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VERIFICA

1. Che cos’è la globalizzazione?


2. Perché viene denominata “villaggio globale”?
3. Cosa ha permesso lo sviluppo della globalizzazione?
4. Quali simboli intorno a noi rappresentano la globalizzazione?
5. Che cosa si intende per “delocalizzazione”? Perché avviene?
6. In base all’economia, quali tipi di Paesi si hanno?
7. Che cos’è l’ISU? Quali elementi tiene conto?
8. Che cos’è l’IPU?
9. Che cos’è una multinazionale?

10. Leggi l’intervista e rispondi alle domande.

Professor Sen, cosa sta succedendo?


Inutile nascondere che viviamo in tempi difficili, si potrebbe quasi parlare di uno
“tsunami” dell’economia. Fino a pochi mesi fa era davvero difficile prevedere qualcosa di
così grave. Anche se adesso dalla Borsa arriva qualche timido segnale positivo, non c’è da
illudersi: il problema non è risolto, basti pensare alla disoccupazione che certamente
continuerà a peggiorare. Ed è ancora più preoccupante la situazione nei paesi poveri
dell’Africa dove, ricordiamocelo, la crisi dell’autunno 2008 si è sommata alla precedente
crisi alimentare…

Parlando proprio della situazione dei paesi poveri, qualcuno dа la colpa alla
globalizzazione, lei cosa ne pensa?
In effetti l’ideologia del movimento no-global desta molto consenso (paradossalmente
proprio a livello globale), ma dare la colpa della crisi alla globalizzazione sarebbe un
assunto piuttosto banale. Certamente le nuove e straordinarie interconnessioni accelerano
la diffusione di qualunque fenomeno a livello planetario, ma questo non implica che la
crisi sia stata causata dalla reciproca interdipendenza. L’idea che la globalizzazione sia la
principale causa della povertà nel mondo sarebbe un errore di diagnosi: in realtà ci sono
parecchie evidenze che dimostrano proprio il contrario. Pertanto sarebbe assurdo
ostacolare la globalizzazione chiudendo le frontiere ed isolandosi: senza scambio tra paesi
si perdono le informazioni, la conoscenza, l’innovazione tecnologica, tutte variabili che
hanno avuto e avranno conseguenze molto positive sullo sviluppo umano. Basti pensare ai
piccoli agricoltori in Africa, che oggi grazie all’utilizzo del telefono cellulare possono
informarsi sui prezzi dei vari mercati prima di trasportare i loro prodotti. La radice del
problema va ricercata altrove, nelle profonde diseguaglianze che troviamo tra i vari paesi e
che spesso sussistono anche all’interno dello stesso paese. Questo è un problema di lungo
periodo, che ovviamente non dipende dall’attuale crisi economica ma ne è influenzato: il
fatto che il continente africano negli ultimi 50 anni abbia avuto uno sviluppo economico
molto ridotto lo rende più vulnerabile degli altri. Per ridurre le diseguaglianze abbiamo
bisogno di un intervento più forte da parte delle istituzioni “non di mercato” atto a favorire
democrazia, diritti umani, libertà di stampa, istruzione e assistenza sanitaria, e più in
generale a incentivare un approccio solidale, una sorta di cooperazione globale, che vada
al di là delle consuete relazioni d’affari tra paesi.[…]

Se dovesse dare un suggerimento a chi definisce le politiche sul tema dell’alimentazione,


cosa consiglierebbe di fare e quali errori andrebbero evitati?
Direi che non ci sono liste di cose giuste o sbagliate. I sistemi sono complessi e diversi da
paese a paese. Quello che suggerirei è di studiare bene le cause del problema, per capire
quanto la fame sia legata al problema del reddito, della disoccupazione, o ad altri fenomeni
economici e sociali. E solo dopo agire.
(Fonte: Barilla Center for Food & Nutrition)

Rispondi alle seguenti domande:

1. Quale metafora viene utilizzata per indicare l’attuale crisi economica?


2. Secondo il professor Sen, è corretto dare alla globalizzazione la colpa della povertà?
Motiva la tua risposta.
3. Dove andrebbe ricercata la radice del problema della povertà?
4. Che cosa suggerisce la professoressa Sen per elaborare buone politiche alimentari?