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Tipi di testi e strutture ricorrenti.

Fa parte della competenza testuale – oltre alla capacità del destinatario di un testo di riconoscerne l’unità
profondo a partire dagli indizi di tipo linguistico che esso mette a disposizione facendo leva sulle proprie
conoscenze linguistiche e sulla propria enciclopedia mentale – anche quella di assegnarlo a un tipo, ad un
genere: di comprendere, per esempio, dopo poche battute, se sta leggendo o ascoltando una barzelletta, le
previsioni del tempo, un messaggio politico o le istruzioni per l’uso di un elettrodomestico.
Occorre operare prima una distinzione tra i testi pragmatici, che si propongono di conseguire scopi pratici
(raccontare, informare, descrivere, convincere) e i testi letterari, che si differenziano dai testi di carattere
pratico sia perché fanno un particolare uso delle risorse espressive del codice lingua sia perché intessono un
insieme di rapporti con il resto dell’universo letterario, da cui non possiamo prescindere per comprenderne il
significato.
In questa unità ci occuperemo soltanto dei testi pragmatici.

La tipologia di Werlich: una tipologia “funzionalistico-cognitiva”

Le variabili principali di cui dobbiamo tener conto per delimitare i tipi testuali sono lo scopo che l’emittente
si prefigge, il destinatario a cui intende rivolgersi, le circostanze in cui avviene lo scambio comunicativo.
Questi parametri extralinguistici influenzano direttamente le caratteristiche linguistiche del testo (scelte
linguistiche, caratteristiche della sintassi, uso di particolari tempi verbali, ecc.).
Nella tabella che segue sono illustrati i principali tipi testuali che poi saranno esaminati nel dettaglio.
Bisogna dire che nella realtà dei testi effettivamente prodotti ed usati, le tipologie possono essere compresenti
e integrarsi reciprocamente.

TIPI DI TESTO FUNZIONE ESEMPI

NARRATIVO Raccontare un fatto, una storia Racconti, romanzi, novelle,


articoli di cronoca, corrispon-
denze di inviati speciali, relazioni
di viaggio, biografie, ecc.
DESCRITTIVO Delineare le caratteristiche di una Parti descrittive di opere letterarie,
persona, di un paessaggio, di un ri resoconti di viaggio, di guide
oggetto turistiche, ecc.
ARGOMENTATIVO Sostenere una tesi attraverso un Arringhe di avvocati, alcuni saggi
ragionamento logico proponendo scientifici, discorsi politici,
argomenti a favore e confutando articoli di fondo, slogan
le opinioni contrarie publlicitari, colloqui tra venditore
e compratore, ecc.
INFORMATIVO Fornire notizie utili su personaggi, Orari di treni, avvisi (scritti e
argomenti o fatti orali), saggi divulgativi, ecc.
REGOLATIVO Indicare particilari norme da Leggi, regolamenti, statuti,
rispettare, imporre obblighi e istruzioni per l’uso, ecc.
divieti

1) IL TESTO NARRATIVO
Il testo narrativo racconta un fatto che si svolge nel tempo e ha per protagonista una o più persone.
Esempi di testi narrativi letterari sono i romanzi, i racconti, le fiabe, le novelle.
Esempi di testi narrativi non letterari sono le cronache giornalistiche, le corrispondenze degli inviati
speciali, le cronache storiche, le biografie e le autobiografie, le relazioni di viaggio.
Si tratta di testi che possono essere diversissimi tra loro quanto a lunghezza, quanto a canale (è il mezzo
“fisico” attraverso cui passa la comunicazione) normalmente utilizzato, quanto al mezzo usuale di
trasmissione (scritto/parlato) e a formalità.
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1.a) L’asse del tempo.-


La prima fondamentale caratteristica dei testi narrativi è che essi raccontano di cose avvenute (o che si
immaginano avvenute) in un tempo passato rispetto a quello nel quale qualcuno ne parla (o scrive). Non solo:
i fatti e vicende si distendono lungo l’asse del tempo, interessando la maggior parte delle volte più momenti
successivi, e disponendosi in un “prima” e un “dopo”. Così, lungo l’asse del tempo si verificano dei fatti, si
“muovono” dei personaggi, si trasformano delle situazioni. In questo senso possiamo dire che un testo
narrativo è sempre dinamico: una storia in cui non succede niente non è veramente una storia.

1.b) La scelta dell’ordine: naturale o artificiale?


Esiste un tempo fisico, che avanza progressivamente e cronologicamente in rapporto agli avvenimenti del
mondo esterno, ed esiste un tempo linguistico, attraverso il quale noi organizziamo i fatti e gli eventi dei
quali parliamo (o scriviamo) in un sistema di relazioni temporali.
Il tempo fisico ha una sua logica interna, una progressione dettata dalle leggi naturali e fisiche (non si muore
se prima non si nasce), o dalla cultura e dalle abitudini di una certa società. Chiamiamo ordine naturale o
cronologico l’ordine con cui i più diversi fatti del mondo accadono, l’ordine della natura e della storia.
Il tempo linguistico è invece l’insieme delle relazioni temporali presenti in un testo. Tali relazioni temporali
sono certo in parte determinate dal tempo fisico; ma esse dipendono in uguale misura dalle scelte del
parlante, dalla prospettiva che ciascun parlante sceglie per raccontare la propria (o altrui) esperienza. In una
parola, il tempo linguistico non esiste in sé (come il tempo fisico), al di fuori dell’atto linguistico concreto
nel quale si realizza.
Il tempo linguistico è più libero rispetto al tempo fisico, avendo sempre il narratore la possibilità di scegliere
tra l’ordine naturale o uno dei molti possibili ordini artificiali, intendendo per ordine artificiale qualunque
ordine narrativo che non riproduca esattamente la sequenzialità dei fatti narrativi.
Non c’è dubbio che l’ordine naturale sia più facile da realizzare, perché riproduce lo stesso ordine della
realtà: il narratore non deve fare altro che seguire lo svolgersi degli eventi nel tempo, e tradurli in parole.
L’ordine artificiale invece cambia la sequenza di presentazione dei fatti secondo le intenzioni del narratore:
nel far ciò però bisogna non “confondere il destinatario”.
Es.:
“Sai, mi sono innamorato di Giulia, ma purtroppo il mio sentimento non è ricambiato. Sono secoli
che io e Giulia ci conosciamo, da bambini abitavamo nella stessa strada e praticamente eravamo sempre
assieme... Poi ci siamo persi di vista e ci siamo rivisti l’anno scorso, a casa di amici comuni...”

1.c) I Tempi verbali: profili ricorrenti.


Per stimare gli eventi nel “passato” e rendere linguisticamente il fluire del tempo, l’italiano possiede due
mezzi linguistici che spesso vengono adoperati contemporaneamente: i tempi verbali e i connettivi di
tempo.
In italiano il verbo è certo un importante veicolo di informazioni temporali. Ovviamente la scelta tra i diversi
tempi non è libera: i tempi verbali di un testo narrativo si richiamano l’un l’altro e costituiscono un
sistema a tutti gli effetti. Tuttavia, nell’italiano contemporaneo sono stati descritti almeno tre diversi sistemi
o profili narrativi.

1.c.1) Profilo Imperfetto- Passato remoto: è il profilo classico di molte narrazioni scritte, forse il più
frequente.
Consiste in un’alternanza tra l’imperfetto e il passato remoto.
Tramite l’imperfetto il narratore dà le informazioni di sfondo, “descrive” la scena nella quale ha luogo
l’azione e le caratteristiche dei personaggi implicati. L’imperfetto (IMP) è infatti un tempo durativo, perché
esprime la durata dell’azione nel passato: è dunque il tempo tipico delle sequenze descrittive.
Il passato remoto (PR) invece è un tempo puntuale, in quanto esprime un’azione che avviene in un “punto”
preciso del passato. Grazie a questa sua caratteristica, il passato remoto è il tempo dell’azione, scandisce i
mutamenti dei personaggi e delle situazioni, l’insorgere degli eventi cruciali, quelli che “fanno avanzare la
storia”.
Per spostarsi indietro o avanti lungo l’asse del tempo sarà necessario ricorrere ad altri tempi verbali:
esattamente il trapassato prossimo (TP), per esprimere un tempo passato rispetto alla storia narrata; il
condizionale passato (CP) per esprimere il futuro.
Possiamo sintetizzare questa situazione sull’asse del tempo nel modo che segue:
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....................// // //...........
MA (IMP/PR) ME

TP CP
// //

MA = momento dell’azione
ME = momento dell’enunciazione

1.c.2) Profilo Imperfetto – Passato Prossimo: è un profilo attualmente diffuso soprattutto nelle varietà
settentrionali di italiano, ma recenti sondaggi lo dicono di forte espansione anche in altre aree geografiche.
È tipico di testi narrativi orali, nei quali l’oggetto della narrazione sia un’esperienza personale del narratore:
in questi casi il passato prossimo (PP), sentito dal soggetto narrante come un tempo più “vicino”,
temporalmente e psicologicamente, si sostituisce al passato remoto, svolgendo la sua stessa funzione di
tempo di azione.

1.c.3) Profilo Presente – Presente: è il più informale, si ritrova in testi narrativi orali, generalmente brevi, ed è
infatti spesso utilizzato nelle barzellette. È caratterizzato dal fatto che il “fluire del tempo” viene segnalato
non già dal verbo ma da mezzi linguistici diversi.
Il più delle volte questi testi narrativi adottano nel resoconto dei fatti l’ordine cronologico, in modo da dire
prima ciò che è avvenuto prima, e scaricare così sull’ordine delle frasi il compito di veicolare l’ordine della
successione dei fatti lungo l’asse del tempo.
Altro espediente utilizzato è l’uso abbondante di segnalatori di tempo di varia natura.
Es.:
“Ieri mio padre torna a casa e fa : “l’hai avuta la pagella?”. Io gli dico di no, che i professori sono in
sciopero e si rifiutano di fare i voti. Lui allora se la prende con me...”

1.d) Connettivi di tempo.


Con questa espressione generica indicheremo tutti i segnalatori di tempi diversi dal tempo verbale.
L’italiano ha anche la possibilità di segnalare il tempo attraverso: avverbiali di tempo (ieri, allora, infine,
improvvisamente, ecc.); espressioni temporali di tipo sintagmatico (l’altro giorno, l’anno scorso, nel 1860,
prima dell’arrivo del treno, ecc.) o frasale ( quando ci trasferimmo in Italia, dopo che cadde il fascismo,
ecc.).
Attraverso tali mezzi il narratore può:
- localizzare nel passato un particolare MA: ieri, la scorsa primavera, quando ero
piccolo, ecc.
- Indicare, all’interno del MA, l’insorgere di un fatto importante, di uno di quegli
“eventi Svolta” che introducono dei cambiamenti nella storia narrata: un giorno,
allora, a un certo punto, ecc.
- Indicare genericamente un evento precedente (dapprima, l’anno prima, ecc.),
successivo (in seguito, più tardi, ecc.) o contemporaneo (nel frattempo, intanto,
ecc.) rispetto a un altro evento della narrazione.

2) IL TESTO DESCRITTIVO
I testi descrittivi hanno lo scopo di rappresentare un oggetto, un ambiente, una persona.
Il testo descrittivo manca in generale di autonomia. Ciò vuol dire che è difficile pensare a desi testi
tipicamente descrittivi, il cui scopo fondamentalmente sia quello di descrivere qualcosa o qualcuno.
La situazione che normalmente di dà è quella di frammenti o spezzoni descrittivi, incorporati nei testi che
hanno funzioni diverse, allorché descrivere una “entità” può risultare utile per informare e dare indicazioni, o
per narrare una storia, o per convincere, o anche solo ostentare la propria capacità di dominio della parola.
Se per i testi narrativi l’elemento costitutivo è l’asse temporale, i testi descrittivi si fondano essenzialmente
sulla dimensione spaziale. Ciò determina l’uso ricorrente di indicatori spaziali, cioè di preposizioni, avverbi
e locuzioni avverbiali di luogo utili per collocare adeguatamente gli oggetti nello spazio.
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Di norma il testo descrittivo presente una sintassi semplice, articolata in frasi brevi.
I tempi verbali usati sono il presente e l’imperfetto. Entrambi esprimono azioni durative e non puntuali e si
prestano dunque a rappresentare scene statiche.
L’effetto di una descrizione varia a seconda dell’ordine con cui i dati visivi sono presentati nel testo.
La descrizione può seguire un criterio di ordinamento spaziale, quando procede seguendo ideali direttrici
ortogonali (dagli elementi più vicini a quelli più lontani rispetto al punto di osservazione o da destra a
sinistra). Quando si procede dal particolare al generale o viceversa, la descrizione segue un criterio di
ordinamento logico. Il punto di osservazione può essere fisso o mobile.
Un’altra caratteristica ricorrente è l’uso di similitudini, con cui l’emittente cerca di descrivere qualcos di
poco familiare al destinatario attraverso paragoni con oggetti e situazioni a lui più familiari.
Il livello di soggettività di una descrizione è assai variabile, ma è impossibile realizzare una descrizione
assolutamente oggettiva.

2.a) Carattteristiche pragmatiche.


Ogni descrizione presuppone un descrittore (D), e un oggetto della descrizione (OD), il quale può essere reale
o immaginario, oggeto singolo o tipo ideale.
2.a.1) Ai fini delle descrizione è molto importante la scelta della posizione nello spazio nella quale il
descrittore si pone rispetto all’OD: sarà vicino o lontano, fermo o in movimento, in posizione fissa o mobile.

2.a.2) Quali sensi il D deciderà di attivare, cioè attraverso quali sensi le diverse proprietà dell’OD verranno
percepite. La scelta dei sensi da attivare dipenderá dagli scopi che il D intende raggiungere con la sua
descrizione.

2.a.3) L’OD può essere semplice o estremamente complesso: in ogni caso il D si porrà il problema di
selezionare i dettagli ritenuti rilevanti.

2.a.4) Le proprietà dell’OD possono essere di diversa natura: proprietà intrinseche (quelle più oggettive,
propriamente possedute dall’OD); transitive (quelle che si riflettono e in un certo senso “ricadono” sul D o
su altri soggetti possibili, suscitando in lui/loro sensazioni, emozioni, ecc.); comparative (quelle derivanti da
paragoni espliciti che il D fa con altri “oggetti”).

2.a.5) Le proprietà possedute da un “oggetto” possono mutare nel corso del tempo; l’indicazione del tempo
è indispensabile in questi casi.

2.a.6) Una volta scelti i particolari rilevanti, il D dovrá decidere anche l’ordine di presentazione degli stessi.

2.b) Caratteristiche linguistiche.

2.b.1) Il tempo presente può essere usato nel suo specifico valore temporale, se la descrizione si riferisce a
un oggetto singolo; assume invece un valore atemporale se la descrizione riguarda un tipo ideale,
rappresentato nella sua fissità e immutabilità nel tempo.
L’imperfetto invece è il tempo principale delle sequenze descrittive inserite in testi narrative.

2.b.2) Nelle descrizioni soggettive la presenza del descrittore è più evidente. Tale presenza si manifesta
attraverso spie linguistiche ben precise: l’uso di aggettivi valutativi, gli autoriferimenti del descrittore a se
stesso.

2.b.3) Nella presentazione delle diverse proprietà, potremmo aspettarci strutture frasali diverse del tipo:
- X è ... , X ha ... per le propietà intrinseche;
- X assomiglia, sembra, richiama, si comporta... ; X si differenzia, si distingue da ...
per le proprietà comparative;
- X suscita, risveglia, suggerisce ... per le proprietà transitive.
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3) IL TESTO ARGOMENTATIVO
Il testo argomentativo si propone di convincere di qualcosa il destinatario.
Ciò che distingue l’argomentazione è l’intento persuasivo esplicitamente dichiarato e l’impiego di una
strategia che mira a convincere facendo appello al ragionamento più che a componenti emotive o irrazionali.
I principali tipi di testo argomentativo sono: le arringhe degli avvocati, i discorsi degli uomini politici,
alcuni saggi di argomento scientifico o storico, gli articoli di fondo di un quotidiano, in cui il giornalista
esprime le proprie opinioni, il tradizionale tema scolastico, in cui gli studenti sono chiamati a sostenere le
proprie opinioni su un determinato problema.
Anche il testo pubblicitario, quando cerca di motivare razionalmente la convivenza all’acquisto di un
determinato prodotto, ricorre a procedimenti argomentativi.
La forma concreta dei testi argomentativi può dunque cambiare. Ciò che rimane costante è la loro funzione.

3.a) L’aspetto pragmatico: il tema, i protagonisti.


Un testo argomentativo si articola sempre intorno a un tema, che è l’argomento su cui si discute. Perché vi sia
discussione, dibattito, è necessario che intorno a questo tema vi siano opinioni differenti, prese di posizioni
diverse. Solo a questa condizione nasce la necessità di argomentare a favore o contro una certa opinione.
Ovviamente, l’interesse che un certo tema può suscitare, e quindi la diversità delle opinioni relativamente al
tema stesso sono un fatto storico, sociale, mutano nel tempo e nello spazio.
Risulta chiaro che un testo argomentativo, qualunque sia la sua forma esteriore, tende a coinvolgere sempre
almeno due persone, le quali costituiscono in un certo senso i protagonisti di ciascun atto argomentativo: il
parlante, cioè il soggetto che argomenta a favore di una certa tesi; il destinatario, vale a dire colui al quale
le argomentazioni del parlante sono direttee che il parlante mira a convincere.
Mentre il parlante è sempre presente, il destinatario può essere reale o anche solo immaginario. Nel primo
caso, può essere fisicamente presente e interferire con il parlante (es.: il dibattito, la discussione); oppure può
svolgere un ruolo passivo e limitarsi all’ascolto (es.: arringa al tribunale, comizio, predica); infine, può essere
solo immaginario, nel senso che la sua presenza venga solo presupposta dal parlante (es.: messaggio
pubblicitario, saggio scientifico).

3.b) La struttura argomentativa: opinioni e argomenti.


Il testo argomentativo ha una struttura facilmente riconoscibile; esso è composto da:
- una presentazione del problema; questa parte ha generalmente carattere
informativo e costituisce una premessa all’argomentazione vera e propria;
- una tesi da dimostrare;
- gli argomenti a favore della tesi;
- un’antitesi da confutare;
- gli argomenti a sfavore dell’antitesi;
- facoltativamente può essere presente una conclusione in cui si dimostra la
ragionevolezza della tesi.
L’opinione o tesi posta al centro di un testo argomentativo deve, per risultare convincente, essere suffragata
da argomenti, i quali costituiscono in un certo senso le prove che il parlante adduce per convincere il
destinatario.
Possiamo riconoscere argomenti di tipo diverso:
A) Possono essere utilizzati come argomenti fatti e dati della realtà assunti come “prove” o, appunto,
come “argomenti” in grado di suffragare una certa tesi. Essi possono essere più o meno oggettivi e
verificabili.
Possiamo far rientrare in questa categoria anche se sequenze narrative che abbiano portata
argomentativa.
Es.:
“Non è il caso di mettersi in viaggio, fuori è molto freddo (A1) e il fondo stradale è ghiacciato
(A2). Ieri ci sono stati decine di incidenti sulle strade, con morti e feriti (A3).”
Il primo argomento (A1) è più soggettivo del secondo (A2), in quanto A1 è pur sempre il frutto
di una valutazione di colui che parla, mentre A2 si presenta come dato empirico, facilmente
verificabile da chiunque. L’ultimo argomento (A3) utilizzato dal parlante è un breve resoconto di un
fatto, raccontato allo scopo di argomentare a favore dell’opinione o tesi.
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Le inserzioni narrative sono facilmente riconoscibili perché sono normalmente accompagnate da


connettivi di tempo e presentano uno scarto temporale rispetto al testo nel quale sono inserite, poiché
utilizzano i tempi dei testi narrativi.
B) Possono fungere da argometni anche le opinioni autorevoli, quando vengono utilizzate dal parlante
per confirmare la validità della tesi.
Generalmente sono facilmente riconoscibili perché introdotte da formule del tipo: “come dice/ha
detto X, come dimostrano gli esperimenti di X, X sostiene / ha sostenuto / consiglia / ha consigliato
che” , ecc.
C) Possono essere utilizzate come argomenti anchel le enunciazioni di verità generale, che il parlante
ritenga a buon diritto condivise dal suo destinatario.
D) Ancora, si possono utilizzare come argomenti anche gli esempi positivi.
Es.:
“Non è il caso di mettersi in viaggio, il fondo stradale è ghiacciato (A1). Giovanni ad esempio,
che ieri doveva assolutamente andare a Roma, è partito in treno(A2). La vita è un bene troppo
prezioso per rischiare di perderla (A3).”

(A2) è un esempio positivo e (A3) è una considerazione generale che assume portata
argomentativa.

3.c) Le norme di riferimento.


Se tesi e argomenti costituiscono gli elementi strutturali fondamentali di ogni argomentazione, dobbiamo
aggiungere che il più delle volte il parlante perviene alla formulazione di una tesi attraverso l’applicazione di
una norma (morale o comportamentale), in cui evidentemente crede. Tale norma rimane però il più delle
volte “sottintesa”, nel senso che non viene esplicitata, anche se è la maggiore responsabile del movimento
dialettico che si viene a creare fra tesi e argomenti.
Es.:
Tesi: non è il caso di mettersi in viaggio
Argomento: fuori è molto freddo
Norma: (quando c’è molto freddo è buona norma non mettersi in viaggio)

Come si vede è proprio l’essitenza di una norma, che il parlante deve presumere accettata dai più se non
addirittura da tutti, che consente di argomentare a favore della tesi espressa.
Dunque, tra una tesi e ciascuno dei suoi argomenti esistono frammenti di discorso spesso non esplicitato. Tali
frammenti sono certo tra i maggiori responsabili della “forza” argomentativa del testo.

3.d) Profili argomentativi.


Il profilo argomentativo scelto dipende in primo luogo da fattori pragmatici: data la situazione, dato il
canale utilizzato, dati i destinatari del mio testo, cosa dire per prima cosa al fine di riuscire convincente?
I tre profili più frequenti sono:
- Schema 1: tesi – A1 – A2 - ... An
- Schema 2: A1 – A2 ... An – tesi
- Schema 3: Norma – A1 – A2 - ... An – Tesi
Ci possono ovviamente essere altre varianti.

3.e) Connettivi argomentativi.-


Sono indicatori linguistici dei quali ci serviamo per collegare le diverse frasi di cui si compone
un’argomentazione. Non sono elementi necessari. Tuttavia la lingua li prevede, e hanno la funzione di
chiarire il ruolo che le diverse frasi svolgono nella sequenza argomentativa.
Sono gli elementi meno “liberi”, nel senso che la presenza di uno di essi condiziona la sequenza dei
successivi. Inoltre, se la tesi è in prima posizione, non può essere introdotto da connettivi.
I connettivi più comuni sono:
a) Connettivi per gli argomenti: considerato che, difatti, dal momento che, dato che, in base al fatto che,
infatti, ora, perché, poiché, prova ne sia che, siccome, tanto è vero che, visto che.
b) Connettivi per le tesi: di cosneguenza, dunque, ecco perché, ne consegue che, perciò, pertanto, quindi.
c) Connettivi per le norme: dato che, in base a, secondo la regola che.
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4) IL TESTO INFORMATIVO
Il testo informativo ha lo scopo di arricchire le conoscenze del destinatario su un determinato problema,
mettendo a sua disposizione dati e notizie di diversa natura.
I principali tipi di testo informativo sono i manuali scolastici, le voci di enciclopedie, gli articoli scientifici
e giornalistici, le guide turistiche. Seppure in forma molto schematica, assolvono alla funzione informativa
anche semplici elenchi di dati e tabelle, come l’orario dei treni o l’elenco dei nati in un anno determinato. Il
compito di chi compone un testo informativo consiste spesso nel tradurre i dati contenuti in forma schematica
nelle fonti (per esempio, le cifre relative al commercio estero nell’ultimo decennio) in un testo non
schematico (per esempio, un saggio sul mutamento dei consumi della popolazione).
La chiarezza, l’organicità, la coerente disposizione delle parti sono caratteristiche fondamentali del testo
informativo. Si nota invece una spiccata variabilità per quanto riguarda la tecnica compositiva: in un testo
informativo possiamo trovare parti narrative, descrittive e argomentative variamente composte in un insieme.
Per quanto riguarda il criterio di ordinamento delle informazioni si può notare che in un manuale di storia
l’esposizione degli segue preferibilmente un criterio cronologico (di tipo narrativo), la riflessione sugli eventi
stessi segue invece un criterio logico (di tipo argomentativo); in un manuale di fisica prevale l’esposizione
causale-argomentativa; ma anche in quest’ultimo caso vi possono essere narrazioni (la forma di un oggetto, le
modalità di realizzazione di un esperimento).

5) IL TESTO REGOLATIVO
Il testo regolativo espone regole, prescrizioni o istruzioni.
Il testo regolativo, come quello argomentativo, ha il fine di indurre il destinatario a fare qualcosa oppure (nel
caso delle istruzioni) a fare qualcosa in un modo piuttosto che in un altro. Ma mentre il testo argomentativo
vuole convincere, il testo regolativo vuole che il destinatario riconosca l’autorità dell’emittente, per quanto
riguarda l’argomento in questione.
Sono testi regolativi i testi giuridici, i regolamenti, i manuali che insegnano a svolgere particolari attività, le
istruzioni per l’uso, le ricette di cucina, ecc.
Nel caso dei testi giuridici, si fa ricorso a un registro formale e impersonale, al largo uso di termini e costrutti
propri del linguaggio burocratico, all’impiego della terza persona (che esclude qualsiasi riferimento personale
al singolo destinatario) e di perifrasi contenenti verbi modali (in particolare dovere).
Nelle ricette e nelle istruzioni per l’uso il testo è emanato da una persona esperta. La struttura appare meno
rigida; la chiarezza e la completezza rimangono caratteristiche fondamentali ma non è richiesto il livello di
formalità del testo giuridico; spesso il testo scritto è accompagnato da immagini che facilitano la
comprensione. L’emittente può rivolgersi direttamente al lettore attraverso l’uso della seconda personal
verbale (prendete due etti di burro e fatelo sciogliere in pentola …) o dalla costruzione impersonale (si
prendano due etti di burro e si facciano sciogliere in pentola …).
Il modo imperativo ricorre, per evidenti ragioni, nei testi regolativi.
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La tipologia di Francesco Sabbatini: una tipologia pragmatica

La tipologia di Werlich, presenta alcune carenze che si possono riassumere nei punti seguenti:

a.- non fornisce alcuna indicazione di tipo linguistico che permetta di classificare i testi in base a
criteri diversi da quelli della finalità autoriale, ineffabile se non esplicitata linguisticamente;
b.- ignora le dinamiche comunicative che presiedono alla produzione ed all’uso dei testi (in
particolare, non tiene in alcuna considerazione esplicita l’istanza ermeneutica insita nel
destinatario dei messaggi).

Per tener conto di queste esigenze, sono state avanzate altre proposte di classificazione dei testi,
tra cui quella di Francesco Sabbatini, che riprende ed amplia, il modello classico (werlichiano)
sussumendolo in qualche modo sotto una teoria più comprensiva e riconducendolo ad un sistema
concettuale più generale.
Il modello di Sabbatini prevede che, al fine di pervenire ad una classificazione convincente di un
testo, si debbano tenere in conto tre elementi fondamentali:

1.- la materia di base, e cioè l’insieme di informazioni attorno alle quali si incentra il testo, i dati
ed i fatti di cui si predica qualcosa;
2.- il genere discorsivo, ovvero il modo in cui l’emittente decide di trattare e di rappresentare la
materia di base. Tra i generi di discorso si annoverano in genere i “tipi” di Werlich, ma si
ammette che è possibile individuarne altri;
3.- la forma testuale, ossia l’incarnazione della materia di base e del genere di discorso in un
testo concreto, le cui caratteristiche formali sono determinate anche da convenzioni di ordine
socioculturale.

Oltre ad essi, un’analisi che miri alla tipologizzazione di un testo deve naturalmente tenere conto
del co-attore di uno scambio comunicativo: il destinatario.
Il destinatario non è un elemento passivo, il mero ricevente-decodificatore delle sequenze di
messaggi inviategli dal mittente: è un vero e proprio interprete del testo, che attiva una serie di
complesse operazioni ermeneutiche che gli consentono di pervenire all’attribuzione di un senso
al testo sulla base di conoscenze ed aspettative di vario tipo.

Operando sulla base delle considerazioni cui si è fatto riferimento in precedenza, Sabbatini
propone di catalogare i testi in base al loro grado di rigidità / esplicitezza ed alla funzione per cui
sono stati prodotti.

In sostanza, il modello di Sabatini propone di suddividere i testi in tre categorie fondamentali:

a.- testi con discorso molto vincolante ( che sarebbero anche massimamente espliciti);
b.- testi con discorso mediamente vincolante;
c.- testi con discorso poco vincolante (che sarebbero anche minimamente espliciti).

Rientrerebbero nella prima categoria i testi scinetifici, quelli tecnici e quelli giuridici, normativi e
regolativi (è il caso di trattati ed i saggi, manualistica, tecnica e relazioni; leggi e decreti,
regolamenti, atti amministrativi); farebbero parte della seconda i testi espositivi ed educativi e
quelli informativi di carattere divulgativo (che l’autore chiama testi comuni in prosa; è il caso di
alcuni manuali di studio, di saggi su argomenti sociali, storici, politici e simili; di scritture
divulgative di vario argomento, di articoli di giornale e rivista); sarebbero da raccogliere nel
terzo gruppo i testi letterari prosastici e poetici.
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Nel contesto di riferimento, esplicito significherebbe “tale da curare l’evidenza e la chiarezza dei
propri concetti sul piano delle loro manifestazioni linguistiche, testuali e paratestuali”.
A concorrere alla definizione dell’esplicitezza di un testo sarebbero, in particolare:

a.- la struttura del testo;


b.- la coerenza logica;
c.- l’uso dei legamenti;
d.- l’uso della punteggiatura;
e.- la struttura del paratesto.

I testi con discorso molto vincolante sarebbero sempre caratterizzati, secondo il modello di
Sabatini, dalle seguenti caratteristiche:

a.- ordine di costruzione rigoroso e reso evidente tramite artifici linguistici (legamenti sintattici)
che tramite la suddivisione del testo in unità gerarchiche;
b.- dichiarazione esplicita degli assiomi o dei principi teorici su cui si fonda il discorso
dell’autore; dichiarazione esplicita delle ipotesi di lavoro, dei criteri e dei metodi seguiti nel caso
il testo abbia carattere di ricerca sperimentale;
c.- presenza di definizioni non impressionistiche di fenomeni ed oggetti;
d.- uso di formule, tabelle e grafici;
e.- generale attenzione all’uso di lessico nelle sua funzione denotativa; impiego aproblematico di
ripetizioni; impiego misurato di sinonimi; uso privilegiato di iperonimi ed iponimi o di
sostituenti; uso di terminologie e/o di lessico altamente formalizzato;
f.- diffusione dei costruttu passivi, soprattutto di quelli impersonali con il si passivante.

Essi non presenterebbero mai:

a.- l’uso di incidentali;


b.- l’uso di legamenti testuali (o di congiunzioni con funzione di connettivo testuale);
c.- l’uso di elementi linguistici che manifestino la presenza diretta e personale dell’autore e
quella altrettanto diretta e personale del destinatario del testo;
d.- l’uso di artifici retorici di movimentazione del testo (catafore retoriche, metafore ed altre
figure di pensiero; paragoni, frasi interrogative, frasi esclamative);
e.- l’impiego di inserti di discorso diretto;
f.- uso di modulli sintattici che presentino elementi di implicitezza, di marcatezza o che siano
connotate in senso espressivo (giustapposizione; coordinazione per asindeto; coordinazione non
indispensabile per polisindeto).

Tra i testi con discorso mediamente vincolante rientrerebbero scritture con finalità
eminentemente informativa pensati per lettori non specialisti.
Sarebbe, dunque, da considerare come facenti parte di questa categoria alcuni strumenti di
studio, la maggior parte dei documenti di divulgazione e le scritture giornalistiche.
I testi mediamente vincolanti costituiscono una categoria molto eterogenea; ma in ogni caso essi
mostrerebbero:

Il fatto che esista una netta separazione tra i testi mediamente vincolanti di studio e di
divulgazione rende praticamente impossibile presentare un repertorio unitario di tratti
caratterizzanti, ed obbliga invece ad un’indagine separata delle due categorie.
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I testi mediamente vincolanti di fascia alta – quelli di studio – mostrerebbero spesso le


seguenti caratteristiche (proprie anche dei testi molto vincolanti):

a.- ordine di costruzione rigoroso, accurata suddivisione del testo in unità gerarchiche, frequenza
di legamenti sintattici;
b.- dichiarazione esplicita degli assiomi e dei principi, ipotesi, criteri e metodi;
c.- presenza di definizioni non impressionistiche;
d.- uso di formule, tabelle e grafici;
e.- generale attenzione all’uso di lessico nella sua funzione denotativa.

Inoltre, essi presenterebbero altre caratteristiche, che sono tipiche dei testi tecnici:

a.- impiego di ripetizioni, di iperonimi ed iponimi o di sostituenti ma anche di sinonimi;


b.- uso modico di terminologie e/o di lessico altamente formalizzato; loro sostituzione con
lessico meno specialistico; uso frequente di parafrasi esplicative;
c.- uso di esempi;
d.- ricorso normale ad artifici tipografici de messa in rilievo dei concetti salienti del testo;
e.- uso di incidentali;
f.- uso modico di legamenti testuali (o di congiunzioni coordinative e subordinative con funzione
di connettivo testuale);
g.- uso modico di elementi linguistici che manifestino la presenza diretta e personale dell’autore
e quella altrettanto diretta e personale del destinatario del testo.

I testi mediamente vincolanti di fascia bassa – quelli di divulgazione e di informazione


comune – mostrerebbero spesso le seguenti caratteristiche, che non sono in genere condivise dai
testi molto vincolanti:

a.- uso di artifici retorici di movimentazione del testo (catafore retoriche o ellissi di preannuncio;
metafore ed altre figure di pensiero; paragoni, frasi interrogative, soprattutto se retoriche; frasi
esclamative; anafore retoriche);
b.- impiego di inserti di discorso diretto;
c.- uso di moduli sintattici che presentino elementi di implicitezza, di marcatezza o che siano
connotate in senso espressivo (semplice giustapposizione, coordinazione per asindeto,
nominalizzazione).