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SE VECCHIAIA SIGNIFICA DISABILITA' DI Rosiello

Pedagogia speciale (Università degli Studi di Foggia)

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VECCHIAIA
Nella società odierna , definita da Bauman liquida , l’eroe del nostro tempo è l’uomo senza legami
o meglio colui che può entrare e uscire facilmente da una relazione perché non crede nei legami
fissi . Pertanto l’estrema fragilità dei legami , la sensazione di insicurezza che essa incute produce
un disordine , un senso di abbandono e di isolamento specie in quelle persone che “sentono” di
non essere al passo di questa società che valorizza essenzialmente l’economico . E in tale scenario
le vecchiaie non trovano il loro spazio d’espressione , al contrario sono emarginate poiché non
seguono il passo della iper-produttività e del consumismo. E’ lecito allora chiedersi che ruolo
abbiano le vecchiaie in questa società dell’immediatezza . E la risposta alla liquidità può trovarsi
solo nel suo opposto ovvero nella solidità dei legami , di norme , di valori condivisi e di storie
tramandate . Quella del raccontare è la più grande capacità riconosciuta alla vecchiaia, poiché
attraverso la narrazione di esperienze vissute l’anziano ha la possibilità di ripensare alla propria
vita. La memoria è la reazione dell’anziano alla prospettiva del nichilismo e della liquefazione
sociale perché in essa cerca una radice , un fondamento interiore , e quando la memoria è affidata
agli altri attraverso il racconto diviene possibile recuperare la speranza di consegnarsi alle nuove
generazioni lasciando una traccia di sé. La narrazione svolge un’importante funzione educativa
perché insegna attraverso gli eventi , permette la conservazione del ricordo e dà voce a valori
altrimenti dimenticati. Non a caso , “una delle ragioni più tragiche della perdita di qualità della vita
contemporanea è stata la rottura totale tra vecchi e giovani , cioè la continuità dell’esperienza è
stata interrotta e quindi ognuno deve cominciare da capo . I vecchi così inaridiscono , in quanto
non sanno più a chi comunicare il loro patrimonio di esperienza , mentre i giovani non crescono o
crescono male , perché non hanno un’esperienza con cui confrontarsi. Allora la memoria è lo
spazio entro cui recuperare il rapporto inter-generazionale e va coltivata per promuovere quella
continuità di esperienze. La memoria è la più grande produzione immateriale che l’anziano offre
al suo tempo , un dono per la vita sociale e per la comunità , ma affinché questo dono sia valido,
è fondamentale non solo riconoscere il valore delle vecchiaie bensì accoglierlo come momento
di crescita , d’altra parte per l’anziano produrre ricchezza immateriale può tradursi
nell’appartenere e nel sentirsi in relazione con gli altri. Riconoscere il potere della memoria
significa soprattutto dar voce alla vecchiaia . Inoltre la memoria è anche ciò che è in grado di
costruire un ponte tra le generazioni e di dare continuità ad una comunità. Quello della memoria è
un BENE SOCIALE che chiede di essere riconosciuto in quanto tale. Fare spazio alla memoria
potrebbe essere una efficace reazione alla società moderna infatti vi è una liquidità e frivolezza
dei rapporti umani che vivono di eterni presenti e non si rendono conto di essere
completamente privi di riferimenti solidi e solidali. E’ nella memoria dell’anziano che bisogna
cercare un fondamento che dia spessore e solidità alle nostre comunità di individui. Il compito
delle nuove generazioni, dunque, sarà quello di recuperare e ridare valore alla memoria delle
vecchiaie accogliendo quella saggezza di cui solo l’anziano è portatore. La società guarda
all’anziano come ad un peso poiché non è più quell’homo faber utile alla società e anche
all’interno del contesto famigliare , i bisogni di aiuto e di affetto dell’anziano non sono compresi , e
così quest’ultimo finisce per sentirsi un estraneo . Anche nelle case di cura , gli ospizi guardano
all’anziano come ad un malato , senza considerare che questa tappa della vita richiede

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adattamento da parte del soggetto e che ha ancora molto da dare alla società.
Molto spesso si pensa alla vecchiaia come una perdita , ma la vera perdita è quella che considera
la vecchiaia come un “problema sociale” da allontanare e magari circoscrivere in spazi marginali e
periferici mentre l’invecchiamento è una sfida lanciata ad una società che vuol dirsi realmente
completa e realizzata . Bisogna ridisegnare le età della vita e lasciare il giusto spazio alla vecchiaia;
questo è possibile solo se si risolve la separazione tra SENILITA’ e SOCIETA’ .
Quello della vecchiaia è un tempo nuovo e diverso, è quel tempo che sembrava inafferrabile :
il tempo per se stessi . In questo tempo alla vecchiaia è data la possibilità di reinventarsi.
E’ fondamentale sviluppare una cultura nuova che si fondi sullo scambio intergenerazionale . Ciò
che modifica la visione della vecchiaia è la qualità della relazione e dell’inter-relazione che si viene
ad instaurare tra le persone delle diverse età. Guardare alla RELAZIONE come obiettivo ci porta
quindi a rimettere al centro la persona nella sua totalità e NON nella sue fasi. E’ la DIALOGICITA’
come afferma Buber che dà fondamento e valore alle dinamiche sociali e fa sì che la comunità
educante sia luogo di incontro , prima di tutto , tra persone che condividono progetti , valori e
competenze. Oggi lo SCAMBIO E LA PROSPETIVA INTER-GENERAZIOANALE , nel suo intendersi
come sistema di relazioni , si offre come adeguata risposta alle spinte individualiste e narcisistiche
poiché rappresenta o può rappresentare il luogo privilegiato per la salvaguardia di una società per
e di tutte le età. Una delle funzioni sociali più importanti della vecchiaia è la capacità di
promuovere nella società il senso del legame con gli altri. Nel momento in cui si rafforza il legame
tra le generazioni , la vecchiaia svolge un’ulteriore , importantissima funzione sociale :
salvaguardare la tradizione di una comunità. La relazione giovani-anziani restituisce valore alle
vecchiaie e rende l’atto del “tramandare”esperienze e conoscenze qualcosa di necessario affinché
la persona possa dirsi realmente realizzata . La vecchiaia necessita di essere integrata nella società
e la stessa società , dal canto suo, può vedere all’anziano come ad una risorsa . Educare alle
vecchiaie come risorsa significa , saper accattare la sfida dell’alterità e ripensare ai significati delle
vecchiaie è un impegno che deve assumere i caratteri sociali dell’integrazione e dell’inclusione .

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ASSISTENZA DOMICILIARE

ITALIA LONGEVA è una rete nazionale di ricerca sull’invecchiamento e la longevità attiva , che
nel luglio del 2017b ha pubblicato un REPORT sull’assistenza domiciliare in Italia Si è partiti dal
sottolineare la necessità di ripensare i modelli organizzativi della LONG-TERM CARE con l’
obiettivo di avanzare ai decisori istituzionali proposte su modalità efficaci e sostenibili di presa in
cura delle persone fragili. Pertanto sono stati individuati dei campi di indagine per rispondere nel
miglior modo possibile ad un ideale di CURA dell’anziano volto a cogliere la sua totalità in quanto
persona. La prevenzione delle patologie e la lotta alla fragilità ; La salvaguardia dell’autonomia ;
Il miglioramento della qualità nelle Residenze Sanitarie Assistenziali e attraverso la
professionalizzazione delle badanti. Il Report elenca i seguenti obiettivi : L’assistenza a persone
con patologie trattabili a domicilio al fine di evitare il ricorso inappropriato al ricovero ospedaliero
o ad altra struttura residenziale ; la continuità assistenziale per i dimessi dalle strutture sanitarie
che necessitano di cure ; il supporto alla famiglia ; il recupero delle capacità residue di autonomia
e di relazione e il miglioramento della qualità della vita anche nella fase terminale.

Le CURE DOMICILIARI consistono in trattamenti medici, infermieristici , riabilitativi , prestati da


personale qualificato per la cura e l’assistenza alle persone non autosufficienti e in condizioni di
fragilità , per stabilizzare il quadro clinico , limitare il declino funzionale e migliorare la qualità della
vita.

La valutazione dell’intensità assistenziale si basa sul calcolo del COEFFICIENTE DI INTENSITA’


ASSISTENZIALE ( CIA) , un indicatore pensato ad hoc per l’assistenza domiciliare .
Il CIA si ottiene dal rapporto tra numero di GIORNATE EFFETTIVE DI ASSSIETNZA (GEA) e numero
di GIORNATE DI CURA (GdC) , ovvero tra il numero di giornate in cui viene eseguito almeno un
accesso al domicilio e il numero totale di giornate di presa in carico .
Il valore del CIA può variare da 0 (nessuna assistenza) a 1 ( assistenza quotidiana); tanto più vicino
ad 1 è il CIA tanto maggiore è l’intensità assistenziale di cui il paziente necessita .
In relazione al bisogno di salute dell’assistito ed al livello di intensità , complessità e durata
del’intervento assistenziale , le cure domiciliari si articolano nei seguenti livelli :
cure domiciliari di livello base ( CIA inferiore a 0,14) si caratterizzano per prestazioni a basso
livello di intensità assistenziale , anche a carattere episodico ( come ad esempio eseguire a
domicilio un prelievo , una somministrazione occasionale di farmaci per via parenterale). Questo
livello di cure non necessita normalmente di un’integrazione socio-sanitaria.
Gli altri 3 livelli : I LIVELLO , CIA compresa tra 0,14 e 0,30 ; II LIVELLO , CIA compresa tra 0,31 e 0,50
; III LIVELLO , CIA ˃ 0,50 riguardano cure domiciliari integrate di intensità assistenziale crescente ;
in questo caso i servizi sanitari al paziente si integrano con le prestazioni di assistenza sociale e di
supporto alla famiglia.
Esiste poi una QUINTA AREA che riguarda le CURE PALLIATIVE DOMICILIARI , queste vengono
distinte in cure palliative di livello base ( CIA inferiore a 0,50) , erogate con il coordinamento del
Medico di Medicina Generale ( MMG) e cure palliative di livello specialistico , erogate da personale
specializzato e caratterizzate da un CIA superiore a 0,50. Da ciò si deduce la necessità di una

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valutazione multidimensionale ai fini della presa in carico . La valutazione multidimensionale è


volta sia a confermare o smentire l’indicazione alla presa in carico , sia in caso di conferma
dell’indicazione , a caratterizzare al meglio il bisogno specifico dell’assistito , avviando così il
processo di definizione di un PIANO DI ASSISTENZA INDIVIDUALIZZATO ( PAI) , in questo modo
siamo sulle orme di una personalizzazione della salute e degli interventi laddove diviene
necessario anche un lavoro educativo con gli anziani , con le famiglie, gli esperti che ruotano
attorno alla vecchiaia. La stessa organizzazione delle residenze per anziani non dovrebbe
possedere una forte impronta ospedaliera e curare deficit funzionali ma promuovere scambi
relazionali e possedere un’organizzazione di cura umanizzante. Questo presuppone un concetto
più ampio di cura .
L’aver cura si definisce come relazione tra soggetti , che implica un’assunzione di responsabilità
aver cura come un prestarsi all’altro in termini di tempo . Bisognerebbe intendere l’aver cura
come un gesto d’accoglienza , un impegno comunitario, un processo educativo e culturale che fa
leva sulla capacità di ascolto, di stabilire relazioni di aiuto e di comprendere chi è esposto ad una
qualsiasi fonte di sofferenza. L’aver cura non si esaurisce perciò , in un intervento riabilitativo , ma
nell’incontro con il soggetto in condizione umana di sofferenza.
Il PAI in quest’ottica si inserisce come strumento flessibile , nella misura in cui le necessità della
persona , le finalità della cura possono variare nel corso dell’assistenza a seconda dei bisogni del
paziente
Un aspetto di fondamentale importanza è il coinvolgimento dei familiari/ caregiver che
diventa parte attiva dell’assistenza . l’HOME CARE (O FAMILY CARE ) si fonda sul ruolo del care-
givers e si caratterizza per un forte coinvolgimento affettivo nei confronti del malato/disabile
/anziano / qualsiasi persona bisognosa di cure rispetto al quale , il care-giver informale , ha
solitamente legami di tipo matrimoniale , di convivenza , di parentela , si tratta in genere di un tipo
di lavoro non retribuito e nella maggioranza dei casi svolto da donne. Tuttavia la possibilità che la
famiglia continui a svolgere una funzione di HOME CARE appare oggi alquanto problematica , si
pensi solo alla frammentazione della famiglia dovuta a separazioni ,divorzi ecc, inoltre le
trasformazioni del ruolo della donna (moglie-madre-professionista) ha messo oggi in discussione il
fatto che il ruolo dei care-givers all’interno delle famiglie non sia più in modo scontato attribuito
alle donne.

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SE VECCHIAIA SIGNIFICA DIS-ABILITA’


Nella nostra società il solo fatto di invecchiare rimanda ad un’idea di perdita, di mancanza , di disabilità
intesa proprio nel suo significato di “possedere meno abilità” e di conseguenza “essere meno utile” per se e
per gli altri. L’invecchiamento è certamente tra i processi più complessi e contradditori che riguardano
l’essere umano poiché rimette in discussione la propria immagine di sé , la propria funzione famigliare e
sociale. Tutto questo è sicuramente ancor più limitante se la vecchiaia si fa problematica , se sono
compromesse le abilità motorie , cognitive e se non si è autonomi gravando in questo senso sugli altri . La
condizione limitante in vecchiaia è un incontro che si potrebbe fare all’improvviso proprio come accade per
la disabilità ed è per questa ragione che LAGRECA nel definire i caratteri della dis-abilità si riferisce anche
alla condizione anziana : l’incontro con un sé vecchio fa si che la vita cambi completamente , diventi più
complessa e difficile per l’anziano e per chi lo ama o lo circonda . Vecchiaia e disabilità inoltre condividono
anche il venir meno di una considerazione sociale poiché sia in un caso che nell’altro è facile ritrovarsi ad
essere “oggetto di pietismo” che rende il disabile/vecchio inferiore o subordinato . La persona anziana è
una persona che vive una o più fragilità . Parlare di fragilità , quindi e non già di disabilità significa attivare
quel processo che Canevaro definisce “contro l’esclusione”. Nello studio dell’invecchiamento , il termine
fragilità , risulterebbe allora più appropriato per definire la condizione anziana , oltreché inclusivo delle
varie dimensioni che costituiscono la complessità dell’individuo. Nella letteratura scientifica è stata
introdotta la definizione di ANZIANO FRAGILE per indicare una tipologia di anziano ed evidenziare una
precaria stabilità delle condizioni cliniche con l’elevato rischio di complicanze che possono causare la
perdita dell’autonomia funzionale o relazionale . Riconoscere le fragilità dell’anziano significa tener conto
dei diversi aspetti che caratterizzano lo stato di salute di un individuo e che non ci si fermi alla persona che
soffre ma si lavori con la rete entro cui la persona anziana è o meno coinvolta.
Per fragilità in ambito pedagogico ci si riferisce non tanto alle difficoltà psico-fische dell’anziano , quanto a
quelle concernenti la sfera relazionale che pur avendo un’importante incidenza sulla sua qualità di vita e
sulla sua salute , vengono ancora poco considerate . Esse tendono a rimanere socialmente e culturalmente
“nascoste” , perché non rientrano tra le patologie/problematiche immediatamente “visibili” , come quelle
mediche o quelle igenico-sanitarie . Le fragilità in questione assumono un peso notevole in quegli anziani
che vivono in una situazione in cui la rete parentale o amicale è pressoché assente o comunque
scarsamente significativa .Tali soggetti pur godendo di una sufficiente autonomia e quindi della possibilità
di vivere in casa propria senza aver bisogno di interventi di assistenza domiciliare , percepiscono la loro
solitudine abitativa come solitudine esistenziale. A questi anziani dovrebbe essere rivolta un’azione
educativa di sostegno , di formazione e di solidarietà inter-trans-generazionale a partire da percorsi
pedagogici speciali che partano dalle attuali potenzialità educative dell’incontro tra giovani e gli anziani , tra
operatori della formazione e vecchiaie per una progettualità che ri-attivi e ri- abiliti .
Oggi è molto diffusa l’immagine della terza età come fase di declino questo però è uno stereotipo, perché
gli anziani non sono un gruppo umano omogeneo e la vecchiaia viene vissuta in modi molto diversi. Infatti
c’è una categoria di persone che vive la vecchiaia non solo con serenità ma come una stagione della vita
che offre nuove opportunità di crescita e di impegno. E c’è un’altra categoria , molto numerosa ai giorni
nostri, per la quale la vecchiaia è un trauma . Pertanto risulta importante correggere l’attuale
rappresentazione negativa della vecchiaia. Esiste una responsabilità verso gli anziani di oggi che vanno
aiutati a cogliere il senso della loro età , apprezzandone le risorse e sconfiggendo la tentazione del rifiuto ,
dell’autoisolamento , della rassegnazione . Ed esiste una responsabilità verso le generazioni future : quella
di preparare un contesto umano e sociale nel quale ogni persona possa vivere con dignità e pienezza questa
tappa della vita.

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LABORATORIO NARRATIVO
Il laboratorio narrativo si offre come spazio dove l’anziano ha la possibilità di raccontare esperienze , eventi
personali . Il racconto di sé , dei tempi passati , della vita presente e delle aspettative future restituisce
identità all’anziano e offre un senso alle esperienze di vita creando un nesso temporale e
intergenerazionale tra presente e passato in vista del futuro. Questa modalità del raccontarsi è tipica di un
pensiero definito da BRUNER narrativo. E in questa narrazione di sé si attua inevitabilmente apertura verso
l’altro , che produce nuove forme di conoscenza e di condivisione e nuove modalità di riflessione e di
socializzazione. L’attività narrativa diviene un valore per la vecchiaia poiché cerca di comprendere come si
percepiscono gli anziani , qual è il loro pensiero rispetto alla vecchiaia di sé e di coloro che li circondano ,
che cosa cambia in questa età, quali eventi hanno plasmato la loro identità. La rilevanza pedagogia del
LABORATORIO NARRATIVO con gli anziani risiede nel suo offrirsi come spazio proprio in cui ciascuno può
sentirsi riconosciuto nel suo ruolo e nella sua funzione. BALDACCI definisce delle categorie fondative per la
costruzione di una laboratorio narrativo : l’oggettualità (il laboratorio è sempre “ laboratorio di..”: è
caratterizzato da una intenzionalità che si esprime in una specificità oggettuale); la spazialità (il laboratorio
è uno spazio dedicato in modo specifico a tale oggetto); l’attività(il termine stesso laboratorio rinvia ad una
“lavoro” attivo . Predomina l’apprendimento attivo , l’apprendere facendo) . Inoltre è stato ideato e
condotto un laboratorio narrativo presso la R.S.S.A “San Francesco “ di Brindisi, un sperimentazione che
prende avvio a partire dal progetto Health-Net di cui la prof.ssa Volpicella è stata coordinatrice . Obiettivo
dell’intervento pedagogico è stato individuato nell’idea di una personalizzazione della salute che chiede
una conoscenza appropriata dei bisogni , delle esperienze e delle esigenze degli anziani oggi . Da qui si
evince l’altro grande obiettivo di tale progetto , ovvero la costituzione di un laboratorio narrativo con gli
anziani , per “mettersi dalla parte” di coloro che usufruiscono di un servizio e che potrebbero , invece
rappresentarne parte attiva se coinvolti socialmente , emotivamente e personalmente. I racconti degli
anziani del luogo preso in considerazione sono stati guidati su 3 grandi filoni di ricerca ovvero: La
percezione di sé e degli altri nella vecchiaia ; la reazione degli anziani di fronte al cambiamento ; la
visione dl futuro e le aspettative nella vecchiaia. Per quanto riguarda la percezione di sé e degli altri , gli
anziani della R.S.S.A comunicano di percepirsi come un peso per sé e per gli altri , avvertono la paura di
sentirsi inutili . Quindi ripartire dalle origini , narrarsi , diviene allora il modo per rendersi conto di aver
vissuto , e la narrazione può riattivare meccanismi di auto-riconoscimento . Invece in merito alla seconda
categoria narrativa indagata emerge che per molti anziani il cambiamento è rappresentato proprio dalla
loro vita all’interno della struttura , in una casa di cura che non può essere definita casa poiché spazio
anonimo che non comunica volti , legami e memoria pertanto una sfida pedagogica potrebbe essere quella
di ripensare i luoghi delle vecchiaie come spazi dove è possibile “portarsi dietro” qualcosa di sé , oggetti cari
, arredo di un tempo che ha ancora da “raccontare”. Per quanto riguarda invece le aspettative del futuro ,
l’attenzione degli anziani è rivolta alla salute , allo star bene in un momento della vita in cui la malattia è
quotidianità . La visione del futuro in una struttura di cura appare davvero limitata , come se non ci fosse
più interesse per la vita e la narrazione riveste anche in questa circostanza , la possibilità di affrontare e di
addomesticare le paure . Nella visione del futuro viene fuori anche un “non detto” comune tra glia anziani
ovvero il tema della morte e su 12 anziani solo 2 coinvolti nelle narrazioni hanno affrontato in modo diretto
questo tema affermando che nella loro prospettiva futura vi è la morte e una serena accettazione della fine
vita. Attraverso la narrazione si offre all’anziano la possibilità di ripensare alla propria vita e di assumere
consapevolezza del proprio ruolo e scoprirsi di essere “utili” per sé e per gli altri , affrontando con maggiore
serenità questa tappa della vita.

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BISOGNI DEGLI ANZIANI


La società di oggi è chiamata a fronte alle trasformazioni demografiche e sociali e a riconsiderare
la figura dell’anziano , a partire dalla messa al centro dei suoi bisogni che sono molteplici e
necessitano di essere soddisfatti . MASLOW afferma che l’uomo sano è colui che giunge alla
propria autorealizzazione , non è un semplice adattato alle richieste sociali ed ambientali e ciò
riguarda anche la vecchiaia. Tra i bisogni fondamentali vi è : 1. L’Accettazione serena delle
modificazioni fisiologiche della vecchiaia e di essere riconosciuti nella propria e personale
vecchiaia. 2. Altro bisogno è quello della relazione , ovvero di sentirsi accolti e amati in un
momento della vita in cui a causa dei vari cambiamenti fisici , culturali e sociali ci si sente più
esposti alla fragilità anche dei legami e ci si percepisce meno utili per gli altri. Oggi sembra vigere
l’idea che un legame è valido fin quando si presenta allettante e sempre più l’uomo moderno vive
di relazioni non durature , invece la relazione richiede tempo ed energia . Inoltre la vecchiaia
rappresenta l’età della maggiore saggezza e consapevolezza ; infatti da sempre la storia ci ha
insegnato che per condurre bene una famiglia o una società è necessario il confronto con chi ha
più esperienza. Saggezza , in una visione comunitaria , significa rispetto , lealtà, onore ,
considerazione , tutti bisogni che trovano nello scambio anziani/ società il luogo in cui possono
essere accolti ed espressi nella relazione e nella convivenza collettiva in cui ciascuno può dare
qualcosa a sé e all’altro .3. Altro bisogno è quello di dare e ricevere memoria ; quest’ultima è
quel patrimonio comune che tutte le vecchiaie possono dare alla società . E anche quando la
memoria traballa e i ricordi sono confusi ,comunque gli anziani ci parlano e ci lasciano qualcosa . E
laddove le memorie sono confuse , sono le nuove generazioni a dover fare in modo che gli anziani
possano “ricevere memoria” , essere da supporto per i loro ricordi , al fine di trarre suggerimenti ,
consigli , che possono orientare le loro azioni attraverso il confronto con le esperienze degli
anziani. 4. Altro bisogno è quello di continuare a conoscere , crescer , imparare e ricercare spazi
nuovi . il tempo che si ha a disposizione con la cessazione dell’attività lavorativa è un tempo
prezioso e delicato , e il fatto che diventi tempo libero e vuoto dipende ,da un punto di vista
pedagogico, dalla possibilità del territorio di riferimento di offrire servizi e opportunità di buon
utilizzo del tempo . E’ necessario costruire tempi e spazi nuovi dedicati alla progettazione per le
vecchiaie , volti a coltivare una facoltà umana che appartiene anche alle vecchiaie ovvero quella
della curiosità e della creatività. 5. Altro bisogno è quello di cura e protezione ; molto spesso gli
anziani nelle R.S.S.A provano un senso di estranietà, in una casa di cura che non si può definire
casa poiché spazio anonimo che non comunica volti , legami e memoria .E al fine di sentirsi
protetto l’anziano , sarebbe importante progettare una casa di cura in cui ciascun anziano possa
portare con sé qualcosa del suo passato ; e si potrebbero progettare anche incontri formativi tra
operatori, anziani e famiglia, per assicurare la continuità dei legami e rispondere a quel bisogno di
protezione. 6. Nella piramide di MASLOW all’apice troviamo i bisogni di autorealizzazione , posti
al vertice perché rappresentano l’appagamento ultimo e nel contempo la ragion d’essere della
specie umana . L’autorealizzazione è espressione profonda di sé e il motore che muove questo
bisogno è il desiderio di crescita , lo stesso che alimenta una società intergenerazionale sana.

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RAPPORTO NONNI –NIPOTI


All’interno della famiglia il nonno , può assumere il ruolo di educatore principale , in quanto
testimone di esperienza e capace di prendersi cura dei giovani ed essere modello di umanità e
coerenza . La relazione tra nonni e nipoti , costituisce una dimensione molto importante del
welfare italiano , tant’è che recenti studi affermano che oggi sono i nonni il vero welfare italiano ;
infatti i nonni aiutano economicamente figli e nipoti , non solo aiuto economico ma dispensano
anche consigli , si tengono aggiornati sulle innovazioni e badano ai nipoti . Inoltre il nonno ha un
ruolo specifico , diverso da quello del genitore , con specifiche e proprie responsabilità e ricadute
anche pedagogiche. Molto importante è anche il ruolo del nonno come “collante” dei legami
famigliari specie a fronte delle numerose separazioni che caratterizzano la famiglia di oggi .
Di conseguenza i nonni di figli separati risultano essere ancor più importanti per gli equilibri
famigliari , proprio perché i figli di genitori separati hanno maggior bisogno di stabilità affettiva .
Il nuovo diritto di famiglia , riconosce ai nonni un ruolo più attivo e partecipe alle dinamiche
famigliare ; ci si riferisce alla recente riforma in materia di filiazione n.219/2012 e del successivo
decreto legislativo n.154/2013 . Tale legge riconosce che la relazione tra nonni e nipoti ,seppur
diversa da quella con i genitori , è altrettanto importante nella storia di vita dei bambini/ragazzi al
punto che va tutelata . Si tratta di un diritto rivoluzionario che si fa portavoce dell’importanza del
legame inter-trans-generazioanle e che guarda al valore educativo della memoria.
Inoltre i nonni svolgono dei veri e propri compiti educativi : il primo compito risiede nella capacità
di ascolto e dialogo con i giovani , il secondo compito è quello di essere un modello di equanimità
e di umanità a cui i giovani possono ispirarsi e da cui prendere forma , il terzo compito è quello
che Bellingreri definisce il saper trovare e gustare il bello che c’è in tutto , e in questo compito , il
nonno grazie alla sua grande saggezza ed esperienza , permette ai più piccoli di apprendere a
guardare alla vita con uno sguardo positivo , si tratta di una specie di gratitudine che solo chi
giunto ad un livello della vita più ricco di conoscenze, è in grado di fornire , il quarto compito è il
tempo di qualità che i nonni regalano ai nipoti ed infine il quinto compito è quello del narrare la
vita . La narrazione ha una grande valenza formativa , perché anche l’ascoltatore è parte attiva ed
è coinvolto emotivamente e ciò crea quel contesto intimo e famigliare capace di dar significato alle
relazioni. Il lavoro formativo dei nonni così aiuta il dialogo e lo scambio tra le generazioni , il loro
riconoscimento reciproco e il costruirsi di una rete generazionale sana ; tale lavoro costituisce la
meta sottesa alla cura del patto intergenerazionale ,affinché la generatività sia bidirezionale ,
quindi si dirami dai nonni verso i nipoti e dai nipoti verso i nonni in un’ottica inter-trans-
generazioanle.

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COMPETENZE DELLE VECCHIAIE


La vecchiaia quale età della vita che ha ancora molto da raccontare e da offrire alle nuove
generazioni si propone come stagione della vita che presenta varie competenze che possono
essere messe a disposizione della società, infatti gli anziani sono espressione della competenza
alla gratuità intesa come tempo della disponibilità, della lentezza e della riflessione che offre nuovi
scenari formativi a tutte le altre generazioni e che nulla chiede in cambio se non l’essere
riconosciuta e valorizzata. Le vecchiaie offrono alla società un altro modo di essere in relazione per
cui quella della relazione autentica è un’altra competenza riconosciuta alla vecchiaia . Inoltre la
memoria è una delle più grandi e considerevoli competenze delle vecchiaie ; poiché ciascuna ha
sempre qualcosa da raccontare e da offrire all’altro . Una società che ignora il passato rischia di
ripetere più facilmente gli errori. Lo scambio inter-trans-generazionale è una competenza
sviluppabile solo a partire dalla riconsiderazione delle vecchiaie . Grazie agli anziani si apprende il
valore della solidarietà tra le generazioni . Altra competenza è l’esperienza intesa come
patrimonio di cose ancora da dire e dare alle altre generazioni , nonché da condividere poiché l’età
maggiore degli anziani rappresenta un insieme di esperienze che si sono accumulate e intrecciate
nel corso dei tempi , dei luoghi e degli ambienti che in misura diversa hanno formato e formano un
anziano tanto da rappresentare un’eredità che i più giovani possono assumere come “cassetta
degli attrezzi” a cui attingere. La narrazione è intesa come competenza chiave che permette una
visione più completa della vita non solo come riconoscimento del proprio sé, ma soprattutto,
come dono per gli altri. La nostra vita è dominata dalla fretta e dall’agitazione; è una vita distratta
che dimentica gli interrogativi fondamentali sulla vocazione, la dignità e il destino dell’uomo.
L’interdipendenza, altra competenza . Gli anziani , con la loro ricerca di compagnia , contestano
una società nella quale i più deboli sono spesso abbandonati a se stessi , richiamando l’attenzione
sulla natura sociale dell’uomo e sulla necessità di ricucire la rete dei rapporti interpersonali e
sociali;

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PEDAGOGIA E VECCHIAIA – PEDAGOGIA DELLA MATURITA’/SENILITA’

La pedagogia della maturità/senilità è una scienza che si occupa del soggetto in crescita ,in
continua formazione nella propria contestualizzazione storica, culturale, sociale e nei diversi tempi
della propria vita. La formazione, che è oggetto della pedagogia, è da intendersi come crescita
intellettuale, autonomia cognitiva ed affettiva, come emancipazione e liberazione etico-sociale e
tali idee sono da preservare e coltivare durante tutto l’arco della vita di una persona, compresa la
vecchiaia . E nonostante vecchiaia e processo di “insenilimento” siano questioni pedagogico-
educative permane ancora , tra PEDAGOGIA e VECCHIAIA, l’idea che esse siano 2 mondi che fanno
fatica ad incontrarsi infatti la vecchiaia sembra essere coinvolta nel contesto pedagogico solo
residualmente e questo non è dovuto a dimenticanza , ma perché di vecchiaia e invecchiamento se
ne sono sempre occupate prevalentemente persone operanti in campo assistenziale , sociale,
medico e non in quello EDUCATIVO.
Parlare di pedagogia della maturità/senilità significa attestare il fatto che per tutta la vita l’uomo
è protagonista/destinatario di una forma di accompagnamento educativo, che trova la propria
ragion d’essere nell’idea di essere coinvolti, fin dalla nascita, in un processo di realizzazione delle
capacità/potenzialità in competenze e da un duplice livello di costituzione, che vede l’intrecciarsi
di essere e dover essere. D’altra parte Hilmann afferma che durante l’invecchiamento non sono
presenti soltanto processi di distruzione e di perdita, ma anche processi di costruzione e di
differenziazione.
La specificità della pedagogia della maturità/senilità, in quanto scienza della persona umana
dovrebbe riconoscere che lo sviluppo riguarda l’intera esistenza e coinvolge, anche i giovani e
possibilmente i bambini, per poter garantire quello che Havighurst ha definito un
“invecchiamento di successo”, ovvero un invecchiamento che, non coinvolgendo solo le persone
anziane ma una formazione per tutte le età della vita, non può essere vissuto come ostacolo da
rimuovere piuttosto come fonte di conoscenza ed esperienza da cui attingere. Si tratta di
promuovere un tipo di “invecchiamento sereno”, ovvero “un invecchiamento individualizzato,
consapevole ed attivo” .Ciò si traduce sul piano pedagogico nel riconoscimento delle vecchiaie
come età di risorse piuttosto che di perdite . Allora la pedagogia, come sapere che investe l’intera
vita umana, deve guardare alla vecchiaia con la stessa intenzionalità e progettualità educativa che
investe in ogni altro periodo della vita cioè in ogni momento dell’esistenza, la persona può essere
educata, può essere cioè messa in condizione di raggiungere la propria pienezza di essere umano.
Ecco che la pedagogia è da intendersi come scienza di tutte le età. Si tratta però di età che , pur
con le rispettive e peculiari specificazioni , non vanno concepite come separate le une dalle altre
ma reciprocamente connesse e integrate a formare l’identità della persona.
Pedagogia e Vecchiaia hanno molto da dare insieme se connesse tra loro attraverso il
concetto di educazione permanente, cioè mediante quel concetto che cerca di cogliere in
qualsiasi fase della vita conoscenze, competenze e capacità in una prospettiva di crescita
personale , civica e sociale.
La pedagogia dell’invecchiamento è un sapere in continuo divenire, pertanto svolge quel compito
che Demetrio definisce vitale perché è ciò che contrassegna la storia individuale e quindi è
significativo per il soggetto indipendentemente dall’età.

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Inoltre le transizioni sono momenti cruciali nel percorso esistenziale poiché rappresentano per
ogni persona delle opportunità di crescita , di rinnovamento e quindi di ridefinizione di sé.
E nel processo di invecchiamento , i cambiamenti non avvengono solo in termini cumulativi (in una
soluzione di continuità per cui le nuove acquisizioni vengono integrate in quelle acquisite nelle fasi
vitali precedenti) ma anche innovativi e imprevedibili ( creando una discontinuità rispetto al
periodo vitale precedente , attraverso lo sviluppo di abilità nuove non integrabili con quelle già
acquisite ) Quindi la pedagogia dell’invecchiamento accoglie “un modello di sviluppo di tipo
reticolare” che procede secondo linee di andamento irregolare e discontinuo ; un nuovo modello
di sviluppo , aperto e flessibile , che richiama l’attenzione pedagogica sui fattori in grado di
condizionare in positivo o in negativo il processo di sviluppo.
La pedagogia della maturità/senilità oggi nel suo essere “sapere complesso e plurale, antinomico
e dialettico, generativo e trasformativo” orienta lo sguardo educativo nei confronti della realtà
anziana, comprendendola nella sua complessità, nel suo essere unità e al tempo stesso
diversità .Se ne comprende l’impossibilità di scindere la vecchiaia dal resto della vita di una
persona poiché non sembra essere possibile tracciare una netta linea di demarcazione tra un fase
ed un’altra , piuttosto sembra essere più plausibile una prospettiva integrata sulla persona che
consideri ogni momento della vita in’ottica ciclica. Secondo Demetrio , la pedagogia in rapporto a
tale concezione complessa e dinamica della vita , dovrebbe guardare all’anzianità come “tarda
adultità” , dovrebbe cioè considerare l’età anziana nel suo rapporto dialettico con l’età adulta , e
quindi rappresentarla come un “andirvieni esistenziale” tra polarità che integrano le dimensioni
esistenziali sia dell’adulto che dell’anziano . Esse fungono da riferimento per ogni esperienza
educativa e sono :

- Reversibilità/ irreversibilità: reversibilità nel senso di “possibilità , ad esempio , di ritornare


a studiare , a pensare , a creare , a educare gli altri etc.; irreversibilità intesa come
“esigenza di consolidare ciò che si è e si sa già fare”
- Continuità/ discontinuità: continuità intesa come possibilità , di garantire la continuità
della relazione e altre forme di operatività; discontinuità come possibilità di ricevere “delle
nuove stimolazioni intellettuali , culturali , alfabetizzanti;
- Cambiamento/ persistenza: cambiamento quale possibilità di vivere emozioni e sensazioni
nuove , di esserci per sé e per gli altri ; persistenza nel senso di “trama , che attraverso il
tempo , ci siamo dati e costruiti e che rivendichiamo come risorsa e patrimonio formativo
che possiamo restituire agli altri sotto forma di sapere e di coscienza storica”.

L’età anziana va anche considerata in termini di diversità rispetto agli altri periodi della vita; la
vecchiaia è un’età diversa perché più ricca di tempo, di esperienze, di amori dati e ricevuti, di
successi e insuccessi, oltre al fatto di essere differente la sua funzione biologica, culturale e sociale
rispetto a quella delle altre età.
Inoltre l’invecchiamento è un processo denso di rischi e opportunità, di chiusure e di aperture,;
pertanto ogni studio sulla terza età non può prefigersi lo scopo di catalogare la vecchiaia e di
parlarne al singolare, ma esistono le vecchiaie, le molteplici e differenti modalità di vivere un
tempo della vita che ci invita a riflettere sul senso della vita stessa.

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L’obiettivo della progettazione pedagogico-sociale con le vecchiaie è quello di consentire alle


persone il raggiungimento del proprio benessere Per benessere si intende uno star bene, un
sentirsi bene con sé stessi, con gli altri e con il mondo, anche in presenza di problemi fisici e di
limitazioni. Il benessere è qualcosa di soggettivo e la dimensione soggettiva del benessere si lega a
quella sociale, collettiva, caratterizzata dalla presenza di una serie di beni, servizi, opportunità da
co-progettare con le persone, le istituzioni e le varie agenzie formative.

La vecchiaia, la formazione e la pedagogia possono avere un incontro vero, cioè di reciproco


vantaggio se si superano quelle che Tramma definisce riduzioni o semplificazioni spesso presenti
nel pensiero e nelle pratiche educative :

- Cioè il superamento di una concezione “puerocentrica” dei tempi e dei destinatari


dell’educare , cioè il ritenere che essa riguardi prevalentemente o totalmente l’infanzia ,
l’adolescenza o tutto ciò che nel corso della vita è riconducibile alle fasi di “crescita”
- il ripensamento attorno all’idea che la scuola sia o possa essere il luogo elettivo della
formazione , cioè l’unico luogo capace di formare il soggetto .

La formazione è riconducibile a tutto ciò che produce apprendimento, produzione di saperi, valori
ecc., di conseguenza la formazione è presente e agisce in qualsiasi dimensione dell’esistenza ,
anche in quelle fasi della vita che apparentemente o realmente non prevedono crescita e sviluppo
, e quindi stando a ciò l’esperienza della vecchiaia è un’esperienza educativa in quanto tale .
Tale idea dell’educare trova la sintesi con il nuovo concetto di educazione/formazione per tutta la
vita, cioè intendibile come Lifelong Learning che è cambiamento, processo di riforma costante,
che mobilita le competenze pregresse del soggetto, rilegge e valorizza la sua storia, costruisce
nuovi percorsi .
Questo modifica la forma e il significato stesso di apprendimento il quale si esplica e prende forma
durante tutto l’arco della vita .
L’apprendimento permanente può assumere pertanto un ruolo di promozione di politiche
inclusive , in particolare nei riguardi di quelle fasce di popolazioni più a rischio come accade per le
vecchiaie ; inoltre promuovendo le competenze personali e sociali tale apprendimento
contribuisce a creare una nuova consapevolezza e costruzione del sé , nello stesso tempo , a
qualificare una rete sociale in cui si agisce in termini di generazione di senso e di inclusività di una
consapevole e matura reciprocità sociale.
La sfida socio-pedagogica diviene allora quella di tracciare le competenze delle vecchiaie oggi tali
da poter essere messe a disposizione di una società che includa l’anzianità quale età della vita che
ha ancora molto da raccontare e da offrire alle nuove generazioni.
Pertanto vanno valorizzate quelle che potremmo definire le competenze proprie della vecchiaia,
ovvero:
- la gratuità
- la memoria. Le generazioni più giovani vanno perdendo il senso della storia e con esso la propria
identità. Una società che ignora il passato rischia di ripetere più facilmente gli errori, pertanto è
importante un dialogo tra le generazioni ;
- l’esperienza . Le persone della terza e quarta età hanno molte cose da dire alle giovani

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generazioni , molte cose da condividere con loro;


- l’interdipendenza . Nessuno può vivere da solo , ma l’individualismo e il protagonismo dilaganti
celano questa verità. Gli anziani , con la loro ricerca di compagnia , contestano una società nella
quale i più deboli sono spesso abbandonati a se stessi , richiamando l’attenzione sulla natura
sociale dell’uomo e sulla necessità di ricucire la rete dei rapporti interpersonali e sociali;
- una visione più completa della vita. La nostra vita è dominata dalla fretta , dall’agitazione , è una
vita distratta , invece la terza età è da intendersi come l’età della semplicità ., della
contemplazione . I valori affettivi e morali vissuti dall’anziano sono una risorsa indispensabile per
l’equilibrio delle società , delle famiglie , delle persone. Le società umane saranno migliori se
sapranno beneficiare dei carismi della vecchiaia; questo obiettivo potrà essere raggiunto solo se il
legame tra apprendimento continuo e partecipazione comunitaria metta al centro la relazione
educativa tra le generazioni e le opportunità di apprendimento esistenti nei diversi momenti della
vita di ciascuna persona. Ne consegue che per costruire una learning society tutte le persone in
apprendimento nell’arco della vita devono poter essere messe nella condizione di esprimere
riflessività, capacità di riconoscersi, attribuire significato alle esperienze di apprendimento al fine
di esprimere la libertà di realizzazione personale e progettuale.

UNA COMUNITA’ EDUCANTE “A MISURA DI VECCHIO”


LAPORTA è il primo pedagogista a parlare dell’ideale di una comunità educante , infatti egli scrive
“L’autoeducazione delle comunità” per rappresentare una società che nasce dall’azione congiunta di tutti
coloro che la compongono i quali mettono a disposizione dell’altro competenze ed esperienze. E le
memorie e le esperienze delle vecchiaie sono fondanti per la continuità educativa tra le generazioni al
punto che potremmo considerarle come le “competenze” che gli anziani possono mettere in campo per la
costituzione di una comunità. Per dirigerci verso una società inter-trans-generazionale c’è bisogno di un
processo educativo ed auto-educativo che coinvolga tutti , e che preveda anche un impegno politico forte .
L ‘idea di comunità educativa può trovare una sua realizzazione solo se si attua una efficace politica di
educazione permanente , da una parte , e se concretizza la partecipazione attiva di tutte le istituzioni ed i
soggetti appartenenti ad una data comunità , dall’altra , nella prospettiva del Sistema Formativo Integrato.
Un sistema formativo , cioè , in cui tutte le istituzioni formative presenti sul territorio ( formali, non formali
e informali) realizzino una rete di interazioni a diversi livelli : INTERISTITUZIONALE ( tra tutte le istituzioni
coinvolte nel processo formativo ) INTERCATEGORIALE ( tra tutti i soggetti coinvolti nelle pratiche della
formazione: docenti , educatori ecc. ) INTERDISCIPLINARE ( tra discipline che concorrono , a livello
integrato , all’identificazione dei problemi ed alla loro risoluzione in maniera negoziata e condivisa)
INTEROPERATIVO ( relativo all’utilizzo di strumenti e metodologie adeguate). Gli anziani all’interno della
società hanno ancora molto da dare alle giovani generazioni in termini di racconti e memorie , di sostegno
economico ed emotivo. Gli anziani aprendosi alla comunità seminano valori , credenze , abitudini fanno
quindi cultura e fare cultura significa essere comunità. L’anziano , il nonno , all’interno della famiglia può
assumere il ruolo di educatore principale , capace di prendersi cura dei più giovani ed essere modello di
umanità e coerenza. L’anziano inoltre ha la capacità di creare legami buoni e sani e alla vecchiaia
va riconosciuto , altresì, il compito di essere una buona mediatrice di solidarietà tra le generazioni ;
pertanto i legami buoni vanno recuperati nello scambio tra giovani e anziani . Il compito della pedagogia
dell’invecchiamento è quello di connettere vecchi e giovani , generazioni e memorie , e proporre questo
nesso come valore guida del progetto formativo della società quale comunità educante.

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