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RELAZIONE - LO PICCOLO

Chiara Franco
CLASSIFICAZIONE ICF
L’OMS elabora diversi strumenti per definire in modo organico le patologie fisiche, comportamentali,
psichiche. Oggi raccomanda l’uso sia dell’ICD (per codificare gli stati di salute- patologia) sia dell’ICF (per
descrivere il funzionamento del soggetto che ha la patologia in tutti gli ambienti di vita). Rispetto al passato
si passa da un concetto di malattia, con tutto ciò che comporta, ad uno di benessere bio-psico-sociale, nel
senso di identificare ciò che sa e può fare il soggetto. Non si pone più l’accento su ciò che non sa fare, ma su
ciò che può fare.

Inizialmente si prestava attenzione alle conseguenze sociali o funzionali che tali patologie avevano sulle
persone con menomazione ed handicap, infatti prendeva il nome di ICIDH (ossia classificazione
internazionale delle menomazioni e dell’handicap. L’ICIDH è strutturato in 4 parti: la 1° parte definisce le
conseguenze della malattia ; la 2°-3°-4° parte rispettivamente Classificano le menomazioni, le disabilità,
handicap.

MENOMAZIONE: sono problemi nella funzione o nella struttura del corpo, intesi come una deviazione o
una perdita significativa. Nell’ICIDH, nella seconda parte, si fa riferimento a diverse menomazioni:
intellettive, psicologiche, di linguaggio, sensoriali, scheletriche, viscerali, deturpanti e generalizzate.

Disabilità: limitazione o perdita derivante dalla menomazione, delle capacità di compiere un’attività.
Nella terza parte si distinguono diverse disabilità.

Handicap: condizione di svantaggio conseguente alla menomazione o alla disabilità che impedisce al
soggetto di adempiere in modo normale nei diversi contesti. Nella quarta parte si classificano i diversi
handicap in base al contesto che si considera.

Nel 1193 inizia un processo di revisione nell’ottica di rendere l’uso più semplice, utile e funzionale. Per
cui viene modificato negli anni fino ad arrivare all’ICD-10/11 da usare congiuntamente all’ICF introdotto
nel 2001.

In particolare, l’ICD - classificazione internazionale dei disturbi , in uso dal 1994 e approvato nel 1990 -
individua le cause delle patologie , descrivendone le caratteristiche cliniche e le indicazioni diagnostiche. Il
tutto tradotto in codici numerici di facile ed internazionale comprensione. Pur essendo utilissimo, non
prevede una dimensione funzionale , ossia l’impatto della malattia sul funzionamento del corpo e della
persona nelle attività quotidiane, come invece viene contemplato nell’ICF - Classificazione Internazionale
del Funzionamento, della Disabilità e della Salute – il cui scopo è fornire basi scientifiche per la
comprensione internazionale delle condizioni e degli stati correlati alla patologia.

L’ICF vede la salute come uno stato di benessere bio-psico-sociale. Ad oggi non si dà attenzione solo allo
stato di benessere, ma alla dinamicità dello stato di benessere ossia durante la sua evoluzione. In questo
contesto in cui la salute è un concetto a più dimensioni, anche la disabilità è intesa come condizione di
funzionamento rispetto ad un contesto e non più solo come malattia. Ed è per questo che oggi si riparla di
diagnosi di funzionamento. In termini educativi, questo nuovo modo di pensare alla disabilità , apre ampie
vie di strategie. Il funzionamento è un termine che comprende tutte le funzioni corporee, le attività e la
partecipazione; disabilità serve come termine per menomazioni, limitazioni dell’attività o restrizioni della
partecipazione.
Struttura dell’ICF e ICF-CY:
l’ICF si struttura in due parti:
- La prima parte, riguarda le componenti del funzionamento e della disabilità. Si suddivide a
sua volta in componenti del corpo distinguendo tra strutture corporee e funzioni; la
seconda in componenti delle attività e partecipazione individuando gli aspetti del
funzionamento in ambito sociale ed individuale. Le funzioni e le strutture corporee vengono
valutate secondo 4 costrutti correlati tra loro. Attività e partecipazione sono valutati secondo
due costrutti, ossia capacità e performance.
- La seconda parte si occupa delle componenti dei fattori contestuali, discriminando tra
fattori ambientali e personali.
In generale tali componenti vengono rese operative attraverso l’uso di qualificatori.

Il funzionamento e la disabilità di una persona sono concepiti come un’interazione dinamica tra le
condizioni di salute (malattie, disturbi, lesioni, traumi, ecc.) e i fattori contestuali. Il costrutto di base dei
Fattori Ambientali è la funzione facilitante o ostacolante che il mondo fisico, sociale e degli atteggiamenti
può avere sulle persone.

In breve possiamo tener conto delle seguenti definizioni per orientarci:

Le funzioni corporee sono le funzioni fisiologiche dei sistemi corporei (incluse le funzioni psicologiche).
Infatti vi rientrano:

 Funzioni mentali
 Funzioni sensoriali e dolore
 Funzioni della voce e dell’eloquio
 Funzioni dei sistemi cardiovascolare, ematologico, immunologico e dell’apparato respiratorio
 Funzioni dell’apparato digerente e dei sistemi metabolico ed endocrino
 Funzioni genitourinarie e riproduttive
 Funzioni neuro-muscoloscheletriche e correlate al movimento
 Funzioni della cute e delle strutture correlate

Le strutture corporee sono le parti anatomiche del corpo, come gli organi, gli arti e le loro componenti.
Infatti vi rientrano le strutture del sistema nervoso, strutture correlate ai 5 sensi e ai vari organi e sistemi ,
oltre che al movimento.

L’attività è l’esecuzione di un compito o di un’azione da parte di un individuo, in cui rientrano:

• Apprendimento e applicazione delle conoscenze

• Compiti e richieste generali

• Comunicazione

• Mobilità

• Cura della propria persona

• Vita domestica

• Interazioni e relazioni interpersonali


La partecipazione è il coinvolgimento in una situazione di vita, quali possono essere la scuola, nel gioco,
nella vita di comunità, nel tempo libero ed in situazioni di impiego.

I fattori ambientali costituiscono gli atteggiamenti, l’ambiente fisico e sociale in cui le persone vivono e
conducono la loro esistenza.

I quattro costrutti sono indicati con una lettera distintiva: struttura corporea (s), alla funzione corporea (b),
l’attività (d) e la partecipazione che il soggetto mette in atto ed infine il fattore ambientale (e).
Nell’osservare un codice ICF , ogni lettera è seguita da una serie di numeri in codice contenente i
qualificatori , ossia codici numerici che indicano l’estensione o la gravità del funzionamento o della
disabilità in quella categoria osservata, o l’influenza dei fattori ambientali come facilitatori o barriere per il
soggetto.

Per le funzioni b vi è un solo qualificatore di gravità che va da un codice .0 ad uno .9 . Ad esempio con il
codice b 163.2 , mentre 163 indica le categorie alle quali si fa riferimento , ossia le funzioni cognitive, il .2
indica una gravità media. La scelta del qualificatore è vincolata ad un’osservazione obiettiva del soggetto di
almeno 30 gg.

Per quanto riguarda attività e partecipazione (d) è il coinvolgimento nella vita quotidiana. Questi hanno
due qualificatori, dove il primo indica la performance dell’individuo nel contesto sociale, ossia ciò che fa da
solo senza supporto esterno, mentre il secondo qualificatore indica la capacità, ossia la potenziale capacità
del soggetto di eseguire un compito o un’azione da solo. Tale capacità diviene poi abilità nel momento in
cui diviene reale. Vanno da un codice .00 fino ad uno di .99. Ad esempio d 1701.12 indica una valutazione
delle attività in un contesto con riferimento .1 rispetto alla performance e 2 (di .12) rispetto alla capacità.

Nei fattori ambientali (e) si fa riferimento agli atteggiamenti. Hanno due tipi di qualificatori in termini di
facilitatori, indicato con un + , e di barriera indicata con un punto “.”

Le strutture corporee (s) hanno 3 qualificatori: il primo indica la gravità, il secondo la menomazione (il
tipo di alterazione) con codici che vanno da 0 a 10, e il terzo indica la sua localizzazione (rispetto al corpo),
con codici da 0 a 9. Ad esempio s302 indica alterazione del sopracciglio destro con gravità minima.