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All'età di 14 anni, Jethro, un elfo di 600 anni, mi ha trovata priva di sensi dentro al fiume

Vol A’Zuk, e ancora non si spiega come non sia morta annegata. Il primo ricordo della
mia vita risale proprio a quel momento, aprii gli occhi svegliata da un’ombra scura e
qualcosa di viscido che si spalmava sulla mia faccia: era un cucciolo di lupo che mi
leccava e annusava il viso. Non aveva un nome ma glielo trovai io: Il Cupo, un cane
lupo, un mezzosangue come me. Jethro mi portò nella sua casa, mi lavai e mi diede
degli enormi abiti puliti, poi ci sedemmo a tavola e mi servì uno spezzatino di cervo,
ma dopo il primo boccone il mio stomaco si chiuse e un enorme senso di disgusto
interiore mi pervase. Così, Jethro si diede da fare per procurarmi alimenti unicamente
di origine vegetale. Da quel giorno quell'uomo e quel lupo si presero cura di me, nella
loro casa in mezzo al bosco, anche se non ho idea del perché lo facessero. I primi
giorni nella casa di Jethro li trascorsi a dormire nel suo letto, assieme al Cupo, mentre
lui riposava su di una sedia, poggiando la testa su di un tavolo. Nei giorni seguenti,
grazie alle sue doti da falegname, mi costruì una casetta di legno su di un albero, nel
giardino di casa. La soprannominò ‘’Villa Blu’’. Blu, così mi chiamava, un po’ per il
colore che l’aria assume in quel momento della giornata che viene subito dopo il
calare del tramonto, momento in cui mi aveva ritrovata nel fiume, e un po’ proprio
perchè il blu ricorda il colore dell’acqua, luogo dove è avvenuto il nostro primo
incontro. Facevo spesso sogni agitati, ma al mattino non li ricordavo mai, tutto ciò che
ne restava erano domande sul mio passato. Sulla mia famiglia. Chi erano? Dov’erano?
Perchè mi avevano lasciata in quel fiume? A tratti dei ricordi mi tornavano alla mente,
ma erano talmente brevi che non avevo neanche il tempo di memorizzarli.
La mia passione per le piante si rivelò presto un amore incondizionato, un’affinità, che
tentavo di condividere con Jethro riempiendo la sua casa di piante, sperando potesse
trarne il mio stesso giovamento. Lui, pazientemente e amorevolmente,
sopportava...erano anni che non si sentiva felice nel vedere qualcuno felice.
Tuttavia, la pazienza di Jethro era inesauribile, ma lo spazio in casa no, per cui mi
lasciò usare metà del giardino per dedicarmi alle piante.
Una notte, un forte odore di fumo mi svegliò, e, affacciandomi da Villa Blu, vidi il
giardino completamente avvolto dalle fiamme. Quelle fiamme sembravano
attraversarmi lo sterno, gli occhi, l’anima, non ricordo di aver mai urlato tanto, ne di
aver mai provato tanto dolore. Una volta riusciti a spegnere quell’incendio, notammo
che sulla porta di casa era stato disegnato un simbolo con del sangue.
Quella notte, Jethro mi ha mostrato, tramite un piccolo specchio, una cosa di cui
ignoravo l'esistenza: un marchio sulla mia schiena identico a quello trovato sulla porta
di casa. Non ero mai riuscita a vederlo da sola. Dopodichè, lo disegnò su un pezzo di
carta che, da allora, porto sempre con me. Da quel giorno non facemmo più parola
dell’episodio, ma il mio umore peggiorò. Mi sentivo sola, indifesa, vuota. Solo la
compagnia del Cupo mi dava sollievo. Qualche giorno dopo tornai nel giardino
insieme al Cupo, e mi sedetti al centro di esso. Tanti pensieri mi passavano per la
testa, che finivano sempre con un “perchè?” Perchè qualcuno aveva voluto farmi del
male? Perchè qualcuno aveva fatto una cosa del genere a degli esseri indifesi, privi di
cattiveria, esseri viventi capaci di dare senza chiedere niente in cambio?
Non era giusto. Chiusi gli occhi, misi le mani sul terreno ed iniziai ad accarezzarlo, avrei
voluto potermi togliere un po’ di vita per restituirne a quelle piante.
Ma così non fu. Non del tutto, almeno: restai in vita, ma quando riaprii gli occhi le
piante erano rinate, più forti, alte e belle di prima. Alzando lo sguardo vidi Jethro alla
finestra che fissava la scena incredulo.
La sera, durante la cena, mi disse: “Blu, c’è qualcosa di buono dentro di te, non voglio
che vada sprecato. Domani voglio farti conoscere una persona.”
E così, l’indomani mi portò da un’elfa, Lija, una druida che nel corso degli anni mi
insegnò a sviluppare le mie capacità e a trasformare il mio amore in qualcosa di forte,
qualcosa con cui difendere le creature che tanto amavo e con cui difendere me
stessa. Inoltre, mi permise di accedere alla sua libreria in cui si trovavano molti testi
riguardanti le varie specie di piante e animali. Le giornate tornarono ad essere piene e
meravigliose: passavo il tempo nei boschi col Cupo ad osservare le piante e gli
animali, e il resto del tempo lo trascorrevo da Lija.
La natura era sempre più parte di me, ed io sempre più parte di lei, iniziavo a sentirmi
completa. Jethro notò tutto questo e una sera mi disse “Non c’è niente di più bello che
scoprire se stessi. Fatti un favore piccolina: non fermarti finché non sarai andata a
fondo nella tua ricerca.”
E, a proposito di natura, la vitalità di Jethro iniziò ad appassire con lo scorrere degli
anni. Mi presi sempre cura di lui, come lui aveva fatto con me...fino all’ultimo. Se ne
andò poco dopo che ebbi compiuto 19 anni, proprio nell’ora del crepuscolo, in mezzo
alla stessa luce blu nella quale ci eravamo incontrati la prima volta. Nei suoi ultimi
istanti ripeteva a me e al Cupo “Vi voglio tanto bene, restate sempre insieme e
prendetevi cura l’uno dell’altro, crescetevi a vicenda. E siate sempre parte del buono
che c’è al mondo.”
E, alla fine, Rimanemmo solo io e il Cupo. Lui è l’altra metà del mio cuore, mio fratello,
la mia famiglia, tutto ciò che ho. E questo mi basta.