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litispendenza-continenza-

connessione
Diritto Processuale Civile
Università degli Studi di Siena
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LITISPENDENZA, CONTINENZA, CONNESSIONE

Gli artt. 39-40 individuano ed in parte disciplinano tre fenomeni distinti: la


litispendenza, la continenza, la connessione.

Si ha litispendenza quando “una stessa causa è proposta davanti a giudici


diversi”: si tratta di identità totale degli elementi dell’azione per cui è lo stesso
diritto a farsi valere in giudizio, tra le stesse parti, davanti a giudici diversi. Se
entrambi i giudici potessero conoscere della (stessa) controversia, oltre ad aversi
un dispendio di attività processuale si aprirebbe la strada al formarsi di giudicati
praticamente contraddittori. Ecco perchè occorre eliminare uno dei due processi,
ossia quello instaurato successivamente, attraverso l’ordinanza di cancellazione
della causa dal ruolo emessa dal giudice adito per secondo (criterio della
prevenzione). Se invece le due cause (identiche nei loro elementi) fossero
instaurate innanzi allo stesso giudice si provvede ai sensi dell’art. 273 c.p.c. ossia
alla loro riunione.

Si ha continenza invece quando la litispendenza è parziale, nel senso che un


petitum assorbe in sé l’altro: in tal caso, oltre al normale criterio della
prevenzione utilizzato per risolvere la litispendenza, si aggiunge anche il
riferimento alla competenza, ed infatti, ai sensi dell’art. 39 II comma la continenza
è dichiarata con ordinanza dal giudice adito per secondo se il primo è competente
a decidere anche sulla controversia instaurata successivamente (criterio della
prevenzione); mentre è dichiarata dal primo giudice se sia quello adito
successivamente ad essere competente anche per la prima causa (criterio
dell’assorbimento). In entrambi casi il giudice che dichiara la continenza fissa un
termine perentorio per la riassunzione innanzi al giudice competente. La
prevenzione è individuata sulla base della notificazione della citazione. Il tema
della continenza è strettamente correlato a quello dei limiti oggettivi del
giudicato nella fattispecie della deduzione frazionata in giudizio di rapporti unici:
es. domanda di pagamento del canone locatizio – domanda di accertamento del
contratto di locazione. La giurisprudenza, tendente ad allargare l’ambito
oggettivo dei limiti del giudicato al rapporto pregiudiziale e più ampio come un
antecedente logico necessario, tende a ritenere continente la domanda di
pagamento del canone estendendo il giudicato all’esistenza del contratto di
locazione. Per la dottrina (in linea con la soluzione accolta dall’art. 34 c.p.c. per i

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rapporti legati da una pregiudizialità tecnica) il rapporto tra le due cause sarebbe
di connessione per pregiudizialità (logica) e non di continenza.

Quando invece il rapporto tra due cause sia di identità solo parziale degli elementi
dell’azione (e comunque non di continenza) si verifica il diverso fenomeno della
connessione che il codice di rito non tratta direttamente ma solo come causa di
deroga alla competenza per territorio, in materia di intervento e di litisconsorzio
facoltativo.

Si possono suddividere le ipotesi di connessione in tre grandi ambiti:

1. Connessione per identità (totale o parziale) degli elementi dell’azione, a


sua volta suddivisa in connessione oggettiva o soggettiva;
2. Connessione per pregiudizialità-dipendenza, ossia quando già a livello
sostanziale esiste un legame tra rapporti giuridici per cui un fatto-diritto
(c.d. pregiudiziale) autonomamente deducibile come petitum in un
processo, abbia rilevanza costitutiva, modificativa, estintiva, impeditiva
rispetto a un diritto fatto valere con altra domanda (c.d. dipendente o
pregiudicata). Si parlerà di pregiudizialità “tecnica” se il rapporto
pregiudiziale intercorre tra soggetti (A-B) in parte diversi rispetto alle parti
(B-C) del processo dipendente, si parla di pregiudizialità “logica” se i
rapporti, pregiudiziale e dipendente intercorrono tra le stesse parti. La
giurisprudenza tende a ridurre questa seconda ipotesi al fenomeno di
continenza.
3. Connessione per mera identità di questioni di fatto o di diritto dalla cui
soluzione dipende in tutto o in parte la decisione su ciascuna controversia.
__________________

a) Sulla base di questa tripartizione si può affermare quindi che si parlerà di


connessione meramente soggettiva quando le due cause hanno in
comune solo le parti perchè proposte da o contro i medesimi soggetti
(es. cumulo nello stesso processo di domanda di rivendica, di condanna
al pagamento di un debito, di consegna di un bene compravenduto,
fondate su titoli diversi);
b) Si parlerà di connessione oggettiva invece sia per i casi di mera identità
di questioni di fatto di diritto, sia nei casi di pregiudizialità-dipendenza,
sia infine per identità di causa petendi o di petitum. In relazione ai casi di

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identità di petitum si suole ulteriormente distinguere tra connessione
per incompatibilità, per alternatività, per deduzione in giudizio di
rapporto plurisoggettivo (identità di causa petendi e petitum insieme).
Le ipotesi sub a) non creano particolari problemi di contraddittorio ma
piuttosto in ordine ai limiti oggettivi del giudicato; le ipotesi sub b) si
intrecciano col problema dei limiti soggettivi del giudicato.
Le esigenze che giustificano la trattazione nel simultaneus processus delle
cause connesse sono diversamente prese in considerazione dal legislatore
a seconda della loro intensità e possono essere così riassunte:
- semplici ragioni di economia processuale per le cause connesse
“impropriamente” ossia per mera identità di questioni di fatto o di
diritto, consentendo al giudice di compiere una sola volta l’attività di
accertare fatti simili o interpretare la medesima norma giuridica. Il
rischio della mancata attuazione del simultaneus processus in tal caso è
rappresentato dalla mera disarmonia tra precedenti giurisprudenziali,
che nel nostro ordinamento non è considerato un disvalore, almeno dal
punto di vista formale.
- Stesso rischio deriva dalla mancata attuazione del simultaneus
processus in caso di connessione oggettiva per identità di causa petendi,
posto che l’accertamento sulla stessa è effettuato incidenter tantum e
non è coperto dal giudicato;
- Più intensi sono i rischi che derivano dalla mancata attuazione del
simultaneus processus in caso di connessione per pregiudizialità-
dipendenza generando la possibilità di un contrasto c.d. “logico” tra
giudicati, infatti, in assenza del simultaneus processus, si potrebbe
ammettere che una sentenza ad es. riconosca il diritto al risarcimento
del danno di un soggetto che si affermi proprietario del bene
danneggiato ed una seconda neghi l’esistenza del suo diritto di
proprietà, con ciò disarticolando a livello processuale l’unità sostanziale
dei rapporti.
Particolari ipotesi di connessione per pregiudizialità dipendenza sono
analizzate dal legislatore ai fini di uno spostamento della competenza: ad
es. la compensazione rappresenta un tipico esempio di connessione per
pregiudizialità-dipendenza che si verifica quando il convenuto eccepisce
l’esistenza di un controcredito con efficacia estintiva della pretesa attorea e
la cui inesistenza diventa quindi pregiudiziale rispetto all’esistenza del

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petitum. Ora se il diritto vantato dell’attore si fonda su un titolo non
controverso, opera l’istituto della condanna con riserva di eccezioni, da far
valere innanzi al giudice superiore, derogando alla regola generale di
rimessione al giudice superiore dell’intera causa. Mentre in caso contrario
rimette la causa al giudice superiore. Normalmente l’eccezione del
convenuto non influisce sulla competenza, ma in tal caso la prassi
applicativa riconduce l’eccezione di compensazione ad uno di quei casi in
cui ex art. 34 c.p.c. sia necessario accertare la questione pregiudiziale con
autorità di cosa giudicata.
La riconvenzione invece, disciplinata dall’art. 36, rappresenta un altro
esempio di connessione che può limitarsi ad essere soggettiva, se con essa
il convenuto non fa altro che approfittare dell’instaurazione del processo
per proporre una domanda del tutto svincolata da un nesso con la
domanda attorea, o ancora trattarsi di connessione oggettiva per identità
di causa petendi (ed anche in tal caso non ha carattere difensivo perché
non contesta l’esistenza del diritto dell’attore), o infine può essere
connessa per pregiudizialità-dipendenza, dal momento che la domanda del
convenuto si fonda sul titolo che appartiene al processo come mezzo di
eccezione, comportando ciò una incompatibilità tra domanda principale e
riconvenzionale, cosa che si verifica anche quando il convenuto si affermi
come titolare di un diritto autonomo ed incompatibile (connessione per
identità di petitum).
- Ancora più intense sono le esigenza del simultaneus processus quando
la connessione sia per identità di petitum, potendo aprire la strada
eventuali decisioni difformi al conflitto “pratico” di giudicati.
In definitiva le esigenze sopra esaminate (economia processuale, evitare
il rischio di conflitto, logico, o peggio, pratico, di giudicati) possono
scontrarsi con altre che invece depongono a favore della trattazione
disgiunta o separazione delle controversie, ossia la ragionevole durata
del processo e l’effettività della tutela giurisdizionale, e pertanto le
prime devono soccombere rispetto a queste ultime come confermato
anche dagli artt. 40, 2° comma, 103, 2° comma, 104, 2° comma, 279, 2°
comma , n° 5.

Riferimenti bibliografici
C.Mandrioli – Corso di diritto processuale civile, editio minor (2012) Giappichelli

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A. Proto Pisani – Lezioni di diritto processuale civile, terza edizione, Jovene
Dispense del prof. Remo Caponi (disponibili on line)

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