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Genere, Scienza e Tecnologia.


Ricerche e buone prassi

BOOK · JANUARY 2006

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2 AUTHORS:

Michela Cozza
Università degli Studi di Trento
31 PUBLICATIONS 6 CITATIONS

SEE PROFILE

Barbara Poggio
Università degli Studi di Trento
52 PUBLICATIONS 694 CITATIONS

SEE PROFILE

Available from: Barbara Poggio


Retrieved on: 23 February 2016
© Provincia Autonoma di Trento

Assessorato all’emigrazione,
solidarietà internazionale, sport
e pari opportunità

Redazione del testoz


dott.ssa Michela Cozza, dott.ssa Barbara Poggio

Progettazione e coordinamento
dott.ssa Lucia Trettel, dott.ssa Francesca Alioli
Ufficio per le politiche di pari opportunità

GENERE
scienza e tecnologia: ricerche e buone prassi. - Trento: Provincia Auto-
noma di Trento. Giunta, 2006. 114 p. ; 24 cm. - (Osservatorio per le politiche di pari
opportunità; 3)
In testa al front.: Provincia autonoma di Trento, Assessorato alle pari opportunità 1.
Donna e scienze 2. Donna e tecnologia I. Trento (Provincia). Assessorato all’emi-
grazione, solidarietà internazionale, sport e pari opportunità
500.82


Prefazione
di Iva Berasi
Assessore all’emigrazione,
solidarietà internazionale, sport e pari opportunità

L’interesse nei confronti dell’intreccio tra genere, scienza e tecnologia nasce dalla constata-
zione che ancora oggi la componente femminile stenta ad affermarsi negli ambiti formativi e
professionali ad alto contenuto scientifico, tradizionalmente caratterizzati da una quasi esclu-
siva presenza maschile.
Da qui nasce l’idea di dedicare un numero di questa collana di approfondimento dell’Osserva-
torio per le politiche di pari opportunità al rapporto tra genere e sapere scientifico, tema che
grazie alla collaborazione dell’Università di Trento trova qui un’ampia e completa trattazione.
Infatti, dopo un primo approfondimento di tipo teorico, la pubblicazione prosegue toccando
aspetti più concreti che riguardano la descrizione della presenza femminile nei contesti for-
mativi ed occupazionali a carattere scientifico-tecnologico, ma propone anche le buone prassi
messe in campo a livello nazionale e locale.
Queste proposte in particolare possono essere di interesse e di supporto per quei soggetti e
operatori che, anche nella nostra provincia, intendono attivarsi in modo concreto per contribui-
re a contrastare il fenomeno della segregazione formativa e professionale e, di conseguenza,
favorire una presenza equilibrata di uomini e donne in campo scientifico.



Introduzione

Questo volume nasce in seguito ad una esperienza di dialogo e collaborazione tra diversi
soggetti che nel corso degli ultimi anni in provincia di Trento hanno concentrato la loro atten-
zione sul problema della sottorappresentazione delle donne nei settori scientifico-tecnologici.
Tale confronto ha portato nel corso del 2003 alla costituzione di un tavolo tecnico inizialmente
costituito dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, dall’Accademia del Commercio e
del Turismo assieme alla Trento School of Management e COCLEA, DIAGONAL e FIDIA, ac-
comunati dal coinvolgimento in progetti di ricerca-azione finanziati dal Fondo Sociale Europeo
al fine di incentivare la presenza delle donne nei percorsi formativi e lavorativi di tipo scientifico
e tecnologico. Il tavolo ha successivamente coinvolto anche altri soggetti istituzionali, come
l’Ufficio Politiche per le Pari Opportunità e la Commissione Provinciale per le Pari opportunità
della PAT, l’IPRASE e l’ ITC-IRST, portando alla realizzazione, nel 2004, del convegno “Da
Ipazia a Lara Croft: donne, scienza e tecnologia”.
La costituzione di questo tavolo ha rappresentato una importante occasione di confronto tra
enti che stavano contemporaneamente realizzando percorsi di ricerca e di intervento in ambiti
contigui, se non talvolta coincidenti. Ha inoltre consentito la messa in atto di sinergie e collabo-
razioni, consentendo di evitare il rischio di inutili sovrapposizioni o di dinamiche concorrenziali.
Ha infine permesso di attivare un canale di comunicazione e scambio tra attori che da diverse
prospettive e a diverso titolo erano impegnati per il comune obiettivo di promuovere una più
equa partecipazione di donne e uomini nei luoghi della tecnologia, riducendo i rischi di esclu-
sione della componente femminile da un settore lavorativo decisamente strategico all’interno
dell’attuale mondo del lavoro.
L’idea editoriale prende dunque stimolo da tale esperienza e dall’intento di non disperdere,
una volta giunti a conclusione dei diversi progetti, le risorse attivate e i risultati raggiunti.
Rischio che purtroppo accompagna spesso i cicli di vita degli interventi progettuali. Il nostro
obiettivo è dunque quello di sistematizzare i dati e le proposte emerse in questo tratto di stra-
da comune, contestualizzandoli all’interno di una più ampia cornice di riferimento, relativa al
dibattito sul rapporto tra genere, scienza e tecnologia. Il fine ultimo è quello di fornire a lettrici
e lettori, ed in particolare a coloro che ricoprono ruoli strategici nella definizione delle politiche
educative, formative e lavorative, un quadro articolato della situazione in provincia di Trento,
offrendo alcune chiavi di lettura per interpretarne gli aspetti più critici e alcune idee e proposte
per favorire il cambiamento.
Nel primo capitolo si farà riferimento ai più significativi contributi teorici, nell’ambito del dibattito
nazionale ed internazionale, sul rapporto tra genere, sapere scientifico e tecnologia, fornendo
così una cornice di riferimento all’interno della quale collocare i dati e le informazioni che
saranno oggetto di analisi e approfondimento nei capitoli successivi. L’attenzione verrà in par-

 La responsabilità complessiva del lavoro è condivisa dalle autrici. Barbara Poggio ha scritto introduzione e conclusioni. Miche-
la Cozza ha scritto i capitoli 1,2,3 e 4.


ticolare rivolta al fenomeno della segregazione educativa e formativa, mettendo in evidenza i
principali fattori alla base della divaricazione dei percorsi scolastici di ragazzi e ragazze, così
come il permanere di significative asimmetrie di genere nei contesti lavorativi e organizzativi,
sia rispetto all’accesso che alle opportunità di sviluppo professionale.
Nei due successivi capitoli verranno forniti una serie di dati provenienti da fonti diverse, utili
per descrivere i percorsi formativi e professionali di uomini e donne in provincia di Trento,
proponendo anche una comparazione con il più ampio scenario nazionale. Il secondo capitolo
si focalizzerà sulle scuole secondarie e sull’università, per analizzare la differenziazione delle
preferenze e dei percorsi tra ragazzi e ragazze e fornire alcune chiavi di lettura che aiutino
a leggere e interpretare le cause alla base del processo di segregazione. Nel terzo capitolo
saranno invece considerati i contesti lavorativi e organizzativi a contenuto tecnologico, quali
l’ICT (Information Communication Technology) e l’IS (Information Systems), al fine di eviden-
ziare le dinamiche salienti in atto nel settore. La riflessione si concentrerà sia sull’analisi di dati
quantitativi nazionali e locali relativi alla distribuzione di uomini e donne in tali ambiti, sia su
alcune delle risultanze emerse da percorsi di analisi qualitativa delle loro esperienze.
Il quarto capitolo, infine, intende offrire una rassegna delle più significative buone prassi atti-
vate negli ultimi anni in Italia e in provincia di Trento al fine di affrontare i problemi messi in evi-
denza dalla riflessione teorica e dall’analisi empirica. La rassegna offre un ampio ventaglio di
opportunità di azione e di intervento che, se diffuse e messe a regime, potrebbero portare ad
una effettiva ridefinizione delle dinamiche e delle pratiche che continuano a riprodurre chance
e destini diversi per le donne e gli uomini che oggi si affacciano al mercato del lavoro.

In conclusione di questo percorso desideriamo innanzitutto ringraziare l’Assessorato alle Pari


Opportunità e l’Ufficio Politiche per le Pari Opportunità della Provincia Autonoma di Trento per
averci offerto la possibilità di portare a termine questo progetto editoriale. Ringraziamo inoltre
l’Ufficio Fondo Sociale Europeo della Provincia Autonoma di Trento per lo stimolo offerto alla
realizzazione delle diverse attività di ricerca azione che hanno dato l’avvio a questa iniziativa,
così come i diversi soggetti che hanno partecipato al tavolo di lavoro.


1. Genere, scienza e tecnologia:
il contesto teorico

In questo primo capitolo cercheremo di fornire un primo framework teorico utile per leggere
i dati e le risultanze empiriche che verranno prese in considerazione nei successivi capitoli.
In primo luogo verrà approfondita la relazione tra genere e sapere scientifico e genere e
tecnologia, presentando una breve rassegna dei principali contributi che hanno caratterizzato
il recente dibattito nazionale ed internazionale. L’attenzione verrà successivamente rivolta a
due aspetti che appaiono non trascurabili a chi intenda analizzare l’intreccio tra dinamiche di
genere e percorsi professionali in contesti di tipo scientifico-tecnologico, vale a dire la segre-
gazione educativa e formativa, fenomeno alla base della prima divaricazione dei percorsi, e
le dinamiche lavorative ed organizzative dominanti che tendono a riprodurre e consolidare le
asimmetrie tra donne e uomini nell’accesso e nello sviluppo professionale in contesti di tipo
scientifico e tecnologico.
Si tratta di un breve excursus fra concetti e riflessioni ricavate principalmente dalla letteratura
sociologica legata agli studi di genere, finalizzato a fornire alcune linee guida fondamentali per
la lettura dei successivi capitoli, in cui i diversi aspetti verranno ripresi in modo più articolato e
con riferimento alla specifica situazione della provincia di Trento.

1.1 Genere e scienza: un rapporto controverso


L’interesse per il rapporto fra genere e pensiero scientifico emerge dal movimento femmini-
sta ed in particolare dalla discussione sulla condizione professionale delle scienziate avviata
negli anni ‘70 nell’ambito del contesto internazionale e solo a partire dagli anni ’80 in Italia,
in seguito al disastro di Cernobyl. Elisabetta Donini (1990) ricorda la critica risoluta con cui il
movimento delle donne ha denunciato quanto accaduto alla centrale nucleare sovietica, non
già come un incidente isolato e riparabile, ma piuttosto come la manifestazione di uno squili-
brio insostenibile legato ad un modello di sviluppo scientifico incontrollato, fondato su velleità
di controllo assoluto e senza un’adeguata coscienza del limite. Nelle sue riflessione Donini
ritiene si debba assumere la primavera dell’86 “come lo spartiacque tra due fasi: la corposità
dell’impatto della pioggia radioattiva ha portato le donne a rielaborare collettivamente il loro
sguardo sulla scienza e sulla tecnica in coerenza con il “partire da sé”, passaggio essenziale
in tutta la storia recente del movimento” (1990, 12). In particolare è all’interno dell’Ecofemmini-
smo che emerge l’esigenza di riconsiderare l’impresa scientifica. Il legame tra femminismo ed
ecologia nasce dal rapporto tra “il dominio sulla natura e quello sulla donna, che costituisce un
valore implicito posto alla base della scienza e della tecnologia occidentali” (Rothschild, 1983,
tr. it. 64-65). Il dubbio è se sia giustificato denominare progresso un processo che ha privato
di potere e status metà della popolazione (Harding 1984) e che si fonda su una filosofia che


definisce l’Uomo “animale razionale”, usando Uomo come categoria universale e inglobando
le donne come sotto-categoria.
Nell’ambito del primo movimento delle donne, dare voce alla presenza femminile in ambito
scientifico significava riconoscere che i canoni dell’universalità e dell’oggettività andavano
ridiscussi, non tanto perché continuamente messi alla prova dal carattere limitato, contingente
e provvisorio di ogni affermazione sul mondo, quanto perché contraddetti dall’intrinseca par-
zialità di genere. Portare alla luce la compenetrazione tra le caratteristiche di impersonalità
ascritte alla scienza e le caratteristiche del soggetto maschile ha permesso di individuare
almeno due paradossi fondamentali: quello dell’onnipresenza e quello dell’invisibilità. Il primo
paradosso discende dalla constatazione che la maschilità “ha da sempre costruito a propria
immagine e somiglianza circuiti economici, dinamiche di potere, sistemi di significati e persino
rappresentazioni della divinità; [il secondo deriva dal fatto che] (…)l’uomo, parlando a nome
dell’umanità e attribuendosi lo scettro del potere per diritto naturale, ha occultato la propria
parzialità, la propria specificità in quanto maschio, precludendosi la possibilità di comprendere
le dinamiche di genere e rendendosi così, in un certo senso, invisibile a se stesso” (Bellassai
2001, 17). L’aver ignorato la logica sessuata anziché neutra della scienza e degli scienziati
ha significato ridurre all’eccezionalità i contributi e gli interventi delle donne in diversi campi
del sapere, decontestualizzandone la presenza a lungo considerata come una sporadica in-
cursione in terreni altrui.
La pubblicazione delle biografie di grandi donne-scienziato è stata per questo utilizzata come
correttivo del mainstream storico, e ha dato corpo al contributo da loro offerto nella comunità
scientifica. Riscrivere una storia al femminile comporta da un lato il pericolo di costruire una
storia di “donne valorose” (Women Worthies) (Zemon Davis 1975-1976) separata da quella
degli uomini, dall’altro tuttavia il ricorso alle storie delle “signore della scienza” (Erlicher, Mapelli
1991) può essere d’aiuto per una ricostruzione dei fatti che tenga conto di tutti i loro artefici, e
può avere il merito di offrire alle nuove generazioni di donne utili modelli da cui trarre la forza
necessaria per dar voce alle aspirazioni personali. Il vantaggio di avere dei modelli cui riferirsi,
di entrare in contatto con altre persone, non necessariamente dello stesso sesso, si riscontra
sul piano della conoscenza e del suo accrescimento. Il sapere può essere pensato come il
frutto dello scambio di idee, opinioni, informazioni prodotte da uomini e da donne in relazione
fra loro che, mescolando e superando la propria diversità di genere, contribuiscono allo svi-
luppo della scienza. Da questo punto di vista, ad un modello che pone un confine ben preciso
tra la maschilità e la femminilità, è preferibile un approccio che suggerisca l’esistenza di sottili
gradazioni così da rendere i confini ambigui e valicabili (Murray 1993). La pretesa oggettività,
quale condizione necessaria per la falsificazione e generalizzazione delle ipotesi che aspirano
ad acquisire lo status di scientificità, implica una rinuncia alla propria individualità: “la scienza
non dice “io”, né “tu”, né “noi”. Si dispensa da questa polemica, la vieta. Il suo soggetto sarà
l’impersonale “si” (…) Questa scienza che si vuole più scientifica, o la sola scientifica, lo è per
difetto di etica del soggetto stesso” (Irigaray 1985, tr. it. XI). Il linguaggio ritorna come mezzo
d’informazione e nel caso della scienza si fa veicolo di significati universali e avalutativi a par-
tire dal suo soggetto, l’Uomo, impegnato in un’impresa prometeica e solipsistica di controllo e
di sfida alla natura. È in questo scenario che si collocano le storie di scienziate, la cui carriera
è stata per molto tempo – o ancora oggi – adombrata, non debitamente riconosciuta al pari di
quella dei colleghi. In particolare possiamo citare le biografie di Rosalind Franklin e Barbara
McClintock, a cura rispettivamente di Anne Sayre (1975) e Evelyn Fox Keller (1983).

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In Italia più recentemente, ma con lo stesso intento Sara Sesti, con la collaborazione di Liliana
Moro nel 2002 e di Lorenza Perini nel 2003, ha pubblicato due volumi contenenti le biografie
di scienziate italiane e straniere, evidenziando i limiti e le difficoltà che ne hanno ostacolato,
ma più spesso impedito, il pieno riconoscimento professionale. Altri importanti lavori che il-
lustrano quantitativamente la scarsa presenza di donne nei laboratori e nei centri di ricerca
scientifica, soprattutto nelle posizioni apicali, sono da un lato la ricerca europea coordinata
dal gruppo ETAN (Commissione Europea 2000) e dall’altra il rapporto curato da Rossella
Palomba (2000) che registra una medesima situazione nel solo contesto italiano. Questi studi
esprimono una consapevolezza già matura su come il genere e la scienza siano strettamente
legati, attraverso un esame dei processi e delle loro origini storiche e sociologiche. Tuttavia
la critica rivolta alla scienza (occidentale) e alla sua impronta patriarcale non è presente in
letteratura prima degli anni Ottanta, quando cioè appaiono – in tal senso – i primi importanti
scritti: ricordiamo quelli di Carolyn Merchant (1980), Hilary Rose (1983), Evelyn Fox Keller
(1985), Sandra Harding (1986). Con la pubblicazione di questi testi la domanda che fino ad
allora aveva orientato la critica femminista passa – e Sandra Harding (1986) lo sintetizza nel
titolo del suo libro – dalla “questione delle donna” alla più radicale “questione della scienza”.
Evelyn Fox Keller (1991) preferisce leggere il passaggio come sostituzione del focus “donne e
professione scientifica” con quello di “uomini e donne nelle professioni scientifiche”. Introduce
quindi un elemento di parità nella domanda di ricerca e dichiara che qualunque differenza è
il risultato di un lento processo culturale di costruzione del maschile e del femminile. Keller
individua tre momenti storici che diversamente hanno sistematizzato il rapporto tra genere e
scienza influenzando il modello scientifico contemporaneo: Platone, Francesco Bacone e lo
scontro tra meccanicismo ed ermetismo. Per Platone, come per i primi pensatore greci, la
mente e la natura condividono una medesima essenza ma sono separate da una differenza
fondamentale. L’aspetto comune è il logos, la differenza è data dall’irrazionalità e dal disordine
della natura da cui perciò la mente deve liberarsi. La soluzione per Platone sta nel “definire il
giusto oggetto della conoscenza, collocandolo nettamente fuori dal dominio della natura mate-
riale e temporale” (Keller 1991, 36). La scienza moderna al contrario rivolge la sua attenzione
al mondo fisico, venendo meno alla necessità per Platone di evitare l’accoglimento di ciò che
è fisico. Lo scopo diventa il dominio della natura, la scoperta delle leggi che la governano.
Proseguendo nella sua ricostruzione storica Evelyn Fox Keller ricorda Bacone come “il primo
a dare efficacemente sostanza all’equazione tra conoscenza scientifica e potere, il primo a
fissare come finalità della scienza il controllo e il dominio della natura (1991, 48). La tesi
sostenuta dalla studiosa è che Bacone abbia fornito un modello alla scienza offrendo “il lin-
guaggio da cui successive generazioni di scienziati hanno distillato una più coerente metafora
del dominio sessuale legittimo” (Keller 1991, 49). Keller ricorda ancora come per Bacone la
natura fosse una sposa “che abbisogna d’essere domata, plasmata e soggiogata dall’intelletto
scientifico” (1991, 51). La scienza che egli ci prospetta è aggressiva e reattiva, potente e
benigna, padrona e serva, astuta e innocente: sono ambiguità svelate quando, descrivendo la
divinizzazione della natura, non a caso il “lei” diventa “lui”. L’altro importante momento storico
individuato da Fox Keller – e sulla cui analisi tuttavia non ci soffermeremo data la complessità
e l’ampiezza della materia – corrisponde al dibattito precedente la fondazione della Royal
Society – 1662 – e che vede opporsi ermetici (per i quali la natura è soffusa di spirito quindi
sono necessari sia il cuore, sia la mente, sia il braccio) e meccanicisti (cercavano di separare
la materia dallo spirito e il braccio dalla mente): un confronto che ha alimentato specifici in-

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siemi di valori, finalità e obiettivi nonché una netta polarizzazione di termini – riconducibili ora
al maschile, ora al femminile – importante non solo per la nostra comprensione del genere,
bensì per l’intera scienza.
I supposti legami fra donna e natura e fra uomo e cultura sono espressioni di un determinismo
biologico che già nei secoli passati si è configurato come “corrente di pensiero che attribui-
sce alle determinanti biologiche l’essere in un dato modo degli individui” (Nadotti 1996, 106).
Contro ogni forma di essenzialismo si è schierato un folto gruppo di studiose che, come da
sempre fanno le ricerche antropologiche (ad esempio: Mead 1949; Ortner, Whitehead 1981;
Ward Gailey 1987), ci ricordano l’origine culturale e perciò artefatta dei valori, delle abilità
generalmente attribuite a donne e uomini, nonché la stessa natura ideologica e derivata della
tecnologia – oltre che della scienza – e delle immagini ad essa correlate (Berg, Lie 1995;
Deaux, Kite 1987; Lie 1996; Sayers 1987; Wajcman 1991; 2000; Winner 1980). È un punto
essenziale per comprendere il legame tra studio della scienza e studio della tecnologia in una
prospettiva di genere, ma che richiede, per essere esplorato, un ulteriore passaggio.

1.2 Genere e tecnologia: decostruire l’oggettività


Lo studio della relazione tra scienza e tecnologia non è privo di complicazioni dettate so-
prattutto dalla prolungata separazione fra le rispettive comunità di ricerca. Tuttavia è utile
ricostruirne il nesso e coglierne le potenzialità in una prospettiva di genere. É fondamentale
in tal senso il contributo di Trevor Pinch e Wiebe Bijker (1987). Gli autori illustrano da un lato
le cause del “divorzio” fra studio della scienza e studio della tecnologia, e dall’altro il beneficio
che si può trarre dalla loro “unione”.
Allo studio di scienza e tecnologia, non più considerate separatamente, hanno dato un impor-
tante contributo proprio gli studi di genere che, oltre ad aprire un nuovo ambito d’investiga-
zione dato dalle pratiche di addomesticamento dell’Information Technology (IT) (Lie, Søresen
1996; Schwartz Cowan 1989), hanno sottolineato l’impatto che l’hight tech può produrre nella
vita di uomini e donne, soprattutto al lavoro (Kramarae 1988; Lohan 2000b; Wajcman 2000).
Gli studi femministi si sono principalmente sviluppati attorno a tre temi: l’introduzione dei pro-
cessori informatici negli uffici e nelle case (Cockburn 1992; Haddon 1992; Lie, Søresen 1996;
Lohan 2000a; Schwartz Cowan 1989; Silverstone, Hirsch, Morley 1992; Wheelock 1992), il
ricorso sempre più frequente di manodopera femminile a basso costo in paesi in via di svi-
luppo (Webster 1996; 1999), la tecnologia riproduttiva (Firestone 1970; Oudshoorn 1999; Van
Kammen 1999; Wajcman 1994). Analogamente a quanto accaduto per la critica rivolta alla
scienza occidentale, gli studi femministi hanno iniziato a focalizzare la propria attenzione sul
carattere maschile della tecnologia a partire dagli anni Ottanta. Anziché indagare come le don-
ne possano essere trattate più equamente attraverso una presunta tecnologia neutrale, molte
studiose hanno iniziato ad accostarsi criticamente alla tecnologia, soppesandone l’aspetto
intrinsecamente patriarcale e la profonda implicazione in un progetto di controllo e dominio
sulle donne e la natura; le stesse studiose hanno perciò proposto – come reazione eguale, ma
contraria – una tecnologia basata su altrettanto arbitrari “valori delle donne”. Si tratta dell’ap-
proccio cosiddetto “eco-femminista”, ispirato ad un astratto “principio femminile” che rischia
di riprodurre gli stessi limiti del determinismo tecnologico (Chandler 1995; Cockburn, Ormrod
1993), attraverso una teoria essenzialista sul carattere gendered della tecnologia (Faulkner

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2000; Wajcman 1991; 2000; 2004). Per definire queste posizioni solitamente sono impiegate
le etichette women in technology e women and technology.
Nella corrente women in technology sono esaminate le agende di governi e industria e la
collocazione marginale in esse assegnata alla questione della scarsa presenza femminile nel
comparto tecnologico (Henwood 1993). La letteratura corrispondente ancora una volta manca
di contributi significativi, se confrontata con quella prodotta sul tema women in science.
La seconda corrente – women and technology – è emersa durante gli anni Settanta, con
l’avvento della tecnologia word-processing e delle riflessioni sugli effetti spesso negativi della
tecnologia medica applicata alle pazienti. Questi studi riflettono il desiderio di oltrepassare
l’ovvio tema della parità dei diritti: solo così infatti diventa possibile esaminare le ragioni del
perché la maggior parte delle donne incontrino la tecnologia più spesso come utilizzatrici, e
non come progettiste (Berg, Lie 1995).
Alcune studiose circoscrivono una terza area di ricerca, approfondendo il tema gender and
technology. Il cambiamento di prospettiva segnala innanzitutto la necessità di comprendere
come le relazioni tra uomini, così come le relazioni tra donne e uomini, diano senso alla posi-
zione delle donne nella società, a casa e nei luoghi di lavoro. In secondo luogo è sottolineata
l’urgenza di interpretare la tecnologia come socialmente costruita e quindi potenzialmente
modificabile. Si tratta di una letteratura per la quale né le abilità, né i prodotti tecnologici
sono neutrali (Berg, Lie 1995; Henwood 2000; Klein, Lee Kleinman 2002; Lohan 2000b; Prins
1995).
Infine accanto a quest’ultimo filone interpretativo recentemente sono apparsi i primi studi sul
rapporto uomini-tecnologia (Faulkner 2000; Lohan 2000b). Un importante stimolo a questi
studi proviene dalle riflessioni che vari autori hanno sviluppato sulla maschilità. Vale la pena
di richiamare in particolare le riflessioni di Robert Connell sulla “maschilità egemone”, intesa
come “la maschilità che occupa una posizione di egemonia in un dato modello di rapporti fra
i generi, ossia una posizione continuamente contestabile” (1995, 68). Pur non trattando del
rapporto con la tecnologia, lo studio di Connell offre un prezioso contributo ai feminist/gender
studies e ai feminist/gender technology studies, che in vari casi sviluppano le proprie rifles-
sioni proprio a partire dalla considerazione della/e maschilità e dell’utilizzo della tecnologia
da parte degli uomini (Henwood 1993, Lie e Sørensen 1996). Nell’introduzione alla raccolta
curata da Gill e Grint (1995) sono trattati in modo specifico i temi della tecnologia come cultura
maschile e il problema – così definito – del patriarcato; analogamente Judy Wajcman, nel
sesto capitolo di Feminism Confronts Technology (1991) tratta della “Tecnologia come cultura
maschile”; Ulf Mellström (2002) riprende il concetto di “maschilità egemone” e lo applica ad
uno studio antropologico nel settore delle macchine e dei motori meccanici per dimostrare da
un lato il processo di antropomorfizzazione della relazione uomo-macchina, dall’altro quello
di socializzazione tecnica, nella quale i maschi sarebbero coinvolti più spesso. Tutti questi
contributi guardano alla tecnologia come costruzione sociale. Molte di queste studiose fanno
proprio riferimento al concetto di “flessibilità interpretativa” ovvero alla pluralità dei significati
che possono essere assegnati agli artefatti da differenti utilizzatori e gruppi sociali. Citiamo,
a titolo esemplificativo, l’articolo di Maria Lohan (2000b) per la quale l’aver avanzato l’idea di
una tecnologia “da interpretare”, anziché da assumere come dato di fatto, ha permesso di
esaminare anche le relazioni di genere inscritte nel processo di produzione-consumo degli
artefatti tecnologici. Anche Cynthia Cockburn e Susan Ormrod (1993) riconoscono l’utilità del
concetto per esplorare gli interessi dei produttori e quindi le rispettive ideologie. Prins (1995) si

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spinge oltre, valutando la possibilità di un connubio tra costruttivismo, femminismo e post-mo-
dernismo sulla base del concetto di “saperi situati” utilizzato da Donna Haraway (1985; 1998).
La studiosa propone di pensare ai “saperi situati” come ad una “ridefinizione dell’oggettività
capace di far coincidere il rispetto della complessità con il progetto politico di un controllo
sociale della ricerca scientifica” (Braidotti 1985, 31) dopo aver ridimensionato i “poteri della
ragione” e il “privilegio della razionalità”.
Così come il considerare la dimensione di costruzione sociale ci consente di mettere in evi-
denza la non neutralità di scienza e tecnologia rispetto al genere, analogamente ci sembra
importante prendere in considerazione il modo in cui la relazione tra genere, scienza e tecno-
logia va delineandosi nei percorsi educativi e formativi di giovani donne e uomini, costituendo
una importante premessa alla divaricazione della presenza di uomini e donne nel mercato
del lavoro.

1.3 Genere e scuola: la fucina degli stereotipi


È la scuola “la prima fucina delle riproposizioni di quegli stereotipi di comportamento che
conducono in seguito alla realizzazione, di fatto della separazione dei destini sociali nella
popolazione adulta” (Caiozzo 2000, 249). Questa considerazione apre l’approfondimento su
genere e formazione sottolineando l’importanza delle agenzie educative, in primis della scuola
quale luogo di formazione dell’individuo al quale fornire non solo le conoscenze necessarie
per affrontare la vita attiva, ma anche un sostegno nella ricerca e nel consolidamento del-
l’identità individuale e collettiva.
Ad ogni livello di istruzione ragazzi e ragazze sembrano almeno in parte guidati da messaggi
ricevuti contemporaneamente a casa e a scuola e che non possono non lasciare tracce nelle
loro scelte personali. Il superamento delle disuguaglianze di genere nell’istruzione, riferito
all’andamento delle iscrizioni maschili e femminili nei diversi ordini e gradi di insegnamento in
Europa e negli Stati Uniti, è avvenuto in tempi diversi. In Italia è solo a partire dalla seconda
metà degli anni Settanta che il divario di genere nella scolarità inizia a restringersi, fino a
scomparire. L’aumento della scolarizzazione femminile non si è limitato ad ingrossare le fila
dei corsi scolastici e universitari tradizionalmente frequentati dalle ragazze, ma ha investito
anche, seppur in misura ridotta, i settori tradizionalmente maschili (ragionieri, geometri …).
Un simile aumento, mentre modifica di fatto lo stesso contesto formativo (coeducazione, nuovi
modelli e condizioni di competizione etc.), ridisegna anche le attribuzioni e le caratteristiche
di genere di alcune professioni. Chiara Saraceno (1993b) ritiene che l’accesso di massa alla
scolarità da parte delle ragazze disegni per loro anche nuovi percorsi di entrata nella vita adul-
ta, perciò anche nuovi modelli di donna. Ciò risulta vero se consideriamo il livello di istruzione
come variabile cruciale per la definizione del proprio progetto di vita.
Nonostante molto sia cambiato nel corso del tempo, non bisogna dimenticare che un aumento
(cambiamento quantitativo) delle presenze femminili, nei corsi di studio a maggioranza ma-
schile, non implica il raggiungimento della parità (cambiamento qualitativo). Anche Patrizia
David parla di una “vera e propria “esplosione” della scolarizzazione superiore e universitaria
della popolazione femminile” (1994a, 16), con risvolti importanti sulla qualità dei percorsi for-
mativi e delle scelte professionali conseguenti. La stessa autrice si affretta però a smorzare
i toni entusiastici iniziali, ricordando la permanenza di “fenomeni di selettività sistematica”

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all’uscita dalla scuola, all’ingresso nel mondo del lavoro, confermata dalla segregazione in-
traoccupazionale (relativa alla collocazione lavorativa e ai compiti assegnati) e dalle differenze
retributive tra uomini e donne (David 1994a). Sotto un moderno cielo di cristallo, le ragazze,
prima a scuola poi all’università, sono al tempo stesso protagoniste di uno straordinario mi-
glioramento della situazione della donna nel mondo dell’istruzione/formazione e del ritorno di
vecchi stereotipi non ancora completamente abbattuti. È riconducibile alla volontà di eliminare
queste barriere invisibili la mobilitazione di forze istituzionali, pubbliche e private, in Europa e
in molti paesi extra-europei. Come vedremo diversi interventi sono già stati attuati allo scopo
di rimuovere gli ostacoli che impediscono una positiva diversificazione delle scelte di studio di
ragazze e ragazzi. Alle azioni concrete dev’essere aggiunta l’attività di ricerca (Commissione
Europea 1996-2000; 2000) da cui derivano utili indicazioni sulla direzione da dare agli inter-
venti: l’analisi del contesto, anche se operata indirettamente, attraverso la lettura della docu-
mentazione più recente prodotta sull’argomento, sembra infatti una delle tappe irrinunciabili
nell’attività di progettazione.
L’elaborazione di programmi ad hoc, costruiti sulle esigenze reali dei/delle destinatarie, ha
lo scopo di renderli efficaci e funzionali: “le proposte (…) si devono articolare rispetto ad una
sostenibilità dell’ambiente che deve essere analizzata per poter articolare una sorta di ciclo di
vita delle proposte che possono essere, in questa ottica, più o meno avanzate e quindi più o
meno incidenti sulla realtà in esame” (Bombelli 2000, 40).
Dall’analisi della documentazione prodotta su genere-scienza-tecnologia deriva ad esempio
la constatazione dell’esistenza di un gap fra uomini e donne, ragazze e ragazzi, nell’accesso
e nell’uso delle nuove tecnologie. Da quanto emerso risulta in particolare che se a livello
generale il fenomeno è abbastanza evidente, le persone direttamente coinvolte tendono a
non vedere il problema spostandolo oltre la soglia che le riguarda. Di volta in volta si dice
che il problema colpisce le generazioni passate e che tra i giovani molto è cambiato. Oppure
che è un problema relativo solo al momento dell’iniziazione all’uso, e tra le utenti abituali
ogni differenza scompare. O ancora che il problema non è circoscritto all’uso delle nuove
tecnologie, ma riguarda la donna nella famiglia, nella società, nel lavoro. Al contrario conside-
rando ad esempio il rapporto tra donne e informatica il gap risulta particolarmente evidente,
sebbene il suo studio abbia portato a conclusioni diverse quanti in passato l’hanno analizzato
(Commissione Europea 1996-2000). Alcune ricerche hanno suggerito che gli individui spesso
manifestano un atteggiamento bi-direzionale nei confronti della tecnologia, al tempo stesso
positivo e negativo (per esempio: Glass, Knight 1988; Rosen, Sears, Weil 1987; Shaw 1984).
Al contrario altri studi hanno trovato prove sufficienti per distinguere le persone in base al loro
atteggiamento prevalente nei confronti dei computer. Coloro che manifestano atteggiamenti
o particolarmente positivi o particolarmente negativi nei confronti della tecnologia sono stati
classificati rispettivamente come “tecnofili” o “tecnofobici” (Brosnan 1998; Mitchell 1994; Ri-
chards 1993). In queste ricerche il genere è citato fra gli elementi potenzialmente correlati alla
tecnofobia nella misura in cui l’attività al computer ed in generale l’informatica è considerata
“maschile” (North, Noyes 2002). Numerosi studi hanno indicato la presenza di differenze di
genere nel rapporto con gli strumenti informatici, segnalando una disposizione più positiva
nei maschi che nelle femmine (per esempio: Dambrot, Watkins-Malek, Marc Silling, Marshall,
Garver 1985; Popovich, Hyde, Zakrajsek, Blumer 1987; Temple, Lips 1989). Allo stesso modo
altre ricerche hanno dimostrato che le donne non si differenziano rispetto agli uomini per tassi
particolarmente elevati di disinteresse o di presunta incapacità verso lo strumento informatico

15
(Brosnan, Davidson 1996; Marchisio, Pisati 1999) ma che addirittura amano il computer più
degli uomini (Loyd, Loyd, Gressard 1987).
La nostra opinione è che esista una cultura del computer caratterizzata da una serie di aspetti
– design del software, processo di apprendimento, accesso alla macchina – che privilegia i
maschi (Benetti, Goddard 1999). Ciò è l’effetto di un immaginario collettivo consolidato anche
in molte donne, associato alla cultura informatica considerata territorio “maschile” grazie an-
che ad una comunicazione di massa che, ad esempio nell’offrire i propri prodotti tecnologici
mediante la pubblicità, sembra rivolgersi solo agli uomini. Del resto se l’innovazione tecnolo-
gica è un prodotto della società, ne consegue che gli stessi prodotti tecnologici di tale società
ne riflettono stereotipi e pregiudizi (Wajcman 1994). Crescendo in una società polarizzata in
base al genere (Bem 1994), le ragazze imparano a vedere se stesse e gli altri attraverso le
“lenti di genere” (Bem 1993). Molti bambini crescono accettando gli stereotipi tradizionali che
descrivono la donna come passiva, emotiva, fisicamente debole, indifesa, espressiva, dipen-
dente, impegnata nel sociale, legata agli impegni familiari. Allo stesso modo però assumono
gli stereotipi che definiscono gli uomini come aggressivi, brillanti, forti, dinamici, fiduciosi nelle
proprie capacità, schietti e analitici (Archer 1985).
L’idea che l’informatica sia un “campo maschile” può instaurarsi molto presto sia nella famiglia
che nella scuola e viene confermata nel momento in cui una ragazzina osserva l’offerta di
video giochi (Morahan-Martin 1998) proposti da un mercato che sembra non tener conto dei
suoi più probabili interessi (Bomè, Pellion di Persano, Paggi 1999). L’auspicio è che invece la
donna sia sempre più protagonista dello sviluppo tecnologico con azioni positive che, a partire
dalla scuola, favoriscano anche una maggiore democratizzazione nel mondo del lavoro dal
punto di vista della sua divisione, della valorizzazione delle mansioni e abilità normalmente
attribuite alle donne, sia infine dal punto di vista salariale (Benetti, Goddard 1999).
L’approccio alla tecnologia e l’apprendimento delle conoscenze necessarie all’uso degli stru-
menti che essa produce, potrebbero favorire maggiormente le alunne se sviluppati in una pro-
spettiva di genere sin dalla scuola primaria, così da prevenire la formazione di nuove divisioni
nel mondo del lavoro.
Poiché l’accesso alle professioni scientifiche e tecniche è vincolato all’azione di stereotipi di
matrice culturale e sociale, alle cui conseguenze sono esposti sia uomini che donne, seppur
in modo e con esiti diversi, un intervento volto all’eliminazione di tali barriere potrebbe essere
maggiormente efficace se pensato in una prospettiva di genere e inserito fra le attività curri-
colari. Quando si tratta di percorsi formativi ad indirizzo tecnico-scientifico, in cui la presenza
femminile, inferiore a quella maschile, è contrastata da immagini “al maschile” (Newmarch,
Taylor-Steele, Cumpston 2000), il superamento degli stereotipi passa anche attraverso lo svi-
luppo di una positiva immagine di sé.
La fiducia nelle proprie capacità può richiedere però degli incentivi. Questi possono prendere
la forma di premi destinati in casi specifici alle studentesse. L’esiguità numerica di donne
premiate per il contributo che hanno saputo offrire alla scienza non rappresenta certo per le
studentesse un incentivo a scegliere un percorso di studi che non solo può risultare partico-
larmente impegnativo per i contenuti, ma che non dà neppure eguali riconoscimenti sociali
a chi ha saputo produrre importanti risultati. L’istituzione di premi potrebbe quindi essere un
ulteriore strumento in grado di incentivare la scelta per un percorso che esula dalle scelte
tradizionali delle studentesse, oltre che essere un modo per far uscire dall’ombra potenzialità
e competenze.

16
Di altra natura, ma con intenti analoghi, sono le ormai numerose iniziative di mentoring, (per
esempio: Kram 1983; Milne 2005; Scandura, Williams 2001) intraprese in tutta Europa e negli
Stati Uniti.
La larga diffusione del mentoring è determinata dalla valorizzazione delle potenzialità della
persona e dalla qualità della relazione che consente si instauri tra personalità professional-
mente affermate o in grado di fornire un orientamento ed altre che necessitano di una guida
che le consigli e le indirizzi. Le testimonianze di altre donne costituiscono per le giovani un’im-
magine concreta della scienza e della tecnica, e attraverso i racconti di esperienze dirette,
di ostacoli superati e “vittorie” conseguite, ne offrono un profilo più “umano”, meno austero e
distaccato a cui invece sono solitamente associate scienza e tecnica: razionali, “dure”, cere-
brali, fredde, aggressive, competitive … maschili. Da questo punto di vista il “modello” ha una
funzione primaria: “serve da punto di riferimento, da benchmarck, da mentore e da coacher
nei casi più fortunati” (Bombelli 2000, 33). Il coinvolgimento di un pubblico più ampio (famiglie,
docenti, …), rende possibile un aumento della consapevolezza che le tematiche affrontate e
le attività ad esse correlate necessitano del contributo di un vasto network di attori, offre un
ulteriore spunto di riflessione sulle conseguenze che una diversa lettura della scienza e della
tecnica può avere su uomini e donne, studenti e lavoratori, ed evita così il rischio di ridurre
l’iniziativa e le relative tematiche alla “questione della donna”.
Una maggiore sensibilizzazione a scuola sulle tematiche di genere, può dare alle nuove gene-
razioni gli strumenti per contribuire ad una graduale estinzione delle disuguaglianze, così da
ridurne l’incidenza nel mondo del lavoro di cui faranno parte. Laddove gli stereotipi incidono
maggiormente sulle scelte professionali delle alunne, interventi indirizzati esplicitamente a
loro ed in grado di lanciare messaggi di incoraggiamento a sbarazzarsi dei preconcetti assimi-
lati dall’ambiente, possono fare molto.
Gran parte degli interventi attuati all’interno del contesto scolastico, ad ogni livello, mirano
ad elaborare una proposta formativa, capace di potenziare le capacità delle studentesse,
all’interno di una strategia cognitiva di lungo respiro, “che abbia come riferimento il percorso di
costruzione di sé come soggetto femminile” (Erlicher, Mapelli 1991) oltre che come potenziale
professionista in settori tendenzialmente resistenti alla presenza femminile. Emilio Reyneri
sostiene che “una maggiore segregazione è il “contrappasso” quasi inevitabile che la crescita
della partecipazione femminile al lavoro deve subire almeno finché la dinamica dell’occupazio-
ne sia tale da indebolire la concorrenza dei maschi e la cultura femminista diventi largamente
diffusa” (1994, 113). Ci pare che una simile spiegazione della segregazione occupazionale,
cui prelude la segregazione educativa anche in ambito scientifico, possa racchiudere una nuo-
va e rischiosa legittimazione della discriminazione di genere. Non crediamo si debba attende-
re, forse utopisticamente, una riduzione della concorrenza maschile, laddove le tendenze nel
mercato del lavoro da tempo spingono verso un’accelerazione della corsa all’accaparramento
dei posti migliori (Manacorda 2000; Webster J. 1996), né che si debba sperare nella diffusione
di una cultura femminista, quando molte fra le stesse che nel movimento militarono, sono oggi
orientate ad una cultura delle differenze e all’assunzione di una prospettiva di genere. L’ado-

 Si definisce mentoring o tutoraggio “una condizione salvaguardata che consente l’apprendimento, la sperimentazione e lo
sviluppo delle potenzialità individuali e di nuove abilità mediante un processo in cui una persona, il patrocinatore o mentore o
tutore appoggia la carriera e lo sviluppo di un’altra persona, il patrocinato, al di fuori del normale rapporto superiore/subordi-
nato. Si fa un ricorso sempre maggiore al patronato/tutoraggio per sostenere lo sviluppo personale/professionale delle donne”
(Commissione Europea 1998, 40).

17
zione di buone prassi, ispirate al principio delle pari opportunità e al rispetto della reciproca
cittadinanza di genere (Gherardi 1998) sin dalla scuola primaria, sembra invece la giusta
direzione, in parte già presa da diversi attori istituzionali, pubblici e privati, impegnati a diverso
titolo nella produzione di risultati concreti, a medio-lungo termine che oltre alla scuola e al
mondo della formazione coinvolgano anche le organizzazioni e il mondo del lavoro.

1.4 Genere, lavoro e organizzazioni:


le ambivalenze della femminilizzazione
Le dinamiche di genere, così come possono incidere sulle scelte formative e dare luogo ad
una decisiva differenziazione nei percorsi di studio di ragazzi e ragazze, possono altresì esse-
re alla base di fenomeni di segregazione occupazionale, anche nei settori produttivi di recente
sviluppo.
Non sono molti gli autori che nelle loro analisi del cambiamento della struttura socio-eco-
nomica sottolineano la centralità delle relazioni di genere quale tratto distintivo delle transi-
zioni avvenute negli ultimi decenni. Di seguito vorremmo invece sottolineare proprio questo
aspetto: la trasformazione del mercato del lavoro ha inizio negli anni Settanta e coincide, non
casualmente, con la crescente presenza, visibile e ufficiale, della forza lavoro-femminile. Negli
stessi anni l’intreccio fra trasformazioni del lavoro e accesso delle donne al mercato del lavoro
è talmente centrale nel cambiamento in atto che frequentemente queste trasformazioni sono
descritte nei termini di un progressivo processo di femminilizzazione del mercato del lavoro e
del lavoro stesso (Allegrini 2004). La problematizzazione di questo processo riferito all’area
tecnologica stimola alcune riflessioni.
Vorremmo iniziare con un’osservazione critica di carattere generale: la cosiddetta “femminiliz-
zazione del mercato del lavoro”, che ha a che fare, da una parte, con l’esplosione dell’offerta
di lavoro femminile (Fontana 2001) e dall’altro con l’enfasi posta sulle capacità relazionali,
necessarie a intrattenere e gestire rapporti di lavoro (con il datore di lavoro, con i colleghi
e i clienti e ad operare in team qualora richiesto) (Biffi 1998), nonostante alcuni caratteri di
positività, è un processo non privo di limiti e ambiguità.
Dal punto di vista delle opportunità – guardando al “bicchiere mezzo pieno” – le trasformazioni
sul piano legislativo, familiare ed economico hanno favorito sinora due importanti novità:

■ Il lavoro “femminile” cresce in molti territori riservati al lavoro “maschile”


■ La flessibilità del lavoro determina un mercato più segmentato in cui si inseriscono
meglio le donne, storicamente più avvezze e socializzate ad adattarsi alle richieste della
domanda.

La prima novità, legata al massiccio afflusso di donne nel mercato del lavoro, è legata sia ad
una loro autonoma volontà di “investire” nel lavoro, sia alla crescente domanda di attività e
competenze considerate “tipicamente femminili”. Ancora una volta il riferimento primo è alla
relazionalità del lavoro (Accornero 2000), all’attenzione, all’analisi, al servizio, alla precisione
e alla cura dei contesti come prerogativa storica femminile (Pulcini 2003), considerata da molti
un aspetto necessariamente positivo del rapporto tra donne e lavoro, a tal punto che – in alcu-

18
ni ambienti – si cita la “relazionalità diffusa” di manager o professioniste donne, trasformando
questo sapere acquisito delle relazioni umane (Nannicini 2002) in “natura” femminile. In disac-
cordo con quest’impostazione esplicitamente essenzialista, vorremmo invece ricordare come
quelle del lavoro e delle sue prerogative “femminili” e “maschili” non siano caratteristiche “eter-
ne” (Fontana 2001), biologiche; sono al contrario frutto dell’organizzazione del lavoro e del
ruolo assegnato nelle società rispettivamente a uomini e donne. Anche nel settore informatico
– uno dei più innovativi dell’economia – trovano conferma le previsioni del sociologo Pierre
Bourdieu (1998), secondo il quale le strutture della divisione sociale del lavoro agiscono, come
nei settori occupazionali più tradizionali, seguendo tre principi pratici:

■ Le funzioni (ritenute) adatte alle donne si situano nel prolungamento delle funzioni
domestiche, di cura.
■ Una donna difficilmente esercita un ruolo autorevole su uomini e quindi, ha buone
probabilità, a parità di condizioni, di veder preferito un collega uomo in una posizione di
autorità.
■ L’uomo mantiene ampiamente il controllo sugli oggetti/aspetti tecnici e sulle macchine.

La conferma di tali principi in uso significa che – guardando al “bicchiere mezzo vuoto” – per
le donne gli elementi di novità e di rottura si dissolvono in gran parte in elementi di forte con-
tinuità col passato come ha efficacemente sintetizzato Alessandra Allegrini “anche guardando
all’accezione qualitativa della categoria correttamente in uso, ‘femminilizzazione del lavoro’,
i limiti e le ambiguità emergono considerando che le connotazioni assegnate a un lavoro che
diventa ‘femminile’ si inscrivono, su un piano simbolico nella nostra cultura, a valori, rap-
presentazioni, segni di debolezza e inferiorità nella scala gerarchica che organizza i termini
‘maschile’ e ‘femminile’” (2004, 144-145).
E veniamo così alla seconda novità, anch’essa in realtà radicata nella storia delle donne.
Abituate ad entrare e uscire dal mercato del lavoro (pensiamo ad esempio alle interruzioni
per maternità) in generale le donne hanno messo in campo meccanismi di difesa, controllo
e gestione della propria situazione lavorativa ed extra-lavorativa dei quali gli uomini di norma
non hanno avuto bisogno. Paradossalmente, spingendo oltre il ragionamento, possiamo affer-
mare che la “doppia presenza” può essere una risorsa da spendere nei periodi di incertezza
e transizione, una sorta di “dotazione socio-culturale” – come la definisce Renato Fontana
(2001) – che impone un certo allenamento a reinventare di continuo strategie di sopravviven-
za quanto mai utili in un settore come ad esempio quello informatico, segnato dalla rapidità
del mutamento tecnologico e dai continui processi di ristrutturazione nelle singole aziende. In
un’economia che per svilupparsi passa velocemente dal forte utilizzo di capitale umano e di
lavoro – prevalentemente fisico – all’utilizzo di informazione e conoscenza, è necessario non
solo l’aggiornamento continuo delle proprie conoscenze, ma anche lo sviluppo di abilità che
consentano di affrontare il cambiamento, le modificazioni quantitative e qualitative del lavoro
e dei suoi contenuti determinate da processi di riorganizzazione della produzione (Woodfield
2000). La flessibilizzazione è ormai una componente indiscussa del lavoro e lo è tanto più
nei settori ad alta intensità di sviluppo tecnologico, dov’è cruciale la capacità di adattamento
rapido. Brevemente ricordiamo che parlare di flessibilizzazione implica un triplice riferimento
(Biffi 1998):
■ alle organizzazioni: aziende pubbliche e private dovrebbero potersi modificare senza

19
vincoli esterni ma secondo precise scelte interne;
■ alle persone: il lavoratore deve poter sfruttare le sue competenze e capacità adattandole
alle variazioni nelle esigenze del datore di lavoro ma deve poter essere al contempo
orientato a modificarle;
■ alle forme di regolamentazione dei rapporti e meccanismi di funzionamento delle
organizzazioni; la contrattualistica del lavoro, ma anche i sistemi di programmazione e
controllo, di gestione delle risorse umane si adattano alle necessità di cambiamento che a
frequenza maggiore si prospettano alle imprese e ai loro collaboratori.

Analizzare questo processo di flessibilizzazione del lavoro in una prospettiva di genere, con
attenzione in particolare alla componente femminile, significa da un lato riconoscere che
la maggioranza delle donne ha sempre lavorato duramente ed – all’occorrenza – in modo
flessibile, frammentario ed invisibile assumendo su di sé un duplice carico di lavoro: quello
domestico, riproduttivo e non pagato, e quello produttivo extradomestico e variamente remu-
nerato; dall’altro lato – con riferimento alla flessibilità richiesta dalle nuove tecnologie – saper
riconoscere il carattere gendered del lavoro significa anche riconoscere l’incompatibilità tra le
richieste di settore e le esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici in relazione all’assetto sociale,
politico, culturale. Da un lato infatti la spinta verso la flessibilità del processo produttivo e del-
l’organizzazione del lavoro è una risposta all’“assillo dei tempi di consegna”, ma contrasta sia
con la necessità evidente di garantire la qualità del risultato e la stabilità dell’organizzazione
produttiva, fondata su profili professionali ad alto livello di competenze (Bolognani, Fuggetta,
Garibaldo 2002), sia con la residua possibilità di conciliare famiglia-tempo libero-lavoro. Ad
esempio Ivana Pais (2003) sostiene che la presenza femminile delle donne nei settori tecno-
logici – in particolare nel comparto Internet – non dipende solo da una crescente domanda di
attività “femminili”, quanto da una persistente “mascolinizzazione” dei rapporti di lavoro a cui si
adeguano anche le ragazze, posticipando la decisione di avere figli. Darrah, English-Lueck e
Freeman (2002) nella loro ricerca su lavoro e famiglia nella Silicon Valley, rilevano che quella
dei “lavoratori tecnologici” è una vera e propria subcultura, con valori, norme e atteggiamenti
particolari, che difficilmente vengono condivisi da chi è estraneo.
Anche i settori di recente sviluppo quindi sembrano riproporre, oltre a vecchie forme di divi-
sione del lavoro, anche i limiti di una cultura che penalizza la conciliazione famiglia-lavoro
e richiede una scelta fra affetti e affari. L’apparente mutua esclusività da un lato della sfera
privata, dall’altro di quella pubblica, può essere – assieme alla stereotipizzazione dei profili
professionali – la premessa a nuove forme di segregazione professionale.

20
2. Muovere i primi passi:
gli anni della formazione

La scuola e l’università rappresentano ambiti decisivi per la formazione e l’acquisizione di


conoscenze. La loro criticità aumenta in rapporto al mercato del lavoro e all’occupabilità che
caratterizza in particolare alcuni corsi di studio, soprattutto quelli ad indirizzo scientifico-tec-
nologico. Riteniamo quindi sia utile discutere brevemente alcuni dati relativi alla popolazione
studentesca e alla distribuzione per sesso nei diversi indirizzi della scuola media superiore e
dell’università; la pur rapida ricostruzione dei percorsi scolastici ed accademici, con attenzione
alle problematiche di genere, rappresenta un passaggio decisivo per la successiva analisi dei
dati relativi alla distribuzione della forza lavoro sul territorio nazionale e provinciale.

2.1 La presenza femminile nei percorsi formativi tecnico-scientifici


nelle scuole medie superiori. La situazione italiana
A partire dagli anni Sessanta, l’Italia ha conosciuto un aumento della scolarità che ha con-
tribuito al recupero dello storico ritardo che la caratterizzava e allontanava dagli altri paesi
sviluppati.
Oggi le fasce giovanili di popolazione risultano significativamente più istruite di quelle anziane.
Le donne in particolare hanno beneficiato della più ampia diffusione della scolarità al punto da
superare, nelle giovani generazioni, il livello di istruzione maschile: nel 2003 tra i 25-34enni
infatti le donne con titolo di studio secondario superiore erano il 50 per cento contro il 48 de-
gli uomini (Sabbadini 2004). Nei cicli formativi successivi all’obbligo scolastico, in particolare
nella scuola media-superiore, la quota di ragazze iscritte è progressivamente salita dal 7% del
1950/51 (vs. 12% per gli uomini) al 90% del 2001/2, superando, già a partire dall’inizio degli
anni Novanta, quella maschile (Fig. 2.1).

21
Figura 2.1 Tasso di scolarità per le scuole
secondarie superiori (A.s. 1950/51 – 2001/02)

Fonte: Istat ed elaborazioni Istat su dati Miur

Gli anni di maggiore crescita del tasso di scolarità sono i Cinquanta e i Sessanta, questi ultimi
caratterizzati dall’immissione nelle secondarie dei primi licenziati della nuova scuola media.
Il convergere dei tassi di iscrizione femminile e maschile nell’ultimo anno (rispettivamente
89,8 per cento e 89,5 per cento) sembrerebbero discendere dai provvedimenti normativi che,
innalzando l’obbligo scolastico ai 15 anni a partire dall’a.s. 1999/00, hanno contribuito ad un
recupero da parte degli uomini.
Dai dati Istat emerge che nella scuola secondaria la presenza femminile è aumentata nel
corso degli anni negli indirizzi in cui era meno forte e si è indebolita lì dove era maggioritaria e
cioè nelle scuole magistrali, aperte anche agli uomini solo dal 1980/81 (Sabbadini 2004). Gli
aumenti del tasso di femminilizzazione (la percentuale di donne sul totale degli iscritti) sono
infatti particolarmente forti negli istituti d’arte (dove è triplicata, passando dal 14,7% nell’a.
s. 1950/51 a 66,7 nel 2001/02) e nei licei scientifici (dal 18 al 51%). Nei licei classici e negli
istituti professionali, inoltre, la presenza femminile è aumentata dell’86%. Questo dimostra
che, almeno sul piano nazionale, le studentesse tendono ad avvicinarsi a settori di studio
di tradizionale dominio maschile, a fronte di una diminuzione della presenza negli indirizzi a
prevalente componente femminile (vd. Tab. 2.1).

22
Tabella 2.1: Tassi di femminilizzazione per tipo di
scuola superiore. Anni 1950/51-2001/02

Tipo
Femmine su 100 iscritti vAR.
SCuola

50/51 60/61 70/71 80/81 90/91 00/01 01/02 %(a)

Ist. professionale (b) 24,7 33,1 41,4 46,2 47,4 43,9 43,9 74,8

Ist. tecnici 19,4 23,6 23,9 37,2 40,4 37,0 36,1 85,6

Licei scientifici 18,3 18,6 36,6 43,0 46,5 51,0 51,4 180,8

Licei classici 37,0 39,3 51,4 57,2 66,6 68,6 68,8 85,8

Licei linguistici (c) (c) (c)


88,0 86,7 78,6 78,1 -11,3

Scuole magistrali 100,0 100,0 100,0 100,0 97,3 83,3 84,7 -15,3

Istituti magistrali 84,6 87,4 87,8 93,1 92,5 89,0 88,3 4,5

Istituti d’arte (d) 14,7 32,1 56,0 63,8 68,3 65,6 66,7 353,4

Licei artistici 51,1 59,2 64,7 66,2 72,5 69,8 68,8 34.6

Fonte: Istat ed elaborazioni Istat su dati Miur


(a) La variazione percentuale è calcolata rispetto al 1950/51 e, per i licei linguistici, rispetto al 1980/81
(b) Nell’a.s. 1950/51, comprendono le scuole professionali femminili e il magistero professionale per la donna, successivamente
(1957) trasformati in istituto tecnico femminile
(c) Non ancora istituiti
(d) Nel 1950/51 e 1960/61 comprendono le scuole d’arte

Come conseguenza delle nuove scelte delle giovani donne, è cambiata notevolmente la per-
centuale del numero di allieve delle secondarie superiori per tipo di scuola. Se confrontiamo
l’attuale situazione con quella passata (1950/51) noteremo che le alunne delle scuole supe-
riori si iscrivevano soprattutto negli istituti magistrali e nei licei classici. Oggi invece le donne
sembrano spostare la loro preferenza verso gli istituti tecnici (28% contro 48% dei maschi),
i licei scientifici (20% contro 18%) e gli istituti professionali (19% contro 24% dei coetanei
uomini).
Nonostante gli evidenti progressi registrati nel corso degli anni, a tutt’oggi permangono comun-
que differenziali di genere nella partecipazione scolastica (e come vedremo anche in quella
accademica) non solo in ragione della zona geografica di residenza (la domanda di istruzione
superiore femminile è maggiore nel Nord-Italia che nel Centro-Sud e nelle Isole), ma anche in
relazione alle scelte formative relative ai cicli di studio post-obbligo. Infatti malgrado i profondi
mutamenti in atto, uomini e donne continuano ad effettuare scelte molto diverse: le ragazze
sono per la maggior parte orientate verso gli studi umanistici (ed in particolare verso settori
disciplinari che indirizzano, in maniera più o meno mirata, verso l’insegnamento) e meno ver-
so quelli tecnico-scientifici. Il tasso di femminilizzazione degli iscritti resta sfavorevole negli

23
istituti tecnici e professionali. Sul piano nazionale una simile diversità nella scelta di studio è
in parte riconducibile al fatto che le donne sembrano non prestare sufficiente attenzione alle
future opportunità professionali; in parte si tratta di una diversità determinata dal fatto che
l’ingresso femminile nel mondo del lavoro è stato accompagnato da una forte spinta verso
il settore dei servizi e in particolare verso il settore istruzione. Conseguentemente le donne
hanno privilegiato ambiti disciplinari che consentivano loro di sfruttare l’esperienza formativa
come investimento al fine lavorativo. Questo processo di specializzazione formativa ha finito
però per alimentare ulteriormente la segregazione occupazionale.
Dobbiamo in ogni caso sottolineare come accanto al sorpasso numerico – seppur non risolu-
tivo – da parte della componente femminile nei settori di formazione tipicamente maschili, ci
sia anche un rendimento migliore delle studentesse. Nella scuola tale risultato è evidenziato
dal confronto tra i tassi di ripetenza (quota di ripetenti sugli iscritti) dei due sessi: per tutti e tre
i cicli scolastici (elementare, media, superiore) la percentuale di alunne ripetenti sul totale è
costantemente inferiore alla quota relativa agli uomini (Fig. 2.2).

Figura 2.2 Tasso di ripetenza per livello scolastico


e sesso (A.s. 2001/2002)

Fonte: elaborazioni Istat su dati Miur

Nella scuola secondaria superiore la percentuale di donne ripetenti è pari a 4,5 per cento a
fronte dei quasi 9 ripetenti ogni 100 iscritti uomini. La migliore riuscita femminile si evidenzia
proprio laddove il percorso risulta più selettivo e forte di una tradizione “maschile” sia per
quanto riguarda la “norma” di coloro che si iscrivono sia per quanto riguarda l’indirizzo di
studio. L’incidenza delle ripetenze, variabile a seconda del tipo di scuola secondaria (i tassi di
ripetenza sono maggiori fra gli iscritti agli istituti professionali e tecnici che non fra gli studenti
dei licei) è inferiore per le donne anche a parità di indirizzo formativo prescelto: dato che con-
ferma la spesso invocata “eccellenza femminile” (vd. Tab. 2.2).

24
Tabella 2.2: Tassi di ripetenza della scuola
secondaria superiore per tipo di scuola e
sesso (A.s. 2001/02)

Tipo di scuola Ripetenti per 100 iscritti

Maschi Femmine

Ist. professionali 11,4 7,5


Ist. Tecnici 10,2 5,6
Licei (a) 4,1 1,9
Ist. e scuole magistrali 6,0 3,9
Ist. e licei artistici 9,2 5,6

Totale 8,9 4,5

Fonte: elaborazioni Istat su dati Miur


(a) comprende i Licei scientifici, classici e linguistici.

Come conseguenza di una minore tendenza alla ripetenza (solitamente alla base dell’abban-
dono degli studi), le donne interrompono gli studi meno dei colleghi uomini. Il minor rischio
di interruzione riguarda tutti i tipi di scuola, tranne che per quelle a prevalente composizione
femminile, in cui si registra un tasso di successo pari a 94 per cento per gli uomini e a 78 per
cento circa per le donne. Lo scostamento dei tassi in favore delle donne risulta particolarmen-
te elevato negli istituti professionali (62 per cento per le ragazze e 44 per cento per i ragazzi),
uno degli indirizzi scolastici a più elevata frequenza maschile. Questi risultati riflettono un
interessante fenomeno: i ragazzi tendono a superare il rendimento femminile negli studi (o
comunque ad avvicinarsi alle performance delle donne) proprio nei settori più femminilizzati; il
divario di rendimento a vantaggio delle ragazze, viceversa, risulta particolarmente elevato nei
settori di studio in cui le donne rappresentano una minoranza, come nel caso dei percorsi for-
mativi tecnico-scientifici. Si tratta dell’effetto di dinamiche motivazionali differenziate e legate
ad un maggior investimento della persona proprio nei percorsi in cui la selezione è più forte e
almeno in parte influenzata dall’identità di genere.
Dalla somma di successi e insuccessi ed in base alle diverse scelte formative effettuate,
uomini e donne sperimentano in misura differenziata, durante l’intero processo di istruzione,
chance di conseguimento del titolo accademico diverse. Dai dati che abbiamo considerato
in riferimento al contesto nazionale emerge che ad esempio gli studenti di sesso maschile
tendono in misura superiore alle donne ad iscriversi a corsi scolastici che, sfociando nel con-
seguimento della qualifica professionale, non consentono l’iscrizione a cicli universitari oppure
che, fornendo un’istruzione di carattere prevalentemente tecnico sono la premessa a scelte
per indirizzi universitari tecnico-scientifici.

25
2.2 La presenza femminile nei percorsi formativi tecnico-scientifici
nelle scuole medie superiori. La Provincia di Trento
Dai dati raccolti nella Provincia Autonoma di Trento emerge che nel corso degli ultimi dieci
anni il numero totale degli iscritti alla scuola media superiore è tendenzialmente diminuito,
passando dalle 18.968 unità nell’anno accademico 1993/1994 alle 17.489 unità nell’anno ac-
cademico 1999/2000 per risalire alle 18.100 unità nel 2002/2003. In questo periodo la quota
percentuale di ragazze iscritte alla scuola media superiore è rimasta tuttavia pressoché inva-
riata, mantenendosi di qualche punto percentuale al di sopra del 50%.
Eppure anche se negli ultimi decenni, a partire dagli anni Settanta e Ottanta, il tasso femmi-
nile di istruzione superiore ha superato quello maschile – segno evidente di una progressiva
riduzione del gap che in passato sfavoriva sensibilmente proprio la popolazione femminile
– considerando la stratificazione complessiva della popolazione trentina e confrontandola con
quella nazionale, scopriamo che nel complesso gli uomini mantengono ancora un leggero
vantaggio numerico (vd. Tab. 2.3).

Tabella. 2.3: Popolazione per titolo di studio:


confronto per sesso Trentino/ Italia

Titolo
Trentino Italia
di studio

Maschi Femmine Totale Maschi Femmine Totale

Elementare o nessuno 26,4 32,9 29,7 32,1 40,6 36,5


Licenza media 32,9 29,1 31,0 33,7 27,6 30,6
Qualifica professionale 12,9 13,3 13,1 4,6 4,8 4,7
Diploma media sup. 20,4 18,5 19,4 22,7 20,8 21,7
Laurea 7,4 6,2 6,8 7,0 6,1 6,5

N. 214.000 224.000 438.000 26.233.000 27.924.000 54.157.000

Fonte: Istat 2001; popolazione residente superiore ai 6 anni

La ricerca-azione “Le giovani trentine: formazione e accesso alle professioni tecnico-scienti-


fiche” curata da Francesca Sartori (2004), ci segnala tuttavia che se attualizzassimo tali dati
ed andassimo a vedere ad esempio la percentuale di diplomati tra i diciannovenni di oggi,
noteremmo come le ragazze trentine mostrano un tasso del 72,2% (in Italia è il 73, 5%) contro
quello del 52,5% dei coetanei maschi (in Italia è del 63,4%). Quindi il ritardo trentino rispetto
al dato nazionale non è da attribuire alla popolazione femminile, ma quasi esclusivamente a
quella maschile.
È interessante considerare la distribuzione per sesso rispetto ai diversi indirizzi di studio. Le

26
scelte scolastiche paiono confermare la tradizionale concentrazione di studentesse negli studi
socio-psico-pedagogici, linguistici, artistico-musicali, professionali. Rimangono invece poco
frequentati dalle ragazze gli istituti tecnici, dove si registra una prevalenza maschile (vd. Tab
2.4).

Tabella 2.4: Donne iscritte alla scuola media


superiore per indirizzo di studio nella
provincia di Trento (valori percentuali)

magistrali/
Ist. d’arte
proff.le ist. socio- Licei Ist. Tecnici
e musicali
psico ped.

1993/94 72,42 93,62 58,12 38,17 64,48

1994/95 69,81 92,85 57,81 38,48 64,00

1995/96 66,81 92,77 57,83 38,51 61,36

1996/97 64,65 93,81 57,18 37,26 61,29

1997/98 64,06 94,03 56,83 37,23 59,32

1998/99 64,00 93,13 60,79 37,69 60,78

1999/00 63,37 94,36 55,69 36,02 64,43

2000/01 62,58 93,40 57,74 35,06 64,15

2001/02 63,30 92,70 57,71 34,02 63,45

2002/03 62,63 91,86 58,45 32,59 61,97

Fonte: dati forniti dal Servizio Statistica della Provincia Autonoma di Trento.
In particolare vale la pena evidenziare il modo in cui le studentesse si distribuiscono all’interno dei diversi indirizzi di studio,
nell’ambito dell’istruzione tecnica (vd. Tab. 2.5):

27
Tabella 2.5: Studentesse iscritte agli istituti
tecnici delle scuole superiori (valori
percentuali e variazione percentuale)

Agrario ind.le Comm.le Geometri Turismo Aziendali Att. soc.

1993/94 14,94 3,88 61,34 18,37 81,97 97,78 -

1994/95 15,54 3,66 61,90 19,66 80,53 96,36 -

1995/96 15,45 3,61 62,35 19,93 76,64 91,30 31,25

1996/97 13,18 3,45 59,37 21,08 77,36 89,59 30,77

1997/98 14,85 3,47 59,62 21,82 76,64 88,64 40,00

1998/99 14,89 3,83 60,00 24,47 73,68 91,42 37,14

1999/00 10,56 3,62 58,48 23,25 72,32 91,23 37,84

2000/01 13,88 3,48 58,30 21,80 77,31 88,16 42,50

2001/02 13,80 3,47 58,30 20,08 74,42 86,70 51,35

2002/03 13,17 3,99 56,69 19,53 73,23 82,33 51,22

Var. % - 40,91 + 20,43 -126,65 - 36,19 - 7,53 + 91,79 + 76,19

Fonte: dati forniti dal Servizio Statistica della Provincia Autonoma di Trento.

Dalla tabella emerge che gli istituti con le percentuali più elevate di iscritte sono l’Istituto Tec-
nico per Periti Aziendali, l’Istituto Tecnico per il Turismo e gli Istituti Tecnico Commerciali.
Diversamente la presenza femminile rimane minoritaria negli Istituti Tecnici per Geometri,
negli Istituti Tecnici Agrari e negli Istituti Tecnici Industriali. I dati quindi confermano un’ancora
scarsa presenza femminile nei percorsi tradizionalmente maschili.
Quali sono le cause di tale segregazione educativa? Quali i fattori che possono incidere si-
gnificativamente e determinare una scarsa presenza femminile nei contesti formativi tecnico-
scientifici?
Le ragioni della presenza asimmetrica di ragazzi e ragazze in tali percorsi sembrano poter
essere associate a cause socio-culturali, all’influenza della famiglia, della scuola ed in parte
del gruppo dei pari.
Per quanto riguarda la matrice socio-culturale recenti studi svolti in Provincia di Trento con-
fermano la persistenza di atteggiamenti diversi e distintivi nei confronti di maschi e femmine:
si tratta di bias che possono condizionare la crescita e le scelte di bambini e bambine anche
nelle attività ludiche, di gioco. Nella formazione di modelli e dell’immaginario su ciò che è
“maschile” o “femminile”, su scienza e tecnologia, anche la televisione e la pubblicità hanno

28
un ruolo molto importante. Modelli culturali tradizionali che ancora distinguono fra una propen-
sione femminile alla cura, alle relazioni e alle materie umanistiche e una propensione maschile
per la tecnologia, la scienza e la manualità sembrano ancora ben radicati sul territorio e tali da
richiedere una forte motivazione a uomini e donne, ragazzi e ragazze che vogliano “remare
contro” ossia – nell’ambito delle scelte d’indirizzo scolastico e professionale – mantenersi
liberi/e di seguire i reali interessi personali. Fra le ragazze, soprattutto nei contesti formativi
tradizionalmente maschili – a fronte di difficoltà legate ad atteggiamenti ostili o percepiti come
tali – può venire meno la volontà di misurarsi su ambiti disciplinari solitamente poco frequentati
dalle studentesse.
Tuttavia la motivazione può non essere l’unico stimolo: in alcuni casi – com’è emerso dal
II° Rapporto di ricerca “Le cause della scarsa presenza delle donne nei contesti formativi e
professionali tecnico-scientifici” curato dalla società FIDIA (2004b) di Trento – può subentrare
un atteggiamento di sfida nei confronti del pensiero comune su che cosa sia più adatto all’uno
o all’altro genere. In questo caso la motivazione passa in secondo piano, mentre prevale la
volontà di confrontarsi con un ambiente apparentemente estraneo. Laddove manchi una forte
motivazione di base, anche l’essere erede di una tradizione lavorativa familiare può aiutare ad
inserirsi in contesti disciplinari ed occupazionali altrimenti esclusi. Generalmente in assenza
di tali condizioni sembra prevalere un atteggiamento rinunciatario ed un auto-orientamento
verso qualcosa che pare più congruo al proprio genere e alle aspettative sociali. Non a caso,
anche laddove ragazze e ragazzi scelgano istituti o scuole superiori tradizionalmente frequen-
tate dall’altro genere, le prime sembrano prediligere tra i percorsi “maschili” quelli con carat-
teristiche più “femminili” e viceversa i secondi sembrano prediligere tra i percorsi “femminili”
quelli con caratteristiche “maschili” e tali da giustificare – come nel caso delle coetanee – la
propria decisione.
Anche la famiglia, prima agenzia di socializzazione, gioca un ruolo importante nella costru-
zione dei percorsi formativi dei propri figli/e. In particolare sembra sia il livello d’istruzione e
l’estrazione sociale dei genitori ad avere una certa rilevanza su ragazzi e ragazze alle prese
con la scelta di un indirizzo scolastico più o meno impegnativo, così come le stesse considera-
zioni espresse dagli insegnanti in merito al ciclo di studi più opportuno da seguire possono in-
fluenzare in primis i genitori e quindi gli studenti e le studentesse. È rilevante notare, da questo
punto di vista, come la scuola – che potrebbe significativamente contribuire ad assottigliare
le disuguaglianze di genere e a ridurre la segregazione educativa – sembri ancora in gran
parte incapace di attivare strumenti idonei per sradicare stereotipi di genere e modelli tradi-
zionali generalmente poco incoraggianti nei confronti di quelle ragazze che invece vorrebbero
frequentare scuole superiori di carattere tecnico-scientifico. L’esperienza vissuta dai pari e il
passa-parola degli amici sembrano avere molto più effetto degli incontri di orientamento o di
altre iniziative volte a produrre conoscenza circa l’offerta formativa superiore. Pur mancando
quindi un’idonea politica di sostegno ed orientamento alla motivazione, le ragazze in genere
sembrano più motivate allo studio dei loro coetanei maschi e ciò è ancor più vero nei casi in
cui abbiano intrapreso percorsi non tradizionali. I dati, derivanti da una precedente ricerca
longitudinale sulle scelte post diploma degli studenti trentini condotta dall’Ateneo per la PAT
e presentati dalla società Diagonal al convegno “Da Ipazia a Lara Croft: donne, tecnologia e
scienza”, tenuto presso la Facoltà di Sociologia di Trento il 29 Settembre 2004, testimoniano
gli effetti di questa maggiore dedizione e/o dell’eccellenza femminile (vd. Tab. 2.6).

29
Tabella 2.6: Indicatori di rendimento per sesso
(% di colonna)

Indicatori di
Sesso
rendimento scolastico
Maschi Femmine

Insufficienze nel primo quadrimestre


Nessuna 36,8 56,5
Una o due 42,0 35,4
Tre o quattro 15,2 6,5
Cinque o più 5,9 1,6

Debiti formativi
Mai 39,2 53,7
Una volta 17,3 17,3
Due volte o più 43,6 29,0

Ripetenze
Nessuna 74,7 84,8
Una volta 19,2 13,0
Due o più 6,1 2,1

Voto conseguito all’esame di stato (in centesimi)


60-69 34,3 21,8
70-79 28,3 26,4
80-89 19,0 20,4
90-100 18,1 31,3

Base 1250 1786

Fonte: Indagine PAT-Ateneo di Trento, 2003

Questi dati acquistano particolare significato se consideriamo l’influenza che una diversa va-
lutazione ottenuta a scuola nelle diverse discipline può avere nell’orientare la preferenza per
un certo ambito disciplinare e quindi anche la scelta di continuare gli studi dopo il diploma
entro un’area specifica. Inoltre dalla ricerca Diagonal sono emerse con chiarezza quali sono le
preferenze di ragazzi e ragazze per le diverse materie; tali orientamenti confermano una ten-
denza femminile a privilegiare la lingua straniera, l’educazione artistica e l’italiano. Rimangono
discipline “maschili” – almeno sulla base degli apprezzamenti espressi – l’educazione fisica e
l’educazione tecnica. Il risultato è contrastante per quanto riguarda la matematica: raccoglie
i favori di maschi e femmine in misura simile ma è fra le materie valutate più negativamente
dalle ragazze (vd. Tab. 2.7-2.8):

30
Tabella 2.7: La materia che piace più di tutte in
relazione al sesso (% di colonna)

Materie di studio totale Sesso

Maschi Femmine

Educazione fisica 21,1 34,3 8,2


Matematica 17,3 17,1 17,4
Lingua straniera 11,8 3,9 19,6
Scienze 9,0 9,9 8,2
Educazione tecnica 8,8 13,8 3,8
Educazione artistica 8,8 3,9 13,6
Storia 8,5 8,8 8,2
Italiano 7,9 2,2 13,6
Geografia 5,8 6,1 7,6

Fonte: Diagonal, Rapporto di ricerca “Le giovani trentine: formazione e accesso alle professioni tecnico-scientifiche” 2003-2004
(Sartori 2004)

Tabella 2.8: La materia che piace di meno di tutte in


relazione al sesso (% di colonna)

Materie di studio totale Sesso

Maschi Femmine

Lingua straniera 21,4 29,9 13,9


Matematica 20,2 11,5 27,8
Storia 12,5 8,9 15,6
Italiano 11,3 17,2 6,1
Educazione artistica 9,8 16,6 3,9
Educazione tecnica 8,3 4,5 11,7
Geografia 5,0 4,5 5,6
Educazione fisica 1,9 5,6 3,9

Fonte: Diagonal, Rapporto di ricerca “Le giovani trentine: formazione e accesso alle professioni tecnico-scientifiche” 2003-2004
(Sartori 2004)

31
Il meccanismo-a-catena innescato, sin dagli anni dell’infanzia, da fattori socio-culturali e
rafforzato dal sopraggiungere di ulteriori elementi (ad esempio le valutazioni ottenute e le
preferenze accordate alle diverse discipline, la motivazione e l’incoraggiamento più o meno
significativo da parte degli insegnanti a seguire i propri interessi anziché percorsi “femminili” e
“maschili” tradizionali etc.) all’epoca della scuola media superiore determina, almeno in parte,
la scelta della facoltà. La tabella 2.9 conferma il gradimento degli studenti per facoltà tecnico-
scientifiche e la preferenza delle studentesse per facoltà umanistiche:

Tabella 2.9: Dichiarazione di intenti post-diploma


per sesso

Maschio Femmina

Facoltà umanistiche 53,0 63,4


Facoltà tecnico-scientifiche 47,0 36,6
Totale 100 100
N. 66 82

Fonte: FIDIA, III Rapporto di ricerca “Le cause della scarsa presenza delle donne nei contesti formativi e professionali
tecnico-scientifici” (Fidia 2004c)

Nella già citata ricerca curata da FIDIA è emerso che gli studenti maschi sembrano gradire
in particolare le facoltà di ingegneria ed informatica e quelle matematico-scientifiche, mentre
le studentesse esprimono indici di gradimento superiori per le facoltà di lettere, filosofia e lin-
gue straniere. In percentuale le ragazze che esprimono l’intenzione di iscriversi a ingegneria,
informatica e a facoltà matematico-scientifiche sono circa la metà dei colleghi maschi. La se-
gregazione educativa è quindi forte negli anni della formazione scolastica ma continua con le
scelte d’indirizzo universitario, limitando potenzialmente le possibilità per le donne di inserirsi
in futuro nei settori tecnico-scientifici. Anche gli esiti dei questionari somministrati dalla stessa
società FIDIA evidenziano la presenza di un atteggiamento generalmente pregiudizievole fra i
più giovani: nonostante fra gli insegnanti intervistati sia piuttosto diffusa l’opinione in base alla
quale non vi sarebbero particolari differenze fra ragazzi e ragazze, questi riterrebbero invece
le materie umanistiche più appropriate per le ragazze e quelle tecnico-scientifiche più consone
ai ragazzi. C’è quindi un orientamento deterministico che riconduce al genere la frequenza di
specifici percorsi formativi, oltre che diversi ruoli e posizioni che donne e uomini sarebbero
quindi chiamati a ricoprire all’interno della società lungo l’intero arco di vita.
Nei prossimi paragrafi l’attenzione verterà in modo specifico sulle scelte di studio universitario
e sul percorso formativo nel mondo accademico, nonché sulla suddivisione per genere nei
diversi corsi di laurea. Brevemente cercheremo di fornire, sulla base dei dati quantitativi e
qualitativi disponibili, una sintetica rappresentazione della distribuzione per sesso della popo-
lazione universitaria nel contesto nazionale e all’interno dell’Ateneo trentino.

32
2.3 La scelta universitaria. Il contesto nazionale
Dall’analisi relativa ai tassi di scolarità per le scuole secondarie superiori è emerso che, nel
corso del tempo, la partecipazione delle ragazze è notevolmente aumentata sia a livello locale
che nazionale. Tuttavia spostando l’attenzione dalle medie superiori all’università notiamo che
la crescita della partecipazione femminile dal dopoguerra ai nostri giorni è stata ancora più
sorprendente (Sabbadini 2004).
Del resto era proprio in questo ciclo formativo che lo svantaggio delle donne era più forte.
Nell’A.A. 1950/51 per una donna iscriversi all’università era un fatto eccezionale (basti pen-
sare che le studentesse universitarie erano solo il 2,1 per cento delle giovani tra i 19 e i 25
anni, contro il 6 per cento dei maschi); oggi le studentesse universitarie sono circa 40 su 100,
mentre i ragazzi sono solo 31 (Fig. 2.3).

Figura 2.3 Tasso di scolarità per l’università


(A.A. 1950/51-2001/02)

Fonte: Istat ed elaborazioni Istat su dati Miur

L’incremento massimo di iscrizioni accademiche femminili è avvenuto durante tutti gli anni
Sessanta e la prima metà degli anni Settanta, quando il numero di studenti registrò una vera
e propria esplosione dovuta, da un lato, all’aumento della scolarità superiore degli anni Cin-
quanta e Sessanta e, dall’altra alla liberalizzazione degli accessi universitari (1969) e all’istitu-
zione di sussidi per lo studio. La crescita economica del Paese, così come nel resto dell’Eu-
ropa, portò ad un fondamentale cambiamento nell’ambito dell’istruzione universitaria che si
trasformò da “servizio di lusso” a “servizio di largo consumo”. Ancora una volta le donne sono
state le principali protagoniste del cambiamento aumentando da poco più di 70.000 iscritte
all’università del 1960/61 a oltre 370.000 del 1975/76 ( a fronte di un incremento maschile
da circa 200.000 unità a 570.000). Così come nelle scuole superiori, è solo con gli anni No-

33
vanta che anche all’università si assiste al sorpasso del tasso di scolarità femminile su quello
maschile. Nell’anno 1990/91, infatti, il tasso di iscrizione femminile supera per la prima volta
quello maschile. Il tasso di femminilizzazione che ha investito il sistema accademico italiano
– ancor più evidente di quello che ha interessato la scuola secondaria superiore – è testimo-
niato dall’incidenza della componente femminile sulla popolazione studentesca complessiva.
La percentuale di donne sul totale degli iscritti (tasso di femminilizzazione) aumenta nell’uni-
versità dal 25,5% del 1950/51 al 55,6% del 2001/02, fino a superare quella delle secondarie
che cresce, negli stessi anni, dal 37,2 per cento al 48,9 per cento (Fig. 2.4).

Figura 2.4 Tassi di femminilizzazione della scuola


superiore e dell’università
(A.A. 1950/51-2001/02)

Fonte: Istat ed elaborazioni Istat su dati Miur

Ciò che vorremmo sottolineare sono le differenze di genere nelle scelte dell’indirizzo univer-
sitario. Coerentemente con quanto rilevato nelle scuole medie superiori – e, almeno in parte,
come conseguenza – le donne hanno consistentemente modificato nel corso del tempo i
loro orientamenti anche dal punto di vista della disciplina di studio, inserendosi sempre più in
indirizzi a maggioranza maschile. Se ci limitiamo a considerare gli anni più recenti per quanto
riguarda le scelte effettuate da uomini e donne, possiamo notare che il numero degli imma-
tricolati di sesso femminile nei corsi di matematica, scienze e tecnologie risulta aumentato
(Fig. 2.5).

 In armonia con le definizioni internazionali i corsi di scienze, matematica e tecnologia per l’Italia comprendono le seguenti clas-
si di corso di laurea: Biotecnologie, Scienze biologiche, Scienze e tecnologie farmaceutiche, Scienze e tecnologie chimiche,
Scienze e tecnologie fisiche, Scienze geografiche, Scienze matematiche, Scienze statistiche, Scienze e tecnologie informati-
che, Ingegneria dell’Informazione, Ingegneria industriale, Disegno industriale, Scienze dell’architettura e dell’ingegneria edile,
Urbanistica e scienze della pianificazione territoriale e ambientale, Ingegneria civile e ambientale (MIUR 2005).

34
Figura 2.5 Immatricolati a corsi di matematica,
scienze e tecnologie -per 100
immatricolati - (A.A. 1998/99-2003/04)

Fonte: MIUR – DG Studi e programmazione

Tuttavia il peso maggiore delle studentesse iscritte all’università rimane notevolmente elevato
nei corsi di taglio più umanistico (Fig. 2.6).

35
Figura 2.6 Donne immatricolate per area
disciplinare – per 100 immatricolati
(A.A. 2003/04)

Fonte: MIUR – DG Studi e programmazione

Pur essendo aumentato il numero delle donne nei corsi accademici del raggruppamento
scientifico-tecnologico – ossia in tutti quei settori che fanno registrare la maggiore facilità di
accesso al mercato del lavoro – lo svantaggio è ancora evidente. D’altronde la concentrazione
delle donne nelle aree umanistiche è un tratto che accomuna l’Italia a molti paesi dell’Unione
Europea, come dimostrato dall’incidenza dei giovani in possesso di un titolo di studio acca-
demico ad indirizzo tecnico-scientifico sul totale dei giovani con un titolo universitario (Fig.
2.7). L’Italia, anzi, con 16 ragazze su 100 che concludono un corso universitario ad indirizzo
tecnico-scientifico, supera, sebbene non di molto, insieme ad Irlanda, Francia e Regno Unito,
la media europea.

36
Figura 2.7 Incidenza di giovani con titolo
universitario(a) ad indirizzo tecnico-
scientifico(b) sul totale dei giovani con
titolo universitario per paese e sesso
(Anno 2000)

Fonte: Eurostat
(a) Classificazione internazionale ISCED: livello 5°, 5B e 6
(b) Sono compresi i corsi in “Science, mathematics and computing” e “Engineering manufacturing and construction”

L’avvicinamento delle donne ai settori di formazione e lavoro tecnico-scientifici è una que-


stione molto attuale, nei limiti in cui concorre al raggiungimento di uno degli obiettivi strategici
dettati dall’Unione Europea per il 2010: l’incremento del numero di laureati nelle materie scien-
tifiche e tecnologiche. La riduzione dello scarto di partecipazione maschile e femminile in tale
settore d’istruzione rappresenta quindi, non solo un obiettivo in sé, ma anche e soprattutto il
tramite attraverso cui ampliare la capacità complessiva di ricerca e innovazione di quella che,
secondo gli obiettivi dettati dalla strategia di Lisbona, intende diventare un’economia knowle-
dge based, competitiva e dinamica.

2.4 La scelta universitaria. Il contesto provinciale


I dati relativi alle scelte universitarie sono stati raccolti nell’ambito di recenti ricerche-azione,
alcune delle quali già menzionate nei precedenti paragrafi. Si tratta di informazioni riguardanti
da un lato l’università in termini progettuali, ossia in termini di ipotetiche scelte per il futuro
post-diploma – comunicate da studenti e studentesse perlopiù attraverso la compilazione di
questionari – e dall’altro relative ad atteggiamenti nei confronti dei vari ambiti disciplinari.
Dalla ricerca PAT, citata nella relazione “Le giovani trentine: formazione e accesso alle pro-

37
fessioni tecnico-scientifiche” curata da Francesca Sartori, è emerso che considerando i diplo-
mati dell’anno scolastico 1999-2000 (ultimo anno delle lauree quadriennali-quinquennali) e i
diplomati dell’anno scolastico 2002-2003 (periodo di consolidamento delle lauree triennali)
l’incremento delle iscrizioni all’università è stato del 10,9%. Tuttavia mentre l’aumento della
componente femminile corrisponde all’11,9%, per quella maschile il dato si attesta al 9,0%
confermando una tasso di passaggio superiore per le studentesse di tutti gli strati sociali: la
percentuale sembra infatti relativamente indipendente dalla classe sociale d’origine. Analoga-
mente gli esiti della ricerca SAC “Sostegno all’accesso delle competenze tecnico-scientifiche”
condotta dall’Accademia del Commercio e del Turismo di Trento (2004), confermano che
soprattutto per le ragazze la prosecuzione degli studi dopo il diploma è un investimento im-
portante, quasi obbligato, anche se tale opinione risulta temperata dall’idea che anche una
formazione adeguata non è necessariamente garanzia di successo.
Vogliamo inoltre far notare che, in base ai dati disponibili, nella scelta del tipo di laurea le
ragazze ribadiscono una loro maggiore predilezione per tutti i corsi triennali delle Facoltà in
cui tradizionalmente rappresentano la maggioranza: Lettere, Sociologia e Giurisprudenza, a
cui si aggiunge il Corso di Laurea in Psicologia Cognitiva Applicata, quello di Economia e
Diritto, quello di Scienze Economiche e Sociali e infine quello di Ingegneria Edile. Equilibrata
è invece la composizione per sesso nei corsi di laurea in Matematica dove c’è una leggera
prevalenza femminile, ed in Economia e Gestione Aziendale dove c’è una leggera prevalenza
maschile. I maschi rappresentano la maggioranza assoluta in sette corsi su otto di Ingegneria
(vd. Tab. 2.10).

 Oggi Accademia d’Impresa; all’epoca in cui sono stati raccolti i dati cui facciamo riferimento era ancora in uso la precedente
denominazione (ACT).

38
Tabella: 2.10: Gli immatricolati nei vari corsi di laurea
nell’ateneo trentino in relazione al
sesso (% di riga)

Corsi di Laurea Sesso


MASCHI FEMMINE

Economia e Gestione Aziendale 50,9 49,1


Economia e Diritto 31,8 68,2
Scienze Economiche e Sociali 22,6 77,4
Scienze Giuridiche Europee e Transnazionali 33,8 66,2
Scienze Giuridiche 29,0 71,0
Ingegneria del controllo Ambientale 100,0 -
Ingegneria Industriale 94,1 5,9
Ingegneria Civile 91,4 8,6
Ingegneria delle Telecomunicazioni 83,3 16,7
Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio 73,9 26,1
Ingegneria delle Industrie Alimentari 70,7 29,3
Ingegneria dell’Informazione e dell’Organizzazione 66,7 33,3
Ingegneria Edile 35,5 64,5
Scienze Storiche 28,6 71,4
Lettere 25,9 74,1
Filosofia 25,0 75,0
Scienze dei Beni Culturali 19,8 80,2
Lingue e Letterature Moderne 19,2 80,8
Mediazione Linguistica per le Imprese e il Turismo 8,0 92,0
Informatica 95,5 4,5
Fisica 62,5 37,5
Fisica Applicata 60,0 40,0
Matematica 46,9 53,1
Società, Politica e Istituzioni Europee 33,3 66,7
Sociologia 17,2 82,8
Servizio Sociale - 100,0
Scienze e Tecniche di Psicologia Cognitiva Applicata 30,4 69,6
Altro 11,1 88,9

Base 1250 1786

Fonte: Indagine PAT-Ateneo di Trento, 2003

39
Se questa è la situazione fotografata dall’indagine PAT, è interessante verificare le opinioni
espresse dai ragazzi e dalle ragazze del quarto e quinto anno di diverse scuole medie secon-
darie e istituti professionali trentini intervistati per conto della società FIDIA. Alla domanda “I
seguenti indirizzi universitari credi che siano più adatti ai ragazzi o alle ragazze oppure ritieni
che non ci siano differenze?” il campione ha risposto riconducendo le materie umanistiche
ad una presunta predisposizione femminile, e quelle tecnico-scientifiche ad una prerogativa
maschile (vd. Tab. 2.11).

Tabella 2.11: Risposte date alla domanda: “I seguenti


indirizzi universitari credi che siano più
adatti ai ragazzi o alle ragazze oppure
ritieni che non ci siano differenze?”

Non c’è
Maschi Femmine
differenza

Ingegneria e Informatica 50,9 1,4 47,8


Matematica e Scienze 23,5 3,5 73,1
Scienze Economiche 17,1 4,5 78,4
Medicina 10,6 5,8 83,6
Giurisprudenza 10,3 6,5 83,2
Scienze politiche e sociali 12,3 13,0 74,7
Lettere, Filosofia, Lingue straniere 1,4 40,3 58,3

Fonte: FIDIA, III Rapporto di ricerca “Le cause della scarsa presenza delle donne nei contesti formativi e professionali
tecnico-scientifici” (2004c)

Gli stessi ricercatori, sulla base delle risposte ottenute nei questionari, hanno concluso che
secondo gli studenti e le studentesse la ridotta presenza delle ragazze nelle facoltà tecnico-
scientifiche dipenderebbe dal fatto che queste sono maggiormente interessate e adatte a svi-
luppare competenze socio-relazionali. Tale opinione incontrerebbe, in percentuale più elevata,
proprio il favore delle stesse studentesse (il 60,2% contro il 45,1%) che hanno motivato tale
assenza o scarsa presenza riconducendola alla difficoltà di trovare lavoro in questa specifica
area. Si tratta di un dato confermato anche dalla ricerca SAC (Accademia del Commercio e
del Turismo 2004) e riferito, oltre che alle diplomande, alle laureate in materie scientifiche;
in base a quanto affermato nel corso delle interviste dalle studentesse universitarie i ragazzi
sarebbero più portati per queste discipline.
È quindi in atto, sin dalla scuola media superiore, un meccanismo di autoselezione al quale
sarebbe necessario prestare attenzione durante la progettazione di iniziative di orientamento
post-diploma ed in generale nelle attività didattiche.
Dai questionari somministrati dall’ACT alle ragazze sulla soglia del conseguimento del di-
ploma di scuola superiore e alle giovani laureate sono emerse importanti indicazioni circa la

40
necessità di poter intraprendere un percorso formativo funzionale allo svolgimento di un lavoro
appassionante al tempo stesso inteso come strumento di emancipazione e indipendenza.
Tuttavia un’elevata gratificazione economica o una carriera brillante non sembrano essere
determinanti: per le studentesse universitarie sarebbe più importante, una volta entrate nel
mondo del lavoro, ottenere il riconoscimento del proprio ruolo professionale da parte dell’or-
ganizzazione e dei colleghi. Il non fare carriera non è considerato un limite dalle intervistate e
ciò – secondo i ricercatori dell’ACT – potrebbe essere interpretato come disillusione, o quanto
meno come il risultato di un esame di realtà approfondito circa le prospettive di carriera dopo
la laurea.
Le criticità del mercato del lavoro, soprattutto per le donne nei contesti scientifico-tecnologici,
traspaiono in maniera preoccupante producendo in generale un adeguamento e/o un ridimen-
sionamento delle aspettative per quante si preparano a lasciare l’università in cerca di prima
occupazione, oppure – come nel caso delle diplomande – portando ad un investimento in
percorsi post-diploma di carattere non scientifico, tecnico e tecnologico non a caso percepiti
come ambiti potenzialmente ostili. Nel caso delle studentesse di scuola media-superiore, alle
prese con la scelta dell’indirizzo universitario, il disinteresse verso le materie scientifiche e
tecniche sembra essere correlato ad una visione “classica” che associa la scienza alla razio-
nalità, al calcolo, al rigore metodologico dove cioè flessibilità e passione – associate all’uni-
verso femminile – non trovano spazio. La percezione di una certa distanza fra sfera femminile
e scienza sarebbe quindi fra le cause principali della segregazione educativa. Sebbene nel
caso delle studentesse universitarie o laureande sia emersa una concezione della scienza
molto diversa, meno “classica”, non sembrano mancare espressioni di rassegnato disincanto
e analoghe considerazioni circa le possibilità di svolgere in futuro un lavoro appagante e
tale da consentire al tempo stesso un’agevole conciliazione fra vita pubblica e vita privata.
Le risposte delle laureate infatti parlano dei vincoli imposti dal doppio ruolo femminile allo
sviluppo di una carriera. Alla difficoltà di coniugare famiglia e lavoro le intervistate rispondono
innanzitutto ipotizzando come soluzione una posticipazione del matrimonio e della filiazione
per guadagnare tempo prezioso, indispensabile alla propria affermazione o alla definizione
della propria posizione nel mercato del lavoro. Poste di fronte alla richiesta di immaginare
il proprio lavoro in relazione ai temi della conciliazione, molte delle laureate dimostrano di
apprezzare innanzitutto le possibilità offerte dal part-time, accordando una netta preferenza
proprio a questa modalità di gestione dei tempi pubblici e privati; ne segnalano tuttavia anche
gli aspetti deteriori soprattutto laddove fanno riferimento alla professione nel mondo della
ricerca scientifica. Quattro su cinque fra le studentesse del questionario SAC ritengono che
famiglia e lavoro potrebbero diventare pienamente compatibili se la donna venisse supportata
dai familiari e dalle istituzioni: si tratta di una risposta diversa da quella delle professioniste
intervistate nell’ambito della stessa indagine che invece ritengono la realtà dei luoghi di lavoro
e le stesse istituzioni ancora assenti o quantomeno poco interessate allo sviluppo di politiche
family friendly.
L’atteggiamento delle giovani è dissimile da quello delle professioniste dell’area scientifico-
tecnologica anche per quanto riguarda la spiegazione dello svantaggio femminile proprio in
questo settore: la segregazione verticale, ad esempio nelle gerarchie accademiche, corri-
sponde per il 44% delle laureate innanzitutto ad una scelta delle donne stesse di dedicarsi alla
famiglia rinunciando alla carriera. Una seconda motivazione addotta fa invece riferimento alla
responsabilità degli uomini e alla loro preferenza per colleghi maschi in posizione di comando.

41
Molte ritengono che il “soffitto di vetro” potrebbe tuttavia rappresentare uno stimolo ulteriore
ad andare avanti.
Nel prossimo capitolo considereremo proprio i dati riferiti al mercato del lavoro ICT (Informa-
tion Communication Technology) e IS (Information Systems) prestando attenzione al modo in
cui uomini e donne sono distribuiti al suo interno sia sul piano nazionale che a livello locale.

42
3. Il mercato del lavoro:
ICT e IS

Nel corso degli ultimi decenni sono avvenuti profondi cambiamenti nel rapporto tra donne e
lavoro. Il modello femminile di partecipazione al mercato del lavoro ha assunto nuovi con-
notati. La dinamica appare per certi aspetti molto positiva, se confrontata con la situazione
del passato: le donne svolgono tutte (o quasi) le tipologie di lavoro, aumentano le dirigenti,
le libere professioniste, le imprenditrici. Si evidenziano però ancora alcune criticità che sono
trasversali, seppur con diversa intensità, alle varie zone del paese. In particolare vorremmo
di seguito evidenziare come la presenza femminile nel mercato del lavoro ICT e IS ovvero
delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione o più semplicemente nell’ambito dei
sistemi informativi, rappresenti ancora un “tallone d’Achille” del nostro Paese e della stessa
Provincia Autonoma di Trento. I dati, qualitativi e quantitativi, che di seguito discuteremo evi-
denziano – pur nell’esiguità delle informazioni che le statistiche consentono di raccogliere
quando non disaggregate per sesso – una scarsa presenza delle donne proprio nei settori
trainanti dell’economia nazionale e locale. Per questo riteniamo sia utile – sulla base della do-
cumentazione disponibile – tracciare un quadro della situazione per capire l’entità e la gravità
della segregazione occupazionale nel mondo delle nuove tecnologie.

3.1 Uno sguardo al territorio nazionale:


la distribuzione della forza lavoro
Negli ultimi dieci anni il progressivo affermarsi della società dell’informazione in Italia è stato
accompagnato e favorito da una accentuata dinamica di crescita del settore informatico che
ha rappresentato il vero e proprio motore dello sviluppo dell’economia fondata sulle reti di
telecomunicazione. La dinamica ha conosciuto una accelerazione alla fine degli anni Novanta.
Basti pensare che il numero di imprese informatiche nel 2005 ha superato le 112mila unità,
contro le 57mila del 1997 (Federcomin, An@sin 2002; Federcomin 2006). L’Italia risulta co-
munque un po’ in ritardo rispetto ai paesi più avanzati in questo campo (principalmente paesi
scandinavi e Germania). C’è in generale, una differenza fra il Centro-Nord e il Sud e, soprattut-
to, una dipendenza molto forte fra la diffusione di tecnologie informatiche e la dimensione (in
termini di numero di addetti) delle imprese; sono d’altra parte evidenti i segnali di crescita del
ricorso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione da parte delle imprese italiane
(Giovagnoli, Ardito 2004).
L’andamento positivo del settore ha avuto un impatto rilevante anche sul piano occupazionale.
Se si guarda all’intero comparto dell’informatica, ricerca e attività connesse si osserva al suo
interno (secondo i dati Istat) nel solo periodo 1998-2001 una crescita dell’occupazione pari a
oltre il 24 %. Nel 2004 il numero di addetti era pari a 697.000 addetti.

43
Il rapporto di genere tra gli occupati del settore ICT in Italia si mantiene sullo stesso livello degli
altri paesi europei, dove l’occupazione femminile in ambito ICT raramente supera il 30% del
totale degli occupati. Secondo una recente ricerca curata dal CNEL la percentuale di occupa-
zione femminile in Italia nel settore ICT/New Economy si abbassa addirittura 13-15% (CNEL
2004), soprattutto se si considerano gli impieghi qualificati. Sono comunque le donne ad avere
il dato di crescita dal 1992 al 1999 più alto (1,3%) rispetto agli uomini (0,8%) (vd. Tab. 3.1),
sebbene l’occupazione femminile cresca più lentamente di quella maschile (rispettivamente
+3,6% e +4%).

Tabella 3.1: L’occupazione nel settore ICT, 1999

%
%
donne
Occupati occupati
occupate
% di crescita
nelle ICT ICT
su tot.
tra 1992 e 1999
(in migliaia) su tot.
occupati
(media annuale)
occupati
ICT

Donne Uomini Totale Donne Uomini Totale


Italia 197 435 632 3,1 31,1 1,3 0,8 0,9
EU 15 1.813 3.899 5.712 5,9 31,7 3,6 4,0 3,9

Fonte: ILO 2001

Rispetto al genere potremmo quindi affermare, sulla base di questi semplici dati, che l’innova-
zione tecnologica non è di per sé portatrice di eguaglianza.
La categoria professionale nella quale risulta essere più bassa la presenza femminile, che
alla fine del 2000 non superava il 5,6% del totale degli occupati, è quella degli “esperti di reti”,
dei lavoratori di Internet. Secondo Ivana Pais (2003) è questo il ramo del mondo ICT in cui
più forte è la segregazione professionale. Dalla ricerca Federcomin, An@sin (2002) emerge
che il personale di questo settore è costituito prevalentemente da uomini (65% del perso-
nale dipendente e 75% dei collaboratori e dei lavoratori indipendenti). Tra i motivi di questa
scarsa partecipazione femminile vanno annoverati sia la minore frequenza a corsi o studi in
scienze e tecnologie – conseguenza anche del fatto che le donne sono meno incoraggiate
a intraprendere carriere professionali di natura tecnica – sia la percezione che continuino
i pregiudizi contro il lavoro tecnico femminile che, ancora, l’incompatibilità tra esigenze di
carriera e responsabilità familiari. L’indagine condotta da uno dei portali italiani di riferimento
per il recruitment on-line (www.jobpilot.it) ha confermato quanto appena descritto. Il campione
di duecento donne di età compresa tra i ventidue e i trent’anni ha mostrato scarso o nessun
interesse per un posto di lavoro in campo tecnologico. Le motivazioni di questo rifiuto emerse
dalle intervistate sono state: per il 48% nel fatto che ritengono la professione high-tech noiosa
e poco creativa, per il 23% solitaria e senza la possibilità di sviluppare rapporti di team, per il
17% inconciliabile con la famiglia e maschilista per il 10%.

44
Un dato che purtroppo non è possibile ricostruire dalle statistiche nazionali finora disponibili
è quello della tipologia di professioni distribuita per sesso e la divisione dei compiti all’interno
di ogni singola professione. Come accade negli altri settori, possiamo supporre che anche in
quello dell’ICT vigano nuove forme di segregazione professionale, per cui le donne occupano
ambiti professionali ben delimitati. L’assenza di dati e statistiche disaggregate per sesso è
senz’altro una grave lacuna che dimostra una persistente disattenzione nella produzione di
documenti potenzialmente molto utili, sia in ambito pubblico che privato, per l’attuazione di
modelli organizzativi e politiche di genere efficaci.
Nel prossimo paragrafo cercheremo di tracciare un quadro della distribuzione di uomini e
donne nel mercato del lavoro ICT/IS in Provincia di Trento, riprendendo alcune caratteristiche
del contesto nazionale per evidenziare le specificità locali.

3.2 Il territorio provinciale: una distribuzione più equa?


La disponibilità dimostrata dai diversi enti locali contattati a fornire dati relativi alla forza lavoro
e alla sua distribuzione nel mercato ICT/IS in Provincia di Trento si è scontrata con la man-
canza di dati distinti in base al sesso. Non senza difficoltà abbiamo ottenuto alcuni dati disag-
gregati di cui discuteremo. Riteniamo quindi doveroso segnalare che la relativa esiguità della
conoscenza prodotta deriva da limiti contestuali legati alla natura dei dati cercati, all’assenza
di banche dati accessibili in cui i dati stessi siano sistematicamente distinti in base al sesso.
Per cogliere il grado di diffusione dell’IT in Italia, le potenzialità di sviluppo dei relativi mercati
nelle regioni italiane e soprattutto per comprendere in chiave prospettica il peso del settore
nell’economia del Trentino Alto Adige, abbiamo consultato il “I° Rapporto sul mercato IT nelle
Regioni Italiane” realizzato da Assinform nel 2003 (vd. Tab. 3.2), anch’esso unicamente in
grado di dare informazioni generali, non disaggregate.
I dati evidenziano una forte dinamicità delle imprese appartenenti al comparto IT: esse sono
cresciute in Italia dell’8,8% nel 2001 e del 4,9% nel 2002, malgrado la contrazione generale
del mercato nazionale. Il dato riferito al Trentino Alto Adige testimonia una crescita superiore
alla media del Nord Est: l’incremento è stato particolarmente significativo fra il 2000 e il 2001,
con una leggera flessione fra il 2001 e il 2002 che allinea il Trentino A. A. al calo dell’offerta IT
registrato in Italia, senza però compromettere il suo vantaggio nei confronti di Veneto, Friuli
Venezia Giulia ed Emilia Romagna.

45
Tabella 3.2: L’offerta di IT per Regione: il numero
delle imprese attive, 2000-2002
(numerosità e variazioni %)

Regioni 2000 2001 Δ01/00 2002 Δ02/01

Lombardia 15.160 16.328 7,7% 16.829 3,1%


Piemonte 5.174 5.623 8,7% 5.812 3,4%
Liguria 1.776 1.878 5,7% 1.942 3,4%
Valle d’Aosta 166 181 9,0% 189 4,4%
Nord Ovest 22.276 24.010 7,8% 24.772 3,2%
Veneto 5.795 6.334 9,3% 6.556 3,5%
Trentino A.A. 999 1.112 11,3% 1.219 9,6%
Friuli V.G. 1.546 1.670 8,0% 1.721 3,1%
Emilia R. 4.984 5.287 6,1% 5.486 3,8%
Nord Est 13.324 14.403 8,1% 14.982 4,0%
Toscana 4.668 4.978 6,6% 5.119 2,8%
Marche 1.633 1.743 6,7% 1.833 5,2%
Umbria 982 1.017 3,6% 1.070 5,2%
Lazio 4.670 5.177 10,9% 5.477 5,8%
Centro 11.953 12.915 8,0% 13.499 4,5%
Campania 4.009 4.421 10,3% 4.854 9,8%
Abruzzo 1.180 1.318 11,7% 1.449 9,9%
Puglia 2.395 2.710 13,2% 2.958 9,2%
Molise 218 249 14,2% 248 0,4%
Basilicata 512 532 3,9% 559 5,1%
Calabria 1.322 1.543 16,7% 1.713 11,0%
Sicilia 3.587 3.976 10,8% 4.201 5,7%
Sardegna 1.640 1.823 11,2% 1.965 7,8%
Sud e Isole 14.863 16.572 11,5% 17.947 8,3%

Totale Italia 62.416 67.900 8,8% 71.200 4,9%

Fonte: elaborazioni Assinform/NetConsulting su dati Movimprese/

46
La comparazione fra territorio nazionale e realtà regionali evidenzia in generale un forte svi-
luppo delle imprese ad offerta tecnologica (vd. Tab. 3.3).

Tabella 3.3: La dinamica delle imprese IT e totali


per Regione: confronto tra i tassi di
crescita, 2000-2002

Aziende IT Aziende totali


Regioni
Δ 01/00 Δ 02/01 Δ 01/00 Δ 02/01

Lombardia 7,7% 3,1% 2,1% 1,2%


Piemonte 8,7% 3,4% 1,6% 0,9%
Liguria 5,7% 3,4% 1,4% 0,9%
Valle d’Aosta 9,0% 4,4% 1,0% 1,7%
Veneto 9,3% 3,5% 2,2% 1,7%
Trentino A.A 11,3% 9,6% 1,8% 1,3%
Friuli V.G. 8,0% 3,1% 1,2% 0,9%
Emilia R. 6,1% 3,8% 2,0% 1,1%
Toscana 6,6% 2,8% 1,8% 1,5%
Marche 6,7% 5,2% 1,8% 1,4%
Umbria 3,6% 5,2% 1,9% 0,9%
Lazio 10,9% 5,8% 3,2% 1,2%
Campania 10,3% 9,8% 2,8% 2,3%
Abruzzo 11,7% 9,9% 2,0% 1,6%
Puglia 13,2% 9,2% 2,8% 2,0%
Molise 14,2% -0,4% 2,0% 1,6%
Basilicata 3,9% 5,1% 2,1% 1,1%
Calabria 16,7% 11,0% 4,4% 3,1%
Sicilia 10,8% 5,7% 2,1% 1,8%
Sardegna 11,2% 7,8% 2,4% 2,7%

Fonte: elaborazioni Assinform/NetConsulting su dati Movimprese/Unioncamere

Infatti mentre il tasso di crescita delle imprese è generalmente abbastanza stabile negli anni
e non molto diverso fra le regioni, i tassi di crescita delle imprese IT sono decisamente più
elevati e fanno emergere forti differenze regionali. Il Trentino Alto Adige ancora una volta
presenta un andamento estremamente positivo che secondo i curatori del rapporto Assinform
(2003) può essere interpretato, così come per altre numerose regioni del Sud, da un lato come

47
sintomo dell’arretratezza del sistema dell’offerta locale che risulta caratterizzato da aziende
di piccole dimensioni, in forte crescita, ma incapaci di raggiungere la dimensione sufficiente
per poter garantire efficienza e risposta alle esigenze della domanda. Dall’altro lato il trend
potrebbe essere il risultato di una recente – ed ancora in atto – inversione di tendenza, tesa
a sviluppare la presenza regionale di imprese IT in modo da permettere un’offerta maggior-
mente strutturata.
Con riferimento al settore ICT/IS, considerando l’andamento del mercato nazionale sulla base
dei dati raccolti nel Rapporto sull’“Occupazione e Formazione nell’ICT” a cura di Federcomin,
Anasin e Assinform (2002), notiamo un certo dinamismo imprenditoriale (+4,4% nel 2000,
+3,9% nel 2001 e +2,6% nel 2002) che contraddistingue tutti i comparti e in particolare quello
delle telecomunicazioni (+8,8%, nel 2000, +11,0% nel 2001, +6,8% nel 2002), riconducibile
agli effetti della liberalizzazione del mercato, al conseguente ingresso e alla nascita di nuo-
vi operatori alternativi. L’andamento del comparto è determinato in ogni caso dalle imprese
software e dai servizi: infatti esse rappresentano circa il 72% del totale rispetto all’11% circa
dell’hardware ed assistenza tecnica, il 14% del canale indiretto ed il 3% del settore dei servizi
e apparati di telecomunicazioni. Il dato è particolarmente interessante in termini di genere se
consideriamo che tradizionalmente la dicotomia hardware-software è stata interpretata alla
luce della più tradizionale separazione fra sfera maschile e sfera femminile. In questo senso
la forza lavoro femminile dovrebbe risultare favorita: in realtà fermo restando l’immaginario
che associa l’uomo alla tecnica, alla meccanica, al lavoro “duro”e faticoso, e la donna alle
relazioni, alla gestione degli aspetti “soft”, riscontriamo una sottorappresentazione di genere
femminile anche nel settore del software ovvero nel comparto più innovativo e decisivo per lo
sviluppo del settore informatico.
I dati trasmessi dall’Ufficio Statistico della Provincia di Trento confermano un aumento nel
tempo degli investimenti nella produzione di sistemi informativi: l’andamento positivo è rap-
presentato in figura 3.1 dal crescente numero di addetti e unità imprenditoriali attive nel settore
ICT/IS.

48
Figura 3.1 Lo sviluppo tecnologico in provincia di
Trento

1998 1999 2000 2001 2002

Imprese 504 555 632 696 743


Addetti totale 2844 3028 3159 3152 3474

Fonte: nostro grafico su dati Asia (Archivio delle imprese-ISTAT), Ufficio Statistico PAT
Non essendoci stati forniti dati distinti in base al sesso per tutti gli anni compresi fra il 1998 e il 2002, ma conoscendo unicamente la
distribuzione del totale degli addetti per attività economica non possiamo fornire informazioni dettagliate a riguardo, ma riteniamo
che ciò costituisca comunque un risultato di cui tener conto: la mancanza di dati disaggregati e/o l’impossibilità a fornirne una
versione, qualora richiesta, dimostrano come l’ottica di genere non sia ancora debitamente considerata e/o ritenuta importante
a fini conoscitivi.
Tuttavia sulla base dei dati comunicati dall’Ufficio Statistico della PAT, derivanti dall’ottavo censimento dell’industria e dei servizi
per l’anno 2001, possiamo notare come le donne, dipendenti private nel settore ICT/IS in Provincia di Trento, costituiscano una
minoranza ad eccezione delle attività di Elaborazione elettronica dei dati e di Gestione delle banche dati (vd Tab. 3.4).

 La classificazione ISTAT-ATECO 2002 (o 1991) cui abbiamo fatto riferimento nella richiesta poi utilizzata dall’Ufficio Statistica
della PAT per l’estrazione dei dati, comprende le seguenti attività economiche: Consulenza per installazioni di sistemi infor-
matici (Ateco 72100), Fornitura di software e consulenza informatica (Ateco 72200), Elaborazione elettronica dei dati (Ateco
72300), Attività delle banche dati (Ateco 72400), Manutenzione e riparazione di macchine per ufficio e di elaboratori elettronici
(Ateco 72500), Servizi di telematica, robotica, eidomatica (Ateco 72601), Altri servizi connessi all’informatica (Ateco 72602).
Per l’anno 2002 sono stati resi disponibili, in forma distinta i dati riferiti alle segueti attività: Edizioni di software (Ateco 72210),
Altre realizzazioni di software e consulenza informatica (72220).

49
Tabella 3.4: Dati dall’ottavo Censimento
dell’industria e servizi anno 2001

Unità Addetti Addetti Addetti


Attività economica
Locali totale Femmine Maschi

Consulenza per installazione


di sistemi informatici 9 11 1 10
Fornitura di software e
consulenza informatica 257 1565 468 1097
Elaborazione elettronica dei dati 347 1420 840 580
Attività delle banche dati 4 4 3 1
Manutenzione e riparazione
di macchine per ufficio e
di elaboratori elettronici 18 40 7 33
Servizi di telematica, robotica,
eidomatica 22 37 9 28
Altri servizi connessi all’informatica 101 323 65 258

Totale 758 3400 1393 2007

Fonte: Ufficio Statistico PAT

50
La ripartizione di uomini e donne per le diverse attività economiche risulta chiaramente in
Figura 3.2:

Figura 3.2 Attività economiche legate al settore


tecnologico-informatico

Fonte: dati Ufficio Statistico PAT

La segregazione di genere nel settore tecnologico-informatico non riguarda unicamente la di-


stribuzione nelle diverse aree di competenza. L’assenza o minor presenza delle donne si riflet-
te anche nella struttura gerarchica, caratterizzata dal fenomeno del “soffitto di vetro”, come è
possibile vedere nella figura 3.3, riferita al totale dei dirigenti maschi e delle dirigenti femmine
che nel 2002 risultavano assunti presso imprese del settore informatico e delle telecomunica-
zioni nelle suddette attività economiche in Provincia di Trento.

 La denominazione di ciascuna attività economica in figura 3.2 è stata necessariamente abbreviata.

51
Figura 3.3 Dirigenti e quadri in base al sesso

Fonte: dati Ufficio Osservatorio Mercato del Lavoro

Tale asimmetria è trasversale ai diversi ambiti: i dati forniti dall’Osservatorio Mercato del La-
voro (OML) mostrano infatti che, sia per le attività di Fornitura di software e consulenza in-
formatica – in cui prevalgono i dipendenti maschi – sia per quelle di Elaborazione elettronica
dei dati – in cui prevale la componente femminile – c’è una larga maggioranza di uomini con
qualifica di dirigente o quadro (vd. Tab. 3.5). Ciò significa che, rispetto alle due attività qui
considerate, neppure una evidente caratterizzazione al femminile, connessa ad una maggiore
presenza di donne nei livelli precedenti la dirigenza e le posizioni di quadro, favorisce un mag-
giore accesso delle donne stesse ai livelli sovraordinati: la gestione del potere e dei processi
decisionali rimangono saldamente in mano alla componente maschile, anche laddove questa
è complessivamente sottorappresentata.

52
Tabella: 3.5: Dirigenti e Quadri nelle imprese:
distribuzione per sesso (2002)

Tipo di attività Maschi Femmine Totale

Fornitura di software
86,0 14,0 100,0
e consulenza informatica

Elaborazione elettronica dei dati 85,7 14,3 100,0

Totale 85,9 14,1 100,0

Fonte: Ufficio Osservatorio Mercato del Lavoro

Per comprendere le cause della segregazione occupazionale e verticale riteniamo non siano
comunque esaurienti i dati raccolti e sin qui esposti. Certamente riferendoci ai rapporti di
ricerca consultati non mancano esaurienti spiegazioni per i fenomeni indagati: le spiegazioni
di volta in volta formulate associano le difficoltà incontrate dalle donne a scuola e nel lavoro,
nella costruzione della propria carriera in settori tradizionalmente maschili, alla complessità
della conciliazione, ai meccanismi di discriminazione e alla persistenza degli stereotipi che
condizionano – ad ogni età – scelte pubbliche e private.
Le informazioni deducibili dai rapporti di ricerca citati nei precedenti paragrafi non sono spe-
cificamente riferite alle professioni nel settore informatico e delle telecomunicazioni, bensì
riguardano i contesti formativi e/o l’ambito della scienza e della tecnologia in genere. Perciò
pensiamo sia utile completare l’analisi dei dati quantitativi con i risultati della ricerca qualitativa
svolta nell’ambito del progetto LA.D.O.TE (Lavoro Donne Orientamento Tecnologia), promos-
so dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’università di Trento. La ricerca è stata
realizzata tramite la conduzione di interviste di tipo narrativo a uomini e donne, professioniste
nel settore informatico e della ricerca tecnologica in Provincia di Trento.

3.2.1 Storie professionali: testimonianze dal mondo dell’informatica

Il progetto LA.D.O.TE prevedeva in fase di ricerca la realizzazione di una serie di interviste


narrative rivolte a 20 donne e a 20 colleghi di pari livello in cui prendere in considerazione le
storie individuali di inserimento professionale. L’individuazione delle persone è stata neces-
sariamente preceduta dalla selezione – sulla base di alcune indicazioni fornite in letteratura
– dei principali profili professionali (project manager, progettista, analista, programmatore,
sistemista, grafico) rispetto ai quali analizzare la costruzione delle competenze con partico-
lare attenzione alle differenze di genere. Sono state quindi contattate alcune delle principali
organizzazioni trentine del settore ICT/IS e – grazie alla collaborazione avviata con le singole
strutture – è stato possibile individuare al loro interno, sulla base delle diverse disponibilità, un

53
campione di uomini e donne per ciascuno dei profili precedentemente definiti, oltre ad alcuni
liberi/e professionisti/e, ricercatori/ricercatrici e docenti universitari dell’area informatica. Sono
state condotte interviste narrative a soggetti predisposti idealmente in coppie uomo-donna.
Per ogni donna selezionata è stato intervistato un uomo quando possibile nella stessa po-
sizione o comunque in un ruolo analogo, e già presente al momento dell’inserimento della
collega.
Gli esiti di questa ricerca ci permettono di rileggere alcuni dei nodi tematici e concettuali già
introdotti e qui riferiti al settore informatico come parte del mercato del lavoro ICT.
L’analisi ha innanzitutto evidenziato la consapevolezza degli/delle intervistati/e di apparte-
nere ad un settore caratterizzato – in misura maggiore rispetto ad altri – da rapidi processi
di cambiamento tecnologico che investono ed influenzano non solo l’evoluzione del mercato
e delle organizzazioni, ma soprattutto la vita personale e professionale delle persone che vi
operano. Eppure si tratta di una consapevolezza diversa: Lui analizza il contesto in termini
di possibilità e vincoli che il cambiamento esterno impone allo sviluppo della propria carriera
professionale; Lei interpreta il processo in termini di ricaduta sull’esperienza personale: l’evo-
luzione del settore informatico tocca in questo caso il tema della conciliazione pubblico-privato
e della capacità personale di gestirne gli effetti alla luce delle risorse disponibili (energia,
tempo …). Siamo quindi di fronte ad un diverso esercizio del controllo dell’individuo sul con-
testo esterno: da un lato troviamo generalmente un uomo che analizza il cambiamento in
termini “funzionalisti”, dall’altro una donna che legge il mutamento in termini “organizzativisti”,
secondo criteri di gestibilità dell’impegno pubblico e privato. Immersi in un contesto lavorativo
estremamente mutevole, caratterizzato dalla rapida obsolescenza del know-how tecnologico,
Lui e Lei raccontano di percorsi professionali segnati dal tentativo di “rimane al passo con i
tempi”, di adeguarsi a ritmi di lavoro spesso imposti dalla competizione aziendale/istituzionale:
per Lui questo significa adeguamento e riproduzione di un modello dominante, per Lei invece
significa adeguamento critico al modello stesso, in virtù delle conseguenze che esso produce
nella sfera privata (gestione della casa, della famiglia, dei figli), dove sembra permanere la
tradizionale divisione dei ruoli fra partner. Le intervistate che accennano al ruolo del proprio
partner mettono in risalto come il sostegno ricevuto sia stato apparentemente privo di condi-
zionamenti: in realtà – affrontando il tema della conciliazione famiglia-lavoro – descrivono la
figura di un compagno/marito “necessariamente” assente perché molto impegnato sul lavoro,
la cui carriera sembra quindi aver preso il sopravvento sulle priorità familiari e indebolito lo
sviluppo professionale della partner. La determinazione di Lei in alcuni casi mal si concilia con
un modello socialmente atteso di “conciliazione oblativa” che sacrifica le aspirazioni personali
al ruolo di cura. Del resto vale la pena sottolineare che – quasi contaminate da una sorta di
“falsa coscienza” in stridente rapporto con l’innovazione che contraddistingue il settore infor-
matico – molte delle intervistate interpretano la maternità e l’impegno all’interno delle mura
domestiche non in termini di sacrificio, quanto piuttosto di scelte “naturali” di fronte alle quali
la donna stessa deve dimostrarsi “responsabile”. Sebbene anche i colleghi – interrogati sui
temi della conciliazione e della carriera – dimostrino una sostanziale insoddisfazione rispetto
alle possibilità di dedicare maggior tempo alla sfera privata, il maggior senso di frustrazione

 Nella creazione del campione, sono stati adottati gli stessi criteri seguiti da Silvia Gherardi e Barbara Poggio (2003) in una
precedente ricerca che ha analizzato l’entrata e i percorsi professionali di donne e uomini in lavori e organizzazioni tradizion-
almente maschili.

54
emerge dalle narrazioni delle donne, particolarmente combattute fra un lavoro che le appas-
siona o che hanno imparato ad amare e una vita privata cui vorrebbero dedicare maggiori
spazi ed energie.
Anche gli uomini e le donne dichiaratamente liberi da vincoli affettivi particolarmente impe-
gnativi – come quelli determinati dalla presenza di figli – ipotizzano per il futuro un radicale
cambiamento delle priorità personali che porta – nel caso di Lui – a riconoscere l’importanza
di avere una partner complice del proprio successo professionale e – nel caso di Lei – a
ridurre sensibilmente la propria disponibilità sul lavoro ad esempio ricorrendo al part-time. Le
donne che hanno fatto ricorso al part-time lo vivono come una condizione di vita di cui tuttavia
ricordano non solo gli effetti negativi sulla carriera, ma anche le conseguenze sulla persona
in termini di maggiore stress, sviluppo di un lacerante senso di colpa nei confronti del lavoro e
della famiglia, al quale cercano di porre rimedio iper-organizzando le proprie risorse: l’iperatti-
vità sembra infatti temperare i costi emotivi delle proprie “scelte”.
Sia che si tratti di personale agli inizi della propria carriera, sia che si tratti di professionisti/e
da tempo inseriti/e nel mercato del lavoro informatico, emerge una progettualità in parte con-
dizionata dall’appartenenza di genere: laddove non si dichiari già pienamente soddisfatto per
le possibilità offerte dall’attuale posizione, Lui sembra aspirare – più di quanto non dichiarino
le colleghe – ad una carriera di tipo verticale. Lei invece ambisce ad una carriera in grado di
garantirle benessere psico-fisico e acquisizione di nuove competenze. L’esperienza sembra
infatti suggerirle che – in un settore estremamente esigente e competitivo come quello infor-
matico, caratterizzato da un elevato turn-over e dalla ricerca di personale altamente qualificato
– sia ancor più importante per una donna sviluppare buone relazioni professionali curando al
tempo stesso il proprio percorso formativo.
Si tratta di preziose indicazioni che nell’ambito della ricerca cui facciamo riferimento hanno
confermato l’urgenza di un maggior impegno soprattutto nel campo della formazione per il
superamento degli stereotipi di genere legati alle professioni scientifico-tecnologiche ed, in
questo caso, informatiche.
In tema di formazione le interviste a Lui e a Lei hanno confermato l’importanza dell’appren-
dimento in pratica – on the job – e soprattutto dell’affiancamento da parte di colleghi senior
in grado da un lato di trasmettere un sapere esperto in gran parte tacito e dall’altro capaci di
introdurre il novizio alle “regole del gioco” sostenendolo sul piano emotivo. Spesso le profes-
sioniste più “anziane” – che come molti colleghi maschi raccontano di un percorso autodidatta
– denunciano i limiti dell’autoformazione “sul campo” e l’assenza di un supporto esperto. Le
storie narrate parlano di training iniziali molto duri simili a test per misurare la “resistenza”
delle persone e la loro capacità ad autodeterminarsi in funzione degli obiettivi dell’organiz-
zazione e/o del gruppo di lavoro. Il percorso iniziale che per certi versi potremmo definire di
“iniziazione”, sembra porre ostacoli ancor più rilevanti alla presenza femminile. Essere donna
nel settore informatico significa innanzitutto entrare in gruppi di lavoro solitamente composti
da soli (o quasi) uomini: gruppi molto coesi in cui Lei – con la sua presenza – rompe innanzi-
tutto l’uniformità di genere, imponendo una modificazione delle relazioni. Un simile processo
d’inserimento ha indotto alcune ad accettare l’identità “maschile” del gruppo e ad esprimere
una netta preferenza per la collaborazione con i colleghi maschi. Essere donna nel settore
informatico significa inoltre saper gestire l’appartenenza di genere anche nell’ambito delle
relazioni col cliente. La presenza di Lei in un settore fortemente maschilizzato come quello in-
formatico sorprende molto spesso le aspettative del mondo esterno, inducendo atteggiamenti

55
anche inconsapevolmente discriminanti, che Lei spesso cerca di superare “giustificando” la
propria professionalità, usando l’ironia come strumento di riparazione alla “rottura” simbolica
provocata, dimostrando la propria competenza per conquistare la fiducia necessaria oppure
assumendo “maschere” di volta in volta diverse ma vicine al modello maschile atteso. Eppure
questo impegno del tutto personale, funzionale alla risoluzione di problematiche relazionali
– generate dall’appartenenza di genere – oscura la presenza di un subtesto di genere elusivo,
pervasivo e spesso ambiguo.
Anche in questo caso, le narrazioni raccolte hanno sottolineato l’importanza di fornire alle
giovani donne da avviare nelle professioni/occupazioni dell’ambito tecnologico metodi e pro-
cedure per affrontare le problematiche di genere presenti in un settore prevalentemente ma-
schile come quello ICT/IS. Una presenza (pro)attiva e consapevole dei processi di costruzione
dell’identità di genere nel mondo del lavoro sembra infatti uno dei presupposti fondamentali
sui quali operare – all’interno dei contesti formativi di ogni ordine e grado – per favorire un
innalzamento della presenza femminile nei percorsi tecnico-scientifici.
Nel corso delle interviste sono stati confermati i dati di contesto, precedentemente illustrati.
Quasi tutti/e hanno ribadito – sulla base dell’esperienza personale – la netta prevalenza ma-
schile nei percorsi formativi tecnico-scientifici, pur ritenendo ci sia stato un leggero bilancia-
mento nel corso degli anni. Le storie narrate parlano di una concentrazione femminile negli
indirizzi umanistici o perlopiù nei corsi scientifici per ottenere l’abilitazione all’insegnamento.
In alcuni casi gli intervistati, uomini e donne, riconoscono l’eccellenza della prestazione sco-
lastica/universitaria femminile, ma al tempo stesso sottolineano l’influenza dei genitori e di
un immaginario scientifico-tecnologico diffuso che orienta le scelte di ragazzi e ragazze. Alla
scarsa presenza femminile in tali ambiti consegue un’altrettanto ridotta offerta femminile nelle
corrispondenti aree professionali. In particolare Lei nota l’assenza di donne nei ruoli decisio-
nali: assenza questa che influisce notoriamente in modo negativo sulle giovani generazioni.
In conclusione possiamo affermare che dall’analisi dei testi delle interviste sono derivati pre-
ziosi riferimenti a processi e dinamiche sociali ancora poco esplorate dalla letteratura. Tuttavia
riteniamo che non basti la produzione di nuovo materiale per lo studio e l’approfondimento
degli aspetti che determinano la diversa presenza di uomini e donne nei percorsi formativi
e lavorativi tecno-scientifici; crediamo invece sia necessario partire dalle buone prassi che,
a livello nazionale e locale, sono state attivate per superare la segregazione educativa ed
occupazionale. Dare voce a queste esperienze e allo sforzo sino ad oggi profuso nel nostro
Paese così come nella Provincia di Trento, sembra un buon modo per promuovere politiche
di genere efficienti ed efficaci e uno sviluppo scientifico-tecnologico responsabile e attento
alle differenze.

56
4. Dalla teoria alla pratica:
dare visibilità alle esperienze

Molti sono i progetti e le iniziative già sperimentate per favorire l’accesso delle donne nei set-
tori scientifici e tecnologici ancora prevalentemente maschili, per combattere gli stereotipi, per
migliorare l’apprendimento e per diffondere la consapevolezza pubblica delle pari opportunità
nel mondo scientifico. Questo patrimonio rappresenta il punto di partenza per nuove azioni
ed esperienze.
Vorremmo dunque proporre una rassegna delle dieci fra le migliori buone prassi che in Italia
sono state realizzate per ridurre la segregazione di genere nei settori scientifico-tecnologici,
in particolare nell’area ICT/IS. Alcune di esse rientrano fra i 15 progetti premiati nell’ambito
dell’edizione 2005 del Forum P.A. e, assieme alle altre iniziative da noi selezionate, sono la
testimonianza del cambiamento in atto e degli sforzi che soggetti ed enti differenti stanno
portando avanti per superare il gap di genere nel campo della scienza e della tecnologia.
A queste dieci iniziative abbiamo affiancato la presentazione dei soggetti e delle iniziative rea-
lizzate in provincia di Trento per superare la segregazione di genere a scuola, all’università,
nel mondo del lavoro ICT/IS.
Attraverso questo rapido excursus vogliamo dare visibilità ad esperienze già vissute, quindi
possibili, e proseguire nell’azione di sensibilizzazione dei soggetti e degli enti (pubblici e priva-
ti) che potrebbero in futuro produrre nuove idee, progettare nuovi servizi, sperimentare nuovi
percorsi da lasciare come eredità viva e tangibile alle nuove generazioni di donne e uomini.

4.1 Buone pratiche: l’Italia da conoscere



Di seguito sono descritti alcuni progetti che nel nostro Paese hanno coinvolto organizzazioni,
enti pubblici e privati nel tentativo di superare vecchi stereotipi di genere ancora influenti sul
rapporto fra donne, scienza e tecnologia.
Si tratta di una selezione di dieci fra i più significativi progetti che a livello nazionale hanno
affrontato e analizzato le cause di questo difficile connubio non solo dal punto di vista teorico,
bensì avviando – sulla base dei risultati di ricerca – attività (corsi, laboratori, manifestazioni,
etc.) e partnership funzionali al cambiamento in un’ottica di genere, ovvero intervenendo di-
rettamente nei luoghi di “costruzione” del gender digital divide per comprenderne la logica,
contenerne gli effetti o dove possibile prevenirli. La presentazione degli aspetti legati alla
struttura dei singoli progetti è stata ampiamente integrata, ove possibile, da sintesi e consi-
derazioni sui risultati prodotti per offrire una rassegna completa, sufficientemente articolata e
“convincente”.

57
I) CONNECTing women and new technology
Il progetto CONNECTing women and new technology è stato presentato ed approvato nel-
l’ambito dell’iniziativa comunitaria “CONNECT: innovazione e collegamento dei programmi co-
munitari” per rafforzare le sinergie e i legami nei settori dell’istruzione, della formazione e della
cultura tenendo conto dell’innovazione, della ricerca e delle nuove tecnologie. Nell’invito della
Commissione Europea a presentare proposte per il programma, si sottolinea la necessità di
sensibilizzare le donne, incoraggiandone la partecipazione ad attività nel settore scientifico e
delle nuove tecnologie.
In particolare attraverso il progetto sono stati proposti e raggiunti due principali obiettivi:
■ la realizzazione di una ricerca comparata in grado di fornire una visione chiara e
qualitativa delle iniziative europee basate sull’utilizzo delle nuove tecnologie informatiche
e telematiche da parte delle nuove generazioni di donne. La ricerca si è focalizzata
sulle esperienze di educazione – nella scuola e all’università – e formazione che si sono
dimostrate efficaci al fine di facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro delle giovani donne;
ha inoltre analizzato le esperienze che, pur rivolte ad un pubblico misto, hanno dimostrato
di avere attenzione alle culture e ai diversi approcci alle nuove tecnologie di giovani donne
e uomini;
■ la creazione e il rafforzamento di una rete transnazionale di partner in grado di collaborare
in futuro su progetti e tematiche legate al mondo delle pari opportunità e delle nuove
tecnologie.
Ambedue gli obiettivi sono stati raggiunti e, per quanto riguarda il secondo, è stato costruito
un network che ha coinvolto 16 partner nei sette paesi partecipanti alla ricerca. La creazione
di tale network ha attivato sinergie potenzialmente favorevoli alla promozione della donna
in ambienti scientifico-tecnologici, dimostrando di rispettare al tempo stesso quanto sancito
dal Trattato di Amsterdam: atto che ha formalizzato a livello europeo proprio l’impegno al
mainstreaming.
La ricerca, realizzata in Italia nell’arco di sette mesi (da maggio a novembre 2000) aveva come
obiettivo l’identificazione e la raccolta di esperienze e progetti – di formazione e di ricerca
– che avessero già approfondito il rapporto tra donne e nuove tecnologie. Sono stati raccolti
complessivamente 27 progetti, descritti attraverso un questionario appositamente costruito
dopo una consultazione fra i partner e alcune prove di funzionamento ed efficacia presso
alcuni soggetti coinvolti nella ricerca. Il questionario, tradotto in inglese, è stato poi affidato ai
capi progetto di ciascun Paese; sono state anche concordate le modalità principali e i tempi
della raccolta dei progetti.
L’individuazione e il reperimento delle esperienze hanno seguito tre modalità:
■ la ricerca e l’analisi della documentazione inerente il finanziamento di progetti destinati ad
utenza femminile e/o rivolta ad utenza mista, attraverso la consultazione di pubblicazioni
ad hoc o la ricerca in Internet;
■ l’attivazione di reti e relazioni già consolidate in precedenza dall’ente coordinatore della
ricerca (CISEM) in occasione di altre ricerche o lavori già avviati sul tema donne e nuove
tecnologie;
■ l’attivazione di nuove reti su indicazione di quanti sono stati interpellati per il progetto
CONNECTing women and new technology e che hanno così potuto segnalare soggetti o
esperienze di cui erano a conoscenza.
Dal prospetto dei progetti raccolti è emerso che in ben 13 casi su i 27 complessivi, i soggetti

58
che attivano progetti inerenti il rapporto donne/nuove tecnologie sono perlopiù soggetti giuri-
dici senza fini di lucro. Associazioni, cooperative sociali, fondazioni e organizzazioni operanti
nel campo delle pari opportunità sembrano in genere prestare particolare attenzione non solo
ai soggetti femminili, ma anche allo sviluppo di nuovi atteggiamenti culturali nei confronti delle
nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
È possibile identificare parte di questo associazionismo privato con gruppi avviati da donne
che, in molti casi, militavano nei movimenti femministi degli anni Settanta. Si tratta di una
tradizione fortemente radicata in Italia, che in passato ha caratterizzato le politiche di sviluppo
culturale e professionale rivolto alle donne e che oggi si orienta alla diffusione di nuovi atteg-
giamenti anche nei confronti dello sviluppo tecnologico.
I progetti hanno generalmente una caratterizzazione fortemente professionalizzante, data
dalla tipologia dei soggetti coinvolti a livello di partenariato, in gran parte aziende che hanno
avviato o seguito la realizzazione di corsi di formazione. Le aziende assumono un ruolo fon-
damentale nella progettazione e gestione dei tirocini e degli stage. La loro presenza a livello
di partnership non è solo funzionale alla realizzazione del percorso formativo, ma spesso è
l’esito di una ricerca su un particolare segmento del mercato del lavoro che permette di stipu-
lare accordi tra chi eroga la formazione e chi potrebbe assorbire nuova forza lavoro, in modo
da garantire esiti occupazionali positivi.
Anche le amministrazioni locali sono presenti in misura significativa nelle partnership. La loro
funzione è probabilmente quella di garantire un sostengo a tutte le iniziative occupazionali che
privilegiano azioni di politiche attive del lavoro e valorizzano i servizi rivolti a chi vive in condi-
zione di disoccupazione o inoccupazione, spesso progettati e gestiti da comuni e province.
Analogamente è alta la preferenza per la stipulazione di partnership con soggetti associativi
o con finalità di carattere sociale o di promozione delle pari opportunità: in questi casi il par-
tenariato ha la funzione di rafforzare, sottolineare e dare visibilità all’ambito entro il quale il
progetto/iniziativa nasce o di cui necessita per la sua realizzazione.
A costituire le partnership possono poi esserci enti o istituti stranieri che rappresentano l’in-
terfaccia estera del progetto, nel caso in cui l’iniziativa preveda la transnazionalità come ele-
mento qualificante.
In misura decisamente minoritaria compaiono come partner la scuola, l’università, i centri di
formazione, le società di servizi o di produzione multimediale.
Per quanto riguarda la sede dell’iniziativa in gran parte i progetti sono dislocati nelle regioni
del Centro-Nord. Destinatarie delle azioni sono prevalentemente giovani donne inoccupate,
disoccupate, in cerca di nuova occupazione, o giovani donne nell’ambito della formazione
professionale. È scarsa invece la presenza maschile. In massima parte i soggetti coinvolti
hanno un’età compresa tra i 24 e i 32 anni oppure appartengono alla classe di età precedente
(18-24 anni).
Le iniziative che il progetto CONNECTing women and new technology ha raccolto mostrano
come sia prioritario l’obiettivo di ampliare le possibilità di inserimento nel mercato del lavoro,
poiché le destinatarie delle azioni sono spesso in stato di inoccupazione o disoccupazione.
L’aggiornamento informatico e la promozione dell’uso delle nuove tecnologie è il secondo
obiettivo in ordine di importanza, seguito dalla formazione professionale e dall’apprendimento
dell’uso delle nuove tecnologie, secondo modalità che tengano conto delle differenze di gene-
re. Anche l’ampliamento delle conoscenze personali risulta significativo.
Ciò che sembra costituire il vero valore aggiunto di gran parte delle iniziative su donne e nuove

59
tecnologie è l’alta motivazione al loro utilizzo. Sembra questo un dato rilevante se considerato
in relazione al fatto che si tratta di iniziative destinate ad un target femminile: è probabilmente
un segnale di quanto l’abbattimento degli stereotipi sul rapporto complesso tra genere femmi-
nile e saperi tecnologici sia forse una condizione di partenza, ma non di arrivo. La formazione
ricopre perciò un ruolo fondamentale se in grado di ampliare le capacità di apprendimento e
di riprogettazione di sé. Altro aspetto, in stretta connessione con l’osservazione precedente, è
la comprensione, sempre da parte delle destinatarie, dei differenti livelli di utilizzo delle nuove
tecnologie con immediate ricadute sulla vita quotidiana e professionale.
Un elemento qualificante delle iniziative è anche rappresentato dalla capacità di fornire gli
strumenti utili per rispondere in modo positivo alle esigenze del mercato e sviluppare un profilo
professionale tecnologicamente avanzato.
Importante è anche il tipo di impatto che questo tipo di iniziative producono direttamente sul-
l’utenza, nella misura in cui tengono conto di come i background e le condizioni di partenza
siano spesso differenziate, i rapporti intergenerazionali possano essere un’importante occa-
sione di scambio di competenze e i network relazionali siano una condizione necessaria per
lo sviluppo di un progetto professionale ed imprenditoriale.
Sembra utile infine ricordare il tipo di difficoltà che solitamente questo tipo di progetti incontra.
Alcune problematiche riguardano ad esempio l’attivazione di reti efficaci non solo in sede di
costruzione del partenariato, ma anche nelle successive fasi operative, quando cioè spesso
emerge una certa rigidità nell’adempimento degli impegni presi, tanto più se legati alla realiz-
zazione di corsi di formazione a distanza (FAD). Altre criticità emergono invece dalla stessa
tipologia di utenza cui i progetti sono destinati. La diffidenza iniziale verso le professioni della
new economy, la difficoltà a conciliare l’investimento in formazione con i carichi familiari, la
progettazione di sé sul lungo periodo, la tendenza all’autosvalutazione, lo spostamento dell’at-
tenzione da un approccio più progettuale ad uno più addestrativo sono fra i principali ostacoli
che simili iniziative incontrano.
I risultati di questa ricerca sono stati successivamente diffusi, coinvolgendo studentesse e
studenti, genitori e insegnanti, educatori/trici, formatori/trici, svolgendo le seguenti attività:
■ realizzazione di un sito Internet dedicato alla pubblicizzazione degli obiettivi del progetto.
■ realizzazione di 7 seminari nazionali (uno in ogni Stato coinvolto) di diffusione e confronto.
I seminari hanno avuto carattere di Active Monitoring Seminar ai quali ha partecipato il
pubblico beneficiario, gli esperti del settore e gli attori coinvolti a vario titolo nei risultati
del progetto. Durante i sette seminari i partecipanti sono stati esortati ad elaborare 5
statament per ogni Paese, 35 a livello transnazionale, che vengono socializzati con gli altri
Stati. Grazie al collegamento in rete è stato possibile arrivare alla definizione e all’accordo
su 5 statement comuni tra tutti i partner (passando quindi dai 35 statement transnazionali
ai 5 statement comuni). Tali elaborazioni finali, pubblicate sul sito Internet, possono
diventare il punto di avvio per future collaborazioni, e costituiscono delle proposte pratiche
di lavoro per dare un riscontro operativo alle ricerche effettuate
■ a livello italiano, il Cisem si è impegnato in un’azione di diffusione tramite una
rielaborazione dei risultati della ricerca e una sintesi dell’intero progetto pubblicati in due
numeri della rivista CISEM/Informazioni (8.000 copie).
L’insieme di quanto prodotto nell’ambito del progetto CONNECTing women and new technolo-
gy sul tema “genere-scienza-tecnologia” costituisce un bagaglio di conoscenze particolarmen-
te utile per le future iniziative di ricerca, progettazione e sperimentazione.

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II) Donne e Innovazione
Il progetto rientra fra le attività della Consigliera di Parità della Provincia di Torino. Presentato
ad Aprile 2005 al Forum P.A. nella sezione “Donne & Tecnologie”, il progetto è stato selezio-
nato fra le 15 best practice da diffondere a livello nazionale.
Partito agli inizi del 2004, il progetto Donne e Innovazione si è sviluppato attraverso interventi
molteplici volti alla promozione e valorizzazione delle donne nel settore dell’innovazione tec-
nologica, sia essa di prodotto che di processo.
La prima fase dell’azione è stata finalizzata alla sensibilizzazione delle strutture (università,
centri di ricerca) del territorio piemontese dove si formano le/i tecnici dell’innovazione. Questa
azione di contatto e stimolo ha avuto come primo importante risultato la rilevazione di dati
distinti in base al sesso (prima sconosciuti e non tenuti affatto in conto quale parametro di
rilevazione).
Università e centri di ricerca hanno dato avvio ad una mappatura della situazione delle donne
all’interno delle organizzazioni, sia come personale dipendente (inclusi tutti i contratti atipici,
dove si trova la maggioranza delle donne) sia come fruitrici/beneficiarie della formazione.
L’azione sulle organizzazioni ha portato ad un contatto oggi consolidato fra queste e l’ufficio
della Consigliera, da cui è nata un’azione comune per la promozione e lo sviluppo della pre-
senza delle donne nel settore dell’innovation technology e la valorizzazione di esperienze
ed esempi di donne vincenti in questo ambito, attraverso percorsi di conferenze ed incontri,
nonché la creazione, all’interno del concorso “START CUP 2005” di un premio specifico “Don-
ne Innovazione” di 3.000,00 euro per la miglior idea progettuale d’innovazione tecnologica
presentata da una donna.
Donne e Innovazione: atto II. Tecnologia e scienza dal punto di vista della soggettività femmi-
nile nasce nel 2006 dalle conclusioni della prima edizione del progetto.
Riflettendo sul trinomio “donne-scienza-tecnologia” nell’ambito del progetto Donne e Innova-
zione: atto II è stato posto l’obiettivo di:
■ essere stimolo alla presa di conoscenza in termini di genere da parte degli Atenei,
università, Incubatori e Poli Tecnologici del territorio;
■ svolgere un’azione di monitoraggio sulla raccolta di dati connessi all’appartenenza di
genere;
■ promuovere la presenza femminile all’interno di concorsi come STAR CUP attraverso la
prosecuzione del premio Donne & Innovazione.
Tuttavia si è anche cercato di spostare l’attenzione a monte, cercando di capire:
■ se e come “un’altra scienza” sia possibile, se sia necessaria;
■ se e come si possano declinare scienza e tecnologia con un approccio di genere;
■ quali archetipi si nascondono dietro approcci e comportamenti verso scienza e tecnologia
di donne e uomini;
■ se le donne siano escluse e/o anche si autoescludano dall’innovazione tecnologica.
Tra le iniziative attivate per raggiungere tali obiettivi, va segnalata in particolare l’azione di
networking e di sensibilizzazione sul territorio, al fine di garantire il raccordo con le strutture
operanti nel campo della scienza e della tecnologia. Il progetto ha continuato la promozione

 Il progetto è stato inserito nel volume “Donne e tecnologia. Le buone prassi nella pubblica amministrazione italiana”, curato ed
edito da Il Sole24Ore (Dini 2005), che raccoglie i 15 progetti per promuoverne la fruizione anche al vasto pubblico.

61
anche con la partecipazione ad una edizione 2006 di STAR CUP, mantenendo vigile l’atten-
zione sull’approccio di genere nella comunicazione ed anzi incrementando la diffusione nei
luoghi dove sono presenti le donne.
Donne e Innovazione: atto II ha previsto inoltre un’indagine su un campione di 20 ricercatrici
e ricercatori di Atenei, centri di Ricerca ed enti che, in maniera analoga, lavorano nel campo
delle scienze, dedicando particolare attenzione ai casi di donne che lavorano nella ricerca
tecnologica per far emergere il loro percorso, le motivazioni delle loro scelte, le loro difficoltà
ed infine le loro prospettive. È stata prevista la realizzazione di una tavola rotonda/incontro
con la partecipazione di specialiste/i in diversi settori e ricercatrici/tori per riflettere e individua-
re archetipi, modelli culturali e comportamentali, evoluzioni e prospettive in tre diversi ambiti:
donne e scienze della vita (biologia e medicina), donne e scienze “dure” pure (chimica, fisica,
matematica), donne e scienze tecnologiche (informatica e ingegneria).
La diffusione di quanto il progetto è riuscito a raccogliere in termini di nuove conoscenze è
stata affidata all’elaborazione e alla divulgazione di un documento di sintesi delle esperienze,
degli spunti emersi, delle riflessioni e delle proposte per un’“altra scienza possibile”.

III) Donne e Nuove Tecnologie. Piano di promozione e sviluppo della presenza femmi-
nile nelle industrie ICT
Il 24 Luglio 2003 il Comune di Roma e l’Unione degli Industriali e delle imprese di Roma hanno
sottoscritto il protocollo “Favorire le pari opportunità nell’impresa romana” con l’obiettivo di
promuovere azioni concrete per la crescita di una adeguata e qualificata presenza delle donne
nell’industria locale dell’ICT.
Il protocollo riconosce che in tutti i paesi dell’Unione Europea sono stati compiuti notevoli passi
avanti per quanto riguarda la situazione delle donne, ma nella vita quotidiana la parità tra i
sessi è ancora pregiudicata dalla mancanza di una reale uguaglianza di diritti e dal persistere
di discriminazioni sessuali, riconducibili in parte alla scarsa presenza femminile nei luoghi di
rappresentanza e alla violenza diretta ed indiretta cui molte donne sono oggetto. Per questo
il Comune di Roma ha deciso di raccogliere la sfida di promuovere il cambiamento strutturale
necessario per conseguire una maggiore parità tra i sessi ed in linea con le politiche comuni-
tarie ha deciso di promuovere politiche attive di parità in tutti i seguenti ambiti d’intervento: vita
economica, partecipazione e rappresentanza, diritti sociali e vita civile. L’ambito scelto entro il
quale mettere a frutto il sodalizio fra Comune di Roma e Unione degli Industriali è stato quello
dell’industria dell’informazione e della comunicazione per il suo ruolo determinante nello svi-
luppo economico dell’area romana.
I soggetti firmatari del protocollo hanno stabilito di collaborare al fine di avviare un vasto
programma a favore delle pari opportunità di genere nell’industria romana, con particolare
attenzione al settore dell’ICT. Il piano di lavoro prevede sia azioni di sensibilizzazione della
popolazione e del mondo produttivo locale (tipo workshop, seminari etc.) sul tema delle pari
opportunità tra uomini e donne nella vita professionale, sia progetti specifici mirati ad aiutare
le donne a raggiungere un’adeguata presenza e rappresentanza nell’industria romana. Per
l’anno 2003, quando cioè è stato firmato il protocollo, l’attenzione è stata diretta alle giovani
lavoratrici. Le azioni concordate riguardavano:
■ la realizzazione di una ricerca sulla presenza femminile nell’industria ICT romana;
■ la realizzazione di un convegno sull’apporto dato dal Terziario Avanzato e dall’industria
romana alla parità tra i sessi nella vita economica al quale sono state invitate tutte le

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rappresentanze del mondo produttivo locale;
■ la realizzazione di un corso di formazione sulle più moderne tecnologie informatiche
indirizzato a giovani laureate (denominato “Marketing ICT woman”) per la creazione di
figure professionali che avendo competenze tecniche, di marketing e di inglese possano
operare per l’internazionalizzazione delle imprese;
■ il lancio di una categoria specifica del concorso mondiale Global Junior Challenge
finalizzata all’individuazione delle migliori pratiche di uso delle tecnologie informatiche per
favorire la promozione delle pari opportunità tra uomini e donne;
■ la presentazione di un progetto europeo denominato “Gemis” da presentare alla
Commissione Europea, DG Employment and Social Affairs, in accordo con il Comune di
Stoccolma ed il Comune di Barcellona per la definizione e lo studio delle best practices
a livello europeo di pari opportunità tra donne e uomini nell’industria ICT. Il progetto mira
anche alla realizzazione di una rete di supporto europea per l’inserimento delle donne in
posizioni decisionali nell’industria ICT.
L’attuazione delle azioni contenute nel protocollo d’intesa ha previsto, così come enunciato,
la realizzazione di un convegno su donne e nuove tecnologie quale momento di diffusione
dei risultati della ricerca. Lo studio, condotto nell’ambito del terziario avanzato attivo nella
provincia di Roma, ha messo in evidenza come l’attribuzione dei ruoli direttivi sia saldamente
caratterizzata dalla prevalenza maschile. Tuttavia, la popolazione di lavoratori nel loro com-
plesso, indipendentemente dalla funzione aziendale, è apparsa distribuita in modo meno forte
ed evidente tra i sessi. Considerando invece proprio il divario tra rappresentanza femminile
e maschile, lo scarto tra i due gruppi si accentua notevolmente rispetto al ruolo esercitato in
azienda. Analogamente, per quanto riguarda il background formativo ed in particolare le lauree
di uomini e donne, è stata confermata una prevalenza maschile nelle materie scientifiche.
Lo scarto esistente tra i due uomini e donne attivi nel settore delle tecnologie va inquadrato
– stando ai risultati delle ricerca Donne e Nuove Tecnologie – nel panorama formativo italiano,
all’interno del quale la presenza femminile nelle facoltà tecnico-scientifiche continua ad essere
minoritaria.

IV) DonneIn – Modello di crescita professionale per le donne


Donne in carriera si può diventarlo, ma a quali costi? E perché? Le carriere e i percorsi di
carriera femminili sono stati l’oggetto di studio del progetto DonneIn, concluso nel mese di
Aprile 2005 e finanziato dalla Regione Emilia Romagna.
Lo studio ha considerato in particolare il settore ICT in quanto decisivo per lo sviluppo regiona-
le, ma i risultati possono essere tenuti come riferimento per molti altri settori lavorativi. La ricer-
ca realizzata all’interno del progetto ha avuto come obiettivo l’analisi dei principali ostacoli ai
percorsi di carriera e la proposta articolata di un sistema di supporto a tali percorsi. Nel target
dell’iniziativa rientravano donne già inserite in contesti lavorativi, per le quali predisporre degli
strumenti in grado di migliorare i percorsi di carriera, e donne in cerca di prima occupazione,
alle quali fornire un aiuto per l’inserimento lavorativo attraverso lo sviluppo di competenze
tecnico professionali qualificate.
La ricerca, i cui esiti sono serviti per la predisposizione delle linee di azione, è partita dalla
definizione di “carriera”, chiarendo come esistano molte accezioni a riguardo. Generalmente
la carriera è intesa in senso verticale, come scalata verso una posizione apicale all’interno
dell’organizzazione di cui si fa parte. Tale definizione descrive la carriera stessa come un

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progressivo aumento di potere all’interno della struttura organizzativa. Tuttavia, come ha evi-
denziato la ricerca, nel panorama attuale risulta difficile continuare a rappresentare la carriera
come promozione progressiva e verticale nella piramide organizzativa. Le cause principali di
tale difficoltà risiedono nei profondi cambiamenti in atto che investono l’economia e la socie-
tà:
■ dimensione delle imprese. La progressiva riduzione del numero delle grandi imprese
e delle medie fa sì che oltre il 90% di esse abbia meno di 9 addetti (piccole imprese e
microimprese secondo la classificazione europea). Ciò rende difficile individuare carriere
verticali all’interno della stessa azienda. Risulta più facile pensare in termini di carriere
orizzontali come progressione retributiva legata ad un incremento di responsabilità del
lavoro, ad un arricchimento dei contenuti del lavoro;
■ il prevalere di modelli organizzativi basati sulla flessibilità operativa, su lavoro per obiettivi.
Ciò prefigura carriere dove ad una crescita del grado di responsabilità ed autonomia e dei
livelli di retribuzione non sono correlati spostamenti verticali nella piramide organizzativa;
■ valorizzazione sociale della soggettività che riconosce diverse accezioni della
rappresentazione individuale di ciò che può essere definito (e desiderato) come progresso
nel lavoro, che tiene conto di sistemi valoriali mutevoli sia per gli individui che per i gruppi
sociali e dunque delle priorità che il lavoro riveste per le persone.
Ragioni di natura diversa portano quindi a definire in modo differente, non lineare e non omo-
geneo, la carriera. In questo quadro di discontinuità il progetto DonneIn ha cercato di indivi-
duare possibili offerte di servizi a supporto delle carriere, affrontando la questione in termini di
politiche di welfare. La prospettiva di lavoro seguita, era basata su tre linee essenziali:
■ la messa a disposizione di una pluralità di servizi per rispondere in modo trasparente
ai singoli ostacoli di natura diversa che le persone incontrano nei diversi momenti
nei quali l’esigenza di sviluppo del lavoro e nel lavoro prende corpo; gli stessi servizi
debbono altresì essere progettati per rispondere alle diverse motivazioni positive verso il
miglioramento professionale;
■ la “targetizzazione” dell’offerta che richiede di direzionare a segmenti omogenei i servizi,
di promuoverli attraverso strategie appropriate per raggiungere quello specifico target, di
personalizzarli rispetto alle caratteristiche di quel gruppo sociale, di prefigurare insiemi
“flessibili” di servizi essenziali collegati alle esigenze di individui e di gruppi. Ciò vale
in funzione sia di un incremento dell’efficacia (capacità di ottenere i risultati voluti) che
dell’efficienza (riduzione dei tempi e dei costi dell’erogazione).
Per entrare nel merito dei risultati di ricerca raccolti, ricordiamo che il campione considerato
era costituito da 212 persone, 83 uomini e 129 donne. La maggior parte degli intervistati aveva
un’età compresa tra i 20 e i 30 anni quindi si trattava di un campione di persone molto giovani,
le quali dopo aver terminato gli studi, hanno frequentato un corso di formazione nel settore
dell’ICT, al fine di migliorare la propria performance a livello professionale o per avere una
possibilità in più di entrare nel mondo del lavoro, acquisendo competenze tecnico-professio-
nali in un’area che al giorno d’oggi è al centro di tutto il sistema economico. La percentuale di
persone intervistate con un’età compresa tra i 31 e i 40 anni è risultata comunque significativa
a conferma del fatto che il settore ICT è in continua espansione e che chi già lavora in questo
ambito necessita di aggiornamento e formazione specializzata. Un dato rilevante riguarda
l’assenza fra gli intervistati di uomini con un’età al di sopra dei 41 anni, mentre le donne che
rientrano in questa categoria sono il 6,13% del campione femminile. Una percentuale che

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mette in evidenza la necessità da parte femminile di ricorrere alla formazione per riuscire ad
entrare nel mondo del lavoro oppure per reinserirsi in esso dopo un periodo di allontanamento,
dovuto magari alla nascita di un figlio o a problemi familiari.
Per quanto riguarda la carriera, il campione femminile intervistato si è dimostrato general-
mente soddisfatto del proprio ruolo in azienda e del proprio lavoro, nonostante la difficoltà
intrinseca di conciliare gli impegni lavorativi con gli impegni familiari. Tra gli aspetti negativi
del proprio lavoro, le donne occupate hanno incluso le poche possibilità di fare carriera e la
scarsità di tempo che il lavoro offre per migliorare la propria formazione. Il fabbisogno forma-
tivo è uno dei punti che la ricerca DonneIn ha esplorato, mettendo in luce come, nonostante
la maggior parte delle intervistate consideri proficuo per la propria crescita, sia professionale
che personale, l’aver frequentato un corso di formazione specifico, vi siano delle esigenze
formative/informative sentite, sulle quali occorre soffermarsi. In particolare emerge l’esigenza
di approfondire conoscenze informatiche e non, necessarie per operare nel settore ICT, ad
esempio le lingue straniere, la grafica web, la comunicazione per immagini, il web marketing
e l’informatica web.
Non solo il bisogno formativo inappagato può danneggiare od ostacolare la carriera delle
donne. La ricerca ha individuato anche gli altri ostacoli percepiti dalle donne verso i quali il
progetto stesso ha poi diretto l’attenzione nella fase di progettazione delle azioni. Come nella
maggioranza degli studi su donne e lavoro, la conciliazione è vissuta come particolarmente
problematica. La difficoltà di vivere due vite separate, quella familiare e quella lavorativa, sem-
bra aggravata dalla mancanza di strutture adeguate sul territorio per accudire figli e familiari:
strutture che si presentano spesso eccessivamente costose e/o lontane dal luogo di lavoro.
Questo tipo di problemi può causare un allontanamento dal lavoro da parte delle donne con
una relativa difficoltà a reinserirsi successivamente. A sua volta un reinserimento lavorativo
problematico incide negativamente sull’avanzamento di carriera, poiché per sentirsi ancora
“parte dell’azienda” in cui si opera è necessario mantenere il proprio aggiornamento ad un
livello costante, mentre molte donne solitamente faticano a trovare il tempo per aggiornarsi e
per coltivare la propria formazione.
Accanto a questi ostacoli alla carriera, la ricerca ha individuato alcune caratteristiche personali
“nocive” al miglioramento della propria posizione lavorativa e che sembrano più spesso carat-
terizzare l’esperienza femminile: rigidità, timidezza, mancanza di autostima, bisogno continuo
di conferme e di una guida, mancanza di ambizione, di sicurezza, mancanza di disposizione
al cambiamento e ai compromessi.
Sulla base di questi risultati sono state definite tre linee di azione per la costruzione di stru-
menti a sostegno delle carriere femminili in tre diversi ambiti:
a) accrescimento delle competenze tecniche. All’interno del progetto sono stati realizzati
nove micro-moduli on-line, dei quali tre dedicati al web marketing. I micro-moduli erano
rivolti a donne: qualora residenti in Emilia Romagna era possibile ottenere un’attestazione
del percorso svolto;
b) realizzazione di azioni di diffusione della L. 53/2000 per la conciliazione dei tempi. Sono
stati proposti sei seminari on-line a distanza rivolti a uomini e donne su tutto il territorio
regionale; altri tre seminari sono stati rivolti ad Associazioni di categoria, Sindacati e re-
sponsabili delle Risorse Umane nelle aziende; sono stati realizzati due workshop per
operatori del settore e delle pubbliche amministrazioni; è stato redatto un blocco notes “Il
mio tempo appunti e riflessioni” con spunti per la conciliazione;

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c) sostegno all’imprenditorialità e lavoro autonomo. È stata messa a disposizione una posta-
zione multimediale con accesso a Internet fornita di vari strumenti di autovalutazione dello
spirito imprenditoriale, realizzati a livello regionale per la promozione dell’imprenditoria
femminile; è stato inoltre creato un servizio di consulenza per sostenere e orientare le
imprenditrici o lavoratrici autonome nell’avvio della loro professione.
Il progetto DonneIn ha anche previsto la realizzazione di tre focus group per analizzare più
nello specifico vari meccanismi di supporto alle carriere femminili, sia nell’ambito della leader-
ship che dei servizi regionali. Ciò che è emerso in generale, in relazione alle caratteristiche
del settore ICT e alle dinamiche che ne determinano i modelli organizzativi, è la necessità di
condividere una visione futura dell’ICT non solo inerente alle sue caratteristiche tecniche, ben-
sì più attenta anche alle implicazioni organizzative, culturali, di impatto sui contesti per mettere
a frutto le competenze sviluppate anche dalla forza-lavoro femminile, superare il paradigma
fordista del lavoro e della carriera, nel passaggio dalla ICT alla società dell’informazione e alla
società della conoscenza.

V) DonnaèWeb
La manifestazione DonnaèWeb, nata a Viareggio nel 2003, mostra la realtà delle professio-
niste che lavorano in aziende commerciali di livello nazionale e commerciale, che nella P.A.
o con la P.A. rendono accessibile ai cittadini ogni informazione e servizio. Attraverso questa
iniziativa emerge un Paese fatto anche di donne capaci di dare voce alla cultura attraverso
Internet, rendendo fruibile ciò che spesso è inaccessibile ai più. DonnaèWeb è diventato an-
che una raccolta di buone prassi e la testimonianza viva di un Paese che c’è, ma che molti si
ostinano a non riconoscere; è per questo stesso motivo che l’iniziativa è entrata a far parte
delle 15 migliori buone pratiche selezionate sul territorio nazionale.
DonnaèWeb mette in gara siti web che hanno come titolare una donna, che sono realizzati
con il contributo prevalente di donne, che fanno riferimento a progetti innovativi al femminile
e/o relativi ad organismi pubblici e privati le cui responsabili sono donne. L’iniziativa infatti in-
tende promuove il ruolo femminile nella nuova economia attraverso la divulgazione dei casi di
successo di progetti e iniziative on-line, sottolineare il ruolo che le nuove professioni, nate con
lo sviluppo dell’IT, possono avere per incentivare l’occupazione femminile, dare rilievo al valo-
re aggiunto dell’impegno culturale e imprenditoriale delle donne per l’innovazione. L’iscrizione
al concorso è libera e gratuita, ma non può essere accettata se la candidatura non riguarda
una donna. Il target dell’iniziativa più precisamente è circoscritto alle donne che lavorano nel
settore e che desiderano un riconoscimento utile per crescere professionalmente, a coloro
che utilizzano anche il web nell’ambito del proprio lavoro, a quante desiderano lavorare nel
settore e hanno la necessità di conoscerne le potenzialità e di fare pratica in un contesto
significativo.
Ciascuna candidata può anche sottoporre diversi progetti; le categorie tematiche individuate
per il 2006 erano (la premiazione è avvenuta il 31 marzo): Arte e Design, Progetti per le donne,
Imprenditoria femminile, Editoria e cultura, Pubblica Amministrazione, Turismo e tempo libero,
Siti personali.
Il successo dell’evento può essere riassunto in pochi elementi chiave:
■ il desiderio di mettersi in gioco da parte delle donne, imprenditrici e non, che hanno
contribuito allo sviluppo della rete italiana;
■ la capacità di valorizzare e di far conoscere l’universo web al femminile non solo durante

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l’evento finale, ma soprattutto durante e dopo lo svolgimento del concorso on line,
creando un network capace di amplificare l’esperienza di DonnaèWeb in Italia;
■ la partecipazione di enti pubblici e istituzioni convinte della validità dell’iniziativa;
■ l’impatto che i workshop dedicati alle professioni del web hanno sugli studenti delle
scuole medie superiori del territorio, come orientamento alla scelta di corsi di studio non
tradizionali in settori fortemente innovativi;
■ l’attenzione che i media hanno sempre riservato alle iniziative di Premio Web Italia e la
forza della stessa associazione nel coinvolgere oltre 20.000 imprese italiane del settore.
L’iniziativa costituisce un punto di riferimento sul tema donne e nuove tecnologie non solo
perché promuove l’innovazione, ma soprattutto perché dà visibilità alle eccellenze raggiunte
dalle donne, incentivando al tempo stesso la scelta di un tipo di professione su cui gravano
ancora numerosi gli stereotipi di genere.

VI) futuro@lfemminile
Il progetto, nato su iniziativa di Microsoft, affronta il tema del rapporto fra donne e tecnologia,
assumendo come punto di partenza i risultati già prodotti da numerose ricerche che parlano di
come siano ancora poche le ragazze iscritte ai percorsi di laurea tecnico-scientifici e le donne
che lavorano nell’Information Technology. In questo contesto Microsoft ha promosso futuro@
lfemminile, un progetto triennale no profit varato nel 2005 e dedicato alle donne per diffondere
la consapevolezza che la tecnologia può essere un utile e/o un indispensabile alleato per
vincere le sfide del mercato del lavoro.
L’iniziativa procede lungo quattro linee già avviate e sulle quali alcuni risultati sono già stati
prodotti e diffusi.
■ Donne e lavoro: è in questa sezione che ha trovato spazio un progetto specifico sulle
pari opportunità. Il progetto, in collaborazione con il Forum P.A. ha previsto la raccolta
e la valorizzazione delle best practice delle Pubbliche Amministrazioni italiane sulle pari
opportunità realizzate attraverso l’uso della tecnologia, ovvero i progetti, le iniziative, i
provvedimenti adottati da Comuni, Province, e Regioni a favore delle donne. Le case
history censite sono state raccolte sia su cd rom che su un sito internet e presentate
ufficialmente il 9 maggio 2005 a Roma nel convegno “Donne e tecnologie” presso il
Forum PA. Le 15 migliori esperienze nazionali sono state pubblicate nel libro “Donne e
tecnologie. Le buone prassi nella pubblica amministrazione italiana” (Dini 2005). Un’altra
attività svolta in questa sezione è il rilancio di Impres@Donna, una guida interattiva su
cd-rom contenente le informazioni utili per aspiranti imprenditrici.
■ Donne e studio: “Genere, scienza e tecnologia, Donne e mondo scientifico in Italia” è
la ricerca commissionata da Microsoft all’università Bicocca. I risultati mostrano che
all’università le ragazze, sebbene siano numericamente di più dei loro colleghi, affollano
prevalentemente le facoltà umanistiche (83% degli iscritti è donna) e quelle del gruppo
medico (67%), mentre sono pressoché assenti in quelle tecnico-scientifiche (15-20%).
Fattori sociali, culturali e motivazionali sono in genere all’origine della presenza-assenza

 Fra 15 buone pratiche selezionate a livello nazionale ricordiamo anche il progetto della Provincia di Trento “Women Alpnet
Azione Pilota WP10” nell’ambito del quale la Provincia Autonoma di Trento ha costruito un portale “di servizio” per coordinare le
risorse presenti sul territorio, sfruttando sia la capacità della rete di essere un elemento di aggregazione e coordinamento sia la
sua flessibilità per l’impiego su un territorio eterogeneo e caratterizzato dalla perifericità, in certi casi fortemente penalizzante.
Attraverso Internet la Provincia ha quindi voluto promuovere la partecipazione femminile allo sviluppo sostenibile.

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delle donne in questi percorsi. Perciò il progetto futuro@lfemminile ha promosso una
serie di attività rivolte alle ragazze per incentivarle ad iscriversi alle facoltà tecniche, con
il fine di agevolare una loro futura occupazione nel settore dell’Information Techcnology.
Coinvolgendo diverse università della città di Milano, il progetto ha innanzitutto previsto
la proiezione di un video che riproduce la “giornata tipo” di una donna che lavora in
un’azienda tecnologica, la diffusione di informazioni sulle donne nel mondo dell’IT e sulle
opportunità di stage, Graduates Academy, giornate di mentorship. Per le laureande invece
sono stati previsti stage, borse di studio e giornate in azienda al fianco di manager donne,
per sperimentare in prima persona la realtà lavorativa nel settore IT. Al termine di questa
prima fase pilota, sono state contattate circa 3000 studentesse attraverso la distribuzione
di materiale informativo e raccolti 350 questionari durante le giornate di orientamento.
■ Donne e vita quotidiana. Sebbene il computer sia entrato nelle maggioranza delle case
italiane, ad usarlo sembrano essere ancora prevalentemente gli uomini: il 74,6% di questi
contro il 57,8% delle donne. È per questo che il progetto futuro@lfemminile ha previsto
una sezione dedicata al rapporto quotidiano con le tecnologie informatiche, per farne
conoscere l’utilità e la possibilità di tramutarle in preziose alleate nella gestione degli
impegni giornalieri. Fanno parte del progetto dossier pensati e realizzati per le “donne
di corsa”, con consigli e novità per sfruttare al meglio le potenzialità del computer nella
quotidiana corsa contro il tempo. Dal 30 aprile al 25 giugno 2005 ha anche avuto luogo
Mamme@web, un “tour formativo” in nove città italiane (Milano, Bologna, Torino, Padova,
Firenze, Roma, Napoli, Bari, Catania) in cui mamme, lavoratrici e non, hanno appreso
gli strumenti base del computer. Le partecipanti hanno potuto portare con sé i propri
bambini che hanno potuto giocare in spazi allestiti vicino alle sale dei corsi con operatrici
specializzate per l’infanzia. Hanno partecipato 232 donne e 132 bambini.
■ Donne in azienda. Le iniziative comprese in questa sezione sono state progettate e
realizzate all’interno delle quattro organizzazioni responsabili del progetto: Microsoft,
Accenture, Hewlett Packard e Intel.
Nell’ambito di Microsoft che conta quasi 60.000 dipendenti distribuiti in oltre 80 paesi, parti-
colare attenzione è stata riservata all’inserimento di neolaureate, agli investimenti nell’ambito
della formazione, ai percorsi di carriera e alle opportunità di sviluppo professionale. La realiz-
zazione dell’asilo e la facilitazione dell’utilizzo del part-time sono altre importanti iniziative volte
a coniugare la gestione degli impegni professionali con la vita personale.
In Accenture, impresa globale e multiculturale, il diversity management è considerato non solo
una leva per raggiungere sempre maggiori vantaggi competitivi, ma anche un elemento fon-
damentale della responsabilità sociale d’impresa. Contro il glass ceiling, il soffitto di vetro che
blocca l’ascesa delle donne a ruoli di sempre maggiore responsabilità, Accenture ha messo a
punto un programma denominato “Great Place to Work for Women” che mira a promuovere,
riconoscere e valorizzare l’approccio femminile al lavoro e la differenza di genere in termini di
cultura, competenze, stile di leadership, come risorse per generare un reale valore aggiunto
per i singoli individui e le organizzazioni.
In HP l’aumento di posizioni manageriali ricoperte da donne è perseguito attraverso attività di
recruiting mirate, formazione delle figure ad alto potenziale di crescita e organizzazione del
lavoro flessibile, per offrire percorsi di carriera all’interno dell’azienda senza dover rinunciare
alla famiglia.
Intel ha contribuito al progetto futuro@lfemminile sostenendone gli obiettivi e finanziando la

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ricerca, come ad esempio quella realizzata su sua iniziativa in America e dalla quale è emerso
che le donne sono particolarmente entusiaste quando sono “nuove utenti” della tecnologia: già
da neofite imparano a sfruttarne più velocemente tutte le potenzialità.
Per il superamento del digital divide in un’ottica di genere, il progetto futuro@lfemminile ha
quindi sfruttato la forza sinergica scaturita dalla condivisione di obiettivi fra importanti organiz-
zazioni che tuttavia, per perseguire le finalità progettuali di superamento del gender gap nel
campo nell’IT, hanno dovuto attivare sul territorio altre relazioni soprattutto con il mondo della
formazione scolastica e accademica. Solo dal connubio tra organizzazioni, imprese e istituzio-
ni sarà possibile anche in futuro promuovere uno sviluppo tecnologico gender friendly.

VII) Polite-Pari Opportunità nei Libri di Testo


Polite è un progetto europeo di autoregolamentazione per l’editoria scolastica nato con l’obiet-
tivo di promuovere una riflessione culturale, didattica ed editoriale il cui esito sia quello di
ripensare i libri di testo in modo che donne e uomini, protagonisti della cultura, della storia,
della politica e della scienza siano presenti sui libri stessi senza discriminazioni di sesso.
Più in generale, Polite vuole garantire che l’immagine di donne e uomini sia trattata in modo
equilibrato nei materiali di studio, così che l’analisi del mondo contemporaneo e la costruzio-
ne dei saperi per le nuove generazioni proceda sulla strada di una migliore consapevolezza
delle identità di genere, in grado di favorire nuove e diverse relazioni fra uomini e donne. È
proprio nella scuola, infatti, che il riconoscimento delle differenze può diventare una possibilità
reale e praticabile di crescita collettiva e, quindi, patrimonio personale di tutti i giovani, in una
prospettiva di uguaglianza delle opportunità. Da qui l’acronimo Polite, Pari Opportunità nei
LIbri di TEsto.
Il progetto è nato nel 1998 e si è sviluppato attraverso diverse edizioni grazie al rinnovato
sostegno della Direzione Occupazione Commissione e Affari Sociali della Commissione Eu-
ropea.
La prima edizione di Polite (1998/99) ha sviluppato i seguenti prodotti:
■ una ricerca europea su come le pari opportunità vengono recepite dai libri di testo;
■ un codice di autoregolamentazione attento alla prospettiva di genere, voluto e adottato
dagli editori italiani associati all’AIE per incoraggiare la produzione di libri di testo
che rappresentino in modo equo le donne e gli uomini e che sostengano studenti e
studentesse nella costruzione della propria identità;
■ seminari, workshop e convegno di confronto europeo e di sensibilizzazione.
■ Polite secondo è la prosecuzione del progetto, strutturata su due annualità (1999/2000 e
2000/2001). Attraverso questa seconda edizione si è voluto declinare il sapere acquisito
nella realtà operativa. Si è cercato cioè di fornire gli strumenti concreti per operare un
cambiamento che, dall’editoria e dalla scuola, investa il tessuto sociale e lo sensibilizzi
rispetto alle questioni legate alle pari opportunità.
■ I risultati sviluppati nell’annualità 1999-2000 sono stati:
■ un censimento di strumenti didattici e materiali pedagogici relativi ai libri di testo, elaborati
in ambito europeo e ispirati ai principi delle pari opportunità;
■ un Vademecum ad uso di autori e autrici di libri di testo: strumento per complementare
il Codice di autoregolamentazione per una produzione editoriale attenta alle pari
opportunità;
■ una sperimentazione nelle scuole italiane di strumenti e strategie educative sensibili alle

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tematiche di genere;
■ un modulo di aggiornamento con relativi strumenti (tra cui il video didattico Polite
Movie) destinato agli/alle insegnanti, per sostenerli nell’uso dei testi innovati secondo la
prospettiva di genere;
■ la sensibilizzazione di addetti ai lavori e del pubblico più vasto attraverso seminari,
workshop, convegni.
■ Per l’anno 2000-2001 il progetto si era proposto di realizzare le seguenti azioni:
■ un secondo Vademecum ad uso di autori e autrici di libri di testo, in cui sono integrate le
discipline trattate nel precedente;
■ l’arricchimento e l’animazione del sito web;
■ il proseguimento delle attività di sperimentazione di strumenti e strategie educative
sensibili alle tematiche di genere nelle scuole italiane;
■ un confronto delle esperienze didattiche in fatto di pari opportunità tra Italia, Spagna e
Portogallo;
■ un seminario di aggiornamento professionale sulle questioni di genere e l’applicazione
degli strumenti di Polite rivolto al personale di redazione delle case editrici di testi
scolastici;
■ un convegno finale aperto al pubblico.
Il progetto merita di essere citato assieme ad iniziative specifiche su genere, scienza e tec-
nologia, in quanto buona prassi per la riqualificazione della scuola e dei materiali didattici
impiegati dal personale docente per la trasmissione del sapere, in particolare del sapere
scientifico-tecnologico dove cioè la visibilità dei contributi “al femminile” sembra ostacolato nel
raggiungimento del primato stabilito dai colleghi uomini.

VIII) TechnéDonne
TechnéDonne, avviato nel corso del 2005 dall’Associazione Orlando nella regione Emilia Ro-
magna, è un progetto finanziato nell’ambito dell’Iniziativa Comunitaria Equal e volto a contra-
stare la segregazione professionale femminile nell’ambito delle tecnologie dell’informazione
e della comunicazione, affrontando in maniera innovativa il tema del gender digital divide. Il
progetto è stato ideato al fine di capire cosa le donne siano in grado di fare in campo tec-
nologico, quanto le loro competenze siano riconosciute/valorizzate e quanto siano libere di
scegliere la propria vita professionale nella concretezza delle loro condizioni particolari. A tal
fine il progetto prevede di realizzare:
■ un laboratorio per valorizzare le competenze femminili sia tecniche che personali. Il
laboratorio è un luogo fisico (help-desk) in cui si facilita l’accesso a servizi e strumenti
tecnologici, si costituisce la redazione del portale del progetto, si promuove la costituzione
di un gruppo di lavoro per progettare il software;
■ azioni desegreganti nelle imprese per far emergere e riconoscere le competenze delle
donne in settori a forte assetto tecnologico, e individuare, con l’analisi aziendale dei
fabbisogni e dei percorsi lavorativi, le linee d’azione per ridurre la segregazione verticale e
valorizzare la visione delle donne nell’innovazione e nello sviluppo dell’ICT;
■ formazione e modellizzazione per creare profili tecnici con competenze di genere. Il
progetto prevede un corso per Assistente tecnica in front office nelle ICT (con inizio
ad ottobre 2006); pratiche di mentoring e di tutoring con azioni di accompagnamento
al mercato, al fine di facilitare l’inserimento delle donne nelle aziende ICT con

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ruoli e mansioni adeguati alla formazione ricevuta; modellizzazione ed eventuale
sperimentazione di tirocini formativi volti alla creazione di percorsi desegreganti delle
giovani tirocinanti nelle imprese;
■ azioni di consapevolezza, dialogo e confronto (mainstreaming di genere) per facilitare
l’acquisizione da parte di uomini e donne di consapevolezza delle discriminazioni di
genere in campo tecnologico e della non neutralità di genere delle tecnologie medesime.
Tali azioni sono volte ad incentivare la partecipazione ed un uso critico e consapevole
delle tecnologie da parte delle giovani ed assecondare il confronto tra uomini e donne.
L’iniziativa, sebbene serbi nel titolo una particolare attenzione per le donne, nasce dalla con-
sapevolezza che le relative problematiche d’inserimento e permanenza nel settore ICT deriva-
no da un contesto sociale e culturale che include anche la popolazione maschile; proprio per
questo alla base dell’iniziativa c’è l’idea che la creazione di condizioni idonee al superamento
del gender digital divide non possa che derivare da interventi ad hoc in cui non deve mancare
lo spazio per il dialogo sociale.

IX) Vedere la scienza-Sguardi sulle donne di scienza


Le donne non amano la scienza? La scienza non si adatta alle donne? Le vite delle scienziate
sembrano dimostrare, fin dall’antichità, che è vero il contrario e che probabilmente sarebbe più
corretto chiedersi perché la conoscenza e la pratica scientifica abbiano così a lungo e aper-
tamente escluso il pensiero femminile. Il progetto Vedere la scienza-Sguardi sulle donne di
scienza parte da questi presupposti. Coordinata da Sara Sesti e promossa dall’Associazione
“Donne e Scienza” e dall’Istituto di Fisica Generale Applicata dell’università di Milano, l’iniziati-
va propone un altro modo di far luce sul rapporto fra donne e scienza, attraverso la proiezione
di tre filmati sulle figure di donne scienziate e sul ruolo della donna nella ricerca scientifica.
Emanazione dell’ormai decennale rassegna di film e documentari scientifici “Vedere la Scien-
za”, che annualmente propone in diverse città d’Italia sessioni di proiezioni scientifiche, Sguar-
di sulle donne di scienza offre la possibilità di proiettare, in contesti quali congressi e simposi,
filmati scientifici incentrati sul contributo e il ruolo femminile nella scienza.
Le pellicole di cui è stata curata la proiezione sono:
■ “La moglie di Einstein”, (Australia 2004, regia: Nicola Woolmington): nel documentario
dedicato a Mileva Maric, moglie del fisico di Ulm per sedici anni, l’icona di un Einstein mite
e ironico rischia davvero di entrare in crisi: da personaggio decantato e ammirato, Einstein
emerge qui come marito egoista e ingrato debitore dal punto di vista scientifico alla moglie
che divise con lui i momenti cruciali della formulazione della teoria della relatività;
■ “Il segreto della foto 51”, (Stati Uniti 2003, regia: Gary Glassman): sulla rivista scientifica
Nature, un articolo di James Watson e Francis Crick rivela la sensazionale scoperta della
struttura del DNA per cui riceveranno il Nobel nel 1962 con Maurice Wilkins. Del tutto
trascurato rimane l’essenziale contributo fornito da Rosalind Franklin, biologa molecolare
e cristallografa che con la sua foto 51 fornì le prove sperimentali della doppia elica.
Questo documentario svela i retroscena della scoperta, con l’intento di colmare il lungo
silenzio sulla figura della scienziata;
■ “La Dea ferita” (Svizzera 1999, regia: Werner Weick): la Dea ferita è Durga, divinità
indiana che rappresenta la natura, “potenza femminile capace di distruggere e rigenerare
l’universo”, e anche tutte le donne indiane. Dà loro voce Vandana Shiva che racconta
il suo impegno quotidiano, politico ed esistenziale, contro “la violenza della seconda

71
rivoluzione verde”, il neo colonialismo delle multinazionali e la bio-pirateria, concretizzato
nel progetto di salvaguardia della bio-diversità e dei semi naturali indiani.
I filmati del progetto Vedere la scienza-Sguardi sulle donne di scienza possono essere richiesti
da Enti e Istituzioni nel contesto di conferenze, congressi e simili iniziative, e rappresentano un
altro modo possibile per riflettere ed interrogarsi su stereotipi e pregiudizi che hanno ancora
un ruolo decisivo nelle scelte formative ed occupazionali di uomini e donne.

X) Weest-Women Education and Employment in Science and Technology


Il progetto è nato nell’ambito dell’iniziativa “CONNECT: innovazione e collegamento dei pro-
grammi comunitari” ed è stato coordinato dalla Città della Scienza di Napoli nel periodo Gen-
naio 2000-Luglio 2001. Il progetto ha tratto spunto da una considerazione generale relativa
alla scarsa presenza femminile nei settori scientifici e tecnologici, particolarmente significativi
per la società del terzo millennio sia sul piano dell’educazione sia in quello dell’impiego.
Il progetto era finalizzato a favorire la partecipazione delle donne alla ricerca scientifica e alle
attività di trasferimento tecnologico stabilendo un legame tra il mondo dell’educazione e quello
del lavoro. In particolare il progetto intendeva:
■ aumentare la sensibilità necessaria in ambito scolastico per il raggiungimento di una
maggiore consapevolezza delle differenze di genere;
■ sviluppare modelli educativi che tenessero conto della differenza di genere negli stili di
apprendimento, secondo le linee dettate dai più aggiornati studi pedagogici;
■ dare alle donne strumenti che le potessero aiutare a trovare lavoro od occasioni di
formazione professionale in ambiti scientifici a maggioranza maschile;
■ diffondere una nuova immagine della scienza, mostrando la sua parte “femminile”.
Weest, attraverso il web, ha realizzato una mostra on line sul ruolo delle donne nella storia
della ricerca scientifica, consentendo – all’interno dello spazio virtuale creato – lo scambio di
esperienze pilota volte a favorire l’accesso delle donne nei settori scientifici, fornendo al tempo
stesso strumenti per l’orientamento professionale nell’ambito delle corrispondenti discipline.
Le attività svolte nell’ambito del progetto Weest hanno promosso il confronto fra una pluralità
di attori ritenuti allo stesso modo partecipanti di un realtà in evoluzione. L’uso di mezzi di
comunicazione interattivi oltre ad essere un segnale del cambiamento nella comunicazione
interpersonale, è stato anche un modo per adeguare ai tempi una nuova iniziativa rivolta
in particolare alle donne, così da contribuire pienamente alla promozione delle stesse nella
società e nel settore tecnologico-scientifico e ridurre il gap che le separa da gran parte della
popolazione maschile, in termini di conoscenze e competenze.

4.2 L’iniziativa locale: soggetti attivi e buone prassi


In questo paragrafo illustreremo in modo più sintetico i soggetti attivi e le buone prassi attuate
nella provincia di Trento nell’area ICT/IS e volte al superamento del gender gap.10 I risultati di

10 La scelta delle buone prassi è stata orientata in particolare dalla presenza di azioni sperimentali e dalla accessibilità dei
risultati.

72
alcuni di questi progetti richiamano aspetti già illustrati nei precedenti capitoli: riteniamo sia
comunque utile conoscere ciascun progetto e le rispettive azioni, seppur non in modo appro-
fondito, rinviando ai promotori delle singole esperienze qualora fossero necessarie maggiori
informazioni.

I) esc-donne e scienza: educazione scientifica e carriere nelle professioni tecnico-


scientifiche
Il progetto esc, attuato dalla Trento School of Management nel periodo 2003-2005, è nato
dalla consapevolezza che il lavoro odierno delle donne nelle professioni scientifiche deriva
dal trasferimento di competenze tradizionalmente praticate dagli uomini e fa riferimento ad
un sistema di valori essenzialmente maschile. Il gruppo di ricerca che ha lavorato a questo
progetto e all’attuazione delle successive azioni ha quindi ritenuto che un riequilibrio delle op-
portunità offerte alle donne in campo scientifico oggi possa avvenire attraverso due modalità
profondamente interconnesse:
■ la rinegoziazione delle “quote” di partecipazione, dei valori e dei criteri che generano la
valutazione delle carriere;
■ la creazione di spazi professionali nuovi ed inediti.
■ Il progetto esc ha conseguentemente agito su due livelli per favorire:
■ l’accessibilità delle donne nelle professioni di carattere tecnico scientifico. Una delle forme
di discriminazione delle donne si manifesta nella sottorappresentazione della componente
femminile nelle professioni e nelle carriere nelle aree ad indirizzo tecnico-scientifico;
■ lo sviluppo di nuove professionalità di alto profilo legate alla divulgazione scientifica
e alla diffusione a livello più ampio delle informazioni, dei saperi tecnico-scientifici in
continua evoluzione. In questo progetto è stata scelta la mediazione culturale come
metodo, ritenendo che la trasmissione scientifica attuale sia poco appropriata a favorire
l’apprendimento e crei spesso ridondanza e disorientamento.
Per poter garantire il raggiungimento di questi risultati sono stati posti i seguenti obiettivi:
■ la comprensione dei fattori che orientano la scelta delle donne verso percorsi di
formazione e professioni di carattere tecnico-scientifico (anche attraverso la costruzione di
un data base delle traiettorie professionali delle donne impegnate in carriere di ricerca ad
alto contenuto tecnico scientifico);
■ la messa a punto di un modello di orientamento che sostenga le donne nell’elaborazione
delle possibilità di carriera e nell’esplorazione delle nuove possibilità professionali in
campo tecnico scientifico;
■ le possibilità di sviluppo di nuove professionalità di alto profilo legate alla divulgazione
scientifica e alla diffusione a livello più mirato delle informazioni e dei saperi tecnico-
scientifici.
L’attività di ricerca ha permesso di evidenziare alcune delle difficoltà che sopraggiungono
nelle dinamiche che guidano le scelte comportamentali degli individui: esse dipendono dalle
modalità di costruzione degli immaginari sulle conoscenze scientifiche in rapporto alle co-
noscenze di senso comune. A fronte di uno scenario sempre più complesso, caratterizzato
da un linguaggio scientifico sempre più specializzato e da un corrispondente immaginario
caotico e spesso privo di modelli rassicuranti sui quali “costruire” le proprie scelte, il progetto
esc ha sviluppato l’ipotesi che l’adozione di un codice comunicativo propriamente più femmi-
nile potrebbe aumentare l’efficacia della divulgazione scientifica, laddove “più femminile” non

73
equivale necessariamente a “più donne” bensì ad una scienza “più democratica”, in ascolto,
capace di rispondere in modo chiaro anche alle domande della gente comune e di guidarne le
scelte secondo un modello di mediazione culturale attento al genere e alle differenze.
Su questa ipotesi di fondo sono state progettate e realizzate due azioni formative: Coming,
(Orientamento e Consulenza alle competenze di mediazione scientifica in un’ottica di genere
– 2005) e musa (Sostegno alle competenze di genere nella mediazione culturale e scientifica
– 2005).
Il primo intervento formativo ha offerto la possibilità a 12 donne laureande o laureate in ma-
terie scientifiche, in un momento di transizione e di scelta professionale/di studio, di riflettere
attorno alla propria progettualità attraverso un insieme integrato di azioni di orientamento,
formazione e consulenza a sostegno della scelta, della decisione e dell’evoluzione delle com-
petenze necessarie per lo sviluppo della carriera e dei percorsi legati alla mediazione e comu-
nicazione scientifica, con l’obiettivo di valorizzare le capacità e le attitudini individuali.
La seconda iniziativa di carattere formativo era rivolta a 12 donne preferibilmente laureate in
materie tecnico-scientifiche ed interessate ad esplorare e sviluppare le proprie capacità nella
mediazione e nella comunicazione della scienza.
Entrambi i percorsi sono da intendersi come parte di una riflessione più ampia circa la neces-
sità di modificare il rapporto genere-scienza in un’ottica di genere favorevole al superamento
dei comuni stereotipi, ed avviare al tempo stesso un’azione di educazione alla scienza e alle
scelte, ad essa correlate, libere dagli stereotipi.

II) g&s-Gender and Science


g&s è un gruppo di donne con diversi background formativi che – all’interno dell’itc-irst – di-
scutono ed operano sulla base di una comune visione di ciò che dovrebbe essere la scienza
in un’ottica di genere. Aperto sia a uomini che a donne, g&s si qualifica come esperienza di
confine capace di avviare iniziative trasversali alle diverse discipline proprio grazie all’approc-
cio di genere. Il fine è quello di promuovere la partecipazione attiva di un maggior numero di
donne nella scienza; di creare un network di scienziate e ricercatrici interessate ad esplorare
il rapporto genere-scienza; di promuovere lo studio sul tema genere e scienza nei luoghi di
lavoro.
Numerose sono ormai le attività che dal 2000 (anno di fondazione) ad oggi il gruppo ha avvia-
to; esse possono essere suddivise in lezioni, mentoring e conferenze.
Le lectures, sotto il titolo Women in science, hanno carattere scientifico e sono condotte da fa-
mose ricercatrici: si tratta perlopiù di docenti di importanti università o gruppi di ricerca leader
in particolari materie di studio, soprattutto informatica e microsistemi. L’iniziativa è finalizzata
a proporre donne quali role-models non sempre visibili e accessibili a quante, nell’ambito della
scienza e della tecnologia, intendono costruire la propria carriera lavorativa.
g&s ha anche organizzato percorsi di mentoring con relativi workshops focalizzati sulle donne
ricercatrici e giovani laureate. Una ricercatrice in carriera, nel ruolo di mentor, propone e discu-
te con il gruppo partecipante ciò che ritiene di maggiore utilità per fare carriera e lavorare nel
mondo scientifico (ad esempio: come costruire network, come presentare i propri lavori, come
predisporre un efficace curriculum vitae).
Il gruppo g&s, nato in occasione della giornata di studio su “Genere, Scienza e Tecnologia”,
tenuta nell’Ottobre 2000, ha continuato a ritenere di fondamentale importanza la sua parteci-
pazione a conferenze, a livello locale, nazionale ed internazionale, per diffondere i risultati di

74
ricerca e di sperimentazione legati alla propria riflessione – su genere e scienza – maturata nel
corso del tempo, anche attraverso collaborazioni con altri enti presenti sul territorio (es. l’uni-
versità). Di particolare rilievo la presenza del gruppo g&s ad ecai2006 (Conferenza Europea
di Intelligenza Artificiale, 28 Agosto 2006).

III) la.d.o.te - lavoro donne orientamento tecnologia


Il progetto, realizzato dall’università di Trento nel periodo 2003-2005, trae spunto dai recenti
sviluppi del dibattito scientifico relativo al rapporto tra genere e organizzazioni ed in particolare
dagli studi su genere e tecnologia e su genere e scienza.
Genere e lavoro, organizzazioni e sistemi informativi sono state le assi portanti di questo pro-
getto di ricerca-azione nel settore informatico, volto a produrre nuove conoscenze sugli attori
– uomini e donne – coinvolti nei processi di sviluppo e mutamento all’interno della società con-
temporanea, a partire dall’analisi delle implicazioni che il genere ha nella definizione di taluni
profili professionali e delle pratiche organizzative sulle quali sembra necessario intervenire
operativamente, anche attraverso la costruzione di percorsi sperimentali.
L’analisi complessiva ha discusso il complesso rapporto fra genere e tecnologia con riferi-
mento ad un mercato del lavoro flessibile, tecnologicamente avanzato, dipendente per la
sua crescita da un sistema produttivo che sembra in forte continuità con modelli gendered di
trasmissione delle conoscenze, ancora lontano dall’applicazione di effettive politiche di pari
opportunità fra uomini e donne. La sperimentazione di nuove metodologie di orientamento e
formazione a partire dalla conoscenza prodotta e tesa a favorire la collaborazione fra i soggetti
istituzionali a diverso titolo coinvolti nei processi educativi e d’inserimento professionale, ha
rappresentato una fase importante della ricerca. Il modello secondo il quale si intendevano
realizzare le suddette azioni di supporto e le corrispondenti iniziative per la promozione della
presenza femminile in contesti scientifico-tecnologici, è stato affidato all’idea che in questi
ambiti sembrano più efficaci interventi che prevedano una “contaminazione lenta” dei vari
soggetti ed un contatto diretto fra promotori, collaboratori e beneficiari. La costruzione di un
rapporto sinergico fra istituzioni – pubbliche e private – nonché l’implementazione del modello
appena descritto hanno costituito il vero valore aggiunto di un progetto definito non sem-
plicemente in un’ottica esplorativo-conoscitiva ma soprattutto in una prospettiva applicativa.
La sperimentazione formativa ha costituito in tal senso il momento centrale, caratterizzante
l’intera proposta progettuale. In particolare nell’ambito del progetto la.d.o.te è stato avviato
un percorso formativo destinato a 12 donne da avviare al mondo del lavoro ICT/IS attraverso
momenti di formazione in aula, con moduli in cui sono stati approfonditi anche in un’ottica di
genere, aspetti di rilievo per chiunque si avvicini alle nuove tecnologie e intenda costruire il
proprio percorso lavorativo in quest’area occupazionale. Alla formazione in aula è seguita la
sperimentazione del telementoring quale metodologia di accompagnamento individuale e a
distanza della donna nello sviluppo del proprio bilancio di competenze tecniche, relazionali e
di network, utilizzando una piattaforma informatica sia per la realizzazione di attività di fad che
per la costituzione di una comunità virtuale formata da corsiste, mentor, gruppo di ricerca ed
altri esperti di settore ai fini della condivisione di comuni problematiche, intuizioni e contenuti
appresi.
L’introduzione di questi strumenti è sembrata una combinazione ottimale di tecnologie infor-
matiche con metodologie interattive e personalizzate, finalizzata alla costruzione di relazioni
di lungo periodo mirate all’elaborazione di percorsi di identità e acquisizione di competenze

75
specifiche in un ambito lavorativo innovativo quale quello delle ICT.

IV) L’equilibrio di genere nei percorsi di formazione e istruzione: la promozione della


presenza femminile nelle professioni tecnico-scientifiche
Il progetto, attuato dalla società Fidia s.r.l nel periodo 2003-2004, aveva l’obiettivo di creare le
condizioni per una maggiore partecipazione delle donne ai percorsi formativi e professionali di
carattere tecnico-scientifico (tradizionalmente maschili e di maggiore assorbimento professio-
nale) agendo sulle condizioni che – a monte – determinano una sottorappresentazione della
forza lavoro femminile nelle professioni di carattere tecnico-scientifico: condizioni riferibili alle
scelte post-obbligo scolastiche.
Il progetto ha previsto una fase iniziale di ricerca attraverso la quale sono state monitorate
le scelte di ragazzi e ragazze ed i relativi percorsi a partire dal raggiungimento dell’obbligo
scolastico. È stato quindi possibile verificare:
■ un’effettiva maggiore concentrazione femminile nei percorsi post-obbligo di tipo
umanistico;
■ l’esistenza di un diverso approccio (legato a caratteristiche socio-culturali piuttosto che
ascritte) di ragazzi e ragazze nell’affrontare i percorsi scolastici e formativi (in termini di
motivazioni, partecipazione, esiti formativi, eccetera);
■ l’influenza di fattori socio-culturali, della famiglia, della scuola e, in parte, del gruppo dei
pari (amici e compagni di scuola degli anni precedenti) nella scelta del percorso formativo;
■ lo scarso interesse da parte di scuole e corpo docente nei confronti delle tematiche
legate all’identità di genere e alla possibilità di progettare specifiche azioni all’interno dei
programmi scolastici;
■ la tendenza a riproporre nelle attività di orientamento modelli culturalmente e socialmente
condivisi non gender sensitive;
■ la tendenza da parte delle ragazze a scegliere percorsi formativi post-obbligo ad indirizzo
tecnico scientifico solo in presenza di forti motivazioni.
Sulla base di questi dati – confermati sia in termini quantitativi che qualitativi – Fidia ha pro-
ceduto nella fase di progettazione, predisponendo le condizioni metodologiche ed operative
d’azione, e mirando a costruire il modello integrato di intervento successivamente sperimen-
tato. Il modello è stato progettato per:
■ far emergere le opinioni dei ragazzi e delle ragazze della scuola media rispetto al filone
scolastico-formativo di tipo tecnico-pratico (non esclusivamente scientifico);
■ fornire agli insegnanti ulteriori elementi utili ai percorsi orientativi già intrapresi o progettati;
■ fornire ai ragazzi e alle ragazze, ma anche agli insegnanti e alle famiglie, elementi di
conoscenza e sperimentazione dirette, per modulare su ulteriori dati di realtà le opinioni e
quindi le scelte scolastiche e professionali.
Il modello è stato articolato in fasi diverse con azioni di sensibilizzazione in aula, visite guidate
delle classi presso un Centro di Formazione Professionale e presso un’azienda del territorio,
sistematizzazione in aula dell’esperienza ed incontri con i genitori degli alunni delle classi coin-
volte nel progetto. Tale modello rappresenta il tentativo di promuovere percorsi di orientamen-
to alla scelta professionale per valorizzare lo sviluppo dei propri interessi, delle proprie risorse
e capacità, superando il restringimento dipendente dall’appartenenza di genere. Rappresenta
inoltre un contributo al processo di sensibilizzazione e di crescita sociale e civile rispetto alle
tematiche correlate alla dimensione di genere nel mondo della scienza e della tecnica.

76
V) sac - Sostegno all’Accesso delle Competenze tecnico-scientifiche
Il progetto realizzato dall’Accademia del Commercio e del Turismo, oggi Accademia d’Impre-
sa, nel periodo Aprile 2003-Dicembre 2004, poneva al centro il concetto di “rischio di genere”
relativamente alla difficoltà delle donne ad accedere a professioni di carattere tecnico-scienti-
fico e di alto contenuto manageriale.
Il progetto declinava il problema della scarsa presenza delle donne nei ruoli tecnico-scientifici
e manageriali in riferimento all’accesso ai percorsi formativi, professioni e allo sviluppo delle
carriere.
L’obiettivo dell’iniziativa era progettare un’azione finalizzata a intervenire sullo svantaggio in
relazione:
■ alla scelta che induce molte donne a non investire in campi, come quelli ad alto contenuto
tecnico scientifico, normalmente occupati dagli uomini dove si verifica uno squilibrio
marcato nella distribuzione per genere tra differenti filiere di studi, che vede le donne
presenti nei percorsi meno professionalizzanti (ovvero quelli che hanno una minore
spendibilità nel mercato del lavoro);
■ all’inserimento nel mercato del lavoro per donne che pur essendo portatrici di competenze
significative, frutto di rilevanti investimenti in formazione (anche in filiere di studi più
professionalizzanti), non riescono ad avere carriere di alto livello. Il non inserimento a un
livello di competenze adeguato per queste donne genera un senso di insoddisfazione che
spesso si traduce in un rischio di “degrado professionale”.
Per far luce su questi aspetti, connessi alle finalità progettuali, il gruppo di lavoro ha cercato
di evitare le tentazioni di semplificazione ed ideologizzazione del fenomeno che spesso inter-
feriscono con la reale comprensione del problema. Sono state quindi individuate alcune aree
tematiche entro le quali condurre la ricerca:
■ le rappresentazioni sociali del lavoro – ed in particolare del lavoro scientifico e tecnologico
– visto dalle donne;
■ i vincoli e le opportunità del contesto in cui le donne formulano le strategie di lungo
periodo riguardo alla loro formazione, al loro progetto professionale e alle loro strategie
familiari;
■ la percezione collettiva della figura dello scienziato, della scienziata e della scienza in
generale;
■ l’esistenza di possibili processi di autoesclusione femminile rispetto alle carriere tecnico-
scientifiche;
■ modalità peculiari di lavoro al femminile nell’ambito tecnico-scientifico.
Dall’indagine condotta, attraverso questionari (in parte somministrati all’uscita dalla scuola a
studentesse di quinta superiore, provenienti da diverse scuole cittadine e periferiche (430); in
parte inviati, previo contatto telefonico alle giovani neo-laureate nelle materie tecnico-scienti-
fiche e residenti in Trentino (155) e colloqui (individuali con professioniste nell’ambito tecnico-
scientifico) sono state tratte alcune interessanti considerazioni. Per quanto riguarda l’autoe-
sclusione e la visione della scienza, una significativa percentuale di ragazze – il 25% delle
diplomande e il 20% delle laureate – ha affermato che i maschi sono più portati per le materie
scientifiche, secondo un meccanismo che il gruppo di ricerca ha definito di “autodenigrazione
latente”. Le ragazze non si definiscono in modo esplicito incapaci di affrontare i temi scientifici
o poco portate per questi argomenti, tuttavia paiono confermare in queste materie una certa

77
superiorità maschile. Per quanto riguarda la ricerca dell’identità e dell’autonomia, dalle inter-
viste con le professioniste sono emersi il grande impegno e la passione posti nelle situazioni
lavorative. Una capacità di investimento che tuttavia si scontra con vincoli connessi alla diffi-
coltà di “cucire” insieme lavoro, casa, maternità, esigenze di crescita. Anche le diplomande e
le neolaureate vedono per il loro futuro questi stessi ostacoli e ciò sembra influenzare le loro
scelte successive. Per quanto riguarda le “matrici sociali”, la ricerca ha sottolineato l’assenza
di specifiche figure di riferimento che inducano le donne a scegliere percorsi tecnico-scientifici:
può intervenire il “desiderio di scienza”, una “tradizione” professionale famigliare, la passione
maturata in ambito scolastico, motivazioni sociali come il prestigio o il riscatto che tuttavia non
incidono sulla scelta della facoltà. Infine, per quanto riguarda il “soffitto di vetro e le porte chiu-
se” la ricerca ha evidenziato come, sebbene il tasso di partecipazione femminile al mercato
del lavoro in Trentino sia aumentato nel corso degli ultimi decenni, la scelta formativa rimane
sessualmente connotata confermando una scarsa presenza femminile negli indirizzi tecnico-
scientifici. Anche a livello di carriera le donne sembrano soffrire una differenza di genere per
quanto riguarda la possibilità di miglioramento della propria posizione e l’esposizione al rischio
di fuoriuscita dalla professione. Inoltre l’elevata precarietà, comune a donne e uomini che
scelgono questa strada, si combina con la maggiore esposizione femminile ai rischi congeniti
nella dimensione del lavoro precario e flessibile.
Sulla base di questi risultati – presentati nel corso di un seminario appositamente organiz-
zato – sono state realizzate due azioni formative sperimentali: laser (laboratorio di sviluppo
ed emancipazione del lavoro di ricerca) e scienziando: un’esplorazione della scienza e della
tecnica.
laser ha offerto a 12 donne diplomate, laureate o dottorande in discipline tecnico-scientifiche,
uno spazio per riflettere sui propri percorsi formativi e professionali. L’attenzione è stata posta
da un lato alla capacità di pensarsi e proiettarsi realisticamente a partire dai propri modelli
culturali di provenienza e dal riconoscimento dei propri desideri. Dall’altro sono stati riconsi-
derati i modi e i modelli della scienza al fine di leggere le specificità storiche e culturali di tale
sistema per operare una revisione dei percorsi professionali individuali e collettivi delle donne
nel mondo tecnico-scientifico. Il percorso prevedeva momenti d’aula articolati in laboratori for-
mativi e spazi per la consulenza individuale per la definizione guidata di un progetto personale
e professionale.
scienziando è stato proposto a 12 diplomande, interessate ad ambiti tecnico-scientifici, quale
“palestra” in cui esplorare insieme quali sono le idee e le aspettative sul mondo del lavoro,
quali sono le diverse prospettive formative e professionali, quanti modi possibili ci sono e
possono esserci per “stare” nella scienza. Ciò è avvenuto attraverso una serie di incontri di
gruppo guidati da ricercatori che si sono occupati del lavoro delle donne in ambito scientifico
e un confronto con alcuni professionisti del mondo della scienza e della tecnica. A ciascuna
partecipante è stato inoltre offerto uno spazio di orientamento individualizzato.
sac attraverso queste azioni formative sperimentali ha quindi fornito a giovani donne spazi
e momenti di riflessione sulla propria identità di genere in relazione alle scelte formative e
professionali personali, valorizzando il confronto e il dialogo, per portare ad una maggiore con-
sapevolezza di sé, delle proprie passioni e desideri, ma anche delle proprie capacità quante
vedono nella scienza e nella tecnologia un mondo possibile in cui realizzarsi.

78
VI) startech
L’associazione Diagonal nel periodo 2003-2005 ha condotto la ricerca-azione startech finaliz-
zata ad esaminare la situazione di disparità esistente di fatto nella presenza di uomini e donne
nelle professioni scientifiche e tecniche, comprese quelle ad alto contenuto tecnologico. Il
divario è stato principalmente ricondotto alla persistenza di stereotipi che troppo spesso con-
dizionano le scelte formative e lavorative di uomini e donne, con maggior danno per queste,
laddove il pregiudizio, mescolato alla scarsa consapevolezza di insegnanti e genitori e alla
poca fiducia delle ragazze nelle proprie capacità, producono una certa resistenza verso per-
corsi tecnico-scientifici.
Le attività promosse da Diagonal sono state quindi progettate nell’ottica della promozione del-
le opportunità d’accesso alla formazione e alle professioni considerate “maschili”. Nell’ambito
del progetto startech la sperimentazione è stata finalizzata all’avvio di azioni di tipo innovativo
da offrire alla popolazione studentesca, soprattutto femminile, all’implementazione di un sito
internet dedicato e partecipativo e all’allestimento di interventi formativi aventi come destina-
tari insegnanti delle scuole.
Il sito si presenta come un portale di informazioni e di comunicazione a due livelli:
■ a livello degli attori presenti sul territorio locale, nazionale ed internazionale e finalizzato a
creare un network attivo e permanente;
■ a livello degli istituti scolastici, destinato a insegnanti e studenti/studentesse e contenente
informazioni, orientamenti e strumenti di indagine in tempo reale.
Le attività di formazione sono state finalizzate a:
■ individuare percorsi e attività didattiche, anche differenziate per i due sessi, sia allo scopo
di studiare le eventuali diverse modalità di affrontare i problemi e di risolverli, sia per
sviluppare le capacità e le attitudini nascoste;
■ rendere gli insegnanti in grado di cogliere i bisogni, ad aprire le menti e le prospettive
delle alunne ma anche degli alunni;
■ impostare interventi di orientamento in terza media e al quinto anno delle superiori
facendo specifica attenzione al processo di scelta formativa femminile.
Infine nell’ambito del progetto startech, con l’intento di sensibilizzare al tema “donna, scienza
e tecnologia” e di favorire interventi non discriminatori delle ragazze, capaci di portare alla
formazione dell’identità di genere in senso paritario, Diagonal ha avviato una serie di eventi
dal titolo “Donne che sanno contare”. Si è trattato non solo di interventi di diffusione dell’in-
formazione sul Progetto startech, ma anche di azioni di appoggio e stimolo a favore delle
ragazze affinché si impegnino nelle discipline logico-matematiche o scientifiche e in percorsi
formativi tradizionalmente scelti dai ragazzi, e al fine di dare loro la possibilità di esperire tutte
le strade per trovare la più adatta a sviluppare i loro interessi indipendentemente dalla visione
stereotipata di genere diffusa anche tra le giovani generazioni.
Si conclude qui la nostra rassegna delle buone prassi: le abbiamo selezionate fra quelle at-
tivate a livello nazionale e locale per favorire l’inserimento delle donne nei percorsi formativi
e nelle occupazioni tecnico-scientifiche. L’individuazione di queste buone prassi ha seguito
innanzitutto un criterio di qualità, ovvero è stata valutata l’utilità della conoscenza prodotta
dalle singole azioni di ricerca e mappatura del contesto di riferimento; in secondo luogo è
stata considerata l’efficacia dell’iniziativa in termini di cambiamento prodotto e processi di
sensibilizzazione avviati sul territorio.

79
Questa rapida panoramica sui progetti che in Italia e nella provincia di Trento sono stati rea-
lizzati permette di concludere da un lato che esiste, in maniera non sempre visibile, un vasto
numero di attori impegnati per il superamento del gender gap nell’area scientifico-tecnologica;
dall’altro che la produzione di un cambiamento non può avvenire nel breve periodo, a fronte di
processi sociali e culturali secolari, bensì richiede uno sforzo continuo da parte di un maggior
numero di soggetti, in particolare delle scuole e degli enti di formazione che precocemente
possono intervenire per prevenire scelte formative post-obbligo e percorsi lavorativi dettati in
gran parte dalla cieca fiducia in modelli di ruolo stereotipati e paradigmi scientifici tradizionali.

80
Conclusioni

Lo sviluppo delle nuove tecnologie ed in particolare dell’ICT ha modificato profondamente i


modelli economici, organizzativi e lavorativi della nostra società. Questi mutamenti sono stati
inizialmente oggetto di letture ottimistiche, che sottolineavano le opportunità di democratizza-
zione e di riequilibrio del potere offerte dai processi di sviluppo e diffusione del sapere delle
cosiddette Knowledge e Learning Economy. Ottimistiche erano anche le previsioni legate alla
condizione delle donne: forme di lavoro sempre meno legate al discrimine della forza fisica,
quanto piuttosto alle capacità cognitive che – si pensava – avrebbero senza dubbio incenti-
vato l’inserimento delle donne nel mercato del lavoro, favorendo la promozione di culture di
genere più paritarie.
In anni più recenti vari studi hanno iniziato a mettere in luce come la conoscenza tecnologica,
così come la produzione e l’utilizzo delle tecnologie, passino attraverso relazioni e pratiche
quotidiane orientate a mantenere confini e a costruire identità, piuttosto che a ridefinire modelli
di ruolo e di reciprocità (Suchman 1994). Conoscenza ed expertise possono essere conside-
rate come il prodotto di una costruzione sociale che produce e riproduce specifici rapporti di
genere tra gli individui (Rubery 1994). In particolare, diverse ricerche hanno cercato di descri-
vere come le competenze tecnologiche vengano sovente costruite socialmente quali ambiti di
pertinenza maschile e come le donne siano di fatto escluse dall’opportunità di svilupparle (Flax
1990; Wajcman 1991; Webster 1996). Anche in quei contesti in cui la presenza delle donne
in attività che implicano l’utilizzo di tecnologia appare consistente, la conoscenza e il control-
lo del suo funzionamento sembrano infatti rimanere di dominanza maschile: nonostante le
aspettative iniziali, che vedevano nell’innovazione tecnologica la premessa per una riduzione
della segregazione di genere nel lavoro, gli uomini continuano a mantenere una posizione di
dominio nei confronti delle donne (Cockburn 1985) attraverso l’incorporazione di vecchi valori
in nuove tecnologie (Zimmerman 1981). Al contempo non va dimenticato che nella storia dello
sviluppo della tecnologia informatica un ruolo di rilievo è giocato dagli apparati militari (si pensi
alla genesi della rete Internet), luoghi di egemonia maschile per antomasia, la cui cultura e
il cui simbolismo è inevitabilmente riflessa nel linguaggio e nelle strutture dell’informatica (ci
riferiamo ad esempio alla sintassi del controllo e del comando).
Nei contesti delle nuove tecnologie e dell’informatica sembra dunque riprodursi lo stesso mo-
dello dicotomico che già caratterizzava il mondo della scienza. Come Evelyn Fox Keller (1985)
sottolineava, la tradizione scientifica appare infatti radicata su un modello culturale e linguisti-
co che privilegia i costrutti di razionalità, obiettività e impersonalità, tutti fortemente connessi
con la dimensione della maschilità e posti in antitesi ai concetti di emozionalità e soggettività,
associati invece alla femminilità.
Tale modello sembra resistere anche in uno scenario mutato e continua ad influenzare i vari
ambiti dell’esperienza di vita di uomini e donne, a partire dai contesti del gioco infantile e della
socializzazione educativa sino all’entrata nei luoghi di lavoro.
La divaricazione dei percorsi sembra infatti iniziare molto presto, già a partire dall’infanzia,
quando l’informatica è presente soprattutto nei videogiochi, pensati e rivolti prevalentemente

81
ad un target maschile e basati su dimensioni simboliche tradizionalmente legate alla maschi-
lità (violenza, competizione, aggressività, predominio…).
Attraverso questo tipo di pratica i ragazzi acquisiscono dunque un iniziale vantaggio, svilup-
pando una maggiore familiarità con questo tipo di strumenti rispetto alle loro coetanee, cui
vengono destinati (e che a loro volta tendono a scegliere) altri tipi di giochi.
Questo divario si amplia ulteriormente durante il percorso scolastico, rinforzato anche dalle
aspettative e dai pregiudizi, spesso inconsapevoli, di insegnanti e orientatori. Sta di fatto che,
come i dati qui considerati dimostrano, al momento della scelta della scuola superiore spesso
l’ordine simbolico di genere dominante, basato sulle diverse attribuzioni di ruolo e competenze
per uomini e donne, è già pienamente in uso.
Non stupisce dunque che la quota di donne che riescono ad accedere al mondo del lavoro ICT
sia minoritaria, ma colpisce invece il fatto che, pur avendo superato i diversi filtri di accesso, le
donne che sono riuscite ad entrare si trovino comunque di fronte a meccanismi di discrimina-
zione (il mondo dell’informatica è uno degli ambiti in cui più elevato è il differenziale salariale)
o comunque a pratiche di costruzione del genere, che tendono da un lato ancora una volta a
collocarle in ruoli professionali più vicini alle tradizionali competenze femminili (ad esempio la
formazione a distanza), dall’altro a limitarne le opportunità di sviluppo di carriera. Tra i fenome-
ni che concorrono ad accentuare questo tipo di situazioni vi è soprattutto la dominanza di un
modello lavorativo caratterizzato da orari lunghi e che ancora utilizza in modo insufficiente le
potenzialità offerte dalle stesse tecnologie (ad esempio il telelavoro e la flessibilità oraria).
Un’eccezione alla presenza delle donne in contesti tecnologici è rappresentata da alcuni am-
biti lavorativi, come ad esempio i back-office delle banche, le casse dei supermercati e le
postazioni telefoniche dei call center, che negli ultimi anni sono stati caratterizzati da rilevanti
processi di tecnologizzazione e al contempo da un evidente fenomeno di femminilizzazione.
Tuttavia si tratta di contesti in cui l’innovazione tende a produrre standardizzazione e massi-
ficazione, piuttosto che sviluppo professionale e costruzione di know-how (Poggio, Zanutto
2005). E in questo caso sembra dunque confermata l’ipotesi che la tecnologia non incarni di
per sé valori esclusivamente positivi o negativi, ma tenda a riprodurre le pratiche e le relazioni
del contesto sociale e culturale di riferimento.
Nel chiudere questa nostra riflessione ci pare dunque importante sottolineare da un lato l’esi-
genza di sviluppare un orientamento critico nei confronti dello sviluppo tecnologico in grado
sia di metterne in luce le notevoli potenzialità, sia di decostruirne le retoriche e le ideologie.
La rassegna delle diverse iniziative poste in essere negli ultimi anni in Italia e in provincia
di Trento ci offre molti stimoli per pensare ad una ridefinizione delle pratiche e dei modelli
dominanti, basata non soltanto su interventi di valorizzazione e di empowerment della com-
ponente femminile, ma soprattutto su una capillare attività di sensibilizzazione dei soggetti
attivi nei percorsi scolastici, formativi e di orientamento, così come su una promozione delle
azioni di networking, finalizzati a produrre sinergie e collegamenti tra i diversi attori. Alcune
delle esperienze richiamate, inoltre, ci consentono di vedere come la tecnologia possa rap-
presentare uno strumento importante per favorire il raggiungimento di tali obiettivi, favorendo
ad esempio la visibilità e la disseminazione di buone pratiche (come nel caso delle pagine
web), o introducendo nuove modalità di sostegno allo sviluppo professionale (come nel caso
del telementoring).

82
Allegati:
schede di sintesi dei progetti

Nei capitoli precedenti di questo libro abbiamo presentato 10 fra le migliori buone prassi at-
tuate a livello nazionale e 6 fra le iniziative svolte a livello locale per abbattere/ridurre il gender
gap nei percorsi formativi e nei contesti occupazionali dell’area informatica e delle tecnologie
dell’informazione e della comunicazione. Qui sono riunite le schede di sintesi di tutti i 16
progetti/azioni. Sono disposte in ordine alfabetico e di ciascuna riportiamo gli elementi ca-
ratterizzanti, rinviando per i riferimenti Internet (laddove disponibili) alla sitografia. Si tratta di
una traccia sintetica ed elementare per facilitare la lettura delle buone prassi e ricostruirne la
struttura essenziale.

83
Connecting-women and new technology

Cosa
Ricerca-azione

Chi
Associazione Irene, Cisem, Poliedra S.p.A.

Dove
Milano, Torino e tutto il territorio nazionale poiché il progetto nasce all’interno di una rete
europea formata da sette paesi: Italia, Gran Bretagna, Grecia, Paesi Bassi, Portogallo,
Spagna, Svezia

Quando
La ricerca è stata condotta da Maggio 2000 a Novembre 2000

Come
Nell’ambito dell’iniziativa comunitaria “CONNECT: innovazione e collegamento dei pro-
grammi comunitari”

Perché
Il progetto si è reso necessario per la mancanza di un’indagine trasversale ai diversi
programmi ed iniziative europee, e comparativa a livello transnazionale e nazionale sulle
esperienze e buone pratiche relative alla possibile connessione tra Istruzione, Formazio-
ne, Nuove Tecnologie e genere.
Il valore aggiunto del progetto si concretizza nella considerazione del genere come risorsa
ed arricchimento delle culture tecnologiche e scientifiche, in quanto proponente di diffe-
renti possibilità di interpretazione, approccio cognitivo e strumentale, uso e flessibilità dei
saperi avanzati in ambito tecnologico.
Il progetto intende creare un legame tra il mondo dell’istruzione e la società anche grazie
all’introduzione e applicazione dei saperi tecnologici e scientifici sia nel campo professio-
nale, che nella sfera della convivenza privata e sociale.

84
Donne e Innovazione

Cosa
Progetto/concorso

Chi
Consigliera di Parità della Provincia di Torino

Dove
Provincia di Torino, Regione Piemonte e tutto il territorio nazionale

Quando
Da Novembre 2004, con edizioni del concorso STAR CUP che si sono ripetute ogni anno
sino al 2006

Come
Attraverso finanziamenti provinciali, regionali e di enti privati; promuovendo la realizza-
zione di mappe relative alla partecipazione femminile nei processi di innovazione, con-
tribuendo alla loro diffusione e istituendo un premio riservato alle donne all’interno del
concorso STAR CUP (ex premio “Galileo Ferraris”)

Perché
Per promuovere il trinomio donna-scienza-innovazione, valorizzando la risorsa strategica
per il tessuto industriale e sociale delle ricercatrici donne. Stimolando, attraverso la rac-
colta di dati, la loro diffusione, la creazione di un premio e la loro complessiva promozione,
la crescita di una maggiore consapevolezza del potenziale femminile. Per promuovere le
politiche di genere all’interno del tessuto economico, accademico e sociale piemontese.
Per generare attenzione e riconoscimento intorno al ruolo originale e innovativo delle
donne nei processi, e contestualmente per aumentare la fiducia in se stesse delle giovani
che entrano nel mercato del lavoro.

85
Donne e Nuove Tecnologie

Cosa
Protocollo d’intesa

Chi
Comune di Roma, Unione degli Industriali e delle imprese di Roma tramite la Sezione
Terziario Avanzato

Dove
Roma

Quando
23 luglio 2003

Come
Grazie ad una rete di soggetti finanziatori e sponsor quali: Comune di Roma, Unione de-
gli Industriali e delle imprese di Roma; Unicab, aCrm, Enterprise Digital Architects, UIR
Femminile Plurale

Perché
L’industria dell’informazione e della comunicazione ha un ruolo determinante nello svilup-
po economico dell’area romana; una piena attuazione del piano strategico di e-govern-
ment per la città di Roma non può prescindere dal garantire l’accesso di tutti i cittadini ai
nuovi servizi on-line; è compito delle amministrazioni pubbliche mettere in opera adeguati
programmi formativi, oltre che idonee azioni sperimentali e strutture di supporto che rimuo-
vano e prevengano potenziali disuguaglianze; è necessario promuovere strategie di sensi-
bilizzazione sul tema delle pari opportunità tra i sessi dirette al mondo produttivo locale, ma
è altresì importante promuovere azioni specifiche a favore delle donne, al fine di eliminare
il persistere di determinate disparità; è necessario promuovere la capacità di inserimento
professionale delle donne nel campo delle tecnologie dell’informazione, specie favorendo
la partecipazione femminile ad appositi corsi di istruzione e formazione.

86
DonneIn

Cosa
Ricerca-azione

Chi
Provincia di Ferrara, Comune di Ferrara, Ufficio della Consigliera di Parità della Provincia
di Rimini, Associazione Sindacale CGIL di Ferrara, Camera di Commercio di Ferrara, Le-
gaCoop Ferrara, ARTEMIS Training and Consulting Network, Studio Accorsi (Bo), univer-
sità di Modena e Reggio Emilia, Talete scarl

Dove
Regione Emilia Romagna

Quando
Iniziato nel 2003, il progetto è stato concluso il 15 aprile 2005

Come
Attraverso un finanziamento della Regione Emilia Romagna

Perché
Per capire come le donne percepiscono il percorso di carriera, correlato alle opportuni-
tà offerte dal territorio e alle informazioni mancanti di cui abbisognano; per individuare
strumenti concreti per migliorare i percorsi di carriera di donne già inserite in contesti
lavorativi e agevolare l’inserimento lavorativo di coloro che sono in cerca di occupazione e
vogliono proporsi sul mercato del lavoro in possesso di competenze tecnico-professionali
qualificate.

87
DonnaèWeb

Cosa
Premio

Chi
Assessorato alle Pari Opportunità della Provincia di Lucca, Centro Pari Opportunità, Web
Agency Synteam

Dove
Provincia di Lucca e tutto il territorio nazionale

Quando
A primavera di ogni anno, a partire dal 2004

Come
Attraverso l’assegnazione dei premi “DonnaèWeb” alle donne che lavorano con il web,
grazie alla collaborazione con la Provincia di Lucca, il Comune di Viareggio, l’APT (Azien-
da per la Promozione del Turismo) locale, con 12 operatori impegnati nell’allestimento e
selezione per il concorso (escluse le giurie) e 8 per l’organizzazione generale

Perché
Per premiare l’innovazione femminile nel settore del web, valorizzando il ruolo delle don-
ne, e per far conoscere nuove professioni di questo settore ad altre donne. Per creare una
strategia trasversale di valorizzazione del lavoro femminile e di incentivo all’innovazione
tecnologica in settori chiave dell’industria lucchese e nazionale. Per promuovere un ap-
proccio integrato e collaborativo alle pari opportunità nel territorio, favorendo anche mec-
canismi per la creazione di nuovi posti di lavoro e nuove professionalità nelle industrie.
Per favorire lo scambio di informazioni tra i soggetti che partecipano al premio.

88
esc

Cosa
Ricerca-azione

Chi
Trento School of Management

Dove
Trento

Quando
Febbraio 2004-Agosto 2005

Come
In collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento - Dipartimento Politiche Sociali e
del Lavoro - Ufficio Fondo Sociale Europeo, con il concorso finanziario dell’Unione Euro-
pea - Fondo Sociale Europeo e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Perché
È necessario capire quali sono i fattori che orientano le scelte formative delle ragazze per
poter comprendere l’origine del fenomeno della segregazione occupazionale nell’area
tecnologico-scientifica e mettere a punto un modello di orientamento a sostegno delle
donne nei loro percorsi di carriera e nell’esplorazione di nuove possibilità professionali in
campo scientifico-tecnologico.

89
futuro@lfemminile

Cosa
Progetto di responsabilità sociale d’impresa

Chi
Microsoft

Dove
Tutto il territorio nazionale

Quando
Piano triennale iniziato nel 2005

Come
In collaborazione con Accenture, Hewlett Packard, Intel, e con il patrocinio del Ministero
per le Pari Opportunità e del Ministero dell’Innovazione e Tecnologia

Perché
Per valorizzare il contributo che le nuove tecnologie possono dare nell’aiutare le donne ad
esprimere il loro potenziale, un territorio non più solo maschile, ma al servizio delle donne
nei loro molteplici ruoli di studentesse e poi lavoratrici e madri; per fornire informazioni
utili ad aspiranti imprenditrici; per incentivare le ragazze ad iscriversi alle facoltà tecniche;
per far conoscere alle donne le possibilità offerte dalla tecnologia per gestire gli impegni
quotidiani; per promuovere l’inserimento lavorativo di giovani laureate; per sostenere la
presenza in azienda delle donne, quale importante capitale sociale e valore aggiunto per i
singoli e le organizzazioni, attraverso pratiche di diversity management, attività di recruit-
ment mirate.

90
g&s

Cosa
Commissione per la promozione delle tematiche legate al genere nella ricerca scientifica
e tecnologica

Chi
ITC-irst

Dove
Trento

Quando
Il gruppo è stato fondato il 24 Ottobre 2000

Come
Grazie all’azione e all’impegno delle appartenenti al gruppo, formalmente riconosciuto nel
2002 quale organo di ricerca e studio dell’ITC-irst

Perché
Per promuovere la partecipazione attiva di un maggior numero di donne nella scienza;
creare un network di scienziate e ricercatrici interessate ad esplorare il rapporto genere-
scienza; promuovere lo studio sul tema genere e scienza nei luoghi di lavoro.

91
la.do.te

Cosa
Ricerca-azione

Chi
Università degli studi di Trento

Dove
Trento

Quando
2003-2005

Come
In collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento - Dipartimento Politiche Sociali e del
Lavoro - Ufficio Fondo Sociale Europeo, con il concorso finanziario dell’Unione Europea
- Fondo Sociale Europeo e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Perché
Per verificare se, anche all’interno di un settore giovane e dinamico come quello informa-
tico, vi sono gli stessi ostacoli incontrati generalmente dalle donne in aree occupazionali
tradizionalmente a dominanza maschile; individuare le caratteristiche e gli elementi che,
tenendo conto delle specificità del settore, sono in grado di valorizzare od ostacolare le
carriere femminili; progettare e sperimentare un modello ripetibile per l’orientamento e l’ac-
compagnamento delle donne professioniste in contesti lavorativi scientifico-tecnologici.

92
L’equilibrio di genere nei percorsi di formazione e istruzione

Cosa
Ricerca-azione

Chi
Fidia s.r.l.

Dove
Trento

Quando
2003-2004

Come
In collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento - Dipartimento Politiche Sociali e del
Lavoro - Ufficio Fondo Sociale Europeo, con il concorso finanziario dell’Unione Europea
- Fondo Sociale Europeo e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Perché
Per creare le condizioni per una maggiore partecipazione delle donne ai percorsi forma-
tivi e professionali di carattere tecnico-scientifico agendo sulle condizioni che “a monte”
determinano una sottorappresentazione della forza lavoro femminile nelle professioni di
carattere tecnico-scientifico; per la costruzione di un modello integrato di intervento pro-
muovendo percorsi di orientamento alla scelta professionale; per valorizzare lo sviluppo
dei propri interessi, delle proprie risorse e capacità, superando il restringimento dipenden-
te dall’appartenenza di genere.

93
Polite

Cosa
Progetto di autoregolamentazione per l’editoria scolastica

Chi
Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dupartimento per le Pari Opportunità, Aie (Associa-
zione Italiana Editori), Istituto di Ricerca Cisem Milano, Poliedra S.p.A

Dove
Su tutto il territorio nazionale

Quando
Il progetto è nato nel 1998; la prima edizione risale all’anno 1998/99, la seconda edizione
è stata strutturata in due annualità: 1999/00, 2000/01

Come
Cofinanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del “IV Programma d’azione comu-
nitaria a medio termine per le pari opportunità per le donne e gli uomini”

Perché
Per produrre nuovi modi di essere e di conoscere, attraverso l’immissione di punti di vista
di genere in ogni disciplina; per esercitare una funzione critica e concretizzante sulle gio-
vani generazioni e tutti coloro che intervengono sulla loro formazione, sollecitandoli a pro-
porre approcci, approfondimenti, modelli di ragionamento e comportamento, prospettive,
punti critici; per rielaborare il patrimonio di conoscenze degli adulti e della cultura ufficiale
anche alla luce di nuove intuizioni e di un più avanzato senso di libertà, individuale e col-
lettiva, e delle sue straordinarie potenzialità rispetto al destino dei singoli e delle società.

94
sac

Cosa
Ricerca-azione

Chi
Accademia d’Impresa (già Accademia del Commercio e del Turismo)

Dove
Trento

Quando
Aprile 2003-Dicembre 2004

Come
In collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento - Dipartimento Politiche Sociali e
del Lavoro - Ufficio Fondo Sociale Europeo, con il concorso finanziario dell’Unione Euro-
pea - Fondo Sociale Europeo e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Perché
Per superare lo squilibrio di genere nella distribuzione tra differenti filiere di studi; per
favorire l’inserimento occupazionale della forza lavoro femminile che pur essendo porta-
trice di competenze significative, frutto di rilevanti investimenti in formazione non riesce
ad avere carriere di alto livello; per offrire alle diplomande, laureande e dottorande spazi
di riflessione sui propri percorsi formativi e professionali, ponendo attenzione alla propria
capacità di proiettarsi realisticamente a partire dai propri modelli culturali di provenienza e
dal riconoscimento dei propri desideri; per offrire alle diplomande la possibilità di esplorare
insieme quali sono le idee e le aspettative sul mondo del lavoro, quali sono le diverse
prospettive formative e professionali, quanti modi possibili ci sono e possono esserci per
“stare” nella scienza.

95
startech

Cosa
Ricerca-azione

Chi
Diagonal

Dove
Trento

Quando
2003-2005

Come
In collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento - Dipartimento Politiche Sociali e del
Lavoro - Ufficio Fondo Sociale Europeo, l’Associazione Donne e Scienza, con il concorso
finanziario dell’Unione Europea - Fondo Sociale Europeo e del Ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali.

Perché
Per attivare conoscenze e strumenti utili per favorire un riequilibrio della presenza delle
donne, attualmente contenuta, sia a livello scolastico che nel mercato del lavoro, in ambiti
culturali qualificati con maggiore contenuto tecnico/tecnologico e scientifico e con migliori
prospettive di carriera; per costruire un modello di servizi integrati da offrire alla popo-
lazione studentesca di sesso femminile delle scuole medie inferiori e superiori, il quale
possa essere esteso anche a donne giovani del post-obbligo e post-diploma, allo scopo di
orientarle verso le professioni tecnico-scientifiche.

96
TechnéDonne

Cosa
Progetto

Chi
Associazione Orlando

Dove
Regione Emilia Romagna

Quando
Avviato nel 2005

Come
Attraverso il finanziamento nell’ambito dell’Iniziativa Comunitaria Equal

Perché
Per contrastare la segregazione professionale femminile nell’ambito delle tecnologie del-
l’informazione e della comunicazione, affrontando in maniera innovativa il tema del gender
digital divide; per verificare che cosa le donne siano in grado di fare in campo tecnologico,
quanto le loro competenze siano riconosciute/valorizzate e quanto siano libere di scegliere
la propria vita professionale nella concretezza delle loro condizioni particolari, realizzando
un laboratorio informatico quale spazio fisico in cui facilitare l’accesso a servizi e strumenti
tecnologici, azioni desegreganti nelle imprese, creando profili tecnici con competenze di
genere e azioni di consapevolezza, dialogo e confronto nel rispetto del principio di gender
mainstreaming.

97
Sguardi sulle donne di scienza

Cosa
Rassegna di film e documentari scientifici sulle biografie di alcune scienziate

Chi
Donne e Scienza

Dove
Su tutto il territorio nazionale

Quando
A partire dal 2005, con edizioni negli anni successivi

Come
Con il contributo del MIUR e con il sostegno dell’Associazione Donne e Scienza, nell’am-
bito della rassegna “Vedere la Scienza”

Perché
La proiezione di filmati sulla vita e l’attività di alcune ricercatrici può costituire un momento
di riflessione per interrogarsi su stereotipi e pregiudizi che hanno ancora un ruolo impor-
tante nelle scelte di uomini e donne.

98
Weest

Cosa
Progetto

Chi
Città della Scienza

Dove
Napoli

Quando
Gennaio 2000-Luglio 2001

Come
Nell’ambito dell’iniziativa “CONNECT: innovazione e collegamento dei programmi comu-
nitari”

Perché
Per aumentare la sensibilità necessaria in ambito scolastico per il raggiungimento di una
maggiore consapevolezza delle differenze di genere; per sviluppare modelli educativi che
tengano conto della differenza di genere negli stili di apprendimento, secondo le linee
dettate dai più aggiornati studi pedagogici; per dare alle donne strumenti che le possano
aiutare a trovare lavoro od occasioni di formazione professionale in ambiti scientifici a
maggioranza maschile; per diffondere una nuova immagine della scienza, mostrando la
sua parte “femminile”.

99
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Finito di stampare nel mese di dicembre 2006
Grafica: Prima Agenzia di Pubblicità - Trento

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