persone coinvolte nché non avete
compreso voi stessi e la situazione. Solo alla ne chiedete loro se possono
aiutarvi, o se voi potete aiutare loro.
Scoprite su cosa esercitate il controllo e su cosa no. Solitamente lo fate su
voi stessi e sulle vostre reazioni, e su una parte delle circostanze; ma non
sulle altre persone. Rassegnatevi!
Passo 6: Riflessione e attivazione
Se avete lasciato all’Umano il tempo e lo spazio per pensare, siete in
grado di ri ettere prima di agire. Chiedetevi: chi volete che domini, lo
Scimpanzé o l’Umano? È una scelta che spetta a voi. Mettete in atto il vostro
piano: cambiate ciò che si può cambiare e arginate ciò che si può arginare.
Non restate con le mani in mano. Non c’è nulla di meno costruttivo di una
vittima che ha scelto di restare passiva: non permettete che accada. Se
davvero non ci riuscite da soli, chiedete aiuto alla persona giusta.
Passo 7: Sorridere
Sorridete più spesso possibile. Compatibilmente con la gravità della
situazione, cercate di vederne il lato positivo. Ridete di voi stessi se avete
reagito in maniera eccessiva.

Punto chiave
Ridere di voi stessi, o delle situazioni, è uno dei modi più efficaci per
alleviare lo stress dello Scimpanzé.

Chiaramente, se la situazione è davvero drammatica, dovete consentirvi


di provare dolore e di ricevere il sostegno degli amici. Non c’è niente di male
nell’elaborazione del lutto; è un modo molto sano per venire a patti con una
perdita o una tragedia.

I sette passi: un esempio pratico


Immaginiamo che Edoardo stia aspettando l’autobus per andare a un
colloquio di lavoro al quale tiene moltissimo. L’autobus ha mezz’ora di
ritardo e lui sta diventando ansioso. Finalmente l’autobus arriva, ma è pieno
e non si ferma neppure. I taxi passano raramente da quelle parti, e il
cellulare di Edoardo non prende. Lo Scimpanzé che è in lui si arrabbia,
prende il sopravvento e reagisce com’è naturale che faccia. Ma ciò non gli è
d’aiuto.
Proviamo ad applicare i sette passi per alleviare questo stress improvviso.
Passo 1: Edoardo si accorge che lo Scimpanzé sta reagendo e sa che è
ragionevole per lui farlo, ma non gli è d’aiuto. Dice a se stesso: «Cambiare»,
per ricordarsi che deve modi care il proprio comportamento automatico; da
una reazione dello Scimpanzé con i Gremlin, deve passare a una dell’Umano
con i Piloti Automatici.
Passo 2: Edoardo visualizza un grande pulsante con la scritta «Pausa» e
lo preme mentalmente per rallentare il corso dei pensieri e permettere
all’Umano di intervenire.
Passo 3: Nella sua testa, Edoardo fa un passo indietro e prende le
distanze dalla situazione che ha di fronte.
Passo 4: Edoardo immagina di essere in elicottero e di guardare la
situazione dall’alto per metterla in prospettiva. In questo momento si sente
sotto stress, ma vede che la vita andrà avanti e che tra dieci anni gli eventi di
oggi non avranno grande rilevanza. Sospeso lassù nel cielo, si chiede se è
davvero la ne del mondo se non ottiene quel posto di lavoro. La risposta è
no: è una brutta delusione, ma Edoardo è in grado di venire a patti con
l’insuccesso e con le relative conseguenze, perché è un Umano adulto e non
uno Scimpanzé o un bambino. Inoltre sa razionalmente che può ancora
risolvere il problema, e quindi non deve lasciare briglia sciolta al
catastro smo dello Scimpanzé.
Passo 5: Ora Edoardo entra in modalità Umana e si chiede: «Che cosa
posso fare a questo punto?» E si risponde: «Posso scegliere le emozioni che
voglio provare e posso decidere di comportarmi da persona adulta.
Abbandonarmi alle emozioni non aiuterà nessuno, tanto meno me. In
questo momento non mi viene in mente nulla di concreto da fare, e devo
accettarlo. Posso scegliere di farmene una ragione, anziché continuare a dire
‘Che cosa succederebbe se…’, o ‘Non sarebbe dovuto accadere’ o, ancora
peggio: ‘La vita dovrebbe essere giusta’».
Passo 6: Edoardo decide di mettere l’Umano al timone, e decide di
modi care il suo approccio emotivo alla situazione. Valuta le sue opzioni:
attendere ancora, nella speranza che arrivi un altro autobus, oppure andare a
casa e telefonare alla persona con cui doveva sostenere il colloquio.
Passo 7: Nonostante la delusione può riuscire a sorridere e a sentirsi
grato perché domani il Sole sorgerà di nuovo. Si concentra sulla soluzione e
non sul problema.

Forse al posto suo reagireste diversamente o gestireste altrimenti la


situazione. È solo un esempio di come potrebbe andare; è chiaro che le
possibilità sono in nite. Il punto è che Edoardo ha deciso di comportarsi da
Umano e non da Scimpanzé e di scegliere emozioni positive nonostante la
delusione.

La scelta in una situazione grave


Lo scenario che abbiamo presentato non è particolarmente tragico; ma
che cosa succede quando c’è una vera crisi?
Immaginiamo un ragazzo che ha un incidente in motocicletta e resta
paralizzato dalla vita in giù. Purtroppo non è un evento raro. Come si può
gestire questo tipo di crisi?
Stavolta, quando il ragazzo decolla con l’elicottero e osserva la situazione
dall’alto, non trova molte consolazioni: la sua vita è cambiata
completamente, e non in meglio. Sarebbe irragionevole chiedergli di mettere
in prospettiva il problema e di sorridere. Dovrà elaborare un lutto.
Ciascuno di noi reagisce diversamente alla stessa situazione, e non
esistono reazioni giuste o sbagliate di fronte a una crisi: dobbiamo però
comprendere la nostra reazione e scegliere come gestirla. I semplici passi
che abbiamo visto tornano utili per i problemi di piccola entità e per i
momenti di stress passeggero, ma vanno modi cate per gestire le situazioni
di stress intenso e prolungato. A seconda delle vostre esigenze personali
potreste aver bisogno di molto tempo per elaborare il lutto, e farlo nel modo
più adatto a voi; ma è sempre saggio affrontarlo. Il lutto si articola in una
serie di fasi che richiedono tempo, ma arriverà il momento in cui dovrete
prendere una decisione, per quanto difficile. Per quel ragazzo, la scelta sarà
davvero ardua: può arrabbiarsi, deprimersi e provare amarezza per il resto
dei suoi giorni, oppure può decidere di andare avanti nonostante tutto e
godersi comunque la vita, come fanno molti giovani nella sua situazione.
Negli anni ho conosciuto molte persone vittime di tragedie orribili, e
nutro grande ammirazione per chi riesce a trarre il meglio da ogni
situazione e ricominciare a sorridere. Purtroppo siamo chiamati a scegliere:
accettare la situazione e rimetterci all’inseguimento della felicità, oppure
restare dove siamo e vivere con rancore e amarezza. Provare rabbia è più
semplice che elaborare un lutto, ma la rabbia non aiuta nessuno.

Alleviare lo stress

A volte lo Scimpanzé si impunta e non vuole procedere: in questi casi


dobbiamo aiutarlo mostrandogli una nuova direzione da intraprendere.
Superare un momento difficile è un processo in tre fasi; io lo chiamo AMP:
«accettare» (Accept) e poi «passare oltre» (Move on), con un «piano» (Plan).
L’AMP permette di affrontare e accettare una situazione spiacevole. Può
trattarsi di un torto che abbiamo subito, o di un evento che vorremmo non
fosse mai accaduto, o di un danno emotivo o sico.
Accettare. Per accettare un evento spiacevole è utile sfogarsi: far fare
ginnastica allo Scimpanzé ed esprimere le emozioni suscitate dall’evento.
Non tenetevi dentro le emozioni: reprimerle (cioè cercare di mettere a
cuccia uno Scimpanzé che soffre) è forse la cosa peggiore che possiate fare,
perché si ritorcerà contro di voi e contro gli altri. È un grave errore che non
dovete commettere. Sfogandovi allevierete lo stress e inizierete a rilassarvi.
Rammentate a voi stessi la prima delle «Verità sulla vita»: «La vita è
ingiusta». Non limitatevi a dirlo, ma comportatevi di conseguenza.
Passare oltre. Quando lo Scimpanzé ha fatto abbastanza ginnastica, è ora
di passare oltre. Quando vi sentite pronti, chiedetevi che cosa volete fare.
Avete solo due possibilità: restare dove siete e rimuginare sul problema, o
limitare i danni ed elaborare un nuovo piano per ricominciare. Come
sempre, la scelta spetta a voi.
Piano. Avere un piano è INDISPENSABILE per passare oltre, altrimenti
non farete che restare imprigionati nella stessa situazione e con le stesse
emozioni. Il piano vi tirerà fuori dal circolo vizioso in cui cercate invano di
accettare l’inaccettabile; deve spiegarvi come cambiare le emozioni che
provate, oltre alle azioni che dovete compiere.

Cominciare sempre dall’inizio


Cominciare nel punto sbagliato è fonte di grande stress. Iniziare da dove
siete e da ciò che avete è molto incoraggiante e confortante, perché vedrete i
progressi man mano che vi avvicinate al traguardo. Molte persone, però,
iniziano da dove vogliono arrivare e da ciò che vogliono avere: poi vedono
quanta strada c’è da fare e si demoralizzano. Per esempio, immaginate di
esservi rotti una gamba, e che il medico vi abbia detto che ci vorranno tre
mesi per guarire. Se accettate di iniziare da dove siete e da ciò che avete ora,
vi direte: «Vedo miglioramenti ogni giorno, il processo di guarigione va
avanti». L’Umano sarà al comando e il vostro cervello rilascerà sostanze
chimiche positive.

Se iniziate dal risultato nale che vi aspettate, direte: «Voglio guarire


completamente e non avere più problemi con la gamba». Ogni giorno vi
renderete conto di quanto siete ancora lontani da quell’obiettivo; il vostro
Scimpanzé assumerà il comando, nel vostro cervello verranno rilasciate
sostanze chimiche che indurranno stress, e i tre mesi sembreranno
interminabili.
Di fronte a un problema, o dopo un insuccesso, l’unica cosa giusta da fare
è ricominciare da dove siete ora e da ciò che avete.

Il viaggio nel tempo


Per alleviare lo stress usando la fantasia, potete immaginare di avere una
macchina del tempo. Se siete preoccupati o stressati per qualcosa, spostatevi
in avanti di dieci anni e osservate da lì la situazione di oggi. Chiedetevi come
avreste voluto comportarvi, che cosa avreste voluto dire. Chiedetevi se lo
stress vi ha aiutati o meno. Dopo aver trovato le risposte, potete tornare al
momento presente e agire nel modo che vi sembra opportuno.

Alcuni fattori di stress molto diffusi


Lo stress è una reazione individuale, perché ciascuno di noi trova
stressanti cose diverse. Questi fattori individuali sono quasi sempre
correlati al modo in cui percepiamo la situazione e alle convinzioni che
nutriamo, e che ci inducono a interpretare la situazione come una minaccia:
è soprattutto per questo motivo che ciascuno di noi sperimenta diversi livelli
di stress di fronte allo stesso problema. Paradossalmente, la fonte principale
del vostro stress siete voi; ed è da voi che arriveranno le soluzioni.

Il processo decisionale
L’incapacità di decidere è una delle cause più frequenti di stress nella vita
quotidiana. Imparare a decidere e ad attenersi alle decisioni prese non è
difficile, a patto di capire che se non ci riusciamo è perché lo Scimpanzé ci
ha dirottati, e dobbiamo imparare a essere severi con lui. Può essere utile
dormirci sopra. Ricordate: se dovete prendere una decisione e non ci sono
altre informazioni da raccogliere, allora vuol dire che è arrivato il
momento giusto per farlo. Potete spiegare al vostro Scimpanzé che è
comprensibile che non voglia commettere errori, ma è irrealistico pensare
che prenderà sempre le decisioni migliori. Scimpanzé e bambini non sanno
affrontare le conseguenze delle proprie scelte, ma gli Umani adulti sono in
grado di conviverci e di fronteggiarle.
Alcuni Scimpanzé trovano particolarmente difficili i processi decisionali.
È normale, a patto che lo Scimpanzé non cominci a criticarsi con
affermazioni poco utili, del tipo: «Devo essere stupido» o «C’è qualcosa di
sbagliato in me» e così via. Per fortuna gli Umani sono in grado di prendere
decisioni senza difficoltà se sono capaci di gestire i loro Scimpanzé.

Il processo decisionale: il dolce dilemma


Immaginate di avere due dolcetti davanti a voi: uno verde e uno giallo. Vi
è richiesto di sceglierne uno a caso, senza conseguenze. È facile:
impiegherete un istante a selezionare uno dei pasticcini.
Ora immaginate che vi chiedano di scegliere ancora, ma stavolta ci
saranno conseguenze. Se scegliete il dolcetto giusto un vostro desiderio
verrà esaudito, di qualunque cosa si tratti. Se decidete per quello sbagliato,
perderete la cosa alla quale tenete di più. Ora la scelta diventa molto difficile.
Il motivo è evidente: le conseguenze possono cambiarvi la vita. Lo stress
deriva dalle conseguenze e non dal processo decisionale in sé.
Il problema è che non riuscite a usare la logica, perché lo Scimpanzé
prende il sopravvento. Non ci sono altre informazioni da raccogliere, e
aspettare non serve a nulla perché la vostra scelta sarà sempre casuale. Lo
Scimpanzé non vi permette di decidere perché continua a pensare alle
conseguenze e non vi lascia proseguire. Usando la logica, l’Umano può
scegliere facilmente: perché ha ragionato che, non essendoci altre
informazioni da raccogliere, tanto vale decidere e smettere di soffrire, e poi
affrontare le conseguenze.
In circostanze come queste, lo Scimpanzé fa due cose: vi impedisce di
prendere decisioni per paura di sbagliare, e inoltre fa sembrare catastro che
le conseguenze, anche se non lo sono, per tenervi immobilizzati. Il modo
migliore per uscire da questa impasse è stabilire una routine per i processi
decisionali, in modo che diventi un Pilota Automatico.

Il cammino del processo decisionale


• Anzitutto raccogliete tutte le informazioni disponibili che vi consentiranno
di prendere la decisione.
• Rassegnatevi al fatto che alcune informazioni potrebbero non essere mai
disponibili, e alcune arriveranno troppo tardi; non potete farci niente.
• Pensate alle conseguenze di ciascuna scelta e stabilite se una di esse è grave;
accettate l’idea che entrambe le scelte avranno conseguenze.
• Dite al vostro Scimpanzé di non essere catastro sta e di mettere le cose in
prospettiva: siate risoluti nel rimuovere o arginare le emozioni.
• Se possibile, cercate di ridere di voi stessi o della situazione: è meglio che
piangere.
• Se ancora non riuscite a decidere, vuol dire che non può esserci grande
differenza tra le opzioni: quindi lanciate una monetina e poi affrontate le
conseguenze.

Opporsi al cambiamento
Un’altra occasione in cui può manifestarsi lo stress è quando non
accettiamo che la vita e il mondo siano in uno stato di usso costante e che
le cose non restino mai uguali a se stesse.
Le relazioni sono un buon esempio di questo fenomeno. Ogni giorno la
vostra relazione con un’altra persona muta leggermente, perché cambiano le
circostanze e un po’ anche voi. Se vi aspettate che il rapporto rimanga
esattamente com’era il giorno in cui vi siete conosciuti, rischiate una
delusione. Spesso nutriamo aspettative irrealistiche riguardo alle relazioni e
non accettiamo l’idea che possano cambiare con il tempo.
Lo stesso vale per il lavoro: non potete aspettarvi di mantenere lo stesso
impiego per tutta la vita, e neppure che le mansioni restino le stesse. La
certezza dell’impiego o di un ruolo sso sul posto di lavoro è un’aspettativa
molto irrealistica.
Il vostro Scimpanzé e le sue insicurezze sono alla base di questa esigenza
di stabilità. Il vostro Umano deve educare lo Scimpanzé. Il punto è che, se vi
aspettate che ogni cosa nella vita rimanga costante, è molto probabile che
vi sentiate stressati quando le cose cambiano. Per rimuovere lo stress
dovete vivere nel momento presente, accettare che il cambiamento è una
cosa naturale e tenerlo in conto per affrontare il futuro.

Aspettative irrealistiche

Oltre ad accettare che nulla nella vita è statico, occorre nutrire aspettative
realistiche nei riguardi di persone ed eventi. Ne abbiamo già parlato,
analizzando il Gremlin delle aspettative irrealistiche, e qui ve lo rammento.
Un fattore di stress frequente consiste nell’avere impostazioni ben
determinate su cosa dovrebbe succedere o su cosa andrebbe fatto. Imparare
a nutrire aspettative realistiche sul mondo in cui vivete e sulle altre persone
che lo abitano ridurrà molto i vostri livelli di stress.

La differenza tra pulcini e anatroccoli


Alcune fonti di stress non sono immediatamente evidenti. Immaginate la scena seguente.
Una gallina viene chiusa in una stia con i suoi pulcini, e fuori viene sguinzagliata una volpe. La
volpe gira intorno alla gabbia cercando di catturare i pulcini. La gallina sa istintivamente cosa
fare: apre le ali e copre i pulcini cercando di proteggerli, e intanto minaccia la volpe con il suo
becco appuntito. La volpe non riesce a catturare i pulcini e la gallina riesce a proteggerli. Tutto
la liscio e la volpe se ne va.
Qualche tempo dopo, nella stia vengono fatti entrare alcuni anatroccoli. Essendo una madre
chioccia, la gallina si assume subito la responsabilità di proteggerli. Stavolta, mentre la volpe
gira intorno alla gabbia, anche gli anatroccoli cercano di mettersi al riparo sotto le ali della
gallina. Ma ci sono troppi pulcini e anatroccoli: la gallina cerca di radunarli tutti sotto le ali ma
ovviamente non ci riesce. A questo punto, consapevole di non avere speranze, abbandona i
piccoli e cerca di uscire dalla stia, lasciandoli tutti vulnerabili all’attacco.
Questo aneddoto ci impartisce una lezione: per affrontare i problemi e le responsabilità della
vita, è molto importante distinguere tra i problemi che sono una vostra responsabilità (pulcini)
e quelli che sono responsabilità di altri (anatroccoli). Se iniziate ad accollarvi i problemi altrui,
aspettatevi di essere stressati: non solo non riuscirete ad aiutare gli altri, ma non risolverete
neppure i vostri problemi. Attenzione agli anatroccoli della vita!

Ovviamente non sto dicendo che non dobbiamo aiutare il prossimo, ma vi raccomando di non
farvi totalmente carico dei problemi altrui. Per esempio, provare ad assumersi la responsabilità
di una persona che ha un disturbo alimentare o è un alcolista non è una buona idea, perché
signi ca tentare di controllare l’incontrollabile: il loro impegno per guarire. Sosteneteli, certo,
ma devono aiutarsi da soli.

Riassunto dei punti chiave

• Nutrite aspettative realistiche e rammentatevi alcune ovvietà: la vita è


ingiusta; lo stress è inevitabile; ogni tanto le cose non vanno secondo i
piani.
• La parola «cambiare» simboleggia un mutamento comportamentale;
signi ca che modi cherete la vostra reazione automatica allo stress, da
Scimpanzé e Gremlin a Umano e Piloti Automatici.
• Essere proattivi signi ca guardare avanti ed evitare il più possibile le fonti
di stress.
• L’AMP sta per «accettare» e «passare oltre» con un «piano», un metodo che
aiuta a superare una situazione stressante.
• Quando si manifesta lo stress, mettetevi alla ricerca di soluzioni per
alleviarlo.
• Quasi tutte le situazioni sono emotivamente stressanti solo se glielo
permettete.

Proposta di esercizio
Pianificazione antistress
Un piano ben congegnato
Mettete per iscritto il vostro piano d’azione per i casi di stress
improvviso. Esercitatevi immaginando situazioni stressanti, pensando a
come reagirete in base al nuovo piano e a come determinare un esito
più positivo.

Allenamento
Nei momenti di stress, esercitatevi a rallentare i pensieri per avere il
tempo di gestire lo Scimpanzé. Per esempio, se le parole di un
interlocutore vi suscitano una reazione emotiva, provate a rallentarla
usando la parola «cambiare» e il «pulsante di pausa» come abbiamo
visto in questo capitolo, e pensate in maniera calma e razionale
attraverso l’Umano. Rallentare le reazioni consentirà all’Umano di
intervenire e impedirà allo Scimpanzé di reagire in modo impulsivo.
Farne un’abitudine inserirà un Pilota Automatico nel vostro Computer.
Capitolo 12
La Luna dello Stress Cronico
Come gestire lo stress prolungato

Lo stress cronico
• Responsabilità
• Che cos’è?
• I sintomi
• Prevenirlo
• Gestirlo
• Derivante dal sé
• Derivante dalle circostanze
• Derivante dagli altri
• E se continuo a sbagliare?
• Catturare una scimmia
Questa luna aiuta a stabilizzare il mondo in cui vivete permettendovi di
gestire lo stress cronico.

Responsabilità
Questo capitolo vi s da a cercare dentro di voi le soluzioni allo stress
cronico. Assumetevi la responsabilità di trovare le soluzioni. Il punto di
partenza è guardare dentro di voi e non dare la colpa agli altri o alle
circostanze.

Che cos’è lo stress cronico?


Con il tempo si impara a convivere con lo stress, che diventa cronico. Il
corpo può addirittura modi care il proprio funzionamento, alterando alcuni
sistemi ormonali e chimici. Si rischiano danni alla salute, dovuti a un
indebolimento del sistema immunitario. Lo stress cronico, inoltre, spesso
genera depressione e ansia. È essenziale contrastarlo se volete prendervi cura
di voi stessi. Se siete profondamente stressati dovete rivolgervi al medico.

I sintomi dello stress cronico


I sintomi sono facili da riconoscere, se sapete dove cercarli.
Alcuni sintomi frequenti dello stress cronico sono:

• spossatezza costante;
• irascibilità;
• scarso senso dell’umorismo;
• ansia e preoccupazione senza motivo apparente;
• ansia e preoccupazione per motivi di poco conto;
• incapacità di rilassarsi a fondo;
• idee paranoiche;
• senso di impellenza in ogni cosa;
• facilità alle lacrime o depressione;
• incapacità di affrontare il lavoro o gli amici;
• le piccole incombenze sembrano ostacoli insormontabili;
• disturbi del sonno.
Alcuni di questi sintomi possono anche rimandare ad altri problemi, ma
se ne avvertite alcuni con regolarità fareste bene a indagarne la causa.

Suggerimenti utili per prevenire lo stress cronico:

• usare bene il proprio tempo;


• essere assertivi;
• nutrire aspettative realistiche;
• assumersi la responsabilità per ciò di cui siete responsabili, e per
nient’altro;
• affrontare i problemi man mano che si presentano;
• tranquillizzare regolarmente lo Scimpanzé, nutrendolo;
• riconoscere i potenziali problemi;
• riconoscere i propri limiti;
• cercare aiuto il prima possibile;
• parlare delle situazioni stressanti con altre persone.

Quando non riuscite a svolgere una o più di queste attività, è quasi certo
che sia in corso un’attività dello Scimpanzé e dei Gremlin.

Prevenire l’insorgenza dello stress cronico


Come per lo stress improvviso, anche per quello cronico si può fare
prevenzione. Lo stress cronico si manifesta quando non affrontiamo le
situazioni stressanti e iniziamo a considerarle normali. Questa idea di
«normalità» diventa la reazione automatica allo stress, ma è dannosa e
inutile. Nel nostro Computer si sono in ltrati i Gremlin della rassegnazione
e strategie di contrasto sbagliate.
Per esempio, immaginate una persona che nisce di lavorare alle cinque.
Un pomeriggio, quando sta per andarsene, il capo le chiede se può fermarsi
per portare a termine un progetto. La persona accetta e lavora no alle sei. Il
giorno dopo il lavoro non è ancora completato, quindi la persona resta in
ufficio no alle sette. Lavorare no a tardi diventa la norma anziché
l’eccezione. Il problema è che, se la persona dice: «Preferirei andare a casa e
nire il lavoro domani», inizia a sentirsi in colpa. Il suo Scimpanzé dice:
«Non puoi deludere il branco, cosa penseranno di te?» Be’, come ormai
sappiamo, quelle persone non sono il branco: sono i colleghi di lavoro.
Prendersi cura dello Scimpanzé, facendolo arrivare a casa in orario e
riportandolo nel suo vero branco, è più importante che lavorare per
compiacere i colleghi.
Tuttavia lo Scimpanzé consulta il Computer e trova un Gremlin che gli
intima di lavorare no a tardi e gli dice che farlo è accettabile; perciò lo
Scimpanzé si sente ancora più sotto pressione. Cova risentimento perché si
accorge di essersi messo in trappola da solo. Giustamente a questo punto
interviene lo stress, con cui il corpo cerca di dire allo Scimpanzé che deve
andare a casa perché si trova nel posto sbagliato. Lo Scimpanzé, ovviamente,
resta nel falso branco e sotto l’occhio vigile del Gremlin.
Passa il tempo, lo Scimpanzé continua a essere stressato e non vede una
via d’uscita. Se facciamo un passo indietro per osservare lo scenario con
occhio distaccato, vediamo che bisogna intervenire per fermare lo stress: il
Gremlin dev’essere sostituito da un Pilota Automatico, e lo Scimpanzé
dev’essere messo a cuccia attraverso una verità.

Gestire lo stress cronico


Se siete stressati, è utile mettere per iscritto ogni fattore di stress di cui
siete consapevoli. Cercare di dipanare scenari complicati nella testa di solito
non serve a molto: si tende a restare impantanati anziché affrontare ed
eliminare i fattori che contribuiscono al problema.

Punto chiave
Elencate i problemi nero su bianco e non provate a risolverli
mentalmente.

Ecco una semplice regola. Quando avete un problema che vi causa stress,
dividete la soluzione in tre parti:

1. Le vostre percezioni e atteggiamenti verso il problema


2. Le circostanze e il contesto del problema
3. Le altre persone coinvolte nel problema

Esaminando una per una queste aree potreste individuare un certo


numero di motivi che hanno causato lo stress e trovare soluzioni per
rimuoverlo.
Se vi sentite stressati, e non siete pronti a cambiare i vostri
comportamenti o convinzioni, è molto probabile che lo sarete anche in
futuro; quindi dovrete comprendere che è necessario cambiare. Inoltre
dovete smettere di accampare scuse e giusti cazioni; a volte è impossibile
ottenere ciò che vogliamo, perciò dobbiamo accettarlo e conviverci. Alcune
persone non ci riescono, perché hanno un profondo senso di giustizia e una
percezione chiara dei propri diritti e non riescono a non sentirsi in credito
con la vita; perciò vivono in uno stato di perenne guerra contro il mondo e
contro gli altri. Lo stress emotivo cronico deriva spesso dalle nostre
aspettative riguardo il mondo, gli altri e noi stessi. Analizziamo queste tre
fonti potenziali di stress cronico:

• lo stress cronico derivante dal sé;


• lo stress cronico derivante dalle circostanze o dagli eventi;
• lo stress cronico derivante dalle altre persone.

Lo stress cronico derivante dal sé


Di solito è provocato da un Gremlin. Questi Gremlin sono
comportamenti acquisiti e dannosi, per esempio strategie di contrasto
inefficaci o convinzioni dannose, come il ritenersi inferiori agli altri. Alcuni
problemi hanno una natura molto semplice; eccone qualcuno.

Farsi male da soli


Capita spesso di incontrare persone che si creano problemi da sole e non
se ne rendono neppure conto. Carlo è maleducato con tutte le persone che
ha intorno, poi si lamenta perché si sente solo ed è stressato perché a
nessuno importa di lui. Non capisce che è il suo comportamento a causare il
problema. La regola è semplice: le persone amichevoli hanno molti amici.

False piste
Sandra è stressata perché deve laurearsi e continua a collezionare
bocciature negli esami. Si giusti ca dicendo che deve lavorare part-time e
che i professori non sono bravi. In parte può essere vero, ma Sandra non
vuole ammettere che queste sono scuse: la verità è che non studia
abbastanza, e/o il corso è al di sopra delle sue capacità, e/o non sa studiare in
modo efficace. Le scuse che accampa le impediscono di affrontare la vera
fonte dello stress e risolverla. Sandra deve iniziare da se stessa, rimuovendo i
Gremlin: e lo stress se ne andrà da solo.

La Sindrome del Fungo


I funghi sono in competizione tra loro per lo spazio disponibile. Uno di
essi cercherà inevitabilmente di imporsi sugli altri e diventerà il fungo più
grande; quando sarà giunto a maturazione e voi lo coglierete, resterà uno
spazio. Il secondo fungo più grande prenderà il suo posto e crescerà no a
colmare il vuoto. Voi cogliete il secondo fungo e la storia continua: ce n’è
sempre uno pronto a crescere per riempire il vuoto.
Alcune persone soffrono della «Sindrome del Fungo», ma invece dei
funghi lasciano crescere dentro di sé le preoccupazioni. Se non hanno niente
di cui preoccuparsi, si inventano qualcosa. Sono incapaci di fermare questo
Gremlin distruttivo. È un’abitudine acquisita ed è molto dannosa: è
snervante non solo per chi ne è affetto, ma anche per chi gli sta intorno.
Queste persone continuano a preoccuparsi di cose sempre nuove e a riferirle
agli altri. Purtroppo la risposta degli altri è solitamente l’irritazione, perciò il
soggetto si sente l’unico a preoccuparsi e vive in uno stato di stress cronico.
Riconoscere che soffrite della Sindrome del Fungo vi permetterà di
fermare il Gremlin e di rimuoverlo, sovrascrivendolo con un programma in
grado di analizzare razionalmente la situazione.
Alcuni Piloti Automatici utili per sostituire il Gremlin potrebbero essere:

• Gli Umani imparano a convivere con le preoccupazioni ma non si


consentono di provare ansia, che è un’emozione dannosa.
• Gli Umani capiscono che le soluzioni richiedono tempo e che preoccuparsi
prima di aver cercato una soluzione è dannoso.
• La maggior parte delle preoccupazioni si rivela di scarsa importanza nel
lungo periodo, e spesso i problemi si risolvono da soli.
• Preoccuparsi non risolve mai niente.
• Preoccuparsi è una scelta, e possiamo decidere di non preoccuparci.
• Imparare a mettere le cose in prospettiva e a ridere di noi stessi è la cosa
più utile che possiamo fare.
• Rilassarsi aiuta a scacciare le preoccupazioni.

Tecniche di rilassamento
Possono essere molto utili: le potete trovare online, in biblioteca o parlando con amici e colleghi
per scoprire che cosa li ha aiutati. Vale la pena di studiarle e metterle in pratica.

Pulsioni interiori in conflitto


Un esempio tipico di pulsioni in con itto si ritrova nella madre
lavoratrice, che cerca un equilibrio tra famiglia e lavoro ed è stressata perché
ha l’impressione di non riuscire bene su nessuno dei due fronti. La pulsione
materna dello Scimpanzé si scontra con il desiderio di autorealizzazione
dell’Umano. Se il problema viene affrontato nel modo giusto si riuscirà a fare
bene entrambe le cose.
Possibili motivi del suo stress possono essere che la donna:

• non ha un’idea realistica di cosa può ottenere in quelle due aree della sua
vita;
• non ha trovato l’equilibrio giusto;
• non chiede aiuto alle persone adatte;
• non accetta la necessità di scendere a compromessi in entrambe le aree;
• se la cava bene ma non riesce ad accettarlo, perché il suo Umano o il suo
Scimpanzé provano sensi di colpa ingiusti cati.

Tutti questi esempi dimostrano che lo stress cronico può essere un parto
della nostra mente. Quest’ultimo dimostra in particolare che lo stress può
avere una molteplicità di motivi ed è una questione del tutto individuale.
L’importante è iniziare guardandosi dentro per scoprire se siete troppo
severi con voi stessi o se non vi prendete abbastanza cura di voi.

Il limite emotivo e l’allenamento


C’è un limite sico a ciò che ognuno di noi è in grado di fare, e lo accettiamo. Anche dal punto
di vista emotivo esiste un limite a ciò che ognuno di noi può tollerare, e dovremmo accettare
anche questo. Ma come possiamo allenare il corpo e renderlo più forte, così possiamo allenare
la mente e migliorare il modo in cui reagiamo alle emozioni.

Lo stress cronico derivante dalle circostanze


o dagli eventi
Quando gli eventi ci mettono in una situazione stressante è saggio avere
un piano di reazione. Come sempre iniziate da voi stessi, e assicuratevi di
affrontare la situazione con aspettative realistiche. Siate proattivi e cambiate
quel che potete, oppure scoprite se qualcuno può aiutarvi. Se nessuno di
questi metodi funziona, passate all’AMP (accettare, poi passare oltre con un
piano). Imparare ad accettare una situazione sarà sempre difficile, ma a volte
non abbiamo scelta. Per esempio, soffrire di mal di schiena è fastidioso, ma
l’unica opzione costruttiva è venire a patti con l’idea che la guarigione
seguirà un corso imprevedibile.

Lo stress cronico derivante dalle altre persone


Le persone con cui interagiamo possono provocarci stress cronico in
molti modi. Come sempre quando avete a che fare con gli altri, guardate
anzitutto dentro di voi; rileggete il capitolo sul Pianeta Connesso per
consigli su come comunicare con efficacia. Ricordate che lo Scimpanzé
prende parte alle discussioni in modalità «vittoria o scon tta» mentre
l’Umano vi partecipa ripromettendosi di impegnarsi e lasciarsi coinvolgere.
Dedicate del tempo a ri ettere sui vostri piani e accertatevi che siano
focalizzati sulle soluzioni. La maggior parte delle persone si mostra
ragionevole se vi rivolgete loro nel modo giusto, ma dovete accettare che
alcuni non hanno un buon carattere e non collaboreranno con voi per
appianare eventuali divergenze.
Non dimenticate di chiedere sostegno al branco: i suoi membri possono
offrirvi consigli spassionati e incoraggiamento, se glieli chiedete. Quando
non riuscite ad appianare le divergenze con qualcuno, scoprite se una
mediazione o il sostegno di una terza persona neutrale potrebbero aiutarvi.
Se davvero non riuscite ad andare d’accordo, siate pragmatici e cercate di
ridurre al minimo i contatti.

E se continuiamo a sbagliare?
Quasi tutti ci sentiamo stressati e reagiamo d’impulso, di tanto in tanto, e
la maggior parte di noi non sa gestire molto bene lo stress. Siamo tutti sulla
stessa barca. Ma tutti possiamo imparare a reagire meglio. Alcune cattive
abitudini non fanno che aumentare lo stress: eccone qualcuna.

Rimproverarsi e sentirsi in colpa


Non rimproveratevi mai per non aver gestito lo stress nel modo giusto. È
una pessima abitudine, inutile e dannosa: quindi non è altro che un
Gremlin, e come tale possiamo rimuoverlo. Provate a sorridere, a rilassarvi e
a ricominciare da capo con entusiasmo. Potete solo fare del vostro meglio:
accettatelo. Rimproverarsi e sentirsi in colpa sono due Gremlin inutili e
distruttivi, che non hanno mai niente di buono da offrire. Ricordate: se non
ottenete il risultato giusto è perché siete dirottati dallo Scimpanzé. Non siete
voi a fallire!

«Come», non «perché»


Cercate di non continuare a chiedere «perché» per poi darvi risposte
pretestuose, per esempio: «Perché mi sento sempre così a pezzi?» Le
domande che iniziano con «perché» possono essere utili, ma di solito
guardano al passato e non sono costruttive.
Chiedetevi piuttosto «come»: queste domande servono a piani care e
tendono a essere costruttive. Per esempio: «Come posso tenere a freno le
mie emozioni ed essere felice?» è una domanda costruttiva; molto meglio di:
«Perché mi sento infelice e stressato?» Invece di chiedervi: «Perché è
successo?» potete dire: «È successo e devo accettarlo, ma ora come vado
avanti?»

Parlate!
Parlare del vostro stress con chi può ascoltarvi e capirvi (e magari darvi
consigli utili) è un metodo molto efficace per risalire alle cause dello stress, e
può aiutare moltissimo anche nella ricerca di soluzioni. Affidatevi al branco:
serve proprio a questo!

Alcuni modi costruttivi per alleviare lo stress cronico


• Imparate e adoperate le tecniche di rilassamento.
• Imparate a delegare e a condividere i problemi.
• Chiedete aiuto alle persone giuste.
• Mettete le cose in prospettiva.
• Guardate al di là dei problemi e cercate le soluzioni.
• Siate realistici.
• Ricordatevi che siete padroni delle vostre emozioni e della direzione da intraprendere.
• Condividete le vostre emozioni con una persona che tiene a voi.

Un’analogia: catturare una scimmia

In ne, un fattore di stress difficile da individuare si ha quando ci


mettiamo in trappola da soli e non ce ne rendiamo conto. Ecco un’analogia
che spero vi aiuterà a capire come a volte ci cacciamo nei guai perché non
riusciamo a rinunciare a qualcosa o qualcuno.
Catturare una scimmia è molto difficile perché è più veloce di noi, e se
non sapete arrampicarvi sugli alberi non avete la minima possibilità di
riuscirci; ma ecco una soluzione.
Piantate un vaso nel terreno e ssatelo con del cemento. Ora incastrate
una pietra nell’apertura del vaso in modo che resti bloccata.
La scimmia si avvicinerà al vaso e in lerà la mano per cercare di tirar via
il sasso. Ovviamente non ci riuscirà! La scimmia non riesce a lasciar andare
il sasso perché vuole prenderlo. Benché il sasso non abbia alcun valore per
lei, si intestardisce a volerlo. A questo punto è facile gettare una rete sopra la
scimmia, che ha rinunciato alla libertà in cambio di un inutile sasso.
Pensate a ciò che questo signi ca per voi. Se vi permettete di restare
aggrappati a «inutili sassi» potreste dover rinunciare alla libertà. Se lasciate
che lo stress domini la vostra vita perché vi aggrappate a cose che non vi
fanno bene, allora dovete accettare il rischio di perdere la felicità. Abbiate il
coraggio di lasciar andare i sassi inutili nella vostra vita. Non restate
aggrappati per paura, per familiarità o per semplice cocciutaggine. La vostra
libertà e felicità valgono più di qualsiasi sasso.

Riassunto dei punti chiave

• State sempre all’erta per riconoscere i sintomi dello stress cronico.


• Affrontate lo stress cronico: non consentitevi di accettarlo e considerarlo
normale.
• Riconoscete il vostro limite emotivo e non oltrepassatelo.
• Trovate sistemi per gestire lo stress.
• Non lasciatevi catturare, nella vita, restando aggrappati a sassi inutili.

Proposta di esercizio
Alleviare lo stress
Parlarne con un amico
Siate proattivi e andate a parlare con un amico delle cose che vi
stressano. È meglio elencarle su un foglio di carta, per chiarire quante
sono e quali dovete affrontare. Elaborate piani d’azione per risolverle
una per una. Accertatevi di dedicare del tempo all’esecuzione dei piani.
È bene prevedere un secondo incontro con l’amico per fare il punto
della situazione!

Lo stress legato allo stile di vita


Analizzate il vostro stile di vita e le vostre abitudini per scoprire se siete
aggrappati a qualche sasso inutile. Cercate i sassi: possono essere
attività di routine, abitudini di lavoro, incombenze, hobby, luoghi o
relazioni. Qualsiasi cosa, insomma, che vi impedisca di essere felici.
Anche in questo caso, confrontarsi con qualcuno è spesso più utile che
cercare di risolvere il problema da soli. I buoni amici sanno dirvi anche
le verità più spiacevoli.
Parte 3

Salute, successo
e felicità
Capitolo 13
Il Pianeta delle Ombre
e la Cintura degli Asteroidi
Come prendervi cura della vostra salute

La salute fisica e mentale


• Malfunzionamenti e disfunzioni
• La forma sica
• La forma mentale
• Recupero e riabilitazione

Malfunzionamenti e disfunzioni

Questo sistema planetario concerne la salute sica e mentale. Le malattie e


una manutenzione insufficiente gettano ombre sulla nostra vita, ma
possiamo rimuoverle.
Lasciatemi dire un’ovvietà: se avete una malattia dovete curarvi, perché
applicare il modello dello Scimpanzé a una macchina che non funziona
correttamente è molto più difficile, se non impossibile.
Il malfunzionamento è una malattia: la macchina non funziona bene e
dovete rivolgervi a un medico per farvi curare. La Cintura degli Asteroidi
che orbita intorno al pianeta rappresenta il malfunzionamento: tutti i
disturbi sici e psicologici di cui potete soffrire.
Una disfunzione si veri ca invece quando la macchina è in grado di
compiere regolarmente il suo lavoro ma non viene usata nel modo giusto o
non subisce la necessaria manutenzione. Il Pianeta delle Ombre rappresenta
questa situazione. Tutti siamo soggetti a disfunzioni, chi più e chi meno!
Questo libro insegna a ridurre al minimo le disfunzioni.

La forma fisica

Si tratta di un argomento vasto, che non può essere affrontato nello spazio
concesso da queste pagine; tuttavia, ecco alcune linee guida.
Possiamo suddividere la manutenzione sica in alimentazione, dieta,
controllo del peso, esercizio e forma sica. Senza scendere nei dettagli,
vediamo cosa può causare una disfunzione in una di queste aree. Farò
esempi estremi per rimarcare le differenze.
Il vostro Scimpanzé e il vostro Umano hanno programmi molto diversi
in ciascuna di quelle aree. L’Umano sa cosa vuole e prova molto piacere
quando si sente in forma, è in buona salute e mangia nel modo giusto. Lo
Scimpanzé, invece, preferisce non assumersi responsabilità, insegue il
piacere e la grati cazione immediata e si disinteressa delle conseguenze.
Lo Scimpanzé è indifferente per impostazione prede nita e non vuole
faticare: quindi la maggioranza di noi ingaggia una battaglia perenne con il
proprio Scimpanzé.

Non arrancare nella melassa


Vi propongo due regole di base per conquistare la forma sica. La prima
consiste nel «non arrancare nella melassa». Con questa espressione intendo
che non bisogna iniziare dai problemi e poi cercare le soluzioni, ma partire
da una tabula rasa e de nire con precisione il risultato che ci si pre gge. Una
volta appurato cosa volete ottenere, dichiarate in che modo lo otterrete. Per
esempio dite in che modo volete mantenervi in forma, cosa volete mangiare
e così via. Immaginate la vostra forma sica ideale e cercate di realizzarla
rimuovendo tutti gli ostacoli che si presentano sul vostro cammino.
Arrancare nella melassa è demoralizzante, perché signi ca ricordare gli
insuccessi del passato e dedurne che non potremo avere successo in futuro.
Cancellate il passato e ricominciate da zero, escogitando un piano.

Proattivo e reattivo
La seconda regola consiste nell’essere sia proattivi, sia responsivi. Le
persone di successo sono proattive, cioè hanno un piano da realizzare.
Inoltre sono responsive, cioè se il piano fallisce per qualsiasi motivo
reagiscono facendo il punto della situazione ed elaborando subito un nuovo
piano. Sono molto tenaci e non si arrendono.
Le persone non di successo tendono a essere reattive: basano i piani sulla
reazione ai problemi e rispondono sempre alle aggressioni perché vedono la
vita come un’eterna lotta. Gli Scimpanzé sono reattivi per natura: si
arrendono facilmente e scelgono la strada più facile. Gli Umani tendono a
essere proattivi, e quindi a piani care continuamente.

In palestra
Applicate questi due concetti al vostro mantenimento sico e individuate
lo Scimpanzé e affrontatelo. Per esempio, immaginate di voler tornare in
forma e perdere peso: iniziate dichiarando questo vostro progetto. Ora
stilate un piano d’azione, senza pensare alle difficoltà; è chiaro però che il
piano dev’essere realistico. Per esempio, se vi iscrivete in palestra, sapete già
che lo Scimpanzé troverà una miriade di scuse per non andarci ogni
settimana, quindi dovete aver predisposto un piano per reagire alle sue
proteste. Al termine della prima lezione potete dire all’istruttore che non
vedete l’ora di tornare, di lì a una settimana. In questo modo metterete a
disagio lo Scimpanzé, che non vorrà fare brutta gura e quindi, pur con
riluttanza, vi spingerà a tornare in palestra. A volte, piani molto semplici
come questo possono essere davvero efficaci. Ci occuperemo più nel
dettaglio di questo tema nel capitolo sul Pianeta del Successo.

La forma mentale

L’Umano ha bisogno di una mente sana. Gli stimoli e le s de intellettuali,


ridere e divertirsi, pre ggersi un obiettivo e raggiungerlo sono attività che
mantengono sana la mente, a patto di non esagerare e di non stressarsi! Il
senso dell’umorismo può essere un toccasana per la mente. Quando le cose
non vanno secondo i piani, provate a vedere il lato divertente. Imparare a
ridere della sfortuna e di noi stessi è un comportamento acquisito, un
potente Pilota Automatico che vale la pena di sviluppare.

Recupero e riabilitazione

Il recupero è forse l’aspetto più trascurato della manutenzione della nostra


macchina. Se lo articoliamo in tre fasi, appare chiaro che la maggior parte di
noi non lascia al corpo il tempo di riprendersi prima di rimettersi al lavoro.
I tre livelli del recupero sono:

• rilassarsi;
• riposare;
• dormire.
Purtroppo molti di noi trascurano tutti e tre i livelli. L’importante è
trovare il giusto equilibrio tra lavoro e relax: il corpo e la mente hanno
bisogno di tempo libero per riprendersi dallo stress quotidiano. Se volete
prendervi cura di voi, questa è una priorità.
Rilassarsi signi ca trovare qualche minuto ogni giorno per rallentare il
ritmo e fare una pausa.
Riposare signi ca fermarsi per un periodo piuttosto lungo nell’arco della
giornata, solitamente di sera, per allontanarsi dal lavoro e dallo stress e
rilassarsi completamente.
Dormire: la parola dice già tutto.
Quali conseguenze vi attendono se non vi consentite nessuno di questi
tre livelli di recupero ogni giorno? La risposta è spaventosa: il vostro cervello
inizierà a dirottare il sangue e quindi le capacità decisionali allo Scimpanzé.
È facile prevedere che cosa succederà, perché purtroppo lo sappiamo tutti.
Se ci sentiamo stanchi diventiamo irritabili, commettiamo errori sciocchi,
prendiamo decisioni avventate o abbiamo sbalzi d’umore. Essendo un
fenomeno così evidente, è incredibile constatare quanto spesso trascuriamo
quest’area cruciale della manutenzione del corpo e della mente. Vale la pena
di elaborare un piano d’azione per accertarsi di riposare a dovere, di
rilassarsi e di dormire.

Riprendersi da un trauma emotivo


Tutti sappiamo che dopo aver subito un danno sico, per esempio una
frattura, segue un periodo di riabilitazione durante il quale il tono muscolare
aumenta gradualmente no a tornare al pieno funzionamento. Con gli
choch emotivi funziona allo stesso modo: quando viviamo un evento
traumatico, come un lutto o la ne di una relazione, abbiamo bisogno di una
«riabilitazione emotiva».
Di solito questo periodo va dai tre ai sei mesi, e attraversa fasi molto
speci che di elaborazione del lutto. Accettate l’idea che ci vuole tempo per
superare un trauma emotivo e non siate troppo severi con voi stessi:
prendetevi tutto il tempo necessario perché la vostra macchina torni a
funzionare correttamente. È un’ottima idea parlarne con gli amici, tutte le
volte che è necessario: in questo modo lo Scimpanzé fa ginnastica e viene a
patti con il trauma e il periodo di recupero. Alcune persone faticano a
parlare di emozioni e a esprimere i sentimenti; possono trovare utile farlo
per iscritto o anche solo prendersi del tempo per ri etterci.

Nel cuore della notte


Immaginate di esservi coricati con una preoccupazione, e di risvegliarvi in piena notte con un
turbinio di pensieri in testa. A quel punto l’Umano dorme della grossa e lo Scimpanzé ha il
pieno controllo della situazione, quindi i vostri pensieri saranno irrazionali ed emotivi.
Lo Scimpanzé si abbandona al catastro smo e vi farà preoccupare per tutto il tempo che restate
«svegli». Alla ne crollerete addormentati e vi risveglierete al mattino chiedendovi perché
abbiate avuto pensieri così irrazionali.
La risposta è semplice: durante la notte il nostro cervello funziona in modo diverso, e l’Umano
non tiene più sotto controllo lo Scimpanzé. Al mattino l’Umano è di nuovo razionale in grado
di mettere le cose in prospettiva. Niente sembra più così brutto, quando torniamo a ragionare
con l’Umano. In questo c’è una semplice lezione da imparare e la regola d’oro da seguire.
La semplice lezione è che, a meno che non lavoriate nel turno di notte, tra le undici di sera e le
sette del mattino siete in modalità Scimpanzé, cioè avete pensieri emotivi e irrazionali.
Raramente siete in grado di mettere le cose in prospettiva, e ci riuscirete di nuovo solo dopo le
sette del mattino.
La regola d’oro quindi è:
Se vi svegliate durante la notte, sappiate che qualsiasi pensiero o emozione deriva dallo
Scimpanzé, e tenderà a essere inquietante, catastrofico e privo di senso della prospettiva. Al
mattino vi pentirete di aver indugiato su quei pensieri e sensazioni, perché vedrete le cose in
modo diverso.
Provate a creare un Pilota Automatico che dica: «Non intendo prendere sul serio i pensieri che
ho nelle ore notturne, quando comanda lo Scimpanzé».

Durante la fase di riabilitazione, accettate solo le emozioni che siete in


grado di tollerare e assumete alcuni «antidolori ci per le emozioni», cioè
attività come: ricevere sostegno dagli amici e dalla famiglia; permettere agli
amici stretti di condividere il vostro dolore spiegando loro come vi sentite;
accettare l’aiuto che vi viene offerto; essere gentili con voi stessi; e darvi il
permesso di affrontare la sofferenza nel modo che preferite.

Punto chiave
A volte le emozioni sono molto irrazionali e dovete convivere con loro
anziché cercare sempre di comprenderle.

La Cintura degli Asteroidi

Gli asteroidi rappresentano il malfunzionamento


(malattia)
Un’avvertenza: non dimenticate che alcune malattie del corpo non sono
palesi e si manifestano sotto forma di cambiamenti d’umore. Per esempio gli
sbalzi ormonali, come la sindrome premestruale (PMS, pre-menstrual
syndrome) o le disfunzioni della tiroide, sono perfettamente curabili.
Cercare di gestire il vostro Scimpanzé mentre siete in preda a una seria
sindrome pre-mestruale o avete un problema alla tiroide è molto difficile, e
potete assumervi solo una parte della responsabilità per il comportamento
dello Scimpanzé! L’unica responsabilità che avete, come con ogni malattia, è
quella di rivolgervi a un medico.

La malattia mentale
La maggior parte delle malattie mentali si manifesta quando si altera
l’equilibrio tra i neurotrasmettitori (sistemi chimici) del cervello. Alcuni
neurotrasmettitori coinvolti in molte malattie mentali sono la serotonina, la
noradrenalina, la dopamina, l’acetilcolina e il GABA. Se avete sintomi di un
disturbo di questo tipo, è molto probabile che il problema riguardi i
neurotrasmettitori e sia risolvibile. Purtroppo le malattie mentali sono
ancora oggetto di molti pregiudizi. Non vi vergognereste di andare da un
medico se aveste una gamba rotta, e allora perché imbarazzarvi se avete un
problema con i ricettori della serotonina, che si chiama depressione? Gli
sbalzi d’umore, i disturbi legati all’ansia e ad altri stati d’animo andrebbero
sempre valutati e curati da esperti.

Alcol e droghe
Quasi tutte le persone dipendenti dalle droghe sanno di avere un
problema, e la maggior parte di quelle dipendenti dall’alcol si accorge che
qualcosa non va. Ma uscirne non è facile, e spesso l’alcolista nega a se stesso
di esserlo. Per quasi dieci anni ho lavorato come medico nella cura
dell’alcolismo, e i pazienti mi spiegavano che c’è una differenza tra il bevitore
abituale e l’«alcolista»: l’opinione comune era che quest’ultimo non è in
grado di fermarsi dopo il primo bicchiere. Era un’osservazione intelligente:
se scoprite di dovervi trattenere a forza dopo il primo bicchiere, valutate
seriamente di chiedere aiuto. Purtroppo circolano ancora parecchi
pregiudizi anche su questa terribile condizione, ma per fortuna ci sono molti
esperti in grado di aiutarvi. Quasi tutte le droghe, e certamente l’alcol,
possono in uenzare non solo l’umore ma anche la mentalità.

Riassunto dei punti chiave

• Semplicemente: se volete trarre il meglio da voi stessi dovete prendervi


cura del vostro corpo e della vostra mente.
• Impegnatevi per mantenere la salute sica e mentale.
• Assicuratevi di recuperare le forze: relax, riposo e sonno.
• Se siete malati, assumetevi la responsabilità di chiedere aiuto per stare
meglio.

Proposta di esercizio
Prendersi cura di sé
Il recupero aiuta a gestire lo Scimpanzé
Ri ettete sul tempo che vi concedete per recuperare. Valutate tutti e tre
i livelli – relax, riposo e sonno – e tenete un diario per una settimana
per veri care quanto tempo dedicate ogni giorno alle tre attività. Il
vostro Scimpanzé diventerà incontrollabile se non gli lasciate
abbastanza tempo. L’efficacia o meno della gestione del recupero
impatta sulla qualità delle relazioni e del lavoro.
Capitolo 14
Il Pianeta del Successo
e le sue tre Lune
Le fondamenta del successo

Che cos’è il successo


Come si può de nire il successo? Soffermatevi per un momento a
pensarci, e ricordate che sia il vostro Umano sia il vostro Scimpanzé avranno
delle risposte da dare, e che potrebbero essere molto diverse.
Di norma, per de nire il successo, gli Scimpanzé guardano ai beni
materiali e ai risultati ottenuti, mentre gli Umani considerano le qualità
personali. Per esempio, il vostro Scimpanzé potrebbe rispondere: «Per me il
successo è diventare milionari», ma il vostro Umano potrebbe affermare:
«Per me il successo è essere felici». Ovviamente il primo potrebbe replicare
che i milionari sono più felici!
Non lasciatevi in uenzare dagli altri, ma scoprite cos’è il successo per il
vostro Umano e per il vostro Scimpanzé. Poi decidete se le idee di
quest’ultimo sono davvero accettabili.
Inseguire il successo per come lo de nisce lo Scimpanzé non serve a
molto, se poi scopriamo che non era ciò che volevamo davvero.

La misura del successo


Ci sono sempre diversi modi per misurare il successo. Per esempio, se
volete seguire un corso che termina con un esame, potete misurare il
successo con due modalità. Naturalmente volete passare l’esame, tuttavia
potete affrontarlo da angolazioni diverse.
La prima unità di misura del successo è la promozione all’esame, che con
tutta probabilità sarà la de nizione di successo proposta dallo Scimpanzé, e
con la quale l’Umano può dirsi d’accordo.
La seconda unità di misura sarebbe portare a termine il corso, o anche
solo provarci: ed è più probabile che sia questa la de nizione offerta
dall’Umano, perché la logica mi dice che se ho fatto del mio meglio posso
camminare a testa alta e affrontare le conseguenze.
Se scegliete la de nizione dell’Umano, il successo è assicurato.
Ovviamente sarebbe splendido essere anche promossi all’esame, ma se non
accade, vorrà semplicemente dire che avrete fatto del vostro meglio (e non
avreste potuto fare più di così) e quindi potrete comunque congratularvi con
voi stessi.
Lo Scimpanzé continuerà a dirvi che avete fallito. Ma pensateci
attentamente: avete una possibilità di scelta. Se volete sempre misurare il
successo nella vita in base al livello ottenuto, allora dovete accettare le
conseguenze emotive del suo mancato raggiungimento. Se invece lo volete
misurate in base all’impegno e allo sforzo, allora la possibilità del successo e
dell’orgoglio è sempre nelle vostre mani. A questo punto potete affrontare
come un Umano adulto un eventuale risultato deludente.
Quindi, prima di lanciarvi in un’impresa, anzitutto de nite il successo e
scoprite cosa signi cherà per voi. Potete scegliere di farlo coincidere con il
risultato, o con lo sforzo, o con entrambe le cose. Può essere un guadagno
materiale o spirituale o personale. Non dimenticate che Scimpanzé e Umano
possono de nire il successo in modo molto diverso.
Il successo parziale
Un’altra cosa da tener presente è che il successo non dev’essere per forza
in bianco e nero: può avere diversi livelli e fasi, cioè sfumature di grigio.
Potreste accontentarvi di livelli intermedi di successo: per esempio, se
decidete di occuparvi del giardino che avete trascurato ma non riuscite a
sistemarlo tutto, potete de nirlo un successo parziale e ritenervi soddisfatti.
Spesso i successi parziali sono conferme di ciò di cui realisticamente
siamo capaci. Imparare ad accettare che abbiamo commesso un errore, e
premiarci per averlo ammesso, è molto più costruttivo che criticarci per non
aver ottenuto il successo completo. Sforzatevi di capire quando è il caso di
accettare e festeggiare un successo parziale.
Il successo si può suddividere in fasi e si può festeggiare il
completamento di ciascuna di esse. Il vostro Scimpanzé è molto bravo a
spronarvi, ma anche a indurvi a procrastinare e condannarvi all’immobilità.
Contrastando questa tendenza getterete le basi per il successo.

Le tre Lune del Successo

Le Lune che orbitano intorno al Pianeta del Successo rappresentano tre degli
stabilizzatori fondamentali che possono incrementare le vostre possibilità di
successo.

La Luna Regale
Il vostro Regno
• Portare la corona
• Le leggi del Regno
• Consiglieri
• Sudditi
Il Regno degli Altri
• Essere un suddito

Il Regno condiviso
• Relazioni personali o professionali
• Relazioni personali
• Squadre

Questa prima luna consiste nel capire chi comanda nelle varie aree della
vostra vita e nell’agire di conseguenza. È uno dei fattori principali che
determinano le vostre probabilità di successo.

Il problema è gestire le divergenze di opinione


Ogni sistema ben funzionante che coinvolga diverse persone conterrà
loso e chiaramente de nite, procedure e «regole». Nel mondo dell’Umano
non è un problema grave, perché è basato sulla logica. Nel mondo dello
Scimpanzé sorgono invece grandi problemi, perché lo Scimpanzé si basa
sulle emozioni e non sempre si attiene alle «regole». Il problema sorge
quando nascono divergenze d’opinione tra le persone su cosa andrebbe fatto
e come. Se capiamo come appianare questi disaccordi potremo tornare a
funzionare felicemente. Gli Umani si confrontano e solitamente
raggiungono un’opinione condivisa. Gli Scimpanzé esprimono opinioni,
criticano gli altri e raramente cedono; se lo devono fare, solitamente sono
sprezzanti e insolenti.
Umano e Scimpanzé possono trovare un accordo se le regole sono chiare
e se c’è un leader accettato da tutti cui è delegata la decisione nale. I leader
efficaci sanno ascoltare e rispettano l’opinione degli altri.
Perciò, quel che dobbiamo fare è stabilire:

• chi comanda in ogni situazione della vita;


• quali sono le regole;
• se intendete attenervi alle regole.

Possiamo immaginare che qualsiasi situazione abbia un Monarca: un


soggetto che porta la corona e ha l’ultima parola all’interno di un «Regno»
dai con ni tracciati con precisione. Per sempli care, esaminiamo tre diverse
leadership o sovranità:

• voi;
• un’altra persona;
• leadership condivisa.

Il vostro Regno

Portare la corona

Ci sono situazioni in cui è evidente che comandate voi e quindi siete il


Monarca. Per esempio, a casa vostra siete il monarca del vostro Regno:
decidete chi entra e stabilite le regole. Ma quando andate a casa di qualcun
altro entrate nel suo territorio e quindi nel suo Regno, di cui lui è il
Monarca. A casa sua, se sentiste molto caldo, lo fareste presente e magari
chiedereste educatamente di aprire la nestra. Non lo fareste da soli senza
domandarne il permesso: sarebbe maleducato e inappropriato, a meno che
non foste a casa di un amico stretto. Allo stesso modo, se l’altro entra in casa
vostra non vi aspettate che dica: «Non mi piace il colore delle pareti» e si
metta a ridipingerle. Questo perché la nostra casa è il nostro Regno. Un altro
vostro Regno è il posto di lavoro, dove avete un ruolo e delle responsabilità,
ed è importante sapere esattamente quali sono per poter agire nel modo
giusto.
Se un’altra persona entra nel vostro Regno e pretende di comandare, il
vostro Umano ne sarà turbato e il vostro Scimpanzé andrà su tutte le furie,
con conseguenze spiacevoli. Sapere qual è il vostro Regno e agire di
conseguenza può scongiurare il risveglio dello Scimpanzé. Per esempio, se
non tollerate che le persone vi gridino in faccia dovete farglielo sapere;
quindi dovete essere assertivi o trovare modi per evitare il con itto ma allo
stesso tempo far valere i vostri diritti. Come Monarca, dovete assicurarvi di
aver stabilito le leggi, e fare in modo che chi entra nel vostro Regno le
conosca, e se necessario dovete imporne il rispetto. Siete un Monarca e ci si
aspetta che vi comportiate come tale! Quindi dovete far rispettare le leggi in
modo regale, tramite l’Umano e non lo Scimpanzé.

Le leggi regali
Sono i comportamenti e gli atteggiamenti cui avete scelto di attenervi in
quanto Monarca. Le altre persone non sono tenute a rispettarle! Se vi
prendete il tempo per ri etterci tramite il vostro Umano aumenterete di
molto le probabilità di successo in ogni cosa che fate. Il vostro Scimpanzé
dev’essere tenuto in riga e gestito in modo che vi si attenga. Per esempio
potete promulgare una legge del re che vi impone di essere sempre cordiali
con le altre persone, a prescindere da come loro trattano voi. È una regola
nobile, ma è difficile far sì che lo Scimpanzé la rispetti. Il problema, come
sempre, è gestirlo.

I consiglieri
I Monarchi non sono onniscienti, quindi hanno la responsabilità di
nominare dei consiglieri. I consiglieri esperti daranno suggerimenti (NON
ordini) al Monarca. È molto importante, quando ci troviamo in una
situazione che non conosciamo bene o quando siamo incerti, andare alla
ricerca di persone che possano aiutarci. Per avere successo è utile, se non
indispensabile, avere il sostegno giusto. Una caratteristica tipica delle
persone di successo è la capacità di accorgersi di aver bisogno di aiuto e di
andarlo a cercare nei posti migliori.
È vostra responsabilità controllare che il vostro consigliere abbia le
credenziali giuste per fare il suo lavoro. Ha le capacità necessarie per
consigliarvi o lavorare per voi? Vale la pena di analizzare le quali che,
l’esperienza e il curriculum di una persona prima di chiederle consiglio o
permetterle di aiutarvi. Una volta scelti i consiglieri esperti, ricordate che
non è saggio ignorare i loro consigli.
Dopo aver selezionato un consigliere, non dimenticate che siete stati voi a
sceglierlo! Non potete incolparlo se non ha raggiunto lo standard che vi
aspettavate perché avete scelto male! Le persone di successo si assumono la
piena responsabilità di ogni loro azione, e cercano di far meglio la volta
successiva. Non permettono ai loro Scimpanzé di scaricare la colpa sugli
altri.
Per esempio, immaginiamo che vogliate dimagrire, un desiderio che
accomuna molti di noi. Portate la corona e siete padroni del vostro progetto.
Il fatto che vogliate perdere peso signi ca che in passato non siete stati
molto bravi a mantenere la linea! (Nessun problema, è un semplice dato di
fatto.) Quindi sarebbe saggio chiedere aiuto a un «esperto» di controllo del
peso: un dietologo o anche solo un amico che è riuscito a dimagrire. Se il
sistema non funziona perché la dieta o il consigliere vi sembrano «sbagliati»,
non date la colpa a loro: avete deciso voi di seguire i suoi consigli. Il
messaggio che possiamo trarre da questo scenario può essere applicato a
molti ambiti della vita: dovete imparare a essere responsabili e a rispondere
delle vostre scelte.

I sudditi
Le altre persone che vivono nel vostro Regno sono l’equivalente dei vostri
sudditi, e devono capire due cose. La prima è che voi siete il Monarca e la
seconda è che ci sono delle leggi. Come re è vostro dovere accertarvi,
educatamente, che i vostri sudditi ne siano consapevoli. Non serve a niente
incolpare chi invade il vostro mondo o si comporta in maniera per voi
inammissibile, se non siete stati abbastanza assertivi da chiarire quelle
regole. Trattare gli altri con rispetto, a prescindere dal loro comportamento,
aumenta le probabilità che il vostro messaggio sia recepito. Accertatevi che a
parlare sia il vostro Umano e non lo Scimpanzé.
Avere dei sudditi signi ca anche doversene prendere cura e rispettarli
sempre. Più rispetto mostrate agli altri, più è probabile che loro si
comportino nello stesso modo con voi. Ma ci sono sempre Scimpanzé a
piede libero, quindi fate attenzione e ricordate che è poco saggio ingaggiare
battaglia contro uno di loro.

I Regni degli Altri

Essere un suddito
Se sapete che la corona non è sulla vostra testa, è ragionevole mostrare
rispetto alla persona che la porta. La mancanza di rispetto si ripercuoterà su
di voi e potrebbe compromettere il vostro successo. Essere un suddito non
vuol dire essere uno schiavo o uno zerbino; è una questione di rispetto. Se
capite che al comando c’è un’altra persona, e che la decisione ultima spetta a
lei, è saggio scoprire quali sono le sue leggi e rispettarle.
Lottare contro il sistema non è sempre sbagliato, se il sistema o la persona
è corrotta; ma ci sono modi per farlo senza perdere l’integrità. Se il sistema
non è corrotto e la persona ha semplicemente un’opinione diversa dalla
vostra, e voi continuate a opporvi, aspettatevi le conseguenze della vostra
mancanza di rispetto. Se è un Regno in cui non volete vivere, la risposta è
uscirne prima possibile e trasferirvi in uno con un Monarca che rispettate.

Il Regno condiviso
Relazioni professionali o personali
Nella vita stabiliamo due tipi diversi di relazioni: professionali e
personali. Spesso si sovrappongono parzialmente o i con ni si fanno
sfumati, e questo può essere pericoloso. È molto importante capire la
differenza tra i due tipi di relazione, e sapere in quali casi ciascuna di esse è
appropriata perché oltrepassare i con ni tende a causare problemi.
Ogni relazione ha un obiettivo, quindi chiedetevi cosa volete da ciascuna
delle vostre relazioni. Inoltre tenete presente cosa l’altra persona vuole dal
rapporto con voi: la risposta a questa domanda può essere cruciale per il
successo della relazione.
L’obiettivo della relazione è distinto dalla persona. Per esempio, a volte
siete costretti a lavorare con una persona che non vi sta simpatica, ma
questo non signi ca che debba piacervi per forza. Essere una persona
gradevole, cordiale e disponibile non richiede obbligatoriamente di farvi
stare simpatico l’altro o di stringere amicizia.
Le relazioni personali non hanno con ni prestabiliti: voi e l’altra persona
decidete come interagire e no a quale livello di intimità spingervi.
Vi scambiate con denze, quindi il rapporto è basato sulle emozioni
positive provenienti dallo Scimpanzé. Entrambi esprimerete emozioni e idee
e ne trarrete un vantaggio reciproco. La relazione vi porterà appagamento
emotivo, e questo è il suo scopo primario. Richiede che l’intimità sia
reciproca, per cui vi aspettate che anche l’altro riceva soddisfazione emotiva.
Vi giudicherete l’un l’altro sul terreno etico, morale ed emotivo e il rapporto
avrà con ni essibili che cambiano con il tempo.
Le relazioni professionali hanno con ni prestabiliti, soprattutto a livello
interpersonale. La riservatezza è della massima importanza e non vengono
emessi giudizi emotivi. In un rapporto professionale non ci si pre ggono
programmi di natura emotiva, perché è basata su doveri e responsabilità
professionali.
Il motivo per cui spesso le nostre relazioni professionali sfociano in
personali è che i nostri Scimpanzé, e a volte anche i nostri Umani,
dimenticano i con ni e iniziano a chiedere all’altra persona di esaudire le
esigenze più personali. È saggio perciò stabilire quali sono le vostre necessità
emotive e cercare la persona che possa esaudirle al di fuori della cerchia
professionale; non cercatela in un collega. E non fate entrare in un rapporto
professionale emozioni personali negative, come rabbia o frustrazione.
Per avere successo nelle vostre relazioni, provate a chiedervi: «Che cosa
voglio da questa relazione, e che cosa vuole l’altra persona?» Assicuratevi che
ciò che volete sia appropriato al tipo di relazione, professionale o personale.

Le relazioni personali
Una relazione personale coinvolge sia l’Umano sia lo Scimpanzé
dell’altro. Quindi pensateci attentamente prima di impegnarvi! La relazione
personale si rinnova ogni giorno con la decisione di continuare: nessuno vi
obbliga a proseguirla, è una scelta.
È importante ricordare che una parte della relazione ha sede in un Regno
condiviso, in cui le decisioni devono necessariamente essere prese di
comune accordo. Altre parti della relazione sono al di fuori del Regno
condiviso e richiedono decisioni individuali. Per esempio, in una coppia
nessuno possiede l’altro e nessuno può imporre all’altro le leggi che regolano
la sua vita personale. Ciascuno dei due è ancora il Monarca del suo Regno, e
ha l’ultima parola su ciò che pensa e fa.
Uno dei partner può decidere di voler trascorrere tutti i ne settimana
con altri amici: ne ha tutto il diritto. Ma l’altro ha tutto il diritto di dire: «Per
me è inaccettabile: se te ne vai ogni weekend, la conseguenza è che io non
voglio proseguire questa relazione». Tuttavia, quest’ultimo può decidere che
accettare tale condizione è meglio che troncare la relazione. In questo caso
però non potrà lamentarsi in seguito, perché all’epoca era stato chiarito che
quelle erano le condizioni.
Può accadere che uno dei partner imponga regole all’altro e poi si arrabbi
se questo non obbedisce: in sostanza, si è messo in testa la corona nel Regno
di qualcun altro. Imporre regole a qualcuno nel suo Regno è una forma di
aggressione passiva. La corona deve tornare sulla testa giusta: bisogna capire
che cos’è accaduto e permettere a ciascuno di decidere come vivere.
Il Regno condiviso si instaura quando la coppia deve prendere una
decisione insieme, per esempio comprare una casa: qui entrambi hanno la
responsabilità e nessuno porta la corona, ma la condividono.

Le squadre
Una squadra può avere un leader che porta la corona o un processo
decisionale democratico: questi sono i due estremi di uno spettro. Un fattore
importante per il successo del lavoro di gruppo è sapere se qualcuno porta la
corona e come vengono stabilite le regole. I gruppi democratici nei Regni
condivisi concordano sul fatto che non c’è un Monarca ma un governo.

La Luna CORE

Il principio CORE
• Commitment – impegno
• Ownership – proprietà
• Responsibility – responsabilità
• Excellence – eccellenza
La Luna CORE riguarda la preparazione a un compito da svolgere. Il
principio CORE è composto da quattro fattori che aumentano le probabilità
di successo.

La prima area è l’impegno


Prima di impegnarvi seriamente in qualcosa, dovete assicurarvi che ci sia
una possibilità concreta di ottenere ciò che vi pre ggete. Non ha senso
iniziare senza sapere se potete farcela. Per scoprirlo potete effettuare una
«Lista dell’Impegno». È importante che lo facciate insieme al vostro
Scimpanzé, perché non funzionerà se solo uno di voi decide di impegnarsi.
Quindi il primo errore possibile consiste nel permettere a uno dei due,
l’Umano o lo Scimpanzé, di parlare a nome dell’altro. Ecco due esempi.

Emma e il jogging
Emma decide di iniziare a fare jogging e si iscrive a un club. Quando lo
decide è comodamente seduta al calduccio di casa. Il suo Umano dice: «È
una decisione logica e sensata: andrò a correre due volte alla settimana con il
club, così mi rimetterò in forma», e il suo volubile Scimpanzé è d’accordo:
«Bene, mi piacerà sentirmi in forma». Ma quando arriva l’inverno, lo
Scimpanzé cambia idea. L’Umano dice ancora «Voglio andare a correre ed
essere in forma», ma lo Scimpanzé non vuole saperne.
Emma ha commesso un grave errore: ha creduto di poter avere la meglio
sullo Scimpanzé durante l’inverno con la sola forza di volontà. Non lo si può
s dare a braccio di ferro! La forza di volontà non serve a nulla se lo
Scimpanzé non vuole fare qualcosa. Se Emma conoscesse bene il suo
Scimpanzé, potrebbe essere sincera con se stessa e dirsi che in inverno la
sensazione di essere in forma non basterà, emotivamente, a convincerlo a
fare jogging al freddo. Ovviamente lei potrebbe persuaderlo in altri modi,
per esempio andando a correre con un amico: ma è improbabile, perché lo
Scimpanzé avrà sempre la meglio sui suoi progetti. La cosa migliore da fare
sarebbe scegliere un tipo diverso di esercizio sico, che risulti tollerabile allo
Scimpanzé.
Osserviamo che Emma avrebbe potuto accorgersi che lo Scimpanzé stava
partecipando al processo decisionale attraverso la frase: «Mi piacerà
sentirmi in forma». Tuttavia le emozioni provengono dallo Scimpanzé e
possono essere transitorie e inattendibili: a volte sono una guida utile, ma
non sono una base solida su cui edi care progetti. Per piani care nel modo
migliore, Emma avrebbe dovuto chiedersi come si sarebbe sentito lo
Scimpanzé in inverno.

Giuseppe e il sogno del calcio


Giuseppe decide di fondare una squadra di calcio per dilettanti. Adora
questo sport e ha sempre sognato di essere il dirigente di una squadra. Il suo
Scimpanzé è entusiasta dell’idea e non vede l’ora di mettersi al lavoro.
Giuseppe sa che il suo Umano ha la motivazione e le capacità per farcela,
quindi presenta il progetto alle autorità locali e chiede nanziamenti.
Sembra che tutto possa andare per il meglio.
Qual è il problema? Il problema è che questo progetto è guidato dallo
Scimpanzé, che probabilmente continuerà a sentirsi entusiasta e pieno di
energie; ma l’Umano è intervenuto con le verità e la logica? La potenziale
insidia in questo progetto sta nel fatto che ha bisogno di qualche calcolo
economico realistico.
L’impresa richiederà l’impegno di altre persone. Per quanto entusiasmo
Giuseppe possa nutrire, non può farcela da solo: gli servono capitali e
tempo. Ha ri ettuto a fondo su quanto tempo e quanti soldi gli serviranno?
Naturalmente non vogliamo frenare la sua euforia, ma non andrà lontano
senza un piano di impresa in grado di sostenere il progetto.
L’Umano deve intervenire con la logica e scoprire di cosa ha bisogno per
avere successo, altrimenti il sogno può diventare un incubo. Quando
Giuseppe si sarà assicurato l’impegno dei collaboratori e i necessari
nanziamenti, avrà fondamenta solide su cui costruire; e il suo Scimpanzé
gli fornirà l’energia per portare a compimento il progetto.

Questi due esempi dimostrano che occorre capire in cosa possono


impegnarsi il vostro Umano e il vostro Scimpanzé. Non serve a niente che
l’Umano abbia «successo» se lo Scimpanzé non è contento, e viceversa,
quindi bisogna trovare un equilibrio. Molte persone si dedicano
completamente al lavoro e riscuotono grande successo, ma non sono felici
perché non vedono mai gli amici e la famiglia. Il successo deve valere il
prezzo che paghiamo per ottenerlo. Che cosa potete tollerare, sicamente ed
emotivamente? Lo Scimpanzé deve comunicarvi quali emozioni prova e
l’Umano deve farvi sapere se sono ragionevoli. I due devono cooperare e
solo allora le probabilità di successo aumenteranno notevolmente.

Motivazione e impegno
La motivazione deriva dallo Scimpanzé: è una sensazione basata
sull’emozione. Di solito si manifesta quando c’è in ballo una ricompensa
ambita o quando ci troviamo così male che vogliamo cambiare le cose. La
motivazione è utile per farci andare avanti, ma non è essenziale per il
successo. È irrealistico aspettarci di «sentirci motivati» ogni giorno, qualsiasi
cosa facciamo. Il problema della motivazione è che si basa su emozioni che
provengono dallo Scimpanzé, e queste possono cambiare rapidamente.
L’impegno, invece, proviene dall’Umano e non dipende dalle emozioni.
Ci spinge ad attenerci a un piano d’azione anche quando non ne abbiamo
voglia. Per esempio, un chirurgo non può dire a metà di un intervento:
«Sapete, non mi sento motivato a nire questa operazione, quindi ora mi
fermerò!» Non è la motivazione ma l’impegno che lo spinge a portare a
termine l’operazione.

Punto chiave
Quando decidete di fare qualcosa, rammentate a voi stessi che
l’importante è l’impegno, non la motivazione.

La Lista dell’Impegno: come funziona


Per valutare il vostro impegno in modo strutturato, usate la «Lista
dell’Impegno», una serie di domande cui rispondere. La Lista si compone di
due parti: nella prima scoprite di che cosa avrete bisogno per portare a
termine il lavoro; nella seconda approntate soluzioni per superare eventuali
ostacoli al successo.

Primo aspetto: di che cosa c’è bisogno?


Possiamo suddividere questi requisiti in tre tipologie:

• essenziali;
• signi cativi;
• desiderabili.

Essenziali – Queste sono le cose di cui non potete fare a meno se volete
avere successo. Per esempio, se volete avviare un’attività dovete avere a
disposizione una certa cifra in denaro, e se volete diventare un cantante
lirico professionista dovete avere una bella voce. Se volete rimettervi in
forma facendo jogging dovete andare a correre con regolarità. I requisiti
essenziali sono al contempo sici ed emotivi, ed è bene stilare due elenchi
ogni volta che vi pre ggete di fare qualcosa. Il primo elenco è per voi,
l’Umano, e il secondo è per lo Scimpanzé. L’Umano si occupa delle questioni
pratiche e delle verità, mentre lo Scimpanzé si occupa delle emozioni e delle
sensazioni.

Significativi – Questi sono gli aspetti che sicuramente in uenzeranno il


risultato nale e che quindi vanno tenuti in considerazione. Per esempio, se
volete fare giardinaggio sarà utile avere una serie di attrezzi con cui lavorare,
e non limitarvi a uno o due. Se volete prepararvi per un esame, sarà
opportuno trovare un posto tranquillo in cui studiare. Se volete una buona
relazione con qualcuno, trovare il tempo per svilupparla aumenterà molto le
probabilità di successo.

Desiderabili – Sono cose che possono aiutarvi o no, ma che renderanno


il tutto più piacevole. Per esempio, se volete trascorrere una bella serata
fuori, avere un po’ di soldi da spendere sarebbe gradito. Se volete dimagrire,
è utile avere un amico che vi incoraggi. Se volete un’azienda di successo, in
cui il morale dei dipendenti sia alto, è bene organizzare una festa aziendale
di tanto in tanto.

Dovete capire per conto vostro cosa rientra in ciascuna categoria, perché
è diverso da persona a persona: dipende tutto da cosa pensano il vostro
Umano e il vostro Scimpanzé. Gli stessi criteri possono rientrare in una
categoria differente per due persone diverse. Per esempio, una persona può
ritenere essenziale essere molto intelligenti per imparare una lingua, mentre
un’altra può pensare che sia solo desiderabile, e che chiunque possa farlo a
prescindere dal suo livello di intelligenza.
Poiché è facile sbagliarsi, è sempre consigliabile mostrare l’elenco a un
amico che possa aiutarvi a capire se avete preso in considerazione tutti gli
elementi e se li avete inseriti nella categoria giusta.

Secondo aspetto: quali difficoltà potete incontrare?


Possiamo suddividerle in tre tipologie:

• ostacoli;
• barriere;
• insidie.

Dovete scoprire quali sono le difficoltà da superare per raggiungere il


successo. Se le suddividiamo in tre tipologie, sarà utile osservarle in termini
pratici dal punto di vista dell’Umano e poi in termini emotivi dal punto di
vista dello Scimpanzé.

Ostacoli – Non potete girarci intorno: dovete superarli con un salto.


Sono sempre cose spiacevoli o difficili che dovete fare; il vostro compito è
capire quali sono e disporre di una strategia per affrontarle. Le strategie
sbagliate sarebbero: ignorarli, scappare o lottare contro di loro. In questo
modo mettereste a rischio il successo.
Non chiarire i potenziali problemi prima di iniziare è praticamente una
garanzia di fallimento. Ecco alcuni esempi.

• Se volete dimagrire dovete cambiare le abitudini alimentari.


• Se volete essere in forma dovete fare ginnastica.
• Se volete lavorare bene con le altre persone dovete imparare a tollerare i
loro Scimpanzé.

In questi casi non c’è scelta, quindi dovete imparare a superare gli ostacoli
con un balzo.

Barriere – Sono aggirabili, a patto di piani care bene. Non signi ca


ignorare la difficoltà, ma affrontarla per rimuoverla. Gli ostacoli non si
possono rimuovere, le barriere sì: quindi è molto importante capire la
differenza e rimuoverle. Per esempio, se non avete l’esperienza o le
competenze necessarie per fare qualcosa, potete delegare qualcuno che sia in
possesso di queste qualità. Voler andare in vacanza con pochi soldi signi ca
solo dover scegliere un hotel economico, non rinunciare alla vacanza.

Insidie – Sono fattori che potrebbero decretare la vostra scon tta se non
fate attenzione. Un esempio è lasciarvi diventare emotivamente esausti
prima di ammettere a voi stessi che avete bisogno di riposo. Altri esempi:
avviare una conversazione difficile senza essersi preparati prima; o decidere
di non mangiare cibo spazzatura ma tenerne una scorta in casa! Un’altra
insidia è quella di utilizzare l’alcol per tenere a freno l’ansia o gestire
situazioni sociali che fanno paura, anziché ricorrere ad adeguate terapie.

Le domande della Lista dell’Impegno


Ecco una serie di domande alle quali potete rispondere per affrontare i
due aspetti della Lista dell’Impegno. In questo modo vi assicurerete di essere
pronti a realizzare il vostro sogno.

È davvero un sogno?
• Quant’è importante per voi e per il vostro Scimpanzé?
• Voi e il vostro Scimpanzé volete davvero ottenerlo?
• Quali vantaggi otterrete se realizzate il sogno?
• I vantaggi valgono la pena, rispetto allo sforzo di realizzare il sogno?

I piani e i requisiti per realizzare il sogno


• Quali piani avete approntato per realizzarlo?
• Che cosa avete tentato in passato?
• Se in passato avete fallito, perché?
• Che cosa farete di diverso stavolta?
• Quali nuove strategie avete approntato per il futuro?
• Che cosa ha funzionato in passato?
• Vi siete accertati che i vostri piani siano a prova di bomba, revisionandoli
insieme a qualcun altro?
• Quali sono i requisiti essenziali, signi cativi e desiderabili, per l’Umano e
per lo Scimpanzé, affinché questo piano funzioni?
• Avete rispettato i requisiti essenziali PRIMA di iniziare?

Ostacoli, barriere e insidie


• Avete stilato un elenco degli ostacoli che dovete superare con un salto?
• Avete una strategia per saltar sopra a ciascun ostacolo?
• Che cosa dovrete sacri care?
• Come progettate di gestire le conseguenze negative?
• Quale stress dovrete affrontare per realizzare questo sogno?
• Quali barriere pensate di dover aggirare o negoziare?
• Come pensate di schivare o aggirare ciascuna delle barriere?
• Quali insidie potreste dover evitare?
• Come riconoscerete le insidie quando ve le trovate davanti?
• Se non riusciste a realizzare il vostro sogno, come vi sentireste e come
reagireste?

Che cosa vi spronerà ad andare avanti quando incontrerete problemi?


• Come reagirete al mancato raggiungimento di un obiettivo?
• Chi può aiutarvi se incontrate problemi?
• Quella persona sa perché e come può aiutarvi?
• Come misurerete i progressi?
• Quanto siete disposti a imparare nuove strategie?
• Quanto siete disposti a cambiare approccio?

Se vi viene voglia di rinunciare al sogno, chiedetevi:


• Perché volete rinunciare?
• Potete cambiare qualcosa, prima di rinunciare?
• Potete adottare un approccio diverso?
• Con chi ne avete discusso a fondo?
• Quali sono i vantaggi della rinuncia al sogno?
• Quali sono gli svantaggi della rinuncia al sogno?
• Che cosa pensate di fare dopo aver smesso di impegnarvi per realizzare il
sogno?

Alcuni consigli per mantenere l’impegno


• Siate realistici con le risorse: tempo e denaro non sono elastici.
• La gestione del tempo è un’abilità che vale la pena di sviluppare.
• Lavorate con efficacia, non solo con efficienza.
• Stabilite priorità tra le cose da fare e non lasciatevi distrarre.
• Fare una cosa alla volta, ove possibile, è il modo migliore per dedicarle
tutta l’attenzione.
• Evitate le persone negative, o almeno dite loro che cosa stanno fecendo
(educatamente) e se non riescono a smettere non coinvolgetele.
• Ascoltate attivamente i consigli e se necessario chiedetene.
• L’indecisione prosciuga le energie, quindi, allorché disponete di tutte le
informazioni, prendete una decisione e agite di conseguenza.

Punto chiave
La miglior ricetta per il successo è riuscire a funzionare al meglio delle
proprie capacità, dal punto di vista pratico ed emotivo.

La domanda da un milione di euro


Siate disciplinati e non solo organizzati. Chiunque è capace di organizzarsi, stilando un piano
d’azione, ma pochissimi hanno la disciplina necessaria per mettere in atto il piano. Se vi sembra
di essere in stallo o di accampare scuse per non fare ciò che va fatto, ponetevi la domanda da un
milione di dollari: Se vi dessero un milione di euro per svolgere il lavoro entro oggi, ce la
fareste? Se la risposta è sì, vuol dire che farcela è possibile. Signi ca che, se non ci riuscite
entro ne giornata, ogni motivazione che accampate per questo fatto è solo una scusa per la
mancanza di disciplina. Vorrebbe dire che non ci tenete davvero a realizzare il vostro sogno.

Lasciarsi scoraggiare
Di tanto in tanto capita a tutti di scoraggiarsi e rinunciare ai sogni. In
questi casi, a volte può tornare utile la psicologia dei paradossi: in pratica,
dire l’opposto di ciò che volete. Quindi potete dirvi che non c’è problema se
rinunciate al sogno: non siete tenuti a realizzarlo, la scelta è vostra. È
sorprendente la frequenza con cui lo Scimpanzé, che un minuto prima ci
stava dicendo di voler rinunciare, improvvisamente cambia idea: perché
capisce che il sogno è ancora vivo e lo vuole moltissimo, quindi non ha
alcuna intenzione di arrendersi. Aveva solo bisogno di sfogarsi, il che è
perfettamente ragionevole per uno Scimpanzé. Ricordate sempre che è
normale e accettabile volerlo fare di tanto in tanto. Fate fare ginnastica al
vostro Scimpanzé nei momenti giusti.

La seconda area è la proprietà


La seconda area del principio CORE riguarda la proprietà. Un’impresa di
successo signi ca avere un proprio progetto. Immaginate di lavorare in una
fabbrica, e che la titolare pretenda molto da voi. Daremo per scontato che
voi siate una brava persona, che lavora sodo ed è coscienziosa. Vi impegnate
a fondo e avete standard elevati.
Un giorno la titolare decide di andare in pensione, vi convoca nel suo
ufficio e vi dice che ha pensato di lasciare a voi la fabbrica. Ora siete il nuovo
proprietario. Quanto pensate che vi impegnerete, ora che l’azienda è di
vostra proprietà e tutti i pro tti spettano a voi? Quasi tutti lavoreremmo di
più e ci impegneremmo al massimo.
Detenere la proprietà di qualcosa eccita sempre l’Umano e lo Scimpanzé,
perché offre molte ricompense e quindi ci spinge a prendere le cose più sul
serio. Se ci sentiamo personalmente coinvolti, investiamo nell’impresa tutte
le energie dello Scimpanzé e dell’Umano.
Quindi, per aumentare le probabilità di successo dovete rivendicare la
proprietà dei vostri progetti, perché seguire quelli di qualcun altro non è mai
la stessa cosa, per quanto siano validi; a meno che non vi trovino
pienamente d’accordo. «Avere la proprietà» del progetto signi ca che l’avete
ideato voi, che avete avuto voce in capitolo nella sua elaborazione, o che lo
ritenete giusto per voi e non avreste saputo creare di meglio. Se ci sono parti
del progetto che non sono di vostra proprietà, cioè con le quali non siete
d’accordo, allora le probabilità di successo tenderanno a calare.
Che cosa succede se non avete la proprietà? L’illustrazione qui sotto
mostra la differenza e i risultati più probabili. Solitamente in questi casi lo
Scimpanzé rema contro e fa diminuire le probabilità di successo.

La terza area è la responsabilità


Nel principio CORE, la responsabilità rappresenta l’obbligo di rendere
conto delle proprie azioni. Detenere la proprietà di un progetto è un
importante passo avanti verso il successo. Se il piano è stato elaborato con
cura, resta solo da metterlo in pratica. Per farlo, però, occorrono
responsabilità e disciplina. Ed è qui che la maggior parte di noi fallisce,
perché i nostri Scimpanzé si basano sulle emozioni e non riescono a essere
disciplinati e a fare il loro dovere. Essere organizzati è la parte più facile:
qualsiasi studente vi dirà che è bravissimo a stilare un programma di ripasso
prima di un esame, e che sa n nei minimi dettagli quando e come studierà.
Il problema è che quasi mai riesce a trovare la disciplina necessaria per
attenersi al programma: ogni settimana lo modi ca, nché tutto il lavoro da
fare viene compresso in pochi giorni o poche ore. Assumersi la
responsabilità signi ca gestire le emozioni dello Scimpanzé e mettersi al
lavoro senza accampare scuse.
Se vi assumete la responsabilità del vostro progetto, dovrete renderne
conto a qualcuno. Le probabilità di successo aumentano quando riferiamo a
qualcuno i nostri progressi. Avere delle scadenze e dover tenere traccia dei
progressi fa sentire l’Umano e lo Scimpanzé obbligati a lavorare. Quando
dovete rendere conto del vostro lavoro, anche solo a voi stessi, ne
monitorerete l’avanzamento e interverrete subito se le cose non vanno
secondo i piani. Perciò la responsabilità può essere de nita anche come la
necessità di rendere conto con regolarità del proprio lavoro.

Punto chiave
Assumersi la responsabilità di implementare o realizzare il progetto
richiede disciplina.

La quarta area è l’eccellenza


Abbiamo visto che le vostre probabilità di successo aumenteranno in
presenza di:

• un impegno ben meditato;


• un piano di cui rivendicate la proprietà;
• responsabilità accettate.
La quarta area del principio CORE per aumentare le probabilità di
successo consiste nel ssare obiettivi molto ambiziosi ma raggiungibili. In
ogni cosa che fate, potete fare solo del vostro meglio. Non potete fare meglio
del vostro meglio: sarebbe illogico. Purché ci abbiate provato, nonostante gli
errori e le occasionali cadute involontarie, avete fatto del vostro meglio. È
molto importante accettare questo principio.
Se de nite un livello di eccellenza e non riuscite a raggiungerlo, potreste
sentirvi delusi e falliti. Questa è una vostra scelta: voi avete de nito il livello.
Non c’è niente di male, ma può avere conseguenze gravi per il vostro
Scimpanzé, che può non saper gestire la pretesa di eccellenza o il suo
mancato raggiungimento.
Ma esiste un’alternativa: potete puntare all’eccellenza personale, che
signi ca fare del vostro meglio a prescindere dai risultati ottenuti.
L’eccellenza personale è sempre raggiungibile. Potreste restare comunque
delusi dal livello a cui siete arrivati, ma almeno potrete camminare a testa
alta e dire di aver fatto il meglio di cui siete capaci. Lo Scimpanzé ha buone
probabilità di riuscire a convivere con questa idea. (Ne parleremo più a
fondo nel capitolo sulla Luna della Fiducia.)

Punto chiave
L’eccellenza personale consiste nel fare del nostro meglio.

La Luna delle Carote

Argomenti chiave
• La carota senza bastone
• Tipi di carota
• Riconoscere il bastone
La carota senza bastone
Tutti conosciamo il vecchio adagio dell’asino che tira il carretto: lo
possiamo spronare con un bastone o con una carota. Asini, Umani e
Scimpanzé non amano le punizioni (bastone) ma amano le ricompense
(carota). Se sferziamo Umani e Scimpanzé con un bastone li indurremo a
muoversi, ma li renderemo anche infelici, ribelli e poco inclini a fare del loro
meglio. Agli Scimpanzé piace mangiare le carote, ma devono essere carote
grandi altrimenti non si muovono.
Immaginate di essere nella giungla a osservare Michele lo scimpanzé, che
progetta di diventare il maschio alfa. Lui «ri ette» su come riuscirci. Poiché
la giungla ha le sue leggi, decide di gridare, strepitare e battere un bastone a
terra. Ogni scimpanzé che lo ostacoli verrà aggredito con il bastone o a suon
di pugni. Se Michele diventa il maschio alfa, userà la sua autorità per
picchiare selvaggiamente qualsiasi scimpanzé che non rispetti le sue regole.
Se non riesce a diventarlo si nasconderà, starà a testa china e aspetterà la
prossima occasione.
Non ci vuole molta immaginazione per sovrapporre questo scenario a un
ufficio o un altro posto di lavoro: è un fenomeno n troppo familiare.
Immaginate una persona che voglia realizzare la sua ambizione ma lo faccia
usando l’aggressività, le minacce e il dominio sugli altri per tenerli in riga.
Quando diventa il capo si baserà sul principio che se picchia i sottoposti con
il bastone, questi non lo aggrediranno ma lavoreranno di più.
Per fortuna esiste un’alternativa.
Nella società degli Umani non usiamo bastoni. Il leader ideale è quello
capace di far crescere il gruppo e di incoraggiarlo: sa che le persone fanno
del loro meglio, e se falliscono vuol dire che hanno bisogno di più sostegno.
Le persone preferiscono essere incoraggiate, sostenute e premiate, piuttosto
che essere picchiate con un bastone. Ovviamente ci sono standard da
raggiungere e obiettivi da ssare, e vanno chiarite le conseguenze del loro
mancato ottenimento. Se una persona ha fatto del suo meglio con il pieno
sostegno del leader e non è riuscita a raggiungere l’obiettivo, deve accettarne
le conseguenze, che possono essere spiacevoli, ma senza venire bastonata.
Non c’è posto per il bastone in una società civile. C’è un posto per gli
standard e per le conseguenze del non raggiungerli, e gli Umani adulti
imparano a farci i conti.

Quindi il sistema consiste nel ssare obiettivi e standard e usare le carote


per raggiungerli. Se non ci riuscite, pur con tutto il sostegno possibile,
dovete accettarne le ripercussioni. Chiaramente, una persona pigra non
raggiungerà gli obiettivi e ne soffrirà le conseguenze.

Punto chiave
In una società civilizzata il bastone è sostituito dalle carote, dagli obiettivi
e dalle conseguenze.

Allora perché la Luna delle Carote è uno stabilizzatore così importante


per il Pianeta del Successo? Lo Scimpanzé che è in voi preferisce essere
violento e reagire alla violenza, ma i danni emotivi che può causare sono
devastanti. Ogni giorno soffriamo per mano degli Scimpanzé di altre
persone o persino del nostro. Gli Umani lavorano al meglio quando
ricevono riconoscimenti e apprezzamento per i risultati ottenuti, e quando
vengono ricompensati in altri modi. Agli Umani piace centrare obiettivi ed
essere costruttivi. Agli Scimpanzé piace farsi spulciare dagli altri membri del
branco e sentirsi parte di un gruppo. Quindi, per tirar fuori il meglio di voi,
dovete accertarvi di ricevere molte carote!

Tipi di carote

Molte varietà
Ci sono molti tipi di carote, ed è una buona idea provarli tutti. Ciascuno
di noi deve scoprire quali preferisce e assicurarsi di ottenerle. Coltivate da
soli le vostre carote!

Ricompense
Possono essere di natura materiale, come biglietti per una partita di
calcio, vestiti nuovi, barrette di cioccolato, una cena fuori, una macchina e
così via: qualsiasi cosa che consideriate un premio e possa rendervi felice.
Collegare le ricompense al lavoro da svolgere è un ottimo modo per far sì
che lo Scimpanzé stia dalla vostra parte. Prevedete dei premi a cui tendere,
perché aiutano lo Scimpanzé a sentirsi motivato e l’Umano a impegnarsi per
andare avanti.

Festeggiamenti
È importante guardarsi indietro e festeggiare i risultati ottenuti. Ri ettere
sul duro lavoro e l’impegno profuso aumenta le probabilità di successo. Voi e
il vostro Scimpanzé dovete riconoscerlo ed elogiarvi per ciò che avete fatto,
o anche solo cercato di fare.

Riconoscimento
La maggior parte degli Umani non ha bisogno di riconoscimenti, perché
trova la soddisfazione in se stessa. Tuttavia, la maggior parte degli
Scimpanzé che vivono in noi ha bisogno di riconoscimenti che provengano
dalla persona giusta, e se non glieli concediamo possono provare rabbia,
amarezza e nervosismo. Scoprite da chi ne vorreste ricevere e fategli capire
che li desiderate: questo è un modo ragionevole di prendervi cura dello
Scimpanzé e allevarlo.

Incoraggiamento
Lo Scimpanzé ha bisogno di incoraggiamento, di tanto in tanto, e non è
irragionevole chiederlo. L’incoraggiamento è un’ottima carota per offrire allo
Scimpanzé emozioni positive quando ne ha la necessità. Non dimenticate
che le persone intorno a voi non sanno leggervi nel pensiero: dovrete dir
loro che desiderate essere incoraggiati. A volte noi tutti dimentichiamo di
farlo con gli altri. Pensare ai vantaggi che otterremo è uno degli
incoraggiamenti più efficaci.

Sostegno
Ricevere sostegno dalla persona o persone giuste fa bene al morale. Il
branco che si coalizza per sostenere uno Scimpanzé o un Umano in
difficoltà è una carota molto gradita. Non abbiate paura di chiedere supporto
o aiuto: è uno dei motivi per cui viviamo in branco. Non siate così sciocchi
da ri utare il sostegno! È improbabile che si tratti di un sintomo di
indipendenza, quanto piuttosto di testardaggine. Se aveste un amico in
difficoltà non esitereste a prestargli aiuto; non private i vostri amici della
possibilità di dimostrarvi l’affetto che provano per voi quando ne avete
bisogno.

Riconoscere il bastone

Bastoni tipici
Ogni forma di minaccia, punizione o attacco è un bastone. I bastoni
possono avere natura sica o psicologica.

Rimproverarsi troppo
Usare un bastone contro voi stessi è più distruttivo che subirlo dagli altri.
Criticarvi eccessivamente è un processo inutile e dannoso, ed è anche una
SCELTA: non dovete farlo per forza. Chiedetevi che bene vi fa. Domandatevi
anche se è questo il modo in cui volete avere a che fare con voi stessi. Potete
scegliere un approccio più obiettivo e scoprire come potete migliorarvi, o
accettarvi così come siete, con un sorriso. Le cose non miglioreranno se vi
rimproverate e vi sminuite. Rilassatevi, invece, e incoraggiatevi.

Senso di colpa, critiche e rimpianti


Il bastone può assumere anche la forma del senso di colpa, delle
autocritiche e dei rimpianti. Ovviamente queste emozioni hanno un
obiettivo: farci sapere che abbiamo sbagliato e che dobbiamo rimediare e
imparare dai nostri errori.
Tuttavia, una volta ammesso l’errore, e aver fatto il possibile per provare
rimorso e scusarsi, queste emozioni negative non hanno più valore.
Diventano un bastone con cui ci picchiamo da soli senza un motivo valido.
Colpevolizzarsi, incriminarsi e nutrire rimpianti è un bastone terribile che ci
impedisce di raggiungere la felicità, e può diventare anche uno strumento di
autocommiserazione che usiamo per smettere di lottare. Ri ettete
attentamente per scoprire se usate queste emozioni contro voi stessi e
chiedetevi a cosa servono.

Il bastone del ricordo violento


Un bastone persino peggiore si ha quando mostriamo chiaramente di
provare rimorso e di essere cambiati, ma un’altra persona ci rammenta in
continuazione gli errori del passato. Questa modalità di aggressione passiva
da parte della persona che impugna il bastone è una forma di violenza.

Riassunto dei punti chiave

• Formulate la vostra de nizione di successo e attenetevi a essa.


• Portate la corona quando è giusto portarla.
• Rispettate la corona quand’è sulla testa di qualcun altro.
• L’impegno è la parte più importante del principio CORE.
• Rivendicate la proprietà e la responsabilità della vostra vita.
• Puntate all’eccellenza personale.
• Coltivate molte carote e sbarazzatevi del bastone.

Proposta di esercizio
Il successo che deriva da un’attenta preparazione
Trasformare il fallimento in successo
Pensate a qualcosa in cui avete fallito in passato ma che vorreste
ottenere in futuro. Eseguite la Lista dell’Impegno e rispondete a tutte le
domande. Poi rivendicate la proprietà e la responsabilità di elaborare
un piano. Cercate di applicare tutte le raccomandazioni contenute in
questo capitolo e insistete su quelle più importanti per voi.
Capitolo 15
Il Pianeta del Successo
Come pianificare il successo

La Macchina dei Sogni: un piano


per il successo

Il successo può arriderci anche se non abbiamo un piano. Tuttavia, i piani


ben congegnati aumentano le probabilità di ottenerlo e ci confermano che
abbiamo fatto tutto il possibile per realizzare il nostro sogno, così, se non
altro, potremo sorridere. Ricordate che la vita è ingiusta e che anche se fate
tutto nel modo migliore non è detto che abbiate successo.
La Macchina dei Sogni è un approccio strutturato per ottimizzare le
vostre possibilità di successo nella realizzazione di un sogno speci co. Ho
usato spesso questo modello in molte situazioni diverse, per aiutare vari
professionisti in diversi campi a realizzare i loro sogni. Incorpora aspetti
tratti dalle lune che stabilizzano i pianeti e si compone di sette diversi
ingranaggi. Ciascuno di questi vi condurrà al successivo, e dopo aver girato
il settimo avrete, si spera, realizzato il vostro sogno!

Prima di iniziare a far girare gli ingranaggi, vi prego di ricordare che siete
in due a piani care questo viaggio: voi e il vostro Scimpanzé. Quindi, al
momento di elaborare i piani, dovete tenere in considerazione le sue
esigenze, come la rassicurazione e le ricompense, se volete che resti al vostro
anco. Se non subite interferenze da parte dello Scimpanzé, non c’è motivo
per cui non dobbiate avere successo; e se vi prendete cura di lui potrebbe
persino aiutarvi.
Se pensate allo Scimpanzé come a un bambino che si distrae facilmente, è
indisciplinato e disorganizzato e vuole continuamente ricompense
immediate, non vi sbagliate di molto!

Ingranaggio 1

La differenza tra sogni e traguardi


La Macchina dei Sogni opera una distinzione molto importante tra
«sogni» e «traguardi». Non andate avanti nché non avete compreso questa
differenza e non siete riusciti a identi care i vostri sogni.
Un sogno è qualcosa che volete accada, ma che non è pienamente sotto il
vostro controllo. È in uenzato da fattori esterni, e quindi non potete avere la
certezza che si realizzerà; è solo un desiderio.
I traguardi sono obiettivi che potete pre ggervi e raggiungere perché ne
avete il pieno controllo. I traguardi aumentano le probabilità di realizzare i
sogni.
Ecco alcuni esempi di sogni e di traguardi che li sostengono. Potete
aggiungerne molti altri, se ci ri ettete un po’.

Sogno: volere che la persona che amate vi ricambi


Traguardi che sostengono il sogno
• Chiedere all’altra persona che cosa la rende felice (e farlo!).
• Chiederle che cosa la rende infelice (ed evitarlo).
• Salutarla con un sorriso sincero.
• Essere allegri e incoraggiarla.
• Dirle che cosa vi piace di lei.
• Rispettare i suoi spazi e rispettare lei.

Sogno: vincere una gara


Traguardi che sostengono il sogno
• Allenamenti regolari.
• Dieta sana.
• Il giusto atteggiamento mentale.

Sogno: diventare una persona sicura di sé


(Nota bene: non potete essere sicuri di voi in ogni momento, perché è
un’abilità e dipende dalla Gestione dello Scimpanzé.)
Traguardi che sostengono il sogno
• Imparare a riconoscere quando lo Scimpanzé è attivo.
• Esercitarsi nella Gestione dello Scimpanzé nelle situazioni che riguardano
la sicurezza di sé.

Sogno: dormire bene


(Nota bene: non si può garantire un sonno regolare, perché l’orologio
biologico può giocare brutti scherzi e in uenze esterne possono svegliarvi.)
Traguardi che sostengono il sogno
• Imparare e applicare l’igiene del sonno.
• Scoprire di quanto sonno avete bisogno ed essere realistici in proposito.

Sogno: essere assunti dopo un colloquio di lavoro


(Nota bene: il successo può dipendere dal tipo di gura che l’azienda sta
cercando e dalla presenza o meno di un candidato migliore.)
Traguardi che sostengono il sogno
• Prepararsi per il colloquio.
• Accertarsi di sapere in che cosa consiste il lavoro.
• Vestirsi nel modo adeguato.
• Esercitarsi nelle tecniche di colloquio.

Punto chiave
I traguardi devono essere realistici e raggiungibili.
Perché la distinzione tra sogni e traguardi
è davvero importante
Ogni volta che il cervello si accorge di non avere il pieno controllo di una
situazione invia un afflusso di sangue allo Scimpanzé. Ne deriva un senso di
disagio, vi sentite minacciati e lo Scimpanzé assume il comando dei vostri
pensieri e progetti. Se invece il cervello sa di avere il pieno controllo della
situazione, allora lo Scimpanzé si rilassa e il sangue affluisce all’Umano. Vi
sentite calmi e ottimisti. È l’Umano a pensare e piani care.
Non trasformate i sogni in traguardi, perché farete risvegliare lo
Scimpanzé. Dovete vedere il sogno come una possibilità ma accettare l’idea
che possa non avverarsi. È come lanciare i dadi con la certezza che uscirà un
doppio sei, e poi restarci male vedendo che ciò non accade. Se capite che è
come giocare a dadi, e che i risultati possibili sono molteplici, è più
probabile che accettiate il risultato con un sorriso. Se raggiungete tutti i
traguardi necessari per dare al sogno la massima possibilità di successo,
allora potrete dirvi soddisfatti perché avrete fatto del vostro meglio.

Puntate alle stelle, non alla luna


Le ricerche condotte in ambito psicologico ci dicono che dobbiamo
sognare in grande e pre ggerci traguardi estremamente ambiziosi se
vogliamo aumentare le possibilità di successo. Non puntate alla luna, ma alle
stelle. La «luna» è un traguardo che sapete di poter raggiungere
impegnandovi. Le «stelle» sono un traguardo che potreste raggiungere
impegnandovi moltissimo, e sarà fantastico riuscirci. Se puntate alla luna, lo
Scimpanzé sarà compiaciuto; ma se puntate più in alto lo Scimpanzé e
l’Umano si impegnano e si lasciano entusiasmare dalla grande s da. Quindi
assicuratevi che i vostri sogni vi entusiasmino, perché così avrete più
probabilità di realizzarli; e se non arrivate no alle stelle, potreste comunque
raggiungere la luna!

Il vostro compito per l’Ingranaggio 1: il sogno


• De nite il vostro sogno.

Ingranaggio 2

Le Pietre Angolari sono le componenti su cui potete lavorare per realizzare il


vostro sogno. Per esempio, se volete competere in una gara, tre delle Pietre
Angolari saranno la velocità, il vostro peso e la distanza che percorrete ogni
settimana. Ce ne saranno molte altre, ed è importante individuarle tutte.
Ogni Pietra Angolare può essere collegata a un obiettivo misurabile e
raggiungibile. Per esempio, il vostro peso può calare o aumentare no a
ottenere quello ideale. Questi traguardi speci ci sono sotto il vostro
controllo, e se li raggiungete sarà più probabile che il sogno si avveri. È utile
dividere i traguardi in quelli su cui state speci camente lavorando per
ottenere risultati (mete) e quelli di cui siete già soddisfatti ma che tenete
d’occhio (obiettivi di mantenimento).
Perciò, potreste essere già al vostro peso forma e ripromettervi di
mantenerlo, oppure potreste puntare a dimagrire e quindi pre ggervi una
meta. Le mete sono quelle in cui sentite di poter ottenere un risultato. È
meglio sceglierne solo una o due su cui lavorare in un arco di tempo
prestabilito, lasciando le altre Pietre Angolari come obiettivi di
mantenimento. Non è bene impegnarsi su troppi fronti
contemporaneamente: meglio concentrarsi su un obiettivo alla volta e
raggiungerlo. Se si frammentano troppo l’attenzione e le energie è più
probabile fallire.

Punto chiave
Minore è il numero di compiti su cui vi focalizzate, maggiori sono le
probabilità di successo.

Quando avete raggiunto le mete potete sostituirle agli obiettivi di


mantenimento, e selezionare un altro obiettivo di mantenimento da
trasformare in una meta da perseguire.

I vostri compiti per l’Ingranaggio 2: le Pietre


Angolari
• Elencate per iscritto le Pietre Angolari che sosterranno il vostro sogno.
• Assegnate a ogni pietra un traguardo misurabile.
• Suddividete i traguardi in mete e obiettivi di mantenimento.
• Fissate nuovi standard per le mete e una tabella di marcia per lavorarci
sopra.

Ingranaggio 3

La Lista dell’Impegno è già stata descritta nella sezione sulla Luna CORE,
ma qui useremo la stessa checklist per completare il vostro prossimo
compito. La Lista dell’Impegno serve per essere sicuri di sapere di che cosa
avete bisogno per puntare alla realizzazione del sogno, per tenere i piedi per
terra e prepararvi nel modo giusto.
Ricordate che lo Scimpanzé sarà coinvolto nei vostri piani, e quindi
dovete prevedere che cosa lo turberà. Pensate soprattutto alle scuse che lui
potrebbe accampare per impedirvi di fare progressi. Soffermarvi a ri etterci
e mettere per iscritto le strategie con cui pensate di risolvere i problemi che
potrebbero sorgere è tempo ben speso.

I vostri compiti per l’Ingranaggio 3: la Lista


dell’Impegno
• Redigete un elenco di tutti i requisiti essenziali, signi cativi e desiderabili
per realizzare il sogno.
• Stilate una lista degli ostacoli, barriere e insidie che possono impedire al
sogno di avverarsi, ed elaborate piani per contrastarli.

Ingranaggio 4

Disse Abramo Lincoln: «Se hai otto ore per abbattere un albero, passane
sei ad affilare l’ascia».

Punto chiave
Più tempo dedicate ad approntare il piano, più aumentano le possibilità
di successo.

Ora che avete le Pietre Angolari e sapete esattamente su che cosa dovete
lavorare, vi serve solo un piano realistico per coordinare il tutto. Il piano
deve essere realizzabile nel tempo che avete a disposizione. È consigliabile
suddividerlo in fasi, sulla base dei traguardi, in modo da poter misurare i
progressi. Stabilite esattamente in che modo monitorerete ciascun
traguardo. Avrete bisogno di una tabella di marcia precisa per decidere
esattamente dove intendete trovarvi in ogni dato momento. Siate realistici,
perché altrimenti il fallimento è garantito, e con esso una delusione inutile.

I vostri compiti per l’Ingranaggio 4: il piano


• Elaborate un piano, suddiviso in fasi e con traguardi misurabili.
• Fissate una tabella di marcia per ciascuna fase e obiettivo.
• Selezionate due mete su cui lavorare.

Ingranaggio 5

È importante mantenere attivo il processo svolgendo attività che vi


rendano felici, stimolati e vi spronino a impegnarvi. Essere felici non è
NECESSARIO, però aiuta.
Una montagna da scalare
Un modo per pensare al vostro viaggio verso il successo consiste
nell’immaginarlo come una montagna da scalare. Il vostro sogno è la vetta, e
dovete suddividere la scalata in «campi base» realistici. Ora siete in grado di
arrampicarvi no a ciascun campo, cioè completare le fasi del vostro piano.
Ci sono alcune cose che potete fare per aumentare le probabilità di successo
della scalata.

Quando raggiungete un campo base (un traguardo)


assicuratevi di festeggiare
È molto importante misurare i successi e premiarvi quando raggiungete i
traguardi di ciascuna fase. (Ovviamente non è necessario brindare con
bevande alcoliche!)
Monitorate il successo disegnando un diagramma
o una tabella che renda visibili i progressi
Tenere il conto dei progressi verso le mete è molto importante, e renderlo
visibile appendendolo alla parete aiuterà lo Scimpanzé a ricordarsi
dell’impresa che è in corso. Agli Scimpanzé piace vincere, e li aiuta molto
poter vedere i progressi rappresentati gra camente, alle pareti o in un
quaderno. Per esempio, se cercate di perdere peso potete appendere sullo
sportello del frigo una tabella dei progressi.

Anche le frasi motivazionali sono molto utili: per esempio un manifesto


appeso al muro o un messaggio rivolto a voi stessi potrebbero impedire allo
Scimpanzé di dirottarvi.
• Quando raggiungete un campo base guardatevi sempre indietro per
vedere quanta strada avete percorso; cercate di non guardare verso la vetta
della montagna, perché potreste demoralizzarvi.
• Se guardate verso l’alto, fermatevi soltanto al campo base successivo.
• Scalate la montagna insieme a un amico, se possibile.
• Se non potete farvi accompagnare da un amico, almeno fategli sapere che
avete raggiunto un campo base perché possa festeggiare con voi.

Quando iniziamo a fare qualcosa, di solito scopriamo che non è poi così
brutto come sembrava: e anche un piccolo passo può incoraggiarci a
proseguire. Immaginiamo per esempio che la vostra casa sia un po’ in
disordine, e che la vogliate sistemare. Sembra una fatica improba: lo
Scimpanzé si guarda intorno e vede una montagna da scalare, entra in
modalità Freeze (immobilità) e ri uta di collaborare, accampando scuse o
un semplice «È troppo per me» o «Non ne ho proprio voglia». Lo Scimpanzé
è sopraffatto.
A questo punto l’Umano può allestire il primo campo base e dire allo
Scimpanzé: «Ecco cosa faremo: metteremo in ordine una piccola parte della
casa», magari una stanza, o anche solo un tavolo o una scrivania. Il compito
da svolgere dev’essere limitato e realizzabile in poco tempo. Lo Scimpanzé
sarà felice perché è un lavoro che dà risultati immediati, e a lui piacciono le
grati cazioni immediate.
Non guardatevi intorno per vedere quanto disordine c’è ancora, perché
non fareste altro che scoraggiarvi (sarebbe come guardare la vetta della
montagna). Piuttosto rallegratevi e festeggiate il fatto di aver iniziato, e
allestite un altro campo base facile da raggiungere. Pulite la casa un po’ alla
volta, festeggiando a ogni passo. Forse non arriverete in fondo, ma farete
progressi. Ricordate che un successo parziale è meglio che nessun successo.
Anche lo studio può sembrare una montagna da scalare, quando
guardate quanto vi resta ancora da fare. Quindi è probabile che lo
Scimpanzé cerchi di distrarvi, di accampare scuse e farvi sentire esausti
prima ancora che apriate il libro o vi sediate al computer. Quel che succede è
che lui alza lo sguardo sulla vetta della montagna e si chiama fuori, perché sa
cosa lo aspetta. Anche in questo caso dovete pre ggervi un campo base
facile da raggiungere. Per esempio, anziché affermare: «Stasera studierò per
tre ore», che è molto da chiedere a qualsiasi Scimpanzé, dite: «Studierò per
quindici minuti al giorno e poi mi fermerò. Se poi scelgo di continuare, lo
farò; ma anche se non voglio, quindici minuti è sempre meglio di niente».
Giorno dopo giorno, quei quindici minuti faranno la differenza. Non è
molto da chiedere, e quasi ogni Scimpanzé accetterà di buon grado l’idea di
studiare subito per quindici minuti. È importante però che quel tempo sia
dedicato allo studio ogni sera, e dovete essere in essibili. Se pensate che
quindici minuti siano troppi, provate a cronometrarvi con dieci! Ma non
esagerate, pre ggendovi di studiare per un’ora ogni sera, perché lo
Scimpanzé lo troverà eccessivo e si ri uterà. E di nuovo vi sentirete
scoraggiati. Come con tutti i piani e le tattiche, dovete prima capire che cosa
può funzionare per voi.
La maggior parte degli Scimpanzé non avrà problemi a seguire questi
suggerimenti, ma dovete scoprire cos’è disposto a tollerare il vostro e come
reagirà ai vostri progetti. Dovreste sempre discutere i piani con lo
Scimpanzé! Al termine dei quindici minuti non dimenticate di festeggiare, o
quantomeno datevi una pacca sulla spalla.

Il vostro compito per l’Ingranaggio 5: appianare


le difficoltà
• Prima di iniziare, piani cate una ricompensa e un festeggiamento per ogni
meta raggiunta e ogni fase completata.
• Visualizzate i progressi, scrivendoli nero su bianco, e posizionateli dove
potete vederli.
• Appendete alle pareti messaggi di incoraggiamento e promemoria, per
mantenere lo Scimpanzé sulla retta via.
• Chiedete a un amico di compiere il viaggio con voi: o accompagnandovi
sulla montagna, o anche solo incoraggiandovi.

Ingranaggio 6

L’ingranaggio della revisione monitora i progressi verso la realizzazione del


sogno e accertarsi di procedere nella direzione giusta. La revisione permette
di stabilire cosa funziona e cosa no, scoprire perché non funziona e
cambiarlo. Se scoprite di aver raggiunto alcune mete eliminatele dagli
obiettivi di mantenimento; a questo punto potete selezionare alcuni obiettivi
di mantenimento da trasformare in mete nuove e più ambiziose.
Quando monitorate i progressi verso il raggiungimento degli obiettivi, è
come se vi guardaste allo specchio e foste sinceri con voi stessi. È una buona
idea farlo con un amico nella cui opinione nutrite ducia e che sappia dirvi
anche le verità più scomode.
Riesaminate i traguardi e decidete se sono ancora quelli giusti o se vanno
cambiati. Se si dimostrano troppo difficili e in uiscono negativamente sulla
vostra felicità e benessere, e non vedete una soluzione, allora chiedete aiuto
ad altri oppure modi cateli. È un’ABILITÀ saper riconoscere quando si è
fuori rotta e agire di conseguenza. La revisione richiede di essere ottimisti e
realisti. Non vedetela in una luce negativa: vi sta solo aiutando a scoprire se
c’è bisogno di cambiare qualcosa. Uno dei requisiti principali per una buona
revisione è essere flessibili nel modo di pensare e rispetto al piano
originario.

Pensare il successo
Le persone di successo tendono a pensare in modo essibile e adattabile,
e a ragionare tramite l’Umano quando devono risolvere problemi: «Che cosa
ho fatto, o che cosa sto facendo, per contribuire a questo problema?» Poi si
chiedono: «Come posso cambiare i miei comportamenti o convinzioni per
risolvere il problema?» Dopo aver analizzato se stesse e scoperto cosa
possono cambiare, prendono in considerazione le circostanze in cui si è
manifestato il problema, e si chiedono: «Come posso cambiare le circostanze
in modo da agevolare la soluzione del problema?» Dopo aver cercato di
cambiare le circostanze, in ultimo guardano alle altre persone e chiedono:
«Che cosa fanno gli altri per contribuire al problema, e come posso
aiutarli?»

Le persone che riscuotono meno successo sono quelle che consentono ai


loro Scimpanzé di pensare e risolvere problemi: in questo modo il pensiero
diventa emotivo, ed ecco come procede.
Inizia dagli altri, chiedendo: «Che cosa fanno le altre persone per causare
il problema, e come posso dir loro che sbagliano?» Poi chiede: «Che cosa c’è
di sbagliato nelle circostanze che hanno causato questo problema, e perché è
così ingiusto?» In ne, cerca di risolvere il problema. A un certo punto può
anche domandarsi se ha contribuito al problema: se risponde di sì,
solitamente liquida la cosa dicendosi che le proprie colpe sono dovute alle
azioni degli altri o alle circostanze. Ridipinge il quadro, come stiamo per
vedere.
Ridipingere il quadro
Uno Scimpanzé analizza le situazioni guardandosi indietro e
reinterpretando gli eventi per mettersi in buona luce e dimostrare di aver
avuto buone intenzioni. Inoltre, giusti ca le proprie azioni per fare bella
gura. È un meccanismo scienti camente riconosciuto, e si chiama bias
egocentrico.

Vediamo un esempio.
Il risultato dell’esame
Torniamo ai giorni di scuola (sempre che non ci andiate ancora!). Avete
sostenuto un esame in una materia che per voi è ostica. I risultati sono
deludenti.
Lo Scimpanzé inizia dando la colpa agli altri: l’insegnante non è bravo;
non ha trattato l’intero programma; non riusciva a tenere sotto controllo la
classe; gli altri studenti facevano confusione e mi hanno impedito di prestare
attenzione; i miei genitori non mi hanno sostenuto; e così via. Quando ha
nito di incolpare gli altri, lo Scimpanzé passa alle circostanze: l’esame è
stato più difficile del solito e nessuno ha preso voti alti; l’esame era diverso da
quelli degli anni scorsi; abbiamo traslocato qualche mese prima dell’esame
ed era impossibile studiare; e così via. In ne, per completare il bias
egocentrico, lo Scimpanzé si assolve da ogni responsabilità: «Per arrivare a
scuola dovevo camminare per chilometri, ed ero stanco per tutto il giorno; il
mio criceto è morto alla vigilia dell’esame; il metodo d’insegnamento non
era adatto a me; se avessi voluto avrei preso il massimo dei voti, ma c’erano
molte altre cose che preferivo fare».
Alcune di queste motivazioni possono essere valide; ma è molto
improbabile che ci abbiano impedito di prendere il massimo dei voti.
Vediamo in che modo l’Umano affronta la stessa situazione. Inizia da sé,
dicendo: «Sono deluso dal mio risultato, ma è il meglio che potevo fare». O
magari dirà: «È colpa mia, perché mi sono organizzato male e non ho avuto
la disciplina necessaria». Poi può pensare anche alle circostanze o agli altri,
ma ha già trovato il vero motivo del voto basso, cioè se stesso.
Provate a capire come affrontate le delusioni o gli insuccessi. Le persone
che si assumono la responsabilità delle proprie azioni e che in caso di
insuccesso analizzano prima se stesse, hanno più probabilità di riuscire a
migliorare le cose. Chi invece incolpa gli altri e le circostanze, raramente si
migliora e tende a non imparare dai suoi errori.
C’è un altro aspetto importante in questo approccio. Che cosa sarebbe
successo se avessimo ottenuto un risultato sorprendentemente positivo
all’esame? Lo Scimpanzé si sarebbe arrogato tutto il merito del successo e
avrebbe rovesciato il ragionamento: avrebbe messo se stesso al primo posto,
poi le circostanze e in ne gli altri. Spesso lo Scimpanzé non riesce a
guardare oltre se stesso! L’Umano invece rovescia il ragionamento e
riconosce il ruolo svolto dalle circostanze e dagli altri nel proprio successo,
dopodiché si dichiara modestamente orgoglioso del risultato.
Il modo in cui reagiamo al successo e all’insuccesso, agli ostacoli e alle
delusioni diventa un’abitudine. Può trasformarsi in un Gremlin o in un
Pilota Automatico. Osservate il modo in cui pensate e chiedetevi se vale la
pena di cambiare.

L’errore di attribuzione
In ne, su questo tema c’è un altro punto da considerare. Se qualcun altro
avesse sostenuto l’esame e avesse ottenuto un risultato deludente, i nostri
Scimpanzé l’avrebbero accusato immediatamente. È tutta un’altra storia
quando l’insuccesso capita a noi. Lo Scimpanzé ragiona: «Se commetto un
errore, c’è un motivo valido. Gli altri dovrebbero capirlo: sono innocente».
Ma se qualcun altro incappa nello stesso errore, lo Scimpanzé pensa: «È
colpa sua e deve pagarne le conseguenze». In altri termini, lo Scimpanzé ci
giusti ca quando sbagliamo ma incolpa gli altri quando commettono lo
stesso identico sbaglio.
L’errore di attribuzione è un comportamento appreso, cioè è un Gremlin
presente nei Computer di molte persone. Se imparate a riconoscerlo potete
sostituirlo con un Pilota Automatico che non nutra pregiudizi nei vostri
confronti, né contro gli altri.
Riassumendo: ridipingiamo il quadro ogni volta che ripensiamo agli
eventi passati per assicurarci che ci mettano in buona luce. Tendiamo a farlo
ascoltando solo ciò che vogliamo ascoltare, vedendo solo ciò che vogliamo
vedere e ricordando solo ciò che vogliamo ricordare. La nostra memoria
degli eventi raramente corrisponde alla verità. Solitamente, quando
raccontiamo una storia continuiamo a ritoccarla nché non la trasformiamo
nel modo «giusto»! L’effetto che questo ha sugli altri e sulla nostra relazione
con loro è molto profondo. Ridipingere il quadro diminuisce le nostre
possibilità di imparare dagli errori e quindi le probabilità di successo.

Accendere la luce e andare in tribunale


A volte dobbiamo accendere la luce per vedere cosa succede. Quando
volete stabilire se lavorate in modo efficace, potete prendere un pezzo di
carta e ngere di dovervi difendere in tribunale. Focalizzatevi nella
sitiuazione e mettete per iscritto tutte le prove (niente emozioni o
congetture, solo FATTI) a favore e contro il vostro comportamento, e
individuatene le motivazioni. Può essere un esercizio molto utile per
appurare la verità! È efficace in diversi contesti, non solo nell’ambito del
successo e della revisione. Purtroppo il tribunale può dichiararvi colpevoli, e
allora dovrete cambiare!

I vostri compiti per l’Ingranaggio 6: la revisione


• Scegliete una persona cui dover rispondere delle vostre azioni.
• Controllate regolarmente che i vostri traguardi siano realistici, e siate
essibili se c’è bisogno di cambiarli.
• Siate certi di pensare con l’Umano e non con lo Scimpanzé.
• Assicuratevi che la risoluzione dei problemi sia svolta dall’Umano.
• Non ridipingete il quadro per ingannarvi.
• Accendete la luce e andate in tribunale!

Ingranaggio 7

Nel viaggio che vi conduce a realizzare il vostro sogno, è inevitabile che


qualcosa lerà liscio e qualcos’altro andrà storto: è molto utile tenersi pronti
a gestire i diversi esiti possibili.
Esamineremo ora tre risultati e il modo migliore di affrontarli o vederli in
un’ottica diversa: il successo, il successo parziale e l’insuccesso.

Il successo
È chiaramente una bellissima cosa, ed è ciò che ci pre ggiamo; ma dopo
averlo ottenuto può sorgere qualche problema.
Il primo pericolo è l’autocompiacimento. Ogni volta che abbiamo
ottenuto qualcosa, lo Scimpanzé tende a dimenticare rapidamente gli sforzi
profusi per ottenerlo. Molto spesso, quindi, le persone non riescono a
ripetere il successo perché non compiono di nuovo le azioni svolte in
precedenza. È pericoloso sedersi sugli allori, nutrire troppa ducia in noi
stessi e iniziare a credere alle nostre esagerazioni. Quasi sempre il successo
deriva dal duro lavoro: le scorciatoie, se esistono, sono rare.
Il successo può condurre anche alla paura di non riuscire a ripetere
l’impresa. Concentrarsi sulla paura non aiuta: meglio focalizzarsi su cosa c’è
da fare! «Gestire lo Scimpanzé» è la risposta. È molto importante
considerare separatamente ogni evento e ricordare che ogni volta si
ricomincia sullo stesso piano. Impedite allo Scimpanzé di paragonare i
risultati del passato a quelli futuri, perché altrimenti nutrirete aspettative che
conducono all’ansia. In ogni nuova situazione potete solo fare del vostro
meglio e lavorare al massimo delle vostre capacità. Il risultato sarà quel che
sarà.
Un problema che affligge molte persone, dopo un successo, è il crollo
emotivo o sentirsi depressi. Ci siamo impegnati così tanto e così a lungo
per raggiungere l’obiettivo che poi ci assale una specie di collasso: perdiamo
la concentrazione e le buone abitudini. È molto comune: in realtà è solo la
vostra mente che vi chiede un po’ di relax.
Ciascuno di noi reagisce diversamente al successo. Se avete un crollo
emotivo sappiate che è normale, e che con un po’ di riposo vi riprenderete
senza problemi. Quindi è importante piani care il modo in cui affronterete
il successo e festeggerete i risultati ottenuti. Tenete pronta una routine o un
piano da mettere in atto al termine di un progetto in cui vi siete impegnati a
lungo.
È utile ssare un nuovo traguardo o prevedere una ricompensa per
soddisfare lo Scimpanzé. Non ignorate le sue esigenze in questi momenti.

Il successo parziale
Lo Scimpanzé dentro di noi pensa in bianco e nero, come i bambini.
L’Umano che è in noi, e la maggior parte degli adulti, vede il mondo in
sfumature di grigio. Anche il successo può essere visto in questo modo: se
avete ottenuto solo una parte di ciò che vi pre ggevate, vale la pena di
festeggiare un successo parziale. Non è una buona idea mirare a un successo
parziale, perché è probabile che il vostro Scimpanzé diventi indifferente e
che anche la vostra voglia di successo diminuisca. Ma, una volta ottenuto il
risultato, è bene accettare un successo parziale, per quanto piccolo. È una
scelta che spetta a voi. L’alternativa è decretare l’insuccesso e subirne le
conseguenze emotive.

L’insuccesso (o le battute d’arresto)


Provate a pensare a un insuccesso o a una battuta d’arresto come a una
s da, un’occasione di migliorare voi stessi e le vostre abilità di risoluzione dei
problemi.
L’insuccesso ha conseguenze sull’autostima e il rispetto di sé. Lo
Scimpanzé lo vede come un evento catastro co e solitamente guarda al
risultato senza il minimo senso della prospettiva; lo considera una riprova
del proprio scarso valore, di cui ormai tutti sono consapevoli. Gli Umani
invece considerano relativi gli insuccessi; accettano che non sempre si può
vincere e pensano che un insuccesso sia un’occasione di apprendimento;
accettano il risultato e vanno avanti. Quindi nella mente di ognuno di noi
sono possibili due diverse percezioni dell’insuccesso. Come farvi fronte, e
perché alcune persone non provano questo senso di con ittualità?
La risposta si trova di solito nell’enfasi che avete dato all’insuccesso e alle
sue conseguenze. È sempre bene ri etterci.

Punto chiave
Ogni cosa nella vita ha solo il valore che voi le assegnate.

Un esempio può aiutarci a chiarire la differenza tra la reazione dello


Scimpanzé e quella dell’Umano. Molti di noi hanno sostenuto l’esame di
guida in giovane età: una fase della vita in cui un insuccesso può avere effetti
devastanti. Passare l’esame al primo tentativo era importantissimo per la
nostra autostima. Ma quando chiedete a persone più anziane di ricordare il
loro esame di guida, spesso ridono delle bocciature perché non le
considerano un insuccesso drammatico ma solo un intoppo fastidioso che
non ha nulla a che fare con l’autostima, e forse neppure con l’abilità di guida!
Purtroppo può volerci tempo per sviluppare il senso della prospettiva,
ma il processo si può accelerare se troviamo il tempo di mettere in
prospettiva gli eventi. Provate a scoprire cosa potete imparare dagli
insuccessi o dalle delusioni, e non prendeteli troppo sul serio.
Perché ci vuole tempo per mettere le cose in prospettiva? Il vostro
Umano sa riprendersi in fretta da un insuccesso, ma lo Scimpanzé non è
programmato allo stesso modo, e dovete conviverci. Il modo in cui lo
Scimpanzé gestisce l’insuccesso e la perdita è scienti camente riconosciuto:
si chiama «reazione di lutto», e di solito se ne parla in riferimento alla morte
di una persona cara, ma può applicarsi a ogni perdita e a ogni insuccesso
percepito. Questa reazione è il modo in cui lo Scimpanzé affronta un evento
carico di emozioni e difficile da accettare. Ogni brutta notizia può quindi
essere paragonata a una reazione di lutto, che è composta da una serie di fasi
prevedibili, e quando deve affrontare un insuccesso lo Scimpanzé le
attraverserà tutte o quasi. Tenendolo presente, sarete quantomeno
consapevoli che è normale reagire all’insuccesso e potrete prendervi cura
dello Scimpanzé in questo periodo. Non serve a nulla lottare contro questa
reazione: è meglio assecondarla.

La normale reazione di lutto dello Scimpanzé


Sempli cando, le fasi tipiche – che possono manifestarsi in qualsiasi
ordine, ma che di solito si presentano in questa sequenza – sono:

• rifiuto – incapacità di accettare che l’evento sia avvenuto;


• nostalgia – il desiderio che l’evento non sia mai avvenuto e che si possa
tornare alle circostanze precedenti;
• negoziazione – cercare di cambiare il risultato dell’evento. Spesso inizia
con «Se solo…» o «Se faccio così…» (lo Scimpanzé vuole sempre tornare
indietro nel tempo per cambiare le cose, mentre l’Umano accetta che non
si può modi care il passato);
• rabbia – spesso è accompagnata da frustrazione e assegnazione di colpa, e
si ricercano spiegazioni per far sembrare meno doloroso l’evento;
• disorganizzazione – la verità viene accettata e affrontata, e si manifesta un
senso di depressione associato a molte emozioni negative e a una
sensazione di vuoto. Questo è il lutto vero e proprio;
• riorganizzazione – iniziamo ad accettare l’accaduto, o almeno impariamo
a conviverci, ed elaboriamo piani per andare avanti.

La rottura di una relazione attraversa le stesse fasi. È importante che lo


Scimpanzé possa viverle tutte, altrimenti si rischia di restare bloccati e
l’elaborazione del lutto può richiedere più tempo del necessario.
Ogni persona è diversa, ma di solito ci vogliono circa tre mesi per
superare la fase acuta e no a un anno per riprendere una vita normale;
forse anche di più, a seconda della gravità dell’evento e dell’importanza che
ha avuto per voi.
È irragionevole attendersi di non reagire emotivamente a un insuccesso.
È bene essere consapevoli di come è probabile che reagiate e di come potete
affrontare la vostra reazione. Si spera che prima o poi riuscirete a mettere in
prospettiva ogni insuccesso e a imparare dall’accaduto. Gli insuccessi fanno
parte della vita, e reagire è normale e accettabile.

I vostri compiti per l’Ingranaggio 7: i risultati


• Misurate il successo in termini relativi e, se possibile, festeggiate i successi
parziali.
• Affrontate insuccessi e battute d’arresto in modo costruttivo e vedeteli
come occasioni di imparare e di crescere.
• Imparate a mettere ogni evento in prospettiva.
• Se lo Scimpanzé è in lutto, permettetegli di sfogarsi. È perfettamente
ragionevole soffrire per un insuccesso.

Riassunto dei punti chiave

• C’è una differenza tra sogni e traguardi.


• Per avere successo occorre piani care e organizzare.
• Appianare le difficoltà aumenta molto le probabilità di successo.
• Revisioni regolari vi terranno sulla retta via.
• Accettare i risultati è parte del progetto.

Proposta di esercizio
Mettere in pratica i consigli di questo capitolo
Realizzare il sogno
De nite il vostro sogno e trovate il tempo di stilare un piano
strutturato, come abbiamo visto in questo capitolo. È meglio lavorarci
insieme con un amico. Svolgete gli esercizi relativi a ogni ingranaggio.
Quando avete iniziato a implementare il piano, continuate a
rammentarvi perché volete che il sogno si realizzi e cosa signi cherà
per voi avere successo.
Capitolo 16
Il Pianeta della Felicità
Come essere felici

La felicità
• Che cos’è per noi la felicità?
• Tre stati mentali
• Entrare nella felicità
• L’approccio alla felicità
• I promotori della felicità

La felicità è una scelta. È irrealistico credere di poter essere perennemente


felici: ci saranno sempre avversità e ostacoli.
È naturale avere sbalzi d’umore, ma potete ritrovare la felicità
lavorandoci su.
Che cos’è per noi la felicità?

Dovete decidere che cosa signi ca per voi essere felici, perché la risposta
varia da persona a persona. Quindi il vostro primo compito è trovare il
tempo per decidere cosa vi rende felici, così almeno saprete qual è il
traguardo che vi pre ggete. Il cervello rilascia sostanze chimiche diverse
quando è ansioso, rilassato o felice: quindi l’approccio più semplice potrebbe
essere quello di de nire tre stati mentali diversi.

Tre stati mentali per l’Umano e lo Scimpanzé

Rimuovere lo stato mentale negativo


A indurre uno stato mentale negativo sono le ansie, le preoccupazioni e i
timori. Tipicamente queste emozioni si presentano quando i quattro sistemi
planetari funzionali (il Pianeta Diviso, il Pianeta degli Altri, il Pianeta
Connesso e il Pianeta del Mondo Reale) non funzionano a dovere, e quindi
non esaudiamo le esigenze fondamentali dell’Umano e dello Scimpanzé e
non li facciamo sentire rilassati e soddisfatti.
Se volete emanciparvi da uno stato mentale negativo dovete far
funzionare correttamente i quattro sistemi planetari. Ci sarà sempre qualche
disfunzione, ma si tratta di minimizzarle e contenerle e di usare le nostre
energie per migliorare la qualità della vita.
Ecco alcuni accorgimenti da adottare nei primi quattro sistemi.
• Riconoscere, allevare e gestire il vostro Scimpanzé.
• Riconoscere l’esigenza di prendersi cura del vostro Umano e farlo crescere.
• Avere un Computer ben funzionante con Piloti Automatici, senza
Gremlin, con Goblin tenuti a freno e una Pietra della Vita ben meditata.
• Gestire le altre persone che abitano nel vostro mondo.
• Avere un branco perfettamente funzionante.
• Comunicare con efficacia.
• Creare una giungla accogliente per il vostro Scimpanzé.
• Avere la giusta prospettiva sul Mondo Reale.
• Saper gestire lo stress sia in forma transitoria sia quello cronico.

Accertatevi di esaudire le pulsioni e le esigenze siche ed emotive del


vostro Scimpanzé e del vostro Umano. Ecco alcune esigenze dello
Scimpanzé.

• Branco
• Sesso
• Cibo
• Potere
• Ego
• Territorio
• Sicurezza
• Curiosità
L’Umano ha molte esigenze basilari in comune con lo Scimpanzé, ma ne
ha anche altre.

• Un ruolo o un obiettivo per la vita


• Anime gemelle
• Stimoli intellettuali

Noi tutti cadiamo in uno stato mentale negativo di tanto in tanto, ed è


normale: il segreto è reagire il prima possibile e accettare che non è normale
rimanere in uno stato negativo.

Lo stato mentale neutro


Si ha quando i primi quattro pianeti girano nel verso giusto e siete
soddisfatti, ma non necessariamente felici. Per alcuni «soddisfatto» equivale
a «felice», ma per la maggior parte di noi la felicità è qualcosa di più.

Lo stato mentale positivo


Si ha quando aggiungiamo elementi positivi e qualità alla vita e non ci
limitiamo a soddisfare i bisogni primari. Proviamo un senso di benessere, la
vita ci sembra ricca, produttiva e appagante. Non stupisce che per molte
persone questa sia la de nizione di felicità.

Esempi di dipendenze dello Scimpanzé


• Divertimento
• Esperienze nuove
• Attività piacevoli
• Socializzazione
• Premi
• Ricompense
• Stimoli mentali

Esempi di dipendenze dell’Umano


• Buonumore
• Attività che danno soddisfazione
• Successi
• Comportamenti altruistici
• Piani cazione del futuro
• Intrattenimento
• Consapevolezza delle cose belle (possedute e realizzate)

Entrare nella felicità

Per diventare felici ed entrare nello stato mentale positivo dovete


aggiungere degli «extra» alla vita e aumentarne la qualità. Dovete creare
le massime probabilità di diventare felici. Quindi osservate le liste qui sopra
per trovare esempi di «extra» per lo Scimpanzé e l’Umano, selezionatene
alcuni e aggiungetene altri di vostra invenzione. Poi mettetevi all’opera per
cercare di realizzarle. La felicità ha un prezzo, perché di solito richiede
impegno.
Possiamo pensare alla felicità in termini di «avere» ed «essere»: questi due
aspetti determinano la differenza tra «ciò che abbiamo» e «ciò che siamo».

«Avere»
L’aspetto materiale dell’«avere» comprende i risultati ottenuti e i beni
posseduti, mentre gli aspetti emotivi, sici e intellettuali dell’«avere» sono
meno tangibili.
Per esempio, l’aspetto emotivo può includere il bisogno di essere amati o
rispettati dagli altri. Quello sico non comprende solo la buona salute, ma
anche un senso di benessere. Gli aspetti intellettuali includono una vita
appagante che stimoli il cervello a pensare e lo solleciti in modo piacevole.

La lista dell’«avere»
• Risultati ottenuti
• Beni posseduti
• Aspetti emotivi
• Aspetti sici
• Aspetti intellettuali

Ci sono molte sovrapposizioni tra le «esigenze basilari» della


sopravvivenza e gli «extra» che determinano la qualità della vita. Umano e
Scimpanzé hanno in comune molti punti della lista. L’importante è dedicare
del tempo a scoprire di che cosa avete bisogno per rendervi felici, e poi
ottenerlo.

Un potenziale rischio riguardo i successi


Ottenere risultati è importante per gli Umani: ci piace sapere di aver fatto
qualcosa di costruttivo o di aver ottenuto qualcosa di cui andare eri. Ma
può sorgere un problema.
Ogni volta che ci pre ggiamo di raggiungere un risultato, per esempio
ottenere una promozione sul lavoro, pensiamo che dopo esserci riusciti
proveremo orgoglio e continueremo a provarlo. Purtroppo, invece, dopo
aver ricevuto la promozione, spesso sminuiamo l’importanza del successo e
anziché festeggiarlo, andiamo subito alla ricerca di qualcos’altro da ottenere.
L’ho visto accadere nello sport; quando un atleta fa registrare il record del
mondo, spesso minimizza dicendo: «Be’, non è un buon record del mondo, è
debole!»
Il problema è che i nostri Scimpanzé non sono mai soddisfatti, e sono
sempre pronti a criticare ogni nostro successo o capacità. Quindi dobbiamo
impedire loro di sminuire i nostri sforzi e i risultati che abbiamo ottenuto.
Quando realizzate qualcosa, per quanto piccolo lo ritenga lo Scimpanzé,
festeggiate e datevi una pacca sulla spalla; così facendo, è molto più
probabile che vi sentirete felici.

Un potenziale rischio riguardo i beni posseduti


Funziona come con i successi: è dimostrato che la felicità derivante dai
beni acquisiti è di breve durata. Alcune persone pensano che se vincessero la
lotteria sarebbero felici per sempre; ma si è scoperto che dopo un iniziale
periodo di assestamento i vincitori della lotteria tornano ai livelli di felicità
precedenti. È come comprare qualcosa di nuovo: dopo un po’ il valore
percepito diminuisce. Non dimenticate di apprezzare le cose preziose che
avete prima che vi sfuggano di mano.

Dissidi tra Umano e Scimpanzé sulla felicità


È molto importante accorgersi di eventuali dispute tra le esigenze
dell’Umano e dello Scimpanzé, in particolare negli aspetti emotivi, sici e
intellettuali. Molto spesso i bisogni e le pulsioni dei due differiscono.
In alcuni casi la soluzione è semplice. Per esempio, praticare uno sport
può soddisfare facilmente gli istinti aggressivi e territoriali dello Scimpanzé:
ciò è socialmente accettabile e anche l’Umano può trovarlo piacevole. Se non
ha una valvola di sfogo, l’aggressività può manifestarsi sotto forma di
violenza.
Spesso dev’esserci un compromesso, perché Umano e Scimpanzé non
sono d’accordo. Per esempio, non è raro che i due membri di una coppia
abbiano una libido sessuale diversa. Si spera che entrambi i partner vogliano
rispettarsi a vicenda come richiederebbero i loro Umani, ma devono pur
sfogare le pulsioni sessuali. Può diventare un problema molto grave, se non
viene affrontato tempestivamente. La cosa migliore è parlarne insieme con
franchezza e cercare soluzioni accettabili. È pericoloso ignorare una
pulsione dello Scimpanzé, perché non faremo che innervosirlo e rischiamo
di farci condurre dove non vogliamo andare.
Per raggiungere la felicità dobbiamo comprendere le esigenze dell’Umano
e dello Scimpanzé, accertarci che siano compatibili tra loro e che vengano
esaudite.

Trovare il partner giusto


La maggior parte di noi vuole e ha bisogno di qualcuno con cui dividere
la vita. Il problema, in termini molto semplici, è che lo Scimpanzé e l’Umano
cercano cose diverse nel partner.
Lo Scimpanzé vuole un compagno cui legarsi per assicurarsi un
territorio, formare una famiglia e produrre la generazione successiva. È
programmato per interessarsi all’aspetto sico del partner e agli aspetti
emotivi che favoriscono i suoi programmi.
L’Umano, invece, vuole trovare un’anima gemella o un compagno di vita,
e cerca in lui valori tipicamente umani. Purtroppo quasi tutti avviano una
relazione con lo Scimpanzé o con l’Umano dell’altra persona, ma non con
entrambi.
Dovrete essere sicuri di apprezzare sia lo Scimpanzé sia l’Umano dell’altra
persona. Fate attenzione alle potenti emozioni del vostro Scimpanzé; nel
lungo periodo può essere molto volubile, per quanto possa sentirsi a suo
agio oggi. Date il giusto valore alle emozioni, ma non basatevi solo su di
esse.
Si può scoprire come sono fatti lo Scimpanzé e l’Umano degli altri.
Dividete un foglio di carta in tre colonne: nella prima colonna inserite tutti i
lati positivi dello Scimpanzé e dell’Umano dell’altra persona; nella seconda
colonna inserite gli aspetti non molto positivi, che però non vi danno troppo
fastidio. Attenzione: ho detto «che non vi danno troppo fastidio», e NON
«che pensate di poter cambiare». È estremamente improbabile che riusciate
a cambiarli! (Estremamente improbabile significa estremamente
improbabile). Quindi i punti elencati nella seconda colonna devono essere
gli aspetti che in realtà non incidono sulla vostra scelta. La terza colonna
conterrà le caratteristiche dell’Umano e dello Scimpanzé dell’altra persona
che non vi piacciono affatto e che fatichereste ad accettare.

Ora ri ettete attentamente: potete convivere con i lati positivi di


chiunque, quindi rimuovete la prima colonna e non tenetela in
considerazione. Non concentratevi su questa, perché spesso vi renderà
ciechi rispetto ai lati negativi e vi terrà aggrappati a quella persona, il che
potrebbe danneggiarvi emotivamente. La seconda colonna vi dice che potete
ragionevolmente convivere con quei lati e che li accettate COSÌ COME
SONO. Quindi ignorate anche questa. In ne arriviamo alla terza colonna. Se
ci avete scritto qualcosa, state dicendo che non potete convivere con quella
persona.
Potrà sembrarvi eccessivo, ma studi scienti ci condotti su un grande
numero di coppie indicano che, ogni volta che nell’ultima colonna appare
anche solo una voce, è improbabile che la relazione duri a lungo.
Quell’unica voce potrebbe essere come una singola goccia di veleno. Per
quanto appetitoso possa sembrare un piatto, se ci aggiungete una sola goccia
di veleno diventa immangiabile e letale. Può accadere nelle relazioni, negli
ambienti e sul lavoro. Non stupitevi se mangiate il piatto e vi sentite male! E
non stupitevi se soffrite per colpa di una sola goccia di veleno nella vostra
vita. Pensateci attentamente prima di iniziare una relazione; non guardate
neppure le prime due colonne, perché non sono un indicatore attendibile di
compatibilità. Guardate l’ultima e siate sinceri con voi stessi. Trovare il
partner giusto non è molto facile, ma vale la pena di cercarlo.
Se riuscite a raggiungere la stabilità emotiva attrarrete molte persone, e se
vi piazzate nel posto giusto per incontrarle otterrete molte ricompense.

Stringere relazioni appaganti


Tutte le relazioni personali si possono rendere più appaganti. Ecco alcuni
consigli da tener presenti.
Chiedetevi se siete realistici su ciò che vi attendete dall’altra persona,
come amico o come partner. È irrealistico credere che un’unica persona
possa soddisfare tutte le nostre esigenze e che un solo amico o partner possa
darci tutto ciò che vogliamo. La maggior parte delle relazioni è più sana se
affiancata ad altre amicizie e relazioni famigliari.
Scegliete gli amici non solo sulla base di cosa potete offrire loro, ma
anche di ciò che loro possono offrire a voi. Un amico o un partner ideale
sarà in grado, probabilmente, di:

• farvi stare bene con voi stessi;


• aiutarvi a sviluppare la vostra identità;
• tirar fuori il meglio che c’è in voi;
• anteporre le vostre esigenze alle loro;
• accettarvi per come siete.

Vale anche il contrario: voi fareste tutte queste cose per un buon amico.
Ogni partner ci fa soffrire e ci delude, di tanto in tanto. Superare tali
situazioni ed essere comprensivi è il modo giusto per tenere viva la
relazione.
Se avete perdonato un partner che prova rimorso dovete smettere di
rimuginarci. Perdonare non signi ca immagazzinare il danno subito per
riutilizzarlo in futuro quando vi farà comodo. Questo non è perdono, è
tormento. Potete perdonare il partner, e non tornare più sull’argomento,
oppure potete lasciarlo e permettergli di trovare qualcuno che non lo
tormenti. (Notate che perdonare non signi ca dimenticare, signi ca solo
non usare il ricordo come un’arma. Se però l’altra persona continua a
ripetere lo stesso errore, forse è il momento di dire basta!)

Il passaggio delle consegne


I nostri Scimpanzé hanno in mente un ritratto del partner ideale prima di
incontrarlo, e spesso proiettano quell’immagine sulle persone anziché vedere
ciò che hanno di fronte. Questo può causare stress, perché lo Scimpanzé
cerca in continuazione di trasformare l’altra persona nella «persona giusta».
E rende molto difficile separarsi da un partner che in n dei conti non è
adatto a noi.
Un esercizio utile in questi casi è il «passaggio delle consegne»:
immaginate di consegnare il vostro partner a un’altra persona, e di doverle
esporre in tutta sincerità i suoi pregi e difetti. Provate a parlare a voce alta:
dite alla persona che cosa dovrà attendersi dalla relazione. Presentate i lati
positivi e poi quelli negativi, ma non tacetene nessuno. Immaginate che, se
mentite, l’altra persona potrà trascinarvi in tribunale!
Con questo sistema potreste accorgervi che è improbabile che la nuova
persona accetti il vostro partner, e voi stessi vi domanderete perché state
ancora insieme. Ho usato questa tecnica con molti pazienti che stavano
soffrendo in una relazione destinata a non funzionare, e l’esercizio ha dato
loro una prospettiva nuova.

L’«essere» riguarda la vostra identità


Ci sono vari aspetti da considerare per capire «chi siete» e in che modo
questo favorisce la felicità. Potremmo de nirla una «lista dell’essere».
Tale lista è composta da:

• immagine di sé;
• valore attribuito al sé;
• autostima;
• ducia in se stessi.

Per capire come vi percepite è molto importante comprendere la


differenza tra il modo in cui vi percepiscono lo Scimpanzé e l’Umano. Di
solito la differenza è estremamente marcata, e dovete scegliere a chi credere.
Riassumiamo brevemente il modo di ragionare dello Scimpanzé, per
aiutarvi a capire come mai molte persone hanno una pessima relazione con
se stesse! Lo Scimpanzé è un individuo vulnerabile, che si sforza di farsi
accettare nel branco e di fare buona impressione. La vulnerabilità è una
condizione permanente, che non cambierà mai. Solitamente lo Scimpanzé è
molto autocritico e non nutre la necessaria ducia nelle proprie capacità che
gli consentirebbe di eliminare gli errori o di mostrare le sue debolezze. È
intollerante verso i propri errori e difetti. È convinto che gli altri lo
giudichino in continuazione e vedano ogni sua lacuna.
Il punto di vista alternativo è quello dell’Umano, consapevole che
ciascuno di noi ha lo stesso valore in quanto essere umano, benché ciascuno
abbia diverse abilità e un aspetto differente. Riconosce inoltre che cercare di
fare buona impressione e compiacere gli altri per essere benaccetti non è un
buon modo di vivere. L’Umano è convinto che si possa fare solo del proprio
meglio. Crede che i valori che contano nella vita non si basino sulle
apparenze, i risultati o i beni posseduti, ma sulla sincerità, l’integrità, la
gentilezza e la considerazione per gli altri.
Perciò, quando arriva il momento di valutare voi stessi, voi e il vostro
Scimpanzé arriverete a conclusioni molto diverse, perché vi riferite a
parametri e valori molto diversi. Prima di iniziare a osservarvi, la cosa più
importante da fare è assicurarvi di avere una Pietra della Vita che contenga i
valori in base ai quali volete sinceramente essere giudicati. Poi misurate voi
stessi e gli altri in base a quei valori e non lasciatevi dirottare dallo
Scimpanzé. Per esempio, se ai primi posti della vostra lista c’è il desiderio di
essere allegri, cordiali e sinceri, allora valutatevi sulla base di questi valori
umani.
L’immagine di sé
È il modo in cui vedete la vostra personalità e presenza.
L’Umano ha un punto di vista equilibrato e vede i vostri lati positivi e
negativi. Ma per decidere che persona siete si basa su valori umani, come
l’empatia, la sincerità e l’altruismo. Attenzione, lo Scimpanzé può cambiare
idea rapidamente ed è molto soggettivo: un minuto prima vi ritiene la
persona più bella del mondo, e un minuto dopo penserà che siete la creatura
più sgradevole sulla faccia della terra.
L’immagine che abbiamo di noi, e la felicità che essa ci dà, non sarà
stabile se la basiamo sull’opinione dello Scimpanzé, e anzi è probabile che ci
crei un disagio emotivo. Un’autentica immagine di sé dovrà basarsi su
quanto riusciamo a incarnare i nostri valori.
Quindi la decisione sull’immagine di sé si gioca tra i valori dello
Scimpanzé e quelli dell’Umano: dovete scegliere da che parte stare.
È una scelta, e la vostra decisione influenzerà sicuramente la vostra
felicità. A questo punto FERMATEVI e assicuratevi di aver capito tutto
ciò che abbiamo detto sull’immagine di sé; e poi fate la vostra scelta.

Il valore attribuito al sé
È il valore che riteniamo di avere come persone. Anche qui, spero sia
ovvio che Umano e Scimpanzé lo misureranno in base a fattori molto
diversi. Spetta a voi decidere come giudicare il vostro valore. Se per esempio
scegliete come criterio quello di essere una persona felice, che dà piacere agli
altri semplicemente essendo cordiale e sorridendo, allora potrete
considerarvi un membro molto prezioso della comunità. I vostri livelli di
felicità aumenteranno di conseguenza, perché la situazione piacerà anche
allo Scimpanzé.
Se invece stabilite il vostro valore in base alla vostra intelligenza e al
lavoro che fate, la percezione del valore sarà variabile di giorno in giorno,
man mano che lo Scimpanzé cambia idea.

Dovete scegliere tra la valutazione dello Scimpanzé e quella


dell’Umano.

L’autostima
È il modo in cui vi paragonate agli altri. Il principio è sempre lo stesso:
per decidere il metro di paragone potete usare i criteri dello Scimpanzé o
quelli dell’Umano.
L’Umano probabilmente dirà che tutte le persone hanno pari valore, pur
avendo diverse abilità e competenze.
Lo Scimpanzé dirà che ognuno è diverso e alcuni sono migliori di altri, e
i criteri principali sono il potere, la bellezza e i beni posseduti. La scienza ci
dice che il modo in cui ci paragoniamo agli altri in uenza moltissimo i
livelli di felicità.
Se proprio dovete farlo, utilizzate i criteri dell’Umano e non con quelli
dello Scimpanzé.

La fiducia in se stessi
È ciò di cui vi credete capaci. È una parte così importante della nostra
vita che è rappresentata da una Luna stabilizzatrice del Pianeta della Felicità.
Il capitolo «La Luna della Fiducia in sé» ne parlerà più nel dettaglio.
Osservando i vari modi in cui possiamo valutare noi stessi, individuiamo
un tema ricorrente: possiamo basarci sul sistema di valori dello Scimpanzé o
su quello dell’Umano. I risultati saranno molto diversi e condurranno a
differenti livelli di felicità. Quindi quest’ultima è in uenzata dal nostro
sistema di convinzioni e valori. Per scoprire qual è, dobbiamo fare
riferimento alla Pietra della Vita. È molto importante sapere quali sono i
vostri valori assoluti sulla vita e le altre persone, PRIMA di iniziare a
scoprire chi siete. Una volta messa in ordine la vostra casa, sarete in pace
con voi stessi ed è probabile che vi sentiate molto più felici.

L’approccio alla felicità

Per avere le migliori probabilità di essere felici dovete affrontare la vita, e


voi stessi, nel modo giusto. Alcune persone hanno per natura un approccio
solare e ottimistico alla vita: tendono a vedere il lato positivo in ogni
situazione e fanno del loro meglio, e se le cose vanno storte soffrono sul
momento ma poi se ne fanno una ragione. È un approccio che si può
imparare e coltivare; è un atteggiamento mentale. Dipende inoltre da cosa
considerate normale per voi: se pensate che la felicità non sia la vostra
condizione naturale, allora si innesca una profezia autoavverante e la felicità
continua a sfuggirvi di mano. Ci sono alcuni approcci alla vita che sembrano
tipici delle persone felici; eccone alcuni che potete adottare anche voi.

• Si può imparare ad avere un approccio realistico ma positivo alla vita. Ogni


volta che le cose non vanno secondo i piani, sforzatevi di sviluppate
l’abitudine di cercare soluzioni anziché rimuginare sui problemi.
Questo è un Pilota Automatico molto utile da inserire nel Computer.
• I pensieri che avete in testa e l’approccio con cui affrontate la vita sono una
vostra scelta. Potete scegliere fino a che punto una situazione vi
infastidisce. Pensateci: sta a voi decidere che cos’è importante nella vostra
vita e che cosa no. Se non volete che una cosa sia importante, non deve
esserlo per forza.
• Chiedetevi quanto a lungo intendete rimuginare o crucciarvi per un evento
spiacevole e quanto a lungo volete restare in quello stato mentale.
Inoltre, chiedetevi: cosa ci guadagno?
• Un approccio alla vita che di sicuro vi aiuterà a essere felici consiste
nell’imparare a ridere di voi stessi e ad avere il senso dell’umorismo,
ogni volta che potete. Anche questo è un Pilota Automatico nel Computer
delle persone felici; è un comportamento appreso. Se vi prendete troppo
sul serio la felicità può risentirne.
• Siate sempre proattivi nella vita, soprattutto nelle relazioni. Cercate di non
limitarvi a reagire agli umori o ai desideri di un’altra persona. Stabilite cosa
volete e poi negoziate, ma non consentitevi la passività.
• Provate ad affrontare la causa di fondo di una situazione e non i sintomi. A
volte è sufficiente sfogarsi (lasciar gridare lo Scimpanzé in un posto
sicuro), ma gli strilli da soli non risolvono il problema che ha causato i
sintomi. Risolvere il problema è molto utile nel lungo periodo. Le persone
felici risalgono alla causa e la eliminano!

La lista della felicità


Mi stupisco ancora quando un paziente si de nisce infelice e poi non sa
dirmi una sola cosa che lo renderebbe felice. Non ci vuole molto a farsi
venire in mente alcune strade da intraprendere per promuovere la felicità
nella vita. Una delle cose più semplici che potete fare per incrementare le
probabilità di essere felici è sapere esattamente cosa vi renderà tali e poi
assicurarvi che succeda. Se non sapete prendervi cura di voi stessi e della
vostra felicità, stilate una «lista della felicità» a cui fare riferimento. Ne
esistono due forme:

• la «lista della felicità immediata»;


• la «lista della felicità futura».

Per esempio, sulla mia lista della felicità immediata ci sarebbe una tazza
di caffè, telefonare a un amico, portare a passeggio il cane, fare progetti per il
futuro, enumerare le mie fortune, sedermi a fare un bel respiro! Sono cose
che posso scegliere di fare in qualsiasi momento, più o meno. Anche solo
pensare a cose belle può farmi sentire più felice. Ciò signi ca che in ogni
momento posso impegnarmi per migliorare il mio umore, e spesso basta
solo fare un piccolo sforzo. Ora provate a elencare dieci cose, sulle quali
avete il controllo, che potreste fare per essere più felici. Poi chiedetevi se le
avete fatte di recente.
La vostra lista della felicità futura può includere: invitare gli amici a casa
vostra, uscire a cena fuori, andare in vacanza, praticare uno sport e così via.
Dovete trovare il tempo per far succedere queste cose, in modo da avere
qualcosa di bello da aspettarvi. Per la maggior parte delle persone questo è
un requisito importante per trovare la felicità. Dentro di voi potete sentirvi
bene, ma lo Scimpanzé pretenderà sempre qualcosa di bello da attendersi,
quindi allevatelo comunicandogli gli eventi positivi in programma per il
futuro. In questo modo lo aiuterete a superare i momenti meno piacevoli. Le
persone felici tendono ad avere qualcosa di bello da aspettarsi e si assicurano
che quei momenti lieti siano sacrosanti, che nulla impedisca loro di
accadere.
Tenete a portata di mano queste liste, per rileggerle e indurre uno stato
mentale più sereno. Cercate di mantenerle in linea con i vostri valori: se per
esempio date valore alla salute e all’attività sica, è meglio scrivere «fare una
passeggiata» o «scegliere un’alimentazione sana», piuttosto che «mangiare
un’intera barretta di cioccolato».

L’ispezione della felicità e il gemello virtuale


Monitorare la propria felicità è un esercizio utile: tenete un diario delle
cose che vi rendono felici e di quelle che vi impediscono di esserlo. In questo
modo scoprirete come potete prendervi più cura di voi stessi. Un metodo
efficace per darvi buoni consigli è inventarvi un gemello virtuale.
Immaginate di avere un fratello identico: è il vostro migliore amico, vi
vuole bene e si prende cura di voi. Dategli un nome. Poi immaginate di
essere lui: quindi, se per esempio l’avete chiamato Sandro, ora diventate
Sandro. Nel vostro ruolo come Sandro, datevi dei suggerimenti e
comunicatevi qualche verità spiacevole su cosa dovreste o non dovreste fare
nelle diverse situazioni e di fronte ai problemi.
Ho usato questa tecnica con molte persone afflitte da ogni genere di
avversità: quando si immaginano nei panni del gemello si danno ottimi
consigli. Non c’è da stupirsi, perché noi ci conosciamo meglio di chiunque
altro! A volte serve solo il coraggio di dirci chiaro e tondo alcune verità:
«Smettila di essere meschino», «Non devi essere così severo con te stesso»,
«Sei una brava persona e hai fatto del tuo meglio», «Hai bisogno di un bel
calcio nel sedere», «Devi sorridere e premiarti» e così via. Se riuscite a farlo
con un po’ di senso dell’umorismo, ancora meglio!

I promotori della felicità: sostituire i Gremlin


con Piloti Automatici

Inserire nel Computer i Piloti Automatici, nuovi comportamenti e


convinzioni che promuovono la felicità è un esercizio che va ripetuto con
regolarità. Trovate il tempo per ri ettere su abitudini e pensieri distruttivi e
per individuare i vostri Gremlin. Vediamo alcune problematiche tipiche, in
cui molti di noi possono riconoscersi.

La battaglia e lo stile di vita


Una battaglia richiede un forte dispendio di energie per vincere, mentre
uno stile di vita signi ca permettersi di rilassarsi e raggiungere i risultati
senza sforzo.
Cercate di non vedere ogni cosa che fate come una battaglia, ma come
uno stile di vita. Per esempio, mettersi a dieta e mangiare porzioni più
piccole è difficile se la vedete come una battaglia per dimagrire anziché
ritenere normali le porzioni piccole (e inaccettabili quelle abbondanti). Allo
stesso modo, è sbagliato credere che essere felici sia l’esito di una battaglia,
anziché ciò che avviene quando ci rilassiamo e vediamo la felicità come il
nostro stato naturale. Il Gremlin è la convinzione che la felicità sia una
battaglia; il Pilota Automatico è l’idea che la felicità sia uno stile di vita.

Il pensiero dicotomico
Vedere ogni cosa in bianco e nero – tutto o niente, vittoria o scon tta,
successo o fallimento – è una modalità di pensiero dicotomica, in cui
esistono solo due opzioni possibili. Questo modo di pensare è un’abitudine,
perciò è un Gremlin: è sintomo di in essibilità e rende infelici. Sostituite il
Gremlin con un Pilota Automatico essibile e capace di vedere il mondo in
sfumature di grigio: sarà più facile ritrovare il buonumore.

Godetevi le rose, ma attenti alle spine


La vita può essere un letto di rose, ma questo vuol dire che ci saranno
anche molte spine. Se volete essere felici cogliendo le rose, state attenti alle
spine. Prevedete le cose che vi renderanno infelici e sforzatevi di evitarle se
possibile. Sottrarci a ciò che ci provoca sensazioni sgradite è un modo
ragionevole per restare felici. Se non potete evitarle, elaborate un piano per
gestirle; non fatevi trovare impreparati dalle spine. Il Gremlin ignora la
realtà, ma il Pilota Automatico è preparato ad affrontarla.

Il Gremlin della Sfera di Cristallo e la montagna di neve

Guardare nella sfera di cristallo signi ca cercare di prevedere il futuro. È


un’attività problematica, che tende a condurre all’infelicità.
Anzitutto, quando il Gremlin della Sfera di Cristallo guarda nel futuro
vede solo sventure, perché le sfere di cristallo mostrano di rado un futuro
felice. A questo punto il Gremlin fa una palla di neve con «ciò che potrebbe
succedere» e la fa rotolare giù dal pendio innevato. La palla raccoglie altra
neve e si ingrossa sempre più, nché diventa una montagna: la montagna del
«ciò che potrebbe succedere». Ora vi ritrovate intrappolati in una montagna,
a preoccuparvi di eventi ipotetici.
Mandate in frantumi la sfera di cristallo e scacciate il Gremlin.
Sostituitelo con il Pilota Automatico del «me ne preoccuperò quando
arriverà il momento». Il Pilota afferma: «Non faccio palle di neve tirando a
indovinare cosa succederà, ma vivo nel momento presente e affronto i
problemi man mano che si presentano».
Spesso le cose si risolvono da sole, e vi siete angosciati per nulla. Se vi è
già capitato molte volte, quanto a lungo pensate di andare avanti così prima
di capire che è ora di smettere?

Dove finisce l’universo


Oggi come oggi, nessuno sa dove nisce l’universo: potete passare una
vita intera a scervellarvi, oppure accettare l’idea che nessuno lo sa. Se avete
preoccupazioni per risolvere le quali non potete fare nulla di concreto,
accettatele e smettete di rimuginarci; avete la scelta di NON coltivare
pensieri dannosi o inutili. Il Gremlin spreca energie su cose che non si
possono cambiare o capire, ma il Pilota Automatico le accetta e passa oltre.

Togliete la mano dal fuoco


Se mettete la mano sul fuoco e poi vi lamentate che brucia, la soluzione è
semplice: non chiedete a qualcun altro di spegnere il fuoco, ma togliete la
mano.
Avete una possibilità di scelta in quasi ogni aspetto della vita. Quindi non
mettetevi o non restate in situazioni che vi rendono infelici, solo per poi
lamentarvi. Se non vi piacciono le leggi del mondo di un’altra persona, non
abitatelo. Se non avete il lavoro, la casa, il partner o gli amici giusti, allora
cambiateli. Il Gremlin convive con situazioni insoddisfacenti e se ne
lamenta; il Pilota Automatico si sposta per diventare felice.

I promotori della felicità – pensieri di buon senso

I due gemelli non identici: «Ho bisogno» e «Voglio»


Ciò di cui avete bisogno non è necessariamente ciò che volete, e ciò che
volete non coincide per forza con ciò di cui avete bisogno. Imparate a
distinguere i due gemelli.

Non si può convivere con una tigre


Se vi piacciono i gatti, ammirerete la maestà e l’imponenza di una tigre.
Ma nonostante la sua bellezza è un animale pericoloso: non potrete mai
portarvelo a casa, perché il suo posto è nella natura.
A volte anche le persone sono così. Potete ammirarle e persino amarle, o
riverirle, ma non potreste conviverci. Sono pericolose e possono farvi molto
male. Se capite che una persona ha dei tratti con cui è impossibile convivere,
ammiratela nel suo habitat naturale e non portatevela a casa. Trovate un
gatto domestico adatto alla vostra casa, se volete la felicità.

Mangiare spazzatura e avere una bassa qualità


della vita: c’è da stupirsi?
Si dice spesso che «l’uomo è ciò che mangia», e c’è un fondo di verità. Se
non vi prendete cura di voi e vi sentite male, c’è da stupirsi? Allo stesso
modo, se non fate nulla per rendervi felici e vi sentite infelici, perché
sorprendervi?

A volte nessuno è d’accordo con voi


La felicità dipende più dal sentirci a nostro agio con noi stessi che con gli
altri.

Il più grande ammiratore o il critico più severo?


Nella vita tutti veniamo criticati, ma abbiamo anche ammiratori che ci
vogliono bene nonostante i nostri difetti. Le persone infelici sono spesso le
peggiori detrattrici di se stesse. Non fanno altro che criticarsi e
disapprovarsi. Le persone felici, invece, imparano a essere i più grandi
ammiratori di se stesse, ad accettarsi come sono e a sostenersi. È una scelta.
Sarete felici se riuscirete ad amarvi, no all’ultimo difetto.

Riassunto dei punti chiave

• La felicità è una scelta.


• Per aumentare le probabilità di essere felici, dovete avere un piano e
metterlo in pratica.
• Scoprite che cosa rende felici voi e il vostro Scimpanzé.
• Aggiungere degli «extra» vi condurrà alla felicità.
• Sviluppate il vostro «avere» e il vostro «essere».
• Stabilite un «approccio alla felicità» e stilate una «lista della felicità».
• Attivate i «promotori della felicità».

Proposta di esercizio
Misurare i vostri sforzi per raggiungere la felicità
Fate succedere la felicità
Poiché la felicità è molto importante per tutti noi, questo capitolo
rappresenta il pianeta che aiuta a far splendere il sole nel nostro
Universo Psicologico. Quindi dedicate tutto il tempo necessario a
mettere in pratica i consigli qui contenuti. Procedete un punto alla
volta, e prestate particolare attenzione a quelli che sentite più vicini alla
vostra sensibilità. Non affrettatevi, ma ri ettete giorno dopo giorno su
ciascuno dei punti. Ricordate che diventare felici è come sviluppare le
abilità emotive: richiede impegno e molto tempo, ma ci riuscirete.
Tenete un diario: ogni giorno annotate in poche righe le cose o i
pensieri che vi hanno dato la felicità e quanto vi siete impegnati per
raggiungerla. Nel giro di un paio di settimane potreste accorgervi di
quanto (o quanto poco) vi sforziate di essere felici.
Capitolo 17
La Luna della Fiducia in sé
Come nutrire fiducia in noi stessi

La fiducia
• Due opzioni per la ducia
• Alcune domande per chiarirsi le idee
• La ducia e il sé

Sicurezza e ducia rendono stabile la felicità, per ciò è importante


instaurale.

Due opzioni per la fiducia


State per compiere una scelta che determinerà quanta ducia avrete in voi
stessi in ogni situazione. Leggete lentamente questo capitolo e assicuratevi di
seguire il ragionamento passo dopo passo. Se decidete di cambiare punto di
vista, queste pagine vi aiuteranno a trovare la ducia in voi stessi. La
maggior parte delle persone ragiona in questo modo: «Più mi convinco di
poter fare qualcosa, più ducia avrò in me stesso». Le tappe sono:

1. Che cosa voglio fare?


2. Quanto sono capace di farlo?
3. Ora posso misurare la ducia in me stesso, sulla base della mia capacità di
raggiungere l’obiettivo.
Sembra un ragionamento semplice, ma dà luogo a livelli variabili di
ducia: come possiamo aumentarla?
In quest’ottica ci sono solo due modi per aumentare la ducia in noi
stessi: incrementare la capacità di fare quel qualcosa o convincerci che
possiamo farlo anche se non è vero.
La maggior parte delle persone sceglie in automatico uno di questi modi
di pensare, perché lo Scimpanzé le dirotta portandole a credere che non ci
sia alternativa. Ma l’alternativa esiste, anche se è impiegata da una
minoranza di persone. È il modo di pensare dell’Umano, che garantisce di
mantenere il livello di ducia in se stessi al cento per cento in ogni
momento, qualsiasi cosa facciamo. Allora, come funziona?
Lo Scimpanzé dice: «Baso la mia ducia sulla convinzione che nutro
nelle mie capacità di raggiungere certi livelli che devo ottenere, e non
saprei affrontare le conseguenze se non ci riuscissi». L’Umano invece dice:
«Baso la mia ducia sul fatto che farò del mio meglio per raggiungere certi
livelli che mi piacerebbe ottenere, e poiché sono un adulto posso sempre
affrontare le conseguenze nel caso non ci riuscissi».
Quindi le due opzioni sono: basarsi sulla convinzione nelle proprie
abilità, o basarsi sul fare il proprio meglio. Poiché non si può mai avere la
certezza di cosa si riuscirà a fare, lo Scimpanzé si accaparra l’afflusso di
sangue nel cervello e ci fa sentire a disagio, perché teme costantemente la
minaccia dell’insuccesso. Ma possiamo garantire che faremo del nostro
meglio: perciò, se scegliamo il nostro meglio come base della ducia,
avremo il pieno controllo della situazione e il sangue andrà all’Umano.
Quindi vedremo di fronte a noi una vita ricca di opportunità e sapremo
affrontare le conseguenze. Se facciamo questa scelta la ducia diventa lo
stato normale per l’Umano, perché possiamo sempre fare del nostro meglio
e affrontare le conseguenze, e quindi non avremo paura. Invece per lo
Scimpanzé lo stato normale è una ducia variabile, con molta paura delle
conseguenze e dell’insuccesso.

Elena tiene un discorso


Ecco un esempio. A Elena è stato chiesto di pronunciare un discorso sul
proprio ruolo davanti a cento colleghi.
Il suo Scimpanzé sa cosa vuole ottenere: vuole parlare bene ed essere
apprezzato. Poiché lui non può controllare nessuna di queste due variabili,
ma solo in uenzarle, percepisce una minaccia e immagina le conseguenze di
un insuccesso. Dal momento che ha basato la sua ducia su quelle due
variabili, ora non si da di se stesso e immagina il peggio.
Al contrario, l’Umano di Elena ha deciso di fondare la ducia sulla
capacità di fare del proprio meglio. L’obiettivo, quindi, è fare del suo meglio.
Non può controllare la qualità del discorso o l’opinione degli altri, ma potrà
gestire queste conseguenze perché è un Umano adulto.
Elena sa che farà sicuramente del suo meglio, anche se sul momento le
cose vanno storte e il discorso non riesce molto bene. Sarà comunque il
meglio che poteva fare IN QUEL MOMENTO. Non potrebbe in ogni caso
fare meglio del suo meglio, quindi raggiungerà sicuramente il suo obiettivo
– «fare del suo meglio» – e se riesce a fare di più, sarà un extra. Con questo
approccio Elena può rilassarsi e vedere il discorso come un’occasione di
mettersi in luce, e il suo livello di ducia in se stessa sarà al cento per cento.
Inoltre, potrà premiarsi per l’impegno profuso, anziché solo per i risultati.
Alcune domande per chiarirsi le idee

Ma che cosa succede se potevo fare di meglio?


Ragionateci: non avreste potuto far meglio del vostro meglio. Se avete
fatto del vostro meglio signi ca che, nel momento in cui ci avete provato,
avete dato il massimo di cui eravate capaci. Alcune cose le avete azzeccate,
altre no. Il livello raggiunto poteva forse essere più alto, se aveste avuto
un’altra possibilità di riprovare: quindi fare del proprio meglio è diverso da
ottenere il proprio meglio, e non sempre le due cose vanno di pari passo.

Ma se non ottengo il risultato?


Su qualsiasi criterio decidiate di basare la ducia, dovrete comunque
affrontare le conseguenze del risultato. Ogni Umano adulto è capace di
affrontare le conseguenze, ma Scimpanzé e bambini lo trovano molto
difficile. Perciò dovrete imparare a far fronte alla delusione, e a volte
all’insuccesso.

Allora perché scegliere la base dell’Umano


per la fiducia?
Perché alla ne potrete camminare a testa alta, sorridere e dire: «Non
avrei potuto fare di più perché ho fatto del mio meglio in ogni momento,
nonostante gli errori che posso aver commesso». Ed è più probabile che
otteniate un risultato positivo se sorridete e siete rilassati, anziché provare
ansia e s ducia in voi stessi.

E se non faccio del mio meglio?


Non fare del vostro meglio signi cherebbe, per esempio, essere disonesti,
deliberatamente pigri, indifferenti o subdoli. La maggior parte delle persone
non è così; ma si può essere disorganizzati o indisciplinati, che è una cosa
diversa. Non fare del vostro meglio signi ca decidere di non provarci
neppure.
Illustrerò con un esempio questo punto, che è molto importante. Siete al
parco e vedete un bambino che cade da un albero: accorrete per aiutarlo a
rimettersi in piedi. Lui è scosso, e gli chiedete se sta bene. Dice che gli fa
male una caviglia, e voi chiamate l’ambulanza. Sembra un comportamento
ragionevole: state facendo quello che ritenete giusto e fate del vostro meglio
per affrontare la situazione. Ma l’operatore dell’ambulanza vi rimprovera
dicendo che non è un’emergenza, e che il bambino può zoppicare no al più
vicino pronto soccorso. Allora lo accompagnate al pronto soccorso, dove
viene medicato. Nel frattempo arrivano i suoi genitori. Il medico vi dice che
la caviglia del bambino ha subito un danno grave, probabilmente perché lo
avete aiutato a rimettersi in piedi quand’è caduto.
Che incubo! Ripensate alle vostre azioni e vi chiedete: «Ho raggiunto un
elevato livello di competenza nel gestire la situazione?» La risposta è
chiaramente no, ma se vi chiedete: «Ho fatto del mio meglio in quel
momento e con le capacità che avevo?» in questo caso la risposta è sì.
Quindi avete fatto del vostro meglio? Sì, perché cercavate di fare del vostro
meglio. Se invece ve ne foste andati senza soccorrere il bambino non lo
avreste fatto.

L’esame di guida di Angelo e la fiducia in sé


Angelo sta per sostenere l’esame di guida. Il suo amico gli chiede:
«Quanta ducia hai in te stesso?»
Angelo deve scegliere su cosa basare la ducia. La prima possibilità è
basarsi sulle sue capacità di passare l’esame. La seconda è basarsi sulle sue
capacità di fare del proprio meglio durante l’esame.
Se sceglie la prima opzione, il suo Scimpanzé inizierà a pensare alle
conseguenze di una bocciatura e nutrirà dubbi sulle sue capacità di passare
l’esame. È molto probabile che si innervosisca e si lasci prendere da ogni
genere di sensazioni sgradite. Lo Scimpanzé è al timone, e questo non va
bene. Il livello di ducia è basso, se non inesistente. Tutta l’esperienza è
spiacevole.
Se invece sceglie la seconda opzione, quella dell’Umano, si dirà: «Non mi
sto concentrando sul risultato o sulle conseguenze, ma su ciò che devo fare.
Posso solo fare del mio meglio, qualsiasi esso sia, nel momento in cui
sostengo l’esame. Può andare bene e può andare male, ma qualsiasi cosa
accada dovrò accettare il risultato perché non ho scelta. Sono un adulto e so
affrontare le conseguenze!»
Angelo dà l’esame, dicendosi: «Posso solo fare del mio meglio, e so che lo
farò». Basa la sua ducia sulla convinzione di poter fare del suo meglio. La
sua ducia è al cento per cento, perché farà sicuramente del suo meglio, che
è tutto ciò che chiede a se stesso. Può dire agli altri: «Ho fatto del mio
meglio, quindi non avrei potuto fare meglio di così, quindi posso
camminare a testa alta». L’Umano ha parlato!

La fiducia e il sé

La fiducia in se stessi
Un problema frequente che rende molto infelici alcune persone è avere
un’immagine irrealistica di sé. Per esempio, molti miei pazienti si lamentano
di non avere la ducia necessaria per fare alcunché, perché in ogni
situazione temono di dire qualcosa di stupido o di fare un errore e umiliarsi.
Fermatevi un momento e chiedetevi: perché una persona dovrebbe avere di
queste paure?
È facile averle, se ci sentiamo obbligati a essere perfetti: è un Gremlin
terribile. È impossibile esserne all’altezza, e ogni vostra mossa sarà
accompagnata dal terrore. Vivrete con l’incubo di non poter mai
commettere errori. Cercare di diventare questa creatura mitologica vi
darebbe un perenne senso di inadeguatezza. In realtà ogni essere umano fa
errori di continuo, e a volte fa sciocchezze. Imparare ad accettare il fatto che
siamo esseri umani, con difetti e manchevolezze, è un grande sollievo:
signi ca che commettere errori è normale. Imparare a ridere di noi stessi
quando facciamo una sciocchezza o diciamo qualcosa di sbagliato è parte
della vita: non conosco esseri umani perfetti, per fortuna! Ammettete i
vostri errori e riconoscete i vostri difetti, ma fatelo con un sorriso. E non
abbiate paura di dire: «Non lo so».
Fate un passo ulteriore e pensate a quanto fa soffrire il vostro Scimpanzé
questa convinzione di non doversi mai «rendere ridicoli» o di dover «essere
perfetti». Ogni giorno uscite di casa e dite allo Scimpanzé: «Anche oggi
dobbiamo essere perfetti». Lo riempirete di stress. È una vera tortura
psicologica: quindi pensateci due volte, prima che intervenga la protezione
animali!
L’immagine cui vi ispirate può basarsi anche sui modelli di riferimento
sbagliati: Mister Universo o Miss Mondo, Einstein eccetera. Provate a essere
voi stessi, perché «attraente» è una parola molto più efficace di «bello» o
«intelligente» per de nire una persona.

La perdita di fiducia in sé quando una relazione


va in crisi
Quasi tutti cerchiamo un partner, a un certo punto della vita: è una
pulsione così potente che non lo si può ignorare. Uno dei problemi è che
spesso cerchiamo di conquistare la persona sbagliata. In questi casi sorgono
problemi al momento della rottura della relazione, che avvenga per scelta
nostra o dell’altro.
Se è l’altra persona a porre ne alla relazione, una delle conseguenze più
gravi è la perdita della ducia in noi stessi. Questa esperienza estremamente
dolorosa è purtroppo una conseguenza naturale del ri uto e della perdita.
Sembra che il nostro Scimpanzé impieghi circa tre mesi a riprendersi, e in
questo periodo affronterà un processo di elaborazione del lutto. Non
possiamo accelerarlo, ma possiamo prolungarlo non elaborando il lutto. In
questo periodo è normale perdere la ducia in sé, ma tornerà. Siate
comprensivi con voi stessi in questa fase, ma attenzione a non
autocommiserarvi.

Riassunto dei punti chiave

• La ducia si basa su uno dei due modi di pensare: quello dell’Umano e


quello dello Scimpanzé.
• Avete la possibilità di scegliere se basare la ducia sul «fare del vostro
meglio».
• «Fare del vostro meglio» come base dà il cento per cento di ducia.
• La ducia aumenta se nutrite aspettative realistiche sul vostro conto.

Proposta di esercizio
Creare la fiducia
Scegliere è inevitabile
La prossima volta che provate s ducia in voi stessi, ricordate che è una
scelta: avete scelto, coscientemente o no, di essere un bambino o uno
Scimpanzé e di preoccuparvi dei risultati e delle conseguenze.
Rammentatevi che l’alternativa è essere un Umano adulto: scegliere di
fare del vostro meglio e di affrontare le conseguenze. Inoltre stabilite se
cercate di essere all’altezza di un’immagine ideale di voi stessi, e se
questo vi danneggia.
Quando sentite che la ducia scarseggia, prendetevi qualche momento
di tranquillità per controllare quale opzione state scegliendo.
Capitolo 18
La Luna della Sicurezza
Come sentirsi sicuri

La sicurezza
• L’Umano, lo Scimpanzé e la sicurezza
• La verità sul rischio e sulla sicurezza
• Metodi pratici per aiutare lo Scimpanzé

L’Umano, lo Scimpanzé e la sicurezza

La sicurezza è il bisogno di sentirci protetti nel nostro ambiente e nel nostro


branco. Sentirsi al sicuro rende felice il vostro Scimpanzé. Lo Scimpanzé
guarda fuori di sé e controlla continuamente che i dintorni siano sicuri;
l’Umano invece ricerca la sicurezza dentro di sé, nelle proprie convinzioni.
Lo Scimpanzé cerca sempre sicurezza e tenta di rimuovere dalla vita ogni
rischio o vulnerabilità, perché pensa che sia possibile. Naturalmente è
impossibile vivere senza alcun rischio, ma lo Scimpanzé ci prova: cerca
stabilità e tende a restare fedele a ciò che conosce bene. L’Umano che è in voi
è molto più avventuroso: accetta che niente nella vita resta uguale a se stesso
e sa che la familiarità non è necessariamente un bene. L’Umano ammette che
vulnerabilità e rischio fanno parte della vita quotidiana e che non si possono
eliminare completamente.
Questa differenza impone alcuni compromessi e richiede un piano per
affrontare i problemi di sicurezza. Lo Scimpanzé non ha torto nel
rammentarvi che c’è pericolo, ma l’Umano deve assumere il comando e
spiegargli la realtà della vita. È anche vero, però, che non possiamo imporre
allo Scimpanzé emozioni che non è in grado di tollerare.
Poiché ogni Scimpanzé è diverso, dovete scoprire esattamente quali sono
le esigenze di sicurezza del vostro, e che cosa può tollerare in termini di
rischio e cambiamento.

In quest’ottica, inizieremo analizzando le verità sulla sicurezza e sul


rischio per come li vede l’Umano, e poi aiuteremo lo Scimpanzé a sentirsi
più sicuro con alcuni suggerimenti pratici.
La verità sul rischio e sulla sicurezza

L’Umano è consapevole di alcune verità che lo Scimpanzé fatica ad accettare.

Sicurezza e cambiamento
• La sicurezza è relativa.
• Non siamo mai pienamente al sicuro nella vita, perché la vita stessa è
transitoria.
• Viviamo in un mondo che è in perenne mutamento, e non esiste
alternativa.

Rischio
• C’è un rischio in ogni cosa che facciamo.
• Dobbiamo accettare che il rischio fa parte della vita quotidiana.
• Non possiamo controllare tutti i rischi.
• Possiamo controllare alcuni rischi.

Vulnerabilità e paure
• È saggio affrontare le paure e fronteggiarle.
• Dobbiamo accettare che la vulnerabilità fa parte della vita quotidiana.

Metodi pratici per aiutare lo Scimpanzé

Accettare la verità
Se riusciamo a far accettare allo Scimpanzé le verità sul rischio, la
vulnerabilità e la sicurezza, si tranquillizzerà molto. Ciò signi ca che dovete
sedervi a ri ettere su queste verità e accertarvi di averle inserite
correttamente nel Computer. Per esempio, ecco alcuni esempi di «verità»
che si incontrano di frequente.

Il mio partner potrebbe lasciarmi per un’altra persona


(questo rischio va affrontato se vi preoccupa)
Devo accettarlo e andare avanti, e apprezzare il tempo che passiamo
insieme. Se sono una persona felice e ottimista è meno probabile che il
partner mi lasci, e il tempo che trascorriamo insieme sarà bellissimo.
Preoccuparsi non aiuta, e se succederà me ne farò una ragione.

Potrei ammalarmi
Se succede mi farò curare e affronterò la malattia. Solamente in quel caso
userò le mie energie per pensarci; perché non è ragionevole preoccuparsi di
qualcosa che non è ancora successo.

Ho paura di perdere cose importanti per me


Niente dura per sempre. La vita e le persone sono in uno stato di usso
costante. È così che va il mondo, e tanto vale godermi il viaggio.
Dopo aver messo per iscritto le preoccupazioni, potete annotarvi accanto
le relative verità. Se non vivete in base a queste verità lo Scimpanzé sarà
nervoso e reagirà in modo eccessivo ai piccoli rischi che gli fate correre, e
cercherà una sicurezza che non esiste. Ma l’Umano deve accettare che lo
Scimpanzé non è costruito per sentirsi al sicuro, avrà sempre momenti di
paura e ha bisogno di attenzioni costanti.

Punto chiave
Sentirsi insicuri di tanto in tanto è normale per uno Scimpanzé, quindi
aspettatevi che succeda, accettatelo e reagite.

Il branco
Per la maggior parte degli Scimpanzé, il branco è la principale fonte di
sicurezza. È sorprendente di cosa siamo capaci quando condividiamo con gli
altri le preoccupazioni, i timori o le esperienze. Se le affrontassimo da soli
potremmo perdere completamente il senso della prospettiva. Non
dimenticate che è saggio chiedere sostegno a un membro del branco, o a un
professionista, se non riuscite a risolvere un problema. Uno dei punti di
forza del branco è che i suoi membri si aiutano a vicenda. Fate affidamento
sul branco nei momenti di incertezza.

La sicurezza in un’altra persona


Basare la vostra sicurezza su un’unica altra persona è solitamente poco
saggio. La maggior parte di noi ha un partner affidabile, e condividere tutto
con il proprio compagno è una delle gioie della vita. Ma basare la propria
sicurezza su un partner, o su chiunque altro, è una ricetta per il disastro.
Quando dipendiamo da qualcun altro per il nostro benessere, in una forma
o nell’altra, dobbiamo accettare dei vincoli al nostro agire. Ove possibile,
cercate di separare la vostra dipendenza sica da qualcuno dalla vostra
sicurezza emotiva: sono due cose diverse.
In certe situazioni può essere saggio affidare la propria sicurezza ad altri.
Per esempio, quando ci innamoriamo è difficile controllare il nostro
Scimpanzé: il cervello rilascia molte sostanze chimiche che in pratica ci
impediscono di pensare lucidamente. Il nostro giudizio su quella persona
può essere falsato. E questo ci mette a rischio. Quindi, se siete innamorati,
ricordate che non siete in uno stato mentale equilibrato: anzi, siete un po’
fuori di testa! Prestate ascolto ai vostri migliori amici, perché non sono
accecati come voi!
Provate a cercare la sicurezza dentro di voi, basando la pace mentale sulle
convinzioni, e lasciate che sia l’Umano a guidarvi.

La rassicurazione
Ogni volta che il vostro Scimpanzé si sente insicuro, siate pragmatici e se
possibile cercate rassicurazione. Per esempio, se vi sentite incerti al lavoro
dovete stabilire chiaramente qual è il vostro ruolo, quali ne sono i con ni, a
chi dovete rispondere, cosa ci si aspetta da voi e come verrete valutati. Potete
anche chiedere feedback per sapere se il vostro operato è apprezzato e come
potete migliorare. Essere pragmatici è molto rassicurante per lo Scimpanzé.
Se convive con incognite e paure che si potrebbero risolvere è inutilmente
insicuro e infelice.
Cercare conferme è una buona idea anche all’interno di una coppia, di
tanto in tanto: aiuta a sapere dove sta andando la relazione.
È saggio cercare rassicurazione ogni volta che ne avete bisogno. Ma se lo
Scimpanzé ne è perennemente alla ricerca, anche quando non è proprio il
caso di farlo, allora probabilmente c’è dietro una paura irrisolta, o dobbiamo
rammentargli le verità che riguardano la sicurezza. Lo Scimpanzé del vostro
partner si sentirà più sereno se lo rassicurate senza che debba chiedervelo!

La familiarità
Se avete uno Scimpanzé insicuro, stabilire una routine che vi diventi
familiare può fare miracoli per tranquillizzarlo. Se dovete affrontare
abitudini o esperienze nuove, potete ricordare allo Scimpanzé che quando
avrà familiarizzato con la novità le paure spariranno. Fino a quel momento è
naturale che sia apprensivo.

La sicurezza del futuro


Guardare al futuro e predisporre piani per risolvere problemi o affrontare
paure può essere un esercizio costruttivo. Notate che parliamo di piani per
affrontare problemi o paure, non solo di scovarli e poi non affrontarli.
Cercare e confrontarsi con i propri timori è sano, e lo si può fare con l’aiuto
di un amico dato o di un professionista. Riuscire a vedere una via d’uscita e
rimuovere pericoli o minacce offre grande sicurezza allo Scimpanzé.
Essere in grado di fare ciò che vi si chiede, o sapere che qualcuno può
aiutarvi a farlo, placherà le paure dello Scimpanzé. L’importante è affrontare
timori reali, come denaro, lavoro, casa e così via, ed essere molto pragmatici.
Evitare di affrontare le paure causa enorme stress e genera apprensione nello
Scimpanzé.

Paure specifiche e reali


L’incertezza riguarda a volte la morte, il dolore o gli incidenti: sono paure
reali che vale la pena di affrontare. Non serve a molto rimuginarci, ma
pensarci in maniera costruttiva aiuta ad alleviare i timori.
La cosa migliore da fare, per queste paure speci che, è chiedervi cosa è al
di fuori del vostro controllo e dove invece potete agire. Il vostro Scimpanzé
vorrà controllare l’incontrollabile e si agiterà molto quando scoprirà di non
poterlo fare. L’Umano ammette che alcune cose sono incontrollabili e quindi
dobbiamo accettarle o affrontarle quando si presentano.

Riassunto dei punti chiave

• La sicurezza è uno degli stabilizzatori che portano alla felicità.


• Lo Scimpanzé cerca spesso la sicurezza dove è irrealistico pensare di
trovarla.
• Gli Scimpanzé sani e normali nutrono paure e preoccupazioni sulla
sicurezza e la vulnerabilità.
• L’Umano deve inserire un Pilota Automatico nel Computer per
tranquillizzare lo Scimpanzé.

Proposta di esercizio
Rassicurare lo Scimpanzé
Affrontare i problemi di sicurezza
Dedicate del tempo a ri ettere sulle misure di sicurezza che avete
adottato per rassicurare lo Scimpanzé. Elencate le cose che vi
preoccupano o che temete e dividete la lista in cose che potete
controllare e non. Elaborate piani per affrontare i rischi sui quali avete
il controllo.
Di fronte alla lista dei rischi su cui non avete il controllo, chiedetevi
quanto siete disposti ad accettarli, perché non c’è davvero scelta. Per
sedare le vostre preoccupazioni dovete cambiare atteggiamento.
Chiedetevi esplicitamente di quanto siete disposti a cambiare idea.
Guardare avanti
L’alba

Avete esplorato il vostro Universo Psicologico e avete un’idea chiara di tutte


le aree su cui potete intervenire. Usando il modello dello Scimpanzé per
sviluppare la vostra identità e migliorare la qualità della vita farete la
differenza per voi stessi e per chi vi circonda. Le ricompense possono essere
inestimabili.
Molte persone hanno applicato questo modello e hanno dedicato un po’
di tempo all’apprendimento e al mantenimento delle capacità emotive.
Hanno impiegato le tecniche con regolarità e mi hanno riferito che la loro
vita è cambiata. Spero sinceramente che sarà così anche per voi.
Per cambiare noi stessi servono tempo e impegno. I cambiamenti
tendono a essere graduali e spesso non li notiamo, ma se ne accorgono gli
altri. Non scoraggiatevi se incontrate ostacoli; imparate dagli errori e
festeggiate sempre i successi. Ricordate: avete sempre una scelta. Le scelte
che fate e il modo in cui decidete di affrontare la vita determineranno il
vostro successo e la vostra felicità. Allora, cosa farete oggi per rendervi più
felici e avere successo?
Il vostro Scimpanzé sarà sempre dentro di voi, e dovete accettarlo e
collaborare con lui. Non è cattivo, non è buono: è solo uno Scimpanzé. È lui
a portare ogni emozione nel vostro mondo. Può essere il vostro migliore
amico e il vostro peggior nemico. È il Paradosso dello Scimpanzé.
Vi ringrazio di aver letto questo libro e di avermi accompagnato in questo
viaggio. Vi auguro ogni bene e vi lascio ad ammirare l’alba.
Appendice A
La Mente Psicologica
completa

L’illustrazione qui sotto mostra la Mente Psicologica completa, con le sei


componenti funzionali: l’Umano, lo Scimpanzé e il Computer con i suoi
Goblin, i suoi Gremlin, i Piloti Automatici e la Pietra della Vita.
Appendice B
L’Universo Psicologico
completo
Il diagramma proposto in questa pagina è un quadro riassuntivo
dell’Universo Psicologico. Molti dei pianeti hanno lune che esercitano
un’in uenza stabilizzante sui singoli pianeti. Per questo è sempre importante
lavorare sulle lune, oltre che sui pianeti stessi.
Appendice C
La scienza alla base del
«modello dello Scimpanzé»

Introduzione

Questa appendice si rivolge ai lettori che desiderano comprendere i principi


scienti ci su cui si basa il «modello dello Scimpanzé». Non si pre gge di
trasformare il lettore in un neuroscienziato, ma solo di trasmettere alcune
informazioni sulle scoperte che di recente hanno chiarito il funzionamento
della nostra psiche.

La generale complessità del cervello

Struttura e funzionamento
Il cervello è diviso in centri, strutture e circuiti: per esempio esistono
centri deputati all’uso del linguaggio, strutture adibite alla ricezione delle
informazioni, come la vista, e circuiti che ci permettono di provare piacere.
Alcune aree o strutture possono svolgere più di un ruolo, e molte di esse
collaborano per raggiungere i loro obiettivi. Il cervello è una macchina
molto malleabile e essibile: alcune aree possono persino adattarsi a svolgere
un nuovo ruolo.
Questa complessità funzionale si ritrova anche al livello più basso, quello
molecolare, che coinvolge ormoni, neurorecettori e neurotrasmettitori.
Queste componenti svolgono una vasta gamma di funzioni: per esempio
possono intensi care o mitigare la nostra risposta a una situazione,
spronarci ad agire o evocare pensieri o cambiamenti d’umore.
Anche la quantità di ossigeno che irrora i tessuti ne in uenza il
funzionamento. Il sangue trasporta l’ossigeno alle strutture del cervello: se
questo afflusso di sangue o l’assorbimento dell’ossigeno vengono alterati,
cambierà il funzionamento delle strutture.

Il funzionamento quotidiano
Anziché provare a capire direttamente come funzionano le strutture,
possiamo limitarci a osservare i risultati del loro operato nella nostra vita
quotidiana. Sempli cando molto, possiamo individuare sei aree di
intervento principali:

• comportamentale (reazioni);
• cognitiva (pensieri e convinzioni);
• dinamica (istinti e impulsi);
• analitica (modalità di pensiero);
• evolutiva (tappe della maturità);
• biologica (stato sico).

Su queste sei aree si incentrano molte terapie efficaci e metodi pratici: per
esempio, un approccio molto diffuso è la psicoterapia cognitivo-
comportamentale. Si discute molto anche sull’interazione tra coscienza e
inconscio e sulle differenze tra l’emisfero destro e quello sinistro del cervello.

Possiamo capire il nostro cervello a sufficienza


per gestirne il funzionamento?
Vediamo alcune aree specifiche
Se pensiamo al cervello come a una macchina che può funzionare in
modi diversi, una domanda valida da porre sarebbe: «Possiamo sviluppare la
capacità di regolare il funzionamento del nostro cervello, e far sì che lavori
per noi nel modo in cui vogliamo, in ogni momento?» In altre parole:
«Possiamo essere la persona che vogliamo essere, provare le emozioni che
vogliamo provare e agire sempre nel modo in cui vogliamo agire?»
Per provare a rispondere a questa domanda, inizieremo scoprendo come
il cervello reagisce ad alcuni input. Questo esempio può aiutarvi a capire
come si è sviluppato il modello dello Scimpanzé. (Vi consolerà sapere che
non dovete imparare a memoria la nomenclatura: la riporto solo per vostra
informazione!)

1. L’amigdala (uno dei principali centri dell’emotività nell’area limbica, o


sistema limbico).
2. La corteccia orbitofrontale (un’area più ristretta che si trova lungo il bordo
esterno del lobo frontale).
3. Il fascicolo uncinato (il circuito che unisce l’amigdala alla corteccia
orbitofrontale).
4. La corteccia prefrontale dorsolaterale (una parte del lobo frontale).
5. La corteccia prefrontale ventromediale (l’area che circonda il fascicolo
uncinato).
6. La corteccia cingolata (una parte del sistema limbico).

Il disegno mostra le sei speci che aree del cervello numerate.


Le ricerche scienti che evidenziano che ciascuna di queste sei aree ha un
ruolo da svolgere, e la maggior parte ne svolge più d’uno. Per esempio
l’amigdala ha no a diciassette nuclei diversi, ciascuno con le sue
competenze speci che, e la maggior parte di essi si basano sulle reazioni
emotive. La corteccia cingolata (o giro cingolato) si occupa della formazione
dei ricordi, dell’apprendimento e dei processi decisionali.
Per sempli care prenderemo in considerazione un solo ruolo per
ciascuna delle aree numerate, benché diverse aree possano contribuire a
svolgere la stessa funzione.
Ecco i singoli ruoli assegnati a ciascuna area.

1. L’amigdala è un meccanismo di difesa ad azione rapida: non pensa, ma


reagisce prontamente.
2. La corteccia orbitofrontale cerca di tenere sotto controllo gli impulsi e
impiega giudizi morali per indurci a rispettare le norme sociali.
3. Il fascicolo uncinato è una guida etica, che ci fornisce una coscienza e ci
permette di provare il senso di colpa.
4. La corteccia prefrontale dorsolaterale opera in modalità analitica,
attraverso la logica.
5. La corteccia prefrontale ventromediale prende in considerazione i
sentimenti delle altre persone e ci fa provare empatia.
6. La corteccia cingolata si occupa dei processi decisionali in uenzati dalle
esperienze passate.

Un esempio del funzionamento del cervello


Ora inseriamo qualche informazione in questa macchina. Vi prego di
ricordare che ciascuno di noi reagisce in modo diverso, e che perciò questo è
solo un esempio di come potrebbe rispondere il cervello di un particolare
individuo. Lo chiameremo Mario. A Mario hanno appena detto che una
persona di sua conoscenza ha parlato male di lui. Ecco come potrebbe
rispondere ciascuna parte del suo cervello.
Anzitutto il messaggio arriva a un «ripetitore», chiamato talamo. Questa
struttura trasmette le informazioni alle sei aree sopra menzionate, ma
raggiunge per prima l’amigdala.

1. L’amigdala di Mario reagisce immediatamente, facendolo arrabbiare: lui


alza la voce e minaccia di aggredire l’altra persona. L’amigdala secerne
varie sostanze chimiche per disabilitare le altre aree del cervello (per
esempio, la corteccia prefrontale dorsolaterale smette di funzionare)
perché non interferiscano con i suoi piani!
2. La corteccia orbitofrontale cerca disperatamente di avvertire Mario che
deve rispettare le norme della convivenza civile. Cerca di frenare i suoi
impulsi, gli dice che è immorale aggredire il prossimo e gli ricorda che
non deve rendersi impopolare.
3. Il fascicolo uncinato funge da coscienza e dice: «Mi sento in colpa: questo
comportamento è moralmente sbagliato». Però aggiunge subito:
«Tuttavia, se riesci a persuadermi che questa azione è ragionevole, allora
la compirò lo stesso, mettendo a tacere la coscienza».
4. La corteccia prefrontale dorsolaterale è interessata solo ad appurare i fatti
e poi a comprenderli. Chiede solo che i fatti vengano chiariti e veri cati,
in modo da poter prendere una decisione logica su come agire.
5. La corteccia prefrontale ventromediale non è interessata a se stessa, ma si
chiede cosa provi l’altra persona. Dimostra empatia e compassione per la
persona che ha offeso Mario, vuole capire perché sia accaduto e vuole
risolvere il problema.
6. La corteccia cingolata fa riferimento ad altre strutture per rammentare a
Mario le esperienze passate. Potrebbe dirgli: «Se gridi, rischi di cacciarti
nei guai». Oppure può aver imparato che: «Se gridi abbastanza a lungo,
l’avrai vinta». Gli rammenta le conseguenze di questo comportamento in
base all’esperienza pregressa.

Tutto ciò avviene in meno di un secondo! Queste sono solo sei delle aree
che intervengono per suggerire e agire, ma ce ne sono molte di più! È
sicamente impossibile tener presente tutto ciò ogni volta che facciamo
un’esperienza. Quindi, se vogliamo provare a esercitare il controllo sulla
nostra mente, abbiamo bisogno di un modello semplice, cui possiamo
accedere immediatamente e che possiamo usare a nostro vantaggio, ma che
sia comunque basato su principi scienti ci.
Se osserviamo attentamente il funzionamento del cervello, vedremo che
sono all’opera grossomodo due «squadre» intente a pensare e una «banca
dati» che le in uenza. Una delle squadre è molto forte e agisce rapidamente,
basandosi sulle emozioni e pensando in modo irrazionale. L’altra è meno
forte, agisce più lentamente e si basa sulla logica, l’empatia e il senso di colpa.
La banca dati è composta da due tipi di memoria, emotiva e logica, e
in uenza le due «squadre pensanti». Se consideriamo soltanto il lobo
frontale, il problema ci sarà subito chiaro. Il bordo esterno del lobo frontale
è chiamato corteccia, ed è qui che si svolge il pensiero attraverso
l’interpretazione.

Se il bordo esterno possedesse un’unica area destinata al pensiero, non


avremmo problemi. Invece è composto da almeno due aree. Il bordo
dorsolaterale interpreta la realtà in modo razionale e logico, mentre la
corteccia orbitofrontale la interpreta sulla base di impressioni, sensazioni ed
emozioni, e ha legami diretti con l’amigdala: «unisce le forze» con il più
potente centro emotivo del cervello. Siamo perciò di fronte a due cervelli che
interpretano. Uno di essi pensa per conto nostro in modo automatico, senza
la nostra partecipazione, ed è basato sulle emozioni. L’altro, invece, è sotto il
nostro controllo e ci permette di pensare come vogliamo. Il problema è che
questi due «cervelli» non lavorano allo stesso modo e tendono a essere in
disaccordo sull’interpretazione dei fatti. Nella nostra testa può infuriare una
«battaglia» in ogni momento!
C’è un modo semplice per comprendere questa situazione e sfruttarla a
nostro vantaggio?
Il modello dello Scimpanzé

Che cos’è un modello?


Un modello non è un fatto scienti co puro né un’ipotesi: è solo una
rappresentazione sempli cata che aiuta a capire e utilizzare i dati scienti ci.
Può aiutarci a comprendere le nostre azioni del passato, la nostra identità
presente e come possiamo comportarci meglio in futuro.
Nel nostro modello, lo Scimpanzé interiore è la «squadra emotiva» nel
cervello, che pensa e agisce per conto nostro e senza il nostro permesso; la
«squadra logica» è la persona reale, l’Umano che è dentro di noi: razionale,
compassionevole e tollerante. La banca dati è il Computer.

Riesaminiamo l’esperienza di Mario


Torniamo a osservare l’esperienza di Mario alla luce di questo modello.

Primo passo. Il messaggio arriva al ripetitore e viene inviato subito allo


Scimpanzé.
Secondo passo. Lo Scimpanzé rilascia immediatamente sostanze
chimiche nel cervello per impedire all’Umano di pensare o di dominarlo.
Terzo passo. Lo Scimpanzé va subito a consultare il Computer, per
vedere se c’è qualcosa che deve sapere prima di prendere una decisione su
come agire.
Quarto passo. Il Computer risponde a seconda di ciò che ha all’interno.
Può contenere un Pilota Automatico, o un Gremlin, oppure è possibile che
non sia stato programmato affatto; e in questo caso lascerà che lo Scimpanzé
decida da solo cosa fare.
Quinto passo. Lo Scimpanzé ha già agito, e solo ora il messaggio arriva
all’Umano. Se lo Scimpanzé ha agito in modo inappropriato, a questo punto
l’Umano è costretto a chiedere scusa e spesso si sente in colpa!
Sesto passo. È un passo opzionale, che ci permette di intervenire sul
Computer per far sì che in futuro lo Scimpanzé possa essere guidato da un
Pilota Automatico. Solo così possiamo gestire lo Scimpanzé, dal momento
che nel cervello non c’è un circuito che ci permetta di controllarlo
direttamente.

Questo semplice esempio illustra uno dei modi in cui il cervello reagisce
agli input. Chiaramente ce ne sono altri, ma il principio resta lo stesso.

La differenza tra il cervello maschile e quello femminile


Riconosciamo che esistono alcune differenze signi cative tra il tipico
cervello maschile e il tipico cervello femminile.
La differenza non si limita alle dimensioni relative delle strutture
presenti, ma riguarda anche le connessioni interne al cervello e l’impiego di
diverse sostanze chimiche. Vale la pena di tenerlo presente, al momento di
lavorare con la nostra mente e con quella degli altri.
Comprendere che tra noi esistono delle differenze può aiutarci a costruire
relazioni migliori.

Gestire emozioni e pensieri


Impiego del modello
Il modello può essere adattato per spiegare i diversi aspetti e funzionalità
del cervello – per esempio i sistemi di ricompensa, la memoria emotiva, le
funzioni esecutive e così via –, perché si basa sull’effettivo funzionamento
delle strutture cerebrali. Il modello è una rappresentazione semplice e
divertente che ci aiuta a capire noi stessi, ma ha risvolti molto seri.
Analizzando queste tre «squadre» – Umano, Scimpanzé e Computer –
possiamo iniziare a capire come funzionano e come possiamo aiutarle a
collaborare. L’importante è conoscere noi stessi e saper distinguere noi stessi
dalla macchina che abbiamo dentro, e che pensa e agisce in modo emotivo:
lo Scimpanzé interiore.
È possibile imparare a controllare noi stessi per migliorare i nostri
comportamenti e la qualità della vita. Con un po’ di tempo e impegno
possiamo sviluppare le abilità emotive che ci trasformeranno nella persona
che vogliamo essere, senza lasciarci dirottare dallo Scimpanzé interiore.
L’obiettivo di questo libro è aiutare chi lo legge a comprendere se stesso e
a gestire le proprie emozioni.
Se questo modello non vi sembra corrispondere alla verità (e per alcune
persone è così), non arrendetevi, ma ricercate qualcosa che funzioni per voi
e migliori la vostra qualità di vita. Cercate di dedicare del tempo alla
ri essione sui risultati raggiunti e su come potete cambiare in meglio.
Ci sono molti psicologi, psichiatri e altri professionisti che possono
indicarvi la direzione giusta, se pensate di non riuscirci da soli.
Uno degli aspetti più stimolanti del mio lavoro è vedere le persone
diventare più felici, più sicure di sé e più a proprio agio con se stesse e con
gli altri.
Spero che lo stesso possa accadere a voi.
Ringraziamenti

Moltissime persone hanno contribuito in vario modo alla stesura di questo


libro, direttamente e indirettamente: così tante che ci vorrebbe un altro
capitolo solo per elencarle. Quindi preferisco estendere la mia riconoscenza
a tutti, piuttosto che dimenticare qualcuno.
Un ringraziamento speciale è dovuto però a tre persone che si sono spese
instancabilmente per aiutarmi: mia nipote Ruth Banner, che ha letto e riletto
il manoscritto nell’arco di molti mesi e ha offerto consigli e critiche
preziosissime; Jeff Battista, il gra co, che ha pazientemente disegnato e
ridisegnato le illustrazioni e ha discusso con me sul modo migliore di
rappresentare le mie idee; e Susanna Abbott, la mia editor, che mi ha
incoraggiato e guidato, tollerando con pazienza gli sfoghi del mio
Scimpanzé durante il difficile processo di pubblicazione.
Ringrazio di cuore gli amici, i colleghi, i pazienti e gli studenti.
In ne vorrei dedicare questo libro agli scimpanzé e alle altre scimmie
antropomorfe, che in futuro potrebbero leggere questo libro e capire che, nel
bene o nel male, dentro di loro c’è un Umano!
Indice analitico

abitudini
accendere la luce e andare in tribunale
adrenalina
alcol e droghe
altri
capire la loro mente e
personalità
come fonte di stress
incontrarli
motivi per volerli comprendere
Regni degli
ambienti
amigdala
AMP
arbitrato
aspettative
dannose e irrealistiche
sugli altri
assertività e aggressione
atmosfera
Atteggiamento Mentale
diversi
ssarne uno e attenervisi
e personalità
Atteggiamento Mentale
di Biancaneve
atteggiamento vulnerabile
autocontrollo
autostima
«avere»

bastoni del ricordo violento


bastoni e carote
beni posseduti, potenziale rischio
bias egocentrico
branchi
custodia e ruoli
e i partner
e la sicurezza
scopo
selezione

cambiamento, come fonte di stress


catastro smo
Centro della Giungla
Centro di Umanità
cervello/i
che funzionano diversamente
come vengono ricevute
le informazioni
differenze di genere
Mente Psicologica squilibrio dei neurotrasmettitori
Computer (cervello parietale)
come entrano le informazioni
come strumento di consultazione
contenuti
funzionamento automatico
gestione
gestire lo Scimpanzé attraverso
il
interazione con Scimpanzé e
Umano
natura ed educazione
negli uomini e nelle donne
velocità
comunicazione
attraverso il linguaggio del
corpo
i quattro modi per comunicare
il luogo giusto 161
il modo giusto
il momento giusto
il programma giusto
prepararsi alle conversazioni
importanti
presentazione e
«confezionamento»
Quadrato della
contesto e prospettiva
corteccia
corteccia cingolata (o giro cingolato)
corteccia orbito frontale
corteccia prefrontale
corteccia prefrontale dorso laterale
corteccia prefrontale ventromediale
cortisolo
coscienza

desiderio sessuale
«devo» e «posso»
dispute territoriali
disturbo della personalità
disturbo dello spettro autistico
domanda da un milione di euro

eccellenza
eccellenza personale
empatia
errore di attribuzione
«esperimento dei marshmallow» di Stanford
«essere»
estrogeni

familiarità
fascicolo uncinato
felicità
approccio
entrare nella
promotori
signi cato
tre stati mentali
fermezza nei propositi
ducia
due opzioni per la
il sé
ducia in se stessi
Forza Vitale

Gage, Phineas
gemello virtuale
giudizio emotivo
giudizio equilibrato
Goblin
esempio
Gremlin
che ballano insieme
che dirottano la personalità
come strumenti di consultazione
«devo»
e l’Atteggiamento Mentale
di Biancaneve
e lo stress
e scarsa assertività
esempi
impedire che altri entrino nel
Computer
inseriti dall’Umano
inseriti dallo Scimpanzé
rimuoverli
sostituirli con Piloti Automatici
trovarli
Gremlin della Sfera di Cristallo
il negoziato
immagine di sé
impegno
insuccesso
intonazione
istinti

la vita è ingiusta
linguaggio del corpo
Lista dell’Impegno
lutto e sua elaborazione

Macchina dei Sogni


Ingranaggio 1: sogni e traguardi
Ingranaggio 2: Pietre Angolari
Ingranaggio 3: Lista
dell’Impegno
Ingranaggio 4: il piano
Ingranaggio 5: appianare le
difficoltà
Ingranaggio 6: revisione
Ingranaggio 7: risultati
malattia mentale
maschio e femmina
Computer
Scimpanzé
Umani
mediazione
Mentalità del Capobranco
Mente Psicologica
microespressioni
mondo del Computer
mondo dell’Umano (società)
mondo dello Scimpanzé (giungla)
motivazione e impegno
natura ed educazione

Paradosso dello Scimpanzé


parole, uso delle
partner
e il branco
e la sicurezza
il «passaggio delle consegne»
libido sessuale diversa
trovare quello giusto
paure, speci che e reali
pensare il successo
pensare in bianco e nero
pensieri di buon senso
pensiero basato sull’evidenza
pensiero emotivo
pensiero irrazionale
pensiero logico
pensiero paranoico
pensiero razionale
personalità
cambiamento e sviluppo
chi sei?
fattori che contribuiscono alla
Scimpanzé e Umano
sviluppo
Pietra della Vita
perfezionarla
Piloti Automatici
che si sostituiscono ai Gremlin
inseriti dagli Scimpanzé
inseriti dagli Umani
piano per gestire lo stress
improvviso
preoccupazioni
prime impressioni (effetto di priorità)
proattività e reattività
processo decisionale
dello Scimpanzé
e lo stress
nelle donne
programmi personali
programmi sociali
proprietà (controllo)
psicologia dei paradossi
psicopatici
pulsione a nutrirsi
pulsione materna
pulsioni
in con itto
pulsioni parentali
pulsioni territoriali

rabbia al volante
rassicurazione
reazione FFF (lotta, fuga, immobilità)
recupero
regola dell’«uno su cinque»
relazioni
cambiamento incessante
costruirne di appaganti
professionali e personali
rottura delle, e perdita della
ducia in sé
vedi anche partner
rendere conto del proprio lavoro
responsabilità
rimproverarsi troppo
risoluzione dei con itti
rispetto della legge

saltare a conclusioni affrettate


salute
malattia
malfunzionamento e disfunzione
mantenimento sico
salute mentale
Scimpanzé (cervello limbico)
allevare
braccio di ferro
Centro della Giungla
come base della ducia in sé
come Modello
criteri di autovalutazione
de nizione del successo
dirottamento
dissidi con l’Umano sulla felicità
e il branco
e il processo decisionale
e la Luna CORE
e la Luna delle Carote
e la Luna Regale
e la Macchina dei Sogni
e la sicurezza
e lo stress
effetto del cambiamento di una
parola
elogi e riconoscimenti
forza
gestione
ginnastica
i tre stati mentali
incontro con gli altri
inserimento dei Gremlin
inserimento dei Piloti
Automatici
interazione con Umano e
Computer
lotta per il potere con l’Umano
metterlo a cuccia
minimizzare i successi
natura ed educazione
nutrire con le banane
obiettivi comunicativi
obiettivi per la salute
pensiero emotivo
personalità
programmi
reazione all’insuccesso
ritilizzo del Computer come
strumento di consultazione
senso del branco
fuori controllo
senso di colpa, rimproveri e rimpianti
«sentiero in nito della persona sbagliata»
sfumature di grigio
sicurezza del futuro
sincerità
Sindrome del Fungo
Sindrome dello Sportello del Frigo
soddisfazione
aiutare lo Scimpanzé
la verità sul rischio e sulla
Scimpanzé, Umano e
sicurezza
Sole
sopravvivenza
sostegno vedi anche branco
squadre
stress cronico
analogia con la scimmia
causato da circostanze ed eventi
causato dagli altri
causato dal sé
che cos’è
gestirlo
individuarlo
prevenzione
responsabilità
stress improvviso
a cosa serve e quali reazioni
scatena
alleviarlo
fattori di stress più diffusi
piano basato su un Pilota
Automatico
pulcini e anatroccoli
stress, vedi stress immediato; stress cronico
successo
de nizione
e autocompiacimento
e crollo emotivo
e paura
Luna CORE
Luna delle Carote
Luna Regale
misurazione
parziale
potenziale rischio
vedi anche Macchina dei Sogni

testosterone
trauma emotivo

Umano (cervello frontale)


come base della ducia in sé
criteri di autovalutazione
de nizione del successo
dissidi con lo Scimpanzé sulla
felicità
e il branco
e la Luna CORE
e la Luna delle Carote
e la sicurezza
incontro con gli altri
inserimento dei Gremlin
inserimento dei Piloti
Automatici
interazione con Scimpanzé
e Computer
intervento per fermare lo
Scimpanzé
lotta di potere con lo Scimpanzé
maschio e femmina
natura ed educazione
pensiero logico
personalità
programmi
programmi comunicativi
programmi legati alla salute
reazione all’insuccesso
sviluppo
tre stati mentali
utilizzo del Computer come
strumento di consultazione
Universo Psicologico

valore attribuito al sé
valori
«verità», identi cazione delle
Verità sulla Vita
L’autore

Il professor Steve Peters è uno psichiatra con vent’anni di pratica clinica alle
spalle. Ha conseguito lauree in matematica, Education, medicina e un
master in Medical Education e attestati di specializzazione in medicina
sportiva, Education e psichiatria.
Ha ricoperto la carica di Senior Lecturer alla Sheffield University dal
1994 ed è Undergraduate Dean presso la Medical School e membro della
commissione esaminatrice del Royal College of Psychiatrists.
Inoltre si occupa di sport ad alti livelli: è Resident Consultant Psychiatrist
per la Sky ProCycling e consulente psichiatrico per il Liverpool Football
Club. Ha svolto anche il ruolo di Resident Psychiatrist per British Cycling
dal 2001 al 2014. Alle tecniche mentali del professor Peters è stato
riconosciuto il merito di trasformare la performance dei migliori ciclisti
britannici, aiutando gli atleti a conquistare alle Olimpiadi di Londra dodici
medaglie, di cui otto d’oro.
Steven Gerrard, Sir Chris Hoy, Sir Bradley Wiggins, Ronnie O’Sullivan,
Victoria Pendleton, Daniel Sturridge e Craig Bellamy hanno dichiarato
pubblicamente come l’esclusivo «Modello dello Scimpanzé» del professor
Peters li abbia aiutati a migliorare le proprie prestazioni; è stato altresì
consulente per altre dodici discipline olimpiche, tra le quali taekwondo e
canoa, oltre che per la nazionale inglese di rugby e la Premier League di
calcio.
Al di fuori dell’ambito sportivo, il professor Peters collabora anche con
dirigenti d’azienda e manager di alto livello, staff ospedalieri, pazienti e
studenti universitari, aiutandoli a capire le cause del loro agire e pensare in
un dato modo e spiegando loro come sfruttare al meglio le capacità mentali
per ottimizzare le performance nel campo lavorativo come nella vita privata.
Il «Modello dello Scimpanzé» funziona con tutti, da qualsiasi ambito
provengano. Il Paradosso dello Scimpanzé porta per la prima volta il
contributo del professor Peters alla conoscenza di un pubblico più vasto e
l’autore si augura che ciascun lettore ne possa trarre bene cio.
Questo ebook contiene materiale protetto da copyright e non può essere copiato, riprodotto,
trasferito, distribuito, noleggiato, licenziato o trasmesso in pubblico, o utilizzato in alcun altro
modo ad eccezione di quanto è stato speci camente autorizzato dall’editore, ai termini e alle
condizioni alle quali è stato acquistato o da quanto esplicitamente previsto dalla legge
applicabile. Qualsiasi distribuzione o fruizione non autorizzata di questo testo così come
l’alterazione delle informazioni elettroniche sul regime dei diritti costituisce una violazione dei
diritti dell’editore e dell’autore e sarà sanzionata civilmente e penalmente secondo quanto
previsto dalla Legge 633/1941 e successive modi che.
Questo ebook non potrà in alcun modo essere oggetto di scambio, commercio, prestito,
rivendita, acquisto rateale o altrimenti diffuso senza il preventivo consenso scritto dell’editore. In
caso di consenso, tale ebook non potrà avere alcuna forma diversa da quella in cui l’opera è stata
pubblicata e le condizioni incluse alla presente dovranno essere imposte anche al fruitore
successivo.
www.sperling.it
www.facebook.com/sperling.kupfer

Traduzione di Ilaria Katerinov


e Chimp Paradox
Copyright © Dr Steve Peters 2012
Illustrations © Dr Steve Peters and Jeff Battista 2012
© 2015 Sperling & Kupfer Editori S.p.A.
Ebook ISBN 9788820090937

COPERTINA || ART DIRECTOR: FRANCESCO MARANGON | GRAPHIC DESIGNER: ANDREA BONELLI | FOTO ©
SHUTTERSTOCK

Le informazioni contenute in questo ebook sono da intendersi come guida di carattere generale in relazione agli argomenti speci ci
trattati, ma non intendono sostituirsi né porsi come veicolo di nessun tipo di parere o assistenza professionale di carattere sanitario in
circostanze speci che. Consultate il vostro medico curante prima di cambiare, interrompere o avviare qualsiasi trattamento che
riguardi la vostra salute. I dati contenuti nel testo, secondo la dichiarazione dell’autore, sono stati controllati e aggiornati no al
settembre 2011. Pratiche, leggi e regolamenti sono tutti soggetti a variazioni, e le prestazioni professionali dovrebbero attenersi ai più
recenti aggiornamenti in ogni singolo settore. Autore ed editore declinano, per quanto la legge consente, ogni responsabilità diretta o
indiretta derivante dall’uso o dall’abuso di qualsivoglia indicazione riportata in queste pagine.

Realizzazione editoriale a cura di studiobajetta.

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