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COMUNI, SIGNORIA VISCONTEA ED ESPANSIONE SVIZZERA NEL TARDO MEDIOEVO

Il movimento comunale, che segna la storia urbana italiana dal secolo XI in poi, caratterizza pure
l’evoluzione delle terre ticinesi in un’epoca in cui:
- forze sociali appaiono
- scambi commerciali si rianimano
- nuove vie di transito si aprono
- popolazione e produzione crescono

Comune di Como, succeduto al vescovo nell’esercizio del potere, cerca di assoggettare il territorio
circostante rivendicando piena sovranità:
- consoli comaschi amministrano la giustizia
- comuni rurali pagano tributi, partecipano ad opere di fortificazione nella città e al servizio militare
Appoggiandosi a comunità rurali vogliose di maggiore autonomia, le autorità cittadine riescono a frenare le
ambizioni delle signorie ecclesiastiche e a limitare l’influenza della nobiltà rurale.

Nella secolare lotta per l’affermazione e per la difesa del territorio soggetto, Como deve affrontare Milano.
(guerra decennale 1118-1127): Como soccombe, ma il conflitto si riaccende, a causa della guerra contro
l’Impero e dalle alleanze che vengono stipulate tra i contendenti.
Fine XII i confini dei territori comaschi e milanesi trovano una sistemazione definitiva.
Espansione territoriale della città era garantita, ma il comune di Como era minato dalle lotte interne per il
potere che dovevano segnare il secolo successivo (guelfi vs. ghibellini).
--> questo conflitto lacera la convivenza cittadina e si estende ai territori circostanti.
1242 Milano strappa a Como la fortezza di Bellinzona, saccheggiando pure Lugano e Mendrisio.
Il conflitto riesplode nella seconda metà del Duecento tra la città di Como (dove prende il sopravvento la
famiglia Rusconi) e Milano (dove emerge quella dei Visconti), e si concluderà dopo alterne vicende nel 1335
con la definitiva vittoria milanese.
--> termina il dominio comasco e Milano segnerà il destino politico delle terre ticinesi per circa un secolo e
mezzo.

Sottomissione di Como apre le porte all’espansione viscontea e al controllo delle vie commerciali che
portano ai valichi alpini.
Milano diventa capitale di uno stato che nella seconda metà del Trecento si estende su buona parte
dell’Italia settentrionale.
1340 conquistata Bellinzona
1342 conquistata Locarno
1344 conquistate Blenio e Leventina
Lugano e Mendrisio restano più a lungo nel dominio comasco.
Difficile equilibrio interno dello stato milanese costringe Visconti e Sforza (successori), ad assegnare:
- Locarnese ai Rusca
- Blenio ai Pepoli
- Lugano ai Rusca e poi ai Sanseverino
- Bellinzona RIMANE sotto il diretto controllo dei duchi di Milano
Dominio milanese è messo in difficoltà dall’intrinseca fragilità e dalle ambizioni di città e di signori che si
fanno sentire quando il ducato attraversa momenti critici.
Alla morte del duca Gian Galeazzo Visconti, gli Svizzeri approfittano del momento propizio per occupare la
Leventina (1403) ed entrano a Bellinzona nel 1419.
--> Milano reagisce --> cancella il loro dominio transalpino sul campo di battaglia di Arbedo nel 1422
Nonostante privilegi concessi da Milano ai cantoni svizzeri, le comunità rurali riescono ad occupare la
Leventina che viene ceduta temporaneamente dal duca nel 1441.
Solo dopo la sconfitta ducale di Giornico (1478), gli Urani riescono ad ottenere definitivamente la Leventina.
I loro tentativi di espansione verso sud, saranno coronati da successo nei primi anni del Cinquecento
I BALIAGGI SVIZZERI IN ITALIA
Tra la metà del Quattrocento e il primo decennio del Cinquecento gli Svizzeri raggiunsero il massimo della
loro potenza militare e degli appetiti espansionistici.
Gli Svizzeri vogliono conquistare il versante meridionale e così controllare le vie di traffico che le
traversavano.
Tra il 1500 e il 1513 si impadronirono di: Bellinzona, Chiavenna, Domodossola (importanti chiavi delle vie
alpine) e in breve tempo dilagarono più a sud (riuscirono per breve tempo a dominare lo stato di Milano).
Intera Lombardia era una preda troppo impegnativa (più facile da saccheggiare che da tenere).

1515 Svizzeri vengono sconfitti a Marignano e dovettero cedere la Lombardia alla Francia, che dopo alcune
guerre la consegnò alla Spagna nella prima metà del Cinquecento.
Gli Svizzeri non rinunciarono agli accessi alpini dell’Italia (importanti per i loro interessi commerciali).
Otto piccole regioni appartenute per secoli allo stato di Milano, e corrispondenti agli attuali otto distretti del
Canton Ticino, divennero Baliaggi italiani restando però sotto il dominio dei cantoni che le avevano per
primi conquistate:
Leventina restò un baliaggio urano
Blenio, Riviera e Bellinzona appartennero solo a Uri
Svitto, Untervaldo, Locarno, Vallemaggia, Lugano e Mendrisio furono baliaggi comuni dei 12 cantoni
intervenuti nelle guerre d’Italia.

Gli Svizzeri avevano promesso ai nuovi sudditi italiani di rispettare i loro ordinamenti e infatti ogni baliaggio
costituiva un piccolo mondo autonomo con le proprie leggi e consuetudini, registrate nei libri degli statuti.
Gli Svizzeri sovrapposero comunque la loro autorità e affidarono ogni baliaggio a un governatore e giudice
proveniente con un turno biennale dai cantoni sovrani (landfogto).
Landfogto era un estraneo, stava in carica per un tempo molto breve e spesso conosceva male la lingua e le
consuetudini dei sudditi.
Entrando in carica il landfogto si impegnava con un solenne giuramento verso i sudditi a reggere il baliaggio
saggiamente e lealmente, a rispettare i beni e gli statuti, a garantire la sicurezza delle strade, a punire e
perseguire i delinquenti, a non corrompere e lasciarsi corrompere.
Per verificare l’operato del landfogto i cantoni sovrani spedivano ogni anno una commissione di loro
rappresentanti (sindacato) a fare un giro di ispezione nei baliaggi.
Sindacato = commissione di vigilanza

Popolazioni dei baliaggi erano povere e lo stipendio da versare ai landfogti era modesto.
In alcuni cantoni la carica era comunque ambita e veniva comperata all’asta poiché si conoscevano i mezzi
per arrotondare le entrate.
Funzione più importante e redditizia: giudice
La giustizia a quei tempi era terribile e crudele, mirava a distogliere dal crimine con terrore.
La pena per furto andava dal taglio di una mano, alla galera, all’impiccagione.
Si riusciva abbastanza facilmente a trasformare le pene corporali in multe.
Complicazioni e abusi facevano della giustizia una macchina divoratrice di denaro: permettevano anche ai
collaboratori del landfogto e a una piccola schiera di notai e procuratori di guadagnare bene sulla litigiosità
o la criminalità dei sudditi e sui garbugli delle leggi.
Collaboratori locali del landfogto avevano cariche a vita e spesso ereditarie, erano talvolta i primi complici
nel malgoverno.
Giustizia era rapace e difettosa, corso degli affari lento, macchinoso e poco concludente: le decisioni su
questioni importanti erano ritardate da interminabili discussioni che rimbalzavano dal landfogto al
sindacato, alle autorità di ciascun cantone sovrano, alle assemblee di tutti i comuni del baliaggio e
tornavano al punto di partenza.
Nel Settecento nel baliaggio di Mendrisio si occuparono per più di tredici anni per discutere come utilizzare
la rendita di certi terreni ceduti alla comunità.

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