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(91- )Si rivolse poi a lei salutandola, ma la saluta in un modo strano, che ci fa credere

che già abbia capito tutto, abbia scoperto che si trova di fronte non una donna
mortale, ma una dea. Dice: ti saluto, qualsiasi dea tu sia, Artemide o Leto o Afrodite o
Temi o Atena o una Grazia o una ninfa. Anche qui il poeta usa come modello
l’Odissea, là dove Odisseo saluta Nausicaa, nel VI libro: “Io mi t’inchino, signora: sei dea
o mortale? Se dea tu sei, di quelli che il cielo vasto possiedono, Artemide, certo, la
figlia del massimo Zeus, per bellezza e grandezza e figura mi sembri. Ma se tu sei
mortale, di quelli che vivono in terra, tre volte beati il padre e la madre sovrana, tre
volte beati i fratelli [...] Mai cosa simile ho veduto con gli occhi, né uomo né donna: e
riverenza a guardarti mi vince” (149-161). Quindi vediamo, che se c’è stato un prestito,
c’è anche una differenza, cioè nel caso del nostro inno, Anchise non si chiede se ha a
che fare con una dea o una donna (come Odisseo con Nausicaa), ma si chiede con
quale dea abbia a che fare. Sembra quindi che il travestimento di Afrodite non sia
servito a molto.
E infatti poi Anchise continua su questo registro. Le dice infatti che costruirà per lei un
altare su un monte, che lo si possa vedere da lontano, le consacrerà belle offerte in
tutte le stagioni dell’anno; ma in cambio le chiede la sua protezione, le chiede di
renderlo uomo illustre e glorioso tra i troiani, le chiede una discendenza fiorente, le
chiede una vita felice e ricca e di poter raggiungere l’età della vecchiaia. Tutte cose,
queste, che ovviamente si possono chiedere solo a una dea.
Ma Afrodite le risponde dicendo che lei non è una dea, che è una creatura mortale,
generata da donna, si presenta come una frigia, perché dice che suo padre è Otreo e
noi sappiamo dall’Iliade che Otreo era un sovrano frigio che combatté le Amazzoni
alleato con Priamo e unendo il suo esercito con quello di Migdone, un altro
condottiero frigio (III, 188-190). Qui la figura di Otreo viene ingigantita ulteriormente
da Afrodite e viene indicato come “il signore di tutta la Frigia dalle alte mura” (112).
Quindi Afrodite dice: non sono una dea; perché mi paragoni a un’immortale? E per
spiegare, prima ancora che Anchise possa domandarglielo, per quale motivo lei frigia
parli la lingua di Anchise, spiega che la sa parlare perché fu allevata da una nutrice
troiana.
Era accudita dalla sua nutrice, ma venne rapita da Arghifonte (è un epiteto di Ermes,
uccisore tra l’altro di Argo), che la rapì durante delle danze: erano in tante a danzare,
dice. C’erano altre fanciulle pronte alle nozze, ninfe, e attorno una folla numerosa a
guardarle. Ma Ermes rapì proprio lei. “Mi potrò per molti campi lavorati dai mortali e
per molte terre non divise e non coltivate, dove le fiere voraci si aggirano per ombrose
vallate”. Temette allora Afrodite che non avrebbe più rimesso piede su una terra fertile,
nel senso di coltivata, cioè abitata da uomini. Il motivo di questo volo insieme ad
Ermes serve in realtà – lo scopriamo subito nei versi successivi – a fare conoscere ad
Afrodite la via per arrivare ad Anchise. Ermes infatti le comunica – l’Ermes ovviamente
in quanto messaggero per antonomasia della volontà degli dei presso i mortali – le
comunica che sarebbe diventata la sposa legittima nel letto di Anchise e che le
avrebbe generato splendidi figli. E così, terminata la sua missione, Ermes se ne tornò
tra gli dei ed è per questo – dice Afrodite a Anchise – che io qui mi presento a te,
spinta dall’inflessibile ananche, dalla necessità, dalla fatalità, dall’incontrovertibile volere
degli dei.
Vediamo quindi quanto patetica sia resa la versione da Afrodite, che ovviamente ha
tutti i motivi per cercare, attraverso il suo parlare, di convincere, di impietosire Anchise,
facendo leva però anche sul volere divino. Vuole impietosire Anchise, ma anche
avvertirlo: è volere degli dei, acconsenti. Del resto, se ricordiamo la vicenda in cui Zeus
le immette il desiderio per Anchise, ci accorgiamo che questa tattica usata da Afrodite
non si allontana poi così tanto dalla verità. Effettivamente è stata realmente volontà
degli dei (o meglio di Zeus) che lei si innamorasse di Anchise. Solo che Afrodite, da
quello che viene detto nell’inno, non sembra essere cosciente di questa cosa: non c’è
nessun luogo in cui si dica che Afrodite sapesse che questo suo innamoramento per
Anchise fu prodotto da Zeus. Comunque: Afrodite, appunto oramai innamorata, ci
aggiunge del suo: il matrimonio e i figli. Aggiunge del suo, nel senso che si inventa
tutta la storia di Ermes e poi aggiunge del suo nel senso che mentre il vero volere
degli dei (di Zeus) è stato che lei si innamorasse di Anchise, lei presenta ad Anchise
come volere degli dei non l’innamoramento, ma l’effetto che ha avuto su di lei questo
innamoramento, cioè il volere sposarlo e fare figli con lui. In un certo senso Afrodite,
nemmeno quando è innamorata vuole abdicare al suo personaggio di dea immune dal
desiderio: in realtà è innamorata, ma si presenta ad Anchise non come tale ma come
una donna che ha ricevuto l’ordine di sposare e generare figli dagli dei e che a loro
quindi obbedisce.
Poi continua, mantenendo questo registro di patetismo, quasi a svelare il suo stato
prostrato, tipico di innamorata. Lo supplica: ti supplico, portami da tuo padre ancora
vergine e pura, presentami a tua madre, ai tuoi fratelli, sarò una buona nuora, degna
della tua famiglia. Manda un messaggero per avvisare mia madre e mio padre, che
saranno in pena; essi ti daranno molto oro e molti abiti eleganti. E dopo celebra le
nozze e offri un banchetto. Con queste parole Afrodite infuse nell’animo di Anchise un
dolce desiderio, l’amore lo pervase. Ricordiamoci che non è qui che Anchise si
innamora di Afrodite. Anchise si innamora di lei appena la vede. C’è stato addirittura
uno studioso che, a questo riguardo, ha detto che questo è il primo caso nella
letteratura occidentale di amore a prima vista. Comunque qui, possiamo interpretare
noi, è preso da quella stretta sentimentale propria dell’innamorato che sente parlare
per la prima volta la sua amata. O forse le cose stanno diversamente: il testo greco
comunica un’azione da parte di Afrodite su Anchise: Afrodite gli immette il desiderio.
Afrodite è la dea del desiderio e in tutte le sue manifestazioni (parole, gesti, sguardi, ...)
può comunicare il suo filtro naturale. In questo stato emotivo Anchise le rivolge
nuovamente la parola. Le dice: se è vero quello che dici, se sei una mortale, se è
volontà di Ermes che tu ti unisca a me, divenendo mia moglie, allora nessuno – nessun
dio e nessun mortale - potrà opporsi al mio desiderio per te. Pur di giacere con te
sono pronto poi a sprofondare nell’Ade. Solitamente gli studiosi, ricordano un verso di
Museo, tratto dal suo epillio (piccolo componimento a carattere epico) Ero e Leandro
(IV sec. A.C.)che dice: “Che io muoia sull’istante, dopo esser salito al talamo di Ero”. Per
incontrarsi con la sua amata, Ero, Leandro tutte le notti attraversava a nuoto
l’Ellesponto, guidato da una fiaccola posta sulla finestra da Ero, Una notte successe
che, spentasi casualmente la fiaccola, Leandro perse l’orientamento, morendo
annegato. Ero, alla vista del cadavere, si suicidò, gettandosi per un dirupo. Torniamo
all’inno: e così Anchise la prese per mano e Afrodite lo seguì sul letto. “Saliti che
furono sul letto ben fatto, Anchise anzitutto le tolse di dosso gli splendidi ornamenti,
[...] le sfilò la cintura e le sciolse le vesti lucenti [...]. Poi per volontà degli dèi e del fato
si coricò, - lui, un mortale – accanto a una immortale, senza saperlo” (161-167).
Riguardo a questo incontro amoroso tra Anchise e Afrodite, abbiamo un precedente
ed è l’incontro amoroso tra Zeus ed Era, nel XIV libro dell’Iliade. Anche qui abbiamo a
che fare con un inganno: Era vuole distogliere Zeus dalla battaglia troiana. Infatti Era
osserva il campo di battaglia ed è lieta di vedere Poseidone aiutare gli achei. Allora
decide di impedire a Zeus di interessarsi della condotta di suo fratello. E per questo
tende la sua trappola. Allora cosa fa? Decide di andare sull’Ida (notate: stesso luogo in
cui Anchise e Afrodite si incontrano), di ornarsi, farsi bella – diciamo così (come fa
Afrodite con i suoi monili, i suoi gioielli, i suoi abiti) per abbandonarsi a Zeus, per poi
ricoprirlo di un pesante sonno. Leggiamo questa parte: XIV, 153-165. Poi fa la sua
toletta, che ci ricorda quella di Afrodite: così come Afrodite si fa bella nel suo tempio a
Pafo, così Era andò nel talamo fattole da suo figlio Efesto, chiudendovisi dentro. E fece
la sua toletta, per tanti versi simile a quella di Afrodite: 166-189. E poi chiamò Afrodite
per chiederle di concederle il suo incanto d’amore, in realtà giustificandolo con una
menzogna: “Dammi dunque l’amore, l’incanto, con cui tutti vinci gli eterni e gli uomini
mortali” (198-199). 211-221. Ecco qui c’è l’elemento magico ravvisabile nella figura di
Afrodite.
Poi Era va da Ipno, il dio del sonno per sì che con il suo potere Zeus possa
addormentarsi appena si sarà steso in amore con lei. E successivamente, finalmente,
mette in atto il suo piano e si reca da Zeus. L’effetto su Zeus è lo stesso di quello
prodotto da Afrodite su Anchise: “Come la vide, così la brama avvolse il suo cuore
prudente” (294). Anche in questo caso c’è un inganno: Afrodite presentò una versione
falsa ad Anchise e anche Era qui dice a Zeus che va da Oceano e Teti, che la nutrirono
e la crebbero, per sciogliere il loro litigio, che da lungo tempo li fa stare lontani
dall’amore e dal letto. E che è ora lì da Zeus per renderlo partecipe della notizia,
perché lui non si adiri nel non vederla e non sapere dove sia. Ma Zeus le risponde:
313-316. Anche qui abbiamo una vicinanza con il nostro inno. Sia Afrodite che Era non
si presentano esplicitamente intenzionate ad andare a letto con Anchise e Zeus.
Entrambe parlano di altre cose: Afrodite parla di matrimonio, di figli, di volontà di
conoscere la famiglia di Anchise; Era addirittura dice che deve intraprendere un viaggio
per andare da Oceano e Teti. Sia nell’inno che nell’Iliade sono i personaggi maschili a
condurre nel letto la propria amata. Ovviamente, tutto questo, sotto l’influenza, il
potere, la trama dei personaggi femminili, che costituiscono il reale deus ex machina di
tutta la vicenda. Addirittura Era obietta a Zeus desideroso di averla. Gli dice: se
amoreggiamo ora, alla luce, e ci dovessero vedere altri dei, cosa succederà? Io non
potrei più tornare nella tua casa. Ma se proprio vuoi – continua – possiamo andare nel
tuo talamo, costruito da Efesto, non più sotto gli occhi indiscreti degli dei. Zeus
rispose: 342-351.

Anche Era osserva il campo di battaglia. La dea è lieta di vedere Poseidone aiutare gli achei, e
decide d'impedire a Zeus di interessarsi della condotta di suo fratello. Prende la cintura di
Afrodite e si assicura la complicità di Ipno (il sonno), promettendogli di fargli sposare una
delle Grazie. L'intento è raggiunto alla perfezione, e Zeus si addormenta fra le braccia di Era,
con gli occhi chiusi da Ipno, il quale si affretta ad avvertire Poseidone che può dare il suo
appoggio agli achei. Poseidone riconforta ed incoraggia a turno Menelao, Diomede,
Agamennone, Idomeneo e Ulisse. nel frattempo il grande Aiace e Aiace di Locride massacrano
i troiani intorno alla breccia aperta da Ettore. Lo stesso Ettore riceve un colpo e cade a terra
privo di sensi. Lo portano fuori dal campo di battaglia. I troiani, abbattuti da questa sventura,
vengono cacciati dalla breccia, respinti di là dalle trincee e inseguiti accanitamente da Aiace di
Locride.

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