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LA MUSICA PER TUTTI

Giulia Torti

La musica in ospedale, per stare meglio:«I bimbi così si esprimono anche senza parlare»

La musica è un’arte capace di offrire sia ai bambini che agli adulti un’ampia gamma di azioni
creative e connessioni tra sé stessi, con gli altri e con il mondo circostante

La musica ha sicuramente due principali effetti sull’essere umano:

- il primo riguarda l’influenza che la musica ha sul tono dell’umore (chiunque avrà provato
almeno una volta nella vita quella sensazione di serenità o allegria ascoltando un brano
musicale preferito);
- il secondo, invece, riguarda la memoria e il potere che esercita in questa. Riascoltare un
brano può evocare emozioni o sensazioni provate il primo momento che si era entrati in
contatto con la musica.

Quindi si può affermare che la musica abbia un’influenza sulla memoria dell’essere umano, capace
quindi di coinvolgere, anche a livello terapeutico, persone malate o affette da patologie che
colpiscono la mente. Il nostro obiettivo deve essere quello di creare situazioni di benessere
nell’animo umano attraverso la musica. Anche il semplice ascolto, dal jazz o alla classica, può
evocare momenti felici o migliorare semplicemente lo stato d’animo del paziente. La musica, oltre
che un gioco o una distrazione, può e deve diventare un momento di socializzazione ma anche un
momento di introspezione, di ricerca delle emozioni e sensazioni interne, la capacità di tirare fuori
qualcosa nascosto dentro o semplicemente avere un obiettivo, quello di saper suonare o sapere
cantare. Ma soprattutto lasciarsi andare. La musica che intendiamo proporre non è una terapia ma
piuttosto si avvicina a ciò che può essere una riabilitazione, in grado di favorire lo sviluppo dei
processi cognitivi, di aiutare e sostenere il malato nella guarigione o semplicemente accompagnarlo
nel proprio viaggio. La musica deve in qualche modo potenziare quelle abilità di memoria o di
attenzione incidendo sulla sensibilità e sul comportamento dell’individuo.

Nella musicoterapia, ad esempio, si utilizzano diversi metodi a seconda delle condizione dei bisogni
dei pazienti. Le diverse esperienze musicali, siano esse di coinvolgimento attivo o basate sul
semplice ascolto, hanno l’obbiettivo comune di aprire uno spazio di ascolto e di scambio tra
paziente e terapeuta. I bambini più piccoli e le persone con disabilità sono per lo più coinvolte in
attività musicali interattive come la condivisione di canzoni e musiche preferite oppure cantare e/o
suonare con semplici strumenti messi a loro disposizione per coinvolgerli attivamente, sempre in
relazione alle loro capacità, in esperienze espressive e piacevoli. L’obiettivo principale è quello di
favorire l’allentamento dello stato di tensione e sostenere la condivisione e l’espressione di
emozioni complesse e difficili connesse alla malattia e all’ospedalizzazione al fine di migliorare lo
stato psicologico complessivo dei bambini e dei loro familiari.

La magia della musica è un toccasana per molti bambini e ragazzi, capace soprattutto di curare i
bambini tristi in ospedale

Il compito che ci proponiamo è quello di restare accanto ai bambini durante la malattia, di aiutarli,
con la musica, a esprimere sentimenti come il dolore, la rabbia, la fatica, la frustrazione. Affinché in
quel momento non siano soli. Le note, che insieme costruiscono melodie, possono essere una cura
per affrontare il dolore fisico, suoni che diventano terapie contro l'ansia prima di un intervento
chirurgico, melodie che cullano i neonati prematuri per non farli piangere.

 Non è uno svago per stare allegri né un semplice passatempo. Forse queste cose sono una piccola
parte del tutto, ma c'è dell'altro. L’approccio con la musica aiuta a dare forma a quel momento della
vita che i bambini stanno attraversando, perché farlo con le parole , a volte, risulta più difficile. Gli
elementi che costituiscono la musica come il ritmo, l’armonia, la melodia e il suono, vengono utilizzati
per favorire la comunicazione, l’apprendimento, la motricità e l’espressione in base alle condizioni di
salute fisiche ed emotive delle persone. Ciò che vorremmo provare ma soprattutto verificare
l’importanza dell’utilizzo della musica all’interno dei reparti ospedalieri e proporre una riflessione
sull’impatto che avrebbe la musica nei pazienti. Cosa accade quando la musica entra in relazione
con il corpo umano? Quando si ascolta la musica si utilizza uno dei cinque sensi: l’udito e
attraverso questo si possono percepire una varietà di suoni prodotti dalla vibrazione di un corpo in
oscillazione e per mezzo dell’organo dell’udito lo stimolo viene trasmesso al cervello il quale lo
propaga al sistema nervoso, producendo sensazioni. L’insegnante che opera non vuole “sostituirsi”
ad un terapeuta per “improvvisare” cure particolari o tirare fuori da ciascuno di loro emozioni nella
speranza di guarire. Lo scopo è uno e più importante: l’educazione, nel senso più ampio e completo
del suo significato. Un processo di “riabilitazione” attuato dall’insegnante attraverso il suono può
inoltre cercare di rimuovere la condizione di emarginazione dovuta allo stato del bambino malato,
facendolo sentire normale e uguale a tutti gli altri.

Studi

Numerosi studi scientifici dimostrano che la musica ha il magico potere di curare. La musica di
Mozart, ad esempio, ha effetti benefici sulla pressione, ma più in generale indiscussi sono gli effetti
benefici di tipo psicologico sul paziente e sullo spirito con cui affronta la degenza e vive il luogo di
cura. La musica è presente in ogni età dell’uomo e in ogni cultura, dalla nascita, attraverso le
vibrazioni che il corpo materno riceve, produce e trasmette, fino alla vecchiaia. Accompagna
l’essere umano in ogni sua attività e lo aiuta ad esprimere le sue emozioni. Sin dall’antichità la
musica e la medicina hanno sempre mantenuto una stretta relazione. Col passare degli anni, lo
studio ha permesso di poter analizzare sempre più approfonditamente il legame tra la musica e il
cervello e l’evoluzione di strumenti tecnologici come la Risonanza magnetica funzionale (fMRI) o
la Stimolazione magnetica transcranica (TMS) ha permesso di visualizzare le parti attive del
cervello durante l’elaborazione degli stimoli musicali dimostrando che lo stimolo sonoro musicale è
capace di attivare più aree cerebrali distinte tra loro. la musica produce plasticità cerebrale, cioè
l’apprendimento musicale è in grado di produrre effetti sulla plasticità cerebrale, modificando aree
importanti non solo per la musica ma anche per le abilità cognitive/percettive non musicali, le quali
possono giocare un ruolo nella lettura, come per esempio la dislessia. Infatti l’abilità musicale
sembra sia direttamente associata alla consapevolezza fonologica e alla capacità di lettura. Quindi la
musica può perciò intervenire sui disturbi della sfera espressivo-comunicativo-relazionale.
Anche  il semplice ascolto della musica attiva il sistema dopaminergico della gratificazione
risultando, quindi, un ottimo strumento per la riabilitazione.
La musica cura, esercitando un'azione profonda sul cervello
La musica è un toccasana per la salute, ha un enorme potere terapeutico che spazia tra le malattie
più disparate: aiuta contro i disturbi dell'umore, il disagio psichico, la depressione e una svariata
quantità di sindromi cliniche come i deficit di lettura e di apprendimento, l'autismo, la demenza, le
malattie neurodegenerative. La musica è in grado di confortare il paziente nei momenti più bui, ne
migliora l'umore e stimola la memoria autobiografica, facendo riaffiorare ricordi personali e
rafforzandone l'identità, con effetti positivi anche sulla demenza. E non è tutto! La pratica musicale
esercitata abitualmente anche solo come hobby costituisce un importante metodo per rinforzare la
cosiddetta "riserva cognitiva", ovvero quel bagaglio di funzione cerebrale che in età anziana fa da
contrasto allo sviluppo della demenza. Alcuni studi, infatti, hanno dimostrato che, a prescindere dal
sesso, dalla salute o dalla forma fisica degli individui, suonare uno strumento musicale comporta
una riduzione della probabilità di sviluppare una demenza senile. Ad esempio, si è visto che
pazienti incoraggiati a suonare su un pianoforte melodie con mano o braccio "paretici",
riacquistarono più rapidamente le loro abilità motorie fini, migliorandole in termini di precisione e
scorrevolezza, rispetto alla terapia riabilitativa tradizionale.
    Allo stesso modo, diverse ricerche hanno dimostrato l'efficacia del canto terapeutico nel recupero
di pazienti affetti da afasia (problema del linguaggio spesso conseguente a un ictus) e Parkinson, ma
anche nel trattamento della balbuzie e dei disturbi del linguaggio non fluente. 

Ma torniamo ai protagonisti: i bambini. La musica è un mezzo di comunicazione anche là dove le


parole divengono inaccessibili; essa permette di comunicare attraverso un codice alternativo rispetto
a quello verbale. Le stimolazioni musicali possono suscitare miglioramenti nella sfera affettiva,
motivazionale e comunicativa.

In ambito terapeutico la musica è utilizzata in un’ampia varietà di disordini, quali: sindromi d’ansia
e di depressione d’umore, disordini cognitivi e neurologici: autismo, epilessia, demenza, stati di
coma o stati vegetativi; disordini del linguaggio; disordini del movimento: morbo di Parkinson,
atassie, spasticità, disordini dell’ equilibrio. La musica Stimola le capacità cognitive, i ricordi e
l’attività motoria. Ha potenzialità terapeutiche e preventive, in particolare verso chi soffre di
disturbi neurologici”. A parlare è il professor Enrico Granieri direttore del corso di
perfezionamento e di formazione “Musica e musicoterapia in neurologia” promosso
dal Dipartimento di Scienze biomediche e chirurgiche specialistiche dell’Università di Ferrara. 

Musica e ansia

La musica può intervenire nella gestione dell'ansia e della depressione associate alla malattia e
all’ospedalizzazione, alla non accettazione del proprio stato, servendosi anche solo come momento
di svago

La musica può essere utile anche nella percezione del dolore nelle manovre dolorose
nell’elaborazione dei vissuti connessi alla malattia.

diminuzione della percezione ospedalizzata permettendo una socializzazione con altri pazienti e,
dove possibile, un lavoro integrato tra paziente/familiari.

La musica ha il potere di diminuire gli svantaggi sociali di un handicap fisico o psichico ed insieme
a abbattere le barriere sociali edificate nei confronti dell’handicap stesso. L’oggetto di intervento
non è la malattia in prima istanza, bensì ciò che dalla malattia deriva in termini di perdita di
funzioni(fisiche, psichiche, sociali) e la conseguente emarginazione cui è sottoposto il soggetto. Il
lavoro condotto con la musica mira a diminuire quelli che sono gli handicap ovvero le complicanze
derivate e conseguenti un deficit, cercando di potenziate le risorse residue della persona così da
rafforzarne l’abilità e la competenza. Al tempo stesso si lavora affinché queste risorse residue
possano integrarsi tra loro e contribuire alla creazione ed al miglioramento di altre funzioni
deficitarie. Una nozione che abbiamo quindi è che la musica può provocare non solo cambiamenti
psicologici relativi all’umore, ma anche cambiamenti fisiologici nella frequenza cardiaca e
respiratoria e in altri ambiti che rispecchiano i cambiamenti dell’umore. L’effetto ansiolitico della
musica è noto a ogni persona che ascolta il pezzo musicale preferito dopo una giornata stancante.
una musica forte, ritmica e veloce tende a farci sentire pieni di vitalità, o persino induce la voglia di
ballare; una musica lenta, soft, conduce a uno stato di calma, persino di malinconia.

 MUSICA E BALBUZIE

Il trattamento diretto della balbuzie, molto tecnico e basato su esercizi di respirazione,


coordinazione fono-respiratoria e tecniche varie di emissione vocale, è difficilmente applicabile,
soprattutto per la scarsa consapevolezza che i soggetti interessati hanno del problema, per cui si
lavora indirettamente sullo strumento “voce”, sul ritmo e sulla coordinazione motoria: è proprio
questo il fulcro fondamentale che integrerebbe musica e logopedia. 

MUSICA E AUTISMO

Nel caso dell’autismo infantile la musica rappresenta la prima tecnica d’approccio poiché
approcciarsi ad un’arte non necessariamente verbale, permettere al bambino autistico di stabilire un
canale di comunicazione con il mondo esterno. In modo particolare il suono genera risposte
significative quali la variazione delle frequenza cardiaca, di quella respiratoria, dell’attività
muscolare. Dobbiamo ancora far riferimento all’opera più volte ricordata del grande studioso di
psichiatria e musicoterapia Rolando Benenzon che individua nella musica “l’oggetto mediatore” tra
il bambino autistico e la realtà esterna identificando in particolare nel suono quell’entità che riesce
ad inserirsi, mediante l’ascolto, negli “innumerevoli pori invisibili” che caratterizzano “la cappa di
cristallo” di cui è avvolto.

MUSICA E SINDROME DI DOWN

L’ascolto di musica è inoltre particolarmente gradito al bambino affetto dalla sindrome di Down.
Egli “ha uno spiccato desiderio di musica, sente abbastanza intensamente il ritmo, ostenta piacere
all’ascolto di brani musicali soprattutto molto melodici, che spesso favoriscono l’espressione di
atteggiamenti affettivi e sorreggono le tensioni emotive. La musica è un segnale di “compagnia”
(cantare per sentirsi uniti è un comportamento che si identifica con la funzione dei canti rituali,
degli inni, dei canti di guerra, ecc.) e può incutere coraggio e alleviare stati di malinconia.
Progettare e proporre un percorso produttivo-musicale, centrato prevalentemente sull’ascolto e sulla
vocalità di gruppo, che sia effettivamente a “dimensione bambino” e, dunque, nel quale tutti
possano facilmente inserirsi, contribuisce non poco a riequilibrare la percezione di “sè” del bambino
in difficoltà che potrà ritrovare nel cantare insieme la spinta emozionale necessaria ad affrontare
con successo i problemi che l’orientamento spaziale gli procura.

Alla scoperta dell'Effetto Mozart


Nei primi anni novanta, un interessante studio condotto negli Stati Uniti ha dato vita alla "Teoria
dell'Effetto Mozart", che ha portato a ulteriori ricerche nel campo della musica e dei bambini. Lo
studio ha avuto luogo presso l'Università della California ed è stato condotto da Rauscher, Shaw e
Ky. In questo studio, gli studenti universitari sono stati divisi in tre gruppi:
1. Un gruppo ha ascoltato uno specifico brano di musica classica composto da Mozart
2. Un gruppo ha ascoltato altra musica ripetitiva.
3. Un gruppo ha ascoltato storie registrate.
I ricercatori sono riusciti a stabilire una connessione tra l'ascolto del brano di Mozart ed il
ragionamento spazio-temporale, cioè la capacità di pensare nel tempo e nello spazio. Hanno
dimostrato che l'ascolto di musica favorisce lo sviluppo di una certa area del cervello, quella
responsabile dell'orientamento e del ragionamento spazio-temporale. I risultati hanno aperto la
strada a molti altri studi che hanno cercato di esaminare l'effetto che diversi tipi di musica potevano
avere sulle attitudini umane e sullo sviluppo del cervello. Tali studi si sono interessati in particolare
all’influenza della musica sul cervello nei primi tre anni di vita, essendo il periodo in cui il cervello
si sviluppa e modifica maggiormente.
La musica è in grado di migliorare non solo le funzioni esecutive ma anche per quanto riguarda il
tono dell’umore, aumentando l’articolazione e l’espressione di pensieri positivi e riducendo l’ansia.

MOZART ED EPILESSIA

Uno studio ha documentato anche un’efficacia terapeutica nell’epilessia, evidenziabile in una


riduzione della durata e della frequenza delle crisi epilettiche, valutando l’efficacia riabilitativa
legata soprattutto all’ascolto della Sonata K.448 di Mozart in pazienti affetti da Sindrome di
Lennox-Gastaut, una rara forma di epilessia refrattaria farmaco-resistente. L’ascolto della sonata ha
dato prova utile nella riduzione della frequenza e durata delle crisi; è diminuita la durata dello stato
confusionale post-critico e sono migliorate la durata e la qualità del sonno; i pazienti si sono rivelati
più sereni, meno oppositivi, nervosi ed agitati rilevando anche un miglioramento della qualità di
vita dei pazienti. Gli effetti legati all’ascolto della Sonata in Re Maggiore per due pianoforti K. 448
sarebbero molteplici, tra i quali:

 incremento delle performance nel ragionamento spazio-temporale;


 potenziamento delle capacità di pianificazione e monitoraggio;
 velocizzazione delle risposte;
 miglioramento sul sonno, sull’ansia e sull’umore;
 riduzione della rigidità muscolare;
 normalizzazione delle risposte cardiovascolari;
 efficacia antiemetica;
 decremento dei livelli di cortisolo, beta endorfina, acido lattico e noradrenalina;
 facilitazione della neurogenesi e della rigenerazione neuronale;

Ascoltando quindi la musica di Mozart si è osservata una attivazione del flusso a livello della
corteccia prefrontale dorso-laterale (DCP), della corteccia occipitale, del cervelletto e dell’area 47
di Brodmann (a livello della corteccia frontale), aree fondamentali nel ragionamento spazio-
temporale. Pertanto, grazie a questo studio, si può trarre l’importanza che riveste la musica
nell’attivazione della corteccia uditiva, ma solo quella di Mozart è in grado di mettere in azione
anche le aree del cervello coinvolte nella coordinazione motoria fine, nella visione e
nell’elaborazione delle più alte funzioni cerebrali.

Presso il Policlinico Universitario di Catania è stato svolto uno studio per valutare l’effetto benefico
della musica mozartiana su pazienti affetti da una forma di encefalopatia epilettica refrattaria, la
Sindrome di Lennox-Gastaut, caratterizzata da una tipica triade sintomatologica. Per i 5 pazienti
reclutati, tutti in età giovane-adulta (25-35 aa), affetti da LGS con attività ictale sostenuta a
frequenza 3 plurisettimanale ed in terapia farmacologica stabile, lo studio si è articolato in un
colloquio iniziale, un trattamento riabilitativo domiciliare di quattro settimane ed un colloquio
finale. Nel colloquio iniziale è stato somministrato un questionario anamnestico, appositamente
strutturato, in varie sezioni, seguito dall’esecuzione di un video-EEG, con registrazione
dell’attività di base, seguita da registrazione in contemporanea all’ascolto del I Tempo della
Sonata KV 448 di Mozart. Il trattamento riabilitativo domiciliare si è svolto per le quattro
settimane successive all’incontro, con la cooperazione dei familiari. I pazienti hanno ascoltato
l’intera Sonata K. 448 per 2 volte al giorno, al mattino ed alla sera. Durante tale periodo i genitori
e/o gli assistenti hanno compilato dettagliatamente un diario delle crisi. Nel colloquio finale è stato
somministrato un questionario conclusivo, seguito da una registrazione EEG con e senza musica.

Alcuni aspetti comportamentali si sono modificati ed i pazienti si sono rivelati più sereni, calmi,
meno oppositivi, nervosi e agitati; anche il tono generale dell’umore ha riscontrato un
miglioramento, con maggiore partecipazione e collaborazione dei pazienti, nonchè minore tendenza
all’isolamento. Oltre ai dati sulla riduzione della frequenza e della durata delle crisi, il
miglioramento della qualità di vita dei pazienti rappresenta uno dei traguardi più significativi.

Il primo autorevole ricercatore dell’Effetto Mozart è stato Alfred Tomatis, medico, scienziato e
innovatore. sviluppò una tecnica che utilizzava musica modificata per stimolare le ricche
connessioni fra l'orecchio e il sistema nervoso al fine di integrare vari aspetti dello sviluppo umano
e del comportamento.  Egli, dopo anni di ricerca, arrivò ad affermare che la musica di Mozart ha un
effetto curativo sul corpo umano, perché agisce come un “motore” psicologico che modifica i
problemi emotivi e della comunicazione.

Tomatis e gli effetti terapeutici del canto


Il canto regola, rafforza e intensifica la respirazione, favorisce lo sviluppo del sistema uditivo, fa
vibrare il corpo e tonifica e calma il sistema nervoso. Attraverso il canto, si rivitalizzano gli organi
interni e vivificano tutto il sistema ghiandolare endocrino. La voce riflette lo stato fisico, emotivo e
spirituale dell’essere umano. Uno tra i più autorevoli ricercatori di questo campo è certamente il
compianto Alfred Tomatis. Dopo decennali ricerche sulle proprietà terapeutiche e cognitive del
suono, giunse ad affermare che la musica di Mozart è quella che determina il maggior effetto
curativo sul corpo umano. Negli studi di John Jenkins, del Royal College of Physicians, apparsi nel
1993 sul Journal of the Royal Society of Medicine, si affermava che grazie alla Sonata K448 di
Mozart, fatta ascoltare per dieci minuti al giorno dai pazienti affetti da epilessia, si era riusciti a
ridurre drasticamente gli attacchi epilettici.

LA MUSICA E IL RESPIRO

La musica è un mezzo attrattivo, appetibile, accessibile che incoraggia e motiva i bambini a


comunicare in maniera più intensa, più efficiente e confidenziale.

Ed ecco perché la musica ha un ruolo fondamentale già nei primi mesi di vita del bambino. Nel
momento in cui i bambini cominciano ad esplorare la loro voce, scoprono la loro forza nel creare i
suoni che emergono da loro stessi e infatti la musica e la voce umana aiutano a liberare
l’espressione di sé. Percezione, conoscenza del proprio corpo e movimento sono per tutta la vita in
stretta relazione con le nostre attività mentali, emotive, relazionali: già nel corso della prima
infanzia motricità e psichismo sono strettamente collegati, nonché due aspetti indissociabili di una
stessa organizzazione. Esplorare, conoscere, esprimersi attraverso il corpo e la voce non può
prescindere da due tappe fondamentali di questo percorso: il respiro ed il silenzio.

La coscienza del respiro e del ritmo respiratorio diventa essenziale, è il primo passo per far nascere
un movimento naturale e organico che coinvolga tutto il corpo. Il percorso da seguire, per
quest’anno, è stato quindi da noi progettato in due fasi:

Una prima fase dedicata al rapporto corporeo attraverso il musicale in più tappe:

 esplorazione delle proprie caratteristiche prendendo coscienza e accettazione di sé


 conoscenza e analisi del ritmo
 tatto/contatto
 consapevolezza di sé come entità, limiti corporei, la pelle
Una seconda fase così strutturata:
 respiro
 suono (emissione, ascolto, vibrazione)
 modulazione del suono vocale
 controllo
 sostegno/empatia/identificazione/sintonia
 coralità
 improvvisazione
 espressione libera
Come anello di congiunzione tra le due fasi abbiamo aggiunto un lavoro incentrato sulla postura per
la respirazione e l’emissione del suono vocale.
- camminata sonora: utilizzando diverse basi musicali sperimentiamo vari modi di camminare
esplorando potenzialità e limiti che li caratterizzano.
- nome musicale: ognuno a turno va dagli strumenti  e si presenta con uno o più suoni della
durata e intensità che vuole. Poi, finito il giro, andrà a suonare il nome di un altro che a sua
volta si alzerà e andrà a suonare quello di un altro ancora e così via
 improvvisazione musicale con strumentario Orff.

- gioco musicale: esercizi sulla respirazione e produzione vocale ad occhi chiusi.


- gioco musicale: esercizi sulla respirazione e produzione vocale ad occhi chiusi. A coppie,
c’è chi sdraiato respira ed emette suoni vocali mentre l’altro ascolta, guarda, si sintonizza
col respiro e chiedendo il consenso, tocca il compagno per sentirne le vibrazioni.

L’esperienza ci ha fatto notare come scoprendo e liberando la “propria” voce e raggiungendo uno


stato più sviluppato di coscienza del proprio corpo, si arrivi ad un senso di completezza come se i
pezzi di un intero andato distrutto vengano rimessi insieme. Naturalmente vi sono delle difficoltà
oggettive: l’utilizzo di muscoli su cui prima non ci si era mai soffermati.

IMPROVVISAZIONE MUSICALE

Anche l’improvvisazione musicale è molto importante in quanto si cercano e producono momenti di


dialogo sonoro scaturiti dalla parte interna del paziente focalizzandosi soprattutto sull’ascolto di sé
stessi. Infatti l’improvvisazione musicale rispecchia l’identità personale. Si da la possibilità di
esplorare e interagire con una vasta gamma di stimoli sonoro-musicali per poter, poi, raggiungere la
propria identità musicale. La musica non deve essere considerata esclusivamente una terapia ma
come un accompagnamento durante le terapie.

Musica e Asma

E’ risultata una riduzione dei sintomi nell’asma lieve portando effetti positivi sulla funzione
polmonare imparando a suonare uno strumento. Anche approcciarsi al canto e svolgendo gli esercizi
respiratori, riduce i sintomi.

ATTIVITA’ PROPOSTE

- Negli   incontri, vi saranno attività attraverso giochi di ascolto, canto, narrazioni,

- si  crea  un  contesto   nel quale   i   bambini  sono   portati ad immergersi nella musica, ad
immaginare,   comunicare,   esprimere   le   proprie emozioni

- utilizzando l'elemento sonoro e scoprendone l'infinita capacità di suscitare   stupore   e 


emozioni,  di ispirare   la fantasia e liberare le potenzialità espressive di ciascuno.

Ovviamente non si parla di una forma di esecuzione pubblica in un “palcoscenico speciale” per un
“pubblico speciale”: non è un concerto, né una performance, dove il musicista propone la sua abilità
e personale sensibilità nell’interpretazione di un repertorio alla ricerca di un consenso (applauso);
non è neanche una forma d’intrattenimento o di animazione dove l’attività musicale viene proposta
esclusivamente con finalità di distrazione o di divertimento e nemmeno un atto di generosità di
volontari di buon cuore, ma è, al contrario, un’attività altamente specializzata di relazione musicale
interpersonale realizzata da professionisti appositamente formati ad operare nei contesti di cura che
permetta al paziente di distrarsi, divertirsi, sentirsi importante, svolgere degli obiettivi.

MUSICA E DEMENZA

La musica viene sfruttata soprattutto per rafforzare le capacità cognitivo-motorie del paziente.
L’ascolto, risveglia la memoria ed il linguaggio in pazienti affetti da malattie neurodegenerative,
controlla l’agitazione associata alle demenze e riduce stati d’ansia e depressione. E Tra i linguaggi
della creatività, la musica si presenta come disciplina privilegiata per consentire il recupero di molte
facoltà perdute nel paziente con Demenza. Ciò non implica la sua unicità. Del resto, la citata Teoria
della Plasticità Neuronale fa riferimento all’importanza dello stimolo esterno. Tra le varie
possibilità, però, l’universo del suono e della musica sembra essere il più adatto a questa tipologia
di pazienti. La musica, infatti, prima o poi ha incontrato tutti e non esiste essere umano che non si
riconosca nella propria canzone. Parlando direttamente alle emozioni, la musica agisce sulla sfera
cognitiva, ormai compromessa, crea autentiche forme di contatto, con se stessi e con gli altri.

MUSICA E DISLESSIA

La dislessia, il disturbo della decodifica di lettura, è il caso più emblematico tra i disturbi specifici
dell’apprendimento (DSA) e  durante l’elaborazione fonologica, nei bambini con dislessia, viene
osservata una ridotta attivazione cerebrale nelle regioni temporo-parietali dell’emisfero sinistro,
risultate importanti per la lettura. Normalmente la musica è tradizionalmente associata all’emisfero
destro del cervello, però stato scoperto che processi musicali, come ad esempio la percezione del
ritmo, siano elaborati principalmente nell’emisfero sinistro, responsabile appunto dell’elaborazione
del linguaggio. I risultati di varie ricerche suggeriscono che l’impiego di queste regioni attraverso lo
studio musicale, possa facilitare lo sviluppo di una rete neuronale compensatoria bilaterale, che aiuti
i bambini con funzioni atipiche nelle regioni temporo-parietali dell’emisfero sinistro. Ad esempio, è
stato dimostrato che il picchiettamento (tapping) del numero di sillabe in una parola ad un ritmo
costante possa migliorare le prestazioni di spelling dei dislessici.

“La musica fa bene al cuore e all’anima”, diceva Platone.

L’ascolto della musica, in pazienti sani, migliora la connettività neuronale in regioni specifiche
mentre le attività musicali, come imparare a suonare uno strumento o cantare, promuovono la
plasticità cerebrale e inducono cambiamenti a livello della sostanza grigia e di quella bianca in
diverse aree cerebrali, e soprattutto in quelle fronto-temporali”.  In particolare, interventi terapeutici
basati sull’utilizzo della musica sono risultati efficaci nella riabilitazione dei pazienti con emiparesi,
conseguenza che si verifica nel 70% dei casi di ictus, e paralisi di un arto e terapie musicali attive,
come quelle basate sul canto, possono inoltre contribuire alla riabilitazione dei deficit afasici,
presenti nel 30% dei pazienti vittime di ictus. Bisogna, in qualche modo, sfruttare la musica per
rafforzare le capacità cognitivo-motorie del paziente, riuscendo quindi a stimolare la memoria ed il
linguaggio in pazienti affetti da malattie neurodegenerative e controllando l’agitazione associata
alle demenze riducendo stati d’ansia e depressione. 
La musica può essere usata per favorire il rilassamento del corpo, può consentire, attraverso la
ripetitività del ritmo, di lavorare su un piano emotivo-affettivo, dando anche la possibilità di
movimento attraverso il ritmo e la melodia. Il contatto con uno strumento musicale di qualsiasi
tipo (es. tamburo, maracas, triangolo, ecc. o materiale quotidiano come forchette, barattoli ecc.) e
dunque la relazione con un oggetto nuovo permette di “creare” dei suoni e può essere usato per
favorire la comunicazione, la relazione con gli altri, ma anche la gratificazione. E l’ambiente
musicale, inoltre, può divenire contenitore delle relazioni interpersonali tra un gruppo di persone
assumendo una funzione di socializzazione.

La musica, ha incontrato ognuno di noi e non esiste essere umano che non si riconosca nella propria
canzone. La musica è in grado di parlare direttamente alle emozioni, agendo sulla sfera cognitiva,
creando autentiche forme di contatto, con se stessi e con gli altri. È in grado di permettere
l’espressione di meccanismi e di conflitti inconsci che il soggetto è incapace di verbalizzare fino ad
una maggiore consapevolezza dell’ ambiente circostante e un maggiore coinvolgimento con sé
stesso. La musica quindi dà la possibilità di esprimersi in modo creativo. Permette anche di
sviluppare la capacità di orientarsi nell’ambito di un gruppo interagendo e socializzando con gli
altri.

MUSICA E NEUROSCENZE

La musica offre una opportunità per studiare numerosi aspetti delle neuroscienze come ad esempio
anche il semplice ascolto coinvolge ogni funzione cognitiva umana. Una delle tecniche scientifiche
più antiche per comprendere le funzioni cerebrali è quella di studiare le conseguenze a seguito di
lesioni al cervello. Un danno grave alla corteccia uditiva, ad esempio, può compromette l’abilità di
dare un senso ai suoni in generale. Ma talvolta lesioni a certe regioni della corteccia uditiva danno
come risultato un fenomeno inusuale: l’ amusia, in cui le persone non hanno problemi nel parlare e
nel comprendere le parole ma non sono più in grado di riconoscere delle note sbagliate inserite in
una melodia o a riconoscere persino il motivo più familiare. È interessante notare che il processo di
elaborazione neurobiologico del linguaggio si svolge soprattutto nella metà sinistra del cervello ed è
quindi naturale chiedersi se questa asimmetria di competenze si rifletta nella predominanza
dell’emisfero destro per la musica. Sono stati riportati molti casi di persone che hanno perso la
funzione della parola dopo aver subìto danni estesi in regioni dell’emisfero sinistro, ma che tuttavia
continuano a mostrare capacità musicali intatte e ad alti livelli. Studi recenti, ottenute con
l’attivazione funzionale del cervello, con registrazioni mediante risonanza magnetica e con studi
sulle lesioni, suggeriscono che una particolare area della corteccia uditiva nell’emisfero destro è
molto più specializzata per elaborare dettagliati dati sulle tonalità rispetto alla stessa regione situata
nell’emisfero sinistro. Note che sono vicine tra loro per tonalità sembrano essere meglio percepite
da neuroni dell’emisfero di destra.

Elementi fondanti dell’intervento sono l’esperienza musicale e la relazione tra il paziente e il


terapeuta che sono costantemente in un rapporto di interazione dinamica. l’instaurarsi di una
relazione tra paziente e terapeuta diviene il campo entro il quale la musica assume la sua funzione
terapeutica. Nel processo curativo, infatti, la musica ha il potere di attivare relazioni: tra mente e
corpo, tra paziente e terapeuta, tra paziente e musica stessa. l’intervento mira ad offrire al paziente
esperienze musicali-relazionali nell’ambito di molteplici livelli: sensoriale-corporeo, spaziale-
temporale, riparativo, empatico, relazionale, comunicativo ed elaborativo-mentale.