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1) 

Che differenza c’è, secondo Kant, tra massime e imperativi? E tra gli imperativi ipotetici e quelli
categorici?

2)  In che cosa consiste il formalismo e l’anti-utilitarismo della morale kantiana?

3)  Che cosa accomuna e che cosa distingue la moralità dalla legalità?

4)  Illustra brevemente in che senso la morale kantiana è “autonoma” e quali sono le critiche mosse
da Kant alle morali “eteronome”.

5)  Illustra sinteticamente i postulati etici.

6)  QUESTIONE: in che cosa consiste il bene?

“Kant si trova nella piazza centrale di una piccola città sudamericana. Legati contro un muro vi
sono venti indios, la maggior parte atterrita dalla paura, qualcuno in atteggiamento di sfida; di
fronte a loro numerosi uomini armati in uniforme. Un omone con la camicia color cachi macchiata
di sudore, che risulta essere il capitano, dopo aver a lungo interrogato Kant, e aver appurato che si
trova lì per caso, al seguito di una spedizione botanica, gli spiega che quegli indios sono un gruppo
di abitanti presi a caso dopo una recente protesta contro il governo, e che sono sul punto di essere
fucilati per ricordare agli altri possibili contestatori gli svantaggi della protesta. Comunque, poiché
Kant è un onorevole visitatore straniero, il capitano è felice di offrirgli, come privilegio di ospite, di
uccidere lui stesso un indio. Se Kant accetta, allora, vista la speciale occasione, gli altri indios
saranno lasciati liberi. Se Kant invece rifiuta, Pedro farà quello che stava per fare quando Kant era
arrivato, li ucciderà, cioè tutti. […].”  

Che cosa deve fare Kant e perché? Nella risposta usa il linguaggio specifico dell’etica kantiana.

Risposte:

1) Le massime sono prescrizioni di valore puramente soggettivo, hanno un senso unicamente


individuale, infatti è possibile scegliere di seguirne una piuttosto che un’altra. (es. andare tutti i
giorni a correre, non arrivare mai tardi agli appuntamenti etc.)

Gli imperativi sono prescrizioni di valore oggettivo, con una valenza universale, valide per tutti
e si dividono in imperativi ipotetici e imperativi categorici:

Gli imperativi ipotetici sono regole che presentano la forma “se…, devi…” e si suddividono in
regole dell’abilità e in consigli della prudenza; nel primo caso illustrano le norme tecniche per
raggiungere un determinato fine, qualunque esso sia (es. se vuoi diventare un atleta devi
allenarti cinque ore al giorno tutti i giorni, mangiare in un certo modo etc.); nel secondo caso,
raccomandano ciò che bisogna fare per ottenere il benessere e la felicità.

Gli imperativi categorici sono necessari e sempre validi. Sono un principio, una regola che vale
incondizionatamente, indipendente dallo scopo e dalla situazione in cui ci si trova. L’imperativo
categorico deve perciò essere sottoposto ad una sorta di generalizzazione e
universalizzazione in quanto riguarda la sfera morale. Secondo Kant l’imperativo categorico
istituisce “il regno dei fini” in cui l’essere umano non può mai essere un mezzo (e quindi ridotto
ad oggetto) ma è sempre un fine (soggetto). Inoltre Kant indica come la legge degli imperativi
categorici sia frutto della volontà personale e razionale che porta ogni uomo ad essere al
tempo stesso esecutore e legislatore degli imperativi stessi.
2) La morale Kantiana, per essere universale deve essere formale, deve essere priva di ogni
contenuto che renderebbe l’azione umana soggettiva, non deve dire cosa fare ma come devo
agire, definendo i criteri che portano a una azione buona.

La legge morale è anti-utilitaristica perché si deve seguire solo in quanto moralmente corretta,
se lo si facesse solo in vista di un fine, la morale, diventerebbe soltanto un insieme di
imperativi ipotetici e metterebbe in forse la propria universalità.

3) La legalità concerne l’azione visibile (es. assolvere al dovere di concorrere alle spese
pubbliche). Consiste nel rispettare un comando che ci è stato imposto da degli imperativi
ipotetici, quindi condizionati da qualcosa (non faccio A, perché poi dovrei fare B. Non uccido
perché ho paura di andare in prigione). Un’azione morale, invece, è incondizionata, è
determinata unicamente dal libero arbitrio dell’uomo, quindi la moralità concerne l’intenzione
invisibile (es. concorro alle spese pubbliche per puro dovere). L’osservanza delle regole è
legalità, l’agire per dovere morale è moralità.

4) La legge morale kantiana non viene controllata da nessun fattore esterno, non è sottoposta ad
alcun condizionamento, dipende solo da noi stessi, dunque è autonoma e solo da questa si
può distinguere un’azione giusta da un’azione sbagliata.

L’opposto della morale autonoma è quella eteronoma che Kant critica aspramente. Le morali
eteronome sono quelle morali che pongono il loro fondamento in forze esterne all’uomo e alla
sua ragione, guidate quindi da qualcos’altro, condizionate da una ricompensa o da una
punizione.

5) I postulati etici di Kant sono quelle proposizioni non dimostrabili che vengono ammesse per
rendere possibile la realtà della morale stessa e sono:

 Il postulato dell’immortalità dell’anima: Kant postula l’esistenza di un’anima


immortale in grado di raggiungere la felicità che dovrebbe scaturire dall’osservanza
della legge morale, poiché, la santità (ovvero la conformità completa della volontà alla
legge), non è mai realizzabile nel nostro mondo e si deve, quindi, ammettere che
l’uomo possa disporre di un tempo infinito grazie al quale possa progredire verso la
santità.

 Il postulato dell’esistenza di Dio: ammettere il postulato dell’anima immortale


comporta l’ammissione dell’esistenza di Dio, ossia la credenza in una volontà santa e
onnipotente che faccia corrispondere la felicità al merito.

 Il postulato della libertà: per Kant la libertà è il fondamento stesso dell’agire morale, è
la condizione stessa dell’etica, nel momento in cui prescrive un dovere, presuppone
che si possa agire o meno in conformità ad esso e quindi si è sostanzialmente liberi. Tu
devi, dunque puoi.

6) Kant non fa nulla perché non segue un modello utilitaristico, a lui non interessa lo scopo o il
fine di un’azione, ciò che conta non è ciò che succede dopo, ma la scelta etica del momento.
Infatti i sentimenti, per il loro carattere soggettivo e spesso mutevole, non possono essere posti
alla base dell’etica di Kant, poiché quest’ultima deve essere universale e formale. Perciò la
legge morale deve essere fondata sulla ragione e deve essere formata da imperativi categorici,
perché essi considerano un’azione come oggettivamente necessaria per sé stessa, non
tengono conto di cosa si deve fare e il suo scopo, ma solo l’intenzione con cui l’azione viene
compiuta. Quindi la questione che si pone a Kant non è uccidere un uomo per salvarne tanti,
ma uccidere un uomo, azione che va contro la sua morale e che quindi non compirà mai.
Dunque, essendo il bene stabilito dalla legge morale come l’intenzione con cui si compie una
determinata azione, quindi l’intenzione invisibile (es. concorro alle spese pubbliche per puro
dovere), Kant, scegliendo di non uccidere compie il bene.

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