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I derivati che non fanno paura

Investire in Derivati non è per tutti, sono strumenti complessi e ad alto rischio,
ma tra i tanti strumenti disponibili, ce ne sono alcuni che possono risultare
più accessibili anche ai più diffidenti, rivelandosi come una buona
opportunità per bilanciare investimenti obbligazionari nel proprio portafoglio.
Basta qualche domanda ad un aperitivo o alla macchinetta del caffè, per capire che la
maggior parte delle persone è terrorizzata dal mondo dei Derivati, comprese quelle
già avvezze al mondo degli investimenti.
Viene da chiedersi perché?
Forse perché sono sempre stati dipinti come strumenti terribilmente complessi, in
grado di fornire risultati soltanto assumendosi rischi elevati.
O forse, perché nei film e nelle serie TV vengono accostati a fatti incresciosi del mondo
finanziario.
I motivi possono essere i più disparati, ma in concreto: che cosa sono davvero i
derivati?

Cosa sono i derivati?


Gli strumenti derivati sono prodotti finanziari in grado di derivare il loro valore da
un’altra attività finanziaria definita asset. Un asset può essere rappresentato da
azioni, obbligazioni, materie prime, indici e così via.
Tutto qui? Ebbene sì, questo è il reale significato in tutta la sua semplicità.
Tuttavia, negli anni l’ingegneria finanziaria ha continuato ad evolversi, permettendo la
costruzione di strumenti, anche molto complessi, combinando ed assemblando asset
altrettanto strutturati.
Spesso sono gli stessi emittenti a complicarne la struttura per “confondere”
l’investitore meno esperto. E a questo vanno aggiunte anche politiche di marketing
aggressivo, che accompagnando la fase di emissione e vendita rendono il tutto il “mix
del terrore”.
Ecco perché, si tratti di derivati o strumenti più semplici, il consiglio è sempre quello
di capire il funzionamento di un prodotto finanziario prima di sottoscriverlo.

È meglio non fare niente coi tuoi soldi piuttosto


che qualcosa che non capisci.
Suze Orman

Pubblicato il 13 Agosto 2020 su patrimonidifamiglia.it: il blog di Giovanni Cuniberti


I certificati di investimento
Tra i tanti strumenti derivati esistenti (futures, opzioni, swap etc..), uno di essi ha
catturato, di recente, la mia attenzione: i Certificati di Investimento (o Investment
Certificates).
Questa tipologia di derivati presenta una moltitudine di strutture possibili, tali da
renderli uno strumento estremamente versatile, adatto a diverse propensioni di rischio
e di orizzonti temporali.
I certificati di investimento sono strumenti finanziari quotati, precisamente “derivati
cartolarizzati”. che nascono dalla combinazione di diverse strategie formulate dagli
istituiti emittenti (generalmente banche di investimento), principalmente tramite
opzioni e futures, in relazione alle esigenze della clientela.
Si diffondono a partire dagli anni ‘90, in concomitanza con l’aumento della propensione
al rischio delle famiglie (households) e alla necessità di utilizzare, in alcuni scenari di
mercato, strumenti diversi da quelli tradizionali come: azioni, obbligazioni e fondi.
I certificati risultano utili soprattutto in un contesto di New Normal in cui i tassi di
interesse rasentano lo zero, rendendo così il mercato dei Titoli di Stato una “non
scelta” di investimento, tanto quanto quella del mercato azionario, a causa della sua
estrema volatilità.
Partendo dalla Germania, i certificati hanno avuto negli ultimi anni una rapida diffusione
e attualmente sono strumenti quotati in 14 Borse europee. Tuttavia, più del 95% dei
volumi e delle emissioni si concentra nei primi 5 mercati, tra cui è presente il SeDex di
Borsa Italiana.

Pubblicato il 13 Agosto 2020 su patrimonidifamiglia.it: il blog di Giovanni Cuniberti


Cosa definisce un certificato?
La maggior parte dei Certificati è costituita da pool di Opzioni, per la maggior parte
esotiche, in grado di attribuire allo strumento caratteristiche specifiche, in relazione
alle esigenze dell’emittente, derivando il proprio valore da uno o più asset sottostanti.
Ma quali sono le informazioni necessarie che bisogna conoscere?
In sintesi:

1) Il Sottostante: solitamente uno più titoli azionari o indici azionari. In alcuni casi
più rari anche fondi ed ETF
2) Il Valore nominale: ovvero il valore di partenza dello strumento, generalmente
100€ o 1000€, facilmente accessibile agli investitori
3) il Lotto minimo: quasi sempre pari a 1 Certificato
4) la Data di emissione: data in cui viene emesso lo strumento
5) la Data di scadenza: data in cui il Certificato cessa di esistere
6) le Date di rilevazione intermedie: date che sono presenti in alcune tipologie di
certificati, al raggiungimento delle quali, viene effettuata una valutazione per
garantire all’investitore, l’ottenimento di un premio (cedola, rimborso anticipato
etc.), nel caso in cui il sottostante si trovasse al di sopra o al di sotto di
determinate soglie.
7) lo Strike price: livello di prezzo dell’asset sottostante al Certificato al momento
dell’emissione, che viene utilizzato per il calcolo di diversi fattori
8) la Barriera: è l’elemento tipico di questo genere di strumenti. Si tratta di un
livello di prezzo fissato in sede di costruzione e calcolato in percentuale sullo
strike price (che il prezzo di esercizio per poter operare) o in valore assoluto del
sottostante, che protegge l’investitore dalle variazioni di prezzo entro una
determinata soglia.
Tale barriera può essere valutata solo a scadenza (discreta) o in via continuativa
durante la vita dello strumento. Può presentarsi al rialzo, garantendo la funzione
di copertura nel caso in cui il sottostante alla data di valutazione si trovasse al di
sopra della soglia stabilita (ipotizzando quindi uno scenario rialzista), oppure al
ribasso, nel caso opposto.
Scegliere una barriera relativamente bassa, intorno al 50-60%, è sinonimo di
maggior prudenza e quindi maggiore avversione al rischio. Il Certificato infatti,
andrà a perdere parte delle sue caratteristiche di protezione soltanto nel caso in
cui il sottostante subisca: perdite di valore superiori al 50%-40%, svalutazioni
molto consistenti o difficilmente realizzabili per alcune tipologie di asset.

Pubblicato il 13 Agosto 2020 su patrimonidifamiglia.it: il blog di Giovanni Cuniberti


Diversamente barriere più elevate, intorno al 80-90%, mostrano una
propensione al rischio maggiore, dove l’investitore sceglie una misura di
protezione inferiore a fronte di un rendimento maggiore.
9) Cedola/coupon: è il premio periodico garantito da alcune tipologie di Certificati
al raggiungimento di determinate condizioni
10) Cap: il massimo valore rimborsabile all’investitore
11) Bonus/Premio: il livello di prezzo fissato in percentuale sullo strike price iniziale
che permette di ottenere un Premio/Bonus a scadenza, nel caso in cui la
barriera non sia stata infranta

Questi dieci elementi permettono di capire la strategia formulata all’interno del


Certificato.
Ulteriori tre fattori risultano spesso presenti nelle attuali emissioni di Certificati:
- si tratta in primis, del cosiddetto Effetto memoria, peculiarità che se presente, offre
un gran vantaggio all’investitore: tale clausola consente infatti di accumulare le cedole
alle varie date di rilevazione, nel caso in cui non dovessero essere state pagate,
permettendo all’investitore di ottenerle, se ad una data di rilevazione successiva si
verificassero le condizioni necessarie per l’ottenimento.
- altrettanto diffusa è la clausola di Autocall, condizione per la quale è previsto il
rimborso anticipato da parte dell’Emittente, in caso di scenari eccessivamente
favorevoli all’investitore.
- infine, il fattore Airbag permette di attutire le perdite nel caso in cui si verifichi
l’evento barriera.

Pubblicato il 13 Agosto 2020 su patrimonidifamiglia.it: il blog di Giovanni Cuniberti


Le tipologie di Certificati
ACEPI, l’Associazione Italiana Certificati e Prodotti di Investimento, ha predisposto una
classificazione semplice dei Certificati, in quattro macrocategorie:

• Certificati a capitale protetto

• Certificati a capitale condizionatamente protetto

• Certificati a capitale non protetto

• Certificati a leva
Ogni categoria possiede caratteristiche specifiche che rispecchiano la versatilità dello
strumento.

Certificati a capitale protetto


I Certificati a capitale protetto rappresentano la tipologia adatta all’investitore con
propensione al rischio più bassa. Si tratta di un prodotto assimilabile alle obbligazioni
emesse dalla banca emittente: sono infatti in grado di annullare quasi del tutto il rischio
legato all’attività sottostante esponendosi esclusivamente al rischio emittente.
Si tratta di Certificati capaci di garantire totalmente o parzialmente la restituzione del
capitale investito a scadenza.

Certificati a capitale condizionatamente protetto


La categoria dei Certificati a capitale condizionatamente protetto differisce dalla prima
in relazione alla modalità con cui viene garantita la protezione del capitale. Il rimborso,
in questo caso, è condizionato al sussistere di determinate condizioni legate alla
quotazione del sottostante sopra o sotto il livello barriera prefissato.
Questa tipologia si adatta a diversi profili di rischio proprio grazie all’opzione
barriera; è generalmente scelta dall’investitore che vuole ottenere rendimenti
superiori a quelli offerti dal sottostante, in determinate fasi di mercato, principalmente
quando esso è moderatamente rialzista o ribassista o nelle fasi laterali.
Il principale vantaggio risiede proprio nella capacità di mixare l’ottenimento di un
profitto con la protezione del capitale, rendendolo di fatto il genere più diffuso nel
mercato dei Certificati.

I certificati a capitale non protetto


I certificati a capitale non protetto hanno una struttura relativamente semplice, in
quanto replicano fedelmente l’andamento del sottostante, si allineano così agli
obiettivi di investitori con maggiore propensione al rischio.

Pubblicato il 13 Agosto 2020 su patrimonidifamiglia.it: il blog di Giovanni Cuniberti


La domanda che può sovvenire è: “Perché dovrebbe essere conveniente acquistare un
derivato che replica il sottostante, rispetto all’acquisto diretto del sottostante?”
In realtà, la risposta è semplice: spesso alcuni sottostanti, soprattutto nel mercato
azionario, presentano costi elevati o problemi di liquidità. L’acquisto del Certificato
consente di investire in mercati di nicchia a prezzi contenuti e per tagli minimi ridotti,
senza possedere direttamente il sottostante. Ciò garantisce vantaggi di diversificazione
in portafoglio diversamente non accessibili alla maggior parte di investitori.

Certificati a leva
I Certificati a leva fissa o dinamica sono la tipologia meno diffusa in quanto la più
complessa e rischiosa. Rientrano nella categoria dei Certificati a capitale non protetto
con la differenza di presentare una partecipazione più che proporzionale alle variazioni
del sottostante grazie all’utilizzo della leva.
Si tratta di strumenti adatti a investitori esperti in grado di assumersi rischi notevoli,
in cerca di rendimenti elevati nel breve e brevissimo termine. Sono tra i meno diffusi
proprio per la loro struttura.
L’investitore esperto predilige altre tipologie di derivati come Opzioni e Futures, in
grado di offrire la medesima funzione amplificatrice delle performance.

I certificati: una scelta conveniente


Quali sono i motivi per cui l’investimento in Certificati può essere una scelta
conveniente?
In primo luogo, tra i vantaggi principali dello strumento troviamo il ruolo della
fiscalità.
L’aspetto fiscale è uno dei principali elementi da valutare per chiarire l’attrattività di un
prodotto. Nel caso dei Certificati, l’imposizione fiscale è tra le più convenienti:
trattandosi di redditi diversi infatti, sono sottoposti ad aliquota del 26%, ma consentono
la totale compensazione delle minusvalenze presenti in portafoglio (anche pregresse)
con le plusvalenze realizzate.

Pubblicato il 13 Agosto 2020 su patrimonidifamiglia.it: il blog di Giovanni Cuniberti


Questo spiega la recente tendenza nel creare strumenti in grado di fornire rendimenti
potenzialmente elevati, nel brevissimo termine entro la fine dell’anno: scadenza ultima
per rendere concreta la compensazione.
Si tratta di una caratteristica unica ed estremamente vantaggiosa per l’investitore.
In secondo luogo, i Certificati, essendo combinazioni di Opzioni, sono facilmente
adattabili a diversi profili di rischio ed orizzonte temporale, permettendo a diversi
target di usufruire del prodotto in relazione alle proprie necessità: dai Certificati a
capitale garantito per l’investitore avverso al rischio, ai Leverage Certificate per gli
amanti dell’azzardo.
Si tratta di strumenti ibridi che consentono l’ottenimento di un rendimento,
esponendosi ad un rischio relativamente contenuto, rappresentando di fatto una valida
alternativa agli strumenti tradizionali. Consentono di godere di una maggior
diversificazione in portafoglio, includendo tipologie di asset a prezzi contenuti.
Infine, i Certificati non necessitano di alcun conto margine di garanzia iniziale,
obbligatorio per la maggior parte dei Derivati: di conseguenza non è possibile subire
perdite superiori al capitale investito in sede di sottoscrizione.

Costi e rischi dell’investimento in Certificati


I Certificati di Investimento in quanto strumenti finanziari quotati, presentano un costo
implicito rappresentato dallo spread bid-ask presente nel book di negoziazione. Oltre a
questo, i costi relativi alla costruzione dello strumento sono già scontati nel suo prezzo
di acquisto.

Pubblicato il 13 Agosto 2020 su patrimonidifamiglia.it: il blog di Giovanni Cuniberti


È utile ricordare la peculiarità per cui tali strumenti non consentono l’ottenimento del
dividendo: esso infatti è utilizzato dall’emittente per rendere possibili alcune condizioni
offerte (es: effetto memoria, Airbag, barriere molto basse etc..). In ogni caso, per legge,
tutti i costi sono iscritti nel KID del prodotto (il documento informativo sintetico),
consultabile gratuitamente sul sito dell’emittente.
Per quanto riguarda i rischi a cui è sottoposto lo strumento, quello che assume
importanza maggiore è sicuramente legato alla solvibilità dell’emittente, diventa
così fondamentale valutare il rating prima di sottoscrivere il Certificato.
Secondariamente, in quanto strumenti finanziari quotati, sono esposti al rischio di
mercato e a quello di liquidità, sebbene in misura nettamente ridotta grazie alla
presenza sul mercato di un Liquidity Provider o Market Maker, specialista in grado di
garantire la liquidità, quotando continuamente il prezzo del Certificato in Bid ed Ask,
guadagnando dallo Spread.

Conclusioni
Il rischio maggiore a cui è sottoposto l’investitore in Certificati è la scarsa educazione
finanziaria, poiché conoscere i fondamenti basilari della sua struttura, permette di
compiere scelte consapevoli.
L’obiettivo di questo articolo è proprio quello di incuriosire, presentando uno
strumento finanziario relativamente recente, in grado di offrire risultati convenienti.
Su questi temi, è sempre opportuno sviluppare uno spirito critico, affiancandosi a
figure esperte, per non cadere nelle “trappole” già fin troppo note in ambito
finanziario.
I Certificati sono strumenti alternativi ibridi, che se opportunamente valutati
permettono l’ottenimento di rendimenti extra, che in portafoglio aumentano la
diversificazione dell’asset allocation, riducendone i rischi.
In fondo, basta conoscerli e anche i derivati non faranno più paura.
Basterà studiarli un po’ con attenzione magari attraverso risorse online gratuite come il
sito di ACEPI o lo storico Certificati e Derivati di Pierpaolo Scandurra. Buon studio!

Elena Schivo
Dottoressa in Economia Aziendale (Banca Borsa e
Assicurazioni) e Laureanda magistrale in Finanza Aziendale e
Mercati Finanziari
Appassionata di mercati finanziari, cerco di spiegare perché
la finanza non è una minaccia, ma un’opportunità per
compiere scelte consapevoli utili per il futuro di tutti.
Il mio obiettivo è incuriosire più persone, coniugando i miei
studi accademici con la passione per i temi finanziari.

Pubblicato il 13 Agosto 2020 su patrimonidifamiglia.it: il blog di Giovanni Cuniberti