Sei sulla pagina 1di 5

– Bolla papale “In supremae dignitatis” di Papa Clemente VI:

“In supremae dignitatis”, assieme al simbolo del cherubino, sono emblema significativo dell'ateneo di Pisa.
“In supremae dignitatis” sono le prime 3 parole del testo della Bolla di Papa Clemente VI, datata 3 settembre
1343 . Si tratta di un documento ufficiale emanato dal Papa francese Clemente VI, originario del Limosino ,
quarto fra i pontefici che si succedettero alla curia papale di Avignone → siamo in un momento particolare
della storia della Chiesa → siamo in piena cattività avignonese, periodo durante il quale la Chiesa di Roma
dovette trasferirsi ad Avignone. La cattività avignonese avvenne in seguito al famoso episodio dello schiaffo
di Anagni ( francesi contrapposti al papa Bonifacio VIII) → situazione di allontanamento del pontificato dalla
sede romana tradizionale che durò circa 70 anni : questa situazione fece si che nella sede papale francese si
sviluppasse una curia molto attiva . Lo stesso Petrarca frequentò moltissimo la curia pontificia avignonese.
Presso la curia giunsero intellettuali di notevolissimo livello che collaborarono perchè nella città d Avignone
si ricreasse lo stesso clima che fino ad allora aveva caratterizzato la sere romana tradizionale.
Il papa Clemente VI firmò questa bolla nel palazzo papale di Villanova presso Avignone ( il borgo di Villanova
era collocato sulla riva opposta del Rodano rispetto ad Avignone, dove i papi avevano fatto costruire un
palazzo suntuoso, una sorta di residenza estiva del Papa).
Questa bolla decretava ufficialmente la fondazione di uno studium generale nella città di Pisa. Come mai una
università ( studium all'epoca) viene fondata dal Papa nel 1343 ? non è certo un'anomalia → la possibilità di
avere riconosciuta l'identità ufficiale di università in tutta l' Europa cristiana poteva avvenire solo per
disposizione papale ( almeno fino alla metà del XIV sec).
Il documento è una Bolla papale , documento di massima ufficialità e solennità emanato da una cancelleria
papale. Il documento costituisce l'atto fondativo ufficiale dell'università di Pisa, ma è anche uno dei più
antichi privilegi concessi nel territorio italiano dall'autorità pontificia per l'istituzione di uno studium
generale : cioè un centro universitario in cui la “licentia”, cioè il titolo di studio, di laurea, potesse avere valore
universale , cioè venisse riconosciuto come valido in tutta 'Europa cristiana secondo il criterio dello ius ubique
docendi ( chi si laureava nello studium di Pisa aveva licenza di insegnare in tutta l' Europa cristiana).
Le università di Bologna e Parigi, fondate rispettivamente fra XI e XII sec, avevano avuto riconoscimento di
studia generalia per prime perchè primi studia ad essere fondat in Europa : rilasciavano dunque titoli di
studio validi in tutto il territorio europeo cristiano. Dopo le università di Bologna e Parigi si fondarono altri
studia generalia per volere dei Papi: già Bonifacio VIII aveva concesso fra 1295 ed il 1303 almeno due Bolle di
fondazione di studia generalia → uno in Francia ed uno nella stessa città di Roma ( studium Urbis fondato nel
1303). Furono poi fondati gli studia generalia di Perugia, di Dublino, di Grenoble , insomma ci furono una
serie di fondazioni fino ad arrivare alla fondazione dell'università di Pisa che però , se eccettuiamo il caso di
Bologna , possiamo dire che fu la Terza università in una città italiana, dopo Roma e Perugia, a ricevere dal
papa il titolo di studium generale.
Il 1343 è la data ufficiale della fondazione, ma questo non vuol dire che prima di quella data a Pisa non ci
fosse attività unversitaria . Già dal 1338 il comune di Pisa aveva iniziato a stipendiare docenti di diritto e di
medicina , e a Pisa erano giunti studenti provenienti daBologna perchè a Bologna le attività universitarie
erano state temporaneamente interdette da papa Benedetto XII : ci fu un vero e proprio esodo bolognese →
gli studenti si trasferirono a Pisa per continuare ad usufruire delle lezioni, seguendo un famoso giurista
dell'epoca ,Ranieri Arsendi da Forlì: uno dei massimi giurisperiti dello studium di Bologna , aveva
commentato vari testi giuridici. Quando lo studium di Bologna subisce questa battuta di arresto, Ranieri
Arsendi decide di spostarsi a Pisa, invitato dal comune a tenere le sue lezioni nella città, e con se portò la sua
comunità di studenti che già lo seguiva a Bologna.
Un sistema di insegnamento pubblico a Pisa era stato avviato già prima della Bolla del 1343, grazie a cui però
fu riconosciuta ufficialmente la presenza dello studium che di fatto era già attivo nella città.
Il Conte Fazio di Donoratico della Gherardesca, principale promotore della nascita di un'università pisana,
aveva inviato alcuni ambasciatori già a Benedetto XII , predecessore di Clemente VI, chiedendo
espressamente al Papa l'imposizione di una decima agli ecclesiastici pisani per stipendiare docenti nello
studium di Pisa( decima = decima parte del compenso che gli ecclesiastici ricavavano dalla Chiesa o
dall'istituzione ecclesiastica di cui fossero titolari). Questa richiesta a Benedetto XII aveva avuto un esito
negativo. Ma con l'eleizone di Clemente VI il comune di Pisa mandò una seconda ambasceria promossa
questa volta dall'Arcivescovo di Pisa , Dino da Radicofani, che ottenne con successo che nella città di Pisa
potesse essere fondato uno studium generale.
Dino da Radicofani, da poco eletto arcivescovo di Pisa, aveva fatto una carriera rapidissima e molto notevole
(era stato addirittura patriarca di Grado, ma soprattutto aveva particolari rapporti con la curia avignonese ).
Papa Clemente VI decise strategicamente di concedere la fondazione dello studium generale a Pisa in
considerazione del fatto che in tal modo avrebbe soggiogato i cittadini della città di Pisa al suo potere . Ed
infatti ad esempio Clemente VI potè richiedere alla città di Pisa aiuto militare per affrontare le truppe turche
nell'isola di Cipro ( sorta di debito che la città aveva nei confronti del papato che aveva concesso la nascita
ufficiale dello studium).
Questa concessione aveva dunque anche ragioni politiche e di strategia diplomatica da parte della curia
pontificia.
La città di Pisa viene definita infatti nella bolla come una fedele città del pontefice . Clemente VI ha deciso di
fondare uno studium generale nella città di Pisa a causa soprattutto della positiva situazione politica pisana
rispetto alla Curia avignonese, ma anche per il vantaggioso sito naturale della città di Pisa, cioè una
motivazione geografica ,spiegata nella Bolla stessa, che fa si che Pisa possa essere ritenuta la città più
adeguata dove fondare una università. Questo perchè Pisa si trova in una posizione strategica in Toscana,
una delle regioni più attive culturalmente e più vicine sia a Roma che ad Avignone e dove vi è grande
ricchezza di edifici e strutture capaci di ospitare docenti e studenti.
Vantaggio bilaterale per lo stesso comune di Pisa e per la curia avignonese : riconoscere un'attività
universitaria ed elevarla alla condizione di studium generale avrebbe portato anche ad ingenti benefici
pubblici ed economici per il comune , di cui il Papa si sarebbe potuto servire .
Secondo la bolla lo studium di Pisa avrebbe dovuto dotarsi di alcune facoltà, cioè specializzazioni
obbligatorie: teologia, diritto canonico e civile ,medicina. In più il testo della bolla aggiunge che sarà possibile
fondare qualsiasi altra lecita facoltà. In particolare di grande interesse è la volontà di Clemente VI di
concedere all'università di Pisa un primato in Italia, cioè la facoltà di rilasciare il titolo di studio valido in tutta
Europa nella specializzazione di Teologia per la prima volta proprio presso l'Ateneo di Pisa.
Clemente VI concesse tale privilegio probabilmente perchè nella città di Pisa esistevano già alcune realtà
molto importanti di studio nell'ambito teologico : in particolare il convento di Santa Caterina era in realtà già
uno studium in miniatura perchè i domenicani di Santa Caterina avevano già cominciato a creare una vera e
propria scuola di teologia nel loro convento .
Una condizione assolutamente perentoria imposta dalla Bolla era che i docenti autorizzati ad insegnare nello
studium generale di Pisa avessero acquisito il proprio titolo di studio a Bologna, a Parigi oppure in altri studia
generalia →venne così a crearsi una rete di università che avevano il privilegio di rilasciare titoli di studio
validi universalmente.
Il testo della bolla clementina esprime la volontà che gli studenti e docenti pisani possano godere degli stessi
diritti e privilegi concessi anche a docenti e studenti di altri studia generalia in tutta Europa: non solo veniva
garantita la certificazione del curriculum dei docenti, ma venivano anche garantite le modalità dell'esame
finale per il conseguimento del titolo di dottore o di maestro, che erano le stesse regole imposte negli studia
generalia di tutta Europa.
Chi concedeva il titolo di laurea ? L'arcivescovo della città, a cui il Papa attribuiva il diritto esclusivo di
assegnare le insegne dottorali , con le quali il candidato si laureava. La bolla prescriveva anche quale fosse
l'esame di laurea e la cerimonia:
(Anche le eccezioni erano ben chiarite, in quanto la bolla era un documento ufficiale e doveva contemplare
anche tali casistiche: se l'arcivescovo non era stato ancora eletto oppure se l'arcivescovo era impedito a
partecipare alla proclamazione,poteva sostituire l'arcivescovo o un delegato dello stesso, oppure il capo della
Chiesa pisana → Il testo conferisce un potere enorme alla figura dell'arcivescovo.)
Modalità dell'esame di laurea finale : in questo caso il testo della bolla descrive con dovizia di particolari il
procedimento di selezione dei candidati che per sostenere l'esame di laurea dovevano recarsi presso il
Palazzo dell'arcivescovo e rispondere ad alcune domande che una commissione di docenti, scelta
dall'arcivescovo, poteva porre per poi esprimere un giudizio finale imparziale e consegnare il titolo di laurea
al candidato. In particolare c'era la concessione ai laureati a Pisa di poter ricoprire luoghi politici e direttivi a
Pisa stessa ed anche in altri studia generalia → concetto non di licentia docendi che il titolo di laurea
concedeva a tutti i laureati, ma concetto di licentia regendi.
Dopo pochi mesi dall'avvio delle attività studentesche vennero fondati altri studia generalia : quello ad
esempio di Firenze
1472 → Lorenzo il Magnifico riaprì lo studium generale di Pisa dopo 70 anni di chiusura unendolo a quello di
Firenze.
Dopo il XV sec l'università divenne una delle sedi più importanti d'Europa ( vi studiò anche Galileo Galilei).
Il testo della bolla dice chiaramente di voler fondare uno studium generale a Pisa perchè nella città vi sia una
fonte inesauribile di saggezza e conoscenza e che produca in questa città uomini dotati di ingegno.

– Edizione diplomatica e critica della Bolla curata da Pontari:


Prima d'ora non era mai stata curata un'edizione critica e diplomatica della Bolla. Questa edizione era
necessaria per far conoscere il testo fondativo della nostra università di Pisa.
Il testo critico è sempre preceduto da una nota filologica al testo.
Testimonianze che noi oggi abbiamo del testo della Bolla :
-abbiamo la pergamena originale confezionata dalla Cancelleria papale avignonese conservata nell'archivio
di stato di Pisa (O).
-abbiamo due copie della Bolla coeve , esemplate a Pisa (A , B).
-esistono poi altre due copie (RA e RV) che sono due copie dello stesso testo che si trovano nei “registra
“avenioniensa” e nei “registra vaticana” , cioè in registri della curia pontificia , conservati oggi nell'archivio
apostolico vaticano.
-abbiamo poi riferimento alla bolla di Clemente VI per tradizione indiretta nella copia di una bolla di Urbano
V, indirizzata il 10 nov. 1364 al comune di Pisa (U).
Il testo della Bolla è stato poi stampato 5 volte prima di questa edizione critica:
-nel 1741 da Fabrucci
-dall'erudito pisano Fabronio del 1791
-dallo storico Paolo Tronci, che aveva scritto gli annali pisani, nel 1829
-Nel 1908 l'edizione di Carlo Fedeli, professore pisano di medicina che aveva stampato il testo della Bolla
ricontrollandolo sulla base della pergamena originale . Fino ad oggi è rimasta quest'edizione primo-
novecentesca come testo di riferimento .
Nella nota al testo iniziale sono poi presenti le descrizioni dei testimoni censiti nella recensio e le
dichiarazioni metodologiche che l'editore ha seguito nel realizzare l'edizione.
L'Edizione di Pontari è un'edizione diplomatica e critica.
-Edizione diplomatica : tenta di riprodurre il testo così come ci appare nel documento, senza intervenire sulla
sua grafia, sulla separazione delle parole , ma lasciandole esattamente così come appaiono nella fonte
manoscritta che si legge. Un'edizione di questo tipo deve però rendere intellegibile al lettore lo stato di
trascrizione del testo.
Nell'edizione diplomatica, ogni riga di testo viene segnalata da un numero, ad es. [1], per potersi orientare
all'interno del testo pergamenaceo ( ad ogni numero sul fianco della pagina dell'edizione corrisponde un
rigo nel testo):ad es. il titolo occupa tutto il primo rigo di testo nel documento originale ed è trascritto nel
documento con le cosiddette “litterae elongate”, cioè lettere molto verticali per creare un effetto estetico
elegante che possa conferire dignità al documento stesso.
Fra parentesi tonde si sciolgono poi le abbreviazioni presenti nel testo originale,si deve rispettare la
mancanza di distinzione fra u e ve delle altre particolarità grafiche del testo , si riproducono poi alcuni segni
di punteggiatura che sono presenti nel testo originale e che non corrispondono alla punteggiatura moderna.
Una barra verticale segnala la fine del rigo.
Il testo della bolla è costituito da 28 righe di testo.
-All'edizione diplomatica segue quella critica , che presenta un testo diverso sotto il profilo grafico : il titolo
viene reso attraverso un uso moderno di maiuscole e minuscole e al centro della pagina . Inoltre il testo è
continuo, cioè senza il richiamo al rigo della pergamena.
Si segnala il riferimento all'apparato critico ed alla traduzione italiana attraverso la suddivisione del testo in
paragrafi
Al piede del testo ci sono anche delle note di commento che illustrano il contenuto del testo
contestualizzandolo.
Le abbreviazioni sono sciolte interpretando competamente il testo e dando al testo una punteggiatura
moderna.
Analisi del testo originale della pergamena :
Ci sono 4 forellini nella parte finale della pergamena, che sono presenti in ogni bolla pontificia → lo stesso
nome che attribuiamo a questi documenti, cioè Bolla, proviene dal fatto che questi documenti papali
venivano piegati ( e ancora si possono notare le pieghe nel foglio di pergamena) e poi forati nella parte
inferiore per far passare attraverso questi fori uno o più fili rossi e gialli (nei documenti più solenni),da cui
veniva fatto pendere un sigillo papale che poteva essere un sigillo bronzeo o di cera che serviva a tenere
riservato il contenuto del documento. Oggi per la nostra bolla il sigillo è andato perduto (è stato trafugato o
si è perduto nella storia di conservazione della bolla). L'ultima piega del foglio attraversa a metà i 4 forellini
→ questa piega finale del foglio prende il nome tecnico di Plica, perchè l'ultima parte del foglio veniva
piegata in modo che i forellini sottostanti combaciassero con i forellini soprastanti per passare in essi il filo
con il sigillo papale → la plica nascondeva a volte un nome, quello del Tassatore, cioè colui che tassava,
imponeva un prezzo per eseguire la bolla stessa. All'interno della curia pontificia c'era dunque un funzionario
che imponeva una tassa al costo di realizzazione della bolla.
Nella plica di questa bolla leggiamo il nome del funzionario M. Pascalis , e sopra il nome troviamo una C che
sta per 100 → il costo di questa bolla di fondazione era di 100 turomenzi/tornesi (la moneta papale
avignonese che veniva usata al tempo della bolla).
“In supremae dignitatis”, frase emblematica dell'Ateneo di Pisa che fa appunto riferimento alle prime parole
di questa Bolla => le bolle papali per tradizione vengono sempre chiamate con le prime parole con cui il
testo inizia, anche al di là del loro significato →”in supremae dignitatis” estrapolato dal contesto non significa
nulla, mentre nel testo in supremae dignitatis è seguito dal sostantivo “specula”. La specula era il punto più
alto di osservazione = in specula supremae dignitatis “nel punto più alto della suprema dignità”, il verbo poi
è constituti (plurale maiestatis di constitutus perchè sta parlando il Papa in prima persona, plurale
solenne)= ” elevati alla specola della suprema dignità per disposizione della volontà divina”. ← formula
solenne incipitaria di introduzione al documento.

Potrebbero piacerti anche