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Emanuele Stracchi
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Boezio e il De Institutione Musica
Il pensiero del “nume tutelare” della musica nel Medioevo
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Corso di Laurea Magistrale in Scienze Filosofiche
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Relazione per il conseguimento di
“Ulteriori Attività Formative” / Tirocinio (6 CFU)
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A.A. 2016 - 2017

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Emanuele Stracchi
Università degli Studi Roma Tre
Dicembre 2016 - Gennaio 2017
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Boezio e il De Institutione Musica
Il pensiero del “nume tutelare” della musica nel Medioevo
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L’importanza di Boezio
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C’è sempre una domanda fondamentale, riposta
implicitamente tra le pagine di un buon testo di storia della
filosofia medievale. Per quale motivo il filosofo Severino
Boezio - nato da nobile famiglia a Roma intorno al 476 - fu
così importante per le generazioni successive?
Il suo nome è uno dei più citati all’interno dei trattati
dell’Età di Mezzo, specialmente sul problema degli
universali: alle questioni sollevate da Porfirio nell’Isagoge, egli
risponde sostenendo che gli universali esistono fuori dalla nostra mente, sono incorporei ma
non risultano separabili dagli oggetti individuali se non nel pensiero; genere e specie sono visti
come relazioni di “similarità”1. Il fatto di aver risposto ai quesiti lasciati insoluti da Porfirio e
di aver commentato Platone ed Aristotele, rende Boezio un pensatore fondamentale per i
teorici medievali.
Tra le opere di questo filosofo la più importante e allo stesso tempo la più famosa è
l’ultima, la Consolatio Philosophiae, composta come un misto di prosa e di versi tra il 523 ed il
524, quando egli si trova incarcerato a Pavia e attende il giudizio del re Teodorico. Le
circostanze della composizione rendono l’opera assai particolare. La Filosofia - che appare
personificata - è ciò che fornisce “senso” alle nostre esperienze ed essendo riconducibile ad
una ragione provvidenziale è per questo motivo “consolatoria”: offre risposte a questioni
cruciali, come la presenza del male nel mondo oppure l’intervento di Dio sulla terra; oltre a
questo Boezio aggiunge ampie considerazioni sul tema della libertà, della prescienza e
dell’eternità che divengono classiche per gran parte dei secoli successivi.
Nella sua speculazione teorica, Severino Boezio si occupa anche di ars musica ed arriva a
gettare le basi per l’estetica musicale medievale. Scritto un secolo dopo il De musica libri sex di
Agostino, concernente la metrica del linguaggio, il De institutione musica è composto da Boezio

1 Kenny, A., Nuova storia della filosofia occidentale, Filosofia Medievale, vol. II, Einaudi, Torino, 2012, p. 132
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con il chiaro intento di tradurre in latino il grande patrimonio della teoria musicale greco-
romana2: il trattato di cui stiamo parlando è l’unico pervenuto dalla tarda latinità.
Enrico Fubini3 ha sostenuto con decisione che se si scorrono i trattati musicali redatti
lungo l’arco del Medioevo si avverte un senso di ripetitività teorica, nonostante tutti i
mutamenti e i miglioramenti raggiunti, poiché le definizioni vanno a ricalcare imperterrite le
stesse del filosofo romano, preso come modello standard e soprattutto come una specie di
“nume tutelare della musicologia”4, una sorta di ipse dixit aristotelico.
Il motivo di tale importanza è la fortunatissima suddivisione tripartita che influenza
l’intera trattatistica medievale. Boezio ha l’intuizione geniale di dividere la musica in mundana,
humana e instrumentalis, una ripartizione di evidente matrice pitagorico-platonica, secondo una
scala di importanza decrescente. Per il filosofo, né l’esecutore né il compositore possono essere
definiti veri “musici”, in quanto il primo è legato alla pura tecnica strumentale, mentre il
secondo perviene ai suoi risultati in virtù di alcune predisposizioni naturali. Soltanto chi il
teorico può essere considerato “vero musico”, secondo una definizione cara a Platone, in
quanto non è distratto dalla prassi esecutiva e non è indotto istintivamente al comporre. Il
teorico, acuto indagatore dei fenomeni, dispone di una totalità di pensiero e ragione. Egli
conosce le regole matematiche che governano il mondo sonoro.
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La struttura dell’opera
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Il De Institutione è composto da cinque
libri. La ricca trattazione è però incompleta
nell’ultimo libro. L’autore scrive intorno al
500-507 ed espone le teorie classiche
pitagoriche, quelle di Platone, di Aristosseno
e di Tolomeo discutendo la loro validità e
plasmando un pensiero ibrido capace di
unificare le tradizioni contrastanti, dai
pitagorici agli armonisti, con lo scopo
principale di “tenere vivo, tra il V e il VI
secolo dopo Cristo, lo spirito della romanità nei decenni in cui l’Impero, declinato in
Occidente, lasciava il posto alle nascenti monarchie romano-barbariche sui territori delle
antiche provincie”, come spiega Massera5.

2 Cattin, G., La monodia nel Medioevo, EDT, Torino, 1991, pp. 98-99
3 Fubini, E., Estetica della Musica, Il Mulino, Bologna, 2003, p. 85
4 Fubini, op. cit., p. 86
5 Massera, G., Severino Boezio e la scienza armonica tra l'antichità e il Medioevo, Parma, Studium Parmense, 1976, p. 5
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Fortissima è l'eredità dell'opera del grammatico Censorino intitolata De die natali, alla
quale Agostino con il De musica e successivamente Boezio con il De Institutione si rifanno per
giustificare la musica intesa come scienza razionale6. Sostanzialmente, l’opera è una nuova
meditazione su problemi antichi, che il filosofo appena venticinquenne ripropone a se stesso
nel tentativo di dare contenuto a una materia molto complessa: così come è concepito, il
saggio è una finestra aperta verso la conoscenza delle dottrine greco-romane sull’armonia e
allo stesso tempo il saggio con il quale Boezio mostra il suo vivo e marcato sentimento verso la
disciplina musicale.
Come Boezio esprime la propria posizione nei confronti del problema degli universali
discutendo e sistematizzando i differenti punti di vista dei suoi predecessori, allo stesso modo
condensa nel De Institutione tutta la sapienza teorico-musicale dell’antichità, trasmettendo
all’Età di Mezzo il principale oggetto di discussione e confronto sull’ars musica.
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Libro Primo
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Il proemio dell’opera è dedicato alla natura etica della musica e al potere che essa ha nel
far vibrare le corde dell’animo umano. Nel primo libro, è di capitale importanza la divisione
della musica in tre specie: mundana, humana e instrumentalis. Queste sono semplicemente tre
diversi aspetti del termine musica. La musica mundana si rifà al concetto classico di musica delle
sfere, fondandosi sul concetto dell’armonia, e non su quello del suono. Questo primo genere è
il più importante dei tre, in quanto rappresenta il campo dell'indagine speculativa del teorico
che indaga sull'armonia cosmica perfetta. Non può udita dall'uomo e ciò indica ulteriormente
la sua perfezione. Scendendo idealmente verso il basso, la musica humana invece introduce una
concezione inedita della musica e viene descritta da Boezio come udibile da “chiunque
discenda in sé stesso”: rappresenta la metafora dell'unione tra razionale e irrazionale.
All'interno del De institutione Boezio non dà molto spazio a questo genere e pur
ripromettendosi di chiarirne il concetto in un altro capitolo, non vi sono tracce di ulteriori
argomentazioni. L’ultimo genere, la musica instrumentalis, è il gradino più basso e rappresenta
la musica eseguita dagli strumentisti. All'interno del trattato in questione Boezio si concentra
sulla regolarizzazione di tale pratica e sposta la sua indagine sul sistema acustico, ritenendo
necessario comprendere come la musica effettivamente prodotta colpisca i nostri sensi.
Questa necessità dimostra ulteriormente il bisogno di Boezio a non declassare del tutto la
dimensione dei sensi umani. Il primato della ragione sui sensi è l’importanza di conoscere la
musica in modo profondo, un concetto ribadito più volte in questo primo libro.
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Libro Secondo
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La seconda parte si concentra sull'aspetto scientifico e matematico della musica. Viene
richiamato l’archetipo filosofico di Pitagora, partendo dal concetto pitagorico di “essenza”

6Prodigo, S., La trattatistica musicale nella latinità medievale, Roma, Edizioni Aracne, 2014, pp. 52-58. Da questo
punto di vista si può aggiungere anche Eco, U., Arte e bellezza nell’estetica medievale, Bompiani, 1994, pp. 41-44
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intesa come un qualcosa di immutabile finché non è a contatto con la realtà materiale. Boezio
è deciso a dimostrare i fondamenti matematici della musica come scienza. Il discorso quindi si
concentra sui concetti di consonanza e classificazione degli intervalli: riveste sostanziale
importanza l’ottavo capitolo del Manuale di armonica di Nicomaco, dal quale Boezio riprende il
metodo pitagorico; basandosi specialmente sull’analisi delle proporzioni, va a creare i
fondamenti per la definizione quantitativa del semitono, smentendo le teorie di Aristosseno.7
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Libro Terzo
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Questo libro è una continuazione del precedente: il filosofo si sofferma su ragionamenti
di natura aritmetica e, in contrasto con le teorie di Aristosseno, dimostra l'infondatezza della
divisione precisa del tono in due semitoni dimidietates tonorum. Le tesi esposte in questi due libri
sono ampiamente confutate dalla moderna fisica acustica, ma il fine ultimo era in effetti
quello di dimostrare come la ragione fosse l'unica strada per dare alla musica consistenza
scientifica. Da un altro punto di vista vengono messi da parte i timidi tentativi di Aristosseno
di creare un seppur minimo compromesso tra ragione e percezione uditiva8.
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Libro Quarto
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Nel quarto libro Boezio si concentra fondamentalmente su due aspetti: la notazione
alfabetica greca (riproponendo le Tavole di Alipio e l’Introduzione all'armonica di Gaudenzio) e la
classificazione dei modi. Il primo argomento viene trattato senza approfondimenti particolari,
mentre la questione dei modi e delle complesse numeriche relative alla divisione del
monocordo in tre generi sono ampiamente argomentate e dimostrate. Sarà questa la parte
che servirà da base ai teorici carolingi di teorizzare gli otto modi ecclesiastici in cui
suddividere e regolarizzare il repertorio gregoriano.
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Libro Quinto
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Il quinto libro non ci è giunto per intero (solo diciannove dei trenta capitoli previsti) e si
basa in gran parte sugli Armonici di Tolomeo. Gli argomenti toccati in questo ultimo libro
riguardano la fisica acustica, ma le premesse espresse dal filosofo romano aprono le porte a
diverse riflessioni e commenti. Come già fatto in precedenza all'interno del trattato, “attacca”
le posizioni di Aristosseno, che metteva quasi sullo stesso piano il senso e l'intelletto, in favore
di quelle della scuola pitagorica, discutendo sul ruolo di sensus e ratio nella determinazione
dell’altezza precisa di un suono (la facultas) e affermando per l'ennesima volta l’impossibilità di
porre sullo stesso piano il senso e la ragione tutto a favore della seconda capacità.

7 In realtà si è poi dimostrato che Boezio ha condotto un’analisi sbagliata. Aristosseno è colui che sottolinea
l’importanza della via uditiva: fondamentale è la percezione, quindi egli è colui che nel pensiero greco scopre il
valore “estetico” della musica nel senso moderno.
8 Si veda Fubini, Estetica della musica, Il Mulino, Bologna, 2003, pp. 77-78 (discorso su Aristosseno)
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Interpretazioni degli studiosi:


uno sguardo a volo d’uccello sulle relazioni musica-armonia-etica
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Da quanto esaminato finora si intuisce l’importanza che ebbe questo trattato in epoche
successive, specialmente durante la rinascita carolingia, come base speculativa per la
creazione dell’octoechos, cioè i modi gregoriani, e di conseguenza per la sistematizzazione della
pratica vocale e dell’organizzazione dei canti dal IX secolo in poi.
Osservando la struttura generale dell’opera, il De Institutione è soprattutto un trattato di
armonia paragonabile - secondo Fubini9 - a molti altri trattati dell’antichità classica,
d’ispirazione fortemente pitagorica.
Cecilia Panti10 ha riassunto con notevole efficacia alcuni punti del trattato ai quali è
dovuta la straordinaria fortuna. In quest’opera - spiega la studiosa - l’autore si rifà in maniera
specifica alla matrice pitagorica, stabilendo “che la musica è la scienza del numero relazionato
al suono, e che la consonanza, cioè la fusione armonica dei suoni, è l’oggetto indagato nella
scienza musicale. Il numero è infatti inteso come il principio fondante dell’organizzazione
razionale del mondo, e la conoscenza scientifica è tale se la mente riesce a cogliere gli aspetti
numerici che stanno alla base del manifestarsi delle cose sensibili. Dunque anche il mondo dei
suoni, nella sua pluralità e diversità di espressioni, può essere indagato scientificamente.”
Inoltre, Boezio fa dei grandi riferimenti alla filosofia platonica, tanto che uno dei suoi
capisaldi di partenza è la dottrina etico-pedagogica di Platone. La musica è un dato
connaturato alla natura dell’uomo dal momento che gli esseri hanno una facoltà percettiva;
l’uomo percepisce la musica con i sensi e può ragionarci sopra in maniera razionale, e per
questo la musica è anche una scienza11. Sulla scia della Repubblica di Platone, Boezio è
convinto del grande potere educativo della musica. Quindi, “il fenomeno fisico del suono e
della musica è solo un aspetto di ciò che la musica è realmente. Musica è infatti la totalità dei
fenomeni naturali nei quali sono presenti ordine e armonia, a cominciare dall’espressione più
alta di tale ordine, cioè il moto regolare dei cieli.”12
L’idea è espressa nel trattato dividendo la musica stessa in tre grandi pilastri.
Boezio sostiene che “tres esse musicas”, la musica del cosmo, dell’uomo e degli strumenti,
cioè tre diverse realtà, unificate dal grande potere dell’armonia.
La musica umana è l’armonia dell’anima e del corpo, il riflesso dell’armonia cosmica,
secondo le dottrina esposte da Platone del Timeo e nella Repubblica. Per il filosofo romano -
continua a spiegare la Panti - “la musica dei corpi celesti è sonora e presenta un rapporto
armonico tra i suoni corrispondente all’ordine razionale che determina il moto dei pianeti.
Insieme alla realtà celeste, per Boezio anche la realtà terrena presenta armonia fra le sue

9 Fubini, E., L’Estetica Musicale dall’antichità al settecento, Einaudi, Torino, 1976, p.71

Panti, C., da Boezio e la musica delle sfere, pp. 368-369, in Storia della Filosofia, a cura di U. Eco e R. Fedriga,
10

EM Publishers, Milano, 2015


11 Fubini, op. cit., p.71
12 Panti, op. cit.
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componenti: infatti i quattro elementi che formano ogni sostanza materiale (terra, aria, acqua
e fuoco) sono in equilibrio e proporzione.”
La Panti continua la sua sintesi spiegando che per Boezio anche il ciclo temporale
scandito dalle rotazioni celesti presenta armonia e concordia, che si manifesta sulla Terra
tramite l’alternarsi delle stagioni. La musica umana, il secondo genere in cui il filosofo divide
la totalità della musica, è lo specchio di questa armonia cosmica che si può percepire
attraverso un’analisi interiore dalla quale emerge che l’anima, il corpo e la loro combinazione
nel composto umano sono componenti strutturati, secondo mirabili proporzione. Boezio
dimostra di seguire in toto l’idea platonica di armonia cosmica esposta nel Timeo, ma allo stesso
tempo cita a chiare lettere Aristotele (De Anima, III, 9), nel momento in cui decide di
sottolineare le due componenti dell’anima - cioè quella razionale e la sua controparte
irrazionale - che si trovano in perfetto equilibrio quando c’è un’esatta armonia psichica.
Il continuo richiamo ai principi morali si ricollega alla questione che il pensiero
modale13 - spiega Michele Chiaramida - si è configurato come speculazione sul potere
emozionante dei modi gregoriani, trovando la naturale origine dell’antichità greco-romana,
secondo la triangolazione Pitagora-Platone-Boezio, intesa in senso cronologico. La
concezione etico-musicale nell’Età di Mezzo è caratterizzata dal sapere greco filtrato
attraverso il pensiero dei Padri della Chiesa. L’attributo di scientia alla disciplina musicale
deriva quindi dal riferimento all’autorità di pensatori indiscussi come Agostino. In questo
caso, i teorici dell’età carolingia partirono dalle premesse culturali gettate da Boezio e
credettero ad ogni sua singola parola.
L’opera di Severino Boezio non è stata scevra di errori. Oltre all’attacco rivolto ad
Aristosseno, rivelatosi poi erroneo dalle indagini della moderna fisica acustica, a causa delle
ambiguità terminologiche nel De istitutione ci sono stati purtroppo numerosi errori nell’uso dei
significati concettuali, al momento del passaggio dal sistema greco a quello ecclesiastico degli
otto modi.
Nel testo di Chiaramida si argomenta la trattazione sugli equivoci e i fraintendimenti14:
a titolo d’esempio, il filosofo romano utilizza il termine latino modus accanto a quello greco
tonus per indicare indifferentemente le ottave di trasposizione; i medievali applicarono questa
struttura alle harmoniæ, convinti di ricostruire fedelmente gli antichi modi greci.
In realtà, il sistema fu definitivamente e completamente stravolto.
Il peso di un pensatore come Boezio in ogni caso è arrivato quasi inalterato sino a noi.
Perfino il compositore Luciano Berio lo ricorda nel suo brillante testo intitolato Un ricordo al
futuro, il saggio tratto dalle Lezioni americane tenute alla Harvard negli anni Novanta.
All’interno del capitolo Formazioni15 il Maestro cita apertamente il filosofo romano, a proposito
del problema sul Testo musicale, in relazione alla pratica e alla teoria compositiva. Per Berio,
il filosofo concepisce la musica come un testo “silenzioso” e come uno dei principali strumenti

13 Chiaramida, M., Opus Alienum. Funzioni e significati del Canto Gregoriano, Armelin, Padova, pp. 165-171.
14 Per un’analisi accurata ed approfondita si veda Chiaramida, op. cit., pp. 172-183
15 Berio, L., Un ricordo al futuro, Einaudi, Torino, 2006, pp. 8-10
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della speculazione filosofica: la musica è “armonica” perché governata dai numeri e le leggi
dell’universo posseggono anch’esse natura squisitamente musicale. La musica è strumento di
conoscenza e il sentiero più sicuro per giungere alle corde dell’anima più profonda passa
attraverso l’udito, influenzando il comportamento umano. Anche Berio intende sottolineare
questo valore - giunto sino ai tempi moderni - dell’elemento etico che è il substrato fondante
la musica, uno strumento logico universale che informa tutto di sé, riflettendo l’armonia
dell’universo, l’armonia dell’anima, l’armonia delle voci e degli strumenti.
Berio loda l’intento di Boezio nel voler creare una dimensione teoretica in parallelo ai
dati empirici e concreti della musica. Acquisire “in anticipo” l’esperienza sonora, significa
condizionare l’elaborazione e lo sviluppo del suono. Una prospettiva moderna che ci rende
l’idea dell’importanza dello studio approfondito di un autore latino come Severino Boezio
ancora nei nostri tempi postmoderni.
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Alcuni passi fondamentali dell’opera
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Viene riportato qui di seguito il testo originale di Boezio, nella traduzione riportata
all’interno delle Letture del testo La monodia nel Medioevo di Cattin16.
Il celebre secondo capitolo (tratto dal Libro Primo del De institutione musica) verte sulla
divisione della musica di cui si è parlato nel paragrafo precedente e nel Medioevo fu
un’indiscussa auctoritas per la concezione della musica, sino al Rinascimento.
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Colui che scrive sulla musica deve dapprima esporre in quante parti gli studiosi
hanno suddiviso tale materia. Esse sono tre: la prima è costituita dalla musica
dell’universo (mundana); la seconda dalla musica umana (humana); la terza dalla
musica strumentale (in quibusdam constituta instrumentis), come quella della cetra
(cithara), dei flauti (tibiae) e degli altri strumenti con i quali si può ottenere una
melodia.
La musica dell’universo, che va studiata soprattutto nei cieli, risulta dalla
compagine degli elementi o dalla varietà delle stagioni. Infatti, il meccanismo del
cielo (machina coeli) così veloce, come potrebbe muoversi in corsa muta e silenziosa?
Per quanto tale suono non giunga al nostro udito e ciò avviene necessariamente
per molteplici ragioni — il movimento rapidissimo di corpi tanto enormi non può
avvenire senza alcun suono, specialmente perché le corse orbitali degli astri sono
insieme collegate in un reciproco accordo (coaptatio) così perfetto che nulla si può
immaginare di ugualmente compatto e proporzionato. In effetti talune si
muovono in alto, altre più in basso e tutte girano con impulso tanto combinato
che dalla loro differente velocità risulta un ordine razionale nei movimenti. Perciò
non può essere estraneo a questo moto rotatorio dei cieli l’ordine razionale nella
modulazione dei suoni.
In verità, se una certa armonia non unisse le diversità e le contrarie potenze dei
quattro elementi, come potrebbero concordemente formare ciascun corpo e
organismo? Questa difformità produce l’avvicendamento delle stagioni e la
varietà dei frutti, ma nel contempo fa dell’anno una unità. Quindi, se si potesse

16 Cattin, op. cit., pp. 214-217


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con un atto della mente eliminare uno degli elementi che sono all’origine di tanta
varietà, tutto perirebbe e, per così dire, non rimarrebbe nessuna traccia di
consonanza E come nelle corde gravi c’è un limite del suono perché l’eccessiva
profondità non giunga al silenzio, e nei suoni acuti c’è un limite alla tensione
perché le corde troppo tese non si spezzino per l’eccessiva altezza del suono, ma
tutto sia perfettamente consonante e adeguato, così noi riconosciamo che nella
musica dell’universo nulla vi può essere di eccessivo da annientare le altre parti
con il proprio eccesso. Al contrario, ciascuna componente, qualunque essa sia, o
porta i propri frutti o aiuta le altre a portarli: infatti ciò che l’inverno indurisce la
primavera scioglie, l’estate riscalda, l’autunno matura; e le stagioni offrono
ciascuna i loro frutti o dànno alle altre il proprio contributo perché li portino. Ma
di questo tratteremo più avanti con maggiore ampiezza.
Che cosa sia la musica umana ognuno può capirlo esaminando sé stesso. Che
cosa infatti unisce al corpo l’incorporea vitalità della mente, se non un mutuo
ordinato rapporto (coaptatio), come se si trattasse d’una giusta combinazione di
suoni gravi e acuti per produrre un’unica consonanza? Inoltre che cosa può
associare tra loro le parti dell’anima, la quale - secondo la dottrina di Aristotele -
risulta dalla fusione dell’irrazionale con il razionale? E ancora: che cosa riesce a
mescolare gli elementi del corpo e a combinare le sue parti con reciproco
ordinato rapporto (coaptatio)? Ma anche di questo parlerò più avanti.
La terza parte della musica è quella ritenuta propria di alcuni strumenti. Essa è
prodotta dalla tensione, come nelle corde; dal fiato, come nei flauti, o in altri
strumenti attivati dall’acqua; dalla percussione, come negli strumenti la cui
concavità è percossa da una verga di bronzo, e da ciò vengono suoni diversi […].
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Un altro passo importante è il seguente, citato dal 33° capitolo del Libro Primo. In
sostanza Boezio spiega che il “vero musico” non è lo strumentista che possiede l’abilità
tecnico-manuale, ma è colui che attraverso la riflessione e la speculazione si dedica
propriamente al sapere teorico-musicale.
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Bisogna considerare che ogni arte (ars), come ogni disciplina, ha per sua natura
maggiore dignità di qualunque mestiere (artificium) che si esercita con l’attività
manuale dell’esecutore (artifex). E’ infatti molto più alto e nobile conoscere ciò che
qualcuno fa, che fare noi stessi ciò che qualche altro conosce, giacché l’abilità
manuale è a servizio come uno schiavo, mentre la ragione comanda come una
signora; e se la mano non eseguisse ciò che la ragione decide, ci sarebbe un inutile
caos. Quanto più degna è dunque la scienza della musica, intesa come
conoscenza teorica, del fare soltanto con l’opera e i gesti! V’è in questo una
superiorità uguale a quella della mente sul corpo: questo, se privo di ragione,
giace in servitù; la ragione invece comanda e lo guida verso il giusto; e se il corpo
non obbedisce al volere della mente, l’azione stessa, priva di ragione, rischia di
fallire. La contemplazione razionale non necessita di alcuna attività operativa,
mentre non potrebbe esserci opera delle mani, se queste non fossero guidate dalla
ragione. Quanto grandi siano la gloria e il merito della ragione si può capire dal
fatto che tutti coloro che esercitano un’attività fisica (corporales artifices) hanno preso
il nome non dalla disciplina ma dagli strumenti usati. Ad esempio, il citaredo è
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così chiamato dalla cetra, il flautista dal flauto e gli altri dal nome dei loro
strumenti. Musico è invece colui che con meditata riflessione si è dedicato al
sapere musicale non con la schiavitù dell’azione, ma con la signoria della
speculazione. E ciò che vediamo accadere nelle opere architettoniche e nelle
attività di guerra, nelle quali il nome è pur conferito in modo contrario
all’apparenza. Infatti gli edifici sono denominati e i trionfi celebrati nel nome di
coloro per il cui piano e comando furono intrapresi, non nel nome di coloro per la
cui prestazione e fatica furono realizzati.
Nell’arte musicale si possono distinguere tre generi di attività: la prima
concerne gli strumenti, la seconda crea i canti, la terza discerne e giudica l’opera
degli strumenti e il canto. Coloro che si dedicano agli strumenti e che in questo
esauriscono il proprio impegno, come i citaredi e quanti dimostrano la propria
abilità nell’organo e negli altri strumenti musicali, sono estranei alla intelligenza
della dottrina musicale perché agiscono da servitori - come già detto - e non
introducono nulla di razionale, essendo privi di ogni speculazione. Il secondo
gruppo che ha a che fare con la musica è quello dei poeti, i quali sono portati al
canto più da un istinto naturale che dalla ragione e dalla speculazione: per questo
anche la seconda categoria non deve ritenersi partecipe della musica. Il terzo
gruppo è quello che raggiunge capacità di giudizio per valutare i ritmi, le melodie
e il loro testo. Tutto questo, se avviene nell’àmbito speculativo della ragione, sarà
considerato affatto pertinente alla musica. Musico perciò è colui che possiede la
capacità di giudicare, secondo criteri razionali e speculativi appropriati e
convenienti alla musica, i modi e i ritmi, i generi delle melodie e la loro
mescolanza, tutti gli argomenti che spiegheremo più avanti e i carmi dei poeti.
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Una sintesi concettuale di lavoro su Severino Boezio, “l’ultimo degli antichi”
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Le fonti della filosofia boeziana: sono il platonismo, Aristotele, lo stoicismo.
Di fondamentale importanza è il problema degli universali (cfr. De consolatione philosophiae,
V, 5). Grande è l’influsso di Boezio sulla filosofia medievale.
Oltre ai commenti alle opere logiche aristoteliche, Boezio tratta i temi della libertà, del
male, della fortuna, della prescienza divina, del caso, del fato e della Provvidenza di Dio nel
De consolatione, compresa la felicità e il fine ultimo dell’uomo.
Celebri le definizioni boeziane di beatitudine (De consolatione, III, 2, 3) e di eternità (De
consolatione, V, 6, 4).
Tra le altre opere si ricordano il trattato sulla matematica (De arithmetica) e quello sulla
musica (De institutione musica).
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Alcuni spunti bibliografici (cartacei e tratti dal web)
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G. FRIEDLEIN, Anicii Manlii Torquati Severini Boetii De institutione arithmetica libri duo; De
institutione musica libri quinque, Leipzig, Bibliotheca Teubneriana, 1867. [ristamp. Frankfurt am
Main, Minerva, 1966.]
H. CHADWICK, Boethius. The Consolations of Music, Logic, Theology and Philosophy,
Clarendon Press, Oxford 1981 (it.: La consolazione della musica, della logica, della teologia e
della filosofia, Il Mulino, Bologna 1986).
P. COURCELLE, La Consolation de Philosophie dans la tradition littéraire, Éditions
Augustiniennes, Paris 1967.
P. COURCELLE, Neuplatonisches in der Consolatio Philosophiae des Boethius in W.
BEIERWALTES (ed), Platonismus in der Philosophie des Mittelalters, Wissenschaftliche
Buchgesellschaft, Darmstadt 1969.
A. CROCCO, Introduzione a Boezio, Liguori, Napoli 1975.
M. GIBSON, Boethius, his Life, Thought and Influence, Blackwell, Oxford 1981.
J. GRUBER, Kommentar zu Boethius De Consolatione philosophiae, de Gruyter, Berlin 1978.
J. MAGEE, Boethius on Signification and Mind, Brill, Leiden 1989.
R. McINERNY, Boethius and Aquinas, The Catholic University of America Press,
Washington D.C. 1990.
C. MOHRMANN, Introduzione in BOEZIO, La consolazione della filosofia, Rizzoli, Milano
41988, 11-53.
C. MORESCHINI, Introduzione in BOEZIO, La consolazione della filosofia, UTET, Torino
1994.
L. OBERTELLO, Severino Boezio, 2 voll., Accademia Ligure di Scienze e Lettere,
Genova 1974 (con ampia bibliografia di e su Boezio nel secondo volume)
L. OBERTELLO, Boezio e dintorni. Ricerche sulla cultura altomedievale, Nardini, Firenze
1989.
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Un’ottima sintesi del pensiero di Boezio:
http://www3.unisi.it/ricerca/prog/fil-med-online/autori/htm/boezio.htm
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Un articolo di Alessandro Ghisalberti a proposito dell’attualità di Boezio:
https://filosofiasuinavigli.files.wordpress.com/2011/02/attualita-della-consolazione-
della-filosofia-di-severino-boezio.pdf
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Su IMSLP:
http://imslp.org/wiki/De_Institutione_musica_(Boëthius,_Anicius_Manlius_Severinus)
ohttp://www.aseq.it/de-institutione-musica.html
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