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Percorso | L’abc dell’economia e dell’investimento consapevole 1

Modulo N. 1 | Giovanni Lapidari | Cos’è il mercato?

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Percorso Cos’è
L’abc dell’economia il mercato?
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Modulo N. 1

Cos’è il mercato?
Giovanni Lapidari
| Trader, analista tecnico e formatore

Percorso
L’abc dell’economia e dell’investimento consapevole

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Avvertenze e rischi generali

Questo e-book non costituisce in alcun modo consulenza o sollecitazione


al pubblico risparmio. La presente pubblicazione ha esclusivamente finalità
didattiche.

Operare in borsa comporta notevoli rischi economici e chiunque la svolga


lo fa sotto la propria ed esclusiva responsabilità.

Il lettore dichiara di possedere una buona esperienza in materia di inve-


stimenti in strumenti finanziari azionari e di comprendere le logiche che
determinano il valore di uno strumento azionario o derivato e la rischiosità
ad essi connessa.

A seguito delle riportate avvertenze l’Editore e l’Autore declinano ogni


responsabilità su possibili inesattezze dei dati riportati, non garantiscono
alcuno risultato legato ai contenuti pubblicati, ovvero non si assumono
alcuna responsabilità, in ordine all’esito delle eventuali operazioni finanzia-
rie eseguite da parte del cliente, ne ad eventuali danni diretti o indiretti rela-
tivamente a decisioni di investimento prese dal lettore.

Tutti i marchi citati sono registrati dai legittimi proprietari.

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di questo libro può essere riprodotta con alcun mezzo senza l’autorizza-
zione scritta dell’Autore e dell’Editore. È espressamente vietato trasmet-
tere ad altri il presente libro, né in formato cartaceo né elettronico, né per
denaro né a titolo gratuito. Le analisi riportate in questo libro sono frutto di
anni di studi e specializzazioni, quindi non è garantito il raggiungimento dei
medesimi risultati di crescita personale o professionale. Il lettore si assume
piena responsabilità delle proprie scelte, consapevole dei rischi connessi a
qualsiasi forma di esercizio. Il libro ha esclusivamente scopo informativo.

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Sommario

Cosa è il Mercato 6

Le Politiche dei Grandi Investitori:


analisi rendimento/rischio - modelli matematici - correlazioni – altro 16

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COSA È IL MERCATO

La prima parola che qualunque investitore sente pronunciare quando si


avvicina alle attività finanziarie e/o di investimento è “Il Mercato”.

Il mercato sale, il mercato scende, i mercati globali, crollo dei mercati, l’in-
fluenza delle banche centrali sui mercati.

Se però dovessimo chiedere al primo cliente che entra in banca che cosa
sono questi benedetti mercati, difficilmente si otterrebbe una risposta
chiara e convincente.

È invece necessario mettere a fuoco prima possibile questo concetto per


tutti coloro che cercano di allocare al meglio gli investimenti e i risparmi
accumulati nella loro vita.

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Oggi il mondo è cambiato, grazie o a causa della rivoluzione tecnologica.

Una volta poche persone entravano in banca, e di norma erano quelle che
in città tutti sapevamo essere ben dotate patrimonialmente. Andavano nel
borsino a sottoscrivere i titoli di Stato; quelli che leggevano il Sole 24 ore
investivano anche in azioni, ma dovevano farlo con molta calma: le com-
missioni erano assai più elevate di quelle odierne e la parola “Intraday” non
aveva alcun significato. I grafici di borsa si facevano su carta millimetrata
ed erano esclusivamente composti da linee. Non esistevano pertanto tutte
quelle diavolerie come le candele giapponesi e le combinazioni fra prezzi e
indicatori.

Successivamente, i computer sono entrati in ogni casa e hanno portato


nelle nostre stanze la realtà come sempre era stata, ma che pochi cono-
scevano. I mercati sono semplicemente un luogo, adesso totalmente vir-
tuale, dove i professionisti dell’impiego del denaro cercano occasioni di
remunerare i loro capitali e quelli della loro clientela.

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Per fare questo, quelli che d’ora in avanti chiameremo INVESTITORI ISTI-
TUZIONALI non possono legarsi ad un investimento unico, ma devono pra-
ticare la dura ma profittevole legge della diversificazione, che non è più e
soltanto quella di costruirsi un giardinetto di titoli azionari.

Il denaro viaggia alla velocità della luce (le borse scambiano ogni 1000º
di secondo) e con la stessa velocità i capitali sono obbligati a spostarsi
da una piazza finanziaria all’altra, ma soprattutto da un settore di investi-
mento all’altro.

Chi oggi vuole gestire denaro e soddisfare al meglio le esigenze della pro-
pria clientela, deve tener presente il quadro economico e allocare le proprie
risorse sia nel settore azionario, ma anche in quello dei titoli obbligazio-
nari (sia titoli di Stato che reddito fisso del mondo aziendale, quello che si
chiama “corporate”).

Tutto questo passa dal mondo delle valute, che non sono un gioco specu-
lativo come vi fanno credere nelle pubblicità su Internet (diventa ricco col
Forex), ma sono il principale termometro del pensiero delle banche centrali
sulla crescita economica e sugli effetti dell’inflazione.

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Pertanto, i professionisti del denaro quotidianamente osservano molto da


vicino i cambi del dollaro, dell’euro, dello yen e di tutte le altre valute che
sono legate al debito pubblico degli Stati (che esprime pertanto sicurezza,
affidabilità, come anche timori e perplessità), e che sono direttamente cor-
relate all’andamento dei prezzi delle materie prime; sotto quest’aspetto,
tutti conosciamo l’antico ruolo di bene rifugio dell’Oro (anche se qualcosa
in tal senso è cambiato) così come ci è noto l’effetto del valore del petrolio
sia sull’inflazione che sulle tendenze economiche attuali e future.

La diversificazione segue alcune correnti di pensiero strategico.

La prima è quella del rapporto


fra RENDIMENTO e RISCHIO.
Una delle frasi più conosciute del
grande investitore Warren Buffett
testualmente dice: “La prima regola
è non perdere. La seconda è non
scordare la prima”.

Buffett ha creato la sua fama rispettando questo principio, e l’unico modo


per farlo è quello di sottomettersi in modo convinto e attivo alla dialettica
fra guadagni e rischi che corriamo, sia per conseguirli che per tutelarli (ove
vi siano).

Come sappiamo, i mercati finanziari possono fare tre cose:

1. salire

2. scendere

3. non muoversi

Niente altro.

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Quando si muovono in modo chiaro – lo chiamiamo “direzionale”, proprio


perché anche a occhio nudo vediamo chiaramente la strada che i prezzi
stanno percorrendo – è necessario capire

• Perché è nato il movimento (di salita come anche di discesa)

• Da quando si è originato

• Come tale dinamica si è correlata con il rischio insito in ogni attività a


risultati variabile

Osserviamo ad esempio questo grafico che sovrappone, in una sola scher-


mata, l’indice americano Sp500 insieme alla sua volatilità.

In verde/rosso accesi osserviamo la dinamica della volatilità. Essa è quo -


tata a Wall Street come se fosse un qualsiasi titolo azionario, e la possiamo
analizzare cercando Indice Vix su Internet o sulla nostra piattaforma di
investimento.

In giallo/verde vediamo invece le escursioni dell’indice S&P500.

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In modo molto semplice, descriveremo la volatilità di un “x” strumento finan-


ziario come la capacità che le sue quotazioni hanno di muoversi attorno
alla loro media; ciò rappresenta quindi una misura della variazione percen-
tuale del prezzo di uno strumento finanziario nel corso del tempo (nel caso
in esame, dell’indice azionario americano Sp500).

Se queste oscillazioni tenderanno progressivamente a calare, gli investitori


percepiranno il listino Usa come meno rischioso e saranno più propensi a
comprarlo preoccupandosi via via sempre meno della sua variabilità, che
nel tempo andrà di norma a ridursi.

Questa contrazione condurrà poi i prezzi verso una salita, periodicamente non
eterna, che tenderà a prendersi una pausa nel momento in cui gli operatori:

• Avranno meno interesse a continuare acquisti a prezzi sempre più


cari, e in prospettiva meno convenienti

• La volatilità si sarà ridotta in modo tale da non permettere più alter-


nanza fra fasi di salita e discesa (che in questo caso viene definita
“ritracciamento”), che rappresentano il naturale incrocio fra domanda
dei compratori e offerta dei venditori

• La mancanza di queste oscillazioni, ingessando progressivamente i


prezzi, condurrà i prezzi della borsa americana su una zona di valori
massimi e quelli della volatilità su una zona di minimo

• La conseguenza, nella maggior parte dei casi, sarà quella di assistere


ad un fisiologico riequilibrio verso il basso per il mercato azionario.

• Poiché sappiamo che in borsa si sale per le scale e si scende con l’a-
scensore, e quindi le discese sono più brusche e impulsive delle salite,
parimenti i traders tecnici avranno modo di misurare grazie a questi
“incroci di strade” il momento e il prezzo che suggeriranno di invertire
il rapporto fra rendimento e rischio nei loro portafogli.

Si tenderà quindi a liquidare le proprie posizioni quando il rischio non rende


più conveniente dare soldi al mercato.

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Il tutto va rovesciato esattamente al contrario quando ci troveremo in pre -


senza di mercati che hanno perso molto valore e nel frattempo la volatilità
è salita con percentuali raccapriccianti. Questo è avvenuto, ad esempio,
quando a fine 2018 gli analisti hanno fatto i conti delle perdite dell’ultimo
trimestre, scoprendo che le principali borse erano calate tra il 15 e il 20% in
tre mesi, mentre la volatilità del grafico che vedrete si era incrementata da
17 a 27, con un progresso di quasi il 60%.

La seconda corrente di pensiero strategico è quella del rapporto fra


ATTIVITA’ FINANZIARIE NON CORRELATE FRA LORO.

Un tempo - prima delle manovre finanziare dei Quantitative Easing intro -


dotte dalle principali banche del mondo durante la crisi 2007/2008 e anni
successivi – i rapporti fra le varie classi di investimenti erano più definiti.

Si comprava le borse vendendo i titoli di stato e i beni rifugio quali l’Oro, alla
ricerca di migliori rendimenti; e viceversa, ovviamente.

Rendimento contro sicurezza, insomma.

Oppure, la salita del petrolio e del rame era di norma indicazione che nel
mondo c’era domanda industriale sorretta da crescita economica. Oggi
questo parallelismo fornisce molti falsi segnali.

Una correlazione che invece pare ancora funzionare è quella fra il Dollaro
Usa e l’Oro. Entrambi questi valori sono visti, sia pure in contesti diversi,
quali beni rifugio.

America è America: potenza mondiale politica, militare, finanziaria e di tec-


nologia & business. Come potete vedere dallo specchietto di figura 2, i tassi
sui titoli di stato a stelle e strisce sono più elevati del costo del denaro dei
principali stati industrializzati, tolte le nazioni come India e Messico.

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Dopo la fine degli accordi di Bretton Woods nel 1971, il presidente ameri-
cano Nixon ha slegato le sorti di dollaro e oro, resi beni indipendenti l’uno
dall’altro.

Con il tempo il Dollaro Usa è diventato rifugio quando l’America viene vista
porto affidabile, quando la sua economia “tira” e quindi quando la sua
Banca Centrale deve alzare i tassi per calmare l’effervescenza dell’econo -
mia e della relativa inflazione.

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Oro invece è rifugio in tempi opposti, di svalutazione.

Nel grafico, simile a quello precedente sul rapporto Sp500/Indice Vix, in


verde/rosso accesi osserviamo la dinamica del Dollaro Usa, mentre in
giallo/verde vediamo invece le escursioni del metallo giallo.

Questo tipo di rappresentazione grafica offre agli investitori, e in partico -


lar modo a quelli con orizzonti a medio e lungo termina, la possibilità di
analizzare i rapporti di forza non solo fra rendimenti e rischi, ma anche fra
singole classi di attività o strumenti finanziari.

Questo aiuta moltissimo nelle decisioni di investimento.

Il mercato quindi è un “luogo”, dove si incontrano esigenze di rendimento e


di controllo del rischio di milioni e milioni di persone che, individualmente o
affidandosi a gestioni collettive (quali ad esempio quelle dei fondi comuni),
hanno aspettative quanto mai diversificate e logiche altrettanto molteplici
nei tempi e nei modi dei loro investimenti.

Mercato come piazza, come agorà fuori dai vecchi borsini delle banche, nel
quale dobbiamo scorgere il presente ma soprattutto il futuro dell’economia
e della tutela delle nostre vite.

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Oltre a questo, non va dimenticato che sui mercati finanziari si fa politica


al di fuori della cabina elettorale, perché ogni giorno gli investitori votano a
favore o meno dei governi e delle loro manovre a vantaggio dell’economia.

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LE POLITICHE DEI GRANDI INVESTITORI:


analisi rendimento/rischio - modelli matematici - correlazioni
– altro

Se però gli investitori non professionisti continuano a foraggiare chi invece


sta professionalmente ogni giorno davanti ai grafici, più di un motivo c’è.

Dove si muovono miliardi di denaro, altrettanto velocemente si scatenano le


pulsioni psicologiche di chi mette il suo capitale senza grandi conoscenze,
ma con l’unica speranza di guadagnare molto denaro bene, e in fretta, per
migliorare il proprio tenore di vita.

Molti investitori amano il brivido del rischio, con attitudine simile a quella
dei compratori dei Gratta e Vinci dal tabaccaio. Costoro cercano il colpac-
cio, perché mai come in questi tempi difficili l’avidità si fa sentire. Non a
caso quando si parla soprattutto di investimenti in azioni ci viene in mente
chi “gioca” in borsa.

Invece, come tutte le cose serie della vita, grazie a Dio investire capitali non
è poi così difficile; ma è sicuramente attività da condurre secondo determi-
nate regole.

La principale di queste è apparentemente paradossale: i professionisti met-


tono al primo posto delle loro esigenze il contenimento dei rischi, e soltanto
se questa richiesta è soddisfatta allora possono cercare di conseguire il
miglior rendimento possibile. Riconoscerete pertanto la differenza fra chi
fa investimenti di mestiere e chi per passione/divertimento proprio da
questo: il primo segue un metodo, elaborato in base ad una strategia che
tiene conto di calcoli matematici e dell’osservazione a 360° dei mercati; il
secondo opera a caso.

Il professionista è, nel senso buono, ossessionato dal rapporto fra il ren-


dimento e il rischio. Sa che se guadagna molto bene, deve andare a inve-
stigare attentamente se questo guadagno è frutto di capacità oppure se è
occasionale perché si è provato a fare il colpaccio sui minimi o sui massimi
del mercato, impiegando magari molti più soldi del previsto.

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In questo senso la legislazione è una camicia di forza benedetta: ad esem-


pio, pochi sanno che i fondi comuni non possono usare più del loro capitale
(non possono pertanto usufruire del cosiddetto “effetto leva”).

Questo non aiuta a fare meglio degli indici di settore, che non sono altro
che numeri sintetici non gravati da tasse e commissioni.

Ma al tempo stesso le normative proteggono nella quasi totalità dei casi da


cadute rovinose, come quelle che abbiamo visto nel 2018; anno che è stato
davvero horribilis per molte attività finanziarie ma soprattutto per i gestori
c.d. “alternativi”, i famosi Hedge Funds.

La libertà teorica di poter andare contemporaneamente a rialzo e a ribasso


su qualunque strumento finanziario, utilizzando capitali importanti e molto
pompati dall’effetto leva di cui sopra, è stata un’arma a doppio taglio nel
momento in cui le borse hanno girato a ribasso in modo repentino il brusco
nell’ultima parte dell’anno. Infatti l’anno scorso abbiamo toccato il record di
fondi chiusi a causa di perdite eccessive.

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La libertà teorica di poter andare contemporaneamente a rialzo e a ribasso


su qualunque strumento finanziario, utilizzando capitali importanti e molto
pompati dall’effetto leva di cui sopra, è stata un’arma a doppio taglio nel
momento in cui le borse hanno girato a ribasso in modo repentino il brusco
nell’ultima parte dell’anno. Infatti l’anno scorso abbiamo toccato il record di
fondi chiusi a causa di perdite eccessive.

La conseguenza di quanto finora esposto è molto semplice: anche i pro-


fessionisti cercano come noi di comprare a buon prezzo e di rivendere a
prezzo più alto (e viceversa) ma per fare questo si affidano alla matematica
e non alle sensazioni di pancia. Si affidano a sistemi tecnici collaudati, a
statistiche aggiornate, e a tecniche dove il “per me deve” viene sostituito
dall’esperienza di anni e anni di pratica sul mercato, confortata da analisi
grafiche aggiornate e da numeri che devono avere una logica.

L’investitore istituzionale è quindi un analista, che crea planimetrie e mappe


del territorio che devono avere una coerenza di base nelle loro misure, esat-
tamente come farebbe un architetto o un ingegnere.

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La casa deve stare in piedi e le sue fondamenta sono il rapporto fra perfor-
mance e volatilità della stessa, e notizie aggiornate sull’andamento dell’e -
conomia.

Il grafico riesce a tradurre tutto questo nei movimenti dei prezzi, ma va


conosciuto a fondo, e non si deve poi aver paura di chiudere in perdita le
operazioni qualora - per motivi a volte improvvisi - le quotazioni prendono
una strada diversa da quella che pensavamo.

Parliamo pertanto di un atteggiamento quasi zen, e con questo intendo che


nel trattare il denaro non si deve aver orgoglio e convinzioni forti, ma bisogna
invece essere molto ferrei sulle regole e flessibili nelle nostre aspettative.

Dove per flessibilità intendiamo la capacità e volontà immediata di cambiare


idea qualora i mercati si dirigano in direzione opposta ai nostri desideri.

Qui sta la grande differenza fra l’investitore maturo e quello che ancora non
ha capito come funziona il gioco (che poi non sia un gioco, già l’abbiamo
detto).

Normalmente i grandi trader hanno due caratteristiche.

La prima è che sono estremamente RIGOROSI nell’applicare le loro Regole

1. Operano solo con probabilità a favore.

2. La perdita massima è fissata in anticipo dal livello di stop.

La seconda è quella di essere FLESSIBILI nelle loro aspettative

1. Gli obiettivi di profitto sono adattati al contesto tecnico.

2. Le tecniche operative vengono plasmate sui movimenti dei prezzi.

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Il pubblico degli investitori, di norma, fa l’esatto contrario:

1. Si comporta in modo flessibile con le regole.

2. Anticipa o posticipa discrezionalmente i segnali operativi.

3. Si “dimentica” l’uso degli stop.

4. Tende a essere rigido con le aspettative: non viene ammesso che


il mercato può dare falsi segnali e quindi si resta in posizione a
dispetto dell’evidenza.

GIOVANNI LAPIDARI
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