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Possiamo aver raggiunto i massimi livelli di civiltà (o inciviltà, spesso).

Possiamo aver creato migliaia di sovrastrutture, di solito alibi mentali


ammantati di filosofia, psicologia, magia addirittura, laddove non siamo
riusciti ad elevarli al grado di poesia, di arte. L'arte é comunque il risultato
del tentativo riuscito di rappresentare una cosa in realtà banale, semplice,
elementare, ovvia, scontata. Quindi l'arte non é altro che il risultato di un arte
-fizio.

Forse le sovrastrutture, compresa l'arte che é il livello più nobile e più riuscito
dell'arte-fizio, nascono dal bisogno di ordine dove prima c'era disordine,
regole dove prima non ve n'erano, distinzione tra bene e male dove prima
questo dualismo non esisteva e si agiva a proprio immediato vantaggio senza
minimamente prevedere un giudizio etico o morale. La nostra istintività, o
pulsione, non è

preordinata da un codice genetico come l'istinto degli animali a cui tutti


quelli della stessa specie rispondono. Il nostro libero arbitrio ha portato al
caos. Ma un bel giorno si é sentita l'esigenza di creare ordine, di darsi un
codice. Forse proprio osservando la struttura sociale animale o forse, e
soprattutto, per difendersi proprio da loro. Difendersi e preservarsi, e imporsi,
come specie; studiare collettivamente delle strategie, creare delle regole
sociali, una memoria degli intenti da tramandare. La cultura, insomma:
l'equivalente dell'istinto animale che risponde, secondo una specie, allo
stesso identico modo geneticamente codificato, a stimolazioni quali la fame,
la paura ecc.

Ora nasce il senso del sociale, il bisogno collettivo di riconoscere le stesse


cose e chiamarle con lo stesso nome: il bisogno di riparo diventa architettura
e urbanistica; il bisogno di sfamarsi diventa culinaria, la necessità di coprirsi
diventa haut-couture e quello di arginare, codificandoli in qualche modo, i
moti interiori perché non ci si senta in balia di se stessi e degli eventi,
diventano animismo prima, religione poi.

Tutto ciò, qui molto frettolosamente e semplicisticamente trattato, è nato con


l'uomo di Neanderthal ed è tutt'ora in corso. Non vale però per quanto
riguarda il rapporto tra le donne, anzi tra le femmine che é ancora oggi e
nella nostra civiltà, di tipo pre-tribale. Anche quello tra maschio e femmina
sembra esserlo: ci si fiuta e ...zac...l'accoppiamento potrebbe essere
consumato all'istante. Ma ho detto "sembra" perché anche qui c'è stato
l'arte-fizio: il senso morale e della decenza; i codici comportamentali che
hanno portato al corteggiamento e alla sottile arte della seduzione, al
fidanzamento e al matrimonio come riconoscimento sociale sono
comportamenti apparentemente manieristici, da bon ton, da benpensanti ma
che in realtà sono quell'arte-fizio che necessita per innalzare il semplice atto
copulatorio al livello di sentimento (al servizio però del potenziamento
dell'atto sessuale perché l'attesa aumenta il desiderio e il tabù fortifica ciò
che nasconde).

Tra femmine invece ogni tentativo di innalzare culturalmente il loro rapporto


sarà sempre vano. E', come già detto, di tipo pre-tribale. Se una donna ci odia
a prima vista e ci annienta con lo sguardo, se ci scorticherebbe vive e dice di
noi le peggio cose, sia essa un medico o una fruttivendola, una docente
universitaria o una casalinga o addirittura la nostra migliore amica:sorridete e
gioitene. Non è perché voi vi siete laureate con la lode e lei no, non è perché
le vostre torte sono migliori delle sue, non è perché siete più ricche o più
belle nè perché la vostra casa è più elegante della sua. E' il suo ipotalamo
che glielo dice: avete una carica sessuale maggiore della sua, stimolate i
feromoni maschili più di lei, avverte che l'interesse del maschio verte su di
voi, anche quello di suo marito:ahi voglia a spiegarle che è stato gentile con
l'altra solo per educazione o, peggio, per fare un favore proprio a lei ! E' la
natura, non c'è niente da fare. Noi femmine lo capiamo appena un maschio
gira l'angolo: basta uno sguardo, un labbro tremulo, un vibrar di ciglia. Lo
capiamo sia che ciò sia rivolto a noi sia che da noi dirotti altrove. La rabbia
della femmina priva di sex appeal ( nel senso proprio di richiamo carnale,
animale) momentaneo o perenne, la mortificazione del suo ventre vuoto e
svuotato del significato di depositario di seme, scatena verso la rivale
(giammai verso il suo uomo) una rabbia furente. E la rivale non sorride
ammiccante al maschio ma trionfante a lei. Alza impercettibilmente il
sopracciglio ed è senso di vittoria pura! Ed è quello che provo ogni volta che
sento l'odio di un'altra donna e modestamente... mi odiano ancora in tante.