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GIANFRANCO BERTAGNI

“IL NOME DELLA ROSA” E IL NOMINALISMO


Appunti per la III lezione del seminario su “Gnosticismo e modernità”

Sensi in cui “Il nome della rosa” sarebbe gnostico: nominalismo, scienza, apocalisse,
mistica, politica.

Il nominalismo. Ockham: “Nessuna cosa fuori dell’anima […] è universale”. Leibniz:


“Sono nominalisti coloro che credono che, oltre le sostanze singolari, non ci sono che
i puri nomi e quindi eliminano la realtà delle cose astratte e universali”.

Nominalismo ne “Il nome della rosa”:


- le prime 3 righe della terza citazione del mio foglio;
- le prime 3 righe dell’ultimo capoverso di pag. 31;
- p. 36: Adso aveva chiesto (p. 35) se il mondo ci parla per essenze;
- le prime 2 righe di p. 495.

Nominalismo e gnosi: solo segni, la verità ci è estranea. La relazione tra i segni non
ci introduce alla verità. Ockham iniziatore – secondo alcuni – della svalutazione del
segno (separazione significante/significato). Battuta di Eco: “Quando un segno
incontra un altro segno, gli fa un piccolo segno”. La trama logica tra i segni coglie
solo i loro nessi, ma non il loro significato. Il significato è al di là degli eventi. Il
senso è assente: tutto è segno, che richiama ad altri segni. La conoscenza umana ha
accesso solo ai segni: questo Ockham è ‘echiano’.

Non c’è un ordine universale, una verità. Contro l’ordo universis di Tommaso:
radicale contingenza della realtà. Potentia absoluta contro Potentia ordinata di Dio.
Dimostrazione teologica: onnipotenza infinita di Dio, seconda citazione nel mio
foglio. Non vi sono leggi universali: se vi fossero, Dio ne sarebbe prigioniero. Parti
evidenziate a p. 495-6  Negazione di Dio. Se tutto è segno, l’approdo è la morte di
Dio. Se l’unica realtà conoscibile è quella rivelataci dall’esperienza, la proposizione
“Dio esiste” diventa impossibile.

Si è partiti con la verità-logos del Vangelo di Giovanni (prime 3 righe della prima
citazione nel mio foglio) e si conclude con la vacuità dei nomina nuda che restano
alla fine di ogni cosa (ultima pagina, ultima riga)  citazione da il De contemptu
mundi di Bernardo di Morlay.

L’ordine è solo un’immagine, uno strumento: quarta citazione nel mio foglio, e p.
495. Dal Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein: “Le mie proporzioni
illustrano così: colui che mi comprende, infine le riconosce insensate, se è salito per
esse – su esse – oltre esse. (Egli deve, per così dire, gettare via la scala dopo che v’è
salito)”. Eco scrive in Opera aperta, nel capitolo su “Lo Zen e l’Occidente”: “La
filosofia cinese usa l’espressione ‘rete di parole’ per indicare l’irrigidimento
dell’esistenza nelle strutture della logica; […] ‘La rete serve a prendere il pesce: fate
che si prenda il pesce e si dimentichi la rete’. Gettare la rete, o la scala, e vedere il
mondo”.

Insomma, Guglielmo di Baskerville è la prova che si può congetturare con qualche


successo solo mediante l’intuizione del singolare. Infatti egli riesce solo
nell’identificazione del cavallo Brunello, all’inizio del racconto. Fallisce nel resto.
Non crede a realtà fuori degli oggetti (pp. 30-33). Fallisce invece sia nella sua parte di
mediatore politico, sia in quella di indagatore. Perché non crede ad una realtà
possibile all’infuori degli oggetti.

Guglielmo quindi vive la rinuncia alla totalità appunto come rinuncia: il suo sapere
che accetta il limite lo condanna alla nostalgia per l’inattingibile totalità.
L’investigazione è conseguenza del fatto che la verità è assente, che la condizione
umana è di non immediata presenza della verità.
La storia di Guglielmo è la storia dell’uomo solo in un mondo senza certezze, e
secondo alcuni critici letterari tutto il romanzo sarebbe un modo per narrarci la
solitudine dell’uomo.
Da qui il significato dello spiazzamento, della desolazione di Guglielmo quando
capisce di avere sbagliato tutte le sue ipotesi investigative, ricordandosi che non c’è
un ordine dei ‘segni’. E’ l’uomo gettato in una realtà estranea. Ma anche il suo
atteggiamento di uomo dubbioso, ironico è conseguenza della rinuncia alla verità:
dubitare, sorridere di ogni verità, facendola così scricchiolare (citazione pag. 481,
494).

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