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Prima di cominciare a parlare di Seneca, ricordiamo qualcosa relativo allo stoicismo,

dato che Seneca appartiene a quello che è stato chiamato neo-stoicismo.


Alcuni elementi centrali della dottrina stoica verranno ripresi – ovviamente – da
Seneca, avendo anche nella sua filosofia un ruolo decisivo. Per prima cosa potremmo
citare l’idea della necessità dell’ordine cosmico, con ciò che è legato a questa
nozione, e cioè il concetto di destino e di provvidenza. Questa è la visione tipica della
fisica stoica: c’è un ordine immutabile, razionale, perfetto e necessario che governa e
sorregge infallibilmente tutte le cose e le fa essere e conservarsi quelle che sono.
Quest’ordine stesso è identificato dagli stoici con Dio, per cui la dottrina stoica è
perlopiù panteistica, con comunque differenze sensibili all’interno dei diversi autori.
Secondo la dottrina stoica classica vi sono due principi: uno attivo e l’altro passivo,
entrambi materiali e operanti in mutuo accordo, inseparabili l’uno dall’altro. Il
principio passivo è la materia, puramente passiva, priva di qualsiasi qualità; il
principio attivo è invece la ragione, cioè Dio, che è attivo, che agisce sulla materia e
che, così facendo, produce gli esseri singoli. Quindi c’è una sostanza, passiva, e una
forza, attiva. Ma attenzione: questa distinzione per gli stoici non vuole indicare che la
materia sia corporea, mentre il principio attivo sia incorporeo. Entrambi i principi
sono anzi corporei, non c’è nient’altro che corpo: solo il corpo esiste. Dunque gli
stoici asseriscono un rigoroso materialismo. Cosa è che esiste? Solo ciò che agisce o
che subisce un’azione. E dato che solo il corpo può agire o subire un’azione, allora
esiste solo il corpo. L’anima produce delle azioni? Allora è corpo. La voce opera e
agisce sull’anima? Allora è corpo. Le emozioni, i vizi operano, producono delle
azioni, degli effetti? Allora sono corpi. Ecc. Dio stesso, in quanto ragione cosmica e
causa di tutto, è corpo. Produce degli effetti? E allora è corpo. È una sorta di fuoco,
non ovviamente il fuoco che l’uomo conosce e che usa, ma una specie di soffio caldo
(pneuma) e vitale che tutto conserva, alimenta, accresce e sostiene. Un soffio –
appunto – corporeo. Un soffio che contiene in unità tutte le cose che sono, che
nascono.
La vita delle cose, del mondo, del cosmo, i suoi cicli, il suo procedere è regolato dal
destino (eimarméne), che è la legge che regge tutte le cose. Il destino costituisce
l’ordine del mondo, è la concatenazione necessaria che tale ordine pone tra tutti gli
esseri, e tra il passato e il futuro. Ogni fatto segue a un altro e questa concatenazione
è necessariamente determinata dalla legge di causa ed effetto. Questa regola è alla
base di ogni evento, di ogni accadimento, di ogni situazione, di ogni fatto, non si può
spezzare, perché è essa che costituisce l’ordine razionale del mondo. Quest’ordine,
dal punto di vista delle cose che concatena, si chiama ‘destino’; invece, dal punto di
vista di Dio che ne è l’autore e il garante, si chiama ‘provvidenza’: provvidenza in
quanto regge ogni cosa e la conduce al suo fine perfetto. Quindi destino, provvidenza
e ragione si identificano e si identificano con Dio, che è considerato come la natura
intrinseca, presente e operante in tutte le cose.
Identificando il cosmo con Dio, la dottrina stoica – come già detto – è un panteismo
rigoroso ed è anche una giustificazione del politeismo tradizionale. In che senso? Nel
senso che lo stoicismo vedeva negli dèi tradizionali aspetti diversi dell’azione divina
sul cosmo: Zeus è la causa del vivere, Atena governa sull’etere, Era governa sull’aria,
ecc. Inoltre, essendo il mondo identificato con la ragione divina, esso non può che
essere divino e quindi perfetto. I mali esistono, ma sono necessari per l’esistenza del
bene. Il bene non esiste senza il suo opposto: la giustizia non sarebbe tale se non ci
fosse l’ingiustizia, perché la giustizia è proprio la liberazione dall’ingiustizia. Dio ha
armonizzato tutto nel mondo, beni e mali, perché ne nasca la ragione eterna di tutto.
A livello etico, lo stoicismo ritiene che l’ordine cosmico sia tale e mantenga la sua
perfezione nel mondo degli esseri viventi grazie a due forze infallibili che agiscono in
questo mondo: l’istinto e la ragione. L’istinto fa sì che l’animale tenda a conservarsi,
a nutrirsi, a riprodursi, a prendersi insomma cura di sé. La ragione invece garantisce
all’uomo l’accordo con se stesso e con la natura.
L’etica stoica quindi si prefigge un uso pratico della ragione volto a stabilire un
accordo tra la natura e l’uomo. L’uomo deve essere in accordo con se stesso, cioè
vivere secondo la ragione, quella ragione che è unica e universale per tutti. E dato che
questa ragione si dispiega nella natura (natura intesa come natura umana e anche
come natura cosmica), una delle massime ripetute spesso tra gli stoici a questo
proposito è “vivere secondo natura”. La natura è l’ordine razionale, perfetto e
necessario; coincide con il destino ed è Dio stesso.
L’azione umana dovrà allora essere conforme all’ordine razionale delle cose, della
natura. L’etica stoica è un’etica del dovere. Cioè l’azione dello stoico deve essere in
riferimento all’ordine razionale del tutto. Doverosa è quell’azione che la ragione
ordina di compiere. Una volta che la scelta consigliata dalla ragione viene messa in
atto, ripetuta e consolidata, mantenendosi quindi lo stoico sempre in conformità alla
natura, questa diventa una disposizione costante nell’uomo, e cioè una virtù. È la
virtù il vero e unico bene. E la virtù è propria solo del sapiente, perché solo lui è
capace di compiere il retto dovere, solo lui si identifica con la sapienza stessa, perché
solo lui conosce l’ordine cosmico e quindi vi si può adeguare. Dunque, ripetiamolo,
la virtù è il solo bene in senso assoluto, perché grazie ad essa si realizza nell’uomo
l’ordine razionale del mondo.
Un’altra idea centrale dello stoicismo è quella della condanna delle emozioni.
All’interno della vita virtuosa del vero sapiente ogni riferimento all’emozione viene
negato. L’emozione non ha alcuna funzione all’interno dell’ordine razionale del
cosmo: questo ordine è mantenuto in modo perfetto negli esseri viventi attraverso
l’istinto per l’animale e la ragione per l’uomo. Le emozioni invece esulano da tutto
ciò, non sono prodotte da situazioni naturali, ma sono errori di valutazione, opinioni e
giudizi errati, causati dall’ignoranza, da una non corretta conoscenza delle cose. Alle
emozioni sconsiderate, alle emozioni che secondo gli stoici sono elementi disturbanti
rispetto a una vita saggia, vengono sostituite la gioia equanime, la precauzione, la
calma, l’equilibrio razionale. Le emozioni sono delle malattie da cui bisogna curarsi.
L’ideale del saggio stoico è invece l’indifferenza a ogni emozione, l’apatia.
Le emozioni sono elementi disturbanti rispetto all’indipendenza dell’uomo e, a questa
idea è connesso il concetto – altrettanto importante nello stoicismo - di
autosufficienza dello stoico, della libertà del sapiente da tutto ciò che possa farlo
deflettere. Era un concetto già difeso da Platone e Aristotele: la libertà consiste
nell’essere ‘causa di sè’ o dei propri atti e movimenti. Quindi la libertà è
autodeterminazione; solo il sapiente è libero perché solo lui si determina da sé. E
questo determinarsi in cosa consiste? Nel conformarsi all’ordine del cosmo, cioè al
destino e alla sua legge indefettibile. Negli stoici quindi, per la prima volta, troviamo
la dottrina che identifica la libertà con la necessità. Ma ci furono anche pensatori
stoici che vollero riconoscere un certo ambito di libertà da parte dell’iniziativa del
sapiente rispetto l’ordine cosmico, distinguendo quindi delle cause perfette, le quali
agiscono con necessità assoluta, da cause concomitanti, che possono subire la nostra
influenza.
L’ordine razionale del cosmo guida la vita di ogni individuo, ma anche – ovviamente
– quella dell’intera comunità umana. Le leggi quindi si dovrebbero incaricare di
essere le trascrizioni di quella che è l’azione della ragione divina nella comunità. E
queste leggi dovrebbero essere uguali e sempre le stesse in qualsiasi tempo e in
qualsiasi luogo, essendo la ragione divina sempre identica a se stessa. Se è unica la
legge che governa tutti gli uomini, altrettanto unica è la comunità umana. Lo
stoicismo ha un’idea molto forte dell’uomo in quanto cittadino del mondo,
cosmopolita: il sapiente non appartiene a questa o a quella comunità, ma alla città
universale, dove tutti sono liberi. La sola schiavitù è quella di chi non determina se
stesso in conformità alla legge universale della ragione cosmica, dell’ordine razionale
dell’universo, quella legge insita sia nella natura esterna che in quella di ogni singolo
uomo.