Sei sulla pagina 1di 4

INDICE DEI CONTENUTI

INTRODUZIONE
CAPITOLO 1 CONTESTO E OBIETTIVI
1.1 INFORMAZIONI DI BASE
1.2.1 OBIETTIVI
CAPITOLO 2 QUADRO TEORICO
2.1 ORIGINE DEI DIALETTI ITALIANI
2.2 TIPI DI DIALETTI ITALIANI
2.2.1 DIALETTI LOCALI
2.2.2 DIALETTI REGIONALI
2.3 LA SCOMPARSA DEI DIALETTI ITALIANI
2.3.1 L'USO DEI DIALETTI ITALIANI AL GIORNO D'OGGI
2.3.2 RAGIONI DELLA SCOMPARSA DEI DIALETTI
CONCLUSIONI
BIBLIOGRAFIA
LA SCOMPARSA DEI DIALETTI ITALIANI

INTRODUZIONE

CAPITOLO 1: CONTESTO E OBIETTIVI


1.1 CONTESTO
1.2 OBIETTIVI

CAPITOLO 2 QUADRO TEORICO


2.1 ORIGINE DEI DIALETTI ITALIANI
Il 'dialetto' è un sistema linguistico autonomo rispetto alla lingua nazionale, con una propria
storia e caratteristiche strutturali. A differenza della lingua nazionale, il dialetto è parlato in
un'area geografica più limitata e generalmente non subisce un processo di
standardizzazione.
A causa della sua diffusione dopo l'Unità d'Italia nel 1861, la lingua italiana ha intrecciato
complesse relazioni con i dialetti indigeni e il contatto linguistico dei parlanti, sia a livello
personale che collettivo, ha dato origine a un gran numero di varietà, più o meno distinte tra
loro, che fanno dell'Italia uno dei paesi linguisticamente più diversi d'Europa.

2.2 TIPI DI DIALETTI ITALIANI


Per analizzare i tipi di dialetti italiani, dobbiamo partire dalla classificazione delle varietà
linguistiche che esistono in Italia. E c'è controversia nel definire una classificazione unica di
queste varietà linguistiche, poiché l'intenso scambio tra i vari sistemi linguistici dà luogo a
cambiamenti: i dialetti sono fortemente italianizzati e la lingua standard è influenzata da
caratteristiche dialettali, così che emergono varietà intermedie che non è sempre possibile
separare in modo discreto. In altre parole, non si passa direttamente dall'italiano standard
al dialetto, ma attraverso un italiano dialettizzato e attraverso un dialetto italianizzato, senza
che sia possibile stabilire dove finisce l'uno e inizia l'altro.
Partiremo dalle quattro principali varietà diatopiche che esistono oggi nella penisola
italiana: 1) italiano standard, 2) italiano regionale, 3) dialetto regionale e 4) dialetto locale
(Pellegrini, 1975; Dardano, 1996). Definita questa classificazione, analizzeremo i dialetti
locali e i dialetti regionali.
DIALETTI LOCALI
DIALETTI REGIONALI
2.3 LA SCOMPARSA DEI DIALETTI ITALIANI
L'USO DEI DIALETTI ITALIANI OGGI
Secondo le statistiche di De Mauro (citato in Marcato, 2002), la popolazione italiana oggi è
in gran parte bilingue: circa il 50% dei parlanti alterna l'italiano al dialetto, il 40% usa solo
l'italiano e il 7% parla solo il proprio dialetto. Oltre ai dialetti, nella penisola italiana si
parlano quindici lingue, ufficialmente riconosciute e protette dalla legge dal 1999. Queste
includono altre lingue romanze, come il sardo, il ladino e il provenzale, così come lingue
appartenenti a diversi gruppi linguistici, come il tedesco, lo sloveno, il greco e l'albanese. I
dialetti italiani sono parlati anche al di fuori dei confini dello Stato italiano: nell'isola di
Corsica, politicamente francese dal 1768, si usano i dialetti corsi, che fanno parte del
gruppo dialettale italiano centro-meridionale, e nel Canton Ticino i dialetti lombardi.
CAUSA DELLA SCOMPARSA DEI DIALETTI
Nel corso del XIX e XX secolo, l'uso dell'italiano standard è diventato sempre più diffuso,
portando a un declino nell'uso dei dialetti. L'aumento dell'alfabetizzazione fu uno dei
principali fattori trainanti (si può supporre che solo gli alfabetizzati furono in grado di
imparare l'italiano standard, mentre gli analfabeti avevano accesso solo al loro dialetto
nativo). La percentuale di alfabetizzati è aumentata dal 25% nel 1861 al 60% nel 1911, e
poi al 78,1% nel 1951. Tullio De Mauro, un linguista italiano, ha affermato che nel 1861 solo
il 2,5% della popolazione italiana sapeva parlare l'italiano standard. Egli riferisce che nel
1951 questa percentuale era salita all'87%. La capacità di parlare italiano non significava
necessariamente che fosse di uso quotidiano, e la maggior parte delle persone (63,5%)
parlava ancora il proprio dialetto nativo. Inoltre, altri fattori come l'emigrazione di massa,
l'industrializzazione e l'urbanizzazione, e la migrazione interna dopo la seconda guerra
mondiale, hanno contribuito alla proliferazione dell'italiano standard. Gli italiani che
emigrarono durante la diaspora italiana dal 1861 in poi erano spesso della classe inferiore
non istruita e quindi l'emigrazione ebbe l'effetto di aumentare la percentuale di alfabetizzati,
che spesso conoscevano e comprendevano l'importanza dell'italiano standard, in Italia.
Una grande percentuale di coloro che erano emigrati alla fine tornò anche in Italia, spesso
con più istruzione di quando erano partiti.
I dialetti italiani sono diminuiti nell'era moderna, poiché l'Italia si è unificata sotto lo standard
italiano e continua a farlo con l'aiuto dei media, dai giornali alla radio e alla televisione.

CONCLUSIONI
BIBLIOGRAFIA

1. Romani, P. (2012). Variedades lingüísticas en Italia (a los ciento cincuenta años de la


unidad nacional). La Colmena, 75, 79-87.

2. Pellegrini, G. B. (1975). Saggi di linguistica italiana. Turín: Boringhieri.

3. Ascoli, G. (1882). “L’Italia dialettale”, Archivio glottologico italiano, vol. 8. (pp. 98-128).

4. Dardano, M. (1996). Manualetto di linguistica italiana. Bolonia: Zanichelli.

5. D’Achille, P. (2003). L’taliano contemporáneo. Bolonia: Il Mulino.

6. De Mauro, T. (1999). Grande dizionario italiano dell’uso, 6 vols. Turín: UTET.

7. Lepschy, A. L. y Lepschy G. C. (1994). La lingua italiana. Storia, varietà dell’uso,


grammatica, 2a ed. Milano: Bompiani.

8. Marcato, C. (2002). Dialetto, dialetti e italiano. Bolonia: Il Mulino.

9. Lepschy, A. L. y Lepschy, G. C. (1988). The Italian Language Today, 2a ed. New York:


Nueva Amsterdam.