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24/02/15

Metafora e Collocazioni

Collocazione =
a) (definizione larga) frequente co-occorrenza di due parole in una lingua;
b) (definizione stretta) co-occorrenza di parole soggetta a una regola di
restrizione.
Il criterio di frequenza dice poco sulla struttura del lessico, perché ad es. anche “ho +
mangiato” ricorre spesso. Alcune combinazioni frequenti non sono collocazioni, ma
combinazioni libere di parole tra loro compatibili.
Il criterio più rilevante in senso statistico è la salienza:
es. “dura critica” rispetto a “severa critica”  la prima è tre volte più frequente nei
corpora, ma meno saliente. Nonostante “duro” si combini con “critica” più spesso di
“severo”, si combina con un gran numero di altre parole, mentre severo con un
insieme limitato di parole, una delle quali è “critica”.
La definizione stretta sottolinea la necessità di una restrizione, che può essere di due
tipi:
1) Ontologico-concettuale: es. * “quella sedia non la smette di parlare”, derivata
dalle proprietà intrinseche del referente che conosciamo grazie alla nostra
esperienza del mondo (inanimato);
2) Semantico-lessicale: ha a che fare con il modo in cui la lingua lessicalizza un
concetto, dedicandolo ad ambiti e oggetti diversi. Es. * “Marco calzava la
maglietta rossa”.

Modulazione del senso

La scelta di una specifica parola, il collocato, per esprimere un determinato


significato, è condizionata da una base, alla quale questo significato è riferito. Es.
“pioggia” (base) si abbina di preferenza a “battente” (collocato) anziché ad altri
aggettivi che da un punto di vista semantico sono in linea di principio compatibili,
come “forte, intensa, etc.”

Come identifichiamo il modo in cui delle combinazioni sono caratterizzate da


restrizioni di tipo diverso? Test dell’implicazione: un parlante straniero che conosce
il significato ma non le collocazioni, può indovinare l’N partendo da A/V?
Ad es., (1) anche da solo “aquilino” implica “naso”, “calzare” implica “scarpe” VS
(2) anche da solo “forte” implica “caffè”, “stendere” implica “documento”  NO.
I collocati in 1 sono termini il cui significato di base o default denota ‘inerentemente’
una possibile proprietà intrinseca del referente espresso dalla base, o un’azione in cui
il referente della base è un partecipante essenziale.
In 2 si ha meaning by collocation: significato idiosincratico, acquisito a seguito di
una collocazione specifica in un contesto locale; non si attiva con altre parole, viene
esibito soltanto nel contesto della base. Tale significato si discosta dal significato
originario.

Esempi,
a. Lanciare un appello
b. Muovere una critica
c. Soffocare una rivolta
d. Stringere un’intesa, un’amicizia
e. Mollare un pugno
Hanno tutti un significato figurato, perché c’è una mancata di corrispondenza della
semantica del V rispetto al N in relazione a quella che ci si aspetterebbe. La base N
‘sceglie’ V come veicolo di metafora per indicare una specifica azione in cui il
referente denotato partecipa, quindi impone una reinterpretazione di V in contesto,
creando un nuovo frame di riferimento.
La scelta del veicolo, ossia del termine il cui significato letterale fornisce la lente, è
cognitivamente motivata a posteriori (spesso similitudine). Tuttavia è idiosincratico,
cioè non prevedibile a partire dalla base, tanto che si produce anche in altre lingue:
es. lanciare un grido, in fr “pousser un cri”.
L’aggiustamento del senso in contesto è guidato da regole di sottoselezione e accordo
tra i tratti di base e collocato.
Esempi,
1. Carico pesante (il cui peso è notevole)
2. Borsa pesante (il cui contenuto è pesante)
3. Maglia pesante (che protegge dal freddo) gradiente comune
4. Cibo pesante (che si digerisce con fatica)
5. Insulto pesante (che offende molto)

Una collocazione non è un’espressione multiparola, cioè caratterizzata da rigidità


sintattica e, spesso ma non per forza, ridotta trasparenza semantica. Ci sono però dei
casi in cui membri sono meno autonomi, come in “sporgere denuncia” dove l’articolo
non è naturalmente presente.

Conclusioni
Strutture V-N e N-A che mostrano in contesto collocazionale un significato
metaforico. Le collocazioni non costituiscono un fenomeno idiosincratico.
Quando si stabilisce un nuovo frame di riferimento, si ha lessicalizzazione delle
metafore.
La posizione dell’aggettivo, quando è prenominale, sembra ‘più collocata’: forte
giocatore (d’azzardo) <> giocatore forte.