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ELETTROMONDO

Enrico Grassani
L’ELETTRICITÀ IN FORMA DI FIERA
Elettromondo è un grande contenitore di idee, soluzioni,
Manutenzione elettrica
innovazioni tecnologiche. Uno spazio di incontri e confronti
tra i professionisti dell’elettricità e della termoidraulica
e i produttori più qualificati del settore.
Elettromondo, una fiera che è molto più di una fiera.
in sicurezza
19-20-21 aprile 2018 | FIERA DI PADOVA | Pad. 7
Enrico Grassani

MANUTENIONE ELETTRICA IN SICUREZZA

MATERIALE ELETTRICO TERMOIDRAULICA CONVEGNI

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Gentile visitatore,
ti ringraziamo di aver partecipato
all’evento Elettromondo Padova 2018
e ci auguriamo di farti cosa gradita
omaggiandoti di questo manuale,
un piccolo contributo per fare chiarezza
sull’organizzazione, sicurezza e qualificazione del
personale nel settore della manutenzione elettrica.

Elettroveneta Spa, Ferri Elettroforniture


© 2018 Editoriale Delfino Srl
Via Aurelio Saffi, 9 - 20123 Milano
Tel. 02.9578.4238 Fax. 02.7396.0387
www.editorialedelfino.it

Prima edizione 2018

I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adat-


tamento totale o parziale, con qualsiasi mezzo (microfilm, copie fotostatiche
compresi), sono riservati per tutti i Paesi.
Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta con sistemi elettronici,
meccanici o altro senza l’autorizzazione scritta dell’Editore.

Fotocomposizione: Matteo Ferriani - Morbegno (SO)

Stampa: Colorshade - Peschiera Borromeo (MI)

Finito di pubblicare nel mese di Marzo 2018


Prodotto interamente realizzato in Italia
Editoriale Delfino: da sempre sostenitrice del Made in Italy

II
PREFAZIONE

La manutenzione è un settore aziendale indispensabile per la


salute degli impianti e dei macchinari, e insieme un’arma stra-
tegica per l’autonomia funzionale. Lavorare sulla qualità della
manutenzione significa costruire risultati in termini di efficienza
e di sicurezza.
Questo libro tratta di manutenzione elettrica avendo cura del
ruolo che essa è chiamata a svolgere come modello organiz-
zativo. L’insieme dei richiami legislativi e normativi consente la
costruzione di un progetto in grado di armonizzare le procedure
di intervento con la qualificazione del personale; la conformità
alle norme degli impianti con la qualità dei mezzi destinati a
mantenerne l’efficienza e le prestazioni.
Tutto ciò può e deve essere assolto garantendo la sicurezza dei
manutentori e, nel contempo, conseguendo la sicurezza per gli
utenti degli impianti e dei macchinari.
Inoltre, il manutentore, in quanto specialista destinato a operare
costantemente sul campo, può svolgere un importante ruolo di
consulente tecnico e organizzativo per il Servizio Prevenzione
e Protezione.

Enrico Grassani

III
IV
SOMMARIO

Capitolo 1 - Analisi dei rischi presenti nella manutenzione 1


elettrica
1.1 - Generalità 1
1.2 - Fattori di rischio 1
1.3 - Analisi del rischio elettrico 1
1.4 - Valutazione del rischio elettrico 2
1.5 - Valutazione del rischio nei lavori di manutenzione 3
elettrica
1.5.1- Come fronteggiare gli imprevisti 6
1.5.2 - Chi realizza l’analisi dei rischi 7
1.6 - Interazione tra l’operatore elettrico e il rischio re- 8
siduo

Capitolo 2 - Organizzazione del servizio di manutenzione 11


elettrica
2.1 - La manutenzione elettrica in conformità al D.Lgs. 11
81/08
2.1.1 - Finalità della manutenzione 12
2.2 - Forme pianificate di manutenzione 13
2.2.1 - Verifiche 14
2.3 - Obblighi e sanzioni 15
2.3.1 - Datore di lavoro 15
2.3.2 - Dirigenti 17
2.3.3 - Preposti 17

V
2.3.4 - Progettisti 18
2.3.5 - Installatori 19
2.3.6 - Lavoratori 19
2.4 - Il servizio manutenzione 20
2.4.1 - La dimensione aziendale 21
2.4.2 - Interazione fra gli organismi aziendali 22
2.4.3 - Servizio tecnico impianti e manutenzione 22
2.4.4 - Implicazioni manutentive in fase di pro- 24
getto
2.4.5 - Compiti manutentivi del servizio produ- 24
zione
2.4.6 - Officina di manutenzione elettrica 25
2.4.7 - Qualificazione dei manutentori elettrici 25
2.4.8 - Manutentori polivalenti 25
2.4.9 - Operatori abilitati per piccoli interventi di 27
ripristino della funzionalità
2.5 - Piano di manutenzione 28
2.5.1 - Definizione del piano 28
2.5.2 - Metodologia d’intervento operativo 29
2.5.3 - Controlli generali 29
2.5.4 - Fattori in grado di alterare la funzionalità 33
dei componenti elettrici
2.5.5 - Documentazione tecnica 34
2.5.6 - Procedure di intervento sugli impianti 34
2.5.7 - Capitolato d’acquisto 35
2.5.8 - Pronto soccorso 35

Capitolo 3 - Formazione e informazione degli operatori 37


elettrici
3.1 - I lavoratori come soggetti attivi 37
3.2 - Informazione, formazione, istruzione e addestra- 38
mento
3.3 - Consultazione e partecipazione 39
3.4 - Diritti e doveri 40
3.4.1 - I momenti della formazione e della infor- 41
mazione
3.4.2 - I contenuti della formazione e della infor- 41
mazione
3.4.3 - I fruitori della formazione 42
3.4.4 - Comprensibilità dell’informazione da par- 43

VI
te degli stranieri
3.5 - Specificità del rischio elettrico 43
3.5.1 - Effetti lesivi dell’infortunio elettrico 43
3.5.2 - Dinamica dell’elettrocuzione per contat- 44
to diretto o indiretto
3.5.3 - Valori di tensione 47
3.5.4 - Criticità delle condizioni ambientali 48
3.6 - Effetti lesivi conseguenti all’arco elettrico 49
3.7 - Specificità dell’azione manutentiva 49
3.8 - Percorso formativo 50
3.9 - Modelli di apprendimento 52
3.10 - Dalla teoria alla pratica 53
3.11 - La dimensione psicologica della sicurezza 54
3.12 - Specificità del manutentore elettrico 56
3.12.1 - Correlazione tra formazione e qualifica 58
(PES o PAV) conferita al manutentore
elettrico
3.13 - Informazioni per manutentori elettrici 58
3.14 - Coinvolgimento del manutentore elettrico nella 61
gestione della sicurezza in azienda
3.14.1 - Segnalazione degli infortuni 62

Capitolo 4 - Qualificazione degli operatori e dei tecnici 63


elettrici (PES e PAV)
4.1 - Generalità 63
4.2 - Obblighi sanciti dal D.Lgs. 81/08 63
4.3 - Norme di buona tecnica 65
4.3.1 - Connessioni tra le CEI EN 50110-1/2 e la 66
CEI 11-27
4.4 - Qualificazione professionale 67
4.4.1 - Attribuzione della qualifica 68
4.2.2 - Qualifica differenziata, in base al tipo di 68
impianto e alla modalità di lavoro
4.2.3 - Esperienza, affiancamento e maturazio- 69
ne professionale
4.4.4 - Requisiti per la qualificazione 69
4.4.5 - Profilo professionale della persona av- 70
vertita (PAV)
4.4.6 - Profilo professionale della persona 70
esperta (PES)

VII
4.4.7 - Requisiti minimi di formazione per PES e 72
PAV
4.4.8 - Limiti operativi della persona comune 72
(PEC)
4.4.9 - Idoneità di PES e PAV alla metodologia 74
di lavoro sotto tensione
4.4.10 - Revisione e revoca dell’idoneità a effet- 76
tuare interventi a contatto di parti sotto
tensione

Capitolo 5 - Ruoli e procedure nella gestione degli 79


impianti elettrici e nella pianificazione ed
esecuzione di lavori
5.1 - Generalità 79
5.2 - Qualità della comunicazione operativa 79
5.3 - Modello organizzativo 81
5.4 - Priorità da assegnare alla valutazione dei rischi 83
5.5 - Figure professionali 83
5.5.1 - URI 84
5.5.2 - RI 85
5.5.3 - URL 88
5.5.4 - PL 88
5.5.5 - Personale impegnato nell’intervento 90
5.6 - Pianificazione dei lavori 91
5.6.1 - Assetto dell’impianto 91
5.6.2 - Impianto elettrico complesso 91
5.6.3 - Lavoro elettrico complesso 92
5.6.4 - Il piano di lavoro (PDL) 93
5.6.5 - Il piano di intervento (PDI) 95
5.6.6 - Documento di consegna e restituzione 98
dell’impianto
5.6.7 - Consistenza numerica degli operatori 100
5.6.8 - Procedure ricorrenti di manutenzione 101

Capitolo 6 - Modalità di lavoro su impianti di bassa e 103


bassissima tensione
6.1 - Generalità 103
6.2 - Lavori fuori tensione 103
6.2.1 - Precauzioni operative 105
6.2.2 - Operazioni preliminari 106

VIII
6.2.3 - Esecuzione dei lavori 109
6.2.4 - Rimessa in tensione a lavori ultimati 109
6.3 - Lavori a contatto di parti sotto tensione 111
6.3.1 - La fonte di pericolo 111
6.3.2 - Idoneità dell’operatore 112
6.3.3 - Obblighi vigenti in capo al preposto ai 118
lavori (PL)
6.3.4 - Misure strumentali sotto tensione 119
6.3.5 - Obblighi vigenti in capo agli addetti 120
6.3.6 - Precauzioni da assumere in presenza di 120
operatori non idonei o persone comuni
(PEC)
6.4 - Lavori in prossimità 121
6.4.1 - Verifica di fattibilità del lavoro in prossimi- 122

6.4.2 - Condizioni favorevoli all’esecuzione di in- 123
terventi in prossimità
6.4.3 - Necessità di prevedere l’installazione di 125
un impedimento fisico
6.4.4 - Operatori non elettrici (PEC) 126

Capitolo 7 - DPI e attrezzi per lavori elettrici su impianti 129


BT
7.1 - Generalità 129
7.2 - Calzature isolanti 129
7.2.1 - Prove elettriche 131
7.2.2 - Marcatura 132
7.2.3 - Istruzioni per l’uso 133
7.2.4 - Precauzioni di impiego 133
7.3 - Guanti isolanti 134
7.3.1 - Classificazione in base a proprietà spe- 134
ciali
7.3.2 - Prove dielettriche 136
7.3.3 - Prove meccaniche 136
7.3.4 - Prove termiche 136
7.3.5 - Marcatura 136
7.3.6 - Precauzioni di impiego 136
7.4 - Abiti di protezione 137
7.4.1 - Prestazioni del tessuto 138
7.4.2 - Prestazioni dielettriche 138

IX
7.4.3 - Marcatura 139
7.4.4 - Precauzioni di impiego 139
7.4.5 - Ispezione periodica 140
7.5 - Attrezzi di lavoro isolati 140
7.5.1 - Prescrizioni particolari 141
7.5.2 - Marcatura 141
7.5.3 - Prove 141
7.5.4 - Precauzioni di impiego 141
7.6 - Altre attrezzature 142

Capitolo 8 - Lavori in condizioni critiche 143


8.1 - Generalità 143
8.2 - Confinamento del pericolo 143
8.3 - Luoghi conduttori ristretti 144
8.3.1 - Alimentazione in bassa tensione 145
8.3.2 - Alimentazione in bassissima tensione 147
8.3.3 - Messa a terra funzionale 148
8.4 - Ambienti a rischio di incendio 149
8.5 - Luoghi con pericolo di esplosione 149
8.6 - Ambienti molto umidi o bagnati 151
8.6.1 - Quadri elettrici 151
8.6.2 - Prese a spina 152
8.6.3 - Utenze portatili e mobili 152
8.6.4 - Sistemi di alimentazione 153
8.7 - Lavori in posizione sopraelevata 153
8.7.1 - Attrezzature per la sopraelevazione 154
8.7.2 - Scelta delle attrezzature di sopraeleva- 156
zione
8.7.3 - Informazione e formazione del personale 157
8.7.4 - Direttiva europea 2001/45/CE 158
8.8 - Sicurezza degli utensili elettrici portatili 158
8.8.1 - Apparecchi di illuminazione portatili 160

Capitolo 9 - Conduzione e manutenzione delle cabine 161


elettriche MT/BT
9.1 - Generalità 161
9.2 - Presupposti organizzativi 162
9.3 - Caratteristiche strutturali e logistiche 162
9.3.1 - Segregazione del locale 162
9.3.2 - Illuminazione dell’ambiente 163

X
9.3.3 - Apparecchi di illuminazione portatili 163
9.3.4 - Illuminazione di sicurezza fissa 163
9.3.5 - Visibilità interna alle celle prefabbricate 164
9.3.6 - Lettura degli strumenti 164
9.3.7 - Affidabilità delle segnalazioni 164
9.3.8 - Indicazioni riguardanti la manovra degli 165
organi di comando
9.3.9 - Identificazione delle fasi 165
9.3.10 - Individuazione degli elementi 165
9.3.11 - Schema dell’impianto 165
9.3.12 - Evitare il deposito di materiali 166
9.3.13 - Pulizia dei locali e delle apparecchiature 166
9.4 - Individuazione e qualificazione del personale au- 166
torizzato
9.4.1 - La figura del “cabinista” 167
9.4.2 - Livelli di autorizzazione 168
9.4.3 - Gestione della chiave 169
9.4.4 - Presenza in cabina di almeno due perso- 169
ne
9.4.5 - Formazione particolare del personale au- 170
torizzato
9.4.6 - Individuazione del Preposto ai Lavori 171
9.5 - Precauzioni antincendio 171
9.5.1 - Divieto d’introdurre materiali infiammabili 171
o combustibili
9.5.2 - Estintori 172
9.6 - Precauzioni in presenza di sostanze tossiche o no- 172
cive
9.6.1 - Protezione dal policlorobifenile (PCB) 173
9.7 - Precauzioni nell’uso dell’SF6 174
9.7.1 - Precauzioni per la salute del personale 179
9.8 - Progettazione degli interventi 181
9.8.1 - Corretto impiego delle procedure aziendali 182
9.9 - Esecuzione di manovre 182
9.9.1 - Organi di manovra 182
9.9.2 - Manovre accidentali 184
9.9.3 - Preposto autorizzato al comando 184
9.10 - Blocchi e interblocchi 184
9.10.1 - Tipi di blocchi 186
9.10.2 - Applicazioni degli interblocchi 187

XI
9.11 - Manutenzione 187
9.11.1 - Documentazione degli interventi manu- 187
tentivi
9.12 - Interventi sulle apparecchiature 188
9.12.1 - Sezionatori MT 188
9.12.2 - Fusibili 190
9.12.3 - Interruttori MT 190
9.12.4 - Relè di protezione 191
9.12.5 - Trasformatori di misura e protezione 192
9.12.6 - Quadri MT 192
9.12.7 - Trasformatori di potenza 193
9.12.8 - Condensatori di potenza 195
9.12.9 - Cavi 196
9.12.10 - Quadri di potenza BT 196
9.12.11 - Batterie di accumulatori 196

Capitolo 10 - Modalità di lavoro su impianti di media 199


tensione
10.1 - Generalità 199
10.2 - Lavori fuori tensione 200
10.2.1 - Precauzioni operative 201
10.2.2 - Operazioni preliminari su installazioni di 201
tipo aperto
10.2.3 - Operazioni preliminari su installazioni di 205
tipo chiuso
10.2.4 - Esecuzione dei lavori 205
10.2.5 - Rimessa in tensione al termine dei lavori 205
10.2.6 - Taglio di un cavo MT 206
10.3 - Lavori in prossimità 207
10.3.1 - Valenza prevenzionale delle distanze in aria 208
10.3.2 - Uso di barriere protettive 209
10.3.3 - Protezione delle persone comuni (PEC) 212
10.3.4 - Lavori in vicinanza 212

Capitolo 11 - DPI e attrezzature per lavori elettrici su 215


impianti MT
11.1 - Generalità 215
11.2 - Fioretti isolanti 215
11.3 - Rivelatori di tensione 217
11.4 - Pedane isolanti 218

XII
11.5 - Tronchetti isolanti 218
11.6 - Elmetto isolante 219
11.7 - Occhiali e visiere 219
11.8 - Guanti dielettrici 219
11.8.1 - Guanti di protezione contro gli agenti 220
chimici
11.9 - Dispositivi di messa a terra e in cortocircuito 220
CAPITOLO 1

ANALISI DEI RISCHI PRESENTI NELLA


MANUTENZIONE ELETTRICA

1.1 - GENERALITÀ
La presenza di una ben determinata fonte di pericolo, costituita
dalle parti attive dei circuiti elettrici, comporta una serie di rischi
per le persone.
Tali rischi coinvolgono i soggetti in relazione alle mansioni che
essi svolgono in ambito aziendale, vale a dire in base alle mo-
dalità con cui si approcciano alle parti in tensione. Ben diverso,
per esempio, è il rischio per chi utilizza apparecchi o macchinari
o impianti elettrici, rispetto a quello che si presenta a chi su tali
manufatti deve svolgere interventi di manutenzione elettrica o
di altro genere.

1.2 - FATTORI DI RISCHIO


A grandi linee, i fattori di rischio elettrico possono essere suddi-
visi in due famiglie: quelli dovuti a un’azione diretta, imputabili a
un contatto fisico con parti in tensione, e quelli dovuti invece a
un’azione indiretta (Tabella 1.1).
Sotto la definizione generica di rischio elettrico si riuniscono
perciò tutti i possibili eventi portatori di un infortunio e imputabili
all’impianto elettrico e alle modalità con cui lo si approccia.

1.3 - ANALISI DEL RISCHIO ELETTRICO


Per procedere in modo compiuto all’analisi del rischio elettrico
occorre prendere in considerazione una serie di elementi, tra i

1
Tabella 1.1 - Suddivisione dei fattori di rischio elettrico.

Rischi dovuti a un’azione diretta

– Contatto diretto, con parti attive


– Contatto indiretto, con masse venutesi a trovare accidentalmente sotto tensione
– Contatto contemporaneo con masse e con masse estranee
– Contatto con parti soggette a tensioni indotte
– Contatto con parti soggette a sovratensioni di origine atmosferica

Rischi dovuti a un’azione indiretta

– Esposizione a campi elettromagnetici


– Esposizione ad archi elettrici
– Esposizione a situazioni estreme (esplosioni, sovratemperature ecc.) dovute a
sovraccarichi o cortocircuiti
– Esposizione a rischi meccanici imputabili a disfunzioni elettriche
– Guasti nel sistema di illuminazione artificiale
– Impiego errato di apparecchiature elettriche

quali si annoverano:
■ il tipo di impianto, macchinario o apparecchiatura;
■ la tensione di alimentazione;
■ il valore della corrente presunta di cortocircuito;
■ la qualità delle protezioni contro i contatti diretti;
■ la qualità delle soluzioni adottate contro i contatti indiretti;
■ i collegamenti equipotenziali (ove necessari);
■ le protezioni contro le sovracorrenti;
■ le protezioni contro gli archi elettrici e la sovratemperatura;
■ il livello di formazione e informazione (richiesto e reale) degli
utenti;
■ la presenza o meno di soluzioni tecniche atte a evitare errori
di manovra o di impiego;
■ l’esistenza o meno di procedure prestabilite per il corretto
impiego.

Questi e altri ancora (più specifici) sono i dati che occorre rac-
cogliere per una compiuta analisi dei rischi.
Il metro di riferimento per appurare che l’oggetto dell’analisi ri-
spetti oppure no la regola dell’arte è rappresentato dalle pre-
scrizioni di legge e dalle norme tecniche.

1.4 - VALUTAZIONE DEL RISCHIO ELETTRICO


Nella sua definizione classica, l’entità del rischio (R) si ricava dal
prodotto tra la probabilità (P) che si verifichi l’evento in grado

2
di ledere le persone e l’entità (G) del danno che tali persone
possono subire:

R=P∙G

La probabilità è tanto più elevata quanto più l’evento indesi-


derato è soggetto a ripetersi e quanto più ha la possibilità di
tramutarsi in un danno.
Il danno, nel caso di infortunio da elettrocuzione, può essere
mortale, oppure provocare lesioni (per esempio ustioni) tempo-
ranee o permanenti.
Le caratteristiche ambientali, così come le condizioni fisiche
in cui si trova il soggetto, sono spesso destinate a incidere
sull’entità del danno.
Una valutazione a parte merita il danno economico, conse-
guente, per esempio, all’inattività di servizi pubblici essenziali,
alla mancata produzione o alla perdita di beni pregevoli.

1.5 - VALUTAZIONE DEL RISCHIO NEI LAVORI DI


MANUTENZIONE ELETTRICA
Il documento di valutazione dei rischi richiesto per legge a tutti
i datori di lavoro (1) deve comprendere anche tutte le situazioni
operative in cui possono venirsi a trovare i manutentori.
L’analisi, la valutazione e l’adozione delle necessarie misure di
prevenzione per frapporre idonee barriere di protezione tra le
fonti di pericolo e gli operatori – anche in relazione agli effetti
che dal loro agire potrebbero derivare ad altri – devono essere
espletate prima che gli interventi di manutenzione si verifichino.
Anzi, è da esse che dipende la corretta impostazione del piano
di manutenzione.
Per quanto riguarda la manutenzione elettrica, ogni impianto o
macchinario o apparecchiatura che ne sarà oggetto deve es-
sere esaminato preventivamente con estrema attenzione, onde
individuarne e valutarne gli aspetti critici e i relativi rischi.
Ogni possibile intervento manutentivo, se complesso, deve es-
sere scomposto in più fasi, caratterizzate da una successione
temporale e da una specializzazione operativa.

(1) Cfr. articolo 17 del D. Lgs. 81/08.

3
La tabella 1.2 riassume gli aspetti da prendere in considerazio-
ne a scopo antinfortunistico.

Qualità del manufatto


Se il manufatto in esame è stato progettato e realizzato a re-
gola d’arte, vale a dire in conformità alle norme tecniche, esso
garantirà automaticamente la manutenibilità in sicurezza delle
sue varie parti. Sempre che una qualche modifica strutturale,
ambientale o di altro genere non sia intervenuta, a posteriori, in-
validando la qualità di quanto progettato e realizzato in origine.

Posto di lavoro del manutentore


Le miriadi di collocazioni destinate a divenire posti di lavoro
del manutentore devono essere predestinate ad accoglierlo,
consentendogli di espletare il suo compito in modo agevole,
sufficientemente rapido e in sicurezza. Documentare tali posti
significa “fotografarli” sotto il profilo degli spazi a disposizione,
della visibilità, dell’illuminazione, dell’accessibilità ecc..

Rischi connessi
Dall’agire del manutentore – durante e dopo il suo intervento –
potrebbero derivare rischi per altre persone. È questa un’ipote-
si che occorre valutare con attenzione, cercando di individuare
Tabella 1.2 - Scomposizione dell’analisi preventiva per garantire la sicurezza
di un intervento di manutenzione elettrica o di una sua singola fase.

1 – Analisi e valutazione dei rischi:


– in relazione alla tipologia del manufatto su cui si deve intervenire;
– in relazione all’ambiente in cui il manufatto è collocato;
– in relazione al posto di lavoro che si configurerà per il manutentore;
– in relazione ai possibili rischi connessi o conseguenti all’intervento manutentivo;

2 – Individuazione:
– della strumentazione e degli attrezzi necessari;
– degli eventuali mezzi ausiliari necessari (ponteggi, ponti elevabili ecc.);
– della documentazione di supporto necessaria per l’intervento (schemi, descrizioni
funzionali ecc.);
– del numero di operatori necessari e della loro qualifica e specializzazione;
– della necessità o meno della presenza di altri operatori non elettrici;

3 – Adozione:
– dei dispositivi di protezione individuali (DPI) necessari;
– dei provvedimenti di prevenzione (segnalazioni, delimitazione della zona di lavoro
ecc.);
– delle procedure di intervento prestabilite.

4
i possibili eventi negativi, al fine di assumere tutte le precauzioni
(strutturali, procedurali, di segnalazione ecc.) perché questi non
si verifichino.

Dotazioni in carico al manutentore


Ogni manutentore deve poter disporre di attrezzi e strumenti
adatti allo svolgimento della propria mansione e a volte anche
specialistici, in relazione al genere di manufatto su cui è chia-
mato a intervenire.

Mezzi ausiliari
Le scale, gli utensili elettrici, i ponti elevabili e quant’altro è
di uso comune (vale a dire a disposizione di tutte le persone
autorizzate a farne uso) devono essere conservati e gestiti in
modo ordinato, garantendone il buono stato di conservazione
e la disponibilità in quantità tale da soddisfare tutte le possibili
esigenze.

Documentazione di supporto
Gli schemi elettrici, così come i manuali d’uso sono parte inte-
grante degli impianti. Un’eventuale loro assenza o insufficienza
o difformità dalla situazione reale invalida qualsiasi possibilità di
intervento manutentivo in sicurezza.

Disponibilità numerica degli addetti


La quantità e la qualità degli addetti necessari per lo svolgimen-
to di ogni determinato intervento manutentivo devono essere,
nel limite del possibile e del prevedibile, pianificate in preceden-
za. Per sua natura, l’attività manutentiva porta con sé imprevisti
a cui è necessario essere pronti a far fronte. È ammissibile che
un intervento richieda più tempo perché attuato da un numero
esiguo di persone; mentre è inammissibile che per indisponi-
bilità di un numero sufficiente di addetti vengano omesse le
precauzioni antinfortunistiche.
Se la squadra d’intervento non può essere composta da perso-
ne in quantità e qualificazione adeguata, l’esecuzione del lavoro
deve essere rinviata.

Necessità di altri operatori


Allorché, in relazione al tipo di intervento, è necessaria la pre-

5
senza degli operatori addetti alla conduzione dell’impianto o
del macchinario, oppure di specialisti manutentori non elettrici
(meccanici, informatici ecc.), la loro disponibilità è pregiudiziale
allo svolgimento in sicurezza del lavoro.

Dispositivi di protezione individuali


I DPI rappresentano per il manutentore elettrico una barriera di
sicurezza addizionale da cui può dipendere l’abbattimento o
meno del rischio residuo.
Essi devono risultare conformi al bisogno (per esempio in re-
lazione alla tensione di isolamento richiesta) e devono essere
perfettamente conservati.
Ogni operatore è responsabile dei propri DPI.

Provvedimenti di prevenzione
In base alle procedure prestabilite e anche a fronte di eventua-
li imprevisti, devono essere disponibili e adeguati allo scopo,
nonché attuabili in relazione alle condizioni ambientali, i mezzi
di prevenzione necessari per: segnalare e delimitare l’area dei
lavori in corso; separare i manutentori da eventuali fonti di peri-
colo; garantire il livello di sicurezza prestabilito ecc..
.
Procedure di intervento
Le procedure di intervento, quelle di carattere generale e quelle
destinate a risolvere nello specifico i problemi di sicurezza e
di coordinamento nella successione delle operazioni, devono
essere disponibili e conosciute (assimilate e condivise) da tutti
i manutentori.
Tali procedure devono altresì risultare aggiornate in relazione
alla situazione reale degli impianti e delle esigenze produttive.

1.5.1- Come fronteggiare gli imprevisti


Non tutto è prevedibile o lo è con la dovuta esattezza. La ma-
nutenzione spesso è caratterizzata dall’imprevisto e la sua più
spiccata qualità, sotto il profilo organizzativo, risiede appunto
nel saper tradurre il più possibile l’imprevisto in prevedibile. A
questo servono gli esperti della manutenzione.
Il discorso vale anche per ciò che riguarda la prevenzione antin-
fortunistica di chi deve intervenire. Essa si risolve in larga misura
pianificando gli interventi e prevedendo la presenza, per ognu-

6
no di essi (fin nello specifico e nel particolare) di idonee barriere
di sicurezza. La tecnica migliore consiste nel “prevedere l’im-
previsto”, pianificando i modi, le strategie, gli accorgimenti, i
mezzi con cui farvi fronte.
Per essere in grado di tradurre in pratica quanto sopra, ovvero
per fronteggiare l’imprevisto con la dovuta professionalità, è ne-
cessario che gli operatori del settore, sia preposti che addetti,
possano partecipare in prima persona all’iter di valutazione dei
rischi correlato alle situazioni in cui loro stessi si trovano a dover
operare.
È un discorso di cultura della sicurezza che non può basarsi
sulla mera osservanza di rigide procedure prestabilite (e magari
tutt’altro che condivise), ma deve alimentarsi attraverso il coin-
volgimento e la partecipazione nelle scelte destinate a integrare
la sicurezza – quella propria e quella degli altri – nel modo di
agire e di rapportarsi con gli impianti, con i colleghi di lavoro e
con l’organizzazione aziendale.

1.5.2 - Chi realizza l’analisi dei rischi


L’analisi dei rischi compete, come obbligo di legge, al datore
di lavoro; il quale, per attuarla in modo compiuto, si avvale del
proprio Servizio Prevenzione e Protezione. L’SPP, a sua volta,
deve ricorrere a esperti nelle varie materie, attingendo all’inter-
no e all’esterno dell’azienda.
Nel caso dei rischi connessi alle attività manutentive, l’SPP si
deve rivolgere ai preposti e agli addetti del settore manutenzio-
ne, in quanto “interpreti” delle realtà operative e “testimoni” del-
le situazioni reali in ordine allo stato di fatto degli impianti, delle
utenze, degli ambienti e di quant’altro concorre a determinare il
livello di manutenibilità in sicurezza.
In particolare, nella figura del preposto l’SPP deve intravedere
un tramite attivo; essendo costui il soggetto su cui ricadranno le
scelte e le relative responsabilità in occasione di ogni intervento,
anche a fronte di eventuali situazioni impreviste (e pertanto non
presenti nel documento di valutazione ufficiale) e al verificarsi
di situazioni di emergenza; condizioni nelle quali il manutentore
può trovarsi ad assumere un ruolo particolarmente strategico,
ma anche particolarmente esposto alle fonti di pericolo.
Il preposto deve perciò essere in grado di effettuare autono-
mamente una propria valutazione dei rischi, che rispetti le pro-

7
cedure e soprattutto i principi che informano una tale prassi in
conformità alle leggi e alle normative tecniche vigenti.

1.6 - INTERAZIONE TRA L’OPERATORE ELETTRICO E IL


RISCHIO RESIDUO
Un modo decisamente pratico per “leggere” tutti gli elementi
presenti nell’interazione tra il manutentore e il rischio elettrico è
Figura 1.1 - Schematizzazione logica delle misure di protezione e di preven-
zione destinate a garantire la sicurezza dell’operatore elettrico.

TIPOLOGIA DELLE
INTRINSECHE INTEGRATIVE
BARRIERE DI SICUREZZA
- Tencologiche
- Psicologiche
- Tecnologiche
Caratteristiche delle barriere - Somatiche
- Ambientali
- Sanitarie
- Organizzative
- Progettazione del fabbri-
- Organizzazione dell’utente
Competenza cante
- Individuo
- Progettazione dell’utente

B1 B2

operatore
R1
R2
P (rischio R3
(pericolo) residuo)

R1 > R2 > R3 → 0

Figura 1.2 - Abbattimento del rischio, onde evitare il verificarsi di infortuni.

Rischio alla fonte (R1)

Rischio (con-
Barriere
seguente alla
intrinseche (B1)
presenza di
una fonte di
pericolo)
Rischio residuo (R2)
Barriere
intrinseche (B2)
Rischio effettivo (R3)

8
rappresentato dalla tecnica delle barriere di sicurezza (2).
Mediante questa metodologia rappresentativa (Figura 1.1),
prettamente logica, si evincono:
a) la fonte di pericolo P;
b) le barriere di sicurezza intrinseca B1, di tipo tecnologico e
ambientale, messe in campo dai progettisti per abbattere il
più possibile il rischio in relazione all’evoluzione della tecnica;
c) le barriere di sicurezza integrative B2, di vario tipo (DPI; livel-
lo di formazione, informazione, istruzione e addestramento;
esperienza; condizioni di salute, accortezza comportamenta-
le ecc.), messe in campo dall’organizzazione aziendale e dai
singoli operatori elettrici;
d) l’operatore elettrico di cui occorre garantire la sicurezza; qui
rappresentato totalmente privo di difese, essendo queste
comprese nelle barriere integrative B2;
e) i tre livelli di rischio:
– R1, a contatto con la fonte di pericolo P e quindi di valore
direttamente commisurato a quello di P;
– R2, che rappresenta il rischio residuo;
– R3, a ridosso dell’operatore totalmente indifeso.

Per garantire che l’operatore sia posto nelle condizioni di lavo-


rare in sicurezza è necessario far sì che R3 non risulti superiore
a zero (Figura 1.2).
Nel rispetto della legge è altresì necessario garantire che il ri-
schio residuo R2 sia il più basso raggiungibile in relazione a
quanto prescritto dalla regola dell’arte.
In definitiva, R2 è accettabile se sussistono entrambe le se-
guenti condizioni:
1) B1 a regola d’arte, in relazione all’evoluzione della tecnica.
2) B2 in grado di azzerare il rischio R3 a ridosso della persona
totalmente indifesa.

In un ambito così fortemente normato, com’è quello dei lavori


elettrici, le indicazioni inerenti la qualità e la quantità delle barriere
B1 e B2 può essere desunta dalle norme tecniche di riferimento.
Ed è questa la pratica a cui ci si atterrà nel prosieguo del volume.

(2) Cfr. Enrico Grassani, "Prove tecniche di sicurezza sul lavoro. Progettazione e verifica
delle barriere di sicurezza", Editoriale Delfino, Milano.

9
10
CAPITOLO 2

ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO DI


MANUTENZIONE ELETTRICA

2.1 - LA MANUTENZIONE ELETTRICA IN CONFORMITÀ


AL D.LGS. 81/08
La manutenzione degli ambienti, delle attrezzature, delle mac-
chine e degli impianti è considerata dal D.Lgs. 81/08 (articolo
15, lettera “z”) fra le misure indispensabili per la protezione della
salute e per la sicurezza dei lavoratori.
Essa va svolta con “regolarità”, vale a dire in modo periodico e
secondo le esigenze specifiche delle parti sulle quali si esegue;
deve inoltre riguardare particolarmente i dispositivi di sicurezza
e quant’altro consente di garantire un sufficiente grado di sicu-
rezza per i lavoratori.
Nell’ambito dei macchinari e degli impianti elettrici, la manuten-
zione coinvolge un’ampia casistica di interventi che compren-
dono:
■ la manutenzione ordinaria: che sulle macchine serve a limitare
nel tempo il normale degrado d’uso e sugli impianti di distri-
buzione comprende anche la sostituzione di parti terminali
(prese, interruttori a bilanciere, apparecchi di illuminazione
ecc.);
■ la manutenzione straordinaria: che comporta la sostituzione
di parti guaste o non più in grado di offrire la dovuta presta-
zione con altre non perfettamente identiche o che richiedono
prove, tarature e un accurato esame dei circuiti;
■ la modifica limitata: dell’equipaggiamento elettrico di una

11
macchina o di un impianto elettrico; resasi necessaria od op-
portuna in seguito alla mancanza di parti di ricambio uguali a
quelle installate e da sostituire, oppure in seguito alla dispo-
nibilità di nuovi prodotti o nuove soluzioni tecniche più valide
e affidabili rispetto alle precedenti;
■ la modifica programmata: che sulle macchine è destinata a
consentire nuove forme di operatività e sugli impianti significa
anche trasformazione o ampliamento, in termini di prestazio-
ni e di area servita.

Al di là degli obblighi sanciti dal D.Lgs. 81/08, esistono una


serie di prescrizioni a cui è necessario comunque ottemperare;
tipo le procedure previste dalla Direttiva Macchine (1), in ordine
alle modifiche apportate sull’operatività di una macchina già in
funzione; oppure le prescrizioni inerenti la dichiarazione di con-
formità ed eventualmente anche il progetto, richieste dalla leg-
ge italiana per chi effettua sugli impianti elettrici interventi che
vadano oltre la manutenzione ordinaria.

2.1.1 - Finalità della manutenzione


Gli scopi della manutenzione si possono riassumere in 5 punti
essenziali:
1 – Garantire che il corretto funzionamento degli impianti e dei
macchinari si estenda il più possibile nel tempo, riducendo
la frequenza dei guasti e delle anomalie.
2 – Garantire il livello di sicurezza previsto da progetto e, ove
possibile, incrementarlo in relazione all’evoluzione tecnolo-
gica.
3 – Ridurre i tempi di riparazione, ottimizzando le procedure di
intervento e garantendo la disponibilità dei ricambi.
4 – Garantire l’assolvimento delle verifiche periodiche previste
dalle leggi e dalle norme tecniche.
5 – Partecipare al sistema aziendale di gestione della sicurez-
za, individuando possibili situazioni di rischio occulto per
gli operatori e studiando nuove soluzioni atte a segregare il
pericolo entro idonee barriere di sicurezza.

(1) Cfr. E. Grassani “La Direttiva Macchine 2006/42/CE. Guida all’interpretazione e all’ap-
plicazione”, Editoriale Delfino, Milano.

12
Tabella 2.1 - Forme pianificate di manutenzione.

TIPO DI
DEFINIZIONE E CARATTERISTICHE
MANUTENZIONE

Manutenzione eseguita in seguito al verificarsi di una anomalia e


volta a ripristinare le normali condizioni di esercizio. Essa viene
effettuata su chiamata e richiede pertanto la reperibilità del
Correttiva
manutentore.
Può essere prevista per gli impianti semplici e sui quali non
sono richieste particolari esigenze di continuità di esercizio.

Manutenzione eseguita a intervalli predeterminati o in accordo


a criteri stabiliti dal fabbricante dell’impianto o del macchinario.
È volta a ridurre la probabilità dei guasti o la degradazione delle
Preventiva
prestazioni.
Essa viene scelta quando è importante la continuità di esercizio
dell’impianto.
Forma particolare di manutenzione preventiva, svolta in accordo
Programmata
con un piano temporale prestabilito.

Forma particolare di manutenzione preventiva, effettuata in


seguito all’individuazione e alla misurazione di uno o più para-
metri, nonché all’estrapolazione, secondo modelli appropriati,
Predittiva del tempo residuo prima del guasto.
Essa comporta l’opportunità di definire i giorni di preavviso al
personale, perché possano essere predisposte le modalità
d’intervento e la disponibilità delle parti di ricambio.

Forma particolare di manutenzione preventiva, subordinata al


raggiungimento di un valore limite predeterminato e misurabile.
Secondo condizione Essa comporta l’opportunità di definire i giorni di preavviso al
personale, perché possano essere predisposte le modalità
d’intervento e la disponibilità delle parti di ricambio.

Forma particolare di manutenzione preventiva, subordinata al


raggiungimento di un valore limite predeterminato e misurabile.
Secondo condizione Essa comporta l’opportunità di definire i giorni di preavviso al
personale, perché possano essere predisposte le modalità
d’intervento e la disponibilità delle parti di ricambio.

Metodo che consente di garantire una qualità del servizio


desiderata, mediante l’applicazione sistematica di tecniche di
Controllata analisi che usano mezzi di supervisione centralizzata e/o un
campionamento, al fine di minimizzare la manutenzione preven-
tiva e ridurre quella correttiva.

Azioni di miglioramento o di piccola modifica che consentono


Migliorativa di aumentare l’affidabilità degli impianti senza per questo incre-
mentarne il valore patrimoniale.

2.2 - FORME PIANIFICATE DI MANUTENZIONE


La tabella 2.1 riunisce le principali forme di organizzazione degli
interventi manutentivi, secondo la definizione che di essi offrono

13
la Norma CEI 56-50 “Terminologia sulla fidatezza e sulla qualità
del servizio” e la Norma UNI EN 13306 “Manutenzione. Termi-
nologia”.
La manutenzione può essere diretta; vale a dire gestita e realiz-
zata direttamente dal datore di lavoro dell’azienda o dal gestore
dell’impianto elettrico. Oppure può essere indiretta, perché af-
fidata a terzi, su chiamata o con presenza permanente di per-
sonale in sito o con presenza idoneamente programmata (in
quanto legata, appunto, allo svolgimento di forme di manuten-
zione programmata).

2.2.1 - Verifiche
Le verifiche, così come richieste dalle norme (2), comprendono
due momenti operativi:
■ l’esame a vista;
■ l’esecuzione delle prove.

L’esame a vista, destinato ad appurare la conformità del ma-


nufatto alla regola dell’arte e il suo stato di conservazione, è
preliminare all’esecuzione delle prove. Può essere classificato
come “ordinario” quando viene eseguito senza l’uso di attrezzi.
Diviene “approfondito” quando comporta l’accesso diretto ai
componenti e l’uso di attrezzi.
Le prove comportano verifiche di funzionalità dell’impianto e
l’effettuazione di misure strumentali.

Tipi di verifica
Le verifiche si ripetono in più momenti, durante l’intera vita
dell’impianto.
La verifica iniziale è destinata ad appurare la conformità alle
norme e alla documentazione di progetto.
La verifica periodica consente di rilevare il mantenimento dei
requisiti accertati in occasione della verifica iniziale.
La verifica straordinaria ha lo scopo di ripetere gli accertamenti
della verifica iniziale dopo interventi di modifica, di ampliamento
o di consistente riparazione (ovvero di sostituzione di più parti).

(2) Cfr. E. Grassani, “Verifica degli impianti e degli equipaggiamenti elettrici”, Editoriale Del-
fino, Milano.

14
2.3 - OBBLIGHI E SANZIONI
Il D.Lgs. 81/08 prevede, in più articoli, una serie di obblighi
che attengono in modo specifico la necessità che all’interno
di un’azienda debbano essere effettuati interventi programmati
di manutenzione preventiva, nonché interventi di manutenzione
correttiva destinati a ripristinare le normali condizioni di funzio-
nalità in sicurezza allorché si verificano guasti o anomalie.
Tali obblighi vengono suddivisi fra i soggetti che a vario titolo
operano in azienda e per ciascuno di essi, in caso di inadem-
pienza, il decreto prevede appropriate sanzioni.

2.3.1 - Datore di lavoro


L’obbligo circa la messa in pratica, con regolarità ed esaustivi-
tà, degli interventi di manutenzione spetta al datore di lavoro, il
quale verrebbe ritenuto responsabile in prima persona nel caso
impianti, macchinari e attrezzature risultassero non sicuri in se-
guito a una carenza manutentiva.
In caso di inadempienza, il datore di lavoro, ovvero colui a cui
è stata trasferita la delega in materia di sicurezza sul lavoro, è
punito con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da due
a diecimila euro (3).
A queste sanzioni, derivate dal D.Lgs. 81/08, si aggiungono
quelle previste dal Codice Penale in caso di infortunio o di
inadempienza grave (per esempio: rimozione o inefficienza) ri-
scontrata sui dispositivi destinati a garantire la sicurezza e la
salute dei lavoratori (Tabella 2.2).
L’obbligo esplicito per il datore di lavoro di sottoporre a manu-
tenzione i luoghi di lavoro, gli impianti e i dispositivi, affinché su
di essi non permangano difetti in grado d’introdurre possibili in-
fortuni, è dettato dall’articolo 64, comma “c” del D.Lgs. 81/08.
Per quanto attiene le attrezzature e i macchinari, il medesimo
obbligo è sancito all’articolo 71, comma 4 e comma 7, lette-
ra “b” del D.Lgs. 81/08, dove si raccomanda che l’addetto a
compiere tali interventi di riparazione, trasformazione o manu-
tenzione sia “qualificato in maniera specifica”.
Al datore di lavoro spetta altresì l’obbligo di investire del com-
pito manutentivo lavoratori che ne abbiano la capacità e che in

(3) Cfr. articolo 68, comma 1, lettera “b” e articolo 87, comma 1, lettera “b” del D.Lgs.
81/08.

15
Tabella 2.2 - Principali obblighi in materia di sicurezza sul lavoro previsti dal
Codice Civile e dal Codice Penale.

Codice Civile
Art. 2087 - Tutela delle condizioni di lavoro
L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo
la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica sono necessarie a tutelare l’integrità
fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.

Codice Penale
Art. 437 - Rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro
Chiunque omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire di-
sastri o infortuni sul lavoro, ovvero li rimuove o li danneggia, è punito con la reclusione
da sei mesi a cinque anni.
Se dal fatto deriva un disastro o un infortunio, la pena è della reclusione da tre a dieci
anni.
Art. 451 - Omissione colposa di cautele o difese contro disastri o infortuni sul lavoro
Chiunque, per colpa, omette di collocare, ovvero rimuove o rende inservibili apparec-
chi o altri mezzi destinati alla estinzione di un incendio, o al salvataggio o al soccorso
contro disastri o infortuni sul lavoro, è punito con la reclusione fino a un anno o con la
multa da lire duecentomila ad un milione.
Art. 589 - Omicidio colposo
Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da
sei mesi a cinque anni.
Se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione
stradale o di quella per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclu-
sione da due a cinque anni.
Nel caso di morte di più persone, ovvero di morte di una o più persone e di lesioni di
una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle
violazioni commesse, aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni
dodici.
Art. 590 - Lesioni personali colpose
Chiunque cagiona ad altri per colpa una lesione personale è punito con la reclusione
fino a tre mesi o con la multa fino a lire seicentomila.
Se la lesione è grave le pena è della reclusione da uno a sei mesi o della multa da lire
duecentoquarantamila a un milione e duecentomila; se è gravissima, della reclusione
da tre mesi a due anni o della multa da lire seicentomila a due milioni e quattrocen-
tomila.
Se i fatti di cui al precedente capoverso sono commessi con violazione delle norme
sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni
sul lavoro, la pena per le lesioni gravi è della reclusione da tre mesi a un anno o della
multa da cinquecento a duemila euro e la pena per lesioni gravissime è della reclu-
sione da uno a tre anni.
Nel caso di lesioni a più persone si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più
grave delle violazioni commesse, aumentata fino al triplo; ma la pena della reclusione
non può superare gli anni cinque.

(omissis)

16
relazione alla propria condizione di salute possano eseguirli in
sicurezza (4).
Tali lavoratori devono essere equipaggiati con i necessari e ido-
nei dispositivi di protezione individuale (5) ed essere stati ido-
neamente istruiti circa la presenza, sui luoghi di lavoro da essi
frequentati, di rischi gravi e specifici (6).
Infine, è sempre il datore di lavoro che deve informare al più
presto il manutentore circa una sua eventuale esposizione a un
rischio grave ed immediato (7), e deve astenersi dal richiedergli
la ripresa dell’attività in una situazione in cui tale rischio dovesse
persistere nel tempo (8).
In caso di inadempienza alle prescrizioni di cui sopra, il dato-
re di lavoro incapperebbe in sanzioni che, a seconda dei casi
(9), possono comprendere l’arresto da due a sei mesi, oppure
l’ammenda fino a cinquemila euro.

2.3.2 - Dirigenti
Gli obblighi che riguardano il datore di lavoro coinvolgono an-
che i dirigenti, sui quali gravano le medesime sanzioni.

2.3.3 - Preposti
I preposti, vale a dire i capi reparto e i capi squadra, sono ri-
chiamati
a sovrintendere e vigilare sull’osservanza da parte dei singoli
lavoratori degli obblighi di legge e delle disposizioni aziendali in
materie di salute di sicurezza (10).
Nell’affidare i compiti ai manutentori i preposti devono altresì
tenere conto delle loro capacità e delle condizioni di salute in
cui si trovano.
In qualità di tramite fra il datore di lavoro e i lavoratori, i preposti
sono tenuti ad appurare che i propri subalterni siano stati ido-
neamente istruiti circa i rischi gravi e specifici a cui potrebbero
andare incontro (11).

(4) Cfr. articolo 18, comma 1, lettera “c” del D.Lgs. 81/08.
(5) Cfr. articolo 18, comma 1, lettera “d” c.s.
(6) Cfr. articolo 18, comma 1, lettera “e” c.s.
(7) Cfr. articolo 18, comma 1, lettera “i” c.s.
(8) Cfr. articolo 18, comma 1, lettera “m” c.s.
(9) Cfr. articolo 55, commi “2a” e “2b” del D.Lgs. 81/08.
(10) Cfr. articolo 19, comma 1, lettera “a” del D.Lgs. 81/08.
(11) Cfr. articolo 19, comma 1, lettera “b” c.s.

17
Inoltre, sono tenuti a informarli immediatamente nel caso in
cui dovessero verificarsi esposizioni a pericoli gravi (inattesi o
meno), dando loro disposizioni chiare ed esaurienti sul come
comportarsi ai fini protettivi (12).
In nessun caso al preposto è consentito di comandare un su-
balterno affinché si esponga a un pericolo grave, senza le do-
vute precauzioni
antinfortunistiche (13).
Le sanzioni previste per i preposti in caso di inadempienza agli
obblighi di cui sopra, comprendono, a seconda dei casi (14),
l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino duemila euro.
Ovviamente, in caso di infortunio o di inadempienze gravi sui
dispositivi di sicurezza scattano anche le sanzioni previste dal
Codice Penale (vedi tabella 2.2).

2.3.4 - Progettisti
Un intervento di manutenzione elettrica che comporti una mo-
difica
sull’impianto o sulla macchina deve essere progettato da una
persona, un tecnico, che abbia la qualifica per farlo, nel rispetto
dei criteri imposti dalla regola dell’arte.
Costui deve, per esempio, conoscere la normativa tecnica di
settore e quanto essa prescrive nel caso specifico. Deve inoltre
conoscere i principi generali di prevenzione in materia di sicu-
rezza e salute dei luoghi di lavoro, vale a dire il dettato del D.L-
gs. 81/08, ove questo tratta della materia tecnica sulla quale
egli si trova impegnato ad esprimere la propria professionalità.
Questi obblighi sono sanciti (15) e, nel momento in cui fossero
disattesi, comporterebbero per il progettista sanzioni compren-
denti l’arresto fino ad un mese o l’ammenda fino duemila euro
(16).
“Progettista”, per il D.Lgs. 81/08 è anche colui che sceglie di
acquistare determinate macchine o determinati dispositivi di si-
curezza rispetto ad altri. Costui con le sue scelte influisce infatti
in modo determinante sulla sicurezza dell’ambiente e del posto
di lavoro.

(12) Cfr. articolo 19, comma 1, lettera “d” c.s.


(13) Cfr. articolo 19, comma 1 lettera “e” c.s.(14) Cfr. articolo 56, c.s.
(15) Cfr. articolo 22, c.s.
(16) Cfr. articolo 57, comma 1 c.s.

18
2.3.5 - Installatori
L’installatore di impianti elettrici, così come il quadrista sono te-
nuti ad attenersi, nell’esercizio della propria mansione, alle nor-
me di sicurezza e di igiene del lavoro previste dalla legislazione
vigente in Italia e alla normativa tecnica più aggiornata, nonché
a leggere, interpretare e applicare correttamente le istruzioni
fornite dal fabbricante della macchina o dal progettista dell’im-
pianto o dell’equipaggiamento elettrico (17).
In caso di inadempienza, sono previste per installatori e quadri-
sti sanzioni comprendenti l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda
fino a tremila euro (18).

2.3.6 - Lavoratori
I manutentori, gli impiantisti e i quadristi, hanno l’obbligo di
prendersi cura della propria sicurezza e di quella delle altre per-
sone che utilizzano e interagiscono a vario titolo con gli impianti
e macchinari oggetto degli interventi di manutenzione.
La sicurezza deve essere altresì garantita alle altre persone
che potrebbero essere coinvolte da situazioni di pericolo che
dovessero concretizzarsi durante gli interventi, come conse-
guenze dirette o indirette degli stessi, ovvero di comportamenti
scorretti o incauti tenuti dai manutentori, impiantisti o quadristi.
Il personale operativo deve (19):
■ osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di
lavoro, dai dirigenti e dai preposti;
■ utilizzare correttamente macchinari, apparecchiature, utensi-
li, sostanze pericolose, mezzi di trasporto e/o di elevazione,
nonché i dispositivi di sicurezza;
■ utilizzare correttamente i propri dispositivi di protezione indi-
viduali;
■ segnalare immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o
al preposto eventuali deficienze riscontrate su attrezzature e
dispositivi di sicurezza e, più in generale, eventuali situazioni
di pericolo;
■ adoperarsi, nell’ambito delle proprie competenze, per elimi-
nare o ridurre tali deficienze o pericoli, dandone notizia al rap-

(17) Cfr. articolo 24 del D.Lgs.81/08.


(18) Cfr. articolo 57, comma 3 c.s.
(19) Cfr. articoli 20 e 78 c.s.

19
presentante dei lavoratori per la sicurezza;
■ astenersi dal rimuovere o modificare senza autorizzazione i
dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo;
■ astenersi dal compiere operazioni o manovre non di propria
competenza o che potrebbero compromettere la sicurezza
propria o di altri lavoratori;
■ sottoporsi ai controlli sanitari e collaborare all’adempimento
aziendale degli obblighi antinfortunistici.

In particolare, l’articolo 44 del D.Lgs. 81/08 salvaguarda il la-


voratore che, ravvedendo il verificarsi di un pericolo grave e
immediato, si allontana dal posto o dalla zona di lavoro. Il de-
creto stabilisce che costui non possa subire alcun pregiudizio
e debba essere protetto da qualsiasi conseguenza dannosa.
Uguale salvaguardia è prevista allorché il lavoratore, a fronte del
verificarsi del pericolo e trovandosi nell’impossibilità di contat-
tare il competente superiore gerarchico, dovesse assumere mi-
sure per evitare le conseguenze di tale pericolo. Questo sempre
che il lavoratore nel decidere un determinato comportamento
o una determinata azione non commetta una grave negligenza
in relazione alle mansioni affidategli e/o alle procedure aziendali
precostituite.
Le sanzioni per i lavoratori che contravvengono agli obblighi di
cui sopra comprendono l’arresto fino a un mese o l’ammenda
fino a seicento euro (20).

2.4 - IL SERVIZIO MANUTENZIONE


Nell’ambito di un’azienda di medie o grandi dimensioni la ma-
nutenzione elettrica deve essere supportata da un apposito
servizio interno, dotato una propria struttura organizzativa ed
eventualmente orientato ad appoggiarsi a imprese esterne per
interventi di particolare importanza o complessità.
L’organizzazione del Servizio Manutenzione dev’essere ca-
ratterizzata soprattutto da una dinamicità che gli consenta un
aggiornamento tecnico continuo, un’adattabilità mirata a fron-
teggiare le situazioni impreviste e la disponibilità a interagire in
tempo reale con gli altri servizi aziendali, detentori di competen-
ze produttive, commerciali e organizzative.

(20) Cfr. articolo 59 D.Lgs. 81/08.

20
2.4.1 - La dimensione aziendale
La dimensione dell’azienda influisce in modo consistente sulla
fisionomia della struttura manutentiva.
In una piccola azienda il problema manutenzione elettrica non
arriva quasi mai a giustificare la creazione di una struttura inter-
na. Gli interventi di basso livello (sostituzione di lampade o di
fusibili, sostituzione di piccoli dispositivi di manovra o di appa-
recchi utilizzatori ecc.) non richiedono una specializzazione par-
ticolare. Ciò non di meno, essi vanno eseguiti da chi ha nozioni
di elettrotecnica e piena coscienza dei rischi legati all’approccio
con parti sotto tensione e di quelli che si possono riflettere sugli
utenti degli apparecchi, dispositivi e macchinari che si vanno a
riparare, ripristinare o sostituire.
Il manutentore interno di una piccola azienda non di rado ese-
gue interventi fra i più disparati. Non per questo dev’essere un
“tipo che sa arrangiarsi”, bensì una persona che ha acquisi-
to conoscenze ed esperienze tali da consentirgli di operare su
parti elettriche, meccaniche, idrauliche ecc., entro determinati
limiti e con le dovute cognizioni normative.
La conoscenza e il rispetto di tali limiti, per altro condivisi dalla
struttura gerarchica aziendale, è una condizione essenziale per
la correttezza dei lavori e la sicurezza delle persone.
In una media azienda, laddove esiste una seppur limitata strut-
tura manutentiva, si rende necessaria una chiara attribuzione
dei compiti. Il manutentore elettrico ha in questi casi rapporti
con addetti specializzati in altre discipline e con essi collabora o
lavora in équipe per porre rimedio a guasti e avarie la cui origine
coinvolge non solo parti elettriche ed elettroniche.
In una grande azienda la problematica degli interventi manuten-
tivi si fa più complessa, sia perché i possibili eventi si diversifica-
no parecchio, sia per la loro qualità e quantità (anche in termini
di concomitanza). In una struttura aziendale di grandi dimen-
sioni il ruolo dell’organizzazione viene ad assumere un aspetto
rilevante, fino talvolta a superare – non sempre con risultati po-
sitivi – quello delle mansioni svolte dalle singole persone.
In ogni caso è all’organizzazione che vengono demandate le
regole di controllo dei flussi interattivi, vale a dire dei rapporti
fra persone, fra persone e supporti strumentali (attrezzi, sche-
mi, strumenti, indumenti protettivi ecc.), nonché fra persone e
“cose” su cui esercitare gli interventi manutentivi.

21
2.4.2 - Interazione fra gli organismi aziendali
Gli organismi aziendali coinvolti nella manutenzione elettrica
comprendono:
■ il Servizio Tecnico Impianti e Manutenzione;
■ l’Officina di Manutenzione;
■ il Servizio Prevenzione e Protezione;
■ il Servizio Acquisti.

Nel loro insieme queste strutture formano un sistema, al cui inter-


no avviene un fitto scambio d’informazioni. Il flusso informativo (fi-
gura 2.1) segue i ritmi dettati dall’evoluzione tecnica esterna, resa
accessibile tramite pubblicazioni, norme, leggi, convegni ecc., e
si attiva in occasione dell’ingresso in azienda di nuovi macchinari
o impianti, nonché a seguito di interventi manutentivi che abbiano
prodotto sostanziali modifiche o che comunque meritino d’essere
annotati ai fini di un aggiornamento della memoria statistica su cui
si basano i programmi di manutenzione preventiva.

2.4.3 - Servizio tecnico impianti e manutenzione


Il Servizio Tecnico Impianti e Manutenzione di un’azienda me-
Figura 2.1 - Flussi d’informazione legati alla manutenzione elettrica e conse-
guenti all’introduzione in azienda di nuovi macchinari o impianti elettrici.
mostre e norme di
convegni legge
cataloghi norme
e riviste tecniche

norme e
piani di ma-
capitolato nutenzione
SERVIZIO
SERVIZIO
norme PREVEN-
SERVIZIO TECNICO
di legge ZIONE E
ACQUISTI IMPIANTI E
PROTEZIO-
Schermi e MANUTENZIONE
rapporti di NE
document. intervento
ausiliaria

norme e
nuovi piani di ma-
macchinari nutenzione
e impianti
elettrici schemi manuali
rapporti di
approvigionamento elettrici intervento antinfortunistici

OFFICINA DI
MAGAZZI-
prelievi MANUTENZIONE
NO inserimento
ELETTRICA in azienda

22
dia o grande può essere preposto esclusivamente alla manu-
tenzione (non solo quella elettrica), oppure essere tutt’uno con
l’organismo, anch’esso tecnico, che si occupa della scelta e
dell’installazione di nuovi impianti e macchinari.
Questa seconda soluzione agevola l’integrazione del nuovo con
le esigenze della manutenzione.
Le principali funzioni svolte dal Servizio Tecnico nel settore elet-
trico possono essere così riassunte:
■ Analisi preventiva (presso il costruttore o il progettista), sotto
il profilo della manutenibilità, dei nuovi macchinari e impianti
che verranno installati in azienda; con una particolare atten-
zione al lay-out e alle condizioni ambientali, entrambi fattori
coinvolgenti la fattibilità in sicurezza degli interventi manuten-
tivi.
■ Supervisione, nella fase installativa dei nuovi impianti e mac-
chinari, e presa in carico della documentazione tecnica da
archiviare e da trasmettere in copia all’Officina di Manuten-
zione.
■ Stesura dei piani di manutenzione preventiva, secondo un
calendario che tenga conto delle indicazioni fornite dal co-
struttore o installatore del manufatto, delle esigenze esposte
dalla produzione e dell’analisi statistica sui rapporti d’inter-
vento ricevuti dall’Officina di Manutenzione.
■ Aggiornamento tecnico, con partecipazione a Corsi mono-
grafici sulle nuove tecniche manutentive e sulle più recenti
norme di buona tecnica e norme di legge. Partecipazione a
Convegni e a Mostre, per un costante aggiornamento circa i
nuovi prodotti immessi sul mercato.
■ Partecipazione alla gestione del magazzino parti di ricam-
bio, ottimizzato grazie alla normalizzazione dei componenti
installati e alla progressiva sostituzione degli stessi, allorché
dovessero risultare fuori produzione.
■ Eventuale stesura di manuali interni, volti a migliorare le stra-
tegie d’intervento e a presentare nuove apparecchiature e
dispositivi.
■ Aggiornamento sistematico, archiviazione e consegna in co-
pia all’Officina di Manutenzione degli schemi elettrici e della
relativa documentazione di corredo.
■ Rapporti costanti con il Servizio Prevenzione e Protezione per
ciò che attiene: la conformità alle norme dei nuovi macchinari

23
e impianti introdotti in azienda e l’adeguamento antinfortuni-
stico di quelli esistenti; la validità antinfortunistica delle meto-
dologie d’intervento manutentivo.
■ Stesura e aggiornamento del Capitolato tecnico per l’acqui-
sto di nuovi macchinari e impianti. Capitolato che viene tra-
smesso a tutti i fornitori per il tramite del Servizio Acquisti.
■ Eventuale partecipazione ai lavori dei Comitati Tecnici del CEI.
■ Progettazione autonoma di nuovi impianti o di interventi che
comportino la trasformazione o l’ampliamento degli impianti
esistenti (purché nell’ambito del Servizio Tecnico sia presente
almeno una persona che, essendo iscritta all’Albo dei Periti
Industriali o all’Ordine degli Ingegneri, è autorizzata dalla leg-
ge a firmare tali progetti).

2.4.4 - Implicazioni manutentive in fase di progetto


La correttezza di un progetto va misurata anche sulla base dei
criteri di unificazione dei materiali e sulla scelta di soluzioni cir-
cuitali e strutturali che consentano l’attuazione di interventi ma-
nutentivi razionali, rapidi e in sicurezza.
L’affidabilità delle apparecchiature e dei componenti è un ele-
mento strategicamente ed economicamente fondamentale per
un alleggerimento del carico manutentivo e per una riduzione
dei tempi di sosta per guasto.
La trasparenza delle condizioni operative e delle logiche fun-
zionali, ottenuta tramite segnalazioni luminose/acustiche e con
schemi completi in ogni dettaglio, offre vantaggi sia nella fase
produttiva che in quella manutentiva.
La sicurezza dev’essere assicurata, con appropriati accorgi-
menti, non solo agli utenti e conduttori di impianti e macchinari,
ma anche ai manutentori.
La continuità d’esercizio, quando richiesta dal tipo di lavorazio-
ne o di utenza, va assicurata mediante forme di ridondanza, “in
linea” o “fuori linea”.

2.4.5 - Compiti manutentivi del servizio produzione


È competenza del Servizio Produzione, di concerto con il Ser-
vizio Tecnico, la programmazione dell’attività manutentiva, la
consegna degli impianti o dei macchinari e la definizione dei
tempi di fuori servizio.
La normativa internazionale mira a coinvolgere in prima perso-

24
na la Produzione, perché assuma le proprie responsabilità e
prenda coscienza delle necessità manutentive (anche sotto il
profilo della sicurezza), in ordine a un’effettiva e completa fun-
zionalità degli impianti.

2.4.6 - Officina di manutenzione elettrica


L’Officina di Manutenzione Elettrica è il braccio esecutivo del-
la manutenzione ed eventualmente, a determinate condizioni,
può fungere da installatrice di nuovi impianti. Le principali fun-
zioni svolte dall’Officina possono essere così riassunte:
■ Effettuazione di interventi manutentivi e correttivi su chiamata
dell’utente.
■ Effettuazione di interventi programmati di manutenzione pre-
ventiva, secondo un calendario stilato dal Servizio Tecnico.
■ Compilazione dei rapporti d’intervento, da trasmettere al Ser-
vizio Tecnico.
■ Installazione di nuovi impianti o interventi di manutenzione
straordinaria che, in base alla legge, richiedono una “Dichia-
razione di conformità alla regola dell’arte”, per la firma della
quale occorre che l’azienda provveda ad abilitare uno o più
dei suoi tecnici.
■ Aggiornamento tecnico tramite la lettura dei testi elaborati dal
Servizio Tecnico o acquistati all’esterno e partecipazione a
Corsi di Aggiornamento per tecnici e operai.

L’efficienza dell’Officina di Manutenzione Elettrica dipende dalla


qualità e dalla quantità del personale a disposizione, in rapporto
alla tipologia dei macchinari e degli impianti e alla loro diffusio-
ne.

2.4.7 - Qualificazione dei manutentori elettrici


Il manutentore elettrico deve essere qualificato dal proprio
datore di lavoro come Persona Esperta (PES), oppure come
Persona Avvertita (PAV). Entrambe queste figure di operatore
elettrico possono essere idonee oppure no ad agire su impianti
BT sotto tensione.
Questo tema verrà approfondito nel Capitolo 4.

2.4.8 - Manutentori polivalenti


La figura del manutentore polivalente è andata sempre più dif-

25
fondendosi, sottraendo spazio a quella del manutentore spe-
cializzato.
In certi casi si provvede ad assegnare ai manutentori meccanici
parti delle funzioni prima svolte dai manutentori elettrici. Ne de-
rivano dei manutentori elettromeccanici.
Quasi sempre l’operatività di questi soggetti si limita allo scolle-
gamento/ricollegamento di motori o alla sostituzione di finecor-
sa. Lo scopo di questo tipo di polivalenza è prettamente quello
di ridurre la quantità del personale di manutenzione. L’obiettivo
può anche essere legittimo e produttivo purché al manutentore
elettromeccanico vengano preventivamente offerte le seguenti
possibilità di riqualificazione:
■ istruzione sui rischi imputabili alla presenza di tensione e sulle
procedure di pronto soccorso;
■ addestramento (training) mediante un periodo di affianca-
mento a un manutentore elettrico esperto e disponibile a tra-
sferire le proprie conoscenze;
■ individuazione precisa dei limiti oltre i quali il manutentore
elettromeccanico non dovrà spingersi, per mancanza di for-
mazione specifica.

In altri casi, posti a un livello di specializzazione superiore, tan-


to da interessare spesso personale tecnico o paratecnico, la
contaminazione avviene fra meccanica ed elettronica. Ne deri-
vano operatori che, con un brutto termine, si usa definire me-
catronici. La loro collaborazione è prettamente legata al settore
dell’automazione o per meglio dire della fabbrica fortemente
automatizzata o in procinto d’esserlo.
Il mecatronico non è propriamente un elettronico, poiché non
gli sono richieste conoscenze approfondite e capacità d’inter-
vento sull’hardware del sistema di controllo; non è un elettro-
tecnico, perché il suo approccio con l’elettrotecnica si limita agli
elementi di potenza del sistema; non è un informatico puro e
non è neppure il classico manutentore meccanico.
Al mecatronico è richiesta, in senso generale, una conoscenza
sistemistica dell’insieme della cella, della linea o addirittura del
reparto automatizzato.
Tutto ciò non dal punto di vista della teoria matematica dei si-
stemi, bensì da quello delle interazioni e comunicazioni fra le
varie parti. Si tratta insomma per lui di comprendere e gestire le

26
interazioni fra gli elementi digitali e quelli analogici, fra l’hardware
e il software, fra i segnali e la potenza; in definitiva fra le diverse
tecnologie (meccanica, elettrotecnica, elettronica, informatica)
che sempre più si fondono nei nuovi sistemi di automazione.

2.4.9 - Operatori abilitati per piccoli interventi di ripristino


della funzionalità
Un’altra figura ibrida, nata dalla volontà di procedere alla ridu-
zione del personale, è quella dell’operatore addetto alla condu-
zione (di una macchina o di un impianto di processo), al quale
vengono altresì assegnati compiti di ripristino della funzionalità,
venuta meno in seguito a incagli, sovraccarichi, errori di ma-
novra, anomalie non gravi o altro. Perché costui possa venire
abilitato ad agire sulle parti elettriche site a bordo macchina
e su alcune di quelle site all’interno dei quadri è necessario il
completo rispetto almeno delle seguenti condizioni:
1 – Verifica preventiva e validazione ufficiale della macchina o
dell’impianto circa la sua approcciabilità in sicurezza da
parte di personale non esperto in materia elettrica.
2 – Predisposizione di sistemi intrinsecamente sicuri che impe-
discano l’accesso ai quadri elettrici sotto tensione.
3 – Formazione e informazione del personale operativo, affin-
ché risulti avvertito circa gli effetti della corrente elettrica e
le possibili dinamiche di infortunio elettrico.
4 – Formazione e informazione del personale operativo circa le
procedure da seguire, scrupolosamente, in relazione a ogni
specifico intervento di ripristino.
5 – Identificazione del personale abilitato al ripristino e indivi-
duazione formale delle macchine o impianti su cui è auto-
rizzato ad agire.
6 – Addestramento sul campo del personale interessato.
7 – Valutazione specifica dei rischi e loro abbattimento in rela-
zione a queste nuove mansioni specifiche assegnate agli
operatori. Individuazione ed elencazione dei casi in cui l’o-
peratore deve astenersi dall’intervenire e segnalare il fatto
al proprio diretto superiore.
8 – Divieto di intervenire in occasione di eventi non previsti nella
procedura aziendale preordinata.

È assolutamente da scartare l’ipotesi di consentire agli opera-

27
tori l’accesso ai quadri sotto tensione. Nel caso l’impianto o
la macchina non potessero essere disalimentati, ovvero se dal
fatto dovessero derivare rischi o lunghi periodi di fuori servizio,
la soluzione può essere quella di trasferire all’esterno del qua-
dro (tramite pulsanti, selettori o altro) la possibilità di ripristino
dei dispositivi di protezione.

2.5 - PIANO DI MANUTENZIONE


Il piano di manutenzione è un documento di importanza essen-
ziale sotto il profilo organizzativo. Esso si compone solitamente
di 3 parti, riguardanti:
■ la programmazione degli interventi;
■ il contenuto manutentivo di ogni singolo intervento o di gruppi
di situazioni omogenee;
■ l’identificazione, per ogni intervento, della documentazione
tecnica e degli equipaggiamenti necessari.

Nel suo insieme il piano costituisce un dossier aziendale.


Strutturalmente può essere composto di schede, di fascicoli e
di file informativi.
Di sua natura, il piano, perché sia veramente efficace, deve
avere connotati di dinamicità, legati a continue esigenze di
aggiornamento, dovute per esempio ai risultati degli interven-
ti effettuati, alle modifiche apportate su impianti e macchinari,
all’introduzione in azienda di nuovi manufatti, all’installazione di
nuovi componenti o apparecchiature, e via dicendo.
Nella figura 2.2 è riportata, a titolo di esempio, una scheda di
manutenzione, così come consigliata dalla Guida CEI 0-10 (21).
I dati contenuti nella scheda devono essere codificati, in modo
da poter essere facilmente rintracciabili all’occorrenza e anche:
■ archiviati;
■ trattati;
■ classificati in una banca dati;
■ utilizzati a scopo statistico e per la gestione del magazzino
ricambi.

2.5.1 - Definizione del piano


Per una corretta ed esauriente definizione del piano sono ne-

(21) Guida CEI 0-10 “Guida alla manutenzione degli impianti elettrici”.

28
cessari almeno i seguenti dati di base:
1 – Definizione della modulistica da approntare e del metodo
scelto per gestirla e aggiornarla nel tempo.
2 – Individuazione delle caratteristiche peculiari dei manufatti e
dei componenti; in relazione, per esempio, alla presenza o
meno di indicazioni manutentive fornite dal costruttore, alla
necessità o meno di personale particolarmente specializ-
zato, alla reperibilità sul mercato delle parti di ricambio ecc.
3 – Individuazione dei casi o delle specializzazioni che richiedo-
no l’apporto di personale esterno all’azienda.
4 – Individuazione delle tipologie di manutenzione da porre in
atto.
5 – Definizione di diagrammi logici e temporali per l’esecuzione
degli interventi.
6 – Identificazione delle verifiche periodiche da eseguire.
7 – Definizione dei criteri da adottare nei casi in cui la manuten-
zione venga affidata a imprese esterne.

2.5.2 - Metodologia d’intervento operativo


Ogni intervento ha una sua storia. Nemmeno la ripetizione di un
intervento su una macchina per uno stesso guasto può dirsi in
anticipo identico al precedente.
Ciò non di meno, il manutentore deve seguire una traccia ope-
rativa (Figura 2.3) che conferisca ordine al proprio agire ed eviti
le dimenticanze imputabili all’eccessiva leggerezza con cui si
affrontano le operazioni ripetitive.

2.5.3 - Controlli generali


La Guida CEI 0-10 riassume un insieme di controlli tipici, ricor-
renti in qualsiasi realtà aziendale e che rappresentano la base
di una corretta manutenzione elettrica.
Tali controlli, che devono essere effettuati in base all’esperien-
za, alle condizioni di esercizio e alle indicazioni fornite dal co-
struttore, riguardano:
■ esistenza, aggiornamento e rispondenza della documenta-
zione tecnica necessaria;
■ esistenza e leggibilità di targhe di identificazione, cartelli mo-
nitori ecc.;
■ idoneità delle attrezzature e degli impianti necessari alle ap-
parecchiature (impianto ventilazione, estintori, impianti antin-

29
Fronte della Scheda

Località .................................... denominazione impianto/opera .................................


Piano di manutenzione n° ............... scheda n° .................... Data .............................
SCHEDA DI MANUTENZIONE
(Nota: per la compilazione della scheda vedere legenda sul retro)
Tipo di componente elettrico: APPARECCHI DI ILLUMINAZIONE - N° ........................
Costruttore .................................................................................................................
Luogo e data di installazione ......................................................................................
(1) Modalità d’installazione ..........................................................................................
(2) Condizioni ambientali ............................................................................................
(3) Altre sollecitazioni esterne ......................................................................................
(4) Varie ......................................................................................................................

8 5 6 7
Esito
manutenzione
Richieste del

intev.
commitente

Periodicità

ATTIVITÀ DI MANUTENZIONE
negativo
positivo

(Descrizione degli interventi)


Tipo di

Note
□ □ Pulizia interna ed esterna dello schermo
□ □ Pulizia interna dell’apparecchio
□ □ Verifica a vista dello stato della struttura dell’appa-
recchio compreso l’eventuale schermo
□ □ Verifica a vista dello stato dei vari componenti
□ □ Verifica dello stato dei conduttori, compresi i condut-
tori di alimentazione
□ □ Verifica del serraggio di tutte le connessioni
□ □ Verifica di continuità elettrica del conduttore di
protezione
□ □ Sostituzione delle lampade se hanno superato il
periodo di vita previsto
Verifica della regole accensione dell’eventuale
□ □ gruppo autonomo di emergenza e/o di sicurezza al
mancare dell’alimentazione normale
Controllo del tempo di scarica per gli apparecchi con
□ □ gruppo autonomo di emergenza minuti ......
Verifiche della temperatura in condizioni normali di
□ □ esercizio
□ □ Verifiche efficienza dell’eventuale starter
□ □ Verifica delle eventuali ossidazioni e della presenza di
segni di surriscaldmento dei morsetti
Indagine relativa ad eventuali problemi sorti durante il
□ □ periodo di funzionamento
Verifica del serraggio delle viti della morsettiera di
□ □ arrivo e partenza conduttori
(9) Anomalia riscontrate □ NO □ SI se SI elencarle nel
retro scheda
(10) Interventi sulla base delle schede dei vari com-
ponenti e apparecchiature
(11) File o indicaizoni relative all’archivio della scheda
........
Data ......................... Firma dell’operatore ........................ Visto/approvato .................

30
Retro della Scheda

NOTE PER LA COMPILAZIONE DELLA SCHEDA


La scheda serve per indicare le operazioni da eseguire e pertanto può essere utilizzata,
sia in fase di offerta e contrattuale, sia come VERIFICA delle operazioni da eseguire in
fase operativa.
1. Indicare il tipo di escuzione, a vista, nel controsoffitto ecc.
2. Indicare le condizioni ambientali, per esempio: uffici, zona, in reparto ecc.
3. Indicare altre sollecitazioni, vibrazioni, presenza di sostanza corrosive ecc.
4. Indicare eventuali altri dati di interesse, per esempio Codice, Piano di lavoron. ....
del ...
5. Indicare per ogni intervento la periodicità espresse in mesi, per esempio:
mensile 1
semestrale 6
annuale 12
biennale 24
ecc.
Per la scelta della periodicità da adottare vedere: “Schede periodicità“.
Adottare frequenze maggiori per le condizioni ambientali particolarmente gravose
(per esempio contieri, zona marine, akka concentrazioni di polveri ecc.).
6. Indicare per ogni intervento il tipo di manutenzione riportando la lettera a fianco
indicata:
manutenzione ordinaria (a)
manutenzione straordinaria (b)
manutenzione preventiva (c)
manutenzione preventiva programmata (d)
manutenzione preventiva non programmata (e)
manutenzione preventiva predittiva (f)
manutenzione secondo condizione (g)
manutenzione correttiva (h)
manutenzione migliorativa (i)
7. Scrivere un numero progressivo, da riportare nella tabella sottostante in corrispon-
denza della nota riportata. Le note possono riguardare eventuali richieste di ulteriori
verifiche (per esmpio, misure strumentali). Il tipo di intervento (per esempio, provviso-
rio), il riferimento ad altre schede (per esempio, la sheda specifica del componente:
lampada, starter ecc.), eventuali documentazioni e ogni osservazioni o ogni osser-
vazione ritenuta necessaria.

N° NOTE
..... .....................................................................................................................
..... .....................................................................................................................
..... .....................................................................................................................
..... .....................................................................................................................
..... .....................................................................................................................
8. Devono essere indicati gli interventi di manutenzione richiesti del Committente.
9. Indicare le eventuali anomalie riscontrate ................................................................
...................................................................................................................................
10. Indicare gli interventi da eseguire ..........................................................................
...................................................................................................................................
11. Indicare il numero della scheda, il relativo archivio, oppure cartella elettronica, file ecc.

Figura 2.2 - Esempio di una scheda di manutenzione (Guida CEI 0-10).

31
cendio ecc.);
■ idoneità dei locali (umidità, pulizia, temperatura ambiente
ecc.);
■ eventuale presenza di tracce di animali;
■ esistenza e integrità dei DPI, con relativa documentazione
d’uso e stato di conservazione;
■ esame delle fatture commerciali dell’ente distributore per la
rispondenza delle condizioni contrattuali;
■ integrità meccanica ed elettrica delle apparecchiature e dei
componenti;
■ rispondenza delle regolazioni (taratura) delle protezioni ai va-
lori progettuali;
■ stato di conservazione delle apparecchiature e dei compo-
nenti nei confronti delle influenze esterne (inquinamento, pol-
vere ecc.);
■ funzionamento o rumorosità anomala;
■ stato di usura, ossidazione, perlinatura dei contatti degli inter-
ruttori e dei dispositivi di manovra;
■ fissaggio delle apparecchiature;
■ assenza di perdite di fluidi rifrigeranti e controllo delle loro
caratteristiche fisiche (temperatura, pressione ecc.);
■ efficienza e funzionalità dei segnalatori, indicatori, commuta-
tori ecc.
■ controllo del serraggio dei morsetti;
■ eventuale presenza di segni di surriscaldamento;
■ distanze d’isolamento in aria;
■ efficienza dei relè di protezione;
■ efficienza dei leveraggi e delle parti soggette a movimento;
■ corretta funzionalità degli interblocchi meccanici ed elettrici;
■ efficienza dei comandi manuali ed elettrici;
■ efficienza dei dispositivi di sgancio;
■ continuità dei conduttori di terra e protezione;
■ integrità e funzionalità della strumentazione di misura e con-
trollo;
■ funzionalità dei circuiti di potenza e dei circuiti ausiliari con
relativi circuiti di comando;
■ mantenimento dei dati di progetto e dei parametri elettrici di
sicurezza;
■ corretto smaltimento del calore prodotto dalle varie parti;
■ isolamento dei circuiti e delle apparecchiature.

32
Figura 2.3 - Esempio delle fasi tipiche in cui si articola un intervento di manu-
tenzione correttiva sull’equipaggiamento elettrico di una macchina.

Guasto

Chiamata del
personale

- schemi
Preparazione e - strumenti
intervento - attrezzi
- protezioni individuali

Localizzazione
del guasto

Rimozione e
Riparazione Rimozione e Modifica Servizio
riparazione
in loco sostituzione circuitale tecnico
in officina

Verifica Aggiornamento
funzionale schermi

Riavviamento
della macchina

Compilazione
del rapporto
d’intervento

2.5.4 - Fattori in grado di alterare la funzionalità dei com-


ponenti elettrici
Lo scopo dei controlli è quello di verificare l’ipotetica alterazione
funzionale dei componenti elettrici o di alcune parti di impianto.
Essa può verificarsi per una serie di fattori, tra i quali i più ricor-
renti sono:
■ la gravosità del servizio;
■ l’inadeguatezza dei componenti, in relazione alla funzione
svolta;

33
■ la gravosità ambientale, ovvero l’inadeguatezza dei gradi di
protezione contro la penetrazione di polveri e di liquidi;
■ la presenza di sollecitazioni esterne (urti, vibrazioni, sorgenti
di calore ecc.);
■ l’esposizione a sostanze corrosive;
■ la vetustà dei componenti, in relazione alla vita presunta;
■ la non sufficiente professionalità del personale di manutenzio-
ne o di conduzione;
■ la presenza di modifiche invalidanti;
■ l’inadeguatezza dei tempi e delle modalità di manutenzione.

2.5.5 - Documentazione tecnica


Disporre di uno schema elettrico è l’elemento basilare per chi si
trova nella necessità di intervenire su un impianto di distribuzio-
ne o sull’equipaggiamento elettrico di una macchina. Eppure lo
schema è solo l’inizio del presupposto documentale che dovrà
fungere da guida nell’architettura circuitale, sia essa di potenza o
logica. Lo schema, perché sia di valido supporto, dev’essere (22):
■ realizzato secondo la normalizzazione dei segni grafici previ-
sta dal CT 3 del CEI (derivata dalla normativa internazionale);
■ conforme, come sigle di identificazione, a quelle presenti sul
campo (stampigliate su targhette resistenti all’usura);
■ conforme, sia come circuiti che come indicazione delle carat-
teristiche essenziali, a quanto presente nella realtà;
■ completo in ogni sua parte, compresa quella in cui si dettaglia
la funzionalità degli eventuali circuiti logici.

L’insieme dello schema e degli allegati di supporto (particola-


ri delle morsettiere, planimetria dell’impianto o disposizione di
sensori ed attuatori sulla macchina, legenda dei simboli ecc.)
forma la documentazione tecnica di identificazione e di rappre-
sentazione virtuale che consente la “lettura” a tavolino dell’im-
pianto e quindi la formulazione di ipotesi sulle cause delle ano-
malie funzionali o dei guasti.

2.5.6 - Procedure di intervento sugli impianti


I lavori sugli impianti elettrici (cabine, distribuzione, illuminazio-

(22) Cfr. E. Grassani “La documentazione tecnica per l’equipaggiamento elettrico delle
macchine” - Editoriale Delfino, Milano.

34
ne ecc.) sono regolati da procedure che richiedono l’individua-
zione di figure responsabili della sicurezza dell’impianto e della
corretta esecuzione dei lavori.
Questo tema verrà sviluppato nel Capitolo 5.

2.5.7 - Capitolato d’acquisto


L’elemento base che consente di imbastire le premesse per
la realizzazione della manutenzione preventiva e programma-
ta degli impianti è il capitolato elettrico, nel quale ogni singola
azienda riunisce tutti quei criteri essenziali per far sì che i nuovi
impianti e macchinari siano conformi a determinate caratteristi-
che di sicurezza, normalizzazione e funzionalità.
Il capitolato elettrico, integrato spesso in un volume comples-
sivo di specifiche meccaniche, idrauliche, edili ecc., viene pre-
ventivamente consegnato a tutti i fornitori che sono tenuti ad
uniformarvisi. Eventuali deroghe sono da concordare di volta in
volta con il Servizio Tecnico dell’azienda.
A grandi linee, un capitolato si articola nelle seguenti parti:
■ indicazione delle norme tecniche di riferimento;
■ integrazioni e interpretazioni di alcune prescrizioni contenute
nelle norme citate;
■ indirizzi di omogeneizzazione delle soluzioni progettuali;
■ normalizzazione dei componenti da impiegare, con l’indica-
zione della tabella dimensionale (ove esiste) o del costruttore
e del modello.

Ogni capitolato richiede un aggiornamento periodico, dovuto


sia alla pubblicazione di nuove norme che all’immissione sul
mercato di nuovi prodotti.

2.5.8 - Pronto soccorso


Ai manutentori devono essere fatti dei brevi corsi, da ripetersi
periodicamente nel tempo, durante i quali sia un medico o un
paramedico a fornire informazioni esaurienti sugli effetti dell’e-
lettricità e sulle tecniche di pronto soccorso.
Gli effetti dell’elettrocuzione sono primariamente tre:
■ fibrillazione ventricolare, che innesca nel cuore un andamento
caotico degli stimoli elettrobiologici e una conseguente inibi-
zione nel pompaggio del sangue;
■ tetanizzazione muscolare, che produce nell’elettrocutato un

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effetto di “incollamento” alla parte sotto tensione, per via del-
la perdita di controllo sulla muscolatura delle mani e delle
braccia;
■ ustione, dovuta al contatto con parti a media o alta tensio-
ne, oppure al contatto con archi elettrici.

Le azioni di pronto soccorso si differenziano in base al tipo


di infortunio.
Al manutentore vanno illustrate quelle inerenti:
■ la respirazione bocca-bocca;
■ il massaggio cardiaco.

La salvezza dell’infortunato e la speranza che non rimanga


penalizzato da postumi gravi a carico soprattutto del cervel-
lo che, in assenza dell’ossigenazione ricevuta per il tramite
del flusso sanguigno, può degradarsi irreversibilmente entro
pochi minuti, dipendono dalla rapidità e dalla qualità del soc-
corso. Azioni improvvisate e scorrette potrebbero produrre
più danni che benefici.
É importante che il soccorritore provveda, innanzi tutto, ad
avvisare l’infermeria interna o le ambulanze esterne, affinché
un’assistenza corretta possa essere prestata da personale
medico o paramedico.
A questo fine, la possibilità di salvezza degli infortunati da
elettrocuzione, gravati da arresto cardiaco o della respira-
zione, dipende anche dalla presenza diffusa di telefoni con
l’indicazione evidente dei numeri da chiamare e l’accessibilità
diretta (non per il tramite di centralini o portinerie) alle struttu-
re di pronto soccorso.

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