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ANALISI DI UNA POESIA GIORGIO, ottobre 2021

1 – Lettura e comprensione
Una perfetta analisi non può prescindere da una comprensione approfondita del testo poetico.
Prima di addentrarsi nella lettura della poesia è consigliabile analizzare attentamente i seguenti elementi:
. Il periodo storico in cui è stata scritta
. L’eventuale raccolta da cui è tratta
. La biografia dell’autore, la corrente letteraria alla quale appartiene e la sua visione del mondo
Contestualizzare l’opera aiuta a carpire sfumature e significati profondi che altrimenti risulterebbero difficili da
individuare.

2 – Parafrasi
Uno degli step più importanti relativi all’analisi della poesia è la parafrasi ovvero la trasformazione del testo
poetico in prosa.
L’obiettivo è rendere il testo comprensibile attraverso la spiegazione di concetti e parole in un linguaggio
‘quotidiano’, accessibile a tutti.
Durante la parafrasi bisogna fare attenzione a non stravolgere il significato della poesia; l’obiettivo finale è
trasmettere al professore il tuo livello di comprensione.

3 – Livello metrico e ritmico


L’analisi riguardante il livello metrico e il livello ritmico del testo poetico prende in considerazione il verso, la strofa
e la rima.
. Il verso
È l’elemento che in maniera più evidente caratterizza il testo; è formato dall’insieme di parole presenti su una riga,
e che solitamente non arriva mai fino al margine laterale della pagina.
Ogni verso è composto da un numero di sillabe, in base al quale possiamo distinguere le seguenti tipologie:
Bisillabo o binario: 2 sillabe Settenario: 7 sillabe
Trisillabo a ternario: 3 sillabe Ottonario: 8 sillabe
Quadrisillabo o quaternario: 4 sillabe Novenario: 9 sillabe
Quinario: 5 sillabe Decasillabo: 10 sillabe
Senario: 6 sillabe Endecasillabo: 11 sillabe
Nei casi in cui il numero di sillabe è pari il verso viene definito ‘parisillabo’; nel caso in cui è dispari prende il nome
di ‘imparisillabo’.
È importante precisare che nella poesia, per esigenze strutturali del verso, le sillabe metriche possono anche non
coincidere con le sillabe grammaticali; talvolta, per rientrare nel computo delle sillabe previste dalla struttura del
testo, ci si avvale di ‘espedienti’ quali ad esempio l’aferesi, la sincope, l’apocope o l’epitesi.
A seconda della tipologia di verso la poesia assume un ritmo musicale diverso, ad esempio: il ternario risulta
spezzato ma veloce; il quaternario può essere quasi cantato; il senario è tipico del genere satirico; il settenario
produce un ritmo agile; l’ottonario viene utilizzato soprattutto nelle ballate popolari e nelle canzoni romantiche
per la sua cantabilità; il decasillabo risulta molto ritmato; l’endecasillabo produce il ritmo pacato tipico della
poesia italiana.
. La strofa
La strofa rappresenta l’unità ritmico-metrica del verso. A seconda del numero di versi dal quale è composta si
distinguono le seguenti tipologie:
Distico: 2 versi, solitamente endecasillabi a rima baciata
Terzina: 3 versi, ritmati in vario modo
Quartina: 4 versi, solitamente a rima alternata o incrociata
Sestina: 6 versi, ritmati in vario modo
Ottava: 8 versi, solitamente composti da sei versi a rima alternata e due (gli ultimi) a rima baciata
Può inoltre capitare che i versi non rispecchino alcuno schema per cui la strofa viene definita ‘strofa libera’.
Ciò si verifica quando:
la strofa non ha un numero fisso di versi
i versi hanno un metro variabile o sono composti da una combinazione di metri tradizionali
le rime non seguono uno schema preciso o sono totalmente assenti
. La rima
La rima è tra gli elementi che definiscono la musicalità del testo poetico.
Per identificare lo schema delle rime poetiche bisogna quindi prendere in considerazione le parole alla fine di
ciascun verso e, in base al suono, attribuire ad ognuna dei esse una lettera dell’alfabeto.
La medesima lettera deve essere affiancata ad ogni parola, di fine verso, caratterizzata dallo stesso suono
(omofonia) delle precedenti.
Le più comuni tipologie di rime sono le seguenti:
rima baciata (AA BB CC): due versi consecutivi che rimano tra loro
rima ripetuta (ABC ABC): il primo verso della prima strofa rima con il primo della seconda strofa, il secondo con il
secondo e così via
rima alternata (AB AB): il primo verso rima con il terzo, il secondo con il quarto e così via
rima incatenata o terzine dantesche (ABA BCB): il secondo verso della prima terzina rima con il primo e il secondo
della seconda terzina e così via
rima incrociata (ABBA): il primo verso rima con il quarto, il secondo con il terzo e così via
rima invertita (ABCCBA): in un complesso formato da due strofe di sei versi il primo rima con il sesto, il secondo
con il quinto e il terzo con il quarto
Può capitare talvolta di ritrovarsi in presenza di rime particolari, definite interne quando ad esempio la parola
finale di un verso rima con una parola posizionata nel corpo del verso successivo.
4 – Figure retoriche
Le figure retoriche sono artifici utilizzati per creare immagini poetiche in grado di trasferire il significato delle
parole dal piano letterario-denotativo (significato oggettivo/convenzionale) a quello poetico-connotativo.
Le figure retoriche assolvono la funzione di rendere il messaggio più efficace trasmettendo emotività.
Le figure retoriche possono essere distinte in tre tipologie: di suono, di ordine e di contenuto.
Analizziamole nel dettaglio.
Le principali figure retoriche di suono sono:
l’allitterazione: ripetizione di lettere o sillabe
l’assonanza: ripetizione di suoni vocalici simili in due o più versi
l’onomatopea: riproduzione linguistica di un suono, di un rumore o di un verso di un animale
la paronomàsia: accostamento di due parole di suono simile ma di significato diverso
Le principali figure retoriche di ordine sono:
l’anastrofe: inversione dell’ordine in cui normalmente si presentano due parole
l’iperbato: separazione, attraverso l’inserzione di una o più parole, di due parole sintatticamente connesse
l’anafora: ripetizione di una o più parole all’inizio di frasi o versi successivi
il chiasmo: incrocio immaginario tra due coppie di parole
il climax: intensificazione progressiva del significato delle parole
l’ellissi: omissione, all’interno di una frase, di un segmento discorsivo che sia possibile sottintendere
Le principali figure retoriche di contenuto sono:
l’allegoria: rappresentazione di un concetto attraverso simboli e immagini
l’antonomasia: traslato consistente nell’indicazione di una cosa o di una persona con un nome generico o
comune, oppure con una locuzione che ne indichi una qualità o una caratteristica
l’iperbole: esagerazione di un concetto
la metafora: similitudine sottointesa resa attraverso la sostituzione di un termine proprio con uno figurato
la similitudine: confronto/parallelismo tra due identità
la metonimia: sostituzione di un termine con un altro che ha con il primo una relazione di vicinanza (spaziale,
temporale o causale)
la perifrasi: circonlocuzione, o giro di parole, utilizzata per evitare una ripetizione ravvicinata dello stesso termine

5 – Conclusioni
Terminata l’analisi del testo si procede con il commento finale, un giudizio sulla poesia che esprima le personali
emozioni e riflessioni sul testo.
Generalmente le conclusioni riassumono in sintesi il messaggio principale della poesia e gli eventuali altri
messaggi dedotti da un’analisi più approfondita. Nella sezione finale sono contenute anche le motivazioni che
conducono a condividere o non condividere il messaggio/pensiero del poeta.