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Percorso | L’abc dell’economia e dell’investimento consapevole 1

Modulo N. 4 | Giovanni Lapidari | L’importanza di investire su noi stessi

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Percorso L’importanza
di investire
L’abc dell’economia
e dell’investimento su noi stessi
consapevole

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Modulo N. 4

L’importanza
di investire
su noi stessi
Giovanni Lapidari
| Trader, analista tecnico e formatore

Percorso
L’abc dell’economia e dell’investimento consapevole

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Modulo N. 4 | Giovanni Lapidari | L’importanza di investire su noi stessi

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Avvertenze e rischi generali

Questo e-book non costituisce in alcun modo consulenza o sollecitazione


al pubblico risparmio. La presente pubblicazione ha esclusivamente finalità
didattiche.

Operare in borsa comporta notevoli rischi economici e chiunque la svolga


lo fa sotto la propria ed esclusiva responsabilità.

Il lettore dichiara di possedere una buona esperienza in materia di inve-


stimenti in strumenti finanziari azionari e di comprendere le logiche che
determinano il valore di uno strumento azionario o derivato e la rischiosità
ad essi connessa.

A seguito delle riportate avvertenze l’Editore e l’Autore declinano ogni


responsabilità su possibili inesattezze dei dati riportati, non garantiscono
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anni di studi e specializzazioni, quindi non è garantito il raggiungimento dei
medesimi risultati di crescita personale o professionale. Il lettore si assume
piena responsabilità delle proprie scelte, consapevole dei rischi connessi a
qualsiasi forma di esercizio. Il libro ha esclusivamente scopo informativo.

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Sommario

Il comportamento dei piccoli investitori: se lo conosci, lo eviti 6

Casistiche di comportamenti.
(Eventi - reazioni - perché - conseguenze - in pratica) 14

Investi su di te: l’unione fra te e il denaro 15

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Il comportamento dei piccoli investitori: se lo conosci, lo eviti

Sulla base di quanto abbiamo esposto nelle dispense precedenti, quando


si è accennato alle fasi di accumulazione e di distribuzione e anche alle
modalità con le quali i professionisti studiano il comportamento dei mer-
cati, è abbastanza facile capire la criticità dell’approccio alla finanza dei
piccoli investitori.

Una delle cose che più spesso mi sento dire da molti risparmiatori è una
frase terribile: “io non ho tempo”.

Personalmente non ho mai visto persone di successo ottenere risultati


senza investire il loro tempo. Sto parlando di individui noti a tutti per i
traguardi raggiunti nello sport piuttosto che nell’arte, nella conduzione di
aziende piuttosto che nella creazione di opere d’arte.

Nulla di valido può essere conseguito se non vi dedichiamo tempo e impe-


gno, e se poi queste due importanti componenti delle nostre azioni non
vengono guidate da una strategia.

Nelle politiche di investimento è necessario fare nostre le nozioni di cui


abbiamo parlato nelle dispense precedenti, ma non basta ancora.

Possedere nozioni basilari di economia, comprendere la dinamica dei tassi


di interesse e delle politiche delle banche centrali sono ad esempio due
livelli di conoscenza cui non si può rinunciare.

Strategia di investimento è, ad esempio, sapere calcolare la volatilità, e


quanto il suo incremento via via che il tempo passa può andare a incidere
sulla rischiosità dei nostri investimenti.

Purtroppo, la mentalità del pubblico degli investitori li porta invece a essere


trascinati come una barca dalle onde.

È faticoso a studiare la materia, e preferiamo seguire quello che fa il mer-


cato, che non mancherà prima o poi di metterci di fronte a una contraddi-
zione fondamentale: poiché il nostro inconscio sa che non siamo sufficien-

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temente preparati, ci fa adottare dei comportamenti da scommettitori.

La scommessa è tutto ciò che rema contro una strategia.

La scommessa è aprire un’attività commerciale solo perché abbiamo dei


risparmi sul nostro conto in banca, non perché abbiamo studiato l’econo-
mia della nostra zona o perché abbiamo deciso che c’è bisogno di un pro-
dotto che solo noi abbiamo.

È per questo motivo che oltre l’80% delle aziende di nuova costituzione fal-
lisce dopo cinque anni.

Ed è per questa ragione che la maggior parte degli investitori perde soldi.

Perché vuole andare sui mercati finanziari, dove ci sono aziende che fanno
questo lavoro da decine e decine di anni, solo per guadagnare del denaro;
senza però rendersi conto che il denaro arriva come conseguenza di una
buona preparazione e di un altrettanto buona capacità di fare. Conseguenza
quindi, e non premessa.

Ma l’inconscio, nutrito dall’ego (che non ammette, quest’ultimo, di non


essere “in grado di fare”), cerca di svicolare dalla responsabilità della tutela
del capitale; e ci riesce benissimo, attraverso la pratica della scommessa.

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Si compra quindi un titolo perché è sceso molto, senza sapere i motivi per
cui quell’investimento ha perso di valore, sottovalutando la possibilità che
potrebbe perderne ancora di più. Monte Paschi, Carige, Creval: la lista delle
grandi occasioni sarebbe molto più lunga.

Oppure entriamo in borsa perché tutto sale, e allora vogliamo fare due soldi
anche noi.

Ci spetta, ce lo meritiamo, perché “gli altri” devono stare bene e io no?

Se successivamente l’investimento calerà di prezzo, non si accetta la per-


dita perché la si somatizza come fosse un’accusa che il mercato manda a
noi come persone.

È come se perdere del denaro significhi essere brutti individui.

Se invece investire i nostri capitali fosse visto alla stregua di un’attività che
va condotta in modo simile a come si manda avanti un’azienda, accette-
remmo le perdite come elemento imprescindibili di qualunque prassi eco-
nomica.

Per dire: se nei bilanci di una società ci sono apposite poste, quali la voci:

1. crediti di dubbia riscossione

2. crediti inesigibili

3. fondo di ammortamento svalutazione crediti

vuol dire che l’imprenditore convive con l’incertezza, e il rischio di perdere


denaro. Se non accetta questo, è meglio che cambi mestiere.

Sui mercati finanziari, questa dicotomia fra ciò che si dovrebbe fare contro
ciò che la pancia pensa, è ben fotografata dalla dinamica delle fasi di accu-
mulazione e distribuzione, delle quali abbiamo già parlato nelle precedenti
dispense.

Nelle prime il mercato continua a perdere; di conseguenza, ad un certo


punto gli investitori retail (i privati), stremati da lunghi periodi di incertezza

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e di capitale sempre più a rischio e depauperato, chiudono in perdita le ope-


razioni. Di norma queste perdite sono di tipo monetario: si sono investiti
capitali eccessivi, per un tempo troppo lungo. Tale sommatoria perversa
manda in Game Over la nostra stabilità emotiva e finanziaria.

Queste vendite vengono controbilanciate e assorbite dagli acquisti degli


investitori più capitalizzati, più pazienti, più informati. Essi sono in grado di
calcolare il rapporto fra rischio dell’investimento e capitale che nell’investi-
mento va messo. I trader e gli investitori privati invece diversificano poco
e soprattutto investono più capitale (grazie anche all’effetto leva) di quello
che si possono permettere.

Nel momento in cui chiudono gli investimenti, spesso succede che il mer-
cato costruisce un’area di supporto su prezzi minimi.

In quel momento c’è ancora molta sfiducia, e i media diffondono notizie di


paura e presagi di nuovi crolli.

Nulla vieta che questi crolli possono effetti avvenire da lì a poco, ma l’e-
sperienza insegna che quasi sempre sono soprattutto i grandi crolli che
portano le migliori occasioni, sia nel breve che nel lungo termine.

Dopo una fase di incertezza dovuto al clima ancora intriso di pessimismo,


i prezzi cominciano a risalire.

Due sono i motivi.

Da un lato gli operatori ribassisti iniziano a chiudere le operazioni in cui


hanno venduto a prezzi più alti la loro merce, e per rimettersi liquidi sul
mercato devono fare operazioni di segno contrario; quindi la vendita (che
come operazione è contraddistinta dal segno -) va compensata con un
acquisto (segno +).

Il secondo aspetto è che ci sono operatori rialzisti che hanno preferito


aspettare una stabilizzazione delle quotazioni per entrare: una volta cre-
atasi la base grafica di supporto, i loro acquisti determinano un inizio di
rialzo dei valori.

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La partecipazione del grosso pubblico per il momento è assente, proprio


mentre si sviluppa la prima parte dell’inversione a rialzo.

Ad un certo punto inizia una fase di vendite, che non esaurisce la tendenza
ma la stabilizza e permette agli operatori di brevissimo termine, che sono
entrati a prezzi più favorevoli, di cominciare a incassare le loro plusvalenze.
Anche in questa fase quello che in modo fin troppo dispregiativo viene
chiamato “Parco Buoi” non partecipa più di tanto. Successivamente, grazie
anche al tam tam mediatico, sale l’avidità sul mercato da parte dei rispar-
miatori.

Sempre in modo del tutto inconscio, l’ego si fa sentire. È come se una voce
dentro di loro dicesse: e perché anche tu non devi partecipare a questo rally?

Inizia pertanto la fase dell’euforia del grande pubblico, che non vuole farsi
sfuggire il rialzo in cui non ha creduto quando era conveniente comprare.

Ma la psicologia del rimpianto è troppo forte, e il sogno di denaro facile


asseconda pertanto le strategie di distribuzione (che io preferirei chiamare
a questo punto una vera e propria pastura verso i pesci piccoli) da parte
della mano primaria.

Quest’ultima approfitta dell’avidità di chi vuole a tutti costi entrare sul mer-
cato per “servirlo” a prezzi sempre più alti.

Una volta terminata questa fase, chissà come mai la stessa stampa spe-
cializzata torna a parlare di cali di mercato. Quella stessa stampa specializ-
zata che si è ben guardata dall’avvisare i risparmiatori dei pericoli in corso,
anche se onestamente va detto che quando una persona desidera una
cosa la puoi mettere in guardia quanto vuoi, ma tanto ci deve sbattere la
testa da sola.

Il comportamento dei piccoli investitori quindi riassume (ed è anche questo


il grande fascino dei mercati finanziari) ciò che fondo succede nella vita di
tutti i giorni.

L’esistenza separa le persone intelligenti da quelle più credulone, ma soprat-


tutto attribuisce risultati a chi è più istruito e che ha dedicato più tempo per

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imparare la gestione di un valore così importante come quello dei nostri


capitali, dietro ai quali vi sono i nostri sacrifici e/o quelli delle generazioni
che ci hanno preceduto.

Fortunatamente - e queste dispense sono una piccola goccia nel mare,


ma intanto sfruttatele al massimo - oggi abbiamo a disposizione molti più
strumenti di conoscenza, e quindi anche chi possiede piccoli capitali può
togliersi buone soddisfazioni, senza subire il complesso di inferiorità di non
essere ricco come Warren Buffet.

Atteggiamento mentale del trader/investitore privato e alcuni errori da evitare

Normalmente i grandi investitori sono RIGOROSI nell’applicare le loro Regole.

• Operano solo con probabilità a favore

• La perdita massima è fissata in anticipo dal livello di stop

Ma sono anche FLESSIBILI nelle loro Aspettative.

• Gli obiettivi di profitto sono dati dal contesto dei mercati e dei loro per-
sonale investimenti.

• Le strategie e tecniche operative sono adattate al mercato e alle con-


seguenti operazioni da porre o meno in essere.

Gli investitori non professionisti fanno esattamente il contrario:

• Sono flessibili con le regole

• Anticipano o posticipano discrezionalmente i segnali operativi

• Si “dimenticano” l’uso degli stop

• Sono rigidi con le aspettative: non viene ammesso che il mercato può
dare falsi segnali e quindi si resta in posizione a dispetto dell’evidenza.

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Errori di paura

• Dire che una tecnica non funziona, quando invece non la si sa appli-
care perché la si conosce in modo approssimativo

• Non lasciare correre i profitti (perché non ci si fida del segnale)

• Non accettare che la Borsa non è un luogo di certezze ma solo di pro-


babilità

Errori di avidità

• Aprire una posizione per impazienza, senza che ci siano le condizioni


necessarie

• Aprire una posizione anticipando la rottura di un livello

• Operare contro mercato confidando in un’inversione non motivata da


analisi grafica e tecnica

• Non chiudere una posizione al raggiungimento del target

• Mettere a rischio una percentuale troppo elevata del capitale

• Aumentare la posizione perché si guadagna

• Inseguire il trend: o comprare i massimi con gli indicatori tecnici che


segnalano eccesso di acquisti e vicino a aree di resistenza, o vendere
i minimi con gli indicatori tecnici che segnalano eccesso di vendite e
vicino a zone di supporto.

• Operare eccessivamente quando non è chiara la tendenza prima di


importanti appuntamenti politici ed economici (ad esempio: elezioni,
referendum, riunioni di banche centrali, dati sull’occupazione sull’infla-
zione

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Errori di avidità e paura

• Non chiudere una posizione debole e intestardirsi

• Dare la colpa al mercato

• Rimpiangere trade nei quali non siamo entrati

• Sperare

• Negare l’evidenza

• Mediare una perdita

• Stop troppo stretti in relazione al time frame di operatività (voglio gua-


dagnare bene ma voglio rischiare poco)

• Non applicare gli stop: Stop monetari (fissare un tetto alle perdite) -
Stop grafici - Stop a tempo (darsi un limite massimo di tempo di attesa
per verificare l’andamento di un’operazione)

Errori di inesperienza e mancanza di preparazione

• Non saper distinguere fra operazioni fortunate e operazioni corrette

• L’eccesso di informazioni: avere troppe nozioni in mente, voler ascol-


tare molti pareri, entrare in posizione soltanto quando le nostre analisi
tornano al 100% e non accettare che il mercato è forzatamente impre-
ciso e non è mai totalmente “perfetto”.

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Casistiche di comportamenti.
(Eventi - reazioni - perché - conseguenze - in pratica)

GLI ERRORI PIU' COMUNI NELL'ATTIVITA' DI TRADING

N.
AVVENIMENTO REAZIONE PERCHE? CONSEGUENZE IN PRATICA

Ma sono così bravo da Giramento di p**** bestiale : il prezzo va proprio dove


1 Segnale ottimo, quale ad esempio : aver visto tutto Paura da insicurezza Segnale ignorato avevamo previsto
a Doppio/triplo massimo o minimo questo? Poca autostima
Sottodimensionamento Si esce troppo presto, quindi pochi profitti
Trend parabolico in esaurimento Ma questa fortuna
b della posizione
deve toccare proprio a
c Minimi crescenti La non sicurezza fa mettere stop troppo stretti e quindi
me?
d Massimi decrescenti ne scattano molti
Elevato costo dello stop+commissioni

Entro perché sono un


2 Idem come sopra figo ad aver visto tutto Poca umiltà Poca pazienza Non si lasciano correre i profitti e quindi si
questo, però voglio Mancanza di disciplina torna alle conseguenze dell'errore n. 1
guadagnare da subito.

3 Segnale non chiaro Scommetto ed entro Poca umiltà Ansia durante la Scattano spesso gli stop : perdite evitabili
Mancanza di disciplina gestione della
Impazienza posizione. Stress

4 Segnale buono ma si attende troppo e si cercano conferme Attendo perché non mi Insicurezza e poca autostima Stress Giramento di p**** bestiale : il prezzo va proprio dove
da altri indicatori fido da mancanza di avevamo previsto
preparazione Rimpianto

5 Entrata ritardata Avidità Stress


Devo prendere il trend Poverite Rimpianto Spesso i prezzi invertono, ci si spaventa e scatta lo stop,
anch'io come gli altri. poi tornano esattamente dove volevamo : giramento di
p**** doppio.

6 Assenza di stop Tanto non più giù di Avidità Stress Il mercato ti punisce sempre
così non scende. Poca umiltà Delusione
Mancanza di disciplina Rimpianto

6 Stop troppo stretto o comunque non tarato Lo sapevo Mancanza di preparazione Stress Il mercato ti punisce sempre, ti prende lo stop
sulle caratteristiche del trading Paura Delusione e poi il prezzo va dove volevi tu.
Rimpianto

Gli errori più comuni nell’attività di trading

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Investi su di te: l’unione fra te e il denaro

Il nostro viaggio all’interno di una finanza più consapevole, e delle regole che
la determinano, non può trascurare lo studio dei comportamenti umani
quando ci troviamo a trattare l’argomento del denaro.

Bramosia di potere, sfida ai rischi per fortificare la nostra autostima, senso


interno di povertà sono alcuni dei pattern psicologici che tendono a ripe-
tersi quando si affrontano l’argomento del denaro.

Molti esperti dicono che sui mercati finanziari l’atteggiamento degli investi-
tori oscilla fra la paura e la avidità. Io non sono del tutto d’accordo.

È palese che la paura di perdere soldi sia fra le cause scatenanti dei nostri
comportamenti sui mercati finanziari, ma più che di avidità parlerei di una
paura di secondo tipo: che non solo è rappresentata dal desiderio di volere
sempre più, bensì è evidenziata da ciò che sta dietro a questo desiderio.

Ed è, a mio parere, la paura di non avere abbastanza.

Viviamo in una società competitiva, che propone modelli di successo legati


al denaro e alla ricchezza raggiunta non solo grazie al lavoro, ma anche
tramite comportamenti alla moda, spregiudicati e glamour.

Aprire un conto di investimento è cosa molto semplice: entro una settimana


dall’invio della documentazione siamo abilitati ad entrare sui mercati con i
nostri capitali, in modo ancora più veloce e apparentemente meno dispen-
dioso rispetto a quello di comprarsi una motocicletta da corsa per andare
a girare con abbigliamento competitivo dentro i circuiti della motoGP.

Eppure, nonostante che si possa avere del talento alla guida, nessuno di
noi riuscirebbe a guidare un veicolo da competizione senza il controllo di
tutti i parametri necessari per essere al volante. Nessuno.

Puoi essere bravo quanto vuoi, ma non basta la sensibilità sull’acceleratore


e sul freno.

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Ebbene, il Trading è la MotoGp della Finanza Digitale.

Se non ci credete ancora, osservate questi numeri, calcolati in modo molto


semplice su due aspetti: VOLUMI E VOLATILITÀ. Sono i due elementi fon-
damentali che spesso invalidano le nostre operazioni.

Capitale scambiati sui principali mercati. Dati rilevati giovedì 10.5.2018

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Sui principali 14 futures sopra analizzati, si scambiano ogni giorno 477


miliardi di euro di controvalore del sottostante.

Ripeto: 477 miliardi di euro.

Ad esempio: alla data in esame del 10.5.2018, 1 contratto/lotto di Dax


valeva circa 325.000 euro che, moltiplicati per 74.000 volumi di scambio, ci
fornisce la seguente informazione: tutti quelli che hanno intermediato Dax
in quel giorno hanno mosso 24 mld di euro circa. Sono questi i VOLUMI
REALI.

Con quali strumenti pensiamo di affrontare questo genere di mercati? Inve-


stendo di pancia e sensibilità, ascoltando magari i consigli della televisione
o del primo amico che lavora in banca?

I tempi sono cambiati, ma fortunatamente abbiamo ormai immediato


accesso a molte più informazioni rispetto al passato. In ogni libreria anche
non specializzata possiamo trovare testi per studiare la finanza e il trading,
e vi sono corsi di formazione adatti a tutte le tasche.

Proliferano in questo ambiente anche squali e venditori di fumo, ma for-


tunatamente la professionalità richiesta per rimanere al vertice di questo
“mestiere” è così elevata che le meteore durano poco e rimangono coloro
che conoscono la materia e sanno fare.

Ora, mi rendo conto che le mie parole possono sembrare penalizzanti per
chi vuole approcciare questo mondo.

Apparentemente sembra che io stia dicendo che questo è un lavoro per spe-
cialisti estremi, dove quindi chi svolge un’altra professione non ha alcuna
speranza di potersi togliere soddisfazioni.

Non è così. Io stesso oggi divido la mia attività in più direzioni, nel quale
l’investimento personale non ha più la parte totalitaria di un tempo. Credo
però che un argomento così importante, quale la tutela dei nostri capitali
(il che significa anche la tutela del futuro nostro e delle nostre famiglie),
richieda la stessa cura che va riservata alla salute e ai sentimenti.

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Questa cura nasce dalla conoscenza di alcuni aspetti di base degli investi-
menti, e dal potersi ritagliare qualche ora di tempo durante la settimana per
seguire, con un semplice grafico e alcune linee di tendenza disegnate con
saggezza e buon criterio, l’andamento dei nostri capitali.

Personalmente suggerisco anche di dedicare il weekend alla lettura dei


giornali specializzati, e di alcuni siti Internet dove molte newsletter scritte
da bravi specialisti possono aiutare nel tempo a trovare confidenza con il
linguaggio degli operatori e dei mercati.

Vi dico questo perché l’esperienza che ogni mercoledì mattina mi porta su


una importante Tv finanziaria per ascoltare le richieste, ma soprattutto le
note dolenti di tanti risparmiatori che hanno portafogli a prezzi troppo cari
rispetto agli attuali, mi ha permesso di comprendere che quasi mai questi
giardinetti di investimento sono stati composti con un minimo di senso
critico e di oggettività.

Al contrario, la maggior parte noi vede un titolo salire e lo compra, anche


quando è palesemente molto più caro del suo prezzo che aveva alcune
settimane prima; allo stesso modo vendiamo per paura e non per consa-
pevolezza.

Il mio suggerimento pertanto è proprio quello di acquisire conoscenza, tra-


sformarla in consapevolezza, irrobustirla con l’esperienza della visione del
grafico, e fare in modo che la lettura di questa dispensa possa essere l’ini-
zio di un percorso nuovo per ognuno di voi.

Come ho già e più volte detto, investire del denaro ha molti aspetti in
comune con la gestione di un’attività imprenditoriale: costi, profitti attesi,
investimenti necessari in attrezzature e formazione, gestione del tempo,
analisi di dati.

Sia che investiate il vostro denaro a breve o a lungo termine, questi sono i
miei suggerimenti.

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1. Costruire il proprio piano operativo e la propria strategia:

• su quali mercati / titoli andrò ad operare (conoscenza del “prodotto”)

• come io leggo il mercato (studio dei grafici)

• quali sono le mie aspettative di profitto ho (gestione della posizione)

• quanto sono disposto a investire e a rischiare (gestione del denaro)

• in che contesto di mercato mi trovo (aspetti macroeconomici).

2. Avere fiducia in voi stessi, con la consapevolezza che l’imprevisto è


sempre dietro l’angolo.

3. Periodicamente, sarebbe cosa utile - soprattutto agli inizi della nostra


attività - compilare il proprio diario di bordo:

• ìregistrazione delle proprie operazioni

• analisi del nostro modo di operare (numero di operazioni fatte, rapporto


tra profitti e perdite, e tra operazioni positive e operazioni negative).

4. Operare solo in condizioni di mercato e con segnali chiari che aumen-


tino le probabilità a ns. favore.

5. USARE SEMPRE GLI STOP.

6. Accettare lo stop come costo industriale del nostro lavoro.

7. Fare meno operazioni ma con maggiori probabilità di riuscita.

8. Tagliare le perdite senza pietà e timore alcuno; poi vi potrete occupare,


se ci saranno i presupposti, di far correre i profitti.

9. Liquidare la posizione sui target di prezzo e su segnalazione degli indi-


catori/oscillatori/figure grafiche/trendline.

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10. Essere: pazienti - organizzati – metodici – concentrati.

11. Fare trading e occupati della finanza deve essere visto come un piacere,
e non come un dovere.

12. Non dobbiamo avere paura di operare.

13. Ogni tanto prendiamoci delle pause.

14. Il denaro non deve essere una premessa ma una conseguenza.

GIOVANNI LAPIDARI
www.lapidari.it | info@lapidari.it

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