Sei sulla pagina 1di 4

30 Capitolo 2.

Flussi ipersonici non viscosi

Se invece prendiamo un caso tridimensionale, potremmo considerare un cilindro con una punta anche
in questo caso molto tozza, Fig. 2.16a. Investito da una corrente ipersonica, si formerà un urto
conico (quasi) attaccato. Nell’analogo bidimensionale non stazionario, andando a valutare diver-
si istanti temporali, l’osservatore sul piano trasversale vede un’esplosione cilindrica che produce
un’onda d’urto cilindrica che propaga in tutte le direzioni, Fig. 2.16b. In questo caso, è come se
mettessimo lungo l’asse del corpo dell’esplosivo e lo facessimo brillare contemporaneamente tutto quanto.

Lo studio della teoria delle esplosioni è utile in quanto, per motivi abbastanza comprensibili, le esplosioni
sono state un fenomeno molto approfondito nel corso della storia e per cui, di conseguenza, esistono
delle soluzioni interessanti che è possibile determinare in maniera relativamente semplice.
Discutiamo allora ulteriormente il fenomeno dell’esplosione. Consideriamo come primo esempio
un’esplosione puntiforme. In riferimento alla Fig. 2.17, sia il punto A la posizione in cui avviene
l’esplosione (all’istante iniziale), la quale libera una certa quantità nota di energia E. Questa esplosione
produce un’onda d’urto sferica, che propaga in tutte le direzioni e il cui raggio rSH sarà dunque funzione
del tempo. Nel punto di esplosione avremo una pressione p molto più alta di quella nell’ambiente
esterno, caratterizzato quest’ultimo da p1 e ρ1 .

p1 , ρ 1
ambiente

p(t) rSH
A

Figura 2.17 Esplosione puntiforme e onda d’urto sferica risultante.

La pressione a valle dell’urto può essere approssimata almeno in prima battuta alla pressione p che
si ha nel centro A dell’esplosione. Vogliamo determinare le leggi orarie della forma dell’onda d’urto
sferica e della pressione nel centro dell’esplosione, con la prima che sarà una funzione crescente del
tempo (se come parametro indicativo della forma si prende rSH ) mentre la seconda sarà una funzione
decrescente, essendo la pressione p massima nell’istante iniziale e decrescente col propagare dell’urto.
Considerando le grandezze che entrano in gioco, potremo affermare che

rSH = rSH (t, E, ρ1 , p1 , γ) p = p(t, E, ρ1 , p1 , γ)

In realtà, si può ridurre il numero di parametri considerando che la dipendenza di queste funzioni da
p1 è abbastanza debole. Se ad esempio valutiamo la pressione a valle dell’onda d’urto che propaga,
questa è legata al numero di Mach, al tipo di gas e alla pressione a monte, secondo la relazione di
Rankine-Hugoniot:
p2 2γ  2 
=1+ M1 − 1
p1 γ+1
dove M1 è il numero di Mach dell’urto all’istante considerato. Ovviamente tale valore sarà elevato e
molto maggiore dell’unità; essendo poi il termine coi γ dell’ordine di 1, allora potremo riscrivere la
relazione come

p2 2γ w2 2γ w2 2 w2 2
= ⇒ p2 = ρ1 RT1 2 = a21 ρ1 2 = ρ1 w2
p1 γ + 1 a21 γ+1 a1 γ+1 a1 γ+1

Ipersonica
2.5 Analogia con le onde di esplosione 31

evidenziando così il fatto che p2 non dipende esplicitamente dalla pressione p1 a monte ma dalla
densità.
A questo punto, per trovare una soluzione applichiamo l’analisi dimensionale. Osserviamo che le
due grandezze di interesse (p e rSH ) presentano ora una dipendenza unicamente da tre parametri
dimensionali e uno adimensionale (γ), ovvero

rSH = rSH (t, E, ρ1 , γ) p = p(t, E, ρ1 , γ)

per cui vediamo se è possibile ridurre il numero di parametri. Per far ciò, si sfrutta il teorema di
Buckingham, secondo cui nella formulazione più generale, se abbiamo una relazione in cui compaiono
n grandezze dimensionali e tra queste ci sono m grandezze fondamentali (ovvero tutte quelle grandezze
indipendenti tra loro e in numero sufficiente a descrivere completamente lo spazio dimensionale di
interesse, che sono lunghezza, massa, tempo, etc.) allora possiamo adimensionalizzare la relazione in
esame con un numero n − m di gruppi adimensionali.
Nel caso in questione, le n = 4 grandezze fisiche che compaiono hanno le dimensioni delle seguenti
grandezze fondamentali:

rSH = [L]
t = [t]
E = [M L2 t−2 ]
ρ1 = [M L−3 ]
(2.30)

per cui, complessivamente, le grandezze fondamentali che appaiono sono lunghezza L, tempo t e massa
M , ovvero m = 3. Di fatto, la relazione dell’evoluzione del raggio può essere riscritta in modo da far
comparire un solo gruppo adimensionale (n − m = 1), il quale (essendo presente già una grandezza
adimensionale come γ) verrà espresso come

Π = Π(γ)

Questo gruppo Π deve essere una grandezza adimensionale ricavata dalla combinazione delle n grandezze
dimensionali che si hanno nella relazione. Ovviamente è possibile trovarne infiniti di questi gruppi; è
utile comunque mantenersi bassi con gli esponenti: imponendo che l’energia E abbia esponente unitario,
di conseguenza si ottiene
E t2
Π= 5 = Π(γ)
ρ1 rSH
Andando a riesplicitare il raggio dell’onda d’urto sferica si ottiene banalmente:
s
0 5 E 2/5
rSH = Π (γ) t (2.31)
ρ1

che è di fatto la soluzione cercata in cui è tutto noto, a meno di una funzione del solo rapporto γ,
ossia del tipo di gas. Se dunque si riesce a determinare (ad esempio sperimentalmente) il valore della
funzione di Π per le esplosioni in aria, allora tale valore sarà valido per tutte le esplosioni in aria, in
modo da ricavare una soluzione.
Si può procedere analogamente per l’evoluzione della pressione p e pervenire ad una soluzione (omettendo
i passaggi) del tipo:
s 2
E 2 ρ3 E
fp (γ) = 5 61 fp0 (γ) ρ1 t−6/5
5
⇒ p=
p t ρ1

Tutto ciò è valido nel caso di esplosioni puntiformi. Se ci riferiamo a esplosioni piane o cilindriche
otteniamo dei risultati simili: l’unico parametro che cambia, come già visto in precedenza, è l’energia
rilasciata.

Appunti dalle lezioni


32 Capitolo 2. Flussi ipersonici non viscosi

Nel caso dell’esplosione puntiforme, l’energia infatti viene considerata in joule, mentre negli altri due
casi non sarà così:
• nell’esplosione piana, l’energia rilasciata sarà per unità di superficie, per cui si otterrà:
s
2 −2 −2 −2 0 3 E 2/3
E = [M L t L ] = [M t ] ⇒ rSH = Π (γ) t
ρ1
• nell’esplosione cilindrica, l’energia rilasciata sarà per unità di lunghezza, per cui si otterrà:
s
2 −2 −1 −2 0 4 E 1/2
E = [M L t L ] = [M L t ] ⇒ rSH = Π (γ) t
ρ1
Prima di andare a valutare l’applicazione di tali soluzioni al caso dei corpi con punta tozza, cerchiamo
di capire quanto siano accurati i risultati ottenuti. A tal fine, vediamo alcune immagini.

(a) Esplosione a t = 15 × 10−3 s.

(b) Esplosione a t = 127 × 10−3 s.

Figura 2.18 Immagini dal Trinity test del 16 luglio 1945 in New Mexico, USA, primo test di
un’arma nucleare della storia (da [32] − https://www.youtube.com/watch?v=7dfK9G7UDok&t=50s).

Ipersonica
2.5 Analogia con le onde di esplosione 33

A metà degli anni ’40, con l’avviarsi verso la conclusione della seconda guerra mondiale, cominciano
a susseguirsi numerosi test di armamenti nucleari, soprattutto negli USA, nell’ambito del progetto
Manhattan. In Fig. 2.18 sono riportati dei frame del filmato del primo test atomico della storia, in cui
è evidente la propagazione nel tempo dell’onda d’urto sferica provocata dall’esplosione della testata
nucleare. È ben visibile il fronte d’onda a due diversi istanti.

Figura 2.19 Le misure sperimentali dell’esplosione giacciono su una linea inclinata di circa 45◦ rispetto
agli assi, il che rappresenta una buona conferma della formula teorica basata sull’analisi dimensionale
(da [36]).

Mettendo insieme i dati teorici con quelli sperimentali, e cioè confrontando l’Eq. (2.31) con le misure
ottenute dall’esplosione in Fig. 2.18, si nota che effettivamente i primi seguono in modo abbastanza
precisi i secondi: in Fig. 2.19, le croci rappresentato i dati sperimentali, mentre la linea continua
rappresenta l’Eq. (2.31), essendo
5
rSH ∝ t2/5 ⇒ log rSH ∝ log t
2
Negli anni ’50, agli albori della guerra fredda, il fisico Geoffrey Ingram Taylor (autore dell’articolo [36]
da cui sono prese le tre precedenti immagini, presente il giorno del Trinity test) utilizzando le equazioni
appena determinate provò a stimare la potenza emessa dall’esplosione dalla sola visione delle immagini.
Queste stime furono talmente precise che i servizi segreti americani lo interpellarono, credendo avesse
accesso ad informazioni riservate.

” [...] G. I. was not popular with the US authorities when he deduced an accurate yield from an
unclassified publicity film of the 1945 test explosion (which unwisely also showed the elapsed time).
Not only did he make the calculations, but he published the results in Proceedings of the Royal
Society at a time (1950) when this was still regarded as highly sensitive information which could
only be deduced from elaborate ground-based measurements of the pressure and the blast effects
of the explosion.4

Vediamo ora come utilizzare questi risultati nel caso dell’analogia con le onde di esplosione, in modo da
poter descrivere i flussi ipersonici intorno a corpi con punte tozze con le stesse soluzioni. Consideriamo
il caso di un’esplosione piana: si immagini un corpo bidimensionale a punta tozza di spessore pari a d
che deve attraversare uno strato di fluido spesso dx, Fig. 2.20.
4
https://www.annualreviews.org/doi/full/10.1146/annurev.fluid.29.1.1.

Appunti dalle lezioni