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Toro

Il Toro e' collegato all'archetipo della Madre Terra, femminile e lunare, che eternamente genera l'universo e nutre i
viventi, grembo fertile che riceve i semi e li sostiene nella crescita. In senso evolutivo corrisponde alla Vita, cioè
all'energia che si orienta verso la prima manifestazione incontrollata di esistenza. I nati sotto il segno del Toro
sono pratici e semplici, amano la loro casa e la natura e sono molto legati alla loro famiglia di origine e alla terra
natale.

Segno della primavera


culminante, rappresenta la
fertilità della Terra, la piena
fioritura, la procreazione. Il
simbolo grafico presenta
l’immagine della testa
stilizzata del toro, ma anche
del cerchio sormontato dalla
falce di luna, principio di
istintività e fecondità legato al
potere femminile.
Nel ciclo evolutivo dell’uomo
rappresenta il contatto con
l’habitat naturale, la presa di
possesso del proprio
ambiente. Come processo
psicologico indica
l’appagamento dei bisogni
istintivi e il senso di proprietà
che dà sicurezza all’individuo.
La dinamica del Toro è infatti quella dell'assimilazione, che presuppone coinvolgersi nelle cose, identificarsi con
esse, riuscire a capire l'essenza, farle passare attraverso di sé.
Digerire, assimilare, presuppone infatti far passare da sé qualcosa, diventare in un certo senso quella cosa, proprio
come il cibo che ingeriamo il quale, una volta inghiottito e digerito, diventa energia che non é più fuori, ma dentro
di noi.
Ricostruisce le energie bruciate dall'Ariete ingerendo calorie. Deve quindi organizzarsi in modo da non rimanere
mai privo di cibo, con una gestione di oculata economia (anche nei sentimenti).
Nel suo lato oscuro il Toro si rivela caparbio e ostinato fino all'irragionevolezza, eccessivamente attaccato alle
sicurezze e ai beni materiali, possessivo, geloso, permaloso.
Per non parlare di quando, dopo aver lungamente e pazientemente sopportato, alla fine vede rosso e s'infuria…
Il segno del Toro è opposto al segno dello Scorpione, di cui deve integrare la capacità di lasciare andare il passato
e il distacco dai beni materiali.

Sono riferiti al Toro tutti i miti legati


alla fecondità della terra, alla Dea
Madre, presente in ogni antica
tradizione religiosa (Inanna, Cibele,
Isthar, Iside eccetera).
Inanna è la dea sumera della fecondità,
dell'amore e della bellezza (assimilata
alla babilonese Ishtar, alla greca
Afrodite e alla romana Venere). Inoltre
governa i raccolti e la fertilità oltre alla
guerra.
Divinità del cielo, della terra e della
fertilità, dell'amore ma anche della
guerra, governa gli eventi
meteorologici e le emozioni
fondamentali degli esseri umani, le
passioni e le ambizioni. Viene definita
in vari modi, tra i quali spiccano
"regina del cielo" e "dea di Venere". Il suo culto si è propagato in tutto il bacino del Mediterraneo e le sue tante
varianti hanno dato origine, tra le altre, ad Astarte, Afrodite, Cibele, Iside, Venere.
Il testo più lungo e complesso su Inanna giunto fino a noi è il poema La discesa di Inanna, che narra della sua
unione con Dumuzi e della discesa agli Inferi per incontrare la sorella Ereshkigal.
Giunta davanti alle porte dell’Ade, splendidamente abbigliata e ornata dalle insegne regali, viene fermata dal
custode Neti, il quale, non potendo permetterle di accedere alla presenza di Ereshkigal così vestita, le fa togliere
parte degli ornamenti.
Avanzando attraverso le sette porte dell’oltretomba, Inanna viene
costretta a levarsi a poco a poco tutti gli abiti fino a rimanere
completamente nuda al cospetto della sorella.
Ereshkigal, però, scatena la sua ira contro Inanna, la insulta, e
fissa su di lei l’occhio della morte. Inanna perde la vitalità e si
riduce a cadavere, rimanendo per tre giorni e tre notti appesa ad
un gancio per essiccare. Ciò crea una crisi cosmica, che isterilisce
il mondo, per la scomparsa della dea della fertilità.
Il mito è generalmente interpretato come una raffigurazione del
ciclo della vegetazione. Dumuzi (divinità della fertilità), giace per
sei mesi con Inanna (che rappresenta la potenza della
generazione) e per sei mesi con la sorella "oscura" di lei,
Ereshkigal (il letargo invernale, rappresentato simbolicamente
dalla morte).
La discesa di Inanna nel regno dei morti rappresenta anche la
necessità per la psiche di confrontarsi con il proprio "lato oscuro"
(Ereshkigal), connesso all'istintualità cieca e alla distruttività (la
"pulsione di morte" di Freud), per raggiungere l'equilibrio e la
completezza.
Inanna e Dumuzi

Antico inno dedicato alla Dea Inanna


Da “Inanna queen of heaven and earth” di S.N Kramer e Diane Wolkestein
Orgogliosa Regina degli Dei della terra,
Suprema tra gli dei del cielo,
tempesta tonante, tu versi la tua pioggia su tutte le terre e su tutte le genti.
Fai tremare il cielo e scuotere la terra.
Grande sacerdotessa, chi può calmare il tuo cuore tumultuoso?
Tu lampeggi come luce sulle colline,
tu getti i tuoi dardi infuocati lungo tutta la terra.
I tuoi ordini sono assordanti, fischianti come il vento del sud, dividono le grandi montagne.
Tu travolgi i disobbedienti come un toro selvaggio, la terra ed il cielo tremano.
Grande sacerdotessa, chi può calmare il tuo cuore tumultuoso?

Ishtar era, nella mitologia mesopotamica, la dea dell'amore e della guerra,


derivata dall'omologa dea sumera Inanna. A lei era dedicata una delle otto
porte di Babilonia. Essa aveva contemporaneamente l'aspetto di dea benefica
(amore, pietà, vegetazione, maternità) e di demone terrificante (guerra e
tempeste).
I principali centri del suo culto erano Uruk, Assur, Babilonia, Ninive.
In alcuni racconti è figlia di Sin, dio della luna, e sorella di Shamash, dio del
sole mentre in altri è descritta come figlia di Anu, dio del cielo.
In tutti i racconti si mantiene comunque l'associazione della dea con il
pianeta Venere che le comporta l'appellativo di Signora della Luce
Risplendente, e l'iconografia della dea è associata alla stella ad otto punte
(un simbolo che si ritrova anche nell'iconografia cristiana
correlato alla Vergine Maria). Il simbolo della stella ad
otto punte rievoca il fatto che il pianeta Venere ripercorre
le stesse fasi in corrispondenza di un ciclo di 8 anni
terrestri, cosa già ampiamente conosciuta agli
astronomi/astrologi sumeri.
Nell'Epopea di Gilgamesh Ishtar rappresenta l'amore
sensuale e viene descritta come innamorata via via del
pastore Tammuz poi di un uccello, di un leone, di un
cavallo, di un giardiniere ed in ultimo di Gilgamesh stesso
che la rifiuta a causa della crudeltà della dea che aveva
condannato ad un triste destino tutti i suoi precedenti
amanti.

La morte di Tammuz è anche descritta nell'opera Discesa


di Ištar negli Inferi dove la dea, dopo essere discesa
nell'oltretomba ed essere stata giudicata e giustiziata,
rinasce scambiando il proprio corpo con quello dello sposo Tammuz. Dopo la morte di Tammuz tutte le donne,
compresa la dea, assumono lo stato di lutto che dura un mese, detto appunto il mese di Tammuz. Alcune
caratteristiche di questo rituale di lutto, quali ad esempio il fondamentale digiuno mensile, sono state trasmesse
alle cerimonie religiose islamiche. Durante la sua discesa negli inferi la terra si arresta e nulla può essere creato.
I suoi appellativi sono: "Argentea", "Donatrice di Semi", quindi governava anche la fertilità e il raccolto. In
un'epoca successiva divenne anche la protettrice delle prostitute e dell'amore sessuale. Era la dea delle tempeste,
dei sogni e dei presagi, e distribuiva agli uomini potere e
conoscenza.

Altro mito specifico è quello del Minotauro, il mostro


rinchiuso nel labirinto di Creta e ucciso dall’eroe Teseo,
che rappresenta gli istinti e la loro sublimazione.
Minosse, re di Creta, pregò Poseidone di inviargli un toro
come simbolo dell'apprezzamento degli dei verso di lui in
qualità di sovrano, promettendo di sacrificarlo in onore
del dio. Poseidone acconsentì e gli mandò un bellissimo e
possente toro bianco di gran valore. Vista la bellezza
dell'animale, però, Minosse decise di tenerlo per sè,
sacrificando un altro toro.
Poseidone allora, per punirlo, fece innamorare
perdutamente Pasifae, moglie di Minosse, del toro stesso.
Nonostante quello fosse un animale e lei una donna, ella
desiderava ardentemente accoppiarsi con esso e voleva a tutti i costi soddisfare il proprio desiderio carnale. Vi
riuscì nascondendosi dentro una giovenca di legno costruita per lei dall'artista di corte Dedalo.
Dall'unione mostruosa nacque il Minotauro, termine che unisce, appunto, il prefisso "minos" (che presso i cretesi
significava re) con il suffisso "taurus" (che significa toro).
Il Minotauro aveva il corpo umanoide e bipede, ma aveva zoccoli, pelliccia bovina, coda e testa di toro. Era
selvaggio e feroce, perché la sua mente era completamente dominata dall'istinto animale.