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LE RAGIONI DI UNA SCELTA

Lo stile è tutto e la nostra diversità vorrebbe nutrirsi di un modo di essere che renda giustizia nella pratica alle
cose che pensiamo e sosteniamo.

Cosa ha convinto un gruppo di persone con disparate provenienze e che si è allargato cammin facendo ad
aderire al progetto di “Sinistra, Ecologia e Libertà”?
Non c’è dubbio, la capacità attrattiva delle argomentazioni e del linguaggio di Nichi Vendola, hanno avuto per
molti di noi un ruolo decisivo. Non solo per i più giovani, ma anche per quanti sono reduci da esperienze di
militanza attiva nei partiti della sinistra e nel sindacato.
Quello nel quale ci siamo riconosciuti è lo sforzo faticoso di sottrarsi al risucchio melmoso di quello che la
politica è diventata in questo paese e a cui pochi si sottraggono, soprattutto dal primo palesarsi di Berlusconi
nel 1994.
L’inevitabile crollo non solo di ciò che va sotto il nome di Prima Repubblica, ma dell’ordine mondiale
conseguenza della spartizione territoriale e ideologica successiva al secondo conflitto planetario, ha aperto
scenari nuovi per avventurieri di ogni risma.

Non abbiamo nessuna nostalgia per le ideologie che hanno plasmato il Novecento.
Per quello che ci riguarda crediamo di aver sufficientemente elaborato il fallimento del comunismo storico. Da
speranza di libertà ed emancipazione per le classi lavoratrici, a progressiva imposizione di sistemi autocratici
che pretendevano di imporsi come soli autentici interpreti delle aspirazioni di riscatto delle classi subalterne.
Ci si pone un obiettivo, ma si fa poi ricorso a mezzi che quell’obiettivo stravolgono.
E da qui un crescendo di violenza, sopraffazione, eliminazione di chiunque venga individuato come nemico.
Insomma l’utopia libertaria comunista si è rovesciata nel suo contrario.
Da dove ripartire allora?

Le parole che abbiamo scelto per la nostra campagna elettorale sono “Cura delle persone, cura del
territorio”.
Richiamano suggestioni diverse ma tutte di pari dignità, ne indichiamo solo due che ci paiono saldarsi
esemplarmente: l’”I care” di don Lorenzo Milani (non di Walter Veltroni), una delle figure più autenticamente e
positivamente sovversive della storia del nostro dopoguerra, prete cattolico inviso a curia e gerarchie e la frase
di un militante comunista rigoroso e a suo modo dolorosamente “fedele” al partito, che ha trovato nelle pagine
di una stringata ed esemplare autobiografia il modo di liberarsi del suo costrittivo legame con la gabbia
ideologica che si era scelto, approdando ad una frase che più liberante sarebbe difficile formulare : “Non c’è in
una vita cosa più importante che chinare il collo perché qualcuno cingendolo possa rialzarsi”. Così Luigi
Pintor, quasi in simbiosi col buon samaritano evangelico.

In Nichi Vendola noi vediamo lo sforzo genuino di saldare pezzi di tradizioni storicamente a volte lontane ma
che si danno come obiettivo la rifondazione culturale di una comunità oggi disgregata o nel disperato tentativo
di darsi un’identità nei falsi miti del successo, della visibilità e del denaro facile.

Per risalire la china crediamo sia utile partire da un codice di valori fondato sul meglio della tradizione politica,
culturale e morale italiana: il cattolicesimo post-conciliare, il liberalismo radicale azionista, il socialismo
riformatore, il comunismo libertario e antiautoritario, la non violenza e l'ambientalismo migliore, quello non
parolaio e da salotto, ma quello che ha trovato la sua migliore declinazione nella vita e nell'opera di Alexander
Langer, un maestro vero per alcuni fra noi.

In questo sforzo siamo convinti di alcune cose:


- la politica è una delle attività più importanti e nobili nella vita di un cittadino, ma ne abbiamo una visione laica,
per cui la politica non esaurisce la vita e va tenuta separata dall’idea prevalente che il suo scopo sia
unicamente la conquista del potere o la carriera;
- la politica è lo strumento che gli individui si danno per relazionarsi all’interno di una comunità secondo regole
riconosciute da tutti e per tutti vincolanti;
- l’obiettivo primario che la politica deve darsi è certo la buona amministrazione della città nell’interesse
generale, ma con un’attenzione particolare ai più deboli, a quelli che arrivano sempre e a fatica per ultimi;
- la politica deve liberarsi dall’idolatria del potere, perché il potere di per sé non conta nulla se non è al servizio
di una causa più alta;
- la causa che vorremmo perseguire è la formazione di una cittadinanza adulta, responsabile, coesa, solidale e
quindi libera;
- noi pensiamo che la città abbia bisogno di cura e di scelte che ne rispettino la storia, così come le persone
che la abitano e il territorio che la contiene e circonda, per questo le insostituibili attività economiche devono
inserirsi in questo contesto fragile, puntando a sostenere il vero obiettivo strategico, che dovrà essere quello di
farne un contenitore ideale per la crescita qualitativa delle relazioni umane, della conoscenza e della cultura;
- c’è una situazione infrastrutturale che potrebbe sostenere un progetto in cui il laboratorio di ricerca e cultura
universitaria, delinei alcuni indirizzi portanti per attività economiche compatibili con un territorio nonostante
tutto ancora in buona parte fatto di piccole industrie, attività artigianali, agricoltura e un turismo di qualità,
terrestre, fluviale e marino che ancora stenta a imporsi per le sue prerogative uniche (Parco del Delta del Po);
- l’idea di modernità che si tenta di imporre dall’ideologia che ha più voce e mezzi per diffonderla, ha fatto il suo
tempo e non rappresenta un’alternativa in prospettiva futura per il nostro territorio, che ha bisogno di fare
scelte che senz’altro configgono con i luoghi comuni sul benessere comunemente diffusi.

Si possono fare scelte qualitative i cui frutti non saranno immediati, ma di sicuro più duraturi e fonte di lavoro e
vita migliori per le generazioni future. Pensiamo ad esempio a una progressiva e regolata riconversione
biologica delle nostre attività agricole, a un rilancio equilibrato e in condizioni naturali dell’allevamento e della
pesca. Un ritorno alla terra per le nuove generazioni con il connubio di una maggiore cultura e delle nuove
tecnologie, potrebbe creare una nuova figura di lavoratore sintesi di passato e futuro.
Noi intravediamo potenzialità inesplorate o volutamente ignorate da quanti, anche se politicamente da fronti
opposti, condividono nella sostanza le stesse soluzioni in tema di economia, di urbanistica cittadina, di viabilità,
di ambiente.

C’è una scala di valori che noi vorremmo vedere rovesciata: il primato dell’economia che storicamente ha
avuto un ruolo positivamente propulsivo si è esaurito. E’ ora che si riparta dalla qualità dei rapporti fra le
persone per decidere quale attività economica risulti meno distruttiva per i tempi e di luoghi di vita.
“La nuova narrazione” invocata da Vendola è anche questo, immaginare nuove scelte per il futuro ed essere
disposti a spendervi le energie migliori.
L’entusiasmo che tutto questo libererebbe potrebbe diventare contagioso presso i delusi o gli indifferenti, ma a
patto che si sia noi i primi a non deludere e a convincere testimoniando quello che sosteniamo.

Per concludere, c’è una dimensione di responsabile cambiamento da operare su noi stessi, che è la premessa
perché quella diversità che rivendichiamo non si ritorca contro di noi alla velocità di un boomerang impazzito.

Il candidato Sindaco Giovanni Nalin


e i candidati Consiglieri di SEL