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Torquato Tasso – il poeta melanconico

Vita di Tasso (1544-1595): tormentata, la sua sensibilità vigile e inquieta, introspettiva e malinconica
→ letterati dell’Ottocento ne enfatizzarno e mitizzarono alcuni aspetti → modello di vita romantica ante
litteram
Tasso → uomo del proprio tempo: rappresenta il modello dell’intellettuale laico cortigiano
Biografia di Tasso divisibile in 5 parti:
PRIMA FASE FORMAZIONE
→ nato a Sorrento da Bernardo → infanzia tra Sorrento e Napoli
→ costretto a separarsi dal padre → per raggiungerlo lascia la madre
(1554) che muore due anni dopo → inizia una prima fase di
peregrinazioni
→ momenti dolorosi alternati da momenti sereni: apprendistato
cortigiano e letterario: studia ad Urbino, Bologna e Padova dove
entra in contatto con l’ambiente aristotelico → compone rime
d’amore
SECONDA FASE (1565-1575) CARRIERA CORTIGIANA E PRODUZIONE DEI CAPOLAVORI
→ periodo più sereno della sua vita → ormai adulto e proiettato a
conquistarsi i favori dei signori ferraresi
→ periodo di grande creatività: numerose rime, l’Aminta e il
Goffredo (che diventerà Gerusalemme liberata)
TERZA FASE (1575-1579) CRISI, REVISIONE DEL POEMA, ESAURIRSI DELLE ENERGIE CREATIVE,
SUBENTRARE DI PREOCCUPAZIONI ESTETICHE, MORALI E RELIGIOSE
→ anni di squilibrio psichico → inquietudine di Tasso si riflette nei
rapporti a corte (sempre più difficili)
→ crisi culmina nell’episodio dell’accoltellamento di un servitore da
cui si credeva spiato → prima segregazione
→ al rientro Tasso non riottiene i privilegi che si attendeva
QUARTA FASE (1579-1586) RECLUSIONE NELL’OSPEDALE DI SANT’ANNA
→ rinchiuso come frenetico, ma trattato più come un prigioniero che
come un malato
→ riprende a scrivere (soprattutto lettere): drammatica
testimonianza delle sue condizioni soggettive e oggettive
→ pubblicato senza consenso il suo poema → impossibilità di godere
i frutti materiali e insoddisfazione per aver pubblicato un testo
incompiuto → tormento per la segregazione e senso di impotenza
QUINTA FASE (1586-1595) LIBERAZIONE ALLA MORTE
→ va alla ricerca di una sistemazione agiata e tranquilla, di un
riconoscimento umano e cortigiano oltre che poetico (peregrinare
scandito da un’intensa attività letteraria)
→ Tasso degli ultimi anni: personaggio afflitto e imbarazzante, ma già
acclamato come il poeta più grande del suo tempo
→ moto pendolare tra gli opposti: tra osservanza e trasgressione, tra
sospetto e abbandono, tra umiliazione ed esaltazione, tra fughe e
ritorni → sintomo di inquietudine e instabilità personale
→ pendolarità, instabilità, bifrontismo → descrive tutto l’arco della
crisi del Rinascimento
→ biografia tassiana come specchio della crisi della cultura del secondo Cinquecento

Introduzione alla Gerusalemme liberata di Torquato Tasso

Gerusalemme liberata, canto 12


Due personaggi che potrebbero incontrarsi ed amarsi, si incontrano solo sul campo di battaglia senza
riconoscersi e si danno alla morte fisica nel caso di Clorinda e spirituale nel caso di Tancredi → PARADOSSO
Insegnamento per Tancredi: deve accantonare le passioni terrene per un valore più alto
Insegnamento per Clorinda: non si può reprimere la propria femminilità e bisogna ritrovare la strada della
vera fede
→ il modo in cui viene raccontata la vicenda lascia in secondo piano l’insegnamento, mettendo in primo
piano le emozioni

Gerusalemme liberata, canto 13


A) 32: L’EROICA DECISIONE DI TANCREDI → Tancredi raccoglie l’invito di Goffredo e decide di affrontare
l’incantesimo della selva nonostante sia indebolito dallo scontro con Clorinda
B) 33-36: TANCREDI NELLA SELVA: LA PRIMA PARTE – VITTORIOSA – DELL’IMPRESA → Tancredi riesce a
superare gli ostacoli che avevano ostacolato i cavalieri che lo avevano preceduto (tutti si fermavano
impauriti da questi prodigi)
C) 37-46: TANCREDI NELLA SELVA: LA SECONDA PARTE – FALLIMENTARE – DELL’IMPRESA
- 37-40: Tancredi arriva in una radura di forma circolare, in mezzo al quale sorge un cipresso sul quale si
trova un’iscrizione che invita a rispettare la quiete dei morti
- 40-43: Tancredi sferra un colpo con la sua spada al cipresso e dall’albero esce sangue e una voce che
sembra essere quella di Clorinda e Clorinda lo invita a non infierire su di lei
- 44-46: Tancredi non riesce a sopportare ciò che vede e ciò che sente, pur sospettando che si tratti di un
inganno, perché evocano in lui ricordi dolorosi, quindi perde il controllo di sé ed è costretto a fuggire

La struttura narrativa
- ricorda molto la struttura delle fiabe: una fiaba nera e inquietante (moduli fiabeschi) → l’eroe e il
meccanismo della ripetizione (tutti affrontano la stessa prova)
- suspense: il lettore non ha anticipazioni sullo sviluppo della storia (focalizzazione interna sui personaggi)

L’inadeguatezza di Tancredi
Tancredi deve svolgere una missione ma si rileva incapace di svolgere questa missione
→ la sua azione viene frenata dalle passioni terrene e da una sorta di fragilità psicologica causata in gran
parte dall’amore (Tancredi viene considerato uno dei più valorosi cavalieri crociati, ma viene contraddetto
da queste debolezze legate al richiamo dei sentimenti delle passioni)
→ Rinaldo è tentato dall’amore come Tancredi, ma poi riesce a liberarsi, a ritrovare il suo vigore e sarà lui a
sconfiggere l’incantesimo della selva (personaggio che si contrappone a Tancredi)
→ Tasso spesso per enfatizzare la debolezza psicologica del personaggio, collega questa a una debolezza
fisica (debolezza fisica enfatizza la debolezza psicologica)

La dimensione simbolica
- cipresso: pianta mortuaria → su questa pianta si trova una scritta con un riferimento esplicito alla morte
(cipresso e scritta ci indirizzano verso una lettura simbolica)
- in apparenza, una discesa agli inferi, al paese dei morti → dà nuove energie agli eroi per poter affrontare
l’impresa (scendere negli inferi = trovare il coraggio necessario per affrontare l’impresa)
→ topos della poesia classica
- in realtà, una falsa discesa nel paese dei morti, creata da un inganno demoniaco che non rafforza ma, al
contrario, indebolisce Tancredi
Incantesimo della selva → rendere visibile tutto ciò che l’uomo cerca di nascondere, di allontanare da sé →
gli elementi che ostacolano Tancredi sono la proiezione delle sue paure, delle sue angosce
Tancredi non discende nel paese dei morti, ma è come se discendesse nella profondità della sua psiche.

L’imitazione, i modelli, le fonti


- Virgilio, Eneide canto 3 (Polidoro)
- Dante, Inferno canto 13 (Pier delle Vigne)
- Ariosto, Orlando furioso (Astolfo rinchiuso dentro un mirto)
Differenze principali:
→ Tancredi si confronta con una persona amata che ha ucciso lui e non con una persona morta in altre
circostanze (es. suicida)
→ nel racconto della Commedia ciò che vede Dante è reale, creato da Dio per punire il suicidio; qui invece
abbiamo qualcosa di ingannevole che nasce dall’interno del personaggio stesso, è una proiezione

G.Marino, Donna che si pettina (La Lira, 1614, III)


Non abbiamo mai visto in precedenza una donna che si pettina (abbiamo già una novità)
La donna sembra non esserci perché fa uso di una metafora → i capelli sono delle onde di un mare dorato
(uso ossessivo della metafora)
Non c’è un unico personaggio: c’è la donna, Amore e il poeta turbato da questa visione della donna

Elementi nuovi:
- la situazione descritta è inedita, originale, pur nella sua apparente semplicità (mai si era parlato di donne
che si pettinassero in poesia)
→ vv.1-8: la donna amata dal poeta si pettina
→ vv.9-14: il poeta assiste a questo spettacolo straordinario in preda al turbamento
- uso massiccio e sistematico al linguaggio metaforico
→ metafore preesistenti: capelli dorati (Petrarca, erano i capei d’oro a l’aura sparsi (90)), amore come un
viaggio in tempesta (la vita fugge et non si arresta un’hora (272)) → per lo più ricavate dal Canzoniere
→ metafore non sono di difficile interpretazione
- sviluppo ipertrofico di queste metafore che danno luogo a veri e propri campi metaforici
→ non c’è un verso che non presenta delle metafore → elemento antipetrarchistico (senso dell’equilibrio)
→ campi metaforici:
ONDE DORATE
- onde - avorio
- navicella - preziosi
- flutti - oro
- mar - aureo
- procelloso - tesoro
- naufragio - ricco
- tempesta - diamante
- sommerso - oro
- scoglio
- golfo
Grazie al linguaggio metaforico siamo trasportati in una dimensione fantastica → celebrazione delle
capacità straordinarie del linguaggio metaforico, il quale può trasportare il lettore in una dimensione
fantastica
- ingrandimento dei particolari → non vediamo la donna intera, ma solo i capelli e la mano
- assenza di spessore psicologico, morale → rispetto alla tradizione manca l’approfondimento psicologico,
in quanto ci manteniamo sempre in superficie

G.Marino, Seno (da G.Marino, La Lira, 1614, III)


Caratteristica di Marino: polverizzare l’immagine della donna in tanti particolari che sono fortemente
ingranditi (seno, occhi, grembo)

La struttura (8+6)
→ l’io si rivolge al proprio cuore (“cor”) innamorato un discorso interessato di ammonimenti, esortazioni,
riflessioni
A) 1-4: l’io invita il suo cuore a nascondersi nel dolce sentiero che attraversa i due seni della donna
B) 5-8: spiega perché in quel candore materno sarà al riparo dalla passione suscitata dagli occhi dell’amata
C) 9-11: l’io ammonisce il cuore a non approfittare della situazione per scendere lungo quella via secreta
fino all’ultima meta
D) 12-14: il cuore dovrà limitarsi a raccogliere in quel solco divino dei baci casti prodotti da semi di sospiri
Nelle prime quartine il sentiero che attraversa i seni della donna ha il compito di fornire un rifugio che
protegga dalla passione.
Nelle due terzine il sentiero può diventare la via segreta che conduce al piacere sensuale.
Prima quartina e prima terzina: inviti, ammonimenti, esortazioni → contengono anche metafore
dinamiche (caccia/viaggio)
Seconda quartina e seconda terzina: spiegazioni, giustificazioni → contengono anche metafore statiche
(neve/agricoltore)

G.Marino, Bella schiava


Passione amorosa che scaturisce da un carbone spento → luminosa nonostante abbia la pelle nera
L’io è servo a una persona gerarchicamente inferiore a lei
Solitamente la bellezza è associata alla donna bianca e bionda, qui è associata a una donna nera
→ NOVITÀ: rinnova l’immagine della donna in aperta polemica con la tradizione petrarchistica che cantava
donne bionde e dalla pelle chiara

Struttura e contenuti
A) 1-4: l’io descrive il contrasto (apparente) fra il colore nero della pelle della donna e la sua luminosità, la
sua bellezza ricorrendo a un doppio paragone: l’alba diventa fosca di fronte al colore della pelle della
donna, mentre l’avorio e la porpora perdono lucentezza
B) 5-8: l’io sviluppa e amplifica il medesimo concetto attraverso un doppio confronto (luce-tenebroso
inchiostro/arsura-carbone spento), affidato a una doppia domanda retorica
C) 9-11: l’io dichiara il proprio amore per questa donna che non potrà mai essere scalzato dall’amore per
una donna bianca
D) 12-14: l’io rende omaggio alla bellezza e alla luminosità insuperabile della donna attraverso un’apostrofe
ironica al sole, destinato a impallidire di fronte a questo prodigio (un “sole notturno”)
Rapporti con la tradizione
- rapporto con Tasso: Marino conosceva sicuramente il madrigale “Bruna sei tu ma bella”, ma estremizza lo
spunto ricavato dal Tasso (es. lo stato sociale della destinataria della poesia di Tasso è una schiava, mentre
per Tasso è un’ancella); nel Tasso si celebra l’ancella che deve fare da mediatrice, mentre per Marino la
schiava è l’oggetto primo dell’amore
- rapporto con la tradizione petrarchesca: rottura → rovesciamento dell’iconografia della donna
conservata nei secoli (bianca e bionda), attraverso questa scelta rivoluzionaria della bellezza femminile di
questa schiava nera che permette di recuperare il topos della luminosità della donna (luminosità che nasce
dalle tenebre → molti giochi ossimorici, antitetici) e il topos del servizio d’amore (servo di chi lo serve, è
schiavo dell’amore per la sua schiava); tuttavia, si serve di materiali della poesia di Petrarca (es. ostro per il
colore delle labbra, avorio, …)

G.Marino, Mentre la sua donna si specchiava


Velasquez, Las Meninas (1656) → specchio assume un ruolo importante nel dipinto: re e regina sono fuori e
dentro il quadro attraverso lo specchio
Poesia si propone come una sorta di lamento dell’io, rivolto ad Amore (1-8) e alla donna (9-14):
il lamento della seconda parte contiene una specie di minaccia per il fatto che la donna ama l’immagine di
sé stessa.

Il moltiplicarsi dei personaggi


Uomo innamorato, donna insensibile, specchio, Amore, l’immagine riflessa rivale in amore dell’io (5
personaggi) → rivisitata la situazione tradizionale del triangolo amoroso (lui, lei, l’altro): triangolo amoroso
comprende due personaggi fisici e uno virtuale → nel triangolo amoroso un elemento topico è quello della
vendetta e anche in questo caso c’è una minaccia nella parte finale del testo, una minaccia che riguarda il
corrompersi inevitabile dell’immagine riflessa della donna innamorata che è collegata strettamente
all’oggetto stesso che la riflette (l’immagine è fragile come il vetro dello specchio, è una bellezza fugace) →
topos della fugacità dei beni terreni
→ la vendetta è rivolta all’immagine virtuale e quindi indirettamente alla donna
Leitmotiv → inganno: specchio che potrebbe essere oggetto della conoscenza diventa oggetto
dell’inganno: l’io si autoinganna (scopre che la donna può innamorarsi), si inganna la donna che si
innamora dell’immagine riflessa, si inganna lo specchio che non sa di riflettere un’immagine fugace,
evanescente

Collegamenti con Petrarca, Canzoniere 46


A) 1-6: la bellezza di Laura fa soffrire il poeta, il poeta arriva a sperare che questa bellezza sfiorisca con la
vecchiaia
B) 7-8: gli specchi in cui la donna si contempla sono la causa della sua chiusura (e della sofferenza dell’io)
C) 9-14: questi specchi, fabbricati all’inferno e bagnati nell’acqua della dimenticanza, alimentano il
narcisismo della donna e mettono a tacere l’amore (e provocano la morte metaforica dell’io)
Elemento completamente assente rispetto a Marino:
- immagine riflessa non diventa rivale del poeta
- manca l’esito ultimo sul punto di vista delle emozioni (l’io non prova gelosia, ma quasi un senso di
disperazione, tristezza)

Collegamenti con Tasso, Rime 260


Anche qui la donna si innamora della sua immagine (tema secondario).
Lo specchio riflette l’immagine del mondo (tema primario).

Pietro Verri, Che cos’è questo “Caffè”?


A) 1-12: Presentazione del progetto del Caffè
B) 13-82: Spiegazione delle ragioni che hanno spinto a dare questo titolo alla rivista

A)
- scopo
→ fare del bene alla comunità, rendendosi utili e facendola divertire, spargendo notizie e conoscenze utili
- rapporti con il pubblico
→ rispetto reciproco: se il pubblico non legge smettono di pubblicare
→ il pubblico non deve annoiarsi e deve divertirsi, anche grazie alla varietà degli argomenti
→ tono colloquiale si coglie in questo botta e risposta
- modelli

B)
- l’origine del titolo il Caffè
→ si chiama così perché gli articoli sarebbero trascrizioni di conversazioni avvenute in un caffè milanese
gestito dal caffettiere Demetrio
→ si tratta di una finzione che allude, però, a fenomeni realmente documentabili e documentati nella
Milano di quel tempo → il caffè (14-37): luogo di cultura in quanto si trovano giornali, riviste, atlanti, un
luogo accessibile a tutti nel quale si possono incontrare persone con cui discutere liberamente; è illuminato
anche di notte, quindi la ragione illumina le tenebre
→ il caffettiere (38-72): Demetrio non esiste, rappresenta idealmente l’uomo
nuovo; orgoglioso della propria identità e attaccato alla propria libertà; investe in vendita commerciale da
trafficare, in particolare caffè, dimostrando un grande spirito di iniziativa; il fatto di aprire un Caffè a Milano
significa essere in grado di assumere delle responsabilità sociali nella comunità in cui vive; è una persona
che ha atteggiamenti coerenti con i propri pensieri, quando deve ridere ride, quando deve rimanere serio
rimane serio, è in grado di valutare; la sua libertà di giudizio si dimostra anche nel vestire: si veste orientale
perché è comodo vestirsi orientale, non è vittima delle mode
→ le discussioni (73-82): discussione paradigmatica → contrappone
negoziante, filosofo, curiale → confronto tra vecchio e nuovo

Alessandro Verri, Rinunzia avanti notaio degli autori del presente foglio periodico al Vocabolario della
Crusca
Problema delle scelte linguistiche è fondamentale per l’illuminista che ha fra i suoi compiti il divulgare il
sapere → non si può attraverso la lingua di Petrarca, Dante e Boccaccio
Lettera divisa in tre parti:
- introduzione che motiva la stesura dell’articolo (1-4)
- corpo centrale, costruita “per punti”, in cui l’autore spiega le ragioni per cui rifiuta il modello cruscante
(dal punto 1 al 4) e delinea un modello linguistico alternativo (dal punto 5 al 7) (5-55)
- conclusione che ribadisce i motivi per cui l’autore ha scritto l’articolo, giustifica le citazioni oraziane e fa
delle ipotesi sull’accoglienza che l’artista riceverà (56-71)

a) Ragioni di principio:
- gli uomini sono tutti uguali quindi tutti hanno il diritto di inventare o modificare la lingua (1)
- libertà a cui ha diritto ogni uomo, liberarsi dalle catene del passato (2-3-6) → principio di autorità (ipse
dixit) viene messo in discussione
Ragioni pratiche:
- trasmettere in maniera efficacie il proprio concetto (le idee sono più importanti delle parole) → bisogna
utilizzare delle parole efficaci con cui esprimere le proprie idee, anche prendendole da altre lingue, da altre
culture (4-5-6)

b) Per mettersi al riparo da coloro che sono più scettici e conservatori che si basano sul principio di autorità,
per prevenire le possibili critiche dei conservatori → Orazio diceva che ogni uomo era libero di modificare la
lingua → Verri non rifiuta tutta la cultura del passato, ma si prende la libertà di scegliere quale rifiutare e
quale selezionare

c) Non sono usati seriamente, ma ripresi in maniera scherzosa (PARODIA), parodia del linguaggio della
crusca permette da subito di comprendere l’intonazione ironica dell’articolo → la battaglia va combattuta
con l’ironia

Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene


Proposta di riforma del Codice penale → le leggi prima dell’Illuminismo erano spesso scure e ambigue e
l’interpretazione era arbitraria

C.Beccaria, cap. 12, “Fine delle pene”


Lo Stato è il “tranquillo moderatore delle passioni individuali” perché non sfocino in egoismo dannoso per
la collettività (3-4) → lo strumento di cui si serve per moderare le passioni individuali è la pena, che ha una
funzione dissuasiva (tenere lontano dal delitto tutti i potenziali delinquenti ma anche lo stesso reo) →
perché la pena abbia una funziona dissuasiva e sia efficace deve essere proporzionata al delitto commesso
e tale da imprimersi nell’animo di chi osserva dall’esterno, considerati tutti potenziali delinquenti

C.Beccaria, cap.28, “Della pena di morte” (p.431)


- la varietà degli argomenti addotti a sostegno delle proprie tesi
→ argomenti filosofico/giuridici
→ argomenti storici
→ argomenti psicologici
- i debiti nei confronti dell’illuminismo francese → Rousseau → concezione contrattualistica
→ Helvétius
→ Condillac → sensismo
- l’imposizione laica del ragionamento → si distingue il concetto di delitto e di peccato: uno non commette
un delitto perché malvagio (idea cristiana della vita), ma il delitto è quell’azione che nuoce al bene comune
→ la religione viene evocata con un atteggiamento molto laico: religione come possibile alibi per
giustificare le proprie azioni (delinquente si pente e ottiene il perdono)
- lo slancio utopistico → delitto deriva dalla disuguaglianza, dalla povertà → serve una società in cui non ci
siano disuguaglianze, dove tutti abbiano l’accesso all’istruzione (ideale utopistico)

DIMOSTRARE → la struttura logico-argomentativa è rigorosa, geometrica, la pena è utile e giusta → non è


giusta → non è utile né necessaria
PERSUADERE → l’impianto del discorso → ricorso alla prima persona singolare ha un forte effetto di
coinvolgimento, è come se chi parla si mettesse in gioco direttamente; ricorso alle domande retoriche;
lessico fortemente emotivo (es. “trucidare” invece di uccidere) che si mescola a espressioni che sembrano
ricavate dal linguaggio scientifico; il gioco dei punti di vista
→ lo stile
(p.434-436)

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