Sei sulla pagina 1di 2

Marx- Struttura e sovrastruttura

Come abbiamo avuto modo di verificare, fondamentale nella visione marxista della
storia è il ruolo dell'economia. La prassi, l'agire sociale è basato su aspetti economici.
Siamo produttori/consumatori/scambiatori di beni. Il bene è un mezzo per soddisfare un
bisogno. Il pettine esiste (cioè è prodotto) perché risponde al bisogno di mettere in
ordine i capelli. In un mondo fatto di persone completamente glabre o calve, il pettine
non verrebbe prodotto. Questo è il valore d'uso di un bene. I beni quindi ci sono perché
hanno un valore d'uso. Ma il bene ha anche un valore di scambio. Nessuno - in
condizioni normali - scambierebbe un pc con un pettine, perché il pc ha un valore di
scambio molto maggiore di un pettine. Da cosa deriva questo suo maggiore valore?
Marx dice: essenzialmente dalla quantità media di lavoro sociale necessaria per
produrlo. Per produrre un pettine serve meno lavoro, rispetto alla produzione di un
computer. Infatti, si impiegherà meno lavoro nell'estrazione e trasformazione del
materiale di cui il pettine è fatto in rapporto alla quantità di lavoro per estrarre e
trasformare i materiali di cui pc è composto. Peraltro, in quest'ultimo caso, occorre una
quantità di lavoro (intellettuale) specializzato molto più grande nel formare ingegneri,
programmatori e operai specializzati in grado di elaborare software e costruire hardware.
Ma si diceva quantità "media" di lavoro sociale. Esemplifichiamo. Poniamo che in una
nazione vi siano tre fabbriche che producono scarpe. In un'ora la prima produce 100 paia
di scarpe, la seconda 300 e la terza 1000. La quantità media di lavoro è 1h. /466 scarpe
circa. Essere troppo lontani da questa misura significa porsi fuori mercato, come nel caso
della prima fabbrica. Se essa vuole sopravvivere, o alza la sua capacità produttiva oppure
cerca uno sbocco producendo scarpe riservate a una nicchia o, ancora, delocalizza
sfruttando manodopera che costa meno. (Trascuriamo qui il fatto che la competizione
diventerà per Marx sempre più ampia, cioè mondiale: egli cioè ha previsto quella che noi
chiamiamo globalizzazione). Tuttavia il valore di scambio non coincide col prezzo del
bene, che è invece determinato da altri fattori aggiuntivi. Ad esempio, due tipi di jeans
che richiedono la stessa quantità di lavoro possono avere un prezzo molto differente a
seconda il grado della loro accettabilità sociale. Il jeans fuori moda costerà meno a parità
quantitativa di lavoro necessaria alla sua realizzazione rispetto a jeans di moda. Marx
sostiene che il consumatore attribuisce alla merce - o a certe merci - un carattere
feticistico. Feticismo è un termine antropologico che indica l'adorazione, nelle cosiddette
culture primitive, di oggetti - i feticci - cui si attribuiscono caratteri magici o speciali.
Marx, quindi, è come se ci dicesse che nella modernità industriale, l'uomo abbia
conservato questo tratto primitivo assegnando a certe merci un segno distintivo
particolare. Questo è appunto il feticismo delle merci. Se egli avesse potuto constatare la
capacità oggi di certi brand o di certi loghi - la mela di Apple, il baffo ricurvo della Nike
-, avrebbe rafforzato le sue conclusioni sul carattere feticistico delle merci. Anche questo
aspetto entra in gioco nelle complesse variabili circa il prezzo delle merci che diventa
talvolta valore. Una cosa che costa, per noi vale. Marx spinge la sua riflessione oltre
questi risultati, sino ad affermare che l'economia determina la natura sociale della cultura
e i suoi cambiamenti. Per capire questi assunti introduciamo una coppia di concetti;
struttura\sovrastruttura. Detto brutalmente la struttura è l'economia, mentre la
sovrastruttura è l'insieme culturale fatto di credenze e valori sociali, etici, ideologici,
religiosi. Per Marx, la struttura condiziona o determina la sovrastruttura. Il cambiamento
culturale che constatiamo è nella storia determinato dal cambiamento economico.
Vediamo più analiticamente. Con struttura Marx indica l'insieme economico dei mezzi
di produzione (fabbriche, macchinari, elementi naturali quali la terra etc.) e il modo di
produzione, ovvero il sistema storicamente determinato di produrre le merci.
Trascurando l'analisi storica che Marx traccia, per la quale si sarebbero succeduti vari
modi di produzione, concentriamoci sul modo di produzione capitalistico. Nel
capitalismo i lavoratori sono separati dai mezzi di produzione che appartengono ai
capitalisti. Come in ogni mercato, i lavoratori sono liberi di vendere vendono la loro
forza-lavoro, ricevendo in cambio un salario. A differenza di quanto accadeva nel modo
di produzione feudale, dove il servo della gleba - cioè la figura più accostabile
all'operaio - non era libero di spostarsi per vendere la sua forza-lavoro, l'operaio invece
lo è. A giudizio di Marx un valore come la libertà non è calato dal cielo, ma è stato
causato nella sua essenza e nella sua specifica definizione dalla struttura economica. Il
capitalismo cioè ha avuto bisogno per i propri interessi che si affermasse la libertà di
impresa e quella di consumo. Quindi la libertà è un valore determinato dall'economia.
Non si è più liberi perché gli uomini sono diventati più buoni, bensì a ragione di interessi
economici. Nel mondo capitalistico la libera circolazione delle merci ha avuto come
conseguenza una nuova definizione di libertà delle persone. Quando oggi, di fronte a
taluni scenari geo-politici, notiamo come certi paesi con l'alibi di difendere la libertà di
altri paesi usino la forza militare, siamo con Marx indotti a pensare in realtà che ciò sia
un pretesto a difesa di interessi economici. Persino i non marxisti sono inclini a pensare
infatti che non la libertà si voglia difendere, ma, ad esempio, il petrolio. Questo è un
modo molto semplice di usare gli schemi marxiani. Ecco perché Marx è stato definito -
in compagnia di Nietzsche e Freud - il filosofo del sospetto. Dietro certi comportamenti
è lecito ossia sospettarne altri. Infine un'annotazione a margine. Può essere utile
accostare Marx a Schopenhauer. Quest'ultimo ci ha fatto vedere come la volontà - sotto
la forma del desiderio - sia la molla dell'agire umano; Marx ci ha invece mostrato quali
siano le cose che desideriamo, e come dietro queste cose esista un gigantesco apparato
che renda possibile il loro soddisfacimento. Insomma, l'analisi di Schopenhauer è
incentrata sul desiderio, quella di Marx sulla cosa desiderata.

Michele Morreale