Sei sulla pagina 1di 170

Dopo le precoci testimonianze della Libreria dedicati a un unico personaggio, in cui gli

Piccolomini e di Palazzo Chigi al Casato di episodi si prospettano diacronicamente nelle


Sotto, a Siena, il modulo della ‘Biografia’ pareti di palazzi nobiliari della città. Nel
‘Biografia dipinta’. Storie di Scipione e di sembra subire una battuta d’arresto. La Salone Cinquecento, ora ‘Sala conte Guido
preferenza continua ad essere attribuita Chigi Saracini’, dell’omonimo palazzo
Camillo in Palazzo Chigi alla Postierla al modulo degli ‘Uomini Famosi’ (eroi di via di Città, un tempo appartenuto ai
ed episodi del mondo antico relativi a Piccolomini, sono rappresentati, all’interno
Marilena Caciorgna
personaggi diversi) che meglio si addicono di cornici in stucco, quindici scene che, sulla
agli ideali repubblicani della committenza scorta delle iscrizioni, rimandano alle gesta
senese, in ambito privato e, soprattutto, di alcuni esponenti della famiglia Saracini.
civico (si vedano, ad esempio, i cicli dipinti In vero, come testimonia Guglielmo Della
da Domenico Beccafumi in Palazzo Venturi Valle, nelle Lettere Sanesi, che trascrive i
e nella Sala del Concistoro di Palazzo tituli primitivi, gli affreschi – dall’erudito
Nel primo decennio del Due “cicli al Casato di Sotto, ricordati
Pubblico). Senza cedere a facili schematismi, assegnati a Matteino da Siena – raffiguravano
Cinquecento, si sviluppa, in da Fabio Chigi, futuro papa
biografici di storia è possibile infatti riscontrare che il canone scene della vita di Pio II5. Nell’Ottocento,
Siena, assai precocemente Alessandro VII2. Nel primo
antica” dipinti per della ‘Biografia dipinta’ si manifesta Ettore Romagnoli conferma l’attribuzione
rispetto alla diffusione del caso, il modulo della Biografia
Scipione Chigi: soprattutto grazie alla committenza delle dei dipinti e spiega che la nuova committenza
genere, il modello iconografico dipinta è applicato ad un
grandi famiglie e appare un tratto distintivo (Galgano Saracini, 1752-1824) aveva fatto
della ‘Biografia dipinta’, le fonti e i soggetti personaggio contemporaneo e si
del “milieu papale ed imperiale, segnando ridipingere le scene al pittore perugino
costituito da una serie di presenta nella forma che è stata
ritrovati sul piano figurativo l’emergere e l’affermarsi Antonio Castelletti, in modo da trasformare
episodi riguardanti la vita di chiamata anche delle ‘Gesta
dell’ideologia del principato” . 4
i ‘fatti’ del papa umanista in quelli della
un solo personaggio, raffigurati dipinte’, mentre, nel secondo,
Bisognerà allora attendere gli anni Settanta famiglia Saracini6.
in successione temporale1. Si possono si rapporta ad un eroe del mondo classico:
del Cinquecento per poter di nuovo Pare evidente che ai Piccolomini, dalla
infatti ricordare fra gli esempi più antichi fonti e occasioni sono senz’altro diverse,
ammirare, nell’arte senese, interi cicli Libreria al palazzo di via di Città, piacque
di questa tendenza, da un lato, le storie di ma identico appare l’impianto compositivo
Pio II nella Libreria Piccolomini affrescate ispirato alla biografia antica di ascendenza Plutarco assumono un ruolo fondamentale. L’influsso plutarcheo si può manifestare attraverso due tendenze, come
dal Pinturicchio, dall’altro i ‘fatti’ di Giulio plutarchea e, attraverso di essa, a quello fonte e/o come modello. In alcuni cicli le Vite ispirano l’iconografia degli episodi e l’impianto del tessuto narrativo.
Cesare, dipinti dal Sodoma nel Palazzo Chigi diffuso dalla letteratura del Rinascimento . 3 Altre volte, come testimoniano le storie del papa umanista, Plutarco fornisce soltanto il modello. Cfr. R. Guerrini (a
cura di), Biografia dipinta..., cit., p. 7.
1. R. Guerrini (a cura di), Biografia dipinta. Plutarco e l’arte del Rinascimento 1400-1550, con scritti di M. 4. R. Guerrini (a cura di), Biografia dipinta..., cit., p. 19.
Caciorgna, C. Filippini, R. Guerrini, La Spezia 2002. 5. G. Della Valle, Lettere Sanesi, III, Roma 1786, pp. 377-78.
2. Pianse Cesare quando vide gli onori di Alessandro / e si figurò nell’animo mari, terre, cielo. / Quindi trionfò sul 6. E. Romagnoli, Biografia cronologica de’ bellartisti senesi dal secolo XII a tutto il XVIII, ante 1835 (ed. stereotipa,
mondo, portando le armi in ogni parte: / tanto può una grande virtù spinta all’emulazione. / Chiunque pertanto Firenze 1986), vol. VII, pp. 740-48. Gaetano Milanesi rinviene un contratto con il quale Girolamo Piccolomini del
fisserà lo sguardo su questa immagine, / vorrebbe essere emulo del grande Cesare”. Cfr. R. Guerrini, L’epigramma Mandolo, il 2 maggio 1574, alloga ai pittori Arcancangelo Salimbeni e Tiberio Billò la decorazione di una sala. Cfr.
in zophoro e le perdute storie di Cesare (Sodoma, Palazzo Chigi al Casato di Sotto, Siena), in “Fontes”, 2, 3-4, pp. G. Milanesi, Documenti per la storia dell’arte senese, III, Siena 1856, p. 226, il quale ritiene che il documento sia
241-48. da riferirsi proprio agli affreschi con le storie di Pio II/Saracini. Sulla fortuna critica degli affreschi del salone
3. Fra le fonti antiche che hanno determinato la nascita e lo sviluppo della ‘Biografia dipinta’, al di là di altri Cinquecento di palazzo Chigi si veda F. Bisogni, La nobiltà allo specchio, in I libri dei Leoni. La nobiltà di Siena in
testimoni che possono più o meno ispirare le singole scene facenti parte di un fregio decorativo, le Vite parallele di età medicea (1557-1737), a cura di M. Ascheri, Siena 1996, pp. 234-37.

(28) (29)
esaltare la propria casata con l’esponente “Sette pezzi di pittura... esprimenti varie
più illustre della famiglia, Enea Silvio. istorie” di Scipione Africano
D’altronde non fu questo l’ultimo ciclo
biografico dedicato a Pio II. Come I due piani nobili di palazzo Chigi conservano
testimonia ancora Romagnoli, nel palazzo una ricca decorazione che Scipione di
Bandini Piccolomini, erano affrescate Cristofano Chigi fa eseguire a “Marcello
scene raffiguranti la biografia del pontefice, Sparti da Urbino, maestro di lavor di stucco,
opera di Giovan Paolo Pisani (1574-1637): e a maestro Bernardo Fiamengo dipintore,
“nella casa Bandini Piccolomini, in via della suo compagno”9. Gli affreschi raffigurano,
Staffa, è una sala con un fregio ove sono da un lato, storie bibliche e Sibille,
18 quadretti esprimenti fatti di Pio II, con dall’altro, episodi tratti dalla storia antica e
franchezza condotti dal Pisani, di piccole dal vasto repertorio del mito. Tale complessa
figurine composti” . 7
ornamentazione segue le precise indicazioni
Ma gli esempi più significativi di ‘Biografia di Scipione Chigi contenute nel contratto del
dipinta’, eseguiti in Siena, si trovano in 12 agosto 1573. Dal documento di allogazione
Palazzo Chigi, oggi sede della Soprintendenza si intuisce la complicità del committente
per il Patrimonio storico, artistico ed nella stesura del complesso programma
etnoantropologico per le province di Siena iconografico: “A le due camere soffittate far a
e Grosseto, nel salone del secondo piano. ciascuna di esse un cordone intorno di stucco
5 1- Palazzo Chigi alla
Il committente del palazzo, ubicato nella con le sue cartelle a uso di fregio già in una
Postierla, Salone del secondo
elegante via del Capitano, in angolo con di esse disegnate, e in mezzo a decte cartelle
piano, particolare
Piazza Postierla, è da individuare in Scipione qualch’istoria di pittura, secondo che da
di Cristofano Chigi, il quale, nato nel 1507, decto misser Scipione gli sarà ordinato... a
ricopre diverse cariche pubbliche quale le due camere grandi, che rispondono nella Chigi ad Antonio Paolo Piccolomini, si rispetto agli affreschi della volta: lo stesso
rappresentante del Terzo di Città, a partire strada principale, ...farvi le sue istorie di ricordano “sette pezzi di pittura... esprimenti Scipione di Cristofano Chigi avrebbe,
dal 1532. Riveste anche il ruolo di Savio nello pittura variate, e nel medesimo modo che s’è varie istorie e trionfi Romani” ovvero le tele
11
qualche anno più tardi, deciso di arricchire
Studio senese e chiama i suoi figli con nomi fatto al salotto...”10. addossate alle pareti del salone del secondo il salone con i ‘fatti’ dell’Africano; oppure,
tratti dal repertorio della storia antica, quali Nell’atto di alienazione del palazzo, venduto piano, raffiguranti episodi di Scipione, ora dopo la sua morte, avvenuta nel 1580, uno
Camillo, Lelio, Sofonisba8. il 26 aprile 1784 da Camillo di Francesco attribuiti al pittore Dirck de Quade van dei suoi immediati discendenti, fra i quali
Ravesteyn (fig. 1). Queste tele – secondo
12
un altro Scipione Chigi, figlio di Camillo di
7. E. Romagnoli, Biografia..., cit., vol. IX, p. 544. l’ipotesi di Serena Padovani, la quale si Cristofano e nipote del nostro. In ogni caso,
8. Sulla figura del Chigi cfr. U. Frittelli, Albero genealogico della Nobil Famiglia Chigi Patrizia Senese, Siena 1922,
avvale anche di precedenti testimonianze secondo una tendenza largamente attestata
pp. 76-79; F. Petrucci, s. v. Chigi, Scipione, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 24, Roma, 1980, pp. 754-55.
– furono eseguite in un momento successivo nei cicli biografici, il committente avrebbe
9. Cfr. M. Gualandi, Memorie originali italiane risguardanti le Belle Arti, serie VI, Bologna 1845, n. 186, pp. 92-97;
G. Milanesi, Documenti...cit., III, pp. 240-42. Vedi anche S. Padovani, in L’arte a Siena sotto i Medici 1555-1609, a 11. U. Frittelli, Albero genealogico..., cit., p. XXVII, nota 1.
cura di F. Sricchia Santoro, catalogo della mostra (Siena, 3 maggio-15 settembre 1980), Roma 1980, p. 204. 12. N. Dacos, Un élève de Peeter de Kempeneer: Hans Speckaert, in “Prospettiva”, 57-60, 1989-90 (Scritti in ricordo
10. G. Milanesi, Documenti..., cit., III, p. 241. di Giovanni Previtali), p. 88, nota 16.

(30) (31)
scelto di far rappresentare le gesta dell’eroe Il ciclo si conclude con la tela raffigurante il Dunque indugiato ancora el dì vedendo patria e vincitrice de nemici, la quale poi
antico che reca il suo nome . 13
triste epilogo della vita di Scipione segnato questa condicione venire ad extremo che o che tutti bassiarono lasciando soto el portico
La serie dei dipinti ha inizio dall’episodio dal processo per concussione e dal volontario Scipione si partisse o la libertà della patria, della casa doni simili a quelli i quali in quel
inserito nella parete destra, rispetto esilio a Literno . L’eroe si prospetta
17
elesse lo exilio per sua libertà e andò a tempo era usanza fare agli dii. Partironsi
all’ingresso, in cui si prospetta una delle all’interno di un antro cavernoso, angusto Literno luogo aspro e solitario e in oculto..., allegri di essere stati nella presenza di sì
prime prove di valore del giovane Scipione ed in ombra, mentre dal mare giungono i dove etiamdio l’amiratione dela virtù la facto homo e con amiratione lo lassiarono18.
che, durante la battaglia del Ticino, praedones o latrones per rendergli omaggio. quale non havea mossi i suoi citadini trasse
interviene per la salvezza del padre. Le storie All’onore tributato a Scipione, lontano a sé li rubatori. I quali rubatori ragunati Come è noto, Plutarco non ci ha lasciato un
dell’Africano sono narrate in molteplici fonti dalla patria e dai concittadini, assiste il solo insieme andarono a vedere lui quasi come resoconto dei fatti di Scipione l’Africano
letterarie antiche, medievali e ‘moderne’. Nettuno che con il suo tridente forma una uno dio, ed ad honorare la sua casa quasi Maggiore. D’altra parte, nel corpus delle vite
Più difficile risulta dunque l’identificazione sorta di sfondo mitologico alla scena. La come uno templo. I quali Scipione pensando latine dello scrittore raccolto dall’umanista
del testo/o testi che hanno ispirato il schiuma del mare, ove si immerge la divinità, che essi fossino venuti per offenderlo, la qual Giovanni Antonio Campano ed edito a Roma,
programma. Secondo Roberta Di Giulio, si abbatte sulle rocce. cossa più lo faceva credere perché nel luogo verso il 1470 ca. per i tipi di Ulrich Hahn,
la testimonianza fondamentale è data dalla Mentre la maggior parte dei fatti, relativi alla erano pochi habitatori, puose a difesa i suoi si inserisce la biografia dell’eroe composta
Vita di Scipione l’Africano di Francesco vita dell’eroe, sono attestati da molteplici nella parte di sopra della casa, la qual cossa da Donato Acciaiuoli, che la abbina a
Petrarca, che costituisce il XXI trattato testi, l’episodio dei latrones è narrato in un poi che quelli videno i principali intra queli quella di Annibale, con relativa syncrisis,
del De viris illustribus . Tale vita ricopre
14
numero relativamente esiguo di testimoni. lasciate l’arme i compagni fecionsi più presso comparazione dei due personaggi: viene così,
“nell’opera storica del Petrarca un posto Il primo autore a darne conto è Valerio e disseno ad alta voce: “noi non venimo qua in un certo qual modo, riparata una grave
del tutto singolare per esserci pervenuta, Massimo nei Detti e fatti memorabili (2,10,2). come rubatori ma come amiratori di virtù lacuna all’interno della vasta serie di Vite
unica tra le altre biografie, in tre redazioni La raccolta di exempla, tuttavia, non può e dimandiamo di vedere questo valente parallele19. Risulta assai significativo che
distinte. L’intermedia (testo ß) è la più nota, costituire la fonte che ha determinato homo per uno ineffabile dono e pregamolo l’episodio dei latrones, come del resto tutti
poiché ebbe la sorte di essere tradotta da l’impianto compositivo del ciclo poiché non che non gli sia molesto che noi vegiamo la gli altri episodi della serie, sia citato in tale
Donato degli Albanzani” , il volgarizzatore
15
comprende tutti gli episodi di Scipione nella sua presentia”. La qual cossa com’ello udì, biografia:
nativo di Pratovecchio (1328 ca.-Ferrara, serie di Palazzo Chigi, disposti secondo un aperte tutte le porte chiamando ch’elli fossino
dopo il 1411). continuum narrativo. Più pertinente risulta ricevuti dentro facendo prima riverentia Tradit fama cum in Liternum secessisset
A mio parere, l’ipotesi che il De viris abbia invece il richiamo al De viris del Petrarca alla porta e a l’introito della casa, come a predones quosdam eum salutatum venisse ut
ispirato gli episodi di Scipione può essere (21,12,42-44), che contiene il racconto dei uno altare di sanctissimo templo, corsino tantum virum intuerentur dextramque illius
confermata da un indizio, o meglio una “spia”, latrones in un contesto ampio ed articolato a tocare quella mano conservatrice della fide e victoriis praestantem contingerent.
per usare il linguaggio di Carlo Ginzburg . 16
delle imprese di Scipione:
18. F. Petrarca, De viris illustribus, traduzione di D. degli Albanzani, ed. 1476 (BCI O V 51), 80r-80v (l6r-l6v).
13. R. Guerrini (a cura di), Biografia dipinta..., cit., p. 19. 19. Sul corpus delle Vitae curato da Campano cfr. M. Caciorgna, Immagini di eroi ed eroine nell’arte del
14. R. Di Giulio, L’immagine di Scipione Africano Maggiore nella cultura artistica senese tra il XV e il XVI secolo, Rinascimento. Moduli plutarchei in fronti di cassone e spalliere, in R. Guerrini (a cura di), Biografia dipinta..., cit.,
tesi di laurea, Università degli Studi di Siena, Facoltà di Lettere e Filosofia, anno accademico 1996-97. pp. 211ss. Sulla vita di Scipione scritta dall’Acciaiuoli si veda: V.R. Giustiniani, Sulle traduzioni latine delle ‘Vite’ di
15. G. Martellotti (a cura di), Francesco Petrarca, La vita di Scipione l’Africano, Milano-Napoli 1954, p. 7. Plutarco nel Quattrocento, in “Rinascimento. Rivista dell’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento”, 1, 12, 1961,
16. C. Ginzburg, Miti, emblemi, spie. Morfologia e storia, Torino 1986, p. 165. pp. 41-44; B. Scardigli, C’è qualcosa di Plutarcheo nella vita di Scipione dell’Acciaiuoli?, in L’eredità culturale di
17. Per l’identificazione di tale scena cfr. M. Caciorgna, Il processo di Scipione di Bernardino Fungai. Fonti letterarie Plutarco dall’antichità al Rinascimento, atti del VII convegno plutarcheo (Milano-Gargnano, 28-30 maggio 1997), a
e impianto compositivo, in “Fontes”, 2, 3-4, 1999, p. 52-54. cura di I. Gallo, Napoli 1988, pp. 289-97.

(32) (33)
3 2- Palazzo Chigi alla
Postierla, salone del secondo

piano, Dirck de Quade van

Ravesteyn, Continenza di

Scipone, olio su tela

Magna est enim virtutis vis e magna apud (vir. ill. 21,2,5-6) che, sulla scorta di altre
omnes gentes cum non solum bonos, sed fonti (Livio, soprattutto), ricostruisce, con
etiam improbos ad se amandum alliciat20. un numero cospicuo di dettagli, il racconto
della ‘continenza’, in cui si ricordano anche i
Il testo dell’Acciaiuoli può dunque aver genitori della fanciulla celtibera e il tesoro da
influenzato il programma della sala di loro portato come riscatto per la liberazione
Palazzo Chigi. La Vita di Scipione non è opera della figlia:
di Plutarco come erroneamente si poteva
credere ancora nel corso del Cinquecento, ...ello rende una donzella bellissima tra tute
sulla scorta dell’edizione del Campano. Pare le altre a Lutesio principe degli Celtiberi,
evidente, tuttavia, che siamo di fronte ad un sposata da lui. Comandò che fosse guardata
ciclo ispirato, nello sviluppo consequenziale con più honestà perché cossì gli pareva si
delle scene, al modello delle Vite parallele convenisse. Chiamato a sé il marito e i parenti,
che, anche per questa via, continua a lasciare per gran dono con dolce parole, senza alcuno
il segno nell’iconografia senese. premio la rende, non pategiando altro con
D’altro canto, la biografia “plutarchea” Lutesio se non de indurlo ad amicitia del
non può costituire la fonte univoca del populo di Roma, prometendo che niuna
programma. Ciò si arguisce, ad esempio, amistà è più da desiderare in terra, niuno
dalla tela raffigurante la ‘continenza’, la terza odio più pericoloso. Poi, pregato da parenti
della serie: Acciauoli ci riferisce l’episodio di quella ch’ello ricevesse molto oro per
relativo alla vita dell’Africano secondo dono, el quale essi haveano portato per
un resoconto assai breve, in cui vengono riscuotere la figliola gitandolo inanzi a piedi
omessi molti particolari che compaiono a lui, ello el diede al marito di quella, per
nell’iconografia di Palazzo Chigi21 (fig. 2). Più acrescimento di dota. Per lo quale servigio
pertinente, invece, si offre il testo di Petrarca colui vinto si partì non dicendo altro, se

20. Plutarchus, Vitae parallelae illustrium virorum a diversis interpretibus latine factae et a J.A. Campano collectae
et editae, Romae, Udalricus Gallus, ca. 1470, tomo I, c. 162v.
21. Cfr. M. Caciorgna, Immagini di eroi ed eroine..., cit., p. 317.

(35)
non sé essere insufficiente a tanti honori, potran suoi costumi, atti e sermoni, / benigna il luoco mio antico; / e già son corsi in ogni sembra poco adatto per essere dipinto in
chiamando gli dii pagatori e empiendo ogni e lieta, e ciascun ha in calere. // Vedi com’ella parte i missi / ad richiamar gli antichi miei una tale occasione. Anche la datazione
cossa di dignissime lode di quello, e che la forma que’ predoni / ch’andaro a Vilitèrmina, silvani / per rallegrarmi e ragionar con issi. risulterebbe troppo avanzata per i pannelli
fama di quello appareva che uno giovaneto cercando / quel Maggiore infra gli altri / Ei vennen tutti con le carche mani / e fero a che, probabilmente furono eseguiti nel
romano, el quale vinceva ogni cossa con Scipïoni; // vedi Scipio negarsi e poscia, mie sì come a Scipione /fer li ladroni in quelli corso degli anni Novanta del Quattrocento.
l’arme e non meno con la mansuetudine e quando / sentì venuti lor per calda voglia, / luochi strani . 26
Considerato il tema, è assai probabile che le
con la cortesia... . 22
concedere il vederlo a llor comando; // vedi tre tavolette di Fungai siano state eseguite
que’ riverir la chiara soglia, / e chiavistelli Per ciò che concerne la tradizione figurativa, per lo studiolo di un uomo politico senese.
Nella sala di Palazzo Chigi, alla scena orando, e poi la mano / lungamente al baciar basterà citare il raffinato studiolo dipinto da L’uso dell’exemplum di Scipione doveva
raffigurante la Continenza viene dato uno ciascun s’invoglia . 25
Bernardino Fungai in cui il tema dell’esilio essere diffuso all’interno di un patriziato
spazio più ampio rispetto ad altre scene. Si di Scipione l’Africano si sviluppa in tre che aveva avuto così frequente esperienza
tratta, in effetti, dell’episodio che più spesso L’episodio dei latrones ricorre anche scene raffigurate in altrettante spalliere con i processi, l’esilio e le condanne a morte.
compare nell’iconografia di Scipione. Per nell’attività letteraria di Jacopo Tolomei, che che seguono una disposizione ad “anello” In particolare, all’inizio degli anni Ottanta,
contrario, la storia dell’esilio non si riscontra partecipa della larga diffusione a Siena, a (Ringkomposition). Lo sviluppo narrativo nell’ambito dei rivolgimenti istituzionali e dei
mai nelle ‘Biografie dipinte’ dedicate partire dagli anni Sessanta del Quindicesimo prende avvio dal centro (Processo di tumulti legati alla presenza degli Aragona, il
all’eroe , ma a Siena, rispetto ad altre realtà
23
secolo, del genere della egloga in volgare. In Scipione), prosegue verso destra (Scipione figlio di Antonio Bellanti, che aveva assistito
culturali, vanta una notevole tradizione un capitolo scritto nella vecchiaia (Misser si dirige verso il Campidoglio), ritorna e alla decapitazione del padre, afferma:
letteraria e figurativa. Nella Fimerodia Jacomo Ptholomei al Compare generale), si conclude a sinistra (Scipione in esilio a “Questo il merito di havere la comunità tua
(2,9,13-24) di Iacopo da Montepulciano, attorno al 1490-1491, che narra il ritorno Literno), senza seguire la cronologia della sovenuta infinite volte [...]. Veramente tu
ad esempio, si ricordano i predoni che si di Jacopo, dopo molti anni, “alla sua villa”, vita di Scipione, ma attenendosi piuttosto ad potrai dire come Scipione ingrata patria,
recano ad omaggiare l’eroe. La versione i contadini, convenuti a “carche mani” una disposizione “gerarchica” degli episodi . 27
non habebis ossa mea”29.
dell’episodio, piuttosto ampia, che troviamo dal poeta, sono paragonati ai predoni che È stato ipotizzato che i pannelli fossero stati Evidente è da parte di questo esponente dei
nella Fimerodia è, con ogni probabilità, fecero visita a Scipione durante il suo esilio dipinti in occasione della nascita di Scipione Bellanti, famiglia di elevato tono culturale,
ripresa da uno dei codici del volgarizzamento a Literno, portando in omaggio all’eroe Chigi, lo stesso committente del ciclo del il richiamo all’episodio dell’esilio dell’eroe
di Valerio Massimo, come dimostra la lezione numerosi doni: palazzo alla Postierla, avvenuta nel 1507 . 28
romano. Forse proprio i Bellanti potrebbero
Vilitèrmina : 24
Un soggetto così drammatico, tuttavia, aver commissionato lo Studiolo per il loro
<C>ompar mio generale, optimo amico, / io
Passiamo all’Acoglienza, ove piacere / ti son condotto là dove ti dissi / ad rivedere 26. P. Medioli Masotti, Componimenti bucolici e rusticali del XV secolo di Jacopo Tolomei, in “Bullettino Senese di
Storia Patria”, LXXXVIII, 1981, p. 33.
22. F. Petrarca, De viris illustribus, traduzione di D. degli Albanzani..., cit., 59r. 27. Sullo studiolo del Fungai si veda M. Caciorgna, Il processo di Scipione..., cit., pp. 33-58; Eadem, Il naufragio
23. Cfr. R. Guerrini, M. Caciorgna (a cura di), Cicli biografici di storia antica nell’arte del Rinascimento 1500-1550, felice. Studi di filologia e storia della tradizione classica nella cultura letteraria e figurativa senese, Sarzana (La
in R. Guerrini (a cura di), Biografia dipinta.., cit., pp. 347ss.; R. Guerrini, M. Caciorgna, M. Sanfilippo (a cura di), Spezia) 2004, pp. 159-89; M. Caciorgna, in Siena & Roma. Raffaello, Caravaggio e i protagonisti di un legame
Cicli biografici di storia antica nell’arte tra Manierismo e Barocco 1550-1650, in “Fontes”, cds. antico, catalogo della mostra (Siena, 25 novembre 2005-5 marzo 2006), Siena 2005, pp. 189-92.
24. M. Cursietti (a cura di), Jacopo da Montepulciano, La Fimerodia, Roma 1992, nota 2, p. 308; vedi anche Valerio 28. A. Labriola, in M. Boskovits (a cura di), Dipinti e sculture in una raccolta toscana, secoli XIV-XVI, Firenze 1991,
Massimo, De’ fatti e detti degni di memoria della città di Roma e delle stranie genti, testo di lingua del sec. XIV p. 40.
pubblicato da R. De Visiani, Bologna 1867, I, p. 179. 29. P. Pertici, Un caso di ‘politico vivere’ a Siena tra Quattro e Cinquecento: i Martinozzi, signori di Montelifrè, in
25. Iacopo da Montepulciano, La Fimerodia..., cit., 1992, p. 153. “Accademia dei Rozzi”, V, 9, 1998, p. 7.

(36) (37)
palazzo di via Camollia, in seguito passato Nel complesso, le Storie di Scipione del 4 3- Palazzo Chigi alla

ai Chigi, in memoria del genitore30. D’altra Salone della Soprintendenza, raffigurano: Postierla, salone del secondo

parte Antonio Bellanti, uno fra i Noveschi, - Nella battaglia del Ticino Scipione salva piano, Dirck de Quade van

era stato processato, esiliato e tenuto il padre34 Ravesteyn, Nella battaglia

prigioniero, infine decapitato nella Rocca di - Dopo la sconfitta di Canne del Ticino Scipione salva il

Radicofani nell’aprile 1483, proprio di fronte Scipione distoglie i soldati romani padre

al figlio che, come frate, “apportò somma dall’abbandonare l’Italia


consolazione circa la salute dell’anima” . 31
- La continenza di Scipione
Anche un altro personaggio politico di - Colloquio tra Scipione e Annibale prima
rilievo della famiglia Bellanti, Leonardo, il della battaglia di Zama
15 luglio 1482 fu condannato a due anni di - Scipione fa bruciare la flotta Nella battaglia del Ticino Scipione salva il
esilio a Campagnatico, quattro a Belcaro e cartaginese padre34 (fig. 3)
sei mesi a Lucca32. - Ingresso trionfale a Roma Durante la seconda guerra punica, la battaglia
La conferma che lo Studiolo di Fungai - Esilio di Scipione a Literno svoltasi nei pressi del Ticino costituisce la
provenga dalla famiglia Bellanti potrebbe prima vittoria di Annibale contro Roma.
essere data proprio dalla decorazione Il giovane Scipione Africano interviene
di Palazzo Chigi ove compare il raro salvando la vita al padre Publio Cornelio
tema dell’esilio: Scipione Chigi, infatti, Scipione, circondato dai nemici che lo hanno
si sposa con Eleonora Bellanti, figlia di ferito (nell’affresco il padre di Scipione
Antonio, appunto . È allora possibile che
33
riporta una ferita sul braccio). Petrarca, vir.
la circolazione del soggetto sia avvenuta ill. 21,1,8. Cfr. anche Polyb. 10,3,1-7; Liv.
all’interno di queste due aristocratiche 21,46,7-8; Val. Max. 5,4,2; Flor. epit. 2,6,10;
famiglie. Petrarca, Afr. 4,166-179; Donato Acciaiuoli,
Vita di Scipione. Altre occorrenze: Giovan
Francesco Penni, Giulio Romano, Histoire
de Scipion, arazzi di Francois I (ante 1529-
1532); Cola dell’Amatrice e aiuti, Palazzo
Vitelli alla Cannoniera, Città di Castello (1543
30. P. Pertici, La città magnificata. Interventi edilizi a Siena nel Rinascimento. L’Ufficio dell’Ornato (1428-1480), ca.); Scuola di Pellegrino Tibaldi, Storie
Siena 1995, p. 65. di Scipione Africano, Palazzo Ciccolini,
31. G. Tommasi, Dell’Historie di Siena. Deca seconda, vol. II, libri IV-VII (1446-1496), trascrizione e indice dei
Macerata (1546-50 ca.).
nomi a cura di M. De Gregorio, Siena, Accademia Senese degli Intronati, 2004, p. 594; C. Shaw, L’ascesa al potere di
Nel ciclo senese, così come in quello di Palazzo
Pandolfo Petrucci il Magnifico, signore di Siena (1487-1500), traduzione di D. Solfaroli Camillocci, Siena 2001, p. 23.
Ciccolini a Macerata, il Ticino è raffigurato
32. C. Shaw, L’ascesa al potere di Pandolfo.., cit., 2001, p. 42.
33. U. Frittelli, Albero genealogico..., cit., p. 76. come una divinità fluviale (un personaggio
34. Senza pretesa di completezza si danno, per ogni episodio raffigurato in palazzo Chigi, alcune coordinate, quali le maschile barbuto) adagiata sopra un’anfora
fonti più celebri che ricordano la storia effigiata, qualche occorrenza del tema, breve commento. dalla quale fuoriesce abbondante acqua.

(38) (39)
3 4- Palazzo Chigi alla 4 5- Palazzo Chigi alla
Postierla, salone del secondo Postierla, salone del secondo

piano, Dirck de Quade van piano, Dirck de Quade van

Ravesteyn, Dopo la sconfitta Ravesteyn, La continenza di

di Canne Scipione distoglie Scipione

i soldati romani dall’abban-

donare l’Italia

Dopo la sconfitta di Canne Scipione La continenza di Scipione (fig. 5) di Giorgio e bottega, Maestro di Griselda,
distoglie i soldati romani dall’abbandonare Ancora giovane, Scipione viene inviato Museo del Bargello, Firenze; Domenico
l’Italia (fig. 4) come proconsole nella penisola iberica, Beccafumi, Palazzo Venturi, Siena; Idem,
In seguito alla disfatta di Canne, il giovane per designazione del Senato e del popolo in Pinacoteca Nazionale, Lucca; Scuola di
Scipione, allora semplice tribuno militare una situazione politica molto compromessa Bartolomeo Neroni, detto il Riccio, Palazzo
– in una situazione di sbandamento generale, dalla morte del padre e dello zio. Nel 209, Neri Pollini, Siena; Giovan Francesco
quando i soldati superstiti, sotto la spinta di appena giunto in Spagna, l’eroe conquista Penni, Giulio Romano, Histoire de Scipion,
Lucio Metello, meditano di lasciare l’Italia Carthago Nova, la moderna Cartagena, dalla arazzi di Francois I (ante 1529-1532);
e di trovare rifugio in Africa – impedisce quale partono i rifornimenti per gli eserciti Cola dell’Amatrice e aiuti, Palazzo Vitelli
all’esercito di abbandonare il suolo della cartaginesi stanziati nella penisola. Quale alla Cannoniera, Città di Castello (1543
patria. Petrarca, vir. ill. 21,1,9-10. Cfr. bottino di guerra egli riceve una fanciulla ca.); Scuola di Pellegrino Tibaldi, Storie
anche Liv. 22,53; Val. Max. 5,6,7; Frontin. di mirabile bellezza, ma, saputo che ella è di Scipione Africano, Palazzo Ciccolini,
strat. 4,7,39; Petrarca, Afr. 4,180-240; promessa ad un giovane principe celtibero, Macerata (1546-50 ca.).
Donato Acciaiuoli, Vita di Scipione. Altre fatto chiamare il futuro marito, la restituisce Il personaggio raffigurato sulla destra che
occorrenze: Domenico Beccafumi, Palazzo intatta, rifiutando il riscatto in oro offerto guarda lo spettatore, alle spalle del soldato in
Venturi, Siena (1520 ca.); Fregio di Scipione, dai genitori e restituito sotto forma di dono primo piano, per la peculiarità dei lineamenti
Sala degli Arazzi o del Trono, Palazzo nuziale. Petrarca, vir. ill. 21,2,5-6. Cfr. del volto, resi con efficacia ritrattistica,
dei Conservatori, Roma (1544); Scuola anche Polyb. 10,19, Liv. 26,50; Val. Max. potrebbe identificarsi nel committente od
di Pellegrino Tibaldi, Storie di Scipione 4,3,1; Sil. 15,268-271; Frontin. strat. anche nel pittore che ha eseguito il ciclo35.
Africano, Palazzo Ciccolini, Macerata (1546- 2,11,5; Flor. epit. 1,22,40; Gell. 7,8,3; Dio
50 ca.). Cass. fr. 16,43; Amm. 24,4,27; Vir. ill. 49,8;
Petrarca, Afr. 4,375-388; Boccaccio, cas.
3,4,11; mulier. 74,2; Donato Acciaiuoli, Vita
di Scipione. Altre occorrenze: Francesco

35. Cfr. R. Di Giulio, L’immagine di Scipione..., cit.

(40) (41)
3 6- Palazzo Chigi alla 4 7- Palazzo Chigi alla
Postierla, salone del secondo Postierla, salone del secondo

piano, Dirck de Quade van piano, Dirck de Quade van

Ravesteyn, Colloquio tra Ravesteyn, Scipione fa bru-

Scipione e Annibale prima ciare la flotta cartaginese

della battaglia di Zama (?)

Colloquio tra Scipione e Annibale prima compaiono a cavallo, anziché a piedi. Scipione fa bruciare la flotta cartaginese
della battaglia di Zama (fig. 6) La figura femminile rappresentata in (?) (fig. 7)
Prima della battaglia di Zama, Scipione e basso potrebbe essere identificata, con la Dopo la battaglia di Zama e la fine della
Annibale, accompagnati ognuno dal proprio figura allegorica di Cartagine che piange: seconda guerra punica, Scipione ordina di
interprete, si incontrano per deliberare sul una sorta di premonizione, dunque, della distruggere in alto mare la flotta cartaginese.
bene comune, con la speranza di venire catastrofe imminente .
36 Petrarca, vir. ill. 21,10,70-72. Cfr. anche Liv.
ad un accordo che impedisca la guerra. 30,43,12-13; Val. Max. 2,7,12; Petrarca, Afr.
Ma invano. Petrarca, vir. ill. 21,9,17. Cfr. 8,1068-1084, 1012-1027; Donato Acciaiuoli,
anche Liv. 30,29-31; Petrarca, Afr. 7,130- Vita di Scipione.
458; Donato Acciaiuoli, Vita di Scipione. Un groviglio di navi e di persone si immerge
Altre occorrenze: Giovan Francesco Penni, in un forte bagliore. Nell’iconografia del
Giulio Romano, Histoire de Scipion, Rinascimento è spesso rappresentata la
arazzi di Francois I (ante 1529-1532); Cola Battaglia di Zama; questo episodio, tuttavia,
dell’Amatrice e aiuti, Palazzo Vitelli alla che si svolge dopo la conclusione della
Cannoniera, Città di Castello (1543 ca.); battaglia, risulta, forse, peculiare del ciclo
Fregio di Scipione, Sala degli Arazzi o del senese.
Trono, Palazzo dei Conservatori, Roma
(1544); Scuola di Pellegrino Tibaldi, Storie
di Scipione Africano, Palazzo Ciccolini,
Macerata (1546-50 ca.).
Nella tela, i due eserciti si riconoscono
grazie alla presenza delle insegne
(truppe romane) e degli elefanti (truppe
cartaginesi). In altri cicli, i due generali

36. Cfr. R. Di Giulio, L’immagine di Scipione..., cit.

(44) (45)
3 8- Palazzo Chigi alla
Postierla, salone del

secondo piano, Dirck de

Quade van Ravesteyn,

Ingresso trionfale a Roma


4 9- Palazzo Chigi alla
Postierla, salone del secondo

piano, Dirck de Quade van

Ravesteyn, Esilio di Scipione

a Literno

Esilio di Scipione a Literno (fig. 9)


Scipione è chiamato dai tribuni della plebe,
insieme al fratello Lucio Cornelio, a render
conto del ricco bottino della guerra contro
Antioco, re di Siria. Dopo il processo, l’eroe si
ritira in volontario esilio a Literno, ove riceve
alcuni predoni che vengono ad omaggiarlo.
Petrarca, vir. ill. 21,12,40-44. Cfr. anche
Val. Max. 2,10,2; Petrarca Afr. 9,29-3337;
Donato Acciaiuoli, Vita di Scipione.

37. Secondo Guido Martellotti (F. Petrarca, Poesie


latine, a cura di G. Martellotti, E. Bianchi, introduzione
di N. Sapegno, Torino 1976, pp. 70-1, nota al verso 33),
rimandi allusivi all’episodio dei latrones sono forse da
Ingresso trionfale a Roma (fig. 8) Giulio Romano, Histoire de Scipion, individuare anche nell’Africa 9,29-33: [...] nullusque
Dopo la vittoria a Zama, Scipione fa il arazzi di Francois I (ante 1529-1532); Cola unquam sub mente movebit / grande aliquid, cui non,
suo ingresso trionfale in Roma salendo dell’Amatrice e aiuti, Palazzo Vitelli alla magnas spes inter, honestum / nomen in ore sonet, qui

al Campidoglio. Si tratta, come ricorda Cannoniera, Città di Castello (1543 ca.); non venturus ad actum / Scipiade meminisse velit, pro
munere vultus / non cupiat vidisse tuos (...): “e nessuno
Petrarca, del “trionfo più famoso di tutti”. Fregio di Scipione, Sala degli Arazzi o del
mai agiterà nella sua mente qualche alta impresa che
Petrarca, vir. ill. 21,10,73-80. Cfr. anche Trono, Palazzo dei Conservatori, Roma
non ripeta tra le grandi speranze il tuo nome onorato,
Liv. 30,45; periocha 30; Petrarca Afr. 9,309- (1544); Scuola di Pellegrino Tibaldi, Storie che appressandosi all’azione non voglia ricordarsi dello
399; Donato Acciaiuoli, Vita di Scipione. di Scipione Africano, Palazzo Ciccolini, Scipiade, non desideri come un premio vedere il tuo
Altre occorrenze: Giovan Francesco Penni, Macerata (1546-50 ca.). volto”.

(46) (47)
“Vae victis”. Le storie di Camillo nome a uno dei terzi della città, sulla scorta in Palazzo Vecchio, eseguito da Francesco frustare dagli allievi provvisti di verghe:
di un gusto diffuso in epoca umanistica, che Salviati, e quello che Taddeo Zuccari
Nella volta del salone di palazzo Chigi, il rapporta i nomi dei luoghi e dei monumenti dipinge, tra l’ammirazione generale (fra i Il maestro dunque, desideroso di ingannare
pittore fiammingo Bernardo Van Rantwyck alla tradizione classica: “Ho rifondato la quali Michelangelo e lo stesso Salviati), per quelli di Faleri servendosi dei loro figli,
dipinge storie di Camillo, il vincitore dei patria. Son mia gloria i Galli / sbaragliati: la facciata di Iacopo Mattei a Roma, ora cominciò a condurli ogni giorno sotto le
Galli, un personaggio del mondo antico in rotta per molte regioni, mentre, vincitore distrutto, ma di cui restano i tituli trascritti mura, dapprima nelle vicinanze, per poi
particolarmente legato alla cultura senese. / li inseguivo anche da queste parti, dal da Giorgio Vasari . 41
ricondurli subito in città una volta finiti gli
La scelta dell’eroe sembra dettata dal nome nostro nome fu chiamata / Camollia, terza Al contrario del ciclo con storie di Scipione esercizi; ma in seguito, portandoli via via
del primogenito di Scipione Chigi: questi parte della tua città di Siena” . 39
ove si ravvisano episodi singolari della più lontano, li abituò ad aver confidenza,
avrebbe ereditato l’intera proprietà del In questo senso il condottiero che ha liberato biografia dell’eroe, i ‘fatti’ di Camillo, come se non ci fosse nulla da temere. Alla
palazzo con il diritto di abitare al secondo Roma da Brenno e dai Senoni si presenta raffigurati in palazzo Chigi, riflettono fine, con tutti quanti, si gettò negli avamposti
piano. Il figlio cadetto Cristofano, invece, a Siena come una sorta di eroe eponimo, il una tradizione iconografica piuttosto dei Romani, li consegnò e chiese di essere
come da disposizione testamentaria, avrebbe nuovo “Romolo”, istituendo una relazione consolidata. In questo caso, la biografia condotto da Camillo. Condotto da lui e
potuto risiedere vita natural durante al con la seconda fondazione di Roma dopo plutarchea può costituire la fonte non solo ammesso in sua presenza, dichiarò di essere
primo piano . 38
la cacciata dei Galli (e dunque in epoca per l’impianto compositivo, ma anche per un precettore e un maestro che, preferendo
In Palazzo Pubblico, nell’anticapella repubblicana) . Conformemente alla stessa
40
il tessuto narrativo delle singole scene, soddisfare lui anziché i doveri della sua
affrescata da Taddeo di Bartolo, Camillo tendenza che fa di Camillo una figura che si dipartano dalla guerra contro Veio professione, veniva a portargli la città nelle
fa parte della triade che si correla alla significativa sul piano istituzionale, Camillo e il grande trionfo che ne conseguì dopo la persone dei suoi fanciulli. A Camillo sembrò,
Magnanimità, insieme a Marco Curio Den- è raffigurato da Antonio Federighi in uno caduta della città nemica. Notevole rilievo, nell’udirla, un’azione orrenda. Rivolto ai
tato e Scipione Africano. Qui è effigiato dei Bancali della Loggia della Mercanzia, nella serie affrescata, è dato all’episodio presenti disse: “Cosa dura è la guerra, che
secondo il modulo degli Uomini Famosi, ma anche nella cospicua serie della Sala del maestro di Faleri, che si evidenzia in si attua attraverso molte iniquità e violenze.
serie di eroi dell’antichità, romani e greci, dell’Udienza nel palazzo Pubblico di due scene. La prima parte della storia Esistono tuttavia per i galantuomini anche
o meglio romani e non romani, externi. Lucignano. si inserisce all’interno di un tondo ove è leggi di guerra; né bisogna perseguire la
Raffigurati a gruppi di tre, come figure In Palazzo Chigi, invece, si sviluppa il rappresentato il maestro che conduce i vittoria in modo da non respingere i vantaggi
intere stanti, sono personaggi paradigma- modello della ‘Biografia dipinta’ poiché, suoi allievi nell’accampamento romano, che si otterrebbero a prezzo di azioni
tici, exempla virtutis, che alludono a virtù nella volta del salone del secondo piano, consegnandoli come ostaggi. Nel riquadro malvagie ed empie. Un grande generale deve
ma anche, più raramente, a vizi: offerti si dispiegano gli episodi più significativi posto sopra il grande camino del salone avvalersi nel comando del proprio valore,
dunque all’imitazione, o all’esecrazione della vita dell’eroe. D’altronde, tra il 1530 si prospetta la punizione inflitta da Camillo non confidare nell’altrui malvagità”. E
dello spettatore. e il 1550, si manifesta un interesse tutto al pedagogo traditore che ha ora le mani ordinò alle guardie di strappare le vesti al
Secondo il titulus, che accompagna la figura, particolare per la figura di Camillo, come legate dietro il dorso. La scena effigiata maestro, legargli le mani dietro la schiena
il vincitore dei Galli avrebbe lasciato il suo dimostrano il ciclo della Sala dell’Udienza sintetizza i vari momenti del resoconto e distribuire ai ragazzi verghe e fruste
di Plutarco. Il maestro, alla presenza del affinché punissero il traditore mentre lo
38. Cfr. in questo stesso volume il saggio di Fabrizio Nevola.
condottiero romano, viene spogliato e fatto riconducevano in città42.
39. Restitui patriam. Consumpti gloria Galli / sunt mea, quos etiam victor dum multa ruentes / hac per rura sequor,
nostro de nomine dicta est / Camilia, tue pars urbis terna Senarum. Trad. R. Guerrini, in M. Caciorgna, R. Guerrini, 41. R. Guerrini (a cura di), Biografia dipinta..., cit., pp. 67-68.
La virtù figurata. Eroi ed eroine dell’antichità nell’arte senese tra Medioevo e Rinascimento, Siena 2003, p. 77. 42. Plutarco, Le vite di Temistocle e di Camillo, a cura di C. Carena, M. Manfredini e L. Piccirilli, Fondazione
40. Sulla figura di Camillo cfr. R. Guerrini, in M. Caciorgna, R. Guerrini, La virtù figurata..., cit., pp. 77-83. Lorenzo Valla, Vicenza 1983, pp. 121-23.

(48) (49)
L’episodio, ricordato da numerose fonti, è di Marco Manilio, si giunge ad un accordo fra Mentre si svolgeva la disputa dei Romani Nel complesso le storie di Camillo che si
uno fra i massimi exempla di giustizia e di il tribuno romano Sulpicio e Brenno, re dei coi Galli e fra loro, Camillo arrivava alle prospettano in palazzo Chigi rappresentano:
lealtà. Secondo Livio (5,27,10), dal racconto Galli Senoni che pretende un ingente riscatto porte della città con l’esercito. Informato di - La presa di Veio (?)
emerge la fides Romana e la iustitia impe- per il ritiro delle sue truppe. In palazzo Chigi ciò che stava accadendo, ordinò al grosso di - Il trionfo dopo la presa di Veio
ratoris; in Valerio Massimo (6,5,1), Camillo è raffigurato il momento in cui viene pesato seguirlo in buon ordine e al passo, mentre - Tradimento del maestro di Faleri che
è il primo esempio ricordato nella rubrica l’oro: Brenno getta la sua spada sulla bilan- egli con i più valenti muoveva subito di fretta tenta di consegnare a Camillo i suoi
de iustitia. Ma l’autore latino loda anche cia, pretendendo in questo modo un’ulteriore alla volta dei Romani. Tutti gli fecero largo discepoli
la ‘continenza’ del condottiero romano, quantità di monete, mentre proferisce: “Vae e lo accolsero come un sovrano, in rispettoso - Camillo fa punire il maestro di Faleri
che è diversa rispetto a quella di Scipione, Victis” (guai ai vinti). Secondo la leggenda, silenzio. Egli tolse l’oro dalla bilancia e lo - Camillo e Brenno
che supera le proprie passioni in occasione Camillo avrebbe mostrato la propria spada, consegnò ai littori, quindi ordinò ai Galli di
dell’episodio della celtibera, la fanciulla di dicendo che non con l’oro, ma con il ferro, si prendersi la bilancia e pesi e di andarsene,
grande bellezza. Camillo, esule ad Ardea, “e riscatta la patria: dichiarando ch’era costume dei Romani sal-
richiesto del suoi aiuto dai concittadini dopo vare la patria col ferro, non con l’oro44.
la presa di Roma da parte dei Galli, non Poi, assenzienti i capi, il tribuno romano
volle recarsi a Veio a prendervi il comando Sulpicio si abboccò con Brenno; fu concor-
dell’esercito, prima di aver saputo che la dato che i Romani consegnassero mille libbre
sua elezione a dittatore aveva avuto luogo d’oro e i Galli, appena ricevutele, uscissero
col crisma della legalità”. Valerio Massimo dalla città e dal suo territorio. Giurato il
ne loda la moderatio: “Splendido fu il trionfo patto, fu portato l’oro, ma i Galli si diedero a
di Camillo sui Veienti, egregia la vittoria sui barare nel peso, dapprima in modo coperto,
Galli, ma codesto indugio fu di gran lunga poi tirando il piatto e alterando apertamente
più ammirevole: perché è assai più difficile la pesata. I Romani si risentirono con loro.
vincere se stesso che i nemici, senza evitare Ma Brenno con un ghigno beffardo si tolse
con troppa precipitazione le avversità e la spada e l’aggiunse insieme col cinto ai
senza aggrapparsi con eccessiva gioia agli pesi; Sulicio chiese: “Questo che vuol dire?”,
eventi prosperi” . L’eroe, dunque, come
43
ed egli rispose: “Che altro se non «Guai ai
d’altro canto Scipione, costituisce un exem- vinti?»”, frase poi passata in proverbio. Fra
plum giacché è impresa assai più difficile vin- i Romani c’era chi si risentiva e giudicava
cere se stesso piuttosto che i nemici. di dover riprendere l’oro, tornare indietro e
Camillo viene dunque eletto dittatore, sol- sostenere l’assedio; ma altri consigliavano di
lemni iure, per la seconda volta, e, tra l’entu- cedere a un’offesa non eccessiva: non accre-
siasmo dei soldati si prepara all’attacco. Dopo sceva l’onta un maggior esborso e, quanto al
il tentativo dei Galli di conquistare il Campi- dare, lo si subiva per le circostanze, senza
doglio, sventato dalle oche e dall’atto eroico onore ma per necessità.

43. Val. Max. 4,1,2. Cfr. Valerio Massimo, Detti e fatti memorabili, a cura di R. Faranda, Torino 1971, p. 237. 44. Plutarco, Le vite di Temistocle e di Camillo..., cit., pp. 167, 169.

(50) (51)
5 10- Palazzo Chigi alla 5 11- Palazzo Chigi alla
Postierla, salone del secondo Postierla, salone del secondo
piano, Bernardo Van piano, Bernardo Van
Rantwyck, La presa di Veio Rantwyck, Il trionfo dopo la
(?) presa di Veio

La presa di Veio (?) (fig. 10) agli dei. I Romani prendono d’assalto la città
La guerra contro Veio, avamposto dell’Etru- etrusca e ne ricavano un bottino ingente.
ria equiparabile a Roma per quantità di armi Plut. Cam. 2,5 ss. Altre occorrenze: Fran-
possedute e soldati, durava da molto tempo. cesco Salviati, Sala dell’Udienza, Palazzo Il trionfo dopo la presa di Veio (fig. 11) 2,5 ss. Cfr. anche Liv. 5,23,1 ss. Altre occor-
Giunto il decimo anno Camillo viene nomi- Vecchio, Firenze (1543-45); Taddeo Zuccari, Dopo la conquista della città rivale, Camillo renze: Francesco Salviati, Sala dell’Udienza,
nato dittatore e per prima cosa compie i voti Palazzo di Iacopo Mattei, Roma (1548). celebra un trionfo fastoso. Plutarco, Cam. Palazzo Vecchio, Firenze (1543-45).

(52) (53)
5 13- Palazzo Chigi alla
5 12- Palazzo Chigi alla Postierla, salone del secondo
Postierla, salone del secondo
piano, Bernardo Van Ran-
piano, Bernardo Van Ran-
twyck, Camillo fa punire il
twyck, Tradimento del mae-
maestro di Faleri
stro di Faleri che tenta di

consegnare a Camillo i suoi

discepoli
Camillo fa punire il maestro di Faleri stro mentre lo riconducono nella loro città.
(fig. 13) Plut. Cam. 10,5. Cfr. anche Liv. 5,27,10;
Tradimento del maestro di Faleri che tenta figli affinché crescano tutti assieme. Il Il generale romano, sdegnato dal tradi- Val. Max. 6,5,1. Altre occorrenze: Fran-
di consegnare a Camillo i suoi discepoli pedagogo conduce con l’inganno gli allievi mento, del pedagogo, ordina alle guardie cesco Salviati, Sala dell’Udienza, Palazzo
(fig. 12) di fronte a Camillo e tenta di consegnarli al di strappargli la veste e di legargli le mani Vecchio, Firenze (1543-45); Taddeo Zuc-
Così come i Greci, gli abitanti di Faleri dittatore come ostaggi. Plut. Cam. 10,2-4. dietro la schiena. Consegna poi ai discepoli cari, Palazzo di Iacopo Mattei, Roma
si servono di un unico maestro per i loro Cfr. anche Liv. 5,27,10; Val. Max. 6,5,1. delle verghe e ordina loro di frustare il mae- (1548).

(54) (55)
3 14- Palazzo Chigi alla Conclusioni loro ruolo anche attraverso rifacimenti di
Postierla, salone del secondo epoca umanistica (Donato Acciaiuoli, Vita di
piano, Bernardo Van Ran- Le storie di Scipione e di Camillo che si snodano Scipione), e il De viris di Francesco Petrarca,
twyck, Camillo e Brenno nel salone del secondo piano di Palazzo Chigi un testo largamente utilizzato nell’iconografia
alla Postierla costituiscono, nell’arte senese, medievale, umanistica e, come si evidenzia in
gli esempi più rappresentativi del modulo palazzo Chigi, assai oltre. Risulterà evidente
della ‘Biografia dipinta’. I due eroi effigiati che, per concepire una ‘Biografia dipinta’, si
sono accomunati per la loro magnanimità, sono preferite le fonti ‘biografiche’, anziché
come dimostra anche la tradizione figurativa le raccolte di exempla più consone alla
precedente (si veda il ciclo dipinto in Palazzo rappresentazione del modulo degli Uomini
Pubblico da Taddeo di Bartolo, triade degli Famosi.
armati). Entrambi, inoltre, hanno rivelato,
in varie occasioni, l’abilità strategica messa
al servizio dello stato, il senso di giustizia, la
‘continenza’ ovvero la vittoria su se stessi.
I nomi di Camillo e Scipione, d’altra parte,
sono ripresi da alcuni esponenti della
famiglia Chigi (Scipione Chigi/Storie di
Scipione Africano; Camillo Chigi/Storie
di Furio Camillo). Secondo una tendenza
largamente affermatasi nell’ambito del
modello biografico, il committente sceglie di
far rappresentare le gesta dell’eroe antico
che reca il proprio nome.
Mentre la vita di Scipione presenta alcuni
episodi singolari (ma non per Siena), quali
l’esilio dell’eroe a Literno e la distruzione della
Camillo e Brenno (fig. 14) monete. Camillo sguaina allora la propria flotta cartaginese dopo la battaglia di Zama,
Dopo il tentativo dei Galli di conquistare spada, dicendo che non con l’oro, ma con le storie di Camillo seguono la tradizione
il Campidoglio, si viene ad un accordo il ferro, si riscatta la patria. Plut. Cam. iconografica: significativo, tuttavia, appare,
fra il tribuno romano Sulpicio e Brenno, 29. Cfr. anche Liv. 5,49. Altre occorrenze: nel secondo caso, il rilievo dato all’episodio
re dei Senoni che pretende un ingente Perin del Vaga, Palazzo del Principe, del maestro di Faleri che si sviluppa in
riscatto per il ritiro delle sue truppe. Genova (1534); Francesco Salviati, Sala due scene distinte. Le fonti letterarie che
Mentre viene pesato l’oro del riscatto, dell’Udienza, Palazzo Vecchio, Firenze ispirano il programma iconografico sono le
Brenno getta la sua spada sulla bilancia, (1543-45); Taddeo Zuccari, Palazzo di Vite parallele di Plutarco, che svolgono il
con la pretesa di un’ulteriore quantità di Iacopo Mattei, Roma (1548).

(56) (57)
A000 prime pagine.qxd 29/09/2008 20.21 Pagina 1
A000 prime pagine.qxd 29/09/2008 20.21 Pagina 2
A000 prime pagine.qxd 29/09/2008 20.21 Pagina 3

L’ULTIMO SECOLO
della repubblica di siena
arti, cultura e società

atti del convegno internazionale


siena 28-30 settembre 2003 e 16-18 settembre 2004

a cura di
Mario Ascheri, Gianni Mazzoni, Fabrizio Nevola

SIENA
ACCADEMIA SENESE DEGLI INTRONATI
2008
A000 prime pagine.qxd 29/09/2008 20.21 Pagina 4

L’ULTIMO SECOLO
della repubblica di siena
arti, cultura e società

atti del convegno internazionale, siena 28-30 settembre 2003 e 16-18 settembre 2004

comitato scientifico
Prof. Julian Gardner, Prof. Michael Mallett (University of Warwick)
Dott. Christine Shaw (University of Cambridge)
Dott. Fabrizio Nevola (Oxford Brookes University)
Prof. Gioachino Chiarini, Prof. Roberto Guerrini (Università degli Studi di Siena)
Prof. Mario Ascheri (Università degli Studi Roma Tre)

enti promotori
Accademia Senese degli Intronati
Centro Warburg Italia, Siena
Comune di Siena
Università degli Studi di Siena
University of Warwick

finanziamento del convegno


Arts and Humanities Research Board, uk
Fondazione Monte dei Paschi di Siena
Banca Monte dei Paschi di Siena
Università degli Studi di Siena

Volume realizzato con il contributo della

Editore: Accademia Senese degli Intronati


Palazzo Patrizi-Piccolomini, Via di Città, 75
53100 Siena

Stampa: Industria Grafica Pistolesi


Via della Resistenza, 117
53035 Monteriggioni (Siena)
A000 prime pagine.qxd 29/09/2008 20.21 Pagina 5

SOMMARIO

Elenco delle illustrazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8

Avvertenza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19

cultura umanistica a siena nel rinascimento

Gioachino Chiarini (Università di Siena)


I volti di Orfeo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23

Stefano Carrai (Università di Siena)


Benedetto da Cingoli e la poesia a Siena nella seconda metà del Quattrocento . . . . 29

Marilena Caciorgna (Università di Siena)


Da Ovidio a Domenico da Monticchiello. Presenza e connotazioni paradigmatiche
delle Heroides nella cultura senese del Rinascimento . . . . . . . . . . . . 37

Alberto Cornice (Siena)


Dipintori, apparati e ‘allegrezze’ in un memoriale di Contrada . . . . . . . . 71

Patrizia Turrini (Archivio di Stato, Siena)


Identificarsi attraverso il segno. Cultura umanistica e bestiario delle Contrade . . . . 85

Ann C. Huppert (University of Kansas)


Roman Models and Sienese Methods: Baldassarre Peruzzi’s Designs for San Domenico . 107

Gilda Bartoloni (Università di Roma, La Sapienza)


e Piera Bocci Pacini (Soprintendenza Archeologica, Firenze)
Annio da Viterbo e Sigismondo Tizio:
dalle fonti storiche alla documentazione archeologica . . . . . . . . . . . 121

vivere all’antica: architettura e interni

Fabrizio Nevola (Oxford Brookes University)


Strategie abitative dell’élite senese tra ‘400 e ‘500:
politica, alleanze ed architettura . . . . . . . . . . . . . . . . . 137

Matthias Quast (Kunsthistorisches Institut, Firenze)


I palazzi del Cinquecento a Siena:
il linguaggio della facciate nel contesto storico politico . . . . . . . . . . . 153

5
A000 prime pagine.qxd 29/09/2008 20.21 Pagina 6

sommario

Renata Samperi (Università di Roma, La Sapienza)


Baldassarre Peruzzi e il castello di Belcaro: il progetto e gli interventi . . . . . . 171

Giulia Sebregondi (Istituto Universitario di Architettura, Venezia)


Bernardino Francesconi e la sua nuova domus:
committenza senese per Baldassarre Peruzzi . . . . . . . . . . . . . . 189

Maurizio Ricci (Soprintentendenza per B. A. e P. dell’Emilia)


Architettura all’antica a Siena negli ultimi anni della Repubblica:
Bartolomeo Neroni detto il Riccio . . . . . . . . . . . . . . . . . 213

Marco Ciampolini (Accademia d’Arte, Sassari)


Due episodi della decorazione a grottesca nella Siena di primo Cinquecento
e un esempio di valorizzazione e recupero dell’arte rinascimentale a metà Ottocento . . 227

Mario Luccarelli (Siena)


La maiolica a Siena nel Rinascimento . . . . . . . . . . . . . . . 237

Bernardina Sani (Università di Siena)


Un Episodio di mecenatismo a Siena tra la fine della Repubblica e il Principato mediceo:
Marcello e Ippolito Agostini, marchesi di Caldana . . . . . . . . . . . . 241

Paula Hohti (Helsinki Collegium for Advanced Studies)


Artisans, Pawn-broking and the Circulation of Material Goods
in Sixteenth-century Siena . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 271

arte e devozione

Elda Costa e Laura Ponticelli (Siena)


Novità iconografiche nella lettura degli affreschi del Pellegrinaio . . . . . . . 285

Trinita Kennedy (New York University)


Religious Architecture in Renaissance Siena:
The Building of Santa Maria degli Angeli in Valli . . . . . . . . . . . 293

Tim Smith (De Paul University, Chicago)


Siena, the Holy Land and the Chapel of Saint John the Baptist . . . . . . . . 311

Gail Aronow (New York)


Towards a Biography of Alberto Aringhieri, Operaio del Duomo di Siena . . . . . 323

Tom Henry (London)


«Magister Lucas de Cortona, famosissimus pictor in tota Italia… fecisse etiam
multas pulcherrimas picturas in diversis civitatibus et presertim Senis» . . . . . 355

Machtelt Israëls (University of Amsterdam)


Al cospetto della città. Il Sodoma a Porta Pispini,
culmine di una tradizione civica . . . . . . . . . . . . . . . . . 367

6
A000 prime pagine.qxd 29/09/2008 20.21 Pagina 7

sommario

Philippa Jackson (London)


The Cult of the Magdalen: Politics and Patronage under the Petrucci . . . . . . 391

Diana Norman (The Open University, uk)


The Chapel of Saint Catherine in San Domenico: A Study
of Cultural Relations Between Renaissance Siena and Rome . . . . . . . . . 405

Wolfgang Loseries (Kunsthistorisches Institut, Florenz)


Un theatrum sacrum del Sodoma: la Cappella di Santa Caterina . . . . . . . 421

ingegneri senesi e le arti militari

Francesco Benelli (Columbia University)


Ipotesi sulla formazione di Francesco di Giorgio Martini
come architetto teorico militare . . . . . . . . . . . . . . . . . . 437

Simon Pepper (University of Liverpool)


The Siege of Siena in its International Context . . . . . . . . . . . . . 451

Raffaello Vergani (Università degli Studi di Padova)


Miniere e minerali nella Pirotechnia di Biringuccio:
natura, ricerca, sfruttamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . 467

musica

Frank A. D’Accone (ucla)


Music Education in Siena in the 16 th Century . . . . . . . . . . . . . 479

Colleen Reardon (University of California, Irvine)


Of Saints and Singers: Music at Santi Abbondio e Abbondanzio
During the Cinquecento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 493

William F. Prizer (University of California, Santa Barbara)


Siena and Northern Italy: The Secular Music of the Republic . . . . . . . . 501

Indice dei nomi e dei luoghi . . . . . . . . . . . . . . . . . 517

7
A000 prime pagine.qxd 29/09/2008 20.21 Pagina 8

ELENCO DELLE ILLUSTRAZIONI

Gioachino Chiarini
I volti di Orfeo

1. La discesa agli Inferi di Ulisse di Polignoto nella ricostruzione di C. Robert (1893).


2. Amuleto da Scutari: Cristo in croce come ‘Orpheos Bakkikos’ (III-IV sec.).
3. Morte di Orfeo (vaso greco da Chiusi, cfr. Lexicon Iconographicum s.v. Orpheus 35, 20, 47).
4. Morte di Orfeo (incisione in rame, Italia Settentrionale, XV sec.).
5. Morte di Orfeo, incisione di A. Dürer (1494).
6. Morte di Orfeo, incisione dall’edizione veneziana delle Metamorfosi di Ovidio (1497).
7. Orfeo-Cristo circondato da due agnelli (Catacombe di Callisto, III secolo).
8. Il cosiddetto ‘Orfeo di Gerusalemme’ (Museo Archeologico di Istambul, mosaico del VI secolo d. C.).
9. Maestro di Stratonice, Ratto di Proserpina (pannello ligneo, ante 1482).
10. Maestro di Stratonice, Orfeo ed Euridice (pannello ligneo, ante 1482).
11. Plutone, incisione dall’Ovide Moralisé (XIII-XIV sec.).
12. L’Uomo-Zodiaco, dal Libro d’ore del Duca de Berry (post 1417).
13. Orfeo siede nella foresta e suona, affresco da Ovidio di Baldassarre Peruzzi (Farnesina, attorno al 1510).
14. Orfeo con lo specchio, commesso marmoreo colorato, Cappella di S. Caterina in S. Domenico di
Siena (fine XV sec.).
15. Il combattimento del principio maschile e di quello femminile (da Aurora Consurgens, Zurigo,
Zentralbibliothek, Ms. Rh 172, inizi XV sec.).
16. Ertmete Trismegisto dona all’umanità la sapienza (codice del XV sec.).
17. Orfeo tra gli animali, dipinto di Giorgio di Giovanni (ora in Cecoslovacchia).
18. Davide sconfigge Golia, tarsia nel transetto del Duomo di Siena (1423).

Marilena Caciorgna
Da Ovidio a Domenico da Monticchiello.
Presenza e connotazioni paradigmatiche delle Heroides
nella cultura senese del Rinascimento

19. Miniaturista francese del xvi secolo, Storie di Enone: Enone scrive a Paride; Paride incide il nome di
Enone sulla corteccia di un faggio; Enone e Paride; Morte di Enone. Parigi, Bibliothèque Nationale de
France, Richelieu Manuscrits Francais 873, c. 27v.
20. Bottega di Francesco di Giorgio Martini, Giudizio di Paride. Addio di Paride a Enone. Malibu, Getty
Museum.
21. Maestro del Codice Squarcialupi, Paride incide il nome di Enone sulla corteccia di un faggio, particola-
re. Milano, Biblioteca Ambrosiana, S. P. 13 bis, c. 18r.
22. Maestro del Codice Squarcialupi, Banchetto di Elena e Menelao. Milano, Biblioteca Ambrosiana, S. P.
13 bis, c. 62r.
23. Maestro del Codice Squarcialupi, Ritratto di Ovidio. Milano, Biblioteca Ambrosiana, S. P. 13 bis, c. iiiv.
24. Incisore del xv secolo, Enone consegna la lettera a Paride. Ovidio, Heroides [volgarizzamento di Filip-
po Ceffi?], Napoli, Francesco del Tuppo, ca. 1480, c. b6v.
25. Incisore del xv secolo, Arianna abbandonata da Teseo. Ovidio, Heroides [volgarizzamento di Filippo
Ceffi?], Napoli, Francesco del Tuppo, ca. 1480, c. d8r.
26. Incisore del xv secolo, Arianna abbandonata da Teseo. Ovidio, Heroides [volgarizzamento di Filippo
Ceffi?], Napoli, Francesco del Tuppo, ca. 1480, c. g6v.
27. Incisore del xvi secolo, Enone scrive a Paride. Ovidio, Epistole Heroides Ovidii… commentantibus Anto-
nio Volsco et Ubertino Crescentinate… In Ibis vero Domitio Calderino et Christophoro Zaroto cum appendice…
adacontium, Venetiis, per Bartholomeum de Zanis de Portensio, 1506, d6v.

8
A000 prime pagine.qxd 29/09/2008 20.21 Pagina 9

elenco delle illustrazioni

28. Incisore del xvi secolo, Storie di Arianna e Teseo. Ovidio, Epistole Heroides Ovidii… commentantibus
Antonio Volsco et Ubertino Crescentinate… In Ibis vero Domitio Calderino et Christophoro Zaroto cum appen-
dice… adacontium, Venetiis, per Bartholomeum de Zanis de Portensio, 1506, h5r.
29. Incisore del xvi secolo, Banchetto di Elena, Menelao e Paride. Ovidio, Epistole Heroides Ovidii… commen-
tantibus Antonio Volsco et Ubertino Crescentinate… In Ibis vero Domitio Calderino et Christophoro Zaroto cum
appendice… adacontium, Venetiis, per Bartholomeum de Zanis de Portensio, 1506, 15r.
30. Incisore del xv secolo, Penelope al telaio. Ovidio, Heroides, traduzione di Domenico da Monticchiel-
lo, Brescia, Battista Farfengo, 1491.
31. Bottega di Francesco di Giorgio Martini, Enone sorregge lo stemma Ugurgieri. Malibu, Getty Museum.
32. Girolamo del Pacchia, Arianna abbandonata da Teseo. Siena, Collezione Chigi Saracini.
33. Pittore senese del xv secolo, Suicidio di Didone. Avignone, Musée du Petit Palais.

Alberto Cornice
Dipintori, apparati e “allegrezze” in un Memoriale di Contrada

34. Siena, piazza del Mercato, settembre 1995. La ‘nave’ allestita nei festeggiamenti per la vittoria nel
Palio di luglio (Foto: autore).
35. Siena, oratorio della Visitazione, il Chiesino dell’Onda. I delfini nell’epigrafe del 1589.
36. Bernardino Oppi, festa nella Piazza in onore di Ferdinando ii e Vittoria della Rovere, 1650.

Ann C. Huppert
Roman Models and Sienese Methods: Baldassarre Peruzzi’s Designs for San Domenico

37. Baldassarre Peruzzi, Temple of Venus Genetrix, Rome, entablature study. Gabinetto disegni e stam-
pe degli Uffizi, Florence, A 389r. (Gabinetto Fotografico, Soprintendenza Speciale per il Polo
Museale Fiorentino).
38. Baldassarre Peruzzi, Santi Cosma e Damiano, Rome, detail of the Forma Urbis wall. Gabinetto dise-
gni e stampe degli Uffizi, Florence, A 383r. (Gabinetto Fotografico, Soprintendenza Speciale per
il Polo Museale Fiorentino).
39. San Domenico, Siena, interior view. (Kunsthistorisches Institut, Florence).
40. Baldassarre Peruzzi, San Domenico, Siena, proposed plan. Gabinetto disegni e stampe degli Uffi-
zi, Florence, A 342r. (Gabinetto Fotografico, Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fioren-
tino).
41. Baldassarre Peruzzi, San Domenico, Siena, proposed nave and vault elevation. Gabinetto disegni e
stampe degli Uffizi, Florence, A 1575r. (Gabinetto Fotografico, Soprintendenza Speciale per il
Polo Museale Fiorentino).
42. Baldassarre Peruzzi, Temple of Venus and Rome, Rome, studies. Gabinetto disegni e stampe degli
Uffizi, Florence, A 479r. (Gabinetto Fotografico, Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fio-
rentino).
43. Baldassarre Peruzzi, San Domenico, Siena, proposed plan. Gabinetto disegni e stampe degli Uffi-
zi, Florence, A 339r. (Gabinetto Fotografico, Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fioren-
tino).
44. Baldassarre Peruzzi, San Domenico, Siena, proposed elevation. Ashmolean Museum, Oxford, Inv.
1944.102.40.
45. Baldassarre Peruzzi, San Domenico, Siena, proposed plan detail. Gabinetto disegni e stampe degli
Uffizi, Florence, A 344r. (Gabinetto Fotografico, Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fio-
rentino).
46. Baldassarre Peruzzi, San Domenico, Siena, proposed plan. Gabinetto disegni e stampe degli Uffi-
zi, Florence, A 338r. (Gabinetto Fotografico, Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fioren-
tino).
47. Baldassarre Peruzzi, Architectural studies. Gabinetto disegni e stampe degli Uffizi, Florence, A
109r and 160r (photo montage). (Gabinetto Fotografico, Soprintendenza Speciale per il Polo
Museale Fiorentino).

9
A000 prime pagine.qxd 29/09/2008 20.21 Pagina 10

elenco delle illustrazioni

Gilda Bartoloni e Piera Bocci Pacini


Annio da Viterbo e Sigismondo Tizio: dalle fonti storiche alla documentazione archeologica

48. Volterra, stele di Aule Tite e Kourotrophos Maffei (Biblioteca Marucelliana di Firenze, ms. A 65).
49. R. Maffei, Commentari Urbani, 1506, lib. xxxiii, p.463.
50. S. Marmocchini, Discorsi in defensione della lingua toschana, 1544, c.15r.
51. Mariano da Firenze, Tractatus de origine, nobilitate et de excellentia Tuscie, Firenze 1516.
52. Iscrizione sulla base della Venere dello studiolo di Cosimo i, da A. F. Gori, Difesa dell’alfabeto degli anti-
chi Toscani pubblicato nel MDCCXXXVII dall’autore del Museo Etrusco, Firenze 1742, tavola ii.
53. Statuetta di Venere in marmo alabastrino (Museo Archeologico di Firenze, depositi di Villa Corsini).
54. O. A. Danielsson, Annius von Viterbo über die Gründungsgeschichte Roms, in Corolla Archaeologica.Prin-
cipi hereditario regni Sueciae Gustavo Adolpho dedicata, Lund 1932, fig. 2.
55. Sarcofaghi da Cipollara, tomba scavata nel 1694, da F. Bussi, Monumenta xxi.
56. Roma, l’obelisco di Piazza della Minerva, da G. Cipriani, Gli obelischi egizi: politica e cultura nella
Roma barocca, Firenze 1993.
57. Annio da Viterbo, Epigrafi di Cipollara. München, Bayerischen Staatsbibliothek, cod. lat.716, f 83v.
58. Manoscritto di S. Tizio, Historiae senensis, c. 98 (Biblioteca Apostolica Vaticana).
59. Disegno di Mausoleo attribuito a Leonardo da Vinci (Paris, Musée du Louvre, Department de arts
graphiques).
60. Ms. di S. Marmocchini, Dialogo in defensione della lingua toschana (Biblioteca Nazionale di Firenze,
Magliabechiana, classe xxviii, cod. 20, c.).
61. Pianta dell’ipogeo di Montecalvario (Castellina in Chianti), da L. Milani, in Notizie degli Scavi di
Antichità, 1905.
62. Iscrizioni su urne da Monterongriffoli, collezione Borghesi (London, British Library: ms. Sloane
3524, c. 65).

Fabrizio Nevola
Strategie abitative dell’élite senese tra ‘400 e ‘500: politica, alleanze ed architettura

63. Dettaglio da Francesco Vanni, Sena Vetus Civitas Virginis (xilografia, Siena 1599), mostrante piazza
Postierla, via del Capitano e piazza Duomo. Biblioteca Comunale di Siena (Foto: Lensini/BCS).
64. Palazzo di Pandolfo Petrucci, detto ‘del Magnifico’ (Foto: Nevola).
65. Palazzo Borghesi alla Postierla (Foto: Nevola).
66. Dettaglio da Francesco Vanni, Sena Vetus Civitas Virginis (xilografia, Siena 1599), mostrante la piaz-
za del Campo e via del Casato. Biblioteca Comunale di Siena (Foto: Lensini/BCS).
67. Palazzo di Sigismondo di Mariano Chigi in via del Casato (Foto: Nevola).
68. Portale del Palazzo di Sigismondo di Mariano Chigi in via del Casato (Foto: Nevola).

Matthias Quast
I palazzi del Cinquecento a Siena: il linguaggio delle facciate nel contesto storico-politico

69. Palazzo Borghesi, particolare del secondo piano superiore (Foto: Quast)
70. Palazzo Del Taia (Foto: Quast).
71. Palazzo Venturi, particolare (Foto: Quast).
72. Palazzo Bargagli in via dei Termini (Foto: Quast).
73. Palazzo Bandini Piccolomini Naldi (Foto: Quast).
74. Palazzo Griffoli Bandinelli in Pantaneto (Foto: Quast).
75. Palazzo Giglioli Bulla (Foto: Quast).
76. Palazzo Bichi, facciata laterale in via dei Rossi, finestra a croce (Foto: Quast).
77. Palazzo Vescovi (Foto: Quast).
78. Palazzo Palmieri (Foto: Quast).
79. Casa di Domenico Beccafumi (Foto: Quast).
80. Palazzetto in via di Stalloreggi, 54 (Foto: Quast).
81. Palazzo Chigi alla Postierla, facciata principale (Foto: Quast).
82. Palazzo Zondadari Ceccuzzi, particolare (Foto: Quast).

10
A000 prime pagine.qxd 29/09/2008 20.21 Pagina 11

elenco delle illustrazioni

83. Palazzo Pecci in via di Città (Foto: Quast).


84. Palazzetto in via dei Servi (Foto: Quast).

Renata Samperi
Baldassarre Peruzzi e il castello di Belcaro: il progetto e gli interventi

85. Siena, castello di Belcaro. Pianta del piano terra (da L. Pollini, Il castello di Belcaro (Siena), in «Siena
monumentale», ii, 2, 1907, pp. 1-49).
86. Siena, castello di Belcaro. Pianta del piano nobile (da L. Pollini, Il castello di Belcaro…, cit.).
87. Siena, castello di Belcaro. Veduta dal camminamento, sul lato del giardino (Foto: Samperi).
88. Baldassarre Peruzzi, progetto per il castello di Belcaro (Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi,
346 Ar).
89. Siena, castello di Belcaro. Veduta del cortile verso il giardino (Foto: Samperi).
90. Siena, castello di Belcaro. Veduta della facciata del palazzo, prima dei lavori di restauro (Foto:
Samperi).
91. Siena, castello di Belcaro. Particolare del cornicione del palazzo, durante i lavori di restauro (Foto:
Samperi).
92. Siena, castello di Belcaro. Particolare del cornicione del palazzo, prima dei lavori di restauro
(Foto: Samperi).
93. Siena, palazzo Piccolomini Bellanti. Veduta dell’esterno (Foto: Samperi).
94. Siena, castello di Belcaro. Veduta del muro di separazione tra cortile e giardino (Foto: Samperi).
95. Siena, castello di Belcaro. Particolare dell’attacco tra la facciata del palazzo e il muro di separazio-
ne tra cortile e giardino (Foto: Samperi).
96. Siena, castello di Belcaro. Muro di separazione tra cortile e giardino (rilievo di Renata Samperi).
97. Siena, castello di Belcaro. Veduta della cappella e della loggia (Foto: Samperi).
98. Siena, castello di Belcaro. Veduta dell’interno della cappella (Foto: Samperi).
99. Siena, castello di Belcaro. Veduta dell’interno della loggia (Foto: Samperi).

Giulia Ceriani Sebregondi


Bernardino Francesconi e la sua nuova domus: committenza senese per Baldassarre Peruzzi

100. Palazzo Francesconi, Siena: prospetto sud (Foto: Ceriani Sebregondi).


101. Pianta della città di Siena con la localizzazione e l’epoca di costruzione dei principali palazzi fami-
liari. In evidenza la casa di famiglia dei Francesconi nel Terzo di Città, compagnia di Porta Salaia,
e la nuova domus di Bernardino nel Terzo di Camollia, compagnia di S. Andrea (grafico Ceriani
Sebregondi).
102. Schema del contesto urbano, delle nuove fondazioni e delle preesistenze di palazzo Francesconi
dalle indicazioni che emergono dai documenti d’acquisto del 1519-20 (grafico Ceriani Sebregondi).
103. Medaglia di fondazione di palazzo Francesconi, dritto. Siena, Museo Civico di Palazzo Pubblico,
cat. 1072, diametro 46 mm (Foto: Ceriani Sebregondi).
104. Medaglia di fondazione di palazzo Francesconi, rovescio. Siena, Museo Civico di Palazzo Pubblico,
cat. 1072, diametro 46 mm. (Foto: Ceriani Sebregondi).
105. Palazzo Francesconi, Siena: dettaglio della volta a grottesche attribuita a Bartolomeo di David. Nel-
l’iscrizione si legge: «ber(n)ar. / fran. / md / xx / vii.» (Foto: Ceriani Sebregondi).
106. Palazzo Piccolomini Tedeschini, Siena: dettaglio dell’ultimo livello e della cornice terminale (Foto:
Ceriani Sebregondi).
107. Palazzo Francesconi, Siena: dettaglio dell’ultimo livello e della cornice terminale del prospetto sud
(Foto: Ceriani Sebregondi).
108. Ipotesi di ricostruzione della pianta del piano terra nella seconda metà del xvi secolo (grafico
Ceriani Sebregondi).
109. Palazzo Francesconi, Siena: ordine del piano terra del prospetto ovest del cortile (Foto: Ceriani
Sebregondi).
110. Villa Chigi alla Lungara, detta Farnesina: dettaglio del piano terra (da Ch. L. Frommel, Die Farne-
sina und Peruzzis architektonisches Fruehwerk, Berlin 1961).
111. Palazzo Massimo alle Colonne, Roma: prospetto (Foto: Ceriani Sebregondi).

11
A000 prime pagine.qxd 29/09/2008 20.21 Pagina 12

elenco delle illustrazioni

112. Palazzo Vescovi, Siena: prospetto (Foto: Ceriani Sebregondi).


113. Palazzo Francesconi, Siena: finestra del piano nobile del prospetto sud (Foto: Ceriani Sebregondi).
114. Palazzo Francesconi, Siena: ordine del piano nobile del prospetto sud del cortile (Foto: Ceriani
Sebregondi).

Maurizio Ricci
Architettura all’antica a Siena negli ultimi anni della repubblica: Bartolomeo Neroni detto il Riccio

115. Siena, planimetria con la pianta del piano nobile di palazzo Guglielmi, scala originale 1:500 (Dis.
di M. Ricci su cartografia del Comune di Siena).
116. Siena, Palazzo Guglielmi, facciata sul Casato di Sopra (Foto: Ricci).
117. Siena, Palazzo Guglielmi, facciata su via di Sant’Agata (Foto: Ricci).
118. Siena, Palazzo Guglielmi, facciata sul Casato di Sopra, finestre del piano nobile (Foto: Quast).
119. Siena, Palazzo Guglielmi, facciata su via di Sant’Agata, particolare di uno degli avancorpi (Foto: Ricci).
120. Roma, Palazzo Adimari Salviati, avancorpo (da aa. vv., Giulio Romano, Milano 1989, p. 110).
121. Siena, Palazzo Tantucci, pianta del piano terra (da La sede storica del Monte dei Paschi di Siena. Vicen-
de costruttive e opere d’arte, a cura di F. Gurrieri, Firenze 1988).
122. Siena, Palazzo Tantucci, facciata su via dei Montanini (Foto: Quast).
123. Biblioteca Estense di Modena, Cod. gamma Z 2.2, f. 125r. Giovanni Antonio Dosio (?), particola-
re della facciata di palazzo Tantucci.
124. Franz Rust, Veduta di Palazzo Tantucci e Palazzo Spannocchi, incisione (da G. Faluschi, Breve relazione
delle cose notabili della città di Siena, ivi 1784, tav. ix, p. 174).
125. Archivio di Stato di Siena, Regie Fabbriche 291, fasc. xiv. Pianta parziale del piano terreno della R.
Dogana con il progetto del nuovo portico, 1861 (da La sede storica del Monte dei Paschi di Siena, cit.).
126. Siena, Palazzo Tantucci, facciata su piazza Salimbeni (da La sede storica del Monte dei Paschi di Siena, cit.).
127. Siena, Palazzo Tantucci, facciata su piazza Salimbeni, particolare con le finestre (da La sede storica
del Monte dei Paschi di Siena, cit.).
128. Siena, Palazzo Tantucci, portale (Foto: Ricci).
129. Firenze, Uffizi, Gabinetto Disegni e Stampe, 1518 A. Antonio da Sangallo il Giovane, prospetto del
criptoportico di Villa Madama, particolare (da G. Dewez, La Villa Madama. Memoria sul progetto di
Raffaello, Roma 1990, fig. 13).
130. Windsor Castle, inv. 10484. Giovanni Antonio Dosio, alzato del portale di Vigna Alberini a Roma
di Giulio Romano (da aa. vv., Giulio Romano, cit., p. 299).

Marco Ciampolini
Due episodi della decorazione a grottesca nella Siena di primo Cinquecento
e un esempio di valorizzazione e recupero dell’arte rinascimentale a metà Ottocento

131. Armadio con sportelli dipinti da Bartolomeo di David (Firenze, Museo Nazionale di Palazzo Davanzati).
132. Armadio con sportelli dipinti da Bartolomeo di David, particolare della decorazione a grottesche
con lo stemma della famiglia Verdelli (Firenze, Museo Nazionale di Palazzo Davanzati).
133. Armadio con sportelli dipinti da Bartolomeo di David, particolare della decorazione a grottesche
(Firenze, Museo Nazionale di Palazzo Davanzati).
134. Bartolomeo di David, volta decorata a grottesche, particolare (Siena, Palazzo Francesconi).
135. Armadio con sportelli dipinti da Bartolomeo di David, particolare della decorazione a grottesche
(Firenze, Museo Nazionale di Palazzo Davanzati).
136. Bartolomeo di David, volta decorata a grottesche, particolare (Siena, Palazzo Francesconi).
137. Schienale di coro, retro (Siena, Santa Marta).
138. Bottega di Domenico Beccafumi, frammenti con decorazione a grottesche (Siena, Santa Marta).
139. Bottega di Domenico Beccafumi, frammenti con angeli sorreggenti gli stemmi Palmieri e De Gra-
matica (Siena, Santa Marta).
140. Girolamo di Benvenuto, Santa Caterina da Siena riceve le stimmate, tempera su tavola entro Taberna-
colo in noce intagliato di Pietro Giusti (Siena, Istituto San Vincenzo de’ Paoli).
141. Girolamo di Benvenuto, Santa Caterina da Siena riceve le stimmate, tempera su tavola (Siena, Istituto
San Vincenzo de’ Paoli).

12
A000 prime pagine.qxd 29/09/2008 20.21 Pagina 13

elenco delle illustrazioni

Mario Luccarelli
La maiolica a Siena nel Rinascimento

142. Dettaglio del Pavimento della Cappella Docci. Siena, S. Francesco (oggi murato nel chiostro d’ac-
cesso alla chiesa).
143. Pietro e Niccolò Mazzaburroni, Pavimento per la Cappella Bichi. Siena S. Agostino.
144. Manifattura senese fine XV secolo, Piatto con Corteo. Faenza, Museo Internazionale delle Ceramiche.
145. Manifattura senese fine XV secolo, Boccale. Collezione privata.
146. Manifattura senese fine XV secolo, Piattello con stemma Tantucci. Collezione privata.
147. Manifattura senese inizi XVI secolo, Pavimento dell’Oratorio di Santa Caterina, 150.
148. Manifattura senese inizi XVI secolo, Pavimento della Torre nel palazzo del Magnifico Petrucci,
1509. Londra, Victoria and Albert Museum.
149. Manifattura senese inizi XVI secolo (già attribuito a Girolamo Genga), Piatto con raffigurazione
di Pan e i pastori. Londra, British Museum.
150. Manifattura senese inizi XVI secolo, Piatto con raffigurazione del Ratto di Proserpina, datato 1524.
Collezione privata.
151. Artista senese inizi XVI secolo, Libreria Piccolomini (dettaglio della decorazione a grottesche della
volta).
152. Manifattura senese inizi XVI secolo, Albarello. Sèvres, Musée national de céramique.
153. Mastro Benedetto di Giorgio da Faenza, Piatto con la raffigurazione di San Girolamo nel deserto.
Londra, Victoria and Albert Museum.

Bernardina Sani
Un episodio di mecenatismo a Siena tra la fine della repubblica e il principato mediceo:
Marcello e Ippolito Agostini, marchesi di Caldana

154. Siena, Via dei Pellegrini, Palazzo Venturi, poi Agostini, oggi Casini Casuccini (Foto: Bagnoli)
155. Domenico Beccafumi, Volta affrescata, Siena, Palazzo Venturi, poi Agostini, oggi Casini Casuccini
(Foto: Lensini).
156. Scultore sconosciuto del Cinquecento, Fregio, Siena, Palazzo Venturi, poi Agostini, oggi Casini
Casuccini (Foto Artistica, Siena).
157. Cristoforo Roncalli e Prospero Antichi, detto il Bresciano, Decorazione della “camera della Musi-
ca”, Siena, Palazzo Venturi, poi Agostini, oggi Casini Casuccini (Foto Artistica, Siena).
158. Marco Pino (?), Camera dipinta nello scudo della volta, Siena, Palazzo Venturi, poi Agostini, oggi
Casini Casuccini (Foto Artistica, Siena).
159. Marco Pino (?), Camera dipinta nello scudo della volta, particolare, Siena, Palazzo Venturi, poi
Agostini, oggi Casini Casuccini (Foto Artistica, Siena).
160. Marco Pino (?), Studio di Battaglia, Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, S. ii. 2, c. 12r.
164. Prospero Antichi detto il Bresciano, Stucchi della Camera della Musica, particolare, Siena, Palaz-
zo Venturi, poi Agostini, oggi Casini Casuccini (Foto Artistica, Siena).
162. Alessandro Casolani, Testa negroide, Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, S. iv. 13, c. 76v.

Elda Costa e Laura Ponticelli


Novità iconografiche nella lettura degli affreschi del Pellegrinaio

163. Agostino di Marsiglio, Personaggi dell’Antico Testamento e santi, 1439-1440, Siena, Spedale di S. Maria
della Scala, Sala del Pellegrinaio, soffitto, particolare della quinta campata.
164. Lorenzo di Pietro Vecchietta, La storia di Sorore, 1441, Siena, Spedale di S. Maria della Scala, Sala
del Pellegrinaio.
165. Lorenzo di Pietro Vecchietta, La storia di Sorore (particolare), 1441, Siena, Spedale di S. Maria della
Scala, Sala del Pellegrinaio.
166. Anonimo scultore senese, Lastra figurata del canonico Francesco Tolomei, 1459, Siena, Duomo, tran-
setto destro.
167. Anonimo scultore senese, Lastra figurata del canonico Vivo del Viva, 1468, Siena, Duomo, transetto
sinistro.

13
A000 prime pagine.qxd 29/09/2008 20.21 Pagina 14

elenco delle illustrazioni

168. Lorenzo di Pietro Vecchietta, La storia di Sorore (particolare), 1441, Siena, Spedale di S. Maria della
Scala, Sala del Pellegrinaio.
169. Domenico di Bartolo, L’ampliamento dello Spedale, 1443, Siena, Spedale di S. Maria della Scala, Sala
del Pellegrinaio.
170. Domenico di Bartolo, L’ampliamento dello Spedale (particolare), 1443, Siena, Spedale di S. Maria
della Scala, Sala del Pellegrinaio.

Trinita Kennedy
Religious Architecture in Renaissance Siena: the Building of Santa Maria degli Angeli in Valli

171. Façade Elevation, Longitudinal Section, and Floor Plan of Santa Maria degli Angeli in Valli, Siena
(after P. Laspeyres, Die Kirchen der Renaissance in Mittelitalien, Berlin, W. Spemann, 1882, plate xxvi).
172. Façade of Santa Maria degli Angeli (Photo: Nevola).
173. The Cupola of Santa Maria degli Angeli in Valli, Siena (after R. Papini, Francesco di Giorgio architet-
to, Florence, Electa, 1946, vol. ii, plate 90).
174. Andrea di Niccolò, frescoes on the interior of the dome of Santa Maria degli Angeli (Photo: Ken-
nedy).
175. View of Siena from the South by F. B. Werner (detail), 1730 (after L. Bortolotti, Siena, Bari, Later-
za, 1983, pp. 136-137, fig. 113).
176. Longitudinal Section, Façade Elevation, and Floor Plans of both stories of Santa Maria in Portico
in Fontegiusta, Siena (after P. Laspeyres, Die Kirchen der Renaissance in Mittelitalien, Berlin, W. Spe-
mann, 1882, plate xxviii).
177. Interior view of Santa Maria in Portico a Fonteguista with inscription in the vaults, «Opus fecit
Magister Franciscus Cristophori de Fidelibus de Como, mcccclxxxii» (Photo: Art Resource).
178. Longitudinal Elevation and Section of the Osservanza (after P. Laspeyres, Die Kirchen der Renaissan-
ce in Mittelitalien, Berlin, W. Spemann, 1882, plate xxvii).
179. Late Nineteenth-Century View of the Church and Convent of the Osservanza Outside Siena
(Photo: Brogi / Art Resource, NY)
180. Longitudinal Elevation of San Bernardino near Urbino (after R. Papini, Francesco di Giorgio archi-
tetto, Florence, Electa, 1946, vol. iii, Plate xii).

Timothy B. Smith
Siena, the Holy Land and the Chapel of Saint John the Baptist

181. Bartolo di Fredi, Adoration of the Magi, 1335-38, Pinacoteca Nazionale, Siena (Photo: Scala / Art
Resource, NY).
182. Chapel of Saint John the Baptist, c. 1482-1504, Siena Cathedral (Photo: Scala / Art Resource, NY).
183. Right Arm and Hand of John the Baptist Presented to the Knights of Rhodes, G. Caoursin, Obsidionis Rho-
diae urbis descriptio, Ulm, 1496, 46v. (Photo: Courtesy of the Newberry Library).
184. Siege of Antioch, 1597, Sala del Consiglio, Palazzo Pubblico, Siena (Photo: Scala / Art Resource, NY.
185. Matteo di Giovanni, Massacre of the Innocents, 1481, Siena Cathedral (Photo: Scala / Art Resource, NY).
186. Arculph Plan of the Holy Sepulcher, c. 670, Grundriss der Grabeskirche in Jerusalem, f. 4 (Photo:
Österreichische Nationalbibliothek, Wien).
187. Pinturicchio, Alberto Aringhieri, 1503-04, Chapel of the Baptist, Siena Cathedral (Photo: Scala / Art
Resource, NY).
188. Donatello, Saint John the Baptist, 1457, Chapel of the Baptist, Siena Cathedral (Photo: Scala / Art
Resource, NY).
189. Pinturicchio, Young Knight, 1503-04, Chapel of the Baptist, Siena Cathedral (Photo: Scala / Art
Resource, NY.
190. Apparition of the Baptist and Virgin During the Siege of Rhodes, G. Caoursin, Obsidionis Rhodiae urbis
descriptio, Ulm: 1496, 11v (Photo: Courtesy of the Newberry Library).

14
A000 prime pagine.qxd 29/09/2008 20.21 Pagina 15

elenco delle illustrazioni

Gail Aronow
Towards a Biography of Alberto Aringhieri, Operaio del Duomo di Siena

191. Pinturicchio, Alberto Aringhieri Knight of Rhodes, Chapel of San Giovanni Battista, Cathedral, Siena
(Photo: Lensini).
192. Pinturicchio, Luzio Aringhieri (?) Knight of Rhodes, Chapel of San Giovanni Battista, Cathedral, Siena
(Photo: Lensini).
193. Pinturicchio, Aeneas Sylvius presenting Eleonora of Aragon to Frederick III, Piccolomini Library, Cathe-
dral, Siena (Photo: Lensini).
194. Inscription beneath the Massacre of the Innocents, Pavement, Cathedral, Siena (Photo: Lensini).
195. Composite tomb of Niccolò Aringhieri and Guglielmo di Ciliano from San Domenico, entrance
court of University, Siena (Photo: Aronow).
196. Relief with Aringhieri arms, 89 via dei Termini, Siena (Photo: Aronow).
197. AOMS 450, Entrata e Uscita, cover inscribed «al tempo del nuovo reggimento» (Photo: Aro-
now).
198. Maiolica Pavement with Piccolomini arms, Reliquary chamber, Chapel of San Giovanni Battista,
Cathedral, Siena (Photo: Lensini).

Tom Henry
«Magister Lucas de Cortona, famosissimus pictor in tota Italia…
Fecisse etiam multas pulcherrimas picturas in diversis civitatibus et presertim Senis»

199. Luca Signorelli & Francesco di Giorgio, Reconstruction of the Bichi Altarpiece (published by Max
Siedel, 1984).
200. Luca Signorelli, Saints Eustochium, Mary Magdalen, Jerome (oil on panel, Staatliche Museen, Berlin
no. 79).
201. Luca Signorelli, Saints Augustine, Catherine of Alexandria and Anthony of Padua (oil on panel, Staatli-
che Museen, Berlin no. 79).
202. Luca Signorelli, Christ in the House of Simon the Pharisee (oil on panel, National Gallery of Ireland,
Dublin, no. 266).
203. Luca Signorelli, Lamentation over the Dead Christ (oil on panel, Stirling-Maxwell collection, Pollok
House, Glasgow, PC 25).
204. Luca Signorelli, Martyrdom of Saint Catherine of Alexandria (oil on panel, Sterling and Francine Clark
Art Institute, Williamstown, Massachusetts, Inv. no. 952).
205. Luca Signorelli, Two Nude Youths (oil on panel, Toledo Museum of Art, Toledo, Ohio, Acc. no.
55.222 A).
206. Luca Signorelli, Man, Woman and Child (oil on panel, Toledo Museum of Art, Toledo, Ohio, Acc.
No. 55.222 B).
207. Luca Signorelli, Tiburtine Sibyl, fresco, Bichi chapel, Sant’ Agostino, Siena (Foto: Lensini)
208. Luca Signorelli, Eritraean Sibyl, fresco, Bichi chapel, Sant’ Agostino, Siena (Foto: Lensini)
209. Francesco di Giorgio, Angel, bronze, Duomo, Siena (Foto: Lensini).
210. Luca Signorelli, Annunciation (oil on panel, Pinacoteca Civica, Volterra).
211. Master of the Patient Griselda, Artemesia (oil on panel, Museo Poldi Pezzoli, Milan, 1126/473)
212. Luca Signorelli, How Saint Benedict knew that two monks had eaten outside the Monastery, fresco, Mon-
teoliveto Maggiore, Siena (Foto: Lensini).
213. Luca Signorelli, How Saint Benedict reproved Fra Valerian’s brother for breaking his fast, fresco, Monteo-
liveto Maggiore, Siena (Foto: Lensini).
214. Letter from Signorelli to Corrado Tarlatini (recto) (paper, Pierpont Morgan Library, New York).

Machtelt Israëls
Al cospetto della città. Sodoma a Porta Pispini e la tradizione pittorica
delle porte urbiche di Siena

215. La Vergine protegge Siena, 1502, xilografia, 12,5 x 17,7 cm, da Lancillotto Politi, La sconficta di Monte
Aperto, Siena 1502 (Foto: Lensini).

15
A000 prime pagine.qxd 29/09/2008 20.21 Pagina 16

elenco delle illustrazioni

216. Lippo Vanni, San Paolo, parte della Battaglia di Val di Chiana, 1363, affresco, 3,50 x 1,80 cm, Sala
del Mappamondo, Palazzo Pubblico, Siena (Foto: Lensini).
217. Maestro Duccesco, Madonna del Laterino o Madonna delle Due Porte di Fuori, inizi del ‘300, affresco,
140 x 100 cm, lato esteriore delle Due Porte, Siena (Foto: Leoncini).
218. Porta Pispini, Siena, circa 1328.
219. Giovanni di Lorenzo, L’Immacolata protegge Siena durante la battaglia di Camollìa, 1528, tempera su
tavola, 239,5 x 174 cm, chiesa di San Martino, Siena (Foto: Lensini).
220. Johann Anton Ramboux, disegno della Madonna della Cappella di Piazza del Sodoma, 1832-1842,
matita su carta, Sammlung von Umrissen und Durchzeichnungen, vol. x, p. 16, Städelsches Kun-
stinstitut, Frankfurt (Foto: Ursula Edelmann).
221. Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Natività di Cristo, affresco staccato, circa 580 x 540 cm,
profondità del sottarco circa 185 cm, controfacciata, San Francesco, Siena, originariamente Porta
Pispini, Siena (Foto: Lensini).
222. Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Natività di Cristo, affresco, Porta Pispini, Siena (Foto: Ali-
nari, intorno al 1900).
223. Johann Anton Ramboux, disegno dell’affresco della Natività di Cristo del Sodoma su Porta Pispini,
1832-1842, matita su carta, Sammlung von Umrissen und Durchzeichnungen, vol. x, p. 16, Städel-
sches Kunstinstitut, Frankfurt (Foto: Ursula Edelmann).
224. Domenico Beccafumi, Natività di Cristo, 1523?, olio su tavola, 390 x 235 cm, chiesa di San Marti-
no, Siena (Foto: Lensini).

Philippa Jackson
The Cult of the Magdalen:
Politics and Patronage under the Petrucci

225. Già attribuita a Guidoccio Cozzarelli, Biccherna, 1488, raffigurante Il ritorno dei noveschi. London,
The British Library, H. Davis Gift.
226. Artista della fine del XV secolo, Concistoro, 1497, raffigurante La Maddalena e la Lupa senese. Siena,
Archivio di Stato.

Diana Norman
The Chapel of Saint Catherine in San Domenico.
A Study of Cultural Relations between Renaissance Siena and Rome

227. Sodoma, The Swooning of Saint Catherine of Siena, c. 1526-1536, fresco. Siena, San Domenico, Cha-
pel of Saint Catherine of Siena (Photo: Kunsthistorisches Institut Florenz).
228. Sodoma, The Execution of Niccolò di Tuldo, detail, c. 1526-1536, fresco. Siena, San Domenico, Cha-
pel of Saint Catherine of Siena (Photo: Kunsthistorisches Institut Florenz).
229. Sodoma, The Marriage of Alexander and Roxane, c. 1516-1518, fresco. Rome, Villa Farnesina (Photo:
Istituto centrale per il catalogo e la documentazione, Roma).
230. Rome, Santa Maria sopra Minerva, Carafa Chapel (Photo: Istituto centrale per il catalogo e la
documentazione, Roma).
231. Rome, Santa Maria sopra Minerva, detail of south west corner of Carafa Chapel (Photo: Istituto
centrale per il catalogo e la documentazione, Roma).
232. Filippino Lippi, The Miraculous Vision of Saint Thomas Aquinas, detail, c. 1488-1493, fresco. Rome,
Santa Maria sopra Minerva, Carafa Chapel (Photo: Istituto centrale per il catalogo e la documen-
tazione, Roma).
233. Seated Boy with Serpent (The Infant Hercules?), Roman statue after Hellenistic type of 3rd cen-
tury BCE, marble. Rome, Musei Vaticani, Galleria dei Candelabri, (Photo: Musei Vaticani, Città del
Vaticano).
234. Siena, San Domenico, Chapel of Saint Catherine of Siena, altar, reliquary tabernacle and altar wall
(Photo: Kunsthistorisches Institut Florenz).
235. Plan of Santa Maria sopra Minerva with the Carafa Chapel (no. 8) and the Capranica Chapel (no.
10). (Photo: reproduced from R. Beny and P. Gunn, The Churches of Rome, London, Weidenfeld and
Nicolson, 1981, p. 150).

16
A000 prime pagine.qxd 29/09/2008 20.21 Pagina 17

elenco delle illustrazioni

236. Reliquary Tomb of Saint Catherine of Siena, c. 1430, 1464-1471, marble. Rome, Santa Maria sopra
Minerva, below high altar (Photo: Carol Richardson).

Wolfgang Loseries
Un Theatrum sacrum del Sodoma: la cappella di Santa Caterina

237. Il Sodoma, Lo svenimento di santa Caterina da Siena, 1526, affresco, Siena, San Domenico, Cappella
di santa Caterina.
238. Il Sodoma, La decapitazione di Niccolò di Tuldo, 1526, affresco, Siena, San Domenico, Cappella di
santa Caterina.
239. La decapitazione di Niccolò di Tuldo (fig. 2), particolare con la chiesa di Santa Maria dei Servi a Siena
240. La chiesa di Santa Maria dei Servi a Siena prima dei restauri del 1926/27.
241. Francesco Vanni, Pianta della città di Siena, incisione su rame, circa 1597, particolare con la Val di
Montone e le chiese di Santa Maria dei Servi e Sant’Agostino.
242. La decapitazione di Niccolò di Tuldo (fig. 2), particolare con la chiesa di Sant’Agostino a Siena
243. La chiesa di Sant’Agostino a Siena.
244. Veduta della Val di Montone di Siena con le chiese di Santa Maria dei Servi e Sant’Agostino.
245. Il Sodoma, San Benedetto accoglie Mauro e Placido, 1505-1508, affresco, Monteoliveto Maggiore.
246. Pinturicchio, La Vita di Papa Pio II Enea Silvio Piccolomini, 1503-1508, ciclo di affreschi, Siena,
Duomo, Libreria Piccolomini.
247. Baldassarre Peruzzi, Decorazione illusionistica del Salone delle Prospettive, 1518/19, affreschi, Roma,
Villa Farnesina.
248. Il Sodoma, Le Nozze di Alessandro e Rossane (particolare), 1518/19, affresco, Roma, Villa Farnesina.
249. Artista Ferrarese (?), Prospettiva teatrale, 1520, tempera su tavola, Firenze, Collezione Strozzi.
250. Sebastiano Serlio, Prospettiva teatrale per la Scena Comica, silografia, in: Secondo libro di prospettiva,
Venezia 1619, fol. 26v.
251. Domenico Beccafumi, Prospettiva teatrale con la veduta di Pisa, circa 1540, penna acquerellata, già
Firenze, Collezione Sir John Pope-Henessy.
252. Girolamo Bolsi da Bartolomeo Neroni detto Il Riccio, Prospettiva teatrale con la veduta della Via del
Capitano in Siena per la commedia “L’Ortensio” di Alessandro Piccolomini, circa 1589, chiaroscuro.
253. Frontespizio della Sacra Rappresentazione Lauda in Decollatione S[ancti] Joh[annis] Baptiste, silografia
254. La decapitazione di Niccolò di Tuldo (fig. 2), particolare.
255. Perin del Vaga (da un disegno di Raffaello)?, Alessandro che fa deporre nella tomba di Achille i poemi
omerici, Roma, Palazzo del Vaticano, Stanza della Segnatura.
256. Albrecht Dürer, Martirio di Santa Caterina d’Alessandria, circa 1498, silografia.
257. Il Sodoma, Madonna col Bambino, tavola dipinta del cataletto della Compagnia di San Giovanni Bat-
tista della Morte, 1526, Siena, Museo dell’Opera della Metropolitana.

Francesco Benelli
Ipotesi sulla formazione di Francesco di Giorgio Martini come architetto e teorico militare

258. Francesco di Giorgio Martini, Taccuino Vaticano, Vat. Urb. Lat. 1757, f. 3v. (Biblioteca Apostolica
Vaticana).
259. Francesco di Giorgio Martini, Taccuino Vaticano, Vat. Urb. Lat. 1757, f. 60v. (Biblioteca Apostolica
Vaticana).
260. Francesco di Giorgio Martini, Taccuino Vaticano, Vat. Urb. Lat. 1757, f. 72v. (Biblioteca Apostolica
Vaticana).
261. Francesco di Giorgio Martini, Taccuino Vaticano, Vat. Urb. Lat. 1757, f. 73r. (Biblioteca Apostolica
Vaticana).
262. Francesco di Giorgio Martini, Taccuino Vaticano, Vat. Urb. Lat. 1757, f. 170v. (Biblioteca Apostoli-
ca Vaticana).
263. Volterra, veduta della rocca. In evidenza il puntone ed una torre angolare. (Foto: Benelli).
264. Volterra, veduta della rocca. Mura e torri angolari. (Foto: Benelli).

17
A000 prime pagine.qxd 29/09/2008 20.21 Pagina 18

elenco delle illustrazioni

Simon Pepper
The Siege of Siena in its international Context

265. Siena’s fortifications in the mid-sixteenth century. The plan shows an outline of the walls with the
fortifications pre-1550 (thin line); the fortifications of 1550-55 (thick line); works not completed
during 1550-55 (broken line). The numbers on the plan refer to the significant locations around
the walls: 1,2,3: Forts built at Camollia during spring of 1553. 4: Curtain wall linking the Camol-
lia forts to the citadel, begun in the summer of 1553 but incomplete at the time of the siege. 5:
Torrione Dipinto (medieval tower gate and barbican). 6: Torrazzo di Mezzo (medieval tower gate
and barbican). 7, 8: Batteries constructed in spring 1554. 9-16: Earthworks built 1553-4 in form
indicated on contemporary plan attributed to Giovanni Battista Belluzzi.
266. Siena and its Environs During the Siege. Squares mark the fortified positions on the approaches
(in many cases held initially by the defenders, but progressively captured and occupied by the
Imperialists as the blockade tightened). Note the Ravacciano position to the northeast of Siena,
which was the site of the failed Imperial bombardment of January 1555.
267. The Siege of Mirandola, 1552, from Maggi and Castriotto, Della fortificatione (1564) showing the
use of isolated forts in the tagliata, the area of cleared ground where the stumps of cut-down trees
are shown sprouting shoots.
268. The Capture of Port’Ercole. Drawing based on Vasari’s fresco in the Salone dei Cinquecento,
Palazzo Vecchio, Florence. The line drawing simplifies the fresco so that we may pick out the major
elements of the defence system. A: The sandy spit joining the Monte Argentario to the mainland.
B: First Imperial camp at Pertuso. C: Peiro Strozzi’s escape by sea. D: The Rocca of Port’Ercole. E:
Harbour of Port’Ercole, showing westward extension of waterline. F: Fort Galera (now site of Fort
Filippo). G: Fort Guaspartino. H: Fort Erculetto, surrounded by small boats from night attack. J:
Fort Sant’Elmo. K: Fort Avvoltoio. L: Fort Stronco. M: Imperial batteries engaging the Stronco. N:
Second Imperial Camp.

Raffaello Vergani
Miniere e minerali nella Pirotechnia di Biringuccio: natura, ricerca, sfruttamento

269. Frontespizio da V. Biringuccio, De la Pirotechnia libri X, Venetia, Venturino Roffinello, 1540.


270. L’officina del fabbro e, a destra, ingresso di miniera (Biringuccio, De la Pirotechnia libri, cit., f. iiir).
271. Strumenti di scavo e di trasporto del minerale (Biringuccio, De la Pirotechnia libri, cit., f. vv).

William F. Prizer
Siena and Northern Italy: the Secular Music of the Republic in the Early Sixteenth Century

272. P. Sambonetto, Canzone, sonetti, strambotti et frottole, libro primo, Colophon.


273. P. Sambonetto, Canzone, sonetti, strambotti et frottole, libro primo, fol. 46v.
274. P. Sambonetto, Canzone, sonetti, strambotti et frottole, libro primo, title page.
275. Canzoni nove con alcune scelte de varii libri di canto (Rome: Andrea Antico, 1510), title page.

18
A000 prime pagine.qxd 29/09/2008 20.21 Pagina 19

AVVERTENZA

Questo volume raccoglie le relazioni che affrontano le tematiche storico-culturali


(arte, architettura, musica) presentate nell’ambito dei due convegni internazionali
svoltisi a Siena nel mese di settembre del 2003 e del 2004, dal titolo Siena nel Rinasci-
mento: l’ultimo secolo della repubblica. Questo volume quindi affianca quello precedente-
mente uscito per i tipi dell’Accademia degli Intronati, a cura di Mario Ascheri e Fabri-
zio Nevola, L’ultimo secolo della Repubblica di Siena. Politica e istituzioni, economia e società,
che invece riuniva i contributi di taglio politico-istituzionale e socio-economico. In tal
modo, la vasta mole di lavori svolti si ricongiunge, offrendo al lettore attento una
panoramica interdisciplinare sullo stato della ricerca sulla città di Siena fra Quattro e
Cinquecento1. Infatti, i due convegni hanno riunito a Siena storici di questa città pro-
venienti da università e musei nazionali ed internazionali, dimostrando quanto inte-
resse ancora susciti la straordinaria vicenda di Siena in quel periodo. Pertanto il con-
vegno, che è risultato dalla proficua collaborazione fra le università di Siena e Warwick
(uk), e grazie al contributo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, è anche
dimostrazione delle possibilità che lo scambio reciproco fra enti e studiosi locali e
internazionali può apportare all’avanzamento delle nostre conoscenze.
Come Mario Ascheri ha notato nell’introduzione al primo volume di questi Atti,
negli ultimi anni le ricerche sulla storia di Siena nel Rinascimento, vista sotto diversi
profili disciplinari (storico-politico, storico-artistico ed architettonico, storico-lettera-
rio ecc.), sono andate crescendo, sia in ambito nazionale che all’estero2. Si può ben
dire che oramai l’ultimo secolo della Repubblica senese non sia più un periodo
dimenticato3. Monografie ed articoli hanno contribuito ad accrescere la conoscenza
di questa epoca complessa, brillante e di rilievo europeo della storia della città. Fino-
ra è mancata l’occasione di riunire e confrontare i tanti studi svolti per dare un reso-
conto sui risultati raggiunti e proporre nuove possibili direzioni di lavoro. L’obiettivo
dei due volumi di Atti è anche quello di presentare in unica sede i lavori di studiosi
italiani e stranieri per favorire lo scambio di materiale scientifico e di idee, rendendo
così anche conto al pubblico dei risultati scientifici raggiunti e del largo interesse
suscitato dagli argomenti affrontati.

1
Per la fortunata recente vicenda storiografica di Siena “nel Rinascimento”, vedi ora il saggio di E.
Mecacci in «Bullettino Senese di Storia Patria», cxiv, 2007, pp. 337-346.
2
Questa breve nota introduttiva affianca il testo più ampio ed analitico, al quale rimandiamo il lettore:
M. Ascheri, ‘Una introduzione verso una nuova storia del rinascimento a Siena’, in L’ultimo secolo della
Repubblica di Siena. Politica e istituzioni, economia e società, a cura di M Ascheri e F. Nevola, Siena (Accademia
Senese degli Intronati), 2007, pp. 1-18.
3
Per la recente fortuna di questo tema anche all’estero, vedi la mostra tenutasi alla National Gallery di
Londra con relativo catalogo, Renaissance Siena: Art for a City, L. Syson, A. Angelini, P. Jackson, F. Nevola,
National Gallery Publications, London-New Haven 2007.

19
A000 prime pagine.qxd 29/09/2008 20.21 Pagina 20

avvertenza

Il progetto, reso possibile dal fattivo sostegno dell’Accademia degli Intronati di


Siena, del Centro Warburg Italia, dell’Accademia dei Rozzi e della stessa Università
degli Studi di Siena, è frutto di una lunga collaborazione scientifica fra l’Università
di Siena ed il ‘Centre for the Study of Elites and Court Cultures’ della University of
Warwick (uk)4. I primi contatti scientifici siglati fra Michael Mallett e Mario Ascheri
con una giornata di studi alla Certosa di Pontigano nel 1997, si concretizzarono con
la creazione di un comitato scientifico composto da colleghi delle due università nel
2002, i quali curarono il programma dei due convegni. A Siena è doveroso ricorda-
re il lavoro del personale del Centro Convegni, come anche dello staff del Graduate
College di Santa Chiara, dove si sono svolti la maggior parte dei lavori. L’apertura del
convegno del 2004 si è svolta nella stupenda cornice del Palazzo Pubblico, e ringra-
ziamo l’amministrazione comunale per il privilegio concessoci di aver potuto avviare
i nostri lavori in un ambiente tanto ameno, nonché di averci messo a disposizione la
Sala del Mappamondo quale ideale cornice per il concerto di apertura tenuto dal
Gruppo Polifonico Madrigalisti Senesi, che ha per l’occasione offerto un programma
di musica senese rinascimentale. Sempre nel 2004, grazie anche all’aiuto di Ettore
Pellegrini, instancabile promotore di studi senesi, siamo stati ospiti dell’Accademia
dei Rozzi per una sessione dei nostri lavori svoltasi nella Sala degli Specchi, ed un’in-
dimenticabile cena.
All’Arts and Humanities Research Board (ora ahrc, uk), la Banca Monte dei
Paschi di Siena, la Fondazione Monte dei Paschi di Siena, l’Università degli Studi di
Siena va il merito di aver finanziato l’aspetto convegnistico del progetto. La lunga
vicenda che si conclude con la pubblicazione di questi atti invece deve molto all’in-
stancabile lavoro di redazione svolto da Gianni Mazzoni. A Roberto Barzanti invece,
che ha personalmente incoraggiato la pubblicazione di questi Atti, e all’Accademia
degli Intronati che ha li ha accolti nella sua attività editoriale, vanno i nostri partico-
lari ringraziamenti.
Questo volume è dedicato alla memoria del Professor Michael Mallett (1932-
2008), insigne studioso del Rinascimento italiano, che contribuendo all'ideazione di
questo progetto convegnistico volle proporre Siena nel suo più ampio contesto inter-
nazionale ed europeo.

Mario Ascheri, Gianni Mazzoni, Fabrizio Nevola

4
Da annoverare fra gli altri risultati editoriali di questa collaborazione, vedi anche Beyond the Palio:
Urban Ritual in Renaissance Siena, a cura di P. Jackson e F. Nevola, Oxford (Blackwell’s Publishing) 2006,
per il quale il sostegno del Centro Warburg Italia è stato essenziale

20
A000 prime pagine.qxd 29/09/2008 20.21 Pagina 21

CULTURA UMANISTICA A SIENA NEL RINASCIMENTO


A000 prime pagine.qxd 29/09/2008 20.21 Pagina 22
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 37

DA OVIDIO A DOMENICO DA MONTICCHIELLO.


PRESENZA E CONNOTAZIONI PARADIGMATICHE DELLE HEROIDES
NELLA CULTURA DEL RINASCIMENTO

marilena caciorgna

Deh, raguardate al malvagio Parisse


come Oenone sposa,
e poi pensosa la lasciò in tormento!
Nason leggete, che ‘l suo pianto scripse
(Domenico da Prato, Rime 36,23-26)

L
a traduzione delle Heroides di Octavien de Saint-Gelais, dedicata a Carlo viii, è
contenuta in vari manoscritti di scuola francese preziosamente ornati1. In par-
ticolare, un codice della Biblioteca Nazionale di Parigi comprende ventuno
pagine miniate che mostrano, per lo più, l’immagine dell’eroina in atto di scrivere la
lettera al suo amante2. Alcuni fogli, tuttavia, illustrano una serie di episodi tratti dalla
stessa epistola, che incorniciano il riquadro principale. Nella epistula v, Oenone Paridi,
sono tre le scene che contornano la raffigurazione della ninfa Enone, figlia del dio
fluviale Cebrene, amante di Paride prima che l’eroe rapisse Elena (fig. 19). I due si
erano incontrati sul monte Ida, dove Paride era stato abbandonato dalla madre
Ecuba, la quale, poco prima della nascita del figlio, aveva sognato di dare alla luce
una fiaccola che commutava in fiamme la città di Troia. A causa del funesto presagio,
il bambino venne esposto sulle pendici del monte. Dopo essere stato allattato da
un’orsa, fu trovato da un pastore che lo allevò come un figlio3. Il domenicano Remi-
gio Fiorentino, priore del convento di S. Zanipolo a Venezia nel 1566 e nel 1574, che

1
P. Durrieu, J. J. Marquet de Vasselot, Les Manuscrits à Miniatures des Héroïdes d’Ovide traduites par Saint-
Gelais et un grand miniaturiste français du XVI e siècle, «L’Artiste. Revue de l’art contemporain», lxiv, 1894, 1,
pp. 331-47, 433-53 (pubblicato come fascicolo autonomo, Paris, 1894, pp. 1-36). Per un elenco dei testi-
moni del volgarizzamento: R. H. Lucas, Medieval French Translations of the Latin Classics to 1500, «Speculum»,
xlv, 1970, pp. 225-53. Vedi anche M. Zaggia, M. Ceriana, I manoscritti illustrati delle “eroidi” ovidiane volgar-
izzate, Pisa, Scuola Normale Superiore, 1996, p. 6 (con bibliografia). Sulla diffusione, in Francia, delle edi-
zioni in latino delle Heroides, cfr. A. Moss, Ovid in Renaissance France. A Survey of the Latin Editions of Ovid and
Commentaries Printed in France before 1600, London, The Warburg Institute, 1982, pp. 8-16.
2
Parigi, Bibliothèque Nationale de France, Richelieu Manuscrits Français 873, c. 27v.
3
Sul mito di Enone cfr. S. Casali, Enone, Apollo pastore e l’amore immedicabile: giochi ovidiani su di un topos
elegiaco, «md», xxviii, 1992, pp. 85-100.

37
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 38

marilena caciorgna

tradusse, fra gli altri testi classici, le epistole di Ovidio, così riassume il contenuto del-
l’epistola dedicata a Enone:

Dimorando Paride nelle selve della Frigia come pastore, non come figliuolo di Priamo re
di Troia, prese per moglie Enone ninfa di quel paese. Ma poi che egli fece il giudicio delle
tre Dee, essendogli stato promesso da Venere in premio del giudicio l’amore di Elena, e
andando in Lacedemonia per ottenerla, si sparse la fama qualmente egli l’haveva rapita;
il che inteso da Enone, ella scrive al marito questa pìstola, nella quale, ricordandogli il suo
amore e la sua fede, cerca con molte ragioni di mettergli Elena in disgrazia, mettendogli
inanzi la sua impudicitia e la infedeltà, che non essendo stata fedele al suo legittimo sposo,
manco sarà ad un peregrino amante: ove il poeta dimostra la pudicitia d’una donna la
quale per le ingiurie del marito non si rimuove dal proposito della sua onestà4.

Nell’edizione curata da Remigio Fiorentino nel 1560, rispetto alla princeps del
1555, ogni epistola è arricchita, alla fine, da un breve commento. Non è sicuro che
tali chiose siano di mano dell’autore, ma sono comunque «utili a documentare un
probabile uso dell’opera anche come repertorio mitologico di consultazione»5. Si
veda ciò che viene detto in fondo all’epistola dedicata a Enone:

Del fine dell’amor di costoro non so dir altro se non che Paris, dispregiando ogni altra
donna per amor de Elena, non dovette tener molta cura anche d’Enone. Onde veden-
d’ella esser dispregiata, si dovette come ninfa ritornare nelle selve, pregando di veder
quel fine di Paris e de Elena che desiderano di vedere ordinariamente tutte le donne
dispregiate e gelose, ch’hanno convertito tutto l’amore in odio6.

Nella vignette centrale della miniatura francese, Enone, una figura solitaria contro
la foresta di esili alberi, indossa una solenne veste rossa ed è intenta a scrivere la let-
tera a Paride che si allontana con la sua nave. Il momento evocato dall’artista è quel-
lo del tragico abbandono che la ninfa rammenta, con toni appassionati, nell’epistola
ovidiana. L’eroe troiano parte con la sua flotta. Il soffio marino gonfia le vele ed
Enone accompagna con lo sguardo la nave che si allontana sul mare. Intanto la spiag-
gia si bagna delle lacrime della ninfa:

Una brezza leggera solleva le vele pendenti dal rigido albero e l’acqua biancheggia solle-
vata dai remi. Io sventurata inseguo con gli occhi le vele che si allontanano, finché posso,
e la sabbia si inumidisce delle mie lacrime7.

Alle spalle dell’eroina la foresta richiama il periodo trascorso insieme dai due
amanti quando Paride apprendeva l’arte della caccia da Enone, la quale gli mostrava
i luoghi in cui le fiere riparavano i piccoli, tendeva le reti e conduceva i cani veloci

4
Remigio Nannini, Epistole d’Ovidio, San Mauro T.se (To), res, p. 51.
5
Ibid., p. 275.
6
Ibid., p. 61.

38
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 39

da ovidio a domenico da monticchiello

sulla vetta dell’Ida:

Chi ti mostrava i luoghi adatti alla caccia e in quale grotta le fiere proteggiavano i loro
piccoli? Spesso, come compagna di caccia, ho teso per te le reti divise in maglie, spesso
ho condotto i cani veloci per lunghe giogaie8.

Nella parte inferiore della miniatura è raffigurato l’episodio, relativo alla vicenda
di Enone, più diffuso nell’arte del Rinascimento, ma anche in quella delle epoche
successive9. Si tratta, come ricorda Ovidio, di Paride che incide sulla corteccia di un
faggio le lettere del nome dell’amata:

I faggi incisi da te conservano il mio nome, si legge “Enone” scritto dal tuo falcetto. E quan-
to crescono i tronchi, altrettanto il mio nome: crescete ed ergetevi ritti per attestare i miei
titoli! Ricordo che c’è un pioppo piantato sulla riva del fiume: sulla sua corteccia è scritta
una lettera a ricordo di me. O pioppo, vivi, ti prego: tu che, piantato al bordo della riva,
porti questa iscrizione sulla rugosa corteccia: «Quando Paride potrà respirare, dopo avere
abbandonata Enone, l’acqua dello Xanto, tornando indietro, correrà alla sua sorgente»10.

Sul lato inferiore sinistro della miniatura compaiono Enone e Paride a colloquio,
mentre nella zona superiore viene mostrato il drammatico epilogo della storia dei due
amanti. Dopo che Paride ha abbandonato Enone per rapire Elena, la ninfa gli serba
rancore, tanto che rifiuta di curarlo quando viene colpito da una delle frecce avvele-
nate di Filottete. A Enone sono note le arti mediche e, per questo, Paride si rivolge a
lei. In seguito la ninfa si pente di non aver soccorso l’amante, cerca di raggiungere l’e-
roe troiano con i medicamenti, ma è troppo tardi. Paride muore ed Enone, per il
rimorso, si uccide: forse si impicca11, forse si getta da una torre12, o muore sul rogo13.

7
Oenone Paridi 5,45-54. Trad. it. A. Della Casa, in Opere di Publio Ovidio Nasone, vol. i, a cura di A. Della
Casa, Torino, utet, 1982, p. 263. «Aura levis rigido pendentia lintea malo / suscitat et remis eruta cenet
aqua. / Prosequor infelix oculis abeuntia vela, / qua licet, et lacrimis umet harena meis».
8
Oenone Paridi 5,45-54. Trad. it. A. Della Casa, in Opere di Publio Ovidio Nasone, cit., p. 261. «Quis tibi
monstrabat saltus venatibus aptos / et tegeret catulos qua fera rupe suos? / Retia saepe comes maculis
distincta tetendi, / Saepe citos egi per iuga longa canes».
9
Come risulta dalle mie ricerche condotte al Warburg Institute di Londra.
10
Oenone Paridi 5,45-54. Trad. it. A. Della Casa, in Opere di Publio Ovidio Nasone, cit., pp. 261-63. «Inci-
sae servant a te mea nomina fagi / Et legor Oenone falce notata tua, / et quantum trunci, tantum mea
nomina crescunt: / crescite et in titulos surgite recta meos! / Populus est, memini, fluviali consita rivo, /
est in qua nostri littera scripta memor. / Popule, vive, precor, quae consita margine ripae / Hoc in rugoso
cortice carmen habes: / “Cum Paris Oenone poterit spirare relicta / ad fontem Xanthi versa recurret
aqua”». Il motivo del nome dell’amata inciso dall’innamorato sul tronco di un albero trova riscontro anche
in altri autori antichi: Callim. Aitia fr. 74 Pfeiffer; Verg. ecl. 10,53-54; Prop. 1,18,22. Vedi in proposito il
commento di E. Salvadori a Ov. her. 5,21-24 (Ovidio, Eroidi, introduzione, traduzione e note di E. Salvado-
ri, Milano, Garzanti, 1996, p. 267).
11
Apollod. 3,12,6; Parthen. erot. 4; Konon narrat. 23.
12
Lykophr. 65; Tzetz. a Lykophr.
13
Q. Smyrn. 10,411-89.

39
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 40

marilena caciorgna

La morte di Enone costituisce senza dubbio una rarità iconografica. Nella minia-
tura l’eroina è distesa sul letto, le braccia inerti sotto il lenzuolo bianco che forma una
banda, e, all’altezza del suo ventre, arde una piccola fiamma. È probabile che l’idea-
tore del programma si sia ispirato alla tradizione seguita da Quinto Smirneo. Nelle
Postomeriche si narra che Enone, in preda al dolore, si getta sulla pira costruita dai
pastori per bruciare il corpo di Paride, così morendo accanto al suo antico sposo:

Mentre così parlava, miserande delle palpebre scorrevano


le lacrime; del legittimo sposo, che aveva incontrato la morte,
memore, come cera al fuoco ella si scioglieva; ma di nascosto,
ché provava ritegno per il padre e per le ancelle dai bei pepli;
fin che sull’alma terra dall’Oceano vasto
si riversò la notte, che porta ai mortali la tregua agli affanni.
Ed ecco, si addormenta il genitore nelle case,
e dormono le serve: Enone allora spalanca le porte della stanza
e ne balza fuori a mo’ di procella: la portano le membra veloci […].
Giunge ella avanzando sul monte dove anche le altre
Ninfe piangono sul cadavere di Alessandro.
Ma il fuoco, impetuoso, lo ha già avvolto, ché intorno a lui
i pastori, venendo da ogni dove dal monte,
gran massa di legna avevano ammucchiato, decisi a dare gli onori
estremi e il loro dolore a chi era stato e compagno e signore;
e molto essi piangevano circondando la pira. Enone intanto,
giunta dinanzi ad Alessandro, non stette a lamentarsi, pur afflitta,
ma, avvolto il bel volto nel mantello,
balzò improvvisamente sulla pira. Un grande pianto si leva
mentre ella brucia accanto allo sposo […]14.

Per quanto riguarda più in generale la storia dell’eroina, ho già avuto modo di for-
mulare l’ipotesi che sia raffigurata in una fronte di cassone del Getty Museum di Mali-
bu dipinta dalla bottega di Francesco di Giorgio Martini (fig. 20)15. Sulla sinistra della
tavola è illustrato il Giudizio di Paride: il giovane troiano, che indossa una ricca arma-
tura, consegna il celebre pomo d’oro ad Afrodite alla presenza di Era ed Atena.
Minerva, all’estrema sinistra, è riconoscibile dallo scudo, suo attributo. L’iconografia
del Giudizio è incontestabile. Allo stesso tempo informa lo spettatore che siamo, di
certo, in presenza di alcuni episodi legati alle gesta di Paride. Al centro una fanciul-

14
Q. Smyrn. 10,432-40; 458-68. Per la trad. it. cfr. Quinto Smirneo, Le Postomeriche, libri viii-xiv, a cura
di G. Pompella, Cassino, Garigliano, 1993, pp. 127, 129. La tomba dei due amanti, secondo Strabone, si
trovava presso il fiume Cebrene (Strabo 13,1,33).
15
M. Caciorgna, in M. Caciorgna, R. Guerrini, La Virtù figurata. Eroi ed eroine dell’antichità nell’arte
senese tra Medioevo e Rinascimento, Siena, Fondazione Monte dei Paschi di Siena, 2003, pp. 193-202; M.
Caciorgna, Il naufragio felice. Studi di filologia e storia della tradizione classica nella cultura letteraria e figurativa
senese, La Spezia, Agorà, 2004, pp. 91-139.

40
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 41

da ovidio a domenico da monticchiello

la, con una lunga veste, ostenta un arco. Dietro di lei un gregge entro un recinto. A
destra, Paride, su un cavallo bianco, si intrattiene con lei.
È stato pressoché univocamente sostenuto che la scena dipinta a destra rappresen-
ti il rapimento di Elena da parte di Paride16. L’iconografia sembra però collidere con
questa diffusa interpretazione: l’eroe è intento a salutare la fanciulla di fronte a lui,
senza esercitare alcuna costrizione. Nel Rinascimento, d’altra parte, non ricorre l’ico-
nografia del ‘ratto di Elena’ a cavallo. Sullo sfondo è visibile un giovane, in armatura
e con un ampio mantello, che si dirige, cavalcando, verso le mura di una città. Que-
sto dettaglio inappariscente risulta rivelatore. Sulla via che conduce alla città attornia-
ta dalle mura, Paride, con il mantello al vento, cavalca da solo. Se l’ideatore del pro-
gramma avesse voluto rendere la scena del ratto, Paride avrebbe dovuto portare con
sé Elena, sul cavallo chineo.
L’iconografia di Enone con l’arco, raffigurata al centro del dipinto, evoca il passo
delle Heroides già richiamato (5,45-54), in cui Ovidio ricorda come la ninfa aveva inse-
gnato l’arte della caccia all’eroe troiano. La conferma deriva da un codice risalente
al primo quarto del Quattrocento, l’Ambrosiano s. p. 13bis, decorato con numerose
miniature attribuite al Maestro del Codice Squarcialupi17. Il codice, che contiene il
volgarizzamento delle Eroidi di Filippo Ceffi, corredato da numerose glosse margina-
li, è stato realizzato a Firenze nel primo quarto del Quattrocento come dimostrano la
morfologia della scrittura, lo stile delle decorazioni e la veste linguistica della trascri-
zione18. Mentre la provenienza del codice è fiorentina, la preziosa legatura è stata ese-
guita a Venezia tra la fine del xv secolo e gli inizi del secolo successivo. Il passaggio
da Firenze al Veneto deve allora essere avvenuto entro il primo Cinquecento. È stato
ipotizzato che il manoscritto facesse parte della biblioteca di Palla Strozzi, esule a
Padova. Dopo la morte dello Strozzi, avvenuta nel 1462, alcuni suoi codici furono affi-
dati alla biblioteca dell’abbazia di Santa Giustina a Padova, e in seguito dispersi. Peg-
gior sorte subirono proprio i manoscritti in volgare, ritenuti di minor conto, la cui
dispersione fu particolarmente rapida19.

16
A. Mc Comb, A Cassone Panel by Francesco di Giorgio, «Art in America», xi, 1923, pp. 102-103; A. Mc
Comb, The Life and Works of Francesco di Giorgio, «Art Studies», ii, 1924, p. 19; R. Van Marle, The Develop-
ment of the Italian Schools of Painting, vol. xvi, The Hague 1937, p. 257; H. Comstock, Francesco di Giorgio as
Painter, «International Studio», lxxxix, 1928, p. 34; B. Berenson, Italian Pictures of the Renaissance, Oxford,
The Clarendon Press, 1932, p. 202; B. Berenson, Italian Pictures of the Renaissance. Central and North Italian
Schools, vol. i, London, Phaidon Press, 1968, p. 140; A. S. Weller, Francesco di Giorgio 1439-1501, Chicago,
University of Chicago Press, 1943, pp. 115-16; B. B. Fredericksen, The Cassone Paintings of Francesco di Gior-
gio, Malibu, J. Paul Getty Museum, 1969, pp. 33-35; B. B. Fredericksen, Catalogue of the Paintings in the J.
Paul Getty Museum, Malibu 1978, n. 18; R. Toledano, Francesco di Giorgio Martini pittore e scultore, Milano,
Electa, 1987, p. 96; L. B. Kanter, in K. Christiansen, L. B. Kanter, C. B. Strehlke, La pittura senese nel
Rinascimento 1420-1500, catalogo della mostra (New York, The Metropolitan Museum of Art, 20 dicembre
1988-19 marzo 1989), trad. italiana, con un saggio storico di M. Ascheri, Cinisello Balsamo, Amilcare Pizzi
(Monte dei Paschi di Siena), 1989, pp. 338-339.
17
L. Bellosi, Il Codice Squarcialupi, in L. Bellosi, Come un prato fiorito. Studi sull’arte tardogotica, Milano,
Jaca Book, 2000, pp. 65-66.
18
Zaggia-Ceriana, I manoscritti illustrati, cit., p. 23.
19
Ibid., p. 31.

41
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 42

marilena caciorgna

L’ambrosiano mostra un ricco corredo figurativo costituito da ventiquattro disegni


acquerellati e, fra i testimoni del volgarizzamento, è l’unico che presenta almeno
un’illustrazione per ognuna delle epistole di Ovidio20. A c. 18r del codice, riguardo
alla decorazione della quinta epistola, indirizzata da Enone a Paride, entro un pae-
saggio agreste, solcato da un fiume, è rappresentato l’episodio in cui l’eroe troiano
incide sulla corteccia di un albero il nome di Enone (fig. 21). Come possiamo vede-
re, nella miniatura ambrosiana, l’eroina è munita di arco e di faretra. La figura costi-
tuisce dunque un antecedente significativo dell’Enone dipinta da Francesco di Gior-
gio, sempre rappresentata con l’arco, che dunque è ragionevole ritenere un attribu-
to dell’eroina. Se, come si è dimostrato, nella figura al centro del cassone di Malibu
è da riconoscere la ninfa Enone, allora, la scena, prospettata sul lato destro del dipin-
to, raffigura l’addio tra Paride e la sua amante.
Il codice ambrosiano rappresenta anche una serie di altre miniature dedicate alla
vita di Paride. L’epistola xvi, Paris Helenae, è illustrata da ben due vignette21, la prima
delle quali si dispiega su due fogli: una nave è ancorata presso la sponda; sulla passe-
rella scendono alcuni uomini tra cui Paride che giunge a Sparta ove viene accolto da
Menelao, come un ospite: (16,127-48):

Esco dal porto e, servendomi dei venti favorevoli, approdo alla tua terra o ninfa Ebàlide.
Tuo marito mi accoglie come un ospite: anche questo avvenne non senza decisione e
volontà degli dèi. Egli mi mostrò quello che era ragguardevole e degno di essere mostra-
to in tutta Sparta. Ma per me, desideroso di vedere la tua lodata bellezza, non c’era nien-
te altro da cui i miei occhi potessero essere attratti. Come ti vidi, rimasi incantato e mi
accorsi che l’intimo del cuore si gonfiava, ed ero stordito da apprensioni nuove. Per
quanto mi ricordo, un volto uguale a questo aveva Citerea, quando venne al mio arbitra-
to. Se anche tu fossi venuta a quella gara, la palma di Venere sarebbe stata incerta. Vera-
mente la fama fece grandi elogi di te: non vi è nessuna terra che non sappia della tua bel-
lezza. In nessun luogo, né in Frigia né in tutto l’oriente, un’altra fra le donne belle ha
fama uguale a te. Ma mi credi anche in questo? La tua fama è inferiore al vero, la fama
è quasi gelosa della tua bellezza; io trovo qui più di quello che ella mi aveva promesso; la
tua gloria è stata vinta dal suo oggetto22.

20
Ibid., p. 32.
21
Milano, Biblioteca Ambrosiana, s. p. 13 bis, c. 60v-61r.
22
Trad. it. A. Della Casa, in Opere di Publio Ovidio Nasone, cit., p. 375. «Portubus egredior ventisque feren-
tibus usus / applicor in terras, Oebali nympha, tuas. / Excipit hospitio vir me tuus: hoc quoque factum /
non sine consilio numinibusque deum. / Ille quidem ostendit quidquid Lacedaemone tota / ostendi
dignum conspicuumque fuit, / sed mihi laudatam cupienti cernere formam / lumina nul aliud quo cape-
rentur erat. / Ut vidi, obstupui praecordiaque intima sensi / attonitus curis intumuisse novis. / His simi-
les vultus, quantum reminiscor, habebat, / venit in arbitrium cum Cytherea meum; / si tu venisses pariter
certamen in illud, / in dubium Veneris palma futura fuit. Magna quidem de te rumor praeconia fecit, /
nullaque de facie nescia terra tua est; / nec tibi par usquam Phrygia nec solis ab ortu / inter formosas alte-
ra nomen habet. / Credis et hoc nobis? Minor est tua gloria vero, / famaque de forma paene maligna tua
est; / plus hic invenio quam quod promiserat illa, et tua materia gloria victa sua est».

42
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 43

da ovidio a domenico da monticchiello

La seconda miniatura (fig. 22)23 mostra un banchetto con al centro Elena e Mene-
lao, suo sposo, distinti, rispetto agli altri commensali, dalla corona regale. A destra,
Paride, all’interno della camera da letto, scrive la lettera alla figlia di Leda. L’illustra-
zione evoca la sezione dell’epistola dedicata al banchetto (16,215-236) in cui il poeta
sviluppa il tema della gelosia di Paride nei confronti del rivale:

Menelao, indegno, ti possiede per intere notti e gode del tuo amplesso; da me invece
sarai soltanto guardata e appena quando saremo a mensa e anche questo momento ha
molti particolari che mi feriscono. Tocchino ai miei nemici tali banchetti, quali spesso
subisco, quando il vino è sulla mensa. Mi pento di essere ospite quando, sotto i miei
occhi, codesto zoticone getta le braccia intorno al tuo collo. Mi sento trafitto e sono gelo-
so — perché, insomma, non dovrei dire tutto? — quando, gettandoti sopra una coperta,
accarezza le tue membra. Quando poi, alla mia presenza, vi date teneri baci, prendo un
bicchiere e lo pongo davanti ai miei occhi; abbasso lo sguardo quando egli ti tiene più
stretta e i bocconi si accumulano lentamente nella bocca che li respinge. Spesso ho emes-
so sospiri e ti ho osservata, provocante, che non trattenevi il sorriso davanti ai miei sospi-
ri; spesso ho cercato di soffocare l’ardore col vino, ma l’ardore è cresciuto e l’ebbrezza è
diventata fuoco nel fuoco e, per non vedere troppo, riposo col capo riverso ma tu sùbito
richiami il mio sguardo. Non so che fare: è un dolore per me assistere a quello spettaco-
lo, ma più grande dolore è stare lontano dal tuo sguardo24.

Il passo del banchetto trova precisi rimandi nella lettera di Elena a Paride (17,77-92):

Anche quello che fai ora, temerario, quando la mensa è apparecchiata, lo avverto, anche
se tento di dissimularlo. Quando mi osservi, lascivo, con lo sguardo ardito, e tanto insi-
stente che i miei occhi lo sopportano a stento, ora sospiri, ora prendi il bicchiere vicino
a me e bevi dalla parte dove ho bevuto io. Ah, quante volte ho notato segni furtivi che mi
erano mostrati con le dita, con gli occhi che quasi parlavano! Spesso ho temuto che mio
marito vedesse quei segni e sono arrossita per i cenni non abbastanza segreti.
Spesso ho detto a voce bassa e quasi incomprensibile: «Costui non si vergogna di nulla»
e queste mie parole non erano false.
Ho anche letto sull’asse tondo della tavola, sotto il mio nome, quello che dicevano le let-

23
Milano, Biblioteca Ambrosiana, s. p. 13 bis, c. 62r.
24
Trad. it. A. Della Casa, in Opere di Publio Ovidio Nasone, cit., p. 379. «[…] Totis indignus noctibus ille
/ te tenet amplexu perfruiturque tuo; / at mihi conspiceris posita vix denique mensa, / multaque, quae
laedant, hoc quoque tempus habet. / Hostibus eveniant convivia talia nostris, / experior posito qualia
saepe mero. / Paenitet hospitii, cum me spectante lacertos / imponit collo rusticus iste tuo. / Rumpor et
invideo — quidni tamen omnia narrem? — / membra superiecta cum tua veste fovet. / Oscula cum vero
coram non dura daretis, / ante oculos posui pocula sumpta meos; / lumina demitto, cum te tenet artius
ille, / crescit et invito lentus in ore cibus. / Saepe dedi gemitus et te, lasciva, notavi / in gemitu risum non
tenuisse meo; / saepe mero volui flammam compescere, at illa / crevit, et ebrietas ignis in igne fuit, / mul-
taque ne videam, versa cervice recumbo, / sed revocas oculos protinus ipsa meos. / Quid faciam, dubito:
dolor est meus illa videre, / sed dolor a facie maior abesse tua». Sui comportamenti dell’amante che par-
tecipa al banchetto, affrontato da Ovidio in altre sue opere (Ars Amatoria e Amores), cfr. E. Salvadori, in
Ovidio, Eroidi, cit., p. 319, commento al v. 217.

43
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 44

marilena caciorgna

tere tracciate col vino: amo. Dicevo, con cenno negativo degli occhi, di non credervi: ma,
ahimé!, ormai ho imparato che si può parlare così25.

L’epistola xvii, Helena Paridi, del manoscritto ambrosiano, è corredata da un’im-


magine26 in cui la regina di Sparta, entro un palazzo turrito, risponde a Paride, men-
tre viene trafitta al cuore da una freccia dalla punta infuocata che ha appena lancia-
to Amore alato.
La traduzione delle Heroides, elaborata dal Ceffi verso il 1325, ebbe notevole for-
tuna fra Trecento e Quattrocento come attestano i numerosi testimoni manoscritti,
ma anche le edizioni a stampa27. Tale versione in prosa è un’interpretazione morali-
stica del testo ovidiano in cui il poeta esorta agli amori leciti mentre offre all’esecra-
zione del lettore quelli illeciti: «Acciocché tu, lettore, abbi apertamente lo intendi-
mento di questo libro, sappi che Ovidio fece queste pistole per ammaestrare li gio-
vani uomini, e le giovane donne di saviamente amare; e però induce e racconta di
molti esempli d’amore onesti, e disonesti, gli onesti perché si seguiscano, li disone-
sti perché si schifino»28.
I documenti di archivio interrogati hanno consentito di individuare in numerose
biblioteche di famiglia nella Firenze del Quattrocento il volgarizzamento dalle Eroidi,
che va a costituire un testo di riferimento29. È verosimile che nelle biblioteche dei
notabili fiorentini venisse ospitato nella sezione delle letture di svago, ma comunque
connotate da un prestigioso livello culturale e destinate ad un pubblico prevalente-
mente femminile30. Nel già citato codice ambrosiano, a carta iiiv, è raffigurato, a
piena pagina, all’interno di una cornice prospettica, Ovidio (fig. 23). Il poeta indossa
un’ampia toga e mostra con la mano sinistra un libro aperto dove si legge «ovidio
delle donne poe (sic)»31. Tale titolo, piuttosto evocativo, si apre ad interpretazioni
diverse di notevole suggestione per gli studi della Rezeption. Una convergenza signifi-
cativa risulta infatti dalla produzione di cassoni, spalliere, deschi da parto del xv seco-

25
Trad. it. A. Della Casa, in Opere di Publio Ovidio Nasone, cit., p. 392. «Illa quoque, adposita quae nunc
facis, improbe, mensa, / quamvis experiar dissimulare, noto; / cum modo me spectas oculis, lascive, pro-
tervis, / quos vix instantes lumina nostra ferunt, / et modo suspiras, modo pocula proxima nobis / sumis,
quaque bibi, tu quoque parte bibis. / A! Quotiens digitis, quotiens ego tecta notavi / signa supercilio paene
loquente dari! Et saepe extimui, ne vir meus illa videret, / non satis occultis erubuique notis. / Saepe vel
exiguo vel nullo murmure dixi: / «Nil pudet hunc», nec vox haec mea falsa fuit. / Orbe quoque in men-
sae legi sub nomine nostro, / quod deducta mero littera fecit, amo. / Credere me tamen hoc oculo
renuente negavi; ei mihi! Iam didici sic ego posse loqui».
26
Milano, Biblioteca Ambrosiana, s. p. 13 bis, c. 68r.
27
E. Bellorini, Note sulle traduzioni italiane delle “Eroidi” d’Ovidio anteriori al Rinascimento, Torino, Loe-
scher, 1900, pp. 65-68; M. Zaggia, Due manoscritti e un frammento del volgarizzamento dalle “Eroidi” di Ovidio
in collezioni private, «Studi di filologia italiana», xlix, 1991, pp. 5-27; Zaggia, Ceriana, I manoscritti illustra-
ti, cit., p. 1 sgg.
28
Volgarizzamento delle Pistole d’Ovidio. Testo del buon secolo della lingua citato dagli Accademici della Crusca,
Firenze, presso Angiolo Garinei, 1819, p. 1.
29
Ch. Bec, Les livres des Florentins (1414-1608), Firenze, Olschki, 1984, passim.
30
Zaggia, Ceriana, I manoscritti illustrati, cit., pp. 7-8.
31
Ibid., pp. 8, 23-39.

44
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 45

da ovidio a domenico da monticchiello

lo raffiguranti episodi di eroi e, in particolare, eroine dell’antichità, quali exempla vir-


tutis, offerti all’imitazione dello spettatore. Questi arredi erano destinati soprattutto
alla visione della giovane sposa che, nella camera da letto, trovava modelli femminili
del mondo classico destinati ad impartire un insegnamento morale o, più raramen-
te, esecratorio. Alla donna del Rinascimento è dunque proposto un certo genere let-
terario, ma anche artistico, “disimpegnato”, dotato, tuttavia, di una sua dignità.
Il volgarizzamento del Ceffi venne con certezza diffuso anche nell’ambiente sene-
se. In un manoscritto della Biblioteca del Seminario Vescovile di Padova in cui, oltre
alla traduzione delle epistole ovidiane, è contenuta anche la Sfera, poemetto astrolo-
gico di Goro o Gregorio Dati, si può identificare lo stemma del medico senese Ales-
sandro Sermoneta (1424-1487)32. Negli anni Cinquanta, presso lo Studio di Siena, il
Sermoneta ottenne prima l’incarico per l’ordinaria di logica e la straordinaria di filo-
sofia, e poi la lettura di medicina. Insegnò anche in altre Università (Perugia, Pisa,
Padova) e ricoprì importanti cariche politiche: membro del Concistoro, podestà di
Sinalunga e Torrita33. Il manoscritto della Biblioteca del Seminario Vescovile fu vero-
similmente lasciato dal medico senese durante il suo insegnamento presso lo Studio
di Padova, documentato negli anni tra il 1479 e il 148434. Del resto egli era già noto
agli studiosi come collezionista di codici in latino, di carattere scientifico35. È stato
anche osservato che i manoscritti databili appartengono tutti ad un torno di tempo
tra il 1446 e il 1470: ciò testimonierebbe che a partire dagli anni Ottanta il medico
senese acquistò quasi esclusivamente incunaboli36. Il volgarizzamento delle Heroides
all’interno della sua biblioteca permette di individuare accanto a testi adatti all’arric-
chimento professionale, alcune letture di carattere lusorio, probabilmente destinate
alle donne della famiglia. La decorazione del manoscritto è avvenuta probabilmente
a Siena, «come sembrano indicare i grandi putti nerboruti che trovano riscontro,
piuttosto che nella coeva produzione fiorentina, in certi analoghi esemplari prodotti
a Siena da Matteo di Giovanni o da Francesco di Giorgio»37. Quest’ultimo nel 1463
dipinse proprio per lo stesso Alessandro Sermoneta, il manoscritto del Museo Aure-
lio Castelli presso la Basilica dell’Osservanza di Siena (inv. 3), testimone del De ani-
malibus di Alberto Magno38. Il manoscritto di Padova, databile per le miniature, tra il

32
Su tale manoscritto si veda ancora Zaggia e Ceriana, I manoscritti illustrati, cit., pp. 9, 74-80. Sui codi-
ci appartenuti al Sermoneta cfr. A. Angelini, in Francesco di Giorgio e il Rinascimento a Siena 1450-1500, cata-
logo della mostra (Siena, S. Agostino, 25 aprile-31 luglio 1993), a cura di L. Bellosi, Milano, Electa, 1993,
pp. 142-45.
33
Sul Sermoneta cfr. E. Mecacci, Contributo allo studio delle biblioteche universitarie senesi (Alessandro Sermo-
neta, Giorgio Tolomei, Domenico Maccabruni), «Studi senesi», xcvii, 1985, pp. 125-31.
34
Zaggia, Ceriana, I manoscritti illustrati, cit., p. 77.
35
Sulla biblioteca del Sermoneta si veda L. Zdekauer, Lo studio di Siena nel Rinascimento, Milano, Hoe-
pli, 1894, pp. 91-93; A. Marosi, Codici di medicina del maestro Alessandro Sermoneta, «Rivista di storia delle
scienze mediche e naturali», xxviii, 1937, pp. 225-32; Mecacci, Contributo allo studio delle biblioteche univer-
sitarie senesi, cit., pp. 125-31; 138-64.
36
Mecacci, Contributo allo studio delle biblioteche universitarie senesi, cit., p. 130.
37
Zaggia, Ceriana, I manoscritti illustrati, cit., p. 80.
38
A. Angelini, in Francesco di Giorgio, cit., pp. 142-45.

45
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 46

marilena caciorgna

settimo e l’ottavo decennio del Quattrocento, è dunque di poco precedente agli anni
di esecuzione della fronte di cassone di Malibu, ciò che testimonia una convergenza
culturale interessante.
Anche le edizioni a stampa del volgarizzamento delle Heroides furono opportuna-
mente illustrate. Lo dimostra quella pubblicata a Napoli, da Francesco del Tuppo,
verso il 1480, illustrata da numerose xilografie che, nella maggior parte dei casi, raf-
figurano il momento del recapito dell’epistola39. Nella vignetta dedicata a Enone si
vede l’eroina che consegna la missiva a Paride (fig. 24)40. La foresta alle loro spalle e
il montone raffigurato a destra della ninfa costituiscono gli elementi distintivi che
servono a richiamare la storia effigiata: «Comincia el prologo sopra la epistola la
quale Oenone mandò a Paris. Essendo la raina Echuba moglie del Re Priamo di
Troia songnoe ch’ella partoria una facellina di fuoco la quale ardea tucta la cita de
Troia, onde poi che fu nato Paris, Priamo volle ch’elli fosse morto, ma la piatosa
madre il mandoe celatamente a nutrichare a un suo pastore, il quale allevoe Paris a
guisa de suo figliolo et guardava la mandria del decto pastore dove, pasturando,
prese per moglie Oenone, la quale fu una savia del monte pegasseo e co llei stecte
certo tempo in allegro e dolcie amore usando delecti selvagi et boscherecti. E ritraen-
do il suo grande animo da la sua grandetza onde era nato molto e spesse volte per
suo ingegnio, devenne signiore e magiore de vicini pastori e de loro armenti e facea
toccare insieme li montoni e li tori e coronava de loro i più feroci non riguardando
più alli soi proprii che agli altrui, ma igualmente dava corona alli più iusti e pronti
onde abiendo elli per nome in prima Alexandro, poi il chiamaro Paris ciò a dire igua-
le e ragionevole. Essi come dice Iove il qual tempo fece uno convito dove fu Iuno,
soa moglie, e Pallas, soa serocchia, e Venus, soa figliola, e però che non vi fue invita-
ta la dea della discordia ella gittoe nel convito tra lloro uno pomo d’oro che era scrit-
to: “sia dato questo pomo a quella dea che n’è più degna”, onde incontinente naque
discordia intra loro. Ma Iove, volendo riconciliare, disse che questa questione termi-
nerebbe Alexandro, il Paris. Vide adunque in visione le tre idee et intese che Iuno
dea dele richetze li promise grande copia d’avere se lli desse il pomo a llei e Pallas
dea della sapientia li promise grande senno e Venus, dea d’amore e di bellecza, li
promise la più bella donna, onde li donò il pomo de loro a Venus e questo fece per
quelli parve eligiere per magior dono la bella donna che lla richetza o che lla sapien-

39
Ovidio, Heroides [in italiano], Napoli, Francesco del Tuppo, ca. 1480. L’esemplare sembrerebbe con-
servato soltanto nella Biblioteca Comunale degli Intronati di Siena (n. v. 31; cfr. igi, n. 7110). Nel colo-
phon non si ricorda il traduttore «qui finisce il libro delle epistole che fecie Ovidio Nasone traslate di gra-
matica in volgare fiorentino», ma si tratta del volgarizzamento di Filippo Ceffi. Un altro volgarizzamento
delle Eroidi è attribuito a Carlo Figiovanni (Epistole d’Ovidio tradotte di latino in lingua toscana per lo Eccellen-
tissimo dottore messer Carlo Figiovanni cittadino fiorentino, Venezia, per maestro Bernardino de’ Vitali, 1532; cfr.
anche Due epistole d’Ovidio tratte dal volgarizzamento delle Eroidi fatto da messere Carlo Figiovanni nel secolo xiv,
Bologna, Romagnoli, 1862). Sull’autografia della traduzione di Figiovanni cfr. Note sulla traduzione delle Eroi-
di ovidiane attribuita a Carlo Figiovanni, in Raccolta di studi critici dedicata ad Alessandro d’Ancona festeggiandosi
il XL anniversario del suo insegnamento, Firenze, tipografia di G. Barbera, 1901, pp. 13-22. La selezione delle
incisioni qui analizzate deriva dagli argomenti trattati nel nostro testo.
40
Ovidio, Heroides, [in italiano], cit. c. b6v.

46
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 47

da ovidio a domenico da monticchiello

tia, ma poi che l’adirata potenza de Troiani domandò vendecta contra li Greci rico-
nosciuto fue Paris per Figliolo del Re Pariamo e abandonoe questa Oenone soa
moglie con iuramento di tornare a llei. Allaro con grande naviglio e con molte oste
andoe in Grecia e rapio Elena. E quando Oenone il seppe li scrisse questa lettera adi-
rata e per ciò no llo salutò ma lamentosi dello inganno e della rotta fede, ciercha de
riaverlo nel suo amore per belli argomenti mettendoli in odio Elena per lo fallo
ch’ella due volte avea facto di lasciarsi due volte rapire e però che per lei, secondo
che indovinava Cassandra figliola de Re Priamo, Troia done devea essere destructa.
La intentione d’Ovidio sie di riprendere li spergiuri mariti che lasciano le proprie
moglie e prendono l’altre acciò che per questo exemplo li romani mariti e li altri
stessero contenti de lloro donne»41.
Per gli studi sulla ricezione del mondo antico è interessante rilevare come le Heroi-
des si trasformino, nel Medioevo e nel Rinascimento, attraverso i volgarizzamenti, in
una raccolta di exempla, cosicché la storia di Paride e Enone diventa, ad esempio, un
monito per quei mariti che abbandonano le proprie mogli.
L’illustrazione della settima epistola42, Dido Aeneae, mostra Didone che enfatizza
teatralmente il gesto del suicidio. Mentre si getta sulla spada consegna la missiva ad
Enea che la saluta con il suo cappello: «Poi che Enea si partì de Troia, lasciandola
destructa, elli e soa gente per sette anni andò errando per mare e però per fortuna
capitò in barbaria alla riena Dido de Cartagine, la quale, benignamente, lo ricevette
donandogli la signoria della citade e facendoli ancora cortesia della soa bella perso-
na. Questa riena Dido fue prima de Tiria moglie de Siccheo, il quale fu morto per la
soa grande richeza da Pigmalione, suo cognato, per la qual cosa ella si partì del suo
paese con alquanti soi fideli e con molto avere fugendo la crudeltà e la tirannia del
suo fratello e giurò di sempre mantenere fede e castità alla cenere del suo marito Sic-
cheo e così capitò in Affrica ove ella vi comperò terreno e facevi citade e chiamala
Cartagine, ma ella fu poi deserta da Romani e al giorno presente si è porto di Tuni-
si. Anzi ch’ella dicta cità fosse compiuta la raina Dido ricevette Enea el suo vecchio
padre Anchise el suo tenero figliolo Ascanio, chiamato Iulio, ricevendo da llui iura-
mento de leale amante. Poi si dice che lli dii chomandarono ad Enea che elli venisse
in Italia ove elli dovea essere principio del sovrano Imperio ciò fu de regno de Roma-
ni; per la qual cosa Enea si partì da Dido e, d’everno, fugendosi da llei, rientrò nel
crudel mare e lasciolle in soa memoria la sua bella spada colla quale ella poi s’uccise
non potendo vivere senza lui. Scrive adunque Dido questa littera a Enea volendo rite-
nere la intenzione d’Ovidio si è d’amonire li amanti che amino discretamente e acciò
inducie questo exemplo dalla reina Dido: elli uno ucello che si chiama cigno, cioè
cecero, e tucto biancho e usa alle fiumare e non canta mai se non è in quello anno
che dee morire, l’exemplo de questo ucello la reina Dido, nel principio della soa let-
tera dicendo»43.

41
Ibid., cc. b6v-b7v.
42
Ibid., c. c5r.
43
Ibid., cit., c. c5v.

47
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 48

marilena caciorgna

Nella incisione dedicata all’epistola Ariadna Theseo (fig. 25) si vede l’eroina in piedi
sull’isoletta ove è stata abbandonata da Teseo, che parte con la sua nave. Arianna è
effigiata nell’atto di consegnare la lettera al figlio di Egeo, che porge il braccio sini-
stro per riceverla44. Il traduttore rimanda alla lettera di Fedra per conoscere il conte-
nuto di quella dedicata ad Arianna: «Legi il prologo della epistola de Fedra imper-
ciocché questa e quella Adriana che Theseo abandonò in su la deserta isola della
quale ivi si lege e raconta»45.
L’incisione dedicata alla lettera che Paride invia ad Elena mostra al centro l’imma-
gine di Venere, alata, e con lunghissimi capelli. La dea tiene con la sinistra uno scet-
tro mentre con la destra si rivolge a Paride, probabilmente con la promessa di fargli
avere la donna più bella al mondo. A destra è di nuovo raffigurato Paride che com-
pie il gesto di inviare la missiva ad Elena: «Comincia il prologo de la epistola de Paris
che mandò ad Helena. Poi che Paris, figliolo de Re Priamo di Troya, ebbe ricevuto
per missione da Venus, dea d’amore, d’avere la bella donna, sì come si lege dinanzi
nel prologo della epistola de Oenone, per voluntà de Troiani andò in Grecia ove llì
mandoe questa lectera ad Helena moglie del Re Menelao, nella quale si dimostra che
troppa domestichecza molto nuoce, onde non si dee donare troppa baldanza alle
donne e principalmente alle giovani belle e gentili»46.
Al centro dell’epistola di Elena in risposta a Paride (fig. 26), l’eroina compie il
doppio gesto di ricevere la lettera da Paride e di rispondere consegnando, sempre
all’eroe troiano, la sua missiva: l’incisore sa dunque rendere efficacemente l’idea che
nella raccolta di Ovidio vi sono contenute due epistole, l’una inviata da Paride a
Elena e l’altra, in risposta da Elena a Paride: «In questa lettera dimostra Ovidio per
la risposta che fecie Helena a Paris che quando alcuna donna è richiesta d’amore
quantunque le piaccia l’amante non dee essere troppo corrente infermare amorevo-
le speranza né inromperla, ma, dimostrando il grande beneficio d’amore, il dee tene-
re in segreta obbedienza insino a tanto che al tucto amorevolmente li piaccia»47.
Una serie di incisioni correda anche l’edizione latina delle epistole di Ovidio, usci-
ta a Venezia nel 1506, con cui è possibile istituire un confronto48. In alcune è raffigu-
rata l’eroina che scrive la lettera di fronte ad uno scrittoio, come si può vedere sin dal-
l’epistola di esordio, quella che Penelope scrive ad Ulisse, ma anche in quella di
Enone a Paride (fig. 27) od ancora in quella che Didone invia a Enea49. L’incisione
che illustra l’epistola di Arianna a Teseo mostra tre diversi momenti della storia nar-
rata da Ovidio (fig. 28): a sinistra la consegna del gomitolo da parte di Arianna a
Teseo, al centro il labirinto e la lotta dell’eroe con il Minotauro, a destra l’eroina

44
Ibid., c. d8r.
45
Ibid., c. d8v.
46
Ibid., c. f8v-g1r.
47
Ibid., c. g6v.
48
Ovidio, Epistole Heroides Ovidii… commentantibus Antonio Volsco et Ubertino Crescentinate… In Ibis vero
Domitio Calderino et Christophoro Zaroto cum appendice… adacontium, Venetiis, per Bartholomeum de Zanis de
Portensio, 1506.
49
Ibid., a3r, d6v, f3v.

48
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 49

da ovidio a domenico da monticchiello

abbandonata e consolata da Bacco50. Nella xilografia dedicata all’epistola che Paride


invia ad Elena (fig. 29), l’episodio più emblematico, quello del ratto, non è raffigu-
rato in posizione preminente, ma sullo sfondo, a destra, in cui si intravede la nave con
la passerella ove viene condotta la regina di Sparta51. In primo piano, invece, osservia-
mo la scena del banchetto d’amore raffigurato anche nel codice ambrosiano (fig. 22).
Qui Menealo siede al centro della tavola tra Paride ed Elena. La vignetta collegata alla
lettera che Elena invia a Paride, rappresenta l’eroina che consegna la lettera ad un
messo, il quale, a sua volta, la consegna a Paride52.

Le Heroides furono tradotte anche dal “senese” Domenico da Monticchiello, che


tenne presente il volgarizzamento del Ceffi53. Il poeta compose la versione volgarizza-
ta in ottave delle epistole, probabilmente in età senile, come suggerisce il codice Pal.
375 della Biblioteca Nazionale di Firenze: «che Domenicho fu da Montecchiello / el
monco, el zoppo, el pover vechiarello»54. Domenico da Monticchiello, confuso anche
con l’omonimo gesuato, nacque nel primo quarto del xiv secolo da un Agnolo.
Domenico «(il “famosissimo dottore messer Domenico da Montecchiello, toschano”,
come recitano molte didascalie apposte alle opere a lui attribuite) fu uno dei molti
rimatori usciti dalle scuole di legge, e della sua attività, divisa tra le lettere e l’abito
legale, le rime e il “trattato di Giustiniano”, dà egli stesso notizia nel capitolo Le vaghe
rime e il dolce dir d’amore (vv. 25-27). La professione per cui è più ricordato è quella di
poeta cortigiano più o meno itinerante». La maggior parte dei documenti riferibili a
Domenico da Monticchiello riguarda il periodo in cui fu cortigiano dei Visconti, in
particolare di Galeazzo ii, fratello di Bernabò e padre di Gian Galeazzo: «Domenico
partecipò, nei suoi modesti limiti, all’attiva ed animata vita culturale di ispirazione
toscana delle corti settentrionali, e in particolare di quella viscontea, che andava dal-
l’intrattenimento e dalla letteratura di consumo fino ad operazioni culturali ispirate
direttamente o indirettamente da Francesco Petrarca. Sintomatici sono i suoi rifaci-
menti in ottava rima di testi narrativi di gusto classico (storie troiane, Ovidio)»55.
Domenico ricevette anche l’incarico di vicario per il Visconti a Piacenza, ove parteci-
pò ai preparativi dell’attacco navale organizzato nel 1358 da Galeazzo contro Pavia e
contro Giovanni ii Paleologo, marchese di Monferrato, attraverso il Po ed il Ticino:
«la spedizione, condotta con un cospicuo numero di imbarcazioni costruite per l’oc-
casione, colpì l’immaginazione dei contemporanei e lasciò tracce nelle cronache.
Secondo l’interpretazione del Levi, Domenico avrebbe cantato l’imminente impresa
come una seconda Argonautica e Galeazzo come nuovo Giasone, attraverso le allego-

50
Ibid., h5r.
51
Ibid., l5r.
52
Ibid., m4v.
53
Bellorini, Note sulle traduzioni italiane delle “Eroidi”, cit., pp. 41 sgg.
54
L. Cellerino, Domenico da Monticchiello, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto della Enci-
clopedia Italiana, 40, 1991, p. 641.
55
Ibid., p. 640.

49
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 50

marilena caciorgna

rie ovidiane e le reminiscenze dantesche di “Cresciuto ha Giove con sua sottil’arte”,


un sonetto di profezia politica di un genere assai diffuso e popolare»56.
Poche sono le notizie del poeta relative al periodo successivo al 1358, al quale sem-
brerebbe appartenere la maggior parte della sua produzione letteraria. Oltre alla ver-
sione in ottave delle Heroides, a Domenico vengono attribuiti due sonetti, il Troiano,
un poema di argomento iliaco, ed il Triumphus contra Amorem, un “trionfo” ternario di
ispirazione petrarchesca: «con queste opere Domenico si colloca con un certo rilievo
tra quei letterati cortigiani che formarono o assecondarono il gusto romanzesco, e
nella specie classicheggiante, del pubblico medio e colto del Trecento, contribuendo
alla vasta produzione di cantari, romanzi in prosa e in versi, volgarizzamenti, rifaci-
menti (come quelli di Domenico, “in rima rimati”) in un tipico milieu settentrionale
come quello visconteo»57.
Alcune implicazioni iconografiche dei testi di Domenico da Monticchiello sono
state individuate da Maria Monica Donato58. Nel pavimento del Duomo il commesso
marmoreo, realizzato nel 1447 da Pietro del Minella scultore, intagliatore in legno e
architetto, verosimilmente su cartone del cosiddetto “Maestro di Sant’Ansano”59, raf-
figura la Morte di Assalonne, figlio di David, i cui capelli lunghi ed ondeggianti rimase-
ro impigliati nei rami di un terebinto, mentre veniva inseguito dai nemici guidati dal
padre60. Sotto il riquadro si legge un’iscrizione: «absalon vidi pender pe chapelli
/ poi che fedo la chamera paterna, et tucto era (n)filçato di quadrelli», che
«denuncia una provenienza allotria nella forma verbale reggente: che evidentemen-
te rinvia a un contesto di visione (a partire da Dante: quasi superfluo il rimando ai
tanti “vidi” dei Trionfi petrarcheschi, e della conseguente tradizione “trionfale”)»61. Si
tratta di una terzina individuabile nel citato ternario Triumphus contra Amorem, vv. 130-
32, un esteso elenco di vinti d’amore, in cui Domenico da Monticchiello si ispira al
repertorio mitologico ovidiano delle Metamorfosi:

56
Ibid., p. 641. Cfr. anche E. Levi, Un rimatore senese alla corte dei Visconti, messer Domenico da Monticchiel-
lo, «Archivio storico lombardo», 35, 1908, pp. 1-33. A Levi si deve anche la distinzione definitiva tra il
nostro Domenico e il Domenico Gesuato.
57
Cellerino, Domenico da Monticchiello, cit., p. 641.
58
M. M. Donato, Immagini e iscrizioni nell’arte ‘politica’ fra Tre e Quattrocento, in «Visibile parlare». Le scrit-
ture esposte nei volgari italiani dal Medioevo al Rinascimento, a cura di C. Ciociola, Atti del convegno interna-
zionale di studi (Cassino-Montecassino, 26-28 ottobre 1992), Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1997,
pp. 375-76; Si veda anche C. Ciociola, Poesia gnomica, d’arte, di corte, allegorica e didattica, in Storia della let-
teratura italiana, diretta da E. Malato, vol. ii, Il Trecento, Roma, Salerno, 1995, p. 378; Id., Scrittura per l’arte,
arte per la scrittura, in Storia della letteratura italiana, diretta da E. Malato, vol. ii, Il Trecento, Roma, Salerno,
1995, pp. 549.
59
Bellosi, in Francesco di Giorgio, cit., 1993, p. 67; M. Boskovits, Il gotico senese rivisitato: proposte e com-
menti su una mostra, «Arte Cristiana», 71, 1983, pp. 259-76; Vedi anche M. Merlini, Pittura tardogotica a
Siena: Pietro di Ruffolo, il ‘Maestro di Sant’Ansano’ e il cantiere di Lecceto, «Prospettiva», 95-96, 1999, p. 104.
60
Sulla simbologia della figura di Assalonne, che fa parte del complesso programma del pavimento del
Duomo di Siena, cfr. M. Caciorgna, R. Guerrini, Il Pavimento del Duomo di Siena. La tarsia marmorea dal XIV
al XIX secolo. Fonti e simbologia, Cinisello Balsamo, Amilcare Pizzi (Banca Monte dei Paschi di Siena), 2004.
61
Ciociola, Scrittura per l’arte, cit., p. 549.

50
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 51

da ovidio a domenico da monticchiello

Absalon vidi pender pe’ chapelli


poi che fedò la chamera paterna,
e tucto era ‘nfilçato di quadrelli.

La terzina non fu dunque composta in modo originale dall’ideatore dell’iconogra-


fia, ma ripresa dall’opera di Domenico, ciò che testimonia l’onore che al poeta, atti-
vo a Milano presso la corte dei Visconti, veniva tributato nella sua “patria”.
Il volgarizzamento in ottava rima di Domenico da Monticchiello, come quello del
Ceffi, fu decisivo per la diffusione delle Heroides di Ovidio che divennero, tra Medioe-
vo e Rinascimento, un libro di moda62. Francesco Flamini così osservava: «Or poiché
non minor fama delle Metamorfosi avevano le Eroidi, ciò è per l’appunto una serie di
lamenti di donne abbandonate o smanianti d’amore, queste epistole ovidiane, acces-
sibili a tutti per mezzo dei noti volgarizzamenti, furono largamente imitate, immagi-
nando, sull’esempio dei casi antichi, nuovi casi, che del resto ancora avvenivano in
realtà qualche volta. E questi davan modo ai poeti di fare, richiamandosi all’antichi-
tà, quanto sfoggio volessero d’erudizione»63. A questo punto Flamini introduce il caso
del poeta tardogotico Domenico da Prato: in una delle sue Rime, infatti, egli invita il
lettore a leggere le Heroides, in particolare l’epistola che Enone indirizza a Paride. Si
tratta della «canzon morale del detto ser Domenico fatta ad in stantia d’una nobile
iuvene, la quale, abbandonata dal marito e da l’amante ingannata, veggendosi dai
parenti legata miseramente in prigione, in cotal forma si conduole» (36,23-26):

Deh, raguardate al malvagio Parisse


come Oenone sposa,
e poi pensosa la lasciò in tormento!
Nason leggete, che ‘l suo pianto scripse64.

La fortuna del rifacimento delle epistole tradotte da Domenico da Monticchiello


è attestata non solo dai manoscritti, ma anche dalle numerose edizioni. Nell’esempla-
re stampato a Brescia, nel 1491, da Battista Farfengo che reca un’incisione raffigura-
ta a corredo della prima epistola, quella scritta ad Ulisse dalla fedele moglie Penelo-
pe (fig. 30). Nel prologo, così come nell’edizione pubblicata dallo stampatore Fran-
cesco del Tuppo, il volgarizzatore incita i giovani e le fanciulle a seguire gli amori
“onesti” e ad evitare quelli “disonesti”: Ovidio «d’amore scrisse molte inchieste hone-
ste, sante, scioche e dishoneste. Le honeste e savie perché se seguissero da gioveni
amanti e dale giovenette; le dishoneste perché si fugissero»65.

62
S. Carrai, Le Muse del Pulci. Studi su Luca e Luigi Pulci, Napoli, Guida, 1985, p. 28.
63
F. Flamini, La lirica toscana del Rinascimento anteriore ai tempi del Magnifico, Firenze, Le Lettere, 1977,
p. 456 (rist. anast.).
64
Per l’edizione della rima si veda Domenico da Prato, Le rime, testo critico a cura di R. Gentile, Anzio
(Roma), De Rubeis, 1993, pp. 97-100.
65
Ovidio, Heroides, volgarizzamento di Domenico da Monticchiello, Brescia, Battista Farfengo, 1491.

51
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 52

marilena caciorgna

Le Heroides hanno influenzato l’esegesi iconografica del cassone di Malibu, le epi-


stole, tuttavia non costituiscono la fonte letteraria esclusiva del pannello (Fig. 20). Se
l’umanista che ha suggerito il soggetto al pittore avesse utilizzato il testo latino della
lettera inviata da Enone e Paride, od anche il volgarizzamento di Domenico da Mon-
ticchiello, l’iconografia del cassone avrebbe previsto la partenza di Paride con una
nave e non con un cavallo come mostra il dipinto della bottega di Francesco di Gior-
gio. Nella vasta fenomenologia degli addii, descritti dalla letteratura classica e medie-
vale, quello di Domenico è declinato con toni accorati:

Qual del legname tagliar fatto havesti,


Unde le nave se dovevan fare,
Nel dipartire fieramente piangesti;
E questo non mi puoi già tu dinegare
Che, di ciò vergogniar ti doveresti:
Che mi vedesti piangere e lachrymare
E sospirando con parole pie,
Meschiarse le tuo lachryme con le mie.

Come di ellera arboro è cingiato,


Cossì il mio collo dintorno cingesti
Colle tuo braccia, e fustine gabbato,
Dal gran lamento ch’al partir facesti
Partendote da me come sforzato
Dal tempo aponto quando tu elegiesti,
Aih! quanto tu me basiasti con disio
E non potesti exprimere «sta con Dio».

E quando tu fosti messo nelo mare


Gonfiar le velle dal vento soave,
Alhora con gli ochij cominciai a segnare
L’alboro e la vella di tua nave,
E lla rivera prese di bagnare
Colle lachryme mie dello pianto grave,
Pregando dio con dee, a gionta mano,
Che tosto ritornassi lieto e sano66.

Il tema di Paride ed Enone, in ambito senese, viene affrontato anche da Bernardo


Lapini da Montalcino, detto l’Illicino, nel suo commento ai Trionfi del Petrarca. Nelle
annotazioni ai versi 1,135-8 del Triumphus Cupidinis (Poi ven colei ch’à ‘l titol d’esser
bella. / Seco è ‘l pastor che mal il suo bel volto / mirò sì fiso, ond’uscir gran tempe-
ste, / e funne il mondo sottosopra vòlto) l’Illicino narra le vicende relative alla nasci-

66
Ovidio, Heroides, traduzione di Domenico da Monticchiello, Brescia, Battista Farfengo, 1489, c. b3r
(igi, n. 7112).

52
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 53

da ovidio a domenico da monticchiello

ta di Paride67. Nel commento ai versi 1,139-40 (Odi poi lamentar fra l’altre meste /
Enone di Paris, e Menelao / d’Elena, ed Ermion chiamare Oreste) viene ricordato il
tragico amore tra Paride ed Enone:

Se con ragione, per grande ingratitudine recevuta si lamenta l’huomo, con gran giusti-
cia Oenone si doleva di Paris, conciosiacosaché, essendo lui anchora nello exercitio
pastorale et trovando nella selva Oenone, et lei con fede pura et simplice benivolentia
amandolo, usandoli etiamdio quanto permetteva la sterilità del luogho et liberalità et
cortesia, sì come tosto fu restituto nel fastigio regio, ogni beneficio da lei ricevuto pagò
con oblivione. Né per questa sua tanta ingratitudine in alcuna parte a Oenone si dimi-
nuirono le fiamme amorose, ma si continuaron tanto quanto perduto la vita di Paris, la
quale finita et loro medesimamente mancarono imperoché essendo lui morto o per
Aiace come dice Darete, o vero per Philotete sì come scrive chiaro Dite cretense, sì tosto
come Oenone vide il corpo suo si alienò dela mente et per dolore morì, come esse Dite
medesimamente afferma68.

Tuttavia, per quanto interessante, questa esegesi non permette di ricostruire l’ico-
nografia del dipinto. La figura di Enone è richiamata anche nella produzione poeti-
ca dell’Illicino69, a riprova della notevole diffusione del tema nella cultura umanisti-
ca senese:

Morte per tuo lusinghe compresse Dido


Oenon tornar facesti in verdi fronde
Et le sue chiome bionde
Convertirsi a Medusa impio serpente.

A questo punto, l’indagine dovrà essere rivolta ad altri testi ed in particolare a quel-
li riguardanti la materia epica troiana. L’argomento iliaco conobbe una notevole ed
ininterrotta fortuna: a partire dall’età classica fino al Medioevo e al primo Rinasci-
mento si diffonde una grande produzione di opere letterarie, ma anche di versioni
d’intonazione popolare come i cantari in ottave, che venivano recitati sulla piazza.
Dal momento che nel Medioevo la conoscenza del greco non si era ancora diffu-
sa, ebbero notevole divulgazione le compilazioni di Ditti Cretese, Ephemeris belli Troia-
ni del iv secolo, e di Darete Frigio, De excidio Troiae historia, del v secolo, ai quali si ispi-
ra il Roman de Troie di Benoît de Sainte-Maure che incontrò un immenso favore in
Francia ed in Italia70: «composta intorno al 1160, l’opera di Benoît forma insieme col

67
F. Petrarca, Trionfi, con commento di B. Illicino, Venezia, per Leonardum Wild de Ratisbona, 1481,
b5r-b5v.
68
Petrarca 1481, b5v. Dictys Cretensis 3,26; 4,21.
69
Cfr. Illicino, in C. Torto, Sonetti et canzone le quali ho scielti da li ampli volumi de homini in tal materno
parlare non di piccola fama, ma a Dante et Petrarcha propinqui, Firenze, Francesco Bonaccorsi, 1490, cc. e3r-e5r.
70
Cfr. Volgarizzamenti del Due e Trecento, a cura di C. Segre, Torino, Utet, 1980, p. 113; E. Gorra, Testi inedi-
ti di storia troiana preceduti da uno studio sulla leggenda trojana in Italia, Torino, C. Triverio, 1887, pp. 17; 32-57.

53
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 54

marilena caciorgna

Roman de Thèbes e col Roman d’Eneas la cosiddetta “triade classica”. L’ambiente stori-
co-sociale che permette e favorisce il suo fiorire è la corte anglonormanna dei Plan-
tageneti, in cui spiccano le figure dotte e raffinate di Enrico ii e della regina Alienor,
interessati ad aumentare il loro prestigio e il loro potere anche attraverso progetti let-
terari; in particolare il Roman de Troie si vantava di offrire testimonianze dirette su quel
popolo troiano da cui varie nazioni europee coniavano a scopo politico immaginarie
discendenze»71.
Per Benoît, tuttavia, le composizioni di Ditti e di Darete, furono soltanto «un sem-
plice canovaccio. Nei trentamila e più versi del suo romanzo noi riconosciamo un’en-
ciclopedia, una summa ben congegnata di tutto ciò che la cultura medioevale conob-
be del mondo antico: Ovidio, Virgilio, Orazio principalmente, ma anche Orosio, le
Fabulae d’Igino, la Tebaide di Stazio, e una lunga serie di trattati come le Etymologiae di
Isidoro di Siviglia, l’Eruditio didascalica di Ugo di San Vittore, l’Imago Mundi di Ono-
rio di Autun»72.
Anche negli anni in cui è dipinto il cassone di Malibu, Darete Frigio e Ditti Crete-
se continuano a rappresentare «il vero storico» e «non si tratta di residui ‘medievali-
stici’, ma di una scelta motivata», come testimonia l’esempio dell’Illicino73.
Nei romanzi latini e nel rifacimento di Benoît de Sainte-Maure, tuttavia, non si
parla dell’amore tra Enone e Paride, ma soltanto del ratto di Elena. In Benoît, Esio-
na, sorella di Priamo, è tenuta come concubina da Telamone. Priamo chiede che gli
venga restituita, ma i principi greci rispondono in maniera insolente. Paride si offre
di andare in Grecia per vendicarsi. Allestisce una flotta e parte. Giunto a Citera, vede
Elena e se ne innamora. Durante una notte, in un tempio dedicato a Venere, dove si
celebrava una festa in onore della dea, Paride rapisce Elena, insieme a molte altre
donne greche e numerosi tesori74.
Anche in Italia al ciclo troiano sono dedicate molte opere, rifacimenti, traduzioni.
Significativo risulta il passo del xv canto del Paradiso (121-26), in cui, fra i beati del
cielo di Marte, si manifesta a Dante l’anima di Cacciaguida, trisavolo del poeta, che
rievoca gli onesti costumi della sua epoca, quando Firenze era ancora cinta dalla
prima cerchia di mura. Le donne vi conducono una serena vita domestica, certe di
non essere abbandonate da mariti impegnati nella mercatura in Francia ed in altri
paesi stranieri:

L’una vegghiava a studio de la culla,


e, consolando, usava l’idioma
che prima i padri e le madri trastulla;
l’altra, traendo a la rocca la chioma,

71
M. Gozzi, in Binduccio dello Scelto, La storia di Troia, a cura di M. Gozzi, Milano, Luni, 2000, p. 12.
72
G. Ricci, in Binduccio dello Scelto, Storia di Troia, a cura di G. Ricci, Varese, Fondazione Pietro
Bembo-Ugo Guanda, 2004, pp. xii-xiii.
73
G. Fioravanti, Bernardo da Montalcino ed il Commento ai Trionfi dedicato a Borso d’Este, in «In supreme digni-
tatis…». Per la storia dell’Università di Ferrara 1391-1991, a cura di P. Castelli, Firenze, Olschki, 1995, p. 153.
74
Gorra, Testi inediti di storia troiana, cit., p. 35.

54
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 55

da ovidio a domenico da monticchiello

favoleggiava con la sua famiglia


de’ Troiani, di Fiesole e di Roma.

Mentre una donna attende al figlio nella culla, un’altra, filando, intrattiene i suoi
familiari con il racconto delle leggende sulla venuta in Italia di numerosi troiani
scampati alla distruzione di Ilio, sull’origine mitica di Fiesole, sui fatti di Roma.
Dal Roman de Troie di Benoît de Sainte-Maure dipende la Historia destructionis Troiae
di Guido delle Colonne, giudice messinese, scritta negli anni tra il 1272 e il 1287:
«l’operazione era del tutto eccezionale perché basata sul passaggio dal volgare del
Roman de Troie al latino, con un movimento contrario a quello “normale” dei volgariz-
zamenti; ma proprio tale veste linguistica autorevole e internazionale facilitò la diffu-
sione dell’opera in tutta Europa. Il suo successo portò poi a un fiorire di volgarizza-
menti»75. In particolare segnaliamo la traslazione in toscano operata dal già citato
notaio fiorentino Filippo Ceffi nel 1324, da Mezzeo Bellebuoni da Pistoia nel 1333 e
da un anonimo76.
Ancora dal Roman de Troie derivano la Istorietta Troiana, un rifacimento del roman-
zo francese, e, per ciò che concerne la materia iliaca, il Tresor, i Conti di antichi cava-
lieri, il Novellino e la Fiorita di Armannino Giudice da Bologna77.
Secondo Mather, Francesco di Giorgio avrebbe trovato la materia per l’avvio della
rappresentazione della storia proprio in quest’ultima opera, la Fiorita78, che racchiu-
de molti episodi diversi rispetto al contenuto dei poemi di Benoît e Guido. In parti-
colare Armannino affronta per ben due volte il racconto della giovinezza di Paride.
Una prima volta, quando oltre all’infanzia dell’eroe, si inserisce anche il tema del
Giudizio. Riguardo ad Enone viene detto soltanto che subito s’innamora di Paride,
molto più raffinato rispetto agli altri pastori:

Quivi venno Paris, figliuolo del re di Troya, el quale sconosciuto era in quel paese, per
mostrare sua valoria con quella gente al giuco di cesti, quale s’usava di fare in quel tempo
per provare e giovani la loro força. Questi giuochi erano in cotal modo, che i giovani
prendano arme di cuoio con grande maççe di ferro e di piombo le quali erano molto
gravi a levaro, e l’uno con l’altro forte si feria e, poiché eglino erano caduti in terra, più
l’uno l’altro giamai non toccava, ma vincitore era colui che in piè rimaneva fermo e con-
stante. Erano ancora altri giuochi che costoro facevano, che si chiamavano giuochi di
palestra, ove e giovani ignudi si spogliavano e tucte le membra s’ugnevano di buono olio,
poi si prendevano alla força delle braccia e quale di loro cadea in terra era tenuto per
vinto dall’altro. Et facevasi un altro giuoco, che si chiamava il giuoco di deschi, costoro
avevano uno desco di ferro o vero di piombo, tutto ritondo, quale si volgea a modo di
ruota e per força di braccia alto lo levavano: a chi più alto quello tenere potea, tenuto
era el più forte degli altri. Di questi giuochi fanno mentione gli auctori ne loro libri, però

75
M. Gozzi, in Binduccio dello Scelto, La storia di Troia, cit., p. 47, nota 22.
76
C. Segre (a cura di), Volgarizzamenti del Due e Trecento, cit., p. 113.
77
Ibid., p. 114.
78
F. J. Mather, Two sienese cassone panels, «Art in America», 2, 1914, p. 403.

55
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 56

marilena caciorgna

diri volli la maniera loro, or voglio dire come perché Paris predecto era qui sconosciuto
dalla gente. E fu vero che Ecuba reyna, moglie di Priamo, re di Troya, essendo gravida in
costui, sognò che ella partoriva una faccellina ardente, la quale tucta Troya e ciò che den-
tro v’era consumava e ardeva, e più volte questo sognò. Però più volte a Priamo lo contò,
quello raunò e suoi indovini e ebbe consiglio di questo suo affare. Fugli decto che colui
che nascere dovea di Ecuba sarà quello onde egli sua gente e sua terra diserta essere
dovea. Udendo Priamo questo, così fermamente comandò che, come el garçone fusse
nato, celatamente fussi morto, sì che niente di lui mai sene sapessi. Nato el garçone,
Ecuba sua madre comportare non volle che il figliuolo morisse in cotal modo. Però chia-
mò due suoi fedeli amici e pregogli che facessino vista d’uccidere el garçone e che il por-
tassono in alcuno luogo salvo, sì che per certo campare potessi. Costoro lo portarono in
uno paese ove usavano di passare pastori e lasciarollo stare sotto uno verde albero e puo-
sono mente quello che n’avenisse. Et in quello punto due pastori passavano, vidono el
fanciullo, corsono a llui, levarollosi in collo e portarollo a una loro madre, la quale, quan-
do lo vide, maravigliossi e presenele peccato e nutricollo teneramente. Questo crebbe e
diventò pastore, ma non sapea bene essere all’arte, partissi di quello luogo dove egli era
e andonne in uno paese d’una donna, la quale Oenone per nome si chiamava. Quando
costei lo vide così dilicato e bello non gli parve pastore, ma molto gentilesco e costuma-
to. Però s’inamorò di lui e tennelo molto caro seco e molto drudo. Sollaççi e dilecti molti
havea con lui, e quello sempre usava congli baroni intorno a quegli paesi dove n’era e
imparò di quegli giuochi fare de quali dissi di sopra, sapea ancora saectare con arco
meglio che niuno che allora si trovassi. Essendo Paris com Pelleo predecto, con altri com-
pagni allor andarono a cacciare nella selva, quale si chiamava per suo nome l’Yda, essen-
do affaticato della caccia, solo s’adormentò presso a una fonte. Et dormendo fece uno
strano sogno. Parea a llui che tre dee ciò furono: Iuno dea delle discordie, Pallas di senno
e Venus di luxuria, fussono con lui parlandosi insieme. Et tra loro Mercurio messo e
figliuolo di Giove yectasse uno pomodoro nel quale erano scripte lectere che diceano
questo pome sarà dato alla più bella di tucte. Tra costoro era la grande contesa e parea
a llui che quelle donne s’acordassino tucte, che nella sua sententia fusse e che alla più
bella desse il pomo ch’io dico. Parea a llui che Venus lo traesse in parte e promettessegli
di dargli la più bella donna di tucte l’altre dee che qui erano. Queste sono cose molto
figurate, le quali presentano quello che non si dice cioè, che luxuria sola fu quella che
poi mosse costui a rapire Helena, onde poi structa ne fu Troia. Onde Paris, corrocto per
questo, parve che eleggessi Venus allora per la più bella, per la quale cosa parve che l’al-
tre si crucciassino e presono cagione d’avere costui e gli altri Troyani per nimici sempre
in tucto loro affare. Assai habiamo decto de facti di Paris, però che ancora me ne conver-
rà dire più cose quando tempo farà, però ritorno a quello ch’io dicea79.

Nella seconda occasione è ricordato, in maniera sommaria, l’amore tra Enone e Paride:

Essendo gravida Ecuba reina, più volte sognando le parea che partorisse una fiaccola
ardente, la quale ardea Troia con tutto el reame. Questo manifestò a Priamo suo marito,

79
Cfr. il codice conservato alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, Plut. lxxxix inf. 50, cc. 35v-36v.

56
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 57

da ovidio a domenico da monticchiello

el quale, per consiglio degli suoi indovini, comandò che lui che nascesse fussi morto
sanza dimoranza. Nato el garzone, el quale per volontà della madre Alessandro ebbe
nome, ma poi per la notrice fu chiamato Paris, portato fu in uno lontano paese; ma non
che la madre non sapesse tutto quello che di lui poi adivenne, ché quegli che lo portaro-
no lo lasciarono lungo una valle d’uno grande mulino. Pastori passando quivi lo trovaro-
no stare; fecionsi grande maraviglia e sì lo portarono a una loro madre, la quale in parto
giacea. Quela lo notricò teneramente, el quale poi divene molto prode e savio e il miglio-
re arcadore che allora si trovasse; sommo maestro del giuoco di cesti e degli altri giuo-
chi, com’io già dissi. In questi giuochi costumavano e gentili baroni, in tempo di pace, di
esercitarsi per diventare più destri, e quali si faceano per forza e per ingegno. Per ciò
Priamo facea e figliuoli spesse volte a questi giuochi giucare, perché dell’arme prendes-
sono costumanza. Paris, el quale [era] allora sconosciuto, dimorava con una donzella, la
quale per nome Enone si chiamava; duchessa era di quello paese, dove egli fu da’ pasto-
ri trovato. Costei lo teneva molto drudo e per amore l’amava, ma non però che tenere lo
potesse quando sapea ove quegli giuochi si faceano, che non vi andassi. Per questi giuo-
chi fare andò Paris in Troia, sconosciuto da tutta la gente, e egli non sapea chi egli si fussi
né donde nato fusse. Egli era di persona giovane, fresco, bello e destro: molto era rimi-
rato per la sua bellezza. Quivi co’ fratelli e con quegli altri che giucare sapeano a questi
giuochi, con loro giucando tutti gli vinceva. Ecuba sola costui conoscea, la quale sempre
gli avea dietro le spie e coloro medesimi che l’aveano lasciato quando lo doveano ucci-
dere, costoro sapeano tutto el suo affare e spesse volte l’aveano monstrato a Ecuba, per
la qual cosa bene lo conosceva80.

Va rilevato che nel passo della Fiorita, in cui Paride si reca a Troia per partecipare
ai giochi, non viene precisato che l’eroe vi si dirige per mare. È segnalato corsivamen-
te che «per questi giuochi fare andò Paris in Troia sconosciuto da tutta la gente […]».
Sebbene la Fiorita non risolva del tutto l’iconografia del cassone di Malibu, lo spunto
offerto da Mather rimane di estremo interesse.
L’ambiente culturale senese sembra infatti piuttosto sensibile alla leggenda di
Troia. Egidio Gorra avanzò l’ipotesi che il volgarizzamento di Binduccio dello Scelto,
il cui unico testimone è il ms Magliabechiano ii. iv. 45 della Biblioteca Nazionale di
Firenze, fosse proprio di provenienza senese: «il dialetto in cui è scritta la versione è
senese, e molto probabilmente oltre il copista era senese anche l’autore, del quale
però non ci fu dato trovare notizie»81. Anche le annotazioni di mano seicentesca, con-
tenute in uno dei fogli di guardia del manoscritto, rimanderebbero all’origine sene-
se dell’autore: «oltre all’appartenenza (“Del Sen.re Carlo di Tommasi Strozzi 1670”) e
al numero di catalogo (n. 357, s’intende della Collezione Strozzi) si leggono anche il
titolo e il nome dell’autore: “Historia della distruzione di Troia di Ditte tradotto dal
francesco in lingua toscana da Binduccio dello Scelto da Siena l’anno 1322”»82. Maria

80
Per l’edizione del testo vedi E. Gorra, Testi inediti di storia troiana, cit., p. 539. Cfr. il codice della Lau-
renziana citato sopra, c. 74r-74v.
81
E. Gorra, Testi inediti di storia troiana, cit., p. 169.
82
M. Gozzi, Ricerche storiche intorno a Binduccio dello Scelto, «Studi sul Boccaccio», 3, 1965, pp. 33-34.

57
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 58

marilena caciorgna

Gozzi, tuttavia, ritiene l’autore più probabilmente di origine fiorentina, poiché la


famiglia Dello Scelto ha come dimora Firenze, tuttavia conclude: «che Binduccio sia
fiorentino non si può per ora né affermare né negare con certezza, in quanto il nome
potrebbe appartenere, pressappoco, all’intera area dell’Italia centrale»83. Più di
recente Gabriele Ricci ha confermato l’ascendenza fiorentina della famiglia sebbene
non sia possibile rintracciare alcuna testimonianza da collegare alla figura di Binduc-
cio e ha rimarcato il valore del testo contenuto nel codice magliabechiano poiché è
l’unico discendente toscano di una delle due versioni in prosa, in lingua d’oïl, ricava-
te dal Roman de Troie 84.
Certamente di nobile famiglia senese è invece il copista dell’unico testimone. Nel-
l’explicit si legge infatti: «Questo libro scripse Andrea di Deio degli Ugurgieri da
Siena, el quale traslatò Binduccio dello Scelto di francescho in nostro volgare, acciò
che coloro che non sanno lo francescho ci si possano dilectare; e compissi di scriva-
re Martedì xx di luglio anni mcccxxii inditione v. a.»85. Gli Ugurgieri furono fra le
famiglie nobili più eminenti in Siena: l’appartenenza di Andrea di Deio «ad una delle
grandi casate cittadine e gli stessi dati del documento qui sopra trascritto, dai quali
risulta che la famiglia doveva vantare un numero considerevole di proprietà immobi-
liari, fanno di lui un copista d’eccezione, non certo un normale amanuense di botte-
ga. Questo potrebbe spiegare, forse, la scarsa diffusione che dovette avere il volgariz-
zamento di Binduccio (come sembra attestare il fatto che un solo codice è pervenu-
to fino a noi), copiato di persona da uomini particolarmente interessati alla leggen-
da troiana, e quasi passato di mano in mano al di fuori della diffusione commerciale.
D’altra parte il codice stesso che noi possediamo pare avere i caratteri di un mano-
scritto privato, frutto di un gusto personale e di una paziente e amorosa cura»86.
Andrea di Deio degli Ugurgieri è imparentato con Ciampolo di Meo, il primo vol-
garizzatore dell’Eneide. La traduzione, che mostra tempestivamente reminiscenze
della Commedia, è da datarsi entro il 1340, data di uno dei testimoni del volgarizza-
mento87. Risulta significativo «che nella stessa famiglia e pressappoco negli stessi anni
siano stati approntati, più modestamente nel caso di Andrea attraverso la semplice
trascrizione, due adattamenti di materia troiana, risalendo però a due testi in tutto

83
Ibid., p. 36. La studiosa rileva una traccia soltanto della famiglia Dello Scelto a Siena, «un Cecco di
Vanni dello Scelto, dottore in grammatica e logica nello Studio senese dal 1332 al 1347, la cui presenza in
qualità di professore, tuttavia, non ci testimonia nulla sulla sua origine» (p. 34). In proposito si veda G.
Cecchini, G. Prunai (a cura di), Chartularium Studii Senensis, Siena, Università di Siena, 1942, vol. i (1240-
1357), pp. 395 sgg.
84
Cfr. G. Ricci, in Binduccio dello Scelto, Storia di Troia, cit., pp. xv e xx.
85
E. Ragni, voce Binduccio dello Scelto, in Dizionario biografico degli italiani, cit., 10, 1968, p. 503. Sulla
figura del copista cfr. M. Gozzi, Ricerche storiche, cit., pp. 26-33; M. Gozzi, in Binduccio dello Scelto, La
storia di Troia, cit., pp. 38-39; G. Ricci, in Binduccio dello Scelto, La Storia di Troia, cit., pp. xx-xxii.
86
Gozzi, Ricerche storiche, cit., p. 33.
87
C. Segre (a cura di), Volgarizzamenti del Due e Trecento, cit., p. 568. Sul codice miniato contenente la
traduzione di Ciampolo, conservato nella Biblioteca degli Intronati di Siena, cfr. A. Lusini, Il Codice del
primo volgarizzamento dell’ Eneide, «La Diana», v, 1930, pp. 21-28.
88
Gozzi, Ricerche storiche, cit., pp. 38-39.

58
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 59

da ovidio a domenico da monticchiello

diversi l’uno dall’altro: Andrea copia una versione medievale tradotta dal francese
che fa conoscere la vicenda nella sua parte tragica; Ciampolo traduce direttamente
dal latino, e dall’autore forse più classico fra tutti, la conclusione della medesima sto-
ria, conclusione che conosce anch’essa momenti tragici, ma si apre alla prospettiva di
un futuro trionfale»88.
La circolazione di materiale troiano all’interno della famiglia Ugurgieri risulta di
qualche interesse, dal momento che in uno dei pannelli laterali facenti parte del cas-
sone di Malibu, quello con Enone che ostenta l’arco (fig. 31), si trova proprio lo
stemma Ugurgieri: «d’oro, a tre leoni d’azzurro: i due del capo affrontati e sostenuti
una ruota di otto raggi di rosso, e uno in punta; col capo cucito d’oro carico di un’a-
quila spiegata di nero, coronata del campo»89.
L’emblema che viene mostrato dalla figura maschile, Paride, è invece stato identi-
ficato da Weller, in quello della famiglia fiorentina Bartolini-Salimbeni: «inquartato:
nel i e iv di rosso al leone troncato d’argento e di nero (Bartolini); nel ii e iii di rosso
a tre losanghe d’oro (Salimbeni)»90. Il leone raffigurato nel cassone del Getty Museum,
tuttavia, tiene nella branca anteriore destra tre “rametti”, che potrebbero alludere
alle spighe che compaiono nello stemma della famiglia senese Ugolini: «di rosso, al
leone troncato d’argento e di nero, tenente con la branca anteriore destra tre spighe
d’oro; col capo dello stesso, caricato di un’aquila spiegata di nero, abbassato sotto il
capo di S. Stefano»91.
Domenico da Monticchiello, il traduttore delle Heroides, fu forse anche l’autore del
Troiano che si ispira ad uno dei volgarizzamenti in prosa (l’anonimo del codice Laur.
Gadd. 15 della Biblioteca Laurenziana di Firenze ed altri) relativi alla leggenda troia-
na. Suddiviso in 42 cantari, il Troiano «include la storia di Medea, digressioni su
Elena, Achille e Polissena e dipende da fonti diverse da Benoît de Sainte-Maure e
Guido delle Colonne: oltre alla ricordata traduzione anonima anche il Poema di Achil-
le della Laurenziana (Laur. Med. Pal. 95) di cui riproduce pedissequamente intere
stanze ed episodi»92. Tali autori, Binduccio dello Scelto e Domenico da Monticchiel-
lo, tuttavia, non riescono a spiegare gli episodi raffigurati a destra della fronte di cas-
sone di Malibu.
Il Troiano di Domenico da Monticchiello è contenuto nel cod. rediano 169 della
Biblioteca Laurenziana di Firenze e nel cod. i vi 37 della Biblioteca degli Intronati di
Siena. L’autore è identificato in Domenico da Monticchiello, dal momento che nel-
l’explicit del codice della Laurenziana si legge: «Finito el Troiano. Rechato fu in rima
per lo famosissimo dottore Messer Domenico da Monte Chiello». Alla fine del mano-
scritto della Biblioteca degli Intronati invece leggiamo: «Finito è questo libro del Tro-

89
Enciclopedia storico-nobiliare italiana, promossa e diretta dal marchese V. Spreti, vol. vi, Milano, Enciclo-
pedia storico-nobiliare italiana, 1932, p. 758.
90
Ibid., vol. i, Milano, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, 1928, p. 525.
91
L. Borgia, E. Carli, M. A. Ceppari, U. Morandi, P. Sinibaldi, C. Zarrilli, Le Biccherne. Tavole dipin-
te delle magistrature senesi (secoli XIII-XVIII), Roma, Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, Ufficio Centra-
le per i Beni Archivistici, 1984, p. 370.
92
Cellerino, Domenico da Monticchiello, cit., p. 641.

59
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 60

marilena caciorgna

yano, Per me Gherardo nel Chastello di Piano, A dy quindici di Novembre


mccccxxxviii, Deo gratias amen». Probabilmente Gherardo da Castel del Piano fu
soltanto il copista dell’opera. Mentre la critica più recente, con la quale conveniamo,
ha individuato l’autore del Troiano nel Domenico da Monticchiello volgarizzatore
delle Heroides93, Egidio Gorra, affrontando il tema della tradizione della saga troiana
in Italia osserva: «Di questo Domenico dottore nulla però sappiamo dire se non che
egli non è da confondere con quel Domenico da Monticchiello che tradusse le Epì-
stole di Ovidio né quello di cui si parla nella vita del B. Colombini, l’uno cantore popo-
lare, l’altro dottore in leggi ed ambedue del Trecento. Il nostro Domenico deve aver
vissuto nel secolo seguente e la composizione del suo poema, affatto privo di ogni
pregio letterario, si può porre nella prima metà del Quattrocento»94.
Sulla leggenda troiana, di cui rimane estesa testimonianza, si presenta dunque
assai impegnativo un vaglio sistematico. Come ho potuto dimostrare, tuttavia, il Troia-
no a stampa di anonimo, la cui editio princeps fu pubblicata a Venezia, per i tipi di Luca
di Domenico, nel 1483, risulta una fonte di rilievo per la scena raffigurata a destra
del dipinto95. In questa opera è dettagliatamente narrata la storia di Paride. Appena
nato viene affidato ad una nutrice che non gli rivela il lignaggio. Tuttavia la donna
rende noto il segreto ad Enone «dea delle fontane», con la quale Paride aveva instau-
rato una corrispondenza amorosa vagando per le selve del monte Ida. Alla morte
della nutrice, Paride viene accolto da un pastore che lo tratta come un figlio. Enone
insegna al giovane a leggere e a scrivere, ma soprattutto ogni tipo di prodezza: in par-
ticolare lo addestra a tirare con l’arco e a cavalcare. Dal momento che riusciva ad
accordare i suoi compagni in ogni questione è chiamato «Alessandro Pari» e poi sol-
tanto «Pari». Con Enone conosce l’amore. La ninfa gli rivela le sue origini regali e lo
sottopone ad un giuramento: vincola l’eroe a non abbandonarla. Dopo avergli detto
che è figlio del re di Troia Priamo e della regina Ecuba, lo invita ad andare a Troia
dove si stanno svolgendo alcuni festeggiamenti: sarà quella per Paride l’occasione
opportuna per l’agnizione. L’eroe decide di partire, ma il giorno seguente, attirato
da una cerva veloce, impugna l’arco e la insegue a cavallo. Giunto in prossimità di un
fonte, persa di vista la cerva, si ristora e si mette a dormire. A questo punto l’autore
inserisce la materia narrativa del “Giudizio”. Paride ritorna dunque da Enone fino al
momento in cui egli non si risolve a dirigersi verso Troia. La ninfa lo accompagna per
un lungo tratto: raggiunte le sponde di un fiume fa giurare all’eroe che sarebbe ritor-
nato. Dopo aver a lungo pianto, Paride si allontanò «e tanto cavalcò per su il riviro»
finché non giunse a Troia. Nella città si tenevano giochi, tornei e danze e «di Enone,
per cui sospirava, / dimenticola, e in altro si pensava»:

«O arbor, grande sia qui testimonio,


come io prometto a questa cara amica

93
Ibid., p. 641; Ciociola, Poesia gnomica, cit., p. 378.
94
Gorra, Testi inediti di storia troiana, cit., p. 294.
95
Cfr. igi, n. 9724.

60
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 61

da ovidio a domenico da monticchiello

di ritornare a lei con viso bono


con quella star insieme se replica
in queste parte o altrove ch’io sono
vivere insieme come ragion dica
né mai da me abandonata serae
se non quando quel fiume in su verrae».

E, detto ciò, insieme sì s’abracciaro


con grave pianto e poi si dipartiro.
Via se ne va Paris el giovin caro
e tanto cavalcò per su il riviro
ch’a Troia gionse senza alcun divaro,
onde gran festa si facea dimiro
con giochi, giostre, balli e torniamenti
principi, e duchi v’eran certamenti.

In su la plaza eran molte armadure,


lanze e cavalli da far prove assai;
Paris sta e si ponea sue cure
a tante cose che non vidi mai.
Molto gli piacen quelle cose pure,
onde che’n tutto gli fugì con suo rai
di Enone, per cui sospirava,
dimenticola, e in altro si pensava96.

Di particolare interesse risultano dunque i versi in cui si ricorda che Paride si allon-
tanò da Enone cavalcando lungo il fiume, in quanto costituiscono la sola testimonian-
za secondo cui Paride non parte con la flotta, bensì a cavallo. Anche il ruscello, cita-
to nel Troiano a stampa, è rappresentato nel dipinto di Malibu, tra la scena del Giudi-
zio e la figura di Enone prospettata al centro del dipinto con l’arco.
Il Troiano a stampa si rivela utile per la ricostruzione degli episodi e per le varianti
della leggenda di cui dà contezza. La fonte diretta per la sua composizione non fu
l’Historia troiana di Guido delle Colonne e neppure il poema di Benoît de Sainte-
Maure. Per l’elaborazione della storia di Enone e Paride l’autore dovette rifarsi, con
tecnica centonaria, a più testi: le Heroides di Ovidio, la Fiorita di Armannino Giudice
ed una versione veneta delle gesta di Troia97. Tuttavia si riscontrano particolari nuovi
che appartengono solo al Troiano a stampa.
Se è vero che l’ideatore del programma del cassone di Malibu si servì proprio di
questo testo, occorrerà posporre la datazione di qualche anno rispetto a quanto fino
ad oggi ipotizzato, cioè agli anni Ottanta del Quattrocento, post 1483, data dell’editio

96
Troiano a stampa, 1483, cc. d2r-d5r.
97
Gorra, Testi inediti di storia troiana, cit., pp. 324-27.

61
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 62

marilena caciorgna

princeps. Altrimenti dovremmo credere che l’umanista si ispirò ad una fonte a noi
ignota, comunque utilizzata dall’autore del Troiano per gli episodi di Enone e Paride.
In base a questa congettura, la fonte sottesa all’iconografia del cassone ed il poema
del Troiano a stampa deriverebbero da un archetipo comune.
Al di là della genesi del tessuto narrativo dell’opera, ciò che adesso appare più evi-
dente è che a destra del cassone di Francesco di Giorgio non viene rappresentato il
ratto di Elena, bensì il commiato di Paride da Enone. La città sullo sfondo non è Spar-
ta, ma Troia. L’episodio effigiato nel pannello non evoca il momento successivo in cui
Paride si reca a rapire Elena, ma quello in cui l’eroe si dirige verso Troia, dove potrà
finalmente rivelare la propria identità. Come mi ha fatto notare Gioachino Chiarini, a
confermare l’ipotesi, la città dello sfondo non può rimandare a Sparta, bensì a Troia.
L’imponente costruzione che si erge molto al di sopra delle mura richiama il perga-
mo di Ilio, la rocca in cui si trovavano la reggia di Priamo e il tempio con il Palladio.
È plausibile ritenere che la fronte di cassone prevedesse un pannello pendant con
la raffigurazione del rapimento di Elena. In questo modo si sarebbero potuti esaltare
gli amori dell’eroe troiano: Enone, la ninfa con la quale egli “conobbe” il “carnal
amore” quando ancora non conosceva le proprie origini nobili; Elena, la “magna
donna”, la donna più bella, fomite di discordie e di guerra.

In un dipinto della collezione Chigi Saracini (fig. 32), facente parte del decoro di
una camera nuziale (si tratta plausibilmente di una spalliera), il pittore Girolamo del
Pacchia descrive l’episodio di Arianna abbandonata da Teseo sull’isola di Dia
(Nasso), con moduli stilistici raffaelleschi che evocano la pittura compendiaria delle
Logge 98. L’eroina, ridestatasi da un profondo sonno, ha ormai subito l’amara disillu-
sione e scorge la nave di Teseo mentre scioglie le vele per prendere il vasto mare:
appare raffigurata, con il seno scoperto, su una riva paludosa dai toni lividi, cosparsa
di una vegetazione caratteristica dei paesaggi lacustri, che accresce la desolazione del
luogo. I compagni di Teseo sono ritratti in fogge insuete ed atteggiamenti realistici.
Nel cielo, che ha le stesse tonalità del mare, flotta il carro di Bacco trainato da una
quadriga di tigri. Il dettaglio introduce un elemento mitico e favolistico. Questo apo-
logo ci è trasmesso da molteplici testimonianze: l’iconografia del dipinto, conseguen-
temente, sembra derivare dalla contaminazione di diverse fonti letterarie. La scena in
primo piano pare ispirarsi al carme lxiv di Catullo, in cui l’amore tra Teseo ed Arian-
na è elegantemente contesto in una pregiata coltre nuziale (vv. 50-71).
La desolata figura di Arianna, pervasa da un sentimento di angoscia, accenna con
la mano esausta, «stanca di colpire il triste petto», verso Teseo che rivolge uno sguar-
do estremo alla costa ormai remota. Il gesto dell’eroina sembra richiamare una delle
epistole di cui si compongono le Heroides di Ovidio: Arianna a Teseo (10,136-52):

98
A. Angelini, in Da Sodoma a Marco Pino. Pittori a Siena nella prima metà del Cinquecento, catalogo della
mostra (Siena, Palazzo Chigi Saracini, 1988), a cura di F. Sricchia Santoro, Firenze, s.p.e.s., 1988, pp. 60-
61. Sul dipinto cfr. anche M. Ciatti, in Mostra di opere d’arte restaurate nelle province di Siena e Grosseto, ii,
Genova, Sagep, 1981, pp. 140-41.

62
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 63

da ovidio a domenico da monticchiello

La mia figura desolata commovesse i tuoi occhi! Anche ora guarda, non con gli occhi, ma
come, puoi, con la mente, me attaccata a uno scoglio battuto dall’acqua del mare, che va
e viene. Guarda i capelli sparsi, al modo di chi piange, e le vesti grondanti lacrime, come
appesantite dalla pioggia! Il corpo trema irrigidito dal freddo, come spiga battuta dagli
aquiloni; le mie parole sono incerte, vinte dal tremito delle articolazioni.
Non ti prego per i miei benefici, perché mi hanno fatto del male; nessuna riconoscenza
sia dovuta alla mia azione; ma nemmeno una pena; se per te io non fui causa di salvezza,
non per questo c’è motivo che tu mi sia causa di morte. Le mie mani, stanche di colpire il tri-
ste petto, io sventurata tendo a te, al di là del vasto mare; e mesta ti mostro questi capelli che
mi rimangono; per queste lacrime, provocate dalle tue azioni, ti prego, volgi la nave, o
Teseo, e, mutato il vento, torna! Se morirò prima, tu almeno raccoglierai le mie ossa99.

Nell’Epistola decima, volgarizzata da Domenico da Monticchiello, dal titolo Adriana


a Theseo, il passo in cui l’eroina si osserva e descrive il proprio aspetto di relicta così
viene reso dal poeta:

Ben che con gli ochi non mi puoi vedere,


ma ben si puoi con gli ochi dela mente,
riguarda a mi che son posta a giacere
sopra lo schoglio lo qual vagamente
l’aqua vaga seguendo suo dovere
percuote e suona continuamente.
Mira i capigli sciolti e scapigliati
a guisa di piangenti e sconsolati.

Mira che fatto grave el mio vestito


tutto de mie lachryme è bagnato
et è sì inhumidito tutto quanto
come si pioza l’havesse tocato.
Il corpo mio è tutto inaridito
come fa il biado quand’è dimenato
da venti che proceden d’aquilone
et puoi comprender la mia conditione.

99
«Movisset vultus maesta figura tuos! / Nunc quoque non oculis, sed, qua potes, aspice mente, / hae-
rentem scopulo, quem vaga pulsat aqua; / adspice demissos lugentis more capillos / et tunicas lacrimis
sicut ab imbre graves! / Corpus, ut impulsae segetes aquilonibus, horret, / litteraque articulo pressa tre-
mente labat. / Non te per meritum, quoniam male cessit, adoro: / debita sit facto gratia nulla meo, / sed
ne poena quidem; si non ego causa salutis, / non tamen est cur sis tu mihi causa necis. / Has tibi plangen-
do lugubria pectora lassas, / infelix tendo trans freta longa manus; / hos tibi, qui superant, ostendo maesta capil-
los. / Per lacrimas oro, quas tua facta movent, / flecte ratem, Theseu, versoque relabere vento! / Si prius
occidero, tu tamen ossa feres». Si noti il verbo tendo utilizzato da Ovidio. In un commento della fine del
Quattrocento di Antonius Volscus e Ubertinus Clericus è spiegato come tendo significhi porrigo, tendere
innanzi a sé: Cfr. Ovidio 1506, c. i2r.

63
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 64

marilena caciorgna

E fu fatta la littera presente


con man tremante e con tremante dito;
pregar ti voglio divotissimamente
non per mio merto che me mal seguito
ben ch’io non te servisse de niente
né sia a me tuo scampo atribuito.
Non so però veder perché tu sia
cagion di pena e dela morte mia.

Or ecco sventurata che piangendo


percuoto insieme mie membre affannati
et sopra longi mari vo stendendo
le stanche mano acciò che tu le guati
et mie capegli molto protendendo
ti mostro quelli che me son vanzati;
donque ti prego che per lo lachrymare
ch’el tuo male operare mi va versare

che la tua nave con el contrario vento


o Theseo mio per mi debbi voltare
et se ‘l mio corpo sarà de vita spento
l’ossa ne potrai tu teco riportare.
Donque si prenda l’amaistramento
per lo tenor de questo cantare
che nisuno serva con danno e dishonore
se puoi si pente non è grand’errore100.

Il carme lxiv di Catullo e la lettera di Arianna a Teseo apportano circostanziati


indizi per l’esegesi iconografica del dipinto, non riescono tuttavia a spiegare il parti-
colare del carro di Bacco trainato dalle tigri. Catullo ricorda Dioniso che, con il suo
corteo di invasati, giunge sull’isola, acceso d’amore per l’eroina, ma non riferisce
espressamente della presenza delle tigri. Il racconto delle Eroidi è costituito esclusiva-
mente dal lamento di Arianna abbandonata. Il verso 139 dell’epistola corpus ut impul-
sae segetes aquilonibus horret, che viene ripreso da Ovidio in Ars amatoria 1,553 horruit,
ut steriles agitat quas ventus aristas, determina una correlazione ed una continuità tra i
due testi. Nell’Ars amatoria (1,523-52) viene descritto il carro del dio in maniera del
tutto conforme all’iconografia del dipinto della collezione Chigi Saracini:

Ecco Bacco chiama il suo poeta: anch’egli va in aiuto agli amanti e favorisce il fuoco d’a-
more di cui egli stesso brucia. La fanciulla di Cnosso andava errando, fuori di sé, per
spiagge sconosciute, dove la piccola isola di Dia è colpita dalle onde del mare; e, come
uscita dal sonno, coperta da una tunica slacciata, coi piedi nudi e i capelli biondi sciolti,

100
Ovidio, Heroides, traduzione di Domenico da Monticchiello, Brescia, Battista Farfengo, 1489, c. c8v.

64
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 65

da ovidio a domenico da monticchiello

gridava la crudeltà di Teseo alle onde che non ascoltavano, mentre il pianto immeritato
rigava le guance delicate. Gridava e insieme piangeva, e tutte e due le azioni le si addice-
vano; non diventò più brutta per le sue lacrime […]. Intanto il dio sul carro, che aveva
coronato in alto di grappoli d’uva, allentava le briglie d’oro alle tigri appaiate; alla fan-
ciulla vennero meno il colore, il ricordo di Teseo e la voce, tre volte tentò di fuggire, tre
volte fu trattenuta dalla paura. Rabbrividì, come le spighe vuote agitate dal vento, come la
canna leggera trema nell’acqua della palude 101.

Nel commento di Bartholomaeus Merula ad Ovidio, De arte amandi, largo spazio è


dedicato alla descrizione del currus Bacchi tigris, che potrebbe aver influenzato il let-
tore della glossa102. Il Merula riporta anche una testimonianza parallela interessante:
Stazio, il quale, nella Tebaide (4,654-58), ricorda Libero che «spinge verso la città
della madre il carro ornato di pampini; a destra e a sinistra lo seguono, libere, le linci,
e le tigri lambiscono le redini molli di vino»103. Il particolare delle canne lacustri che
appare nel dipinto, inoltre, è un ulteriore indizio di un’attenta lettura del passo del-
l’Ars amatoria da parte dell’artista o di chi gli ha fornito il soggetto.

Le Heroides, dunque, hanno determinato l’iconografia del cassone della bottega di


Francesco di Giorgio a Malibu e quello di Girolamo del Pacchia nella collezione
Chigi Saracini soltanto in alcuni elementi narrativi. Le epistole di Ovidio al pari di
altri testi antichi quali il mulierum virtutes di Plutarco, e fonti medievali come i Trionfi
del Petrarca, il relativo commento dell’Illicino ai Trionfi, la Fimerodia di Jacopo da
Montepulciano, il Triumphus contra Amorem dello stesso Domenico da Monticchiello,
presentano gallerie di Donne Illustri, alcune desunte dal mito, altre dalla storia. Tali
rassegne costituiscono un’importante fonte d’ispirazione per le serie di eroine raffi-
gurate nei cassoni e nelle spalliere che decoravano i palazzi senesi del Rinascimento.
È ben nota la grande diffusione, nella pittura senese, del canone delle Donne Famo-
se, che venne ad affiancarsi a quello più diffuso degli Uomini Famosi: serie di eroine
romane e non romane, rappresentate a gruppi di tre, come figure intere stanti. Tali
figure alludono a virtù o, più raramente, a vizi: offerte dunque all’imitazione, o all’e-
secrazione. Le opere letterarie ora richiamate sono per gli ideatori di programma
utili repertori da cui trarre spunti, da arricchirsi eventualmente collazionando altre
fonti: rappresentano dunque dei modelli per l’impianto compositivo, la scelta della

101
«Ecce, suum vatem Liber vocat: hic quoque amantis / adiuvat et flammae, qua calet ipse, favet. /
Cnosis in ignotis amens errabat harenis, / qua brevis aequoreis Dia feritur aquis; / utque erat e somno,
tunica velata recinta, / nuda pedem, croceas inreligata comas, / Thesea crudelem surdas clamabat ad
undas, / indigno teneras imbre rigante genas. / Clamabat flebatque simul, sed utrumque decebat; / non
facta est lacrimis turpior illa suis […]. Iam deus in curru, quem summum texerat uvis, / tigribus adiunctis
aurea lora dabat: / et color et Theseus et vox abiere puellae, / terque fugam petiit terque retenta metu
est. / Horruit, ut steriles agitat quas ventus aristas, / ut levis in madida canna palude tremit». Trad. it. A.
Della Casa, in Opere di Publio Ovidio Nasone, cit., pp. 519, 521.
102
Ovidius, De arte amandi; De remedio amoris. Comm. Bartholomaeus Merula, Venezia, Giovanni Tacui-
no, 1494, c. c2r.
103
«[…] materna ad moenia currus / promovet; effrenae dextra laevaque secuntur / lynces, et uda
mero lambunt retinacula tigres».

65
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 66

marilena caciorgna

materia, la valenza morale dei cicli raffigurati. Il carattere esemplare dei volgarizza-
menti delle Heroides, d’altronde, è dimostrato dal contenuto dei prologhi anteposti
dai traduttori alle epistole, sopra citati: si offrono al lettore degli exempla “d’amore”
sequenda aut vitanda (da seguire o da evitare).
Il ruolo fondamentale svolto dal de mulieribus claris di Boccaccio in questo genere
iconografico è stato ampiamente dimostrato. Tuttavia, come ho potuto constatare, il
de mulieribus claris nella raffigurazione delle eroine delle antichità, a Siena, ha opera-
to come fonte, in una sola occorrenza, fino ad oggi non segnalata.
In un epigramma adespoto contenuto nel xvi libro dell’Antologia Palatina (151),
Didone rivolge un’apostrofe alle Muse, rimproverandole di aver ispirato Virgilio che
ha calunniato il suo pudor. La regina fenicia dichiara di non aver mai conosciuto Enea:

Ospite, qui di Didone famosa l’archetipo vedi —


quadro fulgente di beltà divina.
Ero così, ma la mente che credi per fama non l’ebbi,
ché per virtuose azioni ottenni gloria.
Io quell’Enea non lo vidi neppure, né in Libia pervenne
Quando veniva conquistata Troia.
No: la violenza di Iarba, le imposte nozze fuggendo,
mi infissi il gladio a doppia lama in cuore.
Muse, contro m’armaste — perché — quel Marone crudele;
contro la mia virtù questo mentì!104

Questo tardo componimento aderisce ad un’antica tradizione inaugurata da


Timeo di Tauromenio e propagata nella cultura medievale ed umanistica ad opera di
Giustino (cap. 18) che rielabora la vicenda e la arricchisce di nuovi dettagli105. Secon-
do questa versione il nome originario di Didone sarebbe Elissa. Figlia di Mutto, sorel-
la del re di Tiro Pigmalione che le uccise il marito Acherba, si vide costretta a fuggi-
re in Libia ove fondò Cartagine. Richiesta in sposa da Hiarbas, re dei Maxitani, per
non violare la fedeltà al marito, si gettò sul rogo che aveva allestito simulando un rito
in memoria di Acherba e si uccise con la spada.
La dicotomia tra la sposa fedele e l’amante appassionata di Enea si perpetua in
epoca imperiale. Secondo gli autori cristiani, in dissidio con la versione virgiliana, la
regina sarebbe stato un esempio di fedeltà coniugale106. Anche Petrarca, nel Trionfo
della Pudicizia (10-12) rinnova la sua invettiva contro l’iniqua fama propagata dal
poeta latino, rivendicando la fides di Didone:

e veggio ad un lacciuol Giunone e Dido,

104
Trad. it. F. M. Pontani, in Antologia Palatina, a cura di F. M. Pontani, vol. iv, Torino, Einaudi, 1981,
pp. 335-37.
105
A. La Penna, in Enciclopedia virgiliana, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, ii, 1985, voce Dido-
ne, pp. 50 sgg.
106
Per una rassegna dei testimoni cristiani cfr. La Penna, in Enciclopedia virgiliana, cit., p. 52.

66
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 67

da ovidio a domenico da monticchiello

ch’amor pio del suo sposo a morte spinse,


non quel d’Enea, com’è ‘l publico grido.

Boccaccio, nel de mulieribus claris (cap. 42), narra con dovizia di particolari la sto-
ria di Didone seguendo pedissequamente il testo di Giustino. Va rilevato tuttavia che
alcuni dettagli dell’esposizione, significativi per l’esegesi iconografica che ci appre-
stiamo ad effettuare, sono introdotti in modo originale.
In quattro pannelli per un cassone conservati al Musée du Petit Palais di Avignone,
già attribuiti al Maestro di Lecceto, sarebbero raffigurati, secondo l’opinione corrente
che si fonda sulla versione di Giustino, l’Arrivo di Iarba che minaccia Cartagine; Iarba chiede
la mano a Didone; Didone accetta il contratto di matrimonio; Morte di Didone sul rogo (fig. 33)107.
Ma il pittore, come apparirà in seguito più chiaramente, sembra attenersi fedel-
mente alla versione riferita da Boccaccio. Nel primo dipinto, alcuni cavalieri si
approssimano alle mura della città fondata da Elissa sull’appezzamento di terreno
ottenuto dagli abitanti del luogo con l’abile espediente di tagliare una pelle di bue in
sottilissime strisce per circoscrivere il territorio accordatole per la nuova città:

Allora Didone […] subito decise di comprare dagli abitanti della costa, per farne la sua
sede, un appezzamento di terreno tanto piccolo da poter essere ricoperto dalla pelle di
un bue. Astuzia di femmina! Per suo ordine, la pelle del bue fu tagliata in piccole strisce,
che, congiunte l’una all’altra, abbracciarono uno spazio ben più grande di quello che i
venditori avrebbero potuto stimare. Così, con l’auspicio di una testa di cavallo, che era
stata trovata, Didone fondò la città guerriera che chiamò Cartagine, mentre alla rocca
diede il nome di Birsa dalla pelle del bue. Mostrò poi ai compagni di fuga i tesori che
aveva con frode nascosti e li animò di grande speranza. Sorsero così subito le mura, i tem-
pli, il foro e i pubblici e i privati edifici108.

I personaggi rappresentati sembrano identificabili con il re dei Massitani Iarba,


accompagnato dal proprio seguito:

Date al popolo leggi e regole di vita, Didone divenne famosa in tutta l’Africa, sia perché
la città era d’un tratto divenuta celebre, sia perché si era sparsa la voce della sua straor-
dinaria bellezza e della sua eccezionale virtù ed onestà. Perciò il re dei Massitani (gli Afri-

107
P. Schubring, Cassoni. Truhen und Truhenbilder der italienischen Frührenaissance, Ein Beitrag zur Profan-
malerei im Quattrocento, Leipzig, Verlag von Karl W. Hiersemann, 1915, p. 369, nn. 649-652. Vedi anche M.
Laclotte, E. Mognetti, Avignon, Musée du Petit Palais. Peinture italienne, Paris, Éditions de la Réunion des
musées nationaux, 1987, pp. 142-43.
108
«Confestim […] non amplius quam quantum quis posset bovis occupare corio, ad sedem sibi con-
stituendam, ab accolis telluris in litore mercata est. O mulieris astutia! In frusta iussu suo concisum bovis
corium fracturisque iunctis, longe amplius quam arbitrari potuerint venditores amplexa est et auspicio
equini capitis bellicosam civitatem condidit, quam Cartaginem nuncupavit; et arcem a corio bovis Byrsam;
et cum, quos fraude texerat, ostendisset thesauros, et ingenti spe fuge animasset socios, surrexere illico
menia, templa, forum et edificia publica et privata». Trad. it. V. Zaccaria, in G. Boccaccio, De mulieribus
claris, a cura di V. Zaccaria, in Tutte le opere di Giovanni Boccaccio, x, a cura di V. Branca, Verona, Mondado-
ri, 1967, p. 173.

67
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 68

marilena caciorgna

cani sono in genere molto inclini alla libidine) la desiderò e la chiese in sposa ai maggio-
renti, minacciando la guerra e la distruzione della città, che stava sorgendo, se non glie-
la avessero concessa109.

La sequenza prosegue nella tavola che descrive l’arrivo di Iarba al cospetto della
regina in presenza dei maggiorenti della città, uno dei quali, cui è dato particolare
rilievo in quanto al centro della scena, in atto di supplice, pare impetrare il consen-
so della regina. Ai concittadini era ben nota l’inflessibilità di Didone e la sua fermez-
za nell’onorare il marito. Per questo cercano di carpirne l’assenso con il dolo: attua-
no un comportamento fraudolento lasciandole intendere che Iarba era venuto a
richiedere alcuni precettori per diffondere la civiltà tra la sua gente:

I maggiorenti conoscevano il santo e inflessibile proposito della regina vedova di rimane-


re casta; e molto temevano di potere essere distrutti da una guerra, se fosse stato negato
al re l’oggetto della sua richiesta. Non osando esporre alla regina ciò che le era richiesto
dal re, essi pensarono di ingannarla e di trarla alla loro volontà col suo stesso parere. Le
dissero che il re desiderava ridurre il suo popolo barbaro a più civili costumi e che, a que-
sto scopo, chiedeva loro, con minaccia di guerra, dei precettori. Erano incerti quale fra
loro dovesse assumere il grave incarico di andare a vivere, abbandonando la patria, pres-
so un re così feroce110.

Didone, incalzata dalle pressanti richieste, acconsente senza frapporre indugi. Nel
terzo pannello la regina, con volto benevolo, consegna un atto che ha ratificato per
ciò che lei ritiene le fosse stato richiesto. Manca un esplicito richiamo sia nel testo di
Boccaccio che in quello di Giustino ad un documento cartaceo di conferma. Si trat-
ta probabilmente di un espediente adottato dall’ideatore del programma per confe-
rire una visibilità all’assenso di Didone:

La regina non s’accorse dell’inganno ed anzi così rispose: — nobili cittadini, che igno-
ranza, che viltà è la vostra? Non sapete dunque che tutti nasciamo alla vita per il padre e
per la patria e che non si può propriamente dire cittadino colui che rifiuta per il bene
pubblico, non dico un qualche altro disagio, ma la stessa morte, se la necessità lo richie-

109
«Ipsa autem, datis populo legibus et norma vivendi, cum repente civitas evasisset egregia et ipsa incli-
ta fama pulchritudinis invise et inaudite virtutis atque cestimonie per omnem Affricam delata est. Quam
ob rem, cum in libidinem pronissimi homines Affri sint, factum est ut Musitanorum rex in concupiscen-
tiam veniret eiusdem eamque quibusdam ex principibus civitatis sub belli atque desolationis surgentis civi-
tatis denunciatione, ni daretur, in coniungium postulavit». Trad. it. V. Zaccaria, in Boccaccio, De mulieri-
bus claris, cit., pp. 173, 175.
110
«Qui cum novissent vidue regine sacrum atque inflexibile castitatis propositum et sibi timerent plu-
rimum ne, petitoris frustrato desiderio, bello absorberentur, non ausi Didoni interroganti quod posceba-
tur exponere verbis, reginam fallere et in optatum deducere sua sententia cogitarunt, eique dixere regem
cupere eorum doctrina efferatam barbariem suam in mores humaniores redigere; et ob id, sub belli inter-
minatione, preceptores ex eis poscere; verum eos ambigere quisnam ex eis tam grande vellet onus assum-
mere ut, relicta patria, apud tam immanem regem moraturus iret». Trad. it. V. Zaccaria, in Boccaccio, De
mulieribus claris, cit., p. 175.

68
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 69

da ovidio a domenico da monticchiello

da? Andate dunque lieti e, con poco rischio da parte vostra, allontanate dalla patria una
così grave minaccia di guerra —111.

L’iconografia dell’ultima tavoletta rafforza l’ipotesi che il ciclo figurativo dedicato


a Didone sia desunto dal de mulieribus claris. La regina, smascherata la frode, per rima-
nere salda nel suo proposito di fedeltà al marito, statuì di darsi la morte sul rogo:

All’udire questi rimproveri della regina, parve ai maggiorenti di avere ottenuto ciò che
desideravano; e le scoprirono la vera richesta del re. Uditala, la regina si accorse di avere
col suo parere approvato il matrimonio e pianse tra sé, non osando opporsi all’inganno
tesole dai suoi concittadini. Pure, ferma nel suo proposito, decise d’un tratto ciò che le
parve conforme alla sua onestà. E disse: — Se mi concedete un termine per incontrare
quest’uomo, io andrò —. Il termine le fu concesso. Quando poi giunse Enea troiano, che
ella non aveva mai visto, ritenne di dovere morire piuttosto che violare la sua castità.
Recatasi nella parte più alta della città, vi fece erigere una grande pira che i cittadini cre-
dettero avesse costruito per placare i mani di Sicheo. Indossata una veste nera, compì riti
diversi; e, dopo aver ucciso molte vittime, montò sulla pira, mentre i cittadini, presenti in
massa, stavano a guardare che cosa ella stesse per fare. Eseguite tutte queste cerimonie,
Didone trasse da sotto le vesti un coltello e se lo conficcò nel purissimo petto, invocando
Sicheo e dicendo: — Ecco, miei cittadini, come voi volete, vado al mio sposo —. Appena
pronunciate queste parole, con sommo dolore di tutti i presenti, si lasciò cadere sul col-
tello; e, avendo trafitto le parti vitali, spargendo purissimo sangue, andò incontro alla
morte, mentre invano gli astanti si avvicinavano per aiutarla112.

Come si può osservare, gli indizi rivelatori sono la veste nera indossata da Didone
nel pannello, diversa da quella dai toni più luminosi che compare in precedenza, e il
coltello con cui esegue il suicidio. Giustino non si diffonde sui particolari dell’abito
con il quale la regina compie il gesto estremo, mentre riferisce che l’arma della morte
sarebbe un gladio. Boccaccio, invece, oltreché che descriverla in abito di lutto, pun-
tualizza che si uccise con un culter.

111
«Non sensit regina dolos, quin imo in eos versa: — Egregii cives — inquit que segnities hec, que socor-
dia? An ignoratis quia patri nascamur et patrie? Nec eum rite civem dici posse qui pro salute publica mor-
tem, si casus expostulet, nedum incomodum aliud renuat? Ite igitur alacres et parvo periculo vestro a patria
ingens belli incendium removete —». Trad. it. V. Zaccaria, in Boccaccio, De mulieribus claris, cit., p. 175.
112
«His regine redargutionibus visum est principibus obtinuisse quod vellent et vera regis detexere
iussa. Quibus auditis, satis regine visum est se sua sententia petitum approbasse coniugium ingemuitque
secum, non ausa suorum adversari dolo. Stante tamen proposito, repente in consilium ivit quod sue pudi-
citie oportunum visum est dixitque se, si terminus adeundi virum detur, ituram. Quo concesso atque adve-
niente Enea Troiano nunquam viso, mori potius quam infringendam fore castimoniam rata, in sublimiori
patrie parte, opinione civium manes placatura Sicei, rogum construxit ingentem et pulla tecta veste et ceri-
moniis servatis variis, ac hostiis cesis plurimis, illum conscendit, civibus frequenti multitudine spectantibus
quidnam factura esset. Que cum omnia pro votis egisset, cultro, quem sub vestibus gesserat, exerto ac
castissimo apposito pectori vocatoque Syceo inquit: — Prout vultis cives optimi, ad virum vado —. Et vix
verbis tam paucis finitis, summa omnium intuentium mestitia, in cultrum sese precipitem dedit et auxiliis
frustra admotis, cum perfodisset vitalia, pudicissimum effundens sanguinem, ivit in mortem». Trad. it. V.
Zaccaria, in Boccaccio, De mulieribus claris, cit., pp. 175, 177.

69
A003 Caciorgna.qxd 25/09/2008 1.14 Pagina 70

marilena caciorgna

Riportiamo anche il brano di Giustino (18,6,5-9) per istituire un confronto:

Presa da questo inganno, e chiamato per gran pezza il nome del marito Acerba, con molte
lagrime e cordoglioso lamento, all’ultimo risponde ch’ella è per andar là, dove i suoi e i
fati della città la chiamano. E tolto sopra di ciò tempo tre mesi, e fatta innalzare nell’ulti-
ma parte della città un pira, come per placar l’ombra del marito, e mandargli, avanti alle
nozze, i sacrifizii, ammazza molti animali, e, presa una spada, sale sopra la pira, e in que-
sta guisa, guardando al popolo, dice, che andava a marito, come lessi le avevano imposto,
e s’uccide con la spada. Fintantoché Cartagine fu invitta, ella fu adorata per Dea113.

Nelle Heroides è contenuta un’epistola di Didone ad Enea che segue il modello del
iv libro dell’Eneide di Virgilio: «Ovidio riesce abilmente a concentrare nel racconto di
Didone tutti i discorsi pronunciati nell’Eneide dalla regina, da Enea e da Anna, non
nello stesso ordine, ma con continuità e coerenza»114. Nelle Pìstole di Luca Pulci, dedi-
cate dall’autore a Lorenzo de’ Medici, che non costituiscono «un pedissequo rifaci-
mento né tantomeno la traduzione in volgare — come qualcuno ha creduto — delle
Heroides» è invece contenuta una lettera di Iarba a Didone, la cui materia narrativa è
sempre ripresa dal poema virgiliano115. Nella rubrica dell’edizione, la missiva, che
costituisce la seconda della serie, è intitolata Iarba re affricano a Dido di Sydonia regina
di Carthagine epistola seconda 116.
In conclusione, dai tre esempi richiamati (Bottega di Francesco di Giorgio, Giro-
lamo del Pacchia, già Maestro di Lecceto) emerge, spero, un’attitudine che caratte-
rizza la concezione dell’antico alla quale si rifanno gli ideatori di programmi nel
Rinascimento. Da una parte, questi traggono ispirazione dai classici, dalle loro tradu-
zioni e dai loro commenti, dall’altra, da rielaborazioni medievali ed umanistiche,
ponendo sullo stesso piano gli antichi ed i moderni, spesso procedendo ad efficaci
contaminazioni ed alla composizione di un testo originale da trasferirsi in immagine.

113
«Hoc dolo capta diu Acherbae viri nomine cum multis lacrimis et lamentatione flebili invocato ad
postremum ituram se, quo sua et urbis fata vocarent, respondit. In hoc trium mensium sumpto spatio, pyra
in ultima parte urbis instructa, velut placatura viri manes inferiasque ante nuptias missura multas hostias
caedit et sumpto gladio pyram conscendit atque ita ad popolum respiciens ituram se ad virum, sicut prae-
ceperint, dixit vitamque gladio finivit. Quam diu Karthago invicta fuit, pro dea culta est». Trad. it. P. E.
Campi, in Le istorie di Trogo Pompeo compendiate da Giustino, Milano, Per Antonio Fontana, 1829, p. 199.
114
E. Salvatori, in Ovidio, Eroidi, introduzione, traduzione e note di E. Salvatori, Milano, Garzanti,
1996, p. 275.
115
Carrai, Le Muse dei Pulci, cit., p. 25.
116
L. Pulci, Pistole di Luca de’ Pulci al Magnifico Lorenzo de’ Medici, Firenze, Bartolomeo de’ Libri, prima
del 1495, cc. a3v-a6r. L’editio princeps è uscita a Firenze, presso Antonio Miscomini, nel 1481 (igi, n. 8221);
Nel 1512 la raccolta di lettere uscirà anche a Siena, presso Symone di Niccolò & Giovanni di Alixandro.
Cfr. N. Pallecchi, Una tipografia a Siena nel XVI secolo. Bibliografia delle edizioni stampate da Simone di Niccolò
Nardi (1502-1539), «Bullettino Senese di Storia Patria», cix, 2002, pp. 210-11.

70
TAVOLE OK.qxd 27/09/2012 13:54 Pagina 1

TAV O L E
TAVOLE OK.qxd 27/09/2012 13:54 Pagina 13

Fig. 19. Miniaturista francese del xvi secolo, Storie di Enone. Al centro: Enone scrive a Paride. A
sinistra: Sogno di Ecuba ; Enone e Paride. Sotto: Paride incide il nome di Enone sulla cortec-
cia di un faggio. Parigi, Bibliothèque Nationale de France, Richelieu Manuscrits
Francais 873, c. 27v.
TAVOLE OK.qxd 27/09/2012 13:54 Pagina 14

Fig. 20. Bottega di Francesco di Giorgio Martini, Giudizio di Paride. Addio di Paride a Enone.
Malibu, Getty Museum.

Fig. 21. Maestro del Codice Squarcialupi, Paride incide il nome di Enone sulla corteccia di un fag-
gio, particolare. Milano, Biblioteca Ambrosiana, S. P. 13 bis, c. 18r.
TAVOLE OK.qxd 27/09/2012 13:54 Pagina 15

Fig. 22. Maestro del Codice Squarcialupi, Banchetto di Elena e Menelao. Milano, Biblioteca
Ambrosiana, S. P. 13 bis, c. 62r.
TAVOLE OK.qxd 27/09/2012 13:54 Pagina 16

Fig. 23. Maestro del Codice Squarcialupi, Ritratto di Ovidio. Milano, Biblioteca Ambrosiana, S. P.
13 bis, c. iiiv.
TAVOLE OK.qxd 27/09/2012 13:54 Pagina 17

Fig. 24. Incisore del xv secolo, Enone consegna la lettera a Paride. Ovidio, Heroides [volgarizza-
mento di Filippo Ceffi?], Napoli, Francesco del Tuppo, ca. 1480, c. b6v.

Fig. 25. Incisore del xv secolo, Arianna abbandonata da Teseo. Ovidio, Heroides [volgarizzamen-
to di Filippo Ceffi?], Napoli, Francesco del Tuppo, ca. 1480, c. d8r.
TAVOLE OK.qxd 27/09/2012 13:54 Pagina 18

Fig. 26. Incisore del xv secolo, Paride scrive a Elena ; Elena scrive a Paride. Ovidio, Heroides [vol-
garizzamento di Filippo Ceffi?], Napoli, Francesco del Tuppo, ca. 1480, c. g6v.

Fig. 27. Incisore del xvi secolo, Enone scrive a Paride. Ovidio, Epistole Heroides Ovidii… commen-
tantibus Antonio Volsco et Ubertino Crescentinate… In Ibis vero Domitio Calderino et
Christophoro Zaroto cum appendice… adacontium, Venetiis, per Bartholomeum de Zanis
de Portensio, 1506, d6v.
TAVOLE OK.qxd 27/09/2012 13:54 Pagina 19

Fig. 28. Incisore del xvi secolo, Storie di Arianna e Teseo. Ovidio, Epistole Heroides Ovidii… com-
mentantibus Antonio Volsco et Ubertino Crescentinate… In Ibis vero Domitio Calderino et
Christophoro Zaroto cum appendice… adacontium, Venetiis, per Bartholomeum de Zanis
de Portensio, 1506, h5r.

Fig. 29. Incisore del xvi secolo, Banchetto di Elena, Menelao e Paride. Ovidio, Epistole Heroides
Ovidii… commentantibus Antonio Volsco et Ubertino Crescentinate… In Ibis vero Domitio
Calderino et Christophoro Zaroto cum appendice… adacontium, Venetiis, per
Bartholomeum de Zanis de Portensio, 1506, 15r.
TAVOLE OK.qxd 27/09/2012 13:54 Pagina 20

Fig. 30. Incisore del xv secolo, Penelope al telaio. Ovidio, Heroides, traduzione di Domenico da
Monticchiello, Brescia, Battista Farfengo, 1491.
TAVOLE OK.qxd 27/09/2012 13:54 Pagina 21

Fig. 31. Bottega di Francesco di Giorgio Martini, Enone sorregge lo stemma Ugurgieri. Malibu,
Getty Museum.
TAVOLE OK.qxd 27/09/2012 13:54 Pagina 22

Fig. 32. Girolamo del Pacchia, Arianna abbandonata da Teseo. Siena, Collezione Chigi Saracini.

Fig. 33. Pittore senese del xv secolo, Suicidio di Didone. Avignone, Musée du Petit Palais.
Pio II
e le arti
La riscoperta
dell’antico
da Federighi
a Michelangelo

a cura di
Alessandro Angelini
fotografie di
Andrea e Fabio Lensini

SilvanaEditoriale
Sommario

in copertina A conclusione di questo lavoro esprimo viva riconoscenza 7 Introduzione


Antonio Federighi, Lupa con i gemelli. a molte persone, che in vario modo mi sono state di aiuto Alessandro Angelini
Siena, loggia della Mercanzia, bancale in diverse occasioni come Giovanni Agosti, Cecilia Alessi,
famiglia Avignonesi, Alessandro Bagnoli, Andrea Baldinotti,
in quarta di copertina Roberto Bartalini, Roveno Batignani, Luciano Bellosi, 19 Templi di marmo e tavole quadre. Pio II e le arti nei Commentarii
Carlo Bologni, Monika Butzek, Marilena Caciorgna, Alessandro Angelini
Antonio Federighi, plinto della colonna Francesco Caglioti, Donatella Capresi, Matteo Ceriana,
d’ingresso alla cappella di San Giovanni, Giuseppe Chironi, Elisabetta Cioni, Mirella Cirfi Walton,
particolare. Siena, Duomo Silvia Colucci, Andrea De Marchi, Vincenzo Di Gennaro, Donatello e il suo seguito a Siena
Vincenzo Farinella, Gabriele Fattorini, Irene Fosi, Aldo Galli,
pagina 2 Anna Maria Guiducci, Tom Henry, Philippa Jackson, Michael 45 Dalla “historia d’attone pel Battesimo” a “le porti di bronzo del Duomo”:
Giovanni di Stefano, fregio Knuth, Alessandro Leoncini, Fausto Lucherini, Michele Donatello e gli inizi della scultura senese del Rinascimento
della cappella di San Giovanni, Maccherini, Alessandro Marchi, Cecilia Martelli, Laura
Martini, Patrizia La Porta, Lorenza Melli, Stefano Moscadelli,
Gabriele Fattorini
particolare. Siena, Duomo
Mauro Mussolin, Arnold Nesselrath, Fabrizio Nevola, Linda 83 La cappella della Madonna delle Grazie. Una ricostruzione
Pisani, Carol Plazzotta, Veronica Randon, Bernardina Sani,
Pietro Scarpellini, Maria Rita Silvestrelli, Fiorella Sricchia Monika Butzek
Santoro, Luke Syson. Ricordo soprattutto l’aiuto indispensabile
di Luca Baranelli nella rilettura dei testi. 105 Antonio Federighi e il mito di Ercole
Per l’ospitalità e la collaborazione sempre accordatemi
un ringraziamento particolare va rivolto alla direzione Alessandro Angelini
e al personale della Soprintendenza per il Patrimonio storico
artistico ed etnoantropologico per le province di Siena 151 “Mortalis aemulor arte deos”.
e di Grosseto, e della Soprintendenza per i Beni architettonici
e per il Paesaggio per le province di Siena e di Grosseto, Umanisti e arti figurative a Siena tra Pio II e Pio III
del Kunsthistorisches Institut di Firenze, della fototeca Marilena Caciorgna
della Bibliotheca Hertziana di Roma, dell’Archivio di Stato
di Siena, della Biblioteca Comunale di Siena, della Biblioteca
della Facoltà di Lettere dell’Università di Siena. L’architettura tra Siena e Pienza
Per la disponibilità dimostratami sono particolarmente
grato poi al rettore dell’Opera Metropolitana di Siena, 183 Architettura civile
Silvana Editoriale
Mario Lorenzoni, al direttore scientifico del Museo Fabrizio Nevola
Progetto e realizzazione dell’Opera della Metropolitana, Roberto Guerrini,
Arti Grafiche Amilcare Pizzi Spa e al personale di quell’ufficio. 215 “Cathedralis effecta est”: il Duomo di Pienza
Un sincero ringraziamento per la preziosa collaborazione e il rinascimento cristiano di Pio II
Direzione editoriale a tutto il personale dello studio fotografico Lensini
Dario Cimorelli Mauro Mussolin
e a Claudia Brambilla, Micol Fontana, Alice Jotti e Paolo Regini
Coordinamento editoriale che hanno curato per la casa editrice Silvana Editoriale
Anna C. Albano la produzione di questo volume. Le opere, gli ambienti
La mia più profonda gratitudine va infine al personale
Art director della segreteria generale della Banca Monte dei Paschi di Siena. 251 Tabulae pictae e altri ornamenti per la Cattedrale di Pienza
Giacomo Merli
Laura Martini
Redazione Alessandro Angelini
Micol Fontana 281 San Francesco a Siena, mausoleo dei Piccolomini
Impaginazione Cecilia Alessi
Claudia Brambilla
Ufficio iconografico 307 Il lungo percorso della decorazione all’antica tra Siena e Urbino
Sabrina Galasso, Alice Jotti
Alessandro Angelini
Ufficio stampa
clp relazioni pubbliche, Milano
387 La Cappella Piccolomini nel Duomo di Siena, da Andrea Bregno a Michelangelo
Nessuna parte di questo libro Francesco Caglioti
può essere riprodotta o trasmessa
in qualsiasi forma o con qualsiasi
mezzo elettronico, meccanico o altro 483 Pinturicchio e i suoi: dalla Roma dei Borgia alla Siena dei Piccolomini e dei Petrucci
senza l’autorizzazione scritta Alessandro Angelini
dei proprietari dei diritti e dell’editore
555 Epilogo: Siena e la scultura “all’antica” oltre il tempo di Pio III
L’editore è a disposizione degli eventuali detentori
di diritti che non sia stato possibile rintracciare Gabriele Fattorini

© 2005 Banca Monte dei Paschi di Siena Spa Apparati


Edizione fuori commercio 585 Bibliografia
riservata alla Banca Monte dei Paschi di Siena Spa 603 Indice dei nomi
“Mortalis aemulor arte deos”.
Umanisti e arti figurative a Siena
tra Pio II e Pio III
Marilena Caciorgna

Gli epigrammi che l’un l’altro si inviano Enea Sil- Il ruolo svolto da Marziale nella cultura poetica re-
vio Piccolomini, all’epoca vescovo di Siena, e l’u- lativa all’umanesimo è fondamentale4. A Siena, un
manista Giano Pannonio, sono considerati da fi- centro solo apparentemente minore, un poeta di
lologi autorevoli “di rara eleganza”1. origine palermitana, Antonio Beccadelli, detto il Pa-
In uno dei componimenti, il poeta, allievo di normita, attuò, attraverso l’imitazione degli antichi
Guarino, chiede in prestito a Enea Silvio un codi- e, in particolare, l’adozione del modello epigram-
ce di Marziale: matico marzialesco, una vera rinascita nella poesia
del Quattrocento. Prende avvio, infatti, con il Pa-
Si Bilbitani tibi sunt epigrammata vatis, normita, studente di diritto a Siena, autore del-
protinus huc ad nos fac, precor, illa volent2 . l’Hermaphroditus, compiuto nel 1425, l’umanesi-
[Se possiedi gli epigrammi del poeta di Bilbilis, mo in poesia5. Il posto occupato dai classici nella
subito, te ne prego, fa’ che volino qua da me.] sua opera, la cui imitatio giustifica i connotati di
lascivia e le numerose oscenità presenti nei prezio-
Il vescovo senese gli risponde dicendo che di certo si distici elegiaci, è reso manifesto a partire dalla
gli farà avere Marziale, ma, allo stesso tempo, di nu- dedica a Cosimo de’ Medici, “perché disprezzi
trire la sua anima delle parole del Vangelo, più con- quello che dice la gentaglia e legga imparzialmen-
venienti dei versi scritti dai “dilettevoli” poeti: te il libretto, sebbene lascivo, e insieme all’autore
imiti i grandi uomini del passato”, definiti anche
Quae Bilbitani quaesisti epigrammata vatis, aeterni viri, uomini eterni6.
ad te se celeri proripuere gradu.
Namque liber cum te Latiis didicisset ab oris Donne illustri dell’antichità
advectum, subito profugus hinc abiit e del Quattrocento senese
teque petens dixit: “Docti peto tecta Iohannis: Al di là dei suoi numerosi echi in poesia, è difficile ri-
hic meus hospes erit, hic mea dicta leget”. scontrare l’implicazione di Marziale nell’arte senese
at si quae currant nunc tempora conspicis et spes del Rinascimento. Alcuni risultati, forse, potrebbero
afflictas, non nunc ludere, flere licet. essere individuabili nel dettato dei tituli latini che
Non bene versiculos sacrata nocte petulcos così spesso accompagnano le tavole del Quattrocen-
invisas: Christi sumere dicta decet. to, ma anche in alcuni epitaffi o iscrizioni lapidee. Al
Cedant e manibus dulces, tua cura, poetae momento non ho rintracciato, però, influssi eviden-
Et divino animum codice pasce. Vale3. ti come il caso della significativa occorrenza marzia-
[Gli epigrammi del poeta di Bilbilis, che mi hai ri- lesca nella pittura fiorentina. Si tratta del raffinatissi-
chiesto, si precipitarono da te con rapido passo. In- mo ritratto di Giovanna di Maso degli Albizi, sposa
fatti il libro, avendo appreso che tu eri giunto dal- di Lorenzo di Giovanni di Francesco Tornabuoni
le regioni latine, subito profugo di qui se ne andò e conservato nella collezione Thyssen-Bornemisza di
mettendosi in cammino verso di te disse: “cerco di Madrid (fig. 2). A fianco del nitido profilo, un carti-
raggiungere la casa del dotto Giovanni; questi sarà glio (fig. 3) si staglia dal colore scuro dell’armadio,
mio ospite, questi leggerà i miei versi”. Ma se guar- astratto sfondo della tavola: ARS UTINAM MORES ANI-
di al tempo che corre via e alle afflitte speranze, ora MUM QUE EFFINGERE POSSES / PULCHRIOR IN TERRIS NUL-
non scherzare, piangere è opportuno. Non fre- LA TABELLA FORET MCCCCLXXXVIII7. Il distico è ripreso
1. Enea Silvio Piccolomini,
quentar troppo nella notte sacra gli sfrontati ver- da un epigramma di Marziale in cui si descrive pro- presso la porta Camollia
setti: far proprie le parole del Cristo conviene. Ab- prio un ritratto, sebbene virile (X,32): a Siena, presiede
bandonino, le tue mani, i dilettevoli poeti che tan- all’incontro di Federico III
con Eleonora d’Aragona,
to ti stanno a cuore e pasci il tuo animo con il libro Haec mihi quae colitur violis pictura rosisque, particolare. Siena, Duomo,
divino. Addio.] quos referat voltus, Caediciane, rogas? Libreria Piccolomini

151
2-3. Domenico Talis erat Marcus mediis Antonius annis Arte, se tu potessi rappresentare anche il carattere e di Catullo (vv. 50-51) – l’epillio che contiene, me-
Ghirlandaio, Ritratto
di Giovanna Tornabuoni, Primus: in hoc iuvenem se videt ore senex. i sentimenti! diante l’uso dell’èkphrasis, la descrizione di scene
intero e particolare. Ars utinam mores animumque effingere posset! Nessun quadro al mondo sarebbe più bello11. relative all’abbandono di Arianna, ricamate sulla
Madrid, collezione Pulchrior in terris nulla tabella foret. coperta istoriata del letto degli sposi Peleo e Teti –
Thyssen-Bornemisza
[O Cediciano, mi chiedi quale sia il volto effigiato in L’incapacità dell’artista di eguagliare la natura si ri- il nesso mira arte serve a connotare la preziosità
questo quadro, che io venero con viole e rose? Tale scontra anche nel distico scritto in calce al Ritratto di della coltre nuziale:
era Marco Antonio Primo negli anni della sua ma- dama della National Gallery di Washington eseguito
turità; in questo viso il vecchio rivede la sua giovi- da Neroccio di Bartolomeo de’ Landi (figg. 4-5)12, Haec vestis priscis hominum variata figuris
nezza. Oh, se l’arte potesse rappresentare anche il nello stesso torno di anni in cui Ghirlandaio aveva Heroum mira virtutes indicat arte.
carattere e i sentimenti! Nessun quadro al mondo realizzato l’effigie di Giovanna Tornabuoni: [Questa coperta, adorna di antiche figure,
sarebbe più bello8.] mostra, con arte straordinaria, storie d’eroi14.]
QUANTUM HOMINI FAS EST MIRA LICET ASSEQUAR ARTE /
John Shearman ha notato come l’iscrizione che NIL AGO: MORTALIS EMULOR ARTE DEOS. Ancora più interessante il rapporto con Ovidio, Me-
compare nel dipinto di Ghirlandaio mostra una va- [Quanto è concesso a un uomo, è lecito raggiunge- tamorfosi X,247-249, in cui si narra di Pigmalione
riante significativa rispetto alla recensione tradizio- re con arte mirabile / Non ottengo niente: mortale, che, “sdegnato per i vizi che in gran quantità la na-
nale della princeps e delle edizioni moderne di Mar- emulo gli dei con l’arte.] tura aveva dato all’animo femminile”15, non gli pia-
ziale9. Vi si legge l’espressione effingere posses (in ceva alcuna donna, per questo ne scolpì una ideale
luogo di effingere posset), ripresa dal Marziale stam- Sembra che il distico sia stato composto in modo con avorio bianco come neve e se ne innamorò:
pato a Venezia nel 1482 con dedica a Lorenzo de’ originale da un raffinato umanista, che opera una
Medici: “l’epigramma si trasforma in un’apostrofe efficace contaminazione tra fonti antiche e cristia- Interea niveum mira feliciter arte
all’arte” e “diventa al contempo una dichiarazione ne. La formula “Quantum homini fas est” si trova sculpsit ebur formamque dedit, qua femina nasci
d’orgoglio piuttosto smisurato e un’espressione di in autori quali sant’Agostino (Opus imperfectum nulla potest, operisque sui concepit amorem.
frustrazione, lo stesso tipo di frustrazione che provò contra secundam responsionem Iuliani), Fulgenzio [Ma un giorno grazie al suo meraviglioso talento ar-
Donatello, secondo una testimonianza aneddotica, vescovo di Ruspe (Responsio contra Arianos), Isaac tistico si mise a scolpire con successo un blocco di
mentre stava lavorando al suo profeta, lo Zuccone”10. de Stella (Epistola de officio missae)13 . Il nesso mira candido avorio e ne trasse una forma tale che nes-
La traduzione dei versi, che si leggono accanto al ri- arte è molto frequente nella poesia classica, in con- suna donna può mai avere, al punto che concepì
tratto di Giovanna degli Albizi, suona infatti: testi tematici significativi. Nel celebre carme LXIV amore per la sua opera16.]

Anche Neroccio, allo stesso modo di Pigmalione, ha


dipinto il ritratto di una donna ideale, conforme ai
canoni estetici formulati in epoca medievale, ma
che si protraggono fino al Rinascimento. Il modello
presentato dall’artista prevede una figura muliebre
che corrisponde alle norme di bellezza codificate se-
condo il gusto cortese: l’oro dei capelli, il nitore del-
l’incarnato, la grazia delle proporzioni17.
Alcuni rimandi lessicali e una convergenza tematica
si possono riscontrare in un passo di Seneca, Lettere
a Lucilio CIV,23:

Magnanimos nos natura produxit, et ut quibusdam


animalibus ferum dedit, quibusdam subdolum,
quibusdam pavidum, ita nobis gloriosum et excel-
sum spiritum quaerentemubi honestissime, non ubi
tutissime vivat, simillimum mundo, quem quantum
mortalium passibus licet sequitur aemulaturque;
profert se, laudari et aspici credit.
[La natura ci ha generati magnanimi; e come a cer- 4-5. Neroccio
ti animali ha dato la ferocia, ad altri l’astuzia, ad al- di Bartolomeo
de’ Landi, Ritratto
tri la paura, così a noi ha dato uno spirito elevato e
di dama, intero
desideroso di gloria, che cerca dove gli è possibile vi- e particolare. Washington,
vere più onorevolmente, non più sicuramente, uno National Gallery of Art

152 153
spirito assai simile al cielo, a cui esso tende e con cui Le Vestali, virgin sacrate, principato et essendo Siena al mezzo di Toschana in 6-7. Neroccio di Bartolomeo
gareggia per quanto è concesso al passo di esseri mor- benché alhor fussen pagane, cui le più belle donne si trovano et Toschana la più de’ Landi, Claudia Quinta,
intero e particolare.
tali: si mostra, ritiene di essere lodato e osservato18.] furo al vero Dio sì grate, bella parte del mondo, seguita lei essere la più bella Washington, National
che lor prece non fur vane; del mondo”32. È da chiedersi come facessero a sape- Gallery of Art
Il ruolo di Benedetto da Cingoli nella cultura fur divine et non humane re, nel momento della nascita, che Bianca sarebbe
letteraria e figurativa senese l’opre facte in questo stato. Chi da Dio. divenuta una bellissima fanciulla. In vero, tale com-
Neroccio sembra ispirarsi alla medesima modella del Col tirar lieve et suave, mento, come risulta dalla diversa calligrafia, è stato
Ritratto di dama (fig. 4) nel dipingere la Claudia benché fusse di gran pondo, aggiunto rispetto alle scarne notizie documentarie
Quinta della National Gallery di Washington (fig. 6), mosse Claudia quella nave sul battesimo. Lo stile della scrittura, tuttavia, ap-
facente parte del cosiddetto ciclo eroico “Piccolomi- che purgò sua infamia al mondo. partiene ancora al Quattrocento: evidentemente
ni”, costituito da una serie di personaggi della tradi- Guarda un cor ch’è casto et mondo quando è stata apposta la chiosa, Bianca aveva già
zione classica e biblica, raffigurati da alcuni artisti quanta forza ha in questo stato. Chi da Dio24. avuto modo di far conoscere la propria incredibile
operanti a Siena agli inizi degli anni novanta del bellezza, pari a quella della madre Onorata.
Quattrocento19. L’eroina è rappresentata, in primo Benedetto da Cingoli fu lettore di poesia in Siena tra A quest’ultima l’umanista Bernardo Lapini da Mon-
piano, il corpo lievemente incurvato, a figura intera il 1483 e il 149525 , data della sua morte, avvenuta il talcino, detto Ilicino, dedica la Vita di madonna Ono-
stante, in conformità al modulo delle “donne famo- 12 di ottobre. Sigismondo Tizio riferisce, infatti, al- rata, in cui si esaltano le doti di grazia, onestà e pu-
se”, mentre ostenta la nave, suo attributo. Indossa l’anno 1495, che “octobris die duodecima Benedic- dicizia della nobildonna senese33. Onorata nasce il
una raffinata veste che giunge a lambirle i piedi, e tus Cingulanus, vir plurima virtute praeditus, quive 19 maggio 1435 e muore, giovanissima, il 16 marzo
una collana di perle con un prezioso pendaglio. Le plurimos annos egerat in Senensi Urbe Umanitatis del 1457. Quando l’imperatore Federico III giunse a
eteree trasparenze dei veli dell’abito lasciano intra- Auctores legens et multos festinos cives oblectans Siena per incontrare Eleonora di Portogallo, evento
vedere in lontananza l’episodio della nave con il si- decessit” [il giorno dodici ottobre morì Benedetto immortalato da Pinturicchio nella Libreria Piccolo-
mulacro della Magna Mater, incagliata alla foce da Cingoli, uomo dotato di somma virtù e che, per mini e di cui reca ancora oggi testimonianza la co-
melmosa del Tevere, dipinto dal cosiddetto Maestro di più, aveva dimorato molti anni nella città senese lonna commemorativa presso l’antiporto di Camol-
di Griselda, che Alessandro Angelini ha di recente intrattenendo, come lettore di poesia nello Studio, lia, Onorata fu scelta fra le quattrocento nobili ma-
proposto di identificare in Pietro d’Andrea da Vol- molti cittadini solleciti26]. trone senesi partecipanti alla solenne cerimonia. El-
terra20: a sinistra, sono i denigratori di Claudia Le notizie sulla vita di Benedetto si ricavano, inol- la “molto meno che non era l’aspettazione venne or-
Quinta; a destra, la fanciulla mentre tira la nave or- tre, dalla premessa che il fratello Gabriele appone al nata di vesti”34 ed è forse riconoscibile nella figura di
mai arenata. Tra le fonti che in varia misura narra- volume Sonecti, barzellecte et capitoli del claro poeta donna velata d’azzurro in atteggiamento pudico e
no la storia di Claudia Quinta, i Fasti di Ovidio B. Cingulo, stampato postumo a Roma, nel 1503, dimesso che compare nel gruppo muliebre di destra
(IV,247-348) consentono di decifrare taluni mo- presso l’editore Johannes Besicken27. La dedica è ri- nella scena pinturicchiesca dell’Incontro di Federico
duli iconografici del dipinto, come gli aspetti rela- volta ad Angelo Colocci, colto e raffinato umanista III con Eleonora d’Aragona (figg. 1, 27).
tivi all’elaborata accuratezza vestimentaria, la pre- di origine jesina, appassionato bibliofilo e collezio- Ilicino narra inoltre che, prima della sua morte, la
ziosità dei gioielli, il fine intreccio dell’acconciatu- nista di opere d’arte. La sua villa a Roma, ove si tra- giovane donna aveva espresso il desiderio di essere
ra. I Fasti, peraltro, hanno influenzato la fine com- sferisce per prestigiosi incarichi politici alla corte sepolta nella chiesa di Sant’Agostino, ai piedi del-
posizione degli esametri iscritti nella tabella appo- pontificia, è denominata “Hortulus ad aquam virgi- l’altare dell’Annunziata35. Giovanni Antonio Pecci,
sta sul piedistallo (fig. 7) ove poggia la figura mu- nem” e diviene sede dell’Accademia Colocciana. Ga- nella sua raccolta di iscrizioni, trascrive l’epitaffio
liebre, modellata quasi fosse una scultura lignea21. briele dedica la raccolta ad Angelo in quanto la sua del sepolcro, in cui sono ricordate le molteplici vir-
Amen in fine del primo verso, non ha senso: con mente è sempre stata “non meno degli antiqui che tù di Onorata, le stesse delle eroine del mondo an-
ogni probabilità sarà da leggere amens22, con l’inte- de moderni poeti observantissima”28. Nell’epistola
grazione della “s” finale: prefatoria al volumetto, che contiene componimen-
ti in volgare e in latino, è dichiarato il nome della
CLAUDIA CASTA FUI NEC VULGUS CREDIDIT AMEN<S> “diva” del poeta, Bianca Saracini e sono ricordate
ET TAMEN ID QUOD ERAM TESTIS MIHI PRORA PROBAVIT; due opere, quali la Vita di Lucrezia Romana, dedica-
CONSILIUM ET VIRTUS SUPERANT MATERQUE DEORUM ta a Lorenzo de’ Medici e il Poema della Fortuna,
ALMA PLACET POPULO ET PER ME HUNC ORATA TUETUR. scritto per Francesco Colocci. Gabriele osserva che
[Io, Claudia, fui casta, ma il volgo stolto non vi cre- “altri epigrammi suoi in mano de alcuni Senesi oc-
dette, tuttavia la nave mi fu testimone e comprovò il cultati che, o per a lloro attribuirseli o che a miglior
mio valore. Saggezza e virtù prevalgono e l’alma fine le celino insino a qui non son possute perveni-
madre degli dei è gradita al popolo e con la mia in- re a luce”29. Il prezioso libro del 1503 sarà di nuovo
tercessione, pregata, lo protegge.] pubblicato nel 1511, in Siena, presso Simone di Nic-
colò di Nardo e Giovanni di Alessandro Landi, de-
L’episodio di Claudia Quinta, non solo è citato dagli curtato però degli epigrammi latini30 .
autori antichi e cristiani, ma anche dal poeta mar- La “diva” di Benedetto da Cingoli, Bianca Saracini,
chigiano Benedetto da Cingoli23 , in una “barzellecta” figlia di Iacomo e Onorata Orsini, nasce a Siena nel
intitolata La virginità (vv. 41-52). L’eroina viene pre- 145331. Nel Registro di Biccherna, ove, il 18 luglio di
scelta quale exemplum di verecondia e accostata alla questo anno, è documentato il suo battesimo, viene
Vergine Maria, con un sincretismo tra mondo paga- definita “la più bella che fu al mondo […] né mai
no e civiltà cristiana, che costituiva, per la cultura sarà che a llei pari si trovi in cui non solo el sommo
umanistica, il più ragguardevole conseguimento: di belleza riluce, ma ciascuna virtù in lei tiene el
154 155
ma eziandio presso le nazioni esterne ha consegui- Qual sola in ciel restasse alma e serena,
ta la palma di bellezza, di costumi e di onestà; que- Tolse ogni loda a la phamosa Helena
sta è colei quale è veramente la imagine e il simu- Di Zeusi e alla dolce effigie humile
lacro della madre sua; questa è colei di cui, poiché Di Appelle in Citarea ch’ogn’altra vile
la propria persona non si può per alcuni eccellen- Pittura esser demostra e di error piena.
tissimi signori esterni conoscere, si cerca la effigie
come di un oggetto in cui riluce ogni perfezione. Perché tacendo parlla, ascolta e porge
Pure sia detto, e non è a sua ingiuria, tale è compa- Conforto al mio martir con suo virtute
razione di lei alla madre quale della luce di Venere Quale hora a contemprarlla el cor si pone.
a quella del sole”38.
Bianca è effigiata in una miniatura del ms. Palatino Ma se agiugnea a le depinte forge
211 della Biblioteca Nazionale di Firenze, attribuita La voce el respirar non più compiute
a Francesco di Giorgio Martini e Liberale da Vero- Suo voglie obtenne mai Pigmaleone42.
na (fig. 8)39. L’esile fanciulla si libra a mezz’aria sul
profilo della città di Siena e sostiene con la mano Benedetto da Cingoli non scrisse versi soltanto in
destra una palla di neve che allude al nome e alla lode di Bianca Saracini, ma anche per Caterina Or-
sua purezza. landi, andata in sposa a Niccolò Branchini nel 1466,
Il testo contenuto nel codice della biblioteca fioren- cui il poeta assegna l’appellativo di Branchina. A lei
tina, adespoto e anepigrafo, corrisponde a una ver- è dedicato un sonetto Porgati il suo tesor l’avaro
sione parziale del capitolo Quando per far col bianco Crasso commentato da Jacopo Fiorino de’ Buonin-
tore albergo contenuto integralmente nell’edizione segni che definisce l’amico “mellifluo poeta Cingu-
delle opere di Benedetto da Cingoli del 1503, prece- lo”. Come ha rilevato Stefano Carrai,“il fatto che l’e-
duto da un’elegia latina e da un’epistola dedicatoria sercizio interpretativo si applicasse al testo di un
in volgare40. Conclude il “libello” in lode di Bianca contemporaneo – fatto storicamente notevole per-
un epigramma latino in cui si afferma che Zeusi, se ché ha pochi precedenti – denota l’ossequio reso a
avesse conosciuto Bianca, non sarebbe dovuto ri- un maestro riconosciuto”43.
correre a tante fanciulle per ritrarre la bellezza È da chiedersi, come vedremo, se non sia proprio Be-
esemplare di Elena: nedetto da Cingoli il compositore dei versi che corre-
dano le figure di eroi ed eroine del noto ciclo “Picco-
Tindaridis formam Zeusis picturus adesse lomini”. Fa parte della serie, oltre a Claudia Quinta, la
plura puellarum corpora nuda iubet. matrona romana Sulpizia, che figura in una tavola
Quaerenti causam dixit natura creavit del Walters Art Museum di Baltimora, eseguita da
nullam quae ex omni parte beata foret. Pietro di Francesco degli Orioli (fig. 9)44. Sulpizia, fi-
Illa decora manus, oculis placet illa, comis haec, glia di Servio Patercolo e moglie di Quinto Fulvio
haec decus oris habet sed placet illa pede Flacco, fu prescelta fra le cento donne romane più ca-
illius exemplar sed si tu Blanca fuisses, ste per consacrare una statua o, secondo un’altra ver-
clamasset Zeusis: “haec satis una mihi!”. sione della storia, un tempio a Venere Verticordia. Nel
[Zeusi che si accinge a dipingere la bellezza della dipinto di Orioli, la giovane donna ostenta sulla ma-
Tindaride Elena comanda che gli si presentino mol- no destra l’architettura dedicata alla divinità“che tra-
8. Francesco di Giorgio tico esaltate nei tituli che accompagnano le figure teplici corpi nudi di fanciulle. A chi ne chiese il mo- sforma i cuori”, mentre con la sinistra invita lo spet-
Martini e Liberale da muliebri: tivo rispose che la natura non aveva creato nessuna tatore ad ammirare l’emblema della sua castità. Nel-
Verona, Bianca Saracini
sospesa in cielo sopra la che fosse fortunata in ogni sua parte. Quella possie- la targa del piedistallo, ove poggia Sulpizia, alcuni
città di Siena. Firenze, Honorata Ursina, puellarum decus, matronarum de la grazia delle mani, quella piace per gli occhi, distici ricordano la vicenda della matrona (fig. 10):
Biblioteca Nazionale, splendor, coniugum honos, pudicitiae iubar, sancti- questa per le chiome, l’altra ha la grazia della bocca,
ms. Palatino 211, c. 1r
moniae templum, virtutum ac formae cumulus, ma se ci fossi stata tu, Bianca, Zeusi avrebbe grida- SULPITIA,
hoc brevi conditur sacro36. to: “questa sola mi è sufficiente!”.] QUAE FACERE VENERI TEMPLUM CASTAEQ ( UE )
[Onorata Orsini, decoro delle fanciulle, splendore P ( R ) OBAEQ ( UE )
della matrone, onore delle spose, raggio di pudici- Zeusi, il pittore di Elena, che costituisce l’esempio SULPITIA EX TOTA SUM MERITA URBE LEGI :
zia, tempio di castità, culmine di virtù e di bellezza, dell’artista che ha fiducia nelle sue capacità, è ricor- ARA PUDICITIAE PECTUS SIBI QUODQ(UE) PUDICUM EST:
è sepolta in questa piccola tomba]. dato più volte nella poesia senese del Quattrocen- TERREA CU ( N ) CTA RUU ( N ) T, FAMA DECUSQ ( UE )
to41. Sembra che Matteo di Giovanni avesse dipinto MANE ( N ) T
La traduzione di tale epicedio è riportata anche da il ritratto di Ginevra Luti, così come Simone Marti- [Io sono Sulpizia ritenuta da tutta la città meritevo-
Ilicino il quale dice che quando “il corpo di Onora- ni quello di Laura. Parimenti, Petrarca dedica due le di essere scelta per costruire il tempio della casta
ta fu portato a sepelire” si riunirono “alcuni dotti sonetti al capolavoro di Simone e l’Ilicino ne com- e proba Venere; un casto petto è di per sé un altare
uomini insieme” per comporre “uno conveniente pone uno per magnificare l’opera di Matteo: di pudicizia: tutte le cose terrene sono destinate a
epitafio” in onore della nobildonna37. svanire, ma fama e decoro sopravvivono.]
A proposito della figlia Bianca, andata in sposa nel Quando aperse Matteo suo larga vena
9. Pietro di Francesco
1470 al conte di Francesco di Giovanni Luti, lo D’ingegno e mosse el suo leggiadro stile La presenza del tempio, sia figurativa (iconografia degli Orioli, Sulpizia.
stesso Ilicino sostiene “che oggi non solo in Italia, Per ssì vagha formar l’opra gentile del dipinto) che letteraria (distici elegiaci), si giusti- Baltimora, The Walters Art Museum

156 157
Notiamo, in particolare, ancora una volta l’uso di a Siena, non sembrano esserci altri autori di poesia
simulacrum: latina, così alla moda come Benedetto51.

Navis a Phrygia gerula sacrorum, dum sequitur vit- Epigrafi e tradizione antiquaria nell’arte senese
tas castitatis, contulit Claudiae principatum pudici- L’Ermafrodito del Panormita fu composto nella
tiae. At Sulpicia Paterculi filia, M. Fulvii Flacci uxor, “Siena goliardica e scapigliata, la cui vita culturale,
censura omnium matronarum e centum probatissi- priva delle salde tradizioni di un Umanesimo già
mis haud temere delecta est, quae simulacrum Vene- maturo come quello fiorentino, e non condizionata
ris, ut Sibyllini libri monebant, dedicaret. dall’accademica o politica sollecitazione di una cor-
[La nave dalla Frigia portatrice di cose sacre, mentre te mecenatesca, si svolgeva con apporti ed impulsi
segue le bende della castità, conferisce a Claudia il diversi all’ombra dello Studio. Non a caso, perciò, le
principato della pudicizia. Ma Sulpizia, figlia di Pa- voci più valide della ‘nuova’ poesia latina sono state
tercolo, moglie di Fulvio Flacco, è stata scelta, non a modulate proprio a Siena”52. In questa città i giovani
caso, come ricordano i libri Sibillini, per dedicare la umanisti furono “disposti a cogliere della nuova no-
statua di Venere.] titia vetustatis l’aspetto più appariscente e vivace,
impegnandosi a far rivivere i moduli non già della
In un sonetto di Benedetto da Cingoli, che segue la lezione etica e civile ciceroniana o della prospettiva
tradizione di Petrarca, così come l’ideatore del pro- retorica ed eroica della storiografia liviana, ma quel-
gramma iconografico e dei versi che descrivono le li della splendida forma dell’elegia latina, che non
gesta dell’eroina, viene ricordato proprio un tempio aveva ancora trovato in quel primo scorcio di Quat-
10. Pietro di Francesco fica con il Trionfo della Pudicizia di Petrarca (178- cum senatus libris Sibyllinis per decemviros inspec- a proposito di Sulpizia: trocento validi esiti letterari”53.
degli Orioli, Sulpizia, 180), in cui Sulpizia dedica un tempio alla divinità: tis censuisset ut Veneris Verticordiae simulacrum Fecero parte dello stesso milieu Enea Silvio Piccolo-
particolare dell’iscrizione
sotto l’eroina. Baltimora, consecraretur, quo facilius virginum mulierumque Qual sono insieme due rose leggiadre mini e Giovanni Marrasio, originario di Noto, ma
The Walters Art Museum Così giugnemmo alla città sovrana mens a libidine ad pudicitiam converteretur, et ex l’una fra le sue foglie anchora avolta, giunto a Siena, all’età di circa venti anni, per fre-
Nel tempio pria che dedicò Sulpizia omnibus matronis centum, ex centum autem de- l’altra matura al tucto aperta e sciolta, quentare il celebre studio. Il poeta netino è autore
Per spegner nella mente fiamma insana. cem sorte ductae de sanctissima femina iudicium Tale è Dianyra e la sua dolce madre. del canzoniere intitolato Angelinetum, dal nome
facerent, cunctis castitate praelata est. Monstra de teneri anni al caro padre della nobile fanciulla Angelina Piccolomini da lui
Bernardo Lapini, detto l’Ilicino, chiosa in modo argu- [Ben a ragione facciamo qui seguire al ricordo degli tal presagio di fama e vertù molta amata, costituito da sette elegie più una dedica e un
to e con il concorso di altre fonti, l’episodio in cui Sul- uomini quello di Sulpizia, figlia di Servio Patercolo qual monstrava Lucretia a cui fu svolta commiato indirizzati a Leonardo Bruni, e di altri
pizia diventa “architetrice di tanto edificio venereo”: e moglie di Quinto Fulvio Flacco. Il senato, consul- la prima insegna infra le caste squadre. carmina.
tati tramite i decemviri i libri Sibillini, aveva decre- Segui fanciulla le vestigie e l’orme Nelle composizioni di Giovanni Marrasio frequenti
Secondariamente è da intendere che, volendo li Ro- tato la consacrazione di una statua a Venere Verti- della tua genitrice chiaro exemplo sono i riferimenti alla Fonte Gaia di Jacopo della
mani hedificare uno tempio della dea Verticordia di cordia allo scopo di distogliere più facilmente le ver- de senno, di virtù, de pudicitia. Quercia che, da poco innalzata nella piazza del
Venere, acioché le Romane matrone et le vergini si gini e le donne sposate dalla lussuria e di rivolgerle Se sarà el fructo al’ arbor suo conforme Campo (fig. 11)54, sembra precorrere di qualche an-
confermasseno nello habito della castità, astinentia alla castità; e quando tra tutte le matrone romane potrà nel fabricar d’un nuovo tempio no, nei suoi esiti protoclassici e negli stilemi ispirati
et pudicizia et dovendosi secondo lo edicto di de- furono scelte cento e poi, di queste, dieci vennero cederti el primo suo loco Sulpitia48. all’antico, l’umanesimo dei poeti presenti in Siena
cemviri creare una donna architetrice di tanto edifi- estratte a sorte per eleggere la più casta, fu lei a esse- negli anni venti del Quattrocento.
cio venereo in questa compositione che di tutto il re preferita a tutte per la sua pudicizia46.] Nella Barzellecta prima (La Fama), infine, Cingoli L’epigramma 23 (Marrasii epigramma sculptum in
numero delle donne di Roma si trahesseno mille et confronta Sulpizia, per la sua castità, a Lucrezia e fonte Gaio Senis) dei Carmina varia, contempora-
delle mille se ne trahesseno cento et delle cento die- Anche Plinio il Vecchio (Storia naturale VII,35), il Virginia (vv. 93-95), senza dubbio fra le eroine più neo al canzoniere Angelinetum, pubblicato tra l’ago-
ce et delle diece ne pigliasseno una la quale scelta da quale istituisce un confronto tra la pudicizia di Sulpi- effigiate nell’arte del Rinascimento: sto e il settembre del 1429, è l’epigrafe che Marrasio
farsi et sententia da dare fu comissa alle donne. Eles- zia e quella di Claudia Quinta, ricorda il simulacrum: vorrebbe incisa sulla Fonte Gaia:
seno adunque esse donne, per universale loro giudi- Vive anchor per pudicitia
cio, non con minore gloria di castità che sanesse Lu- Pudicissima femina semel matronarum sententia di Lucrezia el bel pudore Marrasius moriens vitamque animamque reliquit
cretia, Sulpitia figliola d’uno Servio patricio et don- iudicata est Sulpicia Paterculi filia, uxor Fulvi Flac- et Virginia con Sulpitia. Fonte sub hoc; retegit frigidus ossa lapis55.
na di Fulvio Flacco. Là donde lei assumpta a tale ho- ci, electa ex centum praeceptis quae simulacrum Ve- [Marrasio, morendo, ha lasciato la vita e l’anima
nore condusse lo edificio al debito fine con grande neris ex Sibyllinis libris dedicaret, iterum religionis La presenza di Benedetto da Cingoli in Siena come sotto questa fonte; una fredda pietra ricopre le sue
sua laude et contento de gli huomini et summo gau- experimento Claudia inducta Romam deum matre. lettore di poesia proprio negli anni in cui vengono ossa.]
dio delle donne Romane45. [La donna più pudica, una prima volta, per decisio- eseguite le tavole del ciclo “Piccolomini”49, l’esalta-
ne delle matrone, fu giudicata Sulpizia, figlia di Pa- zione della castità di Claudia Quinta e di Sulpizia L’epitaffio è quello preannunciato da Marrasio nel
Nelle altre fonti antiche e medievali l’eroina consa- tercolo e moglie di Fulvio Flacco, scelta secondo il nelle sue composizioni poetiche, l’indicazione del settimo carme del canzoniere, Ad divam Angelinam
cra invece un simulacrum. Si veda, ad esempio, la te- volere dei libri Sibillini, per consacrare una statua di tempio nella descrizione della storia della moglie di Marrasii eulogium, in cui il poeta minaccia di trafig-
stimonianza di Valerio Massimo VIII,15,12 (quae Venere, in una rosa di cento donne selezionate in Fulvio Flacco, costituiscono alcuni indizi che indu- gersi con un’acuta spada sulla Fonte Gaia, poiché la
cuique magnifica contigerunt: quali splendide ri- precedenza. Una seconda volta fu proclamata Clau- cono a inserire l’umanista nella schiera dei probabi- donna che ama, così “come gli armenti fuggono i
compense toccarono a certuni), uno dei testi più dia, a causa della sua sperimentata religiosità, quan- li compositori dei versi connessi ai pannelli della leoni rapaci”, sfugge al poeta. Nell’ultimo verso ci-
utilizzati nell’iconografia del Rinascimento: do fu introdotta a Roma la madre degli dei47.] raffinata serie, forse concepita, su stimolo del cardi- tato si rileva inoltre una variazione dell’apocrifo
nale Francesco Tedeschini Piccolomini, per il palaz- autoepitaffio virgiliano “Mantua me genuit, Cala-
Merito virorum commemorationi Sulpizia Servi La connessione di Sulpizia a Claudia Quinta si ri- zo Piccolomini in Banchi di Sotto (oggi sede del- bri rapuere, tenet nunc / Parthenope: cecini pa-
Paterculi filia, Q. Fulvi Flacci uxor, adicitur. Quae, trova in Solino, Collectanea rerum memorabilium. l’Archivio di Stato di Siena)50. In questi anni, inoltre, scua, rura duces”56, che serve all’umanista netino
158 159
11. Jacopo della Quercia,
Fonte Gaia. Siena,
piazza del Campo
(prima della rimozione)

per dimostrare come Siena rappresenti la sua pa- [Ecco si apre l’accesso e la porta del sacro tempio, vata la lapide sepolcrale di Antonia (fig. 12), moglie che tennero i Sanesi nel giuoco delle pugna. Fu sua 12. Lapide sepolcrale
di Antonia, moglie
tria spirituale: offrite preghiere a Dio, ecco si apre l’accesso. Evan- del poeta Vittore da Campagnatico, datata 148561, il moglie Antonia da Siena, la cui morte pianse con
del poeta Vittore
zio, supplice, costruendo questa sacra aula in onore cui testo, in distici, suona: il seguente epitaffio, che da ciascheduno si legge da Campagnatico.
Eius marmoribus funebria carmina ponam, di Dio, questa in onore di Dio, qui ho chiuso nel con riflesso, ed applauso ne’ chiostri di S. France- Siena, chiesa di San
Saevitia ut cunctis sit manifesta tua. marmo reciso le patrie ceneri perché qui l’Onnipo- OPTIMA VICTORIS IACET HIC ANTONIA CONIUNX, sco di Siena […]”64. De Angelis non aggiunge mol- Francesco, murata
esternamente
Marrasius moriens extremo murmure dixit: tente conservi le patrie ceneri59.] QUEM CAMPANATICUM, QUAM GENUERE SENE. to alle notizie riportate da Ugurgieri: precisa che il nella parete tra le porte
“Me genuit Nothum, me genuere Senae […]”57. ILLE ANIMAM TENET, HOC CINERES TENET ILLA SEPULCRO. poema fu stampato a Venezia nel 1477, ma, poiché dei due chiostri
[Comporrò epicedi su quei marmi affinché sia ma- Non è la sola volta che il poeta del VII secolo, Euge- IMPIA NAM SIC MORS, SIC PIUS EGIT AMOR. già alla sua epoca non esisteva traccia di questa
nifesta a tutti la tua crudeltà. Marrasio in punto di nio da Toledo, influisce sul dettato di un titulus lati- [Qui giace Antonia, ottima moglie di Vittore, que- opera, dubita che sia mai esistita65.
morte, con l’ultimo fiato di voce, ha detto: “mi ge- no in Siena. L’apostrofe iniziale della scritta che cor- sti generò Campagnatico, quella generò Siena. Egli È interessante rilevare come l’espressione genuere
nerò Noto, mi generò Siena”.] reda la tarsia marmorea disegnata da Pinturicchio ne conserva l’anima, ella conserva le ceneri in que- Senae sia quella utilizzata da Marrasio, nella stessa
nella Cattedrale (fig. 17), “huc properate viri”, è di- sto sepolcro. Così è empia la morte, così pio è stato posizione metrica, nel settimo componimento del-
Mentre l’epitaffio di Marrasio resta un espediente fatti desunta dal XII dei Carmina, dal titolo In basi- l’amore.] l’Angelinetum. In questa prospettiva vale la pena ri-
poetico, Enea Silvio Piccolomini, come recano testi- lica Sancti Felicis quae est in Tatanesio, in cui l’emi- cordare anche l’epigrafe della seconda metà del XV
monianza i suoi Commentarii, compone un distico stichio si trova al secondo verso. È inoltre interes- Per la giuntura optima coniunx si veda, ad esempio, secolo, che si trova ora in via di San Donato a Mon-
per l’epitaffio del monumento sepolcrale dei geni- sante, anche in questo caso, riscontrarvi una conso- Ovidio, Tristia III,3,55: “Nunc, si forte potes – sed tepulciano, ma un tempo era posta nella casa della
tori, Silvio Piccolomini e Vittoria Forteguerri: nanza tematica: non potes, optima coniunx – / finitis gaude tot mi- famiglia napoletana dei Ricciardi66. L’iscrizione reci-
hi morte malis” [Ora, se per caso lo puoi – ma non ta PARTHENOPE GENUIT, ancora una volta dimostran-
Silvius hic iaceo coniunx Victoria mecum est. Ecce domus Domini, quae ducit ad atria caeli: lo puoi, mia ottima sposa – sii contenta che con la do l’ascendenza virgiliana dell’autoepitaffio.
Filius hoc clausit marmore papa Pius. cordibus afflicti huc properate viri. morte siano finiti tanti miei mali]62. La clausola A un maestro di grammatica, attivo anche nell’inse-
[Qui giaccio io Silvio e con me Vittoria, mia sposa. [Ecco la casa di Dio, che conduce alla dimora del dell’ultimo verso egit amor si trova in Properzio, gnamento relativo alla composizione poetica, è as-
In questo marmo ci chiuse nostro figlio, papa Pio58.] cielo: o uomini tristi, affrettatevi a venire qua.] Elegie I,10,20: “Cynthia me docuit semper quae- segnato un altro epicedio.
cumque petenda / quaeque cavenda forent: non Nella collegiata di San Gimignano si trova la cap-
Per l’elegante formula clausit marmore si veda Euge- Possiamo dunque concludere che, nell’ambiente nihil egit Amor” [Cinzia m’insegnò quali siano le pella di Santa Fina, uno dei capolavori del Rinasci-
nius Toletanus, Carmina, in un contesto tematico intellettuale senese, legato ai Piccolomini e alla cose da cercare sempre, e quali da evitare: qualco- mento fiorentino, per eleganza e omogeneità, il cui
significativo. Si tratta del XXIX carme, Epitaphion Cattedrale, fossero conosciuti i Carmina del poeta sa ha fatto anche Amore]63. Del poeta Vittore da disegno architettonico appartiene a Giuliano da
Nicolao: spagnolo. Campagnatico conserviamo soltanto un breve re- Maiano, mentre al fratello Benedetto le parti deco-
Alcuni frammenti epigrafici originali dei versi com- soconto scritto da Isidoro Ugurgieri Azzolini nelle rative e scultoree (fig. 13).
Ecce patet aditus et sacri ianua templi posti da Pio II sono murati nel primo chiostro di Pompe Sanesi: “sollevandosi sopra la sua bassa con- Sull’urna che sovrasta la pala marmorea dell’altare,
Reddite vota Deo, ecce patet aditus San Francesco: le lettere capitali, di notevoli dimen- dizione, o per istinto naturale, perché i poeti na- in cui furono le spoglie di santa Fina sino al 1738,
Hanc in honore Dei supplex Evantius aulam sioni, permettono di ricostruire la misura del più scono, o per altra occasione, s’applicò con ogni sono incisi due distici, attribuiti a Giovan Battista
Sacram fabricans hanc in honore Dei imponente monumento funebre senese del rinasci- sforzo all’acquisto dell’arte poetica, e molto bene Valentini, detto il Cantalicio67, dalla sua patria di
Hic patrios cineres praeciso marmore clausi mento60. Tra le porte dei due chiostri della basilica ottenne l’intento suo, come è manifesto, perché origine, Cantalice. Invero, come mi comunica Stefa-
Servet ut Omnipotens hic patrios cineres. francescana, murata esternamente, è invece conser- egli cantò in verso heroico latino L’antico modo, no Carrai, sulla base di una ricognizione dei mano-
160 161
scritti dei carmi del Cantalicio, difficilmente tali promette in moglie la ninfa Deiopea, ostacola il per- 13. Benedetto da Maiano,
versi saranno opera di questo poeta, ma più proba- corso dei troiani verso le coste occidentali dell’Italia. sepolcro di Santa Fina.
San Gimignano,
bilmente di qualche altro umanista: Enea viene colto, insieme alla piccola flotta degli collegiata di Santa Fina
esuli, da una terribile tempesta, più tardi placata da
VIRGINIS OSSA LATENT TUMULO, QUEM SUSPICIS, HOSPES. Nettuno. L’eroe riesce comunque, con sette navi, a
HAEC DECUS, EXEMPLUM, PRAESIDIUMQUE SUIS. raggiungere la costa libica.
NOMEN FINA FUIT, PATRIA HAEC: MIRACULA QUAERIS? D’altra parte il ruolo svolto dalle biografie plutar-
PERLEGE QUAE PARIES, VIVAQUE SIGNA DOCENT. chee nella cultura umanistica senese è testimoniato
[Straniero, le ossa della Vergine si celano nel tu- dalla editio princeps stampata a Roma circa il 1470,
mulo che guardi con ammirazione. Ella rappresen- per i tipi di Ulrich Hahn, curata da Giovanni Anto-
ta l’onore, l’esempio, il presidio per la sua città. Il nio Campano, storiografo, oratore, filosofo, oltre
suo nome fu Fina, questa la patria: chiedi miraco- che stilista epistolare e poeta, molto ammirato già in
li? Esamina attentamente le pareti, le vive immagi- vita73. L’ascendenza senese dell’incunabolo risulta
ni li illustrano68.] dall’epistola dedicatoria indirizzata da Campano a
Francesco Tedeschini Piccolomini, futuro papa Pio
Giovanni Antonio Campano tra filologia e arte: III, nipote ex sorore di Enea Silvio Piccolomini, in
Storie di Antioco e Stratonice, Allegoria del Monte cui si evidenziano i numerosi pregi dell’opera di
della Sapienza, biografia dipinta di Pio II Plutarco, il quale “riempì così tanto la storia univer-
Il codice di Marziale, posseduto da Enea Silvio Pic- sale di grandi e illustri sentenze che in quelle vite
colomini e prestato all’umanista Giano Pannonio, sembra non tanto mostrare quali imprese abbiano
avrebbe dovuto far parte del prezioso corredo libra- compiuto gli illustrissimi personaggi quanto inse-
rio della Libreria Piccolomini nella Cattedrale sene- gnare ciò che noi dobbiamo fare. Tutte sono piene
se69. Il visitatore, che entra nella celebre biblioteca, di esempi e varietà”74. Le relazioni da Campano in-
può riconoscere, nella successione delle scene affre- tessute con Siena e la famiglia Piccolomini avevano
scate da Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio, avuto inizio con Enea Silvio, per il quale, prima di
raffiguranti episodi della vita di Pio II (figg. 14, 21- passare al servizio di Francesco Tedeschini, aveva
22, 27-28), il modello della Biografia dipinta, appli- svolto le medesime funzioni di poeta-segretario; il
cato a un personaggio contemporaneo, poiché si de- papa gli affidò anche alcuni incarichi ecclesiastici
scrivono, secondo un continuum narrativo, le im- quali, nel 1462, il vescovado di Crotone e, nell’anno
prese più significative di un unico personaggio. En- successivo, quello di Teramo, per cui fu chiamato
zo Carli, per evidenziare come gli episodi, rappre- Episcopus Aprutinus.
sentati diacronicamente intorno alle pareti, siano Pio II ebbe così grande stima di Giovanni Antonio
relativi a diverse fasi della vita del pontefice, ha os- da affidargli persino la revisione dei suoi Commen-
servato che abilmente Pinturicchio mostra “il pro- tarii. Campano, in due lettere del 1464 indirizzate a
gressivo tramutarsi dell’aspetto del protagonista, Iacopo Ammanati, sostiene, tuttavia, che la straordi-
splendente di giovinezza e di grazia quasi femminea naria eleganza e chiarezza del testo dei Commentarii
nelle prime quattro storie, poi infuso di assorta spi- aveva reso inutile l’intervento di una mano estra-
ritualità sacerdotale in quelle successive, infine col nea75. Anche Ammannati, come Giovanni Antonio,
volto smagrito e con le pallide guance afflosciate da era intimo di Pio II, il quale oltreché nominarlo pri-
una precoce e tormentata senilità”70. ma vescovo di Pavia (da qui detto Papiense), poi car-
Nel modulo iconografico della Biografia dipinta, un dinale, lo accolse nella propria famiglia concedendo-
ruolo fondamentale, al di là di altri testimoni su cui gli di aggiungere al proprio nome quello dei Picco-
possono fondarsi i singoli episodi, assumono le Vi- lomini. L’umanista possedeva un palazzo, costruito
tae parallelae di Plutarco. Come ha suggerito Ro- d’angolo, presso la porta Tufi, in una posizione am-
berto Guerrini, l’influsso delle Vitae si può manife- bita che consentiva al proprietario di avere a dispo-
stare attraverso due distinte modalità: possono co- sizione due facciate76. A Pienza il suo palazzo, prospi-
stituire la fonte e/o il modello. In alcuni casi ispira- ciente il corso Rossellino, era stato voluto da Pio II
no sia l’iconografia delle singole scene, sia l’im- che, durante la riedificazione di Corsignano, aveva
pianto del tessuto narrativo. Altre volte, come nel sollecitato cardinali e personaggi della corte a co-
caso degli affreschi di Pinturicchio, Plutarco funge struire nobili dimore nel borgo natale.
soltanto da modello71. Dopo la morte del papa, avvenuta ad Ancona nell’a-
Il modulo della Biografia dipinta identifica inoltre il gosto 1464, Campano solidifica il legame con Fran-
committente con un personaggio dell’antichità: il cesco Tedeschini Piccolomini e la sua cerchia intel-
rapporto è talora rimarcato dalla corrispondenza lettuale. Accanto a lui, il poeta trascorre le estati dal
del nome72. La tendenza è confermata, fin dall’esor- 1465 al 1470, in Siena, Pienza e ai Bagni di Petriolo77.
dio del ciclo (figg. 14-15): si istituisce un immedia- I cardinali Tedeschini, Ammannati e Campano “era-
to parallelo tra Enea-Pio e il Pius Aeneas, l’eroe pro- no considerati dagli amici i cittadini più illustri e af-
tagonista dell’Eneide. Nel primo canto del poema fezionati di Pienza. Essi, da parte loro, fecero del tut-
virgiliano, Giunone, con l’aiuto di Eolo, al quale to per non mancare agli appuntamenti toscani. Ciò
162 163
tista, donata alla Cattedrale da Pio II, sotto il busto 16. Epigrafe sepolcrale
di Giovanni Antonio
di Pietro Bambagini Galletti, scolpito da Tito Sar- Campano. Siena, Duomo,
rocchi (1869), si trova infatti, posta nel pavimento, vicino alla cappella
una lapide che celebra l’umanista. L’epitaffio79, in di San Giovanni Battista
distici elegiaci, incorniciato da un fregio, oggi gra-
vemente consunto (fig. 16), è tramandato da alcu-
ne fonti:

D.O.M.
CAMPANUS IACET HIC, NOSTRI CLARUM DECUS AEVI,
ELOQUIO RESONANS, CARMINE ET HISTORIA.
NEC TAMEN HIC TOTUS, SOLA HIC SUNT OSSA, PETIVIT
COELUM ANIMA, AST ORBEM GLORIA, CORPUS HUMUM.
INTERIIT CORPUS, VIVIT SED GLORIA, VIVIT
SPIRITUS, IN SOLO CORPORE MORS POTUIT.
[Qui giace Campano, gloria illustre del nostro
tempo, / d’eloquenza celebre, di poesia e di storia.
/ Né tuttavia qui integralmente rimane, qui sono
soltanto le ossa: si volse / al cielo l’anima, ma al con quello del mercante Zenone di Cizio, costretto blicae e De regno, ricorda il filosofo stoico il quale,
mondo la gloria, il corpo alla terra. / Perì il corpo, dalla sorte al naufragio nei pressi del Pireo e alla con- “quando si vide trasformato da mercante in eccel-
ma vive la gloria, vive / lo spirito, sul corpo soltan- seguente perdita del prezioso carico di porpora feni- lente filosofo, disse: ‘Allora navigai con venti favore-
to poté la morte.] cia. La privazione delle merci condurrà Zenone alla voli quando feci naufragio’”85. Tale soggetto, come
filosofia, trovando così piena attuazione, a opera del- ho già dimostrato86, risulta funzionale all’iconografia
Sebbene la lapide ricordi che Giovanni Antonio la Fortuna, la metamorfosi del mercante in filosofo: del commesso marmoreo disegnato da Pinturicchio
avesse cinquant’anni al momento della morte (sot- (fig. 17), in cui è raffigurata una suggestiva allegoria
to i versi, in caratteri più piccoli, è scritto: VIXIT AN- Mihi quoque, profectionem meam aliquando cogi- incentrata sul valore della Fortuna e della Sapienza.
NOS L. OBIIT AN. SAL. MCCCCLXXVII), invero l’umanista tanti et latronum insidias atque impetum recordan- Bisognerà inoltre riflettere sul fatto che, almeno in
morì il 15 luglio 1477, non avendone ancora com- ti, quanquam non tam altus portus, munitum ta- alcuni documenti del Settecento, la Biblioteca Picco-
piuti quarantotto, nell’antico palazzo vescovile, men a tempestate receptaculum datum esse videtur, lomini viene definita “Libreria della Sapienza”87. È al-
ospite del cardinale Francesco Tedeschini Piccolo- qui, cum in Hetruriam proficiscens omnem meum lora probabile che la tarsia con l’immagine della Sa-
mini80. L’elogio funebre fu composto da Agostino animum atque studium ad civilem scientiam contu- pienza, quale culmine da raggiungere per lo spetta-
Dati, un allievo senese di Francesco Filelfo, definito lissem, ita sum fortunae acerbitate vexatus, ut, etsi tore, fosse stata voluta in quanto mostrava un sog-
dalla critica un umanista incolore, all’acqua di rose, fortasse non libenter, vere tamen, dicere possim, getto pertinente da inserire nel pavimento alla stessa
mediocre, scolastico e servizievole con i potenti81. nullum unquam iter contingere mihi gloriosus po- altezza dell’ingresso della biblioteca.
Campano morirà dunque nella città che, già venti- tuisse, quam cum in latronum insidias incidissem, a Tra il 1469 e il 1470, in quel torno di tempo in cui
duenne, insieme al fratello Giacomo, avrebbe volu- quibus non solum rebus ad eam scientiam necessa- Giovanni Antonio fu molto legato al cardinale Fran-
to raggiungere per seguire le lezioni del famoso giu- riis, sed illo et animo atque studio spoliatus, totum cesco, svolse, con notevole assiduità, l’attività di
rista Mariano de’ Sozzini. Purtroppo, in Val d’Orcia, me, cum ad res gestas mortuorum, tum vel maxime emendator prima per il tedesco Ulrich Hahn, poi per
i due giovani furono assaliti e depredati da alcuni ad sanctissimam Philosophiae disciplinam, statui altre imprese editoriali, come quella del medico mes-
“ladroni”, tanto “che ripararono mezzo ignudi a Pe- transferendum. sinese Filippo de Legnanime, curando la stampa di
rugia, dove furono accolti e soccorsi dal loro amico [Ogni volta che ripenso al mio viaggio e ricordo numerosi testi classici, fra i quali la raccolta delle tra-
Nicola Rainaldi, che già insegnava allo studio peru- l’imboscata e l’assalto dei ladroni, mi pare che anche duzioni latine delle Vitae parallelae di Plutarco, sopra
14-15. Bernardino avvenne in modo particolare d’estate. A Pienza ave- gino”82. Ma tale evento si rivelerà in seguito propizio a me sia stato dato un ricetto sicuro contro le tem- ricordata: “gli storici dell’arte editoriale hanno rico-
di Betto, detto vano a disposizione, oltre al Palazzo Piccolomini, la per i rapporti che Campano instaurerà a Perugia peste, quantunque non così famoso come il porto di nosciuto all’Aprutino un posto di distinzione fra i
il Pinturicchio, Enea Silvio
Piccolomini, ventisettenne,
bella casa fatta costruire dal cardinale di Pavia; a Sie- con la famiglia Baglioni e, soprattutto, l’umanista Atene. Io, che partendo per la Toscana avevo riposto pionieri della critica textus. L’attività del critico
parte per il concilio di na l’episcopio”78. avrebbe abbandonato la “scienza civile” per dedicar- ogni speranza nella scienza civile, fui perseguitato comportava la ricerca dei codici, la loro collazio-
Basilea come segretario Dei rapporti intercorsi tra Giovanni Antonio e Sie- si alle “opere degli antichi autori” e alla “Filosofia”83. acerbamente dalla sorte affinché oggi possa dire ne, la valutazione stilistica e l’emendazione del te-
del cardinale Domenico
Capranica, intero
na reca testimonianza anche la sua sepoltura. Di Giovanni Antonio, oltreché nel carme Somnus, rac- (forse per caso, eppure a buon diritto) che non avrei sto. Un lavoro, dunque, abbastanza difficoltoso”88.
e particolare dell’iscrizione. fianco alla cappella di San Giovanni, nel Duomo, conta tale episodio nella prefazione al terzo libro del potuto scegliere più felicemente e con gloria mag- Quasi tutte le edizioni di classici curate da Cam-
Siena, Duomo, adiacente alla porta che conduce al sacello ove, an- trattato De ingratitudine fugienda, dedicato a Pan- giore un itinerario diverso da quello in cui caddi pano presentano una lettera dedicatoria indirizza-
Libreria Piccolomini
cora oggi, si conserva la reliquia del braccio del Bat- dolfo Baglioni. Egli mette a confronto il suo destino nell’imboscata dei ladroni, dai quali fui privato non ta al cardinale Francesco Tedeschini Piccolomini:
solo dei mezzi necessari per attendere a quella scien- le Philippicae di Cicerone, le Vitae parallelae di
za, ma persino della volontà e della speranza; per cui Plutarco, le Vitae Caesarum di Svetonio, l’Istitutio
stabilii di dedicarmi alle opere degli antichi autori e oratoria di Quintiliano, l’edizione delle epistulae
soprattutto allo studio santissimo della Filosofia84.] dello Pseudo-Falaride. È probabile che in qualche
caso il cardinale, provvedendo almeno in parte al-
Tale citazione comprova la diffusione del tema di Ze- le spese di stampa, fosse stato un vero e proprio
none in ambito umanistico senese. Anche Francesco patrocinatore delle impressioni89. Dallo zio il car-
Patrizi, infatti, nelle sue opere, De institutione reipu- dinal nipote ereditò dunque non solo cariche e
164 165
e la coppia Annibale-Scipione Africano (provvista
anche di una comparatio), scritta tra il 1467 e il
1468, dedicata a Piero de’ Medici che, confluita nel
corpus di Campano, finì poi per essere considerata
opera dello stesso Plutarco93. Fra le versioni latine
delle biografie di Plutarco, eseguite da Acciaiuoli, si
segnala la Vita di Demetrio, scritta negli anni tra il
1454 e il 1459. La traduzione, cui è anteposta un’e-
pistola dedicatoria a Piero de’ Medici, è contenuta,
anch’essa, nella editio princeps delle Vitae. L’umani-
sta aveva donato i libelli con la Vita di Demetrio e
quella di Carlo Magno ad Ammannati, il quale li les-
se insieme a Campano durante un viaggio da Roma
a Siena nell’estate del 1467:

Donato Acciaiolo94. Senam venientes extulimus no-


biscum Campanus et ego libellos tuos, qui apud me
erant. In quorum altero Vita erat Demetrii Regis in
latinum conversa, in altero Caroli Magni tua opera
ex diversis collecta. Delectavit ea lectio utrunque
nostrum non mediocriter, me quod antiquae insti-
tutionis nostrae sum contemplatus vestigia, illum
quod rem cognitu dignam, et tamen antea ignora-
tam, totam agnovit. Quam ob causam iter agentes,
multa de te invicem sumus locuti. Campanus, cuius
esse acre iudicium cognoscis, ingenio tuo tribuit
multa. Ornatum laudat, et genus dicendi illustre, ac
purum. Memorat quoque humanissimis litteris a te
provocatum nondum respondisse, sed responsu-
rum brevi cum foenore, quando domesticis occupa-
tus facere id ante eam diem non potuit. Hortor Do-
nate, ut quae inter vos iaciuntur benivolentiae semi-
na95 colas in dies sedulitate officiorum tuorum, in-
que eo promerendo nil praetermittas [...]. Si es ven-
turus, affer tecum Commentariorum partem ali-
quam, quos in Aristotelis Ethica edidisti. Videre illos nei suoi confronti […]. Se hai l’intenzione di veni- 18. Miniatore
ambo optamus. re, porta con te una certa parte dei Commentari, che della seconda metà
del XV secolo,
[A Donato Acciaiuoli. Venendo a Siena, Campano e pubblicasti sull’Ethica di Aristotele. Tutti e due desi- in Plutarchus,
io abbiamo portato con noi i tuoi opuscoli, che era- deriamo vederli.] Vitae parallelae,
no presso di me. L’uno conteneva la Vita del re De- Udalricus Gallus, Romae,
circa 1470. Siena,
metrio tradotta in latino, l’altro quella di Carlo Giovanni Antonio, da parte sua, dette un giudizio Biblioteca Comunale degli
Magno, composta per opera tua da diverse fonti. positivo sulle traductiones di Donato Acciaiuoli: Intronati, P.I.18, c. 286r
Questa lettura piacque non poco a ciascuno di noi,
a me perché ho avuto modo di contemplare le vesti- Roma profectus cum Papiensi tuo, Demetrium et
gia della nostra antica cultura, a lui perché poté ap- Carolum Magnum perpetuo itinere habuimus in
17. Bernardino di Betto, potere, ma anche una profonda passione e un sin- spettivi scritti, miniando anche le lettere iniziali di prendere del tutto ciò che è degno di essere cono- manibus, quorum tu dum vitam scribis, alterum
detto il Pinturicchio, cero attaccamento verso i libri90. questi. Ma siccome non è specificato se il nome in- sciuto e tuttavia prima ignorato. Per questo motivo, ex intima Graecia, alterum e media Barbarie
Allegoria del Monte
della Sapienza. Siena, Nella Biblioteca Comunale degli Intronati di Siena dichi il traduttore o l’autore di uno scritto, gli ama- procedendo nel viaggio, abbiamo molto parlato di utrumque e tenebris in lucem revocasti. Non con-
Duomo, pavimento si trova una copia dell’edizione plutarchea, le cui nuensi hanno interpretato di regola il nome come te scambievolmente. Campano, di cui conosci la tempsi studium exercitationis tuae; ingenium tam
lettere iniziali sono decorate con il motivo dei quello del traduttore. Ne sono sorti equivoci talvol- profonda capacità di giudizio, dà grandi attestazio- ad omnia facile vehementer sum admiratus. Ha-
“bianchi girari”, abitati da figure di putti, da anima- ta gustosi come questo: Vita di Annibale, scritta da ni al tuo ingegno. Loda l’ornato e lo stile illustre e bet enim interpretatio difficultatem, non solum
li o anche ritratti di foggia anticheggiante, che tutta- Plutarco e tradotta da Donato Acciaiuoli (mentre puro. Ricorda anche, chiamato in causa dalla tua quia per ignota et peregrina versatur, sed etiam
via non presentano connotazioni o attributi tali da quest’ultimo ne è l’autore), equivoci passati poi al- gentilissima lettera, di non aver ancora risposto, ma propter aequalitatem et ut sic dicam, quadratio-
caratterizzare i personaggi di cui si parla nel testo le ristampe”92. che ti risponderà tra breve con l’interesse, dal mo- nem exprimendi, in qua si omnia teneas, nisi feli-
(fig. 18)91. Oltre alla dedica al cardinale Francesco, L’umanista fiorentino Donato Acciaiuoli, allievo di mento che, occupato da affari domestici, non poté citas adsit ingenii, multa aspere, quaedam etiam
l’edizione del 1470 circa presenta un “indice, com- Giacomo Ammannati, difatti, non solo tradusse al- fare ciò prima di questo giorno. Ti invito, Donato, a obscure invertantur96.
posto soltanto di un titolo e di un nome, con l’indi- cune Vitae di Plutarco, ma fu anche autore di bio- coltivare sempre di più con l’assiduità dei tuoi do- [Partendo da Roma con il tuo Papiense, abbiamo te-
cazione delle carte, per guida dell’amanuense a cui grafie di impianto plutarcheo come la Vita di Carlo veri quei semi di benevolenza che sono gettati tra di nuto in mano per tutto il viaggio il Demetrio e il
era affidato di riportare l’uno e l’altro in cima ai ri- Magno, presentata al re di Francia Luigi XI nel 1461, voi, e a non trascurare niente nell’acquistare meriti Carlo Magno, dei quali scrivendone la vita, richia-
166 167
masti entrambi dalle tenebre alla luce, l’uno dal nardo Bruni, però, sembrano costituire i testi guida
cuore della Grecia, l’altro dal centro della barbarie. dell’iconografia dei due pannelli della Huntington
Non disprezzai l’impegno del tuo esercizio; ammi- Library di San Marino in California: entrambi gli
rai decisamente l’ingegno così tanto duttile in ogni autori descrivono prima la scoperta d’amore di An-
cosa. L’interpretazione trova infatti delle difficoltà, tioco attraverso il battito del polso, quindi l’espe-
non solo perché procede per vie ignote e straniere, diente del medico che, prima di rivelare a Seleuco
ma anche per l’uniformità e per così dire, la “qua- l’identità della donna amata da Antioco, finge che il
dratura” dell’espressione, nella quale pur se afferri giovane si sia infiammato di sua moglie. Ma le fon-
tutto, nel caso che manchi la felicità dell’ingegno, ti citate che in varia misura gettano luce su taluni
molte cose vengono tradotte duramente, altre addi- moduli iconografici dei due pannelli, pur nella loro
rittura in modo oscuro.] pertinenza non incidono sull’andamento iconogra-
fico finale, non descrivono infatti i festeggiamenti
A differenza delle translationes tardomedievali ad avvenuti nel regno di Seleuco dopo il matrimonio.
verbum,“le traductiones umanistiche, invece, furono A un primo sguardo resterebbe dunque un’incon-
ad sententias e si rivolsero a un pubblico vasto, an- gruenza tra i nostri cassoni e i testi letterari: l’idea-
che solo genericamente colto: con gli umanisti le tore del programma si spingerebbe al di là della rap-
traduzioni dei classici greci sono ridiventate, alme- presentazione della storia raffigurando, con tutta
no nell’intenzione, dei testi fruibili per se stessi e l’evidenza che è propria della pittura, i risvolti del
comprensibili a partire dalla loro espressione lin- matrimonio di Antioco e Stratonice, dalle danze ai
guistica, a volte ricchi di pregevoli valori letterari”97. banchetti. Plutarco, Appiano e Leonardo Bruni ac-
Come risulta da un’indagine sull’iconografia del Ri- cennano infatti soltanto alle nozze, ma non ne de-
nascimento la Vita di Demetrio, al contrario della scrivono uno svolgimento dettagliato. La traduzio-
biografia parallela, la Vita di Antonio, non costitui- ne della Vita di Demetrio, invece, curata da Donato
sce una fonte letteraria di rilievo, se si eccettuano le Acciaiuoli ci aiuta a ricostruire la genesi del sogget-
incisioni che corredano le edizioni cinquecentesche to raffigurato. L’umanista fiorentino ha aggiunto,
delle Vitae parallelae. E dunque queste rappresenta- infatti, al testo di Plutarco questo lieto finale:
zioni, pur nel loro carattere sommario, assumono
un rilievo considerevole per l’immagine dell’eroe Celebratae sunt deinde Stratonicis et Antiochi nup-
greco in età moderna, tanto più che colgono aspetti tiae ingenti apparatu et incredibili magnificentia re-
centrali del testo plutarcheo. È il caso delle stampe rum, festaque ubique regno Seleuci pro novo coniu-
veneziane – del testo latino secondo la redazione di gio acta103.
Badio Ascensio (1516) e del volgarizzamento di Ja- [Furono quindi celebrate le nozze tra Antioco e
conello (1518) –, in cui sono inserite icone raffigu- Stratonice con grande apparato e con straordinaria
ranti la rovinosa propensione di Demetrio verso grandiosità, e furono fatte feste dovunque nel regno senese dell’incunabolo è testimoniata dall’epistola Montalcino, detto l’Ilicino, nel suo noto commento 19-20. Maestro
una vita dissoluta, in particolare la relazione del Po- di Seleuco per la nuova unione.] dedicatoria indirizzata al cardinale Francesco Tede- ai Trionfi di Petrarca e nel quarto libro dell’opera De di Stratonice (Michele
Ciampanti?), Storie
liorcete con la vecchia cortigiana Lamia98. schini Piccolomini. Campano o Ammannati, ben in- regno et regis institutione dell’umanista Francesco di Antioco e Stratonice.
Al di là del protagonista, la Vita di Plutarco ha avu- Pare evidente dunque che la rappresentazione dei fe- seriti nel milieu intellettuale senese, potrebbero dun- Patrizi, condotta a termine nella prima metà degli San Marino (California),
to però un grande successo nell’iconografia per il te- steggiamenti del matrimonio nel dipinto del Mae- que aver suggerito al raffinato committente dei cas- anni ottanta107. Questi, suggestionato dalla traduzio- Huntington Library
ma di Antioco malato, l’inserto narrativo del capito- stro di Stratonice (fig. 20) derivi proprio da questo soni, senza dubbio appartenente a una nobile fami- ne latina della Vita di Demetrio dell’Acciaiuoli, a
lo 38, che riguarda la figlia di Demetrio e Phila: Stra- breve commento104. Come risulta dalla lettera indi- glia, il soggetto delle due tavole, in genere datate dal- proposito dell’episodio di Antioco malato, cita, ol-
tonice99. Nella pittura del secondo Quattrocento, e rizzata da Campano ad Acciaiuoli, citata sopra, Gio- la critica proprio verso il 1470. Come è noto, l’ico- treché la “fintione bellissima”108 del medico Erasi-
soprattutto nell’ambito toscano della produzione di vanni Antonio fu colpito dalla traduzione della Vita nografia dei dipinti e dei cicli a fresco era dettata da strato, i festeggiamenti fatti in occasione delle nozze
cassoni, spalliere e deschi da parto è possibile indi- di Demetrio che, insieme all’amico Giacomo Am- un personaggio colto vicino alla famiglia del mece- tra Antioco e Stratonice. Egli infatti ricorda che il
viduare alcuni testimoni di particolare interesse per mannati, aveva letto durante un suo viaggio da Ro- nate. Spesso queste interessanti figure, che ideavano matrimonio fu celebrato “ingenti apparatu e con-
la ricezione del tema. Di primaria importanza si ri- ma a Siena nel 1467. I libelli con le biografie di De- programmi con l’aiuto di fonti antiche, medievali, cursu principum ac populorum”:
velano da questo punto di vista le due fronti di cas- metrio e di Carlo Magno erano stati infatti donati da ma anche per il tramite di comodi repertori contem-
sone conservate nella Huntington Library a San Donato Acciaiuoli al suo maestro, il Papiense105. Al di poranei restano sfuggenti, oscurate dalla fama del Et sic saluti atque incolumitati redditus est, qui nul-
Marino (California), un tempo attribuite a Matteo là del giudizio espresso da Campano sulla traduzio- pittore e dei committenti. Al di là dell’influsso che lis aliis remediis evadere poterat. Nuptiae Stratoni-
di Giovanni e inserite in seguito nel corpus del co- ne, a noi qui interessa rimarcare che nel suo viaggio l’edizione latina delle Vitae del 1470 ha esercitato ces, et Antiochi ingenti apparatu, et celebri concur-
siddetto Maestro di Stratonice, la cui attività è stata verso Siena, insieme al cardinale Iacopo Ammanati, sull’iconografia e la cultura umanistica106, ci interes- su principum ac popolorum celebratae sunt, omnes-
riconosciuta in quella di un artista di origine luc- tennero a lungo il testo in mano: “Roma profectus sa qui suggerire ulteriori indagini sugli umanisti e i que admirabantur regem tam propere delitias con-
chese, Michele Ciampanti (figg. 19-20)100. cum Papiensi tuo, Demetrium et Carolum Magnum loro intensi rapporti con la classe nobiliare che dete- nubii sui filio abdicasse, et illam ex regina regis nu-
L’episodio di Antioco e Stratonice è stato tramanda- perpetuo itinere habuimus in manibus” [Da quan- neva il primato artistico. Campano, in particolare, rum fieri aequo animo pertulisse.
to da numerose fonti antiche, medievali e umanisti- do son partito da Roma con il tuo Papiense, abbia- ben rappresenta l’orientamento culturale della rina- [Il re senza fare punto di tardanza gliela diede e lo li-
che101. Per quanto riguarda i risvolti iconografici, le mo tenuto continuamente in mano il Demetrio e il scita nelle arti figurative e nella letteratura che ten- berò da la morte manifesta. E, dipoi, fatto un gran-
testimonianze più significative sembrano da rap- Carlo Magno per la durata dell’intero viaggio]. deva a sintetizzare il mondo classico e pagano, di dissimo apparato, e convitati molti re e principi, per
portare a Valerio Massimo, Plutarco, Appiano, Lu- Pochi anni più tardi Campano incluse la traduzione stampo eroico, con la più moderna morale cristiana. moglie gliela diede, con grandissima maraviglia di
ciano, Giuliano, Leonardo Bruni102. Soltanto la Vita di Acciaiuoli nel corpus dell’editio princeps stampata Il tema di Antioco e Stratonice, in ambito senese, ciascuno vedendo e il re privarsi di sì bella donna, e
di Demetrio di Plutarco e la Novella scritta da Leo- verso il 1470. D’altronde, come detto, l’ascendenza viene affrontato inoltre da Bernardo Lapini da ella reina moglie del re diventar nuora109.]
168 169
21. Bernardino di Betto, detto 22. Bernardino di Betto, detto
il Pinturicchio, Enea Silvio il Pinturicchio, Enea Silvio Piccolomini
Piccolomini pronuncia un’orazione è incoronato poeta dall’imperatore
davanti al re Giacomo I di Scozia. Federico III. Siena, Duomo,
Siena, Duomo, Libreria Piccolomini Libreria Piccolomini

171
23-27. Bernardino di Giovanni Antonio Campano non si limitò a curare Antonio Campano114. Nel dettagliatissimo contratto
Betto, detto il Pinturicchio, le Vitae parallelae, il cui corpus, come abbiamo visto, di allocazione, con il quale veniva commessa la de-
Storie di Pio II. Siena,
Duomo, Libreria integrò anche con scritti apocrifi che si rifacevano al corazione pittorica al pittore umbro, stipulato il 29
Piccolomini modello plutarcheo. Egli stesso scrisse alcune bio- giugno 1502 a Roma, dal notaro Francesco di Jaco-
grafie, come quella del condottiero perugino Brac- mo Carneva di Montalcino, nel palazzo del com-
23. Enea Silvio Piccolomini
è incoronato poeta
cio da Montone (De vita et gestis Brachii) e quella mittente Francesco Tedeschini Piccolomini , si ri-
dall’imperatore Federico del papa Enea Silvio (Vita Pii II)110. Secondo il pare- cordano anche le iscrizioni da porre nelle tabellae
III, particolare re degli studiosi quest’ultima è senza dubbio supe- sotto gli affreschi: “sia tenuto da pilastro a pilastro
dell’iscrizione
rata dalla vita di Braccio “in cui all’ammirazione sotto le istorie fare uno quadro, in nel quale sarà
sottostante la scena
umanistica per la prepotente individualità del gran- uno epithaphio, o vero indice della istoria sopra
24. Enea Silvio fa atto de condottiero si accompagna sempre il rigoroso quello dipenta, et quello in verso o prosa vi si possa
di sottomissione davanti scrupolo di una documentazione oggettiva, in gran scrivare, facendo in la base da esse colonne et pila-
al pontefice Eugenio IV,
particolare dell’iscrizione parte di prima mano”111. La vita del pontefice, com- stri le armi di Monsignore Reverendissimo”115.
sottostante la scena posta da Campano tra il 1470 e l’anno della sua In contrasto con la tendenza umanistica che prefe-
morte, il 1477, mostra, invece, soprattutto un inten- riva tituli in versi, le iscrizioni che commentano le
25. Enea Silvio Piccolomini
è eletto cardinale da papa
to apologetico. Scrisse inoltre una biografia dedica- scene della Libreria Piccolomini sono in prosa. Gli
Callisto III, particolare ta a Federico da Montefeltro, a lungo considerata affreschi furono realizzati da Pinturicchio in un tor-
dell’iscrizione sottostante perduta, riscoperta, sebbene incompleta, un secolo no di tempo che va dal 1503 e al 1508, con qualche
la scena
fa nel codice Vat. Urb. Lat. 1022112. interruzione116. All’incirca negli stessi anni, a Roma,
26. Enea Silvio Piccolomini, Alla fine del secolo scorso August Schmarsow, indi- tra il 1505 e il 1507 il cardinale Fazio Santoro com-
è eletto papa con il nome viduò, nel testo della Vita Pii II, la fonte dei tituli che missiona la decorazione di una sala del suo palazzo
di Pio II, particolare
accompagnano le scene della biografia di Pio II af- in via Lata, con le storie di Giulio Cesare e di Traia-
dell’iscrizione sottostante
la scena frescate da Pinturicchio nella Libreria Piccolomini no. Gli affreschi sono distrutti, ma ci restano i tituli,
(figg. 15, 23-26, 29-30)113. Attraverso la lettura dei in prosa, conservati in un codice della Biblioteca
27. Enea Silvio Piccolomini, passi latini, è infatti possibile evidenziare come i ti- Apostolica Vaticana (Barberiniano Latino 2016)117.
presso la porta Camollia
a Siena, presiede all’incontro tuli, effigiati sotto agli episodi, a lettere capitali do- D’altra parte, in prosa, erano anche le sei iscrizioni
di Federico III con Eleonora rate su campo azzurro, rivelino la ripresa di precisi che corredavano gli affreschi con storie di Alessan-
rimandi lessicali e linguistici dal testo di Giovanni dro VI dipinte da Pinturicchio tra il 1497 e il 1498
172 173
28. Bernardino di Betto,
detto il Pinturicchio,
Pio II convoca a Mantova
i principi cristiani per
organizzare la crociata
contro i turchi. Siena,
Duomo, Libreria
Piccolomini

29. Bernardino di Betto,


detto il Pinturicchio, Pio II
canonizza santa Caterina
da Siena, particolare
dell’iscrizione sottostante
la scena. Siena, Duomo,
Libreria Piccolomini

30. Bernardino di Betto,


detto il Pinturicchio,
Pio II giunge ad Ancona
per dare inizio alla
crociata, particolare
dell’iscrizione sottostante
la scena.Siena, Duomo,
Libreria Piccolomini

pagina a fianco
31. Bernardino di Betto,
detto il Pinturicchio,
Incoronazione di Pio III.
Siena, Duomo,
Libreria Piccolomini

174 175
nella loggia del giardino inferiore di Castel Sant’An- rato, lievemente rilevate. Anche la vegetazione è propria ideologia politica e culturale. La volontà ce- ta se – come afferma Giovanni Antonio Campano
gelo118. L’ammirazione da parte del cardinale Tede- trattata con grande minuziosità, che mette in evi- lebrativa della famiglia Piccolomini continua, per nell’elogio funebre di Pio II tenuto in Siena nell’a-
schini per questo ciclo, oggi perduto, ma di cui re- denza erbe, foglie e fiori. Più libera diventa la pittu- altro, con l’Incoronazione di Pio III, avvenuta l’8 ot- gosto 1465, primo anniversario della morte – il pa-
stano i tituli trascritti dallo scalco del papa Borgia, il ra sullo sfondo, in cui la flotta è minacciata dalla tobre 1503, scena affrescata tra il prospetto della Li- pa fu “gloriosus rebus gestis, gloriosus religione,
tedesco Lorenzo Behain119, fu lo stimolo per la com- tempesta. Oscuri nembi nascondono il paesaggio, breria e la volta della navata (fig. 31), in cui, oltre al gloriosus pace, gloriosus bello, in vita, in morte, in
missione degli affreschi con storie di Pio II, che sa- ma il luminoso arcobaleno, che si staglia all’oriz- pontefice senese, sarebbero raffigurati altri espo- posteritate gloriosus” [glorioso nelle imprese, glo-
ranno, guardacaso, concepiti come all’interno di un zonte, già rischiara la città sul mare. nenti familiari, i due figli di Nanni Tedeschini, Ales- rioso nella religione, glorioso in pace, glorioso in
finto loggiato. D’altronde non solo la scelta iconografica del pri- sandro e Pier Francesco, identificabili nei due fan- guerra, glorioso in vita, in morte e fra i posteri] e
La scelta iconografica del primo episodio raffigurato mo episodio raffigurato nella libreria rimanda al ciulli in primo piano a destra126. magnificò, grazie allo splendore della sua gloria, “in
nella Libreria Piccolomini, Enea Silvio Piccolomini, modello delle Vitae. Anche il titulus evoca un mo- D’altronde una celebrazione così fastosa di Enea Sil- primis Urbem istam in qua natus est” [prima di tut-
ventisettenne, parte per il concilio di Basilea come segre- dulo tipico delle biografie di Plutarco, in cui pri- vio nella Cattedrale aveva ragione di essere compiu- to questa città ove egli è nato]127.
tario del cardinale Domenico Capranica (figg. 14-15), ma di tutto si ricorda la stirpe a cui il personaggio
rimanda al modello delle Vitae parallelae. appartiene121.
È difatti in rapporto con l’incipit della biografia di È stato osservato come “la costruzione e la decora-
Campano, secondo una tendenza che si può riscontra- zione della Libreria Piccolomini rappresentano sen-
re in numerosi cicli di ispirazione plutarchea, o per lo za dubbio l’episodio più significativo della politica
meno in cui le vite costituiscono la fonte privilegiata: artistica del cardinale Tedeschini, un manifesto fa-
miliare rivolto ai concittadini, in cui si dichiarava la
Pio II trasse origine da Siena, celebre città dell’Etru- posizione super partes della famiglia nelle lotte civi-
ria, dalla nobile e antichissima famiglia Piccolomini, che e il ruolo disinteressato da essa svolto, fin dai
dal padre Silvio, postumo, che si dedicò alla vita mi- tempi di Pio II, nel rinnovamento della vita cultura-
litare, dalla madre Vittoria, ugualmente nobile, don- le e politica di Siena. Si trattava di un atto di mece-
na di straordinaria fecondità poiché dette alla luce natismo veramente magnifico dal quale i Piccolo-
diciotto figli fra cui alcuni gemelli. Nacque il 18 ot- mini si aspettavano un ritorno immediato in termi- 1
Martellotti 1977, p. 1562; Mariotti 1980, p. 45. Sul poeta Gia- terminato il dettato dei tituli, sono riportati da R. Funari, in Ca-
tobre a Corsignano, borgo che dista venti miglia da ni di prestigio e di credito politico”122. I numerosi no Pannonio cfr. D. Coppini, in Segre, Ossola 1997, pp. 41-47, ciorgna, Funari 1998, pp. 229-232.
499-500. 22
Per la lettura di amens cfr. R. Funari, in Caciorgna, Funari
Siena, nelle proprietà di famiglia, in cui i genitori si particolari descrittivi degli affreschi, la profusione 2
Per l’edizione del testo: Mariotti 1980, p. 49. 1998, p. 229.
erano ritirati pochi anni prima, scacciati dalla plebe degli ori e dei broccati, i personaggi paludati, i pag- 3
Per l’edizione del testo: ivi, p. 50. 23
Su Benedetto da Cingoli si veda Malato 1966; C. Badini, in Bel-
4
Significativo risulta un epigramma di Giano Pannonio dal ti- losi 1993a, pp. 262-264; Carrai 1993, pp. 124-129.
per spirito di parte. Al bambino fu imposto il nome gi, i dignitari, le dame, che si ammassano all’interno tolo Suum opus modeste laudat (Loda con modestia la sua ope- 24
Benedetto da Cingoli 1503, b3v. Fra gli umanisti senesi Claudia
di Enea Silvio, in memoria del nonno. Nella più te- dei margini dei riquadri, i cavalli con i ricchi fini- ra): Non est hic, studiosa turba, non est / festivissimus ille Mar- Quinta è citata anche da Francesco Patrizi nel De institutione rei-
nera età ricevette i primi rudimenti a Corsignano. A menti e tutti gli altri aspetti cortigiani, più che le tialis, / verum simia Martialis haec est, / cui tu non quoties sacro publicae (ed. 1520, f. VIIIv).
poetae, / sed duntaxat ea vacabis hora / qua cum simiola voles 25
C. Badini, in Bellosi 1993a, p. 262.
Siena, affidato ai parenti, fece velocemente progressi storie della vita di Enea Silvio qui rievocate, assu- iocari [Pubblico dotto, questo non è quel grande facetissimo 26
Tizio circa 1506-1528, t. VI, c. 404: BCS, B.III.11 (copia del ma-
sia nella poesia sia nell’oratoria. Si occupò tardi del mono un ruolo centrale nella trama narrativa degli Marziale, ma la scimmia di Marziale, a cui tu dedicherai il tuo noscritto originale conservato alla Biblioteca Vaticana).
diritto civile che tralasciò poco dopo, per la sua na- affreschi. Le immagini si caricano di significati pro- tempo non quando vorrai occuparti di un sacro poeta, ma solo 27
Cfr. Benedetto da Cingoli 1503.
quando vorrai giocare con una scimmietta]. Per il testo e la tra- 28
Ivi, p. a2r.
turale inclinazione all’arte poetica. Si procurò la fa- pagandistici attraverso l’ostentazione e la magnifi- duzione: D. Coppini, in Segre, Ossola 1997, pp. 43-44. 29
Ivi, p. a2v.
ma iniziale grazie ai versi composti in lingua tosca- centia: non solo si esibiscono ricchezze, ma anche 5
Rinaldi 1990, p. 111. Per una sintesi sulla figura del Panormita 30
Per l’edizione del 1511 cfr. Pallecchi 2002, p. 206.
si veda L. Gualdo Rosa, in Arnaldi, Gualdo Rosa, Monti Sabia 31
ASS, Biccherna, Battezzati, n. 1133, c. 147v.
na. Poi cominciò a essere lodato per la sua eloquen- cerimoniali, contatti e amicizie di riguardo123. 1964, pp. 3-5; Resta 1965; D. Coppini, in Segre, Ossola 1997, pp. 32
Ibidem; cfr. anche Corso 1957, p. 9.
za e per i suoi versi, scrisse molte opere a emulazio- La tendenza della biografia dipinta emerge soprat- 493-494. 33
Corso 1957, p. 8.
ne dei contemporanei, tra le quali, sfuggitegli alcune tutto a partire dal primo decennio del Cinquecento:
6
Per l’edizione del testo e la traduzione: D. Coppini, in Segre, 34
Ilicino ed. 1843, p. 16.
Ossola 1997, pp. 9-10. 35
Cfr. ivi, p. 35.
favolette leggere, tempo dopo cercò di sopprimerle, in palazzo Santoro sono illustrate le res gestae che ri- 7
La data segnata nel dipinto, il 1488, forse non ne indica l’anno 36
Mss. D. 4, vol. I, p. 24r. Il sepolcro andò perduto nel 1747 quan-
ma non vi riuscì affatto, perché ormai già divulgate guardano eroi dell’antichità, nella Libreria Piccolo- di esecuzione, ma piuttosto la data di morte della donna effigia- do la chiesa di Sant’Agostino fu colpita da un incendio.
per tutta Italia. Annoiato dagli affari domestici, e in- mini un personaggio contemporaneo. Questo mo- ta (cfr. Shearman 1995, p. 110). 37
Ilicino ed. 1843, p. 36.
8
Per la traduzione italiana G. Norcio, in Marziale ed. 1980, p. 635. 38
Cfr. ivi, p. 23.
sieme desideroso di conquistare la gloria, si diresse a dulo iconografico è “destinato a grande successo ta- 9
Shearman 1995, p. 112. 39
A. De Marchi, in Bellosi 1993a, p. 264.
Basilea, città degli Elvezi, nel luogo in cui si teneva il le da oscurare progressivamente la tradizione degli 10
Ibidem. Su questo ritratto cfr. anche Brown 2001, pp. 190-193. 40
C. Badini, in Bellosi 1993a, pp. 262-263.
11
Traduzione italiana in Shearman 1995, p. 112. 41
Il pittore verrà inoltre effigiato da Domenico Beccafumi in pa-
concilio, già indetto da tempo, a quell’epoca contro Uomini Famosi, linguaggio fondamentale dell’arte 12
Sul ritratto senese si veda ora M. Boskovits, in Boskovits, lazzo Venturi: cfr. M. Caciorgna, in Caciorgna, Guerrini 2003,
il papa Eugenio. Poiché il viaggio era tortuoso e mol- profana dalla seconda metà del Trecento in poi”124. Brown 2003, pp. 531-532. Sul rapporto ritratto/iscrizione relati- pp. 375-377.
to difficile, a causa della guerra scoppiata con i vici- La raffigurazione delle imprese di un unico perso- vamente a un’opera di Macrino d’Alba cfr. Guerrini 2001-2002. 42
Anche Niccolò Angelio Dal Bucine compose due sonetti per il
13
Patrologia latina XLV,1238; LXV,208B; CXCIV,1892A. ritratto di madonna Francesca Benassai dipinto da Liberale da
ni fiorentini, per questa paura intenzionato a navi- naggio permetteva un rapporto più stretto con la 14
Traduzione italiana G. Paduano, in Catullo ed. 1997, p. 267. Verona: Corso 1957, p. 95.
gare lungo il tratto costiero ligure, salpato da Popu- committenza, che attraverso un eroe dell’antichità, 15
X,244-245; traduzione italiana N. Scivoletto, in Ovidio, ed. 43
Carrai 1993, pp. 127-128. L’edizione del testo del commento di
lonia, si imbatté in una tempesta contraria. Portato o un esponente di rilievo della propria stirpe poteva 2000, p. 491. Jacopo Fiorino de’ Buoninsegni è pubblicato in Carrai 1995, pp.
16
Traduzione italiana ibidem. 115-120.
dalla forza dei venti intorno a tutta la Corsica e la autocelebrarsi e affermare il proprio potere. Del re- 17
Per la giuntura mira arte, sempre in contesti significativi, cfr. 44
Su questo dipinto cfr. Zeri 1976, pp. 134-138; Angelini 1997, p. 314.
Sardegna, fu spinto fino alla Libia120. sto “fra i generi letterari, la biografia si presta singo- Virgilio, Eneide IX,304; Iliade latina 874; Marziale VII,56,2; Pli- 45
Ilicino, in Petrarca ed. 1481, c. h6r.
nio, Storia naturale XXXV,109; Antologia latina 759,1. 46
Traduzione italiana R. Faranda, in Valerio Massimo ed. 1971,
larmente a convogliare programmi di celebrazione 18
Traduzione italiana U. Boella, in Seneca ed. 1983, p. 835. p. 671.
Nel riquadro il giovane Piccolomini, imberbe, su un o esaltazione non solo dell’individuo che essa pren- 19
Sull’iconografia dei personaggi che fanno parte del ciclo si ve- 47
Traduzione italiana G. Ranucci, in Plinio ed. 1983, p. 77.
cavallo bianco, si volge indietro verso lo spettatore. de a soggetto, ma anche del suo ufficio e della sua fa- da: Caciorgna 1995; 1998b; 2000; 2002, pp. 298-344; M. Cacior- 48
Benedetto da Cingoli 1503, p. a5r.
gna, in Caciorgna, Guerrini 2003, pp. 46, 113-114, 333-335; 341- 49
Ho rilevato due testimonianze relative a Benedetto da Cingoli
Dietro di lui è raffigurato il cardinal Capranica, di miglia, o dinastia”125. La committenza della libreria, 343; R. Guerrini, in Caciorgna, Guerrini 2003, pp. 17-18; 293. lettore di poesia tra 1492 e il 1493. Cfr. Luigi de Angelis, Giusep-
profilo, con lo zucchetto rosso, preceduto da due il cardinale Francesco Tedeschini in particolare, ma Sulla cronologia cfr. Bartalini 1993b. pe Giuli, Antonio Bandiera, Notizie relative all’Università di Sie-
staffieri. Un corteo di eleganti personaggi dà vita al- anche il resto della famiglia Piccolomini, attraverso
20
Angelini 2005, p. 92; si veda anche il saggio Pinturicchio e i suoi: na e catalogo dei professori dal 1246 fino al presente (1841): AUS,
dalla Roma dei Borgia alla Siena dei Piccolomini e dei Petrucci in misc. XX. A. 1, p. 20, in cui nel 1492 viene pagato 110 fiorini,
la scena finemente eseguita da Pinturicchio, anche la figura più illustre del nobile lignaggio, Enea Sil- questo stesso volume. mentre Giovanni Gabrieli, che svolge lo stesso ruolo del poeta
per il tramite di molteplici decorazioni in stucco do- vio, imponeva dunque, in un certo qual modo, la 21
I passi dei Fasti, ma anche di altre fonti antiche che hanno de- marchigiano, riceve 95 fiorini; si veda inoltre il documento

176 177
XXIV dell’Archivio di Stato di Siena pubblicato da Lodovico ti in prosa e in versi. Una seconda edizione delle opere fu curata l’iconografia dei due dipinti cfr. Caciorgna 1998b, pp. 196-205; 110
Sulle vite scritte da Giovanni Antonio: Lesca 1892, pp. 167-
Zdekauer (1894, p. 193), in cui Benedetto da Cingoli risulta nel 1707 da Mencken, fondata però sostanzialmente sulla prin- 2002, pp. 265-285. 180; G.C. Zimolo, in Campano ed. 1964, pp. III-XXI; Zimolo
iscritto, quale lettore di poesia, nel Ruolo dei Lettori dello Studio ceps (cfr. Campano ed. 1707). Sulla produzione poetica si veda: 102
Valerio Massimo 5,7, ext. 1; Plutarco, Vita di Demetrio 38,2- 1968; Finzi 1993. Sulla biografia nel Quattrocento: Miglio 1975.
per l’anno 1493, sempre insieme a Ioannes de Gabrielibus. Su Cecchini 1982; 1990; 1991; 1995. 12; Appiano, Guerre siriache 59-61; Luciano, Dea Siria 17-18; 111
Hausmann 1974, p. 428.
Giovanni Gabrieli, allievo di Agostino Dati, professore di “hu- 74
Plutarco circa 1470, t. I (BCS, P.I.17), c. 2r: “Tum communem Giuliano, Misopogon 347-348; Leonardo Bruni, Novella. Sulle 112
Ivi, p. 427.
manità” nello Studio dalla metà degli anni ottanta e fino alla eam hystoriam ita refersit magnis illustribusque sententiis, ut versioni della storia di Antioco e Stratonice si veda, in parti- 113
Schmarsow 1880, pp. 10-11; vedi anche Caciorgna 1998a.
metà degli anni novanta, ricordato soprattutto per le Clausule non magis ostendere in iis vitis quae Clarissimi Princepes gesse- colare, Garofalo 1990. 114
Cfr. l’Appendice.
Ciceronis ex epistolis familiaribus excerptae dedicate nel 1489 ad rint, quam instituere quid nos facere oporteat, videatur. Exem- 103
Plutarco circa 1470, t. II, c. 200v. 115
Per il contratto di allocazione cfr: ASS, Archivio notarile 800,
Antonio Bichi, esponente dell’oligarchia novesca, cfr. Fioravanti plorum et varietatis plenae sunt omnes”. Per l’edizione dell’inte- 104
In aggiunta alle conclusioni a cui siamo pervenuti riguardo al- Rogiti di Francesco di Jacomo Carneva di Montalcino; Milanesi
1994, pp. 12 sgg. ro testo dell’epistola dedicatoria e la sua traduzione cfr. Cacior- le fonti iconografiche, un ruolo significativo dovette pur svolge- 1854-1856, III, 1856, pp. 9-13; D. Toracca, in Settis, Toracca
50
Cfr. Longhi 1964, p. 8; Caciorgna 1995, pp. 235-236; 2000, pp. gna 2002, pp. 212-214. re la novella di Leonardo Bruni, la quale, sebbene non contenga 1998, pp. 254-256.
55-56; 2002, pp. 300-301. Il ciclo forse non è stato concepito in 75
Paparelli 1950, pp. 312-313; Di Bernardo 1975, pp. 160-163; indicazioni relative ai festeggiamenti nuziali, resta tuttavia un 116
Sulla cronologia degli affreschi D. Toracca, in Settis, Toracca
occasione di un matrimonio come pare dimostrare la presenza Bianchi 1988b, p. 194, nota 1. testo-guida fondamentale per altre scene, in particolare per la 1998, pp. 244-246.
dell’emblema di una sola famiglia e cioè la mezzaluna dei Picco- 76
Pertici 1995, p. 52. prima, ove è raffigurata la rivelazione del male d’amore. Il di- 117
Cfr. in proposito Farinella 1992, pp. 100-123; Guerrini 1998a.
lomini. Roberto Bartalini ipotizza invece che la serie possa esse- 77
Hausmann 1974, p. 426; Di Bernardo 1975, p. 193. Spesso gli pinto in cui il medico siede nel letto accanto ad Antioco, mentre 118
D. Toracca, in Settis, Toracca 1998, p. 224.
re connessa alle nozze tra Silvia di Bartolomeo e Battista di Neri esponenti della nobiltà e del clero amavano trascorrere lunghi le fanciulle entrano una alla volta nella camera, trova più preci- 119
Per i tituli latini e la traduzione italiana cfr. D. Toracca, in Set-
d’Aldello Placidi avvenute il 18 gennaio 1493. In tal caso i dipin- periodi di vacanza alle terme nei dintorni di Siena, presso Mace- si riscontri nel resoconto dell’umanista fiorentino. Si veda Bru- tis, Toracca 1998, pp. 234-235.
ti avrebbero ornato il palazzo Piccolomini, detto “delle Papesse” reto, Petriolo, San Filippo, Pignone eccetera (su questo argo- ni ed. 1817, pp. 22-24; per l’intero testo della novella cfr. Cacior- 120
Il testo latino è in Appendice. La mirabile scena affrescata da
(R. Bartalini, in Bellosi 1993a, p. 468). mento Agosti 1993, p. 503). gna 1998a, pp. 118-124. Pinturicchio corrisponde inoltre al primo episodio di rilievo ci-
51
D’altra parte, altri maestri di grammatica, provenienti da Cin- 78
Di Bernardo 1975, p. 170. 105
Cherubini 1983, p. 187, nota 33. tato nei Commentarii, subito dopo le notizie sull’origine della
goli, si erano sperimentati nella “poesia per pittura”. Si tratta di 79
Per il testo dell’epigrafe: Landi (1655), ed. 1992 , p. 86; [Marti] 106
Su questo argomento cfr. Caciorgna 2002. famiglia Piccolomini, la nascita di Enea Silvio e la sua prima
Bernardinus Cingulanus che, secondo la testimonianza del Tizio 1844, p. 38; Lesca 1892, p. 104; Di Bernardo 1975, p. 410. L’epi- 107
Per l’episodio di Antioco e Stratonice commentato da Bernar- educazione (Piccolomini ed. 1984, I, pp. 10-13).
(ed. 1998, p. 445), avrebbe composto il titulus per l’immagine di taffio del Campano fu trascritto anche da un amanuense nella do Lapini, cfr. Petrarca ed. 1481, cc. f3r-f4r; Petrarca ed. 1486, cc. 121
In proposito Guerrini 1985, p. 90. Per il titulus e la sua tradu-
Antonio Petrucci, detto Antonio di Checco Rosso, effigiata nel prima metà del XVI secolo in un foglio rimasto bianco alla fine e6v-e7v; per il resoconto di Francesco Patrizi cfr. Patrizi 1531, cc. zione cfr. Appendice.
palazzo del Podestà: “Anton di Checco Rosso io son chiamato / di una raccolta di versi latini composti da diversi autori in ono- p. 168. 122
D. Toracca, in Settis, Toracca 1998, p. 57.
quale inghannai ogni signoria / et poi la patria mia / et re de’ tra- re di Enea Silvio Piccolomini, papa Pio II, trascritti nel cod. Ros- 108
La definizione è tratta dai tituli a margine del racconto nella 123
Cfr. D. Toracca, in Settis, Toracca 1998, p. 264.
ditori son coronato”. Su questo argomento cfr. Pertici 1992, p. 27. setti Piccol. II 25 (già Rossetti XII) della Biblioteca Civica di versione del 1547. 124
Guerrini 1998a, p. 147.
52
G. Resta, in Marrasio ed. 1976, pp. 37-38. Trieste (un altro testimone degli Epaenetica, molti dei quali ap- 109
Patrizi 1531, p. 168. Nel testo del Patrizi vi sono precisi ri- 125
S. Settis, in Settis, Toracca 1998, p. 7.
53
Ivi, p. 39. partengono a Campano, è il cod. Chig. J VII 260 della Biblioteca mandi al testo dell’Acciaiuoli che abbiamo evidenziato. La tra- 126
Cecchi 1982, p. 12.
54
Sui rapporti tra l’iconografia della Fonte Gaia e la poesia uma- Vaticana). In proposito Avesani 1968a, p. 18. Sulla lapide sepol- duzione è di Giovanni Fabrini da Figline (Patrizi 1547, p. 87r). 127
Campano 1495, c. f6r.
nistica cfr. Caciorgna 2001-2002; 2004, pp. 3-68. crale vedi anche Colucci 2003.
55
Marrasio ed. 1976, p. 198. Come osserva Resta, le parole iniziali 80
Di Bernardo 1975, pp. 409-411.
e finali sono mutuate dal canzoniere (7,27 e 8,12). 81
Cfr. Dionisotti 1963, p. 137; 1974, p. 73; Fioravanti 1994, p. 12.
56
Sull’autoepitaffio cfr. Bettini 1976-1977. Per l’elogio di cui restano le poche righe iniziali: Dati 1503, c. CIr.
57
Marrasio ed. 1976, p. 124. 82
Di Bernardo 1975, p. 43.
58
Traduzione italiana L. Totaro, in Piccolomini ed. 1984, vol. I, 83
Hausmann 1974, p. 424.
p. 333. 84
Per il testo latino cfr. Campano 1734, pp. 675-676; Di Bernar-
59
Per l’espressione marmore clausus si veda anche Schumann do 1975, p. 43 (con la traduzione italiana). Cfr. anche Campano
1981, p. 291. 1495, c. c5r.
60
G. Gentilini, in Gentilini, Sisi 1989, I, p. 74. L’attuale iscrizione 85
“[…] cum se cerneret ex mercatore philosophum praeclarum
del monumento risale al 1695: cfr. Colucci 2003, p. 353. evasisse: ‘tunc secundis ventis navigavi – inquit – quando nau-
61
Sul sepolcro: Colucci 2003, pp. 239-240. fragium feci’” (Patrizi 1520, f. 15v). Traduzione italiana, in Ca-
62
Cfr. anche Stazio, Tebaide III,378. ciorgna 2004, p. 220.
63
Per l’espressione egit Amor cfr. anche Orazio, Carmina IV,4,12; 86
Caciorgna 2004, pp. 217 sgg.; M. Caciorgna, in Caciorgna,
Valerio Flacco, Argonautica III, 685. Guerrini 2004, pp. 76 sgg.; Caciorgna 2005, pp. 115 sgg.
64
Ugurgieri Azzolini 1649, parte prima, p. 561. 87
AOMS, 5 (18) 1620.
65
De Angelis 1824, pp. 193-194. 88
Di Bernardo 1975, p. 243. Sull’attività editoriale di Campano
66
Angiolini 2004, p. 86. si veda anche lo studio di Giuseppe Lesca (1982, pp. 66-68).
67
Morici 1905; sull’insegnamento di Cantalicio cfr. Fioravanti 89
Di Bernardo 1975, pp. 240-241.
1994, pp. 18-21. 90
Cfr. Bianchi 1994, p. 34. Il continuo interessamento di France-
68
Anche in questo epitaffio si possono individuare riprese dalla sco Tedeschini Piccolomini per i codici, specie quelli di autori
poesia antica: la giuntura Virginis ossa, ad esempio, che costitui- classici, è dimostrato anche da due lettere contenute nel mano-
sce l’apostrofe iniziale, si trova in Ovidio, Amores III,6,74. Ilia, scritto 1077 della Biblioteca Angelica di Roma al f. 128r (cfr.
strappandosi i capelli, mentre pensa alla violenza subita da Mar- Bianchi 1994, pp. 34-37). È vero che l’interesse per i codici e in
te e allo zio Amulio che gli ha sottratto i figli, dice sconvolta: “O un secondo momento per gli incunaboli di autori classici non è
utinam mea lecta forent patrioque sepulcro / Condita, dum po- un tratto distintivo di Pio e della famiglia Piccolomini. A Roma,
terant virginis ossa legi! / Cur, modo Vestalis, taedas invitor ad tuttavia, fu grazie al mecenatismo di Pio II se molti miniatori fu-
ullas / Turpis et Iliacis infitianda focis?” [Oh se le mie ossa fosse- rono impegnati nella decorazione di manoscritti: Ruysschaert
ro state raccolte e deposte nel sepolcro paterno, quando poteva- 1968, pp. 245-246; Dillon Bussi 1991, pp. 12, 16.
no essere raccolte come ossa di una vergine! Perché, poco prima 91
La copia custodita nella Biblioteca Comunale degli Intronati di
vestale, sono invitata a nozze ora oggetto di vergogna e indegna Siena che, come detto, non conserva una legatura originale, è
di essere ammessa ai focolari di Ilio?]; per la traduzione italiana, compresa nel fondo manoscritti e risponde alla collocazione P. I.
A. Della Casa, in Ovidio ed. 1982, pp. 173-175. 17-18 (già Q.IV. 8-9). Una scritta a penna rossa redatta dall’aba-
69
Lenzi 1998, p. 317. te Luigi De Angelis ci informa che quella copia è stata trasferita
70
Carli 1994, p. 65. nella Biblioteca Comunale degli Intronati nel mese di gennaio
71
Sulla Biografia dipinta si veda Guerrini 1998a; 2002, pp. 1-98. 1811. È probabile che i due volumi prima di quella data si tro-
72
Guerrini 2002, p. 19. vassero nell’abbazia di Monte Oliveto Maggiore (Asciano-Siena).
73
L’editio princeps delle Vitae parallelae di Plutarco non riporta 92
Giustiniani 1961, p. 11.
la data di stampa che gli studiosi fissano tuttavia al 1470. A tale 93
Ivi, pp. 25, 44; Gatti 1981; Scardigli 1998.
proposito si veda: Giustiniani 1961, p. 4 e nota 6; Di Bernardo 94
Ammannati 1506, f. 130r; Cherubini 1983, p. 187, nota 33.
1975, p. 237. Per quanto riguarda la figura di Giovanni Antonio 95
Cherubini: femina.
Campano cfr. Di Bernardo 1969; Idem 1975 (con la recensione 96
Campano 1495, c. 155r; Giustiniani 1961, p. 39. Di Bernardo
di Fubini 1976); Hausmann 1968 (con la recensione di Avesani 1975, pp. 228-229.
1968b); Idem 1970; Idem 1974. Ricordiamo inoltre che la prima 97
Berti 1998, p. 86.
biografia di Campano cui fanno riferimento tutti gli studiosi 98
Plutarco ed. 1516 e 1518. Sulle “icone plutarchee” dedicate a De-
successivi, è quella scritta da Michele Ferno – canonico milane- metrio si veda Guerrini 1998b, pp. 232-233; 2002, pp. 144-152.
se della cerchia di Pomponio Leto – il quale curando la prima 99
Sulla fortuna di questo soggetto in pittura si veda Stechow
impressione dell’Opera omnia dell’umanista, vi antepose la Vita 1945; Vertova 1972; Guerrini 1990.
(cfr. Campano 1495). L’umanista non riuscì in vita, contraria- 100
Tazartes 1985, pp. 18-27.
mente ai suoi propositi, a raccogliere organicamente i suoi scrit- 101
Per una ricognizione dei testimoni della storia in rapporto al-

178 179
Appendice 3. Enea Silvio Piccolomini è incoronato poeta dall’imperatore 5. Enea Silvio Piccolomini, presso la porta Camollia di Siena, [Pio II, Pontefice Massimo, ricevuto da Ludovico signore di
Federico III presiede all’incontro di Federico III con Eleonora d’Aragona Mantova con la rappresentazione di una battaglia navale, il 27
Si riportano qui i passi della Vita Pii II di Giovanni Antonio maggio entra in Mantova per presiedere il convegno indetto per
Campano (cfr. Campano ed. 1964), evidenziando in corsivo les- HIC AENEAS A FOELICE. V. ANTIPAPA LEGATUS AD FEDERICUM. III. CAE- AENEAS FEDERICO. III. IMP. LEONORAM SPONSAM EXHIBET ET PUELLAE decidere sulla spedizione contro i turchi].
semi, giunture ed espressioni che hanno determinato la genesi SAREM MISSUS LAUREA CORONA DONATUR ET INTER AMICOS EIUS AC LAUDIS AC REGUM LUSITANORUM COMPLECTITUR (fig. 27).
dei tituli latini che corredano gli affreschi della Libreria Piccolo- SECRETARIUS ANNUMERATUR ET PRAEFICITUR (fig. 22-23). [Enea Silvio presenta all’imperatore Federico III la sposa Eleo- Ad eum locum Ludovicus Gonzaga Mantuanorum princeps oc-
mini con scene della vita di Enea Silvio Piccolomini. La tradu- [Qui Enea inviato dall’antipapa Felice V all’imperatore Federico nora illustrando le virtù della fanciulla e quelle della stirpe ara- currit, classe utraque in naumachiae speciem concursante. In-
zione delle iscrizioni è ripresa da D. Toracca, in Toracca, Settis III in qualità di legato viene insignito della corona di poeta e co- gonese.] gressus Mantuam est sexto Kalendas Junias, quatriduo prius-
1998, pp. 248-252. me segretario annoverato nel numero dei suoi amici più intimi.] quam Romae suscripserat, pompa eadem qua Perusiam, nisi
Senae ad aream pomerii sponsa Federico exhibita, orationem ha- quod hic regum principumque legati lecticam subiere, praefec-
1. Enea Silvio Piccolomini, ventisettenne, parte per il concilio Faelicem tamen antipapam aliquandiu secutus est, a quo legatus buit perelegantem, quae puellae Lusitanorumque regum laudes turae urbanae vigilesque portarum parere ei iussi quem ipse sta-
di Basilea come segretario del cardinale Domenico Capranica missus ad Federicum Caesarem Alberto suffectum laurea dona- complecteretur (Campano 1964, p. 21). tuisset. De conventu acturus, orsus est a re divina, supplicationi-
tur, quod poetarum insigne praecipuum Germani habent. Mox bus per urbem totam continenti triduo decretis. Exposita ratio-
AENEAS SILVIUS PICOLOMINEUS NATUS EST PATRE SILVIO MATRE VICTORIA inter amicos Cesaris relatus adscriptusque secretariis haud mul- 6. Enea Silvio Piccolomini è eletto cardinale da papa Callisto III ne belli suscipiendi in Turchas, paucis inventis eorum qui se con-
XVIII. OCTOB. ANN. MCCCC.V. CORSIANI IN FUNDIS GENTILITIIS BASILEAM to post et praefectus est (Campano ed. 1964, pp. 13-14). venturos erant polliciti, religionis simul et Italiae vicem deplo-
AD CONCILIUM CONTENDENS VI TEMPESTATIS IN LYBIAM PROPELLITUR AENEAS SENEN. ANTISTES AD CALISTUM. III. ORATOR A FEDERICO IMP. ravit oratione admodum mesta et plena desperationis (Campa-
(fig. 15). 4. Enea Silvio fa atto di sottomissione davanti al pontefice Eugenio IV III. MISSUS PONT. AD BELLUM ASIATICUM ARMAT ET PATRUM PRINCI- no ed. 1964, p. 36).
[Enea Silvio Piccolomini, figlio di Silvio e Vittoria, nacque il 18 PUMQ: OMNIUM ROGATIONE CARD. EFFICITUR (fig. 25).
ottobre del 1405 nei possedimenti gentilizi di Corsignano. Du- AENEAS A FEDERICO. III. IMP. LEGATUS AD EUGENIUM. IIII. MISSUS NON [Enea vescovo di Siena, inviato dall’imperatore Federico III in 9. Pio II canonizza santa Caterina da Siena
rante il viaggio per il concilio di Basilea venne spinto da una vio- SOLUM EI RECONCILIATUS EST SED HIPPODIACONUS ET SECRETARIUS qualità di oratore a papa Callisto III, esorta il pontefice a pren-
lenta tempesta verso la Libia.] MOX TERGESTINUS DEINDE SENEN. ANTISTES CREATUS (fig. 24). dere parte alla guerra asiatica e dietro richiesta unanime dei car- PIUS. II. PONT. MAX. CATHERINAM SENEN. OB IN NUMERA EIUS MIRA-
[Enea, inviato dall’imperatore Federico III in qualità di legato a dinali e dei principi vien fatto cardinale.] CULA INTER DIVAS RETTULIT (fig. 29)
Pius Secundus originem duxit ex Sena, celebri Tuscorum urbe, Eugenio IV, non solo si riconciliò con questi, ma venne creato [Pio II, Pontefice Massimo, elevò fra le sante la senese Caterina
familia Piccolominea nobili ac pervetusta, patre Silvio postu- suddiacono, segretario e vescovo prima di Trieste e poi di Siena.] Legatione ultima missus ad Calistum Nicolao suffectum, ubi iu- per il gran numero dei miracoli da lei operati.]
mo, qui aliquando militares duxit ordines, matre Victoria aeque siurandum exhibuit Caesarem illi pariturum, hortatus senem ad
nobili et foecunditatis eximiae femina, quippe quae duo de vi- Prima legatione Caesaris nomine ad Tergestanos functus, se- bellum Asiaticum suscipiendum et lachrimas excussit et ut sta- Caterinam Senensem, cuius multa extare miracula ferebantur, in
ginti et ex iis gemellos aliquot puerperiis edidit. Natus est quin- ditiones in civitate exortas compressit, actis in exilium qui tim aedificari triremes ad ripam Tyberis iusserit effecit, bellum- divarum retulit numerum, apparatu eque magnifico (Campano
todecimo Kalendas Novembris Corsiniani, quod oppidum duo motum concitassent. Altera ad Eugenium, adversantibus ami- que maritimum ad veris inicium inferri. Perpulit mox et Alfon- ed. 1964, p. 57).
et viginti milia passuum distat a Sena, in fundis gentiliciis, quo cis, quod offendisse illum graviter videbatur, oppugnata to- sum ad eandem suscipiendam expeditionem, Neapolim ad eum
parentes paucis ante annis se receperant, studio partium a ple- tiens ad Basileam eius dignitate. Eo reconciliato et rebus ex profectus; simul et bellum deprecatus est, quod idem rex duce 10. Pio II giunge ad Ancona per dare inizio alla crociata
be deiecti. Nomen puero Aeneae Silvio inditum in memoriam sententia confectis, divertit ad patrem ultimo iam confractum Picinino Senensibus intulerat, quoniam minus astitisse ei bello
avi. Prima erudimenta Corsiniani peregit admodum puer. Se- senio, nec eum deinde vidit amplius paulo post mortuum. Eu- etrusco viderentur. Constatque regem confessum propalam ex- PIUS CUM ANCON. EXPEDITIONE IN TURCOS ACCELERARET EX FEBRE
nae propinquis commendatus celeriter et in poetica et in orato- genii quoque secretarius factus est absens, quo munere apud tortam sibi ab hoc pacem vi orationis, non impetratam, cum INTERIIT CUIUS ANIMAM HEREMITA CAMALDULEN. IN COELUM EFFER-
ria profecit. Ius civile sero amplexus et lente brevi omisit, natu- Felicem functus nondum se abdicaverat. Tertiam inde obivit frusta Senenses tribus antea legationibus postulassent. Mansit RI VIDIT CORPUS VERO PATRUM DECRETO IN URBEM REPORTATUM EST
ra ad poeticam inclinatiore. Inicia famae ex rhythmis compara- legationem ad eundem Eugenium de duobus electoribus Cae- autem apud regem, compositis iam rebus, menses aliquot, ac (fig. 30).
vit etrusca lingua aeditis. Mox oratione et versibus laudari co- sarum restituendis, quos ille Faelici assensos et gravia in ipsius tum demum sero aegreque dimissus. Ultimo discessu aliquo- [Pio II, mentre ad Ancona sollecitava la spedizione contro i tur-
eptus, multa scripsit ad emulationem aequalium, inter quae et dignitatem molitos exauctoraverat. Profectus est eadem de tiens obvolutus pedibus regem sic accendit ad bellum, ut extem- chi, morì colto dalla febbre. Un eremita camaldolese vide la sua
laeviusculae quaedam fabellae cum excidissent, aliquando po- causa Franfordiam simul ut neutralium conventus dissolve- plo et veterem classem recensuerit et novam iusserit aedificari. anima sollevata in cielo, il corpo invece, per decisione dei cardi-
stea supprimere conatus minime potuit, Italia tota pervulgatas. rentur: ii erant qui dissidentibus caeteris neque Eugenio ne- Tum demum reversus Romam Cardinalis postulatione Patrum nali, fu riportato a Roma.]
Pertaesus rerum domesticarum simul et quaerendae gloriae cu- que Faelici paruissent, veluti ad nova consilia atque incerta designatur (Campano ed. 1964, pp. 24-26).
pidus, Basileam, Helvetiorum urbem, contendit, quo in loco diu spectantes. Rediitque iterum Romam, ac rursus Franfordiam Qua die atque hora decessit Anchonae, in Etruria Camaldi, quod
antea indictum concilium tunc adversus Eugenium Pontificem de conditionibus acturus, itinere hiberno et cui magnitudine 7. Enea Silvio Piccolomini è eletto papa con il nome di Pio II est in Apennini iugo, senex Germanus victu aspero sex et quadra-
habebatur. Itinere obliquo et perdifficili propter ortum cum nivium ac vi excrescentium fluminum prope succubuit. Reli- ginta annos intra sacelli claustra emaceratus atque inter cenobitas
Florentinis finitimis bellum, quo metu navigaturus secundum quiis contentionum germanicarum tertia demum legatione CALISTO MORTUO AENEAS CARDINALIS SENEN. ACCLAMATIONE PA- miraculis clarus, egressus ad limen primum vestibuli, videre se ex-
tractum ligustici lictoris, cum Populonia solvisset adversam in- sublatis, exceptus est Romae ob operam prospere navatam TRUM APERTISQ: SUFFRAGIIS PONT. DELIGITUR ET PIUS. II. NOMINA- clamavit magnum sacerdotem corona triplici et candido amictu
cidens tempestatem, Corsica omni ac Sardinia vi ventorum cir- omnium ordinum supplicationibus. Aegrotanti Eugenio Ger- TUR (fig. 26). deferri in caelum, cantantium virguncularum coetu et nubecula
cumactus, in Libiam usque propellitur (Campano ed. 1964, pp. manos, quorum opera vocatus is in iuditium fuerat, reconci- [Alla morte di Callisto, Enea, cardinale di Siena, per acclamazio- septum, attonitis qui aderant et quid id esset conicientibus. Quar-
7-9). liavit, secundum supplicationem de rebus germanicis. Prae- ne del collegio cardinalizio e con scrutinio palese è eletto ponte- to post die, quantum itineris Anchone distabant, nuntius de mor-
fectus est Tergestinis, rumore temere orto de praesulis morte, fice col nome di Pio II.] te eius affertur, et tempore et habitu convenientibus. Expeditioni
2. Enea Silvio Piccolomini pronuncia un’orazione davanti competitoribus multis, qui ad subitum nuntium coorti sunt, in Turcas vehementius incubuit et festinatius quam esset et valitu-
al re Giacomo I di Scozia ab Eugenio repulsis. Mox cum vivere antistes nuntiaretur ypo- Cum nuntiatum est Calistum obiisse, celeriorem eius reditum dine et alieno tempore […]. Avidius suscepto itinere, incidit in fe-
diaconus efficitur. Eugenio mortuo, comitiorum custodiae patres fecere, singuli ad properandum exhortati. Est et inter re- briculam, principio haud satis cognitam medicis, et ipse, ne quid
AENEAS SILVIUS A BASILIENSI CONCILIO IN ULTERIOREM BRITANNIAM praefuit, iubente collegio, quod viro opus esset ad eam rem deundum vulgo Pontifex Maximus consalutatus. In comitiis Romae obiiceretur, aliquandiu suppresserat; ea iam aucta magis
ORATOR AC SCOTIAM AD REGEM CALEXIUM MISSUS A TEMPESTATE IN minime factioso. Nicolaum, qui Eugenio suffectus est, multo pontificem suffragiis apertis acclamatum prorupisse in lachry- quam ut dissimulari posset, medicos inhibuit ne cui patefacerent,
NOVERGIAM PULSUS ET PER BRITANNIAM REGIOS SPECULATORES ELU- habuit propensiorem propter vetus in Germania contuber- mas constat (Campano ed. 1964, p. 27). iureiurando et imprecationibus adactos […]. Decessit anno etatis
DENS BASILEAM REVERTITUR (fig. 21). nium, in qua et ille functus legationibus fuerat Eugenii no- nono et quinquagesimo, religionis nostrae millesimoquadringen-
[Enea Silvio inviato in qualità di oratore dal concilio di Basilea mine. Itaque et confirmavit decretos ab Eugenio honores, et 8. Pio II convoca a Mantova i principi cristiani per organizzare tesimosexagesimoquarto, decimo nono Kalendas Septembris, ex
nella Britannia ulteriore e in Scozia presso il re Calessio, sospin- novos ipse addidit, iusso qua die est coronatus auream cru- la crociata contro i turchi quo pontificatum inierat anno sexto. Polintores curato corpore
to da una tempesta verso la Norvegia, ritornò a Basilea attraver- cem anteferre et consultationibus de religionis summa ades- cordatissimum affirmaverunt. Praecordia execta in templo divi
so la Britannia sfuggendo agli esploratori inviati dal re.] set. Profectum deinde Roma, certiore allato nuntio de antisti- PIUS. II. PONT. MAX. A LUDOVICO MANTUANORUM PRINCIPE CLASSE IN Chiriaci recondita fuere, corpus decreto patrum, subsequentibus
tis morte, id quod Eugenius destinaverat, Tergestinis praefe- NAUMACHIAE SPECIEM EXCEPTUS. VI. CALEN. IUNIAS. MANTUAM AD IN- ipsis, relatum Romam est, et in cella divi Andreae sepultum ad Va-
Hinc Ulteriorem in Britanniam nunc Scotiam missus ad regem cit, ignarum eius rei donec in Germaniam pervenit: ibi et Ni- DICTUM DE EXPEDITIONE IN TURCOS CONVENTUM INGREDITUR (fig. 28). ticanum. Finis (Campano ed. 1964, pp. 81, 83, 87).
adversus citeriores Brittannos qui paci adversabantur sollicitan- colai ad Federicum et amicorum ad se litteris rem cognoscit.
dum, ad Calexium ingressus Oceanum gravi exorta tempestate Missus paulo post ad Mediolanenses cohortandos, ut mortuo
pene demersus ex cursu a nostro caelo in intimum Oceanum Philippo duce sine legitima stirpe Federico imperii iure se de-
perpulsus duodecim dies ad casum navigavit. Reiectus tandem derent, exclusus est, erectis in libertatem civium animis simul
in brittannicum littus, agnitusque a regiis speculatoribus ac pro- quod a germanicis imperiis repetita priorum temporum me-
hibitus ulterius progredi, remetiendoque Oceano duas subivit moria abhorrerent, brevi deinde circumsessis a Francisco
tempestates, quarum altera dum Scotiam petit in Norvegiam Sforzia Philippi genero. Iussus iterum redire, collegis ad Novi-
pellitur. Ex eo loco delatus in Scotiam perpellere quidem ad bel- comum metu subsistentibus, ipse magno cum discrimine in-
lum regem non potuit; effecit tamen ut legatos mitteret qui de gressus urbem, civibus in contionem vocatis, maiorem partem
pace agerent et auxilia Brittaniis deinceps non subministrarent. eorum perpulit Federicum acclamarent, et cum armis quidam
Ipse quoque duobus asturconibus donatus a rege est, unione oppressuros alteram factionem pollicerentur, recusavit, indi-
adiecto quem matri destinaret. Hac in insula votis solvendis gnum nec e legatione sua esse dicens in stabilienda iusto im-
quae inter fluctuum estus Virgini Matri nuncupaverat, inicium perio civitate cuiquam vim fieri. Fuitque constans opinio
eius morbi contraxit qui dolore articulorum permansit ad vitae mansuram in fide civitatem si subventum in tempore obsessis
exitum, glacie decem milibus passuum nudis pedibus ad pha- fuisset. Mox legatione altera excipiente Neapolim missus, auc-
num usque calcata ut redire in oppidum non aliter quam lectica tor fuit regiae affinitatis Leonora, Lusitanorum regis sorore,
potuerit. Scotia decedens non ausus patenti se committere ocea- Alfonsi nepte, Federico desponsa. Interea designatus est Se-
no, habitu mercatoris repetita Brittannia regios speculatores astu nensium antistes absens, quamvis infensa nobilitati civitas
elusit (Campano ed. 1964, pp. 10-11). alium postularet (Campano ed. 1964, pp. 13-19).

180 181

Potrebbero piacerti anche