Sei sulla pagina 1di 17

APPUNTI ARCHIVISTICA

In generale
L’archivistica è la scienza che si occupa degli archivi. Con il termine ‘archivio’ possiamo intendere
due cose:

 Un complesso ordinato di documenti;


 Il luogo/ufficio in cui vengono conservati i documenti.
o La conservazione avviene in maniera ordinata, tenendo conto che tali documenti
dovranno essere consultati;
o Con documenti, ci si può riferire a fonti storiche oppure alla diplomatica -in cui un
documento è visto come un atto scritto relativo ad un fatto di natura giuridica,
quindi compilato seguendo determinate norme;
o Oppure, semplicemente, i documenti prodotti dall’istituzione/persona proprietario
dell’archivio riguardanti l’attività svolta.

In ultima cosa, i documenti possono risultare altamente importanti a livello culturale, però
non sono creati come tali.

Ed è a quest’ultimo concetto che ci si ricollega al ruolo primario dell’archivio: conservare.

Gli archivi possono essere pubblici o privati, per esempio archivi politici, ecclesiastici, di aziende,
dell’università, notarili1, del comune, della provincia, dello Stato. E, all’interno di uno stesso
archivio, possiamo contare fino a tre tipi differenti:

 Archivio Corrente: Documenti dagli effetti immediati;


 Archivio di Deposito: Documenti non attuali che non producono effetti immediati;
 Archivio Storico: Documenti antichi senza valenza giuridica.

Per farsi un’idea di quanta documentazione è contenuta nei vari archivi, è possibile consultare la
Guida generale degli archivi nazionali italiani. Si tratta di una guida che, dagli anni ’80, viene
compilata e stampata. È un inventario completo, con un ordine alfabetico, delle varie serie di
archivi presenti in Italia. Tutt’oggi è presente in rete come sito web. Per una ricerca più dettagliata
circa le informazioni sugli Archivi di Stato vi è la SIAS, Sistema Informativo degli Archivi di Stato;
mentre, per le soprintendenze, la SIUSA -Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze
Archivistiche.

1
Gli archivi notarili hanno un’organizzazione differente dagli altri, ne verrà fatto esempio successivamente.
Cenni storici
L’archivistica, in quanto scienza, studia la struttura degli archivi. Tale struttura si manifesta
attraverso l’organizzazione, che non è altri che una conseguenza del modo in cui un archivio si è
formato.

Questo tipo di studio è sempre esistito, ma solo nell’Umanesimo inizia ad essere visto come un
fattore importante, ancor di più durante l’età moderna. A questo proposito, meritano dei brevi
cenni storici:

-Nel XVII nasce la Diplomatica come scienza;

-Tra il 1650 ed il 1730 il trono pontificio era occupato da papa Benedetto XIII. Aveva la
passione per gli archivi, tanto che nel 1727 rilasciò la costituzione apostolica Maxima vigilantia:
ordina che tutti i vescovi, i capitoli e i superiori delle case religiose in Italia provvedano ad erigere
l’archivio, e a fornirlo di un archivista che rediga l’inventario dei documenti.

-Altra tappa importante sono le vicende della seconda metà del XIX: si diffonde lo
storicismo romantico. Con esso, molte nazioni, non ancora unite in uno Stato, iniziano a percepire
una certa unità sociale, etica e, soprattutto, storica. In seguito a ciò, nascono e si consolidano le
associazioni di storici, dando vita ad istituti storici nazionali e a riviste specializzate.

-Inoltre, nei periodi di Idealismo -si collega al materialismo; misticismo- e di Positivismo -la
cui esattezza non si fa mai verità2- l’attenzione per gli archivi si fa più viva.

2
Cit. Benedetto Croce
Gli archivi statali
Arrivando all’età contemporanea, nell’Italia odierna, troviamo un’organizzazione ben precisa degli
archivi, dettata dalle leggi. Come già anticipato, ci sono tre tipi di archivi: corrente, di deposito e
storico. Tutti e tre hanno il ruolo di conservare i documenti. Da parte sua, lo Stato si impegna a
vigilare sull’attività dei vari archivi -attraverso le soprintendenze- e a valorizzare3 i documenti. Ad
ogni modo, di qualunque archivio si parli, esso rispecchia la storia della sua istituzione -che sia una
famiglia, un’industria, un ospedale, lo Stato. Quindi, ritornano a ciò che si è detto all’inizio, gli
archivi possono essere pubblici o privati. Si può parlare pure di archivi statali. E, ovviamente,
hanno un ordinamento differente.

Gli archivi statali contengono tutti quei documenti inerenti all’attività dello Stato, e
vengono prodotti dagli organi statali -tipo il Presidente della Repubblica, il Parlamento, i ministeri,
i tribunali, i notai. All’interno di tali archivi -che sono localizzati in ogni provincia4- sono confluiti gli
archivi degli Stati Preunitari -grazie a ciò possiamo trovare anche documenti molto antichi, alcuni
dall’alta valenza storica-, così come i fascicoli del servizio militare. Questo rende gli archivi di Stato
luoghi di conservazione della memoria storica. Inoltre, a livello legale, sono uffici periferici del
Ministero dei Beni culturali e del Turismo. Per via di questa duplice natura, gli Archivi di Stato
rientrano nell’art.9 della Costituzione, ossia la tutela e la valorizzazione dei beni culturali -e per
valorizzarli, tali beni bisogna conoscerli.

Negli archivi di Stato vengono versati i documenti dei vari uffici pubblici nel momento in cui
passano 30 anni dalla loro stesura5. Ovviamente vi sono delle eccezioni:

 Archivi Notarili: sono archivi speciali e sono 91 in tutta Italia, localizzati in ogni capoluogo
di distretto notarile. Dico ‘speciali’ perché dipendono dal Ministero di Grazia e Giustizia.
In essi, vengono versati i documenti emessi da un notaio quando compiono il
quarantesimo anno di vita. Gli stessi documenti verranno versati all’Archivio di Stato
competente dopo 60 anni (quindi quando il documento ne avrà 100);
 Archivi Scolastici: Non dipendendo dal ministero, sono visti come istituti autonomi.

Gli Archivi di Stato nascono in seguito all’Unità d’Italia. In seguito a vari problemi, leggi e così via,
gli Archivi di Stato diventano quelli che conosciamo oggi. Alcuni dei problemi in questione è il
frazionamento politico in cui viveva l’Italia. Ogni Stato preunitario, giustamente, aveva un proprio
archivio statale centrale. In seguito all’Unità, questi archivi perdevano il proprio valore. Alla fine,
tutti i documenti di questi archivi vengono versati dei nuovi Archivi di Stato. Grazie a ciò, possiamo
trovare documenti molto antichi. Quindi, se ci si reca in un Archivio di Stato, si potrà trovare
documentazione a partire da trent’anni fa fino ad arrivare a documenti risalenti al XIII secolo.

3
Con ‘valorizzazione’ si intende la volontà di far conoscere i beni conservati che rientrano nel valore di bene culturale
(art. 1 del D. Lgs n. 42 del 22 gennaio 2004 -Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio)
4
In totale, 101 in tutta Italia e 37 sezioni d’archivio
5
Questo in seguito alla riforma di Renzi. Prima, il termine era di 40 anni.
Dentro un archivio di Stato
Ribadisco che l’archivio di Stato contiene una raccolta ordinata di documenti riguardanti le attività
dello Stato, compresi quelli antichi. In questa raccolta, possiamo trovare le unità archivistiche.
L’unità archivistica altro non è che un complesso di documenti collegati ad un medesimo soggetto
produttore. Tale vincolo è facilmente individuabile nei documenti moderni, ma risulta più
complesso nella documentazione antica -che vi è confluita in basa a diverse situazioni.

Questa sua natura, rende l’archivio di Stato un archivio di concentrazione: un luogo dove, dopo
trent’anni, confluiscono documenti di varia natura. Questa ‘varia natura’ si individua non solo in
documenti prodotti da enti statali, ma anche da enti pubblici non statali. Questi enti sono soggetti
non fisici titolari di rapporti giuridici. Si tratta di una categoria molto ampia, in cui rientrano molte
e varie istituzioni ed associazioni.

In questi tipi di enti, rientrano gli enti pubblici territoriali -come comuni, province, regioni etc. Egli
hanno competenze sia locali che statali e dopo 30 anni sono tenuti a versare i documenti prodotti
nell’Archivio di Stato competente.

Inoltre, negli archivi di Stato vi si trovano pure gli archivi degli enti soppressi, che ormai avevano
perso il loro scopo primario. Questi tipi di documenti, per via della loro natura, possono anche
essere considerati fonti storiche.
L’ordine di un archivio
In quanto conservatore di memoria e strumento di studio, l’archivio deve mantenere un proprio
ordine. In Italia viene osservato il così detto ‘metodo storico’, creato a fine ‘800 da archivisti
italiani e puntualizzato a metà ‘900 da Giorgio Cencetti. Il metodo consiste nel raggruppare i
documenti secondo il ‘vincolo archivistico’. Però, sotto l’aspetto dei documenti antichi, è un
metodo obsoleto: non sempre si trova il vincolo, anche perché, nel corso dei secoli, nei fondi
antichi sono confluiti documenti di natura differente.

Il fondo è un complesso organico di documenti legati da un evidente vincolo archivistico. È


composto da unità archivistiche, e può contenere documenti, registri, cartelline riguardanti una
stessa questione. Ovviamente, i documenti di un fondo, per esigenze pratiche, possono essere
raggruppati in più cartelle.

Per motivi logistici, un archivio, compresi quelli online nominati all’inizio, è dotato di idonei
strumenti di ricerca, i sussidi. Questi sussidi possono essere compilati basandosi sui volumi, sulle
schede o sulla materia dei vari documenti. Consentono all’utente un rapporto più rapido, e
possono essere:

 Inventario – più analitico, dice solamente il contenuto dell’archivio


 Catalogo
 Guida – Elenca il contenuto dei documenti
Soprintendenze archivistiche
Le soprintendenze archivistiche sono uffici statali localizzati in vari capoluoghi di regione6. Questi
uffici hanno il compito di vigilare sull’attività di archivi privati -dal notevole interesse storico- e
sugli archivi pubblici non statali. Le soprintendenze agiscono attraverso funzionari, che controllano
di persona l’archivio, lo ispezionano e verificano che sia tutto a posto. Per compiere questo lavoro,
la soprintendenza si giova dei contributi statali. Il fatto che possono controllare pure un archivio
privato, è proprio per via della sua validità come bene culturale: bisogna rispettare quanto scritto
nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.

Come per gli Archivi di Stato, questi uffici sono sotto il controllo del Ministero dei Beni culturali e
del Turismo.

6
In seguito ad un decreto del 2016, il nome della soprintendenza è cambiato in ‘Soprintendenza archivistica e
bibliografica’. Di questa tipologia di uffici ne troviamo undici, alcune regioni condividono uno stesso ufficio. Mentre,
nel caso di Friuli-Venezia Giulia, Sardegna e Sicilia vediamo che gli uffici mantengono la denominazione di
‘soprintendenza archivistica’. Quindi, in tutta Italia abbiamo 14 di questi uffici.
Archivi ecclesiastici
Con ‘archivi ecclesiastici’ si intendono tutti quegli archivi legati alla Chiesa -intesa come istituzione
religiosa. È un archivio privato e la sua particolarità è la continuità: è sempre esistito. E non è da
dimenticare il fatto che un tempo la Chiesa era uno Stato.

Ne troviamo di vari tipi:

 Il principale è l’Archivio Vaticano. È l’archivio centrale della Chiesa, e il suo nome intero è
Archivio segreto vaticano, solo che non è più segreto dalla fine dell’800.
 Gli archivi diocesani;
 Archivi parrocchiali;
 Archivi di chiese non parrocchiali;
 Archivi dei monasteri;
o Archivi centrali dei diversi ordini
 Archivi delle associazioni religiose;
 Archivi delle confraternite7.

Rispetto agli archivi laici, verso quelli ecclesiastici vi era un’attenzione maggiore. Durante il
Concilio di Trento furono varate varie decisioni sugli archivi, tra cui l’imposizione a tutti gli
ecclesiastici di tenere gli archivi ordinati, in quanto contengono i documenti dell’istituzione stessa.
Nel corso del tempo ci sono stati altri provvedimenti di tipo disciplinare.

Per fare un esempio, si può prendere in esame l’archivio del capitolo8 metropolitano di Bari -la
cattedrale di Bari. Al di fuori della sua natura religiosa, qui possiamo trovare testimonianze sin dal
1400. Per l’esattezza, il documento più antico risale al 1472, anche se questa data è fornita da
fonti indirette. Questo, comunque, fa capire da quanto tempo non solo esiste l’archivio, ma anche
da quanto viene curato a dovere.

Rispetto ad un archivio ‘generale’, un archivio ecclesiastico presenta due funzioni comuni ed


un’esclusiva:

 Funzione giuridico-amministrativa;
 Funzione culturale;
 Funzione religiosa.

Oltre alle norme proprie dell’ente produttore e al diritto statale, un archivio ecclesiastico deve fare
i conti con il diritto (universale e particolare) della Chiesa cattolica -per esempio il Codice di diritto
canonico; i documenti papali; la legislazione emanata dalla Santa Sede; legislazione di origine
pattizia etc. Infatti, per un archivista storico ecclesiastico, oltre a dover studiare la diplomatica, la

7
Le confraternite sono associazioni composte da uomini e donne laici uniti dalla devozione verso un particolare santo.
8
Parte della cattedrale. All’interno dell’edificio possiamo trovare l’archivio della curia, del vescovo etc.
paleografia, l’archivistica, la storia, il diritto, le norme di restauro e l’informatica, deve sapersi
orientare anche nella diplomatica pontificia e nel diritto canonico.
I documenti e la diplomatica
La diplomatica è una disciplina nata nella seconda metà del secolo XVII comprendente i concetti, le
tecniche e le procedure per giudicare della genuinità o meno del documento medievale. Per fare
ciò, prende in esame il contenuto e le forme del documento. O, per meglio dire, i caratteri
estrinseci e i caratteri intrinseci.

CARATTERI ESTRINSECI:

Sono quei caratteri che si possono valutare senza leggere il documento. Sono, per esempio, la
fattura materiale del documento stesso, le forme grafiche, i segni speciali, i sigilli, il tipo
d’inchiostro, il tipo di scrittura etc.

CARATTERI INTRINSECI:

Quei valori che interessano il contenuto del testo ed il modo in cui viene impostato -nel medioevo
si seguiva un certo schema; non era rigido, ma veniva comunque visto fedelmente.

Parlando di diplomatica moderna, invece, vediamo una disciplina ancora immatura, in quanto non
si è ancora giunti ad un’organizzazione completa. La differenza sostanziale tra i documenti
medievali e quelli contemporanei è la quantità: quelli contemporanei sono decisamente maggiori.
Inoltre, i documenti medievali sono testimonianza scritta di un atto, mentre quelli contemporanei
vengono divisi tra documenti -con autore, destinatario e scrittore- ed atto giuridico. Infine, non
presentano un vero e proprio schema preimpostato e sono soggetti alle norme di edizione.
Storia dell’archivistica
Anche se gli archivi esistono già da un po’, la disciplina nota come ‘archivistica’ nasce e diventa
autonoma solo nel XIX secolo. Infatti, nell’800, iniziano a concretizzarsi le discussioni sui compiti e
sui ruoli di tali uffici, dalle finalità pratiche alle modalità di conservazione. La cosa si complicò in
seguito all’Unità d’Italia (1961): si doveva organizzare i vari archivi degli Stati Preunitari che, tra
l’altro, erano organizzati in maniera differente tra loro.

Nel frattempo, la diplomatica stava intensificando i propri compiti, con lo studio di sempre più
numerosi documenti medievali. Ma, alla fin fine, si tratta di una disciplina nata prima
dell’archivistica, con una già consolidata dimensione.

Questa dimensione, per l’archivistica, inizia a formarsi solo negli anni ’60 del ‘900, con la redazione
di uno statuto e la diffusione di studi e libri di studiosi. E, man mano che il rapporto diplomatica-
archivistica si fa più netto, ci si accorge che le due discipline devono essere affrontate in
separatamente con dei propri punti ed un proprio statuto9.

E così fino ai giorni nostri. L’archivistica si è mostrata una scienza mutevole, che si deve adattare
alle nuove tecnologie, ma che può far affidamento ad insegnamenti universitari e varie
associazioni.

9
Per esempio, nella diplomatica è considerato fondamentale il contenuto; mentre nell’archivistica è solo un aspetto
importante
Lo scarto
L’operazione di scarto consiste nell’eliminazione di documenti ritenuti non più utili.

Un documento viene selezionato per lo scarto nel caso in cui nessuno, o poche persone, l’hanno
consultato; oppure per motivi di spazio. Una volta che si è individuato i documenti, si analizzano e
si decide se eliminarli o meno, ovviamente enunciando, in poche righe, il motivo di tale scelta.

Nel 2008 sono stati rilasciante delle disposizioni, sotto forma di circolari, con l’intenzione di
stringere i freni, a limitare, le possibilità di scarto. Tra le varie motivazioni, non è accettato:

 Implicazione dell’inutilità per l’attività dell’ufficio;


 Nel caso in cui vi è un documento analogo in un altro ufficio;
 Se non è importante per la ricerca storica.

Quindi, il Ministero tende a sfavorire lo scarto. Sotto questo punto di vista, la tecnologia è
piuttosto utile, ma anche i documenti digitali possono subire uno scarto -magari non per motivi di
spazio, ma per sovrapposizioni o ripetizioni.
Archivi notarili
Come accennato precedentemente, gli archivi notarili sono archivi in cui vengono versati i
documenti stilati dai notai -ogni notaio ha un proprio archivio. Quando un notaio crea un
documento, ossia un atto ufficiale con effetti giuridici, lo consegna al cliente, ma non prima di aver
trascritto una copia nei propri fascicoli. Una volta che il notaio conclude la sua attività, o muore,
l’archivio passa al suo successore. I documenti vengono tenuti in faldoni.

Dopo 40 anni, il documento passa all’archivio notarile competente per territorio -ce n’è uno in
ogni provincia. Dopo 100 anni, il documento passa all’archivio di Stato competente per territorio.

In età medievale/moderna, i documenti venivano scritti in appositi quadernoni. Molto spesso,


soprattutto nel medioevo, i notai davano in eredità i propri archivi ad una chiesa -se qualcuno
aveva bisogno di un documento, andava in chiesa, pagava il documento e riceveva la copia.
Inoltre, le copie personali del notaio venivano trascritte in un registro notarile, il ‘quadernetto’. Se
si prende in esame un quadernetto, si possono trovare un sacco di situazioni, come documenti
completi, documenti cancellati -con una x a matita, che doveva comunque far leggere il
contenuto-, documenti annullati etc.
In pratica
Quando si parla di ‘ordine’ in un archivio, ci si riferisce al modo in cui l’ente ha organizzato i suoi
documenti, quindi combinato in maniera secondo le proprie esigenze. Ma, nel momento in cui
viene eseguito il ‘riordino’ da parte dell’archivista, egli seguirà criteri teorici, quindi il ‘metodo
storico’.

Quando un archivista si trova di fronte ad un archivio, può individuare diverse situazioni:

 L’archivio non ha subito modifiche, oppure solo parzialmente. Nel primo caso, l’intervento
non è necessario; nel secondo, solo alcuni documenti hanno subito un riordino da parte
dell’ente, e l’archivista deve sistemare anche gli altri documenti rispettando, in linea di
massima, l’ultimo ordinamento;
 Un archivio disordinato, in cui vi sono varie serie senza un ordine preciso; vi è pure la
possibilità che all’interno di una serie i documenti sono disordinati;
 Oppure un archivio i cui fondi sono localizzati in enti differenti, o è arrivato all’Archivio di
Stato separatamente;
 Archivio disordinato: dall’alfabeto non rispettato a carte buttate per terra;
 Nel momento in cui in un ufficio si trovano documenti di altri uffici, versati per i motivi più
vari. In questo caso, se i documenti hanno mantenuto la loro individualità, è semplice
riordinarli; altrimenti, se sono mischiati con quelli propri dell’ufficio, bisogna prima
individuarli e poi ordinarli -se sono legati ad altri documenti dell’archivio, entrano a far
parte del fondo in questione.

Una volta che l’archivista avrà chiara la situazione, deciderà se eseguire degli scarti, per poi
operare il riordino. Le fasi dell’ordinamento sono:

 Schedatura delle singole unità con l’indicazione di alcuni dati essenziali;


 Raggruppamento delle schede secondo un ordine logico -per ente, per ufficio etc;
 Ricostruzione delle serie in base alle segnature archivistiche o ai criteri scaturiti dalla
struttura propria di ciascun archivio;
 Spostamento dei fondi basandosi sulle segnature;
 Si ricostituirà la serie originale; se non è possibile ricostituirla, si deduce quale potrebbe
essere l’ordine originale;
 Disposizione delle serie secondo l’ordine originale, se è mai esistito e se è fondatamente
ricostituibile.
L’archivistica e l’informatica
Come si è visto, l’archivistica è una scienza mutevole che si deve adattare alle nuove tecnologie. La
legge Bassanini del 199710, all’art. 15, dice che gli atti scritti al computer hanno valenza legale, e
per questo devono essere ‘archiviati’. Successivamente, viene rilasciato, nel 1998, il DPR n.428, poi
sostituito dal n. 445 del 2000, cui testo viene completato nel 2001, riguardante il regolamento e la
gestione del protocollo informatico da parte delle amministrazioni pubbliche. Ciò che interessa gli
archivi, e che quindi è presente in questa legge, è la necessità di tenere un archivio con i
documenti telematici, sia a livello fisico che telematico. Infatti, vi è la possibilità che un’altra
amministrazione abbia bisogno di alcuni dati. In questo caso, si dà la possibilità di consultare
l’archivio, però a livello limitato ed in rispetto della privacy. E, cosa più importante, l’art. 61
impone di tenere l’archivio ordinato cui curatore deve essere un archivista di mestiere.
Quest’archivista ha anche il compito, una volta l’anno11, di spostare i fascicoli nell’Archivio di
deposito; quindi, deve scegliere quali spostare e quali far rimanere nell’archivio corrente,
cercando di mantenere inalterato l’ordine originale.

10
Sulla Pubblica Amministrazione
11
Art. 67
ARCHIVISTICA GENERALE-Romiti Antonio
Il vincolo
Un archivio si forma poco a poco, con l’organizzazione di sempre più documenti. Come fonte di
conservazione, l’archivio viene considerato una sorta di memoria. Ed una memoria disordinata
non è una memoria utile. L’ordine di un archivio è il risultato naturale di varie scelte, e queste
scelte hanno un nome: vincolo. Quando l’ente decide il modo in cui sistemare documenti, faldoni,
cartelle e così via, crea inevitabilmente un vincolo che lega tra di loro i documenti. Tale vincolo
viene chiamato naturale, vista la sua natura spontanea -si contraddistingue da quello volontario in
quanto non vi è un progetto dietro, come succede per le biblioteche.

Nel momento in cui un archivista va a studiare un archivio, si troverà ad affrontare una scena del
crime: qual è il vincolo? Quindi, dopo le dovute ricerche, indizi e prove, si viene a creare uno di
questi tre archivi teorici:

 Archivio apparente: l’archivista individua il vincolo e crede che sia quello giusto. Ma gli
indizi erano fuorvianti ed è arrivato alla soluzione sbagliata. Come quando ti piace una
ragazza e tutto ciò che dice e che fa ti sembrano dei segnali di interesse verso di te;
 Archivio proprio: dotato di un vincolo naturale riconoscibile;
 Archivio improprio: nel quale il vincolo naturale, originariamente esistente, per cause
diverse, non è più riconoscibile.
Archivio corrente
L’archivio corrente coincide con il momento della nascita e della formazione e comprende quella
documentazione scritta realizzata a seguito dell’attività del soggetto naturale. Qui vengono
conservati i documenti che hanno una valenza giuridica.

Si è teorizzato che un documento rimanga nell’archivio corrente per cinque anni. Però, per motivi
pratici, il concetto di archivio corrente non è collegato con un periodo cronologico prefissato.
Infatti, le pratiche possono durare un giorno così come potrebbero durare anni.

Comunque, una volta che il documento perde la sua valenza giuridica, passa all’archivio di
deposito.

Archivio di deposito
Nell’archivio di deposito confluisce il materiale archivistico che ha esaurito la sua funzione
corrente, ovvero quello che è rappresentato dalle pratiche chiuse. Qui, secondo la legislazione
italiana, i documenti rimarranno per trent’anni. Una volta passato questo lasso di tempo, verranno
versati o in un archivio di concentrazione -tipo l’Archivio di Stato- oppure in una sezione separata.
Tale sezione separata altri non è che l’archivio storico.

Di solito, è qui che avviene lo scarto.

Archivio storico
Superata la fase di scarto, i documenti finiscono nell’archivio storico. Qui, la prassi archivistica
delinea un certo tipo di intervento:

 Riordinamento secondo il metodo storico istituzionale;


 Realizzazione di sussidi per la ricerca;
 Fruizione pubblica.

Ad ogni modo, il termine più giusto per indicare questo archivio è sezione separata. Questo perché
i documenti diventano ‘storia’ dopo quarant’anni, levando tale nominativo alla documentazione
contemporanea.

Come si è detto all’inizio, con il termine ‘archivio’ si possono intendere due cose: la struttura in cui
si ripongono i documenti; l’insieme organizzato dei documenti.

Nella prima accessione, archivio corrente, di deposito e storico diventano parti di un archivio.

Nella seconda accessione, archivio corrente, di deposito e storico diventano fasi di un archivio.

Potrebbero piacerti anche