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MUTATIONS

Jean-Claude Risset

Mutations è un brano del compositore francese Jean-Claude Risset di particolare importanza in quanto
realizzato con MUSIC V e perché contiene alcune delle tecniche pionieristiche più importanti della computer music.
Al suo interno sono infatti presenti la sintesi di percussioni e campane oltre che di timbri riconducibili al suono del
clarinetto, una primitiva sintesi FM appresa dal collega John Chowning in visita presso i Bell Laboratories nel 1968
e l’algoritmo di glissando infinito Shepard-Risset. Il brano fu commissionato dal GRM e fu realizzato ai Bell
Laboratories nel 1969. Il brano cerca di sfruttare al massimo alcune delle possibilità offerte dal computer per
comporre il suono stesso, per andare oltre ai timbri quasi statici che fino a quel momento avevano caratterizzato la
maggior parte delle opere elettroacustiche. Nella sezione 1, lo stesso motivo appare prima nella forma melodica,
poi armonica (come un accordo) e infine sotto forma di timbro, riconducibile ad un gong, il quale è come l'ombra
dell'accordo precedente; il concetto di armonia è quindi esteso nel timbro. L'aggiunta graduale di armoniche
sempre più elevate dà origine a una rete di intervalli sempre più stretti ed è da questi processi che deriva il titolo.

Mutations ha una durata di 10 minuti e 26 secondi circa ed è suddiviso in tre macrosezioni, la prima è
caratterizzata da sintesi di campane e percussioni, la seconda da glissandi e la terza, dopo un breve ponte di
collegamento in sintesi FM, è l’unione dei suoni presenti nella prima e nella seconda sezione ed è forse più corretto
considerarla la coda del brano.

La prima sezione inizia a 0:00:000 e termina a 5:45:691; è a sua volta suddivisa in sette microsezioni:

0:00:000 - Microsezione A: caratterizzata da suoni di campane con inviluppi prevalentemente impulsivi


0:54:172 - Microsezione B: caratterizzata da strumenti a percussione e campane con inviluppi lenti e dilatati
(seppur a tratti presenta attacchi rapidi)
2:46:012 - Microsezione C: caratterizzata da un timbro riconducibile ad un clarinetto con inviluppo dolce
2:54:551 - Microsezione D: caratterizzata da un timbro riconducibile ad un clarinetto con glissandi e inviluppi
morbidi alternati a attacchi rapidi
3:11:155 - Microsezione E: percussiva con un timbro riconducibile ad un rullante da marcia
3:26:916 - Microsezione F: caratterizzata da un suono riconducibile ad un fiato, nella fase finale può assomigliare
ad un clarinetto
3:39:324 - Microsezione G: caratterizzata da suoni di campane, campane tibetane e campanelli con inviluppi
differenziati

La seconda sezione, inizia a 5:27:694 e termina a 7:41:564 e al suo interno non contiene microsezioni in quanto è
caratterizzata da glissandi con inviluppi molto simili; le uniche differenze tra i vari glissandi sono lo spettro
occupato e la durata.

La terza sezione, o coda, inizia a 7:41:564 e termina a 10:24:200 ed al suo interno contiene due microsezioni:

7:41:564 - Microsezione “Ponte”: caratterizzata da sintesi FM che è considerabile come ponte di collegamento tra
la seconda sezione e la coda del brano
8:12:749 - Microsezione I: caratterizzata da glissandi e suoni di campane, campanelle e gong [unione delle due
macrosezioni precedenti]

Analizzando il brano attraverso la spettromorfologia di Denis Smalley è facile individuare tre dei quattro ordini
della surrogazione del gesto, come fosse un dialogo tra i materiali appartenenti alle tre categorie. Gesti
riconducibili alla surrogazione di primo ordine (registrazioni di gesti-suono di fonti non pensate per la produzione
musicale, ad esempio oggetti di uso quotidiano) sono gli unici non presenti in questa composizione in quanto è
stata interamente sintetizzata al computer; gesti di secondo ordine, di terzo ordine e di surrogazione remota sono
invece i protagonisti della composizione. Il secondo ordine (registrazioni o sintesi di strumenti musicali che la
maggior parte di noi è in grado di riconoscere in quanto fanno parte del nostro background culturale) è forse il più
presente anche grazie al Catalogue of Computer Synthesized Sound. In questa composizione il materiale
appartenente a questa categoria è prevalentemente di natura percussiva, sono infatti presenti campane, campane
tibetane, wind chimes, campanelli e un rullante da marcia; l’unico strumento non percussivo è il clarinetto. La
sintesi di questi suoni facilita il passaggio tra surrogazione del gesto di secondo ordine e surrogazione del gesto di
terzo ordine (suoni di cui non riusciamo ad individuare o non siamo certi del gesto o della fonte che lo ha prodotto)
in quanto è facile modificare il suono in modo che ci dia l’idea di un gesto o di una sorgente, ma che questa poi
venga alterata, lasciandoci nell’incertezza di quale sia realmente stato il gesto o la fonte di tale suono; queste
modifiche possono essere apportate ad una o a più fasi dell’inviluppo oppure alla risonanza di un corpo. Infine, la
surrogazione remota (fonte e causa diventano sconosciute e inconoscibili, dal momento che scompare qualsiasi
attività umana dietro il suono) è individuabile nella sintesi FM, dove effettivamente abbiamo un suono del quale
non siamo in grado di riconoscere un gesto o di ricollegarne il suono risultante ad una fonte precisa e definita, e i
glissandi di Shepard-Risset presenti prevalentemente nella sezione 2.
Come sopra accennato, i suoni appartenenti al secondo ordine di surrogazione del gesto sono contenuti nel
Catalogue of Computer Synthesized Sound, pubblicato nel 1969 e ristampato sotto il titolo The Historical CD of
Digital Sound Synthesis, con esempi sonori nel CD digitale di Wergo Digital Music Computer Music Currents 13,
WER 2033-2, 1995. Il Catalogo è frutto di un lavoro di ricerca svolto da Risset nel 1964-1965 e fra il 1967 e il 1969
sull’imitazione di strumenti acustici e raggruppato su richiesta di Max Mathews come supporto per un corso che
avrebbe tenuto presso la Standford University su invito di John Chowning. Questa importantissima opera contiene
alcune spiegazioni riguardanti gli esempi, il loro scopo ed il processo adottato per sintetizzare gli algoritmi di
MUSIC V che sentiamo anche in tre delle principali opere dell’autore: Computer Suite from a Little Boy (1968) e
Mutations (1969) e Sud (1985).
Un altro punto che rende storicamente importante questo brano è appunto l’utilizzo di MUSIC V di Max
Mathews, programma che interpretava i dati in ingresso (score), li processava attraverso righe di codice
precompilate e restituiva il suono, il quale veniva registrato su nastro. Anche se non tutte le istituzioni dell’epoca
erano in possesso del programma MUSIC V, grazie allo score, gli algoritmi erano facilmente traducibili nelle
versioni del programma adattate per altri sistemi.
Mutations fu premiato all'International Electronic Music Competition, Dartmouth nel 1970. Il lavoro è servito
come supporto musicale per il film astratto di Lilian Schwartz,  Mutations  (Ciné Golden Eagle Award nel 1983,
selezionato per il Festival di Cannes nel 1974). 

Mutations è dunque un brano di grandissima valenza storica sia per il modo in cui i materiali vengono trattati e
messi assieme che per le tecniche di sintesi rivoluzionarie sviluppate e messe in opera dall’autore.

RIFERIMENTI

Bibliografia

RISSET, Jean-Claude, “Il mio catalogo dei suoni del 1969: guardando indietro dal 1992”, 13 marzo 2007, pp. 2-3
SMALLEY, Denis, “La Spettromorfologia: una spiegazione delle forme del suono (I)”, LIM, Luglio 1996, pp. 121-132

Sitografia

Note sul programma, B.R.A.H.M.S. IRCAM, https://bit.ly/2Ccz9NR (ultima consultazione 5 Luglio 2020)

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