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IL RECUPERO GIUDIZIALE DEI CREDITI DA LAVORO E

DEL TFR

In caso di mancato pagamento del TFR, una delle prime cose da fare è inviare
una lettera di diffida al datore di lavoro. La lettera di diffida è utile a precisare la
richiesta, investigando quelle che sono le effettive intenzioni del datore di lavoro.
Successivamente, qualora il datore non paghi o addirittura non riscontri la
diffida, si renderà opportuno rivolgersi ad un legale per dare avvio ad un’azione di
recupero (ad es. mediante un ricorso per decreto ingiuntivo).
Il Giudice del Lavoro, competente per materia, nell’arco di un paio di
settimane emetterà un ordine di pagamento provvisoriamente esecutivo. Nel decreto,
di prassi il Giudice ingiunge al datore di lavoro di pagare non solo quanto dovuto al
lavoratore a titolo di TFR ma anche le spese legali sostenute dal lavoratore per
ottenere l’ingiunzione di pagamento.
Grazie al decreto del Giudice, che in caso di mancata impugnazione equivale
ad una sentenza, sarà possibile anche dare avvio alla fase esecutiva. Il lavoratore
potrà ad esempio soddisfarsi congelando direttamente il conto corrente del datore di
lavoro o pignorando altri beni aziendali.
Inoltre, qualora ne ricorrano i presupposti, sarà possibile presentare un’istanza
di fallimento nei confronti della società datoriale. Il fallimento, spesso, è ciò che
viene temuto maggiormente sia dal datore di lavoro che dai lavoratori. Che temono
appunto di vedere irrimediabilmente pregiudicate le proprie pretese creditizie. Ma
esistono alcune tutele speciali per i lavoratori.

IL FONDO DI GARANZIA DELL’INPS PER IL RECUPERO


DEL TFR

Nel caso di fallimento dell’azienda, il lavoratore ha tutele speciali. Il


lavoratore, qualora si sia insinuato nel fallimento (ovvero abbia presentato nella
procedura fallimentare una domanda per ottenere il pagamento del suo credito) egli
potrà rivolgersi subito e direttamente all’INPS per ricevere la liquidità non pagata.
Esiste infatti il cosiddetto Fondo di Garanzia grazie al quale per i dipendenti è
possibile ottenere dall’INPS la corresponsione:
 del TFR
 degli ultimi tre stipendi non pagati.
Quando si presentano queste domande all’INPS è buona prassi allegare tutta la
documentazione relativa all’insinuazione nel passivo fallimentare e la quantificazione
del credito. L’INPS, dopo aver verificato la correttezza della domanda e della
documentazione presentata, provvederà al pagamento delle somme richieste.
Insomma, anche nel caso di aziende in crisi – addirittura fallite – è molto
importante agire con solerzia e in modo corretto al fine di non veder pregiudicati i
propri diritti.

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